lunedì 29 febbraio 2016

L'Europa degli affari e degli steccati

Ci fu un tempo in cui i muri costruiti dall'est servivano per impedire a chi stava all'est di trasferirsi all'ovest. E l'ovest celebrò come un grande trionfo la caduta di quelle barriere e la "vittoria" dei Paesi del Capitalismo contro il blocco del Socialismo reale. Solo pochi avevano intuito che la guerra non era finita e che nuovi inediti scenari si stavano delineando all'orizzonte: e vennero i conflitti dei Balcani, l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, le sanguinose battaglie nel cuore dell'Africa, le Twin towers e quella che Bush definì con tragica profezia "Guerra infinita", alla base della totale destabilizzazione dell'Afghanistan, del Pakistan, dell'Iraq, della Siria, dell'Egitto, della Libia, per non parlare delle continue recrudescenza della situazione in Palestina e Israele. E ancora meno avevano previsto ciò che sta accadendo in questi giorni: l'innalzamento di nuove muraglie invalicabili, questa volta però dalla parte opposta anche se con lo stesso obiettivo, costruite dall'ovest per impedire a per impedire a chi sta nell'est di trasferirsi all'ovest. Le migliaia di persone che si stanno accalcando sulle frontiere dei Balcani, fuggendo da guerre scatenate nell'ambito di interessi ai più sconosciuti, stanno mettendo in ginocchio non soltanto gli Stati da esse attraversati, ma anche la tenuta stessa dell'Unione Europea. Gli animi sono esasperati e da una parte si vorrebbe superare il ritardo di vent'anni con una repressione che rischia di degenerare da un momento all'altro in esplicita violenza, dall'altra si cerca di minimizzare la questione invocando la costruzione di ponti e di corridoi umanitari, possibilmente destinati a favorire l'accesso dei profughi in Paesi diversi dal proprio. Ancora una volta quello che è mancato e che continua a mancare è un progetto politico unitario e sempre più su fa strada l'impressione di un "si salvi chi può", preludio della fine di un sogno, quello di un Continente unito non soltanto sul piano dei mercati, ma anche su quello della cultura, della politica e del rispetto dei diritti umani.
ab

domenica 28 febbraio 2016

S Fascio pubblico

Se il buon giorno si vede dal mattino c'è da rimettersi le coperte sino alla testa. Guardando il giornale di oggi e consultando i social si può osservare il ruolo nazionale ed internazionale di Gorizia in tutta la sua lucidissima chiarezza: il tribunale chiuderà, l'ENI è sotto accusa dopo che le autorità pubbliche le hanno venduto Isogas e arrivano bollette stratosferiche a pensionati e lavoratori; nonostante si sapesse da 99 anni, il centenario della prima guerra mondiale si celebra con un Calvario che frana e che è più fragile di un secolo fa; i giovani del blocco studentesco, ringalluzziti dagli onori presentati alla decima mas e alla benevola attestazione di coraggio tributata da esponenti pubblici a casa pound manifestano liberamente chiedendo il licenziamento di una persona, con rune mascherate da tartarughe e slogan solari come”Assaltando Rideremo”: un tuffo sorridente nel terzo millennio; tutto questo naturalmente con i negozi chiusi, la gente che scappa, l'ascensore petaloso e il Carnevale che non si riesce a fare, nonostante si avvicini la pasqua. Siamo sì in Europa, ma in che secolo? 
adg

martedì 23 febbraio 2016

S'ode a destra uno squillo di tromba...

E' sotto gli occhi di tutti come Gorizia abbia ritrovato in questi anni un ruolo "a livello internazionale e regionale". Sono parole del sindaco Ettore Romoli che risponde assai piccato ai dubbi del presidente della Provincia Gherghetta sull'eventuale gestione dei Musei Provinciali da parte del Comune.
Sulla questione specifica non c'è molto da aggiungere. D'accordo questa volta con Romoli sul fatto che i Musei siano un patrimonio della città e non di chi l'amministra. D'accordo con Gherghetta sul fatto che l'appartenenza non sia legata all'ente gestore ma alla partecipazione dei cittadini del territorio. Quindi è logico che "i Musei devono rimanere a Gorizia", città simbolo del Novecento europeo, ma la ricerca del sistema migliore per gestirli non può essere legata agli umori e alle competenze del primo cittadino o dell'assessore di turno. La questione è quindi tecnica e deve essere affrontata come tale, riunendo persone esperte in ambito culturale, economico, politico e soprattutto di gestione museale e individuando una soluzione condivisa. Non si tratta di un referendum - dall'esito ovvio e scontato - sulla permanenza dei Musei a Gorizia, ma della più umile ricerca della migliore strada da seguire per valorizzare e anche - perché no? - risparmiare i soldi dei cittadini.
Sull'affermazione di Romoli richiamata all'inizio invece c'è soltanto da proporre un buon oculista.
Gorizia ha ritrovato un ruolo internazionale? Ma dove? Con il Gect utilizzato come abracadabra quando in realtà pochi hanno capito di che si tratti e quali benefici abbia portato al territorio nei suoi sei anni di vita? Con la collina del castello devastata dal "volano del turismo internazionale", altrimenti detto ascensore fermo da anni a una deturpante colata di cemento?
E un ruolo regionale? Con tutti i pezzi che vengono tolti, uno dopo l'altro, nell'ambito della sanità, dei servizi essenziali, del commercio, forse anche dell'amministrazione della giustizia?
Mah, mentre il numero degli abitanti scende sotto i 35mila, le scritte "vendesi" o "cessione attività" si moltiplicano, le industrie chiudono i battenti... forse sarebbe il caso di lasciare da parte le stucchevoli schermaglie e di mettere a tema l'obiettivo principale di ogni autentica politica, cioè la tutela del bene e dei beni comuni di tutti i cittadini.

lunedì 22 febbraio 2016

Gorizia sotto i 35mila abitanti

Gorizia sotto la soglia dei 35mila abitanti. Questa è la notizia di oggi, quella che smentisce qualsiasi facile ottimismo degli attuali amministratori, sempre pronti a elogiare il proprio operato e a tacciare di "gufaggine" chi esprime preoccupazioni. Il dato è impressionante, soprattutto se lo si confronta con quello del 1970, con un saldo negativo di oltre 9000 residenti. I numeri sono numeri e per quanto li si possa interpretare è evidente il segnale d'allarme rosso. Come la febbre, il tracollo demografico non è la malattia, ma la conseguenza di un'infezione, cioè della cronica mancanza di progettualità che ha trasformato un territorio dalla vocazione internazionale in una zona marginalizzata, senza idee e senza prospettive. Un sarcastico "grazie" va a chi nei tempi del confine e della zona franca non ha saputo guardare oltre, a chi non ha mosso un dito per preparare la città ai grandi cambiamenti seguiti prima all'indipendenza della Slovenia poi all'adesione della stessa all'Unione europea, a chi ha difeso l'isolamento contro qualsiasi tentativo di relazione e armonizzazione dei rapporti con le province di Udine e Trieste, perfino contro la collaborazione con Monfalcone e con gli altri Comuni dell'ormai tramontante provincia di Gorizia. C'è ancora tempo per rialzarsi? Riusciranno i coraggiosi sostituti della ditta Romoli & company a disincagliare Gorizia dalle secche nelle quali si è incagliata? Il 2017 è alle porte e ci si augura che l'avvicinamento alle elezioni amministrative sia un'occasione per riflettere su tutto ciò. Non si tratta di somministrare una tachipirina per far scomparire per qualche tempo la febbre, ma di attuare una cura strutturale in grado di ridare fiato e riportare speranza.

domenica 21 febbraio 2016

Un territorio unito nella diversità

Una suggestiva immagine di Sveta Gora/Monte Santo

Nova Gorica, Gorizia, il Calvario e l'Isonzo dal San Gabriele
Lo si è detto tante volte ed è opportuno ripeterlo, mentre iniziano le "grandi manovre" in vista delle elezioni amministrative di Gorizia 2017. Non esiste alternativa al pensare il territorio senza confini. Anche un semplice sguardo dall'alto del San Gabriele consente di rendersi conto di come la frontiera sia soltanto nella mente della gente e di quali opportunità offrirebbe una costruzione comune del futuro della "vecchia" e della "nuova" Gorica/Gorizia. In realtà non sembra che ci si creda molto, occorre dirlo sia da una parte che dall'altra, a meno che non si pensi al Gect, il Gruppo europeo di collaborazione territoriale, costituito da oltre sei anni e finora piuttosto deludente dal punto di vista dei risultati ottenuti (sono passati due anni dall'annunciato ottenimento di 10 milioni di euro per attività in ambito sanitario e ambientale, ma di concreto non è che si sia visto molto). La collaborazione non nasce a tavolino e neppure attraverso la creazione di enti strategici, bensì valorizzando i contatti e favorendo l'instaurazione di rapporti ordinari tra chi vive nella stessa terra. I segnali non sono positivi. Solo per portare un esempio, alla cronica ignoranza della lingua slovena da parte della stragrande maggioranza della popolazione italiana fa fronte la crescita di un'altrettanta ignoranza in territorio sloveno, dove difficilmente si trovano persone al di sotto dei trent'anni che parlino l'italiano (appreso dagli over trentacinque attraverso le trasmissioni televisive sottotitolate). e senza una reciproca possibilità di comprendersi nella lingua materna dell'uno e dell'altro è difficile pensare a una collaborazione futura organica e strutturale a tutti i livelli. E' tempo di accantonare i pregiudizi storici ma anche - da parte di chi da sempre ha sollecitato relazioni più costruttive - di crederci davvero di più, ponendo questo punto al primo posto nei programmi elettorali. La piana è meravigliosa, vista dall'alto: a nord i "tre monti goriziani" (Škabrjel/San Gabriele, Monte Santo/Svetagora e Sabotin), a ovest la Soča/Isonzo e il Calvario, a sud la lunga dorsale del San Michele e poi del Trstelj, a est la dolce valle della Vipava/Vipacco. Come non immaginarla unità nella sua diversità, anche dal punto di vista sociale, politico, culturale e ambientale?

Povera Valletta del Corno!

Giustamente in questi giorni il quotidiano locale ha rilanciato l'allarme intorno ad alcuni siti di Gorizia letteralmente trasformati in discariche a cielo aperto. Ai luoghi segnalati ci si permette di aggiungerne uno che potrebbe essere uno dei fiori all'occhiello della città e invece si presenta pieno di rifiuti. Si tratta della Valletta del Corno e in particolare dei pendii che la circondano. A due passi dalla sede storica del Liceo Classico - di fronte al bellissimo parco Coronini - molti incivili hanno scaricato ogni sorta di scatolame, la riva sottostante il passaggio Zamenhof  è piena di carte e di lattine, ma il peggio è offerto dalla salita di via Oriani verso via Leopardi dove si può "ammirare" spazzatura accumulata da tempi molto lontani. C'è ancora uno stallo per le biciclette del Comune, dove i pilastrini sono stati trasformati in bidoncini. Infine, passeggiando nel cuore della valle scavata dall'affluente dell'Isonzo, ci si chiede: perché non sistemare il sentiero che congiunge il piazzale di via Oriani con la via Italico Brass? Si potrebbe così impostare una bella variante pedonale per coloro che da Straccis vogliono raggiungere il centro e restituire ai goriziani - con molta poca spesa - uno scorcio davvero inedito della loro casa comune.

venerdì 19 febbraio 2016

Il mistero della foiba ignota

Continua da giorni sui media ad essere trasmessa “la notizia” del ritrovamento della foiba di Corno di Rosazzo, ma la parola notizia deve opportunamente essere virgolettata. Infatti:
a) si parla di una foiba che non è stata aperta, i cui corpi non sono stati esumati ma si dice con certezza che si tratta di italiani anti titini e che le vittime sarebbero tra le 200 e le 800. Su quali fonti si basi questa affermazione non è affatto chiaro.
b) è incredibile pensare che se ci fosse una foiba di tale entità non se ne sia saputo niente in ambiente partigiano, nessuno ne abbia mai lontanamente parlato, tra i resistenti e i loro famigliari, né qualcuno delle vittime, parenti o famigliari ne abbia mai fatto cenno; strano anche perchè si parla di una zona limitata, di piccole comunità dove un fenomeno tanto massiccio avrebbe lasciato comunque un ricordo fortissimo.
c)  lo stesso Sergio Cionci di cui Andrea Romoli ha ricostruito la biografia e da lui definito “agente dei servizi segreti italiani” ha invitato alla cautela parlando di documenti che devono essere studiati e contestualizzati, analizzando le fonti e le intenzioni degli estensori. Se si analizzano i documenti della questura di Gorizia negli anni 20 e 30 sembra che il numero dei comunisti a Gorizia fosse molto elevato. In realtà le forze dell'ordine potevano “gonfiare” il numero degli avversari del regime per ottenere più risorse e più uomini per debellare un ribellismo che in realtà era più modesto di quanto descritto. Fare storia significa sottoporre a critica le fonti, non prenderle per buone tout court senza averle collocate in un contesto

d) un effetto però si è ottenuto: quello di indicare Vanni Padoan “Vanni” e Mario Fantini “Sasso” come i colpevoli di un fatto grave di cui non si sa però se, quando e come sia stato commesso. Proprio Vanni e Sasso, da tutti conosciuti come comandanti partigiani, quindi facilmente individuabili come colpevoli. Tra l'altro, essendo scomparsi, non è dato loro modo di difendersi, ma li si addita comunque davanti all'opinione pubblica come colpevoli. Colpevoli, appunto, “a prescindere”. 
adg

giovedì 18 febbraio 2016

A proposito di Irisacqua...

Se ai cittadini goriziani venisse chiesto “Preferite pagare la bolletta dell’acqua come attualmente a Gorizia  di € 343,71 o come a Udine di € 234,46, con prezzo al metro cubo di € 1,72, invece di € 1,17  ?” Naturalmente la risposta corale sarebbe : vogliamo tariffe come a Udine. E se ci dicessero : “ Ma a Gorizia Irisacqua ha fatto 80  milioni di investimenti e ha ridotto le perdite al 36,88% ( ma Legambiente sostiene che si tratta del 57%)”  Il cittadino potrebbe replicare che probabilmente ad Udine gli investimenti devono essere stati anche maggiori, perché in quella città  la dispersione è del 13%, molto inferiore alla media nazionale.  (Questi ultimi dati sono di Cittadinanzattiva, mentre i primi sono di Irisacqua). E ancora dice Irisacqua  : “Ma noi abbiamo la “quota fissa” di € 99 ( la più alta in Italia!!), sia per gli investimenti sia perché applichiamo tariffe vantaggiose alle famiglie con Isee basso.”  Ebbene : anche Udine fa le stesse agevolazioni e la sua “quota fissa” è di € 23.
Ma Irisacqua legge i dati  come le conviene e si confronta con la peggiore in classifica regionale e cioè con Trieste. E questo la porta ad affermare che la tariffa di Gorizia è più favorevole di quella di Trieste, che è di  € 429,09, con un prezzo al metro cubo di € 2,15. E così Irisacqua si autopromuove, si entusiasma per i suoi risultati e dice che va tutto bene. La fortuna di Irisacqua e di chi la dirige è semplicemente quella di essere una società monopolista, perché se invece fosse un’azienda privata dovrebbe stare sul mercato, confrontarsi con la concorrenza e raggiungere risultati  vicini a quelli delle aziende migliori, con il pericolo di scomparire in caso contrario.  Non basta certamente barcamenarsi con l’obiettivo di stare più o meno a metà classifica, occorre fissare obiettivi  concreti e misurabili. Per esempio : di quanto dovrà diminuire la dispersione in relazione agli investimenti, di quanto dovrà diminuire la tariffa per i cittadini, di quanto dovrà diminuire la quota fissa ecc.
Il problema è tutto politico : è compito del presidente e dei sindaci  che compongono il C.d.A  di  prendere consapevolezza che bisogna passare all’assunzione di impegni concreti e misurabili, che verranno poi puntualmente verificati annualmente. E sono i politici che devono responsabilizzare  i dirigenti al raggiungimento degli obiettivi, pena la perdita dell’incarico.
E i cittadini ?  I cittadini devono imparare a partecipare a questo processo, come massa critica e pensante, a sostegno di questo diverso e finora sconosciuto modo di amministrare.
Rosamaria Forzi

     

Tramonto di un bel sogno?

Si è al tramonto dell'Europa unita? Non è certo da oggi che il sogno dell'Unione tende a svanire, ma i segnali di questi ultimi tempi sono sempre più inquietanti: prima il caso Grecia ora quello per certi versi opposto della Gran Bretagna, poi i rigurgiti neofascisti in Ungheria e in altri Paesi per arrivare fino alla drammatica crisi del trattato di Schengen, con il ripristino dei controlli alle frontiere e con gli eserciti mobilitati per "difendere" gli Stati dall'arrivo di decine di migliaia di richiedenti rifugio. Dopo la scarsa incidenza della politica europea anche in vertenze interne allo stesso Vecchio Continente, la spallata sembra arrivare non direttamente da uno scontro armato, ma dalle conseguenze funeste della destabilizzazione del Medio Oriente. Tutti ora riconoscono l'errore commesso nell'essersi accodati alla politica estera statunitense ai tempi dell'immediato dopo "Torri gemelle", ma non si constatano assunzioni di responsabilità né effettivi cambi di direzione. In questo modo non c'è molto da stare allegri: in assenza di un'autentica visione globale condivisa, di un'economia sostenibile e di una prospettiva di risposta alle questioni sollevate dalle migrazioni attuali provocate dalle troppe guerre che ancora insanguinano il mondo, Maastricht, Schengen e in generale l'Europa unita sembrano purtroppo davvero destinati alla soffitta dei bei ricordi.

domenica 14 febbraio 2016

Straordinari Carmina Balcanica

Straordinario concerto ieri sera al Kulturni dom di Gorizia. Diretti da Walter Sivilotti, cantanti, coristi e orchestrali hanno incantato un pubblico che ha riempito la sala con uno straordinario mixage di canti, recitazione e pezzi musicali dedicati all'acqua, elemento naturale grazie al quale esiste la Vita. Carmina Balcanica è un meraviglioso spettacolo, ma anche un messaggio di pace e armonia tra i popoli. I "pezzi" cantati e i testi poetici rilanciati dalle sovrascritture hanno consentito infatti un suggestivo percorso nei punti nevralgici della Penisola Balcanica: i protagonisti si sono espressi in albanese, macedone, serbo-croato, bosniaco, sloveno, friulano e italiano, raccontando attraverso l'arte e la cultura il "cuore" di questo importante, delicato e inquieto frammento di mondo. Eccezionali le voci delle cantanti soliste, nomi e volti di giovani che ormai non sono più soltanto delle promesse, ma delle splendide realtà della musica contemporanea centro europea. Un grande plauso agli organizzatori e al Kulturni dom che attraverso la voce del Presidente Igor Komel ha espresso la soddisfazione di tutti i presenti per aver vissuto una grande serata di arte, di cultura e di autentica pace.

venerdì 12 febbraio 2016

Il saluto a Giulio Regeni

Mentre si cerca di comprendere che cosa sia accaduto veramente, oggi è giorno di lutto a Fiumicello e in tutta la regione. Il saluto a Giulio Regeni è accompagnato dal dolore, dalla stima per un giovane intelligente e coraggioso e da tanta inquietudine per la crudeltà della sua esecuzione. La piena partecipazione anche del Forum per Gorizia...

mercoledì 10 febbraio 2016

10 febbraio: notizie non notizie...

Dunque bisogna andare alla manifestazione della Lega Nazionale per sapere qualcosa di più della notizia data dal quotidiano locale con grande rilevanza sulla foiba del Collio. Perchè leggendo l'articolo non c'è nessuna notizia, ma una promessa di notizia che forse verrà, magari il 10 febbraio del prossimo anno. Allora ricapitoliamo. Il presidente della Lega nazionale, con altri storici, va negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri e al ministero dell'interno, dove trova documenti che dovrebbero “far cessare il dibattito sulle foibe”. Siamo curiosi di sapere quali fonti nuove gli storici abbiano trovato, evidentemente inedite, nascoste, non accessibili, visto che quegli archivi sono stati consultati da Pupo, Valdevit, Spazzali, Pirijavec. Ma quali carte siano e cosa dimostrino è un mistero. Poi oggi si dà notizia della scoperta della foiba del Collio, che non si può dire neppure dove sia, ma di certo si sa che può contenere dai 200 agli 800 morti, e “anche se fossero solo 200 si tratterebbe di genocidio” aggiunge la stampa. Ma di chi sarebbe il genocidio, visto che non è cominciata nessuna esumazione, e, come dice il giornale, per il momento non si sa chi sia stato gettato nella fossa comune, dato che gli scavi “non sono neanche cominciati”? Poi l'articolo aggiunge che però la vicenda dell'infoibamento è nota agli anziani del paese, “pur essendo rimossa dalla memoria collettiva”. Ma è rimossa o c'è memoria? E poi perchè gli anziani non parlano? Per paura di chi? Insomma tutti sanno, tutti indicano i numeri, tutti parlano di genocidio, senza sapere dove si trova la foiba, senza averla aperta, senza avere analizzato i corpi e senza che nessuno ne abbia parlato con chiarezza. Se non è una notizia questa! 
adg

Pensieri nella Giornata del Ricordo

Altro che memoria condivisa! La Giornata del Ricordo, ogni 10 febbraio, suscita prese di posizione e polemiche fortemente contrapposte. La discussione non è - o non dovrebbe essere - intorno all'orrore suscitato dalla violenza o alla pietà nei confronti di coloro che sono morti. La questione critica riguarda invece la ricostruzione storica degli avvenimenti e soprattutto l'interpretazione delle loro cause. In Germania la resa dei conti con il nazismo ha reso possibile - anche se dopo non pochi anni - un pressoché unanime sdegno davanti ai campi di sterminio. In Italia invece non c'è stata la possibilità di analizzare in modo approfondito ed efficace la responsabilità del fascismo, sia per ciò che concerne il periodo dell'occupazione della Slovenia che per quanto riguarda la partecipazione alla seconda guerra mondiale, della quale le "foibe" sono uno degli ultimi tragici episodi. In questo modo si è reso inefficace qualsiasi tentativo di condivisione della memoria, dal momento che ciascuna delle parti interessate ha sottolineato il proprio dolore come contrapposto a quello dell'altra. Per questo la Giornata del Ricordo avrebbe un senso se fosse incentrata non sull'affermazione unilaterale delle ragioni degli uni e dei torti degli altri, ma sull'intensificazione di una ricerca basata su documenti storicamente attendibili. C'è stato un buon tentativo nel 2000, quando una commissione storico-culturale italo-slovena composta da insigni studiosi ha cercato di fornire linee e criteri per rileggere gli avvenimenti accaduti tra il 1880 e il 1956. Poi ha di nuovo prevalso l'onda emotiva e non solo la memoria condivisa ma anche il rispetto della memoria altrui sono state confinate nell'archivio delle buone intenzioni. In questo senso è stata davvero preoccupante la decisione della Provincia di Gorizia di ritirare all'ultimo momento la disponibilità della sala di Palazzo Attems, dove avrebbe dovuto svolgersi oggi un convegno di storici, portatori di un'interpretazione diversa rispetto a quella sostenuta nella miriade di incontri pubblici tenuti in questi giorni. Chi ha paura della ricerca storica? Verrà il giorno in cui gli studiosi si sederanno attorno allo stesso tavolo e presenteranno i documentati risultati del loro lavoro, confrontandosi serenamente e aiutando i cittadini di queste terre a riflettere a guardare sì indietro, ma per andare finalmente avanti?  
ab

martedì 9 febbraio 2016

Misteri egizi

Sempre più fitto è il mistero riguardante la morte di Giulio Regeni. La serie ininterrotta di ricostruzioni offerta dalle autorità egiziane alimentano un forte pessimismo sulla possibilità di conoscere che cosa sia realmente accaduto. Per il momento restano alcune certezze.
La prima, molto triste, è che il giovane ricercatore è morto - e in un modo terribile - perché cercava di avvicinarsi alla verità su ciò che sta accadendo in Egitto e perché aveva l'obiettivo e la capacità di comunicare le sue scoperte. Non si può che annoverare il nome di Giulio tra quelli delle migliaia di giornalisti che sono stati uccisi in circostanze spesso mai chiarite, in particolare dal processo di destabilizzazione del Medio Oriente che ha caratterizzato la politica internazionale a partire dagli anni '90.
Il secondo punto è l'atteggiamento del governo italiano, tra l'incudine di un'opinione pubblica che reclama chiarezza e gli interessi politico/economici in ballo con l'Egitto di Al-Sisi. C'è da supporre che non si vada al di là di qualche richiamo alla correttezza istituzionale, a meno che l'esplicito intervento di Obama non dia forza alla necessità di intervenire con maggiore determinazione, anche in funzione della tutela della vita di molti italiani presenti per vari motivi in Egitto.
Un terzo e non certo ultimo particolare è la straordinaria compostezza della famiglia e della comunità di Fiumicello. Dai genitori di Giulio sono state dette soltanto parole piene di dolore ma anche di profonda umanità, mentre il paese ha reagito con una fiaccolata "nella pioggia e nel silenzio", come rimarcato efficacemente dal sindaco Ennio Scridel. Veramente notevole è stata la partecipazione di tutti i cittadini, preoccupati soprattutto di far sentire alla famiglia la solidarietà e di salvaguardarne il diritto alla privatezza, a fronte di una vera e propria invasione mediatica.
Venerdì 12 alle 14 ci saranno i funerali, celebrati nella palestra di Fiumicello. Anche a nome di tutti i partecipanti all'esperienza del Forum per Gorizia, una sentita vicinanza nel dolore e un convinto appello alla ricerca della verità.
ab

lunedì 8 febbraio 2016

E giovedì 11... la mistica di Lutero

Giovedì 11 febbraio alle 18 al Kulturni dom di Gorizia si terrà l'incontro “L’uomo da sé non è nulla, con Dio è qualcosa”. L'appuntamento, centrato sulla relazione tra Dio e l’uomo nella mistica di Lutero, è organizzato dalla Biblioteca statale isontina, in collaborazione con Società Dante Alighieri, ilForum Gorizia, la Chiesa metodista e il Kulturni dom. Del padre della Riforma e del tema che costituisce il cuore del suo messaggio parleranno DieterKampen, già pastore di Trieste, Michele Cassese, docente di storia moderna dell'università di Trieste, Marco Fornerone, pastore di Gorizia e Udine e Andrea Bellavite, giornalista e moderatore dell'incontro. Nel dibattito verrà dato anche spazio alla presentazione del volume “Lutero e la mistica”, a cura di Franco Buzzi, Dieter Kampen e Paolo Ricca, edito da Claudiana. La manifestazione anticipa le manifestazioni che, dal prossimo 31 ottobre per un anno, si svolgeranno in Europa e del mondo. Un vero e proprio “giubileo” della nascita della Riforma, avvenuta nel 1517 con la famosa affissione delle Novantacinque tesi di Martin Lutero. Le celebrazioni previste saranno di carattere civile e religioso; fra queste il 31 ottobre, a Lund in Svezia, si terrà una cerimonia congiunta fra la Federazione Luterana mondiale e la chiesa cattolica, per commemorare il 500.mo anniversario della Riforma, alla presenza di papa Francesco. L'incontro goriziano è aperto a tutti.

Mercoledì finisce MontiFilm

Giunge al termine MontiFilm-Cinema & montagna, la pluri ventennale rassegna cinematografica organizzata dalla sezione del Club Alpino Italiano di Gorizia in collaborazione con l'associazione culturale Monte Analogo di Trieste.
L'ultima giornata, mercoledì 10 febbraio, ha in programma tre video.
Nel pomeriggio, alle 17,30, il regista triestino Giampaolo Penco ci accompagna ATTRAVERSO LE CARNICHE. Il film, nato chiacchierando con la guida alpina e sciatore dell'estremo il carnico Luciano De Crignis, è l'illustrazione di quel percorso di circa 200 chilometri che va da San Candido in Val Pusteria a Coccau. Un lungo trekking montano che pur non toccando altezze considerevoli (la massima quota è quella del Monte Coglians, 2780m) pur tuttavia attraversa ambienti poco frequentati e ancora fortunatamente integri. Passando da una parte all'altra dello spartiacque alpino orientale, cerniera di genti e culture differenti ma sempre comunicanti, unite da scambi culturali, religiosi, commerciali.
Dedicate al grande alpinismo le proiezioni serali, alle 21,00.
ARTISTS ON JORASSES del regista francese Bertrand Delapierre è un berve video, 11 minuti, che ci porta su montagne simbolo della storia  dell'alpinismo, le Gande Jorasses. Nell'autunno 2014 due alpinisti francesi hanno deciso di ripetere, in puro stile alpino, la via aperta da un mito dell'alpinismo mondiale della metà del secolo scorso, Renè Desmaison.
Jeff Lowe è stato uno dei più audaci e visionari alpinisti dell'ultimo scorcio del '900. La sua vita alpinistica, imprenditoriale, sentimentale, le sue incredibili imprese rivivono nel film di James Aikman JEFF LOWE METANOIA anche con l'ausilio di numerosi materiali d'archivio e delle testimonianze dei suoi compagni d'avventure.
Il termine metafonia indica un cambiamento di prospettiva, una revisione del proprio pensiero. Nella vita di Lowe è diventato il nome di una via alpinistica da lui aperta in arrampicata solitaria sulla parete nord dell'Eiger che gli provocò una profonda trasformazione interiore. Oggi Lowe è costretto su una sedia a rotelle da una malattia neurologica degenerativa. Tuttavia questa nuova condizione non è riuscita a scalfire la forza interiore di questo eccezionale personaggio. Forza che illumina ogni suo sguardo.
L'appuntamento per gli appassionati è al Kulturni dom di via I.Brass.

I film in lingua straniera sono sottotitolati in italiano.

domenica 7 febbraio 2016

Cirinnà, spunti per la discussione

Nella settimana che sta iniziando ci saranno le prime votazioni intorno all'ormai famoso disegno di legge Cirinnà. Se ne parla ovunque e la "concessione" grillina della libertà di coscienza ne rende quanto mai incerto il destino finale. 
La questione è molto complessa perché non si contrappongono diverse proposte legislative, ma due posizioni filosofiche. Da una parte c'è chi sostiene il diritto naturale, ritenendo che esista una "natura" e che tutto ciò che riguarda l'essere umano e le sue relazioni con i propri simili sia regolato da leggi immutabili. Dall'altra c'è chi afferma il diritto positivo e la necessità che la legge sia fondata sul principio di uguaglianza e sia costruita sul consenso democratico espresso dai rappresentanti eletti dai cittadini. Insomma, diritto naturale - un po' in crisi a causa dell'evidente "freddezza" e della distanza di Papa Francesco dalle posizioni della maggioranza dei vescovi italiani sull'argomento - contro diritti civili. 
In una situazione così complessa - le contrapposizioni ideologiche o religiose finiscono sempre per assolutizzare e rendere inconciliabili le posizioni - è difficile prevedere che cosa accadrà. Il tutto è complicato dal fatto che la Costituzione Italiana, unica in questo, propone nell'articolo 29 una definizione di "famiglia", costringendo in questo modo il legislatore - favorevole a un riconoscimento giuridico dell'unione omosessuale - a proporre un complicato compromesso che eviti la parola "matrimonio" senza negarne l'applicazione degli effetti. Forse sarebbe stato meglio portare il dibattito a un livello più alto, attraverso la riforma dell'articolo 29 della Costituzione e l'abrogazione della parte che riguarda la definizione di "famiglia". In questo modo le posizioni avrebbero potuto confrontarsi su un piano di maggiore chiarezza: da una parte non ci sarebbe stata la necessità di trovare sinonimi perché quello omosessuale avrebbe potuto essere considerato un "matrimonio" a tutti gli effetti, dall'altra ci sarebbe stata la necessità di chiarire senza equivoci la contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Se avessero prevalso i primi, non ci sarebbe stato bisogno di un'altra legge, se avessero prevalso i secondi quella sulle unioni civili sarebbe stata una legge limitata al riconoscimento di alcuni diritti e doveri, del tutto diversi da quelli previsti nella normativa riguardante il matrimonio. 
In ogni caso l'ultima parola sarebbe passata ai cittadini elettori, in un comunque inevitabile referendum. Anche questo tuttavia dagli esiti incerti, non tanto per la convinzione degli italiani - in gran parte sicuramente d'accordo con il riconoscimento degli stessi diritti civili alle coppie omo ed eterosessuali - quanto per la preoccupante disaffezione alla partecipazione politica. Potrebbe infatti verificarsi - Slovenia docet - un notevole assenteismo che penalizzerebbe soprattutto i sostenitori del diritto positivo.

venerdì 5 febbraio 2016

Il caso Giulio Regeni, tra dolore, sconcerto e ammirazione

Assai triste e gran brutta storia quella che ha portato a una tragica conclusione la vita del giovane Giulio Regeni. Un pensiero va anzitutto a lui, una persona davvero in gamba, con nel cuore e nella mente il desiderio di migliorare il mondo. Un comunicatore che, sia pura all'inizio di una molto promettente carriera, ha saputo cogliere in breve tempo i "punti" chiave di alcune delle più delicate situazioni planetarie attuali. Si è spinto forse in terreni minati? Ha seguito la strada di Ilaria Alpi o di Fabio Baldato, giornalisti che hanno sfidato ogni Potere pur di cercare e di dire a tutti la verità? E' stato ucciso per la sua passione per l'umanità? Di certo, per tutti coloro che lo hanno conosciuto, in particolare nel "suo" paese di Fiumicello, una perdita che suscita un immenso dolore e la consapevolezza di doverlo annoverare tra le vittime della sistematica distruzione della democrazia che si sta verificando in questi anni ovunque. Un pensiero anche ai suoi familiari che in questi momenti concitati hanno saputo trasmettere parole piene di saggezza e di buon senso, pur nella sofferenza del momento.
E poi la rivelazione, attraverso i segni di tortura sul corpo di Giulio, di ciò che sta accadendo in Egitto, dove evidentemente è diventato "normale" calpestare la dignità della persona, torturare con crudeltà, uccidere chiunque la pensi in modo diverso rispetto a chi comanda. E dire che molti, non più di sei o sette anni fa, plaudevano gioiosi alle "primavere arabe" e guardavano con fiduciosa incoscienza a un futuro che prevedevano finalmente pieno di luce e di pace. Giulio Regeni ha perso, ma si potrebbe anche dire ha "donato" la vita per comprendere per farci comprendere.Si è inserito con simpatia e attenzione nella realtà egiziana, imparandone la lingua e le tradizioni. E' stato vicino al popolo, per assimilarne il pensiero e gli umori. Solo grazie a persone come lui possiamo renderci conto di dove sia arrivata la temperatura morale del mondo e possiamo accrescere il desiderio di riprendere a vivere e a lottare per un mondo migliore. Con il suo sorriso e il suo coraggio.
Andrea Bellavite

martedì 2 febbraio 2016

Alla ricerca della "città accogliente"

Una città accogliente. Questa potrebbe essere la sintesi della proposta politica che sarà discussa nella sede del Forum questa sera, dalle 18 alle 19.30. Sì, una città accogliente, accogliente per tutti. Prima di tutto per i residenti, che hanno il diritto di vedere le proprie piazze e le proprie strade trasformate in confortevoli luoghi di incontro e di socializzazione, rifiutando la logica dei progetti faraonici - primo fra tutti il pozzo senza fondo degli ascensori al castello - e accogliendo quella della tutela del bene e dei beni comuni. In particolare, accoglienza dei soggetti goriziani maggiormente in difficoltà, con la proposta di un welfare comunitario in grado di incentivare proficue collaborazioni fra realtà istituzionale, privato sociale e singoli cittadini: ognuno si deve sentire responsabile di tutti gli altri, in una rete di relazioni costruttive in grado di rispondere alle esigenze delle centinaia di famiglie che già adesso si rivolgono agli empori della Caritas e di altri soggetti assistenziali. Accoglienza nei confronti degli studenti universitari, che vengono da tutta Italia e dall'estero a frequentare le sedi accademiche: anch'essi possono e devono trovare spazi di realizzazione e di incontro, sentirsi letteralmente "a casa propria", come pure i lavoratori che per un motivo o per l'altro giungono a Gorizia. Certo, accoglienza anche dei turisti, in particolare di quelli che conoscono e cercano i molteplici segni del Novecento e di quelli che potrebbero essere attratti dal turismo slow, a piedi o in bicicletta, che dovrebbe essere incrementato dalla realizzazione di percorsi ciclabili e pedonabili intorno al bellissimo Isonzo, da sempre promessi e mai compiutamente realizzati.  E accoglienza anche di chi viene da lontano e cerca di fuggire dalla fame e dalla guerra, superando l'attuale incredibile situazione che ha portato decine di persone - piaccia o meno titolari di un diritto alla richiesta d'asilo sancito dalla Costituzione - a vivere per oltre un anno e mezzo in condizioni precarie, sostenute soltanto da un encomiabile volontariato locale. Accoglienza reciproca, infine, tra Gorizia e Nova Gorica, come pure tra le due città affiancate e i territori circostanti, da una parte le valli dell'Isonzo e del Vipacco, dall'altra la Provincia di Gorizia o ciò che resterà di essa e la Regione Friuli Venezia Giulia. Senza collaborazione fra tutti e discernimento degli obiettivi sostenibili, quella goriziana continuerà a essere una "politica delle lamentele", innalzate senza proposte alternative in occasione di ogni "taglio", in attesa di quello successivo. Su questi e altri temi sono invitati a confrontarsi oggi coloro che desiderano prepararsi per tempo alle amministrative del 2017. Non per parlare di candidati o di sedie da spartire, ma di una visione complessiva - a immediata e lunga distanza - del futuro delle nostre città.