giovedì 17 agosto 2017

Una politica fallimentare

In queste lunghe sere d'estate cercando di monitorare e assistere come si poteva i profughi presenti in città, fuori dalla prefettura e in via Bombi, la cosa che ha colpito di più è stata la totale assenza delle istituzioni. La città che si trova ad affrontare una situazione come quella che Ziberna descrive avrebbe avuto bisogno di una presenza istituzionale: Ziberna doveva esserci nei luoghi dove i richiedenti asilo sostavano, dormendo per terra, avrebbe dovuto vederne le condizioni, attivarsi con la prefettura e con la questura per garantire l'ordine pubblico in serate in cui qualcuno, che ha bevuto un bicchiere di troppo, poteva creare problemi. Invece assente lui, assente il prefetto, assente il vicesindaco, presenti solo alcuni poliziotti. E' questo un atteggiamento responsabile e serio dal punto di vista istituzionale? Se fosse stato presente avrebbe potuto constatare il fallimento della sua ordinanza che ha avuto il solo effetto di sparpagliare la gente in ogni anfratto della città. Avrebbe potuto constatare che la chiusura della Valletta (peraltro sottratta ai cittadini senza che ci sia un cartello o un'indicazione che spieghi quando ne potranno usufruire di nuovo), è stato un provvedimento che ha aggravato la situazione, che poteva essere affrontata con bagni chimici e non con “sanificazioni” di cui sarebbe interessante conoscere l'efficacia e i costi, avrebbe visto che tra i richiedenti ci sono persone che necessitano di intervento sanitario. Invece niente. Dopo Ferragosto ritorna in campo e afferma cose irrazionali. Che la colpa di questa situazione è dei volontari, invece di ringraziare perché senza di loro la situazione poteva degenerare davvero, invoca la percentuale del 2,5 per cento di profughi per abitante, dimenticandosi di dire che la percentuale vale per chi aderisce allo SPRAR, cosa che lui non ha fatto, che, infine, ha scritto ben due lettere a Minniti, quando invece poteva andare a Roma di persona, e che se le cose non cambiano, invita la popolazione ad azioni di tipo dimostrativo. Cioè? Cortei? Fiaccolate contro i migranti? Invece dunque di gestire la situazione acuisce il disagio. Insomma una linea politica fallimentare da tutti i punti di vista, un'incapacità non solo di gestire ma di esserci. Le forze politiche di opposizione hanno fatto le loro proposte. Le idee di Ziberna, concrete e pragmatiche, quali sono? adg  

mercoledì 16 agosto 2017

...un prezzo da pagare...

Secondo la relatrice dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, Agnes Callamard, il codice di condotta per le ONG, adottato dal Governo italiano con la collaborazione della Commissione dell’Unione Europea, ”suggerisce che l’Italia, la Commissione UE e i Paesi dell’UE considerano il rischio e la realtà delle morti in mare un prezzo da pagare per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia”.
Inoltre, il finanziamento di 46 milioni di euro dalla Commissione europea alla Libia per appoggiare la sua guardia costiera e le sue operazioni di ricerca e salvataggio possono esporre i migranti a “più violenze abominevoli”. “Alcuni vengono assassinati deliberatamente, altri muoiono in conseguenza di tortura, malnutrizione e negligenza medica”.
Sempre secondo l’Alto Commissariato dell’ONU, ci sono informazioni secondo le quali la guardia costiera libica avrebbe sparato contro imbarcazioni di migranti.
La relatrice dell’Alto Commissariato ha affermato che l’appoggio dell’Unione Europea alla guardia costiera libica “non si può fornire senza garanzie dimostrabili che i diritti dei migranti intercettati vengano rispettati e che i migranti stessi vengano protetti da violazioni e abusi da parte di agenti statali, milizie armate e trafficanti”.
Su tutte queste questioni la relatrice ha chiesto alla UE, all’Italia e alla Libia adeguati chiarimenti.
Dunque, le morti in mare sono nient’altro che… un prezzo da pagare!
Un prezzo da pagare per che cosa? Per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia! In altre parole, per impedire loro di arrivare nel nostro Paese e bussare alle nostre coscienze.
Le vite di tante persone per la tranquillità di altre.
Ancora una volta, è la legge del più forte a prevalere e al più debole non rimane che soccombere.
Secoli di presunta civiltà non riescono a produrre altro che questo, tra l’indignazione di pochi e la soddisfazione di molti. 
Invochiamo spesso, più o meno a sproposito, concetti universali come la sacralità della vita. Ma di quale vita? Possiamo, anche solo per un istante, consentire che un principio universale patisca eccezioni o sospensioni di validità in base alla provenienza geografica o al colore della pelle?
Ma, soprattutto, possiamo noi arrogarci il diritto di decidere della vita degli altri e concludere che, tutto sommato, è un prezzo accettabile in cambio della nostra tranquillità?
so.sa.   

martedì 15 agosto 2017

Molto fumo, poco arrosto...

Dopo la lettura dell'intervista a Debora Serracchiani pubblicata oggi sul Messaggero Veneto si prova un senso di smarrimento. Con simpatia nei confronti dell'interessata e con pieno rispetto della sua persona, le risposte sembrano infatti tutte una lunga premessa a un'argomentazione che alla fine non viene sviluppata. Mancando un'analisi dei cambiamenti socio-culturali degli ultimi quattro anni e mezzo, non si parla di problematiche complesse come quella legata alla crescita delle presenza di richiedenti asilo o di visioni internazionali condivise con la vicina Slovenia o con quei Paesi del Centro Europa che sembravano essere alla base del sogno irrealizzato di Riccardo Illy. Si sottolineano alcuni successi, molti dei quali frutto di un lavoro svolto anche dai predecessori, soprattutto in campo economico e in relazione alla (possibile) centralità strategica del porto di Trieste. E si esprime qualche leggera autocritica in relazione alla grande riforma delle autonomie locali che in realtà non è stata soltanto "troppo poco condivisa", ma ha anche creato delicati e irrisolti problemi organizzativi (non politici, ma appunto organizzativi) a tutti i Comuni che hanno accettato di entrare nelle Unioni Territoriali Intercomunali. La Regione Fvg è in grave difficoltà proprio perché mai forse come in questa legislatura si nota la distanza fra il Palazzo e le realtà territoriali, trattate a volte soltanto come laboratori sperimentali delle riforme, con scarso ascolto delle esigenze reali e quotidiane dei Comuni e delle stesse Uti. L'eliminazione delle Province prima dell'avvio condiviso delle nuove realtà ha in effetti creato dei vuoti di potere e ha moltiplicato invece che ridotto le difficoltà burocratiche. Anche sul suo personale futuro la Serracchiani è stata un po' fumosa: farò il bene del Fvg, ha detto. E chi stabilisce quale sia il bene della Regione? Forse la logica conseguenza di tale battuta è la ri-candidatura: solo in questo modo saranno i cittadini elettori e non la governatrice a stabilire, con il loro voto, quale possa essere il maggior bene per il Friuli Venezia Giulia. ab.

Buon Ferragosto



Feriae Augusti. Nel ricordare questa festa che gli antichi dedicavano alla conclusione della stagione dei raccolti e i cattolici dedicano all'Assunzione di Maria, si augura a ogni lettore un buon Ferragosto, nella speranza che l'ormai prossima ripresa delle attività sociali porti in tutti Sapienza e creatività nel rispondere ai tanti drammatici interrogativi che si agitano nel mondo, in Europa, in Italia e a Gorizia...

domenica 13 agosto 2017

Safog: Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale

Mentre in Italia si parla di ripresa economica e di uscita dal tunnel, a Gorizia l'imprenditore Swi srl, ex Safog, per intendersi, licenzia con una mail 33 lavoratori, privi di ogni ammortizzatore sociale e si sottrae ai tavoli di trattative proposti dalla regione.

Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale. Chiuso il Cotonificio che occupava 3500 persone, chiusa la Safog, chiusa da tempo anche la Vouk, Gorizia ha perso migliaia di posti di lavoro e industrie solide e di eccellenza. Industrie che hanno fatto la storia della città anche dal punto di vista civile e politico.

Ogni anno l'ANPI ricorda, con il sindacato e un folto gruppo di operai, quelle maestranze che negli ultimi giorni di aprile 1945 dai tetti delle stabilimento difesero le fabbriche dai possibili assalti dei 20.000 cetnici, truppe collaborazioniste dei tedeschi, che stavano allontanandosi disordinatamente alla città. La cosiddetta battaglia delle fabbriche costò la vita a cinque lavoratori di cui ogni anno ricordiamo il sacrificio con una corona di fiori all' ex Cotonificio ed un discorso alla Safog. Operai che difesero il loro posto di lavoro, operai che adesso lo perdono in un contesto di rassegnazione e di rinuncia da parte dell'intera città.

Già anni fa ci fu un'analoga crisi, ma allora politici, gente comune, amministratori andarono ai cancelli per portare aiuto e solidarietà. Perchè oggi questo non accade? Cosa si sta facendo per imporre alla fabbrica un atteggiamento diverso? Cosa ne sarà dei licenziati? Non possiamo lasciare che la fabbrica chiuda nella passività generale e che questi lavoratori non siano sostenuti dalla intera comunità. adg

sabato 12 agosto 2017

Condannato il Governo italiano per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti ai migranti

Un'altra importante sentenza si aggiunge a quelle emesse di recente dalla Corte di Cassazione.
Questa volta, a pronunciarsi è stato il Tribunale di Bari, che ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Interno al pagamento di trentamila euro al Comune di Bari per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti subiti dai migranti ospitati al Centro di identificazione e di espulsione.
La presenza del CIE a Bari reca un danno di immagine al Comune “in conseguenza dei trattamenti inumani e degradanti praticati in danno dei detenuti”, si legge nella sentenza, che continua: “Il CIE di Bari non risulta di certo idoneo all'assistenza dello straniero e alla piena tutela della sua dignità in quanto essere umano. Il risarcimento è ritenuto necessario per via dell'ingente danno arrecato alla comunità territoriale tutta, da sempre storicamente dimostratasi aperta all'ospitalità, per via delle scelte gestionali dell'Amministrazione statale. Quest'ultima è rimasta inerte dinanzi alle numerose segnalazioni circa le condizioni in cui versavano gli immigrati del CIE, nonché dinanzi a richieste di verifica delle condizioni igienico-sanitarie del Centro”.
Il principio enunciato è molto chiaro e, mutatis mutandis, potrebbe applicarsi anche a quanto sta avvenendo a Gorizia ma, soprattutto, è importante che si cominci a riconoscere tutela giuridica anche a questo tipo di violazioni.
Il Giudice non si è, invece, pronunciato sul risarcimento del danno “per la violazione dei diritti umani all'interno del CIE” perchè la richiesta avrebbe dovuto essere avanzata dalle vittime dei maltrattamenti.
so.sa.

giovedì 10 agosto 2017

F35, costi in orbita

Bruscolino più, bruscolino meno, il costo previsto dalla Corte dei Conti per il programma militare F35, in forte ritardo sulla tabella di marcia, si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Quanto? Dieci miliardi di euro, 10.000.000.000 di euro, ovvero ventimila miliardi (20.000.000.000.000) di vecchie lire. Il tutto per acquistare 90 aerei che negli Stati Uniti sono ormai considerati fuori mercato.
Ed è solo una minima parte della spesa che il nostro paese investe in armi, facendo poi le pulci sugli investimento dedicati all'accoglienza e più in generale al welfare.
ab

I richiedenti asilo e i prestigiatori

Cosa c’entrano i richiedenti asilo con i prestigiatori?
Per quanto possa sembrare strano c’entrano, eccome!
Nei giochi di prestigio, come sappiamo tutti, il trucco c’è ma non si vede.
Non si vede perché il prestigiatore richiama abilmente l’attenzione del pubblico su una cosa o su un gesto mentre lui agisce su qualcos’altro.
E’ esattamente quello che avviene in Italia con i richiedenti asilo.
Si richiama l’attenzione dei cittadini sugli immigrati per distrarli dai veri problemi del Paese o, peggio, si attribuisce ai migranti la responsabilità dei problemi del Paese.
Sono i migranti la causa del debito pubblico perché l’accoglienza ha un costo.
Sono i migranti la causa della disoccupazione perché sottraggono il lavoro agli italiani.
Sono i migranti la causa della mancanza di abitazioni perché le abitazioni vengono date a loro.
Sono i migranti la causa delle malattie perchè portano germi e virus sconosciuti.
Se non ci fossero i migranti sarebbe, invece, evidente a tutti che il debito pubblico, la disoccupazione, la mancanza di alloggi per i più poveri, le malattie derivano da scelte politiche scellerate, dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dagli sprechi di ogni tipo e ad ogni livello.
Quale fortuna per i nostri politici che ci siano i migranti!
Se non ci fossero…bisognerebbe inventarli…!  
so.sa.

sabato 5 agosto 2017

Perché... #goriziainnanzitutto


Nonostante il periodo e nonostante il caldo torrido più di 50 persone ieri sera hanno accolto l’invito del Forum a fare il punto sulla situazione, insostenibile per usare un eufemismo, dell’immigrazione a Gorizia: moltissimi volontari che da anni, quotidianamente, spendono il proprio tempo e le proprie energie sul campo, ma anche rappresentanti di forze politiche di sinistra e centro sinistra che intendono dare un taglio ad una gestione dell’emergenza (se così si può chiamare) migranti che si sta rivelando disumana e fallimentare da molti punti di vista.
Posto che, come era prevedibile, l’ordinanza anti bivacchi ha manifestato tutta la sua debolezza nei confronti di un problema che andrebbe gestito con buon senso e non a colpi di slogan, ora bisogna andare oltre e pensare a soluzioni condivise per dare delle risposte concrete e rispettose, in primis delle persone che si trovano momentaneamente a Gorizia (e che, piaccia o meno, continueranno ad arrivare), ma anche dei goriziani che hanno il diritto di vivere in una città pulita e civile.
Come? Innanzitutto aprendo una struttura in cui accoglierle visto che a Gorizia non sembra proprio mancare. In previsione della stagione fredda, si tratta di una richiesta urgente che dovrà essere portata avanti con determinazione e coesione.
Gli stessi volontari che in questo momento, oltre alla fatica dovuta al numero di migranti in crescita, al caldo e allo stress psicologico che lo stare a contatto con la sofferenza inevitabilmente porta con sé, riuscirebbero a organizzarsi meglio in una struttura deputata alla prima accoglienza.
Una caserma o una palestra sarebbero la soluzione ideale anche per la presenza di servizi igienici che in questo momento mancano (e mancano anche per tutti i goriziani che si trovano in un momento di difficoltà), costringendo le persone a sporcare del tutto involontariamente la città. E il decoro, tanto caro a questa giunta, dov’è?
Successivamente aderendo allo SPRAR e impegnandosi a costruire reali percorsi di integrazione (applicazione della legge Minniti sui lavori socialmente utili) e di informazione della cittadinanza (perché ciò che conosci non ti fa paura), magari proprio con quei soldi che il Comune riceve grazie alla presenza dei migranti sul territorio ma che poi decide di utilizzare a proprio piacimento per dei progetti di dubbia utilità (come ad esempio l’insegnamento di inglese e tedesco, lingue che buona parte dei migranti già conoscono).
A questa Amministrazione, in buona sostanza, si chiede di prendere atto che la campagna elettorale è finita, di cominciare a gestire una situazione e di farlo in maniera logica e soprattutto non demagogica: non esiste un “noi” e “loro” perché aiutare i migranti non è a scapito dei goriziani che si trovano in difficoltà. Di soluzioni definitive non ne esistono, evidentemente, perché il fenomeno è dominato da variabili e da dinamiche troppo complesse ma quello che è certo è che non si può più rimandare.
La comunità goriziana c’è, ora è il turno delle Istituzioni: Comune, Prefettura, vogliamo smetterla di rimpallare le responsabilità, cominciare ad essere all’altezza del ruolo istituzionale e ridare alla comunità goriziana una città bella, pulita e accogliente? Perché, ricordiamocelo, #goriziainnanzitutto.

ElSa

giovedì 3 agosto 2017

ESSEN UND TRINKEN VERBOTEN!

Anche questa notte Piazza Vittoria è stata un dormitorio all'aperto per una sessantina di persone. Sulle coperte e sui sacchi a pelo, chi cercava di dormire, chi di leggere qualcosa, chi di trovare conforto parlando con i propri vicini. Una decina di volontari si aggirava, prendendo atto delle necessità degli uni e degli altri. Un pakistano, con un evidente crocifisso al collo, spiegava a chi lo voleva ascoltare di essere venuto per fuggire dalla guerra e per ricostruirsi una vita in Europa. I bar erano pieni per il digestivo della notte e i cittadini transitavano veloci, gettando uno sguardo compassionevole su questa povera umanità dolente. Del resto, sembravano dire gli occhi di tutti, dove potrebbero andare per sfuggire alla trafila di divieti affissi sulle reti dei parchi cittadini? In effetti, quei volantini appesi ovunque, ricordano molto l'apartheid. Forse è arrivato il momento della disobbedienza civile, della trasformazione di tanti richiedenti asilo e di molti cittadini che si vergognano di tali prescrizioni in novelli Rosa Parks che contrastano pacificamente un potere ottuso e arrogante.

mercoledì 2 agosto 2017

Un po' di buon senso...

Rimanendo terra terra e cercando di ragionare senza pregiudizi, preso atto che il governo forse manderà via un certo numero di migranti, che tuttavia arrivano comunque ogni giorno. Preso atto che i comuni non accennano ad accogliere nell'immediato. Tenuto conto che il caldo è sempre più intenso e che la situazione si sta esasperando non sarebbe meglio far rientrare i migranti alla Valletta predisponendo i bagni chimici? Perchè l'alternativa è che l'intera città diventi una fogna a cielo aperto con evidenti problemi di ordine sanitario e costi di sanificazione che dovrebbero riguardare zone estesissime. Intanto si faccia questo, poi si affrontino tutti gli altri enormi problemi che ci sono. Le parole del vice prefetto mi sembrano le più ragionevoli pronunciate sinora. Non è meglio lì che davanti alla prefettura?
adg

Tra dispetti ai profughi e fiere della guerra...

Come prima, più di prima... Se Romoli si era limitato a proporre come unica soluzione quella "che se li prendano gli altri comuni", Ziberna in breve tempo ha raggiunto e superato il maestro. Non soltanto ripete a destra e a manca che Gorizia non può più ospitare nessuno, ma anche ritiene di "dissuadere" i richiedenti asilo con una serie di azioni repressive al confine tra l'inattuabile e il disumano. Il compito di un sindaco è quello di cercare - per quanto possibile - di risolvere i problemi delle persone che stanno nel proprio territorio; esplicitamente Ziberna si propone esattamente l'obiettivo opposto, quello di creare ulteriori problemi agli "ospiti" che non trovano neppure un posto all'aperto per poter dormire e ai residenti, gravati dall'innalzamento del livello della tensione sociale.
Nel contempo trova una soluzione al turismo goriziano nella Storia. Non ci sarebbe niente di male, anzi! La manifestazione annuale E'Storia ha dimostrato l'interesse della città per gli avvenimenti del passato e per una lettura scientifica degli eventi. Lo stesso Forum per Gorizia da sempre ha sottolineato quanto potrebbe giovare anche al turismo e all'imprenditoria locale una riflessione a tutto campo sul complesso Novecento goriziano. Ma ridurre l'inutile strage a una miniera di reperti da scambiarsi tra collezionisti o le guerre planetarie a un'occasione di circuito turistico degli orrori sembra come minimo riduttivo: dalla Sagra di Santa Gorizia di Vittorio Locchi alla Fiera della Grande Guerra di Rodolfo Ziberna. Mah...

martedì 1 agosto 2017

Come il diritto diventa Vita

Da un lato ci sono le norme, rigide, fredde, astratte, dall’altro ci sono i casi della vita, complessi, dolorosi, sempre diversi. In mezzo c’è il magistrato, cui spetta il compito di trasformare le norme in vita.   
Affinchè il risultato finale sia il più possibile equo è necessario che l’interpretazione e l’applicazione delle norme non sia puramente letterale ma sia ispirata da principi superiori, quali il diritto naturale e la Costituzione.
Perché questa premessa?
Perché, ancora una volta, il supremo organo dell’ordinamento giurisdizionale italiano, la Corte di Cassazione, interviene su una questione che vede soluzioni completamente diverse a seconda che, come dicevo sopra, ci si fermi alla lettera della norma o ci si lasci guidare, nella sua interpretazione, da principi di ordine superiore.
Il caso è quello di un migrante, espulso dall’Italia in quanto irregolare, con grave disabilità motoria.
Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia aveva stabilito che “la disabilità non rientra tra le condizioni che il legislatore ha posto a fondamento del divieto di espulsione”.
I giudici della Corte di Cassazione affermano, invece, che la norma deve essere letta “in una prospettiva costituzionalmente orientata, alla luce dei principi affermati in materia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Corte costituzionale”. Un’ interpretazione che tenga conto di questi principi non consente l’adozione di provvedimenti di espulsione che ledono quel “nucleo irriducibile” del diritto alla salute garantito dall’art.32 della Costituzione italiana e non adeguatamente tutelato nel Paese di provenienza del disabile.  
La Suprema Corte continua stabilendo che, nel decidere su ricorsi presentati da migranti irregolari e disabili, si dovrà valutare caso per caso, tenendo presenti le disposizioni “di carattere umanitario in materia di categorie cosiddette vulnerabili”, la cui elencazione, contenuta nella Legge Bossi-Fini, è da considerare non esaustiva.  
Per fortuna, c’è ancora “un giudice a Berlino” (o, meglio, a Roma)…!
so.sa.

Qualche idea...

Insomma, la situazione di Gorizia impone soluzioni urgenti che non possono essere evidentemente quelle legate a un'assurda ordinanza contrastante con le norme stabilite dalla Cassazione, con l'orientamento della Prefettura e soprattutto con un minimo di buon senso. Come si può ordinare a chi non ha un tetto di non stazionare neppure sotto gli alberi?
Il Comune, indipendentemente dalle opinioni sulla provenienza degli ospiti e sull'opportunità del loro migrare, dovrebbe semplicemente riconoscere un fatto: le persone ci sono, sono tante e si trovano fisicamente nel territorio comunale. Quindi...
1. Occorre che tutti siano sotto un tetto, soprattutto in vista di situazioni di maltempo o di ormai non troppo distanti freddi autunnali. L'unico modo di dare risposta a un numero crescente di nuovi arrivati è quello di avere dei grandi spazi per un'ospitalità di breve durata: una o più palestre, una caserma risistemata, una tendopoli allestita con l'aiuto della Protezione Civile.
2. Occorre pensare a una seconda accoglienza, soprattutto per coloro che, una volta certificato il loro status, esprimono l'intenzione di rimanere sul territorio. L'ingresso nei progetti SPRAR - insieme alla richiesta di una loro semplificazione, data la complessità burocratico amministrativa attualmente a essi connessa - è un'ottima soluzione, se organizzata da soggetti gestori adeguati. L'Unione Territoriale Intercomunale di Gorizia potrebbe promuovere un percorso di accoglienza e integrazione confortevole ed efficace per almeno 240 richiedenti asilo, secondo l'accordo ANCI - Ministero degli Interni che prevede una media di 4 accolti per ogni mille abitanti.
3. E' necessario sostenere l'abrogazione e la sostituzione della cosiddetta Bossi-Fini, la legge che ha molte responsabilità sulla situazione attuale. Interessante da questo punto di vista è la proposta di legge di iniziativa popolare dei radicali, come pure la necessità di una stabilizzazione sociale attraverso l'allargamento progressivo del diritto di cittadinanza.
4. Infine occorre che il Comune si doti di personale e strumenti adatti ad affrontare una situazione che richiede forti competenze, ampia esperienza e notevoli doti di umanità. Sarebbe necessaria una figura autorevole di coordinamento e di controllo di tutte le azioni svolte dal pubblico e dal privato, perché si possa tenere giusto conto delle esigenze di tutti. C'è il coordinatore dei Gusti di Frontiera o dei vari festeggiamenti in piazza, come non pensare a un ruolo di servizio di questo tipo per l'accoglienza, per il bene di tutti, nuovi arrivati e abitanti tradizionali?

Corona, parole con l'accetta...

Con tutto il rispetto possibile per il famoso scrittore, ma quella frase Mauro Corona non avrebbe proprio dovuto dirla. "Li avrei macellati con l'accetta e poi mi sarei costituito dicendo che ho ammazzato delle merde": è una frase terribile, anche se riferita a piccoli teppisti ubriachi la cui azione è ovviamente riprovevole. Qualche giornalista l'ha commentata con il sorriso sulla bocca, sottolineando lo spirito indomito dell'artista di Erto. Invece è una frase da condannare senza se e senza ma, perché in grado di sollecitare gli istinti più brutali di una folla che sembra aver perso qualsiasi briciolo di umanità, come dimostrato dall'inevitabile plauso ottenuto da parte di un gentleman come Matteo Salvini. Insomma, si è trattato di un brutto scivolone, del quale Corona non dovrebbe fare altro che chiedere scusa a tutti coloro che apprezzano i suoi libri e che grazie a essi gli riconoscono una particolare autorevolezza.
ab

lunedì 31 luglio 2017

Il decoro, questo sconosciuto

Le persone che in questi giorni a Gorizia si riempiono la bocca di parole come decoro dovrebbero, almeno una volta nella vita, essere presenti a una seduta del Consiglio Comunale.

“Complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta”: se partiamo da questa definizione di decoro, numerosi sono i comportamenti assolutamente indecorosi perpetrati all'interno dell’istituzione cittadina.

A partire da chi dovrebbe rappresentarci, sia egli nominato o eletto: sembra proprio che leggi e regolamenti, puntualmente disattesi, facciano venire l’orticaria ai nostri cari amministratori, tanto da ammettere pubblicamente che “tanto non li rispetta nessuno”.

Non sembra esserci nemmeno tanto rispetto per i colleghi, della maggioranza o dell’opposizione: consiglieri a cui viene tolta la parola, ordine degli interventi non rispettato perché manomesso volontariamente e colpevolmente da chi dovrebbe garantire uno svolgimento corretto e sereno dell'assemblea.

Ma c’è di più: mancanza totale di buona educazione di alcuni consiglieri di maggioranza che abbandonano puntualmente l’aula quando i colleghi di lingua slovena, usufruendo del diritto legittimo di esprimersi nella propria lingua, fanno i loro interventi.

Ci stupiamo che in questa città non si tollerino gli “stranieri” quando i primi ad essere percepiti tali sono i nostri vicini di casa?

Anche il pubblico, quanto a belle figure, non è da meno: bestemmie in sala (senza che l’autore venga nemmeno redarguito), toni assolutamente non adeguati al luogo, tanto che in occasione dell’ultima seduta più di qualcuno ha sentito l’esigenza di chiedere la presenza di un pubblico ufficiale che vigili sul comportamento degli incivili e, ove necessario, li accompagni gentilmente all'uscita.

Potrei continuare a elencare altri passi falsi commessi in aula ma mi fermo qui: invito, tuttavia, i cittadini a prendere parte alla prossima seduta che si svolgerà il 4 settembre così da constatare e valutare personalmente la condotta dei nostri politici.

Lo show è assicurato e la buona notizia è che non si paga nemmeno il biglietto di ingresso!

ElSa

domenica 30 luglio 2017

L'avvertimento della Prefettura al Sindaco

Il mandato del neo eletto sindaco è cominciato davvero nel peggiore dei modi.
Prima la bagarre all'ultimo Consiglio Comunale che ha visto divisioni pesantissime all'interno della stessa maggioranza, incapace perfino di eleggere un presidente e con l'assessore al bilancio costretto a ritirare una delibera. Il tutto davanti a uno Ziberna sempre più attonito ed assolutamente incapace di gestire la situazione.
Poi, con un tempismo perfetto, la sentenza della Corte di Cassazione, che, di fatto, vanifica completamente l'ordinanza anti bivacchi appena varata.
Infine, è notizia di oggi, la Prefettura che “avverte” il sindaco ad “evitare colpi di testa” sui migranti.
Il vice prefetto, Antonino Gulletta, chiede che non ci siano azioni di forza contro i migranti e subito dopo si dice convinto che non ce ne saranno.
Non occorre un dietrologo per capire cosa significhi realmente questa nettissima presa di posizione da parte dell'istituzione che rappresenta il Governo sul territorio.
E' verosimile ritenere che vi sia stato un richiamo all'ordine diretto al sindaco, accompagnato, come del resto riportato in prima pagina dai giornali, da un preciso avvertimento sulle iniziative future.
Come dicevamo prima, un pessimo inizio davvero...
Se fossi in lui, darei le dimissioni, prima di perdere la faccia del tutto...
so.sa.   

sabato 29 luglio 2017

Clamoroso: anche la Corte di Cassazione contro Ziberna

E' appena uscita una sentenza della Corte di Cassazione che afferma che vivere in strada non è reato anche se c'è un'ordinanza antibivacco del sindaco.
Non costituisce reato e non può essere condannato chi vive per strada “su di un marciapiede con i cani in una baracca precaria di cartoni e pedane in legno” anche se vige un'ordinanza del sindaco che lo vieta. Il decoro e l'interesse pubblico non giustificano la sanzione penale a chi, per la sua condizione, non rispetta l'ordinanza del sindaco.
L'interesse pubblico a tenere le strade in ordine e i marciapiedi puliti non può essere usato come una clava, portando davanti al giudice penale chi vive situazioni individuali di estrema povertà, è senza casa e vive per strada
La Corte di Cassazione ha così assolto un uomo condannato a pagare 1.000 euro, a Palermo, in base alla scriminante dello stato di necessità.
Secondo la Prima Sezione Penale l'ordinanza del sindaco è “una disposizione di tenore regolamentare data in via preventiva ad una generalità di soggetti, in assenza di riferimento a situazioni imprevedibili o impreviste” e “non è sufficiente l'indicazione di mere finalità di pubblico interesse”.
La Corte ha, pertanto, annullato la condanna perchè il fatto non sussiste. 
L'ordinanza emanata da Ziberna è, dunque, del tutto inutile.
C'era bisogno di scomodare la Corte di Cassazione per saperlo?
No, sarebbe bastato un briciolo di buon senso...
so.sa.

venerdì 28 luglio 2017


Alla luce dell’evidente incapacità dell’attuale Amministrazione Comunale di far fronte alla situazione migranti, il Forum Gorizia sente l’esigenza di un incontro con le forze di sinistra, centro-sinistra, con le organizzazioni e i volontari impegnati quotidianamente sul campo, in cui discutere del fenomeno immigrazione a Gorizia e della recente ordinanza anti bivacchi emanata dall’Amministrazione Ziberna.

Il Forum Gorizia ritiene infatti intollerabile la mancata assunzione di responsabilità da parte dell’attuale amministrazione, nonché il continuo rimpallo di responsabilità tra quest’ultima e la Prefettura, che di fatto hanno causato ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti: centinaia di persone che dormono all’addiaccio (o in Galleria Bombi) anche in condizioni meteorologiche avverse.

La situazione, che ormai si protrae da troppo tempo e che di fatto sta alimentando un conflitto sociale non compatibile con una società che si definisce civile, necessita, oltre che di una riflessione profonda e aperta a diversi interlocutori, di azioni condivise e incisive.

L'appuntamento è per venerdì 4 agosto, alle ore 20.30, nella sede del Forum Gorizia in via Ascoli 10/A.

giovedì 27 luglio 2017

La Valletta rivive!

Ieri si cono ritrovati alla Valletta volontari “anziani” che lavorano da anni per sopperire a quello che la politica non è capace di fare, e volontari giovani che vogliono dare una mano. Sono persone che mettono a disposizione tempo e spesso denaro per dare un minimo di conforto ad altre persone che arrivano qui avendo il diritto all'accoglienza e invece dormono per terra, nell'umido di un parco o di una galleria. Essere lì ha il significato di lasciare, in queste persone che se ne andranno, un segno di umanità,una traccia di solidarietà ricevuta in Italia. Ai volontari che coprono i buchi delle mancanze istituzionali, nessuno ha mai detto grazie, anzi sono stati accusati di richiamare loro, quattro gatti goriziani, le masse che si muovono da Pakistan e Afghanistan. Quando il discorso pubblico diventa irrazionale, emotivo, muscolare è dovere di chi ha responsabilità istituzionali ricondurre gli sproloqui ad un minimo di buon senso. Che effetto positivo ci si attende dall'ordinanza anti bivacchi? In Valletta ci sono 150 persone. Dove andranno? Saranno inseguite per la città in una grottesca battaglia a guardia e ladri? Chi comminerà le multe, quanto tempo staranno a fare il verbale cercando di scrivere il nome straniero e chi pagherà, con quali? Cosa potranno fare le ronde, tra l'altro bocciate in consiglio regionale? Che il comune aderisca al progetto SPRAR, apra un luogo per accogliere chi dorme per terra, convochi i volontari per organizzare e gestire il problema, coordinati con le altre istituzioni, ecco tre cose da fare subito. Ieri, quando sono andata in Valletta, oltre ovviamente a non avere alcuna paura, vedendo i richiedenti asilo seduti sulle coperte a chiacchierare o a giocare a pallone ho pensato che questo parco, da anni schifato da tutti, è tornato a vivere e dall'alto ricordava un campus universitario. 
adg

Quando umanità fa rima con convenienza

Avviene più spesso di quanto si possa pensare ma molti preferiscono non ammetterlo.
Ecco allora quanto afferma il Centro Studi di Confindustria: “Integrare gli immigrati non è solo un dovere morale o una questione di equità. Va fatto anche per ragioni di efficienza economica e lungimiranza politica. Se gli stranieri sono ben integrati i vantaggi che apportano alle economie ospitanti si amplificano e diminuiscono le probabilità di conflitto sociale”.
Il 10% dei lavoratori è straniero e il loro lavoro genera 120 miliardi di euro.
Il gettito fiscale e contributivo prodotto dai lavoratori stranieri è pari a 16,5 miliardi di euro a fronte di 12,6 miliardi di uscite per sanità, istruzione e pensioni.
Il loro apporto garantisce, pertanto, un saldo finale positivo pari a 3,9 miliardi di euro.
I beni e i servizi di cui usufruiscono gli immigrati contribuiscono all’aumento dei volumi del mercato e producono una ricaduta positiva sulla finanza pubblica.   
Sono dati statistici, oggettivi, non opinioni gettate al vento dal primo demagogo di passaggio. 

so.sa.

mercoledì 26 luglio 2017

Intervento di Andrea Picco al Consiglio Comunale del 26/07/17 cliccando qui

martedì 25 luglio 2017

I veri costi della politica

Come ogni anno, è stata approvata con legge la manovra di assestamento di bilancio della Regione.
E come ogni anno, per buona parte, consiste nella solita “lista della spesa”, che concede ad enti ed associazioni amiche cospicui contributi a fondo perduto.
Li chiamano finanziamenti straordinari perché, in teoria, dovrebbero servire a fronteggiare situazioni di emergenza, delle quali, ovviamente, non vi è traccia.
E’ questo uno dei classici esempi di abuso del potere legislativo, che, in quanto massimo potere dello Stato, dovrebbe prevedere soltanto norme generali e astratte, cioè norme che disciplinano categorie di fenomeni e non singoli casi.
Il caso singolo deve, invece, essere deciso con un atto amministrativo, che dia applicazione, nel caso concreto, alla norma generale che disciplina, in astratto, il fenomeno.
Ciò al fine di valutare la sussistenza dei requisiti richiesti e di effettuare anche, se necessario, una valutazione comparativa tra casi analoghi, ugualmente meritevoli di considerazione.
E’ evidente, a questo punto, che se viene concesso un contributo con legge lo si sottrae a tutte le dovute verifiche di legittimità ed a qualsivoglia valutazione comparativa.     
Questi, secondo me, sono alcuni dei veri costi della politica, che però, forse perché troppo tecnici, sfuggono ai più.
E non mi si dica che si tratta di pochi spiccioli. Soltanto quest’anno e soltanto nella nostra Regione, con questo scherzetto se ne sono andati cinque milioni di euro.
Se vi sembran pochi…
so.sa. 

lunedì 24 luglio 2017

La vergogna si ripete!

Nonostante l'allarme meteo fosse noto, nonostante gli interventi razionali di chi afferma da anni la necessità di pensare all'accoglienza secondo il modello SPRAR, consigliato da autorità ed esperti, l'amministrazione ha fatto dormire con la pioggia i richiedenti asilo in parte alla valletta sotto una tettoia piccolissima, mentre altri, come era già successo, sono andati in galleria Bombi. Come la precedente amministrazione, anche questa si dimostra del tutto incapace di gestire quanto accade, trincerandosi dietro posizioni irrazionali di rifiuto oppure dietro ad illogiche affermazioni per cui vengono negati anche i bagni chimici per non attirare i migranti. Mi pare evidente che non ci sia né la volontà, ma neppure la capacità di far fronte ad una situazione scandalosa che non può più protrarsi in questo modo. Sappia il sindaco che esiste una buona fetta di goriziani che non sopporta più di vedere calpestati doveri istituzionali sanciti da leggi e dalla Costituzione e che non sopporta di sapere che esseri umani vengono privati in questo modo della loro dignità e dei loro diritti. adg






domenica 23 luglio 2017

L'accoglienza non è più una virtù?

La grande assente nel dibattito sulle migrazioni è la Politica. Sono passati trent'anni dai primi sbarchi di migranti albanesi in Italia e ancora non esistono né una legislazione né una visione politica in grado di rispondere a un fenomeno che non può essere descritto come un'invasione ma che non deve neppure essere minimizzato. Tra chi propone improbabili impedimenti violenti a eserciti di esseri umani affamati, terrorizzati dalle guerre o più semplicemente alla ricerca di un sostentamento e chi sostiene la libera circolazione senza se e senza ma, in mezzo ci sono sempre loro, le Persone in cammino.
Questo vale anche a Gorizia, dove centinaia di migranti dormono ormai all'addiaccio, presso i parchi cittadini e il sistema di accoglienza - gestito finora quasi esclusivamente da un eroico volontariato sociale che invece di essere premiato si scopre clamorosamente deriso e vilipeso - sembra ormai allo stremo. Da una parte c'è chi dice "aiutiamoli a casa loro, prima i goriziani, vengono perché qualcuno li accoglie", dall'altra chi investe tutte le proprie energie per poter dare un minimo di conforto ma di fronte al moltiplicarsi delle presenze si sente solo, deluso e impotente.
Che fare allora? Lo Stato propone i progetti SPRAR gestiti dai Comuni, ma entrare in essi non è percorso semplice come si può credere: mentre qualche Prefettura italiana vorrebbe riempire alberghi dichiarati inagibili e pericolosi con decine di migranti, ai Comuni che vogliono entrare nei progetti del "Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati" sono richieste condizioni di abitabilità non necessarie alle normali locazioni. Inoltre, la necessità di contribuire con il 5% a progetti nel complesso abbastanza onerosi rende difficile trovare le finanze necessarie, in tempo di penuria, di patti di stabilità e di equilibri di bilancio. Ci sono tantissimi Comuni che vorrebbero partecipare alla cosiddetta "accoglienza diffusa" e tantissimi privati che metterebbero volentieri a disposizione i propri alloggi vuoti, ma sono frenati da un eccesso di burocrazia che rende vane le buone intenzioni.
E' necessario distinguere due momenti, quello dell'emergenza e quello dell'integrazione. Per quanto riguarda il primo, le soluzioni in questo momento potrebbero essere due: la prima è la moltiplicazione delle commissioni prefettizie al fine di facilitare il riconoscimento del diritto d'asilo, la seconda è l'utilizzo immediato di caserme, palestre e altri centri in grado di offrire sufficiente conforto a chi arriva e attende di essere poi risistemato in alloggi caratterizzati da piccoli numeri.
Il secondo momento potrebbe essere in effetti favorito dal miglioramento del sistema SPRAR. Data la situazione, i bandi dovrebbero essere svincolati dalle scadenze (attualmente due all'anno) e i progetti dei Comuni dovrebbero essere esaminati in tempi molto più brevi rispetto agli attuali tre-quattro mesi tra il recepimento della domanda e l'inizio dell'accoglienza. Dovrebbe essere poi cancellata la norma della partecipazione al 5% che ostacola la partecipazione di molti volonterosi Comuni alle prese con bilanci totalmente ingessati. Si dovrebbe poi consentire agli accolti di essere assunti - anche temporaneamente - in modo regolare. Il lavoro - poco normato e basato esclusivamente sul principio del volontariato - dovrebbe essere un diritto anche per i richiedenti asilo, tanto più che molti di essi, la stragrande maggioranza, avrebbe tutto l'interesse a inserirsi progressivamente nel mondo del lavoro italiano. E tanto più che sono moltissime le persone che li assumerebbero ben più volentieri, anche temporaneamente, se ci fosse la possibilità di farlo in termini legali e non di lavoro "nero".
Ecco, forse anche a Gorizia si dovrebbe uscire dal dibattito sull'opportunità o meno di accogliere - il tema deve essere trattato a livello internazionale e comunque viene deciso a priori dal fatto che le persone esistono e arrivano - o su quello relativo alla chiusura delle frontiere che non compete certo a un'amministrazione comunale. Si dovrebbero esaminare soluzioni serie, molto meglio se gestite dall'ente pubblico, anche senza disdegnare l'aiuto competente delle organizzazioni goriziane che hanno per due anni sopperito alle necessità impellenti dei nuovi arrivati.

venerdì 21 luglio 2017

Il caso Staranzano, tra assolutismo medievale e relativismo postmoderno

La vicenda del parroco di Staranzano e dell'unione civile di due uomini, uno dei quali capo scout, è significativa ed emblematica del momento di confusione che la Chiesa cattolica sta attraversando.
Per cominciare con chiarezza, a mio parere il matrimonio fra persone omosessuali dovrebbe essere inserito in quanto tale nella legislazione civile, ma anche la Chiesa cattolica potrebbe riconoscerne la sacramentalità in quanto manifestazione dell'Amore di Dio. In altre parole, anche o forse proprio perché realizzato davanti all'autorità che rappresenta l'intero territorio, quel rito - per chi lo riconosce come tale - è stato a tutti gli effetti la celebrazione di un sacramento, ovvero la dichiarazione pubblica di un'esperienza d'amore davanti a una comunità riunita.
I tre punti di vista espressi nel caso rimbalzato sulle pagine di tutti i giornali nazionali sono fondamentalmente quelli che si stanno scontrando da anni nella base cattolica.
Il parroco sostanzialmente ribadisce la posizione filosofica e teologica di Josef Ratzinger e della tradizione cattolica del secondo millennio: Aristotele da una parte e Tommaso d'Aquino dall'altra affermano l'esistenza di "una" Verità, sulla base della quale è possibile definire dei principi logici, etici ed estetici filosoficamente e politicamente non negoziabili, in quanto fondati sull'autorità assoluta del divino Garante. Il matrimonio, per diritto naturale e divino, è tra un uomo e una donna, di conseguenza altri comportamenti sono eticamente riprovevoli.
Un altro prete, presente alla celebrazione, ha sintetizzato con le sue parole una parte della posizione di Jorge Bergoglio, espressa chiaramente nella prima intervista a Scalfari e mai del tutto ricusata: non esiste una Verità assoluta, se non quella della Relazione. In una visione filosoficamente postmoderna e politicamente democratica, si afferma che solo accogliendo senza pregiudizi la relatività ("chi sono io per giudicare?") è possibile scoprire, volta per volta, una ragionevole certezza in grado di consentire una comune costruzione della convivenza. Il principio è alla base della negazione dei principi non negoziabili e del rispetto di ogni forma di scelta non arrecante danno ad altre persone, ma anche di un dialogo interreligioso ed ecumenico nel quale ogni soggetto è sullo stesso piano degli altri, come ribadito dall'evidente antipatia dell'attuale Vescovo di Roma per la parola "proselitismo".
La terza via, incarnata nel caso specifico dall'arcivescovo di Gorizia e sviluppata soprattutto nella Conferenza Episcopale Italiana, è quella di una prudenza confinante con il cerchiobottismo, che non distribuendo torti o ragioni fondamentalmente lascia il dibattito esattamente al punto di partenza. Anche il papa a volte sembra avvicinarsi a questa forma di dire e non dire, di affermare una cosa e il suo contrario (il suo quanto meno sorprendente giudizio sul gender come "colonizzazione ideologica" dei bambini e dei giovani, sulla scia di ciò che è stato fatto con "i balilla e la gioventù hitleriana" è stato quasi censurato da una stampa ordinariamente osannante, forse perché del tutto diverso rispetto ad altre sue altrettanto sorprendenti affermazioni di segno opposto).
E allora? Probabilmente l'unica possibile via di uscita è la ricerca di punti fermi, sia pur non assoluti o irriformabili, nel tempo della democrazia e del relativismo. Ciò implica la necessità di tradurre in norma - non definitiva ma valida fino alla sua sostituzione - il gesto o la provocazione dialettica. Rimanendo nell'ambito dell'esempio citato, si può dare ragione al parroco e ribadire la contrarietà della Chiesa alle unioni civili oppure si può dare ragione agli sposi e decidere di conseguenza - come appunto ritengo si debba urgentemente fare - la liceità anche del matrimonio religioso fra persone credenti omosessuali.
Ciò che invece genera confusione è l'ambiguità di posizioni che non riescono a superare l'enunciazione di principio e si arrestano di fronte all'indispensabile necessità della decisione pratica.
Andrea Bellavite

mercoledì 19 luglio 2017

“Se questo è un uomo...”

A distanza di tanti anni, si può ancora dire, si deve ancora dire, “se questo è un uomo”.
Avviene in Italia, più precisamente in Puglia, nel 2017.
La Corte d'Assise di Lecce condanna quattro imprenditori del Salento e nove “caporali” africani alla pena di undici anni di reclusione per riduzione in schiavitù e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dei lavoratori.
I fatti risalgono a cinque anni fa. Un gruppo di lavoratori impegnati nella raccolta delle angurie e dei pomodori si ribella ai suoi sfruttatori per le terribili condizioni in cui sono costretti a lavorare e a vivere.
Orari di lavoro interminabili, paghe infime, alloggi precari e non igienici, ricatti, minacce, percosse.
A capeggiare lo sciopero dei braccianti è un camerunense, Yvan Sagnet, Presidente dell'Associazione No Cap, impegnato, anche a livello internazionale, per far conoscere questi soprusi.
Sempre nel 2011, ma successivamente ai fatti contestati, viene introdotto nell'ordinamento italiano il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, altrimenti detto “caporalato”.
Tale nuova fattispecie di illecito penale intende colpire in maniera specifica il reclutamento di operai generici e il loro trasporto sui campi o presso cantieri edili per esser messi a disposizione di un'impresa utilizzatrice, che pagherà il “caporale” che fornisce la manodopera.
Questo reato è collocato tra i delitti contro la persona, in particolare tra i delitti contro la libertà individuale, ed è punito con la pena della reclusione da cinque a otto anni  e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.  
Per il Legislatore costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze: la sistematica retribuzione in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionata rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato; la sistematica violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale, alle ferie; la sussistenza di violazioni della normativa sulla sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro; la sottoposizione a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o situazioni alloggiative degradanti.
Non si può, dunque, che accogliere con grande soddisfazione questa sentenza, che sanziona uno dei comportamenti più odiosi che l'essere umano possa porre in atto e penso sia doveroso dedicarla alla memoria di Paola Clemente, morta di fatica, a 49 anni, il 13 luglio 2015, ad Andria: dodici ore di lavoro al giorno per ventisette euro di compenso.
so.sa.

Tra Politica e Magistratura, la fine della Giustizia in Italia

Carichi di lavoro pesantissimi, sanzioni disciplinari, leggi penali modificate per annullare i processi ai colletti bianchi, attacchi politici e mediatici, nomine non trasparenti “hanno creato un ordine giudiziario sempre meno forte, sereno e indipendente e sempre più affetto dal carrierismo e dalla tentazione di cercare santi protettori. Cioè sempre più conformista verso chi comanda”.
Questo spietato ritratto della Magistratura italiana si deve a Piercamillo Davigo, ex Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati.
In una lunga intervista, concessa a Il Fatto Quotidiano, affonda il dito nella piaga delle condizioni  in cui versa la il potere giudiziario in Italia. 
Quale Presidente di una Sezione Penale della Corte di Cassazione, il suo è un osservatorio indubbiamente privilegiato.
Purtroppo, però, anche chi si trova ad operare a livelli decisamente inferiori percepisce il grave stato di difficoltà e di sbandamento che attanaglia il settore.
Si è parlato spesso di giustizia ad orologeria, dettata dal desiderio della Magistratura di sostituirsi al potere politico o, quantomeno, di condizionarlo pesantemente. Si è parlato di accanimento nei confronti di alcuni esponenti politici, che, democraticamente eletti, si tentava di far uscire di scena con accuse montate ad arte e del tutto pretestuose.
Qual era lo scopo che si voleva raggiungere?
Quello di difendere personaggi indifendibili e di far passare modifiche legislative volte unicamente a vanificare  l'operato dei magistrati o a rallentarne l'azione.    
Si pensi all'accorciamento dei termini per la prescrizione dei reati, alla depenalizzazione del falso in bilancio, alla legge sul legittimo sospetto, che consente di chiedere la rimessione del processo ad altro giudice, soltanto per fare qualche esempio.
Sì, perché, nello scontro tra Politica e Magistratura, è necessariamente la Magistratura ad avere la peggio in quanto è la Politica che detiene il Potere Legislativo, quello che detta le regole del gioco.
Potrà esserci il singolo caso del politico condannato in via definitiva ma, complessivamente, sarà la Magistratura e, peggio ancora, la Giustizia ad essere sconfitta perché imbrigliata in una serie di norme e codicilli sempre più irrazionali e contorti.    
Stando così le cose, non deve stupire che la situazione sia quella descritta da Davigo.
Quando ci si rende conto che il nemico non si può battere ci si allea con lui.
Ci si dovrebbe, piuttosto, domandare come mai politici e magistrati si siano trovati così spesso a fronteggiarsi ma la risposta mi sembra, ahimè, fin troppo ovvia.
Chissà perché mi vengono in mente le parole di Berthold Brecht:“Sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi perché difetta di persone normali che fanno il loro mestiere con professionalità”.
Temo che oggi un magistrato che volesse fare  fino in fondo il suo dovere sarebbe da considerare un eroe!
so.sa.

martedì 18 luglio 2017

Itaglian deiezions

Poichè il sindaco di Gorizia ribadisce che non vuole installare i cessi chimici alla Valletta del Corno perchè essi moltiplicherebbero l'appeal di dormire in the parck, dato che, come sanno tutti, il cesso chimico è simile alla Pietra Nera e  attrae tantissimo i popoli orientali che percorrono migliaia di chilometri solo per poterlo toccare e dormirci vicino, dato anche però che sono per l'uguaglianza dei popoli e che non ritengo inferiore l'italiano né all'afghano né al pakistano, trovo ingiusto dover pulire le deiezioni del mio cane, quando quelle degli stranieri sono accolte come grazia di dio. Per cui da oggi niente guanto e sacchetto e deiezioni free anche per tagliani e animali. adg 

lunedì 17 luglio 2017

Frontiere chiuse? Un disastro...

“Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”.
A dirlo non è il direttore della Caritas ma il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, illustrando alla Camera la Relazione annuale dell’Istituto.
“Gli immigrati offrono un contributo molto importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale”, ha continuato Boeri, spiegando che, da una simulazione effettuata dall’Istituto, in caso di azzeramento dei flussi migratori da qui al 2040, si avrebbe una riduzione pari a 73 miliardi di entrate contributive e di 35 miliardi di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo pari a 38 miliardi per le casse dell’Istituto.
In altre parole, ha aggiunto, “una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.
Numeri, dati, studi non chiacchiere gettate al vento.
Sarebbe bello sentire le osservazioni al riguardo di tanti politici che fanno del tema dell’immigrazione il loro cavallo di battaglia, rappresentando ai cittadini una realtà molto diversa da quella reale.
So.Sa.  

Mani avanti.


Foglie di Olmo
L’Assessore Del Sordi, mette la mani avanti al fine di arginare le polemiche sulla potatura, drastica, degli Olmi di via Diacono e via Alviano. Potatura, in quanto a rischio caduta dopo la cosiddetta “tromba d’aria” di queste essenze. Tuttavia, non erano e non sono caduti, nonostante le sferzate d’aria cui erano stati sottoposti il 25 giugno. Viene solo ipotizzato il rischio.

Per questo motivo si dovrebbe ricorrere alla competenza di un agronomo per decidere cosa è meglio fare. Dato che il patrimonio arboreo è una enorme ricchezza, per salvaguardarlo, non sarebbe stato meglio avere un altro consulto con altro professionista e valutare attentamente il pro e il contro?


Analogamente, allora, in un bosco, dove ci sono parecchi sentieri ed escursionisti, che si fa? Per evitare il rischio della caduta degli alberi si devono togliere tutti gli alberi? O dove sono cadute anche tegole come in via Carducci e via Oberdan, per sicurezza, cosa si dovrebbe fare? Asfaltare il tetto?

@NevioCostanzo

domenica 16 luglio 2017

Dove gli opposti si toccano

Continuano, purtroppo, a Palermo gli atti contro la memoria di Giovanni Falcone.
Strana terra, la Sicilia, terra di grandi contrasti, dove gli opposti si incontrano e dal contrasto emergono rafforzati.
Una terra che ha espresso rari esempi di impegno civile accanto ad atti efferati di crudeltà.
Una terra che ha dato i natali, appunto, a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino e, nello stesso tempo, a Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Dice il Procuratore Generale di Palermo, Roberto Scarpinato, che la Sicilia è una terra che ti obbliga di continuo a scegliere da che parte stare, che ti interroga, ti sollecita.
Ma è anche un luogo dove si è costretti a convivere con l’idea della morte, a farci i conti e, forse per questo, ad aggrapparsi con maggior forza alla vita.  
E Giovanni Falcone, nel libro-intervista “Cose di Cosa Nostra”, sbalordisce tutti affermando che la mafia gli “ha impartito una lezione di moralità”.
Sembra un paradosso. Un’organizzazione criminale che insegna ad un magistrato il rispetto delle regole. Ma un’organizzazione criminale può sopravvivere soltanto se il rispetto delle sue regole è ferreo e non ammette eccezioni. Ogni minimo sgarro dev’essere severamente punito.
Per esempio, sapete perché il figlio di un mafioso ucciso da Cosa Nostra non può essere accolto nell’organizzazione cui apparteneva il padre? Per l’obbligo di dire la verità! Se il figlio entrasse nell’organizzazione potrebbe chiedere spiegazioni e questo costituirebbe un problema. Per evitare di trovarsi nella necessità di mentire se ne vieta l’ammissione.
Una terra, dunque, la Sicilia dove uno Stato assente ha annoverato tra i suoi servitori un lungo elenco di Magistrati ed appartenenti alle Forze dell’Ordine, uccisi per aver voluto rimanere fedeli alle regole imposte da uno Stato incapace di difenderli.
Una terra così non potrà certo consentire che qualche squallido personaggio offuschi la sua storia, il suo impegno civile, la dignità del suo popolo. 

so.sa. 

sabato 15 luglio 2017

Cessiparck

Dunque il sindaco non vuole mettere i gabinetti pubblici al parco della Valletta perchè sarebbero una potente attrattiva per i profughi. Anche se da altre parti d'Europa avessero lavoro, oppure fossero accolti in altre nazioni, se potessero ricongiungersi con i loro parenti, se venissero accolti in strutture migliori, magari non parchi, magari anche con un tetto sulla testa, magari anche con un letto, rimarrebbero attratti, senza parole, affascinati e perennemente legati ai cessi chimici che hanno visto a Gorizia e non li schioderesti mai più. Cessiparck ha per loro un fascino incredibile come le perline per gli indigeni del Guatemala. Per un cesso venderebbero anche l'iphone.
adg

“Esecuzione con depistaggi di Stato”

E’ questo il drammatico titolo del secondo libro scritto da Luciana Alpi, madre di Ilaria, la giornalista italiana uccisa, insieme al collega Miran Hrovatin, a Mogadiscio il 20 marzo 1994.
Non vuole arrendersi la Signora Luciana perché, dice, quella di Ilaria è una vicenda che “riguarda chiunque, nel nostro Paese, stia attendendo una verità”.
A distanza di ventitre anni, di verità non se ne vede nemmeno l’ombra e ogni speranza sembra naufragare dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Roma.
Ventitre anni di indagini e gli accertamenti della Commissione parlamentare d’inchiesta non sono serviti a portare la benchè minima luce sull’omicidio dei due giornalisti, omicidio che assume sempre più i connotati di una vera e propria esecuzione.
Certamente la situazione politica della Somalia non ha aiutato ma l’impressione è che anche lo Stato italiano si sia reso complice per impedire l’accertamento dei fatti.
La recente sentenza della Corte d’Appello di Perugia afferma a chiare lettere che la condanna del presunto responsabile, Hashi Omar Hassan, a ventisei anni di reclusione è fondata sulla deposizione “contraddittoria, inattendibile e presumibilmente falsa”, resa dal teste somalo Ali AhmedRade, detto Gelle.
E afferma pure che la falsa ricostruzione dei fatti, operata dal suddetto teste, era stata suggerita da italiani.
Dichiarazioni di tal fatta avrebbero dovuto avere un effetto dirompente sul muro di gomma costruito attorno a questa vicenda e invece…nulla è avvenuto se non la richiesta di archiviazione del caso.
Quale terribile pentola stavano, dunque, per scoperchiare i due giornalisti?
L’ipotesi più probabile è quella del traffico di armi e di rifiuti tossici ma anche, purtroppo, di cooperazione deviata, con connivenze in apparati insospettabili.
La Signora Luciana è intenzionata a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione ma, dati i presupposti, non è, tecnicamente, semplice farlo. Occorrerebbe indicare un oggetto su cui svolgere un’indagine suppletiva e le relative fonti di prova. Quasi impossibile in una situazione quale quella delineata.
Non rimane, allora, che mobilitare l’opinione pubblica, smuovere le coscienze, impedire che su questa brutta vicenda cali il silenzio, o, peggio, l’oblio.
Ognuno di noi può portare il suo contributo, parlandone, ricordando, indignandosi…
In conclusione, vorrei esprimere, come donna e come cittadina, tutta la mia partecipazione al dolore e tutta la mia ammirazione per il coraggio dimostrato dalla Signora Luciana, che, a ottantaquattro anni, continua a credere che una verità sia possibile.
So.Sa.

martedì 11 luglio 2017

Andrea Picco nuovo presidente del Forum per Gorizia

Andrea Picco, candidato sindaco e ora consigliere comunale, è il nuovo presidente dell'associazione Forum cultura per Gorizia. Nel corso di un'intensa serata nel corso della quale sono state condivise le linee programmatiche per il prossimo futuro, il neo consigliere e capogruppo ha ricevuto il testimone da Andrea Bellavite, alla guida del gruppo dal 2013. E' stato eletto anche il nuovo consiglio direttivo, composto oltre che dal presidente anche da Anna Di Gianantonio, Luciano Capaldo, Sonia Santorelli, Nevio Costanzo, Paolo Sergas ed Eleonora Sartori. Lucio Rapaccioli è stato scelto come Tesoriere, mentre Cristina Smet sarà la revisore dei conti, Bellavite continuerà a curare la redazione del blog del Forum. L'assemblea elettiva, molto costruttiva e gioiosa, ha dato la sensazione dell'inizio di un nuovo periodo nella storia decennale del Forum per Gorizia, in grado di unire la competenza e l'esperienza dei più "anziani" con l'entusiasmo e la passione dei "giovani". Un augurio a tutti gli eletti e a tutto il Forum "buon cammino!"

lunedì 10 luglio 2017

Se il buon giorno si vede dal mattino...

Il neo eletto sindaco, Rodolfo Ziberna, ha presentato la sua giunta: ben dieci assessori a fronte dei soli otto, ridotti poi a sette, della giunta Romoli.
Un numero di assessorati pari a quello di città nemmeno paragonabili, sotto molteplici aspetti, con Gorizia.
Forse, voleva solo dare il suo personale contributo alla lotta alla disoccupazione oppure, più verosimilmente, le otto liste che hanno sostenuto la sua candidatura sono passate all'incasso.
Certo, soddisfare tutte le pretese non dev'essere stato semplice.
Per riuscirci, è stato necessario frammentare settori di attività che generalmente vengono gestiti in modo unitario o, addirittura, crearne di nuovi, come, ad esempio, il benessere degli animali.
Non me ne vogliano gli animalisti se cito proprio questo esempio. Sono animalista anch'io ma proprio non riesco a comprendere cosa dovrebbe fare questo assessore di tanto specifico da non poter rientrare nelle competenze di un altro assessorato.
Si vogliono costruire nuovi canili oppure si vogliono dedicare alcune aree allo sgambamento dei cani? Benissimo! Rientra nella competenza dell'assessorato ai lavori pubblici.
Si vogliono promuovere iniziative per diffondere una cultura animalista? Ottimo! Rientra nelle competenze dell'assessorato alla cultura.
Si vogliono potenziare i servizi veterinari? Più che d'accordo! Rientra nelle competenze dell' assessorato alle politiche sanitarie.
E non mi si venga a dire che, prevedendo una delega ad hoc, l'assessore incaricato avrà un più alto livello di competenza e maggior tempo a disposizione. Visto il numero di assessorati, penso che di tempo a disposizione ne avranno tutti a sufficienza e relativamente alla competenza mi permetto di sollevare parecchi dubbi.
Stando così le cose, quanto mai essenziale si presenta il ruolo dei consiglieri di opposizione.
Sarà necessario monitorare costantemente l'attività degli assessori e chiedere periodicamente conto di quanto, e con quali modalità, portato a termine.
Anche i singoli cittadini potranno svolgere questo ruolo. Le ultime norme emanate in tema di trasparenza riconoscono, infatti, a qualsiasi cittadino il diritto di chiedere ad una pubblica amministrazione ogni tipo di atto. A tal fine sarebbe, anzi, auspicabile che i consiglieri di opposizione si facessero promotori dell'approvazione, in tempi brevi, di un apposito regolamento che ne disciplinasse le modalità di esercizio.
Un bel lavoro, dunque, ma anche un'opportunità da cogliere per tutti noi. 

so.sa.   

Alcune considerazioni di metodo sulle nomine dei nuovi Amministratori unici di Irisacqua e Isontina Ambiente

È davvero significativo come siano stati presentati alla stampa i nuovi Amministratori unici di Isontina Ambiente e di Irisacqua. Del primo, eletto qualche giorno fa dall’assemblea dei soci, ci viene detto che si chiama Roberto Silli e che è l’attuale Presidente dell’Azienda farmaceutica comunale di Gorizia; del secondo, anche lui eletto poco tempo fa dall’assemblea dei soci, abbiamo saputo che si chiama Gianbattista Graziani e che è un geologo monfalconese, libero professionista. Siamo stati informati che il primo è il candidato dell’ex sindaco di Gorizia Romoli e il secondo quello del sindaco di Monfalcone Cisint.
Non ci viene detto nient’altro e nulla apprendiamo online dai siti istituzionali di Isontina Ambiente e di Irisacqua, che non sono ancora stati aggiornati. Ci si limita a dire semplicemente ciò che i politici vogliono che noi cittadini sappiamo: che hanno fatto le loro scelte e che ora ai vertici delle due Società Partecipate ci sono proprio le persone giuste. 
Evidentemente non deve importare a nessuno che studi abbia fatto Roberto Silli, quale sia stata fino ad oggi la sua attività, quali sono le sue competenze, perché è stato scelto per passare dalla presidenza della Azienda farmaceutica comunale di Gorizia a quella di Isontina Ambiente, che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, settore che sembra totalmente nuovo per lui. Di Gianbattista Graziani sappiamo che è laureato in geologia, ma null’altro. Anche di lui non sappiamo quali siano state le precedenti esperienze lavorative, quali competenze abbia per poter ricoprire proficuamente la presidenza di Irisacqua. Sembra proprio che il loro merito fondamentale sia quello di essere piaciuti ai loro rispettivi sindaci e nulla più.
Questo modo di procedere è politicamente vecchio e del tutto inadeguato per gestire in modo competente una società pubblica, così come lo sarebbe per una società privata. Ma questo nel privato non succede e ad un presidente vengono richieste competenze certe e soprattutto risultati verificabili in tempi stabiliti, altrimenti si rischia l’incarico e il posto. Qui, invece, siamo in una specie di limbo dove non si esplicitano gli obiettivi di efficienza che si vogliono raggiungere, non ci sono verifiche pubbliche e sembra che vada sempre e comunque tutto bene. Tanto, sono società pubbliche e c’è sempre chi paga anche le inefficienze: i cittadini.
Per la cronaca, Irisacqua si colloca, dal punto di vista dei costi per i cittadini, grosso modo a metà classifica delle aziende italiane del settore e il precedente presidente e l’attuale direttore generale hanno espresso in passato la loro soddisfazione per quella che invece noi definiamo “l’aurea mediocritas” dei loro risultati, non immaginando neppure che dovrebbero porsi l’obiettivo di abbassare i costi. Per esempio, la performance relativa ai costi di Isontina Ambiente (costi che vengono poi regolarmente scaricati sui cittadini nelle bollette) è molto più in basso nella classifica nazionale delle aziende analoghe e inoltre, rimanendo in regione, Gorizia è sempre superata dai migliori risultati, in termine di spesa, della provincia di Udine.
Sempre per la cronaca menzioniamo due brevi informazioni storiche:
1) Il precedente presidente di Isontina Ambiente, Luciano Zanotto, era un geometra, spedizioniere internazionale di professione, nominato prima consigliere e poi Presidente della SDAG (e fin qui si può parlare di qualche competenza pertinente in quanto legata alla logistica). Ma come si può capire la sua successiva assunzione nel 2010 ad Amministratore unico di Isontina Ambiente? Come si può passare con tanta disinvoltura dai servizi autoportuali alla raccolta dei rifiuti e al loro smaltimento? Come si può parlare di competenza?
2) Il precedente presidente di Irisacqua, Mirio Bolzan, sembra invece vantare solamente meriti esclusivamente politici. È stato sindaco di un paese dell’entroterra goriziano e successivamente consigliere regionale targato PD. Ma nel 2008, ad una nuova tornata elettorale regionale, non viene rieletto e allora che cosa succede? Viene eletto Amministratore unico di Irisacqua. Quando e come avrà maturato le competenze per quel ruolo?
Rosamaria Forzi

domenica 9 luglio 2017

La tortura diventa reato (ma solo in certi casi...)

E’ stata approvata dalla Camera, in via definitiva, la legge che introduce nell’ordinamento italiano i reati di tortura e di istigazione alla tortura.
Numerosi atti internazionali prevedono che nessuno possa essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. Tra questi, la Convenzione di Ginevra del 1949, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, la Convenzione ONU del 1984 contro la tortura.
Sulla mancata previsione del reato di tortura nel codice penale italiano si era accesa la polemica dopo i terribili fatti avvenuti a Genova durante il G8 del 2001, a seguito dei quali la Corte Europea dei diritti umani ha ripetutamente condannato l’Italia per non aver punito in modo adeguato i responsabili.
La legge appena approvata punisce con la reclusione da quattro a dieci anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte o comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Il testo differisce in parte da quanto previsto dalla Convenzione ONU, che definisce la tortura come reato proprio del pubblico ufficiale, fondato, quindi, su un abuso di potere .
Dunque, affinché si possa configurare il reato di tortura è necessario che le vittime siano persone private della libertà personale o affidate alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza dei responsabili, vi sia stata una pluralità di condotte o si sia determinato un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
A questo proposito, appare necessario ricordare come i magistrati titolari delle indagini sui fatti di Genova abbiano inviato una lettera alla Presidente della Camera per far presente che questa legge, così come poi approvata, sarebbe inapplicabile proprio ai fatti avvenuti alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, sicuramente due dei massimi esempi di tortura di massa avvenuti nel nostro Paese. 
Sì, perché, nei fatti avvenuti a Genova, le vittime non erano persone private della libertà personale né affidate alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza dei responsabili.
E’ necessario, inoltre, che vi sia stata una pluralità di condotte o che si sia determinato un trattamento inumano o degradante per la dignità della persona.
Ciò comporta che, per esempio, il singolo atto di violenza brutale, compiuto da un pubblico ufficiale su una persona in stato di arresto, potrebbe non essere punito.
E ancora: affinchè sia configurabile il reato di tortura, la norma prevede che sia stato cagionato un “verificabile trauma psichico”. Ma, dal momento che i processi per tortura avvengono generalmente anche a distanza di dieci anni dai fatti commessi, come si potrebbe dimostrare il trauma psichico subito?
Come si vede, i motivi di perplessità sono numerosi anche perché troppo spazio viene lasciato al potere discrezionale dei magistrati, a scapito di una sempre più evanescente certezza del diritto.  
So.Sa.

giovedì 6 luglio 2017

Martedì 11 luglio, assemblea elettiva del Forum per Gorizia

Sono passati quattro anni dal 27 giugno 2013. E molta acqua è passata sotto i ponti.
Il Forum per Gorizia, reduce dalle elezioni dell'anno precedente, aveva da poco deciso di continuare il proprio percorso nella vita goriziana procedendo da una convinzione, quella che la Cultura debba essere il fondamento di ogni azione politica. Grazie all'iniziativa di molti, la sede di via Ascoli è diventata un punto di riferimento per tante persone, centro di riflessione sull'urbanistica, sulle attività produttive, sull'ambiente, sul welfare, sulla cultura e in generale sulla vita sociale. Molte persone sono transitate per la sede e hanno consentito l'approfondimento di idee e prospettive che hanno trovato convergenza e sintesi ordinata nel programma elettorale del Forum in vista delle elezioni del 2017. L'accoglienza dei richiedenti asilo, l'attenzione nei confronti dei più poveri, l'interpretazione della storia del Novecento goriziano, l'elaborazione di un welfare di comunità con particolare attenzione alle problematiche legate alla salute mentale, le frequenti relazioni con Nova Gorica a livello di welfare, di politica intercittadina, di ascolto e collaborazione a livello urbanistico, l'amicizia costante con i Kulturni dom di Gorizia e Nova Gorica, la battaglia contro la (non) realizzazione dell'ascensore al castello, la visione globale delle problematiche locali... tutto ciò è stato al centro dell'attenzione di tutti, anche attraverso esperienze di cinema, di teatro sociale, in particolare con il sostegno alle rassegne "Altre espressività", mirabilmente curate da Vito Dalò, già presidente del Forum fino al 2013. Questo blog è testimonianza quasi quotidiana dell'attenzione alle problematiche cittadine, nel più ampio contesto dei movimenti planetari attuali.
La scelta di presentarsi autonomi alle elezioni amministrative del 2017 e la contestuale impegnativa campagna elettorale ha permesso un forte rinnovamento, in termini di persone, di contenuti e di comunicazione. L'elezione di Andrea Picco consente al Forum di ritornare dopo cinque anni in Consiglio Comunale, forte di nuove idee e nuove energie, radicate nei percorsi del recente passato.
Martedì 11 luglio, alle ore 18 nella sede di via Ascoli 10, gli iscritti all'associazione Forum Cultura sono chiamati a ratificare questa evoluzione, scegliendo un nuovo consiglio direttivo e un nuovo presidente, anche con la finalità di accompagnare Picco nel suo impegno di consigliere comunale con azioni e iniziative di forte impatto e presenza nei quartieri e nella città. E' un'assemblea importante, l'inizio di una nuova tappa - con volti e proposte nuove - nella storia dell'associazione.
Tutti gli iscritti sono invitati a partecipare.