sabato 30 maggio 2015

Richiedenti asilo, di nuovo all'addiaccio

Alloggio di fortuna in via Giustiniani
I volontari che operano accanto alla Caritas di Gorizia segnalano l’ennesimo allarme accoglienza: situazione impossibile da gestire senza risorse e supporto pubblico. 
Nella serata di ieri sono arrivati a Gorizia altri  24 richiedenti asilo. Forse qualcuno in più.  Per queste persone la Caritas diocesana non ha potuto far altro che fornire ad ognuna due coperte, di cui una termica, e qualcosa da mangiare. Non ci sono possibilità di accogliere, nel rispetto di elementari normi igieniche e di quel minimo di decoro che è dovuto ad ogni essere umano, queste persone in nessun locale coperto. Anche la fornitura di cibo sta diventando sempre più difficile in termini organizzativi e finanziari. I nuovi arrivati hanno trascorso la notte insieme agli altri richiedenti che non hanno alloggio e assistenza, in balia dell'ordinanza antibivacco con cui si è creduto di poter volatilizzare nel nulla uomini in carne e ossa: 54  persone, in soli tre giorni, per i quali non ci sono servizi igienici e non ci sono altri posti dove stare se non nei parchi cittadini e lungo il fiume. Una trentina e passa di profughi sono invece accolti nel dormitorio della Caritas, dove possono recarsi soltanto per dormire, privi di convenzione con la Prefettura e quindi di qualsiasi copertura economica per quanto riguarda l'assistenza fornita.
Una situazione, questa, affidata alla Caritas e alle attività del volontariato, che non sono però in grado di sopperire all' assenza di qualsiasi soluzione strutturale né tantomeno di rendere più efficaci, nonostante le sollecitazioni, le scarse e lentissime iniziative pubbliche. Si continua a dissertare sulle inarrestabili dinamiche dei flussi migratori e a discutere astrattamente su responsabilità e strategie: ma tutto ciò non si trasferisce sul piano delle scelte e delle iniziative concrete, né tantomeno è maturata la consapevolezza del ruolo che il volontariato, a Gorizia e in tutta Italia, è pronto a svolgere, se coinvolto e messo in condizioni di operare, per rendere sostenibile le enormi problematiche dell'immigrazione, tanto ai richiedenti asilo quanto alle comunità ospitanti.

Il gruppo di volontari che opera accanto a Caritas  di Gorizia.

venerdì 29 maggio 2015

SABATO 30, CORTEO #NOBIOMASSEGO

Sabato 30 maggio, i cittadini che condividono le preoccupazioni e le istanze di partecipazione pubblica sulla centrale a biomasse di via Trieste e sull'interezza del progetto industriale che la ricomprende, sono invitati dal Coordinamento #noBiomasseGo al corteo che attraverserà la città per raggiungere la zona pedonale di Corso Verdi: appuntamento alle 17, nell'area antistante l'ex Mc Donald's, alle cui spalle dovrebbe essere innalzata la prima delle due centrali a biomasse previste, già autorizzata. 
Durante la giornata di sabato, inoltre, proseguirà, sempre in Corso Verdi, la raccolta di firme indetta per quantificare e rappresentare il dissenso dei residenti nei quartieri di Sant'Andrea, Sant'Anna e Campagnuzza e di tutta la cittadinanza su una questione di cui si lamenta mancanza di trasparenza, di attenzione per gli interessi generali della comunità, di considerazione degli aspetti che riguardano la tutela della salute, dell'ambiente in cui risiediamo e dei diritti dei cittadini. 
Il Coordinamento #noBiomasseGO è formato da:
Comitato Cittadini Sant'Anna-Sant'Andrea-Campagnuzza, Essere Cittadini, Forum per Gorizia, Legambiente Gorizia, Blog Piazza Traunik, Circolo culturale Štandrež,  S.S. Juventina v, S.K.D. Oton Zupancic.

giovedì 28 maggio 2015

E' Storia, la settimana dopo...

L'edizione 2015 di E' Storia è stata caratterizzata da molte "novità". Prima di tutto è indispensabile sottolineare la presenza di ospiti illustri, primo fra tutti Zygmunt Bauman e di contenuti originali e impegnativi, tra i quali il genocidio degli armeni, la rivisitazione della vicenda del milite ignoto e la memoria "scientifica" dello storico gradiscano William Klinger.
In secondo luogo il festival ha incrociato nella sua giornata centrale un intrico di cortei che un osservatore capitato per caso avrebbe potuto pensare inseriti nel programma ufficiale della manifestazione, dedicata ai "Giovani": due modi antitetici attraverso i quali due mondi di "giovani" attuali hanno voluto ricordare i cento anni dall'intervento italiano nella prima guerra mondiale, gli uni  - seri, taciturni e inquadrati - "celebrando" l'epopea di un conflitto al quale l'Italia dovrebbe guardare per "risorgere, combattere e vincere", gli altri - gioiosi, rumorosi e disordinati - contrapponendosi a tale esaltazione degli anni 15-18 e "commemorando" un'orrenda carneficina in nome di uno sforzo di pace capace di eliminare i confini e fare della Terra una casa accogliente per tutti.
In terzo luogo - ma questa è una costante che accompagna ogni evento di un certo rilievo - le polemiche per così dire "goriziane": tra Ossola e Romoli prima e dopo la manifestazione, con l'intervista - articolata e interessante - al direttore del periodico Isonzo Soča Dario Stasi e curatore della mostra sul "Secolo lungo goriziano", sulla pagina cittadina del quotidiano di Trieste.
Che dire?
Anzitutto che chi lavora e si impegna a certi livelli e con questi risultati non può che essere lodato: E' Storia è uno dei pochi eventi culturali cittadini che supera i confini dell'Isonzo, portando in città studiosi e cultori della ricerca storica provenienti da diverse nazioni europee, realizzando "numeri" di presenze sorprendenti rispetto a proposte di ascolto sempre molto impegnative. Il lavoro e le risorse investite per mettere in piedi una simile iniziativa sono enormi e ben si comprende il campanello d'allarme suonato da Adriano Ossola riguardo alla possibilità di continuare uno sforzo del genere.
Si può certamente rilevare anche qualche proposta costruttiva per migliorare ulteriormente in futuro, una "macchina" così complessa non può funzionare sempre al cento per cento: la proposta del sindaco di istituire una Fondazione può essere presa in considerazione, come anche i suggerimenti di Stasi riguardo a un maggior coinvolgimento - in fase organizzativa - del mondo sloveno di Gorizia e Nova Gorica o delle altre varie realtà culturali che operano da anni nel territorio...
Sono prospettive da prendere in considerazione senza dimenticare però che senza l''idea e lo sforzo organizzativo degli Ossola il marchio E'  Storia oggi non esisterebbe e Gorizia non potrebbe beneficiare neppure di questa importante "vetrina".
ab

Sulle parole di sabato scorso...

Ecco la versione integrale del comunicato stampa inviato ieri ai quotidiani locali, a firma del Forum per Gorizia.
A tutto c’è un limite e per una pacificazione degli animi è indispensabile almeno rendersi conto delle parole che si dicono.
L’assessore Romano, non paga di essere stata bugiarda e offensiva, invece di scusarsi con la cittadinanza aggrava la propria posizione affermando di non aver sostenuto in alcun modo l’iniziativa di Casapound, di “essere mille anni luce distante da ogni estremismo” e di aver soltanto espresso la propria soddisfazione per la buona riuscita dell’evento.
Non ha sostenuto l’iniziativa? In un discorso di neanche due minuti ha usato otto volte, commossa, la parola “grazie”, ha esortato i presenti a “rimanere uniti”, addirittura a “non farsi prendere da chi non vi vuole!”: se questo non è un “sostegno”, che cosa è?
E’ mille anni luce distante da Casapound? E allora, perché ha ricevuto con evidente emozione e compiacimento la cascata di applausi e di “brava!” riversati su di lei dai camerati, cosa è andata a fare con Ziberna alla presentazione del progetto politico “Sovranità”, targato Casapound/Lega Nord, al Palace hotel il sabato precedente? O non è vero che è stata presente anche in quella occasione?
Ha espresso solo la sua soddisfazione per la riuscita dell’evento? Da quando in qua la propria soddisfazione si esprime attraverso le parole “terrorismo psicologico” attribuite a chi ha avuto l’ardire di esprimere preoccupazione per l’ingorgo di complesse iniziative nello stesso momento. Invitare poi a “non rispondere a quei vigliacchi” (commercianti, giornalisti, politici, amministratori, forze dell’ordine…) che proponevano almeno uno spostamento di data, è una mancanza di rispetto inaccettabile della quale un personaggio pubblico dovrebbe rispondere anche in altre sedi, è infatti pronto un esposto relativo al reato di pubblica ingiuria e diffamazione.
Bugiarda, incauta e offensiva nei confronti dei suoi concittadini: sono motivi sufficienti per chiedere non soltanto le scuse, ma soprattutto le immediate dimissioni di Silvana Romano.

Il ricordo dei fassinars di Villesse

Interessante iniziativa, 100 anni dopo...
Due serate dedicate ai 6 fucilati dei “fassinars” e a una comunità piegata dal dolore. Questo quello che “I Blaudins” di Villesse hanno ideato per ricordare la tragica notte tra il 25 e il 30 maggio 1915.
Venerdì 29 maggio, a iniziare dalle 21,15, in piazza Dante, nei luoghi della tragedia, sarà proposta la lettura scenica “Sangue e fassinars” con testo e regia di Lino Marrazzo. Il regista triestino ha saputo costruire un testo emotivo che fa rivivere la vita di una comunità contadina investita dalla guerra e sopraffatta da un esercito nemico ma che era considerato liberatore, quello italiano. La voce narrante sarà quella calda e profonda dell’attore Fulvio Falzarano, accompagnata dal suono della fisarmonica di Stefano Bembi e dagli “Scampanotadors” di Villesse. A dare voce alle donne e gli uomini di 100 anni fa saranno gli attori della compagnia teatrale dei “Simprimpins”. L’ingresso è libero. L’appuntamento è patrocinato dalla Fondazione Carigo.
Sabato 30 maggio, nell’androne di Palazzo Ghersiach, alle 20.30, sarà presentato il libro “I fucilati di Villesse. 29/30 maggio 1915” di Lucio Fabi. Lo storico triestino ha saputo orchestrare varie ricerche, tra le quali molte inedite, su questa tragedia della quale hanno parlato in pochi e che pochi hanno ricordato negli anni. L’impegno di Fabi e dell’Associazione a scovare nuove informazioni e quindi a ricostruire i fatti con la maggior precisione storica possibile sono stati notevoli. Su questo libro si basa anche la lettura scenica scritta di Marrazzo. Insieme all’autore converserà la storica slovena Petra Svolisak. Prima della presentazione, alle 18.30 nel cimitero comunale saranno posti dei fiori sulle tombe dei morti nei “fassinars”, e alle 19, nella chiesa di San Rocco, sarà celebrata la messa prefestiva dedicata anche a loro.
Luisa Montanari

mercoledì 27 maggio 2015

La beatificazione di Mons. Oscar Arnulfo Romero

Un evento del quale non si è sentito parlare molto è stato quello celebrato lo scorso 23 maggio nella cattedrale di San Salvador, la beatificazione di Oscar Arnulfo Romero. 
Queste "onorificenze postume" possono suscitare diverse reazioni. Per chi crede in un misterioso rapporto tra vivi e morti nell'orizzonte della fede cattolica, la proclamazione ha un significato etico, si tratta dell'indicazione di un modo esemplare di trascorrere l'umana esistenza nell'orizzonte del dettato evangelico. Per tutti è un atto che ha un valore storico e in senso ampio politico, in quanto identifica il modo di "sentire" della chiesa cattolica nel tempo. Mons. Romero, molto vicino alla teologia della liberazione, strenuo difensore della causa dei poveri, è stato ucciso da un sicario del partito nazionalista conservatore del suo Paese, il 24 marzo 1980, mentre celebrava l'Eucarestia, il giorno dopo aver lanciato un appello ai soldati perché non aprissero il fuoco contro i propri fratelli salvadoregni: Nessun soldato è tenuto a obbedire a una legge contraria alla legge di Dio, aveva detto. L'iscrizione nel novero dei Beati è un altro segnale della nuova stagione inaugurata da papa Francesco, dopo quella della diffidenza nei confronti di una prospettiva teologica e pastorale ritenuta troppo incentrata sulla giustizia sociale e sul sostegno all'azione politica a favore degli oppressi e dei diseredati.
Un ricordo toccante di mons. Romero ci viene da una delle ultime poesie di David Maria Turoldo: 

In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, / vi ordino: non uccidete! / Soldati, gettate le armi... / Chi ti ricorda ancora, / fratello Romero?
Ucciso infinite volte / dal loro piombo e dal nostro silenzio. / Ucciso per tutti gli uccisi; / neppure uomo / sacerdozio che tutte le vittime / riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo: / ucciso perché facevi / cascare le braccia / ai poveri armati, / più poveri degli stessi uccisi: / per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso, / e mai ci sarà un Etiope / che supplichi qualcuno / ad avere pietà. / Non ci sarà un potente, mai, / che abbia pietà / di queste turbe, Signore? / nessuno che non venga ucciso? / Sarà sempre così, Signore?  

martedì 26 maggio 2015

Centrale a biomasse: oggi (martedì 26), banchetto informativo in Corso Italia

Settimana di sensibilizzazione sul tema della centrale a biomasse, con apice sabato 30 maggio (manifestazione con corteo dal luogo previsto per la costruzione al centro cittadino...
Le iniziative del coordinamento cittadino‪ #noBiomasseGO proseguono, affiancando agli incontri dedicati all’approfondimento tecnico/giuridico della vicenda che interessa direttamente i quartieri cittadini una serie di azioni rivolte al pubblico e agli interlocutori delle pubbliche amministrazioni coinvolte. Tra le esigenze  rispetto le quali  i cittadini di Gorizia lamentano mancate risposte c’è quella della trasparenza e dell’informazione sulla realizzazione dell’impianto a biomasse in città: quindi, per informare le persone e per evidenziare la necessità di un coinvolgimento della popolazione in scelte di politica industriale che coinvolgono direttamente la popolazione, #noBiomasseGO ha organizzato per  martedì 26 maggio un punto di incontro  in Corso Italia n. 55, sul viale pedonale all'altezza del palazzo della Provincia.Tra le iniziative avviate dal coordinamento, verrà anche illustrata e pubblicizzata la camminata di sensibilizzazione sulla questione dell’impianto a biomasse, prevista per il 30 maggio, con partenza dal parcheggio ex McDonald  e arrivo nella zona pedonale di Corso Verdi.

Tupac Amaru

Per questa mattina ecco un racconto di Vito Dalò, una storia bella, nel contempo tragica e poetica, ma anche interessante perché ci ricorda un nome sentito molte volte, la cui origine è per quasi tutti gli "occidentali" sconosciuta...
In Perù ci sono stato una ventina d'anni fa. E' un paese meraviglioso per archeologia, per paesaggi indimenticabili, per etnie, per cultura, per storia. Mi sono ripromesso di tornarci ma finora non ci sono riuscito. Oggi voglio ricordare una data che nella memoria e nell'anima dei discendenti degli antichi INCAS resta indelebile. Chi ha la possibilità di girare per i villaggi nella valle dell'Urubamba o nei villaggi intorno a Cusco o ovunque sulle Ande, troverà scritte in calce bianca sui muri delle povere case dei nativi. La scritta è QUE VIVE TUPAC AMARU. Oppure semplicemente TUPAC AMARU. Con questo nome si sono chiamati e si chiamano in tanti sulle Ande peruviane, compreso cantanti, artisti di strada, politici. Ma se parlate con i nativi, tutti ricordano il primo della loro storia e tutti a lui si ispirano. Duecentotrentaquattro anni fa Tupac Amaru fu squartato a colpi d'ascia nel bel mezzo di quella meravigliosa piazza della vecchia capitale incaica. Ora si chiama Plaza Las Armas quel immenso spazio dove i nativi al tempo degli Incas ballavano le loro danze con costumi coloratissimi. Ad uccidere questo capo degli incas che i clandestini spagnoli cercarono per molto tempo furono proprio loro, gli europei che si impossessarono di tutto quello che questo popolo possedeva, dagli ori alla terra, dalla cultura alla religione alla vita. Mentre giravo per la piazza, mi si avvicinò un bambino scalzo con in mano uno straccio , una spazzola e un cassetto con creme da scarpe chiedendomi di pulire i miei sandali. Mentre lucidava i miei sandali cercai di parlare con lui. Ricordando la scritta sui muri gli chiesi se conosceva Tupac Amaru. Il piccolo sciuscià mi rispose sottovoce, quasi fosse un segreto e senza alzare la testa dal suo lavoro, di si, lo conosceva. Mormorò: “E' sempre qui. E' nel vento”
Vito Dalò

lunedì 25 maggio 2015

Le incredibili dichiarazioni di Silvana Romano: DIMISSIONI SUBITO!

L'assessore Romano attende i manifestanti di Casapound
Sull'opportunità di consentire il corteo di Casapound in una giornata dedicata a E' Storia e a Roberto Saviano ci sono state differenti opinioni. Anche sull'organizzazione del corteo pacifista nello stesso giorno ci sono stati pareri discordanti. Tutto è andato bene, non per fortuna ma per la responsabilità dei partecipanti e la presenza professionale delle forze dell'ordine. Ma ciò che ha detto l'assessore Romano dal palco di Casapound al parco della Rimembranza ha dell'incredibile e vale la pena di riportare integralmente le sue parole:
Buongiorno, io sono Silvana Romano, Assessore al Comune di Gorizia.
Sono molto emozionata nel vedere in questo parco tante bandiere tricolore, come in questo momento (applausi).
Non ho molto da dire, però vi dico solamente GRAZIE!
Grazie di essere venuti qui a commemorare l'inizio della Grande Guerra.
Grazie, grazie di essere venuti qui e di avere portato un pugno della vostra terra...questo braciere per noi vuol dire molto.
Grazie, grazie perchè avete voluto ricordare anche i 650 deportati della seconda guerra mondiale.
Grazie! E poi potrei dire: state uniti! Non fatevi prendere da chi non vi vuole!
Voi siete qui oggi ma siete stati preceduti da una settimana di terrorismo psicologico verso i cittadini di Gorizia! (applausi)
Rimanete uniti! Non rispondete a quei vigliacchi! Per piacere, rimanete in questo parco! Dimostrate cos'è Gorizia! (applausi)
Ora, i casi sono due: o la Romano, che ha corretto il presentatore che le aveva dato della "consigliera comunale" rivendicando il suo ruolo di assessore, era inviata ufficialmente a rappresentare la Giunta oppure era a titolo personale, all'insaputa del Sindaco.
Nel primo caso - già smentito sui quotidiani odierni da una solerte dichiarazione di Romoli - Sindaco e Giunta dovrebbero chiedere scusa alla cospicua parte della città (compresi molti della loro fazione politica, compresi anche molti commercianti che hanno abbassato le serrande per motivi di sicurezza, compresi i giornalisti che hanno fatto soltanto il loro dovere) che si è sentita apostrofare con i pesanti termini di "terroristi psicologici" e "vigliacchi", solo perché preoccupati del bene dei cittadini e della salvaguardia dei loro edifici.
Nel secondo caso, l'offesa da parte di un sedicente "assessore" e quindi pubblico amministratore nei confronti dei propri concittadini è davvero troppo grave. Come fa a prendersi cura dei goriziani - in particolare di quelli che si rivolgono ai servizi sociali - una persona che dà del vigliacco o del terrorista psicologico a chi osa preoccuparsi per un estremamente delicato incrocio di iniziative? Non c'è che una sola via di uscita: DIMISSIONI SUBITO!

Cortei di sabato, riflessioni da day after

Si è parlato molto dei "contenitori" - sì o no al diritto di manifestare da parte di tutti, ci saranno contestazioni e violenze oppure no, da che parte andranno i manifestanti per non incontrarsi o scontrarsi, l'assessore sul palco di Casapound e via dicendo...
Si è parlato poco dei "contenuti", di ciò che volevano comunicare i due cortei che sabato scorso hanno attraversato Gorizia.
Ebbene, quello di Casapound si è configurato come un rito finalizzato a celebrare il "mito" della prima guerra mondiale, dove le parole e soprattutto i segni hanno sottolineato il "sacrificio" dei caduti italiani come momento "fondativo" dell'identità culturale dell'Italia attuale: il silenzio assordante dei 1500 intervenuti, le loro bandiere ordinate mosse dal vento, l'ordine quasi militare nella marcia e nella disposizione al parco, i fiori collocati davanti al lapidario, la terra delle regioni d'Italia - in particolare quella del Colle Palatino - a mescolarsi solennemente con quella goriziana, la musica vagamente funebre ad accompagnare discretamente il cammino... Tutto ciò fa pensare a un rito collettivo finalizzato a costruire una nuova Italia, sotto il segno dell'autarchismo e del corporativismo mussoliniani: una nuova Roma capace di ripetere i fasti dell'antico Impero, la diffusione nel mondo degli "autentici" valori che l'Italia ha donato al mondo e poi dimenticato, la liberazione dalla costrizione del capitalismo mondiale ed europeo in nome di una ritrovata capacità di fare da soli, l'innalzamento dei principi della Tradizione e del rispetto delle leggi della Natura contro chi - quei "maledetti che odiano l'Italia"!, tuona De Stefano nel suo breve discorso alla Rimembranza - è divenuto schiavo del relativismo, del pluri-culturalismo e delle effimere disordinate suggestioni del comunismo e della post-modernità. L'entusiasmo e la tensione scaricati a tutta voce negli inni finali hanno dimostrato un'assoluta determinazione a diffondere il messaggio di una nuova stagione, quella del "fascismo del Terzo millennio". Per il momento in accordo ideale con gli accenti razzistici e in più strategico accordo elettorale con le strutture partitiche della Lega, giungendo a coniugare il patriottismo unitario, incentrato su Roma Capitale dell'Impero, con i tradizionali slogan anti-unitari e anti-romani della Lega Nord... Poi, chissà?
Il corteo dell'Osservatorio regionale contro il fascismo è stato l'esatto contrario: molto partecipato, una festa di canti, musiche di ogni tipo e di danze di strada. Non ha dato l'impressione di un rito, non c'erano sacrifici da ricordare o gesti impressionanti da sottolineare; nessun "mito" fondatore da riesumare o da ricostruire. Si è vista una grande partecipazione multiculturale e multilinguistica, con manifestanti dalla Sloveni, dall'Italia, dall'Austria, nonché di immigrati da tutte le parti del mondo. Grande è stata la diversità di approcci, motivazioni e argomentazioni, bandiere di tutti i colori possibili - a volte salutate da tutti con favore, altre guardate con qualche diffidenza -, croci con i nomi dei morti in guerra, con un'organizzazione assai "leggera", a favorire un clima di allegra e variopinta confusione. A unire tutti sono state alcune convinzioni: l'affermazione della guerra come male assoluto e il rifiuto di celebrare come un "valore" l'inserimento dell'Italia nell'"inutile strage; l'affermazione di un altro modo di "essere a Gorizia" rispetto a quello di Casapound, attraverso la memoria di tutti i caduti - civili e soldati su ogni fronte e di ogni Nazione - come invito a costruire un Europa e un mondo più uniti e più giusti; la centralità dell'accoglienza e della libera circolazione delle persone; la scelta rigorosamente antifascista, con delicatezza nei confronti di una città - Gorizia - e di un popolo - in particolare quello sloveno - che hanno sofferto enormemente durante e dopo il conflitto, con il fascismo e le altre sue conseguenze; il rifiuto dei riti collettivi identitari che hanno caratterizzato altri tragici momenti della storia del Novecento, in nome dell'affermazione dei diritti civili per tutti, delle ragioni della democrazia e della libertà.
Ecco, in estrema sintesi, alcuni contenuti emersi nel più "caldo" pomeriggio goriziano da parecchi anni in qua: con posizioni così diverse può anche essere saggio chi si eleva al di sopra della bagarre affermando che "tutti hanno il diritto di esprimere le proprie idee" o che "in fondo la democrazia consiste nel dare la parola a tutti"... Può essere saggio, ma rischia di chiamarsi fuori dalla responsabilità delle decisioni, anche in vista di prossimi tempi, delicati e difficili per tutti; forse più costruttivo è chi - rispettando le regole dettate dalle leggi e da chi ha il compito di interpretarle ed applicarle - sceglie di stare da una parte, esprimendo il proprio pensiero, cercando di farlo valere come quello "della parte giusta". E' il confronto tra "parti giuste" che costruisce la democrazia, minacciata da chi si chiude a qualsiasi possibilità di confronto in nome di ideologie sepolte nel passato, ma anche da chi - in nome dell'equidistanza - preferisce tacere o seminare "saggi" inviti al silenzio e alla moderazione.
ab

domenica 24 maggio 2015

Un corteo pacifico e determinato

Il corteo degli antifascisti ha dato ieri una risposta importante, numericamente e politicamente. I vari gruppi, alcuni provenienti da Slovenia, Croazia e Austria, hanno saputo in precedenza dialogare tra di loro, dando alla manifestazione una connotazione pacifista ma determinata. E' stata una prova di maturità politica e di razionalità che le autorità ancora una volta non hanno saputo dimostrare. In particolare il sindaco, in tutto questo periodo, si è dimostrato assolutamente inadeguato a ricoprire la sua carica. Elenco alcuni motivi. 1) la assurda e sterile polemica con Roberto Saviano, ripresa poi dallo stesso scrittore, e la contrapposizione conclamata – su cui si è posta una tardiva pezza – con il Festival “E' storia” dimostra l'incapacità di pensare al bene della città. 2) l'assenso dato al corteo di Casapound, organizzazione di estrema destra che si auto proclama “fascista del terzo millennio”, in una realtà storica come Gorizia, significa acuire i conflitti, soprattutto con gli sloveni, che per anni altre forze politiche hanno cercato di sanare. Romoli si è dimostrato poco consapevole del pericolo del riaprirsi di vecchi rancori. Atteggiamento che un sindaco non può permettersi di avere. 3) ha provocato un grave danno economico alla città che di sabato pomeriggio ha chiuso le serrande a causa del clima teso che si era venuto a creare e che il sindaco non ha fatto nulla per evitare. 4) la presenza imbarazzante e reiterata dell'assessore Romano anche in Parco della Rimembranza accanto ai vessilli dell'estrema destra è inaccettabile. La Giunta offre una legittimazione politica al fascismo, ponendosi come rappresentante della parte più retriva e reazionaria della città, mentre dovrebbe rappresentare gli interessi dell'intera comunità. Il progetto di Gorizia città del Novecento che impara a riflettere sul passato e che poteva essere anche un'occasione turistica e di richiamo subisce una battuta di arresto.

Ma chi si sente ormai rappresentato da Romoli? La sua amministrazione si è rivelata fallimentare da ogni punto di vista, la città non ha fatto che perdere, prima economicamente e socialmente, e adesso anche culturalmente e come immagine che offre di sé. 
adg

sabato 23 maggio 2015

Un corteo davvero pacifista...



Il corteo pacifista e antifascista che si è snodato per almeno tre ore lungo le strade di Gorizia è stato un vero capolavoro di entusiasmo, propositività e diversità di approcci. Sotto l'"ombrello" dell'Osservatorio antifascista del Friuli Venezia Giulia sono sfilati i partecipanti a mille esperienze del mondo della rivendicazione della democrazia e dei diritti civili. E' grazie a una buona e nel contempo spontanea organizzazione che tutto si è svolto tranquillamente, senza alcun motivo di preoccupazione per le forze dell'ordine o per i cittadini. Straordinario e al di là di ogni più rosea previsione il numero degli intervenuti, almeno 2000 persone che hanno riempito di colori, di suoni, di vivacità la parte della Gorizia ad essi assegnata. Non si è trattato tanto di un corteo "contro" qualcuno, anche se ovviamente non sono mancati i riferimenti alla provocazione fascista che ha voluto "celebrare" l'intervento italiano nella prima guerra mondiale proprio a Gorizia. Si è trattato invece di una festa multicolore, a tratti un po' sanamente disordinata, finalizzata ad affermare i valori della libertà, della democrazia e - perchè no? - della gioia di vivere e di lottare contro ogni violenza e ingiustizia. Insomma, se alla fine a Gorizia oggi pomeriggio tutto è andato veramente bene, è senz'altro stato grazie alle forze dell'ordine che hanno vigilato sul tutto con discrezione e competenza, ma anche e soprattutto a chi ha voluto che questo corteo non fosse "antagonista", ma "pacifista e democratico". Così, accanto a chi ha voluto "celebrare" un massacro e una vittoria che in realtà è stata una sconfitta, ci sono state altre duemila persone - tante provenienti dalla vicina Slovenia - che hanno voluto onorare la pace, la giustizia e la libertà da ogni dittatura e schiavitù...

L'assessore giusto al momento giusto?


Dopo che il Sindaco ha affermato di aver richiamato Questore e Prefetto sui possibili rischi connessi alla "Giornata dei cortei goriziani" e dopo la teoria dell'equidistanza propugnata dalla Giunta Comunale di Gorizia ("tutti hanno ugual diritto di manifestare, siamo pur in democrazia"), ecco una sorpresa: i manifestanti di Casapound sono accolti da un'assessore comunale al Parco della Rimembranza e dalla stessa assessore lo Iannone (capo di Casapound Italia) e le avanguardie del corteo sono accompagnati al Lapidario. Simpatie insospettabili per l'assessore Romano, al Parco della Rimembranza, alle cinque della sera?

Una manifestazione silenziosa


Decisamente impressionante la celebrazione dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale promossa da Casapound a Gorizia. Si è trattato di una marcia silenziosa ed estremamente ordinata, non ha creato problemi nel passaggio vicino ai siti di E' Storia e si è conclusa al Parco della Rimembranza. Con una musica wagneriana di sottofondo, alternata alle note dell'inno d'Italia diffuso da una semplice cassa, un bel po'di gente, la stragrande maggioranza giovani, ha occupato il parco, sostando in assoluto silenzio davanti al Lapidario e al monumento dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. Poche e non molto concilianti le parole del responsabile di Casapound: "facciamo vedere a tutti quanto amiamo l'Italia e facciamo capire quanto odiamo quei maledetti che odiano l'Italia!" Nessun accenno alla particolare situazione di Gorizia, quasi ad accentuare quella che molti abitanti hanno percepito come una "provocazione", nessuna memoria per i caduti del "nemico" da parte di coloro "nei quali scorre ancora il sangue degli eroi che sono morti sacrificando la loro vita per la patria". Solo il fruscio delle bandiere ad accompagnare l'inquietante silenzio dei Duemila schierati, mentre la terra dei campi di battaglia mescolata a quella del Colle Palatino viene versata sul suolo goriziano per battezzarlo col sangue nella stagione di una nuova Roma. Un vero raduno fascista, per usare un termine non certamente inviso ai partecipanti.

Un altro modo per ricordare...

E' stato proiettato nella Tenda maggiore di E' Storia il film documentario di Cristian Natoli, Figli di Maria. Maria è Bergamas e i suoi figli son i soldati ignoti, uno dei quali è stato scelto proprio da lei per essere sepolto nell'"altare della patria", dopo un viaggio trionfale da Aquileia a Roma, con un treno a passo d'uomo, tra due ali di folla enormi.
Il film, accompagnato da un'ottima colonna sonora, si articola in tre registri complementari, che generano la sensazione di un tragico e a volte poetico intreccio tra le vicende individuali e quelle generali. Il primo è una sorta di ritornello, intervallo tra un'intervista e uno spezzone d'epoca: si tratta del filmato originale del treno a vapore che trasporta la bara del milite ignoto, un interminabile funerale attraverso le stazioni ferroviarie di mezza Italia dove allo sferragliare cupo sulle rotaie corrisponde l'inchino di un popolo affranto. Il secondo è la narrazione delle esperienze personali di alcuni soldati, raccontati dai loro nipoti e pronipoti, scelti anche per la loro competenza scientifica e la capacità di coniugare passato e presente: noti studiosi e personaggi  goriziani hanno raccontato la Gorizia prima durante e dopo la prima guerra attraverso la lente d'ingrandimento dei ricordi trasmessi dai loro nonni; la pronipote di Maria Bergamas ha riportato la memoria della nonna e della madre intorno ad Antonio, morto sul Monte Cimone nel 1916, leggendone anche l'ultima lettera; il nipote di Hemingway ha raccontato la guerra personale dello scrittore di "Addio alle armi". L'ultimo registro è quello dei filmati d'epoca, documenti eccezionali prodotti in un tempo nel quale avrebbero dovuto suscitare il desiderio di immolarsi per la patria e che ora provocano un forte sentimento di pietas per il dolore immenso provocato dalla morte assurda degli esseri umani e dalla sistematica distruzione delle loro abitazioni e dei loro simboli culturali.
Un bravo! "senza se e senza ma" è stato sentenziato da cinque minuti fitti di applausi da parte del numeroso pubblico, attento, partecipe e al termine autenticamente commosso. Un modo nuovo, interessante e intelligente, di ricordare una guerra che di "grande" ha avuto soltanto il numero degli uccisi e delle città devastate.

venerdì 22 maggio 2015

Zygmunt Bauman e la liquidità della Storia

La lectio magistralis di Zygmunt Bauman, questa sera al Teatro Verdi di Gorizia, è il vertice della miriade di incontri che caratterizzano E' Storia 2015. E' un personaggio straordinario di 90 anni il più autorevole interprete della realtà dei "Giovani" ai quali è dedicata questa edizione del festival della storia. Si tratta di un esempio eclatante di quanto sia vero che il "giovanilismo" non abbia nulla a che fare con la costruzione del futuro, in tutti gli ambiti del vivere civile.
Bauman, filosofo, sociologo, politico, ha attraversato con la sua esperienza di vita, con le sue lezioni e i suoi scritti gli avvenimenti più drammatici del Novecento, offrendo un'assai interessante lettura della situazione culturale dell'Occidente, sotto la celebre metafora del passaggio della società dallo stato solido allo stato liquido.
E' una riflessione che porta il pensiero direttamente al crocevia decisivo tra Medioevo e Postmodernità, tra l'affermazione di una Verità assoluta fondante ogni relazione con la Realtà e quella di una verità "assolutamente relativa" svincolata da ogni riferimento assoluto e come tale generante, di volta in volta, la realtà. In altre parole, si tratta della possibilità di cercare un significato valido per l'individuo a parole come "bontà" o "bellezza", "natura" o "tradizione" senza attribuire ad esse delle lettere maiuscole che in qualche modo annullino la responsabilità del soggetto.
Bauman non risolve la questione, soltanto la evidenzia in modo avvincente. Non la risolve perché la risposta alle sue domande non sarà scritta in un libro, ma nella quotidiana, faticosa ricerca di una nuova sintesi etica: un lavoro che compete, giorno dopo giorno, a ogni essere umano...
ab

giovedì 21 maggio 2015

Ciclabile da Solkan a Plave: c'è ancora il divieto di transito!

Foto Katja Munih, Primorski dnevnik
Stando a quanto riportato dal Primorski dnevnik, sarebbero già diversi i ciclisti multati per aver ignorato la segnaletica di divieto di transito posta all'ingresso della ciclovia dell'Isonzo tra Solkan e Plave. A dire il vero, all'ingresso della ciclovia da Solkan è segnalata la presenza del cantiere con relativo divieto di accesso ai non addetti, assieme al segnale stradale di divieto di transito, ma questa segnaletica finora è stata tranquillamente ignorata dai ciclisti che utilizzavano regolarmente la stradina a fianco della ferrovia anche prima che fosse trasformata in ciclovia asfaltata. Con i lavori quasi completati la frequenza dei passaggi è notevolmente aumentata, il che ha fatto evidentemente irrigidire i controlli.
Il Primorski riporta la dichiarazione di un funzionario della polizia di Nova Gorica, che ricorda ai ciclisti l'obbligo di rispettare la segnaletica stradale. Per l'inosservanza del divieto di accesso l'art. 98 del codice della strada sloveno prevede una sanzione di 160 euro. Qualche ciclista sarebbe stato già multato, sostiene la giornalista del Primorski in base alle testimonianze raccolte, anche se dal comando di polizia non lo confermano.
In ogni caso un invito alla prudenza non guasta, tanto più che l'inaugurazione sarebbe imminente, sicuramente a giugno, sebbene la data non sia stata ancora decisa. Questo per la tratta principale, a monte del ponte sull'Isonzo. Per il collegamento a valle, verso il territorio italiano, bisognerà invece aspettare la fine di settembre, perché va prima sanata una frana su un fronte di circa 300 metri che minaccia il percorso ciclabile.

Ed E' finalmente Storia!

Si è alla vigilia dell'inaugurazione del Festival della Storia, quello che nel tempo è diventato il più importante avvenimento culturale della città. Sono pronti i grandi tendoni dove si alterneranno decine di "nomi" importanti della storiografia mondiale; sono allineate sul Corso le più piccole tende dedicate all'esposizione dei libri e degli editori. Non si contano gli eventi collaterali, dalla bella mostra su Spacal presso Leg Antiqua alle rassegne fotografiche proposte un po' ovunque, dal mercato del turismo della storia alle proposte per un'alimentazione collocata nello scorrere del tempo. Sono attese migliaia di persone, anche se la giornata di sabato rischia di rimanere di fortemente penalizzata dalle note vicende politiche e dalle forti polemiche che hanno animato il mese precedente l'inaugurazione. Questo è il momento dell'attesa e degli auguri: alla Leg che ha organizzato l'evento, un sentito "in bocca al lupo" e un convinto "grazie". Nella parte destra del blog, il link al sito ufficiale della manifestazione, con i programmi, le interviste, le cronache...

mercoledì 20 maggio 2015

Dedicare l'auditorium a Celso Macor!

Uno scorcio sul pubblico

I relatori: da sinistra, Ungaro, Menato, Paljk, Boscarol, Komel
Un'idea non nuova, ma come tante altre rimasta finora lettera morta, già portata in un ordine del giorno del Forum per Gorizia approvato all'unanimità in Consiglio Comunale circa cinque anni fa: dedicare l'Auditorium di Gorizia alla figura di Celso Macor. E' questa la proposta rilanciata ufficialmente da Igor Komel e approvata da tutti i presenti, a conclusione della bella assemblea tenuta ieri al Kulturni.
Partecipata e a tratti commovente è stata infatti la serata dedicata alla memoria di Celso Macor, a 90 anni dalla nascita del poeta. In modi diversi e in lingue diverse - proprio come sarebbe piaciuto a lui - sono stati delineati i tratti salienti della personalità umana e artistica di un uomo che ha dedicato tanto tempo ed energie a costruire relazioni di amicizia e fraternità fra le genti che vivono sul confine. L'iniziativa, proposta da Kulturni dom e Forum per Gorizia, è stata realizzata con la collaborazione dei settimanali Voce Isontina e Novi Glas e della Biblioteca Statale Isontina.

23 maggio: il punto sulla situazione

Il punto sulla situazione, a tre giorni dal fatidico 23 maggio goriziano.
Anzitutto gli appuntamenti: 1. Festival della Storia È Storia, con ospiti provenienti da tutto il mondo e pomeriggio clou con la premiazione dello scrittore anticamorra Roberto Saviano. 2. Raduno regionale scout in Valletta del Corno. 3. Circo in piazza della Casa Rossa. 4. Kermesse alimentare (una mini "Gusti di frontiera") in piazza Vittoria. 5. Corteo di Casapound per "celebrare" l'intervento italiano nella prima guerra mondiale (nel pomeriggio, pare a partire da piazza della Casa Rossa, compatibilmente con il circo). 6. Corteo antifascista  di risposta, per ribadire che la città afferma anche i valori della pace e della democrazia (nel pomeriggio, sembra dalla Stazione centrale verso piazza Vittoria - ma forse no, perchè ci sono le bancareĺle alimentari). Insomma, proprio un ordinario pomeriggio senza problemi per la piccola e tranquilla Gorizia!!!
Sono stati inutili tutti gli appelli affinché fosse sospesa la manifestazione di Casapound: Prefettura preoccupata (ma - sostanzialmente dice - non può negare l'autorizzazione a un movimento legalmente riconosciuto), Questura rassicurante (ma poco presa in considerazione se anche molti commercianti annunciano la chiusura per il 23 pomeriggio), Amministrazione comunale compiacente (un consigliere regionale e un'assessore "benedicono" Casapound partecipando alla nascita del nuovo soggetto politico fascio-leghista).
Le motivazioni per le quali il corteo che celebra una dichiarazione di guerra secondo molti avrebbe dovuto essere sospeso: la storia di Gorizia, devastata materialmente e culturalmente da quella guerra con ferite non ancora rimarginate nel cuore dei cittadini; la percezione dell'iniziativa come provocazione in un territorio di confine che sta faticosamente cercando di ricostruire un'identità plurale; la concomitanza con altre manifestazioni, soprattutto con il grande appuntamento culturale di È Storia, con le forze dell'ordine impegnate anche nel servizio antimafia.
Due domande finali, una di livello nazionale, l'altra locale: a) chi ha legalmente autorizzato il movimento di Casapound che adesso cerca una legittimazione anche politico elettorale, se i suoi responsabili fanno esplicita dichiarazione di adesione al fascismo e di condivisione delle idee di Mussolini? È stato forse cancellato - senza che alcuno se ne accorgesse - il reato di "apologia del fascismo"?
b) Davvero prefettura e questura, ampiamente richiamate da una miriade di interventi (tra essi anche alcuni provenienti da forze politiche non certo di area di sinistra, perfino con dichiarazioni e voto di un assessore comunale della giunta Romoli!), non avebbero potuto in tempo utile fermare il corteo, almeno per ben motivate questioni di ordine pubblico e sicurezza?
Non resta che incrociare le dita constatando che Gorizia, cento anni dopo, riesce a commemorare nel peggiore dei modi l'orrenda carneficina nella quale l'Italia è entrata il 24 maggio 1915.
ab

martedì 19 maggio 2015

Celso Macor, oltre i confini...

Oggi, martedì 19 maggio, alle 18 al Kulturni dom si ricorderà Celso Macor, poeta e scrittore, a 90 anni dalla sua nascita. Per richiamare l'appuntamento, ma soprattutto per lasciare a lui la parola, ecco un suo scritto di vent'anni fa, tratto dalla pubblicazione di un colloquio con Paolo Iancis. Sono concetti particolarmente attuali, tenuto conto del clima di questi giorni goriziani.
Si è perduto tanto sangue per un confine che è sempre una spartizione contro natura e controstoria; spartizione, però, che nella sua assurdità costringe popoli ed etnie a vivere insieme e a tenere saggio conto gli uni degli altri. I confini potevano avere un senso quando veramente segnavano una barriera di difesa contro la prepotenza, contro chi minacciava l’indipendenza e la libertà. Oggi che tutto questo si sa che dovrà regolarsi su altri equilibri, i confini sono solo una violenza al diritto dell’uomo alla sua umanità. A cinquant’anni dalla guerra, mezzo secolo che ha percorso il tempo di un’era, in una prospettiva che non è solo europea ma da governo del mondo, i confini sono sorpassati. Questo, in generale. Personalmente, poi, io vivo e sento “al di là” dei confini; nell’utopia, se si vuole. Ubbidisco alle leggi, ma non le sento quando violentano la mia anima che considera la terra senza recinti. L’uomo è fratello anche nella diversità; anzi la sua diversità è comune ricchezza spirituale… (C. Macor, 11.02.1995)

domenica 17 maggio 2015

Passioni forti in questi giorni goriziani

Passioni forti in questi giorni a Gorizia! Tiene banco la polemica Ossola/Romoli, con un'intervista nella quale il sindaco accusa l'organizzatore del grande Festival della Storia di farsi pubblicità "per una mera questione di soldi" (che poi ammontano a ben - ! - 400 euro, stando a ciò che lo stesso primo cittadino afferma). Si passa poi al corteo di Casapound con un retroscena assai importante, l'intervista al referente nazionale e la presentazione dell'alleanza elettorale con la Lega salviniana; infine la cronaca delle iniziative finalizzate a scongiurare l'ingorgo di manifestazioni del 23 maggio.
Per quanto riguarda il primo tema, questo blog è dichiaratamente di parte e quindi esprime piena solidarietà alla famiglia Ossola. Quest'anno, oltre a Saviano e ad altri nomi molto noti della cultura italiana e mondiale, sarà a Gorizia per E' Storia Zygmund Baumann, una delle menti più fervide della filosofia e della sociologia: "inventore" del concetto di "società liquida", studiato e discusso in tutte le Università del pianeta, sorriderà di fronte alla "liquidità" di una città che non concede ufficialmente il suo spazio nobile o un riconoscimento per l'onore della sua presenza, soltanto per risparmiare qualche manciata di euro (mentre rovescia carrellate di euro in imprese assolutamente inutili come ad esempio gli ascensori al castello).
La "novità" sul piano di Casapound viene invece da un incontro in un hotel goriziano, dove viene presentata la relazione politica fra il movimento e la Lega di Salvini. Non è una novità, ma la sorpresa sta nella partecipazione alla presentazione dell'assessore comunale Silvana Romano e del consigliere regionale Rodolfo Ziberna. Quest'ultimo si profonde in un vero e proprio stracciamento di vesti contro coloro che non ritengono opportuna la manifestazione di Casapound e poi non si scandalizzano per la bandiere jugoslave in piazza a Trieste. Mah, forse non ha capito bene il tema attuale che è sì l'opportunità di un corteo che si presenta come un'apologia della guerra in una città devastata dalla stessa guerra, ma anche l'evidente danno alla realizzazione della più importante manifestazione culturale del territorio. O forse il tema l'ha capito benissimo ed è d'accordo con Romoli che minaccia di disertare l'inaugurazione del festival a causa della polemica su Saviano.
Insomma, un bel guazzabuglio!

Padre Katunarich, quando a Gorizia si produceva ordinariamente Cultura

Ci fu un tempo in cui la Gorizia del dopoguerra aveva un luogo importante di elaborazione culturale e di formazione dei giovani. Era la Stella Matutina degli anni '60 e '70, dove i gesuiti inviavano i loro più preparati sacerdoti e fratelli laici, per offrire al mondo cattolico locale un punto di riferimento straordinario sia per elaborare una lettura "goriziana" degli avvenimenti del tempo, sia per preparare giovani in grado di assumere importanti responsabilità amministrative e sociali.
Padre Sergio Katunarich, foto da La Voce del Popolo
Si svolgevano regolarmente straordinari cineforum, una biennale d'arti figurative che coinvolgeva artisti da tutta Europa, tavole rotonde e dibattiti ad alto livello... I più giovani potevano partecipare addirittura a una redazione che pubblicava un apprezzato periodico, Beata Gioventù, mentre le prese di posizione che provenivano dalla Stella suscitavano accordo, costruivano ponti di dialogo, a volte provocavano accesi dibattiti tra le diverse componenti della società isontina.
Al centro di questa promozione culturale c'era un uomo di straordinaria intelligenza e di grande caparbietà, pronto a gettarsi in mille "battaglie", ma anche capace di investire il suo cuore buono nel dialogo e nell'amicizia proposta anche ai più irriducibili avversari. Si trattava di Padre Sergio Katunarich, rimasto tanti anni a Gorizia e poi trasferito a Roma, dove è stato un apprezzato scrittore, storico e collaboratore della prestigiosa rivista Civiltà Cattolica. Ha lasciato questo mondo in questi ultimi giorni, all'età di 92 anni, indomito assertore della fede cattolica, rappresentante intelligente e appassionato della sua terra d'origine, convinto costruttore di una politica fondata sulla cultura. Un uomo d'altri tempi, si potrebbe dire nel migliore dei sensi che questa espressione può avere, che ricordiamo con affetto e nostalgia.

sabato 16 maggio 2015

Gravi affermazioni del Sindaco contro E' Storia

Dunque il sindaco è irritato per la presenza di Roberto Saviano a “E' Storia”, così fa pagare il teatro Verdi agli Ossola, pensoso delle risorse pubbliche. Altrettanto pensoso non è stato quando si trattava di gettare via soldi per l'ascensore al castello. Quindi una prudenza a corrente alterna che dovrebbe far riflettere. Perchè Saviano non piace al sindaco? E' perchè non ne riconosce meriti letterari, perchè va da Maria De Filippi o forse perchè la sua denuncia della mafia e dei legami delle cosche con i potenti la trova troppo radicale per i suoi gusti? Interessante sarebbe conoscere la risposta.  Ma a parte i suoi gusti culturali, ci rendiamo conto che a parlare è il sindaco della città, una città che sta perdendo tutto, dove il festival è una delle poche risorse che ci sono, una manifestazione che dovrebbe essere appoggiata e protetta dall'amministrazione come un fiore all'occhiello e che invece lui intende disertare, perchè gli Ossola non fanno come dice lui? Siamo davanti a una situazione paradossale, dove il sindaco tratta gli operatori culturali affermati sul piano nazionale, come suoi sottoposti che devono piegarsi ai suoi desiderata, altrimenti sono puniti. E tutti quelli che leggono Saviano, che portano gli studenti a sentirlo, che vanno al festival, questi non sono ugualmente cittadini che hanno diritto di scegliere le proposte culturali di maggiore interesse, senza il giudizio del primo cittadino? Comunque ormai è chiaro tutto il quadro: è chiaro perchè il sindaco non ha speso una sola parola contro il corteo di Casapound, che evidentemente turberà la manifestazione. Non lo ha fatto perchè così gli Ossola imparano a non rompere le scatole chiamando persone che al sindaco non sono gradite. 
adg

Centrale a biomasse: il comunicato definitivo del Forum

Partecipata conferenza stampa questo sabato mattina, a cura del Comitato che si interessa della centrale a biomasse di Via Trieste. Per il Forum era presente Daniela Careddu che ha portato il seguente comunicato.
In questi giorni la Giunta provinciale dovrà decidere per il completamento dell'iter di approvazione di "Three shades of green", progetto industriale per Gorizia, comprendente un impianto di recupero
dell'alluminio e una centrale a gassificazione di biomasse, già autorizzati, e un ulteriore impianto a biomasse, denominato "North", sul quale la Giunta deve ancora esprimersi. Quest'ultimo impianto,
classificato come "industria insalubre" dal D.M. 5/9/1994, verrebbe collocato in via Trieste vicino all'ex Mc Donald's, area che nel PRGC non ha destinazione industriale, ed è anzi vicina a servizi commerciali, abitazioni, un asilo nido e una scuola materna di prossima costruzione.
Essendo "insalubre", dunque, metterebbe a rischio la salute delle persone, quelle che vivono e lavorano lì attorno e non solo. Nel marzo 2013 il Consiglio Comunale di Gorizia aveva già dato parere negativo sulla collocazione della centrale in quel punto. Tale parere, espressione della volontà dei cittadini, è confermato dal fatto che cittadini e associazioni si stiano tuttora attivando. La Provincia, come ente pubblico, deve rappresentare tale volontà, e tutelare i diritti dei cittadini,  principalmente quello di poter vivere in un ambiente sano e a misura d'uomo, L'invito è quello di considerare il problema nella sostanza e non solo nei suoi aspetti formali. Una modifica al PRGC dovrebbe essere giustificata non da esigenze private, bensì da esigenze della collettività, che in questo caso non risultano chiare. Quattro posti di lavoro promessi? Una centralina di monitoraggio
della qualità dell'aria in dono ai residenti? Vaghe ipotesi di cessione del calore prodotto per usi di pubblica utilità? Non sono ragioni valide quando il contrappeso è il peggioramento della qualità dell'ambiente in cui si vive.

100 croci per un'orrenda carneficina


Il 24 maggio 1915 l'Italia è intervenuta nel conflitto che papa Benedetto XV aveva già definito "orrenda carneficina". in questo modo ha contribuito ad accrescere le dimensioni immani dell'"inutile strage", seminando ovunque morte e distruzione. Centinaia di migliaia di giovani sono morti intorno a Gorizia, la città è stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti italiani. E tutto ciò che è venuto dopo la cosiddetta "vittoria" è una storia di violenza e sopraffazione i cui segni sono ancora impressi in tanti cuori. Per ricordare che la prima guerra mondiale è stata una vana tragedia e che celebrare l'intervento dei fanti italiani proprio a Gorizia è un'assurda provocazione un gruppo di persone ha voluto erigere questo sabato mattina cento croci in piazza Vittoria, passare in mezzo ad esse cantando la famosa canzone "O Gorizia tu sei maledetta" e presentare ancora una volta alla stampa la richiesta di sospensione del corteo di Casapound. Un segno di dolore per i tantissimi "per i quali ritorno non fu", un segno di amore per una città che ha già sofferto troppo per subire anche lo sfregio di un'apologia della guerra.
Le foto sono di Vito Dalò, cronaca di Andrea Bellavite

giovedì 14 maggio 2015

Sospendere il corteo del 23 maggio: se intervenisse il Sindaco...

Dai quotidiani oggi il Questore di Gorizia minimizza e definisce "allarmismo" la pioggia di richieste di sospensione della manifestazione di Casapound. "Tutto si svolgerà regolarmente" - afferma - riferendosi specialmente alla manifestazione E' Storia che avrà in sabato pomeriggio uno dei momenti clou, con la consegna del premio allo scrittore anti-camorra Roberto Saviano.
E' difficile condividere l'ottimismo del Questore, la celebrazione retorica dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale nella "giornata del fante d'Italia" è un'evidente provocazione nella città che più di ogni altra ha sofferto i bombardamenti italiani che l'hanno devastata e la fine della sua lunga storia di appartenenza al defunto Impero asburgico. E' del tutto legittimo che ci siano persone e gruppi che si sentono offesi da tale gesto e che questi preparino un tranquillo corteo per dare voce all'anima pacifista, antifascista e antimilitarista della città. Ma è anche possibile, dal momento che ciò è accaduto ovunque Casapound abbia manifestato, il verificarsi di deplorevoli reazioni al di fuori dei momenti organizzati, anche prima o dopo la conclusione dei cortei. Comunque, in ogni caso, E' Storia ne risentirà pesantemente, dal momento che di sicuro una parte cospicua di pubblico preferirà evitare qualsiasi rischio, disertando l'incontro con Roberto Saviano.
Rimane incomprensibile l'atteggiamento del Sindaco Romoli: non può non sapere cos'è Casapound! Centra forse qualcosa con la scelta dei responsabili nazionali dell'Associazione di scegliere proprio Gorizia e proprio le giornate di E'Storia per l'adunata? Perché non ha fatto nulla per invitare alla ragionevolezza, cioè almeno a uno spostamento di data, i rappresentanti di una destra che non gli può essere certo del tutto estranea? Non è che forse non si sia reso subito conto dei pericoli che la città corre e che ora non abbia la forza di tirarsi indietro dando il parere che più di ogni altro avrebbe forse un "peso" nell'ancora possibile sospensione del corteo di Casapound? E se il Consiglio Comunale del prossimo lunedì fosse l'occasione per un pronunciamento unanime? Farebbe tirare un sospiro di sollievo a gran parte dei cittadini goriziani, offrendo a Prefettura e Questura uno strumento forte per invocare i "motivi di ordine pubblico" che giustificherebbero un atto di sospensione...

martedì 12 maggio 2015

Forum per Gorizia in conferenza stampa sugli eventi del 23 maggio

Ecco i motivi per cui come Forum per Gorizia, facendoci interpreti di tantissimi cittadini preoccupati, indipendentemente dalle diverse posizioni politiche, chiediamo al Prefetto, al Questore e al Sindaco di Gorizia di adoperarsi per sospendere la manifestazione di Casapound, prevista per il giorno 23 maggio 2015 nella città di Gorizia.
1.       Riteniamo che la prima guerra mondiale altro non sia stato che un’inutile strage e un’orrenda carneficina, usando due espressioni proposte a suo tempo da Papa Benedetto XV. Non si comprende il senso di un corteo che voglia valorizzare l’entrata dell’Italia in questa tremenda mattanza. L’unico ricordo sensato è quello mesto delle centinaia di migliaia di poveri giovani la cui vita è stata rubata dall’immane conflitto e del loro monito fatto proprio da papa Francesco a Redipuglia: “la guerra è una follia”.  Come consentire lo svolgersi di quella che si configura come un’apologia della guerra?
2.       In modo particolare Gorizia ha sofferto enormemente a causa della prima guerra mondiale, dalla quale sono derivate ulteriori sofferenze che hanno portato non solo alla distruzione dei suoi più importanti edifici e del suo tessuto urbanistico, ma anche alla devastazione della sua identità plurale di luogo caratterizzato dalla diversità delle lingue e delle culture. Manifestare la soddisfazione per l’intervento italiano proprio in questa città significa provocare inevitabilmente ulteriore dolore, soprattutto in quella parte della popolazione i cui avi hanno maggiormente sofferto per i bombardamenti bellici, per la cancellazione dell’identità storico linguistica, per la conclusione di una secolare storica di convivenza.
3.       Casapound si riferisce esplicitamente a Mussolini e al fascismo come modello da imitare e ideologie da seguire: le loro iniziative pubbliche sono ai limiti dell’apologia del fascismo. Perché consentire il loro corteo in una città che ha sofferto come e forse più di molte altre le conseguenze della fascistizzazione del territorio, per di più in un momento in cui faticosamente si cerca di ricostruire il tessuto lacerato dalle discordie e dalle incomprensioni anche del recente passato? Come non cogliere anche nel gesto cretino dell’imbrattamento del Lapidario (ma non si dimentichino le scritte offensive verso i vivi, immigrati, richiedenti asilo, antifascisti…) il segno che la tensione esiste ancora e che la violenza sembra essere ancora un percorso ritenuto sostenibile?
4.       La presenza di un movimento come Casapound susciterà sicuramente a Gorizia la reazione pacifica delle forze democratiche e antifasciste, per ribadire la propria contrarietà a una manifestazione che non tiene in alcun conto la storia della città e del territorio. Esponenti di Casapound sono stati al centro di inaccettabili episodi di violenza, ai quali sono seguiti altrettanto inaccettabili reazioni contrarie da parte di non sempre identificabili esponenti di gruppi esistenti al di fuori dell’ambito democratico. Perché consentire una manifestazione che potrebbe facilmente degenerare – anche dopo la conclusione dei cortei - in atti di teppismo che deploriamo da qualunque parte essi provengano e dei quali Gorizia non ha alcun bisogno?

5.       Da ultimo E’ Storia, la più importante manifestazione culturale di Gorizia, potrebbe essere seriamente danneggiata, in termini di numero di presenti ostacolati dal timore di ciò che potrebbe accadere e di visibilità mediatica, da una serie di manifestazioni che non centrano niente e che si svolgono in un ambito comunque assai ristretto. L’ulteriore questione della presenza di Saviano rende ancor più delicata  la situazione, con le forze dell’ordine impegnate nella tutela dell’incolumità dello scrittore anti-camorra e con la preparazione della visita del Presidente della Repubblica il giorno successivo. 

domenica 10 maggio 2015

Sulla centrale a biomasse, interviene "Essere Cittadini"

Ecco un contributo dell'Associazione "Essere Cittadini" di Gorizia, relativamente alle decisioni intorno alle centrali a biomasse... 
Nonostante una precisa interrogazione indirizzata al presidente della Provincia di Gorizia e a tutti gli assessori,  sui progetti delle due centrali a biomassa da costruirsi in via Trieste, nel pieno centro abitato di Gorizia, l’associazione e i cittadini goriziani sono ancora in attesa di essere informati e coinvolti nel processo decisionale. Questo non è un vezzo di alcuni cittadini che non hanno null’altro da fare ma è l’esercizio di un diritto sancito dalla “ Convenzione di Arhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla Giustizia in materia ambientale” del 25 giugno 1998, ratificata dallo Stato italiano con la legge 16 marzo 2001, n. 108, la quale ha affermato che i cittadini devono avere accesso alle informazioni ed essere ammessi a partecipare ai processi decisionali per poter affermare il diritto di vivere in un ambiente atto ad assicurare la propria salute ed il proprio benessere. Per la Convenzione il cittadino interessato dovrebbe essere un interlocutore privilegiato per l’Autorità decidente, che dovrebbe consultarlo sin dalla fase iniziale del procedimento amministrativo.
Relativamente alla salubrità dell’attività  di combustione di biomasse e sull’impatto che essa potrebbe avere sulla salute pubblica delle popolazioni localmente coinvolte occorre ricordare che la ratio di tutte la normativa in materia è di impedire che dallo svolgimento di determinate lavorazioni possa derivare pericolo per la salute dei cittadini. Per tale motivo l’installazione di una industria insalubre, pur non vietata di per sé in assoluto, è consentita soltanto se è accompagnata dall’introduzione di particolari metodi produttivi o cautele in grado di escludere qualsiasi rischio di compromissione della salute delle persone che vivono nelle vicinanze.
Ecco allora che di fronte alle potenziali manifestazioni di tali pericoli è opportuno porre in essere alcune cautele in sede procedimentale e decisoria, e di tali cautele abbiamo chiesto conto alla giunta provinciale, tra le altre cose,  di rendere edotti i cittadini.  A fronte di impianti industriali come quelli di cui parliamo è necessario operare alla luce del principio di precauzione. Esso richiede di valutare le conseguenze sulla salute e sull’ambiente della costruzione dell’impianto di biogas, non soltanto nel breve ma anche nel medio-lungo periodo. Quale sarà l’incidenza sull’ambiente dei quartieri circostanti (Sant’Andrea, S. Anna e Campagnuzza) nonché di tutta la città, anche in considerazione delle già presenti altre centrali? Esiste oggi uno studio della qualità dell'aria di Gorizia e dei quartieri più vicini alle centrali a biomassa già tutt'ora in funzione alle quali dovrebbero aggiungersene altre due? Esiste uno studio epidemiologico sui casi di tumore insorti nella popolazione cittadina e dei singoli quartieri finalizzato ad accertare se talune specifiche patologie siano più significative in presenza di determinate condizioni come la  vicinanza di industrie insalubri? Sulla base di quali metodologie e tramite quali tecnici la giunta provinciale - nodo principale di quel principio, la trasparenza, ad oggi di fatto abilmente aggirato nell'azione amministrativa -  intende soddisfare il principio di precauzione che unanime giurisprudenza amministrativa invoca per l'autorizzazione di impianti industriali ritenuti insalubri?
Come può decidere un’Amministrazione quando, essendo in gioco interessi contrapposti quali la libertà di iniziativa economica privata e la tutela dell’ambiente e della salute pubblica,  non provvede ad informare e coinvolgere i cittadini quali, appunto, legittimi portatori di un interesse diffuso nonchè, singolarmente, del diritto soggettivo alla vita, alla salute, alla possibilità di svolgere le proprie relazioni familiari e sociali in modo dignitoso e libero? Si ricorda, a tale proposito,  la sentenza della Corte europea dei diritti umani nella causa Tatar v. Romania, del 27 gennaio 2009. In tale decisione la Corte ha osservato che l’inquinamento può interferire con la vita privata e familiare di una persona,  nuocere al suo benessere e alla sua salute, integrando così una violazione dell’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Dunque, ribadiamo anche tramite gli organi di informazione, il principio, generalmente accolto e ritenuto fondamentale nel nostro ordinamento giuridico, per il quale, nel processo decisionale, deve essere garantita la partecipazione della popolazione allocata sul territorio sul quale è prevista la costruzione di industrie insalubri, tra le quali, lo ricorda l'autorità sanitaria, vi sono anche le centrali a  biomassa.
Quello che chiediamo è null'altro che gli amministratori, chiamati a rilasciare l'autorizzazione ambientale, adempiano alla funzione primaria dello Stato, di cui fanno parte anche gli enti locali per le funzioni a loro delegate, cioè quella di garantire la protezione dei  cittadini, regolando l’autorizzazione, l’insediamento, il funzionamento, la sicurezza e il monitoraggio delle attività industriali, in particolare delle attività pericolose per l’ambiente e la salute umana. Purtroppo ad oggi ciò non è avvenuto, così ci ha spiegato anche  la sentenza del T.A.R. che ha individuato, a norma di legge, nell'esecutivo provinciale, e non nella conferenza dei servizi, l'organo competente a decidere e, quindi, ad attuare tutti gli obblighi e le garanzie procedurali che abbiamo ricordato. 
Associazione Essere Cittadini Gorizia

venerdì 8 maggio 2015

Cosa centra Bin Laden con Geronimo?

Una riflessione di Vito Dalò, sulla morte di Bin Laden...
Pochi giorni fa è passata la ricorrenza dei quattro anni dalla fine di Bin Laden. Questo terrorista internazionale creato dagli americani, è associato al grande GERONIMO. Così fu chiamata l'operazione che pose fine alla vita di Bin Laden. GERONIMO aveva capeggiato la resistenza degli indios APACHE nel diciannovesimo secolo. Questo capo nativo americano ebbe, per la stampa dei bianchi americani ed europea, sempre una cattiva fama perché la sua astuzia fece impazzire gli invasori europei per molti anni. Nel secolo successivo Hollywood, con i film del Far West oltre a raccogliere tanti soldi nel suo nome, fece di Geronimo il più cattivo dei cattivi. Continuando quella tradizione, il governo degli Stati Uniti autorizzò la fucilazione senza processo di Bin Laden (crivellandolo di proiettili e facendo sparire il corpo, nel 2011) nel nome di Geronimo. Ma cosa aveva da spartire Geronimo con Bin Laden, il famigerato e delirante califfo fabbricato nei laboratori militari degli Usa? In cosa assomigliava Geronimo all'orco di professione che annunciava che si sarebbe mangiato crudi tutti i bambini ogniqualvolta un presidente americano avesse avuto bisogno di giustificare una nuova guerra? La scelta del nome non era casuale o innocente: dice che erano stati dei terroristi i guerriglieri indiani che avevano difeso la loro terra, la loro dignità, la loro cultura, la loro storia, le loro risorse e la loro vita, contro l'invasione e la conquista straniera.
vd

mercoledì 6 maggio 2015

La buona scuola siamo noi



Le fotografie sono tratte dalla pagina facebook di Adotta la LIP - Comitato di Gorizia
Grande partecipazione del personale e dei cittadini al flash mob "a difesa della scuola bene comune", organizzato martedì mattina in Piazza Vittoria dal Comitato di Gorizia di Adotta la LIP. La sigla richiama la legge di iniziativa popolare presentata al Parlamento, finalizzata alla realizzazione di una scuola realmente corrispondente alle esigenze di formazione e di socializzazione di coloro che vi lavorano, la frequentano o ne sono interessati in quanto cittadini consapevoli. La manifestazione, gioiosa e coinvolgente, ha consentito anche approfondite riflessioni sullo stato attuale e sul futuro dell'istituzione scolastica. "La buona scuola siamo noi", hanno scandito coralmente i presenti: un simpatico slogan per affermare un sì convinto solo a quelle riforme che - come si suol dire - mettono al centro il "bene" delle persone.

lunedì 4 maggio 2015

Memorie che ancora scottano...

Quello c'era, questo non c'era; quello ha condannato, questo non l'ha fatto... Sono sempre stucchevoli i confronti, soprattutto quando ci si riferisce a eventi accaduti settanta anni fa che solo a Gorizia e dintorni riescono ancora ad accendere gli animi.
L'esecrazione per lo sfregio del monumento ai deportati è stata unanime, ci mancherebbe altro, anche in questo blog c'è stato un intervento immediato - senza se e senza ma - che ha bollato inequivocabilmente come "cretino" colui che ha commesso il fatto. Si lasci perdere questa squallida conta di chi c'era e chi non c'era, di chi ha emesso il comunicato e di chi non lo ha emesso. Tutti, in diversi modi, hanno espresso sconcerto per l'accaduto e solidarietà ai parenti della vittime ricordate nel monumento al Parco della Rimembranza. Come non condividere la sofferenza di chi si è visto privare degli affetti più cari, con un atto di guerra che non ha giustificazioni, alla fine di un conflitto e di una serie di immensi orrori perpetrati dalle mire egemoniche del nazi-fascismo? 
Ma lo sdegno contro l'ANPI, rea di non aver emesso un comunicato ufficiale di "presa di distanza", è un'inconcepibile strumentalizzazione. Se si dovesse scrivere un comunicato stampa per ogni scritta sui muri... E non si dica che questa ha offeso i sentimenti dei cittadini più di altre: forse che le svastiche e i fasci sulle scuole slovene non hanno toccato la sensibilità di un popolo che dai nazisti e dai fascisti è stato oppresso e perseguitato? Forse che le infamanti medaglie di cartone appese il 25 aprile dello scorso anno sul monumento ai caduti partigiani di Pevma non hanno ferito la sensibilità di molti che lì trovano il ricordo di parenti e amici morti per la libertà? E non risulta certo una pioggia di comunicati stampa del Comune o dei partiti ai quali appartengono gli "stracciatori di vesti" di questi giorni.
Alcuni hanno cercato di offrire qualche legittima interpretazione, cercando di trasformare il brutto episodio in occasione di civile dibattito sulla realtà goriziana. Non hanno avuto molto riscontro, per cui a questo punto sarebbe importante cercare di capire chi è stato, prima di gettare la croce su questo o su quello: una falce e martello - tra l'altro disegnata male e al contrario - e una scritta stupida possono essere tracciate anche da un semianalfabeta brillo o anche - chi può negarlo in assenza di qualsiasi riscontro? - da qualcuno che vuole "mescolare le acque", tenuto conto del crescente clima di tensione che si sta creando intorno alla manifestazione di Casa Pound del prossimo 23 maggio.
ab

Caro Galeano, quanto mi manchi!

All'inizio di una nuova settimana, cosa meglio di un bel racconto di Vito Dalò?
Un mese fa è morto uno degli scrittori che più ho amato nella mia vita. Lui era uruguaiano ma quello che scriveva era identico al mio pensiero di lettore italiano Per questo motivo ho letto quasi tutto quello che ha pubblicato, dai libri alle interviste. Alla fine del 1979 i militari sovietici invasero l'Afghanistan con la motivazione di difendere il governo laico che stava tentando di modernizzare il Paese. Il governo sovietico, per questa azione venne processato a Stoccolma nel 1981. Nella commissione del Tribunale Internazionale, c'era anche l'amato Galeano. In un'intervista successiva alla fine del processo disse: “Non dimenticherò mai i momenti significativi di quelle sessioni d'ascolto”. Una delle testimonianze di cui Galeano parla è quella di un alto capo religioso rappresentante dei fondamentalisti islamici, che erano chiamati FREEDOM FIGHTERS (guerrieri della libertà), che adesso noi chiamiamo terroristi. Dice Galeano che quell'anziano capo religioso islamico tuonò:” I comunisti hanno disonorato le nostre figlie! Hanno insegnato loro a leggere ed a scrivere”. Caro Galeano, quanto mi manchi. Spero che qualcuno pubblichi l'ultimo tuo lavoro, anche incompleto, al quale stavi lavorano...
Vito Dalò

domenica 3 maggio 2015

Ricerca ires sulle città dei Gect: un ritratto impietoso di Gorizia

Impietoso il ritratto di Gorizia che esce dalla ricerca Ires sulle città del GECT. La ricerca parla di una città anziana, impoverita, con un livello culturale piuttosto basso, priva di prospettive e di idee, fanalino di coda del gruppo. Anche a livello culturale emergono i limiti di una città che, come abbiamo detto più volte, non vuole assumere il profilo di una comunità che riflette sulla storia del Novecento, sui temi delle immigrazioni, dei confini, del nazionalismo. Gli amministratori della città preferiscono campare sulle vecchie rendite di posizione del secolo scorso. Così viene criticata l'ANPI che non si è subito dissociata dalle scritte sul lapidario, lasciate lì senza essere cancellate e adesso fotografate a perenne memoria dello sfregio e a perenne mantenimento della tensione che ha attraversato la città per 70 anni. L'ANPI invece ha dovuto sopportare le annuali visite dei reduci del Battaglione Mussolini, ricevuti in pompa magna in Comune, le mostre nell'atrio del municipio sugli orrori delle foibe, mentre all'associazione veniva negato lo stesso spazio per una mostra sulla Resistenza ed ora la manifestazione di Casa Paund in una città dove il “fascismo di frontiera” è diventato addirittura una categoria storica nazionale per descrivere il suo peculiare razzismo antislavo. Il fatto è che speculare sulle divisioni, non avere idee, sprecare denari pubblici per l'ascensore al Castello, volere tenere troppi incarichi, non paga, fa regredire la città, fa scappare i giovani, di destra e di sinistra. 
adg

venerdì 1 maggio 2015

C'erano una volta le coincidenze...

Alla fine di un complesso primo maggio, tra manifestazioni di lavoratori, inaugurazione dell'expo e scontri nelle strade di Milano, un pensiero più banale sull'emarginazione progressiva di Gorizia.
Da qualche anno c'è un comodo treno che attraversa ogni giorno per tre volte il Nord Italia, la Frecciabianca Trieste-Torino. Naturalmente si ferma a Monfalcone, da dove si potrebbe facilmente raggiungere Gorizia, quando si torna la sera da lontano.
No, no se pòl! Perchè la Freccia arriva alle 20.57 e il treno per Gorizia parte alle 20.56 e bisogna attendere buoni buoni due ore in stazione... Sarà una quisquiglia, ma ci voleva tanto a ritardare il "regionale" da Trieste di 2 (due) minuti?

Ma chi sono i black blok?

Premessa l'ovvia condanna degli atti di teppismo che si sono verificati a Milano a margine di una legittima manifestazione di dissenso nei confronti dell'expo, sembra di assistere alla replica di un brutto film: auto bruciate, lancio di materiali, scontri con la polizia. Il tutto portato avanti da personaggi vestiti di nero e incappucciati... Proprio come quelli che a Genova avevano messo a ferro e fuoco la città prima dei cortei pacifici del pomeriggio e che non sono mai stati identificati e arrestati, come quelli che avevano fatto lo stesso a Napoli, a Firenze e altrove... Al di là dei retorici stracciamenti di vesti e della croce da gettare subito su chi dissente dal pensiero unico nel tempo delle larghe intese, sarà importante sapere chi sono i black blok e domandarsi a chi giovano i loro atti di violenza.
ab

Primo Maggio 2015

 

Primo maggio ovunque all'insegna della preoccupazione e della solidarietà. La crisi incombe, i passi del governo spaventano il mondo del lavoro, le operaie e gli operai immigrati riescono a suscitare applausi, nel mesto ricordo delle vittime del Mediterraneo. Riecheggiando le parole di tante piazze in tutto il mondo, un augurio di buon Primo Maggio a tutti...