martedì 30 giugno 2015

Un'Europa drammaticamente debole

Sembra proprio che i nodi giungano al pettine. Un'ombra si stende sull'Unione europea, la possibile e ormai probabile uscita della Grecia dall'area dell'euro. Checché ne dica Renzi, un simile evento non può non avere ripercussioni sull'Italia e sugli altri Paesi. Ciò è vero non soltanto per il significato simbolico dell'allontanamento di quella che può essere considerata la culla della civitas e della politica dell'Europa, ma anche e semplicemente perché i motivi della bancarotta ellenica sono gli stessi che hanno messo in ginocchio e metteranno ancor più in ginocchio tutti gli altri. Sarà da capire se il rifiuto di continuare una trattativa ritenuta un ricatto sarà per Tsipras l'occasione per indicare una via alternativa allo sviluppo dell'Occidente o se sarà invece l'inizio della fine del complesso e delicato processo di coesione europea.
L'Europa dei 28 sta peraltro evidenziando la sua cronica debolezza anche per ciò che concerne le politiche di integrazione degli immigrati. È evidente il rapporto tra una crisi che porta alla disgregazione della compagine e la necessità del "si salvi chi può". Ciò che accade nei vari Stati è la dimostrazione della volontà di ciascuno di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo possibile. E questo atteggiamento non può che rendere più difficile la situazione di quei Paesi che si trovano sulla frontiera - marittima e terrestre - tra il nord e il sud del mondo. Ma è proprio certo che una politica di chiusura totale non finirà per danneggiare anche gli Stati che la attuano, oltre che favorire i traffici delle mafie internazionali?
I segnali che arrivano dalla Grecia e le folle di poveri che premono ai confini dell'Unione dimostrano che forse il vero problema è politico e che è giunto il momento di rimettere in discussione la scelta di privilegiare gli accordi economiici rispetto a quelli politici e culturali. Sempre che ce ne sia ancora il tempo...

lunedì 29 giugno 2015

Alla faccia della partecipazione democratica!

Appello urgente del Comitato #campielettomagnetici-gorizia#: Il cantiere dei lavori sta operando fuori norma, andate a vedere, stanno operando nel parco dove la gente transita, senza alcuna protezione transenne o quant'altro possa garantire la sicurezza. 
Abbiamo avvisato le forze dell'ordine, e stiamo contattando anche l'ispettorato del lavoro e asl. Qui si sta trasgredendo gravemente le norme che garantiscono la sicurezza dei cittadini, per cortesia aiutateci!
L'immagine è stata inviata dai rappresentanti del Comitato che ha promosso una raccolta di firme che ha ottenuto in poche ore alcune centinaia di sottoscrizioni. In particolare i proponenti chiedevano all'amministrazione comunale di soprassedere alla costruzione di un'antenna per la telefonìa mobile nel bel mezzo del parco Marvin, dedicato ai bambini. Essendoci già troppe strutture di questo tipo posizionale vicino ai luoghi di vita, di studio e di gioco dei più piccoli, il Comitato ha chiesto di poter parlare con i responsabili politici e tecnici del procedimento, per proporre delle alternative sostenibili. Sembrava che il loro intervento avesse sortito l'effetto di una almeno momentanea sospensione dei lavori. E invece... ecco come si presenta da ieri il Parco Marvin!

Siamo tutti ellenici

Grande preoccupazione per ciò che sta accadendo tra la Grecia e l’Unione Europea. Il legittimo e democratico governo greco si sta battendo per una revisione del debito. Un debito che, secondo diversi analisti, è nato privato ed è diventato "pubblico" solo per salvare banche e istituzioni finanziarie (nord europee) che hanno speculato e giocato col fuoco dei derivati. Per molti osservatori, quella della Grecia si configura quindi come una battaglia di tutti i cittadini europei contro le élites nazionali e internazionali dell'1-10% che negli anni della crisi si sono arricchiti oltre ogni limite a danno dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati. L'Europa potrà avere un futuro se sarà ripristinato un equilibrio sostenibile tra paesi del nord e paesi del sud, se la ricchezza sarà ridistribuita all'interno dei singoli paesi, se le istituzioni finanziarie torneranno a rispondere ai governi democratici.

Avviso ai lettori

A quanto pare il problema con i commenti è stato risolto, o meglio, si è risolto da solo. Quindi chi lo desidera, può liberamente commentare le riflessioni proposte. Buona lettura e grazie della collaborazione.
ab

domenica 28 giugno 2015

Martedì sera, l'incontro tra Giove e Venere


foto di Nevio Costanzo
In queste sere di giugno due oggetti luminosi nel cielo danno spettacolo. Si tratta dei pianeti Giove e Venere che nel loro girovagare lungo il sistema solare si avvicinano talmente da far temere uno scontro. Nessun pericolo, viaggiano a 800 milioni di chilometri l'uno dall'altro e il risultato dell'avvicinamento apparente è "soltanto" un bellissimo fenomeno della Natura. Quindi, da stasera, ma soprattutto martedì sera dopo il tramonto, tutti con il naso all'insù... Sarà anche un modo per sollevare lo sguardo - almeno per un istante - dai problemi che ci assillano quaggiù!

sabato 27 giugno 2015

Avviso tecnico importante

Per motivi che non siamo riusciti ancora a individuare, non risulta al momento possibile inserire i commenti. Non si tratta di una scelta, ma di un problema tecnico che si spera risolvere in breve tempo. Chiedo la collaborazione dei lettori, se possono tentare di commentare questo post, anche solo con una parola o un segno in modo da poter capire se il problema è risolto. Se qualcuno vuole comunque inserire un commento o anche indicare una possibile soluzione del blocco, può farlo scrivendo direttamente a ndrbll@gmail.com (Al momento, sembra che possano commentare soltanto i lettori "iscritti" ufficialmente al blog). Grazie per la collaborazione.
ab

venerdì 26 giugno 2015

Una scuola che non è buona...

Nel dialogo ci sono punti di vista diversi. Ecco la riflessione di adg...
Al Senato è passata la buona scuola mentre fuori dall'aula gli insegnanti protestavano, come già fanno da molto tempo, con gli scioperi, il blocco degli scrutini, le mille iniziative che si sono fatte in questi mesi, anche a Gorizia. Già il fatto che una riforma passi senza un consenso della categoria cui dovrebbe essere indirizzata, e ponendo anche qui la fiducia, la dice lunga sulla democrazia nel nostro paese. Parlare di riforma per la buona scuola è pura mistificazione. Non c'è alcun progetto culturale dietro a questo provvedimento. Non si affrontano i problemi di cosa e come insegnare  nel XXI secolo, non si affronta il problema di un'organizzazione degli studi che vede già a 14 anni un ragazzo scegliere se fare una scuola professionale o un liceo, scelta che molto spesso dipende dalle risorse economiche e culturali di una famiglia, non si affronta il problema della dispersione scolastica, piaga del nostro paese. E potrei andare ancora avanti. 
La questione a mio avviso intollerabile è il potere che viene assegnato al preside, che può scegliere gli insegnanti da assumere per il suo progetto scolastico. Mi pare evidente, come sottolineava il collega Sokol, che c' è il ragionevolissimo dubbio che il dirigente assumerà sulla base del suo orientamento culturale coloro che sono più congeniali alla sua idea di scuola. Così, inevitabilmente, l'insegnante prescelto sarà indotto a diventare uno yes man, a prescindere se di destra o di sinistra. Il fatto è che la scuola pubblica è una scuola plurale, dove si dovrebbe insegnare dopo aver vinto un concorso, al netto dalle proprie idee o  fedi religiose. Il fatto è che con la spada di Damocle della riconferma sul posto, quanti saranno i giovani che si schierano nei Collegi Docenti contro i desiderata del preside manager, sapendo che da lui dipende la loro riconferma? L'assunzione dei precari non è gentile concessione di Renzi, ma obbligo imposto dall'Europa, altrimenti la penale per avere tenuto così a lungo colleghi in situazione di precarietà avrebbe provocato contro l'Italia sanzioni miliardarie. Per quanto riguarda le contestazioni a Mineo, che non ha votato no alla legge, il fatto è che il PD ha fatto ancora una volta ciò che larga parte del suo elettorato non voleva facesse, cosiddetta opposizione compresa, e qui secondo me ha ragione Fassina. Non è che Renzi sia un usurpatore o un alieno del partito, ma il segretario che meglio esprime la linea politica attuale del PD. 
adg

Buona scuola?

Si discute in tutta Italia sulla "buona scuola". Anche su questo blog si apre il confronto, con il seguente contributo di Dario Stasi, uomo di scuola, direttore del periodico Isonzo Soča
Oggi il Senato ha detto sì alla "buona scuola". Proteste e urla di manifestanti in piazza, contestato anche Mineo che ha votato no alla fiducia. Su questa legge c'è stato anche uno sciopero importante mesi fa, con una grande partecipazione soprattutto di insegnanti  ma anche di studenti e genitori. Non ricordo di aver visto tanto coinvolgimento e partecipazione neanche al tempo della riforma Berlinguer, poi
naufragata.
La scuola è di sinistra, è un enorme contenitori di voti, eppure...
Renzi è quello che è, e non piace, per come si atteggia, per come evita il dialogo. Ma mi fermo qui, e sulla scuola veramente non capisco gli insegnanti. Verranno assunti più di centomila precari (mi pare una cosa grossa), 500 euro per l'aggiornamento culturale, massimo 25 alunni per classe...
Non si vuole la valutazione? Ma c'è sempre, comunque. Il preside sarà un "nazista". Ma perchè? Chi lo dice?
Secondo me si doveva chiedere più soldi, il rinnovo del contratto e il ristabilimento degli scatti di anzianità. E basta. Invece i sindacati hanno brillato per assenza. E meno male che c'è stata la sentenza (un'altra) della Consulta.
Insomma, non sono l'ultimo in quanto a informazioni sulla scuola, e ho fatto anche il maestro. Però non so spiegarmi l'incazzatura degli insegnanti. Meriterebbe soffermarsi un po'. E qualcuno potrebbe spiegare.
Dario Stasi

giovedì 25 giugno 2015

Aspirante Guida Alpina di Gorizia discende con gli sci quattro cime di oltre 5000 metri.

Eppure a Gorizia ci sono ancora giovani capaci di straordinarie imprese. Si riceve e assai volentieri si pubblica... 
"Uno sciatore solitario ha scritto un'altra pagina della storia alpinistica delle Ande", è questa l'opinione che sta facendo il giro del web, espressa da nomi che contano nell'ambiente alpinistico internazionale. Lo sciatore solitario è il ventiseienne goriziano e aspirante Guida Alpina (per inciso il più giovane a.G.A. del Collegio regionale FVG) Enrico Mosetti, alla sua prima esperienza extraeuropea. In poco meno di un mese, tanto è durata la sua mini spedizione in Perù tra le montagne della Cordillera Blanca, ha salito e disceso in totale autonomia e solitudine quattro cime superiori ai
5000 metri. Le prime due, Huamashraju (5434m) e Yannapaccha (5460m), sono servite per acclimatarsi e da introduzione all'aria sottile e alle nevi andine. Il 14 giugno Mosetti ha messo a segno il primo colpo: salita e discesa sci ai piedi dell' Artesonraju (6025m) lungo la parete est. Il nome della montagna probabilmente non dirà nulla al grande pubblico eppure è un'immagine nota a tutti essendo l'icona che compare in testa ai film della casa di produzione cinematografica hollywoodiana Paramount, montagna simbolo per eccellenza. In splendida solitudine il giovane goriziano ha sciato lungo gli oltre 1100 metri di dislivello della parete su pendenze costanti di 50-55 gradi mettendo a segno la terza discesa italiana e una delle rare, se non l'unica, effettuata negli ultimi 10 anni. La prima discesa assoluta dell'Artesonraju fu compiuta nel 1978 dall'asso francese Patrick Vallençant e quella italiana da Tone Valeruz.
Dopo qualche giorno di riposo Mosetti ha rivolto le sue attenzioni ai 6034 metri del Tocllaraju e in special modo alla irripetuta linea lungo la cresta sud-ovest che nel 1998 il francese Marco Siffredi ha disceso in snowboard. Le condizioni della montagna hanno subito, sopratutto negli ultimi 10 anni, dei cambiamenti profondi a causa del rapido scioglimento dei ghiacciai. La scelta è caduta così sulla parete ovest, percorsa solamente da un altro sciatore nel 2004. La discesa presenta pendenze costanti di 55/60 gradi con un passaggio che si avvicina ai 65°. " Questa è senza dubbio la cosa più ripida e spaventosa che io abbia mai sciato" ha dichiarato il giovane goriziano.
Il rientro in Italia dell'aspirante Guida Alpina è previsto per la tarda serata di martedì 30 giugno.

Parenti e amici sono ansiosi di riabbracciarlo e festeggiare i suoi successi. I molti appassionati di sentire dalla sua viva voce e attraverso le immagini delle riprese effettuate il racconto di quelle che a buona ragione si possono definire imprese.

La Creazione secondo papa Francesco

Kristina Knez, Andrea Bellavite, Claudio Siniscalchi
Partecipato e interessante è stato l'incontro promosso da Forum per Gorizia e Kulturni dom per presentare l'enciclica di papa Francesco Laudato si'.
Dopo l'introduzione di Andrea Bellavite, che ha presentato sinteticamente il documento, rilevandone soprattutto gli aspetti filosofici e teologici, hanno preso la parola Kristina Knez, direttrice del Dijaški dom e Claudio Siniscalchi, del circolo ambientalista Eugenio Rosman.
La prima ha sottolineato gli aspetti innovativi dell'enciclica, riferendosi a un linguaggio incentrato soprattutto sul rapporto tra ecologia e giustizia sociale, a partire dalla difesa senza condizioni dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli e dei più poveri. Particolarmente apprezzata la riflessione sugli aspetti educativi, là dove il papa non propone tanto ricette o soluzioni generali, ma accanto al richiamo alle grandi decisioni che spettano alla politica, rileva la responsabilità personale di ciascuno in rapporto alla salvaguardia dell'ambiente.
Il secondo ha notato che le parole contenute nell'enciclica ripercorrono tematiche classiche dell'ambientalismo mondiale. Ha anche portato un opportuno paragone con il concetto di "ecologia integrale" proposto da molto tempo dal teologo latino americano Leonardo Boff. Claudio ha anche rilevato gli aspetti architettonici e urbanistici, riportando inoltre la propria impressione sul testo, definito sì preoccupato e per certi versi drammatico, ma anche evidentemente aperto alla speranza e a una prospettiva di futuro sostenibile.
La vivace partecipazione dei presenti al dibattito successivo ha dimostrato ulteriormente il grande interesse suscitato dal documento papale, ben al di là dei confini della Chiesa cattolica. Del resto è da quando ha dato avvio al suo pontificato che Francesco dimostra costantemente, con le parole e con i gesti,  un singolare afflato interreligioso ed ecumenico, oltre che una naturale simpatia nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con l'essere umano e con il creato...

Il problema di Gorizia: il traffico

Ha ragione l'assessore Ceretta. Già alcuni dei venticinque lettori stanno strabuzzando gli occhi... Sì, ha ragione Ceretta, il problema della città è il "chraffico". Scherzi a parte, è un problema davvero serio: gli automobilisti sfrecciano come bolidi attraverso le vie del centro e della periferia, con grave pericolo per tutti, soprattutto per i pedoni e i ciclisti che tentano di attraversare la strada sulle apposite strisce. Ben vengano quindi, come ha disposto Ceretta, i segnali del limite di 30 km all'ora e vengano anzi moltiplicati insieme a controlli frequenti ed efficaci, Oltre alle zone già indicate (Via di Manzano, Via Giustiniani/Rafut e Corso Verdi davanti ai Giardini), sarebbe bene individuarne altre e anche prendere atto che il rispetto di tali limiti è lasciato solo al buon senso dei conducenti. Comunque, date le caratteristiche della viabilità goriziana e anche lo stato pietoso in cui versano molti selciati, perché non allargare a tutto il centro comunale (in senso ampio, dai ponti sull'Isonzo per intendersi) il limite di 30 km/h, consentendo i 50 solo nelle strade principali che conducono fuori città o in quelle di scorrimento veloce (per esempio Via Terza Armata/Via Trieste, dove peraltro l'accesso ai centri commerciali insiste direttamente sulla strada principale, fatto questo veramente mai visto altrove!)? Percorrere via Cadorna (ma anche la via San Michele a Sant'Andrea o la piazza di Pevma) a 50 e oltre non è meno pericoloso che attraversare alla stessa velocità il Corso Verdi e il transito a quella velocità in Corso Italia, soprattutto di sera e dove, quasi ovunque, l'illuminazione lascia a desiderare, può essere molto pericoloso per i pedoni o i ciclisti che attraversano la strada sulle strisce loro dedicate all'altezza del parco della Rimembranza o della via Locchi. 
Un'ultima domanda intorno a Via Ascoli/San Giovanni, una delle zone più belle e di valore storico della città. Un tempo (ma da ciò che risulta ancora adesso) era zona a traffico limitato, ora è un parcheggio permanente e un campo di prova per novelli Hamilton che passano a tutta birra stirando i calzoni dei malcapitati passanti. Ciò si verifica ancor di più adesso, quando la viabilità provvisoria che ha decretato il senso unico in Via Seminario consiglia qualche avventato automobilista di accorciare i percorsi risalendo contromano... 

mercoledì 24 giugno 2015

Cento in galleria, un mondo alla rovescia...

C'è un evidente equivoco in tutto ciò che sta accadendo a Gorizia e soprattutto nella formazione di un'opinione pubblica. Le domande dalle quali si procede, spesso anche in molti commenti su questo blog, riguarda la "giustizia": è giusto che le persone vengano dall'Afghanstan o dal Pakistan in città? è giusto che si fermino solo a Gorizia e non nei Comuni limitrofi? è giusto che siano solo maschi, che usino il telefonino, che preghino e osservino le loro prescrizioni religiose?
A questo ordine di interrogativi si possono dare risposte molto diverse, ma tutte eludono quello che messer Woland nel Maestro e Margherita chiamava "il fatto", cioè un qualcosa di estremamente ostinato e inamovibile. In altre parole, comunque la si pensi sulla questione delle migrazioni dei popoli, "il fatto" è che le persone ci sono, che centinaia di loro non rientrano nelle convenzioni stabilite dalla prefettura, che hanno il diritto di chiedere lo status di rifugiati, che hanno fame e che non hanno un tetto sotto il quale ripararsi dalla pioggia.
Questo è "il fatto" e ad esso occorre dare una risposta: non se è giusto che siano in un luogo invece che in un altro, ma come gestire la situazione così come è. Quindi, a meno che non si voglia dare credito all'assurda affermazione di qualche autorevole cittadino secondo il quale i profughi vengono a Gorizia perché sono stati accolti nella tendopoli di via Brass nello scorso settembre, prendere in considerazione il fatto impone la necessità di trovare soluzioni di accoglienza degne di questo nome. Le istituzioni - Comune e Prefettura in primis - preso atto, volente o nolente, che le persone ci sono e che per le leggi attualmente vigenti (per fortuna, ndr) non possono essere costrette ad andarsene, devono essere in prima fila nella ricerca, individuazione e sistemazione di alloggi d'emergenza consoni alla dignità e al diritto degli esseri umani.
Quello che è accaduto ieri ha dell'incredibile: le associazioni di volontariato assumono il ruolo di una specie di sindacato dei richiedenti asilo, contrattano faticosamente con gli organi competenti la disponibilità di alloggi confortevoli, perdono la loro battaglia e un centinaio di persone finisce la giornata cercando di dormire nell'umida e malsana galleria Bombi. In una situazione politica, sociale e civile "normale", dovrebbe accadere l'esatto contrario: gli amministratori dovrebbero fare i salti mortali per risolvere il "fatto" della presenza di tante persone in città, anche rivolgendosi delicatamente e con gratitudine alle associazioni cittadine e ai privati per ottenere da essi aiuto e sostegno, dove gli interventi risultassero deficitari.
E' proprio un mondo alla rovescia e quello che è accaduto è veramente una vergogna! Questo è il fatto, poi ciascuno su tutto il resto può rimanere della propria opinione...

martedì 23 giugno 2015

Cosa sta succedendo a Gorizia?

Ecco il comunicato stampa del Forum per Gorizia relativo al ruolo del Comune in relazione alla questione dei richiedenti asilo, in versione integrale:
Centinaia di persone, fuggendo da situazioni di guerra e di fame, giungono in città per inoltrare richiesta d’asilo e le istituzioni non riescono a sopperire alle loro necessità di vitto e di alloggio. Un gruppo di volontari da ormai sei mesi si produce in uno sforzo straordinario per offrire a coloro che non rientrano nelle convenzioni stipulate con la Prefettura un pasto serale, la colazione, l’assistenza medica immediata, la ricerca di un tetto per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. Si tratta di un numero sempre crescente, sempre superiore ai 50, attualmente intorno ai 120. 
Ebbene queste persone, invece di essere elogiate pubblicamente, vengono dileggiate proprio da chi dovrebbe avere la responsabilità politica di decidere e di agire: il sindaco Romoli ripete il ritornello “non più a Gorizia!”, ribadisce un’assurda e inapplicabile circolare contro lo stazionamento nei parchi cittadini e arriva fino a spiegare l’arrivo di tanti profughi con il comfort garantito dalla tendopoli allestita in fretta e furia dalla Provincia nello scorso mese di settembre; l’autorevole (per la sua parte politica) consigliere comunale Hassek, spiando evidentemente dal buco dell’(inesistente) serratura del dormitorio di Piazzutta, giunge a suggerire maliziosamente intenti affettivi dietro alla straordinaria azione delle donne volontarie; l’assessore Del Sordi si vanta addirittura pubblicamente di aver “ordinato” (ma è nelle sue competenze?) la rimozione delle coperte donate dalla Caritas ai poveri, unico riparo per chi non ha altro tetto che il cielo e gli alberi dei parchi; l’assessore “competente” Romano, dopo aver dato impunemente del “vigliacco” e del “terrorista psicologico” a chi si era permesso di sollevare dei dubbi sull’opportunità di “celebrare” l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale insieme a Casapound, brilla per l’assenza totale di proposte alternative al “che se ne vadano da Gorizia”. Del resto, non era riuscita a risolvere il problema di una sola italiana che stazionava nei Giardini pubblici, figuriamoci se è in grado di intervenire per affrontare il problema di qualche centinaio di esseri umani.
Ci saremmo aspettati fuoco e fiamme in Consiglio Comunale, atti di sfiducia e di protesta da parte delle opposizioni e non solo da esse. Tutto invece tacendo, siamo costretti a intervenire nuovamente sulla stampa, dichiarandoci da subito favorevoli a qualunque iniziativa, anche giuridica, tesa a ripristinare il buon senso e la corretta relazione fra le autorità e i cittadini, stigmatizzando ogni atteggiamento lesivo della dignità personale e politica di ogni soggetto, italiano o straniero che sia.

lunedì 22 giugno 2015

Ascensori fermi. Per sempre?

Gli ascensori tornano in auge. Questa volta sembra che le difficoltà finanziarie rallentino la ditta che dovrebbe concludere i lavori. Il sindaco Romoli, accantonata la sfera di cristallo dalla quale con sicurezza "sparava" da anni previsioni mai azzeccate, "allarga le braccia" e ritorna al ritornello di inizio mandato: dopo otto anni di chiusura a qualsiasi dialogo e di annunci roboanti sulla straordinaria opportunità offerta dagli ascensori per il rilancio della città, riesuma le colpe dei predecessori che "hanno voluto" l'impianto. Tutti gli intoppi che si sono verificati erano facilmente prevedibili, anzi erano stati ampiamente previsti e già da prima dell'apertura del cantiere erano state proposte mille possibili vie d'uscita. Gli ascensori viaggiano con oltre tre anni di ritardo e, come più volte ribadito, tutto sembra orientare a pensare che non finiranno mai. Qualcuno, tra coloro che hanno deciso per anni di "tacere e andare avanti", votando con entusiasmo in Consiglio Comunale contro ogni ordine del giorno teso a far ragionare gli amministratori, renderà conto alla città di questo sperpero di denaro pubblico?

domenica 21 giugno 2015

Una Giornata veramente "del" Rifugiato

Doveva essere un momento di riflessione sulla Giornata mondiale del Rifugiato. Invece la serata di ieri al Parco della Rimembranza è stata un vero incontro di culture. I cento richiedenti asilo "fuori convenzione" hanno pregato, mangiato, raccontato le loro storie, cantato, fatto anche teatro insieme alle persone che da sei mesi cercano di stare loro vicino, preparando la cena e la colazione, seguendo i problemi sanitari, cercando per quanto possibile coperte o un tetto sotto il quale ripararsi. La si può pensare come si vuole sui temi relativi all'accoglienza, il momento è drammatico a livello europeo e planetario. Ma è un tornare umani riconoscere che queste persone - come tutte in questo mondo - hanno una storia, una cultura, degli affetti, delle aspirazioni, insieme a tanti problemi e a tante paure. Forse potrebbe far bene a tutti sospendere per due ore il giudizio e lasciarsi coinvolgere nella danza della vita. Per poi affrontare con maggior convinzione e serenità le mille questioni politiche...

sabato 20 giugno 2015

Una cartolina e un amaro sorriso, dalla Sauroland di via Cipriani

Situazione il 12 giugno 2015

Situazione il 30 maggio 2010

La previsione di conclusione dei lavori
Forse qualcuno ricorda Sauroland, la vicenda delle lucertoline preoccupate perché il loro spazio stava per essere cancellato dalla costruzione di un parcheggio. Se ne parlò in questo blog il 30 maggio 2010, quando la sorte dei rettili sembrava segnata per sempre, poi il 13 giugno 2013, quando si sottolineava che la loro lotta aveva raggiunto l'obiettivo e che fino a quel momento le verzure che li riparavano sembravano essere ancora salve... Esattamente due anni dopo, a quasi sette dalla "fine lavori" prevista, la situazione è quella documentata dalla foto in alto. A parte il sorriso delle lucertole di allora, ormai diventate nonne e bisnonne, si tratta di uno dei tanti beni comuni sottratti da troppo tempo alla collettività.

giovedì 18 giugno 2015

L'enciclica di Francesco presentata al Forum

L'argomento del giorno è l'enciclica "Laudato si'", dedicata alla drammatica situazione del Pianeta. Un primo sguardo consente di leggere tutti i "titoli" riguardanti il dibattito in corso sul futuro della Terra, della Vita e dell'Uomo. La questione è affrontata sotto molti punti di vista, forse anche troppi, proprio per questo richiede un'analisi più approfondita da quella consentita dalla prima reazione dei media e dei politici, generalmente positiva, dal momento che ciascuno tende a sottolineare quelle parti in cui si sente dare ragione dal Papa, sottacendone altre meno consone al proprio punto di vista.
Per discutere insieme delle tematiche proposte da Francesco e anche della loro possibile applicazione alla situazione goriziana, il Forum e il Kulturni dom di Gorizia invitano i cittadini a un incontro di presentazione e discussione che si terrà MERCOLEDI' 24 GIUGNO, alle ore 18 presso la sede sociale di Via Ascoli 10. Introdurranno l'incontro Andrea Bellavite, Kristina Knez e Claudio Siniscalchi.

Precisazioni dal Coordinamento noBiomasseGO

Rinviando la confutazione giuridica relativa alle affermazioni del Presidente Gherghetta, a proposito della complessa vicenda dell’iniziativa imprenditoriale per il riciclo dell’alluminio che si avvarrà dell’impianto a biomasse, nelle sedi opportune, sono necessarie, comunque, alcune immediate precisazioni alla luce dell’articolo pubblicato ieri a proposito della mancata richiesta, da parte del Coordinamento, di partecipare alla Conferenza dei servizi indetta dalla provincia, propedeutica alla decisione della Giunta. Il Coordinamento non è intervenuto in quella sede semplicemente perché non è previsto dalle norme vigenti!Il responsabile del procedimento ha l’obbligo previsto dalla legge, art. 8 legge 241/1990, di comunicare ai controinteressati (soggetti portatori di interessi diffusi in primis) ogni elemento utile relativo alla domanda in modo che gli stessi possano fornire suggerimenti ed indicazioni da utilizzare nella ponderazione degli interessi contrapposti. Nel caso specifico tale comunicazione non risulta sia stata inoltrata perlomeno alle associazioni nazionali poste a tutela dell’ambiente, presenti in provincia; né tantomeno al Coordinamento e alle associazioni ad esso partecipanti. Peraltro, suggerimenti, indicazioni ed anche preoccupazioni sono stati forniti dal Coordinamento #noBiomasseGO direttamente al Presidente Gherghetta che, evidentemente, non le ha tenute in alcuna considerazione. Silenzio c’è stato, infatti, anche per quanto riguarda la comunicazione scritta allo stesso inviata, nella quale sono stati riportati ampi stralci del documento del Ministero della Salute che invita a riconsiderare la pericolosa diffusione degli impianti a biomassa. Silenzio anche da parte dell’assessore regionale Sara Vito, invitata per iscritto a tener conto delle istanze della cittadinanza, inclusa quella relativa ad avviare uno studio approfondito sulla tipologia e quantità delle emissioni potenzialmente prodotte dal cumulo dell’attività dei tre  impianti  del progetto“Three Shades of Green”, ognuno singolarmente classificato come industria insalubre.Riguardo, nello specifico, la Conferenza di servizi, il funzionamento della stessa non è lasciato alla discrezionalità di chicchessia. Ma è espressamente regolamentato dalla legge. La legge regionale 7/2000 prevede la possibilità di partecipare alla riunione soltanto del soggetto proponente (articolo 22 ter comma 1 ter) e non anche ai soggetti portatori di interessi diffusi. Questi ultimi, comunque, possono richiedere di partecipare alla Conferenza di servizi indetta dal SUAP,  prospettiva che il Coordinamento intende attivare; e c’è da capire, a tale proposito, per quali preminenti ragioni (o interessi) il procedimento in questione non ha seguito il percorso previsto dalla direttiva comunitaria Servizi 2006/123/CE che individua lo sportello unico come interlocutore esclusivo del prestatore e che il decreto legislativo 59/2010 di recepimento di tale direttiva, ha individuato nel SUAP comunale.

Francesco: chiedere perdono per chi chiude la porta ai richiedenti asilo

Papa Francesco invita tutti a ricordare la Giornata Mondiale del Rifugiato, sabato 20 giugno. A Gorizia sono previste diverse iniziative, tra le quali quella che si svolgerà lo stesso sabato, alle 21, al Parco della Rimembranza. Ecco il testo integrale del suo breve appello:
Sabato prossimo ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati nella loro dignità. Incoraggio l’opera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate. E vi invito tutti a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca una famiglia, che cerca di essere custodita.

Dunque, il Comitato "no-biomasse" ha importanti ragioni se...

Insomma, sulla centrale a biomasse la Giunta provinciale ha definitivamente deciso. Per un approfondimento si rimanda al blog piazzatraunikgorizia.blogspot.com che ha seguito puntualmente la questione in tutte le sue articolazioni.
Una sola componente della Giunta ha votato contro, l'assessore Donatella Gironcoli, che ha anche motivato il suo diniego con un breve comunicato nel quale sostanzialmente fa proprie tutte le istanze del Comitato contro l'installazione della centrale troppo vicino al centro abitato. La sua contrarietà viene motivata anche dal rispetto nei confronti dei cittadini e del parere negativo espresso a grande maggioranza dal Consiglio Comunale. Una dichiarazione, la sua, che di fatto contesta alla propria Giunta una decisione contraria agli interessi dei cittadini e presa senza tener conto della volontà della "base".
Il presidente Gherghetta minimizza - "non siamo mica in caserma" - ma politicamente il voto dell'assessore Gironcoli è molto pesante, tenuto conto che si tratta di una delle scelte più delicate e contestate dell'intero mandato. Di fatto si tratta di un'implicita ammissione delle ragioni propugnate dal Comitato, tacciato dai vertici provinciali nei giorni precedenti di "terrorismo psicologico" (ultimamente va molto di moda, questa espressione, nel mondo politico goriziano...) e di superficialità. E quelle ragioni non riguardano aspetti secondari, ma fondamentali, quali in primis la salute dei cittadini...
ab

mercoledì 17 giugno 2015

L'annuale pensiero a Primož Trubar

Una volta all'anno, in una giornata intermedia tra l'8 giugno, giorno della nascita e il 28 giugno, giorno della morte, un gruppo di persone rende omaggio a Primož Trubar (1508-1586), grande riformatore, uomo spirituale e scrittore sloveno. Come si può vedere nella foto il sindaco di Sovodnje ob Soči Alenka Florenin (al centro) si prepara a deporre un ricordo floreale davanti al busto del religioso, collocato nei pressi del castello di Rubije, dove il predicatore ebbe modo di soggiornare.

I diritti umani valgono sempre e comunque...

Il prossimo sabato 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, in un momento molto particolare e delicato della storia d'Italia, d'Europa e del nostro territorio goriziano. Tra le tante iniziative previste si segnala quella proposta dai volontari che da alcuni mesi consentono ogni giorno a 80-100 persone "fuori convenzione" di mangiare una cena calda e di essere assistiti nelle necessità elementari. Queste persone, alle quali la città dovrebbe erigere un monumento in quanto hanno sopperito con grande competenza alle manchevolezze delle istituzioni preposte, propongono un incontro, appunto sabato 20 giugno, alle ore 21 al parco della Rimembranza, per riflettere insieme sul tema e per condividere qualche ora di vita con i rifugiati afghani e pakistani attualmente "ospitati" a Gorizia. Per gentile disponibilità da parte del bel blog goriziano piazzatraunik.blogspot.com si pubblica un interessante intervento...
È ormai da quasi un anno che leggo, sia sulla pagina facebook del gruppo “SEI DI GORIZIA SE…” che su quelle di altri gruppi relativi a Gorizia (anche loro su facebook), parole dai toni incivili, barbari ed inaccettabili a riguardo dei tanti profughi che approdano in Europa e nella nostra città e che vengono regolarmente e violentemente definiti "invasori", "clandestini", "parassiti", "terroristi" o persino (!) "furbetti minorenni impegnati a concupire pedofili goriziani". Sempre secondo molti concittadini tali profughi sono meritevoli solo della morte, nelle fredde acque del Mediterraneo o durante le estenuanti migliaia di chilometri coperti a piedi per cercare di arrivare in Europa, scappando da fame, guerra e persecuzione.
Come si è tristemente visto negli ultimi giorni, secondo certi politici locali i profughi non sono neanche degni di una coperta per dormire in rifugi di fortuna all'adiaccio, mentre devono aspettare che la pratica per il loro asilo politico venga processata, come chiaramente definito dal diritto italiano ed europeo, nonché dalla Carta dei Diritti dell'Uomo dell'ONU e dall'analoga Carta ratificata dall'Unione Europea.
È ormai da mesi che non reagisco più a tali frequenti uscite razziste, xenofobe e nazionaliste, perché non ne posso più, soprattutto  per il livello così infimo e becero dei commenti e delle relative pseudo-argomentazioni, ma anche perché tali parole offendono vergognosamente la storia di emigrazione (per necessità sicuramente serie, anche se "solo" di natura economica, ma non certo per motivi comparabili a chi fugge da persecuzione o morte sicura, come per esempio accade oggi in Siria, Irak, Afganistan o Nigeria) dalle nostre terre, sia regionali che italiane, nel resto del mondo e quindi si commentano da sole. Interrompo il mio lungo silenzio solo per dire a tutte queste persone che Amnesty  International  ha appena pubblicato un report intitolato "THE GLOBAL REFUGEE CRISIS: A CONSPIRACY OF NEGLECT", scaricabile come PDF dalla pagina di Amnesty. Vi esorto a scaricarlo, a leggerlo con attenzione (si legge velocemente, sono in tutto meno di 40 pagine) e di rifletterci su. E poi magari vergognarvi, perché i diritti umani non dipendono dal colore della pelle, dall'etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dal colore politico. Valgono comunque e sempre.

Nota: Questo è un contributo che è stato postato su facebook nel gruppo "SEI DI GORIZIA SE..." durante il tardo pomeriggio del 15.06.2015 e che è stato cancellato dalla moderazione del gruppo a neanche 10 minuti dalla sua pubblicazione.

di Tomaso ForziCo-fondatore dell'Associazione Gorizia Giovane

Istat: Invasione? No, ci sono troppo pochi stranieri!

I dati demografici relativi all’anno 2014 che sono stati diffusi lo scorso lunedì dall’Istat dimostrano una realtà del tutto diversa rispetto all’”invasione degli stranieri” propugnata da politici interessati che in questo modo seminano paura nell’opinione pubblica. Gli esperti fanno vedere con chiarezza che il problema dell’Italia non è la presenza di troppi, ma di troppo pochi immigrati. Perché?
Soltanto l’anno scorso sono morte in Italia 100mila persone più di quanti bambini sono nati. Sono quasi 70mila i neonati da mamme immigrate, cosicché – se non li contiamo - in un solo anno ci sarebbero stati ben 165mila abitanti in meno! Un bilancio che in cento anni non era mai stato così negativo: peggio fu solo negli anni 1917-1918, ma quella volta un gran numero di giovani perse la vita sul fronte della prima guerra mondiale.
E’ da molto temo che le nascite sono molte meno che le morti. Negli scorsi anni tale dato è stato nascosto grazie alla presenza degli immigrati, l’anno scorso ciò non è accaduto. E’ vero infatti che il saldo migratorio è stato positivo (+ 92.352), tuttavia meno di quanto sarebbe stato necessario per compensare la differenza tra in nati e i morti. L’Istat ha anche accertato che l’anno scorso è aumentata l’emigrazione e diminuita l’immigrazione. Nelle regioni del Nord, anche in Friuli Venezia Giulia, per la prima volta negli ultimi anni sono emigrati più stranieri di quante persone siano immigrate.
Questo è il vero problema per l’Italia, sottolineano i demografi. L’età media degli abitanti è di anno in anno più alta e questo renderà nel prossimo futuro ancora più evidente il divario fra le nascite e le morti. Senza l’afflusso di giovani immigrati lo Stato non potrà stabilire l’equilibrio demografico, il che porterà gravi difficoltà sul piano finanziario. Chi pagherà per esempio i contributi per la pensione di tutti i sempre più numerosi anziani cittadini italiani?
I media e la politica stanno scatenando in questi giorni il panico a causa di qualche centinaio di profughi che bivaccano nei parchi cittadini e nelle stazioni ferroviarie. E’ un problema umanitario che è possibile e necessario trattare con rispetto. Oltre alla questione dei profughi dalle guerre, ai quali dobbiamo offrire un aiuto umanitario, si pone anche un'ulteriore domanda sugli altri obiettivi a lunga scadenza dei flussi migratori.
Riguardo ciò, l’Italia non ha una strategia. Accetta passivamente che le organizzazioni criminali gestiscano i flussi migratori. Sarebbe stato invece obiettivo possibile da raggiungere quello di trattare con i Paesi d’origine, proporre dei corridoi sicuri al posto di quelli attuali illegali oltre che impostare autentiche politiche d’integrazione. Di per sé l’immigrazione non è un problema di ordine pubblico, da gestire attraverso campi di concentramento, è invece un fenomeno epocale, a livello sociale ed anche economico. E’ indispensabile governarlo, in modo che i migranti non anneghino più nel mare o soffrano la fame nelle regioni d’Italia e nel contempo gli abitanti della Penisola possano dormire serenamente.
Marko Marinčič (editoriale Primorski Dnevnik, 17.05.2015, libera traduzione di Andrea Bellavite)

domenica 14 giugno 2015

Cultura, ricerca e grandi eventi: considerazioni (2)

Ed ecco il commento-intervento del prof. Alessio Sokol, in risposta al precedente post, ma anche in rilancio di alcune considerazioni significative. Buona lettura, in attesa di un incontro pubblico su queste tematiche, introdotto dagli stessi autori di questi commenti, da tenere in autunno nella sede del Forum.

Intervengo tardivamente su un argomento che mi sta particolarmente a cuore, e che potrebbe costituire oggetto di un dibattito al Forum, tra tutti quelli che sono ancora capaci di confrontarsi da sponde opposte argomentando le proprie posizioni. 

Ho trovato stimolanti gli interventi di Silvano Cavazza e di adg, che vedono il problema da diversi punti di vista, tra i quali non è forse impossibile trovare un buon punto di mediazione. E’ senz’altro corretto che con i 265.000 euro spesi per il festival goriziano della storia si potrebbero finanziare una decina di borse di studio per giovani ricercatori: mi chiedo però se quei fondi verrebbero investiti proprio in ricerca dalle Amministrazioni pubbliche o private che sostengono èStoria, una volta che la manifestazione –ipotesi malaugurata per quanto mi riguarda- dovesse chiudere i battenti. Mi vien da pensare che difficilmente ciò avverrebbe, e che dunque l’alternativa tra èStoria (e iniziative consimili) e ricerca sia soltanto un arguto gioco dello spirito utile a sottolineare la cronica mancanza di investimenti che affligge da almeno un ventennio la nostra Scuola e l’Università.
Il declino degli studi umanistici è ormai un dato di fatto di portata europea, complice una politica poco attenta a questo settore –sentito come un lusso che non ci possiamo più permettere, in nome di un pensiero unico economicista e di un sentire comune che punta al beneficio immediato, bollando come improduttivo lo studio del passato e di qualunque disciplina che appaia “fine a se stessa” (probabilmente anche la matematica pura e la fisica potrebbero entrare nel novero: non ho dati statistici precisi in merito, solo le impressioni ricavate dalle iscrizioni all’Università degli studenti del liceo dove insegno).
I diversi festival che sono parenti di èStoria (penso a Pordenonelegge, alla manifestazioni di Mantova e Sarzana, solo per citarne alcuni) celano sicuramente l’insidia di diventare “eventi” di moda, che obbediscono a logiche altre rispetto a quelle della cultura, ma offrono anche una preziosa occasione perché di fronte ai cittadini si parli di letteratura, di storia, di filosofia, che sono “lenti” indispensabili attraverso cui guardare il mondo che ci circonda.
Probabilmente soltanto grazie ad una riacquisita consapevolezza dell’“utilità dell’inutile” le discipline che molti di noi amano potranno riconquistare un qualche prestigio ed un qualche interesse, provocando nella società una nuova richiesta che oggi manca e nel mondo delle Istituzioni una cura che attualmente latita.
Forse per far loro riprendere una nuova vita è necessario anche che escano dal mondo delle Accademie e delle Università dove oggi i nostri studi richiamano sempre meno adepti, con il rischio, almeno per quanto riguarda il mondo classico a me caro, di arrivare entro breve all’estinzione al di fuori di circuiti destinati a pochissimi.
Per questo sono portato a considerare èStoria assieme a tutti i suoi parenti prossimi e lontani una preziosa occasione anziché uno spreco di risorse. Mi piacerebbe che il dibattito si allargasse.
Alessio Sokol
Classici Contro Gorizia

Cultura, ricerca e grandi eventi: considerazioni (1)

Con il seguente intervento si riapre una questione assai interessante, quella relativa alla valorizzazione della Cultura nella regione Friuli Venezia Giulia e in particolare a Gorizia. L'intervento del prof. Cavazza è un commento a un post redazionale relativo a E'Storia (28 maggio). L'argomento è delicato e l'autore del commento è molto autorevole, come di dimostrato dal livello del dibattito che ne è seguito. Per questo si ripropongono qui le sue argomentazioni e subito dopo anche quelle, per certi versi complementari e nel contempo dialettiche, del prof. Alessio Sokol. Buona lettura! 
L’intervento di Bellavite su èStoria del 28 scorso mi induce a scrivere qualche riflessione sull’argomento. Mi dispiace di non essere tempestivo, né sintetico. Mi affido alla pazienza di quelli del Forum: persone che stimo, anche se con loro sono d’accordo abbastanza di rado. Ammetto anche di essere uno scarso frequentatore di èStoria e delle manifestazioni consimili: sono più abituato a leggere i libri che a sentirne parlare. Mi ha colpito l’affermazione di Adriano Ossola, di cui riconosco la grande passione e le capacità organizzative, nella sua intervista al “Piccolo”: èStoria rischia di chiudere perché 265.000 euro di contributi pubblici e semipubblici (la Fondazione Carigo) sono pochi. Pochi? Sono ormai da decenni coinvolto nella ricerca storica, all’università e fuori, e i soldi che girano ormai si sono rarefatti. Per fare un esempio, a Trieste il Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte fino al 2010 aveva un budget annuo di 3000 euro per l’acquisto di libri. Fuori dall’università, le Deputazioni di Storia Patria di Udine e di Trieste versano in cattive condizioni, tanto da essere al limite della sopravvivenza. Si dirà: sono istituzioni vecchie e polverose, che non interessano più nessuno; entrambe però pubblicano riviste (le “Memorie Storiche Forogiuliesi” sono più che centenarie), studi, edizioni di fonti. Sono “deputato” di entrambe, come del resto Sergio Tavano: ma conosco da più tempo quella di Trieste. La Regione, ai tempi dell’assessore Antonaz, era arrivata ad assegnare alla Deputazione per la Venezia Giulia fino a 80.000 euro all’anno; la somma consentiva non solo una ricca attività editoriale, ma anche il finanziamento di varie ricerche di giovani studiosi, dall’antichità ai giorni nostri: una delle ultime assegnazioni è stata nel 2009 a Enrico Bullian, per un saggio sulle condizioni di salute degli operai nel cantiere di Monfalcone. Con gli assessori Molinaro e De Anna i contributi regionali sono bruscamente diminuiti (10-12.000 euro all’anno); con l’attuale assessore Torrenti si sono azzerati, sia per Trieste che per Udine: Torrenti, privilegia le attività teatrali e gli “eventi”. In questa situazione nel Goriziano è scomparsa la ricerca storica, almeno quella che non riguardi il Novecento, maggiormente appoggiata da finanziamenti pubblici. Fare ricerca a buon livello richiede impegno e capacità, ma anche aiuti economici. Conosco “giovani”, ossia quarantenni, bravi, muniti di dottorato, magari “professori a contratto” all’università per corsi tanto affollati quanto pochissimo retribuiti (un migliaio di euro per un intero corso semestrale: una vergogna!), che non possono continuare seriamente i loro studi. Attualmente la ricerca storica a Gorizia è per lo più limitata a pochi pensionati volonterosi e a qualche insegnante di scuola media che si occupa di temi contemporanei. I giovani (giovani veri, trentenni) sono di Nova Gorica: in Slovenia ci sono pochi festival ed “eventi”; ma la cultura mi sembra assai più rispettata. A Gorizia non ci sono istituti di ricerca storica pubblici e l’Istituto per la Storia Sociale e Religiosa se la passa male per il taglio dei contributi regionali; a Nova Gorica, a mille metri da Piazza Vittoria, ha sede lo Zgodovinski inštitut Milka Kosa, dell’Accademia delle Scienze di Lubiana, con i suoi ricercatori fissi. Certo, a Gorizia c’è èStoria, e per quattro giorni all’anno sono pieni gli alberghi, i ristoranti, i bar. Ad Adriano Ossola 265.000 euro appaiono pochi per la manifestazione che ha messo in piedi. Se fossero messe in palio 10 borse di studio di 26.500 all’anno per ricerche storiche penso che ci sarebbero tanti concorrenti da riempire, o quasi, i posti letto di Gorizia. È chiaro che sono ordini di problemi molto diversi: ma, per favore, non metteteli entrambi sotto la categoria della storia.
Silvano Cavazza 

sabato 13 giugno 2015

Un'appassionata lezione di vita

Gran lezione di vita, ieri sera al Kulturni dom di Gorizia, nell'ambito di un progetto europeo sulla cooperazione e sulle minoranze culturali e linguistiche nell'arco alpino, raccontato in mattinata dai suoi protagonisti, provenienti da Belluno, Klagenfurt, Nova Gorica, Monfalcone e Gorizia, coordinati da Lucio Gregoretti e Igor Komel. Moni Ovadia ha parlato per oltre mezz'ora del nostro essere "umani", appartenenti a un'unica specie che si è caratterizzata nel mondo grazie agli spostamenti e alle migrazioni, "dal cuore dell'Africa" a tutti gli angoli della Terra". Ha sottolineato come l'incontro con l'altro è la condizione per la generazione della Cultura, così come il rifiuto e la paura dell'altro portano la persecuzione e l'annientamento. Dopo aver reso omaggio alla sofferenza del popolo sloveno tra le due guerre mondiali, ha evidenziato come sia possibile credere in un futuro di accoglienza e reciproca integrazione fra i popoli e le nazioni: "chi avrebbe mai potuto pensare all'eliminazione dei confini tra Stati che per secoli si sono combattuti? Eppure in Europa è accaduto e potrebbe continuare ad accadere se il vecchio Continente non si unisce solo sugli interessi economici di pochi ma sulla creazione di una realtà nella quale ciascuno si possa sentire veramente a casa propria". Sia chi è stanziale, sia chi è nomade per scelta o - come accade purtroppo quasi sempre - per necessità. E il razzismo? E chi pregiudizialmente è chiuso ala conoscenza e all'accoglienza dell'altro? Chi contesta il diritto di migrare a chi ha fame o fugge dalle guerre? "E' uno rimasto indietro di 40mila anni nell'evoluzione della specie homo sapiens sapiens!" O uno che ha dimenticato che lo stesso mito fondatore dell'Italia - raccontato da Virgilio nell'Eneide - è basato sull'incontro tra profughi troiani fuggiti dalla guerra e abitanti delle antichissime colline laziali...
L'incontro è stato notevolmente arricchito dall'introduzione musicale con le canzoni in lingua slovena, italiana, croata e inglese di Tatjana Mihel e con la parte conclusiva dedicata alla musica klezmer e rom dalla straordinaria coppia pianoforte/tromba di Mauro Costantini e Giorgio Parisi.

venerdì 12 giugno 2015

Kabul - Romans 7-2

Assemblea pubblica ieri sera a Romans d'Isonzo. In un affollatissimo auditorium Galopin, il sindaco Furlan, coadiuvato da un rappresentante delle forze dell'ordine, da un consigliere regionale e da un professionista dell'Azienda Sanitaria, ha illustrato ai suoi concittadini le azioni intraprese per rispondere all'imprevedibile emergenza degli scorsi giorni e alla richiesta prefettizia di accoglienza convenzionata dei richiedenti asilo. Sul primo punto - la situazione che si è venuta a creare dopo che da un camion sono stati "sbarcati" davanti al cimitero di Romans decine di richiedenti asilo - molti dei quali  minorenni - il primo cittadino ha ottenuto il plauso di tutti, anche dell'opposizione consigliare. Sull'accoglienza diffusa e sull'eventuale presenza più stabile in paese di quindici profughi, i pareri sono stati discordanti, la maggior parte di essi improntati alla paura: paura del venir meno della sicurezza, della penalizzazione "degli italiani" a causa dei nuovi arrivati, addirittura dell'islamizzazione sistematica di un territorio culturalmente cristiano. La discussione è stata molto vivace, in qualche tratto interessante, ma ciò che è più importante è stata l'iniziativa in sé, l'invito a tutti a incontrarsi e a discutere insieme, un autorevole esempio di trasparenza e partecipazione. Forse la miglior sintesi è stata proposta quando qualcuno ha fatto notare che i ragazzi e i giovani di Romans, per nulla intimoriti, si sono  recati al campo dove sono "ospitati" i richiedenti asilo e hanno proposto una partita di pallone. Alla fine, in un clima di reciproca conoscenza e sostegno, hanno indicato una strada che tutti potrebbero seguire: non domandarsi se è giusto che la gente emigri per fuggire dalla fame o dalla guerra, ma chiedersi in che modo poter trasformare questa inevitabile situazione in una straordinaria opportunità di crescita per le persone e per la comunità. Ah sì, la partita è finita 7-2 per gli ospiti.

giovedì 11 giugno 2015

L'accoglienza a Romans: un esempio da imitare

Il Comune di Romans è stato n questi giorni esempio di come si possa gestire una - questa sì! - vera imprevedibile emergenza, coniugando umanità e creatività, intervento pubblico e partecipazione dei cittadini. Dopo l'arrivo, totalmente inatteso, di alcune decine di richiedenti asilo, molti dei quali minorenni, l'amministrazione non si è fatta prendere dal panico e, chiamate le forze vive del paese, ha saputo affrontare in tempi brevissimi la situazione. Il "campo" immediatamente attrezzato è stato poi al centro dell'attenzione di gran parte degli abitanti della zona che si sono prodigati nel cercare e trovare tutti i generi necessari a una dignitosa prima accoglienza.
Non basta! Oltre a dimostrare una capacità d'intervento straordinaria, il Comune è stato anche esempio di partecipazione e trasparenza, imbastendo su due piedi, praticamente da un giorno al'altro, una pubblica assemblea che si tiene questa sera (giovedì 11) alle 20.30 nella Sala Galopin. E' un'occasione per spiegare le ragioni e le modalità dell'intervento, per dare voce a tutti, anche a chi ha espresso perplessità e per coinvolgere quanto più possibile tutti in decisioni e scelte di grande significato politico e culturale.
In questo caso da Romans, c'è soltanto da imparare!

Identità e cooperazione: al Kulturni dom, con Moni Ovadia

Le comunità linguistiche e la cooperazione come fattori non solo di crescita culturale ma anche di sviluppo economico delle aree di confine. Su questi temi un progetto europeo “Identità e Cooperazione” ha messo in luce le esperienze di eccellenza nell’arco alpino dalla Provincia di Bolzano a quella di Gorizia, individuando il Kulturni dom, con la cooperativa Maja ed il Comune di Monfalcone, come due esempi di valore a livello comunitario.
È proprio il Kulturni dom sarà al centro venerdì 12 giugno di due importanti momenti, che avranno come testimonial straordinario Moni Ovadia, drammaturgo, scrittore, personalità culturale di primo piano, che alle 20.30 sarà protagonista di una performance aperta al pubblico.
Al mattino, invece, alle ore 10.30, si terrà un importante convegno per presentare i risultati del progetto, denominato “Identità e cooperazione”, ma soprattutto per riflettere sullo stato e sulle prospettive delle politiche di apertura e convivenza nella dimensione europea e frontaliera. Un affronto di grande attualità in un momento nel quale prevale nel rapporto fra gli Stati la chiusura nazionalistica. Anche a Gorizia, che storicamente è stata luogo anticipatore del dialogo si trova a considerare la sua capacità di essere modello di sperimentazione di relazioni volte all’integrazione fra espressioni ed identità diverse, capaci di arricchire di progettualità il contesto locale.  Interverranno: Igor Komel, presidente della cooperativa culturale Maja, il sindaco di Monfalcone, Silvia Altran, Marina Einspieler Siegert dell’Unione economica slovena della Carinzia Klagenfurt, Fabrizio Valencic, della  cooperativa Arcobaleno, Pavla Jarc, direttrice del Kulturni Dom di Nova Gorica, Andrea Bellavite, presidente del Forum Cultura per Gorizia, mentre i lavori saranno coordinati da Lucio Gregoretti.
Alle 20.30, invece, nel Teatro del Kulturni serata di musica e riflessioni. Assieme a Moni Ovadia (che alle 18.00 sarà anche alla Galleria espositiva di Monfalcone) si esibiranno la cantante Tatjana Mihelj di NovaGorica,  Mauro Costantini al pianoforte e Giorgio Parisi al clarinetto in un concerto di musiche  Klezmerlegate alle esibizioni di Moni Ovadia. L’ingresso al concerto è libero con invito da ritirare presso la segreteria del Kulutri dom di Gorizia (voa Brass 20 – tel. 0481.33288).

mercoledì 10 giugno 2015

Chi si contatta?



Qualche persona disattenta ha fatto cadere, ovviamente involontariamente, un oggetto di vetro lungo la ciclabile da piazza della Vittoria verso via Giustiniani, poco dopo la galleria Bombi. Anzi, la poca attenzione, si è ripetuta ben due volte, anche fuori dalla ciclabile. Riflessione: allora non era disattento/a! Peccato che chi ci passa sopra con la bici (abitante del pianeta terra che, nel suo piccolo, cerca di ridurre l’inquinamento) rischia di forare!
La domanda. A chi si deve rivolgere, il cittadino, per segnalare la necessità di far eseguire una rapida pulizia per togliere i pericolosi vetri? Ci passano, fra l’altro, anche bambini e sarebbe un peccato che, con la “gomma” della bici forata, possano fare un ruzzolone…
NeCo

PS.: una camera d’aria costa € 10,00; un kit di riparazione costa € 5,50.

Una festa a Tambogrande (Perù)

Ai lettori, ecco un bel racconto di viaggio del sempre interessante Vito Dalò.
Arrivai a Tambogrande il 23 giugno del 2002 e mi trovai immerso un una grande festa popolare. Non sapevo che santo festeggiassero ma la festa era coloratissima, allegra, affettiva e coinvolgente. Molta emozione sui visi della popolazione. Chiesi informazioni sulla festa e mi spiegarono che era una reazione popolare alla vittoria di un referendum contro la volontà del governo. Il popolo dormiva sulla ricchezza e non lo sapeva, dissero i governanti. C'era oro sotto le loro case e i loro letti, e non lo sapevano. La notizia giunse insieme all'ordine di sgombero dalle loro proprietà. Il governo peruviano aveva venduto l'intero villaggio all'impresa Manhattan Minerals Corporation. “Adesso diventerete tutti ricchi”, gli dissero per convincerli a lasciare la loro terra. Nessuno obbedì. Qui siamo nati noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri nonni e tutti i nostri avi e qui moriremo, disse il popolo. Dopo decenni di lotte, di violenze, di assassini dei capopopolo, finalmente il governo decise di accordare il referendum. E lì giunsi il giorno dopo. Allegria e pianto si mischiavano come acqua e vino. E suoni e canti e balli contagiosi che travolsero anche me. Gli abitanti di Tambogrande decisero di continuare a vivere di manghi, di patate, di limoni e di altri frutti della terra faticosamente strappati al deserto. Decisero di vivere circondati dagli alberi di carrubi che esistevano da sempre. Loro la storia la conoscevano bene, sapevano che l'oro maledice i luoghi dove viene trovato. Sapevano che le colline sarebbero saltate con la dinamite, che i fiumi sarebbero stati avvelenati e che il cianuro avrebbe ucciso tutti i gli animali che si abbeverano alle acque e con loro i residenti. Sapevano anche che l'oro avrebbe fatto impazzire la gente e che la fame viene mangiando. E decisero. Solo l'1% votò per l'oro. Tutti gli altri per la natura e per la storia che loro conoscevano bene. Su quella stessa terra nel 1533 il conquistatore invasore Francisco Pizarro ordinò di strangolare l' INCA, il Re del Perù, Atahualpa, nonostante il popolo avesse consegnato tutto l'oro del riscatto che il migrante clandestino spagnolo pretese. La festa continuò tutta la notte e io con loro. Il giorno dopo, assonato e felice, ripartii per altri luoghi, portando con me una emozione indimenticabile.

martedì 9 giugno 2015

L'Islam,religione di pace: uno straordinario incontro a Gradisca


Una parte del pubblico, nella Sala Comunale di Gradisca

L'intervento di Cheik Barro, coadiuvato da Bou Konate. Il primo da destra è l'imam di Trieste Nader Akkad
Nell'affollatissima sala del consiglio comunale messa a disposizione dall'amministrazione di Gradisca d'Isonzo, organizzata dalla Caritas e dall'Ufficio Migranti dell'Arcidiocesi di Gorizia nell'ambito dell'annuale Festa dei Popoli, si è svolta ieri sera una straordinaria tavola rotonda, dedicata all'Islam e al dialogo fra le religioni e le culture come condizione per realizzare la pace sulla Terra.
Ha aperto l'incontro Cheik Barro, autorevolissimo rappresentante dell'Islam africano, accompagnato a Gradisca da un gruppo di discepoli e collaboratori provenienti dal Senegal e dalla Mauritania. Con parole piene di profondità e saggezza, l'anziano religioso ha sottolineato come il fondamento stesso della fede musulmana sia l'affermazione dell'unicità di Dio e quella contestuale del rispetto dell'inviolabilità della persona. Nader Akkad, imam siriano di Trieste, dopo aver spiegato - con l'aiuto di Bou Konate - l'importanza dell'intervento di Cheik, ha invitato tutti a scegliere la via del dialogo e della pace, lo sforzo per raggiungere i quali si chiama autentica jihad: "anche tutti voi che avete fatto lo sforzo di uscire di casa e venire qua questa sera - ha concluso - vi siete dimostrati autentici combattenti per la pace e la giustizia nel mondo". Shahrzad Housman Zadeh, docente persiana di studi islamici presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha tracciato un interessante confronto tra le parole del Corano e quelle del recente magistero della Chiesa cattolica, in particolare quelle del Concilio Vaticano II, di papa Giovanni Paolo II e di Francesco. Rispondendo con grande competenza a una domanda, ha anche sottolineato come nei fondamenti dell'Islam (come pure dell'ebraismo e del cristianesimo) la figura della donna sia mirabilmente valorizzata e come quindi la sua "sottomissione" sia frutto di contingenze culturali e non di un'autentica interpretazione dei testi sacri. Dopo di lei hanno parlato i coniugi Maria Teresa e Maurilio Lunardis, i quali hanno presentato una semplice ma assai efficace testimonianza di come - anche in una città come Trieste - sia possibile costruire pace, amicizia e dialogo fra le religioni anche attraverso gesti semplici e quotidiani. Particolarmente avvincente è stato infine l'intervento di Semso Osmanovic, musulmano di Bosnia, cittadino di Srebrenica: ha raccontato il suo percorso di immenso dolore iniziato nei giorni del terribile eccidio di esattamente benti anni fa, proseguito attraverso la scoperta di un'autentica fede, ben più profonda di qualsiasi sua codificazione religiosa e arricchito dall'incontro con papa Francesco, a Redipuglia il 13 settembre 2014, a Sarajevo la scorsa settimana: "cristiani, musulmani ed ebrei devono ascoltare Francesco, attingere forza dalla sua assoluta autorevolezza, seguire la sua parola, se vogliono che il mondo non sprofondi nell'abisso della violenza e della guerra".
Molto profondi sono stati anche gli interventi iniziali, del direttore della Caritas diocesana don Paolo Zuttion e della sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig, come pure gli interrogativi del pubblico, partecipe con grande attenzione fino a tarda ora. Una serata che chi è stato presente non dimenticherà!

Il Comune di Gorizia restituisca subito le coperte!

Leggendo le cronache odierne - decine di persone "sbarcate" da un camion a Romans, tra esse parecchi minorenni - si comprende meglio come (da ormai un paio di decenni) non siano insufficienti solo le risposte, ma siano proprio sbagliate le domande. Decine di migliaia di persone fuggono dalla fame provocata soprattutto da scelte scellerate del capitalismo mondiale e dai conflitti moltiplicati dalle guerre che avrebbero dovuto "esportare la pace e la democrazia". La domanda non è se "è giusto o meno che vengano in Italia e in Europa?", bensì "dal momento che vengono e presumibilmente continueranno ad arrivare, come gestire i loro percorsi e il loro inserimento nel cosiddetto occidente?"
A questo interrogativo non può essere data una risposta buonista o cattivista, bensì autenticamente politica. Chi, se non colui che è stato scelto per rappresentare i cittadini a diversi livelli, ha il compito di individuare soluzioni che siano in grado di garantire che il delicato processo di transizione culturale possa svolgersi nella pace e nel rispetto della dignità di ogni persona?
Invece incredibilmente viene messo sotto accusa il sistema di libera circolazione degli esseri umani con la richiesta della sospensione degli accordi di Schengen e - a livello locale - gli eletti per affrontare e superare i problemi (che altro è se non questo la vera politica?) prendono in giro se non addirittura addossano la responsabilità su chi cerca di coprire clamorose mancanze. In questo senso appare assai grave l'assunzione di responsabilità di un assessore goriziano che ha dichiarato di aver fatto requisire le coperte donate dalla Caritas ai richiedenti asilo costretti a dormire nei parchi cittadini: lui, che fa parte di una Giunta che dovrebbe farsi carico delle criticità cittadine, non solo critica ma anche ostacola il lavoro di coloro che del tutto volontariamente e pagando di persona cercano di sopperire all'impotenza (o all'incapacità) degli enti preposti...

domenica 7 giugno 2015

"Uniti si vince": e chi lo dice?

Ogni volta che ci si avvicina alle elezioni, qualcuno proclama l'assioma secondo il quale "solo uniti si vince", anche oggi sull'interessante pagina del Piccolo dedicata proprio alle "comunali" del 2017 a Gorizia.
E chi l'ha detto? A volte è così, molto spesso accade proprio il contrario, come dimostrano per esempio i tentativi ormai quasi patetici della sinistra che unendosi (Sinistra Arcobaleno, Alba, Cambiare si può, Un'Altra Europa, ecc.) ha raggiunto come massimo risultato il miracoloso 4,1% delle ultime europee, mentre l'area da essa ricoperta interessa un elettorato certamente di gran lunga più ampio.
Per restare nel goriziano, la divisione della "non destra"in sette liste alle elezioni del 2007 ha portato a un soffio da uno storico ballottaggio. Un risultato sorprendente quando tutto avrebbe fatto prevedere una débacle totale, all'indomani dell'inopinata defenestrazione del sindaco uscente Brancati, impallinato soprattutto dal cosiddetto fuoco amico, oltre che da una sistematica denigrazione, ai limiti della diffamazione, da parte degli avversari politici.
In realtà, "uniti si vince" se si ha un programma talmente generico da risultare del tutto condiviso da tutti e una o un candidata/o sindaco in grado di far convergere l'assenso dei vari gruppi. Questo è accaduto per il centro destra, fino a pochi anni fa sostanzialmente unito intorno al sindaco Romoli (ma la prossima volta i venti di guerra dell'area leghista e la prevedibile non candidatura dell'attuale primo cittadino, fanno pensare a tutt'altra aria).
Ma non può accadere per il centro sinistra e la sinistra, le cui componenti hanno programmi e progetti molto diversi e abbastanza caratterizzati, oltre a tanti differenti nomi da proporre come candidati sindaco.
Quindi, in una realtà in cui si vota a due turni, tanto più dove si può escludere l'immediato raggiungimento del fatidico 50%+1, l'unità della coalizione deve essere ricercata al secondo turno e non al primo, lasciando a tutti gli elettori nella prima tornata il compito di scegliere il programma e le persone dalle quali si sentono maggiormente rappresentati. E' evidente che questa impostazione combatte l'astensionismo offrendo a chi va a votare una maggior gamma di possibilità, permette di scegliere con lo strumento più democratico possibile e non esclude la "governabilità", dal momento che il percorso verso il secondo turno porterebbe ad accordi sostanziali, guidati dal prescelto, aperto al dialogo senza venire meno al proprio orientamento.
In altre parole, invece di ricorrere al venefico strumento delle "primarie di coalizione" che affidano la scelta del programma e del candidato (nel migliore dei casi) agli apparati di partito e in pratica agli iscritti, si consente a ogni cittadino elettore di decidere chi a suo parere lo rappresenta meglio, nell'ambito del più generale schieramento politico.

sabato 6 giugno 2015

Altro che "pari opportunità"!

Franco Hassek, consigliere comunale di maggioranza, presidente della Commissione pari opportunità (anche quella se l'è presa un uomo, non so se mi spiego) afferma che a dare i pasti ai richiedenti asilo sono donne sole e separate e si chiede il perchè. Evidentemente insinua che siano altri gli scopi delle “signorine” che da mesi, molte insieme ai mariti e ai compagni, fanno volontariato e danno da mangiare ai richiedenti asilo; si chiede inoltre come mai le pie donne non assistano la loro mamma o altri anziani, ma si rechino nel pericoloso “dormitorio” (forse l'immagine del letto lo destabilizza). E' un classico: la donna si può sempre insultare. Da sempre su tantissime donne che lavorano, su ragazze che vogliono fare la loro vita, grava il sospetto che il loro operare non sia disinteressato e naturalmente a importare è solo il sesso e il modo migliore per procurarselo, si sa, è fare volontariato. E' una vergogna, un'offesa intollerabile, anche perchè nessuno mai si sognerebbe di chiedersi come mai alcuni uomini fanno la stessa cosa presso associazioni di altro genere. Invece sulle donne è possibile dire e pensare tutto, anche le più incredibili cretinate, non solo, ma è possibile anche indicare a donne adulte come, con chi, dove, e in che tempi esplicitare l'afflato umanitario. E' questo sarebbe un consigliere comunale alle pari opportunità? Ma che razza di personale politico c'è in questo comune? Simpatizzanti del fascio, maschilisti anni '50, persone che si sono formate culturalmente sui film di Alvaro Vitali. 
adg

Come riappropriarsi della città invisibile


Vetrina Krainer in Via Rastello
Installazione in Corso Italia
Sono quattro giorni veramente straordinari quelli che la città di Gorizia sta vivendo, grazie a chi ha pensato e realizzato il festival multimediale Invisiblecities. Si tratta di numerose installazioni artistiche collocate nei luoghi nevralgici della città, di laboratori multimediali tenuti nei più suggestivi antichi negozi del centro, di eventi di grande rilevanza organizzati anche a Trieste, Miren e Nova Gorica. Per un breve periodo il territorio, una volta tanto veramente senza alcun confine divisorio, è divenuto punto di riferimento del'arte contemporanea europea, con presenze significative di artisti provenienti dall'Inghilterra, dalla Germania, dalle nazioni della cosiddetta Mitteleuropa. Iniziata un po' in sordina - il programma non è stato forse abbastanza pubblicizzato a livello di base - la rassegna va costruendo di ora in ora un consenso sempre maggiore, soprattutto dopo lo spettacolo multimediale (immagini, musica e parole) che ha trasformato per una sera la piazza e la stazione della Transalpina in un luogo di memoria della guerra e di intensa invocazione di pace. Il programma odierno (facilmente scaricabile anche dall'apposito link nella parte destra del blog) è pieno di proposte assai coinvolgenti. Tra esse si segnala anche la performance teatrale curata da Andrea Picco per conto del Forum per Gorizia, dedicata al lavoro e alla disoccupazione sul territorio goriziano: alle ore 18 negli spazi dell'ex negozio Krainer in Via Rastello.

venerdì 5 giugno 2015

Interessante dibattito sulla scuola

Uno scorcio del pubblico in Corso Verdi

I relatori, Marco Barone e Daniele Angelini
E' stato molto istruttivo e interessante l'incontro organizzato da LIP con la collaborazione fattiva del Forum per Gorizia, contro il progetto governativo di riforma della scuola. Sono state illustrate ampiamente le criticità della proposta di legge e sono state indicate le priorità contenute nella Legge di Iniziativa Popolare che si vorrebbe contrapporre alla cosiddetta "buona scuola". Hanno parlato Marco Barone e Daniele Angelini, che ha riportato alcune indicazioni di Carlo Salmaso, il terzo relatore impossibilitato ad essere presente. Le iniziative di sensibilizzazione continueranno la prossima settimana con altri interventi nei luoghi più frequentati di Gorizia. Buona la partecipazione, circa 50 persone e ottima la location, nei Giardini pubblici di Corso Verdi...

L'ultimo schiavo (racconto di Vito Dalò)

Veramente drammatico il racconto che oggi Vito Dalò ci offre... La domanda finale è inquietante e ci pone di fronte alle responsabilità del cosiddetto "Occidente"...
Così venne definito il mio personaggio, OTA BENGA un pigmeo del Congo del popolo dei Mbuti. Pochi sanno che il re del Belgio Leopoldo II durante il suo regno occupò il Congo e per 23 anni si impossessò delle immense risorse degli alberi della gomma di quel paese. Per queste risorse fece uccidere 10 milioni di nativi e per questo motivo fu definito il MACELLAIO del CONGO. Anche il villaggio di Benga venne sterminato. Benga tornò da una battuta di caccia di qualche giorno per poi ritrovare il suo villaggio raso al suolo, la moglie e le due figlie uccise, e lui restò l'unico esponente vivente della sua comunità. Subito, Ota Benga venne catturato dagli schiavisti locali, e venduto a Samuel Phillips Verner, missionario e imprenditore americano. Ota catturato nella foresta del Congo fu trasferito nello zoo del Bronx di New York. Lì Benga fu esposto al pubblico in una gabbia insieme ad un orangotango e a quattro scimmie. Gli esperti spiegavano al pubblico che quell'umanoide chiamato Ota era l'anello mancante tra l'animale e l'uomo. Cinque centesimi di dollaro costava il biglietto per la visita e per portare a casa una fotografia. Poco tempo dopo il pigmeo venne riscattato dalla carità cristiana e liberato dalla gabbia. Si tentò di “civilizzarlo” al galateo americano. Ota Benga si rifiutava di parlare, a tavola rompeva i piatti, aggrediva chi gli si avvicinava, era incapace di svolgere qualsiasi lavoro, restava muto nel coro della chiesa, mordeva chi voleva fotografarlo e preferiva vivere in giardino piuttosto che in casa. Durante l'inverno del 1916, dopo 10 anni di addomesticamento OTA BENGA, nel giardino della casa che lo ospitava accese un fuoco cerimoniale e si sedette, si estrasse le capsule d'oro dei denti, bruciò le vesti che gli avevano imposto e lo ingabbiavano, puntò al cuore la pistola che aveva rubato e si suicidò acquistando la sua antica libertà, oramai perduta. Io continuo a chiedermi chi sono i selvaggi. Il mio cuore lo sa.

mercoledì 3 giugno 2015

Questa antenna non s'ha da fare! Lettera aperta al Comune

Un comitato di abitanti di Sant'Anna denuncia una situazione veramente paradossale, relativa alla costruzione di un'ennesima antenna per la telefonìa in un quartiere che ha già abbastanza "pagato" il prezzo delle telecomnicazioni. Si pubblica volentieri, con convinta partecipazione... La foto è inviata dal Comitato #bastaantenneasantanna#.
È in corso in questi giorni la raccolta firme per chiedere al Sindaco, quale massima autorità sanitaria locale, alla Giunta e a tutti i Consiglieri Comunali di Gorizia di attivarsi con la massima urgenza per bloccare e impedire l’installazione attualmente in corso di un’antenna della telefonia mobile presso il Parco Marvin in zona S. Anna a Gorizia. Il comitato di cittadini chiede anche che l'istituzione locale impedisca la costruzione di altre antenne in qualsiasi altro sito del quartiere, trattandosi di un quartiere ad elevata densità di popolazione che ospita una concentrazione rilevante di ricettori sensibili, soprattutto per la presenza di molti bambini.
Come comitato di cittadini e genitori, siamo molto preoccupati per l’installazione di questa ennesima antenna in quanto essa sarà posizionata in un parco giochi comunale e nelle vicinanze di un asilo nido (“Scoprire e Giocare” di via Max Fabiani), di due scuole dell’infanzia (“Soncek” di via Max Fabiani e scuola dell’infanzia di via Garzarolli), di due scuole primarie (“Pecorini” e “Ungaretti” di via Cipriani), a una trentina di metri di distanza soltanto dal condominio di via Garzarolli 161, oltre che nel mezzo di un'area densamente popolata. La presenza nel quartiere di S. Anna di un’altra antenna della telefonia mobile, già posizionata da anni all’incrocio tra via Garzarolli e via dei Faiti, assieme all’installazione dell'antenna nel parco Marvin, porterebbe all’instaurarsi di una situazione paradossale sul piano del principio di cautela, in quanto il complesso asilo nido–scuola dell’infanzia di via Max Fabiani e la parrocchia di S. Anna – entrambi ricettori sensibili con molti bambini - si troverebbero vicini a due antenne e da entrambe ne risulterebbero irraggiati, con conseguenze possibili e difficilmente prevedibili sulla salute dei bambini in essi ospitati. Anche una soluzione di cositing all’incrocio tra via Garzarolli e via dei Faiti sarebbe troppo rischiosa per questi siti sensibili, già troppo vicini a questa antenna già funzionante. 
Come genitori invitiamo tutti a riflettere sul fenomeno di questa enorme diffusione di antenne in tutto il territorio cittadino. Qual è la vera motivazione? Siamo veramente sicuri che esse siano indispensabili per garantire un efficiente funzionamento degli apparecchi di telefonia mobile? E se anche così fosse, cosa che ci è difficile credere, non è forse il caso di rivedere le nostre attuali abitudini semplicemente pensando che in un parco giochi vogliamo vedere più bambini che cellulari, costi quel che costi?
Ricordiamo che nel piano banda ultra larga che l'Italia ha presentato alla Commissione europea c'è anche l'obiettivo di alzare i limiti delle emissioni elettromagnetiche delle antenne di telefonia mobile fino a 10 volte i limiti attuali, e che tale piano ha indotto scienziati e medici a organizzare diverse iniziative per chiedere al Governo di fermarsi. Tra queste iniziative, vi è un appello firmato a febbraio 2015 da oltre 70 medici, fisici, biologi, ricercatori e 50 associazioni e comitati. In questo appello inviato al Governo, le associazioni e gli scienziati (tra cui Livio Giuliani, fisico e portavoce della Commissione internazionale per la sicurezza dei campi elettromagnetici e Fiorenzo Marinelli, ricercatore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Bologna) hanno elencato prove e studi sul rischio correlato all'esposizione all'inquinamento elettromagnetico, dichiarando apertamente che esso comporta seri danni per la salute, compromettendo la capacità riproduttiva, le capacità neuro-cognitive e la conservazione del genoma.
Come comitato siamo disponibili ad un incontro con il Comune, anche per evidenziare alcune incongruenze presenti, a nostro avviso, tra il Regolamento comunale per la localizzazione, l'installazione ed il monitoraggio degli impianti di telefonia mobile e la cartina ad esso allegata (la tavola A.2 - Individuazione di zone per la localizzazione degli impianti).
Invitiamo l’assessore Pettarin - che ha promosso la stesura del Regolamento comunale proprio per tutelare la popolazione dall’elettrosmog - ad intervenire al più presto per bloccare e impedire l’installazione di questa antenna palesemente non rispettosa di un sito sensibile come il parco Marvin, nonché a prevedere particolari misure di tutela per il quartiere di S. Anna, a motivo della sua specifica densità abitativa e del numero così alto di scuole e ricettori sensibili in generale.
Invitiamo l’assessore Romano, che si occupa nella nostra città di Politiche della famiglia, di Politiche sanitarie, dei Servizi educativi e delle Politiche della casa, assessore che in questi anni ha promosso iniziative a favore della famiglia e dei bambini, ad intervenire al più presto per tutelare il diritto alla salute dell’infanzia, in particolare il diritto dei bambini di poter frequentare in totale sicurezza le scuole del quartiere e di poter giocare in totale sicurezza in questo parco così bello di Gorizia.
Invitiamo i Consiglieri dell’opposizione, che in questi giorni hanno dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti della questione, ad intervenire tempestivamente per il parco Marvin e il quartiere di S.Anna in generale, nonché a vigilare per evitare che un errore di questo tipo possa ripetersi in futuro in altri siti sensibili o vicino ad altri siti sensibili della città.
Invitiamo tutti i Consiglieri Comunali ad intervenire al più presto per impedire l’installazione di questa antenna e di altre antenne nel quartiere di S.Anna, nonché a trovare strumenti di tutela sempre maggiore per la popolazione soprattutto infantile di tutta la nostra città.
Sindaco, Giunta comunale, Consiglieri tutti, QUESTA ANTENNA E’ UNA FOLLIA! Non permettete che il Comune di Gorizia guadagni denaro sulla pelle dei nostri bambini!
Sabato 6 giugno dalle 9 alle 19, in Piazzale Von Czoernig, davanti al supermercato Coop di S. Anna, saremo presenti con un banchetto per continuare la raccolta firme, per spiegare le nostre ragioni e preoccupazioni e per rispondere alle domande di tutti.

Alessio Pesenti e Francesca Mazziotti per il comitato #BASTAANTENNEAS.ANNA#