sabato 28 novembre 2015

Domenica 29, ore 11, Marcia globale per il Clima. Alla Transalpina



Su iniziativa del blog Piazza Traunik e dell’associazione Essere cittadini, a Gorizia, dell'associazione Zelemenjava, a Nova Gorica;  con l'adesione di comitato #noBiomasseGO,  Forum Gorizia , Gruppo speleo "L.V.Bertarelli", Kulturni dom Gorica,  i cittadini  si ritroveranno, alle 11 di domenica 29 novembre, in piazza della Transalpina – trg Europa, unendosi alle persone di tutto il mondo nella Marcia Globale per il Clima. "Gorizia e Nova Gorica: due città in marcia per il clima" è l'occasione per partecipare all’allarme contro gli effetti devastanti del cambiamento climatico alla vigilia del summit di Parigi, in cui i capi di stato di tutto il mondo si ritroveranno per discutere una strategia globale.“La Marcia Globale per il Clima si sta trasformando in una mobilitazione di massa in tutto il pianeta per chiedere ai leader mondiali di agire con più decisione e con immediatezza per fermare i cambiamenti climatici. Fa purtroppo  riflettere come, proprio nel momento in cui tutti insieme ci uniamo per affrontare questa sfida, si attivino meccanismi a livello internazionale che, seminando violenza, terrore e divisioni, cercano in ogni modo di impedircelo. Questo è il momento di dimostrare chi siamo per salvare tutto ciò che ci sta a cuore: durante il flash mob del 29 novembre, a tutti i partecipanti verrà consegnato un cuore verde su cui scrivere il proprio pensiero sull'ambiente."L’azione degli abitanti di Gorizia e Nova Gorica dimostra l’alto livello di coinvolgimento sul tema da parte dell’opinione pubblica e la sensibilità locale non solo sulla paventata catastrofe ambientale ma anche sulla necessità di una rivoluzione verde che risolva la predominanza degli interessi economici sui diritti alla vita, alla salute, alla giustizia economica e sociale.  La presenza dei cittadini alla marcia globale per il clima serve anche a sollecitare le amministrazioni locali, il cui ruolo è fondamentale sul piano degli interventi concreti e su quello della sensibilizzazione e dell’educazione delle comunità.Opere pubbliche ed edilizia privata, salvaguardia del suolo e riuso del patrimonio immobiliare esistente,  introduzione di tecnologie, corretta gestione delle fonti di energia rinnovabile, trasporti modali, gestione del territorio, salvaguardia degli habitat naturali,  offerte educativi e informative: sono alcuni degli aspetti sui quali gli enti di governo locali, anche grazie alle possibilità offerte dalle reti territoriali di attori non istituzionali ma fortemente motivati, possono intervenire  pianificando la riduzione delle emissioni, il corretto uso delle risorse, la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, mettendo in pratica strategie di intervento e mitigazione sui cambiamenti di cui tutti, in un modo o nell’altro, subiamo la pressione. Nel caso di Gorizia e Nova Gorica,  utilizzando la prospettiva transfrontaliera per rendere maggiormente efficaci e coerenti tra loro le iniziative su un bacino che ricomprenda entrambi i territori. Questo è il momento di dimostrare chi siamo e che ci siamo per salvare tutto ciò che ci sta a cuore: durante il flash mob del 29 novembre, a tutti i partecipanti verrà consegnato un cuore verde su cui scrivere il proprio pensiero sull'ambiente.
Martina Luciani

venerdì 27 novembre 2015

Sempre più giù...

Nell'Inferno quotidiano che ci tocca sopportare, quali sono i peccatori 2.0 che Dante metterebbe nella sua cantica?
Nell'ottavo cerchio, sesta bolgia, quella degli Ipocriti, senz'altro il Maestro collocherebbe (pur con il beneficio della verifica sino all'ultimo grado di giudizio) il leghista che pare abbia speculato sui rifornimenti del CIE di Gradisca. Ma come? Prima  li si vuole rispedire a casa loro e nel frattempo si specula sulle forniture da dare ai centri che li accolgono? Si metta il mantello dei dannati, fuori d'oro e dentro di piombo!
Nel secondo cerchio dei Lussuriosi mettiamo Franco Hassek, il quale spia le volontarie e insinua che portino le cene per avere favori sessuali da parte degli afghani. Da notare: è presidente della commissione pari opportunità del comune, riunita tre volte nel corso del mandato, dove lui dovrebbe affrontare i problemi dell'altra metà del cielo, con quali competenze possiamo immaginare. Un plauso a chi dalla commissione si è dimesso, come le consigliere Korsic e Tucci, un boato a chi, secondo la logica della solidarietà maschile, vota per tenerselo e magari con grandi manate sulle spalle farà una gara a chi la fa più lontano. Fugga via il presidente sospinto da un forte vento e per l'eternità!

Nel nono cerchio, quello dei Traditori dei loro benefattori e ospiti (l'elettorato goriziano), il capogruppo di Forza Italia che fa votare una mozione per cui i lavori del consiglio comunale devono continuare dopo la mezzanotte, così il giorno dopo lui avrà il giorno libero dal lavoro. Immerso nel ghiaccio per sempre! Noi schiocchi elettori ci metteranno, se ci va bene, nel Limbo, ma, secondo me, Dio ci butterà piuttosto tra gli Ignavi. Facciamo troppo poco per andare in Paradiso. 
adg

giovedì 26 novembre 2015

E se la battaglia partigiana di Gorizia fosse ricordata in un film?

Si pubblica volentieri il seguente comunicato stampa del Kulturni dom di Gorizia.
La battaglia di Gorizia è stata rievocata in un assai interessante incontro che si è tenuto al Kulturni dom di Gorizia lo scorso martedì 24 novembre. L'occasione è stata la presentazione del libro di Luciano Patat, La battaglia partigiana di Gorizia, edito da Gaspari edizioni. Dialogando con  Dario Mattiussi, l'autore ha presentato prima le azioni della Brigata Torino, schierata già la notte dell'8 settembre 1943 nella zona di Salcano al fine di impedire l'avanzata verso la città delle truppe tedesche, poi il ruolo fondamentale della Brigata proletaria. Quest'ultima, resa operativa in brevissimo tempo dopo l'armistizio e composta soprattutto da giovani operai dei Cantieri navali di Monfalcone, impegna duramente per una ventina di giorni le preponderanti forze militari tedesche, rallentandone l'avanzata verso la pianura italica. E' stata la prima formazione costituitasi contro il nazi-fascismo e la sua è stata la prima battaglia partigiana in Italia. L'episodio è stato molto importante, anche se finora non molto conosciuto al di là della ristretta cerchia degli storici più esperti. Per questo tutti i relatori hanno proposto ulteriori approfondimenti in funzione di una presentazione efficace al grande pubblico. "Perché ad esempio non pensare a un grande film che possa rievocare qui giorni di eroismo e di gloria?", si è chiesto il presidente della Provincia Gherghetta nel suo intervento appassionato e tutt'altro che formale. A lui hanno fatto eco sia Mirko Primožič in rappresentanza dell'ANPI che il presidente del Kulturni dom Igor Komel, che ha rilanciato la proposta richiamando l'importanza di un tale ricordo anche per il mondo dei giovani. Hanno accompagnato l'incontro alcune canzoni eseguite dal gruppo corale e strumentale pacifista No Bel.
L’incontro è stato promosso dal Kulturni dom di Gorizia in collaborazione con CormonsLibri e l’Anpi di Gorizia.

Un doveroso grazie e un auspicio

L’assessore Ilaria Cecot, a nome dell’intera giunta provinciale, esprime pieno e convinto sostegno all’intervento di Medici Senza Frontiere, ringraziando l’organizzazione, premio Nobel per la Pace, per la sensibilità dimostrata nei confronti del nostro territorio e rendendosi disponibile per eventuali collaborazioni.
Continua Cecot: “La Provincia di Gorizia e la città di Gorizia, in particolare, vivono ormai da quasi due anni una drammatica emergenza tra il silenzio assordante delle istituzioni preposte e l’ostracismo dell’amministrazione comunale. Emergenza, quella goriziana, che non va quantificata in termini numerici ma piuttosto pesata per la completa violazione delle norme sull’accoglienza (Dlg 140/2015) e per le violazioni dei più elementari diritti dell’ uomo. Le continue violazioni dei diritti umani, cui abbiamo assistito in questi anni, hanno portato alla morte di un ragazzo di 25 anni per annegamento e fatto conoscere Gorizia come luogo in cui si assiste passivamente ad un’ordinaria vergogna nel più completo immobilismo istituzionale e tra la strumentale e populistica propaganda di un’amministrazione comunale, che ha dimostrato di non voler governare il proprio territorio, preferendo parlare alla pancia della gente, alimentando volutamente le paure e il disagio dei goriziani per meri fini elettorali e politici.
Un doveroso ringraziamento va anche alla Caritas Diocesana ed ai volontari dell’associazione Insieme con Voi che da un anno quotidianamente suppliscono, con il loro lavoro e del tutto gratuitamente, alle carenze di un sistema di accoglienza disciplinato per legge dello Stato, che ha dimostrato più volte di non saper, o peggio, non voler funzionare. Un sistema più attento agli equilibrismi politici che alle reali problematiche questi esodi straordinari.
Concludo con un accorato appello alle amministrazioni coinvolte, Comune, Regione e Prefettura, perché, ora che la fase emergenziale potrà essere superata, grazie all’intervento di MSF, sarà quanto mai necessario continuare a lavorare seriamente in un’ottica di programmazione per strutturare un sistema di accoglienza isontino e regionale che rispetti i diritti inviolabili dell’uomo e le leggi dello Stato."
Ilaria Cecot, assessore al Welfare della Provincia di Gorizia

mercoledì 25 novembre 2015

Perché Isontina Ambiente ha paura del benchmarking

 Su “Il Piccolo” di oggi Isontina Ambiente  sostiene che il benchmarking  nel settore della raccolta dei rifiuti è “estremamente delicato e difficile da effettuare”.  Si tratta di un’affermazione del tutto priva di fondamento. Il benchmarking  “competitivo” è al contrario veloce, semplice ed economico: è infatti il semplice confronto dei risultati di diverse aziende, che nel caso dei rifiuti viene periodicamente effettuato da associazioni  indipendenti e reso pubblico.  E’ stato ideato negli Stati uniti alla fine degli anni settanta per migliorare le prestazioni di un’azienda, attraverso  il confronto tra prodotti e processi operativi delle aziende più autorevoli  presenti nella stessa zona di mercato.  Ma Isontina Ambiente è una partecipata “monopolista”  e, quindi, dimostra di essere assolutamente disinteressata al mercato, tanto il Comune pagherà comunque i suoi servizi “a  piè di lista”.  Tanto peggio per i cittadini.  L’attività che il buon amministratore deve affrontare  viene subito dopo l’acquisizione del benchmarking: si tratta di chiedersi perché un’altra azienda dello stesso ramo d’attività riesce ad avere costi tanto più bassi dei suoi. E di agire di conseguenza, assumendo modelli più economici  nell’interesse del cittadino-consumatore. Ma il guaio di questi amministratori  pubblici monopolisti è proprio questo:  pensano di  non avere  obbiettivi di risparmio e molto probabilmente  nessuno nel comune di Gorizia glieli pone.   
Per l’anno 2014  i cittadini che hanno portato i loro rifiuti alle isole ecologiche e quelli che hanno effettuato il compostaggio domestico hanno ricevuto in totale  rispettivamente  47.714 euro e  39.965  euro;  comunque va notato che dall’inizio della raccolta differenziata  ( 2005 )  la cifra per chilo di materiale, che viene  riconosciuta al cittadino  è in costante  e  progressiva diminuzione.   Soprattutto si tratta di un risparmio fittizio: le cifre sopra indicate non sono sopportate dal Comune, come magari  pensano i cittadini, ma vengono redistribuite tra tutti i cittadini, come si può vedere dal “Piano finanziario TARI 2015",  anche tra quelli che hanno conferito i loro rifiuti alle isole ecologiche.  
Un’ultima annotazione:  lo statuto assegna  a Isontina ambiente come unica attività quella della raccolta dei rifiuti. Il fatto che la partecipata  eserciti  altre attività  e che non ci sia chiarezza per il cittadino su quali esse siano è l’ennesima manifestazione di opacità, evidentemente approvata dall’amministrazione comunale di Gorizia. 
Rosamaria Forzi                                                                                                                 

lunedì 23 novembre 2015

Un opportuno check-up per l'Isonzo/Soča

Molto interessante il check-up dell'Isonzo, proposto da alcune associazioni ambientaliste del territorio. Venerdì 20 novembre si è tenuta la prima sessione del Convegno, nella Sala Della Torre della Fondazione CariGo di Gorizia. Introdotto da Luca Cadez davanti a un pubblico numeroso, partecipe e attento, l'incontro ha consentito di scandagliare alcuni aspetti importanti del "fiume di smeraldo", riconoscendo le opportunità e le criticità del momento. Se da una parte si è evidenziata la necessità e l'urgenza di un progetto condiviso tra Italia e Slovenia intorno allo sfruttamento delle acque, dall'altra è stato illustrato con grande competenza lo stato di salute di un corso d'acqua il cui continuo cambiamento di livello dovuto alla presenza dei già troppo numerosi sbarramenti costituisce di fatto una minaccia per l'equilibrio biologico e ambientale. Dall'analisi offerta dai diversi relatori è emersa una realtà non drammatica, ma certamente preoccupante.L'impressione è che ci sia ancora poco tempo per intervenire e per evitare il peggio. E' necessario quindi incontrarsi e far incontrare tutte le categorie che hanno a che fare con l'Isonzo/Soča: non soltanto gli agricoltori e i politici, ma anche gli imprenditori, gli istituti accademici, gli operatori culturali, artistici e turistici, i movimenti per la tutela dell'ambiente e tutti i cittadini che sentano come proprio il bellissimo fiume. La seconda sessione del Convegno è prevista per venerdì prossimo, 27 novembre, con inizio alle ore 15.

Stazione di Monfalcone, ritorno al passato


Un post per sorridere (ma neppure tanto). Se si vuole compiere un bel salto nel passato, basta raggiungere la stazione di Monfalcone. La pubblicità nella sala d'aspetto, a tutto il 23 novembre 2015, ricorda ai possessori di una televisione che dal 27 novembre al 15 dicembre si spegnerà il vecchio segnale. L'informazione è interessante per gli utenti, peccato che il passaggio è avvenuto ben cinque anni fa, alla fine del 2010. Se poi si esce dalla stazione ferroviaria e ci si dirige verso il centro, c'è la già citata bacheca del "Partito dei Democratici di Sinistra": con stupore si apprende che Barack Obama ha vinto il Nobel per la pace. "Ma non l'aveva già preso qualche anno fa?" Sì, nell'autunno 2009. Allora, forse si sta sognando? Forse tutto ciò che è accaduto da allora a oggi è frutto solo di fantasia? Oppure - ahimé questa sembra essere la verità - a nessuno interessa più aggiornare i cittadini e meno che meno mettere mano a una bacheca che tra poco entrerà a far parte dei beni antichi da tutelare...
ab

domenica 22 novembre 2015

A Cormonslibri, una boccata d'ossigeno culturale

Si è tanto parlato di migranti in questi ultimi mesi, si sono espresse tante idee intorno ai richiedenti asilo, a Gorizia e altrove. Ma loro hanno parlato poco, raramente è stata offerta loro la possibilità di esprimersi, di raccontare pubblicamente la loro storia. È accaduto invece ieri sera a Cormonslibri, nell'ambito della Giornata del Rifugiato. Davanti a un pubblico numeroso è molto attento, tre giovani - due afghani è un pakistano - si sono raccontati, sollecitati dagli interrogativi discreti di Gianfranco Schiavone, Pierluigi Di Piazza (intervenuto in collegamento telefonico), Andrea Bellavite e di alcuni partecipanti. Hanno spiegato perché sono stati costretti ad andarsene, rifiutando la logica della violenza imposta sia dai talebani che dai governativi. Hanno raccontato la loro Odissea, giornate estenuanti di cammino per attraversare un confine, arresti e detenzioni indiscriminati con trattamenti a volte disumani, alternanza costanti di speranza è paure. E hanno ringraziato con sincero affetto l'Italia per l'accoglienza, in particolare le comunità di Cormons e di Savogna d'Isonzo che li ospitano attualmente è alle quali vorrebbero dedicare il loro tempo e le loro energie. "Ci sentiamo già parte di questo territorio - hanno ribadito in lingua parsi e in lingua inglese - e lo vogliamo servire con tutto ciò che possiamo mettere a disposizione delle nostre forze". I richiedenti asilo, "arruolati" dalla bellissima iniziativa di Renzo Furlano come assistenti di sala, hanno dato a tutti i presenti una bella lezione di semplicità, umiltà e desiderio di vera amicizia. Una boccata d'ossigeno, in questi tempi di violenza, di intolleranza, di manipolazione delle informazioni e delle convinzioni...
ab

A venti anni dagli accordi di Dayton

Non ė certo un orario ideale, ma la domenica mattina alle 6.10 RaiRadio1 trasmette un programma molto interessante. Il titolo ė Est Ovest e il tema è la realtà culturale e sociale del Centro Europa. Questa mattina un ampio servizio è stato dedicato agli accordi di Dayton, stipulati nel mese di novembre 1995. Con quel trattato ci si prefiggevano due obiettivi, quello di fermare la devastante guerra in Bosnia e Erzegovina è quello di consentire al Paese l'avvio di un percorso di sviluppo sostenibile. La prima meta è stata raggiunta e da venti anni non si sono più verificati episodi bellici di notevole entità, il secondo invece non è stato neppure sfiorato. La creazione della Confederazione composta da due entità praticamente indipendenti - quella serba è quella bosniaco musulmana - non ha favorito un percorso unitario, ma ha moltiplicato a dismisura gli apparati burocratici. In uno Stato dove la disoccupazione è a livelli molto elevati, si contano 140 ministri e i cosiddetti costi della politica sono alle stelle. Il cammino verso l'integrazione europea è molto lungo e la Bosnia e Erzegovina rischia di essere ancora una polveriera, nel momento in cui le singole realtà religiose e culturali non riescano a trovare un'adeguata convivenza. La Costituzione imposta da Dayton assegna alle tre principali religioni (musulmana, cattolica e ortodossa) un ruolo fondamentale nella gestione del potere. La Corte europea di Strasburgo ne ha dichiarato sei anni fa l'inammissibilità, in quanto penalizzante nei confronti di chi non si riconosce in nessuna delle tre forme. Nessuno tuttavia si muove per pretenderne il cambiamento. Toccare Dayton potrebbe significare oggi aprire un vaso di Pandora dal quale non si sa che cosa potrebbe uscire, tenuto conto anche della sempre più delicata situazione europea e mondiale. Insomma, un ventennale assai complesso, tra attese e delusioni... e una trasmissione assai interessante che meriterebbe una migliore collocazione oraria nel palinsesto Rai!
ab

venerdì 20 novembre 2015

Una guerra che (forse) non vinceremo e una guerra da vincere

Ho sempre augurato a me stesso di non vivere mai l’esperienza della guerra e ancor meno di non dover puntare addosso ad un altro essere umano un’arma.
Mio padre aveva dodici anni nel 1940, ha visto e vissuto tante cose che ti segnano per sempre: i bombardamenti, i rastrellamenti, la fame, la deportazione di parenti, la distruzione del proprio paese, la paura, l’incontro con lo straniero (in particolare con un soldato neozelandese). Di tutto ciò ha tentato di dirmi una parte, di darmi un’idea di cosa fosse ritrovarsi in una guerra.
Oggi mi rendo conto che quanto mi ha detto mi aiuta a ricordare cosa è la guerra per chi non la decide, ma la subisce (ovvero per la quasi totalità di chi vi è coinvolto).  Ma non è abbastanza. La guerra dentro cui ci troviamo – non importa se vogliamo usare questa parola o meno – è così uguale e al contempo così diversa da quelle del passato.
Il nemico (il linguaggio della guerra pretende l’uso del termine nemico) è uno stato/non stato, è lontano e in mezzo a noi, è così diverso ma vive la nostra stessa quotidianità. Un nemico di cui sai tutto e sai niente. La cui ferocia (il nemico è per antonomasia feroce) non sai se sia maggiore quando distrugge i siti archeologici e i musei, o quando sgozza i prigionieri, o quando ti fa capire con ineffabile efficacia che ogni luogo, ogni momento potrebbero essere quelli di un attacco.
Un nemico del tuo paese, ma anche personale, di ciò che hai costruito, sperato, creduto. Un nemico del tuo modo di essere umano. Un nemico tuo e di tanti che non conosci, che sono lontani e muoiono e soffrono ben più di te in Nigeria, Mali, Somalia, Filippine…e sì ovviamente anche in Siria, Iraq, Afghanistan, Egitto, Libia…
Un nemico che viene da lontano: Per me da quella sera dell’agosto 2001 in cui vidi piangere un algerino di circa quaranta anni accolto al Centro San Giuseppe. Piangeva per la sua solitudine, per la sua famiglia sterminata – tutta – dai fondamentalisti che la notte entravano nei villaggi e al mattino se ne andavano dopo averli trasformati in cimiteri.
Un nemico fatto a nostra immagine e somiglianza. Evocato, modellato da chi si è ritenuto così furbo e intelligente da poter continuare a fare le guerre per procura. Ennesima versione di quel “armiamoci e partite” che evidentemente non è prerogativa solo italiana.
Un nemico a cui è giusto dare di tutto: le bombe sulla testa, ma anche i dollari in nero per il petrolio. Un nemico per cui fare la colletta quotidiana acquistando le sue canne. A cui rivelarsi intenditori d’arte, quella non distrutta e messa da parte per noi (quelli di noi che se la possono permettere, ovviamente). Un nemico al quale continuiamo a regalare uno dei più grandi affari del secolo: quello della migrazione.
Un nemico barbaro quanto vogliamo, ma di una intelligenza non comune. Fa la guerra, produce profughi, li accompagna come solerte pastore alle rive del mare nostrum, intasca il pedaggio e tanti saluti ai profughi e all’Europa.
Un nemico che su questo aspetto ha un nemico assolutamente stupido (cioè noi). Togliessimo a lui l’esclusiva di questi viaggi, li rendessimo certi, sicuri, legali gli cancelleremmo una fonte di finanziamento di proporzioni colossali.
Ma noi al nostro nemico in fondo vogliamo bene. Non sia mai che si trovi a corto di soldi e soprattutto di armi. Per lui il supermarket è sempre aperto, anche nel weekend. E se gli mancassero soldati, niente paura, con disarmante lungimiranza abbiamo preparato un brodo di coltura a casa nostra che è qualcosa di grande…
Siamo in guerra, a pezzi e bocconi come papa Francesco ci ripete da oltre un anno. (Che strana ironia che il primo a capire questa guerra sia stato un uomo di pace).
Siamo in guerra. Una guerra dai molti fronti e multiforme.
Temo ci sia un tipo di guerra che non vinceremo e un tipo di guerra che dobbiamo assolutamente vincere.
Credo che non vinceremo la guerra delle bombe. Oggi tanti sono convinti che la soluzione è “più bombe”.
Nel corso della mia vita ho già visto due volte fallire questo tipo di scelta.
Ero bambino e poi ragazzo e ho visto quel “più bombe” in Vietnam. Gli Stati Uniti se ne sono andati con la coda tra le gambe (certamente i motivi sono stati tanti, ma l’esito è stato quello).
Da adulto ho visto “più bombe” sull’Afghanistan. E l’Unione Sovietica andarsene con la coda tra le gambe (e anche allora i motivi sono stati tanti, ma l’esito lo stesso).
C’è veramente una desolante mancanza di fantasia se nel 2015 siamo ancora convinti che quel “più bombe” sia decisivo.
Questa non è certamente la considerazione di un esperto di cose militari, ma ho visto, penso e deduco.
Non so come andrà a finire la guerra delle armi; non so se si combatterà solo in Siria/Iraq o si estenderà ad altri continenti.
So che c’è una guerra che non possiamo perdere, quella dei diritti e della speranza.
Gli eventi di questi ultimi anni rivelano come si siano costruite società a due velocità. Una per chi ha tutte le opportunità ed una per chi ne ha sempre meno o addirittura nessuna. E’ inevitabile che se si affermano dei diritti per tutti prima o poi gli esclusi vengano a chiedere: e a noi quando?
Sta nella coerenza di una società dei diritti non poter eludere questa richiesta.
Oggi le splendide parole della rivoluzione francese non risuonano nella vita di tanti. Tanti musulmani (e non solo).
Ma prima erano indiani nell’India britannica, neri negli Usa degli anni ’50 e ’60, ancora neri nell’Africa dell’apartheid.
Le guerre degli oppressi, degli esclusi, dei “senza posto per loro” sono state vinte dai Gandhi, Martin Luther King, Mandela.
Sono state vinte perché non si poteva perderle, perché altri esiti sarebbero stati atroci oltre immaginazione.
Sono state vinte non con bombe intelligenti, ma con scelte intelligenti; sono state vinte non con forze speciali ma con vite speciali.
Noi dobbiamo vincere la guerra della disperazione, dell’emarginazione, dell’esclusione. E se abbiamo la fortuna di non essere disperati, emarginati ed esclusi ascoltiamoli e facciamoci prossimi. Dove c’è condivisione non c’è più guerra.
Bernardo De Santis 


SALVIAMO L'ISONZO!

Inizia oggi alle 15, presso la Sala Della Torre della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il convegno dedicato all'Isonzo. Questo venerdì e il prossimo, 27 novembre, studiose e studiosi di ecologia insieme a esperti della situazione ambientale del "più bel fiume d'Europa, si alterneranno sul banco dei relatori per tracciarne lo stato di salute, evidenziare criticità e opportunità, sottolineare prospettive per un sostenibile futuro. Nella colonna a destra è riportato il programma completo del Convegno. L'iniziativa, promossa da alcuni circoli ambientalisti del territorio, unisce appassionati e ricercatori, sloveni e italiani, nell'analisi della situazione e nella comune individuazione di soluzioni ai principali problemi che interessano in questo momento un corso d'acqua che è un vero grande bene comune da salvaguardare, nella sua bellezza e nella sua ricchissima storia, geologica e antropologica. Non c'è che da augurare buon lavoro e segnalare che la partecipazione è aperta a tutti.

mercoledì 18 novembre 2015

Cormonslibri 2015, Cultura e Solidarietà

19 giornate e oltre 70 eventi fra presentazioni di libri, reading, concerti e performance artistiche originali: la decima edizioni di Cormònslibri – Festival del Libro e dell’Informazione, di scena a Cormòns (GO) dal 20 novembre all’8 dicembre, è pronta alla partenza e vedrà, come ogni anno, un’anteprima dal 20 al 25 novembre, seguita dall’inaugurazione ufficiale in programma giovedì 26 novembre alle ore 17.30 in Sala Italia. Cormònslibri è un evento promosso dall’Amministrazione Comunale di Cormòns in collaborazione con l’Associazione Culturaglobale e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Gorizia, della ditta Ilcam spa, dellaFondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, della Camera di Commercio di Gorizia edella Banca di Cividale.Tema di quest’anno, L’essere in gioco che verrà declinato negli ambiti della vita privata, della società, dello sport, della legalità, della politica e della salvaguardia dell’ambiente. Sarà così l’On. Manlio Di Stefano (27/12) racconterà della questione palestinese; il ciclista Francesco Moser (28/11) della sua vita da campione; il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio (29/11), dell’azzardo in economia e nell’informazione; e Stefano Momentè (01/12) di alimentazione vegetariana.Attesissimi gli arrivi di Pino Corrias e Cinzia Poli (28/11), Andrea Scanzi e Piergiorgio Odifreddi (02/12), del violoncellista Mario Brunello (03/12), dei filosofi Gianni Vattimo e Aldo Rovatti (04/12) del teologo Vito Mancuso (08/12) e di Marco Anzovino (07/12).Cormonslibri è anche il Festival delle diversità ed è la prima rassegna che chiama a raccolta i richiedenti asilo per effettuare il servizio di sala, i carcerati per gli incontri di lettura (05/12) e la banda Free Tones del Basaglia di Gorizia (08/12) per la musica, proprio a dimostrare che le diversita’ possono realmente arricchire tutti. Di carcere e di diritti dei detenuti si parlerà inoltre nell’incontro con il Senatore Luigi Manconi (05/12); d’immigrazione con Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di solidarietà, Don Pierluigi Dipiazza e Andrea Bellavite (21/11), di mafia con Luana De Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi e di politica italiana con Tommaso Cerno (08/12).Cormònslibri quest’anno vanta importanti conferme fra cui Cormònslibri per le scuole: oltre 1.500 studenti arriveranno a Cormòns grazie a dieci bus gentilmente forniti da APT e verranno coinvolti in numerose iniziative, prima fra tutte la Giornata della Legalità (05/12) che vedrà protagonista l’ex magistrato e politico Antonio Ingroia; il Premio Letterario Cormònslibri, dedicato alla memoria di Alessandro Pesaola, e piacevoli novità come il concorso per aspiranti giornalisti; la collaborazione con l’Ordine dei giornalisti per una giornata di formazione e quella con l’ICS Consorzio Italiano Solidarietà – Ufficio Rifugiati Politici Onlus. Confermate le partnership che permetteranno di uscire da Cormòns con incontri che si terranno a Monfalcone, Gorizia, Nova Gorica (il 30.11 in biblioteca Igor Komel presenterà "L'Isonzo" di Andrea Bellavite e Massimo Crivellari), San Daniele (Biblioteca Guarneriana, incontro con Angelo Floramo e Ugo Spirito, autore di uno splendido testo sil Timavo) e Capriva.Anche per questa edizione i visitatori potranno partecipare alle camminate letterarie organizzate da Lis Tarlupulis, assaggiare il piatto Cormònslibri nei ristoranti convenzionati e dare un contributo solidale acquistando il libro Il Pane Offeso, il cui ricavato andrà ad una famiglia colpita da morte bianca. Lodevole, inoltre, l’attività di vendita di libri usati da parte della Consulta dei ragazzi della scuola media Pascoli, per l’autofinanziamento volto all’acquisto di attrezzature scolastiche.Sempre più spesso, gli ospiti che arrivano a Cormòns per questo Festival decidono di prolungare il loro soggiorno ed è interessante riscontrare come, pur essendo Cormònslibri una rassegna low budget, riesca a creare ricadute positive su tutto il territorio, anche grazie alla sinergia creata con le strutture ricettive ed i ristoranti.Cormonslibri è anche eventi musicali ed artistici che brillano all’interno delle 19 giornate di rassegna: si potrà così assistere alla letture di Luciano Roman dei Canti del Leopardi, al reading di Moni Ovadia (30/11), allo spettacolo di teatro e poesia di Ignazio Oliva (05/12), al reading musicato di Vinicio Capossela (08/12) e all’immancabile presenza del Teatro Incerto (22/11). Eventi a tema saranno: lo spettacolo di Fierascena (21/11) per la giornata del profugo e migrante, Aiar di tuesìn (22/11) per la giornata friulana e Tina&Frida (25/11) per la giornata contro la violenza sulle donne. E poi ancora musica, danza, teatro, mostre e tanto altro. In allegato, il programma completo che potrà essere consultato anche sul sitohttp://www.cormonslibri.it

martedì 17 novembre 2015

Giubileo della misericordia. Vabbé, ma perché a Roma?

Manca meno di un mese all'apertura del Giubileo, prevista l'8 dicembre, esattamente cinquanta anni dopo la fine del Concilio Vaticano II. C'è molta preoccupazione, sia per la minaccia costituita da possibili attentati sia per l'oggettiva situazione della città di Roma. Tutto ciò dimostra che, al di là delle buone intenzioni di Bergoglio, l'Anno Santo è considerato anzitutto un'occasione per realizzare profitti e per rilanciare il turismo in crisi. Pochi hanno capito ciò che era stato proposto già in occasione del Duemila: non occorre andare a Roma per celebrare il Giubileo, basta recarsi in alcuni luoghi prestabiliti in ogni Diocesi. Anzi, in questa nuova occasione, il Papa ha proposto delle singolari "porte sante", quali quelle che chiudono le prigioni o i luoghi di sofferenza presenti un po' ovunque. Sono messaggi indubbiamente positivi e originali, ma molto lontani dalla possibilità di comprensione della maggior parte dei fedeli, da almeno 700 anni legati a tutt'altra immagine che è stata loro insegnata: la porta santa è quella in Vaticano e le indulgenze servono per la cancellazione o almeno uno sconto di pena in Purgatorio (su questa storiella apparentemente ingenua si sono spillati ai poveri i soldi necessari a distruggere la bella chiesa costantiniana e costruire la trionfalistica Basilica di San Pietro.). Allora, per cancellare ogni preoccupazione e purificare la proposta, perché Papa Francesco, di solito attento ai simboli, a mezzogiorno della prossima domenica non dice "urbi et orbi": "Cari amici, statevene a casa vostra, il Giubileo della misericordia vivetelo nei vostri ambienti di vita e di lavoro, lasciate in pace Roma e il Vaticano. Non ho bisogno delle folle oceaniche e non mi interessano i vostri osanna. La storia delle indulgenze è un'invenzione assurda della quale la Chiesa chiede perdono, avendo fatto credere alla gente che un viaggio a Roma e una preghiera possano determinare la sorte eterna degli esseri umani, una specie di truffa spirituale che non ha nulla a che fare con la misericordia divina che è invece questione assai seria che il mondo intero ha bisogno di sperimentare. State a casa vostra, perché se così non accadrà sospenderò il Giubileo. E se proprio avete soldi da spendere utilizzateli nell'accoglienza e nella solidarietà verso i più poveri che mai potrebbero permettersi di venire a Roma." Certo, le agenzie di viaggio, gli alberghi e i costruttori di gadget non saranno d'accordo. In compenso non si moltiplicheranno i già pressanti problemi della città di Roma e la Chiesa si lascerà alle spalle gli ultimi retaggi del Medioevo. 
Andrea Bellavite

lunedì 16 novembre 2015

Una lettera al giornale (?) "Libero"

Due giovani hanno scritto alla redazione di "Libero". Grazie per la disponibilità a condividerla anche su questo blog.
Alla cortese attenzione della redazione di “Libero”.
Siamo degli studenti di ventidue anni rimasti profondamente scossi dagli eventi della sera del 13 Novembre a Parigi. Ciò che ci ha scossi è stata la volontà di colpire la quotidianità di persone civili e, fino a prova contraria, innocenti, andando a minare quel senso di sicurezza che ognuno si costruisce nella propria routine, sentendosi protetto dalle proprie abitudini: non sono stati colpiti centri politici o militari, ma luoghi di cultura e svago, nei quali ci saremmo potuti tranquillamente trovare noi.
Tuttavia, quello che più ci lascia perplessi è la scelta da parte di un quotidiano nazionale di cercare il sensazionalismo a tutti i costi, facendo leva sulla paura e sul comprensibile spaesamento davanti a queste tragedie, andando a fomentare razzismo e xenofobia senza il minimo rispetto né dei vostri lettori, nei quali state instillando odio e ignoranza, portandoli ad associare l’Islam all’ISIS piuttosto che i mussulmani ai terroristi e ad abbandonare ogni capacità critica, né delle vittime, che state privando di ogni dignità.
Per quanto riguarda gli avvenimenti di gennaio e dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, quello che lei critica è ciò di cui dovremmo andare fieri, cioè essere ancora in grado di interpretare i fatti e di filtrare le informazioni in maniera critica: nessuno ha “condannato” i vignettisti e da nessuna bocca (di quelle pensanti) è uscita la frase “se la sono cercata” come cerca di far intendere il vostro editoriale. Semplicemente, superata la spinta della “emotività di massa”, ci si è resi conto che no, noi non siamo Charlie. E allo stesso modo speriamo che voi vi rendiate conto che no, non sono gli islamici ad essere bastardi, al di là di qualsiasi patetico tentativo di recuperare un titolo irresponsabile e incosciente come quello che avete sbattuto in prima pagina quest’oggi.
Bisogna che vi rendiate conto che in nome della libertà di stampa e di pensiero non si può offendere un credo intero, fatto di persone come noi e voi, che condannano questi atti, a volte con più veemenza di quanto abbiamo il coraggio di fare noi. 
È stato scritto molto oggi ed altrettanto è stato gridato, a mo’ di propaganda elettorale e becero populismo, sui vari media ma possiamo tranquillamente prenderci le nostre responsabilità ed affermare che il fondo del barile è stato toccato e raschiato da voi. Perché da un quotidiano nazionale si deve pretendere, al di là del colore politico, prima di tutto l’umano rispetto e non le urla animali.
Un solo ed accorato pensiero: prendetevi la responsabilità di quello che scrivete e di fronte alla prossima tragedia, per favore, lasciate bianca la prima pagina.
Vincenzo Barbato, Agnese Costanzo.

Scusate l'insistenza, ma...

Tornando a questioni più locali, colpisce lo scarso interesse dimostrato dai lettori e dai commentatori riguardo a tre recenti post, ultimi nella classifica delle pagine visitate. Li si richiama perché invece sono politicamente importanti, rinviando alla loro lettura per i necessari approfondimenti.
Il giorno 11 novembre si è parlato di 40 milioni di euro (80 miliardi di lire!!!) che sembra giacciano inutilizzati nelle casse di un Ente pubblico della Regione Friuli Venezia Giulia (quello che fino a non molto tempo fa si chiamava Centro Servizi Condivisi, a favore della sanità regionale), accantonati anno dopo anno e divenuti un cospicuo tesoro, abbastanza sorprendente se si pensa ai ticket, ai tagli, ai problemi del mondo della Sanità.
Il 6 novembre invece ci si è posti qualche interrogativo su quale fine abbia fatto l'Università Popolare di Gorizia, inaugurata in pompa magna l'altro anno nei locali del Comune e con un marchio troppo simile a quello ufficiale del Comune stesso. Anche qui si tratta di luoghi e locali pubblici dei quali il cittadino ha il diritto di conoscere destinazioni e destino.
E' vero che nessuno è obbligato a leggere un blog come quello del Forum per Gorizia, tuttavia, visto l'interesse suscitato da altri argomenti, ci si poteva attendere qualche stracciamento di vesti in più!
Il 20 ottobre invece è stata presentata alla stampa una lettera aperta inviata al Sindaco Romoli con interrogativi precisi e dettagliati intorno alla situazione della Fondazione Coronini. Dopo una piccata manifestazione di nervosismo sui quotidiani e dopo un intervento con richieste di chiarimento da parte della Corte dei Conti, sulla vicenda è calato il silenzio. In questo caso però non si tratta di un blog, ma di una lettera di cittadini alla quale non la strategia politica ma la semplice educazione chiede una risposta, articolata e analitica. O almeno si pretende che quanto riportato dai giornali, che cioè il sindaco non sarebbe tenuto a rispondere nulla a tali richieste, sia ribadito esplicitamente in una lettera formale ai mittenti.
ab

Si vis pacem para pacem

Il conflitto in corso è tra chi - armi in pugno - ritiene che la violenza risolva i problemi di quella che si ritiene la "propria parte" e chi - con la forza della ragione - pensa che soltanto la nonviolenza sia la soluzione. Tra i primi ci sono i terroristi, ritenuti eroiche avanguardie della cultura o religione degli uni e i guerrafondai, ritenuti eroici difensori della cultura o religione degli altri. Tra i secondi ci sono coloro che ritengono che il mondo sia uno solo e che tutti si appartiene alla medesima famiglia umana, che quindi non ci sia una parte dalla quale stare perché nessuno ha acquisito un particolare merito per nascere in un luogo o in un altro e che le vittime della violenza - soprattutto i più piccoli, i più deboli e innocenti - hanno uguale dignità anche se diverso colore della pelle. I primi credono nel deterrente delle bombe seminate o scaricate qua e là, i secondi nella Politica delle idee, del dialogo, dell'arricchimento reciproco fra portatori di diverse visioni del mondo, della solidarietà. Gli uni sono convinti che la miglior difesa sia l'attacco e citano il detto latino "si vis pacem para bellum", i secondi ritengono che l'uomo planetario del Terzo millennio debba decidersi a vincere le sfide disposto anche a morire e a essere colpito piuttosto che a uccidere e a colpire (è una parafrasi di un celebre aforisma di Gandhi) e che "si vis pacem para pacem". Questo è il vero contrasto da superare, cercando di trovare urgentemente dei ponti sui quali dialogare e non assolutizzando in termini assoluti le proprie posizioni. Homo sum humani nihil a me alienum puto!
Andrea Bellavite

domenica 15 novembre 2015

Da Nova Gorica un importante messaggio di accoglienza

Cosa centrano gli attentati e il terrorismo con i rifugiati che si stanno muovendo in questo periodo in Europa? Non c'entrano proprio niente, se non nella bassa strumentalizzazione da parte xenofoba è razzista.
La preoccupazione e l'orrore per ciò che è accaduto a Parigi sono ancora presenti, come una ferita interiore difficilmente rimarginabile. E' stato logico ricordare ovunque le vittime ed esprimere la solidarietà più convinta alla Francia così duramente colpita. E' accaduto anche a Nova Gorica, nel contesto di un appassionante incontro dedicato ai richiedenti asilo in Slovenia e in Italia. Ogni relatore - tra gli altri anche Gianfranco Schiavone dell'ICS e Andrea Bellavite del Forum cultura per Gorizia - ha espresso il proprio punto di vista, procedendo da una breve analisi della drammatica situazione. Tra le tante idee e proposte che hanno caratterizzato il lungo pomeriggio - quattro ore fitte di dialoghi, confronti, compreso anche il teatro dei Viandanti del mondo di Vito Dalò - se ne segnalano in questo contesto tre.
La prima è la constatazione dell'interesse per la questione dimostrato nella realtà di Nova Gorica, dove accanto a una preparazione frenetica all'arrivo di tanti profughi coordinata dall'ente pubblico e sostenuta da decine di associazioni del cosiddetto privato sociale è stata raccontata un'opera di solidarietà permanente - una sorta di filo diretto - con i confini croato e austriaco.
La seconda è l'evidente necessità di lavorare insieme, istituzioni della vecchia e della nuova Gorizia, cogliendo in questo modo l'occasione di portare avanti in modo più concreto e adeguato la responsabilità di vivere insieme i problemi e le opportunità di un territorio che dovrebbe essere sempre più unito nelle sue diversità.
La terza è la situazione di Gorizia, dove la posizione politico amministrativa che propone  come soluzione soltanto "che vadano da un'altra parte" ha portato la città a essere conosciuta ovunque come un non-modello, con grave ed evidente violazione delle più elementari norme di rispetto della dignità di ogni persona.

sabato 14 novembre 2015

Tre parole dopo l'orrenda serata di Parigi

Prima: orrore. Ascoltando e leggendo i resoconti delle stragi di Parigi il primo sentimento che si prova è quello dell'orrore per una violenza inaudita, scatenata contro civili innocenti, colpevoli di amare il teatro, lo sport o un cena in ristorante.
Seconda: solidarietà. In ogni guerra muoiono civili innocenti e la solidarietà va ai morti e ai feriti di Parigi, quanto alle migliaia di morti e feriti civili uccisi nelle troppe guerre che stanno insanguinando il mondo dal Duemila in poi. La sofferenza per la morte dei bambini è sempre la stessa, indipendentemente dal colore della loro pelle e dalla zona geografica in cui hanno avuta la ventura o la sventura di nascere.
Terza: speranza. La speranza, per la verità assai tenue, è che dall'orrore e dal dolore di Parigi il messaggio derivato non sia di vendetta o di invocazione di altro sangue, ne è corso già abbastanza ovunque! E anche - un'altra speranza assai tenute - è che da questa carneficina non trovino funesto e drammatico alimento le disragioni dei razzisti, degli xenofobi e degli anti-islamici a prescindere, andando così a giustificare la costruzione di mura e la deposizione di fili spinati contro le masse di povera gente alla ricerca di un sostenibile futuro.

mercoledì 11 novembre 2015

Navigando... quasi 40 milioni di euro “dimenticati” nelle casse di un Ente regionale

Un ente regionale ha un utile di quasi 40 milioni di euro, 80 miliardi di vecchie lire!!! Sì, avete letto bene: un ente che dovrebbe utilizzare tutti i fondi pubblici che riceve dalla Regione a favore del bene comune, riesce ad accantonare 40 milioni di euro, continuando a ricevere ogni anno una cospicua cifra e spendendone una parte irrisoria. Se poi ci si chiede, come ovvio, di quale ente si tratti e in quale settore operi per realizzare un simile “utile”, c’è da restare basiti. Si tratta dell’ente per la gestione accentrata dei servizi condivisi, tradotto nella lingua di tutti l’ente che svolge, per conto degli enti del servizio sanitario regionale e anche su indicazione della Regione, funzioni di aggregazione della domanda e centrale di committenza per l’acquisizione di beni e servizi, nonché funzioni accentrate di supporto tecnico, amministrative e gestionali… Tra l’altro tali funzioni accentrate amministrative consistono nelle attività finalizzate all’acquisto di beni e servizi, allo svolgimento di funzioni di stazione appaltante dei lavori pubblici e dell’attività amministrativa standardizzata inerente al personale, ivi compresa la formazione. (Legge Regionale 2014, n.17, art.6-7).
Ebbene, navigando attraverso il rispettivo sito si scopre che i 40 milioni di cui sopra sono accantonati in una speciale “posta”, dedicata ai Fondi per rischi su liti, arbitraggi e risarcimenti, che riguarda sostanzialmente i problemi inerenti ai processi intentati contro il personale sanitario e al pagamento della franchigia delle rispettive assicurazioni. In altre parole, ogni anno l’Ente riceve una cospicua somma, una parte di essa viene utilizzata per coprire i rischi derivanti dalle peraltro numerose “cause” intentate contro il personale sanitario, un’altra (solo l’anno scorso quasi 9 milioni di euro, 18 miliardi di vecchie lire!!!) va ad alimentare questo tesoretto che ha raggiunto appunto la soglia dei 40 milioni. E’ vero che ogni buon amministratore tiene da parte qualcosa per coprirsi in caso di improvvise emergenze, ma tenere da parte 40 milioni, accantonandone ogni anno 8-9 non è un po’ esagerato?
Si tagliano interi reparti ospedalieri, vengono eliminate le auto mediche, si alimentano conflitti tra poveri a fronte dell’insufficienza del personale, non ci sono fondi per la formazione e spesso addirittura per l’acquisto del materiale sanitario indispensabile… e nel frattempo giacciono inutilizzati nelle casse di un ente regionale collegato al mondo della sanità 40 milioni di euro (più di cinque volte l’intera disponibilità liquida a disposizione di quella che fino all’anno scorso era l’ASS2 isontina!!!).
C’è veramente da rimanere stupefatti!
Andrea Bellavite

Situazione esplosiva, Romoli se non sa come fare, si dimetta!

E' oltre un anno che la situazione di Gorizia è fuori controllo e sono molti coloro che hanno evidenziato da lungo tempo l'inevitabile intensificarsi del fenomeno migratorio inerente ai richiedenti asilo. I quotidiani oggi parlano di un'emergenza ingestibile, con decine e decine di persone che giungono in città ogni giorno per espletare le pratiche di riconoscimento del loro status. Senza le parrocchie, la Caritas e il volontariato, la realtà sarebbe tragica. Invece, la buona volontà di molti ha reso finora possibile offrire quel minimo di assistenza che ha ridotto a un unico e tragico episodio il rischio di incidenti. L'amministrazione cittadina ha svelato la propria totale impotenza. Negli altri capoluoghi di provincia si sono tentate molte strade per rispondere alle più elementari necessità dei richiedenti asilo, a volte in modo soddisfacente a volte meno. A Gorizia niente di niente, solo l'affermazione ripetuta mille volte, "che vadano negli altri Comuni". Il Sindaco non più tardi di dieci giorni fa dichiarava trionfante che "la città è tornata civile", quando un centinaio di persone fu trasferito al Cara di Gradisca. Adesso che sono quasi duecento i fuori convenzione che dormono nelle stanze delle parrocchie o di nuovo sulle rive dell'Isonzo e nei parchi, i toni tristemente trionfalistici sono stati dimenticati. Perfino Romoli ha dovuto prendere atto che la gigantesca migrazione di persone che sta mettendo in ginocchio l'Unione Europea non dipende dalla tendopoli allestita dalla Provincia in via Brass, come aveva invece sostenuto fino a qualche giorno fa. Insomma, mentre la Slovenia pensa di chiudere i confini e la Germania vacilla contemplando le colonne di poveri che fuggono dalla guerra in Siria, il contesto goriziano pone sempre più assillanti e urgenti interrogativi, richiede immediate e oculate scelte autenticamente politiche. Qui non si tratta di destra o di sinistra, né di buonismo o cattivismo. Il sistema Gorizia non può in alcun modo reggere la rapidissima intensificazione delle presenze senza decisioni concrete, efficaci e sostenibili. Se il sindaco Romoli non si sente in grado di affrontare il più importante problema della città dal dopoguerra in qua, si dimetta subito, riconoscendo con umiltà la propria impotenza di fronte a un qualcosa che è troppo più grande delle sue capacità e potenzialità. Altrimenti cambi subito la sua prospettiva politica e dall'ottusa ipermiope posizione del "vadano altrove" passi a quella dell'accoglienza in città, sostenibile ormai solo a condizione di unirsi tutti - amministratori, politici, privato sociale, volontariato di Gorizia e di Nova Gorica - sotto la bandiera della solidarietà.
ab 

Dal testo di Giorgio Liuzzi, un'immersione negli orrori della guerra

Tommaso Montanari, Giorgio Liuzzi, Tristano Matta
Incontro "forte" quello di ieri sera al Forum per Gorizia. Introdotti da una riflessione di Tommaso Montanari sull'originalità e la competenza dei due relatori, Tristano Matta e Giorgio Liuzzi hanno guidato i presenti in un doloroso viaggio attraverso i luoghi e gli eventi delle stragi naziste degli anni 1943-1945. Il primo ha fatto il punto sulla storiografia italiana riguardo l'argomento, notando come dagli anni '90 gli studi si sono moltiplicati, consentendo una classificazione sempre più documentata e approfondita delle centinaia di episodi di brutale repressione di civili verificatisi in Italia in quel periodo. D'altra parte ha anche sottolineato come la zona geografica corrispondente al Litorale Adriatico non sia mai stata presa in considerazione, in quanto forse ritenuta "non italiana" dal momento che in buona parte era stata soggetta all'occupazione fascista ma attualmente non è compresa nel territorio dello Stato. Questa lacuna è stata colmata dal volume di Giorgio Liuzzi presentato ieri sera. L'autore ha spiegato la genesi della sua opera e le difficoltà incontrate per ricostruire nel modo più ampio possibile gli eventi accaduti nel Friuli Venezia Giulia, in Istria e nella cosiddetta "provincia di Lubiana". Ha anche evidenziato la sostanziale ignoranza sul tema, citando come esempio alcuni episodi importanti ma ben poco ricordati, come quelli accaduti a Premariacco, Avasinis, San Giovanni al Natisone, Komen e Trieste. Si tratta di efferati massacri di civili, spesso donne e anziani passati per le armi dopo processi farsa con l'accusa di collaborare con i partigiani o di detenuti uccisi a decine per rappresaglia all'indomani di un attentato alle forze d'occupazione. Da questo punto di vista ha colpito molto l'analogia tra le stragi perpetrate a Trieste e la vicenda delle Fosse Ardeatine di Roma: la repressione estremamente violenta è stata attuata con lo scopo di terrorizzare la popolazione, attraverso la sistematica eliminazione non dei presunti responsabili di un atto di ostilità, né di oppositori politici o di combattenti per la libertà, ma di persone evidentemente innocenti prelevate dalle carceri in cui erano rinchiuse o scelte a caso per completare il numero. Insomma, si è trattato di un'immersione negli orrori della seconda guerra mondiale, in un territorio dove altre vicende sono state giustamente studiate e presentate anche al grande pubblico attraverso testi divulgativi e fiction, mentre su queste - riguardanti le azioni della Wermacht e delle SS nel Litorale e ancor più quelle relative alle "imprese" dei fascisti - è scesa una cortina di silenzio e di dimenticanza.

martedì 10 novembre 2015

Dalle centinaia alle migliaia: che fare?

La situazione sta precipitando, soltanto ieri si sono contati quasi 90 nuovi arrivi. Mentre continua la realtà di impotenza delle istituzioni e il Sindaco di Gorizia continua a prospettare soluzioni "dall'alto" (telefonerà ad Alfano!) che lui stesso sa bene ormai impossibili, la Caritas, il privato sociale e il volontariato spontaneo boccheggiano. Quella che nell'inverno 2014 sembrava una corsa veloce in funzione di scelte politiche adeguate, dopo un anno è diventata un'estenuante maratona, con la crescita esponenziale dei numeri di nuovi arrivati. E constatando il misero fallimento dei cosiddetti decisori di fronte all'arrivo di qualche decina di persone, si guardano con molti brividi le file interminabili di profughi che stanno cercando di varcare i confini della Slovenia, dell'Austria e della Germania. La creazione dei nuovi muri e la realizzazione della cortina di filo spinato non potrà che costringere alla scelta di nuove rotte e allora... dal centinaio al giorno si passerà alle migliaia, comprese donne e bambini. Se il sistema non regge i cento, come reggerà i più di mille? Il sindaco Romoli e quelli della sua parte hanno ormai smesso di sparare la sciocchezza dell'arrivo dei profughi "perché a Gorizia è stata allestita la tendopoli". Non che non sapessero che era un'assurdità, ma ormai la storia sta travolgendo qualsiasi previsione, squallido gioco politico o strategia per ricavarci qualcosa. C'è solo da augurarsi che il tempo perduto nelle schermaglie locali non sia stato troppo e che ci sia ancora qualche margine per correre ai ripari. Di questi argomenti e di molto altro si parlerà tra l'altro sabato pomeriggio, dalle 17 in poi, presso il Kulturni dom di Nova Gorica (vedi locandina begunci med nami,  in alto a destra), con interventi di esponenti sloveni e italiani delle istituzioni e del privato sociale, con musiche etniche e la presentazione di una sintesi del bellissimo spettacolo sui migranti realizzato dal regista Vito Dalò con le persone immigrate che vivono in Gorizia e prodotto per iniziativa del Forum per Gorizia. E' un passo importante nella collaborazione tra le due città, l'integrazione inizia dalla solidarietà.

lunedì 9 novembre 2015

Dispersione idrica: un triste primato di Gorizia

Dalla documentazione consegnata dall’Istat  al Parlamento in occasione delle  audizioni sulla legge di stabilità si legge che il  10,2 % delle famiglie si è trovata in ritardo con il pagamento delle bollette  per le utenze domestiche.  I tecnici dell’istituto di statistica sottolineano che il ritardo  nei pagamenti delle spese per la casa  “si associa nettamente all’onerosità delle spese stesse, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile”.  Recentemente abbiamo  esaminato il costo medio che i Goriziani pagano  per la tariffa rifiuti, oggi  vogliamo soffermarci sul costo del servizio idrico integrato, alla luce dell’indagine effettuata dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva nel marzo 2015.  Il valore medio considerato si riferisce al costo di una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, comprensivo di IVA al 10%.  Questi sono i dati che si riferiscono alle quattro province del Friuli Venezia Giulia  per il 2014 :
Trieste  € 368        Gorizia  € 291        Pordenone  € 265        Udine   € 207
Come nel caso precedente della tariffa rifiuti, il costo di Trieste è anche qui  il più caro. Ma le operazioni di benchmarking, cioè i confronti delle prestazioni, non sono fatti per rallegrarsi vedendo che c’è chi sta peggio, ma per guardare a chi ha fatto meglio e cercare di imitarne le prestazioni stesse.   Nell’indagine sopra indicata si dice anche che  a Gorizia il costo medio annuo del servizio idrico integrato  è aumentato del 9,4% rispetto all’anno precedente e del 68,2%  rispetto al 2007.
Se poi consideriamo una delle tre componenti del costo finale e cioè la ”quota fissa” ( le altre due voci sono “acquedotto” e “depurazione e fognature”), vediamo che essa ammonta a 99 euro. Ed è qui che Gorizia stabilisce un vero e proprio “primato” a livello nazionale : in Italia, infatti, nessuna altra provincia ha una “quota  fissa” tanto elevata. La media nazionale per questa voce è 28 euro!!! Ma Gorizia raggiunge anche  un  “quasi primato”. In “Ecosistema urbano, 2014” Legambiente ha pubblicato insieme a molti altri dati che riguardano l’ecosistema italiano, anche quelli che riguardano la dispersione idrica (che definisce la percentuale d’acqua immessa nelle tubature che va persa). Ebbene, a fronte di una dispersione nazionale media del 37%, quella di Gorizia raggiunge il 57% ed è inferiore solo alle province della Calabria, la cui media di dispersione  è del 60%.  Abbiamo chiesto a Legambiente come ottiene i suoi dati e ci è stato riferito che essi provengono da autocertificazioni degli enti stessi. Riportiamo i dati delle quattro province:  in parentesi è indicato il dato del 2007.
Trieste    44%(48%)       Gorizia   57% (50%)      Pordenone     11% (13%)       Udine   13%(37%)
La dispersione a Gorizia è peggiorata del 7%, mentre  tutte le altre province  sono migliorate e quella di Udine addirittura del 24% !!!
Sempre dai dati Istat a cui ci si è riferiti più sopra, si apprende che le categorie più toccate dall’onerosità delle utenze sono le famiglie della fascia di reddito più povero (29% della popolazione).  A Gorizia chi ci amministra si è mai posto davvero il problema dei costi dei servizi gestiti dalle società partecipate? Ha mai approfondito se le partecipate, che vivono in regime di monopolio, offrano la gestione migliore nell’interesse del cittadino o si è limitato ad avallarne la gestione  senza controlli effettivi?  Si tratta di guardare seriamente i dati e di trarne le dovute conseguenze:  là dove i costi sono molto alti, non c’è sicuramente una buona gestione  e non è certamente corretto far pagare ai cittadini,  insieme al servizio, anche la cattiva gestione.
Rosamaria Forzi

domenica 8 novembre 2015

Ed ecco, la Sinistra Italiana

E' nata la Sinistra Italiana, un nuovo raggruppamento politico, anche parlamentare, che raccoglie importanti esponenti che avevano finora militato nel Partito Democratico e in Sinistra Ecologia e Libertà. Si sente parlare di altre componenti della sinistra che intendono riaggregarsi intorno ai medesimi valori, con la solita difficoltà ad iniziare qualcosa di convincente e soprattutto insieme. Che dire? Dopo i tentativi di Sinistra Arcobaleno, Alba, Cambiare si può e l'Altra Europa non è così scontato avere dentro l'entusiasmo e il coraggio di crederci ancora. Tuttavia, con i tempi che corrono e le grandi sfide all'Italia e all'Europa portate soprattutto dalle migrazioni dei popoli e dalla crisi finanziaria, è lecito storcere il naso e tirarsi indietro dicendo che "non c'è la teoria la prassi è sbagliata, bisogna studiare per la rivoluzione" - come recitava un canto degli anni '70? No, forse non è lecito e allora, incrociando le dite e respirando questa nuova proposta, accogliamo questo nuovo tentativo. E sperìn bén!

venerdì 6 novembre 2015

René Girard, la violenza e il sacro

E' morto a quasi 92 anni René Girard, filosofo, storico e teorico delle religioni. Lo studioso francese è conosciuto soprattutto grazie alla sua opera La violenza e il sacro, analisi lucida e molto profonda a livello antropologico e sociologico. Ogni società, dal piccolo gruppo alla nazione, contiene in sé i germi di una violenza incontrollabile che deve essere stornata per evitare la distruzione intrinseca della comunità. Il "sacro", in quanto oggetto in-disponibile per la limitata ragione umana, assume il ruolo di catalizzatore e raccogliendo su di sé la potenzialità negativa, libera gli esseri umani dalla forza incontrollata che li vorrebbe portare all'annientamento. Girard nota il ruolo specifico del cristianesimo, là dove la violenza si scatena direttamente contro l'elemento sacro il quale interrompe la catena della vendetta attraverso il perdono, vera forza rivoluzionaria che consente di fermare la spirale catastrofica destinata altrimenti a condizionare per sempre la storia degli umani. Insomma, la cultura mondiale perde uno dei suoi più autorevoli punti di riferimento attuale, uno di quei "grandi vecchi" che ancora riescono a dire parole autorevoli in un mondo dominato dalla pseudofilosofia dell'usa e getta o del tutto e subito.

Ma esiste ancora nei locali del Comune, l'Università Popolare di Gorizia?



Esattamente un anno fa, il 4 novembre 2014, con un post su questo blog chiedevamo lumi intorno alla presenza di un'"Università Popolare di Gorizia" nei locali del Comune di Gorizia. Ci si domandava per esempio per quali motivi era stato concesso un simile spazio, e così importante per la città, a un'iniziativa privata e se il logo della suddetta Università non somigliasse talmente a quello ufficiale del Comune di Gorizia da suscitare l'impressione di una pubblicità ingannevole. Infatti i cittadini e i potenziali consumatori potevano pensare che si trattasse di un'iniziativa gestita direttamente dal Comune. Mentre alla seconda domanda non si ottenne alcuna risposta, la prima ebbe ampia spiegazione in una specifica delibera (181/2014) dello stesso Comune, dove è scritto che per ricevere in affitto i locali "in uso promiscuo al 50%" - 126 mq per 350 euro al mese più 2080 di oneri accessori - occorre essere un'Associazione senza fine di lucro svolgere attività di: 
attivazione di servizi informativi, comunicativi e divulgativi, finalizzati all’arricchimento dell’attrattività complessiva della Città nello specifico e richiesto contenuto di cittadella universitaria multidisciplinare con un utilizzo che privilegi il collegamento e le possibili interazioni con le realità già presenti sul territorio, con particolare riferimento al 
potenziamento dell’offerta formativa e didattica della presenza universitaria e al suo 
possibile sviluppo, all’interno del già avviato percorso di potenziamento.
Al di là di queste belle parole che giustificano ampiamente la concessione dei locali a fronte di un affitto irrisorio per ciò che concerne il pieno centro cittadino, ci si può chiedere, dodici mesi dopo, che fine abbia fatto l'Università Popolare di Gorizia. I locali sembrano desolantemente vuoti, i vetri (tra l'altro dell'ufficio relazioni con il pubblico) sono trasformati in squallida bacheca dove - alla data odierna - si pubblicizzano eventi risalenti ai passati mesi di luglio e addirittura aprile. Nonostante il sito ufficiale dell'Università Popolare di Gorizia riporti ancora l'indirizzo di Via Garibaldi 7, sembra che da diversi mesi non si sia visto nessuno in quei locali, meno che meno negli orari mattutini di segreteria, ancora indicati su uno striminzito foglietto affisso sulla porta principale. L'utilizzo di locali così pubblici che più pubblici non si può, la corresponsione di un affitto invidiabile, l'inaugurazione in pompa magna con parole entusiasmanti da parte degli amministratori cittadini, hanno trovato riscontro nella realtà? Si è arricchita l'attrattività complessiva della città come cittadella universitaria? L'istituzione accademica ha favorito le interazioni con le realità già presenti sul territorio e il potenziamento dell'offerta formativa e didattica? Inoltre, l'affitto è stato pagato regolarmente? Come è stato verificato che l'associazione fosse effettivamente senza fini di lucro?
Sono domande che richiedono risposte precise, perché altrimenti, come cittadini ci si sente presi in giro e nasce il solito sospetto che in fondo sia soltanto stato favorito l'amico dell'amico o il parente del parente. E, già che ci si è, si tolgano quei volantini iperdatati dalle belle finestre scure dell'Urp e soprattutto si elimini quel logo troppo facilmente interpretabile come quello del Comune!
Andrea Bellavite

giovedì 5 novembre 2015

L'Europa impreparata contempla impotente i confini tra gli Stati dell'Unione



Le foto sono di Bejza Kudic, tratte da un post su facebook. Bejza commenta: "persone chuse in recinti come animali, bambini che dormono all'aperto senza assistenza. Welcome to Europe!".
E' il resoconto, breve ma proprio per questo ancora più incisivo, della situazione a Šentilj, Slovenia nord-orientale al confine con l'Austria, lo scorso 31 ottobre. I volontari hanno impiegato tempo ed energie per portare un proprio contributo di solidarietà e hanno documentato quanto l'Unione Europea si sia trovata impreparata di fronte a questa migrazione di persone in fuga dalle guerre provocate dalla sciagurata politica mondiale dopo l'11 settembre del 2001. Un appello ai vertici regionali del FVG perché seguano l'esempio di Bejza e degli altri amici e vadano a vedere di persona ciò che sta accadendo sui confini degli Stati appartenenti alla Comunità. Perché il tempo per prepararsi meglio è veramente molto poco e soltanto la conoscenza diretta può sollecitare una ben più decisa, efficace e concreta decisione politica a favore, senza se e senza ma, dell'accoglienza rispettosa della dignità e del diritto delle persone.

Un pensiero a Sandro Scandolara

Un breve pensiero a Sandro Scandolara. Un altro autorevole rappresentante della più autentica cultura goriziana ha concluso il suo percorso su questa terra. Al di là delle tante esperienze attraverso le quali con la sua intelligenza e competenza ha arricchito di conoscenza la vita cittadina, lo si vuole ricordare in questo contesto anche come persona accogliente, acuta nelle analisi e osservazioni, molto preoccupata per la situazione di Gorizia. Uomo dalle molteplici relazioni, è stato un amichevole punto di riferimento per molti, mancheranno a tutti la sua discreta presenza, la sua tagliente ironia e la sua sempre documentata parola.

mercoledì 4 novembre 2015

Sull'immigrazione, una politica allo sbando: domande irrisolte

Mentre i confini degli Stati a est dell'Italia sono pressati da impressionanti colonne di donne, uomini e bambini al punto da provocare la chiusura di molte stazioni e rotte ferroviarie verso la Germania, a Gorizia si dice ancora che i richiedenti asilo arrivano a causa del tam tam relativo alla confortevole accoglienza. E mentre il sindaco di Gorizia non più di una settimana fa proclamava enfaticamente la liberazione della città "ritornata civile", sono arrivate più persone di quante erano state portate al Cara di Gradisca. Oltre 140 sono stati i pasti distribuiti ieri sera dagli infaticabili volontari che ormai da quasi un anno sopperiscono alle clamorose assenze delle istituzioni. Un centinaio di profughi dorme nelle strutture ormai allo stremo di una parrocchia e altri hanno ricominciato a popolare i parchi cittadini e, forse, anche le rive dell'Isonzo. Gorizia è al centro dell'attenzione, le televisioni giungono da tutta Europa per documentare un esempio negativo di non accoglienza che semina dubbi e brividi di incertezza ovunque. Se il Comune è andato in ginocchio di fronte a poche centinaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà, che cosa accadrà nel momento in cui, per l'elementare principio dei vasi comunicanti, le rotte balcaniche bloccate dai muri dell'Ungheria e dell'Austria si orienteranno verso il confine orientale d'Italia? Non si tratterà più di decine o centinaia, ma di migliaia. E' incredibile che non ci sia in questo momento una prospettiva di risposta politica a una situazione da molto tempo prevista e prevedibile. I vertici regionali spacciano per "modello a livello nazionale" la cosiddetta "accoglienza diffusa" nei Comuni, soluzione che tanto piace alla Giunta comunale goriziana che l'ha adottata come proprio ritornello in assenza di qualsiasi altra proposta costruttiva. In realtà l'accoglienza diffusa, in questo momento, risolve sì e no il 10% dei casi, mentre il Centro d'accoglienza di Gradisca è ormai al completo e centinaia di esseri umani "alloggiano" nei parchi e per le strade dei capoluoghi provinciali. L'impressione è che si cerchi di tamponare la falla ogni volta che viene prodotta, ma se non esiste un'alternativa seria e sostenibile, la falla rischia di diventare, da un momento all'altro, una voragine. Non lo è ancora stato solo perché molti volontari si sono dati da fare e hanno evitato una vera e propria catastrofe umanitaria. Ma quanto potranno reggere, con le loro esigue forze, la presenza non più di centinaia, ma di migliaia di persone? Oppure, per dirla in altri termini, dove è l'autentica "politica" in questo momento? Chi ne parla con competenza, dati alla mano? Sono andati, la Serracchiani e Torrenti prima ancora che i totalmente assenti Romoli e assessori, a vedere quello che sta accadendo al confine tra Austria e Slovenia, come hanno fatto con prontezza le associazioni di volontariato che hanno raccolto con grande fatica coperte e generi di prima necessità per contribuire come goccia nel mare ad alleviare i disagi di tanta povera gente? Chi, tra coloro che sono stati eletti come rappresentanti del popolo, ha un'idea chiara su come procedere nel momento dell'emergenza e in quello successivo dell'integrazione? Si deve lasciare solo alla destra sempre più xenofoba e razzista il compito di offrire soluzioni che non siano quelle del respingimento violento alle frontiere?
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Dai "classici" una lezione per il presente

Molto interessante l'incontro che si è svolto ieri sera presso la sede del Forum per Gorizia. Il professor Alessio Sokol (a sinistra, nella foto), docente di materie letterarie presso il liceo classico Dante Alighieri di Gorizia e il professor Marco Fucecchi, docente di Lingua e Letteratura Latina presso l'Università di Udine, hanno animato un'ampia discussione sul rapporto tra la classicità e la contemporaneità. Dal momento che i due relatori sono impegnati nel mondo scolastico e accademico, il discorso ha trovato il suo centro di interesse intorno al sistema scolastico attuale. Da una parte si è rimarcato come il patrimonio culturale lasciato dai "classici", in particolare i testi del mondo greco e latino, non può essere affidato soltanto ai pochi che possono frequentare le scuole a indirizzo umanistico, dall'altra si è rilevata la responsabilità di studenti e docenti dei licei nel condividere con tutti gli altri colleghi il pensiero e l'opera degli scrittori antichi. Rilevata la crisi di iscrizioni e di interesse da parte di studenti e famiglie, si è sottolineata anche la necessità di evitare qualsiasi visione classista della scuola, in funzione di una formazione non soltanto funzionale al lavoro, ma soprattutto in grado di offrire cirteri fondamentali con i quali affrontare l'avventura della vita. Interessante il parallelo proposto da Fucecchi tra l'Eneide e la situazione attuale del mondo, interessato da grandi migrazioni quanto nel tempo antico. Da tale constatazione è emersa la necessità di incontrarsi ancora, per discutere in termini più ampi il rapporto tra classici e società contemporanea e anche per incontrare direttamente i testi, attraverso una "lectio" guidata delle principali opere. Un grazie particolare ai relatori e al numeroso pubblico attento e competente - fra gli altri anche giovani studenti - presente in sala.

martedì 3 novembre 2015

I conti in tasca

Romoli superstar, oggi sui quotidiani locali. Ha rinunciato ai benefit, paga di tasca sua la cena a Rubbia e ad altri ospiti illustri della città, quando va a Roma si fa rimborsare "soltanto i voli". Ha anche "vinto la battaglia per al Pozzuolo", merito suo, si scrive sul Messaggero Veneto, "se la Brigata è rimasta qui". Non basta, si viene a sapere che anche la sua Giunta non è meno virtuosa e così, imitando in questo il Presidente della Provincia Gherghetta che dona il "di più" alla Caritas, gli zelanti consiglieri distribuiscono in elemosina il 5% della loro paga, addirittura indicando anche i beneficiari, tra i quali "una famiglia in precarie condizioni economiche" con un figlio affetto da problemi di salute. Della serie, "non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra!": se i signori assessori hanno il diritto di ricevere quei soldi e vogliono poi devolverli ai poveri che essi ritengono meritevoli di riceverli, perché ce lo vengono a dire a noi? Ne facciano quello che a loro pare giusto senza ostentare la loro "generosità" e le loro personali priorità assistenzialiste.
Tornando invece al sindaco e ai soldi pubblici - questi sì che ci interessano - utilizzati nelle sue trasferte, si legge che il supervirtuoso - giusto per fare qualche esempio - ha utilizzato euro 710 per il viaggio a Roma del maggio 2014 (471 - tanti!!! - volo da Ronchi, 96 euro per spostamenti in taxi, 143 euro per la notte in albergo - e non è poco, con booking.com è possibile trovare degli "eccellenti" tre e quattro stelle anche sui 60-70 euro!). 462 euro per l'inaugurazione della mostra sul secolo breve (compresi 110 euro per la notte) e 668 - tanti !!! - per l'incontro Anci. L'inaugurazione della mostra sul Novecento goriziano, alla quale hanno partecipato a spese ovviamente proprie molti sostenitori giunti a Roma in prima mattinata con l'aereo o con il treno, si è conclusa intorno alle 14, era proprio necessario pernottare a 110 euro?
Riguardo alle cene offerte di tasca propria agli ospiti illustri della città, si ritorna al discorso di prima. Non c'è niente di male a utilizzare i soldi pubblici per pagare il pernottamento di ospiti che danno lustro (e pubblicità) alla città, sia pure in modo sobrio e dignitoso. Se poi Romoli vuole pagare lui, lo faccia senza vantarsene, anche perché se lo può ampiamente permettere. Ma non può essere additato a esempio per questo, dal momento che ne deriverebbe un danno per la democrazia: forse che un sindaco senza un imponibile a cinque zeri non potrebbe accogliere personaggi importanti in città perché non si può permettere di offrire loro una cena? Non scherziamo, ognuno dei soldi suoi faccia quello che gli pare, ma non si può giocare con quelli pubblici per far conoscere a tutti le proprie presunte virtuosità e generosità.

lunedì 2 novembre 2015

Isontina Ambiente, utili sotto la lente...

Nell’edizione odierna de “Il Piccolo di Gorizia leggiamo che Isontina Ambiente ha prodotto nel 2013  utili per  200.000 euro e nel 2014 per 150.000 euro; tali utili sono stati distribuiti ai Comuni  isontini,  soci della partecipata. Al Comune di Gorizia sono  andati lo scorso anno 76.000 euro  e 57.000 euro quest’anno. 
Questa notizia suscita una notevole perplessità, visto che la tariffa media ( forse sarebbe meglio parlare di tassa, visto che l’attuale gestore non è in grado di stabilire la tariffa effettivamente spettante) che i Goriziani pagano è la seconda più alta in regione, subito dopo Trieste, da cui Gorizia è per altro ben poco distanziata. L’ultimo benchmarking  di cui disponiamo è contenuto nel “Dossier rifiuti 2012” di Cittadinanzattiva  del febbraio 2012. Da esso vediamo che la tariffa rifiuti nelle province della regione FVG è  :
Trieste     € 309           Gorizia   € 293          Pordenone    € 153          Udine    € 162   
Nello stesso dossier si precisa che la tariffa rifiuti a Gorizia nei  5  anni  precedenti  ha avuto una variazione in più del 25,8 %. Si informa inoltre che le province di Pordenone e Udine erano in quel momento tra le 10 città meno care d’Italia : rispettivamente quarta e settima. E più volte si è riflettuto  che Gorizia dovrebbe proprio prendere come modello la gestione rifiuti di queste due città. A questo punto risulta assolutamente incomprensibile che Isontina Ambiente decida di distribuire gli utili tra i soci invece di abbassare le tariffe e sarebbe davvero interessante sapere che cosa ne pensa l’azionista principale e cioè il sindaco Romoli.
Negli anni dal 2011 ad oggi nel costo complessivo della gestione dei rifiuti c’è stata qualche lieve diminuzione, davvero di piccola entità, se consideriamo che il costo complessivo è  ancora decisamente superiore ai 5.000.000 di  euro, a fronte di euro 3.648.177 del 2005.

Nell’articolo i vertici di Isa (Isontina Ambiente) precisano : “ E si tratta di ricavi che esulano  dalla raccolta rifiuti”. Saremmo proprio curiosi di conoscere   da quale attività provengono i ricavi, tenendo conto che al titolo 2° dello statuto l’unico oggetto sociale della società partecipata è la raccolta dei rifiuti, con tutte le attività ad essa collegate.
Rosamaria Forzi