giovedì 31 dicembre 2015

Romolenzi e il bicchiere mezzo pieno

La lezione comunicativa del premier ha fatto centro anche localmente. E così anche noi abbiamo una creatura nazionale che somma in sé destra e sinistra, un romolenzi dalla stessa filosofia del presidente del consiglio. “Basta piangersi addosso, basta pessimismi, siamo in ripresa, la colpa se le cose non vanno sono dei gufi, non mia, che sono capace di fare tre cose in una.” I successi quali sarebbero? Apre HeM, apre il locale in piazza Cesare Battisti, che sono catene industriali che trovi a Milano, Parma, Abbiategrasso e Forlimpopoli. E' come vantarsi di avere aperto i negozi dei cinesi e il McDonald.  Poi ci sono i successi futuri: la grande ondata turistica che verrà dall'ascensore(!) e dalle celebrazioni del '16, la fabbrica Pipistrel, il Gect, ecc.ecc. I poveri sono in costante aumento, la gente non trova lavoro, i giovani scappano dalla città? Ma è colpa della crisi, del complotto giudaiocomassonicoislamista che colpisce l'economia mondiale e rispetto al quale nulla si puote. Trascurati i problemi della Fondazione Coronini, Istituto di Musica, deindustrializzazione, ecc. Errori? Nessuno. Colpe? Tutte degli altri. L'unica cosa che turba la serenità del nostro sono quegli odiosi del Forum, che vogliono accogliere gli afgani. Siamo matti? In una città dove c'è Intimissimi, OVS e HeM gli afga non possono stare, perchè rovinano il decoro! E poi cosa fanno i comuni de sinistra?  E' vero che Cormons, San Canzian, Staranzano, Romans e altri accolgono,  è vero che anche Cosolini e Honsell sono alle prese con gli stessi problemi, ma comunque il capoluogo è vittima, martire, umiliato da cattivi che stanno in regione e contro i quali nulla si puote.  Ha ragione! Basta frignare, mettiamoci al lavoro, cambiamo verso! Io lo faccio per prima. 
Adg

mercoledì 30 dicembre 2015

Gorizia, tra solidarietà europea e impotenza istituzionale

Dalla Francia, dalla Slovenia, dalla Croazia, dall'Austria, dalla Germania, dalla Svizzera e da tante regioni d'Italia, sono numerose le iniziative di solidarietà realizzate a favore dell'accoglienza dei richiedenti asilo "fuori convenzione" presenti a Gorizia. Le associazioni e le persone che si stanno mobilitando per raggiungere la città portando camion di generi di prima necessità non si domandano se sia giusto o meno aiutare i profughi o se questi abbiano o meno il diritto di restare in Italia. Semplicemente riconoscono il fatto della loro presenza e sostengono l'iniziativa dei volontari Caritas, Insieme con voi e singoli cittadini che da oltre un anno svolgono un lavoro incredibile, per di più insultati e ridicolizzati da chi avrebbe dovuto coordinare le azioni. Sì, perché questo è ciò che stupisce: da ogni parte d'Europa ci si accorge di quello che accade a Gorizia, mentre a Gorizia la posizione ufficiale dell'amministrazione comunale che dovrebbe gestire quella che viene impropriamente definita un'emergenza è una sola, "che se ne vadano da un'altra parte". Mah...

L'avevamo detto noi...

Da anni è impossibile camminare intorno alle mura del Castello
L'avevamo detto...
E' una triste espressione, non soltanto perché manifesta un senso di impotenza nei confronti di una situazione che avrebbe potuto essere molto diversa da quella che è, ma anche perché delle tesi di "quel tempo" si impossessano proprio coloro che le osteggiavano. 
Muschi, licheni e spesso anche alberi crescono indisturbati
Ad esempio, nessuno si sogna di riconoscere che avevano ragione i tanto vituperati "pacifisti" che prevedevano grandi guai dagli interventi in Afghanistan e Iraq dopo le stragi dell'11 settembre 2001; eppure tutti gareggiano ora nel deplorare quelle guerre che hanno contribuito a destabilizzare il Pianeta, ben di più di quanto già non lo fosse prima.
Coloro che manifestavano contro l'apertura del famigerato Cpta (poi Cpt poi Cie) di Gradisca d'Isonzo continuano a essere considerati pericolosi teppisti, mentre gli stessi estensori della legge che lo ha istituito ne riconoscono oggi la non opportunità e molti che a quel tempo prudentemente tacevano oggi - dopo che è stato chiuso - lo definiscono un lager. 
Quando il Comitato per la salvaguardia della Sanità goriziana proponeva di non sperperare soldi nella ristrutturazione del San Giovanni di Dio e prevedeva l'impoverimento del sistema sanitario isontino, veniva dileggiato da coloro che avevano avviato a livello regionale la Riforma targata Fasola e appoggiata dall'assessore alle finanze Romoli. Ora che tale prospettiva si sta realizzando in tutte le sue parti, lo stesso - divenuto sindaco di Gorizia - e la sua amministrazione si fanno paladini e difensori di ciò che essi stessi hanno in modo decisivo contribuito a creare. E nessuno è disposto a riconoscere le ragioni dei 15mila firmatari dell'appello a favore dell'ormai diroccato Ospedale di Via Vittorio Veneto, tuttora additati come gufi sfasciacarrozze. 
E durante la raccolta di firme avviata dal Forum per scongiurare l'inizio dei lavori per la costruzione degli inutili ascensori del Castello di Gorizia, buona parte dell'attuale Giunta si era scatenata nel contraddire - dicevano "dati alla mano", peraltro mai presentati pubblicamente - sostenendo la realizzazione "prima della conclusione del primo mandato Romoli" e il ruolo di "volano dell'economia cittadina". Adesso che il ritardo accumulato sfiora i cinque anni, che i lavori sono fermi a tempo indeterminato, che la collina è desolata e che anche le mura del castello continuano - nonostante i mille proclami di segno opposto - a mostrare segni di incuria e degrado... nessuno si sogna di dire che "avevano ragione loro". Meglio riversare la colpa ancora una volta, otto anni dopo, sull'amministrazione Brancati.
Insomma, è bello sapere di aver ragione, è triste constatare che se tali ragioni fossero state riconosciute prima... Il che non è diverso dal dire "del senno del poi sono piene le fosse".
ab

lunedì 28 dicembre 2015

Fine della Misna? Speriamo di no!!!

La sigla Misna è acronimo di Missionary International Service News Agency. Si tratta di un'agenzia di stampa che, raccogliendo la voce dei missionari e di molti altri abitanti dei Paesi del Sud del mondo, ha consentito a chi non ha voce di trovare un riferimento professionale assai importante per far conoscere situazioni e problematiche ordinariamente escluse dai media dominanti. Grazie alla Misna giornalisti e testate di tutto il mondo hanno potuto interessarsi alla vita di miliardi di persone "escluse" anche dal diritto di informare es essere informati. Ebbene, questo straordinario strumento di conoscenza sta per chiudere, in quanto i costi di gestione sono troppo alti per un'attività libera al servizio della democrazia e dell'autentica conoscenza dei problemi planetari. Il 31 dicembre la Misna potrebbe chiudere i battenti. Il condizionale è dovuto all'apertura di qualche spiraglio di speranza negli ultimi giorni, dovuto essenzialmente al coro di solidarietà che si è innalzato appena sentita la notizia della crisi. Anche da questo blog, per quanto questo possa servire, si esprime solidarietà, invitando chi può a farlo accedendo in questi giorni al sito www.misna.org dove viene spiegata tutta la questione.

giovedì 24 dicembre 2015

Ο Λογος σαρχ εγενετο

Buon Natale, che sia l'aurora di un giorno nuovo.
Vesel Božič in srečno novo leto. A tutti, vsem...

I complottisti del Forum

Se incontri per il Corso, altezza parco della rimembranza, Fabio Gentile che ti chiede “Dov'è Antonini?” guai a rispondergli “dritto di qui”. A lui non piacciono i rettilinei, ma solo curve, anse, viuzze, calli, cunicoli, dossi e dossetti (d piccola), sentieri e carrugi. Così nella sua lettera al Piccolo, davanti alla lineare evidenza che il Forum si candida alle elezioni, difende l'accoglienza, ma anche il lavoro per tutti, la trasparenza amministrativa e crede che si debba lavorare con Nova Gorica, quindi sarebbe opportuna una conoscenza almeno di base della lingua slovena, vede complotti, problemi, agguati e trabocchetti, tipici dell'orrenda sinistra cattocomunista, complottista e inciuciara, che vuole ritagliarsi uno spazio nello sfascio del pd, ma non ce la farà mai perchè gli sloveni non vogliono il buonismo, Bianchini vuole la rotatoria e Cecot preferisce il container, e dunque falliranno ed è giusto così, perchè litigano, fanno confusione e perchè il popolo darà nuovamente fiducia a Forza Italia. Amen.  Ma dunque perchè preoccuparsi, perchè prendersela, quando tanto bene si è fatto alla collettività, con un lavoro paziente e rigoroso i cui benefici effetti sono sotto gli occhi di tutti? Stai sereno FG, che le elezioni le vinci di nuovo tu! 
adg

Il presepio della Madonnina

Da oltre un anno, questa è la scena ordinaria della Gorizia dei richiedenti asilo. In questi giorni passeranno un Natale "senza convenzione" circa 150 persone. Se ne sono accorti i Medici senza Frontiere, la cui nuova ottima struttura mobile ne ospita 75, la Caritas e i volontari che da molti mesi offrono un alloggio a 50 presso la Madonnina e una trentina in Piazzutta, organizzazioni italiane e straniere che da ogni parte portano materiali d'ogni sorta per alleviare il disagio degli "ospiti". Ma sì, oggi basti questo, un grazie a chi si sta adoperando in modo gratuito e competente per realizzare ciò che dovrebbe essere compito di qualsiasi amministrazione sul territorio nazionale. E un grazie anche ai nuovi arrivati, per la correttezza, la gentilezza e il rispetto con il quale trattano la nostra bella città.

Così, tanto per non essere buoni a Natale...


Soltanto per essere un po' antipatici e contrastare il buonismo natalizio, due osservazioni sugli addobbi ufficiali.
Nella foto in alto si può contemplare un esempio di come ormai si dia per scontato il "deserto" nelle vie cittadine. Altrimenti, come potrebbe non generarsi un ingorgo tra pedoni bloccati dal palo del semaforo, dall'alberello luminoso e dall'inopportuna "ciclabile" sui marciapiedi di Corso Verdi?
Per quanto riguarda l'estetica, già ci sarebbe da ridire qualcosa sugli alberelli disseminati davanti ai negozi cittadini, ma anche le insegne luminose sopra le strade pongono qualche interrogativo.
Non tutti infatti comprendono subito di cosa si tratti: date le impunite osservazioni sessiste di un autorevole consigliere comunale, la prima cosa che viene in mente non è certo un tendaggio da scena teatrale...

lunedì 21 dicembre 2015

Benvenuti Medici senza Frontiere!

Un convinto "benvenuti!" ai Medici senza Frontiere che hanno installato presso il San Giuseppe di Gorizia gli alloggi provvisori per i richiedenti asilo fuori convenzione. Nonostante la solita premessa del sindaco sulla presunta inutilità della struttura, i primi cinquanta profughi hanno già trovato alloggio temporaneo, lasciando la tenda della Madonnina. Insomma, è stato un grande passo avanti del volontariato, quello internazionale sostenuto e accompagnato da quello locale, mentre tutto sembra ancora fermo sul piano istituzionale.

sabato 19 dicembre 2015

Echi dal convegno del M5S

Da quello che si è capito, il sindaco Romoli è andato via anzitempo, "per altri impegni", dal convegno promosso dal M5S sull'immigrazione. Non ha così ascoltato la rappresentante dell'associazione Insieme con noi, la quale ha ribadito che dal Comune non è arrivato alcun sostegno all'azione umanitaria che avrebbe invece dovuto promuovere o meglio coordinare. Mentre oggi giungono da Graz e dalla Croazia due camion di aiuti per i richiedenti asilo che ancora vivono numerosi fuori convenzione a Gorizia, non si è sentita alcuna risposta alle domande dei cittadini, tacciate in blocco come "speculazione politica". Oltre a lanciare strali - questi sì, mera speculazione politica - Romoli dovrebbe cominciare a dare delle risposte: cosa ha fatto concretamente il Comune per alleviare i disagi di centinaia di esseri umani che hanno vissuto e continuano a vivere sulle rive dell'Isonzo? Oltre a dire che "devono andare da un'altra parte", il sindaco e la sua giunta si sono preoccupati di incontrarli, di verificare le loro condizioni, di procurare loro e ai volontari che da oltre un anno li assistono il cibo e possibilmente un alloggio dignitoso? Oltre a sparare accuse infamanti immaginando interessi economici dietro lo sfiancante lavoro delle persone di buona volontà, concretamente cosa si è fatto per evitare incidenti come quello accaduto durante l'estate a Taymur? Senza l'incredibile e continuo intervento dei volontari di guai ce ne sarebbero stati molti di più. Questi instancabili lavoratori sono addirittura accusati di essere la causa dei flussi migratori, invece di essere riconosciuti con un atto di pubblica gratitudine. Fa pensare anche l'imbarazzo dell'assessore Torrenti che riconosce la non riuscita del progetto accoglienza diffusa nei diversi comuni e riversa su essi la responsabilità. Le parole pronunciate ieri al Palace Hotel sono esattamente le stesse del dicembre 2014. E' passato un anno, non si è fatto alcun passo avanti, le uniche soluzioni adottate sono state finora il trasferimento in altre regioni d'Italia e il riempimento del Cara. E' poco per presentare il Fvg come regione modello d'accoglienza e per non ritenere che quello che si è verificato sia un vero e proprio fallimento della politica. Di centro destra e di centro sinistra...
ab

venerdì 18 dicembre 2015

Gentile politologo, ...

Non soltanto ho avuto occasione di conoscere la competenza come giornalista e poi come amministratrice, ma ho anche una grande stima di Mara Cernic come persona con un ruolo importante nella città e nella provincia di Gorizia. 
Detto questo, ho trovato divertente scoprire nell'odierna dichiarazione al Piccolo di Fabio Gentile che la vice-presidente della Provincia sarebbe la mia "candidata ideale" per le prossime amministrative di Gorizia.  Forse il nostro fine umorista, nonostante decenni di carriera politica locale, non conosce molto bene il quadro delle posizioni partitiche della città. E forse si diverte - nulla di male, per carità! - a indovinare retroscena e a perlustrare intenzioni nascoste.
In realtà no, mi dispiace per le sue aspirazioni di politologo. In primo luogo la dizione "minoranza" non mi appartiene, di solito parlo di "comunità slovena". E poi nella mia mente - quando ho dichiarato che il prossimo sindaco di Gorizia dovrebbe essere donna, slovena o almeno in grado di comprendere e farsi comprendere, non c'era ancora alcun volto e alcun nome. 
Prevedendo che il futuro di Gorizia possa essere pensato soltanto insieme agli abitanti di Nova Gorica e dintorni, ritengo logicamente che sia indispensabile che chi amministra possa esprimersi senza difficoltà nelle due lingue, ancor meglio se anche in friulano. E la proposta di una donna non è legata alla preoccupazione di rispettare quote o questioni di parità di genere. Semplicemente, dopo 70 anni di amministrazione retta da un maschio, potrebbe essere utile cambiare e portare alla guida della città una donna. Chi? Per il momento non lo so e anche se lo sapessi non lo direi...
Andrea Bellavite

L'allegra Apocalisse, di A. Paasilinna

Un consiglio di lettura per le fredde serate invernali. Inquietante e nello stesso tempo divertente è il romanzo del finlandese Arto Paasilinna, L'allegra Apocalisse, pubblicato in traduzione italiana dall'ottima casa editrice Iperborea nel 2010. Non è semplice definire il genere letterario. per alcuni versi è fantascienza o fantapolitica internazionale, con l'immaginazione di un futuro non molto lontano dal presente, anzi intrecciato con alcuni avvenimenti planetari già accaduti negli ultimi decenni. Per altri versi è humor nero, a partire dall'episodio che avvia la trama, la disposizione testamentaria di un autentico "bruciachiese" che vuole che nei suoi enormi possedimenti sia costruita una chiesa. Per altri ancora è un libro di denuncia della situazione interiore ed esteriore dell'homo sapiens al tempo della crisi del capitalismo mondiale. La descrizione dei personaggi è avvincente, mentre i boschi e i laghi della Finlandia prendono forma e si trasformano in suggestivo sfondo paesaggistico e come luce proiettata sull'anima. Insomma, un testo da non perdere, per conoscere meglio un autore assai stimato nella sua patria e già apprezzato in Italia, dove la stessa Iperborea ha già pubblicato la maggior parte dei suoi romanzi. E anche, perché no?, per farsi un paio di sane risate, alle spalle del vecchio Asser Toropainen...
ab

mercoledì 16 dicembre 2015

Sciacalli & sciacalli

Il sindaco Romoli accusa di squallido sciacallaggio chi si domanda se lasciare decine e decine di persone per oltre un anno in balia di sé stesse configura un reato di omissione di soccorso. E se, a fronte dei molteplici avvertimenti di pericolo, non fare nulla per evitare assembramenti molto pericolosi sulle rive del fiume non possa corrispondere a qualche reato determinato dal non aver evitato una tragedia come l'annegamento di un richiedente asilo nella scorsa estate. E' sciacallaggio domandare a chi di dovere se esistano o meno degli estremi, là dove il documento presentato è corredato da testimonianze, articoli e ampie analisi su ciò che è accaduto? O non è invece sciacallaggio sfruttare il malumore dell'opinione pubblica gettando benzina sul fuoco delle divisioni, affermando tra le altre cose che l'accentuazione del fenomeno migratorio dipende da coloro che si sono schierato a favore dell'accoglienza senza e senza ma? Perfino l'Arcivescovo ha richiamato implicitamente Romoli, nel momento in cui questi - nella sua battaglia morale contro i richiedenti asilo e soprattutto contro chi li assiste (compresa un'associazione internazionale prestigiosa come Medici senza Frontiere - ha ribadito come l'unica soluzione sia "che se ne vadano da un'altra parte". "Si possono avere opinioni differenti - ha sostanzialmente detto il Vescovo - ma una volta che degli esseri umani "albergano" in un determinato territorio, qualcuno deve pur prendersi cura di loro!" Invece di accusare a vanvera, il sindaco si adoperi - come è sua primaria responsabilità - per sollevare dal pericolo tuttora incombente le decine di profughi fuori convenzione, molti dei quali di nuovo sull'Isonzo. Poi continui pure la sua lotta - per certi versi perfino condivisibile - per convincere anche altri comuni a fare altrettanto. Altrimenti non se la prenda se viene accusato di negligenza da chi da lungo tempo l'aveva avvertito e da chi da oltre un anno si prende cura quotidianamente dei richiedenti asilo non convenzionati.
ab

martedì 15 dicembre 2015

Il "nostro" Carso. Recensione

Quando un libro piace   - e a me “L'Isonzo” è piaciuto molto - si teme di leggerne un altro dalla struttura simile, come è “ Il Carso”, per paura di esserne delusi. Sbagliato! “Il Carso” è un libro veramente bello: le foto magnifiche emozionano e danno l'idea dell'enorme lavoro, delle ore che Massimo Crivellari ha trascorso per trovare “quello” scatto, “quella” luce, “quello” scorcio e sono in grado di colpirci sia quando riprendono la grande scogliera a strapiombo sul mare, sia quando fissano l'amore immobile del rospo e della rana. I testi di Andrea Bellavite lasciano ancora una volta stupiti. Ripercorrono lo splendido territorio roccioso e aspro del Carso da Gorizia, alla Slovenia alla Val Rosandra e lo vivono con una pienezza assoluta. Oltre alla natura più visibile, oltre ai paesini di pietra dalle strette viuzze che riparano dalla bora, Andrea ci porta in una dimensione più articolata, più emozionante, più complessa del semplice viaggio o della normale escursione. Nel descrivere il paesaggio parla di letteratura, di storia, di diverse e misteriose religioni, di archeologia, nomina decine di specie di funghi, di animali, parla di conformazione delle rocce, di grotte, di cave, di feste paesane, di tradizioni popolari, di gastronomia, passando da un'argomentazione all'altra con grande semplicità e immediatezza, come se fosse naturale conoscere un luogo in questo modo. Come per “L'Isonzo”, questo non è un libro sul Carso, ma è un'immersione totale, anima e corpo nell'ambiente, priva del distacco che di solito accompagna molti libri di viaggio. La sua è un'esperienza sensoriale e intellettuale, che fa venire la voglia di chiudere il libro, salire in macchina e ripercorrere i luoghi che magari conosciamo,  portando con noi almeno un po' del suo sguardo. Colpiscono i testi per la mancanza di ogni gerarchia: le citazioni dei libri sacri, la poesia e la filosofia sono pensieri che si generano osservando il sommaco o un semplice insetto. Emerge con forza l'orrore per la guerra. Guerra come distruzione della bellezza, come separazione degli elementi, come annientamento della vita che è di per sé tanto fragile e breve e deve andare conservata. La guerra è tanto più insopportabile per una persona che ama la complessità e le differenze che ci sono in una terrestre e celeste unità del creato di cui tutti facciamo parte. 
adg

Accoglienza a Gorizia: depositato esposto presso la Procura della Repubblica

Lo scorso venerdì 11 dicembre, le associazioni Tenda per la Pace e i Diritti (referente territoriale per la Campagna LasciateCIEntrare), Forum Gorizia, e una rete di singoli cittadini attivi sul territorio, hanno presentato alla Procura della Repubblica di Gorizia un esposto relativo all’operato delle istituzioni nella gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo dal novembre 2013 ad oggi. 
Ripercorrendo gli episodi salienti degli ultimi due anni, l’esposto chiede di fare luce sull’operato di istituzioni quali il Comune e la Prefettura di Gorizia e sulle possibili responsabilità per le numerose e accertate violazioni di diritti umani nei confronti dei richiedenti asilo presenti in provincia. Come viene illustrato nel testo, la presenza di accampamenti di richiedenti asilo lungo il fiume Isonzo, lungi dall’essere ascrivibile ad una situazione “emergenziale”, è il risultato di una mai avvenuta predisposizione di un sistema di accoglienza strutturato.  La morte di Taimur (7/08/2015), che viveva accampato insieme ad altre decine di richiedenti asilo sulle rive del fiume Isonzo, rappresenta il culmine di una situazione di ordinaria passività e negligenza che tuttavia non ha prodotto significativi cambiamenti nella gestione dell’accoglienza nella città .
Abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e omicidio colposo sono le ipotesi di reato avanzate nell’esposto nei confronti di chi non ha fatto nulla per evitare questa tragedia.
 A distanza di un anno e mezzo dalla deposizione di un esposto volto a far chiarezza sugli avvenimenti dell’agosto 2013 avvenuti nell’ex CIE di Gradisca, il testo presentato mercoledì scorso evidenzia come la riapertura di quegli stessi locali (già oggetto di denuncia per mancanza di requisiti strutturali) sia diventata una pratica costante per evitare di individuare strutture adeguate.
La situazione, ad oggi, non è cambiata, e il sistema di accoglienza a Gorizia si regge quasi esclusivamente sul lavoro dei volontari. In una nota recente relativa all’intervento di Medici Senza Frontiere in città, l’organizzazione chiedeva alle autorità locali di “rispettare i propri obblighi e di impegnarsi nell’accoglienza, fornendo e gestendo spazi idonei, dove le persone possano essere accolte con un riparo, cibo, servizi igienici e assistenza medica”.
Gli attivisti della Campagna LasciateCIEntrare, che da qualche anno monitora il sistema dell’accoglienza italiano, commentano così la situazione goriziana:
“Quella di Gorizia ci è apparsa sin dall'inizio come estremamente grave e necessaria di un intervento delle autorità perché, in base a quanto osservato e raccolto, a Gorizia si compivano abusi e omissioni che nuocevano i principi fondamentali della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. Non possiamo definire quella che abbiamo incontrato una politica di accoglienza degna di un paese civile che ha e riceve tutte le risorse per poter garantire ai profughi standard di vita decenti e dignitosi’.
Le associazioni e i singoli firmatari auspicano che l’esposto - risultato di un collettivo lavoro di documentazione durato mesi - sia non solo strumento per l’accertamento delle responsabilità per la situazione di ‘non accoglienza’ goriziana, ma che divenga anche esempio della sempre più necessaria azione di monitoraggio del trattamento dei richiedenti asilo nel nostro paese da parte della società civile. 
Genni Fabrizio – Tenda per la Pace e i Diritti
Anna Di Gianantonio – Forum Gorizia
Marta Pacor – Coordinamento Refugees Welcome to Italy- FVG

Barbara Franzot 

lunedì 14 dicembre 2015

Per la trasparenza amministrativa

Conferenza stampa del Forum per Gorizia, oggi, lunedì 14 dicembre, alle ore 11.30 presso il bar "da Nino" in via XXIV maggio. Il tema è la trasparenza amministrativa e la gestione di alcune strutture che hanno a che fare con il bene comune dei cittadini. Saranno presentate la replica del sindaco Romoli alle domande riguardanti la Fondazione Coronini e la controreplica del Forum che ha ritenuto del tutto insufficiente la risposta. Saranno inoltre richiesti chiarimenti intorno alla presenza dell'"Università popolare di Gorizia" negli edifici del Comune e sull'utilizzo - da parte di un ente privato - di un logo troppo simile a quello ufficiale del Comune. Si approfondiranno anche altri argomenti attuali, nell'ambito di una campagna che il Forum prevede di portare avanti per sollecitare una sempre maggiore apertura della realtà amministrativa alle esigenze di chiarezza sull'utilizzo di beni la cui proprietà è di tutti.

domenica 13 dicembre 2015

Sale strapiene per Franco Barbero

Scorcio del pubblico, all'esterno della sala
L'iniziativa proposta da Isonzo Soča questa domenica pomeriggio ha ottenuto uno strepitoso successo di pubblico. Vuoi la sistematica e sinergica promozione dell'evento, vuoi la figura di spicco del relatore Franco Barbero, vuoi la tenace intelligenza con la quale il direttore della rivista ha voluto arrivare fino in fondo... fatto sta che la sala Della Torre della Fondazione Carigo era piena al di là del verosimile e lo stesso vale per l'atrio e un'altra sala con video aperta per l'occasione da un'altra parte. Per quanto riguarda i contenuti, ottimo e sintetico è stato l'intervento di Dario Stasi che ha sottolineato attraverso immagini suggestive la particolare situazione del nostro territorio in rapporto ai grandi movimenti che hanno interessato il mondo antico. Franco Barbero ha poi letteralmente incantato il pubblico con un discorso magistrale che ha consentito non soltanto di immergersi in un periodo particolarmente turbolento della storia europea, ma anche di tracciare significativi confronti con la situazione attuale e le contemporanee "migrazioni di popoli". Non è questo lo spazio per proporre una sintesi, la riflessione è stata ampia e complessa, proposta con una semplicità e una simpatia straordinarie. Insomma, un evento riuscito, i goriziani sono pronti a uscire di casa anche la domenica pomeriggio, quando viene loro proposta una meditazione sulla storia, particolarmente se chi la offre è personaggio noto per la competenza e per la capacità di coinvolgere e avvincere il pubblico. Bravo Dario Stasi, grazie a chi ha appoggiato l'iniziativa. Avanti così!

Interviste sul Piccolo e prospettive del Forum

Bella intervista ad Andrea Bellavite, sul Piccolo di oggi. Di lui apprezzo il coraggio, la determinazione, la coerenza. Il che non significa non avere dubbi, paure, incertezze, anche perchè le sponde, gli attracchi della politica sono incerti e mobili. Andrea lascia la Chiesa, lascia la religione (non le fede, che altra cosa) e decide di occuparsi del bene pubblico, oltrechè di cultura, come fa da anni. Non lo fa con il PD o con forze numericamente consistenti, ma decide di continuare ad  impegnarsi con il Forum, il piccolo gruppetto di irriducibili, che dopo l'ultima batosta elettorale non si è disperso, ma ha continuato a fare politica su diversi fronti: quello urbanistico, quello dell'immigrazione, quello della trasparenza amministrativa, quello della cultura del Novecento, quello della scuola, quello della salute mentale, quello delle disabilità, quello degli incontri con le realtà slovene. L'esperienza del Forum in questi anni è stata segnata senz'altro dalla follia di persone che hanno ritenuto che la politica potesse essere un'attività che richiedeva passione e impegno, più che soldi e riconoscimenti, convinti che fuori dai palazzi si potesse comunque fare qualcosa. Andrea di questo percorso è stato il perno più importante, la figura di riferimento. Ha fatto la scelta giusta: non so se sarà la scelta che paga di più, almeno in questo mondo, ma certamente già oggi il Forum ha vinto la sua battaglia e offre un punto di riferimento a chi, orfano dei partiti, vuole continuare a discutere a conoscere. Forse Andrea non aprirà mai le porte ricche e lussuose del Giubileo di Roma, con un buffo cappello in testa, ma la porta della nostra casa l'ha aperta già da un pezzo, e sappiamo che modeste abitazioni si rivelano spesso case accoglienti, molto più calde e stabili degli attici di 300mq. 
adg

Tra stupidi vandalismi e inutili sarcasmi

Sul Piccolo di oggi c'è la notizia delle scritte ingiuriose contro Manuel Rizzi, titolare del distributore di benzina Tamoil in Lungh'Isonzo Argentina. La piena e convinta solidarietà nei confronti di Manuel è immediata. Del resto, si può definire "lotta politica" un vandalismo finalizzato soltanto a creare amarezza e disagio? L'anonimato non spiega le ragioni del gesto e la firma con la A cerchiata può essere stata tracciata da chiunque, anche come falsa rivendicazione tesa a mettere in cattiva luce una parte politica.
L'autentica politica rifugge da gesti insensati come quello compiuto dall'anonimo writer, ma anche da provocazioni inutili e offensive come quella che alcuni giorni fa due noti esponenti della politica goriziana hanno messo in atto, facendosi fotografare sorridenti mentre tenevano in mano il cartello "Gorizia, frazione di Kabul". Ironizzare su questioni molto serie e ridicolizzare i poveri non sono gesti degni di persone che vogliono affrontare e risolvere le questioni, tanto più quando chi li compie riveste importanti ruoli pubblici. Non sarebbe il caso di darsi una calmata?
ab

sabato 12 dicembre 2015

Il filo spinato strappa la coscienza di essere umani

La costruzione della barriera anti-uomo tra Slovenia e Croazia non pone soltanto questioni relative alle relazioni internazionali e alla sempre più fragile "tenuta" dell'Unione Europea davanti alla crescita numerica del fenomeno migratorio. Il respingimento di migliaia di persone che cercano di raggiungere quello che loro immaginano essere l'Eldorado solleva interrogativi morali di ampio respiro. Il più assillante riguarda la consueta presunta distinzione dichiarata tra chi sarebbe "a casa propria" e chi invece "ospite". Quale essere umano ha scelto di nascere proprio in questo periodo, nell'Occidente ricco, in quella specifica realtà? Da quale merito deriverebbe il diritto di nascere in Germania o Italia piuttosto che in Pakistan o in Sudan? Cosa significa vivere "a casa propria", se non stabilire che l'umanità possa essere divisa sulla base della ricchezza, dell'appartenenza culturale e sociale? Non è proprio questa la definizione del razzismo?
Questi interrogativi non tolgono la responsabilità politica agli Stati che devono in qualche modo farsi carico di un aumento improvviso della popolazione e di delicate problematiche riguardanti l'integrazione delle diversità. Tuttavia stabiliscono che l'unico punto di partenza coerente con la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia umana è il riconoscere che coloro che arrivano sono delle sorelle e dei fratelli e come tali - con tutte le difficoltà che ciò può comportare - devono essere trattati. Altrimenti non si può che stabilire una diversità di trattamento e di considerazione tra chi vive da una parte chi vive dall'altra. Triste storia quest'ultima, della quale si sono già viste le tragiche conseguenze.
ab

venerdì 11 dicembre 2015

Dicembre culturale goriziano

Lo storico Franco Barbero, domenica 13 a Gorizia
Domenica 13 dicembre, alle ore 17, il noto storico Franco Barbero parlerà nella sala Della Torre della Fondazione Carigo di Gorizia dell'Impero Romano e dei Barbari, L'iniziativa è promossa da Isonzo Soča, in collaborazione con la stessa Fondazione e il Comune di Gorizia. L'introduzione sarà di Dario Stasi che spiegherà anche il senso di questa originale proposta incentrata sulla condivisione della cultura nel tempo di solito "inutilizzato" della domenica pomeriggio. Il tema è avvincente, sia per i risvolti storici che riguardano il territorio goriziano che per le inquietanti e affascinanti attualizzazione che se ne possono trarre, a partire dall'analisi della stessa parola "barbaro".
E' una tappa di un dicembre davvero interessante, con una serie di eventi culturali di ampio respiro.
Ieri sera presso la Libreria Editrice Goriziana, il libro "Il Carso" di Crivellari/Bellavite è stato presentato da Ciril Zlobec, il più noto poeta sloveno vivente, che ha raccontato alcuni frammenti della sua complessa esistenza e ha raccontato l'anima e il cuore di un territorio caratterizzato dall'armonia delle diversità. Stasera replica a Monfalcone, alle 18, presso la libreria Ubik/Rinascita, dove con gli autori converseranno Angelo Floramo, Roberto Covaz e Katia Marioni.
Sempre stasera, venerdì 11 dicembre alle 17 presso la sala Incontro di San Rocco a Gorizia ci sarà anche la presentazione di una vera perla letteraria: il giovane scrittore e studioso Vanni Feresin pubblica "Petali di Gorizia", una serie di saggi sulla storia, l'arte, le tradizioni e i personaggi della città, in particolare dal Settecento all'inizio del Novecento. L'introduzione è affidata a Giulio Tavian e Andrea Nicolausig.
Per quanto riguarda le arti figurative, si sottolinea il prolungamento fino a Natale della bella mostra di Evaristo Cian presso il Kulturni dom di Gorizia, mentre fino a gennaio inoltrato saranno visitabili le mostre di Franco Dugo a Palazzo Attems. A questo proposito è da non perdere l'ultimo numero del settimanale Voce Isontina, soprattutto per ciò che concerne la recensione del libro di Feresin e l'ampia, assai interessante intervista dell'ottima Selina Trevisan al pittore Franco Dugo.
Insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta!

giovedì 10 dicembre 2015

A tutto c'è un limite...

C'è davvero da restare allibiti! Sembra quasi che l'attuale Giunta comunale ritenga un fattore di grave disturbo l'azione di alcune decine di volontari che - coordinati dalla Caritas - da oltre un anno stanno togliendo all'Amministrazione le castagne dal fuoco. Mentre queste persone di buona volontà sono allo stremo delle forze, dopo aver garantito pasti caldi e un tetto sulla testa a migliaia di persone, il Sindaco Romoli, pur sapendo benissimo i motivi per cui i "numeri" della Questura non possono corrispondere a quelli dei richiedenti asilo appena arrivati in città, accusa addirittura Medici senza Frontiere di "gonfiarli" per giustificare la loro presenza a Gorizia. Eppure per sapere chi "mente", per dirla con Romoli, basta lasciare in disparte le scartoffie e andare sul luogo, alla Madonnina per esempio e vedere come è la situazione reale. Perfino l'Arcivescovo ha bacchettato il Sindaco quando in conferenza stampa ha detto sostanzialmente: sull'accoglienza diffusa può pensarla come vuole, ma dal momento che le persone ci sono e sono in difficoltà, è dovere di ciascuno prenderne atto e dare una risposta indispensabile e concreta. Nel frattempo l'assessore Romano - divenuta famosa in Italia per l'appoggio politico e istituzionale a Casa Pound - accusa senza mezzi termini la "realtà che guarda solo alle difficoltà degli stranieri e dei richiedenti asilo" di agire essenzialmente per farsi pubblicità e di essere condizionata "da appoggi politici o faziosi". Ma tutto questo è inverosimile. Nessuna amministrazione, neppure della destra più destra, si sognerebbe di accusare il volontariato di essere la causa dell'immigrazione. E, pur sostenendo posizioni di perplessità di fronte alle oggettive difficoltà causate dalla concentrazione di tante persone in un solo luogo, farebbe di tutto per alleviare i disagi dei nuovi venuti e dei cittadini. A fronte dell'incapacità congenita ad affrontare il problema del welfare, la Romano, che a suo tempo si era dimostrata inefficace perfino di fronte al "problema" di una sola persona italiana (ricordate la signora dei giardini?), si vanta del'aiuto concesso - grazie peraltro a una benemerita associazione che lo ha fornito - a 11 famiglie in difficoltà della città. Basta chiedere i "numeri" dei residenti goriziani (e non certo "solo" degli immigrati come sibillinamente sostiene l'assessore) sostenuti dalla Caritas, dalle parrocchie e da altre associazioni cittadine per rendersi conto della situazione e per comprendere quanto sia assurda e inverosimile la guerra di parole scatenata dalla ditta Romoli/Romano contro chi cerca di agire con un po' di "misericordia" nei confronti di chi ne ha bisogno.
ab

mercoledì 9 dicembre 2015

Misericordia, c'è anche il Giubileo!

E così, è iniziato anche il Giubileo della Misericordia. La porta santa di San Pietro è stata aperta ieri, esattamente 50 anni dopo la fine del Concilio Vaticano II, al quale ovviamente ieri è stato fatto frequente riferimento. Francesco è stato all'altezza delle aspettative, con il suo richiamo a non avere paura in un momento in cui tutto sembra orientare alla generazione del terrore e a far prevalere la misericordia sul giudizio. In questo caso, contestando chi ha finora sostenuto la necessità di temere il giudizio di Dio, ha rovesciato la posizione sottolineando la necessità di annunciare anzitutto la divina misericordia. Non ha parlato di indulgenza, anche se i rituali di apertura e di attraversamento della porta santa non sono stati modificati e il "viaggio a Roma" non è stato né suggerito né sconsigliato. Al di là delle parole, spesso talmente condivisibili da sfiorare l'ovvietà (banalizzando un po' meglio il perdono che la vendetta, meglio la pace che la guerra, meglio volersi bene che volersi male, meglio accogliere che respingere e così via), forse da questo Giubileo ci si potrebbero aspettare i primi segnali di una Riforma reale della cattolicità, non centrata soltanto sulla simpatia, sulla creatività e sull'indiscutibile appeal del Vescovo di Roma. Nell'agenda interna, oltre alla revisione del ruolo magisteriale del Papa e dei Vescovi e alla reale accoglienza dei laici nei sistemi di gestione della Chiesa, ci sono degli appuntamenti urgenti, quali l'ammissione delle donne alla ricezione del sacramento dell'Ordine (diaconato, presbiterato ed episcopato), l'abolizione del celibato obbligatorio per i clerici "latini", la questione del matrimonio in tutte le sue forme. E nell'agenda esterna, l'annuncio della misericordia ci si auspica sia accompagnato da nette prese di posizione autenticamente politica riguardo alle vere centrali del terrorismo mondiale, alle motivazioni e alle responsabilità della crisi planetaria, alla condanna di chi fabbrica, commercia e utilizza le armi, alla cancellazione del debito immane che grava sui Paesi più poveri. In questo senso davvero il viaggio a Roma è inutile. La "misericordia" non è cattolica e neppure cristiana. E' un atteggiamento che presuppone il sentirsi uniti indissolubilmente agli altri propri simili e alla stessa natura. E' un "darsi reciprocamente il cuore", un "prendersi cura gli uni degli altri", indipendentemente dal proprio credo o visione ideologica. Ognuno ha qualche porta santa metaforica da varcare. E forse, al di là dei riti, dei (forse non così lauti) guadagni degli operatori turistici e dei sistemi di sicurezza, è questo il vero senso della proposta papale: ricostruire ponti distrutti, ripristinare sentieri interrotti, comprendere se non accogliere le "ragioni" dell'altro, rifiutare ogni vendetta e celebrare il quotidiano laico rito del perdono.
ab

Il grazie a Cormonslibri

Con il concerto di Vinicio Capossela si è chiusa ieri una splendida edizione di Cormonslibri. E' stata ancora una volta la dimostrazione di come sia possibile "fare cultura" anche con mezzi e costi relativamente limitati. Sul palco del Cinema Italia, del Teatro Comunale e di tanti altri luoghi di Cormons e del goriziano, si sono alternati nomi molto noti del panorama culturale nazionale - da Ovadia a Odifredi, da Moser a Mancuso, solo per citarne alcuni - e altri meno noti provenienti da varie parti del mondo e introdotti da giornalisti e personaggi della cultura locale. L'aspetto più originale è stato quello relativo all'attenzione nei confronti non dei più e neppure dei meno noti, ma proprio degli "sconosciuti". La scelta di rendere i richiedenti asilo presenti a Cormons e a Gabria protagonisti del festival, sia con un assai interessante incontro a essi dedicato sia con il loro coinvolgimento come accompagnatori di sala, è stata veramente intelligente, coinvolgente e per certi versi profetica. Non è mancata una sensibilità nei confronti del mondo del carcere, come pure di quello della salute mentale, con alcune performance che hanno coinvolto attori e spettatori in un applaudito sistema di autentica integrazione. Non è possibile sintetizzare due settimane così intense, collegate a un'attività ininterrotta durante tutto l'anno. C'è solo lo spazio per dire a Renzo Furlano, alle sue assai brave collaboratrici e collaboratori un convinto "grazie e avanti ancora così".

Venti di destra da ovest

Passata la prima ondata di preoccupazione o di euforia, dopo il successo di Marine Le Pen in Francia si possono proporre altre e più meditate riflessioni. Anzitutto la destra italiana ha poco da rallegrarsi, dal momento che la Le Pen, a differenza di ciò che accade in zona italica, ha cambiato toni e atteggiamenti, adeguando la "sua" destra alla situazione politica e sociale del Paese. Sarà pure strategia, ma lo "strappo" con il padre e la chiara dissociazione dalla condanna dell'Islam al'indomani degli attentati di Parigi indicano una statura politica assai diversa rispetto a quella dei beceri neodifensori degli italici presepi nelle scuole. Certo, il vento che soffia da Ovest indica che gli elettori sono alla ricerca di nuovi punti di riferimento, capaci di interpretare il presente e di proporre indicazioni sostenibili per il futuro. In Italia tale spazio potrebbe - il condizionale è d'obbligo - essere proprio quello di una Sinistra sociale, pronta a farsi carico delle esigenze dei cittadini troppo provati da una crisi mondiale voluta proprio dai padroni del vapore. I temi dell'accoglienza, della legalità, della giustizia sociale, dei diritti civili anche quelli della trasformazione di un sistema politico che continua a rigenerare se stesso, potrebbero essere fatti propri, accanto agli altri, più tradizionali ma troppo spesso dimenticati, della tutela del diritto al lavoro e di un efficace welfare comunitario. Il condizionale di cui sopra è purtroppo indispensabile: l'impressione è che la Sinistra italiana, dopo una breve boccata d'ossigeno determinata dal risicato 4% alle ultime europee, stia ancora una volta facendo di tutto per dividere anche quella minima base in un'altra pletora di gruppi, dalla Sinistra Italiana a quella Umile, dai Possibili ai neoUlivisti. Insomma, niente di nuovo sotto il sole!

venerdì 4 dicembre 2015

Presepio e laicità, la vera questione

Ritornando sull'argomento e cercando di riportarlo a un altro livello di riflessione, nella discussione in atto sul presepio a scuola si nota un equivoco di fondo. Parlando di tale segno religioso natalizio o più in generale del crocifisso negli ambienti pubblici, c'è chi ritiene tale presenza inopportuna "per non offendere la sensibilità di chi professa altre fedi religiose" oppure, all'opposto, c'è chi la ritiene indispensabile "perché chi viene a casa nostra deve rispettare la nostra cultura". La questione invece è un'altra: non centra niente il rispetto nei confronti dei musulmani o viceversa la loro accettazione dei simboli dei cristiani. Centra invece, e molto!, il concetto di laicità. E su questo, sembrerà strano, uno dei più grandi Maestri è proprio il protagonista della discussione. Non c'è niente di più "laico" della nascita di un bambino in un caravanserraglio, perché "non c'era più posto negli alberghi". E non c'è niente di più laico delle parole di Gesù sul vero luogo di culto, cioè "lo spirito e la verità" e non più il Tempio o il Monte sacro. Per tre secoli i cristiani non hanno voluto edifici sacri e l'unico tempo della festa era la memoria settimanale della Risurrezione del "dominus" (che ha dato il nome alla "domenica"). Eppure quello è stato il tempo della massima consapevolezza e della più ampia diffusione del messaggio in ambienti che non lo avevano mai sentito proclamare. "Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio". Questa frase citata miliardi di volte a proposito e a sproposito non potrebbe essere il vero modello a cui riferirsi in questo ordine di discussioni? Se così fosse, il presepio a scuola ci potrebbe anche stare, se in uno specifico contesto lo si ritiene opportuno, anche se davanti alla Gelmini che canta a squarciagola Tu scendi dalla stelle davvero verrebbe voglia per quest'anno di emanare una circolare di divieto per evitare quella che si configura come una vera e propria profanazione. Il presepio non è il segno identitario di una "cultura" che non esiste più o addirittura un elemento di appartenenza in grado di includere o escludere. Potrebbe essere l'occasione per "fare scuola", ovvero per far conoscere le origini della festa del Natale nell'ambito delle feste del Solstizio d'inverno, il vero dettato dei vangeli delle origini con le loro evidenti contraddizioni dovute alla diversa preoccupazione teologica dei narratori, l'influenza straordinaria di quei testi e degli apocrifi (si pensi al ruolo del Protoevangelo di Giacomo negli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova) sulla storia dell'arte, della letteratura e della politica. Così come, in occasione della conclusione del mese di Ramadan, si potrebbe cogliere l'occasione per far conoscere importanti e di solito del tutto sconosciute caratteristiche della religione musulmana o studiare le feste ebraiche e l'importanza che hanno avuto nel contesto della storia occidentale. Così, solo per fare qualche esempio... Quindi, la laicità non ha a che fare con il rispetto o il non rispetto, ma con la caratterizzazione di ogni ambiente per quello che è: date alla scuola quello che è della scuola e date alle chiese quello che è delle chiese, là dove nel primo caso ci si esercita a far funzionare la ragione per crescere come cittadini, nel secondo si è aiutati a far maturare la propria fede, liberamente scelta e abbracciata da chi la professa.
ab

mercoledì 2 dicembre 2015

Il vero problema della scuola italiana: il presepio

Ecco un post offerto su un piatto d'argento ai più scatenati commentatori. La domanda è rivolta agli over 40: chi ricorda di aver visto un presepio nella propria scuola durante il periodo natalizio? E chi ha mai fatto caso alla presenza del crocifisso nelle aule? Allora, dal momento che si può supporre che quasi nessuno se ne sia accorto, come mai improvvisamente questi simboli essenzialmente religiosi sono diventati l'emblema della "cultura" italiana? Mentre la scuola italiana fa acqua da tutte le parti, sembra che improvvisamente il presepio sia diventato l'argomento più importante del momento. E' davvero paradossale, un segno "inventato" da san Francesco per affermare la presenza di Gesù nel cuore di ogni famiglia, diventa lo strumento per distinguere chi ha il diritto di cittadinanza in Italia e chi no. E la croce, segno che si afferma in ambito cristiano dopo il VII secolo (mai i primi cristiani si sarebbero riconosciuti in un simile simbolo), richiamo alla morte di Gesù per ogni essere umano che vive sulla terra, si trova brandita come un bastone contro chi professa un'altra religione e chiede soltanto rispetto e accoglienza. Ognuno può realizzare il presepio a casa propria e riempire le proprie stanze dei simboli religiosi che maggiormente rappresentano il suo credo. Ma la laicità dello Stato è un valore acquisito nell'ambito di ogni società democratica. Perché mai nei luoghi pubblici di uno Stato laico deve essere collocato per legge un simbolo esplicitamente e inequivocabilmente appartenente a una specifica religione? Oppure si pensa che debba essere sottolineata la forma religiosa professata dalla maggioranza dei cittadini? Ragionamento assai pericoloso, se ci si pensa bene, tenuto conto dei flussi demografici del momento... Si accettano risposte, meglio se non viscerali, ma supportate da un ragionamento.
Andrea Bellavite

sabato 28 novembre 2015

Domenica 29, ore 11, Marcia globale per il Clima. Alla Transalpina



Su iniziativa del blog Piazza Traunik e dell’associazione Essere cittadini, a Gorizia, dell'associazione Zelemenjava, a Nova Gorica;  con l'adesione di comitato #noBiomasseGO,  Forum Gorizia , Gruppo speleo "L.V.Bertarelli", Kulturni dom Gorica,  i cittadini  si ritroveranno, alle 11 di domenica 29 novembre, in piazza della Transalpina – trg Europa, unendosi alle persone di tutto il mondo nella Marcia Globale per il Clima. "Gorizia e Nova Gorica: due città in marcia per il clima" è l'occasione per partecipare all’allarme contro gli effetti devastanti del cambiamento climatico alla vigilia del summit di Parigi, in cui i capi di stato di tutto il mondo si ritroveranno per discutere una strategia globale.“La Marcia Globale per il Clima si sta trasformando in una mobilitazione di massa in tutto il pianeta per chiedere ai leader mondiali di agire con più decisione e con immediatezza per fermare i cambiamenti climatici. Fa purtroppo  riflettere come, proprio nel momento in cui tutti insieme ci uniamo per affrontare questa sfida, si attivino meccanismi a livello internazionale che, seminando violenza, terrore e divisioni, cercano in ogni modo di impedircelo. Questo è il momento di dimostrare chi siamo per salvare tutto ciò che ci sta a cuore: durante il flash mob del 29 novembre, a tutti i partecipanti verrà consegnato un cuore verde su cui scrivere il proprio pensiero sull'ambiente."L’azione degli abitanti di Gorizia e Nova Gorica dimostra l’alto livello di coinvolgimento sul tema da parte dell’opinione pubblica e la sensibilità locale non solo sulla paventata catastrofe ambientale ma anche sulla necessità di una rivoluzione verde che risolva la predominanza degli interessi economici sui diritti alla vita, alla salute, alla giustizia economica e sociale.  La presenza dei cittadini alla marcia globale per il clima serve anche a sollecitare le amministrazioni locali, il cui ruolo è fondamentale sul piano degli interventi concreti e su quello della sensibilizzazione e dell’educazione delle comunità.Opere pubbliche ed edilizia privata, salvaguardia del suolo e riuso del patrimonio immobiliare esistente,  introduzione di tecnologie, corretta gestione delle fonti di energia rinnovabile, trasporti modali, gestione del territorio, salvaguardia degli habitat naturali,  offerte educativi e informative: sono alcuni degli aspetti sui quali gli enti di governo locali, anche grazie alle possibilità offerte dalle reti territoriali di attori non istituzionali ma fortemente motivati, possono intervenire  pianificando la riduzione delle emissioni, il corretto uso delle risorse, la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, mettendo in pratica strategie di intervento e mitigazione sui cambiamenti di cui tutti, in un modo o nell’altro, subiamo la pressione. Nel caso di Gorizia e Nova Gorica,  utilizzando la prospettiva transfrontaliera per rendere maggiormente efficaci e coerenti tra loro le iniziative su un bacino che ricomprenda entrambi i territori. Questo è il momento di dimostrare chi siamo e che ci siamo per salvare tutto ciò che ci sta a cuore: durante il flash mob del 29 novembre, a tutti i partecipanti verrà consegnato un cuore verde su cui scrivere il proprio pensiero sull'ambiente.
Martina Luciani

venerdì 27 novembre 2015

Sempre più giù...

Nell'Inferno quotidiano che ci tocca sopportare, quali sono i peccatori 2.0 che Dante metterebbe nella sua cantica?
Nell'ottavo cerchio, sesta bolgia, quella degli Ipocriti, senz'altro il Maestro collocherebbe (pur con il beneficio della verifica sino all'ultimo grado di giudizio) il leghista che pare abbia speculato sui rifornimenti del CIE di Gradisca. Ma come? Prima  li si vuole rispedire a casa loro e nel frattempo si specula sulle forniture da dare ai centri che li accolgono? Si metta il mantello dei dannati, fuori d'oro e dentro di piombo!
Nel secondo cerchio dei Lussuriosi mettiamo Franco Hassek, il quale spia le volontarie e insinua che portino le cene per avere favori sessuali da parte degli afghani. Da notare: è presidente della commissione pari opportunità del comune, riunita tre volte nel corso del mandato, dove lui dovrebbe affrontare i problemi dell'altra metà del cielo, con quali competenze possiamo immaginare. Un plauso a chi dalla commissione si è dimesso, come le consigliere Korsic e Tucci, un boato a chi, secondo la logica della solidarietà maschile, vota per tenerselo e magari con grandi manate sulle spalle farà una gara a chi la fa più lontano. Fugga via il presidente sospinto da un forte vento e per l'eternità!

Nel nono cerchio, quello dei Traditori dei loro benefattori e ospiti (l'elettorato goriziano), il capogruppo di Forza Italia che fa votare una mozione per cui i lavori del consiglio comunale devono continuare dopo la mezzanotte, così il giorno dopo lui avrà il giorno libero dal lavoro. Immerso nel ghiaccio per sempre! Noi schiocchi elettori ci metteranno, se ci va bene, nel Limbo, ma, secondo me, Dio ci butterà piuttosto tra gli Ignavi. Facciamo troppo poco per andare in Paradiso. 
adg

giovedì 26 novembre 2015

E se la battaglia partigiana di Gorizia fosse ricordata in un film?

Si pubblica volentieri il seguente comunicato stampa del Kulturni dom di Gorizia.
La battaglia di Gorizia è stata rievocata in un assai interessante incontro che si è tenuto al Kulturni dom di Gorizia lo scorso martedì 24 novembre. L'occasione è stata la presentazione del libro di Luciano Patat, La battaglia partigiana di Gorizia, edito da Gaspari edizioni. Dialogando con  Dario Mattiussi, l'autore ha presentato prima le azioni della Brigata Torino, schierata già la notte dell'8 settembre 1943 nella zona di Salcano al fine di impedire l'avanzata verso la città delle truppe tedesche, poi il ruolo fondamentale della Brigata proletaria. Quest'ultima, resa operativa in brevissimo tempo dopo l'armistizio e composta soprattutto da giovani operai dei Cantieri navali di Monfalcone, impegna duramente per una ventina di giorni le preponderanti forze militari tedesche, rallentandone l'avanzata verso la pianura italica. E' stata la prima formazione costituitasi contro il nazi-fascismo e la sua è stata la prima battaglia partigiana in Italia. L'episodio è stato molto importante, anche se finora non molto conosciuto al di là della ristretta cerchia degli storici più esperti. Per questo tutti i relatori hanno proposto ulteriori approfondimenti in funzione di una presentazione efficace al grande pubblico. "Perché ad esempio non pensare a un grande film che possa rievocare qui giorni di eroismo e di gloria?", si è chiesto il presidente della Provincia Gherghetta nel suo intervento appassionato e tutt'altro che formale. A lui hanno fatto eco sia Mirko Primožič in rappresentanza dell'ANPI che il presidente del Kulturni dom Igor Komel, che ha rilanciato la proposta richiamando l'importanza di un tale ricordo anche per il mondo dei giovani. Hanno accompagnato l'incontro alcune canzoni eseguite dal gruppo corale e strumentale pacifista No Bel.
L’incontro è stato promosso dal Kulturni dom di Gorizia in collaborazione con CormonsLibri e l’Anpi di Gorizia.

Un doveroso grazie e un auspicio

L’assessore Ilaria Cecot, a nome dell’intera giunta provinciale, esprime pieno e convinto sostegno all’intervento di Medici Senza Frontiere, ringraziando l’organizzazione, premio Nobel per la Pace, per la sensibilità dimostrata nei confronti del nostro territorio e rendendosi disponibile per eventuali collaborazioni.
Continua Cecot: “La Provincia di Gorizia e la città di Gorizia, in particolare, vivono ormai da quasi due anni una drammatica emergenza tra il silenzio assordante delle istituzioni preposte e l’ostracismo dell’amministrazione comunale. Emergenza, quella goriziana, che non va quantificata in termini numerici ma piuttosto pesata per la completa violazione delle norme sull’accoglienza (Dlg 140/2015) e per le violazioni dei più elementari diritti dell’ uomo. Le continue violazioni dei diritti umani, cui abbiamo assistito in questi anni, hanno portato alla morte di un ragazzo di 25 anni per annegamento e fatto conoscere Gorizia come luogo in cui si assiste passivamente ad un’ordinaria vergogna nel più completo immobilismo istituzionale e tra la strumentale e populistica propaganda di un’amministrazione comunale, che ha dimostrato di non voler governare il proprio territorio, preferendo parlare alla pancia della gente, alimentando volutamente le paure e il disagio dei goriziani per meri fini elettorali e politici.
Un doveroso ringraziamento va anche alla Caritas Diocesana ed ai volontari dell’associazione Insieme con Voi che da un anno quotidianamente suppliscono, con il loro lavoro e del tutto gratuitamente, alle carenze di un sistema di accoglienza disciplinato per legge dello Stato, che ha dimostrato più volte di non saper, o peggio, non voler funzionare. Un sistema più attento agli equilibrismi politici che alle reali problematiche questi esodi straordinari.
Concludo con un accorato appello alle amministrazioni coinvolte, Comune, Regione e Prefettura, perché, ora che la fase emergenziale potrà essere superata, grazie all’intervento di MSF, sarà quanto mai necessario continuare a lavorare seriamente in un’ottica di programmazione per strutturare un sistema di accoglienza isontino e regionale che rispetti i diritti inviolabili dell’uomo e le leggi dello Stato."
Ilaria Cecot, assessore al Welfare della Provincia di Gorizia

mercoledì 25 novembre 2015

Perché Isontina Ambiente ha paura del benchmarking

 Su “Il Piccolo” di oggi Isontina Ambiente  sostiene che il benchmarking  nel settore della raccolta dei rifiuti è “estremamente delicato e difficile da effettuare”.  Si tratta di un’affermazione del tutto priva di fondamento. Il benchmarking  “competitivo” è al contrario veloce, semplice ed economico: è infatti il semplice confronto dei risultati di diverse aziende, che nel caso dei rifiuti viene periodicamente effettuato da associazioni  indipendenti e reso pubblico.  E’ stato ideato negli Stati uniti alla fine degli anni settanta per migliorare le prestazioni di un’azienda, attraverso  il confronto tra prodotti e processi operativi delle aziende più autorevoli  presenti nella stessa zona di mercato.  Ma Isontina Ambiente è una partecipata “monopolista”  e, quindi, dimostra di essere assolutamente disinteressata al mercato, tanto il Comune pagherà comunque i suoi servizi “a  piè di lista”.  Tanto peggio per i cittadini.  L’attività che il buon amministratore deve affrontare  viene subito dopo l’acquisizione del benchmarking: si tratta di chiedersi perché un’altra azienda dello stesso ramo d’attività riesce ad avere costi tanto più bassi dei suoi. E di agire di conseguenza, assumendo modelli più economici  nell’interesse del cittadino-consumatore. Ma il guaio di questi amministratori  pubblici monopolisti è proprio questo:  pensano di  non avere  obbiettivi di risparmio e molto probabilmente  nessuno nel comune di Gorizia glieli pone.   
Per l’anno 2014  i cittadini che hanno portato i loro rifiuti alle isole ecologiche e quelli che hanno effettuato il compostaggio domestico hanno ricevuto in totale  rispettivamente  47.714 euro e  39.965  euro;  comunque va notato che dall’inizio della raccolta differenziata  ( 2005 )  la cifra per chilo di materiale, che viene  riconosciuta al cittadino  è in costante  e  progressiva diminuzione.   Soprattutto si tratta di un risparmio fittizio: le cifre sopra indicate non sono sopportate dal Comune, come magari  pensano i cittadini, ma vengono redistribuite tra tutti i cittadini, come si può vedere dal “Piano finanziario TARI 2015",  anche tra quelli che hanno conferito i loro rifiuti alle isole ecologiche.  
Un’ultima annotazione:  lo statuto assegna  a Isontina ambiente come unica attività quella della raccolta dei rifiuti. Il fatto che la partecipata  eserciti  altre attività  e che non ci sia chiarezza per il cittadino su quali esse siano è l’ennesima manifestazione di opacità, evidentemente approvata dall’amministrazione comunale di Gorizia. 
Rosamaria Forzi                                                                                                                 

lunedì 23 novembre 2015

Un opportuno check-up per l'Isonzo/Soča

Molto interessante il check-up dell'Isonzo, proposto da alcune associazioni ambientaliste del territorio. Venerdì 20 novembre si è tenuta la prima sessione del Convegno, nella Sala Della Torre della Fondazione CariGo di Gorizia. Introdotto da Luca Cadez davanti a un pubblico numeroso, partecipe e attento, l'incontro ha consentito di scandagliare alcuni aspetti importanti del "fiume di smeraldo", riconoscendo le opportunità e le criticità del momento. Se da una parte si è evidenziata la necessità e l'urgenza di un progetto condiviso tra Italia e Slovenia intorno allo sfruttamento delle acque, dall'altra è stato illustrato con grande competenza lo stato di salute di un corso d'acqua il cui continuo cambiamento di livello dovuto alla presenza dei già troppo numerosi sbarramenti costituisce di fatto una minaccia per l'equilibrio biologico e ambientale. Dall'analisi offerta dai diversi relatori è emersa una realtà non drammatica, ma certamente preoccupante.L'impressione è che ci sia ancora poco tempo per intervenire e per evitare il peggio. E' necessario quindi incontrarsi e far incontrare tutte le categorie che hanno a che fare con l'Isonzo/Soča: non soltanto gli agricoltori e i politici, ma anche gli imprenditori, gli istituti accademici, gli operatori culturali, artistici e turistici, i movimenti per la tutela dell'ambiente e tutti i cittadini che sentano come proprio il bellissimo fiume. La seconda sessione del Convegno è prevista per venerdì prossimo, 27 novembre, con inizio alle ore 15.

Stazione di Monfalcone, ritorno al passato


Un post per sorridere (ma neppure tanto). Se si vuole compiere un bel salto nel passato, basta raggiungere la stazione di Monfalcone. La pubblicità nella sala d'aspetto, a tutto il 23 novembre 2015, ricorda ai possessori di una televisione che dal 27 novembre al 15 dicembre si spegnerà il vecchio segnale. L'informazione è interessante per gli utenti, peccato che il passaggio è avvenuto ben cinque anni fa, alla fine del 2010. Se poi si esce dalla stazione ferroviaria e ci si dirige verso il centro, c'è la già citata bacheca del "Partito dei Democratici di Sinistra": con stupore si apprende che Barack Obama ha vinto il Nobel per la pace. "Ma non l'aveva già preso qualche anno fa?" Sì, nell'autunno 2009. Allora, forse si sta sognando? Forse tutto ciò che è accaduto da allora a oggi è frutto solo di fantasia? Oppure - ahimé questa sembra essere la verità - a nessuno interessa più aggiornare i cittadini e meno che meno mettere mano a una bacheca che tra poco entrerà a far parte dei beni antichi da tutelare...
ab

domenica 22 novembre 2015

A Cormonslibri, una boccata d'ossigeno culturale

Si è tanto parlato di migranti in questi ultimi mesi, si sono espresse tante idee intorno ai richiedenti asilo, a Gorizia e altrove. Ma loro hanno parlato poco, raramente è stata offerta loro la possibilità di esprimersi, di raccontare pubblicamente la loro storia. È accaduto invece ieri sera a Cormonslibri, nell'ambito della Giornata del Rifugiato. Davanti a un pubblico numeroso è molto attento, tre giovani - due afghani è un pakistano - si sono raccontati, sollecitati dagli interrogativi discreti di Gianfranco Schiavone, Pierluigi Di Piazza (intervenuto in collegamento telefonico), Andrea Bellavite e di alcuni partecipanti. Hanno spiegato perché sono stati costretti ad andarsene, rifiutando la logica della violenza imposta sia dai talebani che dai governativi. Hanno raccontato la loro Odissea, giornate estenuanti di cammino per attraversare un confine, arresti e detenzioni indiscriminati con trattamenti a volte disumani, alternanza costanti di speranza è paure. E hanno ringraziato con sincero affetto l'Italia per l'accoglienza, in particolare le comunità di Cormons e di Savogna d'Isonzo che li ospitano attualmente è alle quali vorrebbero dedicare il loro tempo e le loro energie. "Ci sentiamo già parte di questo territorio - hanno ribadito in lingua parsi e in lingua inglese - e lo vogliamo servire con tutto ciò che possiamo mettere a disposizione delle nostre forze". I richiedenti asilo, "arruolati" dalla bellissima iniziativa di Renzo Furlano come assistenti di sala, hanno dato a tutti i presenti una bella lezione di semplicità, umiltà e desiderio di vera amicizia. Una boccata d'ossigeno, in questi tempi di violenza, di intolleranza, di manipolazione delle informazioni e delle convinzioni...
ab

A venti anni dagli accordi di Dayton

Non ė certo un orario ideale, ma la domenica mattina alle 6.10 RaiRadio1 trasmette un programma molto interessante. Il titolo ė Est Ovest e il tema è la realtà culturale e sociale del Centro Europa. Questa mattina un ampio servizio è stato dedicato agli accordi di Dayton, stipulati nel mese di novembre 1995. Con quel trattato ci si prefiggevano due obiettivi, quello di fermare la devastante guerra in Bosnia e Erzegovina è quello di consentire al Paese l'avvio di un percorso di sviluppo sostenibile. La prima meta è stata raggiunta e da venti anni non si sono più verificati episodi bellici di notevole entità, il secondo invece non è stato neppure sfiorato. La creazione della Confederazione composta da due entità praticamente indipendenti - quella serba è quella bosniaco musulmana - non ha favorito un percorso unitario, ma ha moltiplicato a dismisura gli apparati burocratici. In uno Stato dove la disoccupazione è a livelli molto elevati, si contano 140 ministri e i cosiddetti costi della politica sono alle stelle. Il cammino verso l'integrazione europea è molto lungo e la Bosnia e Erzegovina rischia di essere ancora una polveriera, nel momento in cui le singole realtà religiose e culturali non riescano a trovare un'adeguata convivenza. La Costituzione imposta da Dayton assegna alle tre principali religioni (musulmana, cattolica e ortodossa) un ruolo fondamentale nella gestione del potere. La Corte europea di Strasburgo ne ha dichiarato sei anni fa l'inammissibilità, in quanto penalizzante nei confronti di chi non si riconosce in nessuna delle tre forme. Nessuno tuttavia si muove per pretenderne il cambiamento. Toccare Dayton potrebbe significare oggi aprire un vaso di Pandora dal quale non si sa che cosa potrebbe uscire, tenuto conto anche della sempre più delicata situazione europea e mondiale. Insomma, un ventennale assai complesso, tra attese e delusioni... e una trasmissione assai interessante che meriterebbe una migliore collocazione oraria nel palinsesto Rai!
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venerdì 20 novembre 2015

Una guerra che (forse) non vinceremo e una guerra da vincere

Ho sempre augurato a me stesso di non vivere mai l’esperienza della guerra e ancor meno di non dover puntare addosso ad un altro essere umano un’arma.
Mio padre aveva dodici anni nel 1940, ha visto e vissuto tante cose che ti segnano per sempre: i bombardamenti, i rastrellamenti, la fame, la deportazione di parenti, la distruzione del proprio paese, la paura, l’incontro con lo straniero (in particolare con un soldato neozelandese). Di tutto ciò ha tentato di dirmi una parte, di darmi un’idea di cosa fosse ritrovarsi in una guerra.
Oggi mi rendo conto che quanto mi ha detto mi aiuta a ricordare cosa è la guerra per chi non la decide, ma la subisce (ovvero per la quasi totalità di chi vi è coinvolto).  Ma non è abbastanza. La guerra dentro cui ci troviamo – non importa se vogliamo usare questa parola o meno – è così uguale e al contempo così diversa da quelle del passato.
Il nemico (il linguaggio della guerra pretende l’uso del termine nemico) è uno stato/non stato, è lontano e in mezzo a noi, è così diverso ma vive la nostra stessa quotidianità. Un nemico di cui sai tutto e sai niente. La cui ferocia (il nemico è per antonomasia feroce) non sai se sia maggiore quando distrugge i siti archeologici e i musei, o quando sgozza i prigionieri, o quando ti fa capire con ineffabile efficacia che ogni luogo, ogni momento potrebbero essere quelli di un attacco.
Un nemico del tuo paese, ma anche personale, di ciò che hai costruito, sperato, creduto. Un nemico del tuo modo di essere umano. Un nemico tuo e di tanti che non conosci, che sono lontani e muoiono e soffrono ben più di te in Nigeria, Mali, Somalia, Filippine…e sì ovviamente anche in Siria, Iraq, Afghanistan, Egitto, Libia…
Un nemico che viene da lontano: Per me da quella sera dell’agosto 2001 in cui vidi piangere un algerino di circa quaranta anni accolto al Centro San Giuseppe. Piangeva per la sua solitudine, per la sua famiglia sterminata – tutta – dai fondamentalisti che la notte entravano nei villaggi e al mattino se ne andavano dopo averli trasformati in cimiteri.
Un nemico fatto a nostra immagine e somiglianza. Evocato, modellato da chi si è ritenuto così furbo e intelligente da poter continuare a fare le guerre per procura. Ennesima versione di quel “armiamoci e partite” che evidentemente non è prerogativa solo italiana.
Un nemico a cui è giusto dare di tutto: le bombe sulla testa, ma anche i dollari in nero per il petrolio. Un nemico per cui fare la colletta quotidiana acquistando le sue canne. A cui rivelarsi intenditori d’arte, quella non distrutta e messa da parte per noi (quelli di noi che se la possono permettere, ovviamente). Un nemico al quale continuiamo a regalare uno dei più grandi affari del secolo: quello della migrazione.
Un nemico barbaro quanto vogliamo, ma di una intelligenza non comune. Fa la guerra, produce profughi, li accompagna come solerte pastore alle rive del mare nostrum, intasca il pedaggio e tanti saluti ai profughi e all’Europa.
Un nemico che su questo aspetto ha un nemico assolutamente stupido (cioè noi). Togliessimo a lui l’esclusiva di questi viaggi, li rendessimo certi, sicuri, legali gli cancelleremmo una fonte di finanziamento di proporzioni colossali.
Ma noi al nostro nemico in fondo vogliamo bene. Non sia mai che si trovi a corto di soldi e soprattutto di armi. Per lui il supermarket è sempre aperto, anche nel weekend. E se gli mancassero soldati, niente paura, con disarmante lungimiranza abbiamo preparato un brodo di coltura a casa nostra che è qualcosa di grande…
Siamo in guerra, a pezzi e bocconi come papa Francesco ci ripete da oltre un anno. (Che strana ironia che il primo a capire questa guerra sia stato un uomo di pace).
Siamo in guerra. Una guerra dai molti fronti e multiforme.
Temo ci sia un tipo di guerra che non vinceremo e un tipo di guerra che dobbiamo assolutamente vincere.
Credo che non vinceremo la guerra delle bombe. Oggi tanti sono convinti che la soluzione è “più bombe”.
Nel corso della mia vita ho già visto due volte fallire questo tipo di scelta.
Ero bambino e poi ragazzo e ho visto quel “più bombe” in Vietnam. Gli Stati Uniti se ne sono andati con la coda tra le gambe (certamente i motivi sono stati tanti, ma l’esito è stato quello).
Da adulto ho visto “più bombe” sull’Afghanistan. E l’Unione Sovietica andarsene con la coda tra le gambe (e anche allora i motivi sono stati tanti, ma l’esito lo stesso).
C’è veramente una desolante mancanza di fantasia se nel 2015 siamo ancora convinti che quel “più bombe” sia decisivo.
Questa non è certamente la considerazione di un esperto di cose militari, ma ho visto, penso e deduco.
Non so come andrà a finire la guerra delle armi; non so se si combatterà solo in Siria/Iraq o si estenderà ad altri continenti.
So che c’è una guerra che non possiamo perdere, quella dei diritti e della speranza.
Gli eventi di questi ultimi anni rivelano come si siano costruite società a due velocità. Una per chi ha tutte le opportunità ed una per chi ne ha sempre meno o addirittura nessuna. E’ inevitabile che se si affermano dei diritti per tutti prima o poi gli esclusi vengano a chiedere: e a noi quando?
Sta nella coerenza di una società dei diritti non poter eludere questa richiesta.
Oggi le splendide parole della rivoluzione francese non risuonano nella vita di tanti. Tanti musulmani (e non solo).
Ma prima erano indiani nell’India britannica, neri negli Usa degli anni ’50 e ’60, ancora neri nell’Africa dell’apartheid.
Le guerre degli oppressi, degli esclusi, dei “senza posto per loro” sono state vinte dai Gandhi, Martin Luther King, Mandela.
Sono state vinte perché non si poteva perderle, perché altri esiti sarebbero stati atroci oltre immaginazione.
Sono state vinte non con bombe intelligenti, ma con scelte intelligenti; sono state vinte non con forze speciali ma con vite speciali.
Noi dobbiamo vincere la guerra della disperazione, dell’emarginazione, dell’esclusione. E se abbiamo la fortuna di non essere disperati, emarginati ed esclusi ascoltiamoli e facciamoci prossimi. Dove c’è condivisione non c’è più guerra.
Bernardo De Santis 


SALVIAMO L'ISONZO!

Inizia oggi alle 15, presso la Sala Della Torre della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il convegno dedicato all'Isonzo. Questo venerdì e il prossimo, 27 novembre, studiose e studiosi di ecologia insieme a esperti della situazione ambientale del "più bel fiume d'Europa, si alterneranno sul banco dei relatori per tracciarne lo stato di salute, evidenziare criticità e opportunità, sottolineare prospettive per un sostenibile futuro. Nella colonna a destra è riportato il programma completo del Convegno. L'iniziativa, promossa da alcuni circoli ambientalisti del territorio, unisce appassionati e ricercatori, sloveni e italiani, nell'analisi della situazione e nella comune individuazione di soluzioni ai principali problemi che interessano in questo momento un corso d'acqua che è un vero grande bene comune da salvaguardare, nella sua bellezza e nella sua ricchissima storia, geologica e antropologica. Non c'è che da augurare buon lavoro e segnalare che la partecipazione è aperta a tutti.

mercoledì 18 novembre 2015

Cormonslibri 2015, Cultura e Solidarietà

19 giornate e oltre 70 eventi fra presentazioni di libri, reading, concerti e performance artistiche originali: la decima edizioni di Cormònslibri – Festival del Libro e dell’Informazione, di scena a Cormòns (GO) dal 20 novembre all’8 dicembre, è pronta alla partenza e vedrà, come ogni anno, un’anteprima dal 20 al 25 novembre, seguita dall’inaugurazione ufficiale in programma giovedì 26 novembre alle ore 17.30 in Sala Italia. Cormònslibri è un evento promosso dall’Amministrazione Comunale di Cormòns in collaborazione con l’Associazione Culturaglobale e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Gorizia, della ditta Ilcam spa, dellaFondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, della Camera di Commercio di Gorizia edella Banca di Cividale.Tema di quest’anno, L’essere in gioco che verrà declinato negli ambiti della vita privata, della società, dello sport, della legalità, della politica e della salvaguardia dell’ambiente. Sarà così l’On. Manlio Di Stefano (27/12) racconterà della questione palestinese; il ciclista Francesco Moser (28/11) della sua vita da campione; il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio (29/11), dell’azzardo in economia e nell’informazione; e Stefano Momentè (01/12) di alimentazione vegetariana.Attesissimi gli arrivi di Pino Corrias e Cinzia Poli (28/11), Andrea Scanzi e Piergiorgio Odifreddi (02/12), del violoncellista Mario Brunello (03/12), dei filosofi Gianni Vattimo e Aldo Rovatti (04/12) del teologo Vito Mancuso (08/12) e di Marco Anzovino (07/12).Cormonslibri è anche il Festival delle diversità ed è la prima rassegna che chiama a raccolta i richiedenti asilo per effettuare il servizio di sala, i carcerati per gli incontri di lettura (05/12) e la banda Free Tones del Basaglia di Gorizia (08/12) per la musica, proprio a dimostrare che le diversita’ possono realmente arricchire tutti. Di carcere e di diritti dei detenuti si parlerà inoltre nell’incontro con il Senatore Luigi Manconi (05/12); d’immigrazione con Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di solidarietà, Don Pierluigi Dipiazza e Andrea Bellavite (21/11), di mafia con Luana De Francisco, Ugo Dinello e Giampiero Rossi e di politica italiana con Tommaso Cerno (08/12).Cormònslibri quest’anno vanta importanti conferme fra cui Cormònslibri per le scuole: oltre 1.500 studenti arriveranno a Cormòns grazie a dieci bus gentilmente forniti da APT e verranno coinvolti in numerose iniziative, prima fra tutte la Giornata della Legalità (05/12) che vedrà protagonista l’ex magistrato e politico Antonio Ingroia; il Premio Letterario Cormònslibri, dedicato alla memoria di Alessandro Pesaola, e piacevoli novità come il concorso per aspiranti giornalisti; la collaborazione con l’Ordine dei giornalisti per una giornata di formazione e quella con l’ICS Consorzio Italiano Solidarietà – Ufficio Rifugiati Politici Onlus. Confermate le partnership che permetteranno di uscire da Cormòns con incontri che si terranno a Monfalcone, Gorizia, Nova Gorica (il 30.11 in biblioteca Igor Komel presenterà "L'Isonzo" di Andrea Bellavite e Massimo Crivellari), San Daniele (Biblioteca Guarneriana, incontro con Angelo Floramo e Ugo Spirito, autore di uno splendido testo sil Timavo) e Capriva.Anche per questa edizione i visitatori potranno partecipare alle camminate letterarie organizzate da Lis Tarlupulis, assaggiare il piatto Cormònslibri nei ristoranti convenzionati e dare un contributo solidale acquistando il libro Il Pane Offeso, il cui ricavato andrà ad una famiglia colpita da morte bianca. Lodevole, inoltre, l’attività di vendita di libri usati da parte della Consulta dei ragazzi della scuola media Pascoli, per l’autofinanziamento volto all’acquisto di attrezzature scolastiche.Sempre più spesso, gli ospiti che arrivano a Cormòns per questo Festival decidono di prolungare il loro soggiorno ed è interessante riscontrare come, pur essendo Cormònslibri una rassegna low budget, riesca a creare ricadute positive su tutto il territorio, anche grazie alla sinergia creata con le strutture ricettive ed i ristoranti.Cormonslibri è anche eventi musicali ed artistici che brillano all’interno delle 19 giornate di rassegna: si potrà così assistere alla letture di Luciano Roman dei Canti del Leopardi, al reading di Moni Ovadia (30/11), allo spettacolo di teatro e poesia di Ignazio Oliva (05/12), al reading musicato di Vinicio Capossela (08/12) e all’immancabile presenza del Teatro Incerto (22/11). Eventi a tema saranno: lo spettacolo di Fierascena (21/11) per la giornata del profugo e migrante, Aiar di tuesìn (22/11) per la giornata friulana e Tina&Frida (25/11) per la giornata contro la violenza sulle donne. E poi ancora musica, danza, teatro, mostre e tanto altro. In allegato, il programma completo che potrà essere consultato anche sul sitohttp://www.cormonslibri.it