venerdì 31 luglio 2015

Non tanto ottimismo, quanto speranza...

Dopo l'intervista pubblicata ieri sul Piccolo (grazie!), alcuni hanno segnalato un ottimismo da essi ritenuto eccessivo. In una città dove tutto sembra volgere al declino, il numero degli abitanti cala vertiginosamente, gli esercizi commerciali chiudono uno dopo l'altro e nella quale i nuovi venuti diventano il capro espiatorio di un disagio sempre meno nascosto, come si può concludere una riflessione affermando che c'è ancora speranza?
C'è ancora speranza perché molte vie sono ancora di fatto inesplorate, anche se qualche timido passo è stato compiuto.
Iniziamo dalla più evidente e importante, non tanto il "dialogo" quanto la collaborazione attiva con Nova Gorica e dintorni. Una città o per meglio dire un'"unione di comuni" che ha circa cinquantamila abitanti può improvvisamente raddoppiare il proprio bacino d'utenza: è intuizione matematica riconoscere che un vero ed efficace patto territoriale porterebbe nuove grandi opportunità da tutti i punti di vista. La condizione è che ci si creda veramente, si favoriscano e intensifichino le relazioni di base tra i cittadini e si individuino concreti e operativi strumenti di solidarietà e attiva cooperazione.
In secondo luogo, insieme si può rilanciare quella che non è certamente l'unica, ma senz'altro assai importante risorsa del territorio, il turismo storico-culturale e ambientale legato alle vicende del Novecento e alla bellezza dei paesaggi del bacino dell'Isonzo Soča. Attorno a una convinta valorizzazione della zona, anche attraverso il sempre più ricercato turismo slow, a piedi o in bicicletta, potrebbe svilupparsi un ampio indotto in grado di valorizzare e rilanciare anche alcune delle tradizionali attività agricole e delle più recenti imprenditorialità industriali.
Infine, ma è un infine del tutto provvisorio e imposto dalle dimensioni di un post su un blog, Gorizia e Nova Gorica insieme potrebbero veramente "specializzarsi" come tranquillo luogo di gestione dei negoziati di primo livello fra rappresentanti di popoli o fazioni i guerra, oltre che come centro di addestramento dei giovani in attesa di essere inquadrati nei costituendi corpi civili di pace europei. La difesa dei diritti di ognuno e la promozione della cultura della pace potrebbero inoltre consentire la trasformazione dell'accoglienza di chi viene da altre parti del mondo da "problema" a "opportunità" di crescita e sviluppo.
Sono solo alcuni spunti che vogliono giustificare non tanto l'ottimismo, quanto la speranza. Presuppongono ovviamente un cambio di passo, sia a Gorizia che a Nova Gorica, uscire dalla nostalgia di fasti ormai confinati nella memoria per affrontare - insieme - le nuove sfide politiche, sociali, economiche... in una parola, culturali!
ab

lunedì 27 luglio 2015

I Musei Provinciali di Gorizia

Molto volentieri si pubblica un ampio testo del professor Silvano Cavazza, intorno a un tema culturale alquanto dibattuto a Gorizia in questo periodo. Grazie dell'opportunità di riflessione e confronto.
Il dibattito sulla destinazione dei Musei Provinciali sta sempre più diventando, come spesso accade a Gorizia (e in Italia), uno scontro tra destra e sinistra: tanto che si rischia, pur di difendere le rispettive posizioni, di trascurare l’oggetto stesso del contendere. Innanzitutto la discussione è molto parziale: riguarda essenzialmente l’aspetto espositivo dei Musei Provinciale, che è solo una frazione – sia pure quella di maggior visibilità –  del grande patrimonio culturale messo insieme dalla provincia di Gorizia nei suoi 150 anni di vita. Nel 1861 infatti venne istituito un Landesmuseum di stampo austriaco, destinato a raccogliere e custodire le memorie fondamentali del territorio, in tutti i campi: non solo opere d’arte, dunque, ma fondi archivistici e librari, reperti archeologici, persino collezioni naturalistiche. Il “Land” Gorizia e Gradisca infatti non era una semplice struttura amministrativa, ma una realtà territoriale, con la propria storia e autonomia, erede dell’antica Contea, di cui il capo della casa d’Asburgo portava, e porta ancora, il titolo: Graf von Görz. Nel dibattito attuale nessuno ha mai citato la Biblioteca Provinciale, ricca di pubblicazioni anche uniche in Italia; né tanto meno l’Archivio Storico, che contiene manoscritti e pergamene dal XIII secolo in avanti, ma soprattutto l’intero archivio della Contea asburgica, dal 1500 alla (prima) soppressione della provincia nel 1923. Nel periodo austriaco e tra le due guerre un’accorta politica di acquisti aveva portato all’acquisizione di vari archivi nobiliari (Strassoldo, Coronini-Quisca, Orsini-Rosenberg ecc.) e all’incremento delle raccolte esistenti, anche grazie alle donazioni di privati. I grandi goriziani, da Graziadio Isaia Ascoli ad Antonio Morassi, hanno infatti sempre voluto lasciare un ricordo di sé in quello che consideravano il luogo della memoria per la loro terra natale. Per non parlare di un’istituzione che per oltre un secolo ha rappresentato un aspetto fondamentale della cultura goriziana, il Teatro di Società, il cui stupefacente archivio (migliaia di locandine e manifesti, spartiti, contratti, libri contabili) è pure confluito nei fondi provinciali. È una documentazione che riguarda fondamentalmente la parte originaria della contea goriziana: Monfalcone e l’area ex-veneta sono poco rappresentate: per questo molti studiosi (temo la maggior parte) che consultano l’Archivio Provinciale provengono dai territori “goriziani” della Slovenia. La sedimentazione storica è dura a morire; a me, che sono monfalconese, la cosa può dispiacere: ma da questo punto di vista l’antica Contea e il Territorio non si sono mai integrati.
La guerra del 1915-18, come ha devastato la città, ha sconvolto la destinazione delle stesse strutture urbane. Il Castello, tradizionale sede del capitano del Land, ossia del rappresentante del potere sovrano, è passato di proprietà del Comune; il palazzo degli Stati Provinciali, centro dell’autonomia amministrativa del territorio, è ora la sede della Questura. Gli archivi e biblioteche hanno avuto destini analoghi: uniti, poi divisi – spesso senza criterio, appaiono ormai membra sparse di quello che in origine era un corpo unico. L’Archivio Provinciale conserva la serie completa dei censimenti austriaci della città di Gorizia, dal 1830 in avanti. Il fondo manoscritti della Biblioteca Civica (un archivio anch’esso, anche se non ne porta il nome) possiede molti urbari camerali, ossia i registri delle tasse pagate dall’intera Contea, i più antichi dei quali risalgono al secolo XVI e rappresentano una miniera inesplorata di nomi di persone e località. Il primo urbario austriaco, risalente al 1507, si trova peraltro nell’archivio Coronini Cronberg, depositato all’Archivio di Stato. Questo è solo un esempio della dispersione che attualmente domina nella conservazione della memoria storica goriziana, all’interno della stessa cerchia cittadina. A Gorizia manca completamente un luogo che custodisca e illustri compiutamente  la storia e la vita della Contea. Nel periodo fascista il Museo della Redenzione vedeva nell’annessione all’Italia il culmine della storia cittadina: in questa prospettiva almeno dava spazio alla storia precedente, sia pure per dimostrare l’ineluttabilità dell’esito finale. Ma ormai non esistono più dirigenti museali come Giovanni e Ranieri Mario Cossàr: in particolare quest’ultimo, uno storico vero e a volte geniale (si pensi alla Storia dell’arte e dell’artigianato in Gorizia, 1948), molto attento alla testimonianza dei documenti, sia pure con i limiti  dell’epoca. Ora il Comune rivendica i Musei Provinciali: con qualche diritto di prelazione, a mio avviso, se consideriamo il passato. La Regione infatti non ha mai gestito in proprio biblioteche e archivi storici; l’attuale assessore alla Cultura (ma anche all’Immigrazione) sembra inoltre privilegiare teatri ed eventi che abbiano risonanza turistica, di fronte alla conservazione della memoria storica: tanto da negare contributi a  istituzioni secolari come le Deputazione di Storia Patria, che pure mantengono in questo campo compiti pubblici, riconosciuti dallo Stato e dalle stesse leggi regionali. Il futuro per la storia goriziana si presenta purtroppo assai preoccupante. Non si può passare sotto silenzio che da decenni le autorità municipali hanno dato in gestione la Biblioteca Civica alla Biblioteca Statale Isontina; mentre la Fondazione Palazzo Coronini-Cronberg, di cui il sindaco di Gorizia è presidente, ha depositato all’Archivio di Stato l’archivio e la biblioteca Coronini (un grande patrimonio affidato alla città), senza praticamente intervenire su di essi, per rivolgere la propria attività a mostre e iniziative estemporanee, come testimonia la partecipazione frequente di personaggi come Vittorio Sgarbi.La Provincia da parte sua negli ultimi vent’anni ha manifestato solo occasionalmente interesse per le raccolte archivistiche e librarie di sua proprietà,  tanto che c’è da chiedersi se alcuni presidenti e assessori che si sono succeduti abbiano compreso veramente la loro importanza. In questo periodo i fondi provinciali hanno cambiato sede tre volte, andando a finire, dal piano nobile di palazzo Attems, nei locali inadeguati e bui del pianoterra e dello scantinato (spesso allagato) di palazzo Alvarez. In compenso le amministrazioni Brandolin e Gherghetta hanno istituito e incrementato, anche con ingenti investimenti di bilancio, il Museo della Moda e delle Arti Applicate, ampliando l’originario nucleo sull’artigianato serico nel Goriziano (con il famoso filatoio “a pedale”: un pezzo di archeologia industriale unico al mondo) in una mostra di grande impatto spettacolare, ma del tutto estranea alla realtà sociale della provincia. Gli splendidi vestiti della signora Wittgenstein o i monili di Auchentaller nulla infatti ci possono dire sui mille anni in cui Gorizia è stato un territorio autonomo, con la propria fisionomia e la propria storia.
Silvano Cavazza

sabato 25 luglio 2015

Parliamo un po' del nostro blog...

La funzione di un blog come questo dovrebbe essere di mettere in evidenza temi, questioni e proposte che ci sembrano importanti e sui quali vogliamo discutere. Vorremmo anche ampliare la platea dei nostri lettori a persone che vogliono impegnarsi, non solo ovviamente a fini elettorali, per incidere sulla vita pubblica. Non c'è volta però che si scriva qualcosa che non entrino in azione i professionisti del razzismo, con insulti, sottolineatura di milioni di stupri fatti da stranieri, narrazione degli orrori perpetrati da religioni diverse. Mi chiedo: ma che senso ha andare avanti così? Quante persone di buona volontà si rifiutano di scrivere in questo contesto, quanto invece la lettura dei commenti diverte, visto che il numero dei nostri accessi sale?  Ma questo divertimento, ammesso che ci sia, serva allo scopo che ci siamo dati? Credo che aprire una discussione sia utile. 
adg

giovedì 23 luglio 2015

NoBiomasseGO: un'ottima iniziativa del Comitato

Molto interessante è stato il dibattito organizzato ieri sera presso la Fondazione Carigo dal Comitato noBiomasseGO.
Dopo un'ottima introduzione di Daniela Careddu, che ha fatto il punto sulle iniziative e sulle prospettive del Comitato, ha coordinato i lavori Adelvis Tibaldi, noto presidente del Comitato per la Vita del Friuli rurale. Con la consueta documentazione ha spiegato quali interessi economici e politici siano nascosti dietro a scelte che si presentano sotto la forma dell'interesse del cittadino o della valorizzazione delle energie rinnovabili. Elena Rojac, tecnico ambientale, ha illustrato il funzionamento di una centrale a biomasse come quella prevista a Gorizia, sottolineando in particolare i rischi connessi alla produzione di gas e metalli potenzialmente dannosi per la salute delle persone. Graziano Ganzit, agricoltore e divulgatore delle agricolture sostenibili, ha spiegato come la terra sia sistematicamente vilipesa, non solo dalla progressiva cementificazione del territorio della Regione, ma anche dal moltiplicarsi di questo tipo di centrali, il cui funzionamento richiede di fatto più utilizzo delle energie fossili di quanto non siano ricavabili quelle alternative.
Il dialogo con il pubblico è stato efficace, con molte domande, esperienze e osservazioni utili a comprendere quello che la maggior parte delle persone intuisce ma senza gli strumenti per comprendere a fondo. Non si è parlato direttamente dell'edificanda centrale di via Trieste a Gorizia. Ma si è capito che è bene stare all'erta e pretendere monitoraggi e adeguati controlli: dietro alle facciate attraenti spesso non c'è proprio niente!

mercoledì 22 luglio 2015

Sulla cosiddetta emergenza profughi, Romoli contro tutti...

Siamo alle solite. Quando la città non decolla, è in crisi, ha dei problemi, la responsabilità non  è mai dell'amministrazione, ma dei poteri forti che umiliano Gorizia, la trattano male, la impoveriscono. Per rimediare agli smacchi non ci vuole capacità politica e di relazione, ma lo stellone, l'allineamento dei pianeti ( che pure a Romoli non è mancato in passato), oppure scrivere lettere, o meglio, suppliche, ai potenti. In tutta questa vicenda della cosiddetta emergenza profughi il sindaco di Gorizia non ha fatto che opporsi: no alla tendopoli, no all'istituzione di un centro di prima accoglienza, no alla sistemazione il locali sfitti o in case, che pure avrebbero potuto rendere all'affittuario: succede a Udine, a Trieste, ecc. No a tutto, boicottaggio di ogni iniziativa, delega totale al prefetto e alla Caritas. Quando dice che la città già accoglie si riferisce appunto a quanto fanno Caritas e volontari, perchè da parte sua non è mai venuto nulla. Unico atto politico: l'ordinanza antibivacco al parco della Rimembranza che ovviamente ottiene l'effetto che si occupino le sponde dell'Isonzo. Dopo che Zappalorto fa capire che Romoli nella vicenda della sistemazione dei profughi ha avuto la funzione di freno a mano, mentre altri comuni e non solo S. Canzian, ma anche Romans, Cormons, Sagrado si stanno muovendo, il nostro sindaco geme contro il destino cinico e baro che non fa scomparire gli afgani solo chiudendo gli occhi o mandando un pullman che li allontani, cosa per altro già fatta e che non ha risolto il problema. Ricordargli che è lui il responsabile della salute dei cittadini e che magari un paio di gabinetti chimici sarebbero utili con 40 gradi, chiedergli di collaborare, capire come fanno Honsell e Cosolini, almeno ringraziare chi lavora da otto mesi gratis è inutile: chiuso nello studio scrive chaiers de doleance a quell'aquila di Angelino Alfano. 
adg

martedì 21 luglio 2015

Considerazioni attuali su civiltà e barbarie...

Il clima sociopolitico che percepisco vedendo in tv, indica che l'emigrante viene a rubare il lavoro e lo segnala come una spia rossa, premonitore di rivolte sociali. Se è povero, giovane e non bianco, l'intruso, colui che è venuto da fuori, viene subito condannato per indigenza, inclinazione al caos, allo sporco o semplicemente per la pelle che indossa. Comunque in ogni caso anche se non è povero, né giovane, né scuro, merita comunque il MALVENUTO, perchè arrivando da noi è disposto a lavorare il doppio in cambio della metà. La paura della perdita del lavoro, del valore delle proprie abitazioni, di rischi veri e presunti di ogni genere, è uno dei timori più forti tra tutte le paure che ci abitano in questi tempi. Nulla di più facile che accusare il migrante quando si tratta di accusare qualcuno delle nostre preoccupazioni, della nostra disoccupazione, della diminuzione dei salari, dell'insicurezza pubblica, e di altre terribili disgrazie che potrebbero capitarci, compreso furti e violenze di ogni genere. Un tempo l'Europa disseminava nel sud del mondo soldati, prigionieri, contadini disoccupati, e morti di fame mercenari alla ricerca di avventure e soldi. Quei protagonisti delle avventure coloniali sono passati alla storia come agenti mandati da Dio. Era la Civiltà che si lanciava al riscatto della barbarie “degli incivili”. Adesso il viaggio avviene al contrario. Quelli che arrivano, o cercano di arrivare, se non muoiono durante il disumano tragitto, dal Sud al Nord, sono protagonisti delle sventure coloniali e vengono considerati come invasori messaggeri del Demonio (del male se preferite). La barbarie che si lancia all'assalto della civiltà.
Vito Dalò

lunedì 20 luglio 2015

Nel regno di Zlatorog

Per oggi, una ventata d'aria fresca dalla cima del Triglav e l'augurio ai lettori di una buona giornata!

domenica 19 luglio 2015

AgheVodaUje: grande Sivilotti!

Stupendo concerto sabato sera, evento speciale del Mittelfest di Cividale nella stupenda cornice di Piazza Duomo. Con il titolo AgheVodaUje, Valter Sivilotti ha coordinato il coro del Friuli Venezia Giulia e la Mitteleuropa orchestra, insieme ad alcuni cantanti e recitatori solisti veramente straordinari. Si è sentito cantare e si sono lette le liriche tradotte da mille lingue: l'italiano, lo sloveno, il friulano, il serbo, il bosniaco, il macedone, il montenegrino, il croato, l'abanese e tante altre. Tante voci e tanti idiomi per raccontare l'elemento fondamentale della vita, l'acqua, segno di unità pace, generazione, ma anche a volte di violenza, di guerra e di confini. In effetti la serata è stata di grande pace e il numerosissimo pubblico che ha tornato ad affollare il festival di Cividale dopo le "magre" degli anni precedenti, è tornato a casa tenendo stretto un grande messaggio, dall'acqua, pronunciata in tutte le lingue del mondo, alla vita. Una frase fra le altre: "noi tratteniamo solo ciò che ci fa fremere". Chi ha partecipato al concerto, sicuramente lo tratterrà nel proprio cuore...

sabato 18 luglio 2015

Dalle parole alle pietre...

E' proprio vero che le parole sono come pietre. La lettura di qualche commento scelto a caso sui social network, l'ascolto di qualche trasmissione radiofonica, la chiacchiera da bar portano tutti  nella stessa direzione, quella dell'odio e del razzismo. E' difficile immaginare che un linguaggio pieno di espressioni violente non possa condurre ben presto all'azione, come dimostrano purtroppo gli scontri e le tensioni di questi giorni a Roma e in varie parti d'Italia. Si dice: "non siamo razzisti, soltanto vogliamo che siano garantiti prima i diritti degli italiani", "non ce l'abbiamo con gli stranieri, ma questi hanno dei privilegi che penalizzano i residenti", "non hanno voglia di lavorare, sono dei parassiti della società", "basta con i buonismi, devono essere espulsi, noi non siamo più in grado di reggere l'invasione...". Davanti alle oggettive difficoltà di una politica nazionale e internazionale che non sembra aver ancora preso atto delle proporzioni dell'esodo provocato dalla crisi mondiale e dalla stagione delle guerre del Nord Africa e del Medio Oriente, è fin troppo immediato il passaggio al "fai da te". E di fatto poi cosa accade? Accade che degli esseri umani si scagliano contro altri esseri umani, sottolineando la propria diversità sulla base di un asserito diritto a una primogenitura determinata dal fatto di essere nati in un luogo piuttosto che in un altro. Avviene che i più poveri siano ancora più arrabbiati dei ricchi contro chi è più povero di loro e diventano alleati di coloro che fino a poco tempo prima erano degli acerrimi nemici. Succede che i cosiddetti politici sfruttano il malcontento derivato dalla loro stessa inettitudine spargendo benzina e soffiando sul fuoco delle proteste, con l'unico scopo - a volte addirittura quasi esplicitato - di accrescere il proprio consenso elettorale. Insomma, fratelli contro fratelli, esseri umani contro esseri umani... Si tratta di una realtà preoccupante ed esplosiva, anche a livello locale dove continua la presenza di centinaia di richiedenti asilo, molti dei quali cominciano finalmente a entrare nelle strutture predisposte all'accoglienza, in particolare per ora, dopo San Canzian, a Staranzano, Cormons e Savogna. E' indispensabile un'azione di formazione e informazione della popolazione, affinché questa presenza di persone che hanno l'obiettivo di cercare un futuro migliore sia riconosciuta come una grande opportunità di crescita e di arricchimento culturale. Ed è indispensabile che la politica regionale ponga in primo piano la questione, anche attraverso l'ascolto attento di chi ha maggiore esperienza. E' incredibile che tante realtà come ad esempio il centro Balducci di Zugliano, da oltre vent'anni impegnato nella prima accoglienza degli immigrati o la Caritas di Gorizia, capofila nazionale ai tempi delle guerre balcaniche, non siano invitati stabilmente e con diritto di parola intorno ai tavoli dove si prendono le più importanti decisioni riguardanti la gestione di un fenomeno che è certamente destinato ad essere sempre più imponente ed importante! 
ab

venerdì 17 luglio 2015

L'umiliazione della Grecia e l'imbarazzo della "sinistra" italiana...

I commenti dei giornali e dei cosiddetti politici ed intellettuali sulla questione greca imbarazzano e costringono a fare delle scelte radicali: il congedo da quello che comunemente si definisce “sinistra”. Il popolo greco sta lottando da anni contro provvedimenti economici disastrosi, passato come il “popolo delle cicale”, quando si sa che, per quanto ad es. riguarda gli armamenti, è stato costretto dalla Germania a comprarli.
Tsipras ha ereditato una situazione economica disastrosa, denunciata come sbagliata addirittura dal FMI. Ma Tsipras ha il difetto di essere stato eletto dal popolo greco,( noi ci ricordiamo cosa vuol dire votare?) di non voler cedere ai ricatti della Germania, di voler essere sostenuto dai suoi elettori. Fa un referendum sulle politiche capestro europee, mette ai voti nel direttivo di Syriza, l'uscita della Grecia dall'euro, ma questa decisione non passa, affronta dunque la UE e ottiene quello che ottiene, viene certamente umiliato (o meglio viene umiliato un intero popolo) a causa dell'arroganza e della protervia della politica europea e della nullità delle forze politiche laburiste che vi si “contrappongono”. Ma non è questo il punto. Il punto è la reazione di quelle “anime belle”della sinistra, le quali una settimana prima vanno ad Atene, gridando vittoria subito e nemmeno comprendendo l'avversario che aveva davanti Tsipras, una settimana dopo affermano come fa Fassina “spero che il Parlamento gli voti contro”, altri strateghi de noartri parlano di tradimento, il M5S parla di Tsipras come di un dilettante (!). Non ho sentito una parola contro l' ignobile ricatto ai Greci, forse solo Prodi ha ricordato la magnanimità europea nel condonare i debiti per l'unificazione tedesca e la durezza attuale della Merkel. Ma insomma il punto è questo: Tsipras ha lottato, ha fatto di tutto a Bruxelles, ha combattuto. Da noi il buon Ingroia, Sinistra Arcobaleno, M5Stelle quali risultati hanno ottenuto? La sinistra parla da anni di unirsi in una forza unica che dovrebbe “coprire le praterie” lasciate aperte dal PD. Ma cosa coprono? Forse solo il cuscino dei divani su cui sono seduti con le loro terga nei salotti romani da troppi anni. 
adg

Eccellenze goriziane...

Si conclude il festival della sceneggiatura Amidei, con grande successo in termini di alta qualità delle proposte e di ampia positiva risposta del pubblico. Si tratta indubbiamente di un grande momento di cultura che pone Gorizia al centro dell'attenzione di specialisti e amanti del cinema, a livello internazionale. L'augurio è che riceva un maggior sostegno da parte dei finanziatori regionali e locali, dal momento che veramente la città ha bisogno di queste esperienze tanto importanti.
Se si scorre il calendario, ci si accorge che il territorio offre molte altre opportunità a chi ama la riflessione sul passato e sul presente. All'inizio di giugno c'è stata la rassegna multimediale Invisiblecities, evento eccezionale che ha portato in zona artisti e appassionati provenienti da tutta Europa, purtroppo passato un po' in sordina in ambito locale. Poco dopo metà maggio E' Storia si è dimostrato contenitore ormai consolidato nel panorama regionale e ultraregionale, con ospiti illustri quali Zygmund Baumann e Roberto Saviano, con qualificata partecipazione. Nonostante i tempi di magra e di grandi tagli nel settore, sono andate molto bene le stagioni teatrali, in particolare quella del Kulturni dom di Gorizia che ha registrato un sensibile aumento di presenze di pubblico, segno di una positiva resistenza culturale al degrado economico portato dalla crisi generale. Molto partecipate e di grande impatto le rassegne cinematografiche tematiche, come anzitutto la proposta di Montifilm che grazie alla mediazione del Club Alpino Italiano porta a Gorizia un pezzetto del bellissimo festival della montagna di Trento o quella di Sos Rosa con la presentazione di film per lo più sconosciuti al grande pubblico dedicati alla condizione della donna. Si possono aggiungere le rassegne musicali e il folklore, legati al territorio da lunga e gloriosa tradizione, oltre alle proposte offerte in vari luoghi della città, non ultime le iniziative del Forum per Gorizia, soprattutto la rassegna "Novecento inedito" che consente di scoprire pagine nascoste della vita culturale e politica del territorio. Peccato davvero che non si ripeta il festival vegetariano, che nelle scorse edizioni settembrine aveva dimostrato efficacemente come sia possibile unire Cultura con la C maiuscola e aggregazione di massa intorno a una gastronomia ed enologia legate ad una specifica visione del mondo. Oltre agli aspetti che coinvolgono il grande pubblico, ce ne sono altri meno noti, quelli legati alle persone che portano in alto il nome di Gorizia a livello scientifico e sociale: tra esse una menzione la meritano alcuni progetti che sono stati segnalati e presentati perfino all'Expo di Milano.
Tutto questo per dire che a Gorizia non c'è solo desolazione e carenza progettuale, al contrario di punti di partenza validi ce ne sono, eccome, ma devono essere valorizzati e ampliati. Una scelta è ormai irrinunciabile, per tutti: pensare in grande e dare a tutti questi eventi una valenza inter-nazionale, costruendoli insieme con le realtà culturali di Nova Gorica, anch'esse particolarmente vivaci, soprattutto per ciò che concerne l'attenzione al mondo giovanile. Per usare uno slogan obiettivamente abusato, è una delle strade per fare di questo territorio se non il centro, almeno uno dei punti focali della nuova Europa.
ab

giovedì 16 luglio 2015

New Horizons: saluti da Plutone!

Per un momento si possono lasciare in secondo piano i problemi glocali e si è invitati a gettare uno sguardo in alto, molto in alto e molto lontano, circa cinque miliardi di chilometri più in là, da dove stanno arrivando le immagini del pianeta nano Plutone. Si vedono le montagne di ghiaccio, la superficie con strane macchie a forma di cuore, i canyon che incidono il satellite Caronte.
La sonda New Horizons, dopo quasi dieci anni di viaggio e dopo aver sfiorato Marte, Giove e numerosi altri più piccoli corpi celesti del sistema solare, trasmette fotografie che raggiungono la Terra in quattro ore di viaggio alla velocità della luce. Si resta sbalorditi nel contemplare un oggetto così immensamente distante, ma anche nell'immaginare la potenza dell'umana intelligenza, capace di far giungere nell'oscurità degli spazi cosmici una propria opera capace di interloquire con noi. Nella sonda c'è anche un pugno di ceneri, quelle di Clyde Tombaugh, colui che nel 1930 rese a tutti nota l'esistenza del piccolo pianeta: un collegamento tra chi ha effettuato la straordinaria scoperta attraverso le misurazioni cosmiche e chi ha ideato e costruito un formidabile marchingegno, fantascienza divenuta realtà.
E' banale ma vero: quanta pace e benessere per tutti ci potrebbero essere sulla Terra se per amministrarla l'essere umano utilizzasse sempre anche una piccola percentuale di quell'intelligenza che gli ha consentito di raggiungere mete così incredibilmente lontane e affascinanti!
ab

martedì 14 luglio 2015

Qualche riflessione sull'Islam

Una campagna mediatica senza precedenti tende a criminalizzare una grande religione e in alcuni territori della nostra Regione si giunge perfino a collegare l'arrivo dei richiedenti asilo pakistani e afghani con un progetto occulto di islamizzazione progressiva dei paesi del Friuli. In realtà, chiunque abbia un minimo di buon senso non potrebbe associare le imprese criminali di un piccolo gruppo di terroristi finanziati non si sa bene da chi con una fede dalle radici molto profonde che coinvolge attualmente circa due miliardi di persone che vivono - nella stragrande maggioranza dei casi pacificamente - in ogni parte del mondo.
Ciò che invece dovrebbe far riflettere è un fenomeno del quale si parla poco, il fascino che l'Islam esercita sulle nuove generazioni del continente europeo. Per molti ragazzi la parola del Corano e soprattutto la meditazione dei sufi coincidono con la scoperta di una spiritualità e una saggezza di vita ormai quasi totalmente dimenticate nell'effimero mondo della cosiddetta civiltà occidentale. Vi ritrovano insegnamenti di vita, indicazioni precise su come vivere i propri sentimenti, soprattutto un'idea del divino talmente elevata da rendere loro impossibile perfino pronunciarne il nome. In particolare si sentono richiamati a un'etica della responsabilità dove le scelte del bene e del male non sono determinate dall'obbedienza a un'autorità esterna bensì alla propria coscienza chiamata a risponderne soltanto davanti all'"Onnipotente Misericordioso".
Qualcuno dirà: ma non c'era già la proposta cattolica, con il suo catechismo, i comandamenti e le altre regole morali? O altri invocheranno la nobiltà della morale laica che si è diffusa ovunque dai tempi della Rivoluzione Francese in poi...
Appunto, questi soggetti che hanno determinato la cultura di una parte significativa del Pianeta per tanti secoli, dovrebbero domandarsi perché il mondo giovanile si senta attratto oggi da una proposta che percepisce - forse perché i canali tradizionali hanno continuato a proporre una caricatura dell'autentica fede cristiana o della validità dei principi dell'uguaglianza, della fraternità e della libertà - come una risposta autentica e convincente al bisogno di amore, di verità, di una luce in grado di illuminare tutti i recessi della vita.
Da una parte quindi si fa di tutto per instillare nella mente della gente la perversa idea della presunta inferiorità e pericolosità dell'Islam, dall'altra non ci si accorge di quanto questa religione stia entrando nel cuore delle persone. E non certo per un "comblotto" finanziato dai paesi dell'opec, ma per la capacità di rispondere ai problemi più veri dell'esistenza umana.
ab

sabato 11 luglio 2015

Tariffa sui rifiuti: pagare sulla base di quanto prodotto?

Sui rifiuti: ecco un'interessante proposta della quale si fa portavoce Giuseppe Cingolani:
Pagare una tariffa in base alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti: è il sistema della “tariffa puntuale”, il migliore che esista, per la sua equità e perché sollecita a ridurre la produzione dei rifiuti, abbattendo i costi per i cittadini e i danni ambientali. È un metodo già utilizzato in molti Comuni italiani, e anche a Gorizia si possono fare dei passi concreti.
Già due Comuni isontini si sono mossi in questo senso: a Mariano da dicembre, e a Turriaco da giugno, è in atto una sperimentazione per cui agli utenti viene distribuito un sacco o un bidoncino con un codice a barre per il rifiuto secco residuo, cioè quello indifferenziato che finisce all'inceneritore. Il codice viene registrato con un lettore ottico al momento della raccolta da parte degli operatori, e così oggi è possibile quantificare i volumi di rifiuti non riciclabili prodotti da ciascuna utenza. Conoscendo questo dato, sarà possibile in futuro introdurre la tariffa puntuale: più rifiuti indifferenziati produci, più paghi. Non si è giunti ancora ad applicare questo tipo di tariffazione, ma la sperimentazione ha già raggiunto un eccellente risultato: negli ultimi sei mesi la quantità di secco residuo prodotto a Mariano è diminuita del 30%, semplicemente perché i cittadini fanno più attenzione a differenziare i rifiuti riciclabili, sapendo che il secco residuo viene misurato. Dunque già nel 2015 i cittadini di Mariano risparmieranno molto, dato che bruciare il secco residuo all'inceneritore di Trieste costa ben 124 euro a tonnellata, oltre ad essere altamente inquinante. Molto meno oneroso è il recupero dei materiali riciclabili.
La nostra proposta è di avviare anche a Gorizia la sperimentazione in atto a Mariano e Turriaco, iniziando da qualche quartiere maggiormente circoscrivibile, con due obiettivi: accelerare il processo che porterà all'introduzione della tariffa puntuale, e diminuire la quantità di rifiuti non riciclabili prodotti, con beneficio immediato per le tasche dei goriziani. Ricordiamo che a Gorizia il rifiuto urbano indifferenziato raccolto nel 2014 è stato di circa 5.870 tonnellate, con un costo solo di incenerimento che si aggira sui 730mila euro.
È importante sottolineare che il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti mirava proprio a far pagare agli utenti esattamente per quanto usufruiscono del servizio. Solo il metodo della tariffa puntuale realizza in pieno questo criterio, mentre il sistema in atto anche a Gorizia, per cui la tariffa dipende dall'ampiezza della superficie occupata (e dai componenti della famiglia per le utenze domestiche) assomiglia ancora troppo ad una tassa patrimoniale.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

venerdì 10 luglio 2015

Don't forget Srebrenica, 11 luglio 1995 - 11 luglio 2015

Sono passati vent'anni dalla tragedia di Srebrenica e Zepa, un orrore per le vittime, un'inaudita crudeltà di chi ha realizzato il massacro, una vergogna per l'Europa che non è intervenuta e per l'Onu che lo ha consentito, praticamente sotto gli occhi dei suoi "osservatori". Il Comitato Srebrenica 1995 - 2015 propone alcune iniziative in memoria e la Tenda per la pace e i diritti si mette a disposizione per un gesto concreto: domani sera 11 luglio dalle 20 alle 23 a San Pier d'Isonzo presso la festa de l'Unità dei democratici ci sarà un banchetto di raccolta di

riso, scatolame di legumi/pelati, passata di pomodoro, fette biscottate, marmellate, sale, olio, COPERTE, biancheria intima (calze, mutande-SOLO DA UOMO-), prodotti per l'igiene personale, ciabatte in plastica (dal n. 42 in su)...


Un appuntamento per ricordare il passato perché non è possibile né si deve cancellarlo. Il “Comitato Srebrenica 1995 – 2015” vuole trasmettere un messaggio ben preciso: imparare dalla Storia per impedire che le nuove generazioni debbano subire ulteriori tragedie, insegnando loro il valore e la forza del dialogo, della collaborazione e della condivisione, dando ai giovani l’opportunità di costruire un futuro diverso. E anche suscitare il desiderio di raccontare e raccontarsi nelle piazze, perché la voce delle persone è e deve essere più forte di chi, in tutto il mondo, ancora oggi gioca sulle divisioni tra i popoli per autoaffermarsi e giovare solo a se stesso. Questo, in sintesi, l’obiettivo di “Don’t forget Srebrenica”, la manifestazione pubblica organizzata in occasione del XX anniversario dal massacro avvenuto nel luglio del 1995 ad opera delle forze militari serbe durante la guerra in Bosnia Erzegovina.


La manifestazione si svolgerà in due momenti: il primo, alle ore 10, si terrà in piazza della Borsa. Qui verranno ricordate tutte le vittime del massacro e saranno letti i nomi delle persone ritrovate recentemente nelle fosse comuni e che quest’anno troveranno sepoltura al cimitero-memoriale di Potočari. Successivamente, alle ore 11.30, nella Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopčevich, si terrà un incontro a più voci quale occasione di approfondimento, dibattito e riflessione che consisterà in interventi, nella lettura di testi e poesie di Elvira Mujčić, Abdulah Sidran e delle testimoni dirette, donne di Srebrenica sopravvissute all’eccidio. Sono infine previste la proiezione del video “Srebrenica 1995-2015” (8’) del fotografo e giornalista Bruno Maran e la proposta di canti popolari bosniaci.
Comitato Srebrenica 1995 - 2015

Il saluto a Silvino Poletto

Commovente ed intensa la giornata di ieri in cui si è commemorata la figura di Silvino Poletto da parte degli intervenuti. Tutti hanno sottolineato la grande capacità di Silvino di stabilire relazioni, di avere rapporti e dialogo con tutti, anche con gli avversari politici, il gusto della lettura, la curiosità per il mondo, l'equilibrio. Nereo Battello ha ricordato come se ne sia andata la generazione di coloro che furono nel PCI nel '47 dopo l'annessione della città all'Italia, ha ricordato il clima pesante di quegli anni, l'assalto alla sede di via XXIV Maggio, all'interno della quale una spaventata Simona Mafai (sorella di Miriam, giornalista di Repubblica) di passaggio in città sperimentava cos'era il nazionalismo goriziano. Dopo il '48, con la rottura del Cominform, il PCI è isolato sia dalla vicina repubblica Jugoslava, sia dagli altri partiti vittoriosi dopo le elezioni del 18 aprile. Fu un cammino difficile, quello dei comunisti goriziani, per conquistare consenso ed amministrazioni, un percorso ancora tutto da investigare e da scoprire. Oggi il vero e proprio funerale. Mi ha colpito come Tanja, la nipote di Silvino e figlia di Flavio e Paola, abbia parlato della concezione della politica del nonno. Un ideale, un mito, un modo di essere, uno stile, qualcosa di totalmente diverso dalla politica di oggi. Certo anche la politica di allora era piena di opportunismi, piccoli cabotaggi e trasformismi, ma in un contesto dove si poteva almeno parlare di giustizia e di uguaglianza, termini che oggi usa solo il papa. Ciao Silvino, ci mancherai moltissimo, davvero. 
adg

mercoledì 8 luglio 2015

Alessandro Pesaola ci ha lasciati

Un'altra triste notizia. Ci ha lasciati Alessandro Pesaola, personaggio importante per la cultura e la vita sociale dell'intera provincia di Gorizia. Insegnante, cittadino impegnato, stimato amministratore, ha ricoperto fino a pochi mesi fa la carica di assessore alla cultura del Comune di Cormons ed è stato il perno politico dell'imponente azione culturale portata avanti in questi ultimi anni dalle parti italiana e slovena del Collio. Sempre gentile e disponibile, ha voluto onorare il compito affidatogli fino a quando le forza fisiche glielo hanno consentito, dimostrando straordinarie tenacia e passione per la città friulana alla quale si è legato dopo la gioventù trascorsa nella patria d'origine, nelle Marche. A Montelupone, suo paese di nascita, è ricordato tuttora come "punto di riferimento irrinunciabile" per la promozione culturale anche di quel territorio. Mancherà a tutti il suo delicato sorriso, la saggezza e l'equilibrio, la forza interiore di un vero costruttore di pace.
ab

Gorizia è tua: lo è anche dei richiedenti asilo?

In relazione alla questione relativa ai richiedenti asilo, il consigliere comunale Michele Bressan del gruppo "Gorizia è tua" ha rivolto al Sindaco la seguente interrogazione, nel corso della seduta dello scorso 6 luglio. Continua il dibattito, con diverse voci...
A proposito della gestione dei richiedenti asilo, talvolta confusi con i profughi, argomento di una  precedente interrogazione di dicembre 2014, noi di “Gorizia è tua” , in primo luogo, concordiamo sul fatto che in questo momento a Gorizia  ce ne siano troppi. Ci riferiamo, in particolare, agli oltre cento,  privi di convenzione che pernottano nel Parco, sul greto dell’Isonzo o in altri piccoli accampamenti in città, come denunciato dal direttore della Caritas don Paolo Zuttion,
Come cittadini e persone responsabili ci chiediamo, però, in attesa dei trasferimenti che devono essere predisposti dal Ministero e dalla Regione, se non sia possibile, per questi ultimi, garantire almeno un rispetto minimale della situazione igienico-sanitaria, che rischia poi di ripercuotersi su tutti gli abitanti, oltre che sul decoro della città, offrendo a queste persone che non hanno un tetto, la possibilità di lavarsi e di espletare le loro necessità fisiologiche attraverso l’installazione di bagni chimici che il Comune potrebbe per esempio richiedere alla Protezione civile.
Il problema non si affronta solo attraverso slogan. Ne ricordo uno per tutti: quello di chiedere al Vescovo di accogliere tutte queste persone nel giardino dell’Arcivescovado. Anche se li “richiudiamo” lì dentro “al sicuro”, custoditi dalla Chiesa, che, per restare fedele al suo messaggio originario, non può rifiutarli, la loro dignità di persone continua a essere calpestata. Questi interventi dimostrano solo l’incapacità di affrontare nel concreto una realtà con la quale, volenti o no, Gorizia e l’Italia devono confrontarsi, probabilmente attraverso l’accoglienza diffusa.
Le chiedo che sia valutata anche la possibilità, come accade a Palmanova, di impiegare invece i rifugiati, accolti in strutture convenzionate, per lavori socialmente utili, come la pulizia di determinate zone della città, che gli stessi profughi naturalmente svolgerebbero previa assicurazione e a titolo di volontariato, cioè del tutto gratuitamente in cambio, se così si può dire, dell’ospitalità fornita.
Signor Sindaco vuole fare qualche passo per trasformare l’ormai famoso “A me che importa” pronunciato propria dal capo della Chiesa papa Francesco a Redipuglia in un “A me importa?”
Michele Bressan consigliere di “Gorizia è tua” 

lunedì 6 luglio 2015

In ricordo di Silvino Poletto

Silvino Poletto ci ha lasciati. Presidente onorario dell'Anpi di Gorizia, la sua è stata una carriera politica all'interno del PCI, del mondo della cooperazione e dell'antifascismo locale e regionale. Partigiano con il nome di Benvenuto, segretario della Federazione del PCI, consigliere regionale, ha dato un contributo grandissimo alla ricostruzione della storia di Gorizia, vista dal punto di vista delle classi lavoratrici della Safog, della Prinzi e del Cotonificio, dove aveva lavorato prima della guerra. Ha cercato in ogni modo di unire le diverse anime politiche e le differenti sensibilità presenti in città, mantenendo buoni rapporti di collaborazione e di stima con le realtà più diverse, trovando sempre i motivi di unità, stemperando i conflitti, comprendendo le regioni dell'altro come bussola dell'agire politico. La sua esperienza, conoscenza e disponibilità ad aiutare la ricerca storica mancheranno in modo grave nella realtà locale. Abbracciamo Nelly, Flavio e Paola, i suoi nipoti e tutta la famiglia e ci prefiggiamo di ricostruire a breve le tappe principali della sua appassionata attività politica e culturale. 
adg

η επόμενη μέρα, il giorno dopo...

Il giorno dopo il referendum in Grecia, si smorzano gli entusiasmi, si mobilitano le diplomazie. Da una parte infatti ci si rende conto che lo "schiaffo" dato dal popolo greco ai padroni d'Europa è sì un'espressione di orgoglio democratico, ma espone il sistema ellenico a conseguenze allo stato attuale assai difficili da prevedere. D'altra parte, al di là delle indignazioni di prammatica, chi tira le fila dell'attuale politica europea sa di non poter fare a meno tanto facilmente della Grecia e che quindi la ricerca di un accordo rimane l'unica strada praticabile. Certo che tutti si è con il fiato sospeso. Un eventuale tracollo della "culla" filosofica dell'Occidente potrebbe provocare un effetto domino in grado di travolgere l'Europa dei mercati e delle banche; ma la quadratura del cerchio - ovvero l'individuazione di una via che consenta il pagamento del debiti senza pesare sulla già drammatica situazione popolare - potrebbe aprire veramente nuovi orizzonti, non soltanto alla Grecia, ma anche agli altri Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. In questo senso, Grecia e Spagna sembrano lanciare messaggi abbastanza comuni e condivisi, l'Italia appare ancora in grande difficoltà, tra le costrizioni delle grandi intese di Renzi che di fatto la allineano sulle politiche della Merkel e una sinistra che al di là dell'ammirazione nei confronti si Syriza e Podemos non è riuscita per ora a mettere in campo una proposta sufficientemente condivisa e rappresentata da personaggi credibili e competenti.

domenica 5 luglio 2015

Ha vinto la Grecia di Tsipras, le basi per un nuova Unione europea

Con una maggioranza netta la Grecia lancia un chiaro messaggio al resto dell'Unione europea. Il popolo si è pronunciato, Tsipras e Varoufakis hanno vinto la loro scommessa. Adesso gli scenari possibili sono due: i potenti d'Europa prendono atto di un pronunciamento popolare e si apre una fase tutta nuova nella storia del Continente; oppure insistono sulle loro politiche di costrizione, provocando l'uscita della Grecia dall'Unione, con conseguenze ancora tutte da immaginare. Il fatto è che da domani nulla sarà più come prima, un politico ha dimostrato che il popolo conta, che il parere delle persone non è indifferente quando si tratta di decidere le strade da seguire per costruire il futuro. E se questo è accaduto in Grecia, potrà accadere ovunque.

venerdì 3 luglio 2015

Le interviste del Piccolo: buona idea, con qualche suggerimento...

Il Piccolo sta pubblicando una serie di interviste, più o meno interessanti, a goriziani impegnati nelle istituzioni sulla crisi della città. Viene da dire che Gorizia ha poche speranze di ripresa se si dovranno aspettare ancora due anni in questa totale immobilità. Il problema è infatti di tipo politico: di una classe dirigente priva di idee che sta costantemente perdendo pezzi importanti e che non ha un'idea su come, non dico invertire la rotta, ma almeno limitare il danno. Ribadisco non è un problema economico e basta. Il fatto è che siamo davanti a persone palesemente inadeguate a ricoprire le cariche che ricoprono. Penso a quanto detto da Silvano Romano sul palco di casapound, a quanto detto da Hassek sulle volontarie, alle coperte e zaini degli afghani fatti sparire da Del Sordi. Piccoli gesti, certo, ma indicativi della pochezza culturale dei nostri. Se il Piccolo volesse fare qualcosa di nuovo allora sarebbe il caso di intervistare anche le persone che a Gorizia si muovono e che magari non rivestono cariche pubbliche. Sentire i comitati che si sono battuti contro l'ascensore (e avevano ragione), quelli contro le biomasse, quelli contro le antenne, i volontari che danno (ancora!) un pasto ai richiedenti asilo, insomma cercare quelli che in città fanno ancora qualcosa. Poi intervisterei i giovani: qualsiasi giovane che spieghi come si vive a 18 anni questa morta gora e che cosa proporrebbe se fosse lui assessore. Penso che il dato politico che ne potrebbe uscire è il seguente: Gorizia deprime perchè la gente è totalmente tagliata fuori da ogni più piccola decisione, perchè non c'è da parte di chi ci governa la minima curiosità di sentire, capire gli umori, darsi una mossa. Cittadini sempre più frustrati, sempre più apertamente accusati di viltà, terrorismo psicologico, ecc. tra un po' decideranno di andarsene: i giovani all'estero e i pensionati alle  Canarie, dove almeno non ci sono i cecchini che ti sparano appena vedono qualcosa che si muove, come succede da noi. 
adg

Fincantieri: il parere di Adelvis Tibaldi

Sul caso Fincantieri, ecco un articolo del sempre informato Adelvis Tibaldi, del Comitato di difesa del Friuli rurale... E' lungo, ma vale la pena dedicare un po' di attenzione:
Il caso della Fincantieri è la conseguenza diretta della nuova stagione di prevaricazioni santificata con il Job Act di Renzi. Insidiati i diritti dei lavoratori e negato ogni controllo sui subappalti, l'azienda, anziché mettersi in regola, aizza i sindacati   e i politici di pochi scrupoli contro la Magistratura e la legalità. 
Sono trascorsi vent'anni da quando ho ottenuto il sequestro di una enorme cava che da decenni scavava abusivamente una montagna demaniale del Basso Lazio. Il titolare, non esitò a scagliarmi contro i sindacati con il solito ricatto occupazionale e questi, che non si erano mai visti nemmeno in occasione dei ripetuti incidenti, anche mortali, si prestarono all'ignobile sceneggiata. La Regione Lazio condotta dal Centrosinistra e il suo assessore all'ambiente non furono da meno. Confesso di aver provato un dolore smisurato: cadeva un mito, anche perché alle superiori avevo beneficiato di una piccola borsa di studio, proprio da quella stessa organizzazione sindacale. 
Ne è passata di acqua sotto i ponti e di ricatti occupazionali ne abbiamo visti a iosa. Nulla di meglio che barattare la dignità e la salute dei lavoratori in cambio di un posto di lavoro, per giunta precario e per giunta sulla pelle della popolazione che vive in prossimità dell'area industriale. L'Ilva di Taranto ne ha ha rappresentato l'esempio più eclatante e disgustoso, senza dimenticare la ferriera di Servola o la città di Monfalcone dove le vittime dell'asbestos sono a chiedere giustizia dopo aver ingurgitato la polvere maledetta per decenni, senza che nessuno li avesse mai informati che stavano andando a morte certa. Una ecatombe. Eppure il cinismo del padronato e degli oligarchi non sembra avere fine, specialmente con i tempi che corrono, dominati da un capo del governo che millantando una investitura popolare dispone del voto acritico di un nugolo di fraccabottoni che sembrano aver messo il cervello e la coscienza all'ammasso.
Un clima fertile per fare il bello e il cattivo tempo e oltremodo gradito all'oligarca di turno che profittando della paura di una crisi economica che sembra costruita ad arte per durare e per mettere tutti sull'attenti, approfitta per assestare un colpo tremendo alla classe operaia, anzi la utilizza per mettere all'angolo la Magistratura e per certi versi la stessa democrazia.
E' presto detto: dopo che il tribunale superiore ha disposto il sequestro di alcune aree adibite allo stoccaggio e al trattamento dei residui delle lavorazioni delle ditte in subappalto, la Fincantieri ha ordinato la serrata dell'intero stabilimento di Monfalcone. Una azione a dir poco inconsulta ed immorale, tanto più perché esercitata da una azienda dello Stato al cui vertice siede chi è nominato dal Presidente del Consiglio. Una reazione a dir poco esagerata che attraverso il fermo di tutte le attività lavorative estranee alle poche aree poste sotto sequestro palesa una volontà che travalica la osservanza dell'ordine giurisdizionale. Un modo plateale per farsi scudo delle maestranze, dei sindacati e della cittadinanza tutta per contestare radicalmente e con tutta la massa mediatica possibile la Magistratura: l'unico organismo a non essere funzionale al potere esecutivo. Un colpo basso dagli effetti disastrosi, tanto più se non censurato prontamente dal Presidente del Consiglio che della nomina apicale è il solo responsabile. Allora sì che può essere inteso come un premeditato  attentato alla Costituzione, tanto più in considerazione del fatto che l'ordinanza è stata emessa nell'ambito di una lunga indagine della magistratura isontina avviata nel 2013 e quindi tale da potersi risolvere per le vie brevi, in maniera composta e indolore, come si conviene ad una azienda che non naviga in cattive acque e che, operando nel settore delle navi da crociera, avrebbe avuto tutto l'interesse ad evidenziare il suo attaccamento ai requisiti ambientali di eccellenza. Ci sarebbe voluto poco per mettersi in regola e anche oggi, anziché abbaiare alla luna, tenere fuori dai cancelli migliaia di operai preoccupati per il futuro, organizzare tavoli ministeriali insieme all'amministratore delegato che ha disposto la provocatoria chiusura dell'intero cantiere navale, sarebbe stato sufficiente richiedere che il sequestro si tramutasse in un cosiddetto sequestro con facoltà d'uso. E che dire di quel fraccabottoni che in un impeto di patriottica ricerca della visibilità, ha predisposto una interrogazione per chiedere l'immediato invio di ispettori ministeriali presso una Procura di Gorizia debilitata da una insufficienza cronica di magistrati.
Ebbene, dopo il famigerato Job Act e la pistola fumante del licenziamento per chi non si fa servo e non va sulle barricate per coprire le inadempienze della dirigenza, le prevaricazioni sono diventate all'ordine del giorno. Ad approfittarne  e ad assumere posizioni ricattatorie nei confronti dei dipendenti sono stati in molti, ma soprattutto i peggiori. E i peggiori sono anche quelli che sanno abusare dell'ambiente e che meglio di tutti sanno approfittare della carenza dei piani ambientali e domani sapranno giovarsi della genericità del nuovo sistema sanzionatorio ambientale della legge 68. Per quanto sia fonte di ingiustificato orgoglio da parte dei suoi proponenti, di questa legge abbiamo già dato un parere poco lusinghiero, ma oggi torniamo sull'argomento per criticare a ragion veduta il generoso atteggiamento premiale nei confronti di chi si ravvede e, una volta scoperto a commettere un reato ambientale -anche se grave-, è disposto ad “adoperarsi” per evitare che la azione delittuosa venga portata a conseguenze peggiori. Sconti di pena assai generosi che ricordano le sanatorie di infausta memoria e che nella genericità dei pentimenti e delle azioni riparatorie trova aleatorie valutazioni. Senza contare come la apprezzabile volontà del legislatore di incentivare comportamenti riparatori si possa tradurre in attività di lunghissimo periodo inconciliabili con l'andamento processuale, se non in vere e proprie prese in giro.                    

giovedì 2 luglio 2015

Giovedì 2 alle 20.30 alla Carigo, #campielettromagnetici-Gorizia#

Durante l’incontro dello scorso 30 giugno tra l’Amministrazione comunale e il Comitato #CampiElettromagnetici-Gorizia#, il Comitato, affiancato da un consulente esperto in Piani per le antenne di telefonia mobile, ha messo in luce che:  
a) il Regolamento della telefonia mobile di Gorizia, comprensivo di planimetria sulla quale sono indicate le aree preferenziali e quelle sensibili, seppur valido e decisamente innovativo nella sua filosofia formativa, presenta alcune  incongruenze: ad esempio la scelta di numerose aree di proprietà comunale come siti “preferenziali” per l’installazione di antenne, senza una chiara distinzione tra le aree a ridosso dei siti sensibili rispetto a quelle effettivamente defilate da essi (problema osservato nella planimetria in varie zone della città, e non solo a S.Anna). Inoltre nel Regolamento non è prevista alcuna specifica per singola area in merito alla possibilità o meno di consentire in essa un co-siting.  La prima di queste incongruenze citate ha portato negli anni scorsi, da parte di WIND, a formulare  legittime richieste di installazione di una nuova antenna su siti “preferenziali” troppo vicini ad una scuola (la scuola primaria Ungaretti-Pecorini di via Cipriani). Correttamente l’Amministrazione comunale ha tentato di arginare l’incongruenza, negando per ben due volte a Wind tali richieste, ma successivamente ha ceduto sul parco Marvin, area altrettanto sensibile in quanto essa registra una costante presenza di bambini, oltre ad essere a ridosso delle case 
b) il Regolamento di Gorizia, seppur propositivo, non individua con chiarezza i siti dedicati alle antenne ma solo aree, peraltro eccessivamente puntuali per garantire la popolazione. Non contempla neppure fasce di rispetto intorno ai siti sensibili, ma è evidente che avere l’antenna su una scuola o averla a m.10, sul suo confine, è esattamente la stessa cosa. 
c) Il Regolamento non prevede inoltre un tavolo di pianificazione concordata e condivisa a cui devono partecipare Comune, Gestori e Comitati per evitare ogni decisione soggettiva ed estemporanei “bracci di ferro” tra Gestori, Comune e Comitati in merito a ogni richiesta di installazione di nuove antenne o modifiche dell’esistente.
d) E’ ovvio che il servizio di telefonia debba essere garantito, ma è altrettanto ovvio che anche l’ottimizzazione delle installazioni, l’evitare il proliferare di antenne installate per puri motivi commerciali, e quindi spesso ridondanti, debba essere altrettanto e a maggior ragione garantito. L’unico modo per ottenere questo consiste nel sedersi ad un tavolo sul quale il Comune ed i Comitati abbiano gli strumenti più adatti allo scopo e siano coadiuvati da un esperto tecnico di telefonia, per poter valutare tecnicamente le richieste dei Gestori, richieste che rispondono, ovviamente e giustamente, soltanto a esigenze di carattere commerciale del singolo Fornitore del servizio. Il Comune è chiamato invece, garantendo il servizio, a tutelare la popolazione applicando un principio di ottimizzazione e di cautela: una prospettiva diversa e a volte in contrasto con quella dei Gestori.  
Il Comitato chiede quindi all’Amministrazione comunale che confermi la disponibilità espressa durante l’incontro e cioè: 
1. la convocazione di un tavolo di lavoro (a cui parteciperanno, oltre agli esponenti delle Istituzioni ed Enti interessati come ARPA, anche i Comitati dei cittadini ed i Gestori) per il miglioramento del Regolamento e dell’annessa planimetria; 
2. la presenza al tavolo di lavoro di esperti scelti dall’Amministrazione comunale in concerto con i Comitati, che supportino gli Uffici comunali nella valutazione della congruità delle scelte espresse dai Gestori e nella definizione degli scenari; 
3. la ridefinizione con WIND delle attuali ubicazioni con particolare riferimento al Parco Marvin, anche attraverso il rinnovo degli accordi economici con i Gestori, in questo caso Wind, visto che gli affitti dei siti vengono pagati al Comune. E’ evidente infatti che eventuali spostamenti di antenne da siti impropri a siti corretti possono essere compensati con sconti pluriennali sugli affitti; 
4. la convocazione, entro 10 giorni, di un secondo incontro tra il Comune e il Comitato sulla base degli esiti dei pronunciamenti del Consiglio di Stato sui 4 ricorsi della Wind contro il Comune. A tale proposito, il Comitato evidenzia che, anche in caso di pronunciamento non favorevole per il Comune in sede di Consiglio di Stato, esso continuerà una azione decisa affinché le incongruenze emerse nello strumento di gestione (Regolamento comunale), con riferimento anche all’antenna del Parco Marvin e al suo necessario spostamento, non verranno sanate.  
Il Comitato, assieme agli oltre 800 firmatari della petizione, non è affetto dalla sindrome NIMBY (Not In My Backyard – Non nel mio giardino). Ha chiesto infatti che il Consiglio Comunale migliori urgentemente il proprio Regolamento (con la planimetria ad esso allegata) e ha organizzato con il proprio impegno - e senza chiedere fondi a nessun ente - una conferenza con esperti dal titolo “Inquinamento elettromagnetico: cosa si sa e cosa possiamo fare”, conferenza prevista per oggi, giovedì 2 luglio alle 20:30 presso la sala Della Torre della Fondazione Carigo in via Carducci 2.  E tutto questo a beneficio della città intera.