mercoledì 28 giugno 2017

Sempre intorno al "punto e a capo"...

Mai come in questa tornata elettorale le considerazioni politiche sono state viziate da luoghi comuni che vengono ripetuti come mantra. “Primarie” “frammentazione” sono i vocaboli più usati senza fare i conti, senza ragionare sui motivi delle scelte.
a) frammentazione della sinistra: abbiamo detto che l'esplosione della giunta provinciale Gherghetta  aveva prodotto una serie di possibili candidati a sindaco, necessitati a ricollocarsi sulla scena politica. Legittima aspirazione, ma considerare “di sinistra” uomini e donne che fino a 24 ore avevano la tessera del pd per l'ovvio motivo che altrimenti non sarebbero stati in giunta, pare fuori dalla realtà. Civici? Di sinistra? Francamente la credibilità era scarsa.
b) con il candidato unico Collini l'astensionismo sarebbe stato ancora maggiore e maggiore il voto ai 5 stelle. Il problema è che ormai tutto ciò che il PD di Renzi tocca non funziona. Il partito è in crisi di consenso a Gorizia e nel resto di Italia. L'opposizione che il PD ha fatto in questi anni – come del resto i 5 stelle – è stata scarsissima. Collini non a caso si arrabbiava solo quando gli si diceva che era del PD, non su altro. Aveva intuito il problema, purtroppo è stato identificato con il partito anche perchè non si è mai smarcato con forza da Ziberna, ha condotto una campagna troppo poco incisiva, compiendo poi errori colossali come quello delle larghe intese e la lettera ai dipendenti comunali.
Personalmente non ho avuto dubbi a votare Collini ma comprendo come per alcuni sia stato difficile farlo, anche in assenza di qualsiasi dialogo pre elettorale che fissasse regole, stili di comportamento, linee condivisibili.

c)       Le primarie strumento di democrazia? Ho i miei dubbi, sia perchè votano tutti, sia perchè le qualità che fanno spesso designare un candidato sono l'aver ricoperto cariche pubbliche o essere simpatico. Non è un metodo serio per selezionare un sindaco. In questo modo mai un giovane potrà concorrere con le persone più note. Quello che sarebbe stato auspicabile, e che il Forum ha fatto, è stato di scegliere e proporre Andrea Picco, come figura che poteva dare un segno di discontinuità. Non è stato condiviso dalle altre forze politiche perchè non abbastanza conosciuto. Si è persa una grande occasione per sperimentare invece una novità vera e non la solita minestra del centro, centro sinistra, ecc. che non appassiona nessuno, ma si è ottenuto l'effetto di poter imputare al Forum di non avere fatto la madonna pellegrina della politica:le primarie.

ci)    Che fare? Il Forum non è un individuo isolato ma un gruppo.  Partiremo da quelli che non hanno votato, da quello che abbiamo visto nei quartieri, inizieremo un lavoro capillare, seguendo il nostro programma.
 
adg

Amministrare una città è come amministrare un condominio?

All'inizio del suo mandato, il sindaco uscente, Ettore Romoli, aveva dichiarato che, in fondo, amministrare una città è come amministrare un condominio.
In altre parole,è sufficiente gestire l'esistente.
Dobbiamo riconoscere che, almeno in parte, si è mantenuto fedele a quanto dichiarato.
Certo, non tutte le buche nelle strade sono state riparate, la pulizia lascia a desiderare,  alcune zone della città sono in stato di abbandono ma, in compenso, il centro è tenuto abbastanza bene e poi, si sa, di più non era possibile fare, dati tutti i vincoli imposti dal famigerato Patto di stabilità, incubo quotidiano di ogni sindaco.
Ha ridotto il numero dei dipendenti comunali ma questo avviene automaticamente dal momento che, con il blocco delle assunzioni imposto dal Governo centrale, non è consentito sostituire i dipendenti collocati in pensione.
Si è completamente disinteressato della gestione di tutte le problematiche relative al fenomeno dell' immigrazione, lasciandone l'onere alle organizzazioni di volontariato.
Dato il fallimento della ditta esecutrice dei lavori del famigerato impianto di risalita al castello, avrebbe avuto l'opportunità di bloccare la prosecuzione dell'opera senza dover pagare penali di alcun tipo. Si è, invece, immediatamente preoccupato di reperire nuovi fondi per procedere ad una nuova aggiudicazione.
Ha portato addirittura in attivo il bilancio del Comune senza, però, considerare che, se il disavanzo non è consentito, nemmeno l'avanzo è indice di buona amministrazione perchè significa che il comune o ha chiesto troppo, in termini di tassazione, ai cittadini oppure ha dato troppo poco in termini di servizi.
Fin qui arriva, sia pur con molte carenze, l'amministratore di condominio. Ma può questo bastare per amministrare una città?
Secondo me, assolutamente no.
Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, sarebbe stato quanto mai necessario avere un progetto di sviluppo per la città, aprire orizzonti nuovi, collaborare con la vicina Slovenia per elaborare programmi comuni ed avere una visione d'insieme dei problemi più immediati.
In altre parole, al di là delle esigenze concrete, sarebbe stato necessario avere alle spalle un'idealità, una visione politica di più ampio respiro, che certamente non possiamo aspettarci nemmeno dal migliore degli amministratori di condominio.

martedì 27 giugno 2017

Punto e a capo

Considerazioni del tutto personali.
Gorizia ha un nuovo sindaco, Rodolfo Ziberna, sostenuto da una coalizione di destra destra. Come da previsioni, parte subito prendendosela con i più deboli, vietando i bivacchi all'aperto senza ovviamente proporre alcuna alternativa alle decine di persone fortunosamente accampate. Ma non è di lui che si ha voglia di parlare...
Il centro sinistra si consola con il 40% di Collini, ritenendolo non del tutto a torto il miglior risultato possibile, insieme all'aver costretto il candidato della destra al ballottaggio. Non del tutto a torto, ma anche un po' sì. Al ballottaggio ci si è arrivati soprattutto grazie a due motivi: la presenza di tanti candidati sindaco, molti votati proprio da chi non sarebbe di sicuro andato a scegliere Collini e l'area Pd al primo turno; la debolezza intrinseca di Ziberna, clamorosamente battuto (53-49) dal voto disgiunto, come dimostrato dal successo d'insieme del gruppo di liste che lo sosteneva.
La sinistra esce frastornata e divisa dalla consultazione.
La teoria delle "primarie al primo turno per lasciare ai cittadini il compito di inviare uno al ballottaggio", sostenuta spesso anche in questo blog, è entrata in rotta di collisione con quella dell'"equidistanza dai due candidati" che sembra aver prevalso come ulteriore contributo a un astensionismo record. Tale diversità di linee, ha comportato l'esplicito disimpegno nei confronti di Collini da parte di tutti i gruppi facenti capo agli altri almeno cinque candidati di area centro sinistra e sinistra.
Questa situazione interroga i consiglieri comunali di minoranza su una difficile alternativa: è bene cercare un avvicinamento in grado di ridurre le posizioni a non più di tre (centro sinistra, sinistra e cinque stelle)? O è meglio continuare a navigare in ordine sparso, con la presenza quindi di almeno cinque gruppi (facenti capo a Collini, Portelli, Gaggioli, Picco oltre che a Maraz) su un totale di sedici eletti?
Non giova il richiamo alla volontà degli elettori, nettamente divisi tra i sostenitori della politica degli accordi e quelli del voto a condizione che non ci siano compromessi.
Un risultato tale problematica l'ha già raggiunto, quello di aver portato la situazione a un tal grado di tensione da far pensare di aver toccato il fondo. E che da qui in poi non si possa far altro che risalire...
ab

Ziberna, ovverosia il vecchio che avanza

L’elezione di Rodolfo Ziberna a sindaco di Gorizia mi ha fatto venire in mente quello che diceva, alcuni anni fa, un mio amico: “questo non è il nuovo che avanza ma sono gli avanzi del vecchio”.
Devo dire che nulla mi sembra più azzeccato per esprimere con una frase ad effetto quanto avvenuto ieri nel segreto delle urne.
Sì, perché, indubbiamente, Ziberna rappresenta quanto di più vecchio possa esserci, sia nella forma che nei contenuti.
Tutta la sua campagna elettorale è stata caratterizzata da un’ostentazione di forza, a cominciare da quella serie di giganto-manifesti in cui appariva perennemente corrucciato ed ingessato in una posa del tutto innaturale.
Il suo curriculum vitae si compone di una serie ininterrotta di poltrone, secondo la migliore tradizione dei politici italiani, politici, appunto, di professione.
Di tutte le roboanti promesse fatte ai goriziani rimarrà ben poca cosa, a cominciare dalla cosiddetta Zona Franca, che difficilmente riuscirà a far ingoiare all’ Unione Europea.
In materia sanitaria si è spinto ben oltre le limitate competenze che spettano a un sindaco e, anche qui, la delusione per i cittadini sarà inevitabile e, ahimè, cocente.
Ma dove ha davvero superato se stesso è stato nel proporre rimedi al fenomeno dell’immigrazione.
Si è impegnato a far chiudere la Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, come se in questa decisione potesse avere la benchè minima voce in capitolo, e si è spinto fino al punto di accusare la Caritas di arricchirsi sulla pelle dei rifugiati!
Se a questo aggiungiamo un procedimento penale conclusosi per intervenuta prescrizione ed uno presso la Corte dei Conti, tuttora pendente, il quadro è completo.
A proposito di queste ultime vicende, quello che sconcerta è che una persona che si candida alla guida di una città non avverta il dovere morale di chiarire, al di là di ogni ragionevole dubbio, la sua posizione davanti alla Giustizia, tanto più proponendosi di rivestire una carica che vede nell’assegnazione degli appalti una delle sue competenze principali.  
Che questo modo di fare corrisponda ad un suo habitus mentale lo si è potuto constatare di recente quando una mano misteriosa ha provveduto a rendere noto il contenuto di una delibera di giunta e di una determina dirigenziale che conferivano, su espressa indicazione dell’assessore competente (lui), un incarico a quella medesima ditta affidataria dell’appalto per il quale vi era stato il rinvio a giudizio.   
Tutto ciò premesso, non ci rimane altro se non chinare la fronte dinanzi alla volontà popolare e unirci al coro degli immancabili osanna.

domenica 25 giugno 2017

“Status” di cittadinanza

Mi vedo costretta a tornare sulla questione del riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati sul territorio dello Stato italiano, oggetto di un disegno di legge attualmente in discussione al Senato, per chiarire alcuni punti.
Il concetto di cittadinanza è una conquista dello Stato moderno.
Nel periodo delle monarchie assolute i soggetti dell’ordinamento statale erano qualificati come sudditi in quanto sottoposti all’incondizionato potere sovrano del monarca.
Nei contemporanei Stati di diritto a coloro che compongono stabilmente la sfera personale dello Stato viene riconosciuto lo status di cittadini. In quanto tali sono dotati di una vasta serie di diritti e di doveri.
Come si può facilmente intuire già da queste brevi considerazioni, lo “status” di cittadinanza è  un rapporto di natura essenzialmente giuridica, che lega lo Stato alle persone che vivono abitualmente sul suo territorio.
Per queste ragioni il suo riconoscimento è legato a motivi contingenti, dettati anche da esigenze concrete.
Storicamente i Paesi ad elevato tasso di immigrazione e territorialmente molto estesi, come, per esempio, gli Stati Uniti, hanno sempre legato il riconoscimento della cittadinanza alla nascita sul territorio dello stato (ius soli) mentre, al contrario, i Paesi ad elevato tasso di emigrazione hanno privilegiato la discendenza familiare (ius sanguinis). 
Ben diverso è il concetto di nazione con il quale si intende generalmente il patrimonio storico-culturale che accomuna un popolo.
E’ per queste ragioni che parlare di ius culturae o di ius civilitatis quali presupposti per il riconoscimento della cittadinanza non mi sembra un’idea condivisibile.
La cultura e la civiltà operano su piani diversi. Come dicevo prima, attengono piuttosto al concetto di nazione che a quello di cittadinanza.
La popolazione degli Stati è sempre più multi etnica e non credo sia un processo reversibile.
Le persone, per i motivi più vari, si spostano e si stabiliscono in Paesi diversi.  
Se qualcuno ritiene che l' identità culturale dell'Italia sia minacciata dall'arrivo di persone appartenenti a culture diverse lo dica chiaramente e dica pure che, vista la situazione contingente, d'ora in poi sarà necessario riconoscere la cittadinanza soltanto a persone culturalmente omogenee.
Ma, per favore, non si giustifichino queste scelte con richiami ad argomentazioni basate su valori preesistenti, che nulla hanno a che vedere con l'istituto in questione.
A riprova di ciò si consideri che l'articolo 21 della Costituzione sancisce che la cittadinanza non si può perdere per motivi politici e che nemmeno per i reati più gravi contro la personalità dello Stato, quali quelli di alto tradimento, sovversione e terrorismo, è prevista quale pena accessoria la perdita della cittadinanza.      
Un'ultima considerazione, per concludere.
Le leggi a volte sono espressione di un sentire diffuso nella popolazione, a volte indicano una meta ed il percorso necessario per raggiungerla. La legge di cui ci stiamo occupando appartiene senz'altro a questa seconda categoria.
So.Sa.

giovedì 22 giugno 2017

Francesco a Bozzolo e Barbiana

Un Papa a Bozzolo forse lo si sarebbe potuto anche immaginare, ma la visita di Francesco a Barbiana rientra nella categoria dei gesti più sorprendenti di questo pontificato. Don Primo Mazzolari è stato senz'altro un prete dotato di una straordinaria carica di umanità che lo ha portato spesso in contrasto con le gerarchie, senza per questo venire meno a un'obbedienza convinta all'autorità della Chiesa. Don Lorenzo Milani è stato un autentico rivoluzionario, un vero Maestro che ha riconosciuto come autorità la sola Parola di Cristo e in nome di questa ha saputo accettare ogni vessazione, fino alla costrizione a vivere il proprio ministero in una parrocchia completamente abbandonata. Dalla frazione di Barbiana, sperduta sui monti sopra Firenze, è stato inviato un messaggio che ha trasformato fortemente la politica, la scuola, il mondo militare, la coscienza di milioni di italiani. Colui che era stato esiliato dal capo della Chiesa Cattolica di Firenze, oggi viene visitato, esattamente cinquanta anni dopo la sua morte, dalla guida della Chiesa Cattolica di tutto il mondo. Francesco in preghiera davanti alla tomba di don Milani, in compunto pellegrinaggio nei locali della "Scuola", in delicata contemplazione nella chiesetta attaccata alla canonica... Sono immagini da ricordare che sottolineano il cambiamento dei tempi, l'anacronismo di un'autorità fino a poco tempo fa (per la verità ancora adesso) se-dicente in certe condizioni "infallibile", l'eterna legge del genio religioso perseguitato in vita e riabilitato tanti anni dopo la sua scomparsa. E' un impegno anche per chi ha ricevuto direttamente l'eredità spirituale e culturale di don Milani, i "ragazzi" di san Donato a Calenzano e di Barbiana, spesso in contrasto fra loro sulle regole della memoria e sul destino della casa canonica, peraltro praticamente abbandonata dal momento della morte del Maestro. La presenza di Francesco è un incoraggiamento e un'indicazione per tutti coloro che credono ancora nella possibilità di una Chiesa Cattolica aperta al mondo. La speranza è che non si inneschino processi di beatificazione e che Barbiana non diventi più di quanto è già ora un santuario di pellegrinaggio tradizionale. L'innalzamento sugli altari è il modo più astuto che la Chiesa adotta per disinnescare la carica rivoluzionaria di chi l'ha messa in discussione e l'ha costretta al cambiamento. I santi vengono ridotti a oggetto di venerazione, i loro gesti e le loro parole perdono ogni vitalità e la loro figura viene abilmente ridotta a un'immagine incapace di inquietare.

Comunicazione di servizio

Questo blog è nato come spazio di approfondimento e di dialogo, proposto dal Forum per Gorizia intorno a tematiche culturali e politiche riguardanti in particolare, ma non solo, il territorio goriziano. Purtroppo qualcuno ne ha voluto approfittare per incanalare una serie di commenti ordinariamente del tutto fuori tema, offensivi e - naturalmente - rigorosamente anonimi. In questo modo quello che doveva essere palestra di partecipazione critica, è diventato per qualcuno uno sfogatoio di frustrazioni personali. Dovendo scegliere tra la quantità degli accessi e la qualità delle proposte si sceglie definitivamente la seconda strada, ricordando a tutti coloro che vogliono intervenire con post o commenti che possono accedere con un account Google oppure semplicemente scrivendo una mail a uno dei moderatori (mail ordinaria: ndrbll@gmail.com). Grazie per la comprensione.

mercoledì 21 giugno 2017

Ziberna... Ma guarda un po'...

Da una fonte informata riceviamo copia della delibera n. 285 adottata dalla Giunta Comunale di Gorizia nella seduta del 15.11.2012 ed avente quale oggetto: “Assessorato alla Cultura e agli eventi. Manifestazioni natalizie e Capodanno 2012. Indirizzi di attività ed individuazione di risorse”.
Nella stessa si legge: “…di dare mandato nello specifico all’Assessore alla Cultura affinchè operi le scelte di merito sugli eventi…”
Dalla stessa fonte riceviamo pure la determina n. 2012/01942 del 22.11.2012, emanata in esecuzione della suddetta delibera giuntale, nella quale si legge testualmente: “Acquisita a questo proposito, su espressa indicazione dell’assessore alla cultura e agli eventi, l’offerta inoltrata dalla ditta Alan Normann Comunicazione srl, Agenzia di pubblicità e marketing,…relativa alla promozione degli eventi…e ritenuto dunque di procedere all’affido di tali servizi alla ditta Alan Normann Comunicazione srl…”.
Da notare il richiamo esplicito effettuato nella determina alla “espressa indicazione dell’assessore alla cultura”, che suggerisce un voler prendere le distanze da una procedura ritenuta irregolare.
Già il nome della ditta è una garanzia ma il nome dell’assessore lo è ancor di più.
A nessuno viene in mente?
Ma sì…proprio lui…il nostro candidato sindaco, Rodolfo Ziberna, detto Rudy e la ditta è la stessa del rinvio a giudizio per gli appalti assegnati dal CONI negli anni 2008 e 2009.

Se non altro, per lui l’amicizia è davvero un valore e dura nel tempo!

martedì 20 giugno 2017

Giornata mondiale del rifugiato

Al fine di intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di celebrare la “giornata mondiale del rifugiato”, il 20 giugno di ogni anno.
La data prescelta è quella dell’approvazione, avvenuta nel 1951, della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati.
Venne celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della Convenzione suddetta.
Per celebrare la Giornata, l’UNHCR ha lanciato la campagna “WithRefugees”, che ha come obiettivo quello di far conoscere i rifugiati attraverso i loro sogni e le loro speranze: prendersi cura della propria famiglia, avere un lavoro, andare a scuola e avere un posto che si possa chiamare “casa”.
Sul sito dell’ONU si legge che negli ultimi dieci anni l’UNHCR ha presentato la richiesta per il reinsediamento in favore di più di un milione di rifugiati a trenta diversi Paesi ma il numero di persone che necessitano di reinsediamento supera di gran lunga le opportunità disponibili in un Paese terzo.
Nel rapporto Projected Global Resettlement Needs 2017 si afferma che, in virtù dell’aumento delle quote di reinsediamento da parte di alcuni Paesi e dell’aumento delle richieste, il numero previsto di persone che necessiteranno di reinsediamento nel 2017 raggiungerà i 1,19 milioni, ovvero il 72% in più rispetto al 2014.
Il reinsediamento è una delle soluzioni migliori per i rifugiati, insieme all’integrazione nella società di accoglienza e al rimpatrio volontario.
Grazie a questo strumento, ai rifugiati che non possono rimanere nel Paese di primo asilo né possono rientrare nel proprio, viene data la possibilità di cominciare una nuova vita in un Paese terzo.
Nel 2017 i Siriani, seguiti da cittadini del Sudan, dell’Afghanistan e della Repubblica Democratica del Congo, saranno tra coloro che maggiormente necessiteranno di un programma di reinsediamento.
Su questo blog si è molto spesso riflettuto e dibattuto, anche in termini molto accesi, su questi temi.
La giornata di oggi sia motivo di ulteriore riflessione ed approfondimento, senza pregiudizi di alcun tipo e con la mente aperta a cogliere la bellezza del confronto con culture diverse.
So.Sa.

domenica 18 giugno 2017

“Un atto di civiltà”

Così il Presidente del Consiglio ha definito le norme contenute nel disegno di legge sullo ius soli, che tante  proteste sta suscitando da parte della Lega e di Fratelli d'Italia e, per una volta e con mio grande stupore, non posso non essere d'accordo.
Torno su questo argomento, già oggetto di un post precedente, per inquadrare e precisare meglio i termini della questione.
Con queste norme si regola in maniera diversa l'acquisto della cittadinanza nello Stato italiano.
Con il termine cittadinanza si intende l'appartenenza di una persona ad uno Stato.
E' una condizione giuridica dell'individuo, dalla quale derivano un serie di diritti e di doveri.
Chi può essere considerato cittadino di uno Stato?
Le risposte possono essere molteplici, a seconda dello Stato che si prende in considerazione, poiché ogni Stato può disciplinare diversamente l'acquisto e la perdita della cittadinanza.
Tradizionalmente, la cittadinanza si acquista essenzialmente in due modi: per ius sanguinis o per ius soli.
Come indicano i termini latini, per ius sanguinis si intende l'acquisto della cittadinanza per diritto di sangue,   ovverosia, per nascita da genitori italiani.
Con l'espressione ius soli si vuol significare, invece, che chiunque nasca sul territorio di un determinato Stato ne acquisisce, di diritto, la cittadinanza.   
Lo Stato italiano si è fin qui ispirato al principio dello ius sanguinis, a differenza, per esempio, dagli Stati Uniti che hanno sempre riconosciuto il diritto alla cittadinanza a chiunque fosse nato sul loro territorio.       
Le nuove disposizioni attualmente in discussione prevedono uno ius soli temperato, che riconosce il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purchè uno dei genitori sia in possesso di permesso di soggiorno lungo e residente nel nostro Paese, legalmente e in via continuativa, da almeno cinque anni.
Può, inoltre, acquisire la cittadinanza anche il minore nato da genitori stranieri o arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro Paese un percorso formativo per almeno cinque anni.
Potrà anche chiederla chi, non ancora maggiorenne, sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequentato un ciclo scolastico o un percorso di istruzione professionale ottenendo un titolo di studio o una qualifica.
Attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento legalmente e ininterrottamente e dichiari, entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, di volerla acquisire.
La cittadinanza può essere, inoltre, acquisita per matrimonio o per naturalizzazione, cioè concessa con Decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su domanda dell’interessato, a chi risiede in Italia da almeno dieci anni se cittadino extra comunitario e da quattro se cittadino europeo.
Francia, Germania, Spagna e Inghilterra già prevedono, con modalità diverse, lo ius soli.
La forma più aperta è quella prevista dagli Inglesi: la cittadinanza spetta al minore nato sul territorio nazionale se uno dei genitori, cittadino straniero, si sia stabilito nel Regno Unito, o vi risieda a tempo indeterminato. Invece i tempi della residenza per la naturalizzazione, ossia su richiesta, sono pari a cinque anni.
So.Sa.

sabato 17 giugno 2017

Le ciclabili possono ancora attendere,

Ciclabile provvisoria ad Amsterdam

Cronoprogramma

Siamo ancora lontani da quanto fanno nei Paesi Bassi per la mobilità urbana ed in particolare sulle ciclabili. Nel caso di interruzione della ciclabile, ne viene realizzata una provvisoria, sempre per garantire la sicurezza di chi si muove in bici e “tranquillità” per chi usa l’auto. Invece a Gorizia tale soluzione non viene nemmeno presa in considerazione, in quanto troppo avveniristica…

Prendendo spunto dalla reiterata presa di posizione dell’Assessore ai lavori pubblici, stigmatizzata da molte persone, di non procedere, per ora, al posizionamento della segnaletica ciclabile, è opportuno far notare che c’è qualcosa che non torna.

Con un po’ di pazienza sul sito del comune di Gorizia, a questo link  si possono trovare informazioni su questa opera pubblica. Elaborati grafici e tecnici. In quest’ultimo corposo file, c’è l’elaborato dedicato al cronoprogramma, dove la segnaletica viene prevista alla fine di un determinato periodo (anche se slittato). Alla fine sì, ma del lotto! Qualcuno ha dedicato il proprio tempo per farlo, altrimenti a che cosa serve? Il non procedere come da programma, quando il tratto è praticabile, crea disagio e confusione per il ciclista.

Negli elaborati grafici, tavola dedicata alla segnaletica, non viene presa in considerazione che la pista ciclabile, per essere considerata come tale, deve essere in continuità (art. 146 Reg.to C.d.S.), ovvero come il pedone sulle strisce pedonali ha precedenza, così anche il ciclista. In altre parole, ogni segnale verticale di fine pista entra in conflitto con quella orizzontale, sullo stesso itinerario, è da eliminare.

Sempre in questi elaborati, i parcheggi per le bici, la scelta è caduta su quelli con forma a molla, che, è risaputo, rovina i cerchioni, invece di considerare quelli ad archetto più funzionali, soprattutto quando la bici è dotata di borse (per la spesa, per i cicloturisti).

Inoltre, da quanto si legge nell’articolo del Piccolo di sabato 17/06/17, il Sindaco afferma che “…il nuovo sindaco non decida di annullarle”. Ma il progetto prevede le ciclabili, il denaro pubblico è stato finanziato anche per questo intervento!

In questo periodo elettorale, quasi tutti i candidati a sindaco, chi più chi meno convintamente, hanno speso parole a favore della mobilità urbana. Se il futuro sindaco sarà l’espressione dell’attuale Amministrazione, ovvero di continuità, il ciclista avrà difficoltà, perché, di fatto, verrà disincentivato l’uso della bici… vista la situazione ancora arcaica della ciclabili cittadine che perdura da dieci anni...

@NevioCostanzo

Links utili: 

  1. Comune di Gorizia 
  2. Elaborati grafici
  3. Elaborati redazionali

venerdì 16 giugno 2017

Ius soli

Scene indegne ieri, dentro e davanti al Senato della Repubblica. A causa di cosa? Della votazione sul cosiddetto "ius soli", normativa della quale So.Sa. offre una breve ed efficace illustrazione.
Il disegno di legge sullo ius soli è tornato in aula al Senato, a distanza di due anni dall’approvazione alla Camera, e subito si sono scatenate le proteste della Lega e di Casa Pound.
Prevede uno ius soli temperato, che riconosce il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purchè uno dei genitori sia in possesso di permesso di soggiorno lungo e residente nel nostro Paese, legalmente e in via continuativa, da almeno cinque anni.
Non solo. Può acquisire la cittadinanza anche il minore nato da genitori stranieri o arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro Paese un percorso formativo per almeno cinque anni.
Potrà anche chiederla chi, non ancora maggiorenne, sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequentato un ciclo scolastico o un percorso di istruzione professionale ottenendo un titolo di studio o una qualifica.
Attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento legalmente e ininterrottamente e dichiari, entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, di volerla acquisire.
La cittadinanza può essere, inoltre, acquisita per matrimonio o per naturalizzazione, cioè concessa con Decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su domanda dell’interessato, a chi risiede in Italia da almeno dieci anni se cittadino extra comunitario e da quattro se cittadino europeo.
Francia, Germania e Inghilterra già prevedono, con modalità diverse, lo ius soli.
La forma più aperta è quella prevista dagli Inglesi: la cittadinanza spetta al minore nato sul territorio nazionale se uno dei genitori, cittadino straniero, si sia stabilito nel Regno Unito, o vi risieda a tempo indeterminato. Invece i tempi della residenza per la naturalizzazione, ossia su richiesta, sono pari a cinque anni.

giovedì 15 giugno 2017

La riforma del processo penale

E’ stata approvata ieri dalla Camera, in via definitiva, la legge di riforma del processo penale.
L’iter di approvazione è stato molto tormentato ed è durato ben tre anni.
A parte le ormai consuete considerazioni sulla redazione del testo, che accosta norme di diritto penale sostanziale a norme processuali, varie sono le modifiche da segnalare.
Tra le più significative vi sono sicuramente quella riguardante il nuovo regime della prescrizione e quella relativa ai termini di conclusione delle indagini preliminari.
Come, forse, qualcuno ricorderà, il regime della prescrizione era stato modificato una decina d’anni fa con la cd legge ex Cirielli, che ne aveva ridotto la durata in modo consistente.
Successivamente, varie erano state le proposte di riforma avanzate e molto lungo il dibattito in Parlamento.
Il testo sul quale si è raggiunto ora l’accordo prevede una sospensione dei termini pari, al massimo, ad un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado e di un ulteriore anno e mezzo tra quella di secondo grado ed il giudizio in Cassazione.  
Bene, direte voi. Si allunga il termine, complessivamente, di tre anni.
Male, dico io. Secondo quanto riportano le statistiche del Ministero il 70% dei procedimenti si prescrive già prima che si concludano le indagini preliminari. (Di recente ci siamo occupati di un caso a noi vicino, nel quale la prescrizione è intervenuta tra il rinvio a giudizio e la prima udienza dibattimentale, quindi ben lontano dalla sentenza di primo grado).
Quindi: questa norma è assolutamente inutile! 
Relativamente alla seconda modifica, viene stabilito che, scaduto il termine previsto per la durata massima delle indagini preliminari, il pubblico ministero abbia tre mesi di tempo, prorogabili di altri tre per indagini di particolare complessità, per decidere se chiedere l’archiviazione oppure il decreto che dispone il giudizio.
Decorso inutilmente questo lasso di tempo, l’indagine sarà obbligatoriamente avocata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello.
Per farvi comprendere di cosa stiamo parlando, vi faccio solo un piccolo esempio: presso la Procura della Repubblica di Roma sono in servizio cento procuratori. Presso la Procura Generale ne sono presenti venticinque. Vi rendete conto di che razza di imbuto è stato creato?
Altro che prescrizione…!!!  
Tanto per dare un contentino all’opinione pubblica vengono inasprite le pene per una serie di reati, quali il furto in abitazione, lo scippo e la rapina.
Anche queste norme si rivelano, ahimè, assolutamente inutili.
E’ ormai universalmente riconosciuto, infatti, che la funzione di deterrenza non è data dalla gravità ma dalla certezza della pena.
Con un sistema processuale come quello italiano e con un regime della prescrizione come quello di cui abbiamo appena parlato, quale deterrente potranno mai rappresentare le norme in questione?
Ciliegina sulla torta: le intercettazioni.
Viene data ampia delega al Governo per emanare una serie di disposizioni aventi come unico scopo quello di limitarne il più possibile l’uso e la divulgazione.
Mi permetto di sottolineare che le intercettazioni sono lo strumento più efficace per scoprire e, soprattutto, per fornire la prova dei reati più gravi e di maggior allarme sociale.
A conclusione di queste brevi annotazioni, richiamo quanto dichiarato da Pier Camillo Davigo, ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha definito gli estensori di questo testo normativo “persone mentalmente disturbate”, affermazione che nessuno si è preoccupato di smentire!
So.Sa.

martedì 13 giugno 2017

Il partito più forte

Con 9 candidati sindaco, 21 liste elettorali (di cui ben 10 civiche – o per lo meno sedicenti civiche) e 664 candidati consigliere, il voto per eleggere il nuovo Sindaco e rinnovare il Consiglio Comunale di Gorizia avrebbe potuto essere una festa della Democrazia elettiva, quella volutamente scritta con la “d” maiuscola.
Ma il dato dell’affluenza parla un’altra lingua: su 30.400 elettori i votanti sono stati solo 17.602 e l’affluenza si è fermata al 57,90% (quindi con l’astensione al 42,10%, un livello ormai più che preoccupante), tristemente in linea con il trend negativo degli ultimi anni (nel 2007 l’affluenza era stata del 70,83% e nel 2012 del 61,10%). Anche se non abbiamo ancora i risultati ufficiali del voto, in base a quelli ufficiosi (pubblicati online dalla regione FVG dopo lo spoglio di tutte le 37 sezioni) possiamo dire con certezza che i 12.798 non votanti, a cui si potrebbero eventualmente aggiungere le 120 schede bianche e forse una parte delle 354 schede nulle (cioè escludendo quelle annullate per eventuali errori degli elettori), rappresentano di gran lunga il più forte partito del goriziano.
Questo è un dato sconfortante. Il fatto che i dati dell’affluenza a Gorizia siano mediamente superiori a quelli alla media regionale non cambia nulla della situazione obiettiva che abbiamo di fronte. Per farsi un’idea concreta dell’entità dell’astensione, si noti che la lista più votata ha ricevuto 1.913 voti e soprattutto che sia il candidato sindaco che la coalizione con più preferenze si sono fermati rispettivamente a 8.543 e 7.384 voti – contro i ben 12.798 astenuti.
L’amministrazione del candidato Sindaco che vincerà il ballottaggio terrà conto del reale disagio della maggioranza silente, e forse disillusa e rassegnata, dei cittadini goriziani?
Rosamaria Forzi

The day after: Contro la xenofobia, senza se e senza ma...

E' necessario riflettere. Come è possibile che uno Ziberna, il prescritto, arrivi a un soffio da un'elezione al primo turno? In campagna elettorale lo si è visto nervoso, tesissimo, capace di infervorarsi solo nello sparare offese a raffica contro i volontari che si sono adoperati per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Per il resto poche idee e anche ben confuse. Del resto l'impressione non nasce solo da un'analisi locale. Ovunque la Lega di Salvini cresce, rianimando una destra - una vera destra - che sembrava spacciata. A Verona, solo per fare un esempio, il ballottaggio sarà tra la destra leghista e il movimento politico capeggiato dal'ex leghista Tosi.
Del resto il movimento 5 stelle che sembrava fino a non molto tempo fa un'alternativa forte, si è impantanato, anche a causa di una serie di errori di ordine amministrativo (Roma e Torino), interno (divisioni a non finire) e soprattutto politico, con scelte troppo simili a quelle dei tanti vituperati "partiti".
Il dato tuttavia più evidente è il trionfo di una xenofobia ottusa e senza proposte, proprio per questo particolarmente pericolosa e capace solo di agitare le emozioni represse di tanti italiani. Questo è il vero populismo, l'incosciente strumentalizzazione di una questione delicata e molto importante, insieme all'accentuazione di un disagio reale che da essa deriva, al fine di ottenere un facile immediato consenso.
Che fare? Per quanto riguarda Collini e il Centro Sinistra è necessario un cambiamento radicale dell'impostazione. La compagine che ha sostenuto l'ex presidente della Fondazione Carigo ha proposto idee troppo simili a quelle dello schieramento opposto. E la gente, tra una copia prudenziale e un originale urlante, ahimé, sceglie l'originale. Occorre dire finalmente qualcosa di Sinistra, con estrema chiarezza, anche sull'argomento specifico delle migrazioni. Può darsi che il vento della xenofobia sia in questo momento troppo forte per poterlo contrastare, ma impostare una campagna elettorale sull'accoglienza di tutti - dai troppi poveri che vivono in tante periferie della nostra città ai richiedenti asilo, ma anche ai residenti di tutte le classi sociali e ai turisti che vengono da lontano - potrebbe porre le basi per un futuro sostenibile, di tutt'altro segno.
E' il lavoro che attende il Forum per Gorizia, che obiettivamente più di così non avrebbe potuto fare, con tanto entusiasmo ma ben pochi mezzi a disposizione. Si riparte da quel 5,5 per cento di cittadini che - uno a uno, senza appartenenze precostituite - si sono riconosciuti in un programma costruito in tanti anni di lavoro e in un candidato straordinario, capace di coinvolgere e di indicare autorevolmente la strada della competenza e dell'innovazione. Sono oggettivamente pochi, ma hanno una tale convinzione da rendere possibile l'obiettivo di una vera Politica radicata nella Cultura dell'umanità e - riecheggiando un punto chiave di Andrea Picco - della felicità. Ma è un punto di partenza che, senza improbabili apparentamenti ma anche senza pregiudiziali chiusure, potrà portare in un prossimo futuro all'obiettivo di sempre: un territorio goriziano libero, accogliente, senza confini...

lunedì 12 giugno 2017

GRAZIE ANDREA! GRAZIE FORUM...

Straordinario il risultato del Forum per Gorizia, compagine veramente civica, la quale senza appoggi, senza risorse economiche, senza appartenenze “pesanti”, ha raggiunto un quinto posto con il 5,5%: tutto merito di una meravigliosa campagna elettorale che ha visto impegnati il candidato sindaco Andrea Picco e il gruppo in un impegno incredibile che ha suscitato simpatia e qualche dubbio sul mancato appoggio anche in molti candidati in altre liste.
Rodolfo Ziberna e Roberto Collini si contenderanno la sedia del sindaco di Gorizia al ballottaggio del prossimo 25 giugno. Nonostante il rassicurante 49,88% non c’è proprio nulla di sicuro: Ziberna dovrà affrontare molte defezioni e molti mal di pancia interni alle otto liste, tra le centinaia di candidati “trombati” al primo giro, mentre Collini, con il suo non disprezzabile 23% in partenza, potrà legittimamente sperale non in apparentamenti, ma nel voto di tanti che ragioneranno secondo il noto principio del “meglio così che peggio”. La previsione di chi scrive è che il prossimo sindaco sarà proprio Collini. Clamoroso il tracollo del Movimento 5 Stelle, da molti dato come favorito per un eventuale ballottaggio e finito sotto il Forum per Gorizia, con Giancarlo Maraz appena sopra il 5%. Circa duecento voti separano Federico Portelli, terzo con un risultato per lui probabilmente deludente, da Andrea Picco, la cui lista ha tra l’altro un buon vantaggio sulle due che sostengono l’ex assessore provinciale, il che conterà parecchio nell’assegnazione dei seggi. In mezzo c’è il sorprendente Silvano Gaggioli, premiato da una buona campagna elettorale incentrata sui contenuti piuttosto che sugli slogan. Come previsto, purtroppo per loro, saranno fuori dal Consiglio Comunale, Ilaria Cecot, Roberto Criscitiello e Franco Bertin, con percentuali molto basse.

Con ogni probabilità, la teoria del “ballottaggio al primo turno” si è rivelata vincente, impedendo a Ziberna di vincere subito, come sarebbe accaduto nel caso non ci fosse stata possibilità di scelta. Adesso ci sarà tutto da vedere, per ciò che concerne il futuro sindaco. Ma già la presenza dei due o tre candidati del Forum in Consiglio è un segnale bello e nuovo. Riprende il cammino, intorno ai rappresentanti eletti. Ci sono cinque anni, adesso sì, per farsi conoscere meglio e per puntare al risultato atteso. Saranno cinque anni di presenza, di verifica, di critica attiva, di supporto culturale all’azione dei prescelti. Sempre naturalmente che la città non venga definitivamente affossata da una venefica politica di continuità con il recente (e non solo recente) passato.

sabato 10 giugno 2017

Come rompere gli schemi consolidati nella gestione delle Partecipate: una dovuta nota di cronaca sulle distorsioni del potere politico-partitico locale

Le notizie di questi giorni a riguardo delle nomine dei vertici delle due maggiori società partecipate isontine ci danno l’opportunità di approfondire con esempi concreti cosa non va nel sistema politico locale in relazione alle Partecipate.

Le nomine dei vertici di Irisacqua e Isontina Ambiente. Dopo la recente nomina dell’Amministratore Unico di Irisacqua, anche l’assemblea di Isontina Ambiente ha eletto un nuovo Amministratore Unico. Purtroppo anche questa volta i criteri della scelta, maturata da parte dei sindaci locali ed espressa nell’assemblea di Isontina Ambiente, non sono stati realmente legati al merito o alle competenze dei candidati. Tale giudizio è ampiamente confermato dalle argomentazioni e dai toni dall’acceso dibattito, iniziato sulle pagine de Il Piccolo il giorno dopo la nomina dell’Amministratore Unico e tutt’ora in atto, tra due membri della Giunta Comunale uscente di Gorizia (il Sindaco e l’Assessore alle Partecipate, entrambi di FI) da una parte e diversi esponenti regionali, provinciali e comunali del PD dall’altra parte.

I giochi di potere tra centro destra e centro sinistra. A detta della stampa e dei suddetti politici, la decisione a riguardo del nuovo vertice di Isontina Ambiente è stata il risultato, tutto politico, di una lotta di potere tra i sindaci di centro sinistra e quelli di centro destra: una “controvendetta” politica per la nomina del vertice di Irisacqua (passata dal centro sinistra goriziano ad un monfalconese di centro destra in base ad un accordo tra i Sindaci di Gorizia e Monfalcone, entrambi di centro destra), a sua volta vendetta politica per la nomina del vertice della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia (andata al centro sinistra goriziano rompendo precedenti accordi  stipulati con il centro destra cittadino). Il risultato della ripicca dei sindaci di centro sinistra è però ancora più intricato e in qualche modo paradossale: per Isontina Ambiente è stato infatti scelto un candidato monfalconese di centro destra (!) vicino al Sindaco di Monfalcone, invece di un altro candidato goriziano, sempre di centro destra (!) ma vicino al Sindaco di Gorizia. Come se ciò non bastasse, va ricordato che nell’assemblea il candidato goriziano perdente è stato però votato, tra gli altri, anche dal Sindaco di Monfalcone, proprio per rispettare precedenti accordi di “equilibrio territoriale” stipulati con il collega di Gorizia.

La chiave di lettura dal punto di vista del civismo. Per analizzare una situazione che può apparire complessa e intricata, basta porsi delle semplici domande:

1. Quali sono le ragioni all’origine delle iterate vendette e di questa “guerra” politica tra centro destra e centro sinistra isontino? A detta dei suddetti politici, il motivo è la rottura o per lo meno la modifica unilaterale dei “metodi consolidati ed equilibri territoriali” ovvero dei cosiddetti “patti parasociali”. Questi termini non sono altro che modi eleganti (e volutamente poco trasparenti) per descrivere i campanilismi della geopolitica locale – il cui obiettivo primario è il bilanciamento del potere politico tra i due maggiori Comuni dell’Isontino, ma anche tra i Comuni maggiori e quelli minori; e soprattutto sono eufemismi per descrivere alquanto deprecabili metodi consociativi, mirati alla concertata spartizione del potere tra centro destra e centro sinistra.

2. Quali sono i vantaggi di tali giochi di potere per il cittadino, che è fra l’altro anche utente delle Partecipate? Nessuno. Sia il consociativismo che queste recenti lotte per la nuova spartizione del potere a livello locale non portano con sé dei vantaggi per il cittadino; sono solo dei tentativi dei partiti per ottenere una maggiore influenza politica e non certo per difendere gli interessi dei cittadino-utente. Anzi, è probabile che per quest’ultimo ci siano non pochi svantaggi.

3. Perché ci sono degli svantaggi per il cittadino-utente? Il vertice di un’impresa (qualsiasi impresa, nel privato ed a maggior ragione nel pubblico) va scelto unicamente in base a criteri realmente legati alla competenza ed al merito, e non certo perché una persona è amica di qualcuno o di una parte politica (che fra l’altro lo rendono influenzabile, aprendo l’opzione di vicendevoli favori e ricatti) e tanto meno in base ad un’intricata vendetta politica. Se la persona in questione non ha le competenze necessarie a gestire in modo efficiente ed effettivo la Partecipata, causerà dei costi di gestione maggiori e ciò implicherà degli aggravi per la collettività o di tipo fiscale o nella forma di maggiori esborsi nelle bollette degli utenti. In ogni caso a perdere è sempre il cittadino-utente.

Le nostre domande. Per i sopracitati motivi, poniamo le seguenti domande alla classe politica e all’opinione pubblica di Gorizia e Isontino a riguardo di questo importante tema civico:

1. Quando si metteranno da parte simili giochi di potere degli schieramenti locali, i campanilismi di ogni sorta e tutti i “metodi consolidati” di equilibrio del potere (territoriale e non, consociativo e non), sia nella scelta dei vertici delle Partecipate che nel giudizio dell’operato delle stesse?

2. Quando si inizierà a parlare realmente di merito e competenze come criteri centrali per la scelta dei vertici delle Partecipate (invece di usare tali termini impropriamente e solo per cercare di nascondere vecchi metodi di spartizione del potere), e quando si metteranno invece e finalmente i cittadini ed i loro interessi al centro dell’attenzione ed in particolare delle scelte relative alla gestione delle Partecipate?

Rosamaria Forzi

Vota per te, vota PICCO


venerdì 9 giugno 2017

Le risposte di Andrea Picco al questionario Legambiente

1) Negli ultimi anni molto si è parlato della riqualificazione e valorizzazione del fiume Isonzo. Eppure buona parte delle sue sponde e golene sono oggetto di degrado, con abbandono continuo di rifiuti, costruzione di accampamenti, pratica di motocross, o ipotesi di costruzione di nuove dighe/centrali idroelettriche.

Intende tutelare concretamente l'Isonzo?

Andrea Picco: Le politiche ambientali sono una delle principali forme di tutela del patrimonio comune, che è qualcosa di più che pubblico, perchè non è cedibile. L’Isonzo è un patrimonio comune naturale, paesaggistico, culturale; è elemento fondamentale dell’ecosistema, è riserva di biodiversità e bellezza. Non solo vogliamo tutelarlo, dobbiamo farlo per salvaguardare il suo ruolo ecosistemico e quello di elemento costitutivo dell’identità cittadina. Non dimentichiamoci che Gorizia vanta giustamente un appeal che risiede proprio nelle caratteristiche ambientali e paesaggistiche e nell’armonia che prima di noi altri hanno saputo realizzare tra architettura urbana e componente verde: l’Isonzo è una risorsa anche da questo punto di vista.
Che va vissuta e utilizzata meglio di quanto si sia fatto finora, ma con tutte le cautele necessarie a rendere il patrimonio comune fruibile senza depauperarlo:  non svenderemo il nostro fiume in nome di incauti progetti turistici, lo renderemo con rispetto più vicino a chi voglia conoscerlo e amarlo. L'Amministrazione comunale di Gorizia deve impegnarsi e farsi portavoce nelle sedi opportune per una effettiva gestione transfrontaliera non solo dell’Isonzo ma dell’intero bacino idrico, rispetto a tutti i suoi utilizzi ( agricolo, idroelettrico, usi delle sponde, abbandono rifiuti, escavazioni ) che permetta di lasciare ai nostri figli acque e territorio in condizioni migliori delle attuali con garanzie di sicurezza rispetto le sempre più gravi problematiche indotte dal cambiamento climatico. L’Ambiente non riconosce i confini nazionali e amministrativi.         

2) Benché il Codice della Strada preveda un aggiornamento del Piano del traffico ogni 2 anni, quello di Gorizia è fermo al 2005. Eppure moltissime e importanti sono state le modifiche alla circolazione (es: pedonalizzazioni, nuove rotatorie...). Inoltre manca ancora oggi una visione organica per la mobilità ciclabile. Intende aggiornare il piano del traffico ed eventualmente inserirlo in più ampio piano per la mobilità sostenibile che includa anche mezzi pubblici e ciclabili, e coordinato per alcuni aspetti con Nova Gorica?     

A.P.: Intendiamo rivedere completamente il piano della mobilità mettendo al primo posto quella pedonale e ciclabile, favorendo quella pubblica al posto della privata: troppe auto circolano in città senza motivo e si continua a pensare che le strade, le vie e le piazze di Gorizia siano il mondo dell'automobile privata, che tutto debba ruotare attorno a quell'oggetto, dai nostri comportamenti ai nuovi progetti per la città. L'uso della bici, come dimostrato, fa bene all'ambiente, alla salute, al portafoglio. 
Più bici ci sono e più l'Amministrazione invoglia ad usare la bici con una rete di ciclabili adeguata, meno necessità c'è di realizzare parcheggi, maggiore è la sicurezza per la riduzione del traffico automobilistico. Lo stato delle attuali ciclabili è gravemente carente, il sistema è incongruo, cosparso di ostacoli insormontabili, riscrivere il piano della mobilità ciclabile quale elemento del piano del traffico, aumentare le zone 30 km/h, realizzare punti di interscambio, articolare un sistema che connetta piste principali e piste secondarie, strutturare parcheggi per le bici.  L’esistenza di piste e di itinerari ciclabili che rendano percorribile l’intera città e ne colleghino infrastrutture, luoghi di visita, parchi e servizi, costituisce una delle articolazioni locali, ma non la sola, per implementare e caratterizzare il settore del cicloturismo, al quale il programma del Forum Gorizia dedica una approfondita sezione. 

3) Gorizia continua a perdere abitanti, vi sono estese zone abbandonate/dismesse (es: caserme, area produttiva Piedimonte, ex ospedale), e sono ancora previste nel piano regolatore zone di espansione, come il centro commerciale di via Terza Armata.

Intende favorire il recupero del patrimonio edilizio e contrastare il consumo di suolo agricolo?

A.P.: Zero consumo di suolo anche in ambito urbano, non solo agricolo. Riteniamo indispensabile fermare l'urbanistica “contrattata” e rivedere gli strumenti urbanistici che hanno privatizzato le trasformazioni del territorio come le troppe varianti al Piano Regolatore, gli accordi di programma, le perequazioni e compensazioni urbanistiche, i progetti di finanza;  censire le case non abitate, i negozi non utilizzati e le aree industriali dismesse; recuperare le vecchie case vuote e gli immobili commerciali/artigianali/industriale  invece di consentire la costruzione di nuove; utilizzare il patrimonio pubblico immobiliare a sostegno dei giovani e delle economie locali nel modo socialmente più utile alla comunità invece di svenderlo o affittarlo a prezzi di mercato. 


4) La partecipazione dei cittadini e dei portatori d'interesse rispetto a piani, programmi e iniziative pubbliche che interessano l'ambiente, il territorio e in generale la nostra città è uno dei punti dolenti. Anche nei recenti casi delle centrali a biomasse progettate vicino alle abitazioni.

Intende garantire la partecipazione attiva dei cittadini prima che i progetti/piani vengano approvati? Eventualmente incentivando strumenti di partecipazione transfrontaliera considerato che diversi problemi sono assolutamente comuni?

Nella costruzione del programma del Forum Gorizia abbiamo posto particolare attenzione a tutte le situazioni che limitano o ambiguamente regolano la partecipazione democratica e la consultazione delle cittadinanza, a cominciare dalla rigorosa applicazione delle norme sulla trasparenza.
In attuazione degli art.1 e 3 della Costituzione, il Forum intende innanzitutto riformare lo Statuto comunale che attualmente non rende possibile l’indizione dei referendum indetti su richiesta dei cittadini. 
Infatti  il collegio di garanzia che ha il compito di valutare l’ammissibilità dei quesiti referendari prevede tra i suoi tre componenti una figura istituzionale che non esiste più, cioè il difensore civico. Non è contemplato un ulteriore e diverso percorso per stabilire l’ammissibilità. Inoltre, l’attuale composizione del collegio – oltre al difensore civico, il segretario comunale e il revisore dei conti -  non assicura la sua indipendenza dall’amministrazione. Il Forum ritiene che i referendum che i cittadini propongono e che abbiano raccolto le firme necessarie non possano essere sottoposti al vaglio di una commissione nominata dall'amministrazione, qualsiasi sia il suo colore politico.       
E’ necessario inoltre prevedere nello statuto comunale le deliberazioni di iniziativa popolare sulle materie di competenza del consiglio comunale, strumento che configura una essenziale modalità di partecipazione parallela al ruolo di rappresentanza esercitato dai consiglieri eletti.     
Nel programma abbiamo esplicitamente indicato, quali strumenti fondamentali per la realizzazione della rappresentanza e la migliore tutela di interessi collettivi, l’attivazione anche prima del completamento dei procedimenti decisionali di  assemblee tematiche pubbliche, tavoli di consultazione e forum di discussione, anche on line, su questioni specifiche.


5) La funicolare al castello di Gorizia è stata pensata a fine anni '90 e non è chiaro se e quando sarà ultimata, e con che costi finali e di gestione; oltre ad essere evidente lo scempio paesaggistico al colle.

Cosa intende fare?

A.P.: Trasformare parte del tracciato in un sentiero pedonale lanciare un concorso di idee per un progetto che faccia delle strutture ormai conficcate nel Colle un monumento per le generazioni future, con triplice valenza: 
il ricordo dell’incapacità e opacità amministrativa che genera ecomostri;  del mancato ascolto dei cittadini;
del referendum popolare richiesto dal Forum Gorizia nel 2010 che venne giudicato inammissibile dal collegio dei garanti  in quanto il quesito sarebbe andato ad interessare, seppur indirettamente questioni legate al bilancio, per le quali non è ammesso il ricorso alle urne.

giovedì 8 giugno 2017

La città degli artisti...

Ognuno, si sa, ha i suoi sogni nel cassetto e il mio, lo confesso, è particolarmente pieno.
Uno di questi consisterebbe nel trasformare Gorizia nella città degli artisti.
In che modo, direte voi.
Un'idea potrebbe essere quella di concedere gratuitamente l'uso dei locali attualmente in stato di abbandono agli artisti che volessero esporvi le proprie opere.
In cambio il Comune potrebbe riconoscere ai proprietari sgravi fiscali e i beneficiari potrebbero impegnarsi a mantenere i locali in buono stato.
In questo modo il centro cittadino verrebbe valorizzato e non si avvertirebbe più quella sensazione di degrado che si prova girando per molte vie di Gorizia.
L'opportunità di esporre gratuitamente le proprie opere richiamerebbe sicuramente un gran numero di artisti e ciò diverrebbe, a sua volta, motivo di richiamo turistico.
Si potrebbero organizzare convegni e dibattiti ma ancor più belli sarebbero quelli che sorgerebbero spontaneamente tra autori e visitatori.
L'intera città potrebbe diventare un laboratorio d'arte con concerti e spettacoli anche lungo le vie.
Rimarrà soltanto un sogno?
Tutto dipende da noi.
Se domenica accadrà ciò che penso io, sicuramente no. 

Vota per te! Vota Picco! Vota Forum!

Festa di chiusura della campagna elettorale, domani per il Forum per Gorizia. Questa ultima iniziativa sarà in parte itinerante. Ci si ritroverà alle 19 presso il gazebo della lista in Corso Verdi (all'altezza del negozio De Bortoli). Da qui partirà un giro a piedi per la città che si dirigerà verso la meta finale, il bar Déjà vu in via Rastello, dove è in programma una festa con musica.
Con le feste e gli appelli finali dei candidati si concluderà una complessa campagna elettorale. Il Forum per Gorizia, secondo il parere anche di molti "concorrenti", ha offerto il percorso più originale, simpatico e competente. Il candidato sindaco Andrea Picco è apparso sempre sicuro, forte, consapevole e molto preparato su tutti gli argomenti riguardanti la vita cittadina. La "squadra" dei 39 candidati nella lista è apparsa coesa e ha donato alla città momenti di intensa riflessione e di coinvolgente socializzazione. C'è stata una risposta pronta ed efficace a istanti di emergenza, come nel caso della presenza di un centinaio di richiedenti asilo nella galleria Bombi; si sono dimostrate idee chiare a livello programmatico, con il bellissimo volantino distribuito ovunque; la comunicazione è sempre stata straordinaria, sia a livello mediatico tradizionale che nell'ottimo utilizzo delle nuove tecnologie. Soprattutto è passato il duplice messaggio della costruzione di una città "felice" e della possibilità che ogni goriziano - nessuno escluso - possa trovare un luogo dove sentirsi pienamente realizzato.
Lontani dalle logiche partitiste, ma anche dalle derive qualunquistiche di certo sedicente "civismo", Picco, i candidati e gli altri membri del Forum hanno dimostrato che le conoscenze culturali e le competenze politiche accumulate negli ultimi dieci anni possono trasformarsi da subito in concrete idee e azioni finalizzate all'amministrazione della città di Gorizia. E possono anche realizzare da subito il "sogno" di un territorio unito nelle sue diversità, nel cuore di un'Europa che ci sia augura essere sempre di più senza confini e senza barriere.
Nessuno ha la sfera di cristallo e la dominante incertezza non consente a nessuno di "sparare" sondaggi o previsioni. Forse l'unico pronostico sostenibile è che la campagna elettorale si prolunghi ancora di quindici giorni. Ma chi parteciperà al ballottaggio lo si saprà soltanto nella tarda mattinata di lunedì.
Sarà Andrea Picco? E sarà lui il prossimo sindaco di Gorizia? Agli elettori l'ardua sentenza. insieme all'invito a "votare per te", cioè a votare per lui!

Come rompere gli schemi consolidati nella gestione delle Partecipate: diventare trasparenti e ridefinire il ruolo del Sindaco nella difesa degli interessi del cittadino (parte II/II)

È quindi innegabile che ci troviamo di fronte ad un paradosso: gli amministratori delle imprese a partecipazione pubblica non sono solo nominati dalla politica con criteri non sempre trasparenti e non necessariamente meritocratici, ma hanno anche gli stessi poteri, la stessa discrezionalità nonché stipendi a volte anche maggiori degli amministratori delle imprese private; ciò però senza che i loro risultati siano sanzionati né dal mercato né dal controllo del cittadino-utente, che in questa funzione dovrebbe essere rappresentato dal potere politico. Ma a Gorizia questa funzione di controllo non viene esercitata né dalla maggioranza né dall’opposizione: né dal Sindaco né dai maggiori partiti di centro destra e di centro sinistra, che si sono fin ad ora spartiti l’amministrazione delle Partecipate in nome degli equilibri politici dell’Isontino e di un mai morto consociativismo, e neanche da altre forze presenti in Consiglio Comunale, incapaci di esercitare il potere di controllo che politicamente dovrebbero perseguire, malgrado il diritto alla trasparenza previsto dalle leggi 33/2013 e 97/2016.
È necessario un cambiamento significativo. Senza pensare a privatizzazioni, è possibile introdurre nelle società partecipate, come per esempio Isontina Ambiente e Irisacqua, meccanismi di “quasi mercato” che le rendano più trasparenti e che quindi attivino dinamiche e meccanismi di concorrenza utili al cittadino-utente. In tale ottica è quindi necessario:

1.    Responsabilizzare in modo concreto e formale i dirigenti delle società partecipate sull’obiettivo dell’abbassamento dei costi dei servizi, naturalmente a parità di efficienza dei servizi offerti.

2.    Rendere totalmente trasparente il funzionamento delle società partecipate ed in particolare il conseguimento o meno degli obiettivi gestionali. Il riferimento è alle già citate leggi 33/2013 e 97/2016 sulla trasparenza nella pubblica amministrazione.

3.    Coinvolgere il cittadino, dandogli completa accessibilità a tutti i dati, perché possa valutare in modo indipendente l’amministrazione, se e quando lo considera necessario.

4.    Impostare una forma di benchmarking per il confronto competitivo, mirato a confrontare le società partecipate che svolgono lo stesso servizio, e che istituzionalmente obblighi quelle che si collocano nella parte bassa della classifica (come, per esempio, nel caso della provincia di Gorizia a riguardo delle tariffe rifiuti e della tariffe acqua) a migliorare la performance per raggiungere le migliori (nei suddetti casi, a livello regionale, la provincia di Udine) e ridurre i costi per il cittadino-utente.
 
E soprattutto, per garantire i servizi migliori e a minor costo, il Sindaco di Gorizia deve rompere gli schemi consociativi del passato e farsi esplicito rappresentante dei cittadini-utenti – in modo da diventare quindi concretamente una forte controparte civica delle aziende partecipate. Così facendo il Sindaco, oltretutto, eserciterebbe fino in fondo il suo ruolo di azionista di maggioranza delle Partecipate che gli spetta di diritto, interpretandolo in modo decisamente innovativo e questa volta nella vera difesa dell’interesse dei cittadini.
Perché tale visione possa divenire realtà, la persona che ricopre un ruolo così centrale per il cambiamento, cioè il Sindaco, deve essere slegata dalle logiche di potere e dagli equilibri politici instauratisi negli anni.
Rosamaria Forzi

mercoledì 7 giugno 2017

Come rompere gli schemi consolidati nella gestione delle Partecipate: superare i giochi di potere dei partiti e divenire competitivi nell’interesse del cittadino (parte I/II)

Secondo una nostra indagine, a Gorizia oltre 520 famiglie non riescono a pagare le bollette: circa 400 vengono aiutate dalla Caritas e circa 120 dalla San Vincenzo. In realtà quelle bisognose d’aiuto sono di più, perché altre vengono sostenute allo stesso scopo dalle parrocchie; in questo caso infatti è più difficile avere un numero complessivo, perché occorrerebbe contattare le parrocchie una ad una. Dal quotidiano Il Piccolo abbiamo inoltre appreso negli ultimi giorni  che 360 famiglie ricevono dal Comune assistenza per il pagamento dell’affitto e che il loro numero è in preoccupante aumento; inoltre lo stesso Comune ha accettato 955 domande per l’abbattimento delle bollette per l’energia. Abbiamo anche letto sullo stesso quotidiano che gli sfratti per morosità sono il triplo rispetto a tre anni fa; all’interno di questo dato ci sono anche i morosi cosiddetti “incolpevoli”, cioè quelli che non sono più in grado di pagare l’affitto perché hanno perso il lavoro. Del resto l’Istat ha informato recentemente che il 10,2% delle famiglie italiane è in difficoltà e resta indietro con il pagamento delle bollette, percentuale che arriva al 12% se si considera anche il pagamento di affitti e mutui; inoltre circa il 29% della popolazione nazionale avrebbe problemi economici.
La crisi economica nel Paese morde ancora e riteniamo che chi amministra le istituzioni abbia la responsabilità di prendere iniziative a favore della cittadinanza. Prima ancora di dare sussidi, che oggi sembrano particolarmente necessari, occorre fare serie riflessioni sulle società partecipate che gestiscono i servizi al cittadino e vedere dove è possibile migliorare, affinché i servizi stessi siano più efficienti e soprattutto al minor costo possibile.
Le società partecipate, come per esempio Isontina Ambiente e Irisacqua, non hanno concorrenza e sono quindi di fatto aziende monopoliste: non hanno bisogno di confrontarsi con il mercato e di verificare continuamente (o almeno periodicamente) le loro strategie per sopravvivere nel mercato. Conseguentemente, non hanno bisogno di migliorare per non fallire o per non essere soppiantate da aziende capaci di ottenere migliori performance, dato che comunque la domanda degli utenti è assicurata e nessuno metterà mai in dubbio la permanenza ai vertici degli stessi amministratori o presidenti – perché qualcuno pagherà sempre i conti che presentano: i cittadini.
E se un presidente viene cambiato, come abbiamo appena appreso dalla stampa riguardo a Irisacqua, la ragione non è certo quella di cercare una migliore e più efficiente guida alla testa della società partecipata. Negli ultimi dieci anni, infatti, a capo di Irisacqua c’era un Amministratore Unico che era stato scelto non per le competenze che poteva offrire, ma perché era targato PD ed era una figura adatta al vecchio e collaudato consociativismo. Ora nell’Isontino stanno cambiando gli equilibri politici e il Sindaco di Gorizia insieme a quello di Monfalcone, entrambi di centro destra,  hanno scelto un nuovo Amministratore Unico (un geologo di Monfalcone, libero professionista). Chi protesta per la nomina è il centro sinistra, ma solo perché si sono rotti “equilibri territoriali e metodi consolidati negli anni”. Come al solito, al centro della discussione non c’è il bene dell’azienda e la capacità di ottenere importanti performance manageriali, ma il colore politico della persona scelta e la dimostrazione di potere di chi ha fatto la scelta.
Invece l’obiettivo delle società partecipate, in quanto aziende pubbliche, dovrebbe essere unicamente quello di offrire i migliori servizi ai minori costi per i cittadini. Al contrario, come abbiamo testimoniato più volte nelle nostre denunce, spesso i cittadini pagano non solo per la gestione dei servizi, ma anche per la cattiva gestione della società partecipata che li offre.
Rosamaria Forzi

martedì 6 giugno 2017

Vota per te, vota Picco e il Forum

Sono passati dieci anni. Il Forum per Gorizia sfiorò un risultato clamoroso. Per soli 240 voti Ettore Romoli riuscì a vincere al primo turno le elezioni amministrative. Un'inezia non consentì di arrivare a un sorprendente ballottaggio che forse avrebbe potuto orientare in modo assai diverso la politica non solo goriziana, ma anche regionale e nazionale.
Si è visto il risultato di un decennio romoliano. I primi cinque anni sono trascorsi nel continuo annuncio di realizzazioni mirabolanti mai compiute, i secondi - più malinconici - nel (ahimè spesso riuscito) tentativo di far sembrare motivi di forza le debolezze e causa di altri i tanti insuccessi. Dalla madre di tutte le assurdità - gli ascensori al castello - ai bagni pubblici di via Cadorna, dall'ex provveditorato di via Leopardi a Casa Fogar di Pevma, per non parlare del Fermi di Campagnuzza, fiore all'occhiello della campagna elettorale della Destra nel 2007. Dall'assenza di una sensata programmazione culturale al flop del Centenario con i Presidenti di Slovenia e Italia trascinati di peso da Doberdò per un breve saluto al Comune capoluogo, dalla perdita di tutte le caserme di confine e di tutti gli spazi museali al nulla nel settore della salvaguardia dell'ambiente e delle piste ciclabili, dalla dimenticanza della bellezza dell'Isonzo alla singhiozzante politica turistica intorno al Castello, "bloccato" suoi più o meno 40mila visitatori annui (a sei e sette zeri i visitatori non soltanto di Trieste, ma anche delle ben più piccole Aquileia e Cividale). Dalla fatica sul piano imprenditoriale (e venga la Pipistrel, forse in ossequio al nome l'unica realtà in grado di far sognare muovendosi nel buio quasi totale al tracollo demografico, dall'incapacità di rispondere ai problemi elementari alla catastrofica gestione della questione richiedenti asilo, "salvati" da un laborioso e volonteroso volontariato, ringraziato dalla Destra attuale con l'accusa di "lucrare sulla pelle dei poveri" (che schifo, sentire certe espressioni nei dibattiti da persone in giacca e cravatta che si definivano un tempo "moderate").
Sono passati dieci anni, l'entusiasmo è lo stesso. E' cambiato il candidato sindaco, Andrea Picco è giovane e pieno di passione civile, competente e innovativo. Ha una squadra in grado di coniugare l'esperienza di chi da dieci anni, ogni martedì, si è incontrato a riflettere sui temi politici e culturali della vita cittadina con la fresca aria benevolmente rivoluzionaria di tanti ragazzi e giovani. Il Forum per Gorizia è l'unica compagine che si presenta con lo stesso nome e con volti nuovi, segno di continuità, di convinzione e di idee chiare per il presente e per il futuro.
E' una grande sfida, l'altra volta siamo arrivati a 240 voti da uno storico ballottaggio. questa volta ce la possiamo fare. La parola - o meglio il voto - a ogni cittadino al quale non è chiesto solo un minuto per tracciare la propria x sulla scheda elettorale, ma il desiderio di accompagnare per cinque anni - consigliando e criticando - il sindaco e l'intera amministrazione in uno stile politico partecipato, trasparente, responsabile e mai delegante.
La rivoluzione è possibile, basta scegliere Andrea Picco sindaco e il Forum per Gorizia con lui.

Andrea Picco insieme a don Alberto, in visita al carcere di via Barzellini

"Il carcere deve uscire dal suo isolamento. Durante una visita alla Casa circondariale di via Barzellini, come Forum per Gorizia abbiamo lanciato una proposta: creare una struttura che coinvolga Comune, dipendenti del carcere e rappresentanti dei detenuti per favorire dei percorsi lavorativi e di reinserimento sociale per chi sta scontando una pena. Da come una comunità tratta le persone private della propria libertà si capisce il grado di civiltà della comunità stessa”. Così ha dichiarato il candidato sindaco Andrea Picco dopo una mattinata passata nel carcere goriziano in compagnia del comandante della struttura, Guido Tibaldi, e del Garante provinciale per i diritti dei detenuti, Alberto De Nadai. La proposta sopraccitata è da intendersi come un percorso da attuare indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni. Ciò trova l’appoggio anche del comandante della casa circondariale, dato che la struttura è in una fase di apertura verso l’esterno, per evitare che chi oggi sta scontando una pena, domani possa trovarsi a scontarne una seconda all’esterno, date le enormi difficoltà di integrazione sociale comunicate dai detenuti. Don Alberto De Nadai ha osservato, in più, che la vivibilità continua a essere difficile in via Barzellini e che la ristrutturazione procede a rilento. Dal 1° di giugno nel carcere goriziano è inoltre in atto lo “sciopero del carrello”. I detenuti non stanno mangiando il cibo della mensa carceraria, anche come segno di solidarietà verso le condizioni lavorative delle guardie carcerarie. Si lamenta poi l’assenza di un supporto psicologico e la grandezza esigua delle celle. I detenuti in occasione dello sciopero hanno redatto un documento dove al primo punto si ricordano le 42 vittime che, l’anno scorso, si sono suicidate all’interno delle strutture carcerarie italiane. De Nadai e Picco hanno poi controllato che il voto per le prossime amministrative sia garantito anche per i detenuti. “La procedura è complicata, ma fattibile. Il problema rimane per chi si trova in ospedale fuori da Gorizia. In quel caso il diritto di voto viene negato perché non c’è un rappresentante della commissione elettorale che fa votare queste persone".