sabato 29 agosto 2015

Musei goriziani...

E' piuttosto fastidiosa la polemica fra Comune e Provincia riguardante la gestione degli attuali Musei Provinciali. Essa deriva dall'equivoco di porre nello stesso ambito di discussione tre problemi che sono invece diversi.
Se si analizza la questione dal punto di vista ideale, è talmente ovvio da sfiorare il lapalissiano che una struttura museale che ha a che fare con il territorio debba rimanere legata - anche come gestione - al territorio. E da questo punto di vista il Comune di Gorizia (o la futura Uti di riferimento) non può che essere capofila e coordinatore.
Se invece il problema riguarda il finanziamento dell'istituzione e della sua gestione, è chiaro che occorre fare i conti con la realtà e cercare un accordo politico con l'ente finanziatore (in questo caso la Regione), sperando di farcela o viceversa - obtorto collo - cercando un onorevole compromesso.
Se infine si parla di efficacia e competenza gestionale, non si vede perché mai una direzione regionale dovrebbe offrire maggiori garanzie rispetto al parterre locale, che ha dimostrato da lungo tempo di possedere risorse creative e persone in grado di fare ovunque la differenza.
Dunque, i Musei Provinciali restino a Gorizia, la loro gestione preferibilmente sia diretta e coordinata dal Comune di Gorizia. Nessuna barricata, se si dovesse decidere diversamente, ci si assicuri almeno una forte quota di partecipazione gestionale e soprattutto di consulenza scientifica, insieme alla possibilità di accordi costruttivi con le vicine strutture museali slovene.

E che sono tutti 'sti segretini?

Riguardo alla futura destinazione del Collegio San Luigi, i due quotidiani in lingua italiana con pagine dedicate a Gorizia scrivono esattamente l'opposto. Ciò non per loro manchevolezza - meno male che esistono e ci sia augura lunga vita per questi spazi di dialogo e democrazia - ma per la mancanza di chiarezza delle fonti.
Dunque, Il Piccolo sostiene che non esiste alcuna ipotesi di accoglienza di profughi in quella struttura, che la cooperativa che la gestirà viene da Trieste  e che sarà mantenuta la caratteristica attuale di pensionato studentesco. Messaggero Veneto afferma che ci sarà uno spazio per i profughi, che la cooperativa viene dall'Emilia Romagna e che la forma attuale sarà integrata dalle nuove esigenze.
Le fonti citate sono sostanzialmente le stesse, i salesiani del San Luigi e i loro superiori, la Curia diocesana e i riferimenti politici regionali e locali.
La domanda è: perché gli ambiti religiosi non fanno chiarezza e non dicono una parola sicura? In un contesto delicato come quello in cui ci si sta muovendo è importante rimuovere la tentazione degli accordi in ombra per portare ogni trattativa alla luce del Sole. O si ha paura di qualche interferenza da parte di cittadini troppo informati?
Il San Luigi appartiene alla storia di Gorizia, di tutti i suoi abitanti. E perché mai questi devono essere costretti alle illazioni e all'interpretazione delle voci di corridoio, quando sarebbe così semplice spiegare tutto per bene, in una conferenza stampa o in un semplice comunicato da inviare ai giornali?
In fondo, un autorevole personaggio vissuto un paio di millenni fa aveva detto: "Il vostro parlare sia sempre sì sì, no no... il di più viene dal maligno!"
ab 

giovedì 27 agosto 2015

Dedicato ai caduti del Mediterraneo

Gli Argivi hanno deciso con un consenso unanime che mi ha ringiovanito il vecchio cuore. Nell'assemblea gremita un fremito percosse l'aria per le destre alzate e fu sancito che a guisa di meteci libero soggiorno in questa terra a noi si dia, senza tema di violenze e rapimenti e che nessuno, indigeno o straniero, vi porti via; se poi si usasse forza su di noi, il cittadino che negherà soccorso sarà privato dei suoi diritti e andrà in esilio per pubblico decreto.
Così Danao, nelle Supplici di Eschilo, commenta il voto favorevole e unanime all'asilo richiesto da lui e dalle sue figlie. La tragedia è scritta e rappresentata circa 2500 anni fa ed è incentrata proprio sul diritto d'asilo e sulla protezione dei profughi. Meditate genti, meditate...

mercoledì 26 agosto 2015

La crisi del capitale...

Se Atene piange, Sparta non ride. La sensazione di degrado e di abbandono che si può ricavare da una passeggiata per il centro di Gorizia non è diversa da quella che si può sperimentare attraversando altre città o regioni d'Italia. Intere zone un tempo fiorenti arrancano. Ivrea, un tempo al'avanguardia mondiale grazie all'Olivetti, oggi si presenta come un malato che ha ancora i vestiti della festa ma che evidenzia in tutti i particolari i segni della sofferenza. La zona a Nord di Milano, famosa per la tessitoria, ora langue alla ricerca di una nuova improbabile identità, lo stesso si può dire di quello che fu definito il miracolo del Nord Est. Prato, conosciuta in tutto il mondo per il settore tessile, vive ancora soltanto grazie al fatto che le attività sono state rilevate dai cinesi. Sulle strade di Roma si affacciano sempre più saracinesche chiuse e sui marciapiedi davanti ai negozi falliti crescono le erbacce e si accumulano i rifiuti, creando una situazione di degrado denunciata dai più importanti network giornalistici del mondo... Meglio fermarsi qua, senza scendere ancora verso Sud. La crisi è strutturale e dipende da precise scelte politiche ed economiche compiute a livello internazionale. La disoccupazione cresce e soprattutto sono sempre di più le persone che perdono il lavoro e non riescono più a sopperire alle esigenze immediate delle famiglie. Il mondo politico fa molta fatica a comprendere ciò che sta davvero accadendo e i messaggi ottimistici dei sorridenti premier di turno convincono sempre meno chi non riesce a sbarcare il lunario. E' facile in queste condizioni trovare il capro espiatorio e fa credere l'incredibile: ovvero che la causa di questa situazione sia l'arrivo dei migranti in cerca di lavoro o dei richiedenti asilo in cerca di pace. Il tutto condito dallo slogan "prima gli italiani", il quale non soltanto è esplicitamente razzista, ma è anche del tutto falso, ispirando l'idea che la crisi sia legata alla mancanza di risorse e non invece all'assenza di una programmazione politica e a una sciagurata resa del mondo ricco al potere della banche e della finanza planetaria. La ricerca dei "capri" su cui riversare la fatica di una Nazione è un tragico spettacolo già visto nel corso del Novecento, dopo la crisi del '29. Lo spettro del razzismo aleggia di nuovo trasportato dai venti di crisi che soffiano sull'Europa e sul mondo...
ab

lunedì 24 agosto 2015

Non c'è alternativa all'accoglienza

E' in atto, ormai lo dicono tutti i commentatori, uno spostamento biblico di persone dall’est e dal sud del mondo verso l’occidente più ricco. Migliaia di persone sono arrivate e continuano ad arrivare per mare nel sud dell’Italia e in alcune isole greche, altre migliaia dalla cosiddetta pista balcanica. Solo in questi giorni sono arrivate 8.000 persone in Serbia attraverso la Macedonia e altre migliaia in Italia e in Grecia. Si parla di migrazione, ma il termine è impreciso, in quanto troppo neutrale:  migrare significa “abbandonare il proprio luogo d’origine per stabilirsi altrove” (Dizionario Etimologico Zanichelli).  Ma chi vede le immagini recenti sui quotidiani o quelle mandate dalla televisione si rende subito conto che si tratta di altro. Quelle folle stremate ed impaurite, formate da famiglie con anziani e bambini, da interi gruppi familiari, fuggono da qualcosa che deve essere  davvero terribile per spingerli ad affrontare un simile viaggio in simili condizioni. E’ una vera e propria fuga di massa per la pura sopravvivenza. Nessuno può ormai negare che si tratti di profughi. Sempre dal Dizionario Etimologico Zanichelli profugo è  “chi è costretto  ad allontanarsi dalla propria patria e a cercare rifugio altrove”, mentre dal latino profugum da profugere significa “ fuggire avanti”.  L’Occidente è impreparato ad accogliere una tale quantità di persone, ma dovrà necessariamente imparare a farlo, perché non esiste alternativa. Se non altro dovrà dare una prima accoglienza  alle migliaia di persone in arrivo, per stabilire poi se  è possibile integrarle  là dove sono dirette.  Anche a Gorizia le istituzioni i dovranno capire che a questo non possono sottrarsi  e dovranno finalmente smetterla di fare quello che stanno facendo: la guerra ai profughi.  La giunta comunale di Gorizia e i suoi sostenitori hanno dato fin qui il peggio di sé, ma sbagliano se pensano di rappresentare i cittadini goriziani. Come altri, e credo non siano pochi, anch’io non mi sento affatto rappresentata da questa “caccia al profugo”, o peggio “al clandestino “. Mi sento invece rappresentata da chi in silenzio e con semplicità offre appoggio e un primo sostentamento: certamente alla Caritas e ai Cappuccini, che per altro lo fanno per una loro “mission”.  Ma soprattutto da quel manipolo di persone che si è subito mobilitato per offrire quello che la Caritas e  i Cappuccini non arrivavano a dare. E lo ha fatto e lo sta facendo  in modo fattivo e continuativo, laico e sganciato da qualsiasi sigla. Non lo hanno fatto per buonismo, come qualche sciocco commentatore dice, quasi che comportarsi in modo buono fosse svilente. Lo hanno fatto per semplice umanità “complesso di elementi spirituali quali la benevolenza, la comprensione, la generosità e sim. verso gli altri, che si ritengono propri dell’uomo” ( sempre lo stesso dizionario ).
E ritengo che tutti noi dobbiamo prepararci a seguire il loro esempio, vista la grande emergenza che incombe su tutti.  E questo perché le istituzioni, anche se finalmente cambiassero opinione, non saranno in grado di gestire in proprio il problema che avanza.
Rosamaria Forzi

I migratori incubi del sindaco di Gorizia

C'è qualcuno più ossessionato di noi dalla situazione dei richiedenti asilo, ancora senza una sistemazione e che dormono al parco? Sì, è il sindaco che, davanti alla prospettiva della vendita del S. Luigi ad una onlus, la prima cosa di cui si preoccupa è che l'edificio non ospiti richiedenti asilo. Ora potrà la chiesa fare quello che vuole o deve rispondere dei suoi stabili e delle sue attività al sindaco di Gorizia? E poi dopo aver detto quello che NON vuole, né la prima assistenza, né che dormano sul fiume, né che dormano nel parco, né che abbiano i gabinetti chimici, una volta tanto può dire il sindaco cosa intende fare per questa situazione che va avanti da un anno? Quali sono le sue idee, cosa propone? Di spostarli in altre città italiane, dove i sindaci affrontano l'emergenza dei barconi? Di interrompere i flussi della rotta balcanica sbarcando in Macedonia? Di costruire anche lui un muro come in Ungheria? Sarebbe bello discutere, magari in un consiglio comunale di cui stiamo perdendo anche la memoria. 
adg

venerdì 21 agosto 2015

Spunti per un dibattito sulla cultura goriziana

Interessante è il dibattito sulla cultura a Gorizia, riproposto spesso dalle interviste pubblicate in questi ultimi mesi sul Piccolo. Anche questo blog del Forum ha ospitato a suo tempo uno scambio di opinioni su questo tema fra Silvano Cavazza e Alessio Sokol e il prossimo 15 settembre tale tema sarà al centro della tavola rotonda che aprirà la Terza serie di incontri dedicati al Novecento Inedito.
Ecco di seguito alcune (fra le mille possibili) linee di riflessione, in vista di quell'importante incontro, finalizzate ad aprire un dialogo.
1. Superare l'alternativa. A volte sembra che quando si parla di "cultura" ci si riferisca soltanto ai grandi eventi, festival, stagioni teatrali, congressi, presentazione di libri, riviste e giornali. Altre volte sembra invece che la "cultura" sia quella generata dagli studiosi, dagli scienziati e dai ricercatori. Alcuni infine sostengono che la "cultura" sia quella che ogni persona vive quotidianamente, contribuendo alla crescita di tutti attraverso l'offerta del proprio semplice punto di vista sulla vita, sulla morte, sull'amore. In realtà "cultura" è tutto questo e molto altro; se è vero che la questione del "finanziare" la cultura ha una sua rilevanza politica importante, è altrettanto vero che necessita un lavoro costante, di base, in grado di coniugare sistematicamente l'esperienza di ogni essere umano con la riflessione critica su di essa e la sua manifestazione nei cosiddetti grandi eventi. Senza una simbiosi tra le tre dimensioni, i grandi eventi si riducono a spettacoli da consumare sul momento, la ricerca scientifica è confinata al regno dei pochi addetti ai lavori e la cultura di base è rinchiusa nella sfera individuale o nelle riserve impermeabili dei piccoli gruppi.
2. Superare la solitudine. Ogni operatore culturale goriziano tende a definirsi - implicitamente o esplicitamente - l'unico in grado di comprendere e affrontare la questione. Si afferma la mancanza di luoghi in cui dibattere e confrontarsi, mentre si moltiplicano le singole piccole realtà che svolgono un lavoro interessante, ma ordinariamente accolto solo da quelli della propria cerchia. La diversità è una grande ricchezza, ma soltanto se è affermata come valore e consente l'incontro tra i differenti punti di vista sulla realtà. Altrimenti ciascuno porta avanti il proprio lavoro in modo del tutto indipendente dagli altri e le immense potenzialità e risorse umane di un territorio plurilingue e multiculturale come quello goriziano vengono impoverite dalla necessità di essere i primi firmatari dell'atto costitutivo della Gorizia/Gorica del futuro. Sono ancora pochi i contatti fra sloveni e italiani, quasi nulli quelli con le altre realtà presenti da poco o da tanto in città, è tanto tempo che personaggi rappresentativi di diversi orientamenti culturali non si siedono attorno allo stesso tavolo per individuare il futuro sostenibile della città... Anzi, spesso si ha l'impressione che ognuno tenda a mettere i bastoni fra le ruote all'altro, soprattutto quando i soggetti culturali sono particolarmente vicini e quasi affini.
3. Superare l'ansia da finanziamento. La cultura è senz'altro portatrice di ricchezza e di sviluppo, anche economico e commerciale. Alla base di un autentico rilancio del territorio, anche dal punto di vista turistico e sociale, è la rilettura della storia e degli avvenimenti del Novecento goriziano. Ed è assolutamente giusto che si rifletta sull'utilizzo dei finanziamenti pubblici in ambito culturale. Ma tale dibattito è necessario e non sufficiente. E' indispensabile rivalutare e mettere al primo posto quella che potrebbe essere definita la cultura della quotidianità, chilometro zero per così dire. Sia essa quella di chi svolge il nobile compito dell'insegnamento che quella del negoziante che accoglie con un sorriso e offre utili indicazioni all'ospite, sia quella di chi accudisce chi soffre e trasforma anche la disabilità in occasione di riscatto sociale o quella di chi accoglie i richiedenti asilo dando ad essi la possibilità di sentirsi a casa propria... Ciò che non viene pagato è impagabile e costituisce il fondamento dell'edificio culturale che viene elevato dalla ricerca scientifica e dalla celebrazione dei grandi eventi.

giovedì 20 agosto 2015

Begunci in novinarstvo, profughi e giornalismo: lepa izkušnja iz Slovenije, un'esperienza dalla Slovenia

foto Leskovšek

Foto Matej Leskovšek
www.siol.net è il secondo portale multimediale della Slovenia. Il bravo fotografo Matej Leskovšek e il giornalista Srdjan Cvjetovic hanno realizzato un ampio e assai interessante reportage sulla situazione dei richiedenti asilo accampati sull'Isonzo fino a ieri.
Essi hanno offerto al pubblico sloveno un'ampia documentazione relativa alla realtà dei richiedenti asilo a Gorizia, hanno comunicato efficacemente la precarietà della loro condizione, le loro speranze più profonde, le paure, la complessa storia e i grandi pericoli che hanno caratterizzato la lunga marcia fino alle sponde di un fiume bello ma pericoloso. Hanno spiegato perché fuggono, alcuni costretti da tremende tragedie familiari, altri per il loro rifiuto di imbracciare le armi e uccidere i propri simili ("o vieni con noi o sei morto!", così racconta con gli occhi lucidi un giovane afghano...). Hanno svelato l'animo delle persone, invitati a condividere il cibo appena cotto e a partecipare, seduti sulle pietre, all'improvvisato pranzo.
Per chi ha avuto la fortuna di accompagnarli, è stata una vera lezione di giornalismo. Non c'è stata nessuna invasione di campo, ma un delicato inserirsi nei gruppi di profughi accampati tra le fronde, sulle rive e negli isolotti vicini: sembravano dei graditi ospiti che entravano con rispetto e discrezione nella casa di persone ancora non conosciute. Il rispettoso saluto di pace, in lingua araba, ha aperto subito i canali della conversazione, in perfetto inglese, ma anche senza disdegnare alcune parole nelle lingue locali. Il fotografo ha conversato, chiesto delicatamente la possibilità di svolgere il proprio mestiere, si è lasciato coinvolgere nei racconti e nelle attese. Un'autentica commozione si è diffusa sul volto dei giornalisti e Srdjan, un uomo che ha conosciuto il cuore delle persone avendo vissuto in Asia, in Africa, in America e in molti Paesi europei, ha voluto offrire una cassetta di bottiglie d'acqua, un regalo simbolico a chi ha fatto del fiume il luogo dove lavarsi e calmare la propria sete. Matej e Srdjan si sono fermati a lungo a conversare e a condividere il proprio tempo. E' da questa compartecipazione piena di solidarietà e di intelligenza che nascono servizi come quelli realizzati nei giorni scorsi, una coinvolgente simbiosi tra alta professionalità e profonda umanità.

martedì 18 agosto 2015

Nella Legge regionale sulle Autonomie locali, un contributo speciale ad Arta Terme!

La Legge regionale 12 dicembre 2014 n.26, Riordino del sistema Regione - Autonomie locali, esautora di fatto i Consigli Comunali da buona parte delle loro funzioni che vengono attribuite alle costituende Unioni territoriali intercomunali. Di fatto gli organi democraticamente eletti dai cittadini vengono esautorati a favore di un ente di altro livello costituito dai Sindaci e soprattutto dal Sindaco del Comune che ha il maggior numero di abitanti. Ci saranno altre occasioni per approfondire la normativa, specialmente nell'ormai imminente "lancio" delle Unioni. Tuttavia non ci si può esimere dal sottolineare una curiosità. In una Legge Regionale di grande importanza generale, all'improvviso non soltanto viene nominato, ma addirittura viene dedicato a un solo Comune un intero articolo.
E' l'art. 73, intitolato Interventi per lo sviluppo turistico di Arta Terme. Come mai proprio Arta Terme beneficia di un contributo di 105303,85 euro per il suo sviluppo turistico, fondi tratti non dai normali canali legati al turismo, bensì inseriti con apposito articolo in una Legge così importante? Mah, una risposta di sicuro ci sarà...

lunedì 17 agosto 2015

Alla ripresa del cammino, terza edizione di Novecento Inedito

Passato il Ferragosto riprende il ritmo della vita normale, anche se gran parte delle persone non si è potuta permettere una sosta rinfrancante. In ogni caso anche il Forum per Gorizia continua la propria attività, lanciando la terza edizione di Novecento Inedito. Si tratta di una serie di incontri che hanno lo scopo di comprendere meglio la storia recente del territorio, per capire meglio il presente e per offrire una proposta politica sostenibile e ben radicata in una visione culturale. Il programma sarà presentato ufficialmente la prossima settimana, Si parlerà del rapporto fra cultura e grandi eventi, di prima e seconda guerra mondiale, di resistenza e di pacifismo, con qualificati esperti storici e artisti. Nel frattempo il Forum continuerà a guardare al presente, riproponendo Gorizia come città dell'accoglienza, intensificando le relazioni con Nova Gorica e dintorni, analizzando le gravi questioni inerenti alla crisi del capitalismo mondiale e i suoi riflessi sul locale, invocando trasparenza e chiarezza nell'amministrazione, contestando lo sperpero di denaro pubblico e offrendo valide alternative al declino apparentemente inarrestabile della città. Non resta che rimettersi in cammino...

venerdì 14 agosto 2015

Fermare i lavori e riqualificare il colle del castello!

Gli ascensori al Castello, nel 2013
Una domanda al sindaco di Gorizia e assessore ai lavori pubblici Romoli.
Perché non fermare definitivamente i lavori e penare a una risistemazione della collina del Castello deturpata dagli incompiuti ascensori?
La ditta che li eseguiva è fallita e quindi non c'è più alcuna penale da pagare. I soldi previsti dal famoso progetto legato al Millenario di Gorizia sono esauriti e difficilmente la Regione, con i tempi che corrono, si esporrà con un ulteriore finanziamento.
Perché dunque non alzare onorevolmente bandiera bianca, riconoscere gli errori compiuti - si può anche riversare legittimamente buona parte della colpa sui predecessori - e risparmiare ai goriziani un'ulteriore puntata di questa scandalosa vicenda?
Inoltre i tempi sono stretti, tra due anni ci sarà il cambio dell'amministrazione comunale: chiudendo la partita oggi si potrà dare a chi viene dopo la libertà di studiare, progettare ed attuare la riconversione di ciò che è stato così clamorosamente deturpato.
Si è sempre capito che il sindaco - al di là delle parole di circostanza - è stato molto tiepido nei confronti degli impianti di risalita al Castello. Ora ha l'occasione per dire e fare ciò che pensa veramente, senza ulteriori penalizzazioni per la vita della città...
ab

Anonimato o non anonimato?

L'argomento dell'anonimato nei commenti ha una sua rilevanza e vale la pena di riprenderlo, chiedendo anche un parere ai lettori.
Premetto che è contro la mia concezione della vita e delle relazioni parlare o scrivere senza mettere in campo la mia identità. Sì, secondo me nel momento in cui si esprimono le proprie idee è indispensabile avere il coraggio di mostrare la propria faccia. Ci possono essere gravi motivi per non pubblicare un nome, ma colui che lo pubblica sa bene di chi si tratta e riconosce le sue valide ragioni (come nel caso delle "lettere firmate" sui giornali). E' vero, come ha scritto qualcuno, che posso discutere anche con persone delle quali non conosco il nome, ma di esse ho potuto vedere il volto, cogliere le espressioni, riconoscerne l'unicità. Non mi è mai capitato (e credo anche agli interlocutori di questo blog) di discutere seriamente con persone non identificabili, mascherate o nascoste non si sa dove. Oltre a ciò l'anonimato toglie ogni autorevolezza a chi scrive, livellando tutte le opinioni: tutti possono dire quello che vogliono, ma non tutti hanno la stessa competenza su tutto e nell'anonimato è fin troppo facile riempire i social media di panzane.
Quando poi le argomentazioni si trasformano in pesante requisitoria (per esempio il concorso di colpa negli stupri, l'uso spregiudicato delle fonti, l'accusa di mistificazione, ignoranza e così via...), il paravento non occulta più soltanto la paura di esporsi ma anche la vigliacca sicumera di chi accusa senza volerci mettere la faccia, di chi lancia il sasso e ritira la mano. Senza contare che la non identificazione rende tutto ciò che si scrive incerto, fomentando a lungo andare il relativismo delle opinioni: per esempio, chi può dimostrare che il commentatore anonimo che parla degli stupri non sia lo stesso che poi lo prende in giro, creando il pretesto per accusare il blog di accettare la derisione di eventi tragici? O che colui che approva le "sparate" di un anonimo non sia lo stesso anonimo che loda se stesso? In questo del tutto possibile caso non ci sarebbe più dibattito, ma solo un monotono monologo, salvo il raro intervento di qualche "firma" che come un parafulmine raccoglie tutto l'odio - naturalmente occulto - represso dalla mancanza di interlocutori.
In realtà i temi di cui si tratta sono troppo seri per essere liquidati dalle schermaglie e non sono facilmente risolvibili. Quello dell'immigrazione, che sembra essere l'unico in grado di scaldare l'animo di quello che potrebbe essere l'unico anonimo, è un tema difficile, forse il più importante fenomeno di questi tempi. Se ne parla ovunque, molto sui giornali e nella cosiddetta società civile, molto nell'ambito del dibattito tra le religioni, forse troppo poco negli ambiti politici decisionali. Il blog, come tutti i media, è un umile strumento per allargare la conoscenza e per offrire idee e proposte. Perché aver paura di dare un volto alle idee?
Si è finora accettato l'anonimato come strumento per allargare più possibile l'ambito del dibattito. Tuttavia, se il livello del dialogo è quello raggiunto da alcuni commenti anonimi agli ultimi post, comincia a serpeggiare qualche serio dubbio sulla necessità di una moderazione...
Andrea Bellavite

giovedì 13 agosto 2015

"Finti" profughi? Se la matematica non è un'opinione...

Nell'anno 2014 le commissioni territoriali in Italia hanno esaminato e preso le relative decisioni intorno a 36.270 richieste d'asilo. Ne sono state accolte 22013 (circa il 61%), respinte 14.257 (39%). Per conoscenza, la Commissione territoriale di Gorizia, ha esaminato 1948 pratiche, molte delle quali inoltrate dai fratelli pakistani e afghani accampati nei parchi e sull'Isonzo, accogliendone 1198 (percentuale del 61,5%).
In altre parole, oltre il 60 per cento di coloro che lo richiedono vengono riconosciuti, dopo approfondito esame, come aventi diritto di protezione. Altri, dopo il respingimento della domanda, hanno il diritto di presentare ricorso e fino al definitivo "no" sono da considerare a tutti gli effetti richiedenti asilo.
Come tali coloro che stazionano in un territorio comunale sono sotto la diretta responsabilità amministrativa del sindaco del luogo, tutelati di fatto dalla Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra. Può pensarla come vuole sulla soluzione del problema, ma fino a quando essi si trovano nei confini del suo Comune egli è diretto responsabile della loro sicurezza e salute. Sia del 61% che sarà dichiarato profugo che del 39% in attesa dell'eventuale respingimento della domanda...

La voce delle montagne

I gruppi dello Jof Fuart e dello Jof di Montasio da Cima Cacciatore

Dalla cima del Triglav, uno sguardo verso la Kredarica

Il Mangart (a sinistra) e lo Jalovec dal Passo del Predil
Ecco alcune foto di mezza estate.
Sono panorami meravigliosi che richiamano la bellezza della natura, il fascino della montagna. Le alte vette attraggono il viandante, ma richiedono prudenza, rispetto e delicatezza. E, pur sembrando così maestose e stabili, raccontano la storia di enormi sconvolgimenti. Ne parlano i fossili di animali marini che si possono reperire sulla cima dei monti, i coralli e i gusci delle conchiglie dei quali in parte sono costituiti, gli strati di terreno piegati dalla forza delle placche continentali.
Ma le montagne raccontano anche le vicende umane, ad esempio il tanto discusso riscaldamento globale, i cui effetti sono ben visibili anche sulle nostre Giulie. Nella foto in alto si vedono il gruppo dello Jof Fuart (a sinistra) e quello dello Jof di Montasio: sulla destra si può intravvedere la lunga frana che scende fino in Val Saisera, è la traccia lasciata dal crollo del ghiacciaio pensile del Montasio, che fino a una decina di anni fa era quello a più bassa quota dell'intero arco alpino. Al centro si vede - anzi non si vede! - ciò che resta del ghiacciaio della Kredarica, ai piedi della cuspide terminale del Triglav: 40 anni fa era un discreto lago di ghiaccio, certamente il più ampio d'Europa a est delle Dolomiti, studiato da esperti di tutto il mondo. L'ultima foto, in basso, è scattata al tramonto e spazia verso i colossi del Mangart e dello Jalovec accesi di un pallido rosa dal Sole al tramonto.

mercoledì 12 agosto 2015

In memoria di Tajmur



E' stata un'intensa veglia di riflessione e di preghiera quella celebrata ieri sera in memoria di Tajmur, il giovane pakistano annegato l'altro giorno nell'Isonzo.
Promossa dall'Associazione Insieme con voi e condivisa dalla Caritas, l'iniziativa ha visto riunirsi tutti i numerosi richiedenti asilo presenti sul territorio. Particolarmente commovente è stata la preghiera guidata dall'Imam, seguita con grande partecipazione dai giovani pakistani e afghani e con grande rispetto dalla gran folla di persone presenti al rito.
La presenza dell'Arcivescovo Redaelli ha significato la piena partecipazione della Chiesa cattolica diocesana al dolore degli amici e dei parenti di Tajmur: un gesto di delicatezza e di attenzione che è stato apprezzato da tutti.
Al termine sono state raccolte delle offerte finalizzate al rimpatrio e alla riconsegna alla famiglia del corpo dello sfortunato giovane.

martedì 11 agosto 2015

Alcuni punti fermi...

Non si è mai detto che gli immigrati trovano in Europa un avvenire migliore, bensì che essi cercano di arrivarci sperando di trovarlo. E, purtroppo con l'intervento di potenti mafie internazionali che prosperano in assenza di adeguate politiche planetarie, cercano di arrivare nel cosiddetto "Occidente" in tutti i modi possibili.
Questo accade, è un fatto, indipendentemente dall'opinione che se ne può avere. La politica ha il compito di affrontare i problemi e di cercare delle possibili sempre provvisorie soluzioni. In questo blog si è sempre proposta la ricerca di risposte piene di umanità all'emergenza e di intelligenza politica (cioè di assunzione e gestione dei flussi migratori) alla stabilità. E' ovvio che le soluzioni devono essere ricercate in chiave europea e internazionale, ma nel frattempo che si fa? Quale soluzione alternativa propongono i commentatori che costantemente inveiscono contro chi cerca di alleviare i disagi di coloro che arrivano e anche dei residenti? Rubare gli effetti personali e incenerirli insieme alle coperte dei richiedenti asilo ha risolto forse il problema? Da chi accusa di buonismo i volontari non è arrivata finora una proposta concreta e sostenibile che sia una, per evitare gli accampamenti sull'Isonzo o nei parchi cittadini...
Si stigmatizza senza se e senza ma ogni forma di violenza. E questo blog lo fa non certo da oggi, difendendo i diritti di tutti coloro che sono calpestati, italiani o stranieri. E' terribile che esistano luoghi in cui non si possa professare liberamente la propria fede ed è profondamente commossa la solidarietà nei confronti di Asia Bibi, dei cristiani della Nigeria, dei monaci buddhisti del Tibet, dei caldei del Nord Iraq personalmente visitati da chi scrive, dei musulmani palestinesi bombardati a Gaza e di tutti gli altri perseguitati nel Nord Africa, dei civili ebrei e di ogni nazionalità colpiti dagli attentati, insomma di tutte le vittime delle guerre e del terrorismo. E' orrendo che ci siano gli stupri e che le donne siano vilipese e spesso uccise, da connazionali, dai propri familiari o da stranieri, è orribile che questo avvenga, sempre e comunque. Nulla può giustificare la violenza contro nessun altro essere umano e non ha alcun senso la macabra gara relativa a chi fa più del male.
E poi, "prima gli italiani!". E' una concezione della vita che presuppone un merito nell'essere nati in questo determinato luogo e in un determinato tempo. La classifica del "prima" e del "dopo" implica una graduatoria di diritto che privilegia l'assoluta casualità del vivere in un Paese piuttosto che in un altro. E' una posizione che questo blog non condivide, dal momento che chi lo coordina ritiene che il diritto della persona non è legato all'appartenenza territoriale bensì alla comune specie umana, dove la legge fondamentale dovrebbe essere quella della fraternità planetaria.
Con questo si spera di aver dato alcune delle risposte richieste da tanti commentatori e dal momento che la questione è davvero ritenuta seria e profonda non si accettano - e lo si dichiara anticipatamente - commenti che non centrino nulla con il tema, che ripropongano schemi non argomentati o che contengano esplicite offese o minacce.
Andrea Bellavite

lunedì 10 agosto 2015

Il sindaco Romoli, un Maestro di prendattismo

Magari non siamo stati amministrati nel modo migliore possibile, soprattutto in questi ultimi anni, ma il nostro sindaco si è dimostrato Maestro di filosofia, inaugurando una nuova lettura del mondo, un pensiero innovativo chiamato “prendattismo”. Si potrebbe interpretarla come corrente radicale del pragmatismo,  ma mentre in quest'ultimo prevale ancora una tendenza al “fare”, cioè a modificare la natura, di per sé perfetta così com'è, nel prendattismo l'attitudine a contemplare la realtà, accettandola pienamente, è del tutto esplicita. Quindi il Maestro, quando sente che il pakistano è annegato, prende atto che ciò è avvenuto molto probabilmente perché si è immerso nell'acqua, quando qualcuno gli fa osservare che i capannoni industriali sono vuoti, osserva saggiamente che è colpa della crisi, se i giovani se ne vanno dalla città è perchè amano viaggiare e sono inquieti. Turbare lo scorrere della vita con interventi che possano cambiare gli equilibri è atto di superbia. Prendere atto è la cosa migliore e se non siamo contenti  - dice il Maestro - bisogna chiudere gli occhi forte forte, per almeno tre minuti, sperando che il guaio si allontani da solo. 
adg

In memoria di Tajmur

Domani sera (martedì 11 agosto) alle ore 21 presso il Parco della Rimembranza, ci sarà un momento di riflessione, nel ricordo di Tajmur, il giovane pakistano annegato l'altro giorno nell'Isonzo. E' un invito al silenzio, al ricordo affettuoso, al pensiero di una famiglia duramente colpita da una disgrazia che sicuramente si sarebbe potuta evitare.
In qualunque altra parte un evento del genere avrebbe suscitato commozione, invitando tutti a intensificare gli sforzi per realizzare un'accoglienza degna di questo nome. Invece a Gorizia non è andata così e l'evento è stata un'occasione per rigenerare polemiche antiche. Ci si dovrebbe tutti mettere una mano sulla coscienza e domandarsi che cosa si è fatto per rispondere a quella che un anno e mezzo dopo il suo inizio non può continuare ad essere considerata un'"improvvisa emergenza". Appunto, senza entrare in un rimpallo di responsabilità che porterebbe il discorso molto lontano, si può almeno ammettere un fallimento quasi generale? Oltre cento persone accampate su un fiume pericoloso come l'Isonzo, tante altre nei parchi cittadini, senza assistenza ufficiale, senza un tetto e con un accompagnamento quotidiano fuori dalle istituzioni, reso possibile solo dai volontari che da mesi si spremono al di là di tutte le loro forze per riempire i buchi - o meglio le voragini - lasciati aperti dalle istituzioni.
Per non parlare dell'opinione pubblica, spontanea o pilotata che sia: leggere i commenti al post sul ragazzo morto in Isonzo, anche sul nostro blog, fa venire i brividi, è a dimostrazione di uno spaventoso vuoto di umanità. Di fronte a un ragazzo di 23 anni che ha perso la vita è stata smarrita perfino la pietà! Davanti a chi dice che "poteva rimanere a casa sua", a chi richiama in ogni contesto gli stupri, a chi invoca la chiusura dei confini senza se e senza ma si rimane senza parole e cresce una tristezza profonda.
Dov'è la vera umanità? Nello sguardo dei giovani che lasciano la propria terra con la speranza di un avvenire migliore o nella mente di chi non sa più neppure inchinarsi di fronte al mistero della morte e trova anche nella disgrazia un motivo per denigrare, distruggere, insultare?

Hiroshima e Nagasaki, 70 anni dopo...


70 anni dopo le esplosioni delle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, un'ottantina di persone ha commemorato tali eventi davanti alla base Usaf di Aviano che custodisce tuttora ordigni ben più potenti rispetto a quelli che hanno annientato le due città giapponesi. L'iniziativa, proposta per il settimo anno consecutivo dall'associazione Beati i costruttori di pace, ha concluso anche il percorso di "Pace in bici" che ha consentito a trenta ciclisti di attraversare parte del Veneto e del Friuli incontrando amministratori e cittadini sul tema della pace.
Il motivo conduttore dell'incontro è stato il richiamo alle parole di papa Francesco, che negli ultimi giorni si è riferito due volte esplicitamente al termine guerra.
Ha detto infatti che "l'unica guerra vinta è quella che non è mai iniziata" e che "il respingimento degli immigrati è un atto di guerra". Sono parole forti, che i presenti hanno applaudito lungamente, convinti del loro significato ma anche consapevoli dell'impegno da esse sotteso.

domenica 9 agosto 2015

Eccellenze goriziane all'Expo

Le eccellenze di Gorizia si presentano a Expo Milano 2015. Martedì 11 agosto, alle ore 16.30, presso il Padiglione Italia, nell’ambito del progetto Vivaio Scuole promosso da Miur, Padiglione Italia ed Expo Milano 2015, l’Istituto Comprensivo Gorizia 1 presenterà il percorso didattico “Il gusto del suono in movimento”. Attraverso l’utilizzo de “La Stanza Logo-Motoria”, ambiente multimodale interattivo per l’apprendimento, i bambini sono stimolati a scoprire il “gusto dei suoni” collocati nello spazio fisico. Il progetto si basa su recenti studi svolti da importanti ricercatori dell’Università di Oxford sul collegamento cross-modale suono-gusto. “E’ motivo per noi di grande felicità e soddisfazione – afferma la dottoressa Serena Zanolla, ideatrice de La Stanza Logo-Motoria – questa straordinaria opportunità di presentare uno dei tanti interessanti percorsi didattici che abbiamo realizzato in questi ultimi anni, non soltanto nella Provincia di Gorizia, anche grazie ai Progetti Speciali finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia”.

sabato 8 agosto 2015

Un giovane travolto dall'acqua...

E' morto un ragazzo pakistano di 25 anni, affogato nell'Isonzo. Voleva lavarsi? Voleva rinfrescarsi? Non è tanto importante questo. La verità è un'altra: non si possono lasciare persone bivaccare su un fiume pericoloso, persone che non conoscono la lingua, non leggono i “divieti di balneazione” e comunque vivono in rifugi di fortuna a 40 gradi. Ma come si poteva pensare che non sarebbe successo nulla? Che con questa temperatura uno non desiderasse rinfrescarsi, o lavarsi i pantaloni, o fare un bagno? Se avessero avuto una tendopoli, un alloggio, questa disgrazia probabilmente non sarebbe accaduta. 
adg 

giovedì 6 agosto 2015

Richiedenti asilo: un Comune inadempiente...

Che partita sta giocando il nostro sindaco sui profughi? Del tutto priva di risultati. Emana un'ordinanza antibivacco che era non tanto discriminatoria quanto inutile. Fa intervenire pattuglie di forze dell'ordine che non possono fare nulla davanti alla realtà dei fatti: questo afflusso di profughi dall'Afghanistan e Pakistan non è destinato a finire. Circa centomila persone, secondo la stampa internazionale, stanno marciando in Serbia alla volta del nostro paese. Tutti quelli che dicevano che bisognava attrezzarsi per questo dato di fatto avevano pienamente ragione. Invece nulla si è fatto: tutta l'assistenza è in capo alla Caritas e ai volontari. Quindi Romoli ha giocato le sue carte: 1) accusa agli altri: tutto dipendeva dalla tendopoli, che è come se uno dicesse al malato terminale di non eccedere con la cioccolata che gli può fare riscaldo 2) spostamento del problema: inviare ad altri comuni italiani le corriere dei richiedenti asilo, non considerando che le altre città hanno questioni analoghe e che non potrà continuare a mandare gruppi di centinaia di persone per un tempo infinito 3) accusa ai comuni della provincia di non fare nulla e di averlo lasciato solo. I comuni però a fare si sono messi e non solo San Canzian, ma anche Sagrado, Cormons, Staranzano, Savogna. Ospitando piccoli gruppi in appartamenti pagati al locatario a prezzo di mercato, affidando il problema a persone che se ne intendono e che hanno potuto assumere dei ragazzi nella gestione dei problemi dei richiedenti asilo, quindi creando lavoro per gli italiani e reddito per chi, italiano, aveva case sfitte da anni. Qui non si tratta di Buzzi e di mafia capitale, c'è un altro modo per gestire l'accoglienza, che è utile sia a chi la riceve sia a chi la fa. Cerchiamo di essere pragmatici: o siamo in grado di imporre all'Europa la revisione del trattato di Dublino, ma mi pare che in grado proprio non siamo, oppure affrontiamo la questione spendendo i soldi che l'Europa dà per i migranti, ma anche per gli italiani, così, nel vantaggio reciproco e nella trasparenza, come succede da anni a Trieste, le tensioni si appianeranno. Romoli chiami Cosolini e Honsell, si faccia spiegare da loro come si fa. Invece la politica del sindaco è quella del finto pugno duro e del lamento costante verso chi trascura Gorizia.  Ma adesso siamo alla frutta. Non solo non affronta il problema dell'assistenza immediata dei rifugiati sulla riva dell'Isonzo e dei problemi igienici che questi devono affrontare, non solo non raccoglie l'appello della Caritas che chiede di trovare delle soluzioni prima del freddo, ma concede l'autorizzazione ai militanti di casapound di volantinare per ben tre giorni nel parco della rimembranza, aggiungendo tensioni a quelle che la città già vive. Il fatto è che con la camicia nera e il manganello i problemi non si risolvono, bisognerebbe avere coraggio, razionalità, lucidità politica, qualità davvero scarse in questa giunta. 
adg

martedì 4 agosto 2015

Bravo Vito e bravissimi attori!

Uno spettacolo teatrale con la regia di Vito Dalò

I Viandanti del mondo, una delle tante compagnie teatrali fondate e dirette da Vito
Vito Dalò, mentre rientra dalla conquista del Monte Nanos

Si apprende che Vito Dalò, operatore sociale e regista teatrale, nonché socio fondatore e già presidente del Forum per Gorizia, con la sua compagnia ha vinto ex aequo il premio internazionale Giorgio Gaber e il premio individuale conduzione laboratorio teatrale. Lo si vuole segnalare in questo contesto come segnale di speranza per la città di Gorizia, che annovera tra i suoi cittadini persone capaci di performance apprezzate a livello nazionale e internazionale. In particolare Vito riesce a "fare teatro" - e che teatro! - con soggetti che hanno oggettive disabilità e ha ottenere straordinari risultati artistici oltre che grandi soddisfazioni. Bravo Vito e bravissimi i suoi attori!

sabato 1 agosto 2015

Il SerT di Gorizia sta per essere trasferito?

Ripetute voci di persone molto ben informate danno quasi per certo il trasferimento del SerT da Gorizia alle sedi di Monfalcone e Palmanova. In un momento in cui si parla insistentemente di territorialità è fin tropo facile immaginare cosa accadrebbe se queste prospettive fossero confermate. Circa 160 persone sono seguite attualmente dal Servizio per le Tossicodipendenze di Gorizia, senza contare il centro per gli alcoolisti, per il tabagismo e per le dipendenze da gioco. Il personale è già di per sé assai scarso, la soppressione del Servizio porterebbe a raddoppiare l'utenza di Monfalcone, con conseguenze nefaste per tutti. Si deve tenere anche presente che tutti coloro che in questo momento fanno capo al SerT di Gorizia difficilmente troveranno il modo di andare fino a Monfalcone, tenuto conto che molti degli utenti sono  minorenni e non avranno la possibilità di spostarsi con i mezzi propri. Dopo la soppressione del prezioso sostegno offerto dagli ottimi operatori di strada, quello del trasferimento del SerT sarebbe l'ennesimo colpo dato alla sanità del goriziano, forse purtroppo con l'avvallo delle autorità locali per le quali - come sembra evidente in questi mesi - la soluzione dei problemi delle persone consiste nell'allontanare dal territorio chi è in una situazione di disagio. Ci si augura di aver raccolto soltanto delle voci e che chi deve decidere ci pensi mille volte prima di compiere questo ulteriore scempio ai danni della città.
ab

Presentata l'associazione "Insieme con voi"

Le rappresentanti della nuova associazione, Simonetta, Tamara e Bejza
E' stata presentata venerdì sera, nella sede del Forum per Gorizia, la nuova associazione "Insieme con voi" onlus nata "con lo scopo di dare assistenza ai richiedenti asilo fuori convenzione che da agosto 2014 arrivano sul territorio di Gorizia". Lo scopo principale del gruppo, formato da persone di diverse provenienze ideologiche e culturali, è quello di dare risposta alle esigenze primarie delle persone che giungono dalle nostre parti: la cena, la colazione, il reperimento dell'alloggio per la notte, la raccolta di coperte e generi di prima necessità. L'obiettivo è quello di coinvolgere più persone possibili in un progetto che richiede molto tempo e grandi energie. A chi non può essere fisicamente presente nei momenti di incontro quotidiano con i richiedenti asilo, è richiesto un aiuto materiale. Sono graditi coperte e materassini, generi alimentari non deperibili, biancheria intima e prodotti per l'igiene, da consegnare contattando i referenti dell'associazione (insiemeconvoi@gmail.com) o presentandosi durante la cena, dalle 20.30 alle 21.30 presso il dormitorio di Piazza Tommaseo. L'associazione si prefigge anche un programma di comunicazione ai cittadini goriziani, al fine di superare il clima di diffidenza che si sta sviluppando pericolosamente tra la gente.
Non si può che augurare un buon e proficuo lavoro al nuovo sodalizio, senza per questo evitare di porsi un interrogativo che non riguarda certamente la buona volontà dei fondatori.
Negli ultimi mesi sono nati una miriade di comitati e associazioni: da una parte è un buon segno di partecipazione da parte dei goriziani, dall'altra è un'implicita denuncia dell'incapacità sostanziale della politica cittadina, del tutto impotente di fronte ai problemi concreti delle persone. Si assiste al rovesciamento del principio di sussidiarietà, al ritorno a una situazione tipica della fine dell'Ottocento. Il pubblico non gestisce più nulla, anzi cerca di ostacolare un vivace privato sociale che cerca con fatica di colmare gli enormi buchi aperti nella rete assistenziale.