venerdì 31 marzo 2017

Donald Trump in visita a Gorizia

Sì, avete letto bene. Donald Trump, il neo eletto presidente degli Stati Uniti, è venuto a Gorizia nei giorni scorsi.
La notizia era coperta da assoluto riserbo ma è trapelata ugualmente poiché il presidente, benchè camuffato, è stato riconosciuto dall’inequivocabile colore dei suoi capelli e a nulla sono valsi i tentativi di depistaggio messi in atto dal sindaco, Romolus Romolensis, l’unico a conoscere la vera identità dell’illustre ospite.
La curiosità maggiore è stata subito quella di scoprire il vero motivo di una visita così inaspettata.
Da fonte certa, che, tuttavia, vuol rimanere anonima, si è appreso che ad attirare l’attenzione del presidente siano stati i tre ascensori in costruzione sul colle del castello.
Sappiamo tutti che il nostro Donald di ascensori se ne intende, e non poco!
La Trump Tower, uno dei suoi gioielli, conta ben cinquantotto piani e la Trump World Tower addirittura settantadue! Vi immaginate quanti ascensori ci devono essere in due colossi del genere? Se non se ne intende lui… di ascensori…!
Ma la vita riesce sempre a stupirci e riesce a stupire anche il presidente plurimiliardario dello Stato più potente del Mondo.
Quello che Trump non aveva mai visto né pensava potesse esistere è un ascensore che porta al…nulla!
Quando glielo avevano raccontato proprio non era riuscito a crederci. Da qui la decisione di venire a vedere di persona.
Scortato dal sindaco, si è dunque recato sulla sommità del colle, dove dovrebbe terminare il percorso di risalita degli ascensori e, stupore nello stupore, vi ha trovato una vecchia casa disabitata, dove qualche raro visitatore si reca, di tanto in tanto, per vedere (che orrore!) come si viveva qualche secolo fa.
Dopo essersi guardato attorno in lungo e in largo, ha domandato al suo accompagnatore: “Non c’è proprio nient’altro?”.
“Purtroppo no”, ha piagnucolato il sindaco, visibilmente imbarazzato.
Donald si è grattato un attimo la chioma fluente e poi è sbottato: “No problem! Ghe pensi mì! Abbattiamo questa catapecchia, che tanto, essendo disabitata, non abbiamo nemmeno il problema di dove trasferire gli inquilini, e sulla spianata ci mettiamo una bella serie di rampe per i missili terra-aria. Così, gliela facciamo vedere ai Mussulmani!”.
“Per l’amor del Cielo!” ha implorato il sindaco, in preda ad un attacco di panico, “Lei non sa che qui a Gorizia c’è un’Associazione rompic….che non me ne fa passare una! Contro questi ascensori ha scatenato un finimondo e, come se non bastasse, ha come progetto quello di fare di Gorizia la città della pace!”
“What???... Oh my God!!!”,ha esclamato Donald, al quale si erano rizzati all’istante I capelli, a mò di palizzata paglierina, “Nooo…! Ne faremo, piuttosto, la città della guerra! Già vedo muri altissimi che la circonderanno da ogni lato, squadre di militari che pattuglieranno giorno e notte e cecchini appostati sui tetti. Un vero paradiso!”.
Romolus Romolensis era alla disperazione. Come far cambiare idea al presidente degli Stati Uniti?
Le provò tutte. Dall’onere della spesa all’impatto ambientale (figurarsi!) alla ricaduta negativa sul turismo ma, come potete ben immaginare, non erano argomenti che potessero convincerlo.
Non sapendo ormai più a che santo votarsi, esclamò sconsolato: “Signor Presidente, qui tra poco, ci saranno le elezioni. Così consegnamo la città nelle mani di quell’Associazione rompic…, che ha come candidato un certo Picco pallino, uno che vuol fare di Gorizia una comunità, che parla di diritti dei più deboli, di anziani come risorsa, di bambini che giocano insieme. Roba da non credere!”
” A Romolè,”, tagliò corto mister president, ” la voi capì che questo è l’unico modo che c’hai pè nun passà a la storia come er sindaco, unico caso ar monno, de i ascensori che nun c’hanno ritorno?”.

So.Sa.

(Curiosità: il nonno di Trump, Friedrich, di origini tedesche, emigrò negli Stati Uniti e fece il barbiere a New York.)

giovedì 30 marzo 2017

Il sistema dei lavori inutili (che paghiamo noi)

L'altro giorno si è saputo dai giornali che il progetto del centro commerciale Leonardo chiude per sempre. Ecco quello che nel luglio del 2009, scrivemmo su questo blog.
“In che modo il progetto Leonardo sarà utile a Gorizia? Chi ci guadagnerà? I dubbi vengono persino alle imprese che vorrebbero far affari e che per ora non manifestano alcun interesse a partire. Ma per il momento chi paga?
Noi: Regione e Comune hanno pagato il progetto Leonardo che propone una grossa struttura di quattro piani in cemento (per capirci un edificio delle dimensioni di circa 100 alloggi) sul piazzale che ospita oggi il mercato all'ingrosso, che diventerà il “cuore pulsante dello shopping center”. Prevista anche la riqualificazione (viene chiamata sempre così, che riqualifichi oppure no) del mercato coperto di via Boccaccio e la trasformazione delle aree attorno. I numeri sono questi: 7.500 mq di superficie di vendita, 500 parcheggi, 250 nuovi posti lavoro, per una spesa di 30 milioni di euro. I progettisti assicurano che l'edificio sarà bello e questo da solo basta e assicura “una grande occasione di rilancio” per il centro cittadino.
Ma perché il Comune non vede un po' più in là?
Prima domanda: perché soppiantare il centro storico trasferendo lo shopping in un edificio in cemento armato?
Seconda: i 250 posti di lavoro escono tutti dal nulla? Perché il Comune non si chiede quanti saranno gli imprenditori dei piccoli negozi goriziani costretti a chiudere e quanti i posti di lavoro persi? Eppure tutti gli studi dimostrano che un nuovo centro commerciale porta per l'occupazione un saldo sempre negativo. Perché mai il Comune progetta per la città un futuro chiamando un ricco imprenditore da fuori e prevede per i suoi giovani una vita di lavoro modesta e precaria?
Capire che il progetto Leonardo è inutile e pericoloso è il primo passo che dovremmo fare per comprendere il danno che per la città e i suoi abitanti viene fatto da questa condivisione di politiche e di obiettivi fra marketing immobiliare e amministratori comunali.
Il Comune invece di usare i nostri soldi per un geniale grande progetto potrebbe fare tanti piccoli progetti per attivare le energie, le potenzialità, le idee dei nostri giovani in modo da riconquistare e far rivivere una città che sta morendo.”

Il fallimento che il progetto Leonardo era per la città e per i suoi abitanti e che capimmo 10 anni fa, arriva oggi al capolinea.
E finalmente anche il Comune se ne rende conto anche se sorvola su un piccolo particolare: per anni ci ha fatto pagare gli studi, i progetti, gli incarichi, i bandi e gli appalti di questa fallimentare proposta.
Il Comune ha usato i nostri soldi, come li ha usati per un altro fiasco molto simile a questo: il tentativo di fare affari con l'eco-mostro-parcheggio-multipiano di via Manzoni.
Come continua imperterrito, ormai da 18 anni (diciotto anni!!!), ad usare i nostri soldi nel tentativo fallito di costruire tre ascensori al Castello.
Tutti lavori dannosi perché lasciano le aree del mercato, del parcheggio e la collina del castello in condizioni indecorose e non utilizzano i finanziamenti dove ci sarebbe più bisogno.
Tutti lavori inutili che paghiamo noi.
Tutti lavori utili e vantaggiosi per quel sistema collaudato di vecchi amministratori pubblici, facoltose imprese e banche che noncurante dei fallimenti, continua a sottrarre investimenti pubblici alle componenti giovani e innovative della città.
E prima di andarsene a casa, tutto il Consiglio comunale con la Variante 41, dice che va bene così e rilancia la stessa politica urbanistica che ha portato ai fallimenti di oggi.
ps

lunedì 27 marzo 2017

La Cenerentola della Cultura...

“Per un punto Martin perse la cappa...” e così anche la rassegna “CormonsLibri”, una delle ammirevoli manifestazioni della nostra provincia, resta beffata e per un solo punto viene esclusa dalla lista degli eventi finanziati dalla Regione FVG nel 2017.
Non è stata solo CormonsLibri, nella Provincia di Gorizia, beffata “per un solo punto” ed esclusa dai finanziamenti del 2017, ma nella lista dei primi “non eletti” dei vari bandi culturali (annuali o triennali) ci sono anche altre realtà culturali isontine.
Sono convinto che le realtà culturali goriziane o isontine siano state negli ultimi anni sempre penalizzate da governi regionali differenti per orientamento politico, nonostante che proprio la nostra Provincia (insieme a Pordenone) abbia presentato il maggior numero di domande. Forse per “il punto di vista” regionale non vengono prese in considerazione “tendenzialmente per finanziamenti medio – piccoli”. Forse, per Trieste o Roma, sono davvero contributi medio – piccoli ma per la realtà goriziana (provincia di 140 mila abitanti e con un capoluogo di circa 35 mila) hanno una valenza culturale e sociale non indifferente e quindi vanno  salvaguardate ed ulteriormente valorizzate. Oltre a quella di CormonsLibri (elenco a memoria), non vanno disperse le esperienze librarie di E’Storia, quelle teatrali del Terzo teatro o Komigo, quelle musicali Across the border o le tradizioni corali di Capriva (InCanto) e di Doberdò (Hrast)... e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Non va dimenticato inoltre che la cultura è nel Goriziano, in questo momento di crisi, un importante volano sociale di aggregazione della gente e che “la cultura e lo sport” sono le due voci che fanno schizzare proprio Gorizia nella top ten della classifica nazionale della qualità della vita redatta dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”. E non si dica che questo non è merito anche del numero qualificato (e multinazionale) di associazioni culturali italiane, slovene e friulane, che svolgono un ruolo non indifferente nella nostra realtà cittadina.
Pertanto, “insieme” (anche dal punto di vista politico) salvaguardiamo il nostro patrimonio culturale isontino,  incentivando nuove idee e risorse, ma  salvaguardando l’operato tradizionalmente radicato nelle varie realtà del nostro territorio. Perché Gorizia non venga sempre considerata "la Cenerentola della Regione". 
Igor Komel, Presidente Kulturni dom Gorizia

sabato 25 marzo 2017

I primi sessant'anni dell'Europa

Si sono celebrati oggi, a Roma, i sessant'anni dalla firma dei Trattati istitutivi dell'Unione Europea.
Dai sei Stati iniziali si è passati agli attuali ventisette ma a questo allargamento nei confini non ha fatto seguito un altrettanto consistente aumento del consenso delle popolazioni interessate. Anzi.
Da qualche anno, ed in più Paesi, si assiste ad un progressivo allontanamento dei cittadini dalla Istituzioni europee mentre quello spirito di comune appartenenza, che avrebbe dovuto crescere nel tempo, si è addirittura affievolito.
I nobili ideali che avevano ispirato i padri fondatori sono rimasti sulla carta e non sono divenuti patrimonio condiviso.
Indubbiamente tutti apprezzano il fatto che vi sia stato un lungo periodo di pace e che si possa transitare liberamente da uno Stato all'altro ma manca ancora nei singoli la coscienza di una cittadinanza comune e di un comune sentire. Troppe sono ancora le distanze e le divisioni che allontanano anziché avvicinare.
Le decisioni che vengono prese  a livello comunitario sono molto spesso vissute dai singoli Paesi come imposizioni e non come frutto di scelte condivise. Si ha spesso la sensazione che siano gli Stati più forti, uno in particolare, a dettare l'agenda e certamente questo non aiuta l'integrazione.
Ad aggravare ulteriormente la situazione si è aggiunta una congiuntura sfavorevole a livello mondiale, che ha penalizzato maggiormente le economie più deboli e gli Stati con un più elevato debito pubblico.
Inoltre, le Istituzioni europee sono rimaste quasi del tutto inerti dinanzi a situazioni drammatiche quali l'immigrazione, lasciando singoli Paesi, in primis l'Italia, a gestirle in splendida solitudine.
C'è il problema della sicurezza, tanto più sentito dopo il ripetersi di atti di terrorismo, e manca completamente una politica estera comune. Schiacciata tra i vari colossi mondiali, la nostra vecchia Europa si avvia a contare sempre meno.
Tante sono, dunque, le sfide da affrontare e bisognerà farlo in fretta.
La prima è senz'altro quella del rapporto con i cittadini.
A tal fine è stato proposto di istituire un reddito di cittadinanza, gestito dagli organismi europei, a favore di chi è senza lavoro o, ancora, di distribuire dei buoni alimentari agli indigenti. Buoni alimentari che verrebbero pagati dalla Banca Centrale Europea con i proventi delle obbligazioni e dei titoli acquistati dagli Stati membri.
Si è anche pensato di dar vita ad un fondo comune pubblico, da redistribuire ai cittadini, finanziato dalle aziende che intendono servirsi di robot nella loro attività.
Può essere una strada.
Certamente, parafrasando qualcuno, possiamo dire che, se l'Europa è stata fatta, ora occorre fare gli Europei.
So.Sa.  

venerdì 24 marzo 2017

Earth Hour.



Si può anche fare il bis, dopo “M’illumino di meno” di febbraio, anche con  l’Earth Hour, manifestazione indetta per il 25 marzo: non costa nulla, ma “aiuta" a rallentare il processo del cambiamento climatico.

Un’ora senza luce, per sensibilizzare dei rischi che la salute possa avere a causa dal riscaldamento globale. Non solo nostra.

@NevioCostanzo

Variante 41


L’approvazione da parte del Consiglio Comunale del documento “ Direttive per la formazione di una variante al PRGC strutturale e ricognitiva”, presentato dall’assessore all’urbanistica, non è un fatto le cui conseguenze pratiche siano rimandate ad un imprecisato futuro.


Non avrebbe infatti senso che un’amministrazione uscente si impegni, dopo anni di inerzia nel settore della pianificazione territoriale, in una discussione che costituirà un vincolo per i nuovi eletti alla guida della città. Siamo sicuri che questo percorso, avviato a pochi mesi dalla scadenza del mandato, non sia altro che la costruzione di una precisa scenografia nel teatro della campagna elettorale del centro destra locale?”


Lo chiede Andrea Picco, candidato sindaco del Forum Gorizia.
“ Visto che le nuove direttive, trasversalmente approvate dal consiglio comunale, anticipano la variante esecutiva vera e propria, riteniamo ragionevole la probabilità che a tempo record il parlamento cittadino si ritrovi all’ordine del giorno proprio la seconda fase del progetto di svendita del territorio di Gorizia: e cioè una delibera per l’approvare la variante 41.
Prosegue Andrea Picco: “E’ quindi opportuno cominciare subito a ragionare e mettere le mani avanti su quali saranno i contenuti concreti della variante, ad esempio le zonizzazioni, il cambio di destinazione d’uso e via dicendo.

Ad esempio, verificare come si concretizzi la descrizione dell’area delle Casermette  “caratterizzata da una produzione agricola e dalla presenza di prati stabili, è collocata a Nord del sistema urbano e attualmente rappresenta un immenso patrimonio naturale per le due Gorizie.”

Per questo immenso patrimonio naturale  le direttive prevedono nuove aree sportive, grandi eventi, attività di commercio ed agricoltura, con lo scopo di potenziare l’area come nodo significativo per la città e come luogo di incontro tra la zona residenziale e quella produttiva. Insomma, di tutto un po’ e con un obiettivo che urbanisticamente parlando è una sconcertante invenzione, tanto più che Gorizia ha già all’interno della geografia urbana luoghi d’incontro e di cittadinanza sistematicamente sotto utilizzati, per i quali è urgente favorire la ricostruzione di significato e di ruolo sociale ed 


economico.”
Conclude Picco: “ Abbiamo già avuto modo di sottolineare pubblicamente la preoccupazione per la cosiddetta variante 41, strumento per vanificare qualsiasi coerenza con gli obiettivi della rinascita urbanistica della città, del contrasto alla cementificazione, del rispetto dell’obiettivo consumo di suolo zero. Vigileremo con attenzione sulle mosse successive dell’amministrazione comunale uscente e interverremo in tutti i modi possibili per contrastare proposte e iniziative che assolutamente contraddittorie rispetto uno sviluppo della città, sostenibile per i cittadini che ci lavorano e ci vivono, per le loro famiglie e per l’ambiente.”

mercoledì 22 marzo 2017

"Si scrive acqua si legge democrazia": GO POSSIBILE celebra il 22 marzo Giornata Mondiale dell'Acqua

“Questo è il tempo dell'acqua e della responsabilità politica, perchè l'acqua è diritto umano, è sete e fame, è ambiente , è lavoro e disoccupazione, è esclusione, povertà, è guerra o pace”. Riprendendo questa affermazione di Claudio Jampaglia e Emilio Molinari (“Salvare l'acqua” edizioni Serie Bianca Feltrinelli), il Comitato locale di Possibile celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere azioni concrete per la tutela delle risorse idriche, con alcune considerazioni di carattere locale, considerato che il diritto di accesso all'acqua e la gestione dei servizi idrici sono questioni  più che mai attuali e aperte anche nella Regione Friuli Venezia Giulia.
La scelta di spostare i processi decisionali riguardanti alcuni settori strategici dalle comunità locali all'ente Regione è stata attuata dall'attuale Governo regionale non solo con la riforma delle autonomie locali (istituzione delle U.T.I.) ma anche con la legge regionale 15 aprile 2016, n. 5, con la quale ha accentrato la governance dei servizi idrici. Questa riforma, di fatto eliminando le autonome consulte d'ambito territoriali,  ha  istituito l'A.U.S.I.R., Agenzia regionale denominata "Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti”. La nuova Agenzia è competente a deliberare un Piano d'Ambito unico per tutta la Regione ed ha il potere di deliberare la forma di gestione dei servizi idrici fra quelle previste dall'ordinamento europeo. In questo quadro la scelta del modello di gestione è rimessa alla discrezionalità di questa nuova "super agenzia regionale" sulla base delle proprie valutazioni in ordine all'idoneità tecnica, economica e dimensionale del gestore affidatario. Se dunque l'acqua è democrazia, come crediamo, questa legge regionale non appare proprio un modello ispirato alla partecipazione e alla condivisione dei cittadini, piuttosto ci sembra ben studiata per aprire la via alla gestione monopolistica  di qualche grande società multiservizi con buona pace della volontà del popolo italano espressa con il referendum del 2011.
L'acqua "è democrazia" è un concetto di cui ci si accorge quando l'accesso ad essa è difficile, troppo oneroso se non addirittura impossibile. Uno dei problemi che rendono eccessivamente complicata ed onerosa la fruizione dell'acqua è quello dell'inquinamento dei corpi idrici. Proprio a questo tema le Nazioni Unite dedicano la ricorrenza di quest'anno, proponendo una riflessione sul problema del waste water, ovvero dei reflui che vengono scaricati nei corsi d’acqua dagli impianti di depurazione civili e industriali. È solo il caso di ricordare che l'Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea perchè colpevole di non aver provveduto per molti “agglomerati” (concentrazioni abitative), alcuni anche della Regione Friuli Venezia Giulia, ad effettuare un trattamento conforme delle acque confluite nelle reti fognarie alle prescrizioni e ai tempi stabiliti dalla direttiva 91/271/CE. 
Un ultimo pensiero non possiamo non rivolgerlo, in questa giornata,  al fiume Isonzo, fonte primaria, con la sua generosa ma non illimitata falda, dell'approvvigionamento idrico del nostro territorio  e di quello di Trieste, oltre che inestimabile patrimonio naturale e paesaggistico.  In particolare, riferendoci all'Isonzo, ricordiamo  che molte sono ancora le questioni aperte  sulle quali si aspettano segnali importanti da parte del Governo centrale e di quello regionale. Tra queste l'auspicata e prevista gestione transfrontaliera del fiume, la regolazione  dei limiti dell'utilizzo dell'acqua per scopi idroelettrici o di prelievo dell'acqua per scopi irrigui  (che mettono a repentaglio la sopravvivenza delle particolari specie di pesci che popolano questo corso d'acqua),  l'opportunità di continuare a rendere fruibili le sponde del fiume al transito di veicoli a motore, la sorveglianza contro il fenomeno delle discariche abusive, il monitoraggio dello stato dimensionale e di purezza della falda dell'Isonzo. Che fine ha fatto il Piano regionale di tutela delle acque (PRTA)?
“Si scrive acqua, si legge democrazia”, perchè la nostra convinzione è che la gestione dell'acqua debba rimanere pubblica, al di fuori dalle regole e delle logiche di profitto del mercato e della concorrenza, con l'auspicio e l’impegno affinchè, anche nel nostro Paese come ha fatto recentemente la Slovenia,  l'accesso a questa risorsa sia espressamente inserito nella  Costituzione e riconosciuto come un diritto umano e, quindi,  garantito a tutti.
Stefano Cosolo per GO POSSIBILE (Comitato locale di Possibile)

martedì 21 marzo 2017

Giornata mondiale della poesia

“Dona a chi ami ali per volare”.
E’ forse questo il significato più profondo al quale l’istituzione della giornata mondiale della poesia vuole richiamarci.
Ci sono molti modi per affrontare la vita.
Si può scegliere di strisciare, di camminare o, appunto, di volare.
Volare non per fuggire dalla realtà ma, al contrario, per coglierne, da una prospettiva diversa, il significato più pieno e vivere di conseguenza.
Volare per lasciarci continuamente emozionare senza aver paura dei nostri sentimenti.
Volare per guardare il cielo e sentirne l’armonia.
L’arte ci aiuta proprio in questo, ci indica la strada e ci guida nel cammino.
E’ come se l’artista ci caricasse sulle sue spalle per ampliare i confini del nostro orizzonte e farci scorgere mondi lontani.
Sarebbe bello se anche gli uomini politici ci caricassero sulle loro spalle e ci donassero “ali per volare” ma…non si può donare ciò che non si ha e sicuramente non ci amano abbastanza.     
So.Sa.

Siamo tutti più poveri, con la Gorizia abbandonata

Su Il Piccolo dell'altro giorno, è uscita una bella inchiesta sulle case a Gorizia. E' stata messo in evidenza l'esistenza di 4.000 abitazioni vuote. Sono stati sentiti i pareri di un'agenzia immobiliare, dell'associazione piccoli proprietari e di Legambiente. Una prima osservazione: come mai la questione viene sollevata con i numeri forniti da un'agenzia immobiliare e non dal Comune?
Ecco alcune altre considerazioni. Molte case chiuse sono nuove, costruite forse immaginando un'invasione di nuovi e ricchi abitanti; altre sono rimaste vuote perché gli abitanti a Gorizia sono diminuiti da 44 a 35 mila; altre ancora sono state costruite e poi acquistate da privati perché una volta qualcuno di soldi ne aveva e con il mattone si facevano affari. Purtroppo oggi i soldi non ci sono e affittando gli appartamenti di affari non se ne fanno più. “A Gorizia c'è poco mercato” l'incontrovertibile sentenza di uno degli intervistati.
Ma siamo sicuri che gli alloggi chiusi siano solo 4.000 e non molti, ma molti di più? Forse 4.000 sono solamente gli appartamenti che potrebbero essere affittati o venduti subito. Se così fosse per avere un'idea completa di quale sia la situazione, bisognerebbe allargare il punto di vista a tutto il costruito in città e mettere in conto anche tutti gli altri immobili abbandonati. Ad esempio, di fronte al Kulturni ci sono due edifici chiusi da tempo: uno con l'insegna “alimentari” e il cartello “in vendita”, l'altro che ospitava una storica osteria. Sono attualmente inabitabili e quindi sicuramente non sono stati conteggiati nei 4.000 chiusi. Ad occhio e croce, questi due edifici messi a posto potrebbero ospitare anche più di una decina di appartamenti. Allora, quanti altri appartamenti si potrebbero ricavare da tutte le case chiuse e abbandonate sparse in città?
In un terzo gruppo potrebbero essere individuati gli ex complessi produttivi o commerciali da convertire in residenziali, le aree residenziali da trasformare aumentando le cubature, le aree verdi per le quali è già prevista l'urbanizzazione. E le caserme? In piazza Battisti, in via Duca d'Aosta e in via Trieste sono chiuse o in via di dismissione. E casa Bombi così malandata che sembra chiusa dai tempi di Michelstaedter? E quel bel palazzo che ospitava gli uffici regionali di Corso Italia che non trova nessuno che se lo vuol prendere? E tutti gli altri edifici pubblici? Ecco un parziale piccolo elenco: il vecchio Ospedale, il Pneumologico, metà degli edifici del parco Basaglia, la Banca d'Italia, l'ex Provveditorato agli Studi, la scuola Pitteri, l'ex deposito tram vicino alla stazione, tutti gli edifici della fondazione Coronini, i Bagni Pubblici, l'ex manifattura tabacchi, l'ex sede del centro sociale al Ponte del Torrione, l'ex valico di San Pietro...ok basta così, l'inventario sarebbe troppo lungo.
Prima di chiudere questo post proviamo a fare due conti.
Nei 4.000 appartamenti segnalati dal Il Piccolo ci mettiamo dentro 3 abitanti di media per appartamento: fanno in tutto 12.000 abitanti.
Nel secondo gruppo individuato possiamo stimare che negli edifici abbandonati, una volta ristrutturati, si potrebbero ricavare 4.000 alloggi e ospitare altri 12.000 abitanti.
Nel terzo gruppo, aree pronte a ricevere insediamenti, caserme e palazzi pubblici altri 12.000 abitanti ci stanno comodi comodi.
E dato che è la somma che fa il totale: 12.000 x 3 fanno 36.000, la popolazione attuale di Gorizia.
Esiste quindi una seconda Gorizia abbandonata, grande quanto la Gorizia abitata, che si è formata nel corso degli anni e quasi quasi non ce ne siamo accorti. Ma sopratutto non se ne sono accorti quelli che dovevano occuparsene. Avete mai sentito il Sindaco parlare di queste cose? Non c'è nemmeno la consapevolezza dell'esistenza del problema. C'è una Gorizia abbandonata, che sopravvive accanto a noi, all'insaputa dei nostri amministratori.
Questa politica urbanistica, ci ha fatto tutti più poveri.
Per almeno due ragioni, ecco la prima. Il Comune ha lasciato che si costruisse una città troppo grande e più la città si espande più ci indebitiamo. Se Gorizia è grande il doppio, costeranno il doppio l'illuminazione, i trasporti pubblici, l'asfalto per strade e marciapiedi, la rete dei servizi pubblici, ecc. Tutte cose che pagheremo noi, perché dovremo mantenere assieme alla città dove viviamo anche la Gorizia abbandonata.
La seconda. Siamo più poveri perché a Gorizia il Comune ha lasciato che si costruissero troppi appartamenti nuovi, svalutando così l'unica ricchezza economica che molti goriziani possiedono: la casa di proprietà. Negli ultimi dieci anni il valore dei nostri appartamenti si è ridotto quasi alla metà, impoverendo la grande maggioranza delle famiglie goriziane.
ps

domenica 19 marzo 2017

Minzolini & Co.

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge ma…alcuni sono più “uguali” di altri.
Si potrebbe sintetizzare così il salvataggio di Minzolini votato dal Senato.
La legge Severino prevede come causa di incandidabilità una condanna per delitto non colposo superiore a due anni di reclusione ma l’art. 66 della Costituzione, cui la norma fa richiamo, ne subordina l’applicazione al giudizio delle Camere.
Questa norma era nata sull’onda dell’indignazione che suscitava nell’opinione pubblica il fatto che onorevoli condannati in sede penale continuassero a svolgere le loro funzioni.
In un Paese civile non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di una norma di questo genere in quanto un politico che fosse stato condannato in via definitiva avrebbe sentito come dovere morale quello di dimettersi.
Ciò che il Parlamento è chiamato a valutare è il cd “fumus persecutionis”, cioè se vi sia stato o meno un intento persecutorio nei confronti del condannato.
Così facendo, però, introduciamo il sospetto che la Magistratura non sia né imparziale né indipendente.
E poi ci meravigliamo se i cittadini non hanno fiducia nelle Istituzioni! Ma se sono le Istituzioni stesse a non aver fiducia le une nelle altre!
Viene il sospetto che, cacciata dalla porta, una sorta di immunità parlamentare sia rientrata dalla finestra.
In qualsiasi impiego pubblico, infatti, è necessario produrre il certificato del casellario giudiziario per poter essere assunti.
Possiamo, a questo punto, richiamare quanto detto all’inizio: i cittadini sono davvero uguali davanti alla legge?
So.Sa.

venerdì 17 marzo 2017

Piste ciclabili 1.0, anzi, 0.0…

Dalla stampa locale si apprende che il nuovo piano del traffico verrà condiviso con Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, comprendendo che, finalmente, è logico coinvolgere anche le Amministrazioni contermini. Tra l’altro, perché non considerare anche il Comune di Mossa?
Nel Piano del Traffico deve essere valutata la mobilità ciclabile, ma qual’è la situazione attuale?
Sono passato tanti anni da quando, a Gorizia apparve la prima pista ciclabile (giunta Valenti), che collega via Grado a viale XX settembre. Qualcosa in più lo fece la giunta Brancati, dipingendo un percorso ciclabile da via Kugy a via Blaserna ed un altro verso Lucinico dalla rotonda divisione Gorizia a via Udine, passando per via brigata Re.
Negli ultimi anni sono state realizzate altre ciclabili (uso il termine ciclabile in modo estensivo, in quando la corretta definizione delle stesse è: promiscua, in sede propria, percorso ciclabile); alcune sono durate una stagione (un breve tratto lungo il viale XX Settembre), altre qualcosa di più e poi dismesse (tutta quella lungo i marciapiedi di viale XX Settembre e di via V. Veneto dai Cappuccini a San Rocco). Eppure, di queste, esiste ancora la segnaletica verticale di attraversamento… Altre, non hanno avuto alcuna manutenzione (segnaletica orizzontale) e lasciate alla dismissione “naturale”, ovvero non sono visibili come dovrebbero essere. Questa “invisibilità” si è trasmessa anche le recenti ciclabili di corso Verdi, con pittogrammi sbiaditi e senza linea di divisione tra pedone e ciclista. Tra l’altro, come tutte le ciclabili goriziane, non sono stati realizzati gli attraversamenti (ciclabili) perpendicolari. In altre parole, al ciclista non è “consentito” di tornare… indietro! (L'auspicio è che tale dimenticanza venga corretta e che i lavori di rifacimento dei marciapiedi del tratto di corso Italia tenga conto di ciò.)
Clamoroso il non attuato collegamento da Sant’Andrea da via Tabaj all’aeroporto Duca d’Aosta.
Questi esempi dimostrano come c’è ancora poca attenzione per chi usa la bici e  che non c'è alcuna incentivazione ad usarla.
E’ anche noto che c’è, purtroppo, molta avversione per chi va in bici, in quanto se un ciclista non si attiene al C.d.S., tutti gli altri sono pari a lui. Ma gli altri utenti della strada, sono migliori? Pedoni che attraversano con il semaforo rosso, automobilisti che parcheggiano negli stalli dei bus o sugli attraversamenti pedonali, motociclisti che superano in linea continua… Non è il mezzo che fa l’infrazione, ma chi lo guida. E’ anche vero che le ciclabili goriziane non sono adeguate, senza manutenzione, progettate male, salvo poi, pagare pegno quando noi goriziani andiamo all’estero e, camminando su un marciapiede affiancato da una ciclabile, sobbalziamo per lo scampanellio che proviene alle spalle! Ci manca l'apprendimento?
E’ necessario un cambio di passo da parte dell'Amministrazione comunale, in questo caso, di pedale. Il “velocipede” non è solo un mezzo di svago, ma anche di trasporto. Incentivando l’uso della bici viene ridotta l’esigenza di creare nuovi parcheggi, in quanto verrebbe meno l’uso dell’auto e, di conseguenza, i parcheggi esistenti risulterebbero sufficienti. Incentivando l’uso della bicicletta, si è più portati a fare acquisti in centro, con maggiore frequenza, favorendo così anche il commercio locale. Ovviamente ne beneficerebbe la salute ed i portafoglio.
A Copenaghen circolano più biciclette che automezzi privati e che i giorni di pioggia sono pari a 150 giorni/anno... (Nella fascia che comprende Gorizia, intorno ai 100...)
Cosa fare per rendere più facile, sicuro e attraente l'uso della bici. Realizzare, una rete di ciclabili interconnesse, ben riconoscibili con adeguata segnaletica orizzontale e verticale, pensata anche per il turista (indicazioni come: centro, stazione, ristorante, informazioni, acqua, meccanico, ecc.); che siano ben distinte e separate dal marciapiede; porta biciclette adeguati, eliminando quelli a forma di molla, che storcono le ruote, sostituendoli con quelli ad archetto; invitare i ciclisti ad usare le ciclabili; permettere il controsenso ciclabile, dove possibile; portare in tutto il centro cittadino e nelle zone residenziali la velocità massima a 30 Km/h. 
E’ importante valutare il cicloturismo per favorire il transito e la sosta di chi viaggia usando la bici. Pochi lo sanno, ma Gorizia - sulla carta - è origine di due ciclabili di interesse regionale la FVG3 e FVG5. La prima prende direzione ovest, verso Cormòns e Cividale, mentre la seconda, è anche di interesse internazionale, in quanto costeggia il corso del fiume Isonzo. Attualmente, non c'è alcuna notizia di come collegare le progettate ciclabili extraurbane, anche se ancora sulla carta...
Un cicloturista spende sul territorio in media € 60,00 al giorno. Non perdiamo questa occasione se la vocazione di Gorizia è anche turistica, di un turismo sostenibile.
@NevioCostanzo

giovedì 16 marzo 2017

La riforma del processo penale

E’ stata approvata ieri dal Senato, con voto di fiducia, la riforma del processo penale.
Varie sono le modifiche introdotte. Tra le più significative vi sono sicuramente quella riguardante il nuovo regime della prescrizione e quella relativa ai termini per chiedere il decreto che dispone il giudizio oppure l’archiviazione.
Come, forse, qualcuno ricorderà, il regime della prescrizione era stato modificato una decina d’anni fa con la cd legge ex Cirielli, che ne aveva ridotto la durata in modo consistente.
Successivamente, varie erano state le proposte di riforma avanzate e molto lungo il dibattito in Parlamento.
Il testo sul quale si è raggiunto ora l’accordo prevede una sospensione dei termini pari, al massimo, ad un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado e di un ulteriore anno e mezzo tra quella di secondo grado ed il giudizio in Cassazione.  
Bene, direte voi. Si allunga il termine, complessivamente, di tre anni.
Male, dico io. Secondo quanto riportano le statistiche del Ministero il 70% dei procedimenti si prescrive già prima che si concludano le indagini preliminari. (Di recente ci siamo occupati di un caso a noi vicino, nel quale la prescrizione è intervenuta tra il rinvio a giudizio e la prima udienza dibattimentale, quindi ben lontano dalla sentenza di primo grado).
Quindi: questa norma è assolutamente inutile! 
Relativamente alla seconda modifica, viene stabilito che, scaduto il termine previsto per la durata massima delle indagini preliminari, il pubblico ministero abbia tre mesi di tempo, prorogabili di altri tre per indagini di particolare complessità, per decidere se chiedere l’archiviazione oppure il decreto che dispone il giudizio.
Decorso inutilmente questo lasso di tempo, l’indagine sarà obbligatoriamente avocata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello.
Per farvi comprendere di cosa stiamo parlando, vi faccio solo un piccolo esempio: presso la Procura della Repubblica di Roma sono in servizio cento procuratori. Presso la Procura Generale ne sono presenti venticinque. Vi rendete conto di che razza di imbuto è stato creato?
Altro che prescrizione…!!!  
Naturalmente non poteva mancare una pesante limitazione sulle intercettazioni e sulla possibilità di pubblicarle.
Le intercettazioni  saranno possibili solo in caso vi sia certezza “che si stia svolgendo l’attività criminosa”.
Come si possa fare per saperlo prima dell’intercettazione nessuno lo dice.
So.Sa.

lunedì 13 marzo 2017

Per una volta, parliamo di noi...

Sono passati dieci anni da quando il Forum per Gorizia, fondato un po' di tempo prima per sostenere in modo critico e responsabile la ricerca culturale ai tempi dell'amministrazione comunale Brancati, ha deciso di entrare nell'agone amministrativo. Da allora ogni settimana, inverno ed estate, le persone che si sono riconosciute in tale progetto si sono incontrate per riflettere sulla vita del territorio goriziano e per proporre centinaia di apprezzate iniziative politiche e culturali. In oltre 500 incontri ordinari e circa 250 aperti al pubblico si è parlato di tutto, dalla cooperazione transfrontaliera ai problemi del lavoro, dalla trasparenza amministrativa alla partecipazione popolare, dall'ambiente alle piste ciclabili, dai lavori pubblici alle questioni sanitarie, dall'accoglienza degli immigrati al laboratorio di pace e civile convivenza tra i popoli... Soprattutto si è parlato di Cultura, proponendo il Museo del Novecento e sostenendo la valenza sociale, ma anche economica e turistica, della storia recente del territorio. Il blog è stato puntuale testimonianza di questo lungo impegno di presenza, con circa 3000 post e 200.000 "visite". Si ribadisce tutto ciò per affermare che il Forum per Gorizia è stato in questi anni se non il più importante, certamente uno dei più significativi laboratori politici e culturali cittadini. Ed è a partire da tale ricca esperienza di confronto e di studio che dal movimento culturale è nata la proposta di un nuovo impegno amministrativo, con la candidatura di Andrea Picco sotto il tradizionale simbolo del ponte ferroviario sull'Isonzo. E' un candidato giovane e con le idee chiare, come dimostrato dai già numerosi interventi pubblicati su Facebook e sui quotidiani locali: non certo solo ascensori al castello, centrale a biomasse o inquinamento ambientale (il che, nel nulla attuale, sarebbe già molto!), ma anche trasparenza amministrativa, questioni relative alla riforma dello statuto comunale, problematiche imprenditoriali, relazioni con la vicina Slovenia, prospettive della Cultura goriziana e molto altro.
C'è un limite a tutto e una storia di servizio alla città così ricca di contenuti e di relazioni non può essere messa in discussione - in modo preconcetto critico distruttivo - da nessuno.
Andrea Bellavite

domenica 12 marzo 2017

Ma l'Italia è un Paese normale?

Matteo Renzi sta per essere rieletto segretario del Partito Democratico, primo passo per potersi ricandidare alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri alle prossime elezioni politiche.
A questo punto penso che una riflessione sia d’obbligo.
Matteo Renzi diviene Presidente del Consiglio scalzando Enrico Letta con una manovra di palazzo da basso impero più che da repubblica democratica e dopo averlo rassicurato con la ormai impronunciabile frase: “Enrico, stai sereno”.
Dopo una serie di proclami ( e di slides), uno più sbalorditivo dell’altro, vediamo cosa è stato fatto e con quali risultati.
1. Riforma costituzionale: bocciata dal referendum confermativo con un sonoro 60% a 40%;
2. Riforma della legge elettorale: dichiarata dalla Corte Costituzionale non conforme alla Costituzione;
3. Riforma della Pubblica Amministrazione: dichiarata per alcuni aspetti incostituzionale;
4. Riforma del diritto del lavoro : sottoposta a referendum abrogativo su alcuni articoli;
5. Riforma del diritto tributario: non pervenuta;
6. Bonus di 80 euro ad alcune fasce di reddito per rilanciare i consumi: i consumi sono rimasti invariati.
A questo panorama già così ampiamente sconfortante, si deve aggiungere che tutti i dati economici del Paese sono negativi, nonostante la congiuntura internazionale favorevole sotto molteplici aspetti.
Come Segretario del PD è riuscito brillantemente a sfasciare il partito, dando luogo, oltretutto, ad una farsa davvero penosa.
Come ciliegina sulla torta, ricordo soltanto che il padre e uno dei suoi più stretti collaboratori,  nonché amico personale, sono indagati per una delle più brutte vicende cui si sia assistito negli ultimi anni.
Considerato tutto ciò, vi sembra normale che una persona con questo curriculum si candidi alla guida del Paese?
So.Sa.

P.S. Nella mozione del nostro candidato, in discussione in questi giorni al Lingotto di Torino, compare la proposta di rendere segreto l’avviso di garanzia.
Come al solito, il vero problema non sono le notizie ma la fuga di notizie.

giovedì 9 marzo 2017

Dopo l'8 marzo, giornata internazionale della donna

Un attento commentatore ha giustamente criticato l'assenza di un post riguardante la Giornata dell'8 marzo. In realtà SoSa aveva inviato un contributo specifico che per motivi di tempo non si è riusciti a pubblicare.  Chiedo scusa alle lettrici e ai lettori e inserisco oggi (modificando i tempi dal presente al passato prossimo) l'ottima riflessione della nostra collaboratrice che ringrazio di cuore.
Andrea Bellavite

La giornata internazionale della donna ha assunto quest'anno molteplici significati.
Da un lato è stato un modo per ricordare le conquiste ottenute nel corso degli anni e le donne che ne sono state protagoniste. Dall’altro è servita - almeno così speriamo - da stimolo per il futuro perché, se la parità, dal punto di vista giuridico, può dirsi raggiunta, molta strada c’è ancora da fare nel comune modo di pensare e di sentire.
Non possiamo dimenticare, infatti, che negli ultimi anni c’è stato un preoccupante aumento dei casi di violenza contro le donne, violenza che si è spinta, molto spesso, fino all’omicidio. E non possiamo nemmeno dimenticare come le donne continuino ad essere pesantemente discriminate sui luoghi di lavoro dove, a parità di mansioni e di orario, le retribuzioni godute sono mediamente inferiori del 20% ed il ricorso a contratti atipici e precari molto più frequente.
Per quanto riguarda l’ordinamento giuridico del nostro Paese, mi sembra importante soffermare l’attenzione su cinque date storiche:
Fino al 1963 veniva riconosciuto al marito lo “ius corrigendi” nei confronti della moglie in virtù del quale era consentito al marito, a suo insindacabile diritto, di picchiare la moglie;
  1. fino al 1968 l’adulterio della moglie era considerato reato (pena prevista fino a due anni) mentre        quello del marito veniva punito solo se dava luogo a pubblico scandalo. Il bene tutelato dalla norma non era la donna ma la morale;
  2. fino al 1975 esisteva la “potestà maritale” del marito sulla moglie;
  3. fino al 1981 era previsto il cd “delitto d’onore” in virtù del quale l’uomo che uccideva la moglie “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della famiglia” veniva condannato ad una pena variabile dai tre ai sette anni. Nella medesima situazione la donna veniva condannata all’ergastolo.
  4. fino al 1996 la violenza sessuale era considerata reato contro la morale e non contro la persona.
In una giornata come questa vorrei, però, che il nostro pensiero andasse anche a tutte quelle donne di cui nessuno parla ma che soffrono in silenzio e per le quali la vita è una sfida quotidiana.
Nel corso degli anni ne ho incontrate alcune. Donne grandi, alle quali la vita non ha regalato nulla ma ha tolto tanto.  
SoSa

mercoledì 8 marzo 2017

GECT/EZTS GO: in sette anni, tanto fumo e poco arrosto

Ben venga Gorizia/Gorica/Gurissa (e non "le Gorizie", come dice oggi Ziberna), capitale della cultura europea nei prossimi anni '20! La giustificazione della proposta è proprio nell'unicità di un territorio caratterizzato dalla diversità delle lingue e delle culture.
Importante è che l'entusiasmo degli amministratori e dei candidati sindaco non sia come quello dimostrato dagli stessi in relazione al famoso GECT, parola magica che ha avuto la capacità di seppellire le concrete relazioni di collaborazione tra i comuni contermini negli ultimi sette anni. In effetti, la Convenzione tra i tre Comuni fondatori è stata sottoscritta il lontanissimo 19 febbraio 2010 e il Gruppo "funziona" dall'inizio del 2012. All'inizio i programmi erano mirabolanti: la metropolitana leggera Gorizia - Vrtojba - Nova Gorica, i collegamenti ultraveloci intermodali, la ciclabile internazionale dell'Isonzo, la Sanità transfrontaliera con proposte innovative di prima classe, eccetera eccetera. I personaggi coinvolti erano assai promettenti, primo fra tutti Frattini, da non molto tempo dismesso dal ruolo di ministro degli esteri dell'ultimo governo Berlusconi, misteriosamente fuggito, ufficialmente per altri pressanti impegni, qualche mese dopo la nomina. Quattro o cinque anni fa - il tempo corre veloce - l'annuncio che "finalmente qualcosa si muove", con l'arrivo di 10 milioni di euro dall'Europa per progetti finalizzati alle infrastrutture, all'ambiente e soprattutto alla sanità. Gran dibattito in quei giorni, anche sul nostro blog: già stanziati, non stanziati, utilizzabili da subito, non  utilizzabili, promessi, non promessi, richiesti, non richiesti... Nessuno aveva capito bene, salvo prendere atto, setto anni dopo la Fondazione del Gect, che di concreto fino a questo punto è stato fatto ben poco. Non occorre essere scienziati per rendersene conto, basta entrare nel sito e consultarlo con attenzione per scoprire quello che era stato pronosticato nel 2010: tanto fumo e molto poco arrosto. E adesso? Adesso funzionerà il Gect, al quale quasi tutti i candidati sindaco fanno appello per la magica risoluzione delle problematiche transfrontaliere? Forse sì (e sinceramente lo si spera) o forse anche no, date le ancora "poche idee e ben confuse". Resta il fatto di sette anni trascorsi sostanzialmente invano, con il solito carrozzone (o carrozzina) talmente sconosciuto che neppure coloro che l'hanno voluto sanno esattamente come si chiama (GECT GO / EZTS GO).
kalempelos

lunedì 6 marzo 2017

Quando lo Stato getta la spugna

Il Governo italiano si accinge a varare l’ennesima rottamazione, quella delle liti tributarie.
Sarebbe questa soltanto l’ultima di una serie di rottamazioni già approvate, a cominciare da quella dei procedimenti per responsabilità amministrativa per continuare con quella delle cartelle esattoriali, tanto per citare le più recenti.
Risalendo a ritroso nel tempo se ne troverebbero molte altre, come i vari condoni edilizi e tributari nonché quelli per il rientro dei capitali dall’estero.
Lo scopo dichiarato è quello di rendere più veloci le procedure.
In cambio di uno sconto, molto consistente, su quanto dovuto si propone un rito accelerato che porti alla definizione immediata e senza ulteriori contenziosi della controversia.
Lo scopo recondito è quello di far cassa.
“Pochi, maledetti e subito”, si direbbe volgarmente.
Il primo aspetto negativo consiste, appunto, nella determinazione del dovuto.
Per invogliare le persone ad aderire, lo Stato rinuncia a parti davvero molto cospicue di quanto dovrebbe incassare.
Ma quello che è ancora più triste è che così facendo lo Stato dichiara la propria impotenza ad individuare e a sanzionare le violazioni commesse dai cittadini e a riscuotere i risarcimenti cui avrebbe diritto.
Si arrende al più forte che, in questo caso, è il più disonesto mentre il cittadino perbene ci rimette due volte. La prima perché paga per intero quanto da lui dovuto, la seconda perché sarà ancora lui a dover pagare anche la parte del cittadino disonesto.
Come diceva un mio amico, “l’Italia, purtroppo, non è più uno Stato di diritto ma lo Stato del … dritto!”.
SoSa

domenica 5 marzo 2017

La foiba c'è!

A parte qualche piccolo dettaglio si è scoperto che la fossa comune di 800 corpi esiste davvero e Urizio ha ragione. Solo che non è a Corno di Rosazzo, ma in Irlanda, solo che non sono stati i partigiani comunisti, le zecche rosse, a seppellire ma le suore che ospitavano madri non sposate, maltrattate e emarginate nel cattolico paese e per questo costrette ad abbandonare lì i bambini da dare in adozione. Le pessime condizioni in cui i piccoli venivano lasciati ne ha fatto morire a centinaia e le suore li hanno seppelliti in una fossa comune vicina al luogo che li ospitava. Non comunisti ma cattolici gli infoibatori, non uomini ma donne gli assassini, non la mentalità rivoluzionaria ma quella conservatrice, piena di tabù e ricca di esclusioni, quella che provoca la morte. Questa è davvero eterogenesi dei fini. Urizio dovrà rivedere i suoi criteri storiografici. 
adg



giovedì 2 marzo 2017

Diavoleide

Vorrei richiamare l’attenzione su due aspetti dell’inchiesta relativa agli appalti della Consip affidati all’imprenditore Alfredo Romeo, arrestato ieri con l’accusa di corruzione.
Come riportano ampiamente tutti gli organi d’ informazione, l’imprenditore Romeo riusciva ad aggiudicarsi gli appalti grazie alla complicità di un dirigente della Consip che gli forniva informazioni sui bandi di gara.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche Tiziano Renzi, padre del più famoso Matteo, e Luca Lotti, all’epoca dei fatti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e attuale Ministro dello Sport.
Tralascio l’ovvio collegamento tra Tiziano e Matteo per richiamare, invece, l’attenzione su un altro aspetto, meno evidente ma altrettanto allarmante: l’imprenditore Romeo risulta tra i finanziatori della fondazione Open, che fa capo a Matteo Renzi.
Interessante la composizione del consiglio direttivo di questa fondazione: Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca lotti.
Interessante anche l’incremento patrimoniale: dai 20.000 euro di patrimonio iniziale, nel 2012, si è passati ai 3.288.888,49 del giugno 2016.  
Scopo della fondazione è quello di promuovere, supportare ed elaborare ricerche, analisi, studi e proposte volte a rinnovare la società italiana.
Sarebbe utile conoscere quali ricerche siano state elaborate e quali risultati abbiano portato. E sarebbe anche utile conoscere i nomi di tutti i finanziatori.
Sul sito si legge testualmente: ”Ritenendolo pienamente conforme agli scopi statutari, la Fondazione supporta le attività e le iniziative di Matteo Renzi, fornendo il suo contributo finanziario, organizzativo e di idee alle attività di rinnovamento della politica italiana, in particolare quelle articolate intorno alla figura di Renzi”.
Il secondo aspetto riguarda il coinvolgimento in questa bella vicenda del ministro Luca Lotti.
Luca Lotti è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio poiché avrebbe rivelato ai vertici della Consip l’esistenza di un’indagine a loro carico
La domanda sorge spontanea: che tipo di rapporti intercorrono tra i dirigenti della Consip e il ministro dello sport per far sì che quest’ultimo si senta in dovere di informarli di un’indagine a loro carico?
Se consideriamo che l’ente danneggiato da questa truffa è una società a totale partecipazione pubblica, cioè con capitale interamente costituito dai versamenti dei contribuenti, mi piacerebbe sapere come faccia il ministro Lotti a rimanere al suo posto.  
SoSa