sabato 30 agosto 2014

Ascensori al castello ultimo atto? Il parere del COASGO

Si pubblica volentieri il comunicato stampa integrale, già stampato oggi sui quotidiani locali, predisposto dal COASGO (vedi firme sotto)
Anche se in maniera silenziosa il progetto per la funicolare al Castello, giunto alla 6° variante, avanza.

A seguito del rinvenimento di quello che qualcuno ha arbitrariamente definito “muretto” la Soprintendenza ha vincolato il ritrovamento costringendo a riconfigurare il progetto nel suo complesso. In verità come si può vedere dalle foto il “muretto” è una parte di muro/terrazzamento medievale di 2 metri di larghezza e circa 5 di lunghezza, ma questi sono evidentemente “piccoli” dettagli.

Siccome il ritrovamento è collocato proprio a ridosso dell'area in cui si sarebbe dovuto realizzare la stazione di arrivo della funicolare (cioè adiacente al bastione del borgo) si è pensato di spostarla più in basso di circa 13 metri, riducendo quindi anche la lunghezza delle rotaie.
E come collegare dunque la stazione di arrivo con il secondo ascensore? “Semplice”, realizzando una galleria pedonale di 20 metri di lunghezza che passa sotto le mura del borgo, e facendo scendere il secondo ascensore fino a 17 metri di profondità (alto come un palazzo di 6 piani) congiungendolo alla galleria. Questo ascensore condurrà le persone alla base della torre del castello dove infine il 3° ascensore (rimasto inalterato) le porterà fin dentro il maniero. Certo è che questa soluzione ha almeno un impatto paesaggistico minore visto che la stazione di arrivo vetrata non esiste più. Magra consolazione.
E' però possibile che con questa soluzione si verifichino altri imprevisti. Avevamo già detto che il colle del Castello non è mai stato sistematicamente rilevato dal punto di vista archeologico, e scavare così in profondità senza un sondaggio preventivo è un po' come andare alla cieca. Potrebbero emergere altri “muretti” o chissà forse anche resti dei famosi passaggi segreti noti nelle leggende. Insomma l'intoppo potrebbe essere dietro l'angolo.
I costi per questa variante sono notevoli, circa 950mila euro fra progettazione e lavori, ai quali ricordiamo si dovranno aggiungere ancora i costi delle cabine e degli impianti meccanici. Il totale dell'opera sappiamo che ha già abbondantemente superato i 4 milioni di euro. Ma è chiaro che una cifra precisa la si avrà solo a lavori conclusi.
Nulla si sa ancora sui costi di gestione ufficiali. Se sono mai esistite delle stime dovranno essere aggiornate a fronte di queste modifiche significative. Certo è che a vedere come stanno andando le cose a Lubiana dove vi è installata una funicolare del tutto analoga alla nostra, la situazione economica non è rosea.

Nonostante l'impianto sloveno abbia trasportato nello scorso anno 280mila passeggeri (quasi 800 passeggeri al giorno) ha costi operativi di 230mila euro annui che non riescono comunque ad essere coperti dai biglietti. Ma poco male, per una capitale con quasi 1 milione di pernottamenti all'anno il problema è evidentemente un'inezia visto che le spese possono essere coperte diversamente.

Noi oltre alla funicolare abbiamo anche due ascensori, e oramai il cantiere è in uno stato avanzato. Lasciamo al cittadino le proprie valutazioni...

Parafrasando Svetonio: Abbiatela pure vinta, e tenetevela pure! La funicolare a cui oggi voi tanto ambite un giorno vi sarà fatale. Anzi sarà fatale al contribuente. Sappiamo già che i (tanti) responsabili di questo scempio culturale ed economico succedutisi nel tempo, dal lontano 1998, non verseranno un centesimo di euro.

COASGOAssociazione Ambiente Italia, Comunità Capi AGESCI Gorizia 2, Comunità Capi AGESCI Gorizia 3, Associazione Forum Cultura, Gruppo Culturale Mediaart – Cormòns, Italia Nostra ONLUS - Sezione di Gorizia, Legambiente Gorizia, Principesca Contea di Gorizia, WWF Isontino “Eugenio Rosmann”

giovedì 28 agosto 2014

Fondazione Coronini: chi ne risponderà?

Le parole dell'avvocato Michele Formentini sulla Fondazione Coronini sono forti e chiedono una risposta trasparente e chiara. L'avvocato sostiene che in meno di 25 anni il patrimonio del conte Coronini è andato in fumo, evidentemente mal gestito e mal amministrato dalla Fondazione che lo doveva curare. Così, contravvenendo alla volontà del conte e come sostenuto pochi giorni fa dal sindaco, villa Rassauer sarà venduta ai privati, mentre per villa Frommer non c'è ormai nulla da fare perchè è distrutta, senza che si fosse prima provveduto da chi ne aveva la responsabilità a metterla in sicurezza. Ora la volontà di Coronini era quella di lasciare il suo patrimonio alla città, cioè ai suoi cittadini, e per questo la Fondazione aveva un cda formato da rappresentanti di Enti pubblici, che avrebbero dovuto tutelare il patrimonio in nome e per conto dei goriziani. Invece i soldi sono stati dilapidati ed i beni finiranno in mano private. Chi risponderà di questo? Possono i goriziani accettare senza dir nulla la perdita di qualcosa che era stato donato per tutti noi? Si può immaginare che chi ha operato in modo così difforme dalla volontà del defunto paghi un prezzo per la sua insipienza? adg

mercoledì 27 agosto 2014

NOVECENTO INEDITO

Con l'iniziativa "Novecento Inedito" riprende il percorso del Forum per Gorizia: si tratta di una serie di discussioni e dibattiti che affrontano in modo critico questioni storiche, sociali, filosofiche e psicologiche dell'altro secolo.
Convinti che conoscere le cose significhi spesso non fermarsi alla superficie, indagheremo alcuni backstage culturali che ci faranno capire come e perché nascono alcune idee, alcuni luoghi comuni, alcuni modi di sentire. Il ciclo di conferenze e di presentazioni vuole essere una proposta che cerca di andare alle radici dei problemi, rimettendo in circolo alcuni libri, alcuni autori per noi ancora insuperabili (i Basaglia e la loro analisi delle istituzioni e del funzionamento dei meccanismi di potere, Chistopher Lasch e la sua analisi del narcisismo, solo per fare qualche esempio).
Nella prima parte del ciclo affrontiamo alcune idee e ideologie che hanno portato alla prima guerra mondiale, interpretando noi stessi dei testi di autori molto noti per capire i luoghi comuni più nascosti, normali e pericolosi per il crearsi di pensieri bellicosi e razzisti; affronteremo poi la questione dei danni psicologici, esito dei vari conflitti, parleremo di un nuovo mododi vedere alle differenze di genere, mettendo in crisi l'idea che le donne siano portatrici di cura.
Il programma dettagliato è sulla colonna a destra.

sabato 23 agosto 2014

Essere Cittadini sulla vicenda del Tribunale: meno male che i comitati dei goriziani ci sono.

Si riceve dall'Associazione Essere Cittadini e volentieri si pubblica, come importante spunto di discussione...
Che l'attuale riforma della giustizia sia l'ennesima occasione persa per Gorizia è sotto gli occhi di tutti, i politici goriziani dovevano muoversi per difendere il testo originale che prevedeva un riassetto dell'organizzazione giudiziaria della Regione Friuli Venezia Giulia sulla base del principio elementare per cui non sono efficienti e costituiscono gravosi costi sia i tribunali troppo grandi sia quelli troppo piccoli. A supporto di questa tesi si sono sempre espressi esimi studiosi oltre che l'esperienza comune: la giustizia di prossimità richiede presidi non troppo distanti, così come la gestione ottimale di essi richiede un bacino d'utenza tanto per capirci non così cospicuo come quello di Udine e non così esiguo come quello di Gorizia. Per tali motivi il legislatore aveva pensato di ampliare il territorio di competenza del tribunale di Gorizia ai comuni della bassa friulana fino a Palmanova e Cervignano ricomprendendovi anche Lignano. L'equilibrio era così raggiunto parificando il bacino di utenza di Trieste a quello di Gorizia (circa 250.000 abitanti) mantenendo comunque la grossa realtà dell'ambito friulano. Bastò un blitz di alcuni politici friulani e il silenzio di tutti i politici locali per eliminare questa giusta riforma e di fatto condannare il tribunale di Gorizia.
L'Associazione Essere Cittadini, pur con i propri modesti mezzi, si mosse per tempo per denunciare questa situazione, formulando quesiti ai parlamentari goriziani, organizzando incontri, inviando alla stampa locali innumerevoli comunicati, cercando di sensibilizzare i politici goriziani della maggioranza e dell'opposizione e, infine, inviando una petizione popolare ex art. 51 della Costituzione alle due Camere del Parlamento nazionale.
Ora ci fa piacere che la neo senatrice Fasiolo abbia preso a cura la questione del tribunale di Gorizia e abbia organizzato un incontro con il Ministro. Quello che ci chiediamo e chiediamo alla senatrice è che cosa andrà a dire e a chiedere al Governo. L'attuale riforma è ormai compiuta, ci siamo salvati perchè Gorizia è ancora capoluogo di Provincia. Ma, come è ben noto, tra poco la riforma regionale eliminerà le province, e Gorizia non sarà altro che l'ATO n. 3 (Ambito Territoriale Ottimale Alto isontino) quindi ancora più piccola non ricomprendendo più il territorio del monfalconese: alla luce di questo “riordino” del territorio, che fine farà, nella prossima riforma della geografia giudiziaria, il tribunale di Gorizia? Non verrà mica cancellato ed assorbito da quello triestino? Non è forse il caso di chiedere al Governo un decreto, e qui ci sono i motivi d'urgenza, che ponga rimedio subito all'attuale situazione della giustizia nel Friuli Venezia Giulia, rimodellandola secondo la ratio originaria del legislatore. Già che c'è, e non è cosa secondaria, perchè l'attuale riforma doveva essere a costo zero per i cittadini, la senatrice Fasiolo potrebbe chiedere al Ministro quanto sta costando l'ampliamento del territorio di competenza del tribunale di Udine alle tasche dei cittadini, ricordandogli che per l'ampliamento del mandamento goriziano, la sede del tribunale di Gorizia aveva già disponibili i locali necessari.
Siamo a disposizione per un incontro con la Senatrice Fasiolo a cui saremmo ben lieti di far sentire la voce viva dei “comitati goriziani”, più semplicemente dei cittadini che, fuori dalle logiche partitiche, conoscono e vivono la realtà cittadina quotidianamente.
Associazione Essere Cittadini Gorizia.

Casa del parto e parto della Casa...

Si fa un gran parlare a Gorizia di "Casa del parto" transfrontaliera, via d'uscita alla soppressione del Punto nascita cittadino. Cosa sia esattamente non è ancora chiaro, ma le dichiarazioni dei politici la danno come fatto acquisito.
In realtà non c'è nulla di definito e quelle che vengono fatte passare come decisioni acquisite sono in realtà ancora progetti sulla carta. L'impressione è che si tratti di una "scappatoia" che consenta agli amministratori goriziani di uscire indenni dalle critiche dei cittadini, relative al depauperamento della sanità goriziana.
Perché questa impressione? Perché si devono verificare i seguenti passaggi:
1. La pubblicazione dei "bandi" relativi al finanziamento di progetti relativi alla collaborazione Italia-Slovenia: l'atteso programma non sarà in mano agli esperti prima del 2015 e appena da quel momento scatteranno i tempi per la presentazione dei progetti.
2. Gli organi decisionali, dopo aver esaminato le documentazioni, dovranno stilare una graduatoria. Anche questa operazione richiederà tempo e c'è da sperare che non intervengano complicazioni (come con l'ultima assegnazione di fondi sulla base dei criteri del precedente Italia-Slovenia). Saranno stanziati i fondi richiesti dal Gect goriziano per la "casa del parto"? Tutto da dimostrare, si tratterà probabilmente di una scelta politica che dovrà misurarsi con la concorrenza di altri Gect che si sono intanto costituiti più o meno sullo stesso territorio. Ammesso e non necessariamente concesso che i Gect siano privilegiati rispetto ad altri enti e agenzie proponenti...
3. In ogni caso sarà necessario trovare i soldi da anticipare, dal momento che i finanziamenti non saranno erogati a pioggia e preventivamente, ma a progetto ampiamente avviato.
Insomma, i passaggi tecnici sono ancora tutti da verificare, non c'è nulla di sicuro e forse sarebbe il caso, prima di lanciare fumose prospettive, di chiarire meglio ai cittadini che cosa si voglia realmente realizzare.
ab

giovedì 21 agosto 2014

E a Trieste si vuole "celebrare" Almirante!

Con il consenso dell'autrice, si pubblica questo articolato intervento che riguarda una vicenda che ha a che fare direttamente Trieste, ma che interessa tutti perché si riferisce a un modo distorto di interpretare la storia e "ricordare" persone ed eventi.
Sul Piccolo del 21 agosto leggiamo che Fabio Scoccimarro, coordinatore triestino dei Fratelli d'Italia, ha dichiarato la propria intenzione di chiedere l'uso della sala del Consiglio comunale per "festeggiare" i cento anni dalla nascita di Giorgio Almirante.
Ricordiamo che la sala del Consiglio comunale si affaccia su piazza Unità, la piazza dalla quale, il 18/9/38, Benito Mussolini, in arte "duce", lesse per la prima volta il testo delle criminali leggi razziali fasciste.
Il giovane Almirante fu Almirante fu segretario di redazione della rivista “La difesa della razza” per tutti i cinque anni (dal 1938 al 1943) in cui essa uscì. Faceva parte di una delle tre correnti in cui si divideva la redazione della rivista, il suo gruppo (con Guido Landra) sosteneva il razzismo biologico “della carne e del sangue”, e definiva la razza in termini puramente fisici e fisiologici.
Dopo l'8 settembre Almirante aderì alla Repubblica sociale, arruolandosi nella neo costituita Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo. Ricoprì anche il ruolo di Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare e firmò (in data 17/5/44) il noto manifesto nel quale si ordinava la fucilazione alla schiena degli “sbandati ed appartenenti a bande” cioè dei partigiani e di coloro che non avessero accettato di entrare nelle formazioni collaborazioniste o direttamente naziste.
Nel dopoguerra Almirante fu uno dei fondatori ed il leader carismatico del Movimento sociale italiano. Parlamentare dal 1948 fino alla morte, avvenuta nel 1988, due volte fu chiesta (e concessa) l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per l’accusa di riorganizzazione del disciolto partito fascista (reato di cui agli articoli 1 e 2 della legge 20 giugno 1952, n. 645).
Almirante si trovava in prima fila assieme ad alcuni picchiatori fascisti, pronti all'assalto, al momento degli scontri di Valle Giulia a Roma il 16/3/68.
Nel corso di un comizio svoltosi a Trieste il 19/4/74 Almirante parlò di “far piazza pulita del bacillo slavo che si è infiltrato a Trieste”. Forse qualcuno lo prese in parola, dato che il 27 aprile (otto giorni dopo), un ordigno esplose alla scuola slovena di San Giovanni, fortunatamente in ora serale e senza provocare vittime.
Ma il fatto più grave che gli è stato imputato, è l'avere finanziato il terrorista Carlo Cicuttini (uno dei responsabili della strage di Peteano, nella quale morirono dilaniati da un ordigno tre giovani carabinieri) per un'operazione alle corde vocali, in modo da falsare la perizia fonica che lo avrebbe incastrato come il telefonista che aveva chiamato la stazione dei Carabinieri per attirare i militi nell'agguato mortale.
Fu richiesta al Parlamento l'autorizzazione a procedere nei confronti di Almirante per “concorso nel reato di favoreggiamento personale, continuato ed aggravato”, ma in attesa che il Parlamento desse l’autorizzazione a procedere contro Almirante, lo stesso fu amnistiato, mentre fu condannato l’avvocato goriziano Eno Pascoli.
Il capo dell’MSI godeva infatti dell’immunità parlamentare dietro la quale si trincerò perfino per evitare di essere interrogato. La tirò avanti per anni di battaglie nelle quali non fu mai in dubbio la sua colpevolezza, finché non intervenne un’amnistia praticamente ad personam, della quale beneficiava solo in quanto ultrasettantenne. Giorgio Almirante, l’uomo d’ordine, dovette chiedere per sé l’amnistia perché il dibattimento lo avrebbe condannato e ne beneficiò (mentre il suo complice fu condannato) per il reato di favoreggiamento aggravato degli autori (militanti e dirigenti del suo partito) di quell'attentato terroristico.
Ci sembra pertanto fuori luogo ed inopportuno qualsivoglia "festeggiamento" della figura di un personaggio simile. Non solo perché la nostra Costituzione condanna il fascismo e quindi non vi è alcun motivo per celebrare chi ha continuato a perpetuare ideali fascisti per tutta la vita, ma anche perché, al di là dei motivi meramente "ideologici", non si può avere alcuna considerazione positiva per chi ha favorito ed aiutato gli stragisti neri.
Chiediamo pertanto a tutti gli antifascisti di far sentire la propria voce per impedire che la sala del Consiglio comunale di Trieste, che si affaccia proprio sulla targa che ricorda l'annuncio delle leggi razziali, serva come palcoscenico per l'ennesima apologia del fascismo che si sta prospettando in questa città.
Claudia Cernigoi
Trieste

500 visitatori in castello? Bene, ma...

A Ferragosto sono stati staccati circa 500 biglietti d'entrata nel castello di Gorizia. E' una buona notizia, anche se il paragone con l'anno precedente, nel mezzo dei lavori per la ristrutturazione del Borgo, lascia il tempo che trova. Quello che tuttavia colpisce è il ritornello relativo all'attrazione turistica "sempre più evidente" della città. Guardandola dall'alto dei colli circostanti o camminando tra le vie di Gorizia e Nova Gorica, ci si chiede come un territorio così ricco di storia - antica e soprattutto recente - di interesse urbanistico e di bellezza paesaggistica possa essere così poco conosciuto.
Una delle tante ipotesi: "puntando" sul turismo generico, il territorio goriziano non risulta interessante, dal momento che di castelli nei dintorni ce ne sono molti - e non quasi del tutto ricostruiti - e i centri storici di stile asburgico non si possono neppure contare. Andando in giro per il Nord Est, si incontrano diversi esempi virtuosi: Bolzano ha puntato su "Otzi", l'uomo di Similaun e l'investimento - insieme alla pietas per un essere umano che sembra trasmetterci un messaggio da un tempo molto lontano - è perfettamente riuscito. La gente è composta in lunga fila, in attesa di poter entrare nel Museo Archeologico, nel contempo sotto i pittoreschi portici non si riesce neppure a camminare, tanto grande è la folla di turisti che li percorre. Trento si rilancia con il Muse (da non confondere con il Mose), avveniristico museo delle scienze che in meno di un anno totalizza da solo 500mila (!) ingressi a pagamento; il Mart della piccola Rovereto, pur in forte calo rispetto a qualche anno fa, si attesta intorno ai 150mila visitatori paganti (cioè più del doppio rispetto al risultato 2013 del castello di Gorizia).
Dunque? Dunque il "goriziano", come lo chiamava Musig nel '700, riflettendo sui centri abitati delle valli dell'Isonzo e del Vipacco, dovrebbe "specializzarsi" in qualcosa che nessun altro ha. E c'è solo l'imbarazzo della scelta, per esempio, tra storia del Novecento, turismo slow (in Slovenia ormai la Soška pot "via dell'Isonzo", consente un emozionante percorso a piedi dalle sorgenti fino alla città di Kobarid; l'attesa ciclabile sull'Isonzo lascia prevedere un grande successo) ed enogastronomia.
Perchè ciò non avviene e il centro attrattivo di Gorizia è ancora il suo "maniero", al punto che per raggiungerlo si sono spesi (finora del tutto inutilmente, visto il ritardo di tre anni accumulato nei lavori) milioni e milioni di fondi pubblici per la costruzione dei fantasmagorici (nel senso che sono ancora fantasmi) ascensori?
Forse perché in realtà, al di là dei proclami e dei Gect, non si ha ancora voglia di fare i conti con il più recente passato. Meglio dimenticare le ferite e rivalutare i fasti e le memorie dell'"Antica Contea". E continuare ad assistere al declino di una città che , cominciando dal suo sindaco, volendo "lasciar dormire la storia" si prepara a passare dal sonno alla fine.
ab

mercoledì 20 agosto 2014

Prima Guerra: una riflessione e due proposte

Il manifesto proposto dalla Provincia per richiamare il progetto Carso 2014
La Provincia di Gorizia sponsorizza il progetto Carso 2014, salutando il Vescovo di Roma Francesco, "fratello, fradi, brat" in visita a Redipuglia il prossimo 13 settembre. E' difficile collegare il sorriso di Bergoglio con la terribile tragedia della Prima Guerra Mondiale: forse si vuole sottolineare che il ricordo deve essere occasione per guardare avanti, per riconoscersi con un bel sorriso tutti sorelle e fratelli. Ma c'è anche il rischio di nascondere l'orrore dietro a un "volémose ben" che non appartiene di sicuro al pontefice. Anche la stessa visita al Sacrario più "militarizzato" d'Italia, promossa e organizzata dal mondo militare, suscita qualche perplessità, fatto salvo ovviamente la giusta pietas nei confronti dell'immenso esercito di giovani che hanno perso la vita nell'"inutile strage".
Già, l'"inutile strage" o l'"orrenda carneficina", sono espressioni di Papa Benedetto XV, pronunciate nel pieno svolgersi degli eventi. Nel mondo cattolico, la voce di Giacomo Della Chiesa è stata senz'altro quella più esplicita e meno equivocabile rispetto alle tematiche della pace, del disarmo, della giustizia sociale e della nonviolenza. Non a caso quasi nessuno conosce i suoi scritti, fatta eccezione per l'unica famosa espressione relativa all'inutile strage; e non a caso non ha ricevuto molti onori post-mortem. Dopo la beatificazione di Pio IX, sostenitore fino all'estremo del potere temporale della Chiesa e la discussa canonizzazione "per direttissima" di Giovanni Paolo II, nessuno nelle stanze vaticane sembra ricordarsi di uno che è andato talmente controcorrente da attirarsi l'antipatia di tutti i Potenti belligeranti del suo tempo.
E infine, ma su questo tema sarà bene ritornare, i nomi delle vie. Gran parte delle vie di Gorizia è dedicata a generali, soldati e brigate militari. Come onorare, per esempio, ancora macellai come Cadorna, responsabile della morte di un'intera generazione, oltre che pessimo stratega? Il "centenario" potrebbe essere l'occasione per modificare la toponomastica, sostituendo ai nomi di coloro che hanno "fatto" la guerra quelli di chi si è dedicato alla pace: donne - quante poche donne hanno l'onore della dedica di una strada! - e uomini che hanno costruito nuove relazioni, procedendo dal principio della diplomazia e del rifiuto dell'uso delle armi. O è meglio - come sostiene il primo cittadino - "lasciar dormire la storia?".
ab

lunedì 18 agosto 2014

Il Forum per Gorizia verso un "servizio" politico alla città?

Tra una settimana, il 26 agosto, riprenderà ufficialmente il percorso del Forum per Gorizia. Sarà presentato il ricco programma culturale previsto per i mesi autunnali: importanti conferenze sul Novecento tenute da qualificati relatori, teatro per stranieri residenti a Gorizia, proposte per un turismo culturale e solidale. Inizierà a anche un serrato e si presume lungo confronto sul futuro del Forum. La domanda fondamentale è se valga la pena di riproporre il Forum per Gorizia come laboratorio politico in vista delle elezioni amministrative del 2017. L'esperienza maturata in questi anni, i numerosi incontri con le persone rappresentative di diversi ambiti della vita cittadina, la ri-fondazione culturale di alcuni settori... tutto ciò porta all'interrogativo sulla possibilità di un percorso di due anni e mezzo, finalizzato a farsi conoscere e a pubblicizzare le numerose concrete idee per il rilancio e per il futuro del territorio goriziano. In vista dell'appuntamento di martedì 26 si apre questo spazio sul blog, all'interno del quale già su può intraprendere una proficua discussione, sui "classici" temi dell'urbanistica, della cultura, dell'ambiente, del welfare, delle relazioni inter-nazionali: quali urgenze? quali proposte sulle quali riprendere con convinzione il dialogo?
ab

lunedì 11 agosto 2014

Tanti se e tanti ma...

Quando furono scatenate le guerre del Golfo, furono relativamente pochi, etichettati come "ingenui pacifisti", a sottolineare i pericoli che esse avrebbero comportato. Prevaleva, sia pur con qualche autorevole distinguo, la tesi secondo la quale era necessario esportare la democrazia, liberare il popolo dal tiranno, spegnere i focolai del terrorismo. Oggi, di fronte alle terribili notizie che provengono dal nord dell'Iraq, la gran maggioranza dei commentatori si chiede che senso abbia avuto quella guerra; perfino dai giornalisti più allineati arrivano espressioni come "la più stupida di tutte le guerre". Ma quando ironizzavano sul "no alla guerra senza se e senza ma", la pensavano in modo diverso e portavano l'acqua al mulino di quello sciagurato intervento armato.
Lo stesso vale per i centri di Identificazione ed Espulsione, voluti dai Governi di centro Destra e di Centro Sinistra degli anni '90. Adesso si fa la gara per chiamarsi fuori e per definirli dei lager. Ma quando sono stati approvati e costruiti, con grande impegno di denaro ed energie, cosa si diceva dei pochi che protestavano davanti ai muri innalzati intorno alle caserme da riconvertire?
In altre parole, dopo dieci anni tutti riconoscono che quello che diceva una minoranza irrisa dal Potere era del tutto vero. Invece di riabilitare quello sparuto manipolo di coraggiosi, li si ignora totalmente e si salta sul nuovo carro con la classica espressione "l'avevo detto io!".
Certo, in queste condizioni c'è ben poco da stare allegri! Come affrontare le drammatiche situazioni attuali? Al di là degli ovvi slogan di circostanza (mai più la guerra, violenza genera violenza, non si fa la pace facendo la guerra...) e dell'equidistanza di chi valuta da lontano gli avvenimenti senza conoscerne in alcun modo i particolari, come rapportarsi alle guerre del Medio Oriente? E' giusto lasciare a Obama la possibilità di decidere se e quando bombardare un territorio? Chi stabilisce dove è giusto intervenire e dove no? E come rispondere alla tragedia di chi è minacciato costantemente di morte, ammesso e non concesso che le notizie che si leggono sui giornali siano effettivamente verificabili?
Forse non è il tempo dell'equidistanza, ma dello schieramento. E forse non è il momento delle parole, ma dell'impegno concreto. Forse non è l'ora dei bombardamenti, ma della nonviolenza gandhiana o del rivoluzionario "porgi l'altra guancia" evangelico. Forse, in realtà, è facile proporre agli altri che cosa dovrebbero fare, quando il proprio campo d'azione è limitato all'ascolto della radio o alle lettura di un quotidiano...

venerdì 8 agosto 2014

Alpinando...

Il Gruppo del Kanin, visto dalla cima dello Jof Fuart

Giovani stambecchi al pascolo
Tempo d'estate, tempo di montagna. Una proposta, per chi vuole e per chi può: lo Jof Fuart, m.2666, da Sella Nevea. Un bel sentiero consente di raggiungere i 2000 metri al Passo degli Scalini, dal quale in breve tempo si scende al Rifugio Corsi. La passeggiata è già così straordinaria, poco più di un paio d'ore di cammino che consentono di assaggiare la severa bellezza delle Cime Castrein, con la parete delle gocce e soprattutto il grande circo di pietra che culmina nella vetta dello Jof Fuart e delle vicine Madri dei Camosci. A questo punto ci sono due alternative: o continuare a salire, circa altre due ore, affrontando qualche breve tratto di facile roccia con l'aiuto di attrezzature di ferro; oppure fermarsi al rifugio, godendosi la giornata d'alta montagna, avvicinandosi alle centinaia di stambecchi e camosci che pascolano tranquilli nelle vicinanze del Corsi. Nel primo caso si ha la possibilità di contemplare uno dei più bei panorami delle Giulie, nel secondo di sperimentare la gioiosa ospitalità dei giovani, bravissimi gestori del rifugio. In ogni caso, anche scendendo verso il Lago del Predil, sembra di camminare in un orto botanico: tutte le specie alpine ci vengono incontro, rallegrando la vista e il cuore con i loro variopinti colori. Insomma, ecco un modo per immergersi, con salutare fatica, nel grande libro della Natura.
ab

Sanità: le proposte del Pd goriziano alla Presidente Serracchiani

In occasione della prossima visita della Presidente della Giunta Regionale, il Partito Democratico goriziano fa il punto della situazione, con un ampio documento qui sintetizzato. Lo si pubblica come spunto di discussione sui temi "caldi" della sanità isontina. 
Il Partito Democratico di Gorizia ha inviato alla Serracchiani un documento con 20 proposte per la sanità del nostro territorio. Innanzitutto si chiede che gli ospedali della nuova Azienda Sanitaria Bassa Fiulana-Isontina non vengano classificati come presidi di base, secondo quanto prevede il testo attuale della riforma, ma siano considerati nel loro complesso come Hub di primo livello. Questo perché l'Azienda sarà la seconda in regione per numero di abitanti, ma anche perché attualmente sono presenti a Gorizia e Monfalcone molte specialità previste per gli Hub di primo livello, tra cui Cardiologia con unità coronarica ed elettrofisiologia, Neurologia, Urologia, Pediatria, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Laboratorio di analisi, Microbiologia. Il riconoscimento di Hub di primo livello garantirebbe che queste specialità non siano tutte destinate, prima o poi, a scomparire.
Si chiede inoltre che venga realizzata una differenziazione e una distribuzione dei servizi ospedalieri tra le sedi di Gorizia e Monfalcone che garantisca equilibrio e coerenza di mission tra i due presidi, operando le scelte alla luce del sole e senza dare nulla per scontato.
Nella sede di Gorizia vanno certamente valorizzate le specialità di Anestesia e Rianimazione (senza taglio di posti letto), l'attuale assetto del servizio trasfusionale, Nefrologia, Urologia, Odontostomatologia, l'attività di routine di Anatomia patologia con gli esami intraoperatori, Cardiologia e Neurologia, affiancandole con una adeguato reparto di Riabilitazione (di cui invece si sono da poco tagliati 4 posti letto), garantendo in loco la presenza della Trombolisi e la stabilizzazione dei pazienti fino al termine della terapia.
Dopo lo smantellamento del punto nascita vanno comunque garantiti almeno il Day Hospital di Ginecologia e l'apertura del servizio di Pediatria con osservazione e accesso diretto per le urgenze fino alle ore 20.00.
Per realizzare nei fatti l'intenzione più volte ribadita dalla Regione, deve essere immediatamente aumentato il personale dei servizi territoriali dell'Alto Isontino, per un numero corrispondente almeno alla metà del personale non medico che non viene più impegnato nel dipartimento materno-infantile ospedaliero appena chiuso a Gorizia (una trentina di operatori). Ciò per rimediare soprattutto alla forte carenza degli infermieri per l'Assistenza Domiciliare.
Deve essere finalmente nominato il responsabile del Consultorio, mancante da due anni e mezzo, garantendo un numero adeguato di psicologi e assistenti sociali.
Oltre ad avviare la Casa del parto, è opportuno eliminare alcune limitazioni territoriali e procedurali nella Convenzione che consente alle donne di andare a partorire a Sempeter, prevedendo anche il parto in analgesia e la stesura bilingue delle cartelle cliniche.
Va restituita a Gorizia la direzione della Medicina del lavoro del nostro territorio, da un anno trasferita a Trieste in prospettiva dell'accorpamento, nel frattempo scongiurato, della nostra Azienda a quella giuliana. Vanno assegnate le risorse adeguate per la sede del Centro di Salute Mentale e per la riabilitazione delle persone con disturbo mentale. È urgente avviare un servizio territoriale per la terapia del dolore e le cure palliative, attivo anche nell'Alto Isontino per 5 giorni alla settimana, come avviene nel Basso Isontino.
Va realizzata la reciproca collaborazione transfrontaliera, avviando subito un confronto tra i dirigenti dei servizi sanitari confinanti e inserendo nel Programma Italia-Slovenia 2014-2020 le opportune possibilità di finanziamento del Gect.
All'interno dei fondi assegnati alla sanità nel recente assestamento di bilancio, vanno destinati all'Azienda sanitaria isontina tra i 6 e gli 8 milioni di euro, per compensare, secondo l'impegno dell'Assessore Telesca, i tagli iniqui effettuati a dicembre scorso.
Infine l'Azienda sanitaria isontina, in vista dell'applicazione della riforma, va immediatamente commissariata, anche alla luce del pessimo clima interno, evidenziato dalla recente manifestazione di protesta dei “300 camici”  realizzata dal personale sanitario, di fronte a cui la Direzione generale non ha dimostrato alcuna capacità di ascolto.
Bruno Crocetti, segretario del Pd di Gorizia

Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

giovedì 7 agosto 2014

Un mondo in fiamme...

Quante notizie drammatiche, oggi nei radiogiornali! L'avanzata dell'ISIS nel Nord dell'Iraq, la situazione in Siria, guerra dimenticata e tornata sotto i riflettori mediatici a causa del rapimento delle due giovani cooperanti, la fragile tregua a Gaza, la realtà incandescente della Libia... il tutto solo per rimanere nel Medio Oriente e nell'Africa Mediterranea. In una situazione come questa la gente fugge, dalle bombe, dagli scontri, dal terrore: pochi lo ricordano, ma il progetto "Mare Nostrum", grazie al quale sono state salvate circa 100mila persone in poco più di un anno, non interessa se non in minima parte l'immigrazione per ricerca di lavoro. coloro che si imbarcano sulle navi della morte sono sempre più spesso donne, bambini e uomini che non ce la fanno più a vivere sotto le bombe. E purtroppo è facile prevedere che saranno sempre più, visti i risultati dell'"esportazione armata della democrazia" e della "pax americana", imposte rispettivamente da Bush e da Obama.
Il mondo è in fiamme e le diplomazie segnano il passo, cresce ovunque un pericoloso senso di rassegnazione e di disimpegno. Quando invece dovrebbe proprio essere il momento del coraggio e della fiducia, come testimoniano le due (criticate) ragazze che sembra siano state rapite in Siria e i loro familiari che hanno invitato ad aiutarle "dicendo la verità su ciò che sta accadendo in quel martoriato paese".
Tra una notizia e un commento approfondito sulla situazione internazionale, all'improvviso la bella trasmissione "zapping" dedica qualche minuto anche alla politica italiana. Sembra una corrispondenza da un altro Pianeta: parlano la Taverna (Cinque Stelle) e Gasparri (Forza Italia), la prima accusando i senatori di bloccare il pulsante delle votazioni, il secondo sproloquiando sull'opposizione "eversiva". Il mondo, quello reale, è molto lontano...

lunedì 4 agosto 2014

Gorizia: la mancanza di un vero assessore alla Cultura...

A proposito del piano inclinato su cui si sta muovendo Gorizia. Monfalcone risulta la prima classificata per i progetti regionali per la Prima Guerra Mondiale, davanti a Gorizia, Trieste e Udine. Il comune di Monfalcone ha fatto un progetto transnazionale, accorpando molte associazioni e comuni d'oltre confine e assicurandosi così la somma di 68 mila euro. Tra le iniziative leggo che vi è un concerto con letture sull'esperienza femminile del conflitto, cui partecipa Gabriella Gabrielli. Non è goriziana la Gabrielli? E il recital sulle donne non lo si poteva inserire in un progetto goriziano? Ma questo avrebbe significato mettere assieme diverse competenze, fare riunioni, e il sindaco, come si è visto per l'Istituto di Musica, spesso viene assalito dalla noia leopardiana e se ne va.

Insomma sino ad ora a Monfalcone era riconosciuto un ruolo produttivo, oggi mi pare che stia conquistando uno spazio consistente anche a livello culturale. Il problema è chiarissimo ed è quello che ha posto anche la Serracchiani. Cosa vuole fare Gorizia nella sua terza età? Andare ai giardinetti con la coperta sulle gambe o vedere di giocare la sua ultima partita? E' il suo destino è uno solo: cultura, turismo di biciclette, piste ciclabili, visite enogastronomiche e storiche, ostelli per i giovani, visite ai luoghi delle guerre, riflessioni sulla pace e sui conflitti. Insomma o prendiamo noi in mano l'iniziativa culturale e la proposta innovativa, costruendo progetti europei, non solo iniziative di singoli volonterosi, oppure anche questa ultima carta sarà persa. Per fare questo però è necessario che l'opposizione si concentri su quello che è necessario per Gorizia: avere un assessore alla cultura a tempo pieno. Come è possibile, in questo momento particolare di celebrazioni, avere una persona che deve assolvere tre funzioni e che è facile allo sbadiglio e al tedio? 
adg

domenica 3 agosto 2014

Il percorso nascita, questo sconosciuto...

Da una conversazione mattutina davanti a un buon caffè.
"Ma cos'è 'sto percorso nascita? Da che mondo è mondo si nasce in un certo modo, il percorso è sempre lo stesso, prima la testa poi il corpo... Cambia qualcosa se c'è la collaborazione con la Slovenia?"
Va bene, sarà un caso limite, ma la dice lunga su cosa abbiano capito i goriziani del "percorso nascita transfrontaliero" o della "casa del parto", evidenti tentativi degli amministratori di "coprire" l'impopolare (davvero?) buco dell'ormai defunto punto nascita...
In più ci si mette anche la Romano. L'assessore, dopo aver dichiarato ai giornali l'inaffidabilità dello specifico reparto dell'ospedale di Šempeter, dichiara di non sapere come mai il direttore del corrispettivo dell'Azienda Ospedaliera slovena non abbia ancora firmato i protocolli d'intesa che dovrebbero essere discussi nell'ormai famoso Gect.
Insomma, prima ti dico e anche ribadisco che sei inaffidabile, poi mi meraviglio che esprimi qualche perplessità nel sottoscrivere un accordo con me.
ab

Dai Giardini alla Rimembranza

Chi non ricorda la vicenda della "signora dei giardini"? Giunta a Gorizia nel 2008, "residente" per quasi un anno su una panchina, prima nel Parco della Rimembranza poi nei Giardini di Corso Verdi, era stata più volte invitata ad andarsene. Dopo una serie di indirette ordinanze e dirette pressioni nei confronti dell'interessata, nel mese di luglio del 2009 il Comune accoglieva la disponibilità della Comunità Arcobaleno a farsi carico della situazione d'emergenza, "almeno per un breve periodo e in piena collaborazione", come disse nell'occasione l'assessore competente Silvana Romano. In realtà, la "situazione d'emergenza" nell'alloggio Ater gestito dall'Arcobaleno, si protrasse per alcuni anni: l'interessamento dei settori politici comunali fu pari a zero e la situazione restò a totale carico della comunità d'accoglienza goriziana. Per qualche tempo il Comune di Sassari contribuì al pagamento dell'affitto, poi più nessuno si interessò del caso fino a quando la Comunità Arcobaleno non prese la decisione di liberare l'alloggio, intentando e vincendo una lunga e dispendiosa causa giudiziaria.
Risultato: dopo sei anni la "signora dei giardini" è ritornata al punto di partenza e ora vive su una panchina nel Parco della Rimembranza. Al posto della brutta tenda di plastica alcuni ombrelli riparano dalle intemperie la donna e le sue povere masserizie. Ecco tutto, un pessimo esempio di gestione "politica" di un caso.
E se l'amministrazione ha dimostrato una totale incapacità ad affrontare il "problema" di una sola persona, è facile immaginare quali saranno le risposte di fronte alla realtà di decine di altre persone che stazionano nei parchi cittadini e soprattutto in quelli della periferia. Al di là delle chiacchiere, la crisi economica da una parte, le leggi attuali in materia d'immigrazione dall'altra, non fanno altro che moltiplicare le occasioni di disagio. E chi dovrebbe essere responsabile della gestione del territorio cosa fa? Nasconde la testa sotto la sabbia e incrocia le dita, nella speranza che nessuno se ne accorga...
ab

sabato 2 agosto 2014

Siamo tutti cittadini...

Che la questione immigrazione sia fenomeno complesso e delicato è evidente a tutti, sia a chi sostiene la necessità di politiche d'accoglienza che a chi ritiene necessario arginare i flussi.
Proprio per questo è indispensabile conoscere le normative e saper distinguere le problematiche riguardanti la reciproca integrazione con coloro che risiedono regolarmente sul territorio nazionale e la definizione dei percorsi riservati a coloro che vi entrano in modo irregolare, sempre più spesso incontrando una morte terribile sui barconi gestiti dai trafficanti di esseri umani.
Occorre anche essere attenti a ciò che si dice, soprattutto quando si rivestono importanti responsabilità. Per questo le parole del ministro Alfano a Caserta risuonano sorprendenti e del tutto inopportune: affermare che "vengono prima i diritti degli italiani, poi di tutti gli altri" è affermazione pericolosa, capace di sollecitare la rabbia di tanti che purtroppo la pensano esattamente come lui e di versare benzina sul fuoco di una coesistenza già adesso tutt'altro che tranquilla.
Non si possono stilare classifiche di questo tipo: coloro che risiedono regolarmente in Italia hanno tutti gli stessi diritti, stabiliti e garantiti dalla legge che - almeno dal punto di vista teorico - dovrebbe essere "ugvale per tutti". E per chi vi soggiorna "irregolarmente" sono indispensabili e stra-urgenti nuove leggi, in grado di superare la paralisi provocata dalla Bossi-Fini e dalle successive correzioni peggiorative. Alla ricerca di nuove soluzioni si dovrebbe dedicare il Ministro degli Interni, non a "sparare" battute finalizzate solo a raccogliere manciate di consensi fra popolazioni esasperate dallo status quo...
ab

Oltre l'affetto e lo sgomento...

E' molto forte l'impressione suscitata dalla morte di Mario Lo Re.
Al di là della tristezza per la perdita di un amico e del tanto affetto che è stato dimostrato ai suoi cari, non si possono tacere alcuni importanti interrogativi.
Quella del suicidio per motivi economici sta assumendo le proporzioni di una vera e propria epidemia: i motivi che portano alla sopraffazione dell'istinto di sopravvivenza sono tanti e nessuno può comprendere fino in fondo quello che si agita nel cuore di un uomo. Tuttavia alcune costanti, si potrebbe quasi dire statistiche, possono essere riscontrate, almeno per ciò che concerne il fenomeno nella sua conformazione attuale: la pressione fiscale che grava soprattutto sui "piccoli", i debiti accumulati a causa di tentativi non riusciti o di insolvenze altrui, le conseguenze psicologiche e relazionali derivanti dalla percezione dei propri fallimenti, il senso di impotenza di fronte all'accumularsi dei problemi...
Di fronte a questa realtà, chi e che cosa si potrebbe fare?
E' evidente che la parola "crisi" serpeggia dietro a tutti i tristi eventi, ma essa non è un fenomeno ineluttabile: dovrebbe essere al centro di ogni dibattito politico e culturale, invece è relegata nei ritagli seminascosti tra le baruffe senatoriali riguardanti una Riforma proposta da un Governo che nessun elettore ha votato e da parlamentari scelti da pochi capipartito.
Le ricadute a livello locale sono evidenti. Del problema dell'assistenza a chi fa più fatica se ne fanno carico la Chiesa cattolica (assai ben foraggiata dall'8 per mille oltre che dagli infiniti contributi nazionali e regionali che le tolgono molte preoccupazioni relative alla gestione delle proprie strutture) e - in misura minore - il privato sociale. In altre parole, mentre si discutono i capisaldi del cambiamento della Costituzione e i Comuni discutono i criteri di assegnazione dei finanziamenti pubblici superstiti, la risposta ai problemi economici che strangolano le persone è affidata quasi esclusivamente all'iniziativa di chi ha i mezzi e la buona volontà.
Niente da dire sul principio di sussidiarietà: ma attualmente è il "pubblico" a integrare l'iniziativa privata e non viceversa! Quindi, Comune di Gorizia: oltre a difendere a oltranza dighe che vengono regolarmente travolte dalle decisioni regionali, c'è ancora spazio e tempo per prevedere cospicui investimenti per le politiche del lavoro e del welfare?
Lasciamoci tutti interpellare - concretamente! - dal gesto di Mario...
ab

venerdì 1 agosto 2014

Grazie, Mario!

Grazie! E' la prima parola che viene in mente salutando Mario, "personaggio" tra i più conosciuti di Gorizia, appartenente alla famiglia Lo Re. Lavoratore instancabile, simpatico e sorridente con tutti, amico fedele.
Di fronte alla decisione di farla finita con la vita tutti ci si interroga, soprattutto quando queste notizie si moltiplicano e riguardano chi conosciamo e stimiamo. Se è vero che siamo tutti legati da un misterioso ma reale filo, quando esso viene volontariamente tagliato è inevitabile che si ricerchino le cause, facciano capolino irrazionali sensi di colpa, si affastellino i ricordi.
E davanti al tribunale interiore si chiama a rispondere anche la società, in particolare in questo drammatico periodo in cui tra le luci e i suoni di un capitalismo al tramonto, tanta gente si uccide perché non può reggere le esigenze sempre più pressanti del Dio denaro.
Al di là delle analisi resta lo stupore di fronte a un gesto che in ogni caso richiede il coraggio della persuasione e che nello stesso tempo complica ulteriormente la vita delle persone più vicine che devono affrontare grandi problemi, materiali e spirituali. E pur scavando nelle pieghe dell'esistenza - ma fino a che punto è giusto scandagliare pubblicamente la storia di una persona? c'è un limite al diritto/dovere di cronaca? - a volte non resta altro che constatare che esiste una malattia molto profonda che ci colpisce così tanto perché sappiamo che si annida nel fondo dell'anima di ciascuno di noi:
Spesso il male di vivere ho incontrato/ era il rivo strozzato che gorgoglia/ era l'incartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio/ che schiude la divina Indifferenza:/ era la statua nella sonnolenza/ del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. (E. Montale)
Mario, resterai nel nostro cuore e - puoi starne sicuro - ogni volta che ci troveremo davanti a una pizza simile alla tua insuperabile "marionara", ci ricorderemo di tante serate condivise nella pace.
Un abbraccio a Costanza, alle tue sorelle e ai tuoi fratelli, a tutti coloro che ti hanno voluto bene.
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