giovedì 29 ottobre 2015

Anna Roset ved. Poletto

Neanche quattro mesi dopo il marito Silvino Poletto, anche Anna (Nelli) Roset ci ha lasciato. Da questo blog un grato ricordo a lei, per lunghi anni compagna di vita, di ideali e di azione di una delle più rappresentative figure del Novecento Goriziano. E anche un abbraccio pieno di affetto e vicinanza al figlio Flavio, a tutti i parenti e agli amici più cari. Le esequie saranno celebrate sabato alle ore 11 nel cimitero di Pevma.

Al Forum, cultura classica e società contemporanea

Martedì 3 novembre, alle ore 18 nella sede del Forum in Via Ascoli 10, Marco Fucecchi, professore di Lingua e Letteratura Latina presso l'Università di Udine e Alessio Sokol, professore di materie letterarie presso il Liceo Dante di Gorizia, dialogheranno su cultura classica e società contemporanea. Un appuntamento da non perdere, qui introdotto da una riflessione di Alessio Sokol.
Le antiche civiltà greca e latina proiettano davanti a sé un'ombra lunga che arriva fino alla nostra società: è un'idea che a qualcuno piace tenersi stretta e forse non è una visione nostalgica. La cultura classica permea di sé la nostra civiltà, ne ha costruito gli impulsi, i codici comunicativi attraverso cui anche noi moderni ci esprimiamo: se la sua storia non si può cancellare, allora sarà meglio conoscerla e capirla, anche per poter meglio analizzare e comprendere il mondo in cui viviamo.
Il "classico" può avere ancora una funzione nel mondo contemporaneo, o l'ha esaurita e potrà sopravvivere -se ce la farà- solo come intrattenimento privato di pochi?  Se il "classico" viene tolto dal piedistallo sul quale l'ha collocato -ingessandolo- una tradizione che probabilmente gli ha nuociuto, può diventare una prospettiva interessante per costruire un serrato confronto fra Antico e Moderno, giocato sempre in funzione del Presente? Che senso ha, oggi, occuparsi dei classici? E' realistica la contrapposizione tra cultura umanistica e cultura scientifica che continuamente ci viene proposta? E' davvero scontata la convinzione che maggiore formazione delle persone e scuola migliore vogliono dire vivere meglio ed in una società più civile? Chi ha nelle mani la potestà di agire - e spesso auspica la sparizione degli studi classici perché lontani dallo spirito del nostro tempo-  lo fa davvero animato da questo scopo, ed è capace di azione costruttiva, o ha in mente altri scopi?

martedì 27 ottobre 2015

Fondazione Coronini: il sindaco non è il sindaco ma è il sindaco

La lettura del resoconto dell’intervista fatta da Il Piccolo al sindaco Romoli è davvero stupefacente.  Sembra voler affermare che il sindaco di Gorizia Romoli e il Presidente del Curatorio della Fondazione Coronini  sindaco Romoli sono due persone diverse e che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.  Effettivamente si tratta di due ruoli diversi, ma riuniti nella stessa persona proprio per volere del Conte Coronini, espresso nel testamento in cui lasciava il suo intero patrimonio alla cittadinanza goriziana.  Negare questa verità lapalissiana significa non aver capito lo spirito del lascito: il Conte Coronini  ha lasciato il suo patrimonio ai cittadini di Gorizia, ha scelto la forma della Fondazione (onlus di diritto privato) per la gestione e l’ha in qualche modo affidata al sindaco pro tempore di Gorizia, nominandolo Presidente del Curatorio.  La Fondazione non è proprietaria del patrimonio, che appartiene ai Goriziani, ma è solo uno strumento pensato per la sua gestione.  Quando il sindaco afferma “Il Comune non ha in mano documentazione per rispondere e, quindi, neanche il sindaco” fa un’affermazione inaccettabile: se è vero che l’amministrazione comunale non sa nulla della gestione della Fondazione, questo non può valere per il sindaco/ presidente del Curatorio. Il sindaco Romoli afferma inoltre che nella gestione della Fondazione non c’è nulla di illegittimo: per questo tema dovrà confrontarsi con la Corte dei Conti. Il Forum non ha fatto nessuna affermazione del genere. Si è limitato a chiedere una serie di informazioni circa la gestione del patrimonio appartenente ai goriziani, in nome dei suoi associati e pensando di fare cosa utile a tutti i cittadini. La richiesta è stata rivolta al sindaco e presidente del Curatorio della Fondazione, dott. Ettore Romoli. E resta in attesa della risposta.


Ciclabili, si, no, forse…


Sul portale istituzionale del Comune di Gorizia, è scritto così, nella sezione opere pubbliche, ed in particolare, le opere riguardanti i lavori relativi alla “Manutenzione straordinaria e riqualificazione di via, piazze e marciapiedi del centro cittadino (Corso G. Verdi)…“ divisi nei tre lotti 1°, 2° e 3° stralcio funzionale, la/e pagina/e pur non essendo ancora aggiornata/e, ma agli occhi di tutti, il lavoro è stato fatto.

Interessante notare che una delle voci informa il cittadino sulla “realizzazione della viabilità ciclabile mediante la realizzazione di due piste monodirezionali”. Sommando la lunghezza lineare delle ciclabili nei tre lotti, queste partono dall’incrocio con via Mameli fino all’inizio della parte alberata di corso Italia.

Le ciclabili sono state previste, realizzate, non c’è traccia di variante, ovvero cancellate (chi si ricorda del grave errore di cancellare la ciclabile che avrebbe dovuto attraversare la rotonda sotto l’autostrada A34, per raggiungere i pressi dell’aeroporto?)

Purtroppo, queste ciclabili monodirezionali, al limite minimo di larghezza, non sono ancora completate. Mancano della segnaletica orizzontale, la riga che delimita il marciapiede pedonale e la ciclabile, mancano i pittogrammi, non è chiaro come il ciclista attraversi gli incroci, non c’è l’adeguata lampada semaforica.

Purtroppo ancora molti ciclisti non le usano, molti pedoni non si accorgono di essere su una ciclabile, distratti automobilisti parcheggiano due delle quattro ruote sulla ciclabile (con sei frecce accese, però…).

In altre parole non c’è la percezione della ciclabile. E, se fossero adeguatamente segnalate, avrebbero anche una funzione di “educazione”, nel senso che così il cittadino comprende che quei segni sul pavimento indicano qualcosa, che è necessario fare attenzione, che spazio sta utilizzando, nel caso si trovi in altro comune/nazione e non essere impreparato…

Quindi, essendo state realizzate con fondi pubblici, sarebbe auspicabile che vengano regolarmente segnalate, come, peraltro lo prevede il Codice della Strada. Oppure, non sono ciclabili, ma i fondi regionali per realizzarle, le prevedevano, immagino, a regola d’arte…

Qui i link:

nc

lunedì 26 ottobre 2015

Dopo la conferenza stampa del Forum: la Corte dei Conti chiede chiarimenti al sindaco!

Le domande che il Forum per Gorizia ha rivolto al sindaco Romoli intorno alla questione della Fondazione Coronini Cronberg hanno trovato una sponda istituzionale. Dopo la conferenza stampa tenuta lo scorso lunedì da Rosamaria Forzi e Anna Di Gianantonio e l'ampio spazio riservato ai contenuti dalla stampa locale, si è mossa la Corte dei Conti, inviando una lettera al primo cittadino, con un'esplicita richiesta di chiarimenti. A questo punto le risposte dovranno essere puntuali e precise e i cittadini potranno essere finalmente portati a conoscenza della situazione di un bene che per esplicita volontà del testatore dovrebbe essere veramente "comune".
ab

La politica del prendattismo e del vittimismo

“La nostra sanità, per quanto riguarda Cardiologia, subirà un depotenziamento notevole”, mentre Monfalcone e Grado hanno reagito subito ai tagli, il sindaco afferma”credo che dovremmo arrabbiarci. Non possiamo continuare ad essere trattati in questa maniera. Faremo sentire la nostra voce”.  Credo che dovremmo arrabbiarci!? E cosa aspetta? Che l'ospedale, inaugurato in pompa magna con un sacco di soldi spesi, chiuda del tutto, prima di emettere un flebile lamento? Che la città perda anche quell'unico giovane che si vede girare? Che tutto si chiuda o si svenda? Insomma un misto di prendattismo e di vittimismo sulla questione della sanità, come su ogni cosa riguardi Gorizia. Mai un intervento deciso, battere i pugni sul tavolo, imporsi. Così è per i benzinai, per la sanità, per la difesa degli stabilimenti. Solo con i rifugiati si (cerca) di fare a brutto muso cose inutili come l'ordinanza. 
adg

domenica 25 ottobre 2015

Ritorno al passato

E così, nonostante si fosse scritto sul blog di evitare manifestazioni e cortei di estrema destra, che inneggiano a politiche sull'immigrazione condannate dai paesi civili e a forme politiche contrarie alla Costituzione, il corteo di Forza Nuova, MSI ecc. ecc. si farà.

Nessuna parola né dal sindaco, né dal centro sinistra. Se Romoli pensa di trasformare questa città nel luogo dello scontro tra opposti estremismi, in cui lui gioca il ruolo di chi, poverino, deve tenere la palla al centro, si sbaglia. Il sindaco non ha sfiduciato la Romano quando è andata sul palco con Casa Pound e ha definito vigliacchi gli antifacisti,  il sindaco non si è peritato di consentire una manifestazione che ha inquietato il clima di E' Storia, la manifestazione più importante di Gorizia, mettendo in difficoltà anche Roberto Saviano. Che il sindaco fosse di destra, lo si sapeva, che lo fosse sino a questo punto, no. Il terreno di discussione politica che cerca il sindaco non è però accettabile.

Vuole che ci si confronti solo sull'accoglienza e sul fascismo, dove può agitare le pance degli “tagliani” che adesso agitano anche le pistole in TV? Non ci stiamo. Questa giunta non solo è ormai schierata con le forze più estremiste e ottuse della città, ma, cosa più grave ancora, non ha saputo amministrare: ascensore al castello, centrale bio masse, istituto di musica, fondazione Coronini, negozi chiusi, fabbriche pure, continue lamentazioni sul destino cinico e baro, senza riuscire a portare a casa un risultato.

Quindi non solo il sindaco rifiuta forme minime di accoglienza, non solo permette che Gorizia diventi la città più nera d'Italia, ma non ha alcuna idea di uno sviluppo della città che non sia il ritorno al passato.
adg

martedì 20 ottobre 2015

La lettera del Forum sulla Fondazione Coronini Cronberg

Ecco il testo integrale della lettera aperta inviata al Sindaco Romoli in quanto curatore della Fondazione Coronini Cronberg e presentata ieri dal Forum per Gorizia alla stampa locale: 
La Fondazione “ Palazzo Coronini Cronberg” è una onlus di diritto privato, per volere del suo fondatore, conte Guglielmo Coronini.  Alla base della Fondazione c’è un lascito di beni mobili ed immobili ai cittadini di Gorizia, destinato “al pubblico godimento e all’educazione culturale della collettività” ( art.3 dello statuto).  Il suo Curatorio, poi, sempre per volere del fondatore, è formato da persone che pro tempore ricoprono incarichi pubblici. Attualmente esso è formato da Raffaella Sgubin, sovrintendente ai Musei Provinciali di Gorizia, da Gianni Torrenti, assessore regionale alla cultura, da Maria Giulia Picchione, sovrintendente ai beni architettonici e paesaggistici del FVG, da Marco Menato, direttore della Biblioteca Statale Isontina, e da Lei,  sindaco di Gorizia, con la carica di presidente del Curatorio stesso.
Pur essendo una onlus di diritto privato, la sua situazione è del tutto particolare : a) il patrimonio è pubblico, in quanto appartiene ai cittadini di Gorizia, e la Fondazione ha ricevuto e continua a ricevere contributi regionali ( e quindi pubblici ); b) come detto sopra, il Curatorio è formato da persone che pro tempore ricoprono cariche pubbliche.  Riteniamo quindi che i Goriziani abbiano il diritto di avere ampie informazioni sulla consistenza e sulla gestione della Fondazione stessa. Chiediamo pertanto di conoscere:
1)    A quanto ammontava il patrimonio Coronini in immobili e denaro al momento del lascito;
2)    A quanto ammonta il costo della causa ereditaria sopportata contro i parenti carinziani;
3)    Qual è l’entità dei contributi regionali ricevuti;
4)    Informazioni chiare e dettagliate sulla gestione dell’intero patrimonio, dal lascito fino ad oggi (tra l’altro criteri dell’assunzione del personale, a quanto ammontano gli stipendi e qual è l’arco di impegno, quanto percepiscono gli eventuali collaboratori, l’importo dello sbigliettamento per le visite, gli interventi di manutenzione, i bilanci di previsione e i consuntivi)
5)    A quanto ammonta attualmente il  patrimonio Coronini in immobili e denaro.
Il buon senso, ma anche il buon gusto, avrebbero voluto che fin dall’inizio e cioè dal 1990 , anche in assenza di una legge sulla trasparenza, che allora non esisteva ancora, ogni informazione sul patrimonio donato ai cittadini di Gorizia e sull’uso che ne veniva fatto fosse resa pubblica. Oltretutto la mancanza di trasparenza fin qui osservata tradisce lo spirito del lascito. All’art.22 dello statuto, che ricalca le volontà testamentaria del conte Coronini, si dice: ”A tutta la cittadinanza goriziana, contemporanea e futura, è affidato l’avvenire della Fondazione, la  sua durata  e la sua indipendenza, la poesia del suo parco e il suo sviluppo come centro culturale goriziano”   Come possono i Goriziani vigilare, se sono tenuti all’oscuro di ogni notizia riguardante la gestione ?
Lei non era sindaco al momento del lascito e quindi non può essere ritenuto responsabile della mancanza di sensibilità dei suoi predecessori.  Ma ora ha l’opportunità di fare chiarezza sulla situazione della Fondazione, che voci insistenti dicono piuttosto precaria. Grazie e cordiali saluti
Forum per Gorizia, per la trasparenza amministrativa

domenica 18 ottobre 2015

Cronaca di una fine annunciata

La coalizione del centro sinistra, formata in occasione delle "primarie" dell'autunno 2011, in Consiglio Comunale a Gorizia si è sfaldata. Non che sia stata chissà che unita in precedenza, avendo perso un pezzo alla volta già a partire dal giorno dopo le elezioni amministrative del 2012. Questa volta però il passo è ufficiale, dopo diverse manifestazioni, anche pubbliche, di disagio e soprattutto dopo il recente "strappo" della Slovenska Skupnost.
E' giunto il tempo di voltare pagina, anche perché il Consiglio Comunale in questi ultimi tre anni è stato il luogo dell'ordinaria amministrazione, mentre il vero dibattito politico si è svolto altrove, dove la città ha vissuto uno dei momenti più interessanti e drammatici, dal secondo dopoguerra ad oggi: sui giornali, nelle piazze, soprattutto nei parchi, sulle rive dell'Isonzo e nelle mense allestite in città a favore dei richiedenti asilo, convenzionati o non convenzionati.
Il caso Gorizia è finito nelle trasmissioni televisive e sui principali quotidiani e settimanali nazionali, ma i rappresentanti ufficiali dei cittadini hanno avuto modo di parlarne soltanto in rare occasioni, quasi sempre nell'ambito di qualche interrogazione proposta prima della discussione dei problemi evidentemente considerati più "seri". Ciò si comprende facilmente quando ci si riferisce al centro destra, tutto allineato sulla linea del Piave romoliana del "vadano da un'altra parte" e di conseguenza per nulla interessato ad affrontare una discussione in sede di consiglio. Si comprende molto di meno per quanto riguarda il centro sinistra, che avrebbe potuto essere il portabandiera della posizione di migliaia di cittadini - volontari e non - favorevoli alla ricerca di soluzioni rispettose della dignità delle persone. E, detto per inciso, data la situazione pietosa in cui versa la bella città di Gorizia, avrebbe potuto essere il punto di riferimento sicuro nell'invocare una più oculata amministrazione del bene e dei beni pubblici, del denaro sperperato in lavori assurdi come quello che ha deturpato (per sempre?) la collina del Castello, del rapporto con Nova Gorica ben lungi dal decollare, al di là delle intenzioni e così via.
Probabilmente questa ex coalizione non passerà alla storia, se non per dimostrare il fallimento della stagione delle "primarie" e la necessità di affidare a tutti i cittadini elettori - in occasione del primo turno - la scelta del proprio candidato da inviare al ballottaggio. Anche perché, con l'avvio delle Unioni Territoriali Intercomunali, il Consiglio Comunale sarà esautorato di molti poteri e l'opposizione in tale assise conterà come il due di picche quando in tavola è bastoni. E l'unica cosa utile sarà vincere le elezioni perché il sindaco di Gorizia entri e di fatto automaticamente governi la Uti della Destra Isonzo, tutto il resto conterà davvero poco.
ab

Una storia lontana. Lontana? (The end)

Ultima puntata della "storia" di Sherazade. Un finale a sorpresa, vero?
Quando i sudditi  seppero dai banditori della nuova gabella, si arrabbiarono molto. Ormai la maggioranza di essi aveva maturato la convinzione che gli stranieri che arrivavano stanchi ed affamati, chiedevano solo di essere accolti per un periodo limitato di tempo. Avevano necessità di un luogo riparato dal freddo per dormire, dato che l’inverno era ormai giunto, e di un po’ di cibo per sostentarsi. Del resto nel regno c’erano tanti edifici vuoti, in quanto non più in uso Come si potevano negare aiuti tanto elementari?  Ma c’era anche una parte del popolo assolutamente contraria all’accoglienza, che riteneva che offrire alloggio, cibo e vestiario ai nuovi venuti, significava toglierlo ad una parte dei sudditi, magari a quelli più fedeli ed obbedienti. Il re cominciò a rendersi conto che la sintonia con il suo popolo stava venendo meno : ora parlavano anche quei sudditi che non si erano mai espressi e non erano d’accordo con lui.  I presagi, che il mago aveva interpretato per lui, dicevano che il suo dominio sul regno non sarebbe durato ancora a lungo. Si sentiva sconfitto : non era riuscito a far scomparire i viandanti forestieri e gli sembrava che la consonanza con i suoi sudditi si stesse esaurendo. Uscì dal palazzo, si diresse verso il vicino bosco e si incamminò tra gli alberi. Da allora nessuno lo vide più.  (Fine)
Sherazade

Una storia lontana. Lontana (6)

Sesta e penultima puntata della "storia lontana" di Sherazade. Le precedenti sono state pubblicate in settembre (9, 13, 21 e 28) e il 4 ottobre. L'ultima, per non lasciare i lettori nell'attesa, viene portata sul blog oggi, nel prossimo post. Anche perché i fatti oltrepassano i confini dell'immaginazione e il racconto si trasforma in autentica, reale analisi e riflessione politica.
Anche la seconda volta la formula non aveva funzionato. Forse il mago aveva tralasciato volontariamente qualcosa nella trascrizione, magari proprio per ingannare i malintenzionati che avessero frugato nelle sue carte. Il re andò su tutte le furie, impallidì e diventò bianco come un cencio. Il suo segretario particolare che era con lui, lo riaccompagnò a palazzo nella sua camera e, preoccupato, chiamò il medico reale . Per qualche giorno nessuno vide il sovrano. Quando si fu ripreso, il re convocò la sua corte, per discutere sul da farsi.  Il problema non era più soltanto allontanare i viandanti indesiderati, che comunque continuavano ad arrivare, ma anche scoraggiare e punire in qualche modo quei sudditi che contravvenivano ai suoi ordini : sapeva che un numero sempre maggiore di essi aveva cominciato ad ospitarli e ad offrire loro cibo e vestiario. Ed oltre ai sudditi ora c’erano anche alcune chiese.  Si rivolse al ministro delle finanze e gli chiese se aveva qualche gabella speciale e nuova da suggerire, per punire i disobbedienti.  Il  ministro si concentrò un momento. L’elenco di quelle che c’erano era già lungo :  il rotatico, l’erbatico, il pontatico, il bestiatico, il salatico e  i  recenti vinatico e oliatico. Allo studio c’era poi lo stallatico. Tuttavia, disse che ci si poteva riflettere e chiese un po’ di tempo. Tutti si ritirarono e si diedero appuntamento al giorno successivo. L’indomani, quando la corte fu di nuovo riunita al completo, il ministro delle finanze prese la parola. Disse che aveva considerato che le famiglie e le chiese,  che avessero dato vitto e alloggio ai viandanti, avrebbero inevitabilmente accumulato ulteriori rifiuti : scarti di cibo, abiti vecchi e scarpe non più utilizzabili, sacchi rotti ecc. Si sarebbe dovuto subito svolgere un’indagine su quali e quante fossero queste famiglie e queste chiese e a loro  sarebbe stata imposta una nuova gabella : il “rifiutatico”.  Il re rimase un momento pensieroso, ma poi espresse il suo compiacimento per la soluzione trovata dal suo ministro. Venne subito steso un nuovo bando, che i banditori furono mandati a gridare in tutte le piazze del regno.  Il re era alquanto provato dalle difficoltà incontrate per cercare di risolvere il problema e dai successivi fallimenti.   Decise di prendersi un periodo di riposo e si congedò dalla corte. (6. Continua)
Sherazade

sabato 17 ottobre 2015

Riflessioni importanti...

Con preghiera di diffusione

Roma 16/10/2016
La Campagna LasciateCIEntrare, con “Ospiti in Arrivo” (Udine)  e “Tenda per la Pace e i Diritti” (Gorizia), referenti sul territorio, ha visitato insieme alla Parlamentare M5S Laura Castelli, in data 10 ottobre, la cosiddetta “Jungle” sul fiume Isonzo dove fino a ieri “dimoravano” in tende recentemente fornite da un gruppo di scouts AGESCI locali  decine di migranti, assistiti esclusivamente da volontari e dalla Caritas che da oltre un anno cercano tamponare la negligenza delle Istituzioni, offrendo pasti caldi e raccogliendo vestiti e coperte che ciclicamente vengono sequestrati.
Si tratta di migranti provenienti dalla Balkan Route, molti dei quali obbligati a rilasciare le impronte in Ungheria  con la minaccia di essere altrimenti lasciati a marcire nelle carceri ungheresi e di essere altrimenti rinviati in Serbia o in Bulgaria dove, come di recente ha denunciato Amnesty International, la polizia usa la forza per ottenerne il rilascio.
Da oltre due anni il numero di persone, soprattutto di nazionalità’ pakistana e afgana, che raggiunge il Friuli Venezia Giulia attraversando i Balcani e’ in costante  aumento. Ciononostante, l’azione della Prefettura di Gorizia, teoricamente responsabile di garantire l’accoglienza a chi richiede asilo sul territorio, si e’ distinta per la sua inefficienza: da oltre un anno dura “l’emergenza” dei richiedenti asilo lasciati in strada per settimane.
A Gorizia, il 7 agosto 2015, e’ morto un ragazzo pakistano, Taimur, accampato insieme ad altre decine di persone sulle rive del fiume Isonzo, e’ morto per mancata accoglienza, nel silenzio assoluto dei media.  
Il 14 ottobre il livello del fiume Isonzo si e’ alzato in seguito alle piogge di questi giorni e improvvisamente la ‘questione jungle’ e’ tornata sotto i riflettori. Attivisti da Trieste e Udine, accompagnati da vigili del fuoco e dalle forze dell’ordine, hanno convinto le ultime persone accampate al fiume a spostarsi, nonostante fosse evidente la loro mancanza di fiducia in una possibile soluzione della questione. Timori assolutamente legittimi.
A sommarsi all’inefficienza della Prefettura vi e’ infatti l’atteggiamento apertamente respingente del Sindaco di Gorizia, Ettore Romoli,  che a dicembre, in pieno inverno, ha emanato un’ordinanza anti-bivacco (nota come ordinanza anti-profughi), per evitare che il centralissimo parco della città, dove altre decine di richiedenti asilo passano le notti all’addiaccio, diventasse la vetrina di una città respingente.
Il Comune di Gorizia non vuole i profughi in città, siano essi fuori accoglienza o sistemati in qualche struttura. Ieri, nuovamente, sono state proposte delle soluzioni dalla Provincia di Gorizia, soluzioni respinte dalla Prefettura, che ha preferito invece aprire nuovamente le porte del CIE di Gradisca, conosciuto come una delle strutture peggiori d’Italia.
Il CIE di Gradisca, chiuso dal novembre 2013, e’ stato ufficialmente riaperto, senza preavvisare nessuno degli enti locali (che si erano più volte dichiarati contrari ad un’eventuale conversione a CARA) il 10 gennaio scorso. Allora erano più di quaranta i richiedenti asilo in strada. L’allora Prefetto Zappalorto assicurò’ che si trattava di soluzione temporanea e che in pochi giorni si sarebbero trovate altre soluzioni.
Di fatto, il 10 ottobre abbiamo visitato un CIE parzialmente riconvertito a CARA, in cui da stasera ci sono piu’ di un centinaio di nuovi ospiti. Le porte del CIE sono aperte, nessuno e’ formalmente in stato di detenzione: ma la struttura  ha mantenuto le medesime caratteristiche repressive per cui era un tempo nota come ‘Guantanamo d’Italia’.
Il Sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsig, ha condannato pubblicamente la politica della Prefettura di Gorizia lamentando come nei giorni scorsi diversi enti (Provincia, Caritas, Medici Senza Frontiere) avessero prospettato soluzioni alternative all’allargamento del CIE che non sono pero’ state prese in considerazione. Enti locali, associazioni e attivisti condannano questa scelta: gli unici soddisfatti rimangono il Sindaco di Gorizia e,come ognuno ha avuto modo di comprendere recentemente, gli enti gestori che potranno beneficiare di ingenti risorse
In una regione che continua a venire propagandata come ‘modello’ dell’accoglienza diffusa, la conversione di un CIE a CARA racconta una storia diversa. Ancora una volta si preferisce la ‘comoda’ logica dei megacentri invece che investire nell’accoglienza diffusa, modello preferito dagli stessi enti locali. Ancora una volta si lascia che la situazione dei richiedenti asilo raggiunga la fase ‘critica’ per prendere decisioni-tampone che non soddisfano ne’ la societa’ ne’ la necessita’ di assicurare condizioni di vita dignitose ai migranti.
Ribadiamo che da anni la Campagna ed i territori denunciano come l’accoglienza nei mega centri debba essere eliminata a favore di un’equa distribuzione sui territori che favorisca l’inclusione e non la ghettizzazione o peggio il facile costituirsi di bacini di sfruttamento a discapito della dignità delle persone.

venerdì 16 ottobre 2015

Manifestazioni & manifestazioni

Pomeriggio di manifestazioni quello di ieri. Una, davanti alla Prefettura, ha raccolto una trentina di persone che hanno chiesto con insistenza una soluzione per i richiedenti asilo migliore di quella d'emergenza nel Cie/Cara di Gradisca d'Isonzo. L'altra, con una trentina di persone compresi "pezzi grossi" come il sindaco Romoli, il consigliere regionale Ziberna e l'assessore Del Sordi, i quali hanno espresso la loro soddisfazione per lo spostamento dei richiedenti da Gorizia alla struttura di Gradisca. Un dato rilevante è la scarsissima partecipazione dei cittadini, forse meno razzisti e più consapevoli della sofferenza altrui di quanto pensano i capi del centro destra goriziano, forse meno attivisti e più preoccupati della situazione di quanto vorrebbero i sostenitori dell'accoglienza senza se e senza ma. Si aggiungano i "distinguo" e le "prese di distanza" che caratterizzano il mondo del volontariato e in generale della sinistra e si ha una spiegazione della minima incidenza anche del sit-in in Piazza Vittoria.
Mentre le riflessioni sotto la statua di Sant'Ignazio sono state più o meno in linea con una posizione tenuta da tanto tempo con una certa coerenza, le dichiarazioni davanti alla Regione in Via Roma hanno dell'incredibile. Ziberna dice "dopo tutto quello che abbiamo fatto a Gorizia". Che cosa ha fatto concretamente l'amministrazione Romoli oltre che ribadire che "se ne devono andare"? "Gorizia ritorna a essere una città normale" - dichiara il Sindaco, senza neanche un minimo di ripensamento e di autocritica. Quasi duecento persone totalmente abbandonate a sé stesse da un anno e mezzo, "salvate" dall'Isonzo da un blitz della polizia a tempo scaduto, dopo notti all'addiaccio sotto la pioggia e i temporali. Siamo alle soglie dell'omissione di soccorso! E la soluzione del Cie/Cara di Gradisca? Era il punto a cui era arrivato il Prefetto precedente all'inizio dell'anno solare 2015, "in attesa di risposte urgenti da parte di Gorizia e del territorio". Dieci mesi dopo si è esattamente allo stesso punto di prima. E Romoli si dichiara molto felice, perché finalmente gli sono state tolte le castagne dal fuoco. E attacca tutti coloro che, per ammirevole intento umanitario, gliele hanno tolte nell'ultimo anno e mezzo, gli indifesi volontari anzitutto, poi i Medici senza Frontiere, senza contestare direttamente però la Caritas e la Chiesa diocesana, l'elettorato cattolico è molto sensibile ed è sempre meglio tenerselo buono.   
ab

mercoledì 14 ottobre 2015

E se Romoli puntasse a un maggiore consenso, sfruttando il disagio del momento?

Incredibile Romoli! Commenta la generosità dei "Medici senza frontiere" che sembrano orientati a risolvere la questione dei quasi duecento richiedenti asilo fuori convenzione portando degli alloggi provvisori nel cortile del centro san Giuseppe. Invece di congratularsi con loro e con quanti hanno cercato una soluzione al disagio pazzesco dei profughi costretti a vivere nei parchi sotto la pioggia incessante e dei cittadini goriziani giustamente preoccupati per l'immagine della città, il sindaco accusa. E sostiene di non capire chi favorisce la permanenza delle persone a Gorizia invece di garantire l'accoglienza diffusa negli altri Comuni. Ma insomma, al di là di quello che ognuno può pensare sull'argomento, questi duecento esseri umani ci sono e sono a Gorizia. Non è compito dei medici senza frontiere o dei volontari della Caritas convincere la politica ad attuare la diffusione dei richiedenti sul territorio regionale. Ma è senza alcun dubbio compito del Sindaco preoccuparsi della salute di tutti coloro che soggiornano - per un motivo o per l'altro - nel territorio del suo Comune. Se l'unica soluzione che in un anno e mezzo il centro (?) destra goriziano ha prospettato è "che se ne vadano da un'altra parte", Romoli abbia la compiacenza di lodare invece di vituperare chi tra l'altro gli toglie le castagne dal fuoco, dal momento che un possibile disastro umanitario non solo porterebbe una sofferenza immane a chi ancora è sensibile ai valori della solidarietà, ma anche deprimerebbe definitivamente l'immagine di Gorizia in tutta Europa. Una città che ha saputo accogliere decine di migliaia di ospiti nei giorni di Gusti di Frontiera (con tutto ciò che si è buttato via si potevano sfamare per anni decine di poveri!) si dimostra impotente di fronte a un manipolo di persone che dovrebbero essere tutelate - piaccia o non piaccia - dalla Convenzione di Ginevra e dal Dettato Costituzionale. E il sindaco, pur vantando grande esperienza politica, non è in grado neppure di far realizzare ai livelli istituzionali la sua unica proposta, quella dello spostamento in altri Comuni dei richiedenti asilo. Visto che lui sibillinamente ipotizza altri interessi dietro all'azione umanitaria, non è che al contrario proprio la sua inattività possa essere funzionale al mantenimento dello status quo, al fine di far crescere il disagio e di conseguenza il consenso "di pancia" da parte dei cittadini esasperati nei confronti suoi e di un'amministrazione che ha ridotto la città in uno stato di quasi completo abbandono?
ab

domenica 11 ottobre 2015

Indietro tutta!


Sabato ci sarà una manifestazione alla Casa Rossa organizzata da Forza Nuova e Fiamma (RSI) Tricolore che auspica che in Italia si adotti il metodo Orban contro i migranti. Metodo che consiste nel filo spinato, nelle manganellate, nei calci nel sedere, nel carcere per impedire che questi disgraziati passino. Orban, oltre ad essere malvisto da tanti ungheresi che di lui sui vergognano, è stato condannato dalle nazioni civili europee.

La nostra città sta tornando indietro agli anni di piombo. Alcuni giorni fa il corteo per l'inaugurazione di Casapound, adesso Forza Nuova, tra un po' arriveranno quelli del Battaglione Mussolini. Cosa dice il sindaco? Naturalmente dirà che lui non ci può fare niente, che tutti hanno diritto ad esprimere la loro opinione, anche se anticostituzionale, ma potrebbe almeno pronunciarsi per l'inopportunità di continue manifestazioni che rischiano di creare, solo qui, solo a Gorizia, un clima di tensione e di scontro permanente come negli anni Venti.

Non penserà infatti che i goriziani, con quello che hanno passato sotto il fascismo, con il fatto che questa è una città multietnica che solo da poco ha ritrovato un po' di pace, continuino ad assistere inerti alla ripresa in grande stile del fascismo del terzo millennio?

Non sarebbe ora che il consiglio comunale prendesse le distanze politiche da questo clima di rissa che qualcuno sta montando in città prendendo a scusa 100 afgani? Facciamo molta attenzione a non giocare con le sensibilità di italiani e sloveni, a non fare gli apprendisti stregoni, a non strumentalizzare i temi dell'immigrazione, a non infrangere quel minimo di convivenza civile conquistata in città con tanti sacrifici. Abbiamo già visto che poi le cose scappano di mano con esiti drammatici. Si pronunci il sindaco e il consiglio contro le manifestazioni razziste.

adg

Not in My Name

Da qualche giorno viene male a leggere il giornale. L'arroganza della nostra amministrazione ha raggiunto livelli inimmaginabili. I signori sindaci e assessori, quando parlano di Gorizia, devono ben mettersi in testa che c'è una parte consistente dei cittadini (che tra l'altro hanno agito al loro posto per un anno) che stanno male a sapere che con pioggia, vento e freddo ci sono essere umani costretti a dormire per strada. Quindi ripetiamo: not in my name”.

Gli amministratori dovrebbero svolgere il loro ruolo per tutta la città, mentre da tempo hanno dimostrato di essere solo esponenti di una destra irrazionale e incapace, che sa dire solo no, come ossessivamente ripetono Romoli e Del Sordi, che davanti all'immigrazione che investe tutta Italia, tutta Europa e molti comuni della regione, tra cui Trieste e Udine, sono solo capaci di dire “state attenti, che stiamo perdendo la pazienza”. Invece noi la pazienza l'abbiamo già persa da un pezzo: questi signori che ci sgovernano sono capaci soltanto di alimentare paranoie: tutto è contro Gorizia: Stato, Provincia, Regione, Mondo Intero. E intanto non vogliono nemmeno i minori non accompagnati, che la legge impone di accogliere, mettendo il naso anche in una struttura che non appartiene al Comune. 

Sarebbe ora che la Prefettura dicesse basta e che gli altri sindaci facessero sapere a Romoli che loro i profughi li accolgono, a differenza sua, che fa fare loro i bisogni nei cespugli e poi si lamenta che non c'è decoro.

adg

venerdì 9 ottobre 2015

Da oggi, accessibili i video del Forum

Il blog del Forum per Gorizia si arricchisce di una nuova sezione, dedicata ai "video". Le principali conferenze culturali e le più significative proposte saranno da ora in poi facilmente consultabili, accedendo dagli appositi link, nella fascia destra del nostro giornale. In questo modo anche chi non può essere presente, può conoscere i progetti culturali e politici dell'Associazione. Per il momento sono accessibili il filmato illustrativo degli interminabili lavori per la realizzazione degli assurdi ascensori verso il Castello, il resoconto della conferenza sul razzismo fascista e l'importante tavola rotonda sulla situazione della cultura goriziana. Un ringraziamento speciale a Nevio Costanzo, regista e operatore, ma anche tecnico che ha reso possibile questa assai gradita condivisione.

mercoledì 7 ottobre 2015

Al Kulturni dom, i 90 anni di Ciril Zlobec


“Il popolo sloveno mi ha eletto per due volte in parlamento perché sono un poeta e la mia gente crede nella poesia. La cultura per la piccola nazione slovena, stretta nei secoli fra nazioni e imperi, è stato l’elemento più forte di coesione e sopravvivenza.” Ciril Zlobec, poeta, scrittore giornalista e traduttore, l’intellettuale che fece conoscere Dante, Leopardi, Petrarca, Pasolini, Sciascia, Ungaretti e Quasimodo in Yugoslavia prima e Slovenia poi, festeggia i 90 anni con una raccolta di liriche dedicate all’amore dal titolo “L’amore, miracolo dell’anima e del corpo”. Una pubblicazione che ha venduto in Slovenia oltre 4000 copie, diventando il best seller poetico in tempo di letture leggere. Numeri da record in un paese di 2 milioni di abitanti.
“Ho portato la cultura nella politica e non viceversa. Mi divertivo quando incontravo piccoli uomini convinti di essere personaggi importanti solo perché portati in alto dalla politica”. Molto noto e pubblicato anche in Italia Ciril Zlobec è stato amico, oltre che traduttore, dei maestri della letteratura e poesia italiana del ‘900. Inserito dalla critica internazionale fra i primi cento poeti più importanti al mondo, ha pubblicato oltre cento volumi fra raccolte di poesie, saggi e antologie.”La mia prima volta a Roma fu nel 1956 con una delegazione di giornalisti jugoslavi. Mentre i miei colleghi si davano al turismo (pochi erano allora gli jugoslavi che potevano viaggiare fuori dai confini nazionali ndr) io cercai il numero di telefono di Moravia. Lo chiamai e, con il pretesto di avere dei chiarimenti su alcuni passi del romanzo “La romana” che stavo traducendo, gli chiesi di incontrarmi. Mi ricevette, era incuriosito dal mio entusiasmo”. Fu proprio Moravia che lo presentò aUngaretti. “Fu un incontro forte, carsico. Io sono nato sul Carso (Sezana, località a pochi chilometri da Trieste, oggi Slovenia e nel 1925, data di nascita di Zlobec, territorio italiano ndr).
Parlammo della sua esperienza durante la Grande Guerra, sul fronte, nelle trincee nei pressi di Gorizia”.Zlobec fece scoprire in Yugoslavia tanti poeti e scrittori, fra questi Quasimodo. “La mia traduzione delle sue poesie uscì all’indomani della consegna del premio Nobel. Ebbi l’onore di averlo ospite a casa mia. Mi offrì di tradurre le mie poesie in Italia, non accettai. Mi sembrava troppo avere un premio Nobel come traduttore; ancora me ne pento”. Uomo e intellettuale di frontiera, frequentò le scuole italiane fino al ginnasio. Indocile alla legge fascista che impediva l’uso delle lingua madre slovena, venne mandato al confino in Abruzzo nel1941. Aveva osato scrivere versi contro l’oppressione fascista del popolo sloveno. Combattente fra le fila partigiane, al termine del conflitto si laureò in slavistica e scelse di vivere a Lubiana, lavorando come giornalista. “La mia poesia durante il fascismo fu un grido per dare voce all’etica di opporsi all’offesa della dignità umana. Volevo scrivere come Dante: composi in terzine oltre mille versi contro l’oppressione degli sloveni. Mi scoprirono e venni cacciato come un malfattore, alla vigilia di Natale”. Caporedattore culturale per importanti quotidiani, radio e tv, è stato presidente degli scrittori jugoslavi.
“Per me la parola poetica è testimonianza dell’identità individuale e nazionale. La parola ci definisce in ogni tempo, è concretezza umana, politica e sociale. Un testo vero, sincero non perde di forza e d’attualità anche a distanza di anni. Mantiene la capacità di indicarci la vita, anche in tempi di dilagare, soprattutto sui social, di parole vuote gli uni con e contro gli altri”. Intellettuale del dialogo seppe osare, ricercando sempre l’incontro con i grandi. Durante la sua carriera gli sono stati assegnati oltre 30 premi nazionali e internazionali. Fra questi in Patria la Medaglia d’oro per il lavoro culturale e il Distintivo d’oro della libertà, in Italia il titolo di Commendatore  della Repubblica, il Premio internazionale Eugenio Montale, il riconoscimento “Insigne italianista” della Fondazione Campiello, il Sigillo d’argento della città di Trieste e il premio speciale Giuseppe Acerbi per l’opera omnia.
Margherita Reguitti

La Grande Guerra ai confini...

Montanari, Malni e Todero
Ancora una volta la sala di via Ascoli 10 non ha potuto contenere tutti i partecipanti alla serata promossa martedì sera. Un altro importante pezzo di Novecento inedito è andato infatti in scena al Forum per Gorizia, sempre più luogo di formazione, confronto e crescita culturale. Ben introdotti da Tommaso Montanari, Fabio Todero e Paolo Malni hanno infatti presentato il volume La grande guerra ai confini. Italiani d'Austria e comunità di frontiere 1914 - 1918. Il primo, curatore insieme a Marco Mondini del testo, ha illustrato i diversi contributi in esso contenuti, sottolineando l'originalità dell'approccio e fornendo un breve saggio di storia delle interpretazioni degli eventi connessi alla prima guerra mondiale. Tra le altre riflessioni, particolarmente interessante è stato il ricordo degli scrittori di storia che hanno liberato la lettura critica degli avvenimenti dalla retorica post bellica. Paolo Malni si è soffermato soprattutto sulla situazione dei profughi italiani sfollati durante il conflitto dalle zone sotto l'Impero austro-ungarico, in particolare dal Trentino e dalla Venezia Giulia. Ha rimarcato la loro difficile situazione, guardati con sospetto e diffidenza sia da una parte che dall'altra. L'iniziativa è stata promossa congiuntamente da Forum per Gorizia e Kulturni dom, nell'ambito del progetto Bunker 1915 - 1918.

lunedì 5 ottobre 2015

Sinodo dei Vescovi, resa dei conti tra Benedetto e Francesco?

Ci sono almeno tre livelli nella Chiesa cattolica. C'è il vertice, con il Papa che gode di un potere teoricamente illimitato, sia per ciò che concerne l'interpretazione autentica della Rivelazione (dogma dell'infallibilità), sia per ciò che concerne la guida pastorale della Chiesa e i rapporti della struttura cattolica con le diverse Nazioni del mondo. C'è il sistema di potere che funge da cinghia di trasmissione tra la punta della piramide e la base. E c'è il popolo dei battezzati che vive la propria vita con un riferimento più o meno esplicito (più più che meno) al Vangelo e al magistero della Chiesa (in questo caso sicuramente più meno che più).
La grande, grandissima novità del momento è la presenza di un "capo" che sembra saltare il livello intermedio per connettersi direttamente con la base. Francesco ha suscitato ovunque enorme entusiasmo proprio per la semplicità con la quale propone con le sue parole e i suoi gesti un percorso del tutto nuovo, riempiendo di sincero entusiasmo le masse e di molto meno sincera ammirazione gli ambienti culturali, giornalistici e politici di mezzo pianeta. Il ridimensionamento del ruolo del Vescovo di Roma, "uno come tutti gli altri", le sorprendenti e mai del tutto smentite affermazioni sul primato della relazione rispetto alla verità, il primato della carità rispetto all'affermazione dei principi hanno ovviamente sollevato grandi attese e speranze, ma hanno anche trovato - e non poteva che essere così - una forte e silenziosa opposizione nell'apparato di potere che percepisce la minaccia diretta al proprio stesso esistere. Anche nel discorso di apertura del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia è stato rilevato da una parte come la chiesa sia chiamata ad annunciare la "verità", dall'altra come "il sabato sia per l'uomo e non l'uomo per il sabato". E' impossibile che la "cinghia di trasmissione" non si domandi se con questa affermazione di fatto i principi fondamentali su cui si è retta la dottrina cattolica sul matrimonio fino ad oggi non siano ridotti a una semplice regola orientativa che può - anzi in certi casi deve - essere trasgredita.
La questione in gioco è dunque molto importante. Non si tratta soltanto di compiere scelte che dovrebbero essere ovvie, come per esempio ammettere i divorziati risposati all'eucarestia o riconoscere la sacramentalità delle nozze tra persone dello stesso sesso oppure abolire la ben poco umana imposizione celibataria al clero latino, sulla base del principio biblico ed evangelico secondo il quale "non è bene che l'uomo sia solo". Si tratta piuttosto di capire se Francesco ha veramente l'intenzione di portare fino in fondo il programma di radicale Riforma della cattolicità che sembra aver scelto come immagine del suo pontificato. E, in caso affermativo, se avrà la capacità (e il tempo) di creare una struttura di collegamento in grado di recepire le sue istanze e di trasformarle in "disposizioni transitorie e finali" utili alla navigazione non verso una nuova Chiesa cattolica, ma verso una nuova cristianità. 
In altre parole, il Sinodo di questi giorni è importante più per il metodo che per i contenuti. Si è alla vigilia di una svolta definitiva, tra la fine della Chiesa Cattolica costantiniana e - all'opposto - la ripresa convinta della logica, dell'etica e dell'estetica dell'assoluto come unica possibilità di salvezza per un'umanità minacciata. Sarà vincente la rivoluzionaria agenda Bergoglio o ci sarà una riproposizione convinta di quella, conservatrice, di Ratzinger? 
ab

domenica 4 ottobre 2015

Adesso basta!

Anche oggi la Chiesa ribadisce la sua intenzione di fare ancora di più per i richiedenti asilo, aprendo  sale, parrocchie e mandando sacerdoti a studiare l'Islam. Intanto l'Azienda Sanitaria lancia l'allarme perchè disgraziati che con questo tempo dormono per terra al parco della rimembranza si ammaleranno sicuramente di bronchiti e polmoniti e scarseggiano anche i medicinali. Giustamente Ilaria Cecot ricorda che, se gli afgani fossero più forti politicamente, potrebbero denunciare il trattamento cui sono sottoposti a Gorizia in Europa e verrebbe data loro ragione.

Romoli continua a dire che ha fatto, che la città ha dato, ma invece va detto che solo una parte della città agisce e lui invece non ha dato nulla, impiegando le risorse dell'amministrazione per treni speciali, mangiate pantagrueliche e cessi in ogni dove a Gusti di Frontiera, mentre ignorava che altre persone, nascoste per non dare fastidio ai cittadini italiani  che hanno diritto a divertirsi, erano infrattati sul fiume o nell'umidità. Non vengano questi politici a parlare di giovani e di educazione dei ragazzi. Con il loro esempio insegnano solo menefreghismo, impotenza, mancanza di solidarietà, cinismo e disinteresse. Con la loro indifferenza fanno vergognare anche i goriziani che non sono come loro. Mi rendo conto che le mie sono parole dure, ma continuare a vedere ogni mattina gente piena di freddo nel parco, che gira stralunata con le coperte addosso, è ormai insopportabile. 
adg

Una storia lontana. Lontana? (5)

La storia raccontata dalla novella Sherazade continua. Già, continua eccome! (per chi le avesse perse, le altre puntate sono datate: 9, 13, 21 e 28 settembre).
Il re aveva visto fallire tutte le iniziative messe in atto e non poteva accettare la situazione.  Che cosa avrebbe pensato di lui il suo popolo, soprattutto quella parte (che lui riteneva la maggioranza) che non accettava l’arrivo e la permanenza dei viandanti, perché temeva che essi  fossero profittatori, desiderosi  solo di vivere alle spalle dei cittadini ? Avrebbe pensato che lui, il re, era  un incapace o un traditore.   Bisognava ricorrere a qualche metodo drastico che li facesse proprio sparire e per sempre.  Dopo una intensa riflessione, mandò a chiamare con urgenza il mago di corte, perché solo lui con qualcuno dei suoi sortilegi avrebbe potuto risolvere la questione. Ma il mago non era nella sua residenza e non si sapeva dove fosse: non era sua abitudine dare notizie circa i suoi spostamenti.  Il re montò su tutte le furie; subito chiamò il suo segretario particolare ed insieme si recarono alla casa del mago. L’intenzione era quella di rovistare dappertutto, per trovare i libri contenenti  le formule magiche. La cosa non  risultò facile fin da principio. Dovunque nella casa c’erano animali che incutevano terrore e probabilmente la loro presenza  aveva lo scopo di allontanare gli ospiti indesiderati.  Serpenti  a sonagli, scorpioni, vipere, pipistrelli  spuntavano da ogni parte e minacciavano i due intrusi. E gli animali si avvicinavano appena qualcuno dei due si trovava troppo vicino a scatole o vasi che contenevano pozioni magiche.   Alla fine, però, il re ebbe fortuna e sotto un nido di ragni trovò quello che cercava : un quaderno con molte formule e, fra le altre, quella che voleva. A caratteri gotici c’era la scritta “Come far scomparire persone e oggetti”.    Rasserenato, lasciò la casa del mago insieme al suo segretario particolare e corse subito nel parco. Lì si rese conto che sulle panchine e nei viali oltre ai viandanti c’erano anche molti dei suoi sudditi, che erano venuti a portare ai nuovi venuti abiti caldi e coperte, visto che l’inverno si stava ormai avvicinando.  Il re sentì aumentare  l’irritazione, perché vedeva che tutte quelle persone non rispettavano i suoi ordini, ma dovette pazientare e aspettare che se ne andassero.  Appena i suoi sudditi se ne furono andati tutti, si alzò dalla panchina su cui anch’egli si era seduto e si avvicinò al gruppo più numeroso dei viandanti.  Aprì il quaderno alla pagina giusta per non sbagliare e gridò “Pape Satàn, Pape  Satàn  aleppe !!!!” Mentre urlava la formula aveva chiuso gli occhi per concentrarsi meglio, ma quando li riaprì, vide che le persone erano ancora tutte là e lo guardavano con una certa curiosità.  Pensò di aver sbagliato a dire la formula, controllò sul quaderno e urlò di nuovo “Pape Satàn, Pape  Satàn  aleppe!!!!”, questa volta però aveva alzato le braccia al cielo e battuto tre volte a terra il piede sinistro. (Continua - 5)
Sherazade

Grande Guerra ai confini: martedì 6, Todero e Malni al Forum

Il numero monografico di “Qualestoria, dedicato a La Grande Guerra ai confini italiani: italiani d'Austria e comunità di frontiera 1914-1918 è frutto della collaborazione tra Istituto Storico Italo- Germanico -Fondazione Bruno Kessler di Trento e Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione nel FVG. Le due città, unite nell'immaginario collettivo del conflitto, erano in realtà ben poco note reciprocamente. La complessa realtà del trentino e le comunità nazionali che lo abitavano non erano conosciute agli italiani d'Austria. Il volume offre una riflessione approfondita sulla stato degli studi relativi alla Grande Guerra nell'area trentina e giuliana e affronta tematiche nuove che aprono scenari inediti sulla Prima guerra mondiale. La rivista sarà presentata martedì alle ore 18 presso la sede del Forum Gorizia in via Ascoli 10 da due storici tra i massimi esperti delle vicende della guerra: Fabio Todero, curatore con Marco Morandini del volume, e Paolo Malni.

venerdì 2 ottobre 2015

Volontariato, avanti a tutto vapore (come nell''800)

Dalla mensa dei Cappuccini di Gorizia arriva l'allarme: il numero dei pasti quotidiano è triplicato, c'è bisogno di aiuto da parte dei cittadini e del volontariato. E' un'ennesima dimostrazione del fallimento delle politiche del welfare cittadino, impotente sia di fronte alla presenza di oltre cento richiedenti asilo fuori convenzione, sia di fronte alla presenza "tradizionale" di decine di poveri che vivono da sempre sul territorio. Perché l'assistenza non viene organizzata direttamente dall'istituzione pubblica? Perché i fondi per l'accoglienza non vengono gestiti direttamente dai Comuni? Perché i Comuni non organizzano in proprio mense, gestione degli alloggi diffusi in città, convenzioni con associazioni e soggetti privati? In questo modo si potrebbe rivitalizzare la città, fra l'altro creando numerosi posti di lavoro, finora appannaggio di un volontariato che di fatto si sta sempre più sostituendo ai percorsi della politica e della vita sociale. Insomma, sembra che dalla fine dell'800 ad oggi non si sia fatta molta strada, se ancora adesso l'unica soluzione possibile ai problemi delle persone è offerta dalla Chiesa cattolica e dalle altre realtà preoccupate di dare una risposta umanitaria alle cosiddette emergenze.
ab