venerdì 31 ottobre 2014

Rifugiati: il contorto ragionamento del centro destra

Difficile seguire il ragionamento di parte del centro destra goriziano, riportato oggi sul quotidiano locale.
In sostanza si afferma che non è ammissibile che delle persone possano vivere in condizioni tremende come quelle dei richiedenti asilo sulle sponde dell'Isonzo, occorre trovare delle soluzioni.
Tutti sanno che per almeno un mese non è stato possibile trovare una risposta immediata, se non l'unica, quella della tendopoli allestita in via Brass per iniziativa della Provincia. Ci si aspetterebbe un riconoscimento o un grazie convinto di fronte a questa iniziativa. Invece, seconda parte del contorto ragionamento, si accusa pesantemente l'assessore Cecot e indirettamente Gherghetta, di aver strumentalizzato la vicenda per finalità propagandistiche.
Ma cosa c'è di male - si chiede qualsiasi persona di buon senso - a realizzare una tendopoli d'emergenza a fronte dell'impotenza delle istituzioni? Si incentiva- secondo i centrodestristi - l'arrivo di altri immigrati che, infatti, sono giunti numerosi attratti dal passa parola sull'accoglienza ricevuta nelle tende.
Insomma, non devono stare sull'Isonzo ma altrove. Non si sa dove, ma non nel campo allestito dalla Provincia. Gorizia è "invasa" (che brutta parola!) dai rifugiati perché l'atteggiamento della Cecot ha spalancato loro le porte. Alla faccia delle guerre, della fame e delle persecuzioni che imperversano nel mondo costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire!
Anche le dichiarazioni del Prefetto sono un po' sconcertanti: se sa già che una parte cospicua dei richiedenti asilo non ne ha il diritto, a cosa serve la Commissione che deve verificare le richieste? Non è un po' rischioso affidare alla stampa elle sentenze su procedimenti appena avviati?
ab

giovedì 30 ottobre 2014

Storie di migrazioni: straordinario spettacolo al Kulturni dom


Afghanistan, Argentina, Brasile, Ghana, Italia, Messico, Moldavia, Russia, Slovenia, Thailandia, Transnistria, Ucraina. E ancora Croazia, Iran, Romania e tante altre nazioni. Sono i Paesi dai quali provengono le decine di persone immigrate a Gorizia che hanno dato vita mercoledì sera a uno straordinario spettacolo presso il Kulturni Dom di Gorizia, promosso dal Forum per Gorizia, con il contributo della Provincia..
Canto, poesia, prosa, ombre cinesi e rappresentazione teatrale si sono alternate in un crescendo di comunicazione. Il fenomeno migratorio è stato inserito nelle radici e nel contesto culturale. La conquista del Messico da parte di Cortez e la distruzione del popolo Atzeco hanno costituito il primo quadro, seguito dal toccante racconto della fuga dall'Afghanistan di uno degli attori. Più serena e altyrettanto interessante la narrazione e la danza che hanno accompagnato il ricordo dei riti sponsali thailandesi. Sorprendente la storia del tango argentino, presentata con il canto, la descrizione didattica e naturalmente il ballo e struggente la memoria cantata e danzata della propria terra natìa. Gioioso il finale, accompagnato da un trascinante ritmo ghanese che ha coinvolto tutti, anche gli spettatori, in un vortice d'entusiasmo.
Rilevante la sorpresa finale: gli attori hanno voluto chiamare sul palco l'emozionato regista Vito Dalò, senza il lavoro di due anni del quale nulla sarebbe stato possibile. Gli hanno regalato la lettura di una bella poesia a lui dedicata, composta e declamata da Anna Maria Fabbroni: un testo che ne delinea il carattere e l'apertura illimitata d'orizzonte.
Insomma, una gran bella serata, soprattutto la conferma del fatto che Gorizia, quando si apre all'accoglienza delle culture, delle lingue, delle religioni e delle concezioni della vita, è capace di offrire all'Europa e al Mondo un vero spettacolo di bellezza e di arte. Non solo sul palcoscenico di un teatro, ma anche sulla scena della vita.
Grazie Vito, grazie compagnia dei "Viandanti del mondo"!

mercoledì 29 ottobre 2014

"Penso" che forse i lavori dovrebbero ipoteticamente riprendere...

"Penso che prima della fine dell'anno riprenderanno i lavori per la costruzione degli ascensori al castello". E' in quel "penso" la chiave di lettura della dichiarazione del sindaco Romoli, riportata oggi sul quotidiano locale. E' un "penso" che viene ribadito da almeno tre anni, quelli che corrispondono al ritardo sulla tabella di marcia prevista. Se la fine di questa previsione sarà la stessa dei cento "penso" precedenti, la ripresa delle costruzioni continuerà ad essere una lontana chimera.
E poi, la valorizzazione di Borgo Castello dipendente dagli ascensori! Ci vogliono quasi meno tempo ed energie a salire da via Rastello al Borgo che dalla prevista stazione di arrivo degli ascensori, assai lontana dalla chiesa di Santo Spirito, dai musei e dalle altre strutture del Borgo.
Probabilmente il sindaco conta sulle dita i giorni che mancano alla fine del suo secondo, assai sofferto mandato, nella speranza di passare al suo successore le inevitabili "grane" che si stanno addensando, come nuvole nere, sull'ipotetica messa in moto di un marchingegno dell'utilità del quale nemmeno lui sembra convinto.

martedì 28 ottobre 2014

Trieste. Un professore rimuove il crocifisso dall'aula: reazioni a catena

Nei giorni scorsi Il Piccolo ha ospitato una serie di interventi relativi al gesto di un professore omosessuale di Trieste, Davide Zotti. Dopo aver letto un'intervista rilasciata al Corriere della Sera dal cardinal Ruini intorno al "ritardo" della Chiesa sull'omosessualità, sentitosi offeso dalle sue parole, ha deciso di togliere il crocifisso dall'aula scolastica nella quale stava facendo lezione, spiegando agli studenti le ragioni del suo atteggiamento. Ora rischia pesanti sanzioni, dopo aver incassato la solidarietà dei suoi studenti, ma anche ricevuto valanghe di insulti su facebook e sullo stesso quotidiano.
Al di là delle opinioni dell'ex presidente dei Vescovi italiani, evidentemente scosse dalla ventata di novità che sembra farsi strada nella Chiesa di papa Francesco, resta la domanda sull'opportunità della presenza di un simbolo religioso nella scuola - e più in generale in un qualsiasi - edificio pubblico. E' vero che una recente sentenza ha di nuovo legittimato tale consuetudine affermando che il crocifisso non è un simbolo "religioso" ma "culturale". Ma in questo modo quello che dovrebbe essere un richiamo alla libertà dalle pastoie politiche e culturali viene caricato proprio di quei "valori" e "disvalori" che caratterizzano la società italiana attuale. Come fa un cristiano ad accettare che un "segno" così importante come il crocifisso sia ridotto a nume tutelare di una parte della cultura occidentale ormai asfittica e legata a schemi filosofici condizionati dal passato? Come permettere che l'immagine di un uomo che ha dato la vita per amore di ogni essere umano possa essere brandita contro chi professa altre religioni o contro chi lotta perché siano riconosciuti dallo Stato i propri diritti?
Ben venga la provocazione di Davide, nella speranza che i tempi siano maturi per affrontare questi dibattiti con serenità e non con le sanzioni o le scomuniche. E quella che sembra essere la chiesa della "verità dialogata" proponga per prima la rimozione dai luoghi pubblici e plurali di simboli per lei troppo importanti per vederli ridotti a strumento culturale di pretesa e di imposizione nei confronti di chi segue diversi ideali religiosi o civili.
Andrea Bellavite

Al Forum la storia degli anarchici a Monfalcone

Oggi, martedì 28 ottobre, alle ore 17.30, presso il Forum di Gorizia ultimo appuntamento con il primo ciclo di conferenze Novecento inedito, che ha messo a fuoco temi, libri e questioni di cui difficilmente si parla. 
Martedì verrà presentata la tesi di laurea di Luca Meneghesso "Per una storia degli anarchici di Monfalcone" in cui l'autore mette in evidenza la precoce e numerosa presenza della componente che maggiormente fu osteggiata dal potere politico e dai gruppi organizzati della sinistra, ma che raccolse sui luoghi di lavoro significativi consensi, anche tra dirigenti politici di cui oggi si tende a nascondere la reale matrice politica di provenienza. A presentare il lavoro di Meneghesso ci sarà Marco Puppini, uno degli storici che più si è occupato della presenza anarchica nella società locale.
Da notare nelle conferenze la presenza di giovani ricercatori, che accompagnati da persone più anziane, si stanno avviando, anche nella nostra città, ad indagare piste nuove di studio. 

domenica 26 ottobre 2014

150 anni della chiesa metodista di Via Diaz: un grato augurio!

Importante anniversario oggi in città.
La comunità protestante metodista di Gorizia è in festa. Si ricordano infatti i 150 anni dalla costruzione della chiesa di via Diaz, voluta dalla famiglia svizzera dei Ritter, alla quale si deve l'avvio di alcune importanti attività produttive.
In realtà la predicazione di Primož Trubar, a metà del '500, aveva già consentito la diffusione della Riforma del cristianesimo promossa da Lutero. Tuttavia il suo straordinario successo fu effimero, perché la scelta religiosa degli Asburgo costrinse tutti i fedeli a ritornare nell'alveo cattolico o a fuggire esuli dalla propria terra.
La presenza delle famiglie protestanti degli industriali approdati sulle sponde dell'Isonzo ha quindi rivitalizzato una tradizione quasi sepolta dal tempo, offrendo ai cittadini il bel luogo di preghiera, suggestivo ed appartato, che oggi viene festeggiato nel suo secolo e mezzo di attività.
La festa, culminata nel culto pubblico (che sarà trasmesso su Rai2 domenica 2 novembre, alle 10), è stata organizzata dalla vivace comunità metodista tuttora presente in città. A tutti un particolare augurio per questa fausta ricorrenza e un pensiero di gratitudine ai Ritter, grazie ai quali Gorizia ha vissuto un periodo di sviluppo e prosperità nella seconda metà dell'Ottocento.

Orrore legalizzato

Un orrore dietro l'altro.
L'impiccagione di Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana che aveva ucciso il suo stupratore, è stato un atto terribile che getta un'ulteriore ombra sulla situazione del mondo. Un pensiero a lei, ai suoi familiari e al suo popolo, costretto a subire queste tremende violazioni della dignità della persona.
Oltre a lei, sono molte altre le donne che rischiano la morte per aver tenuto seguito la voce della propria coscienza, vittime di una violenza che in realtà non distingue l'Oriente dall'Occidente.
Le violente correnti degenerate dell'Islam mediorientale alimentano la diffidenza nei confronti del mondo musulmano, incentivando la separazione degli esseri umani, divisi da barriere religiose e ideologiche. Nell'epoca della globalizzazione e delle nuove migrazioni dei popoli, il raggiungimento di questo orribile obiettivo favorisce tutti coloro che non vogliono la costruzione di una nuova civiltà, che Jacques Le Goff avrebbe chiamato "meticcia".
Come non elevare un grido di protesta contro Stati o organismi di potere che prevedono nei loro ordinamenti legislativi la pena di morte, la tortura, l'umiliazione dei diritti della donna, il vilipendio della libertà di coscienza?

Grande teatro, il prossimo mercoledì al Kulturni

Lo spettacolo teatrale che si terrà mercoledì alle 20.30 al Kulturni Dom non è soltanto un'ottima performance artistica. E' l'occasione per riflettere sui temi "caldi" di questo periodo: le migrazioni dei popoli, la situazione di alcuni Paesi del mondo, la possibile integrazione e recipirocità fra antichi e nuovi residenti in città.
Sul palco si alterneranno una ventina di attori, la maggior parte residenti a Gorizia ma originari di altre nazioni del Pianeta. Con essi ci saranno alcuni collaboratori goriziani, tra essi anche la cantante Gabriella Gabrielli.
Si chiamano "I viandanti del mondo", sono guidati dal regista Vito Dalò e presenteranno "Memorie: Storia e storie di migrazioni". L'iniziativa è stata resa possible dalla sinergia con la Provincia di Gorizia ed ha visto alcune decine di immigrati incontrarsi ogni settimana, per circa due anni, con Vito: hanno fatto teatro, ma soprattutto hanno vissuto una straordinaria esperienza di amicizia ed incontro fra diverse culture.
Veramente vale la pena non soltanto di partecipare, ma anche di promuovere la presenza di parenti, amici e colleghi.

giovedì 23 ottobre 2014

Richiedenti asilo, momentaneamente, all'ex punto nascita?

Una proposta, a servizio della vita. In realtà, c'è uno spazio per evitare che i richiedenti asilo rischino ancora di morire di freddo e stenti sulle sponde dell'Isonzo in piena. E' quello occupato fino a qualche mese fa dal cosiddetto punto nascita, trasferito - come tutti sanno - di recente a Monfalcone. A cosa servono quei locali già pronti per un uso immediato, quale destinazione avranno? In attesa che trascorrano l'autunno e l'inverno sono un sito ideale, tra l'altro medicalmente assistito, per rispondere alle urgenze del momento e cercare, con calma e sulla base di un progetto che purtroppo è ancora tutto da costruire, soluzioni più stabili e definitive.
ab

mercoledì 22 ottobre 2014

Un diluvio sui poveri

La notte scorsa su Gorizia si è scatenato un vero diluvio, con lampi, tuoni e vento impetuoso. Nelle sere precedenti, transitando sopra il ponte VIII agosto, si poteva vedere una nuvola pregna di umidità innalzarsi oltre la diga. Mentre in città si discute della loro sorte, decine di richiedenti asilo vivono in una condizione molto precaria e, al di là delle parole, non sembrano esserci soluzioni immediate, una volta smontata la provvidenziale tendopoli di via Brass.
Anche gli italiani non se la passano molto meglio. L'amministrazione comunale di Gorizia, che non è stata capace in cinque anni neppure di risolvere il problema di un'unica persona, continua a proferire lamentazioni e geremiadi, senza proporre alcunché di sostenibile. Quale persona? Ma quella che un tempo era attendata ai Giardini Pubblici, poi accolta in un appartamento ater a carico della Comunità Arcobaleno con l'assicurazione comunale "per un mese", infine espulsa anche dalla comunità "d'accoglienza" goriziana a suon di avvocati. Ora è al Parco della Rimembranza, non più sotto una tenda, ma sotto gli ombrelli. E questa mattina, a detta di chi l'ha incontrata, era infreddolita e bagnata fino all'osso.
Chi non sa risolvere la situazione di uno solo, dovrebbe essere forse capace di affrontare quella di cento?
ab

Un ricordo a cinquant'anni dalla medaglia di Tokio: Jurij Ursič, grande ciclista goriziano

Una nutrita delegazione in rappresentanza dei vari circoli sportivi ed associazioni goriziane  ha reso recentemente un commosso omaggio alla tomba di Giorgio Ursi, campione ciclistico degli anni Settanta, che, esattamente cinquanta anni fa, il 17 ottobre 1964,  conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo.
Alla cerimonia, promossa dall’Unione sportiva Dom di Gorizia, in collaborazione con l’Associazione circoli sportivi sloveni in Italia (ZSSDI) ed il Kulturni dom di Gorizia, sono intervenuti Igor Komel, Ivan Peterlin e Vili Princic, i quali hanno ricordato la figura del campione isontino.
Olimpiadi di Tokio, 17 ottobre 1964. Sulla pista del velodromo Hachijoi a Tachikawa, il ciclismo italiano ottiene un'affermazione imprevista, con la meritatissima medaglia d'argento vinta nella gara d'inseguimento individuale dal goriziano Giorgio Ursi(Jurij Ursič per gli amici), secondo soltanto al cecoslovacco Daller. Nella semifinale, svoltasi la mattina dello stesso giorno, Ursi aveva battuto a sorpresa il campione del mondo di Parigi, l'olandeseGroen, con l'eccellente tempo di 4'56''64 (nuovo record olimpico).
Come riportano le cronache di allora, al suo rientro a Gorizia, il 24 ottobre, numerosi goriziani si strinsero intorno allo sportivo. Fu atteso alla stazione ferroviaria e a mezzogiorno, nella Sala bianca del Comune, fu ricevuto dall'allora sindaco Gallarotti e da Elvio Ferigo a nome del Coni provinciale. Il primo cittadino rivolse al giovane ciclista concittadino parole di elogio e di compiacimento per aver tenuto alti nella competizione olimpica i colori dello sport goriziano. Al termine della cerimonia, gli donò anche il sigillo trecentesco del Comune. Il Comune di Doberdò del Lago gli aveva già indirizzato un telegramma di congratulazioni direttamente a Tokio. Nei giorni successivi fu organizzato dalle associazioni slovene di Gorizia, nella Casa dello studente sloveno-Dijaški dom "Simon Gregorčič", in via Montesanto a Gorizia, un notevole ricevimento in onore del 'grande ciclista".
Giorgio Ursi è nato il 1º settembre del 1942 a Doberdò del Lago e ha intrapreso l'attività ciclistica nel 1960 a Gorizia, nella società Polisportiva di ElvioFerigo. E' poi passato al Crda di Monfalcone, quindi alla 'Bartali-Rovis" di Trieste, cogliendo numerosi successi su strada. Ha fatto parte anche del Gruppo sportivo Vital di Ravenna e, infine, del Gruppo sportivo Ferrarelle di Roma. Oltre che vicecampioneolimpico di Tokio, è stato per tre volte campione d'Italia inseguimento dilettanti ('65, '66 e '67) e terzo nei Campionati del mondo del '66 in Germania.  

La sua partecipazione alle Olimpiadi di Tokio fu quasi casuale. Durante il servizio militare fu convocato per disputare una gara su pista perché c'era bisogno di sostituire uno degli azzurri che si era infortunato. Alla gara assistette anche il direttore tecnico di allora, Guido Costa, che rimase sorpreso dalla potenza diUrsi e gli assegnò un posto di titolare nella formazione. E Ursi ricambiò la fiducia conquistando la medaglia d'argento. Non soltanto: aveva la possibilità addirittura di vincere l'oro, ma nella finale contro il corridore cecoslovacco Daller era troppo stanco. Nella gara precedente, in semifinale contro il campione del mondo Groen, aveva speso troppe energie. Intorno al 1968 Ursi abbandonò quasi del tutto l'attività agonistica per tornare a Gorizia, dove trovò lavoro prima come meccanico, poi nell'ospedale civile. Si spense giovanissimo, ad appena 40 anni, l'8 ottobre 1982.
Ma, come emerge dai contatti con la gente, il mondo sportivo goriziano non ha mai dimenticato il suo "eroe" degli anni Sessanta, “il Fausto Coppi goriziano”, come lo definiscono alcuni.
Vanno menzionati alcuni interventi istituzionali che rimarcano la figura del corridore isontino. Dieci anni fa il presidente del Coni isontino. allora Presidente della Provincia, Giorgio Brandolin disse: “Giorgio Ursi o Jurij Ursic come volete chiamarlo, con la sua impresa a Tokyo in quel lontano 1964 è riuscito a scuotere le nostre fantasie e a suscitare nuove interesse verso il mondo delle due ruote. Inoltre Ursi insieme ad altri giovani isontini, rappresentò la vitalità sportiva della nostra provincia e della nostra regione.”
Nella convinzione che la storia di una città vada valorizzata su tutti i fronti, anche su quello sportivo, l’Unione sportiva Dom di Gorizia, nel 2004, in occasione del 40° anniversario dell’argento di Tokyo, si rivolgeva all’Amministrazione comunale di Gorizia - in particolare al Sindaco e alla Commissione per la toponomastica - con la proposta di dedicare una delle vie cittadine al campione. Dal 2011 porta il suo nome la scalinata che collega via Brass con via Cadorna, nel centro cittadino. 
Inoltre non va dimenticato che Jurij Ursic o Giorgio Ursi, è stato il primo atleta della comunità slovena in Italia, a conquistare una medaglia ai giochi olimpici, prima di Matej Cernic che nel 2004 ad Atene vinse l'argento con la nazionale italiana di pallavolo. Dal 2013 fa parte della “Hall of Fame degli eroi sportivi della Slovenia”, presso l’arena Stozice di Lubiana. Il 28 novembre del 2013, 28 nuovi sportivi e sportive sono stati aggiunti in questo prestigioso elenco proposto dall’Associazione dei giornalisti sportivi della Slovenia. Si tratta di atleti che hanno fatto la storia dello sport non solo sloveno, ma internazionale. Tra questi c’è pure il cronoman Goriziano: un doveroso atto di riconoscenza e omaggio al nostro campione, che ha donato all’Isontino tanti momenti di gloria.
Igor Komel


martedì 21 ottobre 2014

Il dinamitardo pacifista

Vito Dalò racconta oggi un anniversario particolare, quello dei 181 anni dalla nascita di Alfred Bernhard Nobel:
Era nato il 21 ottobre del 1833 a Stoccolma in Svezia. Morì in Italia a Sanremo 63 anni dopo. Fu l’inventore della dinamite e del famoso premio. Pare uno condizionato dall’altro. Si racconta che per un equivoco un giornalista francese scambiò la morte del fratello dell’inventore (ucciso proprio dall’esplosione di una dinamite in una fabbrica di proprietà) con quella dello stesso. Si racconta che il giornalista abbia scritto il necrologio con queste parole: "Le marchand de la mort est mort ( ll mercante di morte è morto)" . Chiarito l’equivoco dello scambio di persona, il dottor Nobel si preoccupò di come sarebbe stato ricordato. Non gli piaceva l’idea d’essere considerato come l’inventore di un oggetto di morte. Diventato ricchissimo grazie ai soldi realizzati con le sue invenzioni  chimiche, decise che sarebbe stato ricordato con un’idea positiva. Un anno prima di morire lasciò un famoso testamento  col quale istituiva i premi NOBEL da assegnare a coloro che con la ricerca avrebbero reso migliore la vita degli uomini. Questa idea l’ha, effettivamente,  reso immortale. Il premio cui, pare, tenesse di più, e fu il primo che venne assegnato, era il NOBEL PER LA PACE da attribuire ai pacifisti del mondo.  Peccato che i finanziamenti di questo premio venivano accumulati con i morti sui vari campi di battaglia. E’ certo che Nobel brevettò l’esplosivo come altre centinaia d’invenzioni, ma si racconta che circa 1200 anni prima, un famoso medico alchimista cinese, tale Sun Simiao, alla ricerca dell’elisir di lunga vita, mescolò zolfo, salnitro, nitrato di potassio, carbon fossile, arsenico, miele e chissà quale altro elemento chimico, creando un pericoloso strumento di morte. Chissà se il dottor Nobel fece tesoro del lavoro cinese.

lunedì 20 ottobre 2014

Arčon - Manojlovic 68-32

Il nuovo sindaco di Nova Gorica è quello che già c'era, Matej Arčon, al quale gli elettori hanno affidato il compito di amministrare la città nei prossimi quattro anni.
Ha vinto nettamente il ballottaggio con Luka Manojlovic, grande outsider del primo turno: intorno al 68% le preferenze per il sindaco uscente, al 32% quelle per l'esponente di Goriška.si. Da notare il numero dei votanti, di poco superiore al 33%.
Grande soddisfazione naturalmente in casa Arčon, non certo demoralizzati i toni nel gruppo degli sconfitti: alla prima esperienza hanno centrato un incredibile ballottaggio e hanno portato in consiglio comunale un bel numero di consiglieri. "Una buona occasione per fare esperienza e raggiungere l'obiettivo nella prossima tornata", ha commentato il Manojlovic, rinviando l'appuntamento con il governo della città al 2018.
Comunque sia, buon lavoro al sindaco rieletto, complimenti e buon lavoro anche a Luka e agli amici di goriška.si. A tutti il Forum per Gorizia tende la mano per iniziare, da subito, un cammino insieme.
ab

Un anno importante, per papa Bergoglio

La Chiesa cattolica esce dal Sinodo straordinario sulla famiglia nell’unico modo possibile: continuare la discussione e rinviare le decisioni al prossimo Sinodo, tra un anno e questa volta ordinario, sullo stesso tema.
Il dibattito ha evidenziato ciò che già si sapeva. Una parte dei vescovi sembra intenzionata a tradurre i gesti e i segni di papa Bergoglio in proposte normative sulle quali impegnare una cattolicità che vuole dialogare con la cultura contemporanea. Un’altra parte si oppone a questa posizione, ritenendo che la Chiesa non debba piegarsi agli usi e ai costumi dei tempi. Naturalmente poi c’è la grande “maggioranza silenziosa”, all’interno e soprattutto all’esterno dell’aula dei padri sinodali, che attende di comprendere da che parte tira il vento: basti uno sguardo alla conferenza episcopale italiana che ha dovuto assai frettolosamente dismettere i “principi non negoziabili in politica”, l’interventismo sulle proposte di legge in Parlamento, gli stracciamenti di vesti di fronte al riconoscimento delle unioni gay o al matrimonio breve.
In realtà la posta in gioco è ben più alta di un aggiornamento del Codice di Diritto Canonico. L’approvazione della “comunione ai divorziati risposati”, se dal punto di vista pastorale è scelta ovvia, già adesso praticata da qualunque sacerdote di buon senso, dal punto di vista teologico implica una non indifferente revisione della concezione dei sacramenti: la Chiesa ne è soltanto dispensatrice o anche custode, al punto da determinare “dall’alto” chi ne è degno e chi no? Il riconoscimento di una qualche valenza sacramentale all’unione tra persone omosessuali mette in discussione uno degli asserti fondamentali, ritenuto pressoché “infallibile”, sulla base del quale vescovi e preti in questi ultimi anni hanno intrapreso vere e proprie crociate: l’esistenza di una sola legge morale naturale, stabilita da Dio, la cui interpretazione nel tempo spetta al magistero della Chiesa. La concezione di una chiesa accogliente e libera, in costante dialogo non soltanto con le altre chiese cristiane e con le religioni, ma anche con la cultura contemporanea “relativista e permissivista”, non mette forse in discussione il principio di indefettibilità attribuito al magistero del vescovo di Roma quando parla ex-cathedra? E l’evidente disimpegno da un “giudizio” sulle posizioni dei parlamentari chiamati a discutere e decidere sui diritti civili, non inaugura una stagione del tutto nuova - a 1700 anni dall’editto di Costantino – intorno ai rapporti fra fede cattolica e politica degli Stati?
E’ chiaro che su posizioni di questo tipo il papa sente la necessità di approfondire il dibattito, anche perché alla fin fine sulle decisioni che egli è comunque chiamato a prendere si potrà comprendere la valenza del suo pontificato: cambiamento di atteggiamenti e particolari marginali o grande Riforma dalla quale veder nascere una “nuova” Chiesa, più simile a quella delle origini, totalmente ecumenica e aperta al dialogo interreligioso, protesa a parlare alle coscienze e a rinunciare a mille privilegi. I temi sono molto delicati, ricordano quelli trattati in altri tempi, quando le posizioni su temi importanti avevano di fatto rotto l’unità della cattolicità, con due o addirittura tre papi contemporaneamente governanti, ciascuno portando avanti una concezione diversa dall’altro.
Bergoglio è una brava persona che vuole dare un volto umano a tradizioni ormai ingiallite dal tempo o – come in molti si spera - è un Lutero dei nostri giorni, seduto sulla cattedra del successore di Pietro?

ab

Gorizia: turismo KO

Giuseppe Cingolani presenta alcuni dati relativi alla situazione del turismo a Gorizia. Quelli che lui cita sono assai inquietanti, smentiscono le posizioni ottimistiche del sindaco ed evidenziano la necessità di un rinnovo delle politiche culturali e turistiche della città.
Crollano le presenze turistiche nelle strutture alberghiere e ricettive di Gorizia, secondo i dati di Turismo FVG. La pesante crisi emerge non solo dai dati sulla stagione estiva, ma anche per la forte e costante flessione degli ultimi anni. Per il periodo da maggio ad agosto si registra a Gorizia quasi il dimezzamento dei turisti: -48,5% di arrivi (le persone che hanno passato almeno una notte nelle strutture ricettive) e -46,8% di presenze (il numero totale di pernottamenti effettuati).
Nell'Isontino si è registrato il -9,9% di arrivi e il -14,2% di presenze: la media peggiore tra le province regionali, ma ben più alta di quella del capoluogo. È vero che nel 2014 influisce negativamente sulle statistiche il rifiuto di fornire i dati da parte di un albergo goriziano. Ma anche se questo albergo incidesse per il 25% sul numero delle presenze, si avrebbe comunque un calo pesantissimo di circa il 20% rispetto all'estate 2013. Va rilevato che nel periodo in questione sono calate del 44,2% anche le presenze negli esercizi ricettivi complementari (bed and breakfast, strutture religiose ecc.), che fanno parte del conteggio totale. Alla luce delle cifre di Gorizia, è ridicolo il tentativo del sindaco Romoli di scaricare sul monfalconese la causa del segno negativo dell'Isontino.
Per i mesi da maggio ad agosto stanno molto meglio di Gorizia gli altri 3 capoluoghi di provincia. I dati degli arrivi e delle presenze rispetto al 2013 sono i seguenti: +11% e +18% per Udine, +1,6% e +2,5% per Trieste, +7% e -0,7% per Pordenone.
L'assessore Bellan, quasi a voler giustificare il crollo, ha tirato in ballo la recente chiusura di un albergo goriziano. Ma questo è un normale evento del mercato, forse motivato anche dal trend negativo degli afflussi, che incide sulla varietà dell'offerta di ricezione, ma non falsa certo i dati forniti da Turismo FVG.
Significativo è che, tra i 4 capoluoghi di provincia del FVG, solo a Gorizia tutti gli indicatori sono negativi negli ultimi 3 anni: nel 2012 gli arrivi sono calati del 18,1% e le presenze del 14,3% rispetto al 2011, e nel 2013 si è registrato un ulteriore -12,4% negli arrivi e -10,2% nelle presenze. Per quanto riguarda i mesi da gennaio ad agosto, nel 2014 a Gorizia si registra un -42,3% negli arrivi e un -25,3% nelle presenze rispetto al 2013, ma anche qui bisogna considerare i dati mancanti di un albergo.
Il sindaco, per dimostrare il buon andamento del flusso di turisti a Gorizia, ha ricordato che da gennaio a settembre il Castello è stato visitato da 30.616 persone, mentre nello stesso periodo del 2013 i visitatori erano stati 16.480. Lascia il tempo che trova il paragone con il 2013, anno in cui si sono svolti i lavori di ristrutturazione del Borgo. Presenterò un'interrogazione al sindaco per sapere se i numeri forniti riguardino interamente gli ingressi a pagamento o meno. Comunque le presenze negli alberghi e nelle altre strutture ricettive sono un'altra cosa rispetto agli ingressi al Castello e nei musei, che indicano presenze mordi e fuggi. La sfida per Gorizia, soprattutto in occasione del centenario della Grande Guerra, sta proprio nel creare pacchetti turistici, integrati con le località limitrofe italiane e slovene, in grado di trattenere per più di un giorno i turisti che arrivano in città.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

sabato 18 ottobre 2014

Chiusa la tendopoli, ancora aperti i problemi

Chiusa la tendopoli di via Brass, rimangono i problemi.
Un plauso agli immigrati richiedenti asilo, che per un mese sono stati un esempio di correttezza e tranquillità, pur coinvolti in una situazione difficile e complessa. Un convinto "grazie" al Presidente della Provincia Gherghetta e all'assessore Ilaria Cecot, vera "anima" di questa grande impresa. Uno sguardo stupito e ammirato ai collaboratori volontari, soprattutto ai più giovani, che hanno profuso tanto tempo ed energie nel rendere meno faticosa la permanenza degli ospiti. Bene anche la collaborazione con la Caritas e altre realtà del privato sociale, che hanno tentato di mobilitarsi per invocare un intervento anche da parte dello Stato e degli enti locali.
Male il sindaco e gli amministratori del Comune di Gorizia che per un mese, invece di ringraziare la Provincia e impegnarsi con essa, non hanno fatto altro che lamentarsi e proclamare la non disponibilità all'accoglienza. Molto male i movimento della destra, che hanno confuso le acque equiparando richiedenti asilo e clandestini e che hanno organizzato una - per fortuna assai poco frequentata - offensiva manifestazione nei pressi del campo. Abbastanza male anche la Lega la quale - pur riconoscendo la criticità della presenza di persone sulle rive dell'Isonzo - non ha smesso di stigmatizzare l'operato degli unici che hanno proposto un'alternativa concreta.
Così così anche la sinistra goriziana, che non ha sostenuto quanto avrebbe dovuto l'impegno della Provincia e che non ha colto l'occasione per proporre una valida alternativa politica allo slogan - da brivido, in una città come Gorizia - "non vogliamo diventare la città dei profughi". Del resto, purtroppo, c'è ancora tempo: decine di persone sono di nuovo accampate sulle sponde del fiume e attendono soluzioni sostenibili. E' il momento dell'azione: sì, vogliamo essere cittadini di una città accogliente che sostiene, aiuta e accompagna chi fugge dalle guerre e dalla fame. Ma per diventarlo, occorre che ci si organizzi, ci si coordini e ci si doti di strutture in grado di rispondere alle esigenze del momento.
Ci sono le forze? Si riuscirà a trasformare in "normalità" l'"eccezionale" azione della Provincia?
ab

venerdì 17 ottobre 2014

Lavoro minorile, ai tempi di don Milani e oggi

Nel 1963 i ragazzi che frequentavano la Scuola di Barbiana avevano scritto nella "Lettera a una professoressa": La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra scuola dell'obbligo ne perde per strada 462.000 ogni anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi che li perdete e non tornate a cercarli. Non noi che li troviamo nei campi e nelle fabbriche e li conosciamo da vicino..."
Oggi la situazione è cambiata, la scuola non è certo più quella di cinquanta anni fa, eppure sono ancora oltre 260.000 i ragazzini che in Italia si guadagnano da vivere, tra i 7 e il 15 anni. Così una ricerca commissionata da Save the children, i cui risultati sono stati presentati nel 2014: E' indispensabile intervenire sulla dispersione scolastica, che in Italia è altissima. La scuola viene vissuta come un ostacolo e non come un alleato nella formazione. La storia di questi ragazzi parte dalla disaffezione alla scuola, una scuola nella quale non si sentono accolti. La loro è un'esperienza lavorativa distruttiva e non professionalizzante, che diventa una porta d'ingresso alla criminalità...
Se poi si alza lo sguardo e lo si fissa sul lavoro minorile nel mondo, i numeri diventano da capogiro: un rapporto Unicef 2014 afferma che sono più di 150 milioni i bambini intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano a una vita senza svago e senza istruzione. 74 milioni sono impiegati in lavori pericolosi, in miniera, con sostanze chimiche e pesticidi, con macchinari pericolosi...
Che farebbe don Milani in questa situazione? Dove andrebbe a cercare i "suoi" ragazzi?
Certamente nel mondo di una nuova povertà che va avanzando, nel rischio della ri-creazione di un classismo in grado di dividere ancora la casta dei ricchi e quella dei poveri: nella scuola, nella sanità, nelle infrastrutture, nell'assistenza sociale, sempre più svincolate dalla loro essenza "pubblica" e ricondotte alla sfera del "privato", più o meno se-dicente "sociale.

giovedì 16 ottobre 2014

Per il campo di Via Brass il Comune dovrebbe soltanto dire "grazie!"

Invece di prendersela con la Provincia, il sindaco Romoli e i suoi discepoli dovrebbero ringraziare con tutto il cuore il presidente Gherghetta e soprattutto l'assessore Cecot, che ha profuso tempo ed energie nell'accoglienza dei rifugiati accampati sull'Isonzo.
Senza la tendopoli di via Brass, infatti, quel centinaio di persone avrebbe continuato a soggiornare sulle rive del fiume e ad esse si sarebbero aggiunte le altre decine arrivate nell'ultimo mese. Quale altra soluzione, nel momento i cui tutti - anche i più critici - hanno giustamente rilevato l'estrema pericolosità del soggiorno sulle sponde di un corso d'acqua soggetto a piene ed evidentemente inquinato?
Uno sguardo onesto sugli avvenimenti dovrebbe suscitare anzitutto gratitudine per chi ha proposto l'unica soluzione praticabile nel momento dell'emergenza; e contestualmente dovrebbe portare oltre al ritornello "adesso basta!" attraverso l'indicazione di vie d'uscita possibili e praticabili. Il fatto che la tendopoli sia ancora in piedi non è certo da attribuire alla volontà della Provincia, ma all'evidenza che da un mese a questa parte le soluzioni "urgenti" non sono ancora state trovate.
Il Comune di Gorizia invece non ha seguito né l'una né l'altra strada: oltre a ripetere "ovunque, ma non qui", è stato solo capace di contestare e raccogliere firme contro chi comunque ha almeno cercato di fare qualcosa.
ab

mercoledì 15 ottobre 2014

Storie di Resistenza: un intenso martedì del Forum

Michele Sinicco e Tommaso Montanari
Coinvolgente e toccante l'incontro culturale tenutosi martedì al Forum, nell'ambito della serie di riunioni dedicate al Novecento inedito.
Anna Di Gianantonio e Tommaso Montanari hanno presentato un video, nel corso del quale quattro donne hanno raccontato la loro esperienza di vittime di discriminazione, in quanto slovene, nel corso dell'occupazione fascista del territorio. La loro narrazione ha ricordato gli interventi punitivi dei maestri che imponevano con la forza l'obbligo di utilizzare soltanto la lingua italiana e le coraggiose azioni compiute dalle donne nel corso della lotta di liberazione. Tutti sono rimasti colpiti dalla semplicità con la quale le intervistate hanno condiviso le loro esperienze, spesso dolorose al punto da suscitare la commozione e le lacrime, anche se da quei tempi sono trascorsi più di settant'anni.
Il giovane Michele Sinicco ha poi ricostruito la storia di Alfredo Castellan, friulano di Farra residente a Miren, fino a cinque anni fa dato per disperso in Slovenia. Attraverso una ricerca minuziosa tra le carte ritrovate in antichi armadi, Sinicco ha scoperto che il suo prozio era fuggito dall'esercito italiano per passare nelle file dell'armata di liberazione jugoslava, mosso dal desiderio di contribuire a far finire quanto prima la guerra e a ripristinare ovunque la giustizia e la libertà. Ucciso in combattimento nei pressi di Cerkno, quello che i compagni d'arme hanno ribattezzato Alfred Kastelan riposa nel cimitero di Nova Oselica.
Queste semplici storie di vita e di morte dimostrano come sloveni e italiani abbiano convissuto spesso in pace e profonda amicizia, quando hanno saputo valorizzarsi gli uni gli altri, riconoscendo e combattendo con convinzione la tremenda ingiustizia subita da chi era stato costretto dal fascismo a rinunciare alla propria lingua, alle proprie tradizioni e spesso alla propria stessa vita.
Nel corso del dibattito, sono intervenuti anche Aldo Rupel e Mirko Primožič. E' stata sottolineata la sostanziale indisponibilità del Comune di Gorizia a rinnovare e valorizzare i segni della memoria di coloro che anche a Gorizia hanno perso la vita per la liberazione dall'oppressione nazi-fascista: nella battaglia di Gorizia, nel carcere di Via Barzellini e nelle fucilazioni avvenute sul Castello.

La parola in politica: un bel dibattito a Gradisca

Alessio Gratton, Franco Codega, Renata Kodilja, Rodolfo Ziberna
Uno scorcio del pubblico

Il secondo incontro del corso sulla comunicazione promosso dalle ACLI di Gradisca d'Isonzo è stato dedicato alla "parola in politica" e si è tenuto lo scorso martedì nell'aula del Consiglio Comunale della città.
Grazie all'ottimo coordinamento di Renata Kodilja, il discorso è andato oltre le anguste ed urgenti questioni del presente, per attingere alle fonti dell'impegno politico e amministrativo. Sono stati invitati quattro consiglieri regionali, portavoce di diversi orientamenti. Impossibilitata a partecipare la rappresentante del Movimento 5 Stelle, ha preso la parola per primo Franco Codega, che ha tracciato un identikit filosofico dell'uomo politico che si mette al servizio del bene e dei beni comuni: non uno che riversa parole sulla vita, ma che offre alle parole la vita. Alessio Gratton ha insistito sul tema della fiducia e della priorità della relazione interpersonale in quella che ha chiamato la "narrazione politica". Rodolfo Ziberna ha sottolineato l'importanza del confronto democratico, anche attraverso i nuovi media e anche quando il dibattito porta all'inevitabile, ma rispettoso scontro fra diverse opinoni.
Sono intervenuti molti dei numerosi presenti ed hanno sottolineato la difficoltà che incontrano i cittadini a "fidarsi" di coloro che si propongono di rappresentarli e la particolare forma dell'attuale dialogo politico, non più incentrato su un confronto di concezioni del mondo, ma su una più pragmatica ricerca di immediate soluzioni e di percorsi di metodo.
Il prossimo incontro sarà martedì 21 ottobre, dedicato al rapporto fra "parola di Dio" e parola dell'Uomo".

lunedì 13 ottobre 2014

Le critiche alla tendopoli sono incoerenti e strumentali

In grande affanno i contestatori della "linea Gherghetta" sui richiedenti asilo ospitati nella tendopoli di via Brass. 
Quelli della Lega ieri affermano che alla luce del disastro di Genova "è stato giusto trasferire le persone che si trovavano sulle rive dell'Isonzo", ma che la scelta di realizzare le tende "è stata del tutto sbagliata". Come conciliare la giusta osservazione sullo stato dell'accampamento sul fiume con la critica alla Provincia che "non avrebbe dovuto intervenire su una questione che non è di sua competenza"?
Così il centro destra, che addirittura indice una manifestazione "non contro i rifugiati, ma contro chi ha voluto allestire la tendopoli". Quello che lascia stupiti è il tono durissimo, a fronte della pressoché totale incapacità della Giunta Comunale di centro destra di trovare e proporre soluzioni alternative: è come dire: "non abbiamo alba di che fare, ma chi fa, sbaglia gravemente". E quindi? Quindi darebbe meglio lasciar perdere polemiche strumentali e cercare tutti insieme di affrontare la realtà: l'arrivo dei richiedenti asilo nella città dove si trova la Commissione abilitata a decidere, non è un'emergenza, ma un evento quotidiano che richiede energia, creatività e competenza. 
In ogni caso su un punto Gherghetta ha totalmente ragione: era stato detto che la tendopoli sarebbe stata smantellata dopo quindici giorni. Il fatto che dopo un mese sia ancora in piedi - sia pur con molti meno "abitanti" - significa che in quei giorni non esisteva di fatto alcuna prospettiva immediata e che se la Provincia non avesse realizzato il "blitz", qualche centinaio di profughi sarebbe rimasto fino a oggi in condizioni assai precarie sulle sponde del nostro fiume.
ab

venerdì 10 ottobre 2014

Antifascismo e antinazismo, nel V incontro di Novecento inedito

Lo scorso martedì, lo storico Marco Puppini ha consentito a tutti i partecipanti al "Novecento inedito" promosso dal Forum per Gorizia, un ampio e toccante sguardo sulle donne nella guerra di Spagna. Intervistato da Anna Di Gianantonio, ha infatti presentato il libro scritto insieme a Augusto Cantalupi, Non avendo mai preso un fucile tra le mani. Antifasciste italiane nella guerra di Spagna, 1936-1939.
L'appuntamento successivo è previsto per Martedì 14 ottobre, alle ore 17.30 presso la sede del Forum per Gorizia in Via Ascoli 10: sarà il quinto incontro culturale dedicato al "Novecento inedito".
La conferenza, organizzata dal Forum insieme alla locale sezione dell'ANPI, sarà incentrata su alcune forti esperienze relative a persone che, nel territorio goriziano, si sono impegnate nella Resistenza al nazi-fascismo.
Nella prima parte, introdotta dagli storici Anna Di Gianantonio e Tommaso Montanari, sarà proiettato un video con testimonianze di donne slovene che hanno affrontato il fascismo e la guerra.
Subito dopo il giovane Michele Sinicco dialogherà con Andrea Bellavite, presentando i documenti recentemente ritrovati, riguardanti l'inedita storia di Alfredo Castellan (Alfred Kastelan), friulano di Farra, fuggito dalle milizie fasciste e inquadrato nelle file dell'esercito di liberazione jugoslavo, ucciso dai nazisti presso Cerkno nel febbraio 1945.
Si tratta di un'interessante occasione per approfondire la sofferenza del popolo sloveno nel periodo del fascismo e la particolare scelta di alcuni italiani di schierarsi dalla parte degli oppressi, anche prima dell'8 settembre 1943.
Veramente, da non perdere!

giovedì 9 ottobre 2014

Per non dimenticare: Vito Dalò ricorda il Che, nel 47° anniversario della morte

Venti anni fa andai in Bolivia. Desideravo visitare la QUEBRADA DEL YURO. Fu catturato in quel luogo l'8 ottobre del 1977 e il 9 ottobre fu assassinato. Lo circondarono 1700 soldati mentre lui era con pochi guerriglieri  mal armati. Lo chiamavano  EL CHE, il dottor Ernesto Guevara. . Diversi uomini di valore che ho apprezzato e amato, hanno fatto la stessa fine. Nel 1919 toccò ad  Emiliano Zapata, ucciso in Messico perché lottava per una vita migliore, per i  contadini e gli operai. Nel 1934 cadde anche Augusto Cesar Sandino in Nicaragua, terra che ho visitato nel 1980, per gli stessi motivi. Questi rivoluzionari avevano la stessa età, quasi quarant’anni. Tutti e tre furono traditi per denaro e caddero per le pallottole ricevute. Tutti e tre figli di una terra dalle forti passioni e di rivoluzioni; latinoamericani del secolo scorso. Tutti e tre furono castigati perché volevano cambiare la storia. Che il loro ricordo resti indelebile!
Vito Dalò

mercoledì 8 ottobre 2014

Punti programmatici del candidato Luka Manojlovic e della lista Goriška.si

Grazie a n.c. è possibile riportare un riassunto del programma elettorale della lista Goriška.si, guidata dal candidato sindaco al comune di Nova Gorica Luka Manojlović. Il testo è un po' lungo, ma vale veramente la pena dedicare qualche minuto, in attesa del ballottaggio, previsto fra due domeniche.

1)SCUOLA: Tra i punti fondamentali c'è quello dell'istituzione di un fondo educativo comunale per l'aiuto alle famiglie svantaggiate, la promozione della cooperazione tra istituti scolastici professionali e mondo dell'economia.Realizzazione di un portale internet per il libero scambio di competenze scolastiche ed extra scolastiche per la crescita della cultura generale. La lista investe molte delle sue energie per quanto riguarda il discorso dell'Università di Nova Gorica che dovrebbe essere percepita come un fiore all'occhiello per il nostro territorio. Aumento dunque degli investimenti comunali in tale senso, sblocco immediato del progetto per la realizzazione di un campus che possa accogliere studenti e ricercatori anche dall'estero in modo da affiancare all'aspetto primario dell'apprendimento e della crescita intellettuale anche quello, non secondario, della nascita di un luogo di incontro e di scambio tra giovani talenti con diverse esperienze provenienti da tutto il mondo.
2)ECONOMIA:La lista Goriška.si analizza in modo accurato la situazione socio economica di Nova Gorica in seguito alla chiusura, negli ultimi anni, di numerose imprese con la conseguente perdita di posti di lavoro ed emigrazione di molti giovani. La creazione di nuove opportunità è quindi uno dei punti fondamentali che la prossima giunta comunale sarà costretta ad affrontare. Goriška.si lavora per la creazione di un circuito che raccolga al suo interno tutti i professionisti, imprenditori, artigiani e pubbliche istituzioni che non hanno ancora avuto modo di contribuire in maniera soddisfacente ai progetti per una futura visione della città. Aumento della cooperazione tra imprenditori e sostegno all' imprenditoria  giovanile. Formazione dei giovani al mondo del lavoro e dell' impresa, a tutti i livelli scolastici. Sviluppo del settore sportivo e di quello turistico con una maggiore cooperazione transfrontaliera che permetterebbe di ottenere più facilmente finanziamenti europei. Il collegamento delle due città attirerebbe l'attenzione di imprese e nuovi investitori.
3)CITTA' 3.0: Digitalizzazione dell'apparato amministrativo cittadino.Nel campo delle infrastrutture permetterebbe il monitoraggio in tempo reale dei consumi energetici, la gestione dei rifiuti,la segnalazione di problemi in tempo reale, ecc. Semplificazione dell'interazione tra i cittadini e le istituzioni pubbliche. Creazione di una "scheda di servizio" intercomunale che permetterebbe l'utilizzo di servizi intercomunali (noleggio biciclette, biblioteca, parcheggio a pagamento, ecc.). Creazione di applicazioni per telefono cellulare che permetterebbero al cittadino di avere informazioni aggiornate in tempo reale su eventi, orari e mappa dei servizi, utilizzabile anche nei comuni limitrofi e a Gorizia.
4)SPORT E TEMPO LIBERO: Nova Gorica, per la sua posizione e per il clima ideale, si presta magnificamente allo sviluppo ed alla promozione di attività sportive e ricreative fruibili anche da turisti ed atleti provenienti dall'estero. Per sviluppare tale settore è necessario investire per la creazione e l'adeguamento di strutture (edifici e aree verdi) adatte a tale scopo, in modo da educare la cittadinanza all'attività fisica fin dalla tenera età. Ampliamento della rete di piste ciclabili. Sviluppo e potenziamento delle strutture sciistiche di Lokve. Installazione di pannelli informativi e sviluppo del settore informatico. Promozione di campi vacanza per bambini. Incremento del turismo sportivo con il coinvolgimento di altri settori come l'alberghiero e quello della ristorazione. Organizzazione di nuovi eventi sportivi che coinvolgano l'intero territorio da realizzarsi in collaborazione con le varie comunità locali.
5)CULTURA: Goriška.si sostiene un nuovo programma per lo sviluppo delle attività culturali da attuare mediante la collaborazione tra gli apparati comunali preposti ed artisti, operatori del settore ed associazioni, attivi sul territorio. Distribuzione equilibrata dei fondi destinati alla cultura. Sviluppo e rafforzamento dei punti nevralgici della cultura cittadina come Teatro(SNG), biblioteca, circuito museale e tutto quello che da prestigio alla città a livello nazionale. Maggiore supporto per eventi e manifestazioni culturali già esistenti. Creazione di una manifestazione estiva di qualità superiore da realizzarsi in collaborazione con le istituzioni culturali,gli artisti e le associazioni di Gorizia per una maggiore collaborazione transfrontaliera.
6)SPAZI COMUNI E QUALITA' DELLA VITA: La politica di Goriška.si riguardo all'urbanistica si sviluppa principalmente verso una migliore gestione delle strutture e degli spazi già esistenti come il bosco Panovec o il parco Rafut/villa Lasciac e per il massimo sfruttamento delle loro potenzialità. Tra i vari obiettivi in programma c'è quello di incoraggiare i cittadini all'uso della bicicletta con la creazione e l'ampliamento del circuito di piste ciclabili tra i comuni circostanti, il noleggio di biciclette e la creazione di guide per i turisti. Altri punti fondamentali riguardano la creazione e l'incremento di giardini ed orti urbani e la valorizzazione delle comunità rurali.
7)INTEGRAZIONE E SOSTEGNO SOCIALE: Goriška.si presta una particolare attenzione alla situazione ed ai problemi delle fasce di popolazione più svantaggiata lavorando per una migliore sinergia tra le varie istituzioni che operano nel campo del sociale. Aiuto alle famiglie di immigrati e ai loro figli nel senso di una migliore integrazione, attuabile con corsi di lingua slovena ed un sistema di tutor organizzando gruppi di studenti e volontari con funzione di supporto ed aiuto a queste persone in modo da facilitarne l'ingresso nella comunità di Nova Gorica. Sostegno alle minoranze presenti sul territorio e valorizzazione delle loro culture, costumi, credi religiosi, ecc. Affiancamento di tutor che seguano e aiutino gli immigrati durante gli iter burocratici.
Sostegno ai cittadini anziani tramite la creazione di un centro diurno che offra servizi ricreativi. Offerta di cure mediche gratuite a domicilio ed attività sociali.
8)PARTECIPAZIONE COLLETTIVA NELL'USO DEI FONDI PUBBLICI: Il concetto di "partecipazione" è sicuramente uno dei punti fondamentali del programma di Goriška.si, che si batte per l'integrazione e il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali più decentrate per la costruzione e la salvaguardia del bene comune. Sin dalla sua nascita, la lista ha raccolto i suggerimenti e le idee della comunità, sviluppando un percorso che tende alla costruzione di un meccanismo partecipativo che pone il cittadino come parte attiva nella gestione dei fondi comunali, evitando lo spreco di denaro pubblico con opere inutili o troppo costose, ed i fenomeni di corruzione. L'attuazione di tale progetto avviene tramite la formazione di "consigli di comunità locali" formati da cittadini che hanno il compito vagliare le proposte dei residenti ed elaborare i progetti che verranno in seguito presentati  all' amministrazione comunale dove saranno inseriti in una lista di investimenti in attesa della loro messa in opera.

Questo, molto in breve il programma. Chi avesse dimestichezza con la lingua slovena può leggerlo in maniera decisamente più esaustiva direttamente sul sito di Goriška.si al seguente indirizzo web: http://www.goriska.si/
Tutti gli altri avranno la possibilità di conoscere meglio l'attività e le idee di Luka Manojlović e della sua equipe durante l'incontro pubblico che il Forum sta preparando per il prossimo futuro.

La crociata di Alfano

Nel bel mezzo del Sinodo sulla famiglia e mentre il Governo è impegnato in assai delicate trattative riguardanti il futuro del lavoro e delle istituzioni, il Ministro dell'Interno Alfano getta benzina sul fuoco dei "diritti civili", imponendo l'annullamento delle "trascrizioni" nell'anagrafe dei Comuni dei matrimoni tra omosessuali celebrati all'estero.
In questo modo il dibattito sull'argomento torna in primo piano, evidenziando in ogni caso un imbarazzante vuoto legislativo: da quanti anni si discute della necessità di una normativa che garantisca alle coppie omosessuali il riconoscimento della loro unione?
In realtà il Parlamento non è mai andato oltre alla presentazione di disegni di legge, mai giunti al termine dell'"iter" a causa dello scontro frontale fra le diverse concezioni del mondo e della vita, delle quali i senatori e i deputati si sentono - in questo caso e non in molti altri! - rappresentanti e difensori.
L'equivoco, non nuovo peraltro in Italia, deriva da una particolare concezione del rapporto fra fede e politica che ha caratterizzato il Paese dal dopoguerra ad oggi: l'arte politica, in un ambito democratico, non consiste nell'affermazione assoluta dei propri principi, ma nella faticosa e complessa ricerca, più possibile condivisa, della tutela del bene e dei beni comuni. Il riconoscimento legislativo del matrimonio omosessuale non dovrebbe essere considerato come la contestazione di una determinata visione del mondo (ammesso e non concesso che dal punto di vista teologico sia così semplice individuare delle ragioni "contro", che non siano desunte da documenti estrapolati da contesti storici e da generi letterari che devono essere invece studiati e approfonditi. Non a caso i documenti ufficiali delle diverse confessioni cristiane, procedendo dall'esame degli stessi testi, propongono spesso soluzioni radicalmente opposte). E' da considerare invece semplicemente la risposta a un interrogativo che i cittadini pongono all'organo legislativo dello Stato.
Ognuno poi, da questo punto di vista, può offrire il proprio contributo propositivo: ma tanto prima il dibattito e le scelte conseguenti saranno riportati nel competente ambito - quello appunto del diritto e non della contrapposizione ideologica o religiosa - tanto più sarà possibile affrontarne, con serenità, senza pregiudizi e negli specifici ambiti, i risvolti etici.
Inoltre, la risoluzione della questione eviterà di trasformare l'importante tema dei diritti civili in un'occasione per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica dall'operato di un Governo che propone scelte economiche e strutturali poco gradite e poco condivise.
ab

martedì 7 ottobre 2014

La famiglia (cristiana?) ai tempi di Bergoglio

Si è aperto ieri il Sinodo sulla famiglia. Le parole, gli atteggiamenti e i gesti di papa Bergoglio hanno consentito a un evento di solito riservato agli addetti ai lavori, di "bucare lo schermo" e di raggiungere le prime pagine dei giornali del mondo.
Il tema è particolarmente complesso e il presidente dei Vescovi italiani ha già messo le mani avanti: "non si tratta di decidere se i divorziati risposati potranno accedere o meno alla comunione sacramentale, bensì di trattare con profondità il ruolo della famiglia - anche quella in difficoltà - nella Chiesa e nella società".
Per il bene della stessa comunità ecclesiale, c'è da augurarsi che il suo punto di vista venga smentito dai fatti: se infatti il Sinodo dovesse trasformarsi in una disanima della situazione della "famiglia" oggi nel mondo, non raggiungerebbe alcun risultato interessante. La composizione del consesso - per ciò che concerne i "votanti" e non i consulenti - è al 100% riservata a persone che non hanno una famiglia e anche il parterre degli invitati non è inevitabilmente rappresentativo delle mille dinamiche che si agitano in seno alla società.
Quindi, checché ne dica Bagnasco, l'interesse che il Sinodo suscita negli osservatori è quello canonico normativo: sarà rimosso il "divieto" di fatto non osservato dalla grande maggioranza degli interessati (preti e coppie sposate risposate)? Quale posizione di fronte alla richiesta della sacramentalizzazione delle unioni omosessuali? Come "leggere" l'e questioni riguardanti l'"inizio" della vita? E se su queste ultime problematiche difficilmente si può prevedere un andare al di là dell'enunciazione del tema, la molto più immediata discussione e decisione sul riconoscimento sacramentale delle seconde nozze e sull'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati, potrebbe tra l'altro illuminare i profondi obiettivi della Chiesa ai tempi di papa Francesco: si darà concretezza all'affermazione secondo la quale l'obbedienza alla "Regola" non può prescindere dalla ricerca della "relazione"? In altre parole, la carità come fondamento della verità e non viceversa.
ab

lunedì 6 ottobre 2014

Martedì al Forum: antifasciste italiane nella guerra di Spagna

Importante incontro culturale, il IV nell'ambito del progetto "Novecento Inedito", domani, martedì 7 ottobre, al Forum per Gorizia, in Via Ascoli 10.
"Non avendo mai preso un fucile tra le mani. Antifasciste italiane nella guerra civile spagnola 1936-1939", è il titolo del libro che sarà presentato, scritto da Marco Puppini e Augusto Cantaluppi.  Il libro è la ricostruzione fatta, per la prima volta nel nostro paese, della partecipazione di una cinquantina di donne, alcune molto famose come Tina Modotti, alla guerra civile spagnola e alle loro lunghe peregrinazioni in Francia e al confino italiano.
Tutti sono invitati a partecipare.

Čestitke!!! Clamoroso ballottaggio a Nova Gorica

Ieri, domenica 5 ottobre, ci sono state le elezioni amministrative nelle principali città della Slovenija. Anche a Nova Gorica. Mentre giustamente si discute intorno alla collaborazione sul confine, quasi nessun italiano di Gorizia era a conoscenza del loro svolgimento e oggi sa come sono andate.
E come sono andate? Con un risultato che ha dell'incredibile. Ben nove erano i candidati, tutti gli osservatori avrebbero scommesso sulla rielezione al primo turno di Matej Arčon e sulla sconfitta degli altri otto pretendenti. Invece...
Invece la grande sorpresa: Arčon si è fermato al 44,71%, mentre al secondo posto, con il 15,92%, si è piazzato Luka Manojlovic, giovane e geniale candidato indipendente, che ha sbaragliato la molto più tradizionale e agguerrita concorrenza. Tra un paio di settimane i due si giocheranno al ballottaggio la carica di sindaco e - c'è da scommetterci - sarà una "lotta" ben più accesa di quanto non dicano i numeri.
Il candidato outsider, infatti, è molto stimato, ha grandi competenze tecniche, culturali e politiche nonché una grande capacità relazionale; è in grado di infiammare gli ambienti - giovanili e non - che desiderano un autentico cambiamento di marcia. Non soltanto per la città slovena, ma anche per la Gorizia in territorio italiano.
Ci può essere solo un ovviamente del tutto indiretto ma significativo paragone per comprendere il "caso": il tentativo proposto, anche se con un risultato meno eclatante, dal Forum per Gorizia nel 2007. Non a caso, esistono da tempo rapporti tra il Forum e alcuni gruppi che sostengono Luka; un'esponente del Forum, cittadina slovena, è candidata nella sua lista.
Vse najboljše, Luka!

Vito Dalò riprende i "racconti di viaggio", con Piccoli Racconti Caraibici...

Negli ultimi giorni alcuni amici mi hanno “stimolato” a riprendere a scrivere i miei raccontini di viaggio. Pensavo che non interessassero ad alcuno, ma le diverse richieste sincere mi hanno convinto. Forse un giorno li raccoglierò in qualcosa di più concreto. Da oggi quindi ricomincerò a ricordare nomi, luoghi e personaggi incontrati, nelle piazze, nelle strade e nei diversi luoghi del mondo.
Vito Dalò
PICCOLI RACCONTI CARAIBICI. L’ULTIMO VIAGGIO. Come i miei amici più intimi sanno, quest’anno sono andato in vacanza nella Repubblica Domenicana. Il 5 di ottobre è una data che non poteva sfuggirmi, per un ricordo storico importante che ha cambiato la vita a centinaia di milioni di uomini in diversi continenti, nelle Americhe, in Europa, in Africa e in Asia. Nel 1992, proprio il 5 ottobre, la Repubblica Domenicana terminò di costruire e inaugurò, il più faro grande del mondo. Si dice che la potenza della sua luce disturbi il sonno degli Dei. Il giorno che l’ho visitato non c’era corrente elettrica. Il FARO fu costruito in omaggio a Cristoforo Colombo, il marinaio coraggioso a causa del quale si innescarono dei processi planetari con immense conseguenze, tra le altre la fine di altre culture e popoli nonché, più recentemente, i turismi europei clandestini e legali. Le cronache del giorno inaugurale dicono che le ceneri di Colombo intrapresero  L’ULTIMO VIAGGIO, dall’imponente cattedrale di Santo Domingo, la più antica delle Americhe, verso il mausoleo ai piedi del FARO più grande del mondo. Nel corso del trasferimento delle ceneri di Colombo, morì di morte improvvisa Emma Balanguer che aveva diretto i lavori di costruzione del faro. Inoltre lo stesso giorno crollò il palco, dove doveva parlare e impartire la benedizione il papa polacco Giovanni Paolo II (Wojtyla). Ho visto e fotografato il luogo, dove è avvenuto il crollo, adesso è sistemata in bella vista la papa mobile usata in quell’occasione. Alcuni maliziosi sostengono che Colombo porta sfiga anche da morto. Io non so se sia davvero così, ma i rari discendenti degli indigeni Taino che abitavano l’isola (chiamata Haiti "Terra montuosa" dai nativi) poi battezzata Hispaniola dall’ammiraglio italiano, lo sostengono.

Un nuovo accampamento sull'Isonzo: incontro centro sinistra e prefetto

Lo scorso venerdì i capigruppo del centrosinistra di Gorizia hanno incontrato il prefetto, confrontandosi con lui sul problema dei profughi in città.
Il prefetto ha sottolineato che c'è un sovraccarico di richiedenti asilo nell'Isontino, ma è impossibile trasferirli in altre province senza un accordo tra prefetture. Attualmente il tavolo regionale, presieduto dal prefetto di Trieste, distribuisce nel territorio regionale solo i profughi provenienti da “Mare Nostrum”. Noi abbiamo chiesto, riscontrando il consenso del prefetto, che quel tavolo si occupi di smistare tutti i profughi che entrano in regione.
Nel frattempo vanno trovate soluzioni per il flusso di profughi in provincia, che non accenna a fermarsi. Prima di incontrare il prefetto abbiamo verificato direttamente in riva all'Isonzo la presenza di un nuovo insediamento, per ora di 32 profughi. Di fronte al rifiuto del Ministero della difesa di mettere a disposizione le caserme, scelta oltremodo discutibile, le soluzioni possibili sono le proprietà demaniali, di cui il prefetto ha ricevuto un elenco dal Ministero, ma è da verificare anche la disponibilità della Regione per l'utilizzo dell'ex Ospedale di via Vittorio Veneto.
Uno dei problemi principali è l'indisponibilità dei sindaci isontini: se ciascun Comune si facesse carico di un numero ristretto di profughi, il problema sarebbe gestibile. Il prefetto ha ribadito che l'onere dell'accoglienza sarebbe a totale carico del Ministero. Ma finora l'unico in provincia che ha dato la disponibilità a firmare una convenzione è il sindaco di Cormons, grazie al quale probabilmente verrà svuotata la tendopoli di via Brass. Il prefetto si è impegnato ad attuare la nostra proposta di un tavolo provinciale permanente, da riunire due volte al mese, con la partecipazione della Regione, della Provincia, di una rappresentanza dei sindaci (in primis quello del capoluogo), della Questura e delle organizzazioni firmatarie di convenzioni, con lo scopo prioritario di realizzare un'equa distribuzione dei profughi sul territorio provinciale.
Il Prefetto ha ribadito che circa il rischio per la salute pubblica, che si crea se i profughi dimorano in Isonzo in pessime condizioni igieniche e sanitarie, il responsabile è il sindaco, che può intervenire con lo strumento dell'ordinanza o mettendo a disposizione alcuni spazi comunali per la prima accoglienza. Se a Romoli sta a cuore la salute anche dei cittadini goriziani, non può far finta di ignorare il problema, dato che il prefetto aveva già segnalato l'8 settembre, in una lettera inviata anche a lui, l'urgenza igienica creata dall'accampamento sull'Isonzo.
Rispondendo a una nostra domanda, il prefetto ha affermato che in concomitanza con l'arrivo dei richiedenti asilo non si è registrato alcun aumento di episodi di microcriminalità (furti, rapine, aggressioni...). Ciò dovrebbe tranquillizzare la cittadinanza.
Vista l'emergenza profughi nel nostro territorio, le cui soluzioni devono essere trovate prioritariamente dalla prefettura, è assurdo che il Ministero, dopo l'esplosione delle vicende giudiziarie legate al Mose, abbia affidato al nostro prefetto anche l'incarico di Commissario del Comune di Venezia, con i poteri del sindaco, della giunta e del consiglio comunale del capoluogo veneto. Ci attendiamo che il Ministero intervenga al più presto, in modo che i due incarichi non siano svolti dalla stessa persona.
I capigruppo del centrosinistra: Giuseppe Cingolani – Pd, Rosy Tucci – Gorizia è tua, Livio Bianchini – SEL, Stefano Abrami – IdV, Emanuele Traini – Federazione della Sinistra

venerdì 3 ottobre 2014

Una replica al post sul Gect

Aljoša Sosol replica al post di ieri (giovedì), con un intervento competente e articolato. La discussione si arricchisce di nuovi spunti e prospettive. Lo si pubblica come post, ringraziando l'autore, al fine di offrire ai lettori un'analisi più approfondita della situazione:
Spiace vedere proprio su questo sito commenti negativi su un organismo come il GECT GO e in particolare affermazioni "scorrette" perchè tali sono. Conoscere i programmi e la normativa europea in materia di fondi comunitari non è ovviamente semplice e si vede dal post pubblicato. Una cosa sono i bandi un' altra cosa sono gli Investimenti territoriali integrati (ITI). L'ITI è un meccanismo voluto dall'Unione Europea e in particolare dalla Commissione Europea per dare modo a organismi con personalità giuridica europea (come il GECT) di entrare con il proprio piano strategico e le proprie progettualità direttamente all'interno di uno o più programmi finanziati da fondi europei, tramite l’assegnazione diretta dei fondi. Il GECT GO pertanto grazie alla decisione della Task force beneficerà in tempi brevissimi delle poste finanziare senza nessun tipo di bando perché farà le funzioni di un piccolo "organismo di gestione" all'interno del programma Italia-Slovenia. Per quanto riguarda la Task Force bisogna tenere presente che ad essa partecipano anche funzionari della Commissione Europea che promuovono l'intensificazione della collaborazione transfrontaliera e che può essere raggiunta in modo ottimale tramite organismi come i GECT. Per la Commissione Europea (che poi approva il programma operativo Italia-Slovenia 2014-2020) la preassegnazione dei fondi al GECT GO è motivo di orgoglio visto che si materializza una visione di Europa che non è solo economica ma anche politica e sociale. Proprio per questo motivo è stato costituito il GECT GO. Era l’unico modo e anche logico per poter beneficiare direttamente dei fondi senza i famosi bandi ma tramite il meccanismo dell’ ITI. Tutte queste previsioni si possono trovare nei regolamenti della nuova programmazione 2014-2020. Se non si leggono le normative e i regolamenti forse è meglio non scrivere baggianate e venderle per verità. E se posso aggiungere si dovrebbe essere fieri di questa notizia!!! Evidentemente la collaborazione transfrontaliera per alcuni dovrebbe fermarsi alle parole e alle strette di mano o a una miriade di progetti vuoti e senza continuità che non lasciano risultati concreti sul territorio. Certamente le strette di mano, i progetti e le varie attività transfrontaliere sono state estremamente importanti nel passato, oggi però abbiamo la possibiltà reale e l’obbligo verso i cittadini di elevare su un gradino più alto tale collaborazione, a beneficio di tutti. Non vedo ahime altre strade concrete e fattibili diverse dal GECT GO. 
Saluti
Aljoša Sosol

giovedì 2 ottobre 2014

Gusti e disgusti di frontiera...

L'associazione "Essere cittadini" si dissocia dall'entusiasmo generale per "Gusti di frontiera", con una riflessione che molti cittadini, silenziosamente, condividono: 
Anche quest'anno si è svolta a Gorizia la manifestazione denominata “Gusti di frontiera”. A girare per le vie di Gorizia, un tempo città di cultura e di vivace fervore commerciale, nei giorni della manifestazione, molte persone, che poi hanno contattato l'Associazione per esprimere la loro opinione, di fronte all'incontrollata e scomposta invasione cittadina, hanno avvertito il senso evidente della decadenza inesorabile di Gorizia e del territorio isontino. Ci siamo allora chiesti qual è la realtà goriziana e perchè un evento del genere evoca sentimenti così malinconici e controversi piuttosto che gioia e allegria. I dati numerici così di moda oggigiorno, di cui la stampa locale onestamente e con spirito di servizio ci informa, forniscono già qualche idea su questa situazione paradossale: dall'inizio del 2014 hanno chiuso 115 imprese, notizia recente, da tempo leggiamo e apprendiamo il fenomeno del calo demografico e del continuo esodo da queste terre da parte dei giovani e non solo, di quello dell'abbandono scolastico, oppure dl consumo di bevande alcoliche, anche e soprattutto in età giovanile, e di sostanze stupefacenti. A fronte di questa realtà ben si capisce già come stride e stona l'enfasi riportata da più parti sull'afflusso “record” dei visitatori alla citata manifestazione: si è addirittura parlato di evento “epocale”, mai in città erano arrivate in 4 giorni 400 mila persone!
Se poi entriamo nel merito della manifestazione, vari e numerosi sono gli aspetti segnalati e che fanno riflettere. Controverso è innanzitutto il senso e il valore culturale di questa manifestazione. Il senso perchè nessuno è in grado di dirci quali sono stati i benefici economici effettivamente avuti dal commercio e dai pubblici esercizi goriziani a fronte dei costi, di difficile ma non impossible calcolo e ben immaginabili, quali, tanto per fare alcuni esempi, i disagi recati ai cittadini, non solo quelli residenti nel centro ma a tutti, nello svolgimento delle loro occupazioni e nella vita quotidiana, il servizio d'ordine, la pulizia delle strade, divenute vere e proprie discariche e servizi igienici a celo aperto, ed altre e ancore conseguenze di questa, più o meno pacifica, invasione. Si pensi fra tutti i cumuli di rifiuti “indifferenziati” che facevano brutta mostra di sé in Piazza C. Battisti fronte via Rismondo e in via Oberdan. Ma è sui valori che giunge obbligata una riflessione e un invito al confronto e all'analisi. Ci chiediamo e chiediamo: si può affermare che il modello di consumo alimentare “Gusti di frontiera” possa essere un esempio virtuoso e culturalmente apprezzabile e interessante, di alimentazione e di somministrazione di cibi e bevande, pur nell'ambito di una manifestazione ispirata al divertimeno ed alla richiesta legittima di svago e spensieratezza?
Concludiamo dicendo che qualcuno ci ha anche scritto ricordandoci una famosa locuzione del poeta latino Giovenale, Panem et circenses, letteralmente «cibo e spettacoli”, maestro di satira, che amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con la concessione di svaghi a coloro che erano governati per distogliere l'attenzione dei cittadini dalla vita politica.
Se fosse vivo, chissa cosa avrebbe scritto oggi Giovenale
Associazione Essere cittadini

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco

10 milioni di euro "arrivano" sul territorio, grazie al Gect. E' la decisione della "task-force" italo-slovena.
Questo è ciò che tutti hanno capito, leggendo i giornali in questi giorni. Non è per gettare acqua sul fuoco, ma sembra giusto richiamare un paio di fatti separati dalle opinioni, come si diceva una volta...
Intanto, che cos'è la task force e perché si usa proprio questo termine di vago sapore bellico? Ecco la definizione, tratta dallo specifico link nel'ambito del sito della Regione: La Task Force Italia-Slovenia 2014-2020 è il gruppo di lavoro temporaneo composto dai delegati degli Stati Membri Italia e Slovenia costituito ai fini della predisposizione del Programma Operativo Italia-Slovenia 2014-2020. Tale Task Force ha il compito di predisporre la documentazione necessaria per l'avvio del Programma transfrontaliero Italia-Slovenia 2014-2020.
In altre parole, sono stati scelti i progetti che saranno presi in considerazione nel momento in cui verrà predisposto e avviato il "Programma transfrontaliero" che ancora non esiste e che ovviamente non coincide con il documento propositivo della task force.
Il percorso per arrivare ai dieci milioni di cui sopra è ancora molto lungo: occorre che prima sia approvato il programma, che poi ci siano i "bandi" e solo allora potranno esser eventualmente finanziati i "progetti". Certo, l'ammissione al possibile finanziamento è un passo importante, ma di qui all'introito nelle casse c'è la zona neutra del "tra il dire e il fare..." Con tutti gli scongiuri del caso, è sempre bene, prima di vendere la pelle dell'orso (povera Danica!), aspettarne la fine...
ab

Gorizia, "città dei profughi": e perché no?

Si sente dire dappertutto: "Gorizia non diventi la città dei profughi". Il Consiglio Comunale approva senza neppure discuterla una mozione proposta dal sindaco Romoli e leggermente emendata dal centro sinistra, con buona pace e accordo unanime.
E se invece Gorizia diventasse proprio la "città dei profughi"?
Si fa un gran parlare, ultimamente del "laboratorio per la costruzione della giustizia e della pace nel mondo". Ma non ci si rende conto - non è una novità, purtroppo - del passaggio della Storia: se ci si concentrasse sull'accoglienza, invece che sul modo di "sbolognare" quelli che si ritengono essere dei "problemi", ci si accorgerebbe della straordinaria opportunità. Con i fondi che Stato ed Europa avrebbero tutto l'interesse a investire su una simile disponibilità, si potrebbero ristrutturare molti edifici cadenti, creare un gran numero di posti di lavoro, far ri-girare l'economia e il commercio con adeguate convenzioni con gli esercizi, avviare progetti culturali di ampia portata, sviluppare progetti di formazione e di cooperazione, far convergere sulla città l'interesse delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali.
Soprattutto, ci si renderebbe conto del fatto che l'incontro con l'altro è sempre un incontro con il fratello e mai con un fardello.
ab

Gabriella Gabrielli in diretta dal Quirinale sulle onde di Radio Rai 3

Si riceve e molto volentieri si pubblica, con un forte "in bocca al lupo" (e viva il lupo!) a Gabriella.
Il 5 ottobre alle ore 11.50. E' il momento in cui il Consiglio della pagina Ospiti del sito www.robertodobran.eu realizza l'idea di dar spazio alla splendida ugola della cantante folk Gabriella Gabrielli, senza trovar mai l'occasione per farlo. Ebbene, il momento è finalmente arrivato! 
Il 4 ottobre, alle ore 18.30, Gabriella avrà un incontro su "Gorizia e le storie di confine" al Centro Culturale Spazio Armonico a Roma e la mattina dopo, domenica 5 ottobre, parteciperà al concerto Le trincee del Cuore di Ambrogio Sparagna che dalla Cappella Paolina del Quirinale sarà trasmesso in diretta alle ore 11.50 da Radio RAI 3 e, attraverso i collegamenti Euroradio, in molti paesi d'Europa. Sintonizzatevi! E per chi volesse già ora saperne qualcosa in più ... può vedere/sentire qui lo stesso concerto ripreso il primo maggio 2014 all'Auditorium della musica di Roma.
Le canzoni della Gabrielli sono cantate nelle lingue che ancora oggi fanno parte del bagaglio culturale di Gorizia, la sua città natia (l'italiano, il friulano e lo sloveno), ma anche in lingue ormai abbandonate (il tedesco e lo yiddish), non dimenticando le lingue dei territori limitrofi (ad esempio il croato) e rivolgendo inoltre l'attenzione alle parlate dialettali locali e ad idiomi geograficamente più lontani. È questo il caso della canzone/video Que renaše che si presenta nella sopra citata pagina Ospiti, appartenente al cd Dove il mio naufragar e il cui miscuglio linguistico è una proposta sintattico-musicale che travalica ogni tendenza conservatrice e coinvolge l'ascoltatore facendogli superare pregiudizi e chiusure.