domenica 18 giugno 2017

“Un atto di civiltà”

Così il Presidente del Consiglio ha definito le norme contenute nel disegno di legge sullo ius soli, che tante  proteste sta suscitando da parte della Lega e di Fratelli d'Italia e, per una volta e con mio grande stupore, non posso non essere d'accordo.
Torno su questo argomento, già oggetto di un post precedente, per inquadrare e precisare meglio i termini della questione.
Con queste norme si regola in maniera diversa l'acquisto della cittadinanza nello Stato italiano.
Con il termine cittadinanza si intende l'appartenenza di una persona ad uno Stato.
E' una condizione giuridica dell'individuo, dalla quale derivano un serie di diritti e di doveri.
Chi può essere considerato cittadino di uno Stato?
Le risposte possono essere molteplici, a seconda dello Stato che si prende in considerazione, poiché ogni Stato può disciplinare diversamente l'acquisto e la perdita della cittadinanza.
Tradizionalmente, la cittadinanza si acquista essenzialmente in due modi: per ius sanguinis o per ius soli.
Come indicano i termini latini, per ius sanguinis si intende l'acquisto della cittadinanza per diritto di sangue,   ovverosia, per nascita da genitori italiani.
Con l'espressione ius soli si vuol significare, invece, che chiunque nasca sul territorio di un determinato Stato ne acquisisce, di diritto, la cittadinanza.   
Lo Stato italiano si è fin qui ispirato al principio dello ius sanguinis, a differenza, per esempio, dagli Stati Uniti che hanno sempre riconosciuto il diritto alla cittadinanza a chiunque fosse nato sul loro territorio.       
Le nuove disposizioni attualmente in discussione prevedono uno ius soli temperato, che riconosce il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purchè uno dei genitori sia in possesso di permesso di soggiorno lungo e residente nel nostro Paese, legalmente e in via continuativa, da almeno cinque anni.
Può, inoltre, acquisire la cittadinanza anche il minore nato da genitori stranieri o arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro Paese un percorso formativo per almeno cinque anni.
Potrà anche chiederla chi, non ancora maggiorenne, sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequentato un ciclo scolastico o un percorso di istruzione professionale ottenendo un titolo di studio o una qualifica.
Attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento legalmente e ininterrottamente e dichiari, entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, di volerla acquisire.
La cittadinanza può essere, inoltre, acquisita per matrimonio o per naturalizzazione, cioè concessa con Decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su domanda dell’interessato, a chi risiede in Italia da almeno dieci anni se cittadino extra comunitario e da quattro se cittadino europeo.
Francia, Germania, Spagna e Inghilterra già prevedono, con modalità diverse, lo ius soli.
La forma più aperta è quella prevista dagli Inglesi: la cittadinanza spetta al minore nato sul territorio nazionale se uno dei genitori, cittadino straniero, si sia stabilito nel Regno Unito, o vi risieda a tempo indeterminato. Invece i tempi della residenza per la naturalizzazione, ossia su richiesta, sono pari a cinque anni.
So.Sa.

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