venerdì 29 gennaio 2016

Domande a Irisacqua

I cittadini non possono scegliere i gestori dei servizi  di cui usufruiscono, ma deve essere loro riconosciuto il diritto di esprimere valutazioni sugli stessi.  E qui c’è una riflessione sui costi della “quota fissa”, una delle tre voci che compongono la tariffa dell’acqua. E per questi dati il cittadino deve ringraziare non il suo gestore, che questi dati non li ha mai distribuiti, ma associazioni indipendenti che gli permettono di fare utili confronti.
Anche la recente indagine sull’acqua di Federconsumatori conferma, come quella precedente di Cittadinanzattiva, che in provincia di Gorizia nella tariffa per l’acqua si paga la “quota fissa” più alta d’Italia; le altre due voci che compongono la tariffa sono “acquedotto” e “depurazione/fognatura”. Per la prima associazione l’importo della “quota fissa” è di € 89, mentre per la seconda è di € 99 :  probabilmente la differenza consiste nel fatto che l’IVA è compresa nei dati dell’indagine della seconda associazione e forse non lo è nell’indagine della prima.  Per rendersi conto di quanto la voce “quota fissa” sia  elevata in provincia di Gorizia, basta considerare che a Milano, la città in cui è più bassa a livello nazionale, è di  € 3,5  e che il suo valore medio in Italia è di € 28.
Il Presidente dell’Ato Gherghetta e il direttore di Irisacqua Lanari giustificano l’elevato costo della “quota fissa” con  la necessità di fare consistenti  investimenti sulla rete e al tempo stesso di attribuire benefici in bolletta alle famiglie disagiate e a quelle numerose. Sarebbe interessante conoscere quali sono questi investimenti, che molto probabilmente non riguardano la rete idrica, che fa registrare perdite per il 57%. Gorizia registra una percentuale di perdite tra le più elevate in Italia, dove c’è una dispersione media del 37%. Ma anche rispetto agli altri capoluoghi di regione Gorizia è quella che si trova nella situazione peggiore; a Trieste c’è una dispersione del 44%, a Udine del 13% e a Pordenone dell’11%.   E tutte le ultime tre città hanno registrato miglioramenti rispetto al 2007, Udine addirittura del  23% !! Mentre Gorizia rispetto al 2007 è peggiorata del 7%. 
Per quanto riguarda i benefici in bolletta per famiglie numerose e con Isee inferiore a € 7.200, Gorizia non è certo un caso isolato : in Italia nel 56% delle province i rispettivi enti  accordano le stesse agevolazioni. Tra queste c’è anche Udine, che con una “quota fissa” di € 23, fa pagare una tariffa media di € 207, contro una di € 291 a Gorizia.  I dati citati sono presi dal ” Dossier acqua 2015” di Cittadinanzattiva. 
Le parole si lasciano dire e anche scrivere, le cifre a volte raccontano un’altra storia, magari più aderente alla realtà.
Rosamaria Forzi

mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della Memoria, 1945-2016

Certo, come non essere d'accordo e non unirsi al coro dei "mai più" che caratterizza la Giornata della Memoria? I campi di sterminio sono la pagina più orrenda della già di per sé oscura prima metà del Novecento europeo. L'unanimità di deprecazione suscita due pensieri, di segno opposto. Da una parte infatti non ci si può che rallegrare, settanta anni dopo la stragrande maggioranza delle persone prova vergogna e orrore ricordando quei terribili eventi. Dall'altra c'è il rischio di considerare il nazismo una "follia" e di trattarla come una malattia o come una specie di sciagura naturale. Ciò accade quando la memoria si ferma alla superficie e non indaga le cause e le responsabilità. Il nazismo e il fascismo che lo ha accompagnato e sostenuto non sono eventi paragonabili a uno tsunami o a un terremoto. Sono il frutto di ideologie costruite dagli esseri umani e rispondono a determinate visioni del mondo e della vita. Per questo la Giornata della Memoria sarebbe un'iniziativa molto più interessante se si verificassero due condizioni. La prima dovrebbe essere una presa di coscienza è una richiesta esplicita di perdono da parte di chi è stato fascista o si riconosce ancora in tale posizione ideologica. La seconda dovrebbe consistere nell'identificare anche nella società attuale i segni perversi della pianta velenosa dalla quale sono stati prodotti i lager nazisti: il razzismo, l'omofobia, la violazione della libertà di coscienza, la diffidenza nei confronti di qualsiasi alterità. Solo riconoscendo gli errori ed estirpando e le radici il "mai più" può essere condiviso e realizzato, non confinato a un facile esercizio di generale retorica.

martedì 26 gennaio 2016

Il ritorno di MontiFilm-Cinema & montagna

Prende il via mercoledì 27 gennaio l'edizione 2016 di MontiFilm-Cinema & montagna. La rassegna, organizzata dalla sezione di Gorizia del Club Alpino Italiano in collaborazione con l'Associazione culturale Monte Analogo di Trieste, dal 1992 propone agli appassionati isontini della montagna ma anche ai cinofili quanto di meglio la cinematografia del settore ha espresso nell'anno trascorso. Due le proiezioni alle 17.30 e alle 21.00 sullo schermo del Kulturni dom di via I. Brass. Si inizia con un ricordo e un omaggio a quegli uomini che cento anni fa hanno combattuto, sofferto, vissuto e sono caduti in montagna nel corso della Prima Guerra mondiale. È stata questa la prima guerra combattuta anche sulle montagne che ne sono state profondamente segnate e nella morfologia e nella vita dei loro abitanti. IL FRONTE DI FRONTE, regia di Lucia Zanettin, è il ricordo di tutte quelle persone che hanno vissuto quei tragici eventi, prendendo spunto dalle piccole storie di una valle trentina coinvolta nel conflitto, la valle del Vanoi, e delle memorie condivise dei suoi abitanti che hanno collaborato direttamente alla sua realizzazione. L'altro film in programmazione nel pomeriggio è GUERRA IN MONTAGNA di Alessio Bozzer. Con l'aiuto di autorevoli ricercatori e storici di quegli eventi le immagini e il racconto ci portano lungo i 650 chilometri del fronte italo-austriaco, in specifico su quei 600 che superavano i 1000 metri di quota per arrivare quasi ai 4000. È stata la prima volta, cento anni fa che gli eserciti hanno dovuto affrontare azioni militari e sopravvivenza ad alte quote. La montagna ha rappresentato in se un elemento fondamentale di quella guerra, era il nemico al quale sopravvivere, l'avversario temuto e rispettato. Queste due proiezioni, omaggio e memoria, sono fatte in collaborazione con il Kulturni dom nell'ambito del "Progetto Bunker" nel centenario della Prima Guerra mondiale. Cambiano il tema e gli orizzonti nella proiezione serale. DAMNATION, degli statunitensi Ben Knight e Travis Rummel, è stato insignito del Premio speciale della Giuria e del Premio RAI al Trento Film Festival 2015, la più vecchia, autorevole, importante manifestazione del settore. Il film tocca un tema tanto inconsueto quanto importante per l'equilibrio ecologico delle Terre Alte e non solo. Le dighe venivano considerate, un tempo, il simbolo del progresso e del controllo dell'uomo sulla natura. Oggi invece si trovano al centro di un acceso dibattito sostenuto da chi valuta negativamente il loro impatto sull'ecosistema. Negli Stati Uniti un crescente movimento d'opinione chiede da anni che le dighe costruite a cavallo tra Otto e Novecento vengano rimosse e che i fiumi possano tornare al loro corso originario. Frutto di tre anni e mezzo di lavoro DAMNATION documenta per la prima volta la spettacolare rimozione di alcune dighe e le successive conseguenze sull'ambiente. Un viaggio nella storia e nel paesaggio degli Stati Uniti dove natura e libertà sono termini inscindibili. Il film, in lingua originale, è sottotitolato in italiano. La rassegna proseguirà a Gorizia il 3 e il 10 febbraio.

lunedì 25 gennaio 2016

La bella ciclabile, da Solkan a Plave, è finalmente aperta


E' stata ufficialmente aperta la pista ciclabile dal ponte stradale di Solkan al paese di Plave. Il percorso segue il fiume e offre bellissimo scorci sull'Isonzo e sulle montagne circostanti. Da Plave è possibile seguire ancora strade molto poco frequentate, ideali per i viaggi in bicicletta. Si può raggiungere così Kanal e da lì i più allenati possono salire lungo l'erta strada che porta fino a Lig, percorrere l'intera cresta del Korada e scendere vertiginosamente verso Kojsko, San Floriano e Gorizia. Un gioiello di giornata, una settantina di chilometri su è giù per i colli goriziani.

domenica 24 gennaio 2016

L'ennesima vergogna della coscienza civile europea

Il memoriale italiano ad Auschwitz nel Blocco 21 è stato smantellato. L'allestimento che conservava i ricordi dei deportati nel campo di internamento era stato ideato da un prestigioso studio di architetti milanesi che si erano affidati a Primo Levi per la consulenza. L'inaugurazione nel 1960 del museo nel campo aveva visto la presenza di Luigi Nono che lì aveva diretto un concerto. Da anni i dirigenti polacchi del campo chiedevano che fosse rimosso dal memoriale qualsiasi segno che ricordasse che lì erano stati rinchiusi non solo ebrei, ma anche deportati politici antifascisti. Dal 2009 il parlamento polacco ha messo fuori legge la falce e il martello, che doveva quindi scomparire anche dal Blocco 21.  Davanti alle inerzie dei governi italiani che nulla hanno fatto,  i tecnici italiani hanno rimosso l'allestimento, trasportandolo in un quartiere di Firenze. Così si trasforma anche la memoria pubblica che ricorderà il nazismo come la lotta tra un cattivo, Hitler, e le sue vittime, gli ebrei. Scompaiono dalla scena pubblica quelli che si sono opposti alla dittatura perchè ne odiavano la politica razzista, l'ideologia di sterminio, la politica di oppressione. Viene vietato solo ricordare le idee e i valori per cui si sono battuti, vengono di fatto equiparati a chi li ha sterminati. L'ennesima vergogna della coscienza civile europea. 
adg

giovedì 21 gennaio 2016

Niente risurrezioni, per favore...

Sempre simpatico, il buon Romoli.
Commentando il famoso esposto, cronistoria dei non-interventi del Comune di Gorizia in materia di accoglienza degli immigrati, si produce in una delle sue classiche performance. Da una parte si chiede perché l'esposto (riguardante i fatti accaduti a Gorizia) non sia stato presentato anche a Trieste o a Udine, dall'altra rileva come non si sia trattato d'altro che di una manovra di personaggi marginalizzati in cerca di risurrezione politica. Risposte agli inquietanti interrogativi sollevati dall'esposto? Neanche una! Alle opportune domande del giornalista? Neanche una!
Inoltre le dichiarazioni di Romoli identificano una concezione della politica intesa essenzialmente come gestione del Potere. Quelli che il sindaco definisce cercatori in carenza di visibilità, sono personaggi che in questi ultimi anni hanno "fatto politica" fuori dalle aule amministrative, le quali purtroppo si sono dimostrate abbastanza miopi di fronte ai grandi problemi della città. Alle questioni pressanti sugli incredibili sprechi e sui costi effettivi degli ascensori al castello, sull'accoglienza e sull'assistenza sociale, sulla trasparenza amministrativa, non da ultimo sulle vicende relative all'affitto dei locali del Comune all'Università Popolare, sull'assenza di una politica culturale adeguata... a tutto questo non si è ricevuta alcuna risposta documentata.
Invece di preoccuparsi di ipotetiche e alquanto improbabili risurrezioni, Romoli risponda alle domande precise che gli vengono rivolte...

lunedì 18 gennaio 2016

Dalle analisi alla sintesi...

La situazione di Gorizia è sotto gli occhi di tutti e gli eventi di questi ultimi anni non hanno certo contribuito a migliorarla. Il Forum per Gorizia da quasi dieci anni porta avanti un intenso lavoro di analisi e di proposta, al fine di offrire un forte fondamento culturale all'azione politica. Ci si è impegnati nell'interpretazione dei più importanti avvenimenti del Novecento goriziano, si sono promosse campagne di sensibilizzazione contro gli assurdi lavori per la costruzione degli ascensori sul Castello e a favore di un più adeguato piano urbanistico e della viabilità cittadina, si è intensificata l'indispensabile collaborazione con le persone e le associazioni del territorio di Nova Gorica, si è stati in prima fila nella promozione di una cultura d'accoglienza nei confronti di tutti, anche dei richiedenti asilo giunti numerosi in città, si sono intensificate le "battaglie" per la trasparenza amministrativa e per la partecipazione democratica, si sono ricercate relazioni e collaborazioni in vista di una nuova progettazione del Territorio dal punto di vista produttivo, commerciale, turistico, ambientale, sociale e sociosanitario. 
Insomma, si è lavorato tanto e bene, cercando anche la collaborazione con altri gruppi d'azione, sia nell'ambito dei partiti e della politica amministrativa, sia in quello della partecipazione popolare, in particolare nelle campagne relative alla salvaguardia del fiume Isonzo, dell'inquinamento da antenne telefoniche o da impianto di centrali a biomasse. 
In vista della scadenza amministrativa del prossimo anno, in accordo anche con i rappresentanti di altre forze politiche e di pressione "di base", il Forum per Gorizia propone un'assemblea aperta alla quale sono invitati tutti coloro che desiderano un cambiamento di marcia nella vita cittadina e territoriale. Non si tratta certo di parlare di candidature o di strategie elettorali, soltanto di avviare un confronto costruttivo sui temi culturali e politici, propedeutico a un successivo impegno - da parte di chi lo desidererà - nell'elaborazione di una precisa proposta - anche politico elettorale - ai cittadini.
L'incontro si terrà martedì 2 febbraio, alle ore 18, presso la sede del Forum per Gorizia in Via Ascoli 10.

Beffe e danni...

Dai controlli fatti dai consiglieri comunali Traini e Abrami risulta che l'Università Popolare non ha pagato l'affitto per un bel po' di mesi, quando il sindaco aveva detto “han pagato sino all'ultimo euro”. Quindi oltre alla beffa si aggiunge un danno per le casse del comune, cioè, le NOSTRE tasche. Questo mi pare un concetto poco chiaro a loro signori: il comune NON è una proprietà privata da concedere a prezzo di favore a persone amiche, ma un bene dei cittadini, come il patrimonio della Fondazione Coronini.  Davanti ai beni pubblici, TUTTI  i cittadini sono portatori di interesse, anche chi non usufruisce dei “master” dell'Università. Comunque la situazione si complica. Mi chiedo: c'è stato forse un danno erariale? Esistono solleciti di pagamento per la morosità? Inoltre negli USA un presidente americano si è dimesso per avere detto il falso, un sindaco a Gorizia che fa, se la menzogna viene accertata?  
adg

domenica 17 gennaio 2016

Non lasciarli soli!

Se uno sa che insegna in una classe sezione Z, con poca “voia de far del ben”, sa anche che deve controllare i ragazzi nelle situazioni critiche: al suono della campanella, perché non si ammazzino quando escono tutti insieme spingendosi alla porta, o all'ultimo giorno di scuola, perché nell'entusiasmo non diano fuoco ai cestini. Invece il nostro sindaco fa l'opposto, molla la classe nei momenti critici e questi ne fanno di ogni.

Prima la ragazza della classe che sale sul palco dei fascistoni dando dei vigliacchi agli altri, adesso i due rappresentanti che esternano in modo imbarazzante. Lasciamo perdere quando parlano di storia: questi al massimo conoscono di tutto il programma un solo anno, il '45, e quando chiedi di fare dei collegamenti, di inserire i fatti in un contesto, dicono che sei comunista; lasciamo perdere le competenze linguistiche, per cui pensano che a Kabul si parli l'arabo, ma anche nel resto zoppicano.

Il vice sindaco dice degli antifascisti, che protestano perché si accoglie la decima mas e una fa il saluto romano, che non hanno rispetto. Ma come, i reduci del fascismo alleato con Hitler devono essere accolti con onore e possono pure fare il saluto a braccia tese e gli altri devono stare zitti e buoni? 

Sindaco, Lei che mette le pietre di inciampo contro lo sterminio degli ebrei, spieghi ai suoi alunni che, anche se siamo a Gorizia, la costituzione vale anche da noi! E poi lasci perdere: questi alunni non si sono impegnati, non hanno le competenze minime in nessuna materia. Sia obiettivo, non si lasci intenerire: li bocci!

adg

Zone 30, e contributi regionali


Non ho avuto modo di sapere se l’Amministrazione comunale ha partecipato al bando che nell’aprile dello scorso anno che la Regione metteva a disposizione la somma di 1,1 milioni di euro per la sicurezza stradale.

Se ha partecipato, peccato che non sia entrata in graduatoria; se, invece non ha partecipato, sarebbe il caso di capire perché non lo ha fatto. Motivi politici, motivi tecnico amministrativi, o quale altro fatto?

Fatto sta che Gorizia è l’unico capoluogo regionale che non beneficerà del contributo, mentre  altre undici Amministrazioni otterranno.

I comuni vincitori potranno, grazie al contributo, istituire le zone 30 km/h, non solo con l’installazione della segnaletica verticale, ma anche con la realizzazione di dossi dissuasori di velocità, attraversamenti per pedoni ciclisti, nuove ciclabili, passaggi pedonali rialzati ed altro

I contributi derivano dal programma di attuazione del piano della sicurezza stradale che, in questo caso, non ha favorito il Comune di Gorizia.

Curiosi di sapere quali sono i comuni che otterranno il contributo? Basta cliccare qui  oppure qui

Nevio  Costanzo


venerdì 15 gennaio 2016

Valletta da ripulire


La Valletta del Corno sta diventando simile a una discarica. Le due immagini si riferiscono a Via Cadorna, presso la scala di collegamento con Via Brass e a Via XX settembre, vicino al Liceo Classico. E' vero che sta diminuendo ovunque il senso civico, purtroppo l'incuria genera ulteriore incuria. Gorizia è sempre meno pulita.

giovedì 14 gennaio 2016

Trasparenza, questa sconosciuta

Sulla questione della Trasparenza amministrativa il Forum per Gorizia sta suscitando un ampio dibattito in città. Particolarmente interessante è stato lo scambio epistolare con il Responsabile della Trasparenza del Comune di Gorizia, l'avvocato Piccoli, dal quale è tratto il seguente articolo pubblicato nell'edizione di ieri de Il Piccolo.
Nello scorso mese di dicembre abbiamo chiesto al Comune di Gorizia di sapere:
1)      Perché il Comune di Gorizia ha permesso che l’università Popolare utilizzasse un logo tanto simile al suo, da essere fuorviante e da suscitare l’impressione di una pubblicità ingannevole ?
2)      In quali modi si è verificato che si trattasse di un’associazione effettivamente “senza fini di lucro”, tale da giustificare la cifra contenuta chiesta per l’affitto dei locali ?
3)      Quanto ha pagato effettivamente l’associazione per l’affitto annuale ?
4)      Quali sono state le ricadute positive per la città di Gorizia ?
Ora riceviamo una lettera  del Responsabile della Trasparenza del Comune di Gorizia, avv. Stefano Piccoli, che  non solo nega  risposte alle nostre domande, ma nega addirittura che le nostre domande abbiano il diritto di avere una risposta. L’avv. Piccoli  sembra non avere grande  della legge 33/2013;  infatti a proposito dell’accesso alle informazioni  cita la  l.241/90  che “prevede la dimostrazione di un interesse concreto ed attuale a prendere conoscenza dei documenti richiesti “ e sembra dimenticare  l’art. 5, comma 2 della legge 33 che recita “ La richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione  quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente e non deve essere motivata “. Ma soprattutto sembra non aver colto lo spirito della  legge,  dal momento che pensa che la trasparenza  si esaurisca con  la pubblicazione sul sito di determinati dati. E sembra che non abbia ben presente neppure il “Programma triennale per la Trasparenza “ del Comune di Gorizia, che al primo capoverso recita : “La trasparenza delle pubbliche amministrazioni rappresenta un principio cardine dell’intera azione amministrativa, trovando ormai concreta affermazione nella sua definizione diaccessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
E  la legge dice anche “Le pubbliche amministrazioni possono  disporre la pubblicazione nel proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti  che non hanno l’obbligo di pubblicare ai sensi del presente decreto” ( art. 4, comma 3 ).
E ancora “La promozione di maggiori livelli di trasparenza costituisce un’area strategica di ogni amministrazione” ( art.10, comma 3).
E’ innegabile che la legge sulla trasparenza sia una legge dalla parte del cittadino, perché il suo spirito è quello di rendergli accessibili  i dati di tutte le pubbliche amministrazioni. Ma si tratta di un’innovazione profonda e sia il livello politico che quello  amministrativo non sono abituati  alla trasparenza, sono invece abituati a nascondersi  dietro un linguaggio legale o burocratico, sempre fumoso e volutamente poco comprensibile:  questo serve a mantenere le distanze con il cittadino  e a mantenere nelle mani di chi governa le informazioni e quindi  il potere.  I politici e gli amministratori pubblici non vogliono la trasparenza, applicano la legge al minimo indispensabile  e si difendono da qualsiasi atto ulteriore : già la scelta di un avvocato come Responsabile per la Trasparenza del Comune appare  come una scelta difensiva, perché questi potrà facilmente con i suoi argomenti trasformare in “pretese” le legittime richieste di informazione dei cittadini.
I cittadini  meritano che le persone che eleggono, insieme a quelle che lavorano nelle istituzioni, lo facciano alla luce del sole e siano disponibili  a dare qualsiasi informazione. La prima a guadagnare da questo nuovo rapporto sarà l’efficienza della stessa pubblica amministrazione, che sarà incoraggiata a gestire meglio i propri dati.
Ormai il principio della trasparenza totale esiste nella nostra legislazione : il sindaco smetta di nascondersi dietro cavilli e avvocati e dia le informazioni richieste. Sulla Fondazione Coronini e sull’Università Popolare. Così come su tutti gli altri temi che si proporranno.

domenica 10 gennaio 2016

Per un'informazione corretta sui servizi al cittadino

I cittadini usufruiscono di servizi pubblici di cui però non possono scegliere il gestore.  Non possono cioè esaminare varie offerte, vagliare i servizi sulla base di proposte di efficienza  e di economicità  e privilegiare quella più conveniente.  Altri  scelgono per lui. Tuttavia il cittadino paga i costi dei servizi.  E per questa ragione egli ha il diritto/dovere  di esercitare un controllo sulla gestione dei servizi pubblici che gli vengono erogati. E questo controllo è più che mai doveroso e opportuno, tanto più che i gestori sono per lo più società partecipate monopoliste. E le società partecipate monopoliste non hanno bisogno di confrontarsi con il mercato e cercare le soluzioni migliori o quelle più economiche, senza le quali non potrebbero sopravvivere. E’ sufficiente che abbiano l’approvazione dei loro C.d.A., organi politici spesso sonnacchiosi e formati da persone che non hanno competenze in materia  e che probabilmente neppure cercano di costruirsele.   E così finisce che il cittadino paghi oltre al servizio anche le inefficienze e le incapacità di una gestione sulla quale non viene esercitato un controllo adeguato dagli azionisti e cioè dai sindaci.  Si chiamino esse Isontina Ambiente o Irisacqua non danno mai nessuna rendicontazione  ai cittadini  della loro gestione, non spiegano mai perché i loro costi sono sempre in aumento, tanto meno perché gli stessi servizi a pochi chilometri di distanza costino meno.  In fondo le leggi ci sono : c’è la legge 33/2013  e prima c’era già la legge 244/2007 ( cioè la legge Finanziaria per l’anno 2008), che all’art 2, comma 461 dice che occorre coinvolgere i cittadini nella definizione e valutazione dei servizi pubblici. Tuttavia le pubbliche istituzioni,  e quelle di Gorizia non fanno eccezione, ignorano di proposito queste leggi, probabilmente nella speranza che i cittadini non le conoscano. E vengono così meno ai loro doveri.   E’ necessario che i cittadini si informino maggiormente e che acquisiscano una più elevata consapevolezza dei loro diritti. E che si convincano che avere informazioni che li riguardano fa parte del loro diritto di cittadinanza.
Rosamaria Forzi

venerdì 8 gennaio 2016

Pietre di inciampo

Ottima l'iniziativa dell'Associazione amici d'Israele, appoggiati da Giuseppe Cingolani e sostenuti dal sindaco, che colloca davanti ad edifici occupati da ebrei le cosiddette “pietre di inciampo” che ricordano le vittime deportate dai nazisti nel settembre del '43 da Gorizia. E' un'iniziativa interessante, che si spera stimoli, come è avvenuto a Trieste, l'analisi del collaborazionismo locale. Quanto i nazisti furono aiutati da zelanti patrioti che segnalarono case, persone, luoghi dove gli ebrei si rifugiavano? Quanti appoggiarono l'occupatore, svelando nomi di oppositori e possibili partigiani? C'è sul collaborazionismo goriziano, ma anche su quello triestino, una coltre di silenzio che per anni ha taciuto il fatto che per ogni delazione fatta agli occupatori, colui che denunciava ricevesse ben 7000 lire, e che gli stessi tedeschi affermassero la meraviglia e lo schifo di ricevere così tante denunce da zelanti triestini. A Trieste si studia, come dimostra il recente libro di Roberto Curci “Via San Nicolò 20”, a Gorizia le cose vanno più a rilento. Detto questo, coerenza vorrebbe che si compisse un altro gesto politico, altrettanto importante. Da qualche decennio si ripete la cerimonia che accoglie in comune i reduci della Decima Mas, ospitati nel palazzo pubblico per ricordare la battaglia di Trnovo contro le formazioni dell'esercito di Tito. La Decima era una formazione diretta dal “principe nero” Junio Valerio Borghese, ideatore negli anni '70, di un colpo di stato, non certo da operetta, sventato da altri apparati dello stato che pure non lo avevano impedito. La Decima era una formazione della Repubblica Sociale Italiana, subordinata completamente ai voleri di Hitler. Ora, nessuno nega ai reduci di celebrare le loro messe o di onorare quelli che per loro sono eroi. Il problema è che essi sono ricevuti in comune, nel palazzo che appartiene all'intera comunità cittadina, una parte della quale ha pagato un prezzo elevatissimo al ventennio mussoliniano, in particolare alla sua azione razzista contro gli sloveni e non solo. Dalla forzata emigrazione degli sloveni, all'italianizzazione dei cognomi, alla perdita del posto di lavoro per i funzionari pubblici, all'olio di ricino dato a Bratuz per farlo morire, sino ad arrivare all'occupazione della provincia di Lubiana e alla deportazione di migliaia di sloveni nei campi di Arbe, Gonars, Visco, Sdraussina, il ventennio fascista rappresenta una vergogna per il popolo italiano. Per coerenza è necessario non accogliere più i reduci in municipio. Celebrino la loro memoria liberamente, ma non nella casa comune, per rispetto a che della loro ideologia è stato vittima. 
adg

Prima delle parti politiche, l'etica della fraternità

L'errore sta nell'aver partitizzato la questione dell'accoglienza. In questo modo si è creata una perniciosa divisione fra la cosiddetta destra, schierata intorno al principio del "prima gli italiani" e la cosiddetta sinistra, dalla parte degli immigrati, da essa sostenuti, incoraggiati, addirittura "invitati a venire in Italia" (tra virgolette le parole di Romoli in un recente commento su facebook). Quindi, come avrebbe cantato Gaber, ricevere il profugo è di sinistra, aiutare il povero italiano è di destra.
Si è davvero arrivati a questo livello di sovrapposizione della politica amministrativa all'etica sociale? Il profugo e il povero sono persone, soggetti in quanto tali di diritti e di doveri. La fraternità, la libertà e l'uguaglianza sono i principi fondamentali di qualsiasi convivenza civile. A partire da essi non si può che affermare il dovere etico dell'agire sempre e comunque per il bene della persona. Perciò la questione dell'accoglienza non è immediatamente legata a uno schieramento partitico, bensì alla consapevolezza di appartenere alla medesima famiglia umana. Ciò significa che l'imperativo morale sia quello di considerare l'altro come un proprio simile, chiunque egli sia e in qualunque condizione si trovi. E' a questo punto che si innesta la scelta pratica, ovvero l'atto politico. Una volta ammesso che l'altro sia un fratello e che l'ideale da perseguire sia quello dell'accoglienza di tutti, occorre agire con realismo, intelligenza e creatività, cercando le strade migliori per affrontare, volta per volta, le situazioni di emergenza e quelle facilmente prevedibili. E' indispensabile quindi uscire dalla logica della contrapposizione fra sinistra e destra per riscoprire alla radice la solidarietà umana e per "uscire insieme dai problemi", come scritto nell'intramontabile Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana.

mercoledì 6 gennaio 2016

La ciclabile che...

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Nevio Costanzo

domenica 3 gennaio 2016

Dopo gli interrogativi del Forum, che fine ha fatto l'Università Popolare di Gorizia?

31 dicembre 2015
13 dicembre 2015
Che cosa è successo dell’Università Popolare di Gorizia?  Nel novembre del 2014 essa era stata inaugurata in pompa magna  alla presenza della Giunta Comunale della città e del consigliere  regionale di Forza Italia per l’Isontino.  Nella conferenza stampa di presentazione  i toni erano stati entusiastici, si era detto che si  stava inaugurando un’istituzione che avrebbe dato gran lustro alla città, che l’Università Popolare di Gorizia avrebbe arricchito l’attrattività  complessiva  della città come cittadella universitaria; che il nuovo ente avrebbe favorito le interazioni con le realtà già presenti sul territorio e il potenziamento dell’offerta educativa e didattica. Tutte frasi e argomenti che sono contenuti della delibera  comunale che, con motivazioni di tanto peso,  aveva stabilito di  affittare  per una cifra davvero contenuta  (350 euro mensili per un anno  + 2080 euro di spese accessorie) uno spazio di circa 120 mq al piano terra di Via Garibaldi.  Punto forte dell’Università Popolare di Gorizia doveva essere l’istituzione di master tanto importanti, da ottenere rapidamente riconoscimenti ufficiali e questo avrebbe di certo dato lustro all’ente stesso e alla città che lo ospitava, promuovendola come centro culturale.  Il promotore del nuovo ente, poi,  aveva assunto  il titolo aulico di “rettore”.
Resta qualcosa sulle finestre
Ma ora che cosa resta di tutto questo ?  Per diversi mesi  chi passava da Via Garibaldi  poteva vedere in alto, sulla porta d’ingresso a vetri  un logo piuttosto appariscente, in cui la scritta “Università popolare di Gorizia” contornava uno stemma molto somigliante a quello del Comune di Gorizia e con il quale poteva essere facilmente confuso.  Tanto  da indurre  talvolta chi passava di lì a pensare che si trattasse di un’iniziativa  diretta del Comune della città.  Ora il logo è scomparso. Chi  entrasse, troverebbe i locali desolatamente vuoti e se chiedesse informazioni a qualche impiegato del Comune che lavora in  qualche stanza più in là, verrebbe a sapere che lì da molti mesi , forse da agosto o anche da prima, non c’era  più nessuna attività. L’Università Popolare di Gorizia sembra essersi semplicemente dissolta.  Eppure  in rete il sito c’è ancora e riporta puntualmente l’indirizzo di  Via Garibaldi;  e ci sono sempre le indicazioni dei master, dei corsi di lingue, dei dipartimenti, dei seminari. C’è lo statuto, c’è l’organigramma. C’è sempre il “rettore”, persona che nell’anno accademico 2014/2015 lavorava come contrattista presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste.  Forse il logo era sopravvissuto alla sparizione dell’istituzione ed abbiamo il forte sospetto che la sua cancellazione  sia legata alla lettera con cui il Forum ha chiesto nella metà di dicembre  al Comune di Gorizia la ragione di uno stemma tanto simile a quello del Comune stesso, se e in che misura  l’ente avesse pagato l’affitto e quali erano state le tanto attese ricadute positive per la città.
Avvisi dimenticati, 4.01.2016
L’Università Popolare di Gorizia ha proprio avuto vita breve.  Certo, ricevere effettivamente riconoscimenti ufficiali per propri master non è cosa facile, visto che la decisione spetta al MIUR. E’ emblematica la situazione, a dir poco caotica, in cui si trova l’Università Popolare di Milano, associazione che aveva già provato ad ottenere un riconoscimento ufficiale di suoi master.  Dobbiamo pensare che i fondatori dell’Associazione Università Popolare di Gorizia non fossero al corrente della difficoltà di raggiungere gli obiettivi che si erano prefissati ? Che non avessero preparato un piano adeguato e raccolto le informazioni dovute ?  E ancora ci chiediamo :  come è stato possibile che l’intera giunta comunale  abbia potuto  entusiasmarsi  per un progetto a dir poco approssimativo e che non poteva dare alcuna garanzia?   O forse le garanzie non sono state neppure  chieste ?
Rosamaria Forzi

Capodanno ad Assisi...

Assisi, 1 gennaio 2016, Giornata internazionale della Pace. Per entrare nei più importanti luoghi che ricordano la testimonianza di Francesco occorre inserirsi in una lunga fila e attendere pazientemente di raggiungere il varco presidiato dai soldati in mimetica, armati di minacciosi mitra. Vengono controllate borse e borsette, con il laser si cercano eventuali ordigni nascosti. Tutto questo in nome della "sicurezza". Nel frattempo giunge l'eco del bel discorso del Papa sulla pace, con la condanna della violenza e delle armi come strumenti utili alla risoluzione dei problemi planetari. Ordunque...
Ordunque perché non cominciare a togliere le armi che stanno davanti a casa propria? Non sarebbe più credibile, la guida della Chiesa Cattolica, se proponesse ai pellegrini di raggiungere San Pietro a proprio rischio e pericolo, non difesi da alcun soldato o carro armato? È proprio necessario visitare la tomba di un uomo che ha fatto della pace  il proprio programma di vita, attraversando un presidio militarizzato? Non è che in realtà tutto questo spiegamento di forze giustificato dalla ricerca di sicurezza, non sia altro che un'intensificazione del controllo dello Stato sui cittadini, una prova della limitazione dei diritti democratici e libertari?
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