martedì 31 marzo 2015

Quinta Colonna ieri da Gorizia: che tristezza!

Ieri sera, nel corso di Quinta Colonna, trasmissione in diretta di Retequattro, si è trattato anche il tema dei richiedenti asilo "ospitati" a Udine e Gorizia. A parte alcune espressioni del conduttore, tipo: "decine di immigrati scesi come lupi a Udine" o "i sindaci con il canotto costretti ad affrontare la marea", si è trattato del consueto aizzamento di una folla ben scelta. Non si è quasi mai affrontato il tema in quanto tale, dando invece spazio ai cartelli e cartelloni esposti da noti e meno noti esponenti del leghismo e del neofascismo goriziani. A cosa servono queste forme di comunicazione? Ad incrementare la superficialità, ad aumentare la tensione sociale, a sollecitare l'odio nei confronti di chi non ha altra colpa che quella di chiedere asilo politico, a dare spazio di manovra a chi vuol cavalcare il malcontento per raggiungere i propri obiettivi elettorali. "La rivolta di Gorizia", era il titolo del "servizio". E' bene che si sappia che accanto alla rivolta dei pochi "soliti" c'è anche un'altra rivolta, quella dei cittadini contro il razzismo, quella concreta di coloro che vogliono uno Stato accogliente, che si mettono volontariamente all'opera per togliere le persone dagli alloggi all'addiaccio nei parchi, che curano la loro salute anche per evitare situazioni di degrado, che da mesi gratuitamente preparano cibo e generi di prima necessità per evitare che la città debba subire la vergogna di qualche morte per fame e o per freddo. E' la rivolta di cui Quinta Colonna non ha parlato, perché non basata soltanto sulla "pancia", ma sull'intelligenza e sul cuore dei cittadini. Incapaci di urlare, ma pronti a servire i propri fratelli profughi.

Dal Sabotino, bellezza della natura, dramma della guerra



Partiti da Gradisca all'alba, circa cinquanta viandanti hanno raggiunto lo scorso sabato la cima del monte Sabotino. In una giornata splendida hanno potuto contemplare dall'alto lo stupendo scenario, da una parte le Giulie, dall'altra il Carso, la pianura friulana e il mare. C'è stato il tempo per un momento di spiritualità, nel ricordo dei monaci che hanno abitato per secoli quelle che ora sono soltanto i ruderi dell'antico eremo di San Valentino. E c'è stato il tempo anche per visitare i "segni" della prima guerra mondiale: i ricoveri per gli ufficiali e per i soldati, le funicolari di parte austriaco e parte italiana, il piccolo ma assai interessante museo allestito nel rifugio sloveno presso la vetta. Accompagnati da un'ottima guida, Borut di Gonjače, profondo conoscitore della natura e della storia, i partecipanti hanno avuto la possibilità di immergersi nella "follia" di una guerra che ha provocato qui decine di migliaia di morti. Una pagina "nera" del Novecento goriziano, in uno dei luoghi più belli e luminosi dell'intero territorio.

Villaggio del pescatore, tra poesia e immondizie


Ecco due scorci panoramici. Le foto sono scattate dallo stesso punto, verso sinistra e verso destra, al Villaggio del Pescatore. Da una parte la poesia di un porticciolo al tramonto, dall'altra una discarica di scaldabagno arrugginiti e intaccati da chissà quali altre sostanze chimiche. E' possibile lasciar convivere in questo modo la poesia del mare e la mancanza di rispetto per l'ambiente?

Una bacheca poco aggiornata


C'era una volta il PCI. Poi ci furono tanti altri nomi, tra gli altri quello dei DS (Democratici di Sinistra). A quel periodo si riferisce l'ultimo aggiornamento della bacheca nella foto che si trova presso la stazione dei treni di Monfalcone. Non fa bella mostra di sé, riportando le pagine dell'Unità del 10 ottobre 2009, con il premio Nobel (infaustamente!) conferito a Obama. Quella bacheca non è più di nessuno? Non è passata alle sigle successive (Ulivo o attualmente Partito Democratico)? Possibile che non ci sia qualcuno che possa togliere questi reperti risalenti a sei anni fa?

venerdì 27 marzo 2015

Harriet Tubman, la Mosé degli schiavi americani

Per oggi un'interessante storia, raccontata da Vito Dalò.
La mia guida mi parò di lei durante il primo viaggio negli USA. Poi la curiosità ha fatto il resto, ho cercato e ho trovato. Di lei, sono certissimo, nessuno di voi sa nulla. La sua storia cominciò a metà del diciannovesimo secolo. Lei fuggì. Con sé portò le cicatrici sulla schiena e una fenditura sul cranio. Il marito lo lasciò lì. Lui le disse: “tu sei pazza”, e preferì restare schiavo, padre di schiavi. Lei scappò, poi tornò e si portò i genitori. Ritornò di nuovo e si portò i fratelli. Fece diciannove viaggi dalle piantagioni del Sud alle terre del Nord e notte dopo notte liberò più di trecento neri. Nessuno di quelli che si portò via venne mai catturato. Di lei dicevano “non perde nessun passeggero”. Era la più ricercata della sua epoca e sulla sua testa la taglia arrivò a 40.000 dollari offerti come ricompensa per chi l'avesse catturata, dagli schiavisti e dai proprietari di schiavi. Nessuno ha mai riscosso quel patrimonio. Lei era una maestra del travestimento. Nessun teatrante poté competere con lei nell'arte del travestimento. Nessuno come lei conosceva il territorio così bene da inventare cammini rimasti sconosciuti. Lei, schiava figlia di schiava, si chiamava HARRIET TUBMAN e la definirono LA MOSE' DELLA GENTE NERA. La sua schiena era una mappa geografica perché il suo padrone bianco e cattolico l'aveva maciullata per divertimento e perché non riusciva a venderla al prezzo che voleva. Lei pregò Dio affinché il suo padrone riuscisse a venderla, ma Dio non l'ascoltò. Poi torno a pregare il supremo affinché cambiasse il cuore dell'uomo, oppure che morisse. Dio l'ascoltò, il suo padrone schiavista morì una settimana dopo la preghiera. HARRIET si pentì dei suoi sentimenti. Non poteva immaginare che anche la sua preghiera fosse così potente. 

giovedì 26 marzo 2015

Ascensori al Castello: chi li ha voluti?

Le anticipazioni dell'altro ieri sono state confermate: il Comune ha ricevuto una lettera con domande di chiarimento da parte della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia. Reazione del sindaco: "Bene! Così finalmente si potranno accertare le responsabilità dei ritardi". E' evidente l'imbarazzo, dal momento che finora era sempre stato lui a spargere notizie sulla da tre anni sempre "imminente" ripresa e conclusione dei lavori: il 3 aprile 2014 affermava con sicurezza che tutti gli intoppi erano stati rimossi e che gli ascensori sarebbero stati inaugurati "tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015". Dato che già allora il ritardo previsto superava i due anni, possibile che il sindaco nel frattempo non soltanto non abbia mai "accertato le responsabilità" (e chi l'avrebbe dovuto sollecitare?), ma si sia evidentemente anche fatto prendere in giro come un pivellino da chi gli ha fatto credere sostenibili le previsioni regolarmente "sparate" - a sua firma - sui quotidiani. E poi, di chi è la colpa? Chi non ha steso preventivi sui costi di gestione, proiezioni plausibili sul rapporto tra costi e benefici? Chi ha pensato di far passare i camion su una stradina troppo stretta, costringendo alla demolizione di una casa vincolata dal piano regolatore? Chi non ha previsto la presenza di decine di ordigni inesplosi nel luogo goriziano più bombardato della prima guerra mondiale? Chi non ha pensato - nonostante i ripetuti inviti - a un'analisi archeologica sulla più antica area abitata del territorio? Chi non ha presentato immediatamente la valutazione d'impatto ambientale sulla zona più visibile della città? Chi ha presentato come il "volano del turismo goriziano" una piazza trasformata in pubblica vergogna, una galleria colabrodo e un colle deturpato da tonnellate di inutile cemento?
Ci si augura che la risposta alle domande della Corte dei Conti sia esaustiva e si propone al Sindaco di renderla subito pubblica: i cittadini attendono da tanto e forse questa è un'ottima occasione per coinvolgerli, offrendo loro la possibilità di discutere - con un decennio di ritardo - sulla base di affermazioni documentate e trasparenti.

mercoledì 25 marzo 2015

Il Novecento goriziano a Roma: un sogno che si realizza!

Il prossimo 14 aprile sarà inaugurata presso il Senato a Roma la mostra sul Novecento goriziano, promossa da Isonzo Soča e allestita in collaborazione con il Comune di Gorizia. E' un appuntamento di grande importanza, dal momento che viene presentata in un luogo prestigioso, all'attenzione di un pubblico molto più ampio rispetto a quello ordinariamente legato alle vicende del territorio isontino.
L'esposizione, che ha ottenuto un interesse di gran lunga superiore alle previsioni nel corso della prima edizione collocata nella cornice del Museo di Santa Chiara a Gorizia, ripercorre con un'apprezzata documentazione fotografica i cento anni del "secolo lungo". Le immagini, le riflessioni, i reperti accompagnano il visitatore in una sorta di accorata meditazione tra le tante memorie che caratterizzano i popoli e le culture di questa terra. Si scoprono eventi e interpretazioni inedite che consentono a ciascuno almeno di conoscere - se  non di ri-conoscere - la posizione dell'altro; ci si immerge in un passato i cui segni sono ancora ben visibili nel pensiero e nell'azione del presente.
E' logico che in un quadro così ampio si possono riscontrare carenze, l'intento non è certo quello di fornire un'enciclopedia completa dell'assai delicato periodo storico; le scelte tematiche risentono giustamente del tentativo di trovare dei punti di accordo tra coloro che le hanno pensate e proposte; c'è chi ha lamentato la mancata menzione dei nomi dei ricostruttori di Gorizia "della propria parte"...
Può essere tutto vero, ma nel momento in cui la Capitale accoglie un lavoro come quello portato avanti con grande tenacia da Dario Stasi e collaboratori, qualunque polemica è destinata a lasciare spazio alla grande soddisfazione: la storia di un territorio dalla vocazione internazionale, ma quasi sempre dimenticato dai più, viene portata finalmente su una ribalta nazionale importante. Tutto il resto viene dopo, anche il dibattito fra le diverse componenti della società goriziana, dialogo che la mostra stessa vuole peraltro intensificare e sollecitare.

martedì 24 marzo 2015

Ascensori al castello nel mirino della Corte dei Conti?

Sugli ascensori al castello si sta muovendo qualcosa. Sembra infatti che dalla Corte dei Conti sia stata inviata la scorsa settimana al sindaco Romoli una pressante richiesta di chiarimenti. I lavori, protratti ormai al di là dei tre anni di ritardo sulla tabella di marcia, sono  ancora fermi e tutto sembra far pensare che non finiranno mai. Gli ovvi interrogativi che tutti i cittadini si pongono sarebbero dunque stati fatti propri dalla Corte, la quale quindi potrebbe finalmente ricevere delle risposte. Quelle che da tanti anni sono state promesse e mai date ai goriziani.
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domenica 22 marzo 2015

Importante incontro sulla scuola al Forum

Importante incontro al Forum sulla scuola venerdì 20 marzo. Davanti ad un pubblico attento di operatori, Carlo Salmaso, storico promotore della legge di iniziativa popolare sulla buona scuola  (nome dato per la prima volta dai sostenitori della legge e poi imitato dal governo) che ha raccolto quasi 80.000 firme e che ha ottenuto l'adesione di oltre 70 parlamentari che ne chiedono la discussione in Parlamento, ha dialogato con la senatrice del PD Laura Fasiolo. Molti sono i punti critici della legge di Renzi: uno dei principali è lo strapotere che i dirigenti scolastici avrebbero nell'assunzione dei precari, scelti, non si sa con quali criteri, da un organico funzionale e licenziabili dopo 36 mesi, lo svuotamento decisionale dei Collegi Docenti e dei Consigli di Istituto, i quali darebbero solo un parere sulle decisioni che il preside manager prenderebbe con il suo staff, la guerra tra precari, di cui una parte assunti entro il 1 settembre, gli altri sostanzialmente privati di ogni certezza. La proposta principale emersa dall'incontro è che il decreto venga diviso in due parti. Si proceda all'assunzione dei precari, provvedimento tra l'altro imposto dall'Europa, mentre l'altra parte della legge, quella sul funzionamento e la finalità della scuola pubblica, da discutere in Parlamento insieme alla proposta di iniziativa popolare. I presenti hanno deciso di continuare ad incontrarsi perchè è necessario che la discussione sulla scuola si ampli, coinvolga studenti e genitori, tocchi il problema di come insegnare e di come prevenire le disuguaglianze dell'offerta formativa e la piaga dell'abbandono scolastico.

Ricordo di Silvano Bacicchi

Non è retorico dire che la morte di Silvano Bacicchi lascia un grandissimo vuoto. Non solo nell'ANPI, l'associazione che lui diresse per ben 24 anni  - dal 1985 al 2009 - sostenuto dalla stima e dall'affetto di tutti gli iscritti che lo vollero poi  come presidente onorario, ma soprattutto negli storici, negli intellettuali, negli studenti che lui accolse, cui diede suggerimenti, pubblicazioni, indicazioni per ricostruire con la maggiore chiarezza possibile la storia del nostro territorio. Una caratteristica rendeva a mio parere unico Silvano Bacicchi: la grande apertura mentale, la capacità di comprendere, di capire le ragioni dell'altro. Così fu eccezionale a raccontare come i giovani decidessero di andare in montagna dopo l'8 settembre e poi  il bisogno di cambiamento radicale degli operai di Monfalcone dopo la guerra. Narrò l'incredibile sciopero del '46, che praticamente chiedeva la rivoluzione e per il quale fu costretto a scappare in Jugoslavia per sfuggire all'arresto da parte degli Alleati, raccontò il ritorno a casa avventuroso su una barca, dopo la risoluzione del Cominform, per sfuggire alla possibile repressione di Tito, la sua grande disponibilità verso quei comunisti che erano andati a “costruire il socialismo” in Jugoslavia e tornavano feriti dall'esperienza del carcere e senza lavoro. Una storia epica ed interessante che ancora pochi conoscono e che rendono unica l'esperienza delle tute blu e dei contadini monfalconesi. Bacicchi, nato nel '23 nel quartiere operaio di Panzano, era un intellettuale che aveva fatto l'operaio, una categoria di politici legati alle lotte del loro territorio che il PCI seppe allora valorizzare. Era una persona che conosceva i problemi del lavoro, della precarietà e della disoccupazione, credeva e difendeva la Costituzione, giudicava, come dice nell'ultimo scritto che sarà pubblicata da Isonzo Soča, la politica una passione per l'uguaglianza e la giustizia e questa sua onestà e limpidezza la si percepiva con chiarezza. Oltre all'ultimo scritto, Bacicchi aveva registrato una lunga intervista sulla storia della sua vita e del suo impegno politico. Il Forum si impegna a proiettarla, cosicchè tutti possano vedere chi era e come pensava Silvano Bacicchi. Un abbraccio forte alla figlia Sonia. adg

Antichi incontri di "compagni"

Il racconto domenicale di Vito Dalò è questa volta un salto nell'infanzia: sensazioni e ricordi di altri tempi, nel ricordo di un personaggio famoso di ulteriori altri tempi...
Era il 14 marzo, quando se ne andò da questo mondo. 
Di lui se ne parlava molto a casa mia quando ero un bambino. Nel mio paese una via ricorda Cesare Battisti. In quella via sono nato e ho passato la mia infanzia. La mia casa era un grande stanzone diviso da tende che separavano i vari spazi. Lo spazio più “caldo” era quello in cui si discuteva molto, l'ingresso/soggiorno. In casa non avevamo né l'acqua potabile né la corrente elettrica. Di solito il sabato sera arrivavano diversi contadini, operai e il “segretario”. Il segretario veniva da Bari e “informava di politica e di azioni”. Le riunioni appassionavano i partecipanti perchè tutti discutevano con vivacità. Da ragazzo capii che quelle riunioni, illuminate da idee, da passione, da conoscenza e da una lampada a gas a combustione, erano semi clandestine. Capivo dai volti e dai toni che c'era paura che si sapesse. Spesso mi addormentavo prima che i partecipanti ospiti di mio padre nella nostra casa si salutassero con il pugno chiuso all'arrivo, e con un abbraccio alla chiusura della riunione. Si chiamavano compagni tra di loro. Le parole che (allora non ne capivo il significato) sentivo spesso erano: SCIOPERO, LIBERTA', SALARIO, ORARIO DI LAVORO, CAPITALE E KARL MARX. Era il 14 marzo 1883, quando Marx ci lasciò. Il 14 di marzo di quell'anno una folla accorse al suo funerale nel cimitero di Londra. Contando il becchino erano in undici. L'epitaffio sulla sua tomba dice: “I FILOSOFI HANNO SOLO INTERPRETATO IL MONDO IN VARI MODI; ORA SI TRATTA DI CAMBIARLO”. Questo profeta della trasformazione del mondo e della riflessione passò la sua esistenza fuggendo dalla polizia e dai creditori. Sul suo capolavoro, commentò: “Nessuno ha scritto tanto sul denaro, avendone così poco. IL CAPITALE non mi ripagherà nemmeno le sigarette che ho fumato mentre lo scrivevo”. Di lui, Moses Hess disse: “ Egli unisce in sé lo spirito più mordace con la più profonda serietà filosofica: immaginati RousseauVoltaired'HolbachLessingHeine e Hegel fusi in una sola persona … ecco il dottor Marx »

venerdì 20 marzo 2015

20 marzo, tra primavera ed eclissi

Inizia la primavera. Questa sera, alle ore 22.45, il Sole sarà esattamente allo zenit dell'equatore. E' la stagione della rinascita, della nuova vita. Gli antichi sottolineavano questo periodo nelle loro imprese architettoniche e nelle loro feste, così come la chiesa dal IV secolo in poi, orientava i propri templi sulla base degli equinozi e dei solstizi. La Pasqua ebraica è all'origine di quella cristiana ed entrambe si radicano nelle ancestrali feste di primavera. Quest'anno la giornata in cui si entra nella "stagione dei fiori" è caratterizzata da un altro evento astronomico, l'eclissi di Sole, totale nell'estremo nord dell'Europa, parziale alle nostre latitudini (circa il 60% in Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un fenomeno che continua ad impressionare, anche se la scienza ha rivelato tutti quelli che un tempo si ritenevano dei veri e propri misteri. Tante leggende, poesie, testi letterari, opere artistiche hanno descritto questi eventi della parte di cielo più vicina alla Terra. Che dire? Forse è un richiamo all'immensità di un Cosmo all'interno del quale altro non si è che una particella infinitesimale. Forse è un invito a vincere la violenza che domina ancora il mondo e a unirci per sentirci tutti - come eseri viventi - una grande famiglia, nel cuore di una natura che può tornare ad essere percepita come amica. Siamo soli in questo incommensurabile spazio o ci sono altri che condividono il mistero della Vita? Mah, intanto viviamo con stupore lo "spettacolo" dell'eclissi e auguriamoci a vicenda un bella primavera.

martedì 17 marzo 2015

Alla scuola di Basaglia, oggi al Forum

Sempre più spesso si sente parlare della difficoltà di comunicazione in ambito sanitario. Al di là degli episodi di conclamata malasanità a livello nazionale, quelle ospedaliere da "unità di servizio" sono diventate aziende, provocando, fra l'altro, la trasformazione del "paziente" in "utente". Non si tratta soltanto di parole. La diversa concezione della cura porta con sé una grande differenza di approccio, al punto che, al di là della spesso eroica buona volontà dei soggetti coinvolti, la misura della qualità sembra essere spesso più legata alla capacità gestionale che al bene-stare dei malati e degli stessi operatori. Le radici di questa situazione, le cui conseguenze possono essere dimostrate da miriadi di segnalazioni relative a piccoli e grande disservizi, non sono da cercare nelle potenzialità caratteriali dei singoli - spesso "spremuti" fino allo stremo delle forze - ma nella concezione attuale della medicina. Quella che già Ivan Illich definiva la "medicalizzazione (interessata!) della società" viene descritta molto approfonditamente nel volume di Franca Ongaro Basaglia, Salute/malattia, Le parole delle medicina. Il testo è stato scritto nel 1979, ma la recente ristampa ne testimonia tutta l'attualità e l'urgenza. Se ne discuterà ampiamente stasera, martedì 17 marzo, alle ore 18 nella sede del Forum per Gorizia, con due noti "esperti": Anna Di Gianantonio, insegnante e storica di professione nonché firma autorevole di questo blog e Adelchi Scarano, fino a qualche mese fa assai apprezzato responsabile della formazione e della comunicazione della (fu) Azienda Sanitaria n.2 Isontina. Veramente, da non perdere!

domenica 15 marzo 2015

Diego de Landa, sec. XVI

Il racconto di Vito Dalò è oggi particolarmente "forte" e invita a non fermarsi mai alla superficie degli eventi, ma a cercare con attenzione gli insegnamenti della storia.
Racconto storico. In questi giorni tutti i media ci mostrano la criminalità culturale dei terroristi dell'ISIS. La distruzione dei siti archeologici di Hatra (antico sito assiro) e Nimrud dimostra l'ignoranza di questi criminali. “Distruggono la storia , perché sono musulmani” ha affermato un mio conoscente durante un confronto. Il critico d'arte Sgarbi afferma che “neanche Hitler si era spinto a tanto”. E' vero Hitler rubava l'arte altrui per portare le opere in Germania, non la distruggeva, lui uccideva solo milioni di uomini. Quando ho detto al mio conoscente che i cattolici hanno fatto la stessa cosa se non di peggio, si è inalberato dicendo che non è vero e che mai nella storia i cattolici si sono permesso di distruggere opere d'arte o storia culturale altrui. Beata ignoranza. Gli ho raccontato un po di storie del passato, così giusto perché riflettesse sulle violenze culturali delle religioni. Una di queste storie la racconto anche a chi legge. Amo in grande paese come il Messico e tra poco ci tornerò per la quarta volta. Ho letto molto sui popoli precolombiani. Popoli di grande interesse culturale il cui patrimonio storico è stato distrutto integralmente dai FRANCESCANI del 1500. UN VESCOVO è famoso per la suo violenta campagna per la distruzione delle opere d'arte dei nativi messicani: i Maya in modo particolare. Si chiamava DIEGO DE LANDA ed era un francescano. I Maya utilizzavano la scrittura su corteccia di alberi per tramandare le loro conoscenze o narrare la propria storia con l'antica scrittura geroglifica degli avi.
Il francescano, ordinando la distruzione di tutto ciò che potesse riguardare "l'idolatria" (la religione dei maya) ha fatto si che non potesse giungere a noi neanche un documento dell'epoca classica di questo antico popolo.
Diego de Landa è noto per aver distrutto quasi interamente il patrimonio culturale scritto di tale civiltà perché riteneva che la conversione alla fede cattolica non poteva realizzarsi se non con la distruzione totale della loro cultura e della loro storia. A causa delle reticenze dei Maya ad accettare la nuova fede cattolica e ad abbandonare i propri riti, a giugno del 1562 Landa fece arrestare e torturare a morte i capi maya e il 12 luglio dello stesso anno realizzò il suo sogno nel corso del quale fece ridurre in cenere idoli e statue di diverse forme e dimensioni, fece distruggere le grandi pietre utilizzate come altari, le piccole pietre lavorate, i vasi di terrecotte, i codici con geroglifici, città e costruzioni di questo popolo. Landa affermò: Troviamo tutti i libri scritti nella loro lingua e dato che in essi non v'è cosa che non sia corrotta da superstizione e falsità diabolica, bruciamoli indistintamente!. Si calcola che tonnellate di libri andarono distrutti, scritti che illustravano la civiltà maya in tutti i suoi aspetti.
In un passo della sua Relaciones de la cosas de Yucatan,scritto nel 1566, DIEGO DE LANDA descrive la barbara usanza dei cattolici spagnoli di appendere i cadaveri degli sventurati Maya agli alberi:” un grande albero ai rami del quale un capitano aveva impiccato un gran numero di indiane; e alle loro caviglie aveva appeso per la gola i loro figlioletti. Commisero crudeltà inaudite, mozzando mani, braccia e gambe, tagliando i seni alle donne, gettandole in laghi profondi e trafiggendo con la spada i bambini perché non camminavano abbastanza svelti insieme alle madri. E se gli indiani trascinati con la corda al collo non camminavano abbastanza svelti, tagliavano loro la testa per non fermarsi a slegarli”

sabato 14 marzo 2015

Commovente memoria degli uccisi dalla mafia

Intensa e commovente è stata la celebrazione della memoria delle vittime della mafia, tenutasi oggi in Via Garibaldi a Gorizia. In quasi un'ora di lettura, sono stati proclamati i nomi di oltre 800 persone, vittime dell'illegalità e dela criminalità organizzata. Circa cento persone si sono fermate a meditare sulla storia di vita di queste persone, alcune molto note a livello nazionale, altre meno conosciute e ugualmente degno di rispetto e ammirazione. E' stato un momento interessante per Gorizia e la provincia, rappresentata dal Presidente Gherghetta, dai sindaci di Monfalcone e Staranzano, dagli assessori di Gradisca e Gorizia e soprattutto da tanti cittadini che hanno voluto manifestare con la loro presenza fiducia e solidarietà all'Associazione Libera. Fatto alquanto positivo, come si può vedere dalla foto in alto, gli organizzatori sono tutti giovani di età inferiore ai trent'anni: un impegno che fa ben sperare e che chiede di essere valorizzato e non mortificato.

Nel paese di Rosa, con Vito...

E' sabato e Vito Dalò ci accompagna di nuovo oggi nel paese di Rosa, il Paraguay. 
Per motivi vari di ci cui vi racconterò in altro momento, decisi di partire per il paese di Rosa, il Paraguay. Uno dei luoghi più interessante di ogni nazione, di ogni città, di ogni luogo, sono i cimiteri. I cimiteri, spesso, sono la mappa tridimensionale della storia di quel posto. Nei cimiteri si incontrano personaggi d'ogni tipo e spesso le frasi sulle lapidi incuriosiscono. Uno dei nomi che mi appuntai al “Cementeiro de la Recoleta” della capitale Assuncion, è stato quello di ELIZA ALICIA LYNCH. Lei scavò la tomba con le unghie. I soldati vincitori, meravigliati, la lasciarono fare. Mentre scavava, la sua capigliatura rossa si confondeva con il colore della terra e la polvere che alzava non permetteva di capire dove finivano i capelli e iniziava la terra. Accanto a lei giaceva SOLANO LOPEZ, di cui racconterò in altro momento e del quale ho visitato anche il busto nella capitale. Lei, privata di Solano, non lo piangeva, non lo guardava, solo gli gettava terra addosso. Manate inutili nel tentativo di seppellirlo nella terra che era stata la sua terra. Cinque anni era durata la sua guerra, era stato assassinato nell'unico Paese latinoamericano che aveva rifiutato l'obbedienza ai banchieri e ai mercati. E mentre Elisa continuava a coprire di terra paraguanense il corpo di quello che era stato il suo uomo, il tramonto si avventava su di loro in quel maledetto giorno del 1870. E con il calar del sole moriva un paese che chiedeva d'essere libero. Dalle fronde del Cerro Corà, stormi di uccelli volando su di loro dicevano addio a un corpo, a un'idea, a una speranza. Elisa Lynch se ne andò poi a Parigi, dove morì. Cento anni dopo il suo corpo venne riesumato e riportato ad Assuncion, nel cimitero della storia, con il grado di EROINA NAZIONALE.

venerdì 13 marzo 2015

La volpe e l'uva...

In un commento pubblicato ieri, qualcuno ha chiesto la traduzione dal greco della favola di Esopo proposta da PS. E' lo stesso PS che risponde, offrendo anche un'interpretazione della parabola.
La favola è di Edipo ed è tradotta da wiki e non certo da me:
« Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi.» Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze. »
Sul Piccolo di ieri la volpe-Romoli dopo averci provato per anni e anni e anni, resosi conto di non poter arrivare all'uva-multipiano dimostra di non essere disperato se l'opera non verrà realizzata e sostiene di avere sempre detto che era troppo grande...e troppo brutta...e che la colpa non è certo sua...
La verità è quella raccontata per anni e anni e anni anche su questo blog: il multipiano è un orrendo e inutile ecomostro e non c'è nessuna ragione per parcheggiare a pagamento dentro una casa di cemento quando si può farlo tranquillamente fuori. E a gratis.
Assieme a piazza Vittoria, agli ascensori al castello, a tutti gli edifici e spazi pubblici che vanno in lentamente in malora, la storia del multipiano è un'ulteriore dimostrazione che a Gorizia esiste una demenziale e pericolosa politica per il governo della città. La polis, per tornare al greco.
PS

giovedì 12 marzo 2015

Sogni svaniti nel nulla...

Una notizia di oggi è la definitiva cancellazione del progetto parcheggio multipiano in via Manzoni a Gorizia. Pochi cittadini, per la verità, avevano dimostrato entusiasmo per una simile idea: tuttavia si trattava di una roboante promessa elettorale del lontano 2007, quando il Romoli arrembante aveva promesso di rivoltare la città - a suo parere degradata dal quinquennio brancatiano - come un calzino. Il libro dei sogni svaniti aggiunge una nuova pagina alle tante già scritte: la piazza Vittoria, con la strada antistante alla chiesa e gli ascensori al castello; la ristrutturazione del Filzi; l'eterna circonvallazione di Lucinico; i centri commerciali di Via Terza Armata e del mercato di via Oberdan; la sistemazione del mercato coperto; il canile municipale; perfino il parcheggino delle lucertole in Via Giustiniani... tanto per portare qualche esempio. Paradossalmente gli unici lavori importanti portati a termine sono stati quelli programmati e non conclusi dalla Giunta Brancati (Il centro pedonale, Piazza sant'Antonio e Corso Verdi). Un po' poco per chi si era presentato come il "buon amministratore" dai pochi ideali e dai molti fatti. Dopo quasi un decennio, di ideali non si parla proprio più e di fatti se ne vedono pochi, molto pochi...

mercoledì 11 marzo 2015

Intellettuali e guerra, un rapporto dialettico

L'incontro di ieri sera, introdotto da un'ottima sintesi del libro di Angelo D'Orsi, I chierici alla guerra, curata da Tommaso Montanari, è proseguito con un'appassionata testimonianza di Giacomo Cuscunà.
Il tema di fondo è stato quello dell'impegno degli intellettuali a favore delle guerre, con l'analisi dei meccanismi di consenso messi in atto da insospettabili letterati e professionisti dell'informazione, dal tempo del disastro di Adua fino alle recenti avventure belliche, dagli anni '90 in poi. L'esperienza di Cuscunà, volontario fino al 2014 con diverse ong nella Turchia meridionale e nel Nord della Siria, ha consentito uno sguardo inquietante sui luoghi dove proprio in questi giorni "la terra brucia", spaziando dal ruolo di personaggi come il presidente della Siria Assad, dei suoi oppositori e del misterioso e sanguinario stato islamico. E' emerso il senso di disagio e di impotenza che attanaglia un po' tutti di fronte alla domanda se esista un'alternativa alla guerra e alla violenza nel caso in cui si ritenga necessario "fermare" l'azione di incalliti dittatori o crudeli assassini. Le risposte sono state diverse, ma su una cosa c'è stato accordo: è indispensabile che il dibattito politico nazionale e internazionale si sposti dalla superficie e affronti questi temi alla radice, anche attraverso una revisione strutturale delle Nazioni Unite e una costante ricerca di un'autentica via alternativa all'interventismo ad ogni costo e al neutralismo senza se e senza ma.
Sono temi delicati e complessi, è vero: ma è anche stra-urgente affrontarli, perché è fin troppo facile che si ripetano scene di tragedie già viste.

lunedì 9 marzo 2015

Al Forum, I chierici alla guerra, di Angelo D'Orsi

Non si tratta di una ricerca sul ruolo della chiesa e dei suoi rappresentanti durane i conflitti. Si parla invece di un argomento di grande interesse, ovvero dell'azione di coloro che la guerra la preparano e l'accompagnano con i loro scritti e le loro riflessioni. Viene cioè messo in discussione il ruolo degli intellettuali e analizzato il loro "servizio" alle "ragioni" delle parti in causa, procedendo dai tanti esempi forniti dalle tragiche azioni belliche del Novecento. Chi si pone delicati interrogativi sull'incredibile propaganda supportata da insospettabili noti personaggi della cultura, dell'arte, della filosofia e della poesia non si perda l'incontro di domani, martedì, alle ore 18 al Forum, con un'ampia discussione sul libro di D'Orsi introdotta da due esperti del calibro (per restare in linguaggio di guerra) di Giacomo Cuscunà e Tommaso Montanari.

domenica 8 marzo 2015

8 marzo 2015

Un 8 marzo per tutti i giorni dell'anno. Un augurio a ogni donna!

sabato 7 marzo 2015

Un pensiero sull'Africa. Di Vito Dalò

Ancora un viaggio con Vito Dalò, alla scoperta dei "segreti" della "sua" Africa.
Ho visitato molti paesi africani orientali e del nord. E’ proprio vero che al solo ricordo ti prende il mal d’Africa. La mia compagna vuol andare a viverci dopo essere stata un paio di volte a Zanzibar. Io voglio riportare un altro pensiero. La conoscenza e la storia sono maestri dì vita. L’IGNORANZA è la madre delle violenze, delle guerre, dello sfruttamento e delle schiavitù. La conoscenza insegna a vivere bene, L’IGNORANZA  a morire male. Pochi sanno che alla fine di febbraio del 1885 le potenze coloniali europee si riunirono a Berlino per spartirsi l’Africa. Dura e lunga fu la lotta per il bottino coloniale, le foreste e il legname pregiato, i fiumi con le acque incontaminate, le montagne, il suolo fertile da coltivare e i tesori del sottosuolo. I padroni europei disegnarono i confini della nuova Africa firmando l’ATTO GENERALE con queste parole iniziali ”in nome di Dio Onnipotente”. Che centrava Dio con il nostro rubare le risorse africane? Lo sa solo Dio, e forse neppure lui! I padroni europei ebbero il buon gusto di non menzionare nell’ATTO,  l’oro, i diamanti, l’avorio, il petrolio, il caucciù, lo stagno, il caffè, il cacao, l’agave, e persino l’olio di palma. Tutte risorse che dal continente nero giunsero gratuitamente in quello bianco. Però i firmatari proibirono:
1- che la schiavitù venisse chiamata con il suo nome;
2-che le imprese che fornivano carne umana al mercato mondiale fossero chiamate” società filantropiche”;
3-che si contestasse il fatto che agivano mosse dal desiderio di “favorire lo sviluppo del commercio e della civiltà”;
4-che si dicesse che non agivano “preoccupati di aumentare il benessere morale e materiale della popolazione africana”.

E se i 35 euro andassero direttamente ai richiedenti asilo?

Un po' di ordine, per favore. Da un po' di tempo sembra che l'unico interesse della maggior parte dei commentatori di questo blog sia quello relativo ai problemi dei richiedenti asilo. Ogni volta che se ne parla fioccano critiche, a volte legittime e rispettose, a volte volgari ed espressione di ignoranza (nel senso letterale di "non conoscenza"). E' il caso delle violente requisitorie contro i "volontari", accusati di essere degli speculatori.
Per chi legge e non è in malafede, è giusto precisare.
I volontari che dall'inizio di dicembre dedicano enormi energie (di tempo, di fatica e di denaro) per sopperire all'incapacità delle istituzioni di reperire vitto e alloggio per decine di profughi senza tetto, non hanno mai percepito un euro da alcuna pubblica istituzione. Hanno svolto un lavoro pazzesco con il solo sostegno di altri volontari e con l'appoggio della Caritas. Non sono inseriti in alcuna convenzione e non centrano in alcun modo con i famosi 35 euro dei quali tanto si parla. Chi afferma il contrario commette reato, perché tale è la diffamazione.
Tutt'altra questione è quella delle convenzioni che riguarda consorzi, cooperative o associazioni che hanno dei requisiti riconosciuti dallo Stato per svolgere un lavoro alquanto impegnativo: garantire a persone che sono tutelate dalla Costituzione italiana e dai trattati internazionali adeguato rifugio e protezione. Occorre accompagnarli nell'espletamento delle pratiche, fornire loro un alloggio dignitoso e un vitto sufficiente, gestire problematiche sanitarie, svolgere necessarie mediazioni culturali. Sono tutte azioni che richiedono una professionalità e un'esperienza che devono essere riconosciute anche attraverso un adeguato stipendio. Una volta superata la fase dell'emergenza e istituiti efficienti strumenti di controllo sulla "bontà" degli interventi, perché negare a chi lavora la "giusta mercede"? Chi continua a contestare lo "sperpero" di risorse sembra dare ragione a chi ha costretto i dipendenti del Cara di Gradisca a rimanere per mesi senza stipendio e a rischiare adesso, assai seriamente, lo stesso posto di lavoro. Si può non essere d'accordo con le normative relative alla richiesta d'asilo o all'immigrazione: ma finché esse sono in vigore, devono essere rispettate. Per un'eventuale modifica, altre sono le sedi decisionali.
In uno degli ultimi commenti pubblicati spunta una proposta che potrebbe essere interessante: per evitare ogni speculazione, perché non dare direttamente ai richiedenti i 35 euro quotidiani? Questa è una "provocazione" che vale la pena di accogliere e discutere...
ab

Matrimonio gay in Slovenia

Oggi un assist ai "nostri" commentatori più vivaci.
La Slovenia approva le nozze tra persone omosessuali e riconosce anche il diritto all'adozione dei figli. E' il primo paese dell'Unione europea e il tredicesimo al mondo a compiere un simile passo. L'amore fra due persone dello stesso sesso può trovare espressione nella dimensione pubblica del matrimonio, viene legalizzata un'altra fra le tante possibili forme di "famiglia". E' cambiato il paradigma filosofico e il concetto antico di "natura" è stato messo in discussione circa 400 anni fa. Sembra logico che le normative civili prima o poi si adeguino all'approfondimento del concetto di "persona" e delle relazioni che essa genera. In realtà non c'è nulla di scontato: mentre i "vicini" corrono e aggiornano le proprie leggi, in Italia si discute ancora sui "registri delle unioni civili" (a Gorizia in questi giorni i radicali raccolgono le firme per l'istituzione nel Comune).
La chiesa slovena intanto si pone come capofila nella richiesta del referendum abrogativo. Stando a ciò che scrivono i quotidiani, sembra che i parroci debbano invitare i fedeli a firmare, istituendo degli appositi banchetti davanti alle chiese. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il vescovo di Roma Francesco: è giusto che la Chiesa si getti direttamente nella mischia e in modo così impegnativo si schieri a favore di una "battaglia" contro una legge dello Stato che mira a riconoscere dei diritti a una categoria specifica di persone? Dato il suo silenzio non sulle questioni morali - sulle quali si è pronunciato spesso ribadendo sostanzialmente la dottrina tradizionale - ma sui pretesi "principi non negoziabili in politica", c'è da dubitare che abbia approvato la volontà dei vescovi sloveni di sostenere apertamente il referendum.
Tanto più in una Nazione nella quale la chiesa cattolica è ai livelli minimi di stima e considerazione, anche a causa della commistione in "affari" finanziari che poco o nulla hanno a che fare con la proclamazione del vangelo.
ab

venerdì 6 marzo 2015

Una ricognizione sulla ciclovia dell'Isonzo Soča



Dall'alto, sguardo verso il Monte Santo
Il ponte ferroviario, dalla ciclabile

Verso Plave, tutto in ordine
Il punto più delicato del percorso
E' già percorribile la "ciclabile dell'Isonzo Soča", tratto da Solkan a Plave. Si tratta di una decina di chilometri, fino all'incirca alla bella chiesetta di Sant'Acazio, dalla quale si può proseguire su strada non molto trafficata fino a Kanal (dietro agli stabilimenti di Anhovo) oppure risalire la montagna fino al passo di Vrholje (circa 400 m slm). Molto belli gli inediti scorci sul nostro fiume, la pista è in via di completamento (segnaletica orizzontale e barriere protettive) fino a circa metà tragitto, dalla parte verso Plava è invece del tutto sistemata. Non è proprio una passeggiata, ci sono diversi saliscendi anche ripidi e in un caso - il passaggio sotto la ferrovia - solo pochi saranno in grado di rimanere in sella. Ma è un ottimo assaggio delle meraviglie che potrebbe offrire al turista slow un percorso dalla sorgente alla foce. Già in questo relativamente breve tratto (comunque certamente uno dei più lunghi tratti di ciclabile senza attraversamenti in tutto il territorio goriziano) è possibile contemplare da un'ottica del tutto nuovo il ponte ferroviario, il santuario di Sveta Gora, le aspre pareti settentrionali del Sabotino. Naturalmente ci si può andare anche a piedi, un paio d'ore andando, altre due tornando, prevedendo in mezzo una sosta rinfrancante per gustare le povere ma ottime trote cucinate in una trentina di modi diversi nella gostilna di Plave. Dalla progettazione alla realizzazione sono trascorsi circa quattro anni, un tempo abbastanza breve per un'opera alquanto complessa. Un po' delicata sembra essere la manutenzione: il versante del monte è molto friabile e sopratutto dopo le piogge non sarà semplice mantenere la strada in ordine. Già adesso è richiesta molta attenzione, sia per alcuni passaggi molto ripidi che invitano a correre ma sono seguiti da curve molto strette, sia per la ghiaia e i sassi presenti sul selciato. A quando la continuazione della "pista", verso i monti e soprattutto verso il mare?

La truffa del debito: Ferrero a Gradisca

A Gradisca d'Isonzo Paolo Ferrero ha presentato ieri sera La truffa del debito pubblico, un libro nel quale analizza con grande lucidità l'impressionante dimensione del debito pubblico nazionale. Individuando nella scissione tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia l'origine dell'incredibile accumulo ha evidenziato il fatto che chi ha messo in ginocchio l'Italia non è stato chi sosteneva le politiche dello Stato sociale, bensì chi ha favorito gli speculatori. I tassi d'interesse delle banche private, dalle quali lo Stato "acquista" in denaro, fanno sì che gli enormi "sacrifici" dei lavoratori finiscano tutti nell'unico tritacarne. Le politiche di austerità volute dai governo Monti e successivi, con la giustificazione della mancanza di fondi, hanno aggravato ulteriormente la situazione portandola ai limiti del collasso. Come uscire da questa situazione? Secondo Ferrero la "ricetta Tsipras" dovrebbe essere la base di una piattaforma condivisa da tutta la sinistra europea: un nuovo ruolo della banca europea in modo da abbattere l'enormità dei tassi d'interesse attuali, un investimento sulle politiche del lavoro e del welfare, un sensibile aumento dei salari e un contestuale rilancio dei consumi. Il libro, ricco di testimonianze e di documenti, si può trovare nelle librerie e può essere un ottimo spunto di riflessione e discussione.

mercoledì 4 marzo 2015

Le iguane unite d'America

Per tirarsi su un po' il morale, cosa meglio di un racconto di Vito Dalò? Questa volta ci fa conoscere un animale un po' strano, l'iguana. Per i conquistadores era il diavolo in sembianze di drago, ma come viene qui descritto pare invece assai mite, sotto alcuni aspetti caratteriali sembra simile a un altro animale, un bipede che è senz'alcun dubbio il più pericoloso essere vivente sulla faccia della terra. Da leggere per credere!
Cuginetta europea dell'iguana d'America
Sto preparando l’ennesimo viaggio  in America Latina, paese che amo molto perché in qualche modo mi rispecchia caratterialmente. Per paese intendo tutta l’America Latina. Caratterialmente perché la gente che abita e vive queste meravigliose terre, si coinvolge emotivamente, è passionale ed è di  una sensualità non rispecchiabile in altri popoli. Qui si vive di rivoluzioni, di passioni, di ballo e di musica. Qui la vita ha un valore non comprensibile in altri contesti, sia nel bene che nel male.  Come faccio sempre prima di partire cerco di conoscere il paese che devo visitare. Tra le diverse letture di questi giorni me ne è capitata una sulle IGUANE. Anni fa ho visitato l’isola delle iguane a Cuba e so bene come questo docile animaletto sia diffuso in tutte le americhe. Quello che non sapevo era che quando gli europei arrivarono le prime volte, lo scambiarono per un Drago. In effetti, nelle immagini diffuse nella nostra cultura cattolica, il Drago è il maligno tanto che è combattuto da San Giorgio (tutti abbiamo visto la lancia del santo trafiggere il Drago). Ebbene l’Iguana ha la testa da drago, la pancia da drago, la cresta e la corazza da drago e persino gli artigli e la coda da drago. Di conseguenza per i conquistatori l’iguana era il drago, quindi una bestia diabolica ed immonda. Mi è capitato più volte di accarezzare delle iguane, così come facciamo con i gatti in casa nostra, dove i gatti però sono più “pericolosi” delle iguane. L’iguana diventa strana solo quando si innamora, diventa nervosa, non mangia e diventa diffidente. L’amore gli fa cambiare carattere un poco come avviene con gli uomini. Quando non è tormentata dall’amore, l’iguana è amica di tutti. Sale sugli alberi alla ricerca di foglie saporite, nuota nei fiumi e nei mari per il piacere di nuotare, si sdraia al sole per il riposino, si abbraccia ad altre iguane per cercare la relazione con i simili. L’iguana è un animale innocuo e non minaccia mai nessuno, non sa difendersi e non è neanche capace di far venire il mal di pancia agli uomini che la mangiano. Eppure gli spagnoli l’hanno perseguitata, cercavano di sterminarla pensando che fosse il diavolo combattuto da San Giorgio.

Se dici guerra... Un incontro coinvolgente

Molto interessante l'incontro di ieri sera al Forum. Gregorio Piccin (nella foto a sinistra, insieme al rappresentante delle edizioni Kappavu) ha presentato il libro da lui curato "Se dici guerra..." Davanti a un pubblico coinvolto e partecipe, ha parlato dei retroscena di ogni guerra, soffermandosi in particolare sulle conseguenze dell'acquiescente partecipazione dell'Italia ai piani strategici della Nato. Ha anche lanciato una sorta di provocazione, sostenendo la necessità di riproporre un esercito non professionale, per stornare derive autoritarie e per valorizzare la scelta alternativa del servizio civile. Un'obiezione di coscienza che non intacca alle fondamenta i meccanismi economici che soggiacciono ad ogni guerra, non è funzionale ad un autentico pacifismo e a una generalizzata scelta nonviolenta. Il dibattito è stato vivace e pieno di spunti da riprendere. Già dal prossimo incontro dell'appena iniziato ciclo dedicato dal Forum al Novecento inedito.

Quasi 100 ormai i "fuori convenzione"

Ieri sera a quella che ormai si può chiamare la "cena dei volontari" erano presenti oltre 90 richiedenti asilo "fuori convenzione". Cioè ufficialmente senza un pasto caldo e un tetto per ripararsi dal freddo e dalle intemperie. Continuano ad arrivare e il "servizio" di smistamento nelle varie strutture di fortuna non riesce più a sopperire a tutte le necessità. Hanno salvato tanti dal freddo e dalla fame, le decine di persone goriziane che ormai dall'inizio di dicembre si prodigano per alleviare il disagio di questi giovani colpevoli solo di cercare un avvenire migliore. E la loro grande ricompensa è stata "solo" la certezza di aver realizzato qualcosa di importante a favore della dignità dell'uomo. Oltre 90 a cena, almeno una ventina sono quelli che hanno dormito questa notte al Parco della Rimembranza. Educati, gentili, un po' smarriti hanno affrontato le temperature non ancora primaverili con l'aiuto di qualche coperta e dei pochi maglioni che ancora si riescono a reperire qua e là. Qualche volontario, alla spicciolata, si aggira nella notte del parco, si avvicina rispettoso ai piccoli gruppi intirizziti depositando una trapunta o portando un pentolone di thè caldo. Ordinanze o non ordinanze comunali, dove mai potrebbero andare e dove potrebbero sdraiarsi se non sotto le fronde di un albero a volte più compassionevole delle scelte politiche? Non sarebbe forse ora che questa situazione, destinata inevitabilmente a numeri ben più elevati degli attuali, possa essere affrontata con serenità, intelligenza creativa e disponibilità?

lunedì 2 marzo 2015

Un semaforo un po' sfasato...

La recente ristrutturazione del Corso Verdi ha comportato l'adeguamento della segnaletica orizzontale e il ricollocamento dei semafori. Quello davanti all'edificio della Posta (incrocio tra il Corso e le Vie Oberdan e Boccaccio) è davvero strano: la linea dello stop è collocata due metri più avanti rispetto al semaforo. Non essendoci altri riferimenti dall'altra parte della strada, come fa il ligio osservante delle regole a sapere quando c'è il "verde"?

domenica 1 marzo 2015

Grande successo del viaggio a Nova Gorica


Al Kulturni dom di Nova Gorica

Pavla Jarc, direttrice del Kulturno Dom, intrattiene gli ospiti
Veramente interessante la gita a Nova Gorica, organizzata da Forum per Gorizia in collaborazione con Isonzo Soča e Kulturni Dom di Gorizia! Partiti dal valico del Rafut, i partecipanti hanno trascorso 4 ore di immersione nella realtà della città, approfondendo un tema di fondo: Gorizia e Nova Gorica non sono due città gemelle, perché nate in tempi e contesti assai differenti. Ma non sono neppure "due" città, ma un unico territorio che è cresciuto sulla base dei percorsi storici di ciascuna parte. Dopo la visita a Kostanjevica, l'intero gruppo è stato deliziosamente ricevuto al Kutlruni Dom di Nova Gorica, dove la direttrice Pavla Jarc ha intrattenuto tutti con un importante approfondimento sulla realtà culturale e sullo specifico ruolo dell'istituzione da lei diretta. Aldo Rupel ha poi inquadrato la situazione attuale di Nova Gorica, rilevandone le opportunità e le criticità. Ha poi accompagnato gli assai interessati "vetero" goriziani nella visita alla piazza del Comune, del Teatro e della splendida Biblioteca. Dopo una breve passeggiata nel parco cittadino, ci si è recati alla stazione della Transalpina, soffermandosi sulla memoria di alcuni personaggi della cultura slovena ritratti nei "busti" esposti sulla Erjavčeva ulica. Sulla "trg Evrope" il gruppo si è sciolto, con l'impegno di lavorare per l'unità nella diversità che caratterizza un affascinante e drammatico territorio. La partecipazione è andata oltre le più rosee aspettative: 130 persone, per quattro ore, hanno camminato, ascoltato, seguito complesse spiegazioni e approfondito con domande temi delicati e appassionanti. Un segno che qualcosa veramente sta cambiando e - ci si permetta un minimo d'orgoglio - la constatazione che le proposte del Forum per Gorizia cominciano ad essere accolte e ascoltate con grande attenzione ed interesse.
ab