venerdì 30 settembre 2016

Il nuovo codice di giustizia contabile e il nuovo “patteggiamento erariale”

Entra in vigore il prossimo 7 ottobre il primo codice per la giustizia contabile, il codice, cioè, che regola i giudizi dinanzi alla Corte dei Conti.
Fino ad ora, a detti procedimenti si applicavano le norme del codice di procedura civile più alcune disposizioni speciali, dettate dalla peculiarità dei giudizi suddetti.
Ovviamente non mi soffermerò sui singoli articoli che, peraltro, recepiscono in larga parte disposizioni cui viene già data ampia attuazione.
Mi preme, invece, richiamare l’attenzione su due aspetti, secondo me molto rilevanti, cui non viene dato il risalto che meriterebbero.
Il primo riguarda le archiviazioni dei procedimenti. Mentre è previsto che i vice-procuratori debbano sottoporre i decreti di archiviazione al visto del procuratore regionale nulla viene detto riguardo alle archiviazioni disposte direttamente dal procuratore regionale medesimo. Ciò significa che il procuratore regionale potrà disporre un’archiviazione senza che vi sia alcun tipo di verifica sul suo operato né alcun tipo di opposizione.
Il secondo punto riguarda l’introduzione di una sorta di “patteggiamento” anche all’interno del giudizio per responsabilità erariale. E’ previsto, infatti, che il convenuto possa presentare una richiesta di rito abbreviato per la definizione del giudizio mediante il pagamento di una somma non superiore al 50 per cento del danno arrecato, esclusi, ovviamente, i casi di doloso arricchimento.
In altre parole, questo significa che per lo meno il 50 per cento dei danni subiti dalle amministrazioni pubbliche rimarrà a carico delle stesse e, quindi, in definitiva, dei cittadini!
Ritengo opportuno precisare che per esserci una condanna per danno erariale non è sufficiente la colpa semplice ma è necessario dimostrare la colpa GRAVE e che da sempre la Corte dei Conti dispone del cosiddetto “potere riduttivo” dell'addebito, cioè della facoltà, valutate le circostanze, di ridurre l'importo della condanna.  
Come sempre, lascio a Voi il giudizio.
Il mio, penso, sia fin troppo chiaro…
SS

giovedì 29 settembre 2016

Per non dimenticare…

L’anniversario della morte di una persona cara mi ha riportato alla mente l’opera teatrale “E’ vietato digiunare in spiaggia”, ispirata alla figura di Danilo Dolci e, in particolare, alla vicenda del cosiddetto “sciopero alla rovescia”.
Il 2 febbraio 1956, a Partinico, un gruppo di disoccupati decide di mettersi al lavoro, senza compenso, per ripristinare una strada comunale abbandonata. Interviene la polizia e Dolci, con alcuni collaboratori, viene arrestato per aver violato le norme del Testo Unico sulla Pubblica Sicurezza.
Il processo suscita enorme clamore anche perché a difendere Dolci è il grande giurista, nonché Padre Costituente, Piero Calamandrei.
Memorabili rimangono le Sue parole, che mi piace ora e qui ricordare: “Signori Giudici, che cosa vuol dire libertà, che cosa vuol dire democrazia? Vuol dire prima di tutto fiducia del popolo nelle sue leggi: che il popolo senta le leggi dello Stato come le “sue” leggi, come scaturite dalla sua coscienza, non come imposte dall’alto…
Ricordate le parole immortali di Socrate nel carcere di Atene? Parla delle leggi come di persone vive, come di persone di conoscenza: “le nostre leggi, sono le nostre leggi che parlano”. Perché le leggi della città possano parlare alle nostre coscienze, bisogna che siano, come quelle di Socrate, le “nostre” leggi”.
SS

Interferenze interessate

Molti si sono indignati per l'affermazione dell'ambasciatore USA sul fatto che in Italia, se vincesse il NO al referendum, l'economia andrebbe al collasso. Ma che dire della società finanziaria americana JP Morgan la quale in un report del 2013 afferma che le costituzioni dei paesi dell'Europa meridionale non vanno bene, perchè improntate a “valori socialisti come la tutela costituzionale dei lavoratori e il diritto di protestare se i cambiamenti non sono graditi”? Dunque noi dovremmo modificare la nostra Costituzione perchè troppo garantista nei confronti dei ceti più deboli? E ce lo dovrebbero suggerire le finanziarie statunitensi quello che dobbiamo o non dobbiamo fare? 
adg

domenica 25 settembre 2016

Assaltando Rideremo.

Alla fermata degli autobus gli studenti del Blocco studentesco, organizzazione di Casa Pound, hanno distribuito il volantino “Assaltando Rideremo” che io ho provveduto a leggere e a far discutere in classe, esercitando quella libertà di insegnamento che la buona scuola, con la chiamata diretta del preside, di fatto eliminerà. Il volantinaggio viene dopo l'affissione di manifesti sempre del Blocco che ha suscitato discussione in città. Sono sette i punti di riforma che i neo fascisti propugnano, tutti interessanti da approfondire, come il culto del corpo e della natura, il bisogno di comunità, il desiderio di raddoppiare le ore di educazione fisica, il bisogno di tradizione ma la contemporanea voglia di avere solo libri elettronici. Il punto più significativo però è quello numero  3 “Ritrova te stesso”, in cui si afferma che i giovani devono essere consapevoli della storia della prima guerra mondiale e dell'eroismo in essa dimostrato dai combattenti, così i ragazzi ritroveranno le loro radici. Dunque al di là delle migliaia di studi fatti sui disertori, gli scemi di guerra, le conseguenze tragiche del conflitto, i nostri diciassettenni parlano di coraggio, di eroismo e di morte per la patria. E'inutile per loro sapere la storia degli anni 60-70, le stragi, il delitto Moro, le guerre in medio oriente, basta conoscere quanto successe lungo le sponde dell' Isonzo.
Devo dire che non so quanta presa faranno i loro slogan: i giovani non si interessano di politica, la guerra come manifestazione di eroismo li lascia del tutto indifferenti, sono pacifisti nell'animo e non si sognano di assalire alcunché. Bisogna dunque stare tranquilli? Secondo me, no, perché comunque il Blocco è l'unica organizzazione giovanile, e a loro non si contrappone nessuno, perché alcuni bisogni sono condivisi, come quello di sentirsi più comunità, perché se si vogliono affermare idee e valori diversi bisogna parlare, confrontarsi, discutere.
Lo stiamo facendo a sufficienza nelle scuole? A me ha colpito che al Liceo Classico abbiano parlato Urizio e Mondolfo della Lega Nazionale della seconda redenzione di Gorizia, cioè dell'arrivo degli anglo americani in città dopo la presenza jugoslava. Immagino cosa avranno detto, perché più volte espresso sulla stampa. Mi chiedo se sia questa la strada opportuna per creare una coscienza storica e civile di quanto è accaduto nel Novecento e in particolare nel secondo dopoguerra tra i giovani. Possibile che gli studenti debbano sentire sempre una sola campana? Possibile che non si ascoltino mai le ragioni degli altri? E' inutile indignarsi per singoli gesti senza affrontare di petto, con costanza e determinazione il problema dei valori e dei saperi che vanno trasmessi. Ho paura che se come adulti non ci si pone questo problema avremo una generazione che si dividerà tra indifferenti e nostalgici, con pochissime e ininfluenti eccezioni. 

adg

sabato 24 settembre 2016

Offesa all'onore della donna

Il volume si pone per la prima volta l'obiettivo di riscoprire e analizzare il fenomeno delle violenze sessuali compiute in Carnia delle truppe cosacche e caucasiche collaborazioniste dei tedeschi tra l’agosto del 1944 e il maggio del 1945. Nell’ultimo anno del secondo conflitto mondiale, la Carnia e parte del Friuli vennero invase dal contingente cosacco-caucasico, che si insediò nel territorio con le proprie famiglie. Durante le diverse fasi dell’occupazione militare del territorio, le violenze e gli abusi sessuali divennero dei veri e propri strumenti di guerra.
Le ricerche presentate in questo volume comprendono l’analisi delle cause storiche, politiche, culturali, antropologiche e psicologiche del fenomeno.

Il volume di Fabio Verardo verrà presentata martedì 27 settembre alle ore 18 presso la sede del Forum in via Ascoli 10 a Gorizia. Con l'autore dialogherà Anna Di Gianantonio.

venerdì 23 settembre 2016

Condannati per danno erariale gli ex vertici dell’ATER di Gorizia

L’ex direttore dell’ATER di Gorizia, Mauro Favari, nonché i componenti del Consiglio di Amministrazione in carica negli anni 2004 e 2005, Sergio Pacor, Riccardo Grassilli e Damjan Primozic, sono stati condannati dalla Corte dei Conti a risarcire l’Ente della somma complessiva di euro 164.967,75, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi legali sino alla data della sentenza.
Più precisamente, il dottor Favari è stato condannato al pagamento di euro 90.732,27 mentre i tre componenti del CdA sono stati condannati a risarcire euro 24.745,16 ciascuno.
Relativamente alla posizione dell’ex Presidente, Adriano Zamparo, benchè la sua responsabilità sia definita in sentenza “indiscutibilmente di rilievo” e virtualmente quantificata in un importo pari ad euro 76.138,96, nessuna condanna è stata pronunciata a suo carico poiché nel frattempo deceduto.
La vicenda trae origine da un’onerosa esternalizzazione di compiti tipici dell’ente a ditte esterne pur in presenza di professionalità adeguate esistenti all’interno.
Dette esternalizzazioni avevano riguardato, in particolare, la registrazione documentale, l’elaborazione dati per paghe e stipendi e i controlli di gestione.   
Su questi contratti si era pronunciato anche il Tribunale di Udine, che ne aveva dichiarato la nullità per due ordini di motivi: il mancato esperimento di gara pubblica per la scelta delle ditte e l’artificioso frazionamento del servizio al fine di non superare i limiti di importo fissati dalla normativa.
Inoltre, le società incaricate risultavano costituite proprio a ridosso del periodo di conferimento degli incarichi, erano riferibili ai medesimi soggetti, il loro oggetto sociale era “sostanzialmente identico e sovrapponibile”, le attività svolte erano spesso intercambiabili.
Infine, il personale impiegato era sempre lo stesso e spesso le società svolgevano compiti di competenza delle altre imprese del gruppo o addebitavano costi inerenti alle medesime attività svolte da altro soggetto. 

SS

giovedì 22 settembre 2016

Sulle tracce del bene

 E’ appena uscito, a firma di Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa, “La vita non è il male”, cinque capitoli di riflessione sulle tracce del bene.
Il libro sembra voler rovesciare una delle domande fondamentali dell’esistenza umana, il senso del male, e ci suggerisce che, in realtà, il vero enigma potrebbe essere proprio il bene.
Come si legge nel risvolto di copertina, nasce “dalla fatica di mettere insieme i frammenti di senso che ci possono consentire di vivere”.
In effetti, è un libro che fa riflettere, che interroga, che sollecita una risposta.
Cercare il bene può non essere facile e trovarlo per nulla scontato. E’ un atto di fede e anche di coraggio.
Per poterlo riconoscere bisogna averlo incontrato, accolto, vissuto.
Il bene è un movimento. “Nasce da un volto che ci guarda e verso un volto va”.
Lo si può cercare negli antichi testi sacri, nelle narrazioni letterarie e artistiche ma, soprattutto, nella realtà quotidiana, remota o recente.
Ed ecco, allora, venire alla luce, anche nei momenti più bui della Storia umana, sprazzi di ordinaria bontà, attimi di profonda umanità.
Si raccontano episodi di vita che hanno come protagoniste persone che potremmo definire eroi senza gloria perché rimasti nell’ombra, ai margini di vicende molto più grandi di loro.
Ma il libro pone anche un altro interrogativo: il bene è solo un fatto individuale o si può pensare ad un bene più grande, collettivo, che coinvolga l’intera comunità dei viventi?
In altre parole, è possibile immaginare un progetto “politico” in grado di costruire una società più umana e più giusta?
Abbiamo tutti sotto gli occhi il fallimento dei grandi ideali sociali, delle utopie, delle ideologie, delle religioni.
Da dove partire allora? Da dove iniziare a ricostruire?
Gli autori avanzano una proposta: ricominciare da piccoli obiettivi in grado di comporre una rete, di creare speranza, di fare comunità.
E riportano la nostra attenzione su una parola spesso dimenticata: fraternità, uno dei tre pilastri della Rivoluzione francese ma, chissà perché, fin da subito, il più tradito. Forse perché ritenuto irrealizzabile o attinente ad una sfera troppo intima.
Fraternità che nasce quando si è più vulnerabili, più fragili perché è “la forza del noi”.
Fragilità e fraternità che, come dice Ungaretti, si saldano, si accostano “come foglie appena nate”.
SS

lunedì 19 settembre 2016

Qualche chiarimento in tema di abolizione delle province

Occorre premettere che gli statuti delle regioni ad autonomia speciale, come la nostra, vengono approvati con legge costituzionale e non con legge ordinaria.
Come suggerisce la locuzione, la legge costituzionale si colloca sullo stesso piano della Costituzione e richiede, pertanto, per la sua approvazione, la doppia votazione sia da parte del Senato che da parte della Camera dei deputati.
La nostra regione ha presentato una proposta di modifica allo statuto vigente, che prevede, appunto, l'abolizione delle province.
Detta proposta ha già ottenuto la doppia approvazione da parte del Senato ma necessita ancora della seconda approvazione da parte della Camera dei deputati.
Per quanto riguarda la nostra regione, dunque, l'abolizione delle province non dipende dall'esito del prossimo referendum sulla riforma costituzionale ma, come già detto, dalla seconda approvazione della legge di modifica dello statuto da parte della Camera.
Per inciso, colgo l'occasione per richiamare l'attenzione su un ulteriore aspetto della riforma costituzionale, l'accentuarsi del divario tra regioni a statuto speciale e regioni ordinarie.
E' previsto, infatti, che le disposizioni di modifica alle norme sulle autonomie locali non si applichino alle regioni ad autonomia speciale se non dopo la revisione dei rispettivi statuti, sulla base di intese con le medesime regioni.  
E qui potrebbe aprirsi un bel dibattito sull' opportunità o meno di mantenere e, addirittura, ampliare i poteri delle regioni ad autonomia speciale...
SS

Chi ha paura della trasparenza?

Molti amministratori pubblici  hanno paura della trasparenza. E’ stata imposta da una serie di leggi, ma si  cerca comunque di evitarla.   E talvolta lo si fa, anche se si  va contro lo spirito della legge stessa. Si procede magari a pubblicare sui siti ufficiali i documenti previsti, ma si oppone un rifiuto ad altre richieste altrettanto importanti per la vita del cittadino. Si può comprendere la paura per la trasparenza degli  amministratori : l’altra faccia della trasparenza è il controllo che i cittadini attraverso di essa possono esercitare. E gli amministratori pubblici non sono abituati ad essere controllati e non amano essere giudicati, tanto meno dal cittadino, che grazie alla trasparenza potrebbe esprimere opinioni  motivate, anche negative su di loro.

Ma ora anche l’Italia ha il suo FOIA, cioè il Freedom  of Information Act ( legge che negli Stati Uniti è in vigore dal 1966), cioè una legge sulla trasparenza totale. Ora anche da noi “la trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e dei documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti  dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.  La parte scritta in carattere normale è il primo comma del primo articolo della legge 33/2013, mentre la parte in corsivo è l’integrazione apportata dalla recente  legge 97/2016, il Foia. Uno degli aspetti più rilevanti è che si parla non solo di documenti,  ma anche di dati.  E sono proprio  i dati che ci sono stati più volte rifiutati sia dall’Amministrazione comunale che da qualche società partecipata, che ha ritenuto opportuno  non rispondere le nostre richieste.
Abbiamo raccolto alcuni dati  sulla paura della trasparenza dei nostri amministratori , che metteremo nei prossimi giorni sul blog. Nel frattempo chiediamo ai nostri lettori: ci sono state o ci sono esigenze di informazioni ( dagli enti pubblici ) che non avete avuto? o che vorreste avere?
Rosamaria Forzi

domenica 18 settembre 2016

Martedì al Kulturni dom: i profughi nella rotta balcanica

Martedi 20 settembre alle ore 18 verrà inaugurata la mostra fotografica “L'inverno sta arrivando. Il viaggio dei profughi lungo la rotta balcanica.  Prihaja Zima. Potavanje beguncev vzdolž balkanske poti” di Stefano Lusa, giornalista e scrittore. Le foto rappresentano il viaggio, pieno di ostacoli e muri, che i profughi hanno affrontato, cercando di attraversare le frontiere greco-macedoni, serbe, ungheresi, austriache e slovene per arrivare nel cuore dell'Europa. Gli scatti registrano le innumerevoli difficoltà e la repressione che si è abbattuta contro coloro che hanno cercato un' esistenza migliore attraversando la rotta balcanica nel 2015 e le condizioni di vita all'interno dei centri raccolta migranti. Si tratta di immagini che suscitano emozioni forti e riflessioni attorno ad un problema, quello degli spostamenti di popolazione e le politiche degli stati europei, che è di importanza capitale nella nostra epoca. Ad organizzare la mostra sono il Forum di Gorizia, in collaborazione con la Comunità italiana “Santorio Santorio” di Capodistria, Radio Capodistria, Kulturni Dom di Gorizia. La mostra è stata realizzata con il contributo di RTV SLO e UNHCR.

Accanto all'autore che racconterà del suo viaggio, interverranno Igor Komel, Marco Barone e Tommaso Montanari.

Foiballe spaziali

Nella conferenza tenuta martedì al Forum, la storica ed editrice Alessandra Kersevan ha messo in luce la natura e la provenienza del documento che avrebbe dovuto svelare - secondo Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale, Lorenzo Salimbeni e Ivan Buttignon, ricercatori – la presenza di 800-200 cadaveri di infoibati nell'area di Rosazzo, Premariacco, Manzano. Non possiamo qui mostrare i documenti e le considerazioni di Kersevan, ma sono inconfutabili al punto che, una volta mostrati in una conferenza stampa ad Udine, il Messaggero Veneto, a cui si deve l'operazione mediatica, ha immediatamente smesso di pubblicare articoli sulla foiballa.

Ma se non fosse stata Kersevan, è lo stesso Buttignon a smentire Buttignon. Nell'ultimo numero di Isonzo-Soca, in una lettera firmata, il ricercatore ammette che la sparata pubblica di Urizio sulla foiba è stata una provocazione che lui non aveva condiviso, trattandosi appunto di una bufala senza riscontri, di un documento già vagliato da altri storici anni prima e non preso in considerazione. Dunque Buttignon fa ammenda da quanto lui sostenuto, riabilitando tra l'altro i partigiani Vanni e Sasso che il 2 maggio del 1945si trovavano a Lubiana e che Urizio aveva indicato come possibili colpevoli, rimediando una denuncia dalla figlia di Vincenzo Marini “Sasso”. Alcune considerazioni vanno fatte a questo punto della ricerca. La prima riguarda il fatto che un quotidiano come il Messaggero abbia dato ampio spazio ha quella che una persona di buone senso avrebbe subito considerato una bugia. Nel terreno non carsico in questione quel numero di scomparsi non sarebbe mai riemerso in 70 anni? La macchina del fango ha però talmente funzionato da accusare due partigiani lontani da lì chilometri, inculcare l'idea che i resistenti erano assassini, soprattutto se comunisti, e ha prodotto la promozione del giornalista a direttore dell'Espresso. La seconda considerazione (ma altre ne farò in seguito a proposito di questa vicenda) è che il Comune di Gorizia, con i soldi dei cittadini, ha finanziato questa missione a Roma, che si è rivelata un buco nell'acqua per ammissione dello stesso ricercatore che l'ha fatta. Sarebbe così sensibile il Comune di chiedere scusa per affidare così incautamente e con poca professionalità le missioni storiche a terzetti che non vanno neppure d'accordo tra loro e reintegrare i soldi buttati via nel bilancio cittadino? La foiballa è solo uno degli esempi di come per 70 anni si è fatta la storia della città, che meglio sarebbe definire propaganda post bellica. Tra poco la seconda puntata. 
adg

mercoledì 14 settembre 2016

Un (deprecabile) oggetto di discussione

Oggi sono apparsi fuori da una scuola goriziana i manifesti di Blocco Studentesco, un'organizzazione che si rifà al fascismo del secondo millennio di Casa Pound. E' evidente che i manifesti devono essere rimossi, meno d'accordo sono sull'uso di telecamere per scovare i colpevoli. Che senso ha reprimere? Farli diventare martiri per le proprie idee? Io credo che il mondo della scuola e della politica si debba interrogare sul fatto che i fondamenti del fascismo, in primis il razzismo che ne costituisce la base teorica, debbano essere analizzati nelle scuole, debbano essere messi a tema, così come deve essere studiato maggiormente il colonialismo e le sue tragiche conseguenze fuori dai confini dell'Occidente. Poi va insegnato cosa è successo a causa del razzismo antislavo nelle nostre terre,  bisogna spiegare il dolore e l'odio che provocano le discriminazioni. Insomma vanno messi in luce i limiti della nostra cultura e raccontate le idee di coloro che hanno combattuto invece i pregiudizi, le guerre e i razzismi. Siamo in un'epoca in cui i nazionalismi e le tendenze razziste, i muri e le esclusioni stanno diventando un fatto di primaria importanza. Su questo bisogna essere attrezzati come adulti democratici. In questi giorni l'Italia ha mandato una missione cosiddetta sanitaria “Ippocrate” in Libia, in realtà una missione militare. Il nostro paese non ammette l'errore che si è fatto nella destabilizzazione di quell'area con la barbara uccisione di Gheddafi. Ai giovani che inneggiano alla guerra possiamo dire che i governanti che seguono le loro idee hanno provocato esiti catastrofici in Medio Oriente. Insomma un fatto deprecabile come i manifesti può diventare oggetto di discussione. Nelle scuole molto spesso sono gli errori,  le situazioni difficili e critiche a far crescere, se non tutti, almeno una buona parte dei giovani.
adg

domenica 11 settembre 2016

Primo appuntamento

Martedì 13 alle ore 18 nella sede del Forum per Gorizia inizia il ciclo di conferenze, mostre e dibattiti chiamato Novecento Inedito e lo fa affrontando un tema che ha scosso profondamente l'opinione pubblica: l'annuncio del ritrovamento di foibe nel territorio di Corno di Rosazzo, che avrebbero potuto raccogliere dalle 200 alle 800 salme. Per un mese circa i media si sono scatenati su questa notizia, hanno pubblicato un articolo al giorno, dando credito a quella che il buon senso avrebbe subito definito una menzogna. Tanti corpi in un terreno simile non si sarebbero certo potuti nascondere per oltre 70 anni. La foiba si è poi spostata in varie parti della zona, cercando conferme, e poi il clamore si è fermato. Intanto però i partigiani Vanni e Sasso, che erano nei giorni di maggio'45 impegnati nella liberazione di Lubiana, sono stati accusati del crimine e nella mente di molti lettori si è voluta creare una equiparazione di tutte le violenze, senza distinguere aggrediti e aggressori, fascismo e opposizione alla dittatura. Nel fascicolo “Introgo nazionale a Rocca Bernarda” di Claudia Cernigoi e negli articoli di Isonzo Soca si cercherà di ricostruire la storia, gli appoggi politici di cui hanno goduto i ricercatori, l'atteggiamento dei media, e più in generale l'uso politico della storia che si è fatto nel nostro territorio.
adg 

Riforma della Costituzione: alcuni chiarimenti

In breve, anche se non si sa ancora quando, tutti noi saremo chiamati a pronunciarci su un’importante riforma della Costituzione, importante perché prevede, tra l'altro, l’abolizione del bicameralismo perfetto.
La questione è altamente tecnica e presupporrebbe una serie di conoscenze che il cittadino medio non può avere. 
Cercando di semplificare al massimo, vediamo quali sono i punti che non convincono in relazione, appunto, all'abolizione del bicameralismo perfetto.
a) Scarsa chiarezza nella definizione delle competenze attribuite alla Camera dei Deputati e al Senato.
L'articolo 10 (che modifica l’art. 70 dell’attuale Costituzione) elenca le materie sulle quali rimane l’approvazione sia della Camera che del Senato. A parte l’assoluta difficoltà di lettura di questo articolo a causa dei continui richiami legislativi, è altamente probabile che questa elencazione di materie attribuite all’approvazione di entrambe le Camere porti a innumerevoli questioni di competenza volte a stabilire se    una materia rientri o meno in questa fattispecie.
Infatti, come ben sa chi opera nel mondo del diritto, la realtà è molto più complessa della previsione astratta e, molto spesso, le norme non solo non chiariscono ma addirittura contribuiscono ad aumentare la  confusione. A riprova di ciò basta scorrere le sentenze emesse dalla Corte Costituzionale negli ultimi anni: moltissime riguardano conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni per stabilire proprio quali siano gli ambiti di rispettiva competenza.
Per porre rimedio a questo problema si è stabilito che le eventuali questioni che dovessero insorgere saranno decise, d’intesa tra loro, dai Presidenti delle Camere.
E se l’intesa non si raggiungesse? (ipotesi assolutamente da non sottovalutare)? Nulla viene detto al riguardo ragion per cui,si presume, dovrà farsi ricorso alla Corte Costituzionale.
b) Il Senato, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminare ogni disegno di legge  approvato dalla Camera dei deputati e può deliberare proposte di modifica al testo. Su queste modifiche la Camera si pronuncia in via definitiva.
Non è previsto l’obbligo di motivare questa richiesta né è fissato un numero massimo di volte in cui ciò possa avvenire.
Tutto questo soltanto per stabilire chi debba approvare una legge!
Dopo queste brevi considerazioni domando:
vi sembra che il bicameralismo perfetto sia stato realmente abolito?
vi sembra che il procedimento che porta all’approvazione di una legge sia davvero stato semplificato?
vi sembra che questo sia un modo per ridurre davvero i costi della politica?
A mero titolo di esempio ricordo che la legge nota come “lodo Alfano” è stata approvata in 20 giorni e che la manovra “Salva-Italia” di Monti e Fornero ha impiegato per l’approvazione “ben” 16 giorni! Al contrario, la legge anticorruzione ha impiegato “soltanto” 1456 giorni e la legge su usura ed estorsione 1357 giorni.
Secondo voi è il bicameralismo perfetto la causa della lentezza dell’approvazione delle leggi?
Per concludere, rifacendomi anche al post precedente: la stabilità dei Governi non viene garantita dalla Costituzione ma dalla legge elettorale, cioè dalla legge che stabilisce come debbano essere eletti i deputati e   come debba essere stabilito il numero di parlamentari da attribuire alle singole formazioni politiche.

SS

giovedì 8 settembre 2016

Marchionne e il sì

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 
L’uscita di Sergio Marchionne a favore del sì alla riforma della costituzione di Matteo Renzi dimostra in maniera inequivocabile il senso e il significato di questa riforma. Marchionne nel 2015 ha guadagnato 54,5 milioni di euro. Per guadagnare la stessa cifra una persona normale, neanche tanto sfortunata, regolarmente occupata e con un reddito medio, dovrebbe lavorare 1500 anni. Come dire che avrebbe dovuto cominciare a lavorare all’epoca della decadenza dell’impero Romano e delle invasioni barbariche. Come ha raggiunto questi guadagni Marchionne? Risanando la FIAT, cioè vendendo i brevetti opera di ingegneri italiani a costruttori stranieri, licenziando i vecchi staff tecnici che ormai non servivano più, e con una valanga di aiuti di stato e 5 anni di rottamazioni, pagati con le tasse dei lavoratori.
Perché Marchionne è a favore del sì? Perché con questa riforma si accentrano i poteri più di quanto non lo siano già adesso, e per lui fare accordi solo con il presidente del consiglio e con pochi altri è più facile e quindi più redditizio.
Ha parlato di stabilità. Il massimo della stabilità si ha dove non ci sono forze politiche e sociali che devono confrontarsi, e trovare punti di accordo: ad esempio nelle dittature, dove nessuno mette a rischio la stabilità di un governo. Dell’importanza della stabilità parla soprattutto chi investe in borsa, parlano i giornali dopo le pagine della cronaca e prima delle pagine della finanza. I lavoratori normali parlano invece di aumenti di stipendio che non arrivano mai, di tagli dei servizi che costano sempre di più, e di quando andranno in pensione, sempre più tardi.
Guarda caso, anche la Costituzione italiana parla di equità e di diritti uguali per tutti. Parla di redistribuzione del reddito. Ci dice cos’è la democrazia.
Non parla invece di stabilità. Casomai ci dice quali sono i poteri e quali sono i limiti del governo. E ci dice anche che esiste un parlamento, che deve essere eletto con un sistema che tenga conte del diritto di rappresentanza di tutti i cittadini, ovvero un sistema democratico e proporzionale.
Forse i cittadini dovrebbero cominciare a capire chi sono i loro veri nemici.

Roberto Criscitiello
Rifondazione comunista

Comitato per il NO

mercoledì 7 settembre 2016

Ci siamo tutti

E' arrivata oggi la notizia che il papà di Andrea Bellavite se ne è andato. Vogliamo dire ad Andrea che gli siamo vicini in questo momento doloroso e lo siamo con tutto il cuore. Sappiamo come questi momenti siano difficili, perchè il distacco dalla vita di una persona che abbiamo amato è una ferita, una mancanza, che purtroppo rimane e segna. Ma forse la consapevolezza delle tante persone che ti vogliono bene potrà, speriamo, alleviare un po' il tuo dolore. Tutto il Forum ti abbraccia, Andrea, e partecipa al tuo lutto e a quello della tua famiglia.
Forum per Gorizia

lunedì 5 settembre 2016

Oltre i limiti del lecito...

L'anonimo, uomo o donna che sia, ha scritto un post firmandolo a mio nome, dai contenuti deliranti. Ora mi pare che il gioco sia stato scoperto. Lo sconosciuto cerca con tutti i mezzi possibili e con una follia lucida di ottenere il suo scopo: la crisi del Forum. E' certamente un momento delicato, ma la stima e la fiducia reciproca ci faranno risolvere questo noioso problema che dimostra come il Forum sia una realtà che dà sempre più fastidio e che non si è capaci di affrontare con la dialettica politica, che evidentemente non si possiede, ma con l'inganno, l'ingiuria e la diffamazione. adg

Il Forum a Irisacqua : i servizi migliori sono quelli più efficienti e a minor costo

Qualche giorno fa abbiamo denunciato su Il Piccolo che una componente della tariffa del servizio idrico integrato della provincia di Gorizia, la cosiddetta “quota fissa”, anche nel 2016 è la più alta d’Italia. A Gorizia tale quota ha un valore medio di € 108 (il valore più basso è di  € 3,5 ed appartiene alla provincia di Milano) e, moltiplicata per i 62.013 utenti dell’Isontino, ammonta a € 6.697.404. Abbiamo chiesto inutilmente a Irisacqua di conoscere quali effettive voci di spesa comprenda la “quota fissa”, che nel totale rappresenta una cifra considerevole, e lamentato la mancanza di trasparenza a questo proposito da parte della società.
Il sig. Bolzan, presidente della società partecipata, ha risposto sullo stesso giornale affermando che quello che conta è il totale che il cittadino paga, che nell’Isontino sarebbe in linea con il resto della regione; ha auspicato poi un incontro pubblico con il Forum, presente la stampa o i cittadini, “perché non è corretto scrivere o affermare cose che non corrispondono alla realtà”.
Vediamo ora di rispondere al sig. Bolzan in dettaglio. Iniziamo citando dati ufficiali a cui noi come cittadini abbiamo accesso: si tratta dei dati registrati dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe 2016 di Cittadinanzattiva  e di quelli relativi alla dispersione idrica di Legambiente, presi da “Ecosistema urbano” 2015.

 
Valore medio riferito ad una famiglia tipo di tre persone, con un
consumo annuo di 192 metri cubi d’acqua, comprensivo di IVA al 10%
Trieste
€ 398
Gorizia
€ 315
Pordenone
€ 276
Udine 
€ 225
Media FVG  
€ 304

 

 

 

 
Osservazione a riguardo alla media FVG. Se facessimo la media ponderata delle tariffe in funzione della numerosità della popolazione residente nelle varie province, la media regionale scenderebbe: quindi la distanza della tariffa media di Gorizia da quella regionale sarebbe ancora maggiore.

 
Dispersione rete idrica
Gorizia
37%
Pordenone 
12%
Udine 
10%
Trieste
45%
Media FVG  
26%

 

 

 
Quindi, non solo la tariffa del servizio idrico di Gorizia e dell’Isontino è superiore alla media regionale, ma lo è anche la percentuale della dispersione idrica. Si può parlare fin che si vuole di entità degli investimenti, come fa il sig. Bolzan, ma se essa mantiene la dispersione idrica nell’Isontino al 37%, mentre Udine è al 10% e la media regionale è al 26%, evidentemente si deve riconoscere che qualche problema nella gestione di Irisacqua c’è. E si deve mettere da parte la propria supponenza, ricordando che il miglior servizio è quello più efficiente e contemporaneamente più economico per il cittadino.  Sono questi i parametri con cui le aziende partecipate si devono confrontare sempre, e soprattutto  in questi tempi di diffusa difficoltà economica che colpisce i loro utenti .
Al sig. Bolzan piace dire che le tariffe di Irisacqua sono nella media nazionale: sfidiamo pubblicamente   Irisacqua ad uscire dall’aurea mediocritas, di cui  impropriamente  i suoi vertici si gloriano, e a porsi come obiettivo quello di portare le tariffe del servizio idrico integrato di Gorizia e provincia tra le dieci migliori d’Italia (e cioè Isernia, Milano, Campobasso, Cosenza, Caserta, Varese, Catania, Imperia, Rieti, Savona), che hanno tariffe medie tra  117 e  220 euro. Invece di barcamenarsi operando nella media delle tariffe, Irisacqua alzi l’asticella e si confronti con la migliore in classifica, Isernia, che fa pagare ai suoi cittadini circa un terzo di quel che si paga nell’Isontino, cioè  117 euro invece di  315. Sarebbe una bella novità per una società partecipata, che, come tutte le aziende di questo tipo, normalmente non ha bisogno di confrontarsi con il mercato e di verificare periodicamente le sue strategie per migliorarle, in funzione dei suoi risultati.  Nelle aziende private la situazione è ben diversa: se non si raggiungono i criteri di efficienza e di risparmio richiesti, l’impresa viene punita dalla libera concorrenza del mercato, mentre i dirigenti non percepiscono il premio di risultato previsto o magari perdono anche il posto.
Il sig. Bolzan chiede inoltre con impazienza un incontro pubblico con il Forum per Gorizia in presenza della stampa o dei cittadini. Perché mai? Per trasformare l’incontro in un’operazione di marketing, sciorinando magari dati che non ci sono stati forniti in precedenza e che noi o un ente indipendente non possiamo controllare? Faccia piuttosto parlare in modo oggettivo ed indiscutibile le bollette, che hanno sempre un linguaggio univoco per chi le deve pagare.
Ad Irisacqua il compito di gestire al meglio il servizio idrico integrato, nella consapevolezza che il servizio migliore è quello più efficiente e a minor costo; a noi quello dalla parte del cittadino di controllare e di denunciare l’eccessivo costo del servizio o altre mancanze, in assenza di analoghi controlli da parte delle istituzioni.   Ad ognuno il suo ruolo.
Rosamaria Forzi 

Un po' di relax...

Facendo una deviazione dalla ciclabile Alpe Adria, peraltro poco segnalata, in località Beligna, si trova la  chiesetta di San Marco, dove si dice sia approdato l’Evangelista; di fronte all’edificio una duna costiera, una delle poche, se non l’unica, della laguna di Grado.
E’ un posto molto particolare che conferma ancora la bellezza del nostro territorio, soprattutto se la si raggiunge in bici…
Una curiosità. Se date date un’occhiata alle mappe della laguna di Grado, alla sinistra dell’immagine, ovvero verso ovest e di fronte alla chiesa, una parte del territorio, è amministrativamente della  (ex) Provincia di Gorizia, un exclave…
NC



domenica 4 settembre 2016

Incostituzionalità della legge elettorale

Vorrei riprendere brevemente quanto evidenziato in un commento al mio post precedente, sperando di essere sufficientemente chiara e di non apparire “indigesta”.
Mi riferisco al fatto che il Parlamento attualmente insediato è stato eletto con una legge dichiarata costituzionalmente illegittima.
Ho l'impressione che non si ponga la dovuta attenzione a cosa questo significhi.
Le norme dichiarate costituzionalmente illegittime vengono cancellate dall'ordinamento giuridico   
con effetto retroattivo, cioè dal momento della loro nascita. In altre parole, non sono mai esistite.
Quindi, noi ora abbiamo un Parlamento eletto con norme che non sono mai esistite.
Conscia del problema che si veniva a creare, la Corte Costituzionale si è sentita in dovere di chiarire che, in virtù del principio di “continuità”, gli atti già adottati e quelli che sarebbero stati adottati fino all'elezione di un nuovo Parlamento avrebbero conservato la loro validità.
A sostegno di tale affermazione, la Corte ha fatto richiamo agli articoli della Costituzione che prorogano la permanenza in carica delle Camere “uscenti” fino all'insediamento di quelle appena elette al fine di impedire che lo Stato possa trovarsi senza un Parlamento in carica.
Alla luce di queste considerazioni, domando: vi sembra che un Parlamento così eletto fosse legittimato ad approvare una riforma costituzionale di tale rilevanza?   
SS                   

L'anonimo non può essere del Forum

Il commentatore anonimo sedicente del Forum per Gorizia ha inviato il seguente commento che trasformo in post. Non pubblico il commento a cui fa riferimento nella parte finale perché lo ritengo troppo offensivo e penso di avere sufficiente capacità di giudizio per riconoscere la differenza tra una critica costruttiva e un'offesa gratuita e distruttiva.
Tranquilli! L'anonimo può dire ciò che gli pare, ma - pur non comprendendo l'obiettivo dei suoi commenti - sono sicuro che non appartenga al Forum. Ritengo infatti impossibile che alle riunioni del Forum sia presente una persona incapace di esprimere nelle riunioni il proprio dissenso e pronto invece a riportarlo in forma anonima in un blog pubblico.
Oltre a ciò, non si capisce bene neppure in che cosa consista il dissenso se non in una sistematica denigrazione dell'operato di Anna e del sottoscritto.
Andrea Bellavite



Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Avanti a tutto vapore...":

La censura del mio commento di venerdì sera è deludente e non fa che confermare le mie tesi, dato che non ho formulato volgari offese ma solo delle ferme e fondamentali critiche che solo persone allergiche alle critiche potrebbero considerare offese: le mie sono invece solo delle critiche all’attuale gestione e al modo in cui il Forum vi ha reagito negli ultimi giorni. Ad ogni modo quello che avevo da dire per scuotere il Forum (Forum che ritengo tutt’ora anche mio) l’ho espresso in modo limpido e, siccome penso che dopo il mio commento censurato sia chiaro anche a chi non voleva capire che parlo effettivamente da dentro il Forum, spero che ciò stimoli gli altri membri a prendere in maggiore considerazione determinate riflessioni.
Certamente continuerò a venire alle riunioni, io sono per il Forum e per Gorizia! Proprio per questo voglio proprio vedere se ab e adg continueranno imperterriti in un corso che ritengo sbagliato e senza alcun futuro o se invece si apriranno ad un profondo e radicale cambiamento. Non posso nascondere che mi interessa anche scoprire come continuerà l’attuale inquisizione interna mirata ad identificarmi; a tale riguardo sappiate che non ho la minima intenzione a smettere di comunicare le mie opinioni, e che sono e rimarrò io a decidere come, quando, con chi e dove farlo.

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Ho deciso di ripostare qui sotto il commento di venerdì che mi avete censurato: vi sprono ad accettare il dissenso come un elemento fondamentale della dialettica e soprattutto della democrazia interna di un’organizzazione che fa politica, o invece a dire apertamente che il Forum non è poi così diverso dai grillini o dai partiti da cui si vuole nettamente distanziare.

Anonimo

giovedì 1 settembre 2016

Corruptissima re publica plurimae leges

Com’è noto, uno dei punti cardine della riforma costituzionale è l’abolizione del bicameralismo perfetto.
L’attuale sistema legislativo prevede, infatti, che un atto normativo, per diventare legge, debba essere approvato sia dalla Camera dei Deputati che dal Senato con la conseguenza che se uno dei due organi apporta delle modifiche al testo già approvato dall’altro quest’ultimo debba procedere a una nuova approvazione. Si tratta della cosiddetta “navetta” che, secondo i sostenitori della riforma, sarebbe la causa dell’inefficienza dell’attuale sistema istituzionale.
In realtà, la causa principale di tale inefficienza risiede nel numero eccessivo di norme che il Parlamento sforna, diretta conseguenza della pretesa che alcuni autorevoli commentatori hanno definito “amministrare legiferando”.
Con questa locuzione ci si intende riferire al fatto che molto spesso le leggi hanno come contenuto disposizioni che dovrebbero, invece, costituire oggetto di atti amministrativi (Sabino Cassese: “Il contenuto delle leggi degli ultimi anni è di carattere amministrativo”).
Non ci si lasci ingannare dalle apparenze.
Si potrebbe, infatti, essere indotti a ritenere che adottare atti nella sostanza amministrativi con legge possa rappresentare una maggior garanzia di equità e di corretta valutazione di interessi contrapposti.
Non è affatto così.
Tali atti sono il risultato di accordi trasversali fondati sul do ut des e presentano il vantaggio di sottrarsi a qualunque forma di controllo e di conseguente responsabilità.
Nessun organo di revisione potrà sottoporli a verifica e nessuna magistratura potrà sindacarne il contenuto. Mancano molto spesso di motivazione, requisito indispensabile, invece, per gli atti amministrativi discrezionali e fondamentale per comprendere l’iter logico che ha portato all’adozione del provvedimento.
Da quanto sin qui detto, risulta di tutta evidenza che se la legislazione invade territori di spettanza amministrativa diretta conseguenza è l’aumento esponenziale della quantità di norme prodotte ed il calo progressivo della loro qualità.
Non a caso un’antica locuzione latina recita: “Corruptissima re publica plurimae leges”. 
ss

Le donne al centro

Negli anni '70 il femminismo aveva cercato di porre al centro della riflessione politica la vita delle donne in ogni suo aspetto. L'economia,  con la questione del costo del lavoro domestico che lo stato fa ricadere quasi esclusivamente sulle donne,  la storia, in cui le donne non compaiono mai ma ci sono eccome, la politica, da cui le donne erano largamente escluse, il linguaggio, costruito tutto sul genere maschile e soprattutto la questione del corpo, la riflessione su quanto il pensiero dominante fissi le cosiddette caratteristiche maschili e femminili, stabilisca cosa la donna deve o non deve fare, come deve amare, quanti figli deve avere e come li deve seguire. Il diritto delle donne di disporre del proprio corpo liberamente è stato un tema centrale di quegli anni, discusso, elaborato e comunicato nelle riunioni del movimento, attraverso la pratica del partire da sé, dalla propria esperienza. E' la donna a decidere con chi stare, se e come avere dei figli, se separarsi o meno dal compagno. Il diritto di abortire, di divorziare, il riconoscimento dello stupro come di reato contro la persona e non contro la morale, la lotta per gli anticoncezionali, nascono da questa consapevolezza di fondo: non è accettabile il controllo “patriarcale” sulla sessualità femminile. Oggi tutto questo viene messo in discussione, creando i soliti paradossi sociali. Da un lato si vuole celebrare la giornata sulla fertilità voluta dalla ministra Lorenzin, che richiama le donne all'obbligo sociale della procreazione per il bene comune, dall'altro c'è la realtà denunciata da Chiara  Saraceno di donne sempre più precarie, disoccupate, che devono firmare lettere di licenziamento in bianco se rimangono incinte, povere e su cui grava il peso dell'assistenza di anziani, disabili, soggetti deboli. La donna deve essere madre, ma se lo vuole diventare non viene in alcun modo aiutata, ma spesso addirittura punita con il licenziamento, come ai tempi del duce. Altre cose si fanno in nome delle donne. Prima di tutto le guerre per “liberarle”: mentre invece sappiamo molto bene che in ogni conflitto una delle armi più potenti e più utilizzate contro i civili sono proprio gli stupri, poi il pensiero dominante “democratico” ci spiega cosa vuol dire essere emancipate, quanti centimetri del corpo è giusto mostrare, come ci si deve vestire. Insomma è in atto una nuova offensiva contro le donne, che cerca di distinguere donne oppresse da liberare e donne che devono aiutare i liberatori, spesso uomini. La riflessione su quanto si gioca sul corpo delle donne va ripresa, la trascuratezza di questo tema centrale ci fa tornare indietro di  secoli fa.
adg