mercoledì 30 settembre 2015

Interessante incontro sul razzismo, passato e presente

Incontro da brivido ieri sera al Forum. Sentire i tre ottimi relatori ricostruire il clima della proclamazione delle leggi razziste, nel 1938 a Trieste, ha veramente colpito i numerosi partecipanti all'incontro di Novecento inedito dedicato al "Razzismo di confine". Così come tutti sono rimasti scossi dal racconto di ciò che è accaduto in quel periodo: sinagoghe bruciate, deportazioni, persecuzioni d'ogni sorta. E' stato evidenziato anche il doppio binario della persecuzione fascista, nei confronti degli ebrei ma anche del popolo sloveno. Sono state rievocate le tragedie consumate nella Risiera di san Sabba e la costruzione dell'assurdo mito degli "italiani brava gente". La guerra è guerra e la crudeltà del razzismo non è prerogativa solo di alcuni e non di altri. Inevitabili sono state le attualizzazioni, con la sottolineatura del rinascente razzismo che sta caratterizzando l'attuale momento storico, con un'opinione pubblica sempre più orientata a seguire le tracce di altri tragici momenti della storia del Novecento.

martedì 29 settembre 2015

Gusti di Frontiera, la dimostrazione che la città è accogliente

Su Gusti di Frontiera è stato detto di tutto e di più. Al di là dei numeri, in ogni caso consistenti, e dell'ottima performance organizzativa, c'è chi ne esce contento, c'è chi critica e c'è chi pone corrette domande sui costi e su chi li deve sostenere.
Questa enorme sagra all'aperto ha anche detto quanto una città di Gorizia sia capace di accogliere visitatori provenienti da tante parti. E guardando alla mole di rifiuti "umidi" portati via nei due giorni successivi è difficile pensare che non ci sia abbastanza da mangiare e da bere per tutti.
In altre parole, Gusti di Frontiera ha dimostrato ancora una volta l'inconsistenza dell'affermazione secondo la quale "i richiedenti asilo a Gorizia sono troppi". E' evidente che c'è posto per tutti e che l'accoglienza delle persone - anche e forse soprattutto di quelle che ne hanno più bisogno - è la vera carta d'identità di una Città. A meno che non si ritenga che le uniche categorie da ricevere siano quelle che hanno soldi da spendere e da spandere, mentre quelle senza reddito debbano essere tenute lontano. Ma nessuno, neppure a Gusti di Frontiera, oserebbe sostenere una simile tesi.

lunedì 28 settembre 2015

Gusti di frontiera: tutto bello, resta una domanda, chi paga?

“Gusti  di frontiera” è finita : 350 stand, molte nazioni e secondo “il Piccolo” circa 1.500.000 euro di ricavi. Il sindaco, la giunta e la maggioranza dei cittadini sono stati molto contenti dell’aria di festa che in questi giorni ha invaso la città, altri magari un po’ meno, quelli che vivono nel centro, dove erano letteralmente assediati dalle bancarelle, affumicati e assordati dalla mattina fino a tarda sera. Ma è giusto che le persone si divertano e che la città riesca ad attirare gente da fuori, per confermare la sua vocazione turistica. Ora è il momento della rimozione degli stand e dei gazebo e magari anche di una riflessione sui costi. Sarebbe interessante che il sindaco desse ai cittadini una rendicontazione dettagliata e puntuale, sui quotidiani o sul sito del Comune, dei soldi pubblici spesi e ricavati. La legge in vigore ormai da due anni lo richiede. I cittadini dovrebbero conoscere i costi per l’uso del suolo pubblico, per gli allacciamenti elettrici e dell’acqua, i costi per il montaggio e lo smontaggio degli stand, i costi per le persone invitate ai convegni ecc. Sostanzialmente dovrebbero sapere se ci sono stati ricavi o perdite e, nel caso dei ricavi come saranno usati i soldi ricavati, nel caso  delle perdite, come queste verranno coperte. In particolare c’è chi è particolarmente interessato a conoscere quanto costerà la raccolta dei rifiuti e quanto lo spazzamento e il lavaggio delle numerose strade dove si è svolta la manifestazione. Vorremmo essere certi che questi costi non confluiranno nella prossima TARI dei cittadini di Gorizia. In effetti abbiamo un dubbio che non ci è mai stato chiarito e si tratta proprio dei “costi spazzamento e lavaggio strade”. Non riusciamo proprio a capire come quella voce ci sia costata 424.739 euro  nel  2005 e invece 914.696 euro nel 2015. Ci preme sottolineare che questi dati sono rigorosamente quelli del “Piano finanziario TIA del 2005”  e del “Piano finanziario Tari del 2015, ovviamente del Comune di Gorizia.
Gli abitanti sono in diminuzione e non ci risulta che la città si sia estesa. E allora purtroppo abbiamo qualche sospetto : non ci verranno per caso addebitati anche i costi dello spazzamento e lavaggio delle strade dove si svolgono manifestazioni come “Gusti di frontiera”, Fiera di S. Andrea, mercati ecc., dove chi sporca guadagna e quindi può pagare per i suoi rifiuti?
Rosamaria Forzi


Una storia lontana. Lontana? (4)

Mentre in quel regno lontano si sistemavano le strade e le piazze dopo alcuni giorni di festose gozzoviglie, la storia raccontata dalla nostra Sherazade continuava. Ed ecco la quarta puntata... (le altre sono state pubblicate il 9, il 13 e il 21 settembre)
Mentre i suoi messaggeri  percorrevano il Paese in lungo e in largo e leggevano ad altissima voce il bando al centro di ogni piazza, il re pensava a come poteva fare per liberarsi di quei viandanti, che continuavano ad essere  accampati nel parco o in riva al fiume.  Alla fine gli venne un’idea che gli sembrò buona. Ai confini  con il suo c’erano tre regni nei quali vivevano tre re, ai quali in un passato recente aveva fatto dei favori....  Pensò che era giunto il momento di chiedere loro di sdebitarsi. Ordinò al suo ciambellano  di preparare tanti carri quanti ne occorrevano per trasportare tutti i viandanti, di caricarli e dividerli in tre gruppi : ognuno dei tre sarebbe andato in un regno e il capo carovana  avrebbe consegnato ai rispettivi re  i bianchi, insieme ad un suo messaggio.  Nel messaggio  si chiedeva cortesemente a ciascun re, ma il tono era anche un po’ perentorio, di accogliere e di ospitare per un certo periodo quelle persone. In questo modo ognuno di essi si sarebbe completamente sdebitato nei confronti del re dei Celestini. Sì, il nome del popolo era proprio questo e il colore della loro pelle era celeste chiaro. (avete presenti i Puffi del belga Peyo ?). Gli ordini del re furono eseguiti, i carri tornarono vuoti, perché tutti i viandanti erano stati accolti e sistemati. Per qualche giorno nel Paese dei Celestini fu tutto tranquillo, il problema che aveva angustiato il re sembrava proprio risolto.  Ma poco tempo dopo il parco era di nuovo pieno di viandanti che erano seduti sulle panchine con i loro fagotti, avevano l’aria esausta e si guardavano intorno.   La notizia fu riferita al re che si stupì moltissimo e montò su tutte le furie. Corse alle gabbie dei piccioni reali, ne prese tre, legò ad una delle loro zampe un foglietto contenente un  messaggio e li spedì ai re suoi vicini. Chiedeva spiegazioni : come mai avevano lasciato partire le persone che aveva loro inviato ?  Non era questo quanto aveva loro chiesto!  A stretto volo di piccione giunse la risposta : i viandanti che erano stati inviati e accolti erano tutti lì e la promessa era stata rispettata.  Il re non sapeva darsi ragione.  Chiamò il  gran ciambellano e gli chiese spiegazioni. Questi, alquanto titubante, gli riferì che in realtà si trattava di nuovi viandanti, che erano arrivati un po’ alla spicciolata negli ultimi giorni. Il numero totale era all’incirca pari  a quello dei precedenti, che erano stati allontanati. I suoi informatori gli avevano riferito che provenivano tutti dagli stessi Paesi dell’Occidente, uno in guerra e l’altro dove la gente moriva di fame.  Il re era perplesso e molto infastidito. Sapeva che la maggior parte del popolo condivideva il suo atteggiamento ostile verso i viandanti, ma dal ciambellano aveva anche appreso che cominciavano ad esserci persone che invece lo criticavano. A quel punto il re pensò che occorreva proprio ricorrere ad altri sistemi più definitivi. (4 - continua)
Sherazade


sabato 26 settembre 2015

Il razzismo fascista. Interessante incontro prossimamente al Forum

Il volume “Il razzismo fascista. Trieste, 18 settembre 1938” edito dalla Kappa Vu, a cura di Claudio Venza e Claudio Cossu, con prefazione di Fulvio Camerini, raccoglie gli atti di un importante convegno svoltosi nel 2013 dal titolo “Trieste e il razzismo fascista”. Il testo, che contiene interventi di Silva Bon, Annamaria Vici, Simone Rorato, Gaetano Dato, mette in evidenza come si crearono, a partire dalla fine della prima guerra mondiale, i “nemici della patria”, non solo sloveni, quali furono i circoli culturali ed economici che individuarono nella comunità ebraica un potenziale nemico e concorrente e fa parlare alcuni testimoni che, all'interno dell'”adunata oceanica” del '38, ascoltarono e commentarono il discorso. Il razzismo fascista viene analizzato smontando l'idea di Trieste come città accogliente e dimostra le tensioni e le linee di frattura della società triestina. Il volume si propone, con una serie di documenti in appendice, come utile strumento di divulgazione storica e didattica. Interverranno alla presentazione Claudio Venza, già professore di Storia contemporanea di Trieste e studioso della guerra di Spagna, Silva Bon, presidente del Centro “Gasparini” di Gradisca e Franco Cecotti, storico dell'Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione nel FVG. Verrà proiettato un filmato originale sul celebre discorso di Mussolini. L'incontro si terrà il 29 settembre alle ore 18 presso la sede del Forum in via Ascoli 10.

Romoli contro papa Francesco

La soluzione del San Giuseppe a Gorizia è ottima. La struttura che richiede una manutenzione poco più che ordinaria ha già ospitato migliaia di persone agli inizi degli anni 2000, prima dell'apertura del famigerato Cpt di Gradisca. E' un fatto molto positivo che la Chiesa diocesana abbia deciso di metterla a disposizione in vista dell'accoglienza immediata e a più lungo periodo. Incredibile è invece la presa di posizione del sindaco Romoli che contesta la decisione annunciata dall'Arcivescovo negando la necessità di ristrutturare il centro. Ma può un sindaco interferire fino a questo punto sulle decisioni che riguardano la gestione e la sistemazione di un edificio che appartiene a un ente ecclesiastico? Inoltre, mentre il Papa offre agli americani una vera e propria filosofia dell'accoglienza e propone alle parrocchie di farsi ovunque luoghi di incontro e dimora, la posizione di Romoli - l'invito ad andarsene da un'altra parte non accompagnato da alcuna proposta concreta - non va direttamente a mettere dei bastoni fra le ruote alle intenzioni e alle indicazioni di Francesco?

martedì 22 settembre 2015

Progetto Bunker '15 - '18

Si è tenuta l'altro giorno presso il Municipio di Doberdò l'attesa conferenza stampa nel corso della quale è stato presentato il progetto "Bunker '15-'18", finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Si tratta di un'articolata rete di proposte di valenza internazionale che hanno come principale referente il Kulturni dom di Gorizia, supportato dal Comune di Doberdò, da nove associazioni culturali, tra le quali il Forum Cultura per Gorizia, provenienti dall'Italia, dalla Slovenia, dall'Austria e dall'Ungheria. Hanno garantito la collaborazione anche rappresentanti di realtà culturali della Bosnia e Erzegovina.
L'obiettivo del progetto - ha spiegato Igor Komel, presidente del Kulturni dom, è quello di elevare il livello culturale e di sviluppare un ampio interesse di pubblico nei confronti della varie zone nel territorio che fu fronte della prima guerra mondiale, coinvolgendo e coordinando diverse espressioni e linguaggi culturali tra le zone interessate al conflitto.
In primo luogo è prevista la collocazione di una lapide commemorativa "per non dimenticare Doberdob", cioè tutti i giovani caduti del Carso Goriziano apartenenti al comune di Doberdò del Lago. Sono poi in programma molte manifestazioni culturali, incontri, momenti artistici, uscite e gite d'istruzione, tutti finalizzati a raggiungere gli ambiziosi obiettivi.
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Doberdò, da SKGZ, Unione culturale economica slovena e dalla Provincia di Gorizia.

lunedì 21 settembre 2015

Una storia lontana. Lontana? (3)

Terza puntata della parabola raccontata dalla novella Sherazade. Le altre due sono state pubblicate mercoledì 9 settembre e domenica 13 settembre. E' solo un modo per riflettere, in un momento veramente complesso della storia d'Europa e del mondo.
La nuova soluzione era quella di spalmare le panchine con vernice fresca ogni mattina od ogni sera : bisognava fare uno studio per capire  qual era il momento migliore.  L’esito dello studio, affidato ad un consulente,  disse che era meglio farlo alla mattina.  Il re pensava di aver risolto il problema ed era soddisfatto.  Tuttavia cominciò a giungergli notizia di qualche diffuso malcontento tra i suoi sudditi. Anche tra coloro che non lo criticavano mai, c’erano persone che amavano frequentare il parco : mamme che portavano i loro bambini a giocare, anziani che amavano ascoltare i bandi del giorno sulle panchine o fruitori occasionali.  Nel frattempo il re aveva dovuto ricevere una delegazione di sudditi, che gli aveva spiegato che gli stranieri non  erano  benestanti un po’ originali, ma persone che fuggivano dalla guerra e dalla povertà :  avevano bisogno solo di fare una pausa per riposarsi ed erano intenzionati a continuare il viaggio. E sì, in effetti erano bianchi.  A loro serviva solo un minimo di assistenza temporanea, poi se ne sarebbero comunque andati.  Dopo aver congedato la delegazione, il re si concentrò in una riflessione profonda. Alla fine chiamò il ministro dei lavori pubblici  e gli ordinò di sospendere la verniciatura mattutina delle panchine del parco. Poi  chiamò il ministro addetto alle pubbliche relazioni e gli chiese  di preparargli  il testo di un  bando da proclamare a tutti gli angoli del Paese. Esso avrebbe dovuto contenere l’assoluto divieto agli stranieri  recentemente arrivati  di assembrarsi nel Paese e soprattutto nei parchi. Avrebbe inoltre dovuto dire ai cittadini che il re stava facendo tutti gli sforzi  per difendere i suoi sudditi da qualsiasi contaminazione con gli stranieri arrivati di recente e che per essi non avrebbe fatto assolutamente nulla : non voleva in alcun modo che i suoi sudditi pensassero che nel suo cuore ci fosse posto per altri.  Aveva pensato anche ad una allocuzione da mettere all’inizio del bando  :  “Ai nostri popoli”. Lui aveva un solo popolo, ma gli sembrava che questa formula avrebbe dato più importanza sia ai sudditi sia al contenuto del testo ( e qualche secolo più tardi  ad un imperatore dell’800, che aveva effettivamente più di un popolo, questa formula piacque tanto che gliela copiò).  (Continua. 3)
Sherazade

domenica 20 settembre 2015

Come è triste Gorizia!

Un corteo di circa 200 persone (poche, avrebbero dovuto essere molte di più) ha attraversato ieri le vie di Gorizia per protestare contro l'apertura della sede di Casapound nella centralissima via Mazzini. Manifestare contro coloro che si richiamo al fascismo di terza generazione, è sacrosanto. Sappiamo, perché lo hanno provato sulla loro pelle i nostri parenti, cosa ha significato il fascismo in queste terre, in termini di violenza, di razzismo, di deportazioni, di morte. Sappiamo, storicamente, cosa ha significato per il paese minimizzare il pericolo del fascismo: venti anni di dittatura.
Così il corteo è sfilato in una città che -  politicamente e psicologicamente - guarda. Raramente prende posizione pubblica, raramente si indigna. E' il terreno ideale del prendattismo di Romoli che non a caso ha trovato a Gorizia e non ad Arezzo il terreno più fertile per il suo sistema di pensiero. Quello che è accaduto non va invece minimizzato. La sede di Casapound, chiamata “La Tenace” è stata inaugurata da Gianluca Iannone, pregiudicato e violento picchiatore, legato a Salvini e al suo razzismo miope e dilagante. La sede è aperta in una delle vie principali di Gorizia, vicino all'Università, dove molti giovani di idee diverse, studiano e passano il loro tempo, è vicina al palazzo del municipio, e questo in una città medaglia d'oro della resistenza, multi etnica, dove il clima di tensione tra fascismo e antifascismo nella zona di confine è stato alimentato fino almeno alla metà degli anni '70 nel quadro della strategia della tensione, dove si sono incrociati gladiatori, generali golpisti, associazioni di copertura dei servizi segreti. Qui abbiamo avuto Peteano: abbiamo già pagato il prezzo a quella politica.

Gorizia, attonita, osserva il parco pieno di quasi 200 migranti per cui non si fa nulla da un anno; a poche centinaia di metri abbiamo questa sede. E il progresso della città da cosa dovrebbe ripartire? Dalla presenza universitaria che entrerà in conflitto con i tenaci?  Dal turismo in un parco ridotto a dormitorio pubblico senza bagni, perché il sindaco non fa nulla, dai negozi chiusi, dalle vasche in mezzo a gente che raccoglie firme contro l'immigrazione? Al festival “E' storia” è stato palese il danno procurato dal corteo irredento, continuiamo ancora?  Se l'assessore Romano sale sul palco accanto ai prodi difensori del sacro suolo italico e la politica non la fa dimettere, cosa ci aspettiamo da Gorizia, cosa parliamo di turismo, di sviluppo e di cultura?  Quello che è accaduto ieri, la tensione con un paio di militanti di estrema destra, la reazione della polizia, la preoccupazione di tanti di tornare indietro politicamente di 40 anni, è la prospettiva che ci aspetta se non reagiamo con forza per cambiare la città a partire dalla sua classe politica. 
adg

venerdì 18 settembre 2015

Perplessità sull'incontro dell'altra sera al Forum

Ecco un commento di Dario Stasi all'incontro sulla valorizzazione della cultura goriziana tenutosi al Forum qualche giorno fa. Ci sono molti spunti interessanti sui quali vale la pena aprire una discussione...
Ritengo opportuno fare alcune considerazioni a proposito dell’incontro sulla cultura tenutosi lo scorso martedì nella sede del Forum. Tanta gente, e questo è un segno importante di interesse sugli argomenti in discussione, interesse suscitato anche dalle numerose interviste sul tema che si susseguono da mesi sul Piccolo.
Nella discussione preliminare su questo blog di un paio di settimane prima avevo criticato un po’ polemicamente la scelta del tema proposto, che ritenevo troppo generico. Avrei preferito che la discussione si concentrasse su un tema piuttosto acquisito ormai a Gorizia, che è quello della “città della storia” e della “città del Novecento”, mettendo insieme l’evento annuale “èStoria”, la recente mostra fotografica “Il secolo lungo” e il progetto del Parco del Novecento, il “Novecento inedito” del Forum e altro. Le cose poi sono andate avanti secondo il programma già deciso. Qualche giorno prima dell’incontro Bellavite mi chiede comunque di intervenire, insieme ad altri relatori (decisamente troppi). Non posso rifiutare, ci mancherebbe. Però penso comunque di portare un esempio delle tematiche e del modo di procedere di Isonzo Soca e mio in particolare.

All’incontro spiego dunque le critiche che avevo fatto in precedenza al Forum, riporto le solite cose che da anni scriviamo su Isonzo Soca e porto un esempio di nostra “divulgazione” sul tema di un monumento nella valle del Vipacco che ricorda la battaglia della Bora o battaglia del Frigido (Vipacco), che per caso avevo appena scritto. Le reazioni dei due storici presenti, Cavazza e Tavano, e prima ancora del teologo Bellavite sono state offensive, come se avessi fatto un’invasione di campo su argomenti tabù o di esclusiva competenza di “storici” e teologi appunto. Bellavite ha subito detto che gli argomenti sollevati erano molto “complessi” e “chissà cosa avrà da dire il professor Tavano”. Cavazza a sua volta ha farfugliato qualcosa sulla poca importanza delle cose che avevo detto (“curiosità” e nient’altro), facendo stupide ironie sui giornalisti, chiedendomi se sono iscritto all’albo e altre scempiaggini. Il Tavano poi ha raccontato con un sussiego insopportabile che prima di parlare della battaglia del Frigido avrei dovuto documentarmi e consultare gli atti (“mille pagine”) di un non so che convegno sull’argomento, dicendo questo senza entrare minimamente nel merito di quanto avevo detto. Una scorrettezza grave, che il coordinatore dell’incontro avrebbe dovuto censurare. Per ora mi fermo qui. Ho mandato l’articolo sulla battaglia della Bora al Piccolo sperando che lo pubblichi. Informo infine che Cavazza e Bellavite mi hanno chiesto scusa. Da Tavano non mi aspetto e non desidero nulla. 
Dario Stasi          

Migranti, dalla miopia all'impotenza

Come minimo la si può definire miopia.
Fino a non molti giorni fa autorevoli (si fa per dire) esponenti della maggioranza in Consiglio Comunale sostenevano che centinaia di richiedenti asilo provenienti soprattutto da Afghanistan e Pakistan venivano a Gorizia perché attratti dall'accoglienza nella tendopoli allestita per iniziativa della Provincia in Via Brass.
Nelle ultime campagne elettorali, a tutti i livelli, l'argomento migrazioni era all'ultimo posto delle agende e certamente non è stata data alcuna attenzione alle fin troppo facili previsioni seguite alla destabilizzazione di buona parte dell'area nord-africana e del medio oriente. Si aggiunga la cronica rotta dei più poveri dei poveri, in fuga dalla fame dominante nei paesi del Sahara e subsahariani e si ha un quadro come minimo preoccupante della situazione.
Che fare? Quella che fino a un anno fa avrebbe potuto essere una domanda politica, l'avvio della ricerca di soluzioni condivise a livello europeo, oggi si pone invece come una drammatica urgenza che di fatto ha già spaccato in due l'Europa. Da una parte c'è chi è direttamente coinvolto in un biblico spostamento di popolo e reagisce con la linea dura del respingimento sulla linea di frontiera; dall'altra chi ancora non ha subito in pieno la pressione di intere colonne di poveri e nel condannare l'uso della violenza non riesce tuttavia a trovare alcuna soluzione umanitaria alternativa.
In tutti i casi finalmente almeno si è trovato il punto della discussione. Finora il dibattito era incentrato sulla domanda se accogliere o meno i nuovi arrivati. Ora, preso drammaticamente atto che essi vengono indipendentemente dalla risposta, la questione è come fare di fronte a questa sempre più numerosa massa di esseri umani alla ricerca di pace e di pane. E purtroppo emerge chiaramente che le uniche possibili soluzioni sono due, la linea Orban di respingimento coatto, con tutte le conseguenze che si possono immaginare in termini di vite umane e di venti di guerra totale; oppure la linea della gestione dei flussi migratori, con una radicale trasformazione di tutto il sistema delle politiche europee, in relazione al lavoro, all'alloggio e anche ai viaggi della speranza lungo le rotte della tera e dei mari.
Si è ancora in tempo? L'attuale parterre politico europeo è in grado di offrire risposte sistematiche convincenti? Le autorità morali e religiose planetarie sono in grado di offrire strumenti di richiamo alla comune appartenenza al genere umano, andando oltre al generico invito ad accogliere chiunque?
Gli interrogativi sono tanti e sono assillanti. Le immagini colpiscono come pietre l'intelligenza e il cuore. Forse qualcosa, a livello locale, si può anche fare. Anche a Gorizia infatti, nei parchi e sulle rive dell'Isonzo, si avvicina a grandi passi l'autunno.
ab

mercoledì 16 settembre 2015

E' urgente! Un assessore alla cultura per Gorizia

Nel corso dell'incontro sulla valorizzazione della cultura goriziana tenutosi ieri sera al Forum, tra tante riflessioni e proposte più o meno condivise, un punto ha trovato l'accordo di tutti coloro che hanno parlato e dei partecipanti che hanno riempito all'inverosimile la sala dell'Associazione. Non è possibile che non ci sia un Assessore alla Cultura nel Comune di Gorizia. O meglio c'è, ma è anche Sindaco e Assessore ai lavori pubblici. Come si fa, in un momento così delicato per la vita della città, di fatto marginalizzata dai più importanti centri regionali, a non nominare - da anni ormai! - un punto di riferimento politico amministrativo per le questioni riguardanti la cultura? Dall'incontro di ieri sera è emerso quindi un fortissimo appello al sindaco Romoli, affinché in tempi brevissimi provveda a colmare una mancanza che da ormai troppo tempo si fa sentire, eccome!

martedì 15 settembre 2015

Grande incontro sulla cultura al Forum per Gorizia

L'incontro di martedì sera al Forum per Gorizia è stato molto interessante e ha suscitato un grande interesse di partecipazione da parte dei cittadini. Introdotto da Silvano Cavazza e Alessio Sokol, il meeting si è incentrato anzitutto sulla valorizzazione della cultura in quanto occasione per la produzione di eventi con ricaduta anche turistica oppure sul ruolo della ricerca scientifica in quanto tale. Igor Komel, riferendosi alla cultura slovena nel territorio goriziano, ha sottolineato come sia necessario trovare dei luoghi di costruzione di unità fra le diverse realtà culturali, a volte anche troppe, che agiscono sul territorio. Roberto Covaz ha proposto la costruzione di un "luogo" di raccordo tra le diverse associazioni culturali, nonché un'equa ridistribuzione dele risorse fra e diverse componenti. Sono seguiti gli interventi testimonianza di Adriano Ossola su èStoria, di Renzo Furlano su Cormonslibri e di Dario Stasi su Isonzo Soča. Un ampio e interessante dibattito ha seguito le prime riflessioni. tutti si sono trovati d'accordo sul cercare e trovare dei punti di incontro per poter favorire in ogni modo possibile un'attenzione da parte delle amministrazioni intorno alla promozione e allo sviluppo della cultura.

lunedì 14 settembre 2015

Genni e Hamid, amore e speranza

Sotto il bobolar di Staranzano si è verificato ieri, domenica 13 settembre, un vero avvenimento. Genni e Hamid hanno presentato a un'autentica folla di amici e conoscenti la loro figlia Mina e si sono sposati davanti al celebrante Ivo e a una grande comunità riunita. Hamid viene dall'Afghanistan, ha camminato molto sulle pericolose strade d'Europa prima di raggiungere l'Italia e il Cara di Gradisca d'Isonzo. Genni è stata una delle più attive promotrici delle politiche d'accoglienza in Regione, sempre presente nelle lotte contro il Cpt e il Cie, sempre attiva con la Tenda per la Pace e per i Diritti, dalla parte degli impoveriti e delle vittime dell'ingiustizia. Si sono conosciuti così e i loro destini si sono incrociati, come ben evidenziato nella bellissima cerimonia. I canti, le poesie, i segni simbolici molto evocativi hanno riempito la mente e il cuore di gioia. Nel momento conclusivo, la condivisione del pane fra tutti i presenti, non pochi avevano gli occhi lucidi e i fazzoletti a portata di mano. Non si tratta di una favola a lieto fine, i due neo-sposi sono molto concretamente  impegnati in prima fila nella lotta nonviolenta contro la pseudocultura del rifiuto e della chiusura. Insieme hanno generato una nuova vita, alla quale hanno dato il nome afghano di "pace" e insieme si pongono al servizio della vita di tante persone che sono state private di tutto, anche dello stesso diritto di vivere e di amare. Un augurio enorme a Genni e Hamid anche da parte di tutti coloro che si riconoscono nelle proposte del Forum per Gorizia. Il vostro cammino è anche il nostro cammino, buona strada!
Andrea Bellavite

domenica 13 settembre 2015

Una storia lontana. Lontana? (2)

Secondo appuntamento con la storia lontana lontana vicina scritta da una novella Sherazade. La puntata precedente è stata pubblicata mercoledì 9 settembre.
Alla vista dei suoi sudditi, che si comportavano in modo tanto deprecabile,  il re si infuriò.  Aveva sempre creduto di essere in sintonia con loro e di anticipare e realizzare i loro pensieri. Ma quello che vedeva gli provocava una forte  delusione.  Ordinò che tutti tornassero nelle loro case e che gli uomini bianchi venissero prontamente allontanati. Tutti obbedirono, non ci furono proteste esplicite, ma si notò che in alcuni serpeggiava un certo malumore. Anche i viandanti bianchi furono dispersi, ma siccome non sapevano dove andare e, soprattutto, dove rifugiarsi per la notte, presto si radunarono di nuovo nel parco o sul greto del fiume.  I soldati se ne erano andati  e loro erano di nuovo liberi di stare insieme; stare  accanto a persone che venivano dallo stesso Paese e con le quali avevano affrontato le molte traversie del lungo viaggio li faceva stare meglio.  Potevano parlare la loro lingua, ricordare le vicende comuni  e magari  anche difendersi  in caso di qualche aggressione. In quella stagione dormire all’aperto su qualche panchina o a terra, dopotutto non era così terribile. E tutti speravano in un futuro migliore.

Il  re tornò a corte e convocò subito tutti i suoi ministri; voleva discutere con loro di questa novità, che a suo avviso stava sconvolgendo la tranquillità del suo regno (che, a dire il vero, era definita da più di qualcuno un po’ sonnacchiosa ).  Come al solito, erano tutti d’accordo con lui  :  era insopportabile  che  senza nessun preavviso fosse arrivata una moltitudine di persone, che, invece di scegliere uno dei molti alberghi presenti ovunque, decidesse di acquartierarsi nel parco o in riva al fiume. E poi il loro abbigliamento!  E tutti quanti con zaini, fagotti, sacchi di plastica! E per di più erano di razza bianca!   Veramente offrivano uno spettacolo sgradevole, che decisamente  risultava indecoroso per tutto il regno. Occorreva prendere subito qualche provvedimento. Dopo che tutti i presenti  ebbero espresso il loro parere, che naturalmente concordava con quello del re, chiese la parola il ministro dei lavori pubblici. Il sovrano lo guardò con simpatia; amava molto quel dignitario e si fidava di lui come di sé stesso. Gli diede subito la parola.  Il ministro dei lavori pubblici disse che innanzi tutto occorreva impedire ai nuovi venuti di sedersi sulle panchine e proponeva quindi di piantare su di esse dei chiodi rivolti verso l’alto. L’idea piacque subito al re, che   accettò la proposta e gli diede l’incarico di provvedere subito.  Ma la mattina seguente tutti videro che gli stranieri si trovavano nuovamente seduti sulle panchine. Che cosa era successo ?  Gli stranieri, ma anche i sudditi del regno  che volevano sedersi  per godersi il parco, avevano espiantato i chiodi, che si trovavano ora per terra o nei cestini dei rifiuti.  Il ministro dei lavori pubblici venne informato dell’accaduto.  Si immerse subito in una profonda riflessione e alla fine disse  che aveva la soluzione giusta. (2 Continua)
Sherazade

sabato 12 settembre 2015

La lapide per i partigiani fucilati, meglio tardi che mai!


Mirko Primosig, presidente anpi di Gorizia

Il coro esegue i canti partigiani

La nuova lapide dedicata ai partigiani uccisi

Veramente toccante la cerimonia che ha accompagnato lo scoprimento della lapide dedicata ai fucilati antifascisti, sloveni e italiani, nel cortile del castello di Gorizia. Accompagnata dai canti e dai discorsi ufficiali, la commemorazione ha avuto il suo culmine quando è stata resa visibile a tutti la lastra di marmo riportante in quattro lingue la motivazione della memoria. E' un ricordo molto diverso da quello contenuto nella lapide del 1964, dove non venivano neppure menzionati i carnefici, in un generico richiamo all'anelito alla giustizia e alla libertà. Negli ultimi anni il cortile era precluso al pubblico, da oggi chi visiterà il castello potrà leggere, presso il portale d'ingresso, le motivazioni di una memoria che non  deve essere smarrita dal tempo. Tutti sono rimasti particolarmente colpiti dalla lettera scritta la vigilia della fucilazione da un condannato. La lettura, in italiano e sloveno, ha toccato il cuore di ognuno. Al termine c'è stato spazio anche per una testimonianza di un reduce della battaglia di Gorizia: un racconto avvincente, pieno di passione ed emozione.
La lapide del 1964 (si confronti con quella del 2015!)

Riaperta la strada nel Travnik

E' stata riaperta la strada lastricata di porfido davanti alla chiesa di Sant'Ignazio. Questa volta sembra un lavoro ben fatto ed è stato eliminato l'obbrobrio delle montagne russe che suscitava i n chiunque imbarazzo. Speriamo che sia la volta buona!

Un Gomblotto contro Romoli?

Quando parlavamo della crisi di Gorizia, i nostri oppositori hanno sempre detto che “la crisi è strutturale, globale, planetaria”: cosa poteva fare un sindaco, per di più prendattista, davanti ai Poteri Forti della Finanza Internazionale, se non, appunto, prendere atto del loro strapotere? Ma in questi giorni i giornali ci dicono altro. 1) la città, in controtendenza con il resto del paese, vede il commercio in crisi 2) la città, in controtendenza con quanto accade in Europa occidentale e in numerosi comuni dell'Isontino, fa dormire i richiedenti asilo per terra da un anno 3) la città, in controtendenza a quanto accade intorno a lei, prende pochi euro dall'avvenimento che doveva essere centrale nella sua programmazione culturale: la prima guerra mondiale. Neanche in quel settore degli studi, tanto magnificato dalla destra locale, siamo stati in grado di proporre qualcosa. Allora, senza pensare al Grande Complotto contro i Goriziani e alle Scie Chimiche, possiamo agire almeno un po', per esempio nominando un assessore alla cultura in grado di mettere insieme gli operatori e tirarne fuori qualche idea sulla grande guerra, visto che il sindaco non ce la fa? 
adg

A piedi nudi, per essere solidali

Sarà pure un simbolo, ma in tempo di linguaggi fin troppo espliciti anche un simbolo può essere particolarmente efficace.
La marcia a piedi nudi, ieri pomeriggio a Gorizia e in molte altre città d'Italia, ha indicato la parte dalla quale vorrebbero stare quelli che hanno camminato. Dalla parte e soprattutto insieme a chi non può permettersi di togliere e mettere le scarpe a proprio piacimento, ma deve affrontare viaggi interminabili e pieni di rischi spesso a piedi nudi o con le calzature in disfacimento.
Se per un istante si tralasciassero i toni polemici e si incontrassero veramente le persone, i richiedenti asilo di Gorizia potrebbero essere insegnanti di vita. C'è chi è fuggito per evitare di essere arruolato da terroristi ed essere costretto a far del male ad altra gente. C'è chi ha negli occhi e sul corpo le cicatrici di violenze tremende. C'è chi guarda avanti, con speranza in un nuovo futuro. C'è chi ha affrontato peripezie da odissea. E quasi tutti adesso sperimentano l'asprezza delle notti goriziane, all'addiaccio e i pericoli del fiume vicino. Perché non lasciare che la loro voce e il loro racconto raggiungano le nostre orecchie e il nostro cuore? Perché non chiedere direttamente a loro i continui interrogativi suscitati dalla diffidenza cieca: perché solo uomini giovani? Perché non sono rimasti a casa loro a difendere le spose e i figli? Perché sono venuti proprio a Gorizia? A ognuna di queste domande corrispondono tante risposte, certamente più vere di qualunque illazione "sparata" a partire non solo dalla non conoscenza, ma anche dal rifiuto a incontrare degli esseri umani in quanto tali.
Rimesse le calze e le scarpe, il simbolo ora si deve trasformare in solidarietà: dalla parte della persona, della tutela dei Diritti, della libera circolazione degli esseri umani, dell'abbattimento di tutti i muri.
ab

venerdì 11 settembre 2015

Sì, marciamo! Oggi alle 17 dalla stazione al parco

E' il giorno della marcia a piedi nudi. Dalla stazione di Gorizia al Parco della Rimembranza, insieme a migliaia di persone in tante città d'Italia.
Si marcia per dire che si sta da una parte e non dall'altra. Si sta dalla parte delle persone che camminano, chilometri e chilometri a piedi nudi, sfidando il clima, le burocrazie, le violenze. Si sta dalla parte di ogni essere umano che anela al riconoscimento del proprio diritto di esistere, di vivere dignitosamente, di contribuire alla crescita della società, di conoscere, di amare. Si sta dalla parte dell'unico futuro sostenibile, quello dell'integrazione e della coesione fra i popoli, di una nuova gigantesca sintesi tra Oriente e Occidente, tra Sud e Nord del mondo. Si sta dalla parte di un'Europa dei nuovi popoli e delle nuove nazioni, delle nuove ideologie condivise e delle nuove religioni coese nel costruire la pace.
E si sta dalla parte opposta di chi invoca la costruzione di alti muri o il respingimento violento, di chi minaccia bombardamenti e innesca fuochi difficili da spegnere, di chi sparge benzina per bruciare ciò che resta della speranza. Chi sta da questa parte è dominato dalla paura, rappresenta un Occidente opulento, svogliato e agonizzante, l'Impero Romano ai tempi finali di Romolo Augustolo, apparentemente inattaccabile e perforato come burro dai popoli provenienti dall'est: giovani, forti, con un'immensa voglia di vivere dentro. Ecco il perché di un razzismo così irrazionale, ci si specchia nei nuovi arrivati e guardandosi si prende paura: meglio rovesciare su di loro l'ansia per come ci si è ridotti, senza accorgersi che il rifiuto dell'accoglienza fa di chi lo propone il peggior nemico di quella civiltà che solo a parole vorrebbe proteggere.
Si marcia per dire sì a un futuro di pace, di giustizia e di diritti per tutti. Si marcia per dire no al vicolo cieco del rifiuto, della violenza e della conseguente guerra globale.
ab

mercoledì 9 settembre 2015

Una storia lontana. Lontana? (1)

In un Paese  non molto grande regnava felicemente da lungo tempo un re, che era costantemente aiutato  e appoggiato dalla sua corte in ogni decisione. La vita scorreva tranquilla, i sudditi erano contenti e quelli che non lo erano per lo più non lo dicevano..  Al re  piaceva regnare  come alcuni suoi predecessori,  in particolare come alcune figure che aveva ammirato in gioventù, soprattutto quelle che avevano scelto  sani principi di ordine e disciplina. Gli piaceva che tutto rimanesse  uguale e tranquillo, senza inutili novità. Per controllare che tutto fosse a posto, aveva l’abitudine di passeggiare in lungo e in largo per il Paese . Passava volentieri nei  parchi, dove si compiaceva di vedere che le piante crescevano e che i fiori sbocciavano. Amava recarsi  anche  sulle rive del fiume che attraversava la capitale del suo regno, dove gli piaceva raccogliere i sassi piatti  e lanciarli a pelo d’acqua,  per vederli rimbalzare.   Un giorno, però, sia nel parco che sugli argini del fiume della capitale  vide qualcosa che al principio lo stupì  e che subito dopo lo indispettì :  c’erano gruppi di persone dalla pelle bianca sedute  sulle  panchine  o sui sassi più grossi  del greto del fiume e tutte avevano accanto a sé  zaini o fagotti.  Chiamò  subito i suoi informatori per sapere chi fossero  quegli  stranieri  dall’aspetto  tanto  diverso da quello dei  suoi sudditi  e perché si trovassero lì. Da loro seppe che si trattava di due gruppi etnici occidentali che provenivano da un Paese in guerra e da uno dove regnava la povertà. Erano in viaggio da tanto tempo, non volevano fermarsi nel suo regno, ma raggiungerne un altro, dove erano convinti di poter vivere in pace. Tuttavia stavano facendo una pausa, per riposarsi dalle fatiche del viaggio.  Il re andò su tutte le furie. Innanzitutto  non gli piaceva il colore della pelle di quelle persone, ma soprattutto  con il loro abbigliamento e con i loro bagagli approssimativi  deturpavano l’aspetto decoroso del parco e degli argini del fiume :  dovevano essere cacciati subito. Le sue guardie eseguirono l’ordine. Ma quegli uomini erano veramente troppo stanchi e affamati per proseguire e poco dopo ricomparvero negli stessi posti. Allora il re comandò che i suoi soldati requisissero agli stranieri indesiderati tutti i loro averi. Intanto  quei luoghi cominciarono a popolarsi, erano i sudditi del re che erano venuti per capire che cosa stava succedendo. E, avendo compreso la situazione, arrivavano portando chi bottiglie d’acqua, chi pane, chi, ancora, pietanze preparate velocemente. Si era sparsa la voce che c’erano persone bisognose d’aiuto e ciascuno aveva pensato di fare la propria parte.  Erano le persone che pensavano con la loro testa e che non accettavano ordini che non apprezzavano, anche se non lo avevano mai detto. (1 Continua)
Sherazade 

C'è ben poco da ringraziare!

Oggi sul Piccolo è stata pubblicata una lettera dal titolo “Un grazie al sindaco Romoli”. Entriamo nel merito. Colui che scrive contrappone don Alberto e la Cecot a Romoli, che viene pubblicamente ringraziato “per gli sforzi fatti nel gestire il problema degli immigrati”. Ma quali sarebbero questi sforzi? Abbiamo 190 persone che vivono sull'Isonzo, privi delle più normali misure igieniche. Questo offende sia i cosiddetti buoni, sia i cosiddetti  cattivi. I buoni che soffrono per le condizioni dei rifugiati, i cattivi perchè li vedono girare comunque per la città. Romoli ha certamente un altro numero di richiedenti asilo che non riesce a gestire ma perchè è lui che non vuole trovare soluzioni: il suo atteggiamento è sempre negativo. Accusarlo di immobilismo è dunque sacrosanto, anche tenendo conto che gli altri sindaci, di destra e sinistra Isonzo, qualcosa hanno fatto: Romoli nulla, se non lagnarsi di un problema che sta investendo tutta Europa e che lui osserva dal buco della serratura, da una prospettiva, come dire provincialista e campanilista: not in my home. Romoli è  solo davanti alle istituzioni ostili, come dice l'interlocutore? Mi pare proprio l'opposto: Romoli si scontra con gli  altri sindaci, i vari prefetti, gli assessori, la provincia, opponendo un pertinace, irreale, ostinato, no se pol. Il suo atteggiamento a me pare irrazionale, fuori dalla storia, prima ancora che cinico, viste le continue condizioni di pericolo, di possibili malattie, di morte. I flussi continueranno, sia che si intervenga militarmente in Siria come vuole Hollande, sia che non si intervenga militarmente. All' accoglienza non c'è alternativa. Cerchiamo di capirlo, come hanno fatto austriaci e tedeschi, impariamo a gestire un fenomeno che continuerà e per il quale dobbiamo attrezzarci. Il sindaco rappresenta, come dice il signore,  tutti i cittadini? Questo è un'ipotesi del terzo tipo. Convoca consigli comunali? Incontra gli elettori e ne raccoglie gli umori? Mah...
adg

Un nuovo clima sui migranti: problemi e prospettive

Mentre tutto è pronto per la manifestazione delle donne e degli uomini scalzi, che si terrà venerdì con partenza alle ore 17 dalla stazione ferroviaria di Gorizia, si accentua l'impressione di un cambiamento di clima culturale e di atteggiamento. Le espressioni di forte disagio nei confronti dei migranti sembrano appartenere a una cerchia sempre più ristretta di persone appartenenti a gruppuscoli dell'estrema destra e del leghismo razzista. Autorevoli rappresentanti politici di diversi Paesi europei hanno modificato la loro linea, ponendo l'accoglienza al primo posto dell'agenda politica della Comunità. Papa Francesco lancia un appello alle comunità cattoliche perché aprano case canoniche, parrocchie e strutture all'accoglienza diffusa.
Tutto bene? Bene sì, ma fino a un certo punto. Restano infatti aperti diversi interrogativi. Per esempio, ammettiamo che le strutture ecclesiali siano messe a disposizione dei richiedenti asilo - come sembra che possa accadere dopo l'accorato appello del vescovo di Roma: come si concilia tale disponibilità con il divieto dei sindaci, in particolare con quello di Gorizia che da oltre un anno ripete sempre lo stesso ritornello sulla città che non sarebbe in grado di ricevere più neppure un profugo? Oppure, in assenza di una reale politica dell'accoglienza basata sulla gestione diretta dei flussi e sulla ridefinizione dei posti di lavoro e dei possibili alloggi, come faranno le condivisibili parole di Merkel e di altri capi di governo a oltrepassare lo stadio delle buone intenzioni? Ancora, è proprio indispensabile fondare la possibilità dell'accoglienza su un volontariato più o meno connotato religiosamente, non sarebbe meglio immaginare un controllo dello Stato sui fondi da trasmettere direttamente agli interessati? In altre parole, invece di affidare la loro custodia alle strutture intermedie attraverso il finanziamento dei 35 euro quotidiani (che peraltro corrispondono a oltre 1000 euro mensili), non sarebbe più opportuno garantirne una media di 20 a ciascun richiedente, con immediata e positiva ricaduta sugli esercizi pubblici e privati finalizzati all'accoglienza e con evidente beneficio per tutto il territorio?
Ciò non toglie un certo senso di sollievo nel percepire la crescita di una consapevolezza intorno ai contorni di un fenomeno enorme che riguarda centinaia di migliaia di esseri umani. Non può essere fermato perché nessuno può impedire la fuga dalla fame e dalla guerra, potrebbe essere tuttavia sottratto, con autentiche politiche in grado di porre al centro della propria attenzione la persona, alle speculazioni delle mafie internazionali e dei trafficanti di umani.
ab

martedì 8 settembre 2015

Novecento Inedito, terza parte

Viene presentato oggi alla stampa il terzo ciclo di incontri dedicati al Novecento Inedito. Perché il Forum per Gorizia propone questi momenti di studio e riflessione, intorno agli avvenimenti che hanno interessato il secolo scorso e  alle loro conseguenze sul tempo presente? Perché si è convinti che soltanto andando al fondo delle questioni e scoprendo i nessi tra gli eventi sia possibile immaginare una prospettiva politica sostenibile. Ciò vale in particolare per il territorio goriziano, dove la questione delle memorie e dell'interpretazione dei fatti accaduti nella prima metà del XX secolo suscita ancora risentimenti, opposizioni e nostalgie. Solo un solido fondamento culturale può introdurre un'autentica riflessione politica. A Gorizia ciò significa che solo ritrovando il valore dell'unità nella diversità delle lingue e delle culture è possibile rilanciare il ruolo della/delle città come laboratori di pace, solidarietà e accoglienza. L'invito a partecipare è rivolto proprio a tutti coloro che accettano di lasciarsi mettere in discussione, di non accettare in modo acritico qualsiasi tesi finora data per scontata, di rispettare e conoscere le sempre nuove prospettive aperte dalla ricerca storico scientifica critica e sistematica. Il calendario degli incontri in settembre e ottobre è pubblicato a lato e sulla pagina facebook del Forum.

lunedì 7 settembre 2015

Venerdì 11, alle ore 17: SCEGLI DA CHE PARTE STARE!



Venerdì 11 settembre, con partenza dalla Stazione di Gorizia alle ore 17.00 ed arrivo al Parco della Rimembranza, ci sarà la MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI, con l’impegnativo sottotitolo Scegli da che parte stare. E’ un’iniziativa che si svolgerà contemporaneamente in molte città d’Italia, promossa da un gruppo di esponenti della società civile nazionale. Il Forum per Gorizia, insieme a molte altre realtà sociali, associative, culturali e politiche del territorio, aderisce con convinzione. Eccone le ragioni e i significati spiegati nel manifesto nazionale:

È arri­vato il momento di deci­dere da che parte stare.
È vero che non ci sono solu­zioni sem­plici e che ogni cosa in que­sto mondo è sem­pre più com­plessa.
Ma per affron­tare i cam­bia­menti epo­cali della sto­ria è neces­sa­rio avere una posi­zione, sapere quali sono le prio­rità per poter pren­dere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha biso­gno di met­tere il pro­prio corpo in peri­colo per poter spe­rare di vivere o di soprav­vi­vere.
E’ dif­fi­cile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migra­zione asso­luta richiede esat­ta­mente que­sto: spo­gliarsi com­ple­ta­mente della pro­pria iden­tità per poter spe­rare di tro­varne un’altra. Abban­do­nare tutto, met­tere il pro­prio corpo e quello dei tuoi figli den­tro ad una barca, ad un tir, ad un tun­nel e spe­rare che arrivi inte­gro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai biso­gno.
Sono que­sti gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni pos­sono essere coperte da decine di infa­mie, paure, minacce, ma è inci­vile e disu­mano non ascoltarle.
La Mar­cia degli Uomini Scalzi parte da que­ste ragioni e ini­zia un lungo cam­mino di civiltà.
E’ l’inizio di un per­corso di cam­bia­mento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo glo­bale di capire che non è in alcun modo accet­ta­bile fer­mare e respin­gere chi è vit­tima di ingiu­sti­zie mili­tari, reli­giose o eco­no­mi­che che siano. Non è pen­sa­bile fer­mare chi scappa dalle ingiu­sti­zie, al con­tra­rio aiu­tarli signi­fica lot­tare con­tro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, signi­fica ripu­diare la guerra e costruire la pace.
Dare rifu­gio a chi scappa dalle discri­mi­na­zioni reli­giose, etni­che o di genere, signi­fica lot­tare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare acco­glienza a chi fugge dalla povertà, signi­fica non accet­tare le sem­pre cre­scenti disu­gua­glianze eco­no­mi­che e pro­muo­vere una mag­giore redi­stri­bu­zione delle ricchezze.
Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In cen­ti­naia cam­mi­ne­remo scalzi fino al cuore della Mostra Inter­na­zio­nale di Arte Cinematografica.
Ma invi­tiamo tutti ad orga­niz­zarne in altre città d’Italia e d’Europa.
Per chie­dere con forza i primi tre neces­sari cam­bia­menti delle poli­ti­che migra­to­rie euro­pee e globali:
Cer­tezza di cor­ri­doi uma­ni­tari sicuri per vit­time di guerre, cata­strofi e dittature
Acco­glienza degna e rispet­tosa per tutti
Chiu­sura e sman­tel­la­mento di tutti i luo­ghi di con­cen­tra­zione e deten­zione dei migranti
Creare un vero sistema unico di asilo in Europa supe­rando il rego­la­mento di Dublino
Per­ché la sto­ria appar­tenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro cam­mi­nare insieme.
Primi fir­ma­tari:
Lucia Annun­ziata, Don Vini­cio Alba­nesi, Gian­franco Bet­tin, Marco Bel­loc­chio, Don Albino Biz­zotto, Elio Ger­mano, Gad Ler­ner, Giu­lio Mar­con, Vale­rio Mastan­drea, Gra­zia Naletto, Giusi Nico­lini, Marco Pao­lini, Costanza Qua­tri­glio, Norma Ran­geri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Ser­villo, Ser­gio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini
A livello locale sostengono e promuovono l'iniziatica : SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA', PARTITO DEMOCRATICO, FEDERAZIONE DELLA SINISTRA, ITALIA DEI VALORI, FORUM PER GORIZIA,CGIL FVG , INSIEME CON VOI, TENDA PER LA PACE, TUTTI INSIEME GORIZIA E CARITAS

Una nuova pietas politica

Il clima è evidentemente cambiato. Le interminabili file di dolente umanità in viaggio verso i confini dell'Occidente e le immagini di un bimbo morto sospinto dalle onde sulla spiaggia sembrano aver attraversato il muro dell'indifferenza. Improvvisamente le parole del rifiuto - per un lungo periodo dominanti - hanno lasciato lo spazio a quelle della pietas. Si mobilitano i politici a livello europeo e nazionale, l'opinione pubblica e scossa e si domanda tanti perché, il tema dell'accoglienza irrompe sui tavoli delle più importanti decisioni. E' tardi, forse troppo tardi, questo è vero. Il dibattito, anche interno, è stato incentrato sulla domanda "se" ricevere o no chi bussa alla porta, mentre la questione era ed è "come" rispondere alle centinaia di migliaia di esseri umani che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla miseria. Finalmente, almeno così si auspica, è il momento della politica autentica, la ricerca e la realizzazione di soluzioni sostenibili. Sarà così anche a Gorizia? Si uscirà finalmente dall'unica proposta che da un anno viene ripetuta dalla Giunta come un ritornello ("la città ha già dato, vadano negli altri comuni!") o ci si deve attendere qualche nuova tragedia dovuta all'incapacità di soccorrere chi è nella necessità?

mercoledì 2 settembre 2015

Prendattismo e legge del contrappasso

A furia di prendattismo, la filosofia di cui il sindaco è Maestro, qualcosa gli è sfuggito: l'imponderabile, l'inatteso, la sfiga o lo stellone, ne minano il pragmatismo radicale. Romoli non ha considerato una legge elementare: non può esistere il vuoto senza che qualcuno non si affretti a colmarlo. Siccome a Gorizia non si fa la prima assistenza, siccome non si è mai provveduto a  mettere a disposizione case sfitte, appartamenti a prezzo di mercato, docce o bagni chimici, siccome chiunque proponesse tali soluzioni, applicate in tutta Italia con buon esito e senza l'intervento di Buzzi o di Comunione e Liberazione, veniva descritto come un mafioso voglioso di riempirsi la panza, ecco che, evocato, è arrivato un “imprenditore”, che dalla descrizione letta sul giornale di scrupoli non se ne fa molti e di soldi se ne farà tutti privati. Così davanti all'impotenza della politica, alle chiacchiere da bar su “prima gli tagliani”, quella che poteva essere una risorsa lecita per i goriziani (come succede ad albergatori per bene che affittano a richiedenti asilo, o persone che affittano le case vuote) qualcuno agisce per guadagnare da solo. E siccome i soldi magari li ha davvero, molti diranno che dà posti di lavoro e che è un benefattore, mentre i volontari gli faranno concorrenza sleale.
adg

martedì 1 settembre 2015

Tutta la nostra solidarietà a Ilaria Cecot

Ho visto il video del milanese che insulta Ilaria Cecot. Mi scuso subito: quando ho sentito pensavo fosse uno scherzo, pensavo che ironizzasse sugli insulti dei razzisti locali, perchè non ho creduto che una persona, appartenente come me al genere umano, potesse dire tante corbellerie. Fermare i pullman che arrivano con i profughi? Quando sono arrivati con le corriere? Scendere in piazza per fare che cosa? Tutto l'armamentario di stupidaggini e falsità che da mesi vengono scaricati sui blog e che si sentono per strada sembrano incredibili davanti ad un problema che deve essere  “gestito” politicamente e non rimosso. Non posso pensare che non si capisca che un giardino è sporco perchè non ci sono i gabinetti, non posso credere che si conosca così poco la politica fatta in questi anni verso i paesi del medio oriente e dell'Afghanistan, le guerre scatenate dall'America e dai suoi alleati, alleandosi con i talebani e poi criminalizzandoli a seconda delle convenienze economiche e di controllo di quelle aree. Non ho potuto pensare che non si capisse lo sforzo fatto da Caritas e dai volontari, mai ringraziati dalle autorità, per fornire da un anno pasti gratis senza percepire un euro.  Ma ho sbagliato. Queste persone che insultano e denigrano ci sono, sono in tante e non scherzano. Ma, cara Ilaria, spero che non siano la maggioranza. Tutta la mia e la nostra solidarietà a chi combatte, come te e altri, una battaglia non solo politica, ma di civiltà che riguarda tutti noi. 
adg

Settembre, andiamo...

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età, 
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità... 
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, 
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...


(da F.Guccini, Canzone dei Dodici Mesi)