domenica 30 ottobre 2016

Ma guarda, guarda chi ha ragione

Come Forum ai tempi della prima consiliatura Romoli abbiamo fatto decine di interrogazioni, interpellanze, richieste di poter usare le vecchie casette confinarie come luoghi turistici, adatti anche ad ospitare classi che venissero in zona per studiare il secolo breve, le guerre e i nazionalismi. Tra l'altro, la dimensione, la collocazione e l'originalità delle casette in sè ne avrebbe fatto un luogo di attrazione forte, se pensiamo al fascino che esercita il confine in coloro che visitano Gorizia. Naturalmente la risposta è stata nulla da parte del comune, che aveva in mente la valorizzazione del castello e la falconeria, progetti i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Invece i nostri vicini, più pragmatici dei goriziani, hanno ristrutturato e reso fruibili gli edifici sia a San Pietro che in via S. Gabriele, come ci dimostra il Piccolo di oggi. Anche noi goriziani in verità abbiamo fatto la nostra parte in via del Rafut, dove la casetta è stata data ad una serie di associazioni, ma è sempre perennemente chiusa. Interessante sarà verificare come mai una ristrutturazione costata quasi 90 mila euro sembra non serva assolutamente a nulla.Cosa ci insegna questa ennesima storia di trascuratezza, mancanza di iniziativa, passività intellettuale? 

Che i problemi di bilancio, le coperte corte, la crisi economica non c'entrano nulla. Alcuni interventi a costi ridotti si potevano fare benissimo in questi anni, ma l'ignavia dei nostri governanti locali ci ha fatto perdere molte occasioni che gli altri invece hanno recepito benissimo.
adg

La morte di Bruno Crocetti

E' morto Bruno Crocetti, persona mite e saggia, esponente di primo piano nel panorama politico della città di Gorizia e del locale Partito Democratico. Lo si vuole ricordare anche in questo blog, compagno di tante battaglie su diversi fronti della vita cittadina. Mancheranno senz'altro a tutti la sua intelligenza e la sua sapienza. Da questo blog la partecipazione convinta del Forum per Gorizia e la vicinanza ai suoi familiari.

mercoledì 26 ottobre 2016

Nessun timore, tanta amarezza...


La sede del Forum per Gorizia è stata fatta segno di un atto vandalico, ieri pomeriggio. Niente di drammatico, per l'amor del cielo: due scritte con il pennarello ovviamente nero. La prima dimostra una buona conoscenza della lingua latina, il genitivo è appropriato e il concetto espresso denota una certa capacità di ragionamento intorno a una particolare parte del corpo: si tratta forse della firma del writer? La seconda ripropone i partecipanti all'esperienza del Forum come "titini". E' una dizione non nuova che si aggiunge a tante altre, tipo cattocomunisti, ciellini, slavo-comunisti, tradizionalisti, papisti e via dicendo. E' un onore essere insultati da chi non ha il coraggio di far vedere la propria faccia e comunica imbrattando i muri (e forse anche i monumenti...). Restano una grande amarezza per il livello sempre più basso del dibattito politico in città e la seccatura di dover ripulire gli stipiti delle porte di una sede che non è proprietà del Forum, ma dell'Ater e di conseguenza - almeno in teoria - di tutti i cittadini. Il rozzo atto del (o dei) writer fascista spinge il Forum a procedere con ancora maggior coraggio e convinzione sulla strada intrapresa. A cominciare da martedì 8 novembre, alle ore 18 al Kulturni dom, quando si darà ufficiale inizio alla lunga campagna elettorale verso le amministrative 2017, con la presentazione dei programmi e del candidato sindaco Andrea Picco.
Andrea Bellavite

martedì 25 ottobre 2016

Dobrodošel predsednik Pahor, benvenuto presidente Mattarella

La presenza dei due Presidenti, Pahor e Mattarella, il prossimo 26 ottobre a Doberdò e a Gorizia è un evento di straordinaria importanza. Non si tratta infatti di uno dei soliti a volte un po' formali incontri tra autorità, ma del doloroso ricordo di avvenimenti che hanno diviso in modo drammatico i popoli e le nazioni da essi rappresentati.
A Doberdò, paese simbolo della sofferenza di un'intera generazione di giovani sloveni durante la prima guerra mondiale, la massima autorità dello Stato italiano accompagna il pari grado della vicina Repubblica nell'onorare i caduti sloveni sul fronte dell'Isonzo. Ciò accadrà nel contesto dell'inaugurazione di un bel monumento scolpito nella dura pietra carsica, immagine molto efficace della tragedia della violenza bellica.
Prima di giungere nel paese del Carso i due Presidenti ricorderanno anche la drammatica vicenda legata all'8 agosto 1916: che si sia trattato di una "presa" o di una "caduta", la sostanza non cambia, la città di Gorizia è uscita totalmente devastata da quasi un anno e mezzo di bombardamenti e dall'ultimo assalto delle truppe italiane. Mattarella e Pahor faranno mesta memoria delle vittime civili e militari di tale tragedia, uniti nel proclamare, cento anni dopo, la necessità che ovunque nel mondo tacciano le armi e parlino la concordia e la convivenza tra le genti.
Tali manifestazioni sono state rese possibili anche grazie all'iniziativa del Kulturni dom e più in generale della minoranza slovena in Italia. Ciò dimostra che la pace e la concordia sono obiettivi raggiungibili. Il laboratorio sloveno-italiano-friulano realizzato sull'ormai cancellato confine fra Slovenia e Italia può diventare un modello esportabile ovunque per realizzare con convinzione un futuro di armonia e di unità nel rispetto delle diverse culture e lingue che caratterizzano ogni territorio. 
Igor Komel & Andrea Bellavite

domenica 23 ottobre 2016

Vogliamo la verità anche noi. E voi?

Pubblichiamo la lettera che Claudia Cernigoi ha inviato al Piccolo sulla richiesta di verità sui deportati fatta da Rodolfo Ziberna.

Spettabile Redazione,

ho letto che Rodolfo Ziberna intende domandare al Presidente Mattarella di attivarsi per fare finalmente chiarezza sulla questione dei deportati da Gorizia nel maggio 1945.

Noi ricordiamo che un anno fa tre membri della Lega nazionale goriziana (Luca Urizio, Ivan Buttignon, Lorenzo Salimbeni) erano andati, con finanziamenti pubblici e con il supporto del senatore Maran, negli archivi romani e ne erano tornati con "migliaia" (secondo Urizio) di documenti, dai quali sarebbe emerso anche il reale numero dei deportati goriziani. Lo stesso Urizio dichiarò, il 20/11/15, che ci sarebbero voluti "un paio di mesi" per studiare i dati in loro possesso e che avrebbero reso noti i risultati della ricerca il 10 febbraio successivo (ciò otto mesi fa).

Ma a parte la pervicace quanto infruttuosa ricerca della foiba mobile della zona di Rosazzo, null'altro è trapelato dalle ricerche annunciate da Urizio.

Domandiamo pertanto al consigliere Ziberna (che è anch'egli membro della Lega nazionale, se non andiamo errati) se, prima di scomodare il Presidente della Repubblica, non sarebbe più semplice che si rivolga ai suoi sodali per sapere che fine hanno fatto le loro ricerche.


Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

giovedì 20 ottobre 2016

Andrea Picco per una nuova Gorizia

L'8 novembre alle ore 18 al Kulturni Dom il Forum presenterà il suo progetto per le prossime elezioni comunali di Gorizia e il suo candidato sindaco, Andrea Picco. E' per noi un momento molto importante che giunge al termine di una lunga riflessione politica che è partita da una considerazione di fondo. La città è profondamente in crisi sotto l'aspetto demografico, sociale, economico. I motivi sono tanti e differenti, ma non c'è dubbio che la classe politica che ha gestito la città non sia stata all'altezza dei problemi da affrontare. Se desideriamo il cambiamento, al cambiamento dobbiamo crederci per primi noi. Esso non può avvenire con le stesse logiche e con le stesse persone che hanno portato la città in questa situazione di grande crisi. E'necessario, secondo noi, che si formi una nuova classe dirigente, distante dai vecchi apparati spartitori, dai vecchi potentati che si tramandano il potere da alcuni decenni. Chi ha governato sinora deve fare un passo indietro e da questo punto di vista la nostra idea di “candidato forte” è del tutto diversa da quella che va per la maggiore. Forte non è il candidato che ha accumulato incarichi e esperienza nel sistema, forte è chi è in grado di intercettare e di unire nuovi elettori, stanchi della politica conosciuta, che desiderino partecipare ed impegnarsi per costruire una città diversa. C'è bisogno, in questa fase di profonda crisi, di linguaggi nuovi, di nuovi stili politici. Il Forum ha lavorato da un decennio su alcuni temi importanti: il rapporto con la Slovenia, la cultura, la trasparenza amministrativa, il welfare, il disagio, la viabilità, i lavori pubblici, l'ambiente, l'accoglienza. Abbiamo idee ed esperienze che mettiamo a disposizione di Andrea Picco, perchè siamo convinti che sarà in grado di portarle avanti con la squadra che sceglierà. La proposta che presenteremo l'8 novembre è aperta a tutti quelli che la vorranno condividere. Ma ragioneremo sui temi, sul futuro e sulle prospettive, sui passi concreti per mettere in pratica ciò che pensiamo da anni. Invece che alle percentuali e ai calcoli delle preferenze, in un mondo che sta rapidamente cambiando in modo del tutto inaspettato sino a qualche anno fa, crediamo piuttosto nelle squadre e nell'assunzione di responsabilità di tanti che dalla politica si sentono distanti. 
adg

mercoledì 19 ottobre 2016

Le (non) ragioni del Sì

Lunedì 17 ottobre in via Garibaldi c’è stato un appassionato intervento di Moni Ovadia, organizzato dal Comitato goriziano per il NO. Mi ha colpito molto suscitandomi riflessioni che Vi propongo. Il succo è più o meno questo: o amici che a dicembre voterete NO, vi piacerebbe capire le ragioni del SI? E’ impossibile. Anche se ve le spiegano non capireste e meno male. Non c’è niente da spiegare, c’è solo da scegliere.
Insomma le argomentazioni di Moni Ovadia nella loro semplicità mi hanno conquistato. Ovviamente ero per un NO assoluto anche prima ma ora vedo la situazione in modo più chiaro, o almeno così mi sembra. Mi sono reso conto che i dibattiti e le analisi articolo-per-articolo (sono 47!) non possono spostare molti voti. Più la posta sul piatto è importante e più conta la pancia, o se preferite il cuore. E qui la posta é altissima.
Aggiungo mie personali considerazioni sui sostenitori del SI. Anche se non li capisco posso cercare di capire chi siano. 
Semplificando penso che i sostenitori il SI siano di 3 tipi:
1. Quelli con un preciso interesse politico/economico nella cosa (Renzi &C, Confindustria, ABI,  Marchionne, JP Morgan, RCS, Confcommercio, il governo americano….). Questi sanno bene perché vogliono il SI, ed infatti ci sommergono di menzogne per impedirci di capire le loro vere ragioni. I peggiori sono quelli che sostengono la schiforma per impulso ‘robotico’ (Serracchiani, Rosato…..).
2. Poi ci sono quelli del SI ‘di pancia’ che non cercano argomenti, tantomeno argomenti di sinistra. Infatti trovare qualcosa di sinistra nel DDL Boschi è oggettivamente impossibile. Questi voteranno SI perché ammaliati dalla narrativa renziana, sperando in un ‘cambiamento’ di cui non sanno dire niente. Io umanamente li rispetto, ma politicamente non li capisco proprio. Temo che saranno in molti, anche vista la occupazione militare del governo sui media.
Non dimentichiamo gli  ‘ibridi’ tra 1 e 2, come Benigni o Jovannotti: intellettuali (?) organici al PD ed empaticamente renziani. In quanto a Nanni Moretti questo se ne sta ben zitto, e fa bene se ci tiene al suo pubblico.
3. Ci sono poi i  SI non ‘per’ ma ‘contro’  qualcuno o qualcosa: contro Grillo, o contro le baronìe di magistrati e universitari, contro  la sinistra radical alla Vendola e Cuperlo…vai tu a sapere. Questi poi accusano noialtri di votare NO perché detestiamo Renzi (bé, nel mio caso devo proprio dire che……). Penso che siano pochini ma a dicembre potrebbero fare la differenza.
Ma dal fronte del SI ci rinfacciano: per il NO non sono anche Brunetta, Sgarbi, Salvini, Meloni, Casa Pound….? Certamente, ma ciò dimostra solo che il Paese é profondamente, trasversalmente spaccato, come lo stesso PD. Altro che Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci. Comunque vada dopo il 4 dicembre ci staremo tutti un po' più sulle palle, come argutamente dice Moni Ovadia. A causa di una riforma della quale nessuno sentiva il bisogno.
Scusate il lungo sfogo, per me alquanto insolito. Ma è questione di pancia……
Leonardo Milocco

giovedì 13 ottobre 2016

Il ricorso contro la formulazione della scheda referendaria

Il Professor Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha presentato ricorso contro la formulazione della scheda referendaria che, come ormai tutti sanno, prevede che l’elettore esprima il suo voto riguardo le nuove “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.
Com’è facile notare, si tratta di argomenti complessi ma, soprattutto, estremamente eterogenei, che poco o nulla hanno a che fare l’uno con l’altro. Non c’è, infatti, alcuna attinenza tra il superamento del bicameralismo paritario, la soppressione del CNEL (sulla quale tutti concordano) e la revisione del titolo V, che è quello che disciplina le autonomie locali.
Come potrà, dunque, l’elettore esprimere davvero la sua volontà dal momento che dovrà pronunciarsi su questi temi complessivamente, senza poter differenziare le sue preferenze?
E’ evidente che, così impostato il quesito, ciò non potrà in alcun modo avvenire.
Il paradosso è che, in effetti, la formulazione del quesito è in linea con quanto previsto dal testo della Costituzione, che chiama l’elettore a pronunciarsi sulla legge di revisione costituzionale, e il virgolettato riportato più su è esattamente il titolo della legge di revisione costituzionale. 
Ma, allora, com’è possibile che, pur rispettando le norme, si addivenga ad un risultato così palesemente iniquo?
Questa banale constatazione rende chiaro ed evidente ciò che tutti, o quasi, avvertivamo d’istinto ma non riuscivamo ad esprimere concretamente:
a)     Che riforme così complesse ed eterogenee non dovrebbero essere proposte dal Governo ma dovrebbero essere elaborate dal Parlamento, se non, addirittura, da un’Assemblea costituente;
b)    Che riforme di questa portata dovrebbero essere maggiormente condivise e non approvate a colpi di maggioranze, più o meno risicate. Ricordo, infatti, che “ Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”;
c)     Che le leggi di revisione della Costituzione devono avere un contenuto omogeneo e che, se si intende intervenire su aspetti così diversi tra loro, è necessario farlo con più leggi distinte e non con una legge “omnibus”.
ss

 

mercoledì 12 ottobre 2016

Incredibile attacco della Lega Nazionale

Le parole che sono state scritte oggi sul Piccolo a firma del presidente della Lega Nazionale lasciano dentro un senso di profonda amarezza. Il soggetto se la prende con Anna Di Gianantonio a causa del pacifico e intelligente intervento pubblicato anche su questo blog qualche giorno fa. Alla richiesta di un confronto educativo da svolgere nelle scuole per avvicinare gli studenti alla ricerca della verità corrisponde un'incredibile serie di improperi, offese personali e falsità che non entrano nel merito della questione ma sembrano soltanto espressione di una rabbia ingiustificata e repressa. Da questo blog piena solidarietà ad Anna, ammirazione per la sua passione educativa e didattica, onore alla sua competenza e al suo metodo storico. Si esprime l'augurio che molti componenti della Lega Nazionale si dissocino da toni tanto violenti e lontani dall'autentico confronto scientifico e democratico.
ab

lunedì 10 ottobre 2016

10 ottobre: allarme salute mentale


In occasione del 10 ottobre, giornata mondiale della Salute Mentale, la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica raccoglie un appello, sottoscritto dalla maggior parte dei Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale italiani, e da importanti Associazioni e Società scientifiche. Esso è rivolto alle istituzioni regionali e nazionali e denuncia che i tagli alla sanità e i nuovi meccanismi organizzativi a essi correlati stanno determinando effetti devastanti sulla qualità dei servizi, proprio in una fase in cui le condizioni di disagio psichico della popolazione stanno aumentando.

In particolare la SIEP segnala che nel periodo 2006-2013 il numero di persone che presentano sintomi di interesse psichiatrico (ansia e depressione innanzitutto) è cresciuto di oltre un milione. Tale aumento va ad appesantire il carico di lavoro dei DSM, assieme alle nuove aree di bisogno: pazienti psichiatrici autori di reato, disagio psichico degli utenti extra-comunitari, e disturbi legati all'abuso di sostanze.

Le necessità di cura dunque crescono, ma, ci poniamo una domanda, è sufficiente chiedere maggiori risorse per i Servizi di Salute Mentale? A nostro avviso le cose non vanno affrontate sempre a livello sanitario. Ci si dovrebbe piuttosto chiedere: quali sono le cause dell'aumento del disagio? Forse la mancanza di relazioni in ambito familiare o extra – familiare? Il mancato sostegno ai ruoli genitoriali? La mancanza di certezze in ambito lavorativo? La mancanza di tempo libero, o , al contrario, l'inattività per chi non lavora? E l'allarme andrebbe rivolto all’esterno. E' compito di chi si occupa del bene pubblico, legislatori, politici e amministratori, tenere in considerazione  il fattore "benessere psichico della popolazione". Esso va salvaguardato attraverso azioni concrete.  Cioè, ad esempio, tutelando il lavoro, tutelando il tempo libero, incentivando e salvaguardando contesti che favoriscono le relazioni tra persone, contrastando l'inattività di disoccupati, migranti, anziani e persone sole ecc.

Non si può "sanitarizzare" tutto. Le istituzioni sanitarie scoppierebbero e comunque i problemi, nella più ottimistica delle ipotesi, verrebbero tamponati, ma non risolti.

Concludo con una perplessità: in una tale complessità di esigenze, i tradizionali utenti dei centri di salute mentale, quelli con disturbi gravi, verranno dimenticati?


dc

domenica 9 ottobre 2016

Il caso Regeni

E' stato proprio il sindaco Di Piazza a politicizzare la vicenda di Giulio Regeni chiedendo di togliere lo striscione giallo. Regeni infatti è diventato un simbolo, che come tale ha vari significati: rappresenta i giovani studiosi costretti ad andare via dall'Italia per avere delle opportunità, rappresenta la voglia dei ragazzi  di aprirsi al mondo, la loro curiosità e la voglia di cambiare. La dittatura di Al Sisi lo ha barbaramente ucciso e una famiglia lotta per sapere la verità, una madre vuole avere giustizia da un potere ottuso e assoluto, altro aspetto altamente simbolico. Paragonare Regeni ai marò o ad altre vittime non ha senso: in questa vicenda la sorte di Giulio ha rappresentato il destino di tanti giovani e di tante madri, si è affermata nell'immaginario di molti come nessun altra e per forza propria, la sinistra qui non c'entra per nulla. Altrettanto sciocco è dire che uno striscione non porta alla verità. Tutti lo sanno: il problema è testimoniare il desiderio di giustizia, il diritto dei giovani a studiare, a viaggiare senza pericoli, il desiderio della gente che i valori umani prevalgano sui profitti economici con l'Egitto. Questo ha sentito la gente che guardava lo stiscione: non discorsi geopolitici, non considerazioni strategiche, solo un destino tragico che ha colpito un ragazzo che voleva impegnarsi e studiare. Di Piazza con le sue espressioni grevi “mi sono tolto un dente cariato” ha dimostrato di non capire, ha parlato di sciacallaggio del PD, si è tenuto terra terra, come d'altronde chi lo ha conosciuto come bottegher e sindaco sa essere la sua altezza massima. 
adg 

La storia sia vera palestra di apprendimento

La storia del confine orientale è materia complessa e articolata. Dalla prima alla seconda guerra mondiale il territorio conosce conflitti, non solo nazionali, ma soprattutto politici ed ideologici tra italiani, sloveni e croati, conflitti che attraversano le stesse popolazioni della Venezia Giulia e che si riacutizzano in tutta la loro violenza durante il fascismo e nel corso della guerra e della Resistenza.
Tante sono le scelte personali: c'è chi si schiera dalla parte dei nazisti e dei fascisti, come le truppe collaborazioniste jugoslave, che mantengono comunque una pregiudiziale anti italiana, c'è chi decide di fare la spia o il doppiogiochista per salvarsi comunque la vita, c'è chi tortura in proprio come la banda Collotti dell'Ispettorato Speciale, c'è chi aderisce alla RSI, c'è chi tra gli sloveni, i croati e gli italiani sceglie invece di combattere il nuovo ordine europeo voluto da Hitler, pagandone il prezzo con il carcere, il lager, la morte.
Da decenni la storiografia locale cerca di illuminare tale complessità, superando le logiche della guerra fredda che, all'indomani del conflitto, hanno diviso  molto semplicisticamente il mondo in buoni e cattivi.
La nostra storia può diventare una grande palestra di apprendimento per gli studenti. Diversi punti di vista, valori, visioni del mondo possono essere messi a confronto, soppesati e  spiegati ai giovani, accrescendone la loro consapevolezza storica e civile.
Spiace dunque che in un Liceo cittadino in più occasioni, anche per il dono di un quadro, siano intervenuti il presidente ed il vice presidente della Lega Nazionale parlando, senza contraddittorio, della storia locale; essi esprimono un punto di vista, spesso manifestato sulle colonne dei giornali, che criminalizza la Resistenza utilizzando - come ha fatto il presidente della Lega -  documenti in modo improprio (vedi il caso della foiba di Rosazzo) solo per additare i comandanti partigiani Vanni e Sasso come responsabili dell'accaduto. Sappiamo che per queste gravissime affermazioni il presidente della Lega è stato denunciato dalla figlia del partigiano Mario Fantini per calunnia e diffamazione. Riteniamo che le vicende che hanno interessato Gorizia ed il suo territorio non possano essere raccontate a senso unico e che il punto di vista di chi ha fatto la Resistenza, combattendo contro il nazismo ed il fascismo, debba essere ascoltato, preso in considerazione e fatto conoscere agli studenti. Chiediamo pertanto alla dirigente dell'Istituto di organizzare una conferenza sul confine orientale invitando storici riconosciuti, docenti presso le università di Udine e Trieste, che possano spiegare in modo equilibrato e completo, senza faziosità politica, quanto è successo a Gorizia negli ultimi cento anni. Riteniamo che giovani che si stanno formando culturalmente abbiano diritto ad un'educazione approfondita e misurata, non ideologica e di parte.
Anna Di Gianantonio

presidente ANPI Gorizia

mercoledì 5 ottobre 2016

Perché Mattarella in ottobre a Doberdò

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Gorizia il prossimo 26 ottobre. Opportunamente assente dalle cerimonie dell'8 agosto commemorative della "presa" o "caduta" di Gorizia, viene a ricordare le vittime dell'inutile immensa strage perpetrata cento anni fa, in un giorno meno delicato, anche se qualcuno non ha mancato di sottolineare che il 26 ottobre 1917 è la data che ha segnato l'inizio della disfatta di Caporetto.
In realtà il vero motivo per il quale il Presidente sarà dalle nostre parti non riguarda la città di Gorizia, bensì il piccolo Comune di Doberdò dove verrà in quel giorno inaugurato il primo monumento ai soldati sloveni caduti sul fronte dell'Isonzo. E' un'opera molto bella e toccante che ricorda Doberdob, la terra che secondo un suggestivo canto, è stata la tomba della gioventù slovena. All'inaugurazione ci sarà Mattarella e ci sarà anche il Presidente della Repubblica slovena, due Stati uniti nei loro massimi rappresentanti nel mesto ricordo dei caduti. Si tratta di un evento di grande importanza, un forte messaggio di pace e di unità fra i popoli, voluto dal Kulturni dom di Gorizia, dal Comune di Doberdò e dalle associazioni culturali slovene.

“Balkan Circus”

Serata davvero emozionante e coinvolgente ieri a Romans.
Andrea Bellavite ha presentato il libro “Balkan Circus” di Angelo Floramo, libro che si colloca a metà strada tra il ”reportage di viaggio e il diario dell’anima”.
Il fascino misterioso e struggente dei Balcani traspare da ogni pagina attraverso il ricordo di luoghi ma specialmente di persone che l’autore porta dentro di sé e che in lui continuano a vivere.
La presentazione è stata anche l’occasione per far dialogare tra loro due personalità straordinarie, diverse ma unite da una passione comune: la ricerca dello spirito attraverso l’incontro con l’altro.
Incontro che diventa subito condivisione, comunione profonda, idem sentire, pur nella diversità di lingue, culture, tradizioni.
O, forse, è proprio la diversità che, dopo l’emozione della scoperta, riconduce all’umanità comune, ai sentimenti più veri, alle emozioni più profonde, che non conoscono diversità di lingue, culture, tradizioni.
E, poi, l’amore per la vita, in tutti i suoi aspetti, anche quelli materiali, che soltanto materiali non sono mai, e l’invito ad innamorarsene, di nuovo e sempre, anche quando fa male e si vorrebbe essere da un’altra parte.
Una testimonianza forte, trascinante, da parte di entrambi i protagonisti, che ha coinvolto il folto pubblico presente a tal punto da fargli vivere in prima persona le emozioni che sentiva raccontare.
Il libro si chiude con uno spettacolo in un circo, quando ormai la guerra è alle porte, a Belgrado.
Belgrado, “la città bianca dove la luna scende sul fiume, ogni notte, per far l’amore con i poeti”.  
All’autore viene chiesto di fare il pagliaccio… ma per una giusta causa.
“I pagliacci salveranno il mondo, sparando raffiche di risate e granate di allegria…
”Davvero non hai mai fatto il pagliaccio tu?”
E penso che in definitiva lo sono da una vita.” 
SS

martedì 4 ottobre 2016

Riforma costituzionale: una proposta liberale e rispettosa

Proseguono gli appuntamenti di approfondimento organizzati dal Forum all'interno delle iniziative del "Comitato per il NO" di Gorizia sul tema della riforma costituzionale. Martedì 11 ottobre alle ore 18, nella nostra sede in via Ascoli 10, sarà la volta di Giulio Ercolessi che ci parlerà di "Riforma costituzionale. Una proposta liberale e rispettosa". Modera Daniel Basissero.

Giulio Ercolessi, membro del board del Forum Liberale Europeo, l'organizzazione che raggruppa fondazioni e centri di studi liberali e radicali. Rappresenta il Coordinamento Nazionale delle Consulte Laiche italiane nel board della Federazione Umanista Europea, che riunisce le associazioni laiche del continente. Ha scritto "L'Europa verso il suicidio? Senza unione federale il destino degli europei è segnato". Giulio Ercolessi ha codiretto fra l’altro, assieme a Francesco Gui e a Beatrice Rangoni Machiavelli, la rivista federalista “Gli Stati Uniti d’Europa”. Fra i promotori di italialaica.it e della Società Pannunzio per la libertà d’informazione, ha collaborato anche a “MicroMega”, all’edizione italiana di “Lettera Internazionale”, al mensile “Confronti” e, come commentatore di politica internazionale, al quotidiano “Il Secolo XIX” di Genova.

lunedì 3 ottobre 2016

Solo illusioni?

Si riceve e si pubblica, un contributo di Dario Stasi al dibattito in corso in vista del referendum costituzionale.

Con il SI’ e il NO al prossimo referendum costituzionale si può avere finalmente un'impressione positiva, l'impressione che si ritorni a parlare di politica, a fare politica, dopo almeno vent'anni di bunga bunga in cui partiti, istituzioni, leader e uomini politici sono precipitati ai livelli più bassi mai visti.

I partiti. Diventano sempre più inconsistenti, non sono più il luogo in cui si elabora, come in passato, una linea politica perchè, appunto, la politica non c'è più. Anche i giornali, che un tempo erano autorevoli protagonisti del dibattito politico, stanno perdendo terreno. Oggi c'è la televisione, c'è internet, che la fanno da padroni. Solo il Partito Democratico conserva una sua struttura organizzativa sul territorio, ereditata dal vecchio PCI. Ma quell’eredità si ferma qui. Non c'è altro, se non una assenza o una debolezza di linea politica che ne compromette la funzione, a tutti i livelli. Anche l’adozione delle primarie, che poteva essere una scelta dirimente e vincente, perde smalto e non decolla in assenza di regole precise e condivise.

Le istituzioni. Anche qui è crisi, in parte per la crisi dei partiti. Vedi il comune di Roma, i comuni resi inefficienti dalla burocrazia, i comuni sciolti per mafia, le regioni che non hanno saputo far tesoro delle autonomie. Resistono, a livelli di sufficienza le alte cariche dello Stato.

Gli uomini. Ce l’avevamo con la DC, poi abbiamo visto all’opera gli uomini della destra, quelli a cui il bunga bunga andava bene. In Italia c’è stata una strage della politica. Dopo la quale pochi si sono salvati e dalle macerie è emerso il movimento di Grillo, che proclama: né destra né sinistra, onestà. Una specie di qualunquismo “contro”. Non dura, si spera.

Chi quaranta o cinquant’anni fa in Italia e in Europa voleva cambiare il mondo e non l’ha fatto, deve oggi fare i conti con quel mondo che bussa alle nostre porte con sempre maggiore insistenza. Che fare? La politica non è più al primo posto, è all’ultimo. Ma in un quadro di legalità, che pur permane, vale la pena di ricordare che essa è l’arte del possibile.

I quarantenni che sono oggi al potere in Italia rappresentano ciò che di buono questo nostro paese è in grado di esprimere. Non è stata una rivoluzione, certo, ma una spinta al cambiamento, anche sorprendente, se paragonata alla destra di cui sopra, ai Bertinotti, ai D’Alema. A quelli che con la nota sicumera voteranno NO al referendum.

Una sera di mezza estate. 
Festa dell’Unità a Ruda in un boschetto vicino all’argine dell’Isonzo. Le strutture stabili degli stand ricordano la forza del “Partito” negli anni passati, il lavoro dei militanti, che continua ancora. Aleggia nell’aria la poesia di Pasolini:” Ti ricordi di quella sera a Ruda?...”. Maggioranza di anziani ma una minoranza consistente di giovani. Il ballo, la pesca di beneficienza e lo stand dei libri. Fra i soliti čevapčiči e le costine c’è anche il cous-cous alle verdure e il piatto “cento passi”, in omaggio ai prodotti siciliani antimafia. Sorprende ancora questa capacità di attualizzare l’offerta culinaria in modo “costruttivo”. E’ tutto solo un’illusione?

Dario Stasi

sabato 1 ottobre 2016

Io voto NO


Il Comitato per la difesa della Costituzione - Gorizia: io voto NO, uno degli oltre 500 costituiti in tutto il Paese, ha organizzato una serie di incontri per approfondire con la cittadinanza l'importanza del votare no al referendum sulla legge di riforma costituzionale fissato per il 4 dicembre prossimo e per  illustrare le ragioni che motivano la necessità di difendere la Costituzione italiana ed i principi fondamentali della Repubblica democratica italiana.

Il primo appuntamento è fissato per lunedì 3 ottobre, alle 18, in sala Dora Bassi, in via Garibaldi 7. Interverranno sul tema “ W la Costituzione. In difesa della Democrazia la civile obiezione come ultima forma di Resistenza.” Parteciperanno l’on. Serena Pellegrino (SEL-SI) ed il giornalista e coordinatore del Comitato per il NO di Udine Gianpaolo Carbonetto. 

Il successivo appuntamento è per lunedì 17 ottobre: Moni Ovadia illustrerà le sue ragioni del votare NO al referendum di dicembre nella prospettiva del “ La riforma costituzionale tra retorica e raggiro". Sono in programma ulteriori iniziative.

Il Comitato per il NO di Gorizia è formato da cittadini che aderiscono a titolo personale e da Forum Gorizia, GO Possibile, Rifondazione Comunista, SEL - S ed il blog Piazza Traunik, condividendo la necessità di difendere la Costituzione italiana da riforme attuate con modalità non consone alla Carta fondativa e dirette a stravolgerne l’architettura funzionale alla tutela dei principi fondamentali della Repubblica democratica italiana.

 A nome del Comitato, Martina Luciani.

Il nuovo Centro di Salute Mentale: ritorno al manicomio?



Mentre la vecchia sede sta letteralmente cadendo a pezzi (come tutto il resto del comprensorio del vecchio Ospedale Civile), finalmente si è giunti all'inugurazione del nuovo Centro di Salute Mentale. La cerimonia si è svolta nel Parco Basaglia, alla presenza delle autorità politiche e sanitarie: Serracchiani, Gherghetta, Romoli, Rotelli, Pilati e l'uscente direttore di Dipartimento dott. Franco Perazza. Il nuovo edificio comprende, al piano terra, gli spazi per l'accoglienza e un centro diurno, al piano intermedio l'area per le degenze e l'infermeria, all'ultimo piano gli ambulatori medici e gli studi per gli operatori sociali.

Non mancano le criticità: il compattare in un'unica struttura servizi che in precedenza erano distinti rappresenta un regresso; qui ora si svolgono sia le attività ambulatoriali, che quelle riabilitative, che i trattamenti per le acuzie, salvo, peggio ancora, delocalizzare i ricoveri presso strutture ospedaliere esterne. La riforma regionale infatti, non avendo previsto alcun servizio di diagnosi e cura interno alla nostra Azienda Sanitaria, costringe ad effettuare i ricoveri altrove – cioè, per noi goriziani, presso il SPDC di Trieste -; ne conseguono disagi e inefficienze, dovuti alla distanza e alla mancata continuità della presa in carico della persona.

A giustificazione di tale riduzione di spazi e servizi, si è detto che il personale opera nei luoghi di vita degli utenti, cioè nelle loro case, o nei loro luoghi di lavoro. Ma, ci chiediamo, quale personale, visto che quello che c'è è appena sufficiente per seguire le persone presenti lì al CSM (normalmente in numero di otto i degenti, intorno alla quarantina gli altri)?

Mancano, per le persone con disturbi mentali, punti di riferimento esterni al luogo nel quale hanno dovuto affrontare la fase critica della loro sofferenza. Mancano centri diurni, mancano associazioni di volontariato che, invece che ruotare attorno al Parco Basaglia, abbiano il coraggio di staccarsene per creare, a favore delle persone con disagio mentale, qualcosa di nuovo sul territorio.


E a proposito del Parco, attualmente proprietà della Provincia, ci chiediamo, chi ne sarà il nuovo proprietario? Si sarà in grado di fare una scelta che ponga fine alla sua identificazione con la malattia mentale? Si sarà in grado di restituire questo luogo alla vita della città e, nel contempo, di dare un'alternativa alle persone che necessitano di un reinserimento alla normalità?

dc




La villetta di via Brigata Cuneo a Piedimonte, di proprietà dell'AAS 2, era uno dei rari spazi per la riabilitazione; si è resa ora inutilizzabile per un incendio divampato lo scorso Ferragosto e imputabile alle pessime condizioni di manutenzione.