martedì 30 settembre 2014

Ma che centra la Lega Nord con i Gusti di Frontiera?

Ecco un bel comunicato stampa della "nostra" Eleonora Sartori:
Subito dopo aver letto con enorme piacere e una punta di orgoglio l’articolo de Il Piccolo sui numeri record di Gusti di Frontiera 2014, mi imbatto in un’immagine pubblicata sulla pagina Facebook "Lega Nord Padania": al centro campeggia la tanto vituperata "peperoncina", locandina ufficiale di Gusti di Frontiera 2014, attorniata dal volto del segretario federale della Lega Nord, nonché capodelegazione al Parlamento Europeo, Matteo Salvini e dallo stemma della Lega Nord. 

Stupefatta, mi accingo a leggere: #SALVINI>OGGI SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 18.30 GORIZIA, Manifestazione “Gusti di Frontiera”. 

Che Gusti di Frontiera non sia più solo una tripudio di ghiottonerie, quanto piuttosto un’occasione ghiotta per accaparrarsi una manciata di voti?

Il Comune di Gorizia è a conoscenza del bizzarro accostamento tra una "sua creatura" (Gusti di Frontiera non è forse un evento del Comune?) e lo stemma di un partito politico?

Mi piacerebbe avere delle risposte per sapere come comportarmi in futuro nei confronti di una kermesse che ho amato sin dagli esordi. Nel caso ne fosse a conoscenza, dal prossimo anno a Gusti ci sarà un visitatore in meno, ma questo poco importa. In caso non ne fosse a conoscenza mi piacerebbe prendesse le distanze da questo utilizzo improprio. 
Eleonora Sartori

lunedì 29 settembre 2014

Per i profughi è indispensabile un maggior coordinamento tra le istituzioni

In Comune si discute oggi la mozione del sindaco riguardante la situazione dei richiedenti asilo ospitati nel "campo" di via Brass a Gorizia. Ecco l'emendamento-parere proposto da Giuseppe Cingolani:
Sulla questione dei profughi presenti a Gorizia il Comune non può continuare a lagnarsi senza fare nulla. Per impegnare l'Amministrazione in una serie di concrete iniziative tese a risolvere il problema, il Pd propone alcuni emendamenti alla mozione in discussione nel Consiglio comunale.
Innanzitutto chiediamo che, come previsto dall'accordo siglato tra Stato, Regioni ed enti locali nel luglio scorso, si attivi immediatamente in Friuli Venezia Giulia un tavolo, presieduto dal Prefetto del capoluogo di Regione, per coordinare i diversi soggetti da coinvolgere in un'accoglienza diffusa dei richiedenti asilo. Inoltre la Regione, sul modello di quanto è stato fatto in altre Regioni d'Italia, dovrebbe promuovere un Piano per l'accoglienza e l'integrazione dei richiedenti asilo, da approvare ogni anno in base alle previsioni dei flussi di profughi, in modo da uscire dalla continua emergenza che richiede soluzioni improvvisate.
Il Comune di Gorizia, poi, dovrebbe promuovere l'apertura permanente di un tavolo provinciale, presieduto dal Prefetto di Gorizia, per creare un sistema di accoglienza diffusa, evitare eccessive concentrazioni, e realizzare l'immediato smantellamento della tendopoli di via Brass. A tal fine il Comune deve attivare un progetto all'interno del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, oppure stipulare una Convenzione con la Prefettura, per farsi carico di non più di 30 richiedenti asilo. In questo modo il capoluogo avrà la credibilità e l'autorevolezza necessarie per chiedere che anche gli altri Comuni della provincia facciano altrettanto, per distribuire l'accoglienza dei profughi in gruppi non troppo numerosi all'interno della provincia. Infine l'Amministrazione comunale deve mantenersi in costante contatto con i parlamentari dell'Isontino, con il Prefetto e con la Regione, affinché si vigili non solo sulla conversione in Legge del Decreto 119 del 22 agosto 2014, da realizzare entro una ventina di giorni per evitare che decada, ma anche perché sia finalmente attuato ciò che il decreto già prevede, in particolare l'aumento del numero delle Commissioni territoriali che esaminano le domande di asilo, affinché Gorizia non sia più l'unica Commissione del Nordest.
Una delegazione del centrosinistra di Gorizia, in cui saranno presenti i capigruppo in Consiglio comunale, incontrerà il Prefetto nel pomeriggio di venerdì 3 ottobre, per affrontare il tema delle iniziative utili a risolvere il problema della presenza dei profughi in città.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

sabato 27 settembre 2014

Novecento inedito, terza puntata

Martedì 30 settembre alle ore 17.30 presso la sede del Forum invia S. Giovanni 10/A, nell'ambito del ciclo di conferenze Novecento inedito, verranno discussi due libri che hanno per protagonisti due infermieri, attivi durante la Resistenza; si tratta di Giuseppe Venica, il cui diario è stato pubblicato a cura di Aldo Rupel, con il titolo “Ricordi della lotta di Liberazione sul Carso goriziano” e di Maria Antonietta Moro, il cui diario si intitola “Tutte le anime del mio corpo”. Entrambi hanno agito nella città di Gorizia, vivendo esperienze estreme. Andando oltre gli stereotipi culturali e di genere, Venica e Moro dimostrano due concezioni inedite dell'essere partigiani e di curare i malati. Anticonformisti e decisi nei loro convincimenti, Venica e Moro propongono due modi opposti di considerare la lotta, la cura, l'uso delle armi durante la Resistenza. All'incontro, organizzato con la collaborazione dell'ANPI di Gorizia, interverranno Aldo Rupel, Anna Di Gianantonio, Gabriella Musetti e Lorena Fornasir, figlia di Maria Antonietta Moro. Verrà inoltre proiettato il trailer del film “Women on the border “che la giovane regista Erika Rossi sta girando sulle vicende della partigiana Moro.

giovedì 25 settembre 2014

Progetto Remida

Interessante intervento dell'associazione Essere Cittadini:
L'associazione Essere Cittadini è estremamente entusiasta del progetto Remida pur avendo avuto l'occasione, per ora di averne solo letto le intenzioni sui documenti e le recensioni reperibili sul  web. Apprendiamo che " il progetto Remida mira alla promozione dell’efficienza energetica e all’uso delle fonti alternative e rinnovabili attraverso la creazione di filiere di energia intelligente e il rafforzamento di politiche e strategie energetiche locali attraverso il confronto di esperienze positive con partner italiani ed europei".
Leggiamo anche che “REMIDA prevede la creazione di strumenti per le amministrazioni pubbliche locali, l’analisi e lo scambio di esperienze a livello europeo o sulle città intelligenti, la crescita di competenze nelle comunità locali e la realizzazione di azioni pilota.”
E, ancora, che “Questi obiettivi verranno concretizzati nella creazione di gruppi di lavoro a livello locale e di processi partecipativi sul tema “energia”, nell’analisi del sistema energetico e delle politiche a sostegno dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, nella definizione del Piano d’azione per l’Energia Sostenibile e di unaroadmap per l’efficienza energetica e le rinnovabili, nella creazione di partenariati fra pubblico, privato e cittadini e avvio di un intervento concreto (azione pilota locale) e nello sviluppo di comunità e città “intelligenti”.”
Ora la domanda dell'Associazione è molto semplice: in quale fase verranno coinvolti gli stakeholder e tutti i cittadini? Non sarà mica una fase in cui i progetti sono già decisi sulla base di analisi del territorio, delle sue criticità e dei suoi bisogni già effettuate? E se già effettuate, senza contraddittorio con la cittadinanza e gli stakeholder, che valore hanno? Per fare un esempio abbiamo letto dal documento “Energy Roadmap 2014-2020” del Comune di Gorizia, i dati dell'”Inventario delle emissioni di gas serrra : la situazione al 2012” e scopriamo subito alla voce “industrie” la dicitura “non incluso nel Piano”. (tra l'altro non si capisce perchè la tabella diretta all'ambito GECT sia in inglese e non in italiano e in sloveno!) Che dobbiamo pensare come cittadini? Che le centrali a biomassa non producono emissioni? Che i dati di altri, seppure pochi, presidi industriali di vario genere non sono disponibili? e per quale motivo? 
E sulle politiche di economia verde, il Progetto MER, leggiamo sempre dai vari siti, “ si propone di influenzare lo sviluppo socioeconomico locale tramite attività rivolte al settore produttivo con particolare focus sulle aree industriali, mirate a favorire la sostenibilità ambientale, il trasferimento tecnologico, l’applicazione dei principi di green marketing e della green economy e l’attenzione all’efficienza energetica nei processi manifatturieri”: belle parole che sottoscriviamo, in attesa che qualcuno si degni di interpellare noi utilizzatori finali dei sistemi produttivi per conoscere i nostri bisogni e le nostre proposte: sempre che anche questi ultimi non siano già decisi a tavolino dai tecnici previo rigoroso controllo e approvazione della Commissione europea.
L'allarme per l'aumento dei gas serra e delle drammatiche conseguenze che stiamo già vivendo (i cambiamenti climatici) ci fa pensare che la metodologia della programmazione pluriennale imposta dall'Unione europea sia ormai, purtroppo, obsoleta: non abbiamo più tempo per fare programmi della durata di 5 – 6 e più anni, dobbiamo agire subito, nella speranza che non sia troppo tardi.
Concludiamo dicendo che siamo in un'emergenza globale, in cui le autorità, locali nazionali e internazionali, devono agire mobilitando e coordinando tutti i cittadini e le risorse, semplicemente adottando politiche industriali, agricole, sociali esattamente opposte a quelle messe in atto fino ad ora.
Concludiamo con una preoccupata considerazione: se qualche centinaio di richiedenti asilo politico ha messo in crisi il Comune e le istituzioni governative, cosa succederà quando ci troveremo a gestire, se non saremo noi stessi, milioni di profughi ambientali che si sposteranno a seguito di fenomeni come la desertificazione di vaste aree del pianeta o l'innalzamento del livello dei mari che farà sparire vasti territori ad oggi ancora emersi e abitati?
Associazione Essere Cittadini Gorizia

mercoledì 24 settembre 2014

Uomini contro

I quotidiani locali annunciano due manifestazioni dedicate al tema dei richiedenti asilo, attualmente ospitati presso la tendopoli allestita per iniziativa della Provincia in via Brass a Gorizia.
Sulla prima, che si terrà venerdì pomeriggio, non c'è niente da eccepire, ciascuno è libero di esprimere le proprie idee: il centro destra goriziano, davanti alla sede della Provincia, contesta l'iniziativa dell'amministrazione provinciale e richiama la necessità che la situazione sia affrontata dalle sedi competenti in materia. Liberissimi di obiettare, anche se appare curioso che un'amministrazione di centro destra, clamorosamente caduta dalle nuvole quando il "caso" è stato portato sui giornali, dopo aver per mesi fatto finta di non sapere, protesti ora contro chi ha evitato i disagi alla sicurezza di tutti, favorendo il trasferimento dei profughi, da un luogo malsano e incontrollato a un campo d'accoglienza "d'emergenza" del tutto sicuro e tutelato!
La seconda manifestazione è invece annunciata per sabato pomeriggio, davanti al campo con le tende e su questa iniziativa sorgono molte fondate perplessità: promossa dal Msi contro la presenza dei rifugiati in centro città, sembra attirare a Gorizia numerosi esponenti di gruppi neofascisti e di estrema destra. In un momento in cui la città ospiterà decine di migliaia di persone in occasione di Gusti di Frontiera e le forze dell'ordine si presume siano impegnate in questo ambito, qualcuno ha veramente dato l'ok a una manifestazione che offende gli abitanti della tendopoli, i cui diritti sono garantiti dalla Costituzione Italiana? Ha cioè sottovalutato tutti i rischi che comporta la concentrazione in città, davanti al pacifico "campo" degli afghani, di persone che vogliono contestare la loro presenza, invocando una presunta "precedenza" razziale degli "italiani" nella garanzia dei diritti della persona?
Se si è ancora in tempo, per garantire l'ordine pubblico e per salvaguardare la pace di persone già abbastanza provate dalle guerre, sarebbe bene rivedere l'eventuale autorizzazione concessa a una manifestazione provocatoria e inopportuna; almeno la si sposti in altro luogo e in altro tempo, lontano dalla tendopoli - che ospita persone che non centrano niente - e lontano dall'inevitabile confusione dei "gusti di frontiera".
ab

Postilla + domanda al post precedente

Postilla: la sede della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale per le regioni del Nord Est d'Italia è Gorizia. L'ufficio specifico si trova nell'edificio della Prefettura in Piazza Vittoria e il responsabile del procedimento è il vice-prefetto.
Domanda: se tutti coloro che abitavano sull'Isonzo avevano il certificato di richiesta d'asilo, chi glielo ha conferito, se non un ufficio sito nel palazzo della Prefettura, il cui responsabile è un funzionario della Prefettura? Dal momento che la maggior parte di tali "certificati" portano una data di gran lunga precedente l'"esplosione" del caso, all'inizi di settembre, dove era la Prefettura nei mesi precedenti? Come poteva il Prefetto dichiarare ai giornali di "non sapere" chi erano coloro ai quali la Prefettura aveva rilasciato i certificati? E perché, essendo la Prefettura la competente in materia, si è attivato (quanto lentamente!) per trovare una soluzione soltanto dopo che il caso - già "uscito" sul Primorski Dnevnik il giorno 8 agosto - è diventato appannaggio dei giornali locali?
ab

Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale

Si parla molto di "Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiati". Di che si tratta? Ecco un prospetto informativo, con i riferimenti legislativi (fonte: sito del Ministero degli Interni)

Con la legge Bossi-Fini (n. 189/2002) e il relativo regolamento di attuazione (dpr n. 303/2004) sono state istituite sette Commissioni territoriali per il riconoscimento dello 'status di rifugiato': Gorizia, Milano, Roma, Foggia, Siracusa, Crotone e Trapani. 

Con decreto legislativo (n. 25 del 28 gennaio 2008) e con il relativo decreto ministeriale di attuazione del 6 marzo 2008 sono state individuate, complessivamente, 10 commissioni territoriali con tre sedi in aggiunta a quelle già presenti: Torino, Bari e Caserta.
La legge prevede che la Commissione territoriale provveda all’audizione del richiedente entro 30 giorni dalla trasmissione dell’istanza fatta dalla Questura e che la decisione venga poi adottata entro i successivi 3 giorni.
Con l’articolo 30 della legge 6 agosto 2013, n. 97 si è introdotta una modifica all’articolo 4 del decreto legislativo n. 25/2008, prevedendo che con decreto del Ministro dell'interno, presso ciascuna Commissione territoriale possano essere istituite, al verificarsi di un eccezionale incremento delle domande di asilo connesso all'andamento dei flussi migratori e per il tempo strettamente necessario da determinare nello stesso decreto, una o più sezioni, fino ad a un numero massimo complessivo di dieci per l'intero territorio nazionale.
Le 10 sezioni istituite sono: due a Roma, quattro a Siracusa, una a Torino, una a Bari e una a Crotone, una a Trapani,  con operatività fino al 31 dicembre 2014. 
Sedi e competenze delle Commissioni territoriali 


•GORIZIA: competenza sulle domande presentate nelle regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige
• MILANO: competenza sulle domande presentate nella regione Lombardia
• ROMA: competenza sulle domande presentate nelle regioni (*) Lazio, Sardegna e Umbria
•FOGGIA: competenza sulle domande presentate nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani
•SIRACUSA: competenza sulle domande presentate nelle province di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Catania
•CROTONE: competenza sulle domande presentate nelle regioni Calabria e Basilicata
•TRAPANI: competenza sulle domande presentate nelle province di Agrigento, Trapani, Palermo, Messina, Enna
•BARI: competenza sulle domande presentate nelle province di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto
•CASERTA: competenza sulle domande presentate nelle regioni Campania, Molise, Abruzzo e Marche(*)
•TORINO: competenza sulle domande presentate nelle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana

Iraq: divide et impera!

La questione sembra essere legata alla divisione dell'Iraq in tre parti, prevista dopo l'intervento militare della coalizione occidentale che ha messo fine al regime (e alla vita) di Saddam Hussein. Quello che gli iracheni non hanno voluto, ritenendo che la disgregazione del Paese non avrebbe favorito la pacificazione, si sta per realizzare attraverso l'azione terroristica dei guerriglieri del cosiddetto "califfato islamico". Se gli Stati Uniti sono riusciti a coalizzare un gruppo assai eterogeneo di alleati, anche nei Paesi musulmani, è logico che il rafforzamento delle diverse compagini anti-Isis richiederà l'accoglienza delle istanze che da decenni sono portate avanti dai curdi e da altre popolazioni del territorio. Quale l'esito probabile? Dando per scontato la sconfitta del "califfato", si raggiungerà l'obiettivo iniziale, ovvero la divisione dell'Iraq in tre parti, quella Nord affidata ai curdi, alla ricerca da sempre di una propria terra. Tenendo presente che essi abitano attualmente in quattro stati (Turchia, Iran, Siria e Iraq), la realizzazione del loro sogno da una parte corrisponderà agli interessi occidentali del "divide et impera", dall'altra richiederà enormi sforzi diplomatici per evitare che l'area di riferimento diventi ancor più instabile di quanto lo è adesso. A rimetterci ovviamente è sempre la povera gente, costretta a subire angherie da tutte le parti e - per quanto possibile - a fuggire alla ricerca di luoghi dove trovare serenità e pace. In Europa, per esempio, dove ovviamente c'è da attendersi un enorme numero di profughi alla ricerca di un futuro migliore.
ab

martedì 23 settembre 2014

Gusti di Frontiera:occasione di solidarietà

Forse quest'anno i "Gusti di Frontiera" saranno qualcosa di più che una mega-sagra, peraltro divertente e piena di sapori. Il "di più" è portato dalla presenza dei rifugiati afghani, residenti nelle tende di Via Brass e nei primi centri di accoglienza predisposti in città. Sono dei grandi esperti di "frontiere" e ricordano a tutti che esse sono ancora delle barriere difficili da oltrepassare: le loro storie sono piene di confini superati in modo rocambolesco e del "gusto" di riuscire a sopravvivere. Oltre la guerra, la persecuzione, le angherie dei trafficanti di persone, le diffidenze degli autoctoni...
Francamente l'inattesa "zona afghana" si colloca nel contesto della festa almeno a pari titolo di quelle francesi, inglesi o brasiliane: sarebbe bello se il Comune invitasse ufficialmente gli ospiti della tendopoli a partecipare alla gioia della città. E non solo loro, ma anche quelli che in questo periodo fanno più fatica a far quadrare i bilanci affossati dalla crisi.
Con quali mezzi? Per esempio, pubblicizzando per chi lo desidera la possibilità di "offrire" volontariamente un pasto in più e curando la distribuzione di corrispondenti "buoni" agli amici afghani e a chi ne ha bisogno...
Non esiste autentica gioia che non sia radicata nel mistero del dolore umano: Gusti di Frontiera acquista un nuovo e profondo significato, nel momento in cui non propone solo evasione e oblio dei problemi, ma diventa bella occasione di amichevole e costruttiva inclusione e ricerca insieme di sostenibili soluzioni. Anche, perché no?, condividendo i sapori e i profumi delle pietanze "di frontiera". Che sia davvero festa per tutti!
ab

lunedì 22 settembre 2014

Profughi a Gorizia: per un dibattito informato e costruttivo...

...di Giuseppe Cingolani
In questi giorni a Gorizia si parla tanto dei profughi, ma una discussione che serva a trovare le soluzioni deve partire da alcuni riferimenti fondamentali.
Il diritto d'asilo per chi nel proprio paese di origine è perseguitato e/o privato della libertà per motivi politici è garantito dall'articolo 10 della Costituzione italiana: è quindi uno dei fondamenti dello Stato italiano e della nostra convivenza civile.
L'immigrazione irregolare, invece, è contro la legge e va contrastata efficacemente, con politiche economiche nuove, che smettano di acuire le disuguaglianze tra i paesi del mondo, con accordi internazionali, e attraverso l'identificazione e l'invio nei paesi di origine di chi emigra irregolarmente. Lo striscione esposto dalla Lega “clandestino via dall'Isontino” è riduttivo rispetto alle leggi attuali (secondo cui chi è irregolare deve andare via da tutto il territorio nazionale) e non c'entra nulla con il problema in questione.
Nessuno tra i profughi afgani ospitati a Gorizia nella tendopoli di via Brass può essere etichettato come clandestino: sono tutti richiedenti asilo registrati in Questura e la loro permanenza da noi è del tutto legale. In generale fuggono dalla guerra e dai fondamentalisti islamici, i Talebani, che, galvanizzati dall'annunciato ritiro delle forze USA, stanno effettuando una vasta e violenta offensiva. I profughi vengono qui perché a Gorizia c'è l'unica Commissione territoriale che esamina le domande d'asilo per tutto il Trentino Alto Adige, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Per dare una risposta la Commissione ci mette tra i 6 e gli 8 mesi, per cui i profughi afgani per legge dovranno restare nel nostro territorio fino a fine primavera/inizio estate.
Secondo l'art. 5 del Decreto legislativo 140/2005: “L'accesso alle misure di accoglienza è disposto dal momento della presentazione della domanda di asilo”. Chi deve farsene carico è la Prefettura, che nel caso dei profughi afgani non lo ha fatto, ed è dunque è responsabile della mancata applicazione della Legge dello Stato, nonostante rappresenti il Governo a Gorizia.
La situazione dei profughi che dimoravano in riva all'Isonzo era illegale per responsabilità non dei profughi, ma della Prefettura. Inoltre era un rischio per la salute anche dei cittadini residenti, poiché tenere un centinaio di persone in pessime condizioni igieniche e sanitarie avrebbe potuto creare un focolaio di infezioni e malattie. Il sindaco è il garante della salute pubblica in città, ma non ha mosso un dito, nemmeno a tutela dei cittadini goriziani.
L'iniziativa della Provincia di creare l'accampamento in via Brass ha tamponato la colpevole assenza delle istituzioni deputate all'accoglienza ai profughi. Si tratta di una soluzione d'emergenza che deve durare al massimo 15 giorni: entro una settimana l'accampamento va smantellato e spetta al Prefetto trovare una soluzione più appropriata.
Sono da evitare le eccessive concentrazioni di profughi, per cui l'ideale sarebbe distribuirli in gruppi non troppo numerosi in diversi Comuni. Se però non arriva alcune disponibilità dagli enti locali, il Prefetto può e deve agire d'imperio, sequestrando ad esempio qualcuna delle numerose caserme vuote della nostra provincia per ospitare i profughi.
Il centrosinistra propone che il Comune di Gorizia esca dall'inerzia e stipuli con la Prefettura una convenzione per ospitare in strutture inutilizzate al massimo 30 profughi: solo allora il capoluogo avrebbe la credibilità e l'autorevolezza necessarie per chiedere agli altri Comuni di fare la loro parte e alla Prefettura di uscire dal sonno. Attualmente sono presenti in città circa 200 profughi, di cui 74 nella tendopoli di via Brass, 73 ospitati dalla Caritas nel convento del Nazareno, 45 all'Hotel Internazionale.
Quando viene stipulata una convenzione tra la Prefettura e un ente locale (Circ. Ministero Interni n. 104 8/01/2014) ad ogni profugo accolto vanno solamente 2,5 euro al giorno, mentre, per ciascuno di loro, circa 30 euro vanno a chi offre assistenza, ad esempio una cooperativa sociale, o fornisce beni e servizi (cibo, lavanderia...). Per i profughi afgani della tendopoli di via Brass non è stata stipulata alcuna convenzione, per cui nessun soldo arriva per loro dallo Stato: sono i cittadini volontari che portano alla tendopoli i generi di prima necessità.

Gorizia città aperta (?)

Gorizia si è spaccata in due.
Da una parte ci sono coloro che hanno capito: gli immigrati richiedenti asilo non potevano stare sulla riva dell'Isonzo e l'inerzia delle istituzioni ha fatto sì che la soluzione del problema fosse procrastinata di molto. Questi, indipendentemente dalle idee sulle legislazioni vigenti, si sono dati molto da fare: hanno portato materiali di prima necessità al campo di via Brass, insegnato italiano e giocato con gli ospiti, collaborato nella pulizia del sito abbandonato sull'Isonzo. Hanno fatto onore a Gorizia, un ottimo biglietto da visita per le migliaia di persone che la raggiungeranno in questi giorni, in occasione di "Gusti di frontiera".
Dall'altra ci sono coloro che non hanno capito e quelli che strumentalizzano la loro i-gnoranza. Questi si scaldano alla vista di un immigrato, lanciano minacce sibilline, tirano raudi per disturbare il sonno e soprattutto, organizzano manifestazioni di stampo razzista (Forza Nuova, Msi, ecc.) e\o egoista (Forza Italia, Lega, ecc.). Sono un disonore per Gorizia e lasceranno un pessimo ricordo ai visitatori dei Gusti: "a noi gli stranieri piacciono solo se vengono a mangiare e a bere, se poggiano un po' di soldi sui banchi dei chioschi. Se sono poveri, non li vogliamo!"
Ma la prima Gorizia, quella accogliente e consapevole, quella di chi ha rinviato a dopo l'emergenza i "discorsi" su chi ha ragione e chi ha torto, sta decisamente soppiantando la seconda e l'impressione è che ancora una volta, trionfino la condivisione e la solidarietà.
ab

domenica 21 settembre 2014

Via Brass: risorsa, non solo problema...

Il comportamento delle persone ospitate nella tendopoli provvisoria di via Brass è encomiabile. Lo scorso sabato hanno ripulito l'area dove avevano vissuto presso le rive dell'Isonzo, togliendo di mezzo non soltanto i segni della loro permanenza, ma anche i tanti rifiuti che tanti cittadini "autoctoni" hanno seminato nei dintorni. Quando li si incontra per strada si capisce subito che sono stranieri: infatti, salutano sempre gentilmente e - quando possibile - raccontano volentieri qualcosa della loro difficile vita. Il campo è tenuto nel migliore dei modi, la pulizia e l'ordine sono ovunque evidenti.
Insomma, la loro presenza a Gorizia è un'opportunità, all'interno di un problema più generale il quale - checché ne dicano i sempre più incredibili comunicati del sindaco Romoli e dei suoi collaboratori - non investe sicuramente soltanto la città. Il moltiplicarsi delle guerre nei paesi del Medio Oriente e in Africa - quasi tutte conseguenze di interventi militari "occidentali" finalizzati esclusivamente alla salvaguardia degli interessi di pochi - non può che produrre un aumento esponenziale degli arrivi, come dimostrano gli interrogativi sul prossimo futuro sollevati in quasi tutte le città italiane.
Che l'arrivo dei richiedenti asilo sia anche una risorsa, l'hanno scoperto decine di volontari goriziani: il via vai di persone che portano qualcosa di cui c'è bisogno, la partecipazione di tanti alla "pulizia" dell'Isonzo, la disponibilità a dare una mano, ciascuno con le proprie competenze... Tutto questo dimostra che Gorizia è ancora una città solidale, nonostante i suoi amministratori.
Il punto è proprio questo: la cosiddetta "emergenza" non può e non deve essere risolta dai volontari, i quali possono rispondere alle esigenze della prima mezz'ora e successivamente affiancarsi con semplicità ed umiltà agli operatori professionali. Invece purtroppo appare ancora molto lontana la possibilità che il "pubblico" (istituzioni politiche e amministrative) si assuma direttamente l'onore e l'onere di rispondere alle sfide del presente, senza ricorrere al volontariato, al privato sociale e naturalmente alla Chiesa, l'unica grande struttura che in Italia è in grado di sostituirsi allo Stato. Con ingenti mezzi, senza burocrazie (e con pochi controlli).
ab

giovedì 18 settembre 2014

Immigrazione: meglio agevolarla che combatterla

Al di là delle questioni goriziane, la questione immigrazione è decisiva ed è vero che non può essere demandata a un singolo Stato o addirittura ad amministrazioni locali. L'enorme dislivello tra estreme ricchezza e povertà che caratterizza tuttora il Sud e il Nord del mondo, insieme alla fuga in massa da situazioni di violenza e persecuzione per lo più "effetto collaterale" di interventi militari finalizzati soprattutto alla salvaguardia di interessi economici: sono due tra le tante cause delle migrazioni di popoli che hanno interessato e interesseranno sempre più i Paesi ricchi, soprattutto europei.
La domanda se "è giusto accogliere" è del tutto anacronistica e superata dagli eventi: nelle condizioni attuali dell'umanità che vive sul Pianeta è impossibile che diminuisca il numero di coloro che mettono a repentaglio la loro vita alla ricerca di situazioni migliori di quelle - spesso terribili - che si lasciano alle spalle. Basta ascoltare dieci minuti qualche nuovo arrivato per rendersi conto delle avversità dalle quali si allontanano e dei rischi che corrono nei loro complicati viaggi della speranza.
E quindi? Quindi le risposte possibili sono due: o si fa di tutto per impedire gli arrivi, mettendo in campo una task force in grado di contrastare l'enorme potenza della mafie internazionali e dei cinici trafficanti di persone (e nessuno Stato sembra oggi in grado di poter raggiungere neanche lontanamente questo obiettivo, come ben sanno anche gli irresponsabili pararazzisti che invocano misure militari che potrebbero soltanto nuocere ai poveri senza intaccare in alcun modo il sistema); oppure l'Unione Europea - ma anche gli altri Paesi non europei del G8 e del G24 - si assume l'onere di gestire i flussi. Ciò significa costruire una gigantesca rete di protezione che contempli la raccolta e il trasporto dei migranti, la risposta alla loro ricerca di lavoro e di alloggio, la promozione di un'autentica cultura di integrazione e reciprocità.
Il costo di una simile operazione, che certamente - se realizzata - consentirebbe di contrastare i poteri occulti e di realizzare una nuova stagione di armonica convivenza tra abitanti autoctoni e nuovi venuti, sarebbe di gran lunga inferiore di quello impiegato nell'azione di contrasto, di controllo e di verifica dell'immigrazione irregolare e clandestina.
Senza contare il beneficio che ne potrebbe derivare sul piano dell'occupazione e della crescita del Pil.
ab

mercoledì 17 settembre 2014

L'obbedienza è una follia?

Veramente sconvolgente la proiezione del film "Scemi di guerra", proposto martedì sera dal Forum per Gorizia, nell'ambito del ciclo di incontri dedicato al "Novecento Inedito".
Le immagini hanno presentato il caso di centinaia di migliaia di persone, la cui mente è rimasta sconvolta dai bombardamenti e dall'orrore della guerra di trincea. E hanno anche documentato gli sforzi degli psichiatri del tempo, finalizzati non alla riabilitazione delle persone, ma al risistemare con tutti i mezzi possibili la psiche al fine di inviare nuovamente i malcapitati al fronte. I sopravvissuti ai metodi di cura a dir poco spaventosi, al termine del conflitto sono rimasti chiusi nei manicomi, scontando di fatto la morte vivendo.
Nel corso del dibattito, guidato dallo psicoterapeuta Rodolfo Picciulin, sono intervenuti molti "spettatori", interrogandosi sul concetto di "follia" e di sanità mentale , in rapporto alla guerra.
Che la guerra generi follia, è evidente e il film lo ha dimostrato, notando fra l'altro che il 45% dei soldati americani impegnati nelle guerre in Iraq ha successivamente mostrato segni di grave disagio psichico. Ma è proprio vero che - come ha detto Francesco nel citatissimo discorso di Redipuglia - "la guerra è una follia"? Cioè i centomila del sacrario, gli otto milioni di soldati morti su tutto il fronte, i loro strateghi militari, i politici che l'hanno decisa, gli industriali che hanno prodotto le armi, gli intellettuali, i filosofi e i poeti che l'hanno decantata, i vescovi e i preti (ma non il papa Benedetto XV, l'unico pontefice ad aver suggerito alternative concrete all'uso delle armi) che hanno benedetto i rispettivi cannoni...  tutti questi sono stati vittima di un'allucinazione collettiva, di un incontrollabile impulso di estrema violenza?
Non è meglio invece affermare che la guerra è molto razionale, fin troppo razionale; che la sua dichiarazione corrisponde a precisi disegni e interessi; che le strategie con la quale viene combattuta sono il frutto di studi e ricerche approfondite? La guerra non è una follia, è un azione degli uomini, determinata dall'esercizio della loro intelligenza e dalla libertà della loro coscienza.
Solo così si può combattere la guerra, non come un'ineluttabile pazzia collettiva, ma come atto razionale al quale è possibile contrapporre un diverso e alternativo atto razionale. Per esempio la scelta della nonviolenza gandhiana (ed evangelica), che presuppone la disponibilità a farsi uccidere piuttosto che usare le armi, l'auspicio di un disarmo totale e generale da conseguire attraverso il sacrificio della propria vita e anche di quella del proprio gruppo.
E' possibile contrastare la guerra con la non-violenza attiva? E' un'idea razionale? Oppure, come tanti pensano, questa sì, è una follia?
Ecco, forse era questa la parola in più che qualcuno si aspettava a Redipuglia: "La guerra è una follia. Dunque, fine degli eserciti, distruzione di tutti gli arsenali militari, risoluzione delle controversie con l'unico modello razionale, ovvero la scelta della non-violenza. Solo così le parole di Francesco non avrebbero ottenuto quel quasi unanime consenso che ne ha decretato di fatto l'inefficacia.
Andrea Bellavite

Questione tbc: l'inerzia delle istituzioni

Anche Giuseppe Cingolani interviene sulla situazione dei richiedenti asilo, evidenziando come l'inerzia del Comune sia stata veramente incredibile, come evidenziato anche dal caso di tubercolosi della persona attualmente ricoverata a Trieste.
Il caso di tubercolosi dell'afgano che, oggi ricoverato a Trieste, ha a lungo dimorato in riva all'Isonzo con altri 90 profughi, dimostra quanto sia stato irresponsabile il comportamento del sindaco, che non ha mosso un dito per contrastare il pericolo sanitario che era in atto.
Numerose persone, arrivate dopo un viaggio estenuante, sono state lasciate vivere per oltre un mese in pessime condizioni igieniche e ambientali, passando notti piovose all'addiaccio, con il sonno costantemente tormentato dall'assedio degli insetti: un contesto del genere può far collassare il sistema immunitario e favorire le infezioni. Poiché i profughi si aggiravano tranquillamente in città, avrebbero potuto mettere a rischio anche la salute dei cittadini residenti, oltre che la propria. Con la sua inerzia il sindaco si è macchiato di una grave omissione, visto che la legge gli attribuisce la responsabilità di garante della salute pubblica.
La tendopoli allestita in via Brass non può certo essere la soluzione definitiva al problema, ma secondo quanto mi ha riferito il dottor Cavallini, il medico del Dipartimento di prevenzione che in questi giorni ha effettuato i controlli medici sui profughi, la nuova sistemazione serve almeno a garantire, nell'immediato, condizioni di vita più salutari e un costante monitoraggio sanitario. Le visite e le radiografie effettuate su tutti gli ospiti di via Brass hanno dato risultati rassicuranti. Per due giorni alla settimana sarà attivo un ambulatorio per le visite mediche, ed i profughi saranno forniti di tesserino sanitario per accedere al Pronto Soccorso.
I profughi dimoreranno nel nostro territorio ancora per molti mesi, dato che, secondo la legge, dovranno essere ascoltati dall'unica Commissione che per tutto il Nordest esamina le richieste di asilo (presentate da chi fugge da persecuzioni e guerre nel proprio paese di origine), che ha sede proprio a Gorizia. Perciò bisogna trovare al più presto una soluzione migliore, ospitandoli in alcuni dei numerosi edifici inutilizzati presenti in provincia. Poiché le grosse concentrazioni di profughi ostacolano l'integrazione e creano allarme, dovrebbero essere accolti, in gruppi non troppo ampi, in diversi Comuni della provincia, non solo a Gorizia. Il capoluogo dovrebbe farsi direttamente carico di una parte di loro, trovando un edificio adatto e stipulando una convenzione con la Prefettura, grazie alla quale il Ministero dell'Interno, secondo la legge, pagherebbe 35 euro al giorno per i servizi offerti a ciascun profugo (assistenza, vitto, alloggio, lavanderia...), fino al momento in cui la domanda di asilo avrà ricevuto risposta. In questo modo il capoluogo, uscendo dall'inerzia, avrebbe la credibilità e l'autorevolezza necessarie per chiedere agli altri Comuni isontini di fare la loro parte, e al Prefetto di intervenire in modo più incisivo di quanto abbia fatto finora.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

Mister Hyde è tornato Jeckyll

"Irresponsabile e folle". Così Romoli definisce la scelta della Provincia di trasferire un'ottantina di afghani richiedenti asilo dall'assai pericoloso sito sull'Isonzo alla ben più confortevole tendopoli in Via Brass.
E' bene che anche i suoi elettori di centro destra, giustamente preoccupati per la sicurezza, sappiano che il sindaco da essi votato - e non gli amministratori della Provincia - , responsabile della salute di tutti coloro che si trovano sul "suo" territorio, si è comportato in modo irresponsabile e folle.
Nonostante fosse a conoscenza da almeno due mesi della situazione (interrogazione di Gentile, ripetuti "allarmi" di Zotti, intera pagina sul Primorski Dnevnik dell'8 agosto, segnalazioni dei cittadini, ecc.) non ha mosso un dito, fino a quando non si è trovato costretto a prendere posizione dall'iniziativa di Gherghetta e dell'assessore Cecot.
Ha dimostrato totale ignoranza, quando ha dichiarato pubblicamente di "non sapere se si tratta di richiedenti asilo o di clandestini", a fronte dei documenti che sarebbe stato sufficiente domandare a tutti gli interessati, nei due mesi precedenti.
E' stato inefficace, incapace di suggerire alla Prefettura soluzioni alternative all'alloggio sulle rive di un fiume in piena; neppure quelle assai tardive - odierne - dello sgombero forzato, che avrebbe potuto invocare presso Alfano almeno tre mesi fa, molto tempo prima degli eventi di questi giorni.
Si è dimostrato disumano, sottolineando che la presenza dei rifugiati potrebbe rovinare gli sforzi prodotti per incrementare il turismo a Gorizia (quali? gli ascensori al castello? o il porfido di Piazza Vittoria? o cos'altro?). L'accoglienza di poveri esseri umani alla ricerca di pace e di sollievo dalle persecuzioni viene considerata un deterrente alla presenza turistica in città! E' un'affermazione talmente assurda da far pensare che il sindaco stia cercando un capro espiatorio sul quale scaricare l'evidente fallimento della sua politica turistica e culturale.
ab

martedì 16 settembre 2014

Bene le tende, ma adesso... fare presto!!!

Giornata intensa quella di ieri, lunedì 15 settembre, per quanto riguarda i richiedenti asilo "approdati" a Gorizia ormai da alcuni mesi. E' bene ripercorrere le tappe di un'emergenza gestita finora nel peggiore dei modi possibile.
Ieri sera la manifestazione organizzata da varie forze politiche e culturali, fra le quali il Forum per Gorizia, ha consentito ai presenti di comprendere l'iniziativa della Provincia, che ha permesso a
oltre ottanta rifugiati di trasferirsi domenica, dal pericoloso accampamento sulle rive dell'Isonzo a una tendopoli più confortevole, allestita presso il campo sportivo di Via Italico Brass.
Chi non ha visto le condizioni del sito sul fiume ha definito questo passaggio "una provocazione" e si è acceso un incredibile scontro tra Comune ed Ente Provincia. Come spiegato da Gherghetta e dall'assessore Cecot, si è deciso di passare alle vie di fatto solo dopo che per quindici giorni la Prefettura e i Comuni del goriziano si sono dimostrati troppo lenti nel prendere decisioni. Anche la convenzione con la Caritas, che avrebbe dovuto concretamente dare risposta all'emergenza, sembra tuttora in attesa della sottoscrizione. In queste condizioni, non era tollerabile mantenere decine di persone sulle rive di un fiume in piena.
Del resto erano sull'Isonzo da molto tempo: chi dice da qualche mese, chi addirittura da un anno. Di certo i giornali - e modestamente anche questo blog - ne hanno parlato già dall'inizio di agosto. E' quindi incredibile che un Prefetto possa dichiarare a metà settembre di non sapere se si tratta si richiedenti asilo o clandestini e che il Sindaco della città in cui si sono accampati possa ribadire lo stesso concetto, per di più rifiutando qualsiasi collaborazione nell'alleviare i disagi.
Insomma, che adesso ci siano le tende più confortevoli è un fatto positivo, ma è logico che si tratta di una soluzione temporanea. Anzi, si auspica che sia una questione di pochissimi giorni se non - meglio - di ore. Una forzata permanenza in una campo del genere non può essere gestita dalla buona volontà delle persone sensibili: esistono oggettivi problemi sanitari, di convivenza e igienici che devono essere risolti con il sostegno delle istituzioni e delle autorità competenti. e non si può neppure sottovalutare il disagio crescente ed espresso di una parte cospicua di cittadini goriziani, le cui perplessità non sempre sono da ricondurre nell'ambito di un comunque presente razzismo.
Per questo è indispensabile che le polemiche siano lasciate per il momento fuori dalla porta e che il Comune di Gorizia prenda atto della situazione e si attivi per collaborare con la Provincia, anche cercando soluzioni efficaci da offrire alla Prefettura per dare a tutti un tetto e un'accoglienza almeno dignitosa. In attesa che la Commissione preposta stabilisca lo "status" di ciascuno di loro. Ogni minuto perso contribuisce a incrementare ulteriormente perplessità, inquietudine e confusione, anche e soprattutto in coloro che sono arrivati a Gorizia in modo rocambolesco, fuggendo la guerra e la persecuzione.
ab

lunedì 15 settembre 2014

Martedì a Forum, il film "Scemi di guerra"

Domani sera, martedì, alle 17.30 presso la sede del Forum per Gorizia sarà proiettato il film "Scemi di guerra. La follia nelle trincee", di Enrico Verra. in esso vengono ricostruite le tappe dolorose che portarono centinaia di migliaia di soldati durante il primo conflitto mondiale ad affrontare il calvario della malattia mentale, dopo quello delle trincee, degli assalti, dei gas e delle bombe. Si tratta di un'impressionante denuncia di uno degli effetti collaterali di ogni guerra, un'ulteriore dimostrazione di quanto sia importante che l'umanità, per risolvere le proprie controversie, trovi una strada diversa rispetto a quella delle armi, degli eserciti e del terrore.

La domanda "A me che importa?" e l'"ora del pianto", suggestivamente evocate da Francesco a Redipuglia, non sono sufficienti senza un impegno culturale, sociale, mediatico e politico per realizzare gli obiettivi che Benedetto XV proponeva, nel lontano 1917: il disarmo generale e il mantenimento delle armi solo per ciò che concerne la tutela dell'ordine pubblico nell'ambito dei singoli Stati e la costituzione di un arbitrariato planetario, al quale ogni Stato deve cedere una parte del proprio potere, al fine di garantire la crescita di una "società mondiale" nel rispetto dell'indipendenza delle singole Nazioni. Senza una proposta concreta, ogni pronunciamento contro la guerra non può che suscitare in teoria l'accordo entusiastico di tutti, in pratica nessun effetto concreto.

Il film sarà introdotto e commentato dallo psicoterapeuta Rodolfo Picciulin.
ab

sabato 13 settembre 2014

Una visita alla tendopoli...



Gherghetta e Cecot hanno pienamente ragione: solo la non conoscenza della situazione può consentire a chi di dovere di dilazionare scandalosamente ancora l'accoglienza dei richiedenti asilo nelle strutture della città e dei comuni limitrofi. E' bastata una visita serale alla "tendopoli" sull'Isonzo per confermare al cento per cento il pieno appoggio alla coraggiosa iniziativa del Presidente della Provincia e dell'Assessore Cecot di allestire una tendopoli organizzata in Via Italico Brass.
Il fango rende quasi impraticabili gli accessi al terrapieno sul quale è riunito il gruppo più numeroso di richiedenti asilo. Occorre perfino guadare un fiumiciattolo, mentre il fragore dell'Isonzo in piena fa paura. Ci presentiamo con discrezione e tutti ci accolgono con grande simpatia e con un grande desiderio di raccontare la loro storia. Vengono da situazioni limite, dove la parola ricorrente è "guerra": bombe, mitra, pistole. Alcuni sono a Gorizia, sull'Isonzo, da oltre un mese. Adesso, dopo le recenti piogge, hanno molto freddo e ben vengano le tende portate da qualche cittadino particolarmente sensibile. Si lavano ancora nell'Isonzo gelido e ne bevono le acque inquinate, con frequenti dolori gastrointestinali. Sono convinti che tutti si diano da fare per trovare una soluzione alla loro domanda di tetto e di accoglienza, forse non hanno neppure letto i cattivi manifesti contro di loro della Lega e non hanno visto i banchetti del movimento sociale. 
Chi è in città domani si mobiliti, senza se e senza ma, per rendere meno faticoso possibile il "trasloco" dall'Isonzo alla Valletta del Corno e per far sentire più forte la voce di chi vuole l'integrazione rispetto a quella di chi vuole tutelare solo i propri interessi. La guerra scoppia perché si dice "Io non centro!", tuonava questa mattina Francesco a Redipuglia. In questi giorni Gorizia si può scuotere e rifiutare la tentazione di dire "Io non centro".
Foto Giuseppe Cingolani, testo Andrea Bellavite

La guerra è una follia, gli imprenditori delle armi "cuori corrotti". L'ombra di Caino.

In uno scenario tutto impregnato di retorica militarista, la parola di Francesco si è elevata, forte e accorata.
"La guerra è una follia, distrugge l'essere umano, stravolge tutto... Tutto deriva dall'atteggiamento di Caino che a Dio che gli chiede dov'è il fratello risponde "a me che importa?"... E' proprio dei saggi riconoscere gli errori, chiedere perdono e piangere... Basta pianificatori del terrore e afaristi della guerra... Gli affaristi e gli imprenditori delle armi hanno scritto "a me che importa?", sono cuori corrotti che hanno perso la capacità di piangere... L'umanità ha bisogno del pianto e questa è l'ora del pianto".
Ma coloro che si presentano orgogliosi nelle loro divise, come recepiscono questo messaggio? Ci sono gli imprenditori delle armi, ma ci sono anche coloro che le usano: qual'è il vero ruolo di un esercito, in un contesto nel quale ogni atto di guerra viene definito "follia"? Non è una "follia" partecipare in qualche modo alla guerra che è definita "follia"? O si crede davvero che i soldati oggi sono - come detto da una preghiera dei fedeli - impegnati soltanto in missioni volte a stabilire la pace fra i popoli e le nazioni?
Il rischio c'è: anche Benedetto XV era apprezzato in quanto guida della Chiesa, ma le sue fortissime parole contro la guerra non avevano alcuna incidenza, neppure sugli stessi governanti e generali cristiani, presenti in tutti gli eserciti. Dagli sguardi che lo circondano, Francesco sembra riscuotere grande curiosità e ammirazione, ma le sue parole sembrano scontrarsi contro il muro di gomma della convinzione secondo la quale la guerra è una (triste) necessità. Se non si intacca tale drammatica certezza, non ci si può meravigliare che le vittime della guerra siano ancora così tante. E per la riabilitazione dei cosiddetti "disertori", occorrerà attendere un'altra occasione.
ab

Erano 37 milioni, eran giovani e forti...



Oggi il Vescovo di Roma Francesco visita il cimitero militare austro-ungarico di Fogliano e presiede la Messa sul selciato del sacrario militare di Redipuglia. Il volto benedicente e sorridente del fratello brat fradi che saluta i cittadini della provincia di Gorizia non può far dimenticare che quella del Centenario è la celebrazione di un orrore. L'iniziativa è organizzata dalle Forze Armate e dall'Ordinariato militare per ricordare "i caduti di tutte le guerre" e per lanciare un messaggio di pace e fraternità fra i popoli.
La guerra non l'hanno certo voluta i milioni di giovani che hanno perso la vita in combattimento e neppure gli altrettanti milioni di civili (chissà perché, quasi mai ricordati, quasi che la prima guerra mondiale avesse interessato soltanto i soldati) morti sotto le bombe o a causa degli effetti collaterali (fame e malattie correlate).
L'hanno voluta i padroni del vapore del tempo che hanno preferito trascinare l'Europa sulla soglia del suicidio piuttosto che cercare soluzioni diplomatiche; l'hanno resa possibile i mezzi di comunicazione sociale che sono riusciti a far passare per "nemico" di dio, della patria e della famiglia chi faceva parte dello stesso dio, della stessa patria e della stessa famiglia; l'hanno resa così assurda e sanguinosa i comandanti militari, direttamente responsabili della tragica sorte di chi più o meno liberamente è stato schierato nelle trincee e della riduzione a cumulo di rovine di intere città.
Il selciato del sacrario di Redipuglia è di nuovo protagonista, dopo la notte del grande concerto estivo di Muti. Oltre che momenti di memoria dei "caduti" e di generico appello alla pace e concordia fra i popoli, questi istanti sotto i riflettori mediatici mondiali siano anche una richiesta di perdono a tutti i 37 milioni di morti, da parte dei vertici politici e militari, per la catastrofe determinata dalle scelte dei loro predecessori.
Solo riconoscendo che l'uso delle armi è stata un terribile errore e la prima guerra un'orrendissima catastrofe, sarà possibile prendere in considerazione la proposta di un percorso non-violento di uscita anche dai drammatici problemi attuali. Sembra tuttavia difficile che un evento organizzato dalle Forze Armate diventi un atto di denuncia di ciò che i Governi del tempo e le stesse Forze Armate hanno provocato, nella prima guerra mondiale.
ab

venerdì 12 settembre 2014

Notti magiche in Corso Verdi

Gorizia, Corso Verdi appena rifatto, all'altezza dei Giardini pubblici. Tutte le notti d'estate (escluso le peraltro tante piovose), dalle 22 alle 3 di mattina, un gruppo di operai è costretto a lavorare, creandosi ogni volta uno spazio. Cosa fanno questi lavoratori notturni? Devono ri-piazzare il porfido appena collocato, in quanto sembra (dicunt, tradunt, ferunt...) che la colla utilizzata in precedenza non abbia consentito ai pezzi di attecchire. E così, le notti del poco abitato centro cittadino sono accompagnate da una costante musica di sottofondo: tac tac ti tac, tac tac. I martelli tintinnano senza posa e, pezzetto per pezzetto, dopo qualche mese l'impresa sembra volgere al termine. Ordunque, il sindaco dice che "saranno state sì e non tre o quattro notti". No, sono state almeno trenta quaranta! E aggiunge che il rifacimento del tutto non avrà alcun costo aggiuntivo, trattandosi di un errore indipendente dal committente. Bene, ammettiamo pure che sia così e che una ditta possa svolgere due volte lo stesso lavoro al prezzo di una, senza per questo avviarsi al fallimento. Possibile che nessuno si sia preso la briga di controllare? E infine, resta tuttavia un peccato che a farne le spese siano anzitutto i poveri operai che hanno trascorso le notti d'estate sulla strada. E anche, ovviamente, gli abitanti della zona non certo facilitati a prendere sonno...
ab

Lunedì alle 18, in Corso Verdi pedonale

In nome dell'accoglienza, contro la disinformazione e il razzismo
Lunedì 15 settembre alle ore 18, nel Corso Verdi pedonale, all'altezza della libreria Ubik, si terrà una manifestazione a favore di una degna accoglienza degli immigrati richiedenti asilo attualmente accampati sulle rive dell'Isonzo.
L'iniziativa è stata definita "ridicola" dal sindaco Romoli, che invece farebbe proprio bene a venire, dopo aver esplicitato la propria non conoscenza dello status di rifugiati degli ottanta "ospiti" delle rive isontine. Si tratta infatti semplicemente di  incontrarsi per far conoscere la reale situazione, nonché per consentire ai cittadini di saper distinguere il significato delle parole "richiedente asilo", "rifugiato", immigrato "regolare" e "irregolare".
Saranno inoltre richiamati gli articoli della Costituzione Repubblicana che garantiscono il diritto d'asilo a tutti coloro che fuggono da situazioni di guerra, persecuzione ideologica o religiosa.
Introdurrà l'incontro l'avvocato Gianfranco Schiavone, dell'ICS di Trieste, una delle più esperte persone in materia, nell'ambito della regione Friuli Venezia Giulia.

L'incontro è promosso congiuntamente dalle sezioni goriziane di Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Partito Democratico, Radicali Italiani e Forum per Gorizia

mercoledì 10 settembre 2014

Gorizia città solidale: utopia?

Ecco la versione integrale del comunicato stampa preparato e inviato da alcune forze politiche e dal Forum per Gorizia, intorno agli avvenimenti degli ultimi giorni isontini. In particolare, si indice un sit-in in Corso Verdi pedonale, lunedì 15 settembre, alle ore 18, per illustrare i termini giuridici ed etici della questione. Lo sciacallaggio che alcuni "partiti" stanno mettendo in atto in questi giorni, anche con manifestazioni irridenti e offensive nei confronti degli immigrati richiedenti asilo, è vergognoso e può essere definito con un'unica parola: razzismo! (ab)

Soltanto grazie all’intervento del Presidente della Provincia Gherghetta e dell’Assessore Cecot, la presenza di quasi cento persone sulle sponde dell’Isonzo è divenuta oggetto di attenzione mediatica e politica.
Le reazioni sono state sorprendenti: a parte l’appello alla generosità di alcuni cittadini, la maggior parte dei responsabili delle istituzioni ha dimostrato una sconcertante incompetenza e una preoccupante inefficienza. A fronte delle segnalazioni della gente e addirittura di un ampio servizio pubblicato sul quotidiano Primorski Dnevnik lo scorso 8 agosto, nessuno sembra essersi minimamente interessato alla situazione fino all’intervento dei rappresentanti della Provincia.
Successivamente sono stati riconosciuti i pericoli che minacciano degli esseri umani che vivono nelle tende sulle rive di un fiume inquinato e soggetto a piene improvvise. Nonostante ciò, si è attesa un’ulteriore settimana prima di assistere alla riunione convocata in Prefettura, nel corso della quale i referenti degli enti locali hanno espresso il loro disagio. In particolare il sindaco di Gorizia, sostenendo che la città “ha già dato”, si è detto non disponibile a cercare soluzioni abitative per l’emergenza. Dopo aver candidamente sostenuto, nei giorni precedenti, la propria ignoranza in materia, confondendo clamorosamente lo status del richiedente asilo con quello del “clandestino” (virgolettato di Romoli), ha dimenticato la presenza in città della Commissione per la valutazione delle richieste d’asilo.
Insomma, chi non sa, chi non vuole, addirittura chi versa benzina sul fuoco convocando sit-in razzisti sulle strade percorse dai poveri “ospiti” delle sponde isontine. Si può essere facili profeti prevedendo che quello di questi giorni è soltanto uno dei tanti momenti di emergenza collegati alla fuga dalle numerose guerre e persecuzioni che insanguinano il mondo attuale. Se la difficoltà odierna sembra quasi impossibile da affrontare, cosa accadrà quando ci si troverà di fronte agli inevitabili flussi successivi?
Prima ancora di essere afghani o pakistani, gli abitanti della tendopoli sono persone, esseri umani soggetti di diritti garantiti dalla Costituzione Italiana. Il gioco dello scaricabarile deve immediatamente essere sospeso e tutti – in particolare il Comune di Gorizia – devono svolgere la propria parte. E’ in gioco la sicurezza di tutti, prima di tutto quella dei rifugiati e di conseguenza quella di tutti gli altri cittadini. Si trovino immediatamente alloggi e generi di prima necessità, in un’azione di sostegno e solidarietà che può essere coordinata dall’ente locale, con la fattiva collaborazione di tutti i settori del privato sociale.
Convochiamo tutti i cittadini goriziani ad una manifestazione che si terrà LUNEDI’ 15 SETTEMBRE, alle ore 18 nel Corso Verdi pedonale, all’altezza della libreria Ubik. Sarà l’occasione giusta per informarsi su ciò che realmente sta accadendo e per chiedere con forza adeguate soluzioni, degne di un Paese civile e di una città di Gorizia che crediamo voglia ancora essere una città solidale. O è un’utopia?
Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Forum per Gorizia

E se Francesco definisse eroi i disertori?

E se il Vescovo di Roma Francesco sorprendesse tutti, il prossimo sabato, nel corso dell'attesa, fugace visita a Fogliano e Redipuglia? Oltre alla scontata condanna della guerra, alla preghiera per tutte le vittime militari - e civili! - sui diversi fronti, potrebbe riabilitare ufficialmente coloro che hanno perso la vita perché per motivi di coscienza non se la sentivano di uscire dalla trincea e si sparare ad altri giovani "che avevano lo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore" (De Andrè). Considerati "disertori" e "vigliacchi", sono stati fucilati dai propri stessi compagni d'arme e oggi forse è giunto il momento di considerarli degli autentici "eroi" che hanno dato la vita per rimanere fedeli ai dettami della propria coscienza.
E poi, dato che il fenomeno più macroscopico del momento è quello dei flussi migratori, una piccola deviazione di 4-5 chilometri e un breve discorso davanti al Cara di Gradisca d'Isonzo potrebbe richiamare il territorio goriziano, ma anche l'intera Europa, alla responsabilità dell'accoglienza e della solidarietà.
ab

Nazionalismo e socio-darwinismo: l'intensa lezione di Pappucia

Molto interessante il primo incontro dedicato al Novecento inedito e tenutosi al Forum per Gorizia. Il prof. Fulvio Pappucia ha illustrato gli sviluppi del pensiero irredentista alla vigilia della prima guerra mondiale, soffermandosi in particolare sul concetto di "nazione" e sulla dizione di "nazionalismo". Ha poi presentato la teoria del socio-darwinismo, applicazione dei principi evoluzionistici allo sviluppo delle diverse società, contestualizzando così un'analisi di alcuni testi di Scipio Slataper, scritti tra il 1912 e il 1915. Evidente il cambiamento di prospettiva nella concezione dello scrittore: dall'invito all'accoglienza delle istanze degli sloveni alla fase della paura precedente lo scoppio del grande conflitto. L'ampia documentazione prodotta e la formulazione delle stimolanti ipotesi hanno suscitato un intenso dibattito, al quale hanno partecipato studiosi coinvolti e molto esperti. Il secondo incontro di "Novecento inedito" sarà martedì 16 settembre, alle 17.30 nella sede del Forum per Gorizia e sarà dedicato alla proiezione del film "Scemi di guerra", introdotto e commentato dallo psichiatra Rodolfo Picciulin, sulla malattia mentale dei soldati al fronte.

lunedì 8 settembre 2014

Alcune buone ragioni per esigere la trasparenza totale dalle pubbliche amministrazioni

Quella della trasparenza amministrativa è un'esigenza imprescindibile per garantire l'esercizio della democrazia: consente infatti di sentirsi parte della gestione dei beni comuni e di essere protagonisti della costruzione della vita sociale. Rosamaria Forzi ci aiuta a prendere coscienza del diritto alla trasparenza e del dovere di ricercarla.
Alcune buone ragioni per esigere la trasparenza totale dalle pubbliche amministrazioni (riassunte da un documento del FOIA, movimento che si è attivato per la promulgazione della legge sulla trasparenza totale in Italia, l.33/2013)
1)      Perché è uno strumento essenziale per la democraziaL’informazione è stata definita “l’ossigeno della democrazia” : senza di essa la democrazia muore. Avere accesso ai documenti della pubblica amministrazione significa avere strumenti migliori per capire, giudicare e partecipare alla vita pubblica. Significa poterne sapere di più su come le persone che abbiamo eletto hanno speso i nostri soldi e utilizzato il potere che abbiamo dato loro. Significa quindi poter votare con migliore cognizione di causa.
2)      Perché l’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione è nostraLa pubblica amministrazione la detiene per conto e a spese dei cittadini italiani : non sono quindi i cittadini italiani a dover motivare le proprie richieste di informazioni, bensì le amministrazioni a dover motivare l’eventuale diniego, fornendo le prove della necessità di mantenere segrete determinate informazioni.
3)      Perché aiuta a combattere la corruzione  Secondo Transparency International (una ong chepubblica un rapporto annuale sul livello di corruzione nei diversi Paesi del mondo), il diritto di accesso all’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione “è forse l’arma più importante per combattere contro la corruzione”.
4)      Perché fa risparmiare  Secondo la Corte dei Conti, la corruzione costa all’Italia circa 60 miliardi all’anno. Il diritto all’informazione aiuta a combattere la corruzione e quindi fa risparmiare. A noi Italiani la corruzione pubblico-privata costa circa 1.000 a testa all’anno. Anche una piccola riduzione della corruzione potrebbe avere  un significato.
5)      Perché migliora l’efficienza della pubblica amministrazione Il diritto all’informazione incoraggia la pubblica amministrazione a gestire e conservare meglio i propri archivi e le proprie banche dati. Una buona gestione dell’informazione è uno dei fattori chiave per rendere più efficiente la macchina amministrativa.
6)      Perché aumentare la trasparenza della pubblica amministrazione aiuta a ricostruire un rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati   Scandali e corruzione hanno finito per gettare un generale discredito sugli amministratori pubblici, che colpisce anche gli onesti e l’insieme della pubblica amministrazione. Chi amministra la cosa pubblica potrà ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini solo operando nella massima trasparenza. Gli amministratori onesti hanno quindi tutto da guadagnare da questa nuova legge sulla trasparenza totale.
7)      Perché le maggiori organizzazioni internazionali la raccomandano  Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha di recente chiarito che l’art 19 della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948  - che afferma il diritto a “cercare informazioni” -  include “il diritto di accesso all’informazione in possesso della pubblica informazione”.
8)      Perché accedere alle informazioni mediante una legge è più democratico che farlo tramite fughe di notizie e tutela meglio i cittadini  L’accesso non può essere riservato a chi ha “un accesso privilegiato”” nella pubblica amministrazione : tutti hanno il diritto di cercare e trovare informazioni, anche se è giusto che determinate informazioni siano escluse dall’accesso, come la legge specifica, se dalla loro divulgazione può derivare un danno – ad esempio – alla sicurezza dei cittadini o alla loro vita privata.

R.Forzi

sabato 6 settembre 2014

Accampamento sull'Isonzo: L'ignoranza non è una virtù

Le odierne dichiarazioni del Prefetto e del Sindaco di Gorizia sono incredibili. Un centinaio di persone allestisce un misero campo sulle rive dell'Isonzo, decine di persone segnalano il problema, il Primorski Dnevnik (e il nostro blog) ne parlano da almeno in mese. Solo adesso la questione viene affrontata e Romoli con Zappalorto dichiara che nessuno ha idea se quei poveri sono "richiedenti asilo" o - come dice il primo cittadino - "clandestini". In altre parole, nessuna istituzione si è preoccupata di verificare la situazione, con evidente minaccia alla sicurezza, a quella anzitutto di questi ospiti... Davvero non c'è altra parola, se non "incredibile!"
ab

venerdì 5 settembre 2014

Un piano Marshall europeo per l'immigrazione

La questione degli ottanta rifugiati che "albergano" sulle rive dell'Isonzo porta alla luce un fatto evidente: Gorizia, il Friuli Venezia Giulia, l'Italia e l'Europa non hanno la minima idea su come affrontare il problema dell'accoglienza dei profughi dalle guerre e dalle persecuzioni che si stanno verificando in tutto il mondo.
Le leggi nazionali dimostrano la loro totale inefficacia, seminando decine di migliaia di poveracci nelle periferie delle città: sono i rifugiati ancora in attesa di certificazione, che dopo sei mesi perdono il diritto a qualsiasi assistenza pubblica, pur senza perdere il diritto costituzionale ad essere accolti nei confini dello Stato. I soggetti locali giocano uno stucchevole scarica barile: la Prefettura richiama le leggi statali e ne rileva l'inefficacia, la Provincia mobilita la solidarietà dei cittadini sollevando sui giornali la problematica (con almeno due mesi di ritardo sulle segnalazioni ricevute), il Comune crede di cavarsela con il ritornello "non è problema nostro, noi ci occupiamo soltanto dei residenti in città". Più semplice - finché dura - l'intervento del privato sociale, che riesce per lo meno a gestire un minimo di emergenza, in attesa del "vertice" convocato dal Prefetto per il prossimo lunedì (appena?!? e intanto? Dio non voglia, se ci fosse un incidente nel fiume gelido o se si riscontrasse qualche avvelenamento da acqua inquinata?).
A livello europeo, la confusione su Frontex 2 in rapporto a Mare Nostrum dimostra non soltanto l'inefficienza, ma anche il disinteresse in materia. Quando invece il fenomeno migratorio richiederebbe la costituzione di tavoli di lavoro permanenti, di persone all'altezza di un compito immane, di istituzioni capaci di produrre piani strategici di enorme portata e di alta qualità.
Altrimenti, senza affrontare adeguatamente il tema, prevalgono i pareri opposti dei razzisti e dei cosiddetti buonisti: sparare a vista sui mari o accogliere tutti e sempre, senza alcun criterio di discernimento e di integrazione.
Per il momento, ottanta profughi hanno già messo in ginocchio il peraltro inesistente sistema di accoglienza della città di Gorizia.
ab

Un mondo in bilico, senza un arbitrato internazionale

La situazione mondiale è veramente preoccupante. La miriade di conflitti, accesi in ogni continente, insieme alla morsa della crisi economica, sembra essere inarrestabile. Inoltre colpisce la violenza estrema dei contendenti, enfatizzata da un uso spregiudicato dei media che tendono evidentemente a presentare la propria parte come quella nell'assoluta giustizia e l'altra come quella del male assoluto.
In realtà il vero problema è la mancanza di un organismo internazionale in grado di aiutare a risolvere i conflitti tra le Nazioni e all'interno di ciascuna di esse. Infatti, tutti dicono - in primis il vescovo di Roma Francesco - la violenza deve essere fermata. Ma nessuno - compreso il papa - dice come. O meglio, i guerrafondai hanno le idee chiare e per loro solo degli interventi militari mirati potrebbero risolvere i problemi; all'opposto i pacifisti del "senza se e senza ma" affermano la potenza delle armi diplomatiche, ma sembrano piuttosto imbarazzati di fronte all'éscalation di decapitazioni e atti terroristici di ogni genere, perpetuati per ragioni - almeno "ufficialmente" - religiose e culturali.
La domanda, che è antica oltre cent'anni, è: ma chi può intervenire e con quale legittimazione? La proposta di un arbitrato internazionale, che avrebbe dovuto trovare realizzazione attraverso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, dimostra oggi la propria intrinseca debolezza. nessuno Stato ha seriamente delegato parte dei propri poteri all'istituzione internazionale, inoltre "pesa" come un macigno il ruolo dei Paesi del Consiglio di Sicurezza e soprattutto il "criterio di rappresentatività". ammesso e non concesso che la decisione del Palazzo di Vetro conti qualcosa, che fora hanno i votanti? Ogni Stato vale quanto l'altro? In altre parole l'opinione dell'India varrebbe quanto quella del rappresentante di San Marino. Ogni Stato conta per il numero dei suoi abitanti? In questo caso Cina e India insieme raggiungerebbero sempre la maggioranza assoluta su ogni vertenza. Conta il Pil o l'indice di ricchezza e di benessere? L'ONU sarebbe in mano ai plutocrati... E allora? Allora c'è da registrare l'urgenza di trovare una soluzione alla question. Non è stata individuata nei settant'anni successivi alla seconda guerra mondiale, non c'è da essere troppo ottimisti sul fatto che ci si possa riuscire nel difficilissimo contesto attuale. Ma, senza una soluzione, che destino avrà un mondo lasciato in balia della legge del più forte e del più violento?
ab

Caro Francesco... Una lettera al vescovo di Roma prima della visita a Redipuglia

Undici preti (Pierluigi Di Piazza e Franco Saccavini di Udine, Mario Vatta di Trieste, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo e Renzo De Ros di Pordenone, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot e Alberto De Nadai di Gorizia, Albino Bizzotto e Antonio Santini da Padova) hanno scritto una lettera al Vescovo di Roma Francesco in occasione dell'ormai prossima visita al cimitero austro-ungarico di Fogliano e al Sacrario di Redipuglia. I contenuti: dopo il ricordo accorato dei morti in guerra e dopo un'analisi del significato del monumento fascista di Redipuglia, gli scriventi si interrogano sul mistero della pace e della guerra, senza offrire soluzioni ai drammatici problemi del momento, ma invitando tutte le coscienze ad interpellarsi su cosa significhi la parola evangelica "non opporti al malvagio" o "porgi l'altra guancia". Richiamando il magistero pacifista di Benedetto XV durante il primo conflitto mondiale, evidenziano come preti cattolici, in quella guerra, benedivano le armi destinate ad altri cattolici, invocando la protezione divina sulla propria parte contro quella degli altri. Vale la pena di confrontarsi con l'intervento integralmente, pubblicato nella colonna di destra o a questo link. Buona lettura!
ab

giovedì 4 settembre 2014

Graduatorie dei fondi per l'edilizia scolastica: Gorizia è fuori

Come sempre, interessante è l'intervento di Giuseppe Cingolani sulla nuova scuola materna di Montesanto:
Niente soldi per la nuova scuola materna di Montesanto: per il 2014 Gorizia è fuori dalle graduatorie dei piani del governo Renzi per l'edilizia scolastica, denominati “Scuole nuove” e “Scuole sicure”. Le graduatorie, pubblicate alcune settimane fa, nella nostra regione permetteranno di realizzare interventi per un importo di oltre 27 milioni di euro.
Rispondendo alla lettera di Renzi del 3 marzo scorso, il Comune di Gorizia aveva chiesto allo Stato 1 milione e 200 mila euro per realizzare la scuola dell'infanzia in Vicolo del Molino. Con il piano “Scuole nuove”, però, il Governo non ha erogato direttamente dei finanziamenti, ma ha mantenuto la promessa di liberare dai vincoli del patto di stabilità i fondi che a causa di essi non potevano essere spesi, seppur disponibili nelle casse degli enti locali. Sono stati così premiati i Comuni che hanno presentato al Governo progetti finanziati interamente con risorse proprie: nella nostra regione i fondi sbloccati ammontano a circa 4 milioni per il 2014, e a 8 milioni e mezzo per il 2015. La graduatoria regionale di “Scuole nuove” include Trieste, che nei prossimi 2 anni potrà spendere 1 milione e 300mila euro, Staranzano, unico rappresentante dell'Isontino in graduatoria (con un progetto da 171mila euro), 18 Comuni della provincia di Udine e 4 di quella di Pordenone.
Per quanto riguarda il progetto di Vicolo del Molino, ora al Comune di Gorizia non resta che sperare nel prossimo Documento programmatico di economia e finanza, che aprirà nuove possibilità di finanziamento per gli interventi di edilizia scolastica che inizieranno nel 2015.
Sono invece 44 i progetti inclusi nella graduatoria del Friuli Venezia Giulia per il piano “Scuole sicure”, attraverso cui lo Stato finanzia direttamente gli interventi di ristrutturazione sulle scuole esistenti: i 14 milioni e 700mila euro assegnati saranno distribuiti tra 25 scuole delle provincia di Udine, 12 del Pordenonese, 2 di Trieste e 5 dell'Isontino: da noi affluirà l'importo complessivo di oltre 1 milione e mezzo, per i progetti della Provincia e dei Comuni di Staranzano (2 scuole), Mariano e San Canzian.
Di fronte a tale esito cresce il rimpianto per i modesti stanziamenti effettuati in questo campo dal Comune di Gorizia: nel 2014 sono stati messi a bilancio solo 350mila euro per i lavori di ristrutturazione e messa a norma delle scuole esistenti, a fronte del costo di 15 milioni di euro degli interventi che il Comune ha giudicato come ancora necessari (e mai messi a bilancio) nelle scuole di sua proprietà. C'è da ricordare che il centrosinistra nel giugno scorso aveva proposto un emendamento al bilancio che prevedeva l'utilizzo per l'edilizia scolastica di 600mila euro del tesoretto Iris: la maggioranza ha approvato l'emendamento, riducendone però l'importo a soli 100mila euro.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del PD di Gorizia

Rifugiati sull'Isonzo: oltre l'umana pietas...

La presenza di decine di persone sulle rive dell'Isonzo era stata segnalata alle autorità competenti almeno dall'inizio dell'estate. Improvvisamente la questione è "scoppiata" su tutti i giornali, grazie all'interessamento dei vertici della Provincia. Colpisce, stando almeno alle dichiarazioni riportate sui quotidiani, l'assoluto silenzio dell'amministrazione comunale. La situazione della sessantina - ottantina di stranieri è talmente grave da aver suscitato un'ondata di indignazione e solidarietà perfino nell'ordinariamente sonnecchiosa Gorizia. Ma come? Il nostro meraviglioso fiume trasformato in vero e proprio campo profughi sorto spontaneamente sulle rive?
Dunque, nonostante tutti sapessero, nessuno finora è intervenuto. E poi, chi dovrebbe intervenire, al di là della generosa reazione del "cuore" dei goriziani? La maggior parte degli "ospiti" sono in Italia in quanto richiedenti asilo; sono decorsi i mesi previsti (dalla Costituzione) e il loro status non è ancora certificato. Non possono rimanere nei Cara (i centri per richiedenti asilo), non possono lavorare (per legge, fino alla certificazione), non conoscono la lingua italiana. Cosa può fare, questo esercito di poveracci, se non accamparsi nel luogo ritenuto più idoneo? E' indispensabile che venga riformata quanto prima la legge sul diritto d'asilo, altrimenti, anche se l'area isontina fosse sgombrata, la tendopoli risorgerebbe immediatamente qualche centinaio di metri più a sud.
Nel frattempo? Nel frattempo l'unica soluzione possibile è che le istituzioni amministrative locali se ne facciano carico, mettendo a disposizione tutti i luoghi e i mezzi possibili (quante case ater potrebbero per esempio essere utilizzate nella fase dell'urgenza?). Purtroppo si sa già come andrà a finire: si muoverà chi ha i mezzi, i tempi e le idee (come la Caritas), mentre il Comune - che non è stato in grado neppure di risolvere il problema di una cittadina italiana tuttora parcheggiata sotto gli ombrelli nel Parco della Rimembranza - offrirà al massimo un biglietto di sola andata fino a Udine...
ab

lunedì 1 settembre 2014

Tempo di condivisione e partecipazione

Come fermare il declino di Gorizia, tenendo presente la difficile situazione generale?
Tante sono le risposte possibili a questa domanda e ben vengano idee, proposte e riflessioni, anche su questo blog. Per ora, ci si può soffermare su due capitoli fondamentali.
Il primo è legato alla ventilata collaborazione tra Nova Gorica e Gorizia. Al di là delle parole, peraltro non nuove e al di là degli accordi programmatici siglati da tempo e di quelli nuovi dell'ancora poco fruttifero Gect, bisogna riconoscere che i rapporti sono praticamente ancora limitati al libro delle buone intenzioni. In realtà, solo la realizzazione di "tavoli" comuni - a livello urbanistico, culturale, commerciale, imprenditoriale - potrebbe consentire un nuovo sguardo su un territorio che richiede scelte coraggiose, creative e soprattutto condivise.
Il secondo è quello relativo alla partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Il legittimo e sacrosanto desiderio di trasparenza e di equità che porta ad individuare colpevolezze e inadempienze nella classe politica (ma sarebbe interessante indagare sull'oscuro mondo delle "partecipate"), deve essere accompagnato da una nuova ventata di partecipazione da parte di tutti. Occorre "esserci", per criticare, non tirarsi indietro di fronte a qualunque ostacolo e utilizzare tutti gli strumenti che ancora la democrazia consente per offrire le proprie proposte in vista del futuro della città. Ciò non è alternativo alla democrazia rappresentativa, non corrisponde ad una generica e venefica contestazione di tutto ciò che si definisce "politico"; al contrario, una società che si organizza, rivendica i propri diritti e propone adeguate soluzioni è la condizione affinché la "politica" autentica possa esistere e la "rappresentatività" sia un reale servizio alla città e non la preda di scandalosi appetiti di pochi.
ab