giovedì 17 agosto 2017

Una politica fallimentare

In queste lunghe sere d'estate cercando di monitorare e assistere come si poteva i profughi presenti in città, fuori dalla prefettura e in via Bombi, la cosa che ha colpito di più è stata la totale assenza delle istituzioni. La città che si trova ad affrontare una situazione come quella che Ziberna descrive avrebbe avuto bisogno di una presenza istituzionale: Ziberna doveva esserci nei luoghi dove i richiedenti asilo sostavano, dormendo per terra, avrebbe dovuto vederne le condizioni, attivarsi con la prefettura e con la questura per garantire l'ordine pubblico in serate in cui qualcuno, che ha bevuto un bicchiere di troppo, poteva creare problemi. Invece assente lui, assente il prefetto, assente il vicesindaco, presenti solo alcuni poliziotti. E' questo un atteggiamento responsabile e serio dal punto di vista istituzionale? Se fosse stato presente avrebbe potuto constatare il fallimento della sua ordinanza che ha avuto il solo effetto di sparpagliare la gente in ogni anfratto della città. Avrebbe potuto constatare che la chiusura della Valletta (peraltro sottratta ai cittadini senza che ci sia un cartello o un'indicazione che spieghi quando ne potranno usufruire di nuovo), è stato un provvedimento che ha aggravato la situazione, che poteva essere affrontata con bagni chimici e non con “sanificazioni” di cui sarebbe interessante conoscere l'efficacia e i costi, avrebbe visto che tra i richiedenti ci sono persone che necessitano di intervento sanitario. Invece niente. Dopo Ferragosto ritorna in campo e afferma cose irrazionali. Che la colpa di questa situazione è dei volontari, invece di ringraziare perché senza di loro la situazione poteva degenerare davvero, invoca la percentuale del 2,5 per cento di profughi per abitante, dimenticandosi di dire che la percentuale vale per chi aderisce allo SPRAR, cosa che lui non ha fatto, che, infine, ha scritto ben due lettere a Minniti, quando invece poteva andare a Roma di persona, e che se le cose non cambiano, invita la popolazione ad azioni di tipo dimostrativo. Cioè? Cortei? Fiaccolate contro i migranti? Invece dunque di gestire la situazione acuisce il disagio. Insomma una linea politica fallimentare da tutti i punti di vista, un'incapacità non solo di gestire ma di esserci. Le forze politiche di opposizione hanno fatto le loro proposte. Le idee di Ziberna, concrete e pragmatiche, quali sono? adg  

mercoledì 16 agosto 2017

...un prezzo da pagare...

Secondo la relatrice dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, Agnes Callamard, il codice di condotta per le ONG, adottato dal Governo italiano con la collaborazione della Commissione dell’Unione Europea, ”suggerisce che l’Italia, la Commissione UE e i Paesi dell’UE considerano il rischio e la realtà delle morti in mare un prezzo da pagare per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia”.
Inoltre, il finanziamento di 46 milioni di euro dalla Commissione europea alla Libia per appoggiare la sua guardia costiera e le sue operazioni di ricerca e salvataggio possono esporre i migranti a “più violenze abominevoli”. “Alcuni vengono assassinati deliberatamente, altri muoiono in conseguenza di tortura, malnutrizione e negligenza medica”.
Sempre secondo l’Alto Commissariato dell’ONU, ci sono informazioni secondo le quali la guardia costiera libica avrebbe sparato contro imbarcazioni di migranti.
La relatrice dell’Alto Commissariato ha affermato che l’appoggio dell’Unione Europea alla guardia costiera libica “non si può fornire senza garanzie dimostrabili che i diritti dei migranti intercettati vengano rispettati e che i migranti stessi vengano protetti da violazioni e abusi da parte di agenti statali, milizie armate e trafficanti”.
Su tutte queste questioni la relatrice ha chiesto alla UE, all’Italia e alla Libia adeguati chiarimenti.
Dunque, le morti in mare sono nient’altro che… un prezzo da pagare!
Un prezzo da pagare per che cosa? Per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia! In altre parole, per impedire loro di arrivare nel nostro Paese e bussare alle nostre coscienze.
Le vite di tante persone per la tranquillità di altre.
Ancora una volta, è la legge del più forte a prevalere e al più debole non rimane che soccombere.
Secoli di presunta civiltà non riescono a produrre altro che questo, tra l’indignazione di pochi e la soddisfazione di molti. 
Invochiamo spesso, più o meno a sproposito, concetti universali come la sacralità della vita. Ma di quale vita? Possiamo, anche solo per un istante, consentire che un principio universale patisca eccezioni o sospensioni di validità in base alla provenienza geografica o al colore della pelle?
Ma, soprattutto, possiamo noi arrogarci il diritto di decidere della vita degli altri e concludere che, tutto sommato, è un prezzo accettabile in cambio della nostra tranquillità?
so.sa.   

martedì 15 agosto 2017

Molto fumo, poco arrosto...

Dopo la lettura dell'intervista a Debora Serracchiani pubblicata oggi sul Messaggero Veneto si prova un senso di smarrimento. Con simpatia nei confronti dell'interessata e con pieno rispetto della sua persona, le risposte sembrano infatti tutte una lunga premessa a un'argomentazione che alla fine non viene sviluppata. Mancando un'analisi dei cambiamenti socio-culturali degli ultimi quattro anni e mezzo, non si parla di problematiche complesse come quella legata alla crescita delle presenza di richiedenti asilo o di visioni internazionali condivise con la vicina Slovenia o con quei Paesi del Centro Europa che sembravano essere alla base del sogno irrealizzato di Riccardo Illy. Si sottolineano alcuni successi, molti dei quali frutto di un lavoro svolto anche dai predecessori, soprattutto in campo economico e in relazione alla (possibile) centralità strategica del porto di Trieste. E si esprime qualche leggera autocritica in relazione alla grande riforma delle autonomie locali che in realtà non è stata soltanto "troppo poco condivisa", ma ha anche creato delicati e irrisolti problemi organizzativi (non politici, ma appunto organizzativi) a tutti i Comuni che hanno accettato di entrare nelle Unioni Territoriali Intercomunali. La Regione Fvg è in grave difficoltà proprio perché mai forse come in questa legislatura si nota la distanza fra il Palazzo e le realtà territoriali, trattate a volte soltanto come laboratori sperimentali delle riforme, con scarso ascolto delle esigenze reali e quotidiane dei Comuni e delle stesse Uti. L'eliminazione delle Province prima dell'avvio condiviso delle nuove realtà ha in effetti creato dei vuoti di potere e ha moltiplicato invece che ridotto le difficoltà burocratiche. Anche sul suo personale futuro la Serracchiani è stata un po' fumosa: farò il bene del Fvg, ha detto. E chi stabilisce quale sia il bene della Regione? Forse la logica conseguenza di tale battuta è la ri-candidatura: solo in questo modo saranno i cittadini elettori e non la governatrice a stabilire, con il loro voto, quale possa essere il maggior bene per il Friuli Venezia Giulia. ab.

Buon Ferragosto



Feriae Augusti. Nel ricordare questa festa che gli antichi dedicavano alla conclusione della stagione dei raccolti e i cattolici dedicano all'Assunzione di Maria, si augura a ogni lettore un buon Ferragosto, nella speranza che l'ormai prossima ripresa delle attività sociali porti in tutti Sapienza e creatività nel rispondere ai tanti drammatici interrogativi che si agitano nel mondo, in Europa, in Italia e a Gorizia...

domenica 13 agosto 2017

Safog: Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale

Mentre in Italia si parla di ripresa economica e di uscita dal tunnel, a Gorizia l'imprenditore Swi srl, ex Safog, per intendersi, licenzia con una mail 33 lavoratori, privi di ogni ammortizzatore sociale e si sottrae ai tavoli di trattative proposti dalla regione.

Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale. Chiuso il Cotonificio che occupava 3500 persone, chiusa la Safog, chiusa da tempo anche la Vouk, Gorizia ha perso migliaia di posti di lavoro e industrie solide e di eccellenza. Industrie che hanno fatto la storia della città anche dal punto di vista civile e politico.

Ogni anno l'ANPI ricorda, con il sindacato e un folto gruppo di operai, quelle maestranze che negli ultimi giorni di aprile 1945 dai tetti delle stabilimento difesero le fabbriche dai possibili assalti dei 20.000 cetnici, truppe collaborazioniste dei tedeschi, che stavano allontanandosi disordinatamente alla città. La cosiddetta battaglia delle fabbriche costò la vita a cinque lavoratori di cui ogni anno ricordiamo il sacrificio con una corona di fiori all' ex Cotonificio ed un discorso alla Safog. Operai che difesero il loro posto di lavoro, operai che adesso lo perdono in un contesto di rassegnazione e di rinuncia da parte dell'intera città.

Già anni fa ci fu un'analoga crisi, ma allora politici, gente comune, amministratori andarono ai cancelli per portare aiuto e solidarietà. Perchè oggi questo non accade? Cosa si sta facendo per imporre alla fabbrica un atteggiamento diverso? Cosa ne sarà dei licenziati? Non possiamo lasciare che la fabbrica chiuda nella passività generale e che questi lavoratori non siano sostenuti dalla intera comunità. adg

sabato 12 agosto 2017

Condannato il Governo italiano per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti ai migranti

Un'altra importante sentenza si aggiunge a quelle emesse di recente dalla Corte di Cassazione.
Questa volta, a pronunciarsi è stato il Tribunale di Bari, che ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Interno al pagamento di trentamila euro al Comune di Bari per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti subiti dai migranti ospitati al Centro di identificazione e di espulsione.
La presenza del CIE a Bari reca un danno di immagine al Comune “in conseguenza dei trattamenti inumani e degradanti praticati in danno dei detenuti”, si legge nella sentenza, che continua: “Il CIE di Bari non risulta di certo idoneo all'assistenza dello straniero e alla piena tutela della sua dignità in quanto essere umano. Il risarcimento è ritenuto necessario per via dell'ingente danno arrecato alla comunità territoriale tutta, da sempre storicamente dimostratasi aperta all'ospitalità, per via delle scelte gestionali dell'Amministrazione statale. Quest'ultima è rimasta inerte dinanzi alle numerose segnalazioni circa le condizioni in cui versavano gli immigrati del CIE, nonché dinanzi a richieste di verifica delle condizioni igienico-sanitarie del Centro”.
Il principio enunciato è molto chiaro e, mutatis mutandis, potrebbe applicarsi anche a quanto sta avvenendo a Gorizia ma, soprattutto, è importante che si cominci a riconoscere tutela giuridica anche a questo tipo di violazioni.
Il Giudice non si è, invece, pronunciato sul risarcimento del danno “per la violazione dei diritti umani all'interno del CIE” perchè la richiesta avrebbe dovuto essere avanzata dalle vittime dei maltrattamenti.
so.sa.

giovedì 10 agosto 2017

F35, costi in orbita

Bruscolino più, bruscolino meno, il costo previsto dalla Corte dei Conti per il programma militare F35, in forte ritardo sulla tabella di marcia, si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Quanto? Dieci miliardi di euro, 10.000.000.000 di euro, ovvero ventimila miliardi (20.000.000.000.000) di vecchie lire. Il tutto per acquistare 90 aerei che negli Stati Uniti sono ormai considerati fuori mercato.
Ed è solo una minima parte della spesa che il nostro paese investe in armi, facendo poi le pulci sugli investimento dedicati all'accoglienza e più in generale al welfare.
ab

I richiedenti asilo e i prestigiatori

Cosa c’entrano i richiedenti asilo con i prestigiatori?
Per quanto possa sembrare strano c’entrano, eccome!
Nei giochi di prestigio, come sappiamo tutti, il trucco c’è ma non si vede.
Non si vede perché il prestigiatore richiama abilmente l’attenzione del pubblico su una cosa o su un gesto mentre lui agisce su qualcos’altro.
E’ esattamente quello che avviene in Italia con i richiedenti asilo.
Si richiama l’attenzione dei cittadini sugli immigrati per distrarli dai veri problemi del Paese o, peggio, si attribuisce ai migranti la responsabilità dei problemi del Paese.
Sono i migranti la causa del debito pubblico perché l’accoglienza ha un costo.
Sono i migranti la causa della disoccupazione perché sottraggono il lavoro agli italiani.
Sono i migranti la causa della mancanza di abitazioni perché le abitazioni vengono date a loro.
Sono i migranti la causa delle malattie perchè portano germi e virus sconosciuti.
Se non ci fossero i migranti sarebbe, invece, evidente a tutti che il debito pubblico, la disoccupazione, la mancanza di alloggi per i più poveri, le malattie derivano da scelte politiche scellerate, dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dagli sprechi di ogni tipo e ad ogni livello.
Quale fortuna per i nostri politici che ci siano i migranti!
Se non ci fossero…bisognerebbe inventarli…!  
so.sa.

sabato 5 agosto 2017

Perché... #goriziainnanzitutto


Nonostante il periodo e nonostante il caldo torrido più di 50 persone ieri sera hanno accolto l’invito del Forum a fare il punto sulla situazione, insostenibile per usare un eufemismo, dell’immigrazione a Gorizia: moltissimi volontari che da anni, quotidianamente, spendono il proprio tempo e le proprie energie sul campo, ma anche rappresentanti di forze politiche di sinistra e centro sinistra che intendono dare un taglio ad una gestione dell’emergenza (se così si può chiamare) migranti che si sta rivelando disumana e fallimentare da molti punti di vista.
Posto che, come era prevedibile, l’ordinanza anti bivacchi ha manifestato tutta la sua debolezza nei confronti di un problema che andrebbe gestito con buon senso e non a colpi di slogan, ora bisogna andare oltre e pensare a soluzioni condivise per dare delle risposte concrete e rispettose, in primis delle persone che si trovano momentaneamente a Gorizia (e che, piaccia o meno, continueranno ad arrivare), ma anche dei goriziani che hanno il diritto di vivere in una città pulita e civile.
Come? Innanzitutto aprendo una struttura in cui accoglierle visto che a Gorizia non sembra proprio mancare. In previsione della stagione fredda, si tratta di una richiesta urgente che dovrà essere portata avanti con determinazione e coesione.
Gli stessi volontari che in questo momento, oltre alla fatica dovuta al numero di migranti in crescita, al caldo e allo stress psicologico che lo stare a contatto con la sofferenza inevitabilmente porta con sé, riuscirebbero a organizzarsi meglio in una struttura deputata alla prima accoglienza.
Una caserma o una palestra sarebbero la soluzione ideale anche per la presenza di servizi igienici che in questo momento mancano (e mancano anche per tutti i goriziani che si trovano in un momento di difficoltà), costringendo le persone a sporcare del tutto involontariamente la città. E il decoro, tanto caro a questa giunta, dov’è?
Successivamente aderendo allo SPRAR e impegnandosi a costruire reali percorsi di integrazione (applicazione della legge Minniti sui lavori socialmente utili) e di informazione della cittadinanza (perché ciò che conosci non ti fa paura), magari proprio con quei soldi che il Comune riceve grazie alla presenza dei migranti sul territorio ma che poi decide di utilizzare a proprio piacimento per dei progetti di dubbia utilità (come ad esempio l’insegnamento di inglese e tedesco, lingue che buona parte dei migranti già conoscono).
A questa Amministrazione, in buona sostanza, si chiede di prendere atto che la campagna elettorale è finita, di cominciare a gestire una situazione e di farlo in maniera logica e soprattutto non demagogica: non esiste un “noi” e “loro” perché aiutare i migranti non è a scapito dei goriziani che si trovano in difficoltà. Di soluzioni definitive non ne esistono, evidentemente, perché il fenomeno è dominato da variabili e da dinamiche troppo complesse ma quello che è certo è che non si può più rimandare.
La comunità goriziana c’è, ora è il turno delle Istituzioni: Comune, Prefettura, vogliamo smetterla di rimpallare le responsabilità, cominciare ad essere all’altezza del ruolo istituzionale e ridare alla comunità goriziana una città bella, pulita e accogliente? Perché, ricordiamocelo, #goriziainnanzitutto.

ElSa

giovedì 3 agosto 2017

ESSEN UND TRINKEN VERBOTEN!

Anche questa notte Piazza Vittoria è stata un dormitorio all'aperto per una sessantina di persone. Sulle coperte e sui sacchi a pelo, chi cercava di dormire, chi di leggere qualcosa, chi di trovare conforto parlando con i propri vicini. Una decina di volontari si aggirava, prendendo atto delle necessità degli uni e degli altri. Un pakistano, con un evidente crocifisso al collo, spiegava a chi lo voleva ascoltare di essere venuto per fuggire dalla guerra e per ricostruirsi una vita in Europa. I bar erano pieni per il digestivo della notte e i cittadini transitavano veloci, gettando uno sguardo compassionevole su questa povera umanità dolente. Del resto, sembravano dire gli occhi di tutti, dove potrebbero andare per sfuggire alla trafila di divieti affissi sulle reti dei parchi cittadini? In effetti, quei volantini appesi ovunque, ricordano molto l'apartheid. Forse è arrivato il momento della disobbedienza civile, della trasformazione di tanti richiedenti asilo e di molti cittadini che si vergognano di tali prescrizioni in novelli Rosa Parks che contrastano pacificamente un potere ottuso e arrogante.

mercoledì 2 agosto 2017

Un po' di buon senso...

Rimanendo terra terra e cercando di ragionare senza pregiudizi, preso atto che il governo forse manderà via un certo numero di migranti, che tuttavia arrivano comunque ogni giorno. Preso atto che i comuni non accennano ad accogliere nell'immediato. Tenuto conto che il caldo è sempre più intenso e che la situazione si sta esasperando non sarebbe meglio far rientrare i migranti alla Valletta predisponendo i bagni chimici? Perchè l'alternativa è che l'intera città diventi una fogna a cielo aperto con evidenti problemi di ordine sanitario e costi di sanificazione che dovrebbero riguardare zone estesissime. Intanto si faccia questo, poi si affrontino tutti gli altri enormi problemi che ci sono. Le parole del vice prefetto mi sembrano le più ragionevoli pronunciate sinora. Non è meglio lì che davanti alla prefettura?
adg

Tra dispetti ai profughi e fiere della guerra...

Come prima, più di prima... Se Romoli si era limitato a proporre come unica soluzione quella "che se li prendano gli altri comuni", Ziberna in breve tempo ha raggiunto e superato il maestro. Non soltanto ripete a destra e a manca che Gorizia non può più ospitare nessuno, ma anche ritiene di "dissuadere" i richiedenti asilo con una serie di azioni repressive al confine tra l'inattuabile e il disumano. Il compito di un sindaco è quello di cercare - per quanto possibile - di risolvere i problemi delle persone che stanno nel proprio territorio; esplicitamente Ziberna si propone esattamente l'obiettivo opposto, quello di creare ulteriori problemi agli "ospiti" che non trovano neppure un posto all'aperto per poter dormire e ai residenti, gravati dall'innalzamento del livello della tensione sociale.
Nel contempo trova una soluzione al turismo goriziano nella Storia. Non ci sarebbe niente di male, anzi! La manifestazione annuale E'Storia ha dimostrato l'interesse della città per gli avvenimenti del passato e per una lettura scientifica degli eventi. Lo stesso Forum per Gorizia da sempre ha sottolineato quanto potrebbe giovare anche al turismo e all'imprenditoria locale una riflessione a tutto campo sul complesso Novecento goriziano. Ma ridurre l'inutile strage a una miniera di reperti da scambiarsi tra collezionisti o le guerre planetarie a un'occasione di circuito turistico degli orrori sembra come minimo riduttivo: dalla Sagra di Santa Gorizia di Vittorio Locchi alla Fiera della Grande Guerra di Rodolfo Ziberna. Mah...

martedì 1 agosto 2017

Come il diritto diventa Vita

Da un lato ci sono le norme, rigide, fredde, astratte, dall’altro ci sono i casi della vita, complessi, dolorosi, sempre diversi. In mezzo c’è il magistrato, cui spetta il compito di trasformare le norme in vita.   
Affinchè il risultato finale sia il più possibile equo è necessario che l’interpretazione e l’applicazione delle norme non sia puramente letterale ma sia ispirata da principi superiori, quali il diritto naturale e la Costituzione.
Perché questa premessa?
Perché, ancora una volta, il supremo organo dell’ordinamento giurisdizionale italiano, la Corte di Cassazione, interviene su una questione che vede soluzioni completamente diverse a seconda che, come dicevo sopra, ci si fermi alla lettera della norma o ci si lasci guidare, nella sua interpretazione, da principi di ordine superiore.
Il caso è quello di un migrante, espulso dall’Italia in quanto irregolare, con grave disabilità motoria.
Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia aveva stabilito che “la disabilità non rientra tra le condizioni che il legislatore ha posto a fondamento del divieto di espulsione”.
I giudici della Corte di Cassazione affermano, invece, che la norma deve essere letta “in una prospettiva costituzionalmente orientata, alla luce dei principi affermati in materia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Corte costituzionale”. Un’ interpretazione che tenga conto di questi principi non consente l’adozione di provvedimenti di espulsione che ledono quel “nucleo irriducibile” del diritto alla salute garantito dall’art.32 della Costituzione italiana e non adeguatamente tutelato nel Paese di provenienza del disabile.  
La Suprema Corte continua stabilendo che, nel decidere su ricorsi presentati da migranti irregolari e disabili, si dovrà valutare caso per caso, tenendo presenti le disposizioni “di carattere umanitario in materia di categorie cosiddette vulnerabili”, la cui elencazione, contenuta nella Legge Bossi-Fini, è da considerare non esaustiva.  
Per fortuna, c’è ancora “un giudice a Berlino” (o, meglio, a Roma)…!
so.sa.

Qualche idea...

Insomma, la situazione di Gorizia impone soluzioni urgenti che non possono essere evidentemente quelle legate a un'assurda ordinanza contrastante con le norme stabilite dalla Cassazione, con l'orientamento della Prefettura e soprattutto con un minimo di buon senso. Come si può ordinare a chi non ha un tetto di non stazionare neppure sotto gli alberi?
Il Comune, indipendentemente dalle opinioni sulla provenienza degli ospiti e sull'opportunità del loro migrare, dovrebbe semplicemente riconoscere un fatto: le persone ci sono, sono tante e si trovano fisicamente nel territorio comunale. Quindi...
1. Occorre che tutti siano sotto un tetto, soprattutto in vista di situazioni di maltempo o di ormai non troppo distanti freddi autunnali. L'unico modo di dare risposta a un numero crescente di nuovi arrivati è quello di avere dei grandi spazi per un'ospitalità di breve durata: una o più palestre, una caserma risistemata, una tendopoli allestita con l'aiuto della Protezione Civile.
2. Occorre pensare a una seconda accoglienza, soprattutto per coloro che, una volta certificato il loro status, esprimono l'intenzione di rimanere sul territorio. L'ingresso nei progetti SPRAR - insieme alla richiesta di una loro semplificazione, data la complessità burocratico amministrativa attualmente a essi connessa - è un'ottima soluzione, se organizzata da soggetti gestori adeguati. L'Unione Territoriale Intercomunale di Gorizia potrebbe promuovere un percorso di accoglienza e integrazione confortevole ed efficace per almeno 240 richiedenti asilo, secondo l'accordo ANCI - Ministero degli Interni che prevede una media di 4 accolti per ogni mille abitanti.
3. E' necessario sostenere l'abrogazione e la sostituzione della cosiddetta Bossi-Fini, la legge che ha molte responsabilità sulla situazione attuale. Interessante da questo punto di vista è la proposta di legge di iniziativa popolare dei radicali, come pure la necessità di una stabilizzazione sociale attraverso l'allargamento progressivo del diritto di cittadinanza.
4. Infine occorre che il Comune si doti di personale e strumenti adatti ad affrontare una situazione che richiede forti competenze, ampia esperienza e notevoli doti di umanità. Sarebbe necessaria una figura autorevole di coordinamento e di controllo di tutte le azioni svolte dal pubblico e dal privato, perché si possa tenere giusto conto delle esigenze di tutti. C'è il coordinatore dei Gusti di Frontiera o dei vari festeggiamenti in piazza, come non pensare a un ruolo di servizio di questo tipo per l'accoglienza, per il bene di tutti, nuovi arrivati e abitanti tradizionali?

Corona, parole con l'accetta...

Con tutto il rispetto possibile per il famoso scrittore, ma quella frase Mauro Corona non avrebbe proprio dovuto dirla. "Li avrei macellati con l'accetta e poi mi sarei costituito dicendo che ho ammazzato delle merde": è una frase terribile, anche se riferita a piccoli teppisti ubriachi la cui azione è ovviamente riprovevole. Qualche giornalista l'ha commentata con il sorriso sulla bocca, sottolineando lo spirito indomito dell'artista di Erto. Invece è una frase da condannare senza se e senza ma, perché in grado di sollecitare gli istinti più brutali di una folla che sembra aver perso qualsiasi briciolo di umanità, come dimostrato dall'inevitabile plauso ottenuto da parte di un gentleman come Matteo Salvini. Insomma, si è trattato di un brutto scivolone, del quale Corona non dovrebbe fare altro che chiedere scusa a tutti coloro che apprezzano i suoi libri e che grazie a essi gli riconoscono una particolare autorevolezza.
ab