sabato 31 gennaio 2015

Presidente Mattarella

Questa mattina avremo un nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non è ancora tempo di analisi e di commenti, certo è che si apre una nuova fase, rispetto a quella seguita alla caotica ri-elezione di Napolitano. L'augurio è che anche grazie al nuovo Capo dello Stato si risanino situazioni che hanno suscitato non pochi dubbi sul reale rispetto dei valori della democrazia, in un momento delicato e drammatico per la storia dell'Italia e del mondo. Auguri, Presidente!

giovedì 29 gennaio 2015

Vendesi, affittasi

Una passeggiata da Piazza Vittoria al Comune, attraversando le vie Rastello, delle Monache e Mazzini, costituisce un vero e proprio campanello d'allarme rosso.
Per una volta è necessario uscire dal solito gioco delle parti: gli "oppositori" a criticare sistematicamente chi amministra la città, i governanti a ripetere che la città è diventata un gioiellino.
La realtà sulla quale è indispensabile aprire subito gli occhi è un'altra: sulla saracinesca chiusa di più della metà degli antichi negozi campeggia la scritta AFFITTASI o VENDESI. Quelle che un tempo erano le vie più affollate di Gorizia oggi sono testimoni silenti di un declino che sembra inarrestabile.
Anni fa, ormai tanti anni fa, Isonzo Soča e il Forum per Gorizia proposero un "Patto per Gorizia", un grande movimento di tutte le componenti della città (delle città, comprendendo ovviamente anche Nova Gorica), finalizzato a una ripresa generale dell'attività nel territorio. La proposta non fu neppure presa in considerazione, si preferirono i fallimentari spot della risistemazione di Piazza Vittoria e degli assurdi ascensori al Castello, gli slogan ad effetto i cui risultati sono testimoniati dall'incuria intorno ai posteggi delle biciclette "comunali" e dalla sempre più desolata piazza d'armi che un tempo si chiamava Piazza Grande.
Ora è tempo di guardare in faccia la realtà: o ci si mette insieme, procedendo ciascuno dal proprio punto di vista culturale e ideologico, per il bene e per i beni comuni; oppure il tracollo demografico cancellerà in breve tempo i resti di quella che fu un'importante e rinomata città ai confini dell'Impero.
ab

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della Memoria 2015

Westerbork, Paesi Bassi, monumento ai deportati dall'Olanda
Un'altra cosa: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono nel mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi. E perciò sono molto più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime: così, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani, s'innalzano sopra di noi, ci dominano, e possono crollarci addosso e seppellirci. (Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi 2012, pagina scritta ad Amsterdam, il 27 febbraio 1942)

lunedì 26 gennaio 2015

Η ελπίδα νίκησε

"Ha vinto la speranza": sono le parole del tweet con il quale Alexis Tsipras ha commentato la vittoria elettorale ottenuta in Grecia.
Quelle parole significano molto e non solo per i greci. In effetti, qualunque altra soluzione avrebbe significato o la "rassegnazione" di chi pensa che non ci siano altre possibilità e attende incrociando le dita il compiersi del proprio destino o la "protesta" senza progetto che sfrutta la rabbia in funzione xenofoba e razzista.
La "speranza" incorona un programma totalmente innovativo e nel contempo sostenibile, introduce nell'agone europeo un nuovo elemento capace di catalizzare un sistema apparentemente ingessato, "lancia" sulla scena internazionale una figura di uomo politico giovane ma in grado di incarnare nuove e antiche idealità.
Il difficile, ovviamente, viene adesso. Sarà in grado Tsipras di governare un Paese in ginocchio, sarà capace in tempi sufficientemente brevi di trasformare la "speranza" in "fiducia", saprà mantenere fede alla "quadratura del cerchio" cioè al superamento dell'equazione europeismo=austerità, riuscirà nell'impresa di incrementare lo sviluppo attraverso la solidarietà?
Non si può che augurarlo con tutto il cuore, per il bene di tutti. Anche della povera sinistra italiana che giustamente oggi gioisce con il "mitiko" (titolo del Manifesto) vincitore di Atene, ma che allo stato attuale delle cose è assai lontana dal costituire un soggetto politico simile a Syriza e ha molti leader in permanente conflitto fra loro che sfornano ogni anno un nuovo nome a schemi ormai vetusti.
La "speranza" è che le elezioni di ieri risveglino un po' tutti, comunque sia dalla Grecia giunge l'invito chiaro a non rinviare il tempo della svolta... "alle calende greche".
ab

venerdì 23 gennaio 2015

Giornata della memoria. prime proposte per una seria riflessione

Molte sono le iniziative proposte per il 27 gennaio, Giornata della Memoria. Ecco qualche spunto goriziano:
- alle 9.30, presso il monumento dedicato ai deportati in Germania, in Piazzale Martiri della Libertà, deposizione di una corona in memoria;
- alle 18 in Sinagoga (Via Ascoli): "Non siamo gli ultimi", conversazione sul ciclo pittorico dell'artista goriziano Anton Zoran Mužič, a cura di Manuela Uccello. Promuove l'Associazione Amici di Israele.
- alle 18.30 presso il Kulturni Dom di Gorizia: proiezione del film Onstran žiče - Oltre il filo, per la regia di Dorino Minigutti.

V ponedeljek, 26 januaria, ob 18 v galeriji Kulturnega Doma

V ponedeljek, 26. januarja 2015, ob 18. uri, bo v galeriji Kulturnega doma v Gorici (Ul. Brass, 20 - Italija), svojevrstno odprtje razstave slikarja Vojka Gašperuta – Gašpeja iz Kopra. Umetnik je namreč član Mednarodnega združenja slikarjev, ki slikajo z usti ali nogami, in sodi med prvih petdeset tovrstnih izbranih slikarjev na svetu.

Vojko Gašperut - Gašper (1949) si je leta 1967 pri skoku v vodo poškodoval hrbtenico in ostal na invalidskem vozičku. Je eden najvidnejših in najustvarjalnejših slikarjev, ki slikajo z usti. S svojim izjemno plodovitim slikarskim ustvarjanjem je v slikarskem prostoru prisoten že od leta 1974, ko je začel sodelovati na skupinskih razstavah. Imel je že več kot 100 samostojnih in 300 skupinskih razstav tako doma kot v tujini. Prejel je tudi številna priznanja, zako v Sloveniji, kot tudi v tujini.

Umetnika bo na otvoritveni slovesnosti predstavila novinarka RTV Slovenije, Mirjam Muženič iz Kopra.

Razstava, katero prirejajo v skupnem sodelovanju Kulturni dom v Gorici, Forum Cultura iz Gorice, C.I.S.I. iz Gorice, Zskd in kulturna zadruga Maja iz Gorice, pod pokroviteljstvom Skgz-ja in Fundacije goriške hranilnice, bo odprta vse do sobote 14. februarja po sledečem urniku: (od ponedeljka do petka) od 9.00 do 12.00 in od 16.00 do 18.00 ure, ter v večernih urah med raznimi kulturnimi prireditvami.

Lunedì 26 la mostra di Gašperut al Kulturni Dom

Lunedì 26 gennaio 2015, alle ore 18.00 nella Galleria del Kulturni dom di Gorizia (Via Brass, 20), sarà inaugurata la mostra del pittoreVojko Gašperut – Gašper di Capodistria, uno dei più rappresentativi artisti sloveni che dipingono con la bocca.

L’artista, nato nel ’49 a Sedlo in Slovenia, nel 1967 (ora vive e lavora a Capodistria) rimane vittima di un incidente d’immersione che lo lascia tetraplegico. La passione per la pittura, che aveva già dimostrato durante la sua infanzia, viene riscoperta durante il periodo di riabilitazione. Successivamente, l’artista frequenta numerosi corsi presso alcuni Istituti d’Arte e nel 1987 ottiene una borsa di studio del VDMFK - ”Unione Internazionale dei Pittori che dipingono con la bocca e con il piede”, entrandone a far parte come membro associato nel 2000; tra gli artisti che dipingono con la bocca, sicuramente è uno dei più conosciuti e dei più creativi, collocandosi tra i primi 50 artisti al mondo prescelti dall’Associazione.

Artista figurativo, si occupa soprattutto di pittura ad olio, ma dipinge anche opere grafiche di diverso tipo. I suoi soggetti preferiti sono paesaggi e nature morte su tela, in particolare il paesaggio istriano, solare, chiaro, aperto e arioso, trova nell’artista un esecutore abile e sensibile; le sue opere sono caratterizzate da una ricca gamma di colori, dalla plasticità delle pennellate, dal senso della composizionenonché dalla maniera rilassata di esprimere i contenuti. Vojko Gasperut – Gasper si adopera inoltre con grande energia per diverse attività umanitarie.

La presentazione dell'artista sarà affidata alla giornalista della radiotelevisione slovena, Mirjam Muženič di Capodistria e al giornalistaisontino Andrea Bellavite.

La mostra, promossa dal Kulturni dom di Gorizia, dal Forum Cultura di Gorizia, dal C.I.S.I. di Gorizia e dalla cooperativa culturale Maja di Gorizia, dall’Unione circoli culturali sloveni - Zskd, con il patrocinio dell’Unione cultuale economica slovena – Skgz, rimarrà aperta fino al 14 febbraio 2015 con il seguente orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00 e nelle ore serali durante le varie manifestazioni culturali.

Il Centro Sinistra in Comune, riflessioni sull'Istituto di Musica

L'Accademia Musicale Città di Gorizia nel caos: fuga degli insegnanti, crollo degli allievi iscritti, quadro economico traballante, pagamento dei docenti a rischio. È il desolante scenario che sta emergendo riguardo all'associazione guidata dalla dottoressa Gabriella Bon, che ha ricevuto dal Comune in comodato gratuito il meraviglioso Palazzo De Grazia per proseguire l'attività dell'Istituto di Musica, fallito lo scorso anno.
Sono ben 14 gli insegnanti che lavoravano all'Istituto di Musica e hanno preferito andare altrove. Gli allievi iscritti all'Accademia Musicale sono ridotti a 30, a fronte dei 150 che frequentavano l'Istituto fino all'anno scorso.
Ma il tracollo era prevedibile e anche evitabile, se il sindaco avesse agito come gli avevamo chiesto con insistenza.
La scorsa estate Gabriella Bon, sostenuta da alcuni insegnanti, aveva presentato il progetto di una Fondazione partecipata, costituita innanzitutto da Regione, Provincia e Comune, che avrebbero garantito contributi economici costanti. Di fronte al rifiuto di Regione e Provincia, la dottoressa Bon ha ripiegato in fretta sull'idea di un'associazione, con un progetto vago e privo di garanzie economiche. A quel punto i consiglieri del centrosinistra, ma anche quelli della maggioranza, hanno chiesto al sindaco di convocare i diversi soggetti che avevano presentato proposte di rilancio della scuola di musica, invitandoli ad unire le forze su un progetto comune ed economicamente sostenibile.
Ma il sindaco non lo ha fatto, tradendo l'impegno preso in Commissione cultura, poiché ha dato ascolto a chi alimentava piuttosto le divisioni tra gli insegnanti e sosteneva di avere dalla propria parte la stragrande maggioranza di essi. Com'è oggi evidente, proprio le divisioni hanno indebolito il progetto, dando il via alla dispersione dei docenti.
Il Comune ha quindi concesso il Palazzo De Grazia all'Accademia Musicale fino al 31 dicembre 2014. Nel gennaio 2015 il Palazzo avrebbe dovuto essere assegnato in comodato gratuito per altri 5 anni con un curioso bando pubblico, il cui esito pareva scontato: per vincerlo bisognava “garantire la prosecuzione dell'attività dell'Accademia Musicale” della dottoressa Bon, che era tra i concorrenti al bando. Ma il centrosinistra a dicembre ha chiesto la convocazione della Commissione cultura, in cui ha proposto di bloccare la concessione quinquennale, prorogando la gestione attuale fino alla fine dell'anno scolastico. Ciò per permettere di costruire un nuovo bando di assegnazione del Palazzo De Grazia, con criteri che premino la collaborazione e le sinergie tra realtà diverse, la sostenibilità economica e la regolare gestione dei docenti. Ci fa piacere che la proposta sia stata accolta in Commissione e poi dal sindaco e dalla giunta, che a gennaio ha deliberato in tal senso.
Nella speranza che non sia troppo tardi, resta il rammarico per i ripetuti errori dell'amministrazione comunale, che prima ha avuto grosse responsabilità nel fallimento dell'Istituto di Musica, e ora ci ha condotti alla crisi dell'Accademia Musicale.
I capigruppo del centrosinistra: Giuseppe Cingolani – Pd, Stefano Abrami – IdV, Livio Bianchini – SEL, Emanuele Traini – Federazione della Sinistra

martedì 20 gennaio 2015

Un blog patetico? No grazie!

Questo blog è democratico e pluralista. Per questo accoglie tutti i commenti, nei limiti consentiti dalla legge, anche quelli dei "coraggiosi" che in modo rigorosamente anonimo hanno trovato uno spazio nel quale riversare le proprie paure e frustrazioni. Alcuni sottolineano con gli aggettivi "patetico" e "pietoso" le riflessioni contenute nei post e nei commenti. Sarà anche così, ma le performance di tali interlocutori hanno portato a una moltiplicazione esponenziale degli accessi. Di questo non si può che ringraziare chi contribuisce a questa pubblicità indiretta. 
E' vero: il tono delle conversazioni è a volte molto acceso e gli animi si infiammano facilmente, è la tassa da pagare al web. Purtroppo a volte il confronto è privo di qualsiasi senso dell'umorismo e le offese coprono la mancanza di argomentazioni. Del resto su molti degli argomenti proposti c'è poco da ridere, forse sarebbe bene sforzarsi di abbozzare qualche proposta, oltre che giudicare sistematicamente da oscure cattedre senza volto e senza nome qualunque cosa venga scritta. 
In realtà, c'è solo un argomento capace di suscitare commenti infuocati ed è un tema molto delicato: forse, se invece di rovesciare carretti di improperi (per usare un eufemismo) su chiunque dica qualcosa, si lavorasse maggiormente sulle argomentazioni, le conversazioni potrebbero risultare ben più costruttive. Chi può negare infatti il momento di rapida transizione che caratterizza l'intero mondo occidentale e la problematicità di questo epocale passaggio? E chi può negare la necessità che ogni persona sia trattata con quella dignità e secondo quei diritti la cui stesura è stata una grande conquista della società umana, all'indomani dei tragici conflitti che hanno insanguinato il Novecento?
E se il dibattito, anche su questo blog, si svolgesse in modo più civile all'interno di questi due parametri? Forse ci sarebbero meno lettori, ma migliorerebbero senz'altro la qualità e la competenza dei singoli interventi.
Andrea Bellavite

domenica 18 gennaio 2015

L'Isonzo Soča: martedì torek, al Kulturni e a Romans


Martedì alle 17.30 presso il Kulturni Dom di Gorizia sarà presentato "L'Isonzo".Con gli autori del libro, Andrea Bellavite e il fotografo Massimo Crivellari, converserà il direttore del Kulturni Dom Igor Komel. Il regista Ivo Saksida presenterà a sua volta alcune immagini del bellissimo fiume. Replica in serata, alle 20.15 nella Sala del Consiglio Comunale di Romans d'Isonzo, con presentazione di Paola Cosolo Marangon e letture di Tiziana Perini.

V okviru tradicionalnih srečanj z avtorji, ki jih prireja Kulturni dom v Gorici (ul. Brass, 20 - Italija), bo v torek, 20. januarja 2015, (s pričetkomob 17.30), predstavitev knjige »L'Isonzo« (Soča), ki  je izšla na kraju prejšnjega leta pri založbi Leg iz Gorice.
Besedila »o novi knjigi o Soči, kakršne italijanski bralec ni še poznal« je napisal priznani goriški novinar Andrea Bellavite, fotografije pa je prispeval Massimo Crivellari. Knjiga govori o naravnih lepotah, ljudeh, zgodovini, umetnosti in še marsičem, rdeča nit pa je seveda reka Soča.
Večer bodo sooblikovali avtor Andrea Bellavite, fotograf Massimo Crivelllari ter režiser Ivan Saksida, ki na bo predstavil v posebnem filmskem posnetku »bisere« struge reke Soče.

Predstavitev, oziroma srečanje z avtorjem, prireja Kulturni dom v Gorici, v sodelovanju z goriškim združenjem Forum cultura in kulturno zadrugo Maja iz Gorice.

Storia di Natale o forse di Carnevale...

"Ancora dall'Afghanistan!" Pensò il re Erode quando gli fu annunziato che da Sistan, appunto Afghanistan sud occidentale, erano giunti degli strani personaggi. "Chi siete?" . chiese minaccioso uscendo dalla sua Casa di Governo - "Siete già stati a farvi visitare? Mica ci porterete malattie? E cosa portate dentro quei sacchi sporchi". Un po' stupiti i malcapitati abbozzarono "ma cerchiamo un posto per dormire", ma si resero subito conto di non essere capiti. Fecero segno di voler piantare qualche tenda nel parco centrale di Gerusalemme, ma il solerte re fece pressione sul procuratore romano che in qualche modo, anche grazie a un interprete zoroastrano, li fece desistere, dal momento che la loro presenza avrebbe tolto decoro alla città. "E allora dove andiamo?" dissero e spiegarono all'interprete di essere fuggiti dalla loro terra insanguinata dalla guerra, seguendo una stella che prometteva accoglienza e benedizione. E invece... "Digli che vadano da qualsiasi parte, ci sono tanti villaggi in Palestina, basta che non si fermino qua!" Sì, ma dove andare? Quella sera, guardando il cielo stellato durante la loro notte insonne, incalzati dai soldati che impedivano loro perfino di sdraiarsi, rividero la stella e decisero di rimettersi in cammino. Dopo un'ora, trovarono un gruppo di pastori che senza far domande - anche perché le diverse lingue non consentivano alcuna conversazione - offrirono loro da mangiare e da bere e poi indicarono un villaggio vicino, chiamato con un bel nome, "Casa del Pane" (Beth lehem). Pieni di gioia, gli afghani si rimisero in viaggio e quando giunsero trovarono non solo gli alberghi, ma anche le capanne, i campeggi e i bungalow occupati da uomini e animali, venuti da quelle parti richiamati dalle necessità statistiche del tempo. Furono attratti dal vagito di un bambino e si diressero verso una grotta illuminata. Videro che la luce sfolgorante proveniva proprio dalla "loro" stella e rimasero un attimo stupiti e commossi davanti alla scena: un giovane dal volto simpatico faceva loro segno di entrare - "se c'è posto per noi, c'è sicuramente anche per voi; poi qua è caldo, con l'asino e il bue che funzionano meglio di una caldaia Riello e tra l'altro consumano molto meno". Così parlava Joseph, anche se essi potevano intendere solo il suo sguardo gioviale. C'era anche una bella ragazza, un po' pallida, teneva fra le braccia il frutto del parto recente. Anche lei sorrideva accogliente e quei personaggi venuti da lontano si sentirono un po' a disagio: "come accettare così, a mani vuote, una così calorosa ospitalità?" Si diedero uno sguardo e insieme, senza esitare anche se con un po' di imbarazzo, sciolsero il nodo dei loro miseri sacchi di juta: forse una coperta raffazzonata avrebbe scaldato quel bimbo. Quale non fu il loro stupore quando al posto delle mutande e dei calzini puzzolenti, rotolarono ai piedi di Myriam e del piccolo Joshua degli scrigni pieni di oro, d'argento e di mirra...
E dire che in quei tempi le cooperative sociali non potevano accedere alla convenzione dei 35 euro quotidiani: non c'era ancora la Costituzione e la Convenzione di Ginevra sarebbe stata sottoscritta quasi duemila anni dopo. E, a ben pensare, non c'erano neppure le cooperative sociali e alla fin fine non era stato ancora introdotto neppure l'euro!

sabato 17 gennaio 2015

Festival Vegetariano a rischio

Scarso il sostegno del Comune al Festival Vegetariano, perdere la manifestazione sarebbe l'ennesimo colpo al cuore per Gorizia. Lo sostiene anche Giuseppe Cingolani, nella seguente nota inviata alla stampa:
La perdita del Festival Vegetariano, anche a causa dello scarso sostegno del Comune, sarebbe un ulteriore colpo al cuore per una città che spesso non valorizza le proprie eccellenze.
Già in dicembre avevo presentato sull'argomento un'interrogazione in Consiglio comunale: Santinelli, presidente dell'Associazione Eventgreen che organizza il Festival, mi aveva raccontato le difficoltà, la possibilità che il Festival chiuda i battenti e le rassicurazioni più volte arrivate in passato dal Comune riguardo ad un maggiore supporto economico, mai arrivato. Oggi Santinelli conferma che l'edizione del 2015 è sospesa.
Nel 2014 il Comune ha finanziato con 4mila euro un torneo di calcio a 4 squadre, e per il Festival Vegetariano, che che porta 30mila presenze e dà a Gorizia una visibilità nazionale e internazionale, ha dato 8mila euro. Si poteva fare di più.
L'ultima edizione del Festival è costata circa 200mila €, con 80mila € di entrate dirette, un sostegno degli enti pubblici di 56mila € e 70mila € messi di tasca propria dall'azienda promotrice, Biolab, per coprire il resto delle spese. Eventi culturali di questo genere sono considerati virtuosi se finanziati per il 60% da investimenti privati e per il 40% da contributi pubblici. Il sostegno pubblico al Festival nel 2014 è stato del 25%.
Per rilanciare Gorizia è necessario sostenere innanzitutto chi investe in creatività e risorse per iniziative che danno centralità alla città. Chi ha ideato il Festival Vegetariano, 5 anni fa, si è dimostrato lungimirante: oggi i vegetariani sono in continua crescita, come il settore dell’agricoltura biologica. L’evento del Festival è stato un traino per le iniziative imprenditoriali in questi settori, ed è un momento importante di elaborazione culturale, etica e ambientale.
Mi auguro che il Comune farà il possibile per evitare che Gorizia perda l'ennesimo prezioso tassello.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

Comitati Tsipras, sperando in Tsipras

Beh, fa un po' sorridere il Renzi che arringa i membri del suo partito richiamandoli a ritrovare l'orgoglio "proprio e dei propri elettori", in vista dei prossimi importantissimi appuntamenti parlamentari. Il riferimento ovvio è alla scelta del Presidente della Repubblica, partita strettamente connessa all'approvazione delle nuove regole elettorali e delle cosiddette "riforme". In fondo, ciò che è accaduto dopo la sciagurata vicenda di quasi due anni fa (ma quanto tempo sembra passato) è stato proprio l'irrisione dell'orgoglio degli elettori, "costretti" dalla rielezione di Napolitano ad essere governati da persone e schieramenti che essi non soltanto non avevano votato, ma anche non avevano esplicitamente voluto. E proprio Renzi, dopo Letta, è l'emblema di questo "passaggio", nato come assolutamente temporanea soluzione d'emergenza, stabilizzato come il "motore delle riforme".
A sinistra del pd, molto a sinistra del pd, si stanno svolgendo nuove trattative. Oggi e domani a Bologna si incontrano i rappresentanti dei Comitati Altra Europa/Tsipras, forti del vento impetuoso che sembra soffiare dalla Grecia, del "miracoloso" 4% ottenuto alle "europee" dello scorso anno, ma anche squassati dalle recenti divisioni verificatesi in occasione degli ultimi due appuntamenti regionali in Calabria e in Emilia Romagna. In realtà uno dei problemi della sinistra è l'assenza di confronto generazionale. Non che si invochi un "giovanilismo" che già si è dimostrato non essere il rimedio dei mali. Tuttavia, sentire sempre le stesse voci, vedere sempre le stesse facce che riescono ancora a dire con entusiasmo "o adesso o mai più", dopo le successive débacle di sinistra arcobaleno, cambiare si può e rivoluzione civile, tutto ciò pone dei seri interrogativi sulla capacità di creare consenso da parte di rappresentanti e ideologi di forze politiche le cui idee e prospettive sono condivise da ben più di quanto essi stessi non riescano a raggranellare con grande fatica nelle diverse tornate elettorale.
Insomma, se la destra è nella confusione, la sinistra non lo è da meno. Per il momento sembra galleggiare solo la politica delle grandi intese, anch'essa però messa in difficoltà da troppe promesse mancate, dallo scellerato e mai chiarito patto "del Nazareno", dalla mancanza di punti di riferimento politici autenticamente onesti, fidati e credibili. Senza dimenticare che gli ultimi "successi" elettorali delle compagini filorenziane si sono verificati in presenza di un astensionismo bel al di là di tutti i precedenti record.
Per evitare che la domanda venga scritta nei commenti, viene posta qui: "E quindi?" E quindi, voi lettori, che cosa ne pensate?
ab

venerdì 16 gennaio 2015

Dopo le esternazioni odierne. Secondo me...

La lettura dei giornali locali riporta oggi in primo piano un'opinione "forte" del Prefetto, insieme a una serie di commenti politici che evidenziano un fatto: i "responsabili" non sanno che la "soluzione" dell'ex Cie (a proposito, ormai sono abbondantemente scaduti i "tre giorni" promessi prima del trasferimento a Grado e Dolegna) non ha affatto risolto la questione e che ci sono ancora numerose persone "per strada" - o in alloggi di fortuna forniti per ora dalle parrocchie - e una quarantina di "ospiti" alla mensa serale allestita dai volontari.
Ora, dopo aver letto che il sig.Prefetto ritiene che i profughi vengano a Gorizia perché trovano in essa accoglienza e dopo aver constatato toni trionfalistici del tutto fuori luogo da parte del Sindaco dopo l'inconcludente assemblea voluta dal pd lo scorso lunedì, sembra non resti da fare altro che prendere atto della situazione. A titolo del tutto personale, ritengo che sia ormai giunto il momento di interrompere ogni attività di copertura dei vuoti clamorosi dimostrati dalle istituzioni: i richiedenti asilo ritornino nei parchi e se ne vadano in giro per Gorizia cercando qualcosa da mettere sotto i denti. Forse solo così il sindaco, il prefetto e la maggior parte dei cittadini si accorgeranno della loro presenza. E loro, i profughi, dovranno tornare ad affrontare il gelo e le conseguenze dell'assurda ordinanza comunale anti-bivacchi?
Sì, anche se non li abbandoneremo al loro destino e vigileremo sulla tutela dei loro diritti, come di quelli di tutti gli altri cittadini immigrati e italiani, in particolare dei più deboli. E' purtroppo l'inevitabile risultato della cecità e dell'impotenza di istituzioni che non potranno più contare su un volontariato totalmente disinteressato e gratuito che dai "poteri forti" locali si è sentito accusare di essere causa dell'immigrazione, interessato al businnes, lontano dai veri problemi della città e così via. Gli indirizzi ai quali rivolgersi, nelle notti di gelo, siano da adesso in poi la piazza della Prefettura o quella del Municipio.
Andrea Bellavite

giovedì 15 gennaio 2015

Opinioni senza freni...

In tempi di affermazione dell'assoluta libertà d'opinione è possibile trovare sulla stampa lettere come quella di ieri, dove il consigliere comunale Francesco Piscopo, evidentemente del tutto ignorante intorno a ciò che accade ogni sera presso la Caritas cittadina, ventila di fatto oscuri interessi ed affari che si insinuano tra chi si occupa liberamente e gratuitamente dei richiedenti asilo. Tra l'altro critica anche indirettamente le "convenzioni" con la Prefettura, quasi che il sostegno a persone tutelate dalla Costituzione debba essere affidato al volontariato e non a personale qualificato, professionale e - perché no? - regolarmente stipendiato. Sulla lettera di Piscopo prende una posizione molto chiara Martina Luciani, nel blog piazzatraunik.blogspot.com, immediatamente accessibile cliccando su questa stessa pagina, in alto a destra.
Le opinioni di Fabio Gentile sono riportate in modo molto evidente nella pagina odierna riservata ai lettori del Piccolo. Con un sarcasmo degno di miglior causa, ribadisce un tema che gli è evidentemente caro: i profughi hanno il telefonino, si incontrano con le prostitute e le rapinano, perfino - udite un po'! - vanno in palestra dove si rimettono in forma e sono pronti per incontrare qualche bella ragazza. Non vale la pena di replicare a questo crogiolo di luoghi comuni, se non invitando la fine "penna" della locale Forza Italia a dare una mano ai volontari che ogni sera preparano e condividono la cena con i richiedenti asilo: forse gli passerebbe la voglia di ripetere certi ritornelli lasciandosi scrutare dagli sguardi smarriti e impauriti, dai segni di violenza sul corpo, dai tremori per il freddo e per la febbre, ma anche dagli occhi pieni di gratitudine e dal saluto sempre sorridente,
ab

CLASSICI CONTRO: una splendida iniziativa

Classici Contro è un'idea che nasce a Ca' Foscari alcuni anni fa: i "padri fondatori" sono due amici grecisti dell'Università veneziana, Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani, che hanno provato a far entrare in contatto due parole che non stanno di solito insieme e che suonano un po' come un ossimoro o un paradosso, perché continuiamo a sentire i nostri Classici come un'istituzione immobile, un punto di riferimento immutabile e statico. Invece i Classici ci possono aiutare a mettere in discussione tutto, e tramite il loro sguardo critico possono contribuire a rivoluzionare la nostra visione del presente. Lo fanno sempre, ma soprattutto nei tempi difficili, per farci guardare meglio, con una prospettiva più ampia e anche più saggia, al nostro futuro, con spirito critico e costruttivo. 
Da un quinquennio Classici contro tratta di temi trasversali, a cavallo fra il mondo classico e moderno: nel 2010-11 si è parlato di Stranieri, Identità, Parole del Potere, nel 2012 della Ricchezza, nel 2013 il tema è stato la Bellezza, nel 2014 Aletheia-Nuda Veritas….. da ogni ciclo l’editore Mimesis di Udine ricava un volume di atti.
Nell'anniversario del 1915, i Classici Contro entrano nella discussione sulla guerra e sulla Grande Guerra con la loro prospettiva che viene da lontano: con Omero e Tucidide, con Virgilio e Tacito tenteranno di indagare le cause più profonde, i sentimenti e le passioni, gli effetti terribili e insostenibili della guerra nella vita degli uomini e dei popoli, i significati veri o presunti. Si parlerà di guerra mettendo a confronto le idee degli antichi e la storia contemporanea, in una costellazione di teatri lungo tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale.
Le domande della ricerca risuoneranno come le parole delle Troiane di Euripide nel teatro di Dioniso ad Atene nel 415 a.C: davanti ai cittadini i Classici Contro si chiederanno che cos'è la guerra, tra politica, economia, nazionalismi, imperialismi, odii e strani entusiasmi collettivi, stragi, distruzioni, propaganda e memoria: per tentare, alla luce della ragione e con l'aiuto dei Classici, di comprendere questa tremenda invenzione degli uomini. in compagnia delle voci, dei suoni e delle immagini di letteratura, storiografia, filosofia, arte, cinema, musica...
Sono previsti complessivamente 24 eventi nei più importanti teatri e luoghi storici delle città lungo tutto il fronte della Grande Guerra, da Trento (Castello del Buonconsiglio) a Trieste (Teatro Verdi) passando per il Teatro Olimpico di Vicenza, con la partecipazione di oltre 70 studiosi di livello nazionale ed internazionale. Patronus dell'iniziativa è Paolo Rumiz.
Come iniziative collaterali, a precedere o a seguire, verranno attivati dei “laboratori” che coinvolgeranno docenti e studenti di 27 Licei Classici nelle tre Regioni. 
L’iniziativa vede dunque intersecarsi due livelli: uno interregionale, che coinvolge il Triveneto, ed uno locale: le Università di Ca’ Foscari e Udine hanno concordato con i Licei delle singole città  una mattinata o una serata a teatro, ed ogni Liceo ha per proprio conto progettato delle iniziative locali di “contorno” (come dicevamo, laboratori o seminari, spettacoli teatrali ed altro)
Per il programma generale, si allega il file specifico e rimando alla pagina web  
Qui, tra le altre opzioni (idea del progetto, laboratori, forum etc.) si può accedere al programma complessivo: cliccando sui loghi delle diverse città si apre la pagina specifica per ciascuna, che indica tutte le iniziative messe in campo a livello locale. Ancora, sotto il titolo degli interventi della mattinata/serata clou a teatro (per es. a Gorizia il 7 marzo), compare un codice alfanumerico, cliccando sul quale si apre la scheda che presenta l’intervento).

mercoledì 14 gennaio 2015

"Trieste racconta Basaglia", un grande film di Erika Rossi

Erika Rossi, regista del film "Trieste racconta Basaglia" 
Il numeroso pubblico
Straordinaria serata al Kulturni Dom di Gorizia. La regista Erika Rossi ha presentato ieri, per la prima volta in città, il suo avvincente lavoro sul rapporto tra i cittadini di Trieste e Franco Basaglia. Con un sapiente intreccio tra filmati d'epoca e ricostruzioni attuali, tra brani di interviste e meditazioni sul presente, il film si configura come una specie di viaggio nel tempo, alle origini dell'esperimento che ha portato alla chiusura dei manicomi in tutta Italia e a un percorso di valorizzazione del disagio mentale nell'ambito della società civile. Il pubblico, molto numeroso, ha affollato il ridotto del Kulturni e in tutti è serpeggiata un po' di nostalgia. Nostalgia di un tempo nel quale veramente la politica si costruiva nelle strade, attraverso il dialogo serrato con le persone, anche e soprattutto con quelle che non si dichiaravano d'accordo; di un periodo nel quale anche i politici "di professione" sapevano riflettere e sapevano parlare, riconoscendo la validità delle intuizioni e delle proposte attuative, anche quando queste potevano suscitare opposizione o perplessità nella pubblica opinione. Insomma, a quei tempi, forse non tutti erano così - e non a caso Basaglia fu costretto ad andarsene da Gorizia! - ma c'era senz'altro ancora qualcuno che anteponeva il bene delle persone e della società alla ricerca dell'immediato consenso elettorale. Un grande grazie a Erika Rossi per la sua presenza e per la sua competenza che ha permesso a tutti di "entrare" nel cuore e nella mente dei triestini di allora e di oggi e di rivivere la grande avventura della chiusura degli assurdi istituti di detenzione dei portatori di disagio mentale; c'è veramente bisogno di abbeverarsi alle fonti per ritrovare il gusto di vivere e di lottare.
ab

lunedì 12 gennaio 2015

Come un gregge senza pastore...

Per usare un'espressione evangelica, l'assemblea sui richiedenti asilo promossa oggi nella sala del Consiglio Comunale ha dato l'impressione di un'umanità simile a un gregge senza pastore.
Così sono i profughi, considerati "invasori che hanno creato una situazione insostenibile", addirittura "che hanno portato al collasso la città di Gorizia". In realtà, poveracci sballottati da un parco all'altro, da un pavimento all'altro, da un luogo di reclusione a un altro, senza alcun programma immediato o progetto a lungo termine che non sia condizionato dal "navigare a vista".
Così sono i responsabili della cosa pubblica, preoccupati di evidenziare la propria estraneità e la propria impotenza di fronte a un avvenimento che - sia pur non nuovo - li ha evidentemente colti di sorpresa; tutti pronti a scaricare sul livello superiore le cause e tutti in grave difficoltà di fronte alle (poche ma reali) domande concrete: dove dormiranno questa notte i dieci nuovi arrivati? chi darà loro da mangiare? quanto durerà la situazione emergenziale? quanti giorni (ieri erano "tre", adesso sono già diventati "pochi", non è più stato nominato alcun albergo di Grado o altrove...) staranno i neoospiti nell'ex cie? quando arriveranno le paghe per gli operatori del cara?
Così sono i cittadini, bombardati da un'offensiva mediatica che li ha gettati nel dubbio e nell'insicurezza, trascinati nel vortice di terribili guerre di poveri dove la violenza verbale sembra essere soltanto l'espressione di un'irriducibile sofferenza interiore.
Quello che manca è una visione culturale in grado di aiutare a riconoscere nell'altro una persona, un fratello e non un problema o un fardello; uno sguardo ampio che sappia pensare a un progresso sostenibile che si realizza non "nonostante", ma proprio attraverso l'incontro tra diversità religiose, filosofiche, linguistiche. Ecco il "pastore" di cui c'è bisogno, la Cultura con la C maiuscola, in grado di confortare e di consolare, ma anche di ripensare la propria città come il luogo dell'accoglienza e della vita, non come il fortino da difendere da misteriosi assedianti.
E' questa Cultura quella che il Forum persegue e continuerà a perseguire. Con la parola e con la solidarietà, fattiva e fraterna.
ab

Martedì "Trieste racconta Basaglia"

Martedì 13 gennaio 2015 alle ore 18.00, si terrà presso il Kulturni dom di Gorizia (via I. Brass, 20), la proiezione del film “Trieste racconta Basaglia”, per la regia di Erika Rossi.

Tra il 1971 e il 1978, Trieste è teatro di una rivoluzione scientifica e culturale senza precedenti. Protagonista carismatico ed indiscusso, lo psichiatra veneziano Franco Basaglia. Attorno a lui, una città che assiste incredula, intimorita, travolta dall’entusiasmo di un gruppo di medici neolaureati, che la trasformano in un laboratorio a cielo aperto, distruggendo il manicomio.

Lo scorso 24 novembre, il film è stato proiettato in prima visione nazionale, fuori concorso al Torino film festival, il film documentario della stessa regista dedicato al recente “viaggio” di Marco Cavallo attraverso le regioni italiane, con la finalità di richiamare cittadini e istituzionisull’applicazione della Legge 180, la cosiddetta “Legge Basaglia”. Quello che sarà invece proiettato in questa occasione, è il racconto attraverso le immagini dell’accoglienza riservata da Trieste allo psichiatra veneziano. Con “Trieste racconta Basaglia”, realizzato nel 2012, la regista ha già vinto il Trieste film festival.

Alla proiezione interverrà la regista Erika Rossi; l’ introduzione sarà affidata  al giornalista Andrea Bellavite di Gorizia.

La serata è promossa dal Forum di Gorizia in collaborazione con il Kulturni dom di Gorizia.

Camminando idealmente con i cittadini d'Europa...

Da tempo il Forum per Gorizia ha programmato l'attesa proiezione del film di Erika Rossi “Trieste ricorda Basaglia”, MARTEDI' 13 GENNAIO, alle ore 18 presso il Kulturni Dom di Gorizia. Si conferma l'appuntamento, di rilevanza regionale, anche se purtroppo coincidente con la stessa ora in cui il sindaco di Gorizia ha indetto la manifestazione sui fatti di Parigi. 
Non è possibile annullare la nostra iniziativa, perché la comunicazione è già stata diffusa da parecchio tempo, ben al di là del livello provinciale. 
Ma non siamo di certo estranei a quanto successo in questi giorni in Francia. Non lo siamo perché convinti che la strada della violenza non serve a creare le condizioni per la convivenza nelle città, piccole e grandi, dove cattolici ed islamici, ebrei e non credenti vivono già insieme, senza che sia successo mai alcun incidente. L'esperienza della vicina Monfalcone, dove nelle scuole da anni bambini e ragazzi di varie etnie e religioni giocano e studiano vicini, ne è una prova lampante. Esclusione, razzismo, guerra e violenza, irrisione nei confronti delle culture e delle fedi diverse sono invece le cause dello scatenarsi del risentimento e dell'odio che possono disarticolare la società europea in cui la presenza di stranieri è ormai un fenomeno ineludibile.
Siamo dunque per compiere politiche di inclusione, di confronto e di dialogo, ritenendo che da culture diverse possano arrivare arricchimenti e stimoli anche al nostro modo di vedere. Le migrazioni, quando vi sia un'efficienza delle strutture pubbliche e una politica lungimirante, possono rappresentare sviluppo e progresso per il nostro paese. Le logiche che puntano alla criminalizzazione, all'odio e alla paura non sono altro che l'altra faccia del terrorismo che dobbiamo condannare.
Siamo vicini anche ai cittadini goriziani, che in questa particolare occasione in cui è stato chiesto alla città uno sforzo di accoglienza straordinario nei confronti dei richiedenti asilo, hanno dato una mano, hanno creduto fino in fondo ai valori della condivisione e della solidarietà.
Proprio perché siamo vicini ai cittadini, alcuni di noi hanno deciso di percorrere assieme almeno un pezzo di strada. In ogni caso, prima della proiezione del film ribadiremo la nostra comune condanna della violenza e impegno per l'integrazione, affrontando con i presenti questi problemi. Del resto proprio il ricordo dello sforzo di Basaglia per la dignità di tutti i cittadini, la sua caparbietà a creare integrazione, a rompere muri e superare emarginazione e rifiuto ci sembrano un bel modo per essere vicini a chi vuole lavorare per la pace, per il dialogo, per il confronto, per il rispetto delle esperienze e delle idee altrui.

domenica 11 gennaio 2015

Francesco Rosi, il regista di "Uomini contro"

Nel mezzo delle "celebrazioni" del primo conflitto mondiale muore Francesco Rosi, autore di una delle più celebri condanne dell'insensatezza di ogni guerra.
Con un realismo modellato dalla testimonianza diretta offerta da Emilio Lussu in "Un anno sull'altipiano", il regista ha presentato in "Uomini contro" le dimensioni diabolica e nel contempo umana della battaglia di trincea. Da una parte emergono la paura, la solidarietà, la compassione anche nei confronti dei "nemici", dall'altra la violenza estrema, l'ottusità di comandi omicidi, l'imposizione di un'obbedienza finalizzata soltanto a generare morte.
Francesco Rosi, in una carriera durata quasi cinquant'anni, ha percorso attraverso i suoi film il pensiero e gli eventi più importanti dell'Italia della seconda metà del Novecento. Rappresentando e rielaborando artisticamente le opere di grandi autori come Sartre, Sciascia, Levi, Garcia Marquez e molti altri, ha voluto fornire una chiave sempre originale e impegnativa per comprendere gli eventi nel profondo, al di là di ciò che immediatamente si vede. Un'azione questa, la capacità di interpretare ciò che è al di là dell'apparente, della quale si sente particolarmente la necessità e la nostalgia. Un pensiero colmo di gratitudine a Francesco Rosi e al suo grande impegno artistico e civile,
ab

sabato 10 gennaio 2015

I "quaranta" a Gradisca: una mezza soluzione

E così, anche per la pressione esercitata da ormai alcuni mesi, la montagna ha partorito il topolino. Almeno questa notte nessuno dormirà all'aperto ma i quaranta richiedenti asilo destinati a una fredda notte all'addiaccio sono stati trasportati in serata all'ex Cie di Gradisca d'Isonzo, in attesa di essere trasferiti tra tre giorni in un albergo di Grado. Perché solo un "topolino"? Perché il Cie è stato costruito e ristrutturato come un carcere e a nessuno piace l'idea di dormire in una prigione, perché questa "accoglienza" potrebbe preludere a una riapertura della famigerata struttura, perché dopo mezzo anno di inerzia ci si poteva veramente attendere qualche soluzione ben più confortevole e dignitosa. Comunque, meglio stare al Cie che all'addiaccio in queste notti umide e gelide. Si vigilerà, affinché siano veramente solo tre i giorni e affinché le persone siano trattate comunque nel migliore dei modi. E nel frattempo continuerà la cena serale alla Caritas, per gli ospiti del dormitorio di Piazzutta che appunto potranno ancora trovare sostegno e conforto.

Stasera alle 20, tutti davanti alla Prefettura!

Sembra che la Prefettura stia per ospitare due manifestazioni, una questa sera per tutta la notte, l'altra martedì nel tardo pomeriggio.
La prima non è un'iniziativa di sensibilizzazione, ma la concreta risposta all'inerzia delle istituzioni: se non ci saranno soluzioni all'ultimo minuto, una quarantina di richiedenti asilo usciti dalle strutture provvisorie e ormai inadeguate individuate dal volontariato sociale, in assenza di qualsiasi altra struttura di conforto, "albergheranno" di nuovo oggi e domani all'aperto. Come gesto di solidarietà e di impegno, i volontari che li hanno sostenuti in quest'ultimo mese, si ritroveranno con chiunque lo desidera oggi alle 20 in Piazza Vittoria, per ricordare al Prefetto e ai cittadini che senza il sostegno di alcune persone di buona volontà quelle persone avrebbero rischiato molto, a causa del freddo e della fame.
La seconda è una proposta del Comune. Si tratta di una fiaccolata silenziosa dal Municipio alla Prefettura, per manifestare solidarietà alle vittime dell'attentato terroristico di Parigi e per esprimere solidarietà a mondo della stampa così gravemente colpito. Benché assai tardiva l'iniziativa avrebbe un senso solo se accompagnata dalla convinzione che - come scrive oggi sul Piccolo Khaled Fouad Allam - solo l'integrazione nella reciprocità può essere autentico antidoto al terrorismo. Tradotto in lingua goriziana, solo battendo un colpo per rispondere alle esigenze di sopravvivenza dei richiedenti asilo ha senso sfilare in silenzio, invocando pace, giustizia e coesione sociale. Altrimenti davvero si trasformerebbe in una "sfilata contro" che altro non farebbe che alimentare ulteriore disagio, paura, incomprensione o tensione.
ab

venerdì 9 gennaio 2015

Il punto sulla situazione

A quanto sembra, se non interverranno soluzioni all'ultimo minuto, una quarantina di persone richiedenti asilo da domani saranno di nuovo "in strada". Termina infatti la disponibilità delle parrocchie che avevano dato una provvisoria ospitalità e presumibilmente i parchi cittadini - ordinanza o non ordinanza - torneranno ad essere albergo per chi attende, da mesi!!!, l'udienza definitiva presso la Commissione territoriale.
Alcuni dati sono difficili da discutere:
- i richiedenti asilo arrivano a Gorizia per l'ovvia ragione che Gorizia è la sede della Commissione, per il momento ancora l'unica sede del Triveneto.
- rimangono a Gorizia per lungo tempo non per loro volontà, ma per i tempi lunghissimi richiesti per l'accertamento del loro status, dovuti anche alla congestione degli uffici romani.
- continuano ad arrivare trovando di fatto un vicolo cieco che si è ormai riempito oltre il verosimile e le esigenze elementari di molti di loro (per dirla evangelicamente dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, offrire un tetto a chi ne è sprovvisto) sono state accolte dalla Caritas, dai gestori della mensa dei Cappuccini e da un gruppo eterogeneo di volontari, non obbligati da nessuno e meno che meno sostenuti da nessuna istituzione. Senza questo appoggio volontario, decine di persone avrebbero continuato a dormire all'addiaccio, senza vestiti pesanti, senza mangiare, senza dormire, sballottati qua e là da un'ordinanza comunale senza capo ne coda.
A questo punto, dopo mesi di promesse e proclami, la situazione sembra la stessa di settembre, con l'aggravante dell'arrivo, nel frattempo, di altre decine di persone. Dove dovrebbero andare, terminati i tempi dei precari alloggi di fortuna?
E' quindi iper-urgente:
- accelerare in tutti i modi i tempi del controllo (in altri Paesi non ci vogliono sei mesi per gli accertamenti sufficienti a stabilire almeno il diritto di presentare la richiesta!), in modo da consentire un rapido turn over nelle strutture convenzionate.
- garantire a tutti i richiedenti vitto e alloggio in strutture protette dal gelo e gestite da personale professionale e competente che sostituisca quanto prima possibile l'opera encomiabile dei volontari che attualmente forniscono decine e decine di pasti serali e si prodigano nella ricerca spasmodica di alloggi provvisori.
- garantire a tutti immediato accesso a controlli e cure sanitarie, per la sicurezza degli interessati, ma anche di tutti gli altri i cittadini.
Difficilmente questi punti possono essere messi in discussione. Anche i numerosi frequentatori di questo blog che dissentono dalle politiche d'accoglienza non possono che riconoscere questa situazione oggettiva. Se devono contrastare qualcosa o qualcuno si rivolgano in altre sedi, quelle dove potrebbero essere modificate la Convenzione di Ginevra o la Costituzione Italiana. Là si potrà accendere un'ampia discussione sul tema, ma qui e ora, a Gorizia, la questione è un'altra ed è urgente: come garantire a chi ne ha il diritto la mera sopravvivenza? E' compito degli organismi responsabili dello Stato o della generosità di pochi volontari, per lo più misconosciuti e vilipesi?

giovedì 8 gennaio 2015

Strage Parigi, non vincerà la paura (da www.articolo21.org)

di 

Non può essere la paura ad arginare la libertà di idee, di pensiero, di espressione o giudizio. Non può essere il terrore a condizionare il pensiero. Non può essere l’omicidio a omologare la fede.

A ciò che è accaduto oggi in Francia, con l’assalto omicida dei fanatici religiosi alla redazione di Charlie Hebdo, bisogna rispondere subito, tutti assieme, senza incertezze. Bisogna rispondere continuando a raccontare ciò che vediamo, esprimendo ciò che vogliamo, disegnando, fotografando, dipingendo ciò che riteniamo utile. Bisogna rispondere continuando a permettere a chiunque di raccontare ciò che vede, esprimere ciò che vuole, mostrare ciò che ritiene utile.
E’ la libertà in gioco. E’ l’idea di una umanità libera da pregiudizi, superstizioni, religioni omicide e killer frustrati vestiti da idealisti. E’ il principio che ogni essere umano ha diritti suoi, personali, che non possono essere soffocati da alcun demente rappresentante di un dio.
Ciò che dobbiamo tenere salde, far vincere, sono le idee per cui abbiamo lottato per secoli. Quello su cui non possiamo trattare sono i principi che abbiamo difeso da dittatori pazzi e chiese sanguinarie, che abbiamo coltivato con i libri, i giornali, le discussioni, che abbiamo alimentato nelle case, con i figli, gli amici, i fratelli. Non possiamo fa vincere i fucili, non possiamo cercare mediazioni con la follia. Mai come questa volta la ragione sta saldamente e solo da una parte: la nostra.
8 gennaio 2015

Lavori pubblici, inutile scontro tra Comune e Soprintendenza

Finalmente si è capito di chi è la responsabilità della paralisi dei lavori pubblici in Gorizia: la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. Così è detto esplicitamente dagli amministratori comunali nell'interessante odierna pagina de Il Piccolo dedicata all'ex deposito dei tram, al cinema Stella Matutina, alla casa d'angolo di via Morelli e naturalmente agli ascensori al Castello. Insomma si è nel vivo di una grande battaglia, da una parte ci sono i "buoni" che per il bene della città vogliono rispettivamente rifare, demolire, demolire e costruire; dall'altra i "cattivi" (o "la" cattiva) che vogliono invece riprogettare, conservare, riqualificare, salvaguardare. Il risultato della tenzone è sotto gli occhi di tutti, una desolante assenza di idee progettuali supportata da una burocrazia a volte davvero imbarazzante.
Ma è davvero tutta colpa della Soprintendenza? Ed è corretto nascondere le proprie responsabilità dietro a un pericoloso scontro istituzionale nel quale i politici accusano di immobilismo i tecnici che nella logica del sistema dovrebbero garantire la correttezza dell'operare? E' davvero giusto alimentare la percezione di uno Stato nemico contro il quale l'Ente locale deve combattere in tutti i modi per difendere i propri diritti?
Certo, se il livello del dibattito è quello che porta a definire con supponenza "muretto" un reperto archeologico che testimonia l'inizio della storia di una città, non c'è da nutrire molta fiducia: è ben comprensibile lo stupore di amministratori poco avvezzi alla ricerca scientifica, di fronte a un ovvio stop ai lavori per gli ascensori al castello imposto da chi ritiene che la salvaguardia della storia di Gorizia sia più importante di uno scempio architettonico e paesaggistico. Uno stop del resto che anche un bambino avrebbe potuto prevedere, dal momento che l'orribile traccia di cemento è stata gettata - evidentemente senza un adeguato saggio archeologico previo - sul luogo da sempre documentato come il più antico dell'intero territorio.
Invece di prendersela con chi ha la responsabilità della tutela, gli amministratori imparino la nobile arte dell'autocritica e muniti di competenza e pazienza si siedano al tavolo delle decisioni con un unico scopo dichiarato e perseguito: la realizzazione del bene comune e la salvaguardia dei beni comuni.
ab

mercoledì 7 gennaio 2015

L'orribile strategia dell'integralismo violento

Orribile. La strage di Parigi è orribile. Il primo pensiero va ai morti e ai feriti, alla loro storia e alle loro famiglie. Poi alla libertà di stampa, grande conquista del mondo occidentale: tanti non sono stati d'accordo sulle vignette satiriche in materia religiosa, ma la possibilità di esprimere e pubblicare le proprie idee è un grande valore, messo in discussione in modo inqualificabile dal terribile attentato. L'Islam in quanto tale non centra nulla, si può uccidere nel nome del Profeta quanto si può identificare la storia del cristianesimo con le crociate o i roghi su cui venivano bruciate le donne accusate di essere streghe. Piuttosto c'è da tenere i nervi saldi e far sì che le vittime non siano morte invano. Questo accadrà se da un episodio come questo saranno alimentati i furori di chi persegue a tutti i costi una guerra di religione e di culture. In Francia come in Europa, in Italia e a Gorizia gli unici che si possono avvantaggiare - e fin troppo! - da questa tremenda mazzata sono i sostenitori dell'extra destra xenofoba che potranno pescare nel torbido nuovi motivi per destabilizzare definitivamente il sistema democratico a favore di un neo nazionalismo di stampo razzista. Occorre alzare la guardia e con la condanna di ogni violenza e di ogni integralismo di qualunque colore politico o religioso è indispensabile vigilare perché qualcuno non approfitti per seminare incertezze e paure, utili soltanto ad alimentare il venefico desiderio di un "ordine" dittatoriale e assolutista.

martedì 6 gennaio 2015

Un buonista confessa...

Se questo aggettivo si riferisce al cercare un tetto per chi ha freddo e un pasto caldo per chi ha fame, se è attribuito a chi ritiene che il dialogo e la diplomazia siano da preferire alla violenza e alla guerra, se indica l'atteggiamento di chi realisticamente cerca di trovare una soluzione ai problemi piuttosto che cercare di cancellarli con un colpo di spugna... Ebbene sì, se è così, io sono un buonista.
Sono un buonista di quelli che contestavano i cattivisti quando ritenevano giuste le guerre di Bush che hanno provocato la destabilizzazione di una zona dalla quale sono fuggiti due milioni di esseri umani, tra questi anche quelli che i cattivisti vorrebbero ora rispedire al mittente. Un buonista di quelli che nel 2001 a Genova aveva ritenuto cattivisti, anzi cattivi quelli che avevano scatenato una mattanza per "combattere" chi dimostrava che le scelte di quel G8 avrebbero provocato ulteriore miseria planetaria e di conseguenza ulteriori enormi migrazioni di popoli. Un buonista di quelli che sanno che nessuno può contrastare le potentissime agenzie illegali che sfruttano la fame e il terrore della gente e che quindi hanno la consapevolezza che l'unica via possibile per gestire la situazione è la politica dell'accoglienza e non del respingimento. Quest'ultima - e i cattivisti dovrebbero avere almeno l'onestà di riconoscerlo - potrebbe essere perseguita soltanto in un unico, tragico modo, provocando milioni di vittime e destabilizzando definitivamente il mondo. 
Sono un buonista anche perché ritengo che uno Stato debba finanziare progetti di accoglienza e di integrazione, non delegando - implicitamente o esplicitamente - al mondo del volontariato sociale ciò che spetta alla professionalità e alla competenza. E sono un buonista anche perché ritengo che un'amministrazione locale come quella di Gorizia dovrebbe investire in welfare incentrato sull'accoglienza e sulla solidarietà sociale, sulle relazioni internazionali e diplomatiche piuttosto che in lavori inutili e supercostosi. 
Il tutto per dire che, guardando la storia recente a ritroso, è evidente che finora i buonisti hanno avuto sempre ragione e i cattivisti torto.
Andrea Bellavite

domenica 4 gennaio 2015

Ancora un successo per la mostra del Novecento


Grande successo anche della seconda visita guidata alla mostra del Novecento goriziano. Guidati da Anna Di Gianantonio e Andrea Bellavite, circa cinquanta partecipanti hanno percorso il viaggio culturale attraverso il "secolo lungo" del territorio isontino. La grande attenzione riservata all'esposizione dimostra l'importanza e l'intelligenza dell'intuizione di Dario Stasi che ha voluto fortissimamente la realizzazione dell'iniziativa. Si possono discutere intenzioni o interpretazioni, ma la presenza di così tanti cittadini è un factum contra il quale - come dicevano i padri medievali - non valet illatio.

sabato 3 gennaio 2015

Il reato vero è l'irresponsabilità

E dire che probabilmente quasi nessuno se ne era accorto! Leggendo i quotidiani odierni si scopre che Gorizia è sotto assedio. Gruppi di persone assaltano inermi centri d'accoglienza, la polizia accorre da una parte all'altra della città riuscendo a fatica a ristabilire l'ordine, la gente che fugge impaurita qua e là, il sindaco che invoca la magistratura affinché ci sia "tolleranza zero" contro quelli che si configurano come "veri e propri reati".
Qual'è il reato? Si evince molto chiaramente dall'insieme degli articoli che se non altro hanno avuto il merito di riportare al centro dell'attenzione il "vero" problema: il "reato" è quello di avere freddo, il freddo cane delle scorse notti e di non aver voglia di affrontarlo in un parco, costretti ogni mezz'ora a spostarsi un po' più in là da una cinica e inconcludente ordinanza comunale. Ed è quello di aver scelto come obiettivo del proprio "reato" dei centri di accoglienza già impegnati, dove poter dormire sul pavimento e lavarsi in venti a un unico lavandino. E di aver creduto che la Convenzione di Ginevra, che garantisce dignitosa accoglienza a chi richiede asilo politico, fosse funzionante anche in Italia.
Questi invece sono i veri reati: l'omissione di soccorso di un sindaco, che venuto a conoscenza con un ritardo di tre mesi dell'"albergo" dei profughi sulle rive dell'Isonzo, da settembre a Capodanno non ha proposto nessuna altra soluzione che non fosse quella di "andare da un'altra parte"; la diffamazione da parte di un consigliere regionale che intravvede dietro alla faticosa opera di supplenza di decine di cittadini totalmente volontari l'anticamera di un businnes; il reato morale e l'irresponsabilità di un primo cittadino che fa da sponda alle strumentalizzazioni leghiste spargendo sulla stampa veleni e zizzania contro don Paolo Zuttion, direttore della Caritas e unico punto di riferimento saldo in questo momento di marasma.
Date luoghi di riparo e cibo caldo a chi ne ha secondo la Costituzione il diritto! E vedrete che a nessuno salterà in mente l'idea di "scavalcare cancelli" (peraltro aperti e tenuti insieme da un lucchetto senza chiave) per cercare riparo dagli attacchi del generale inverno.
Andrea Bellavite 

giovedì 1 gennaio 2015

Tutti ipocriti i volontari?


Un gruppo di volontari, impegnato da settimane in un lavoro di difficile e molto impegnativo supporto ai richiedenti asilo, si è sentito interpellato da un articolo pubblicato sul quotidiano locale e ha scritto una lettera aperta al giornale. Viene qui pubblicata in ampia sintesi, come spunto di riflessione e discussione:

Siamo un gruppo di cittadini dell’ Isontino che in vario modo cercano di aiutare quelli, fra i profughi afgani e pachistani, che sono in attesa di trovare accoglienza, prevista da una precisa normativa nazionale e internazionale, in sedi a ciò espressamente individuate dagli organismi competenti. Con l’ avanzare del freddo, con l’ aumentare del numero di esseri umani sprovvisti di cibo, indumenti adeguati, ricovero notturno, abbiamo intensificato le nostre iniziative , utilizzando anche strutture della Caritas. In concreto , da alcune settimane, diamo cena,colazione, indumenti, un tetto per la notte a un numero variabile , e non sempre prevedibile, di persone(da 30 a 90). Facciamo anche altre cose, come occuparci dell’ igiene, delle medicine occorrenti,dei documenti necessari: con i soldi nostri e con quelli di persone (non moltissime ma nemmeno così poche) per le quali la solidarietà è una pratica spontanea, naturalmente inscritta nella dimensione della civiltà; usiamo il nostro tempo libero, magari quello delle ferie, ciascuno secondo le proprie competenze,  sopportando  facili ironie ,quando non degli insulti, dei quali con una certa frequenza siamo oggetto.
Veniamo al punto: (...) ecco un passo dell’ articolo pubblicato nel supplemento Eventi  del 31 dicembre 2014, alla pagina XII del quotidiano Il Piccolo, dove si legge "La vicenda dei profughi ha messo a nudo tanta ipocrisia. Si continua a spacciare per volontariato quello che è lavoro retribuito, si continua a parlare di carità a fronte però della corresponsione di centinaia di migliaia di euro a un settore che, forse opportunamente, fa dell' assistenza un business."
Vorremmo chiedere: poiché non sappiamo a quale volontariato si riferisca ,dato che non viene in alcun modo circostanziata la pesante accusa di ipocrisia, dobbiamo ritenerci inclusi anche noi, con le nostre sporte della spesa e gli indumenti raccattati presso parenti e conoscenti? Forse non è conosciuto questo volontariato da tempo operante e noto, ad esempio, alle forze dell’ ordine, alla Prefettura, alla ASL, alla Croce Rossa? (...)