mercoledì 30 luglio 2014

Gorizia su un piano inclinato: tanti perché...

E' da parecchio tempo che Gorizia viene descritta come una città dalla quale non emergono proposte per il futuro, ma soltanto lamentele per i continui "tagli". In effetti, cancellati i "benefici" derivati dalla collocazione geo-politica nella seconda metà del Novecento, l'impressione è quella di un piano inclinato sul quale il tutto scivola sempre più velocemente verso la marginalizzazione.
E' difficile sintetizzare cause e prospettive, tuttavia si può tentare qualche osservazione, anche soltanto per aprire un dibattito nel cuore di questa piovosa estate.
Anzitutto chi amministra attualmente la città è parte di quella classe dirigente che negli anni delle "vacche grasse" ha compiuto le scelte decisive che stanno alla radice della situazione attuale: l'esempio della sanità è immediatamente evidente, ma i campi sono anche altri, non ultimo quello della diffidenza pregiudiziale nei confronti dei "vicini", dai tempi in cui esisteva ancora la Jugoslavia a quelli della Slovenia, almeno fino al 2004. L'anomalia consiste nel fatto che chi ha contribuito in modo importante a creare questa situazione, si presenta ora come paladino della contestazione e difensore della città dai "soprusi" della Regione.
In secondo luogo le "anime culturali" della città, quelle che negli anni precedenti il '90 avevano elaborato promettenti proposte e inascoltate strategie, nel momento in cui avrebbero potuto realizzare i propri grandi obiettivi, si sono ignorate fra loro, quando non esplicitamente ostacolate. In particolare, il mondo della sinistra (comprendendo quello che oggi si chiama centro sinistra), il pianeta cattolico e la componente slovena della popolazione goriziana. Il primo ha scontato le divisioni regionali e nazionali, il secondo si è trovato in evidente difficoltà nel ruolo di "com-primario" temendo di perdere il controllo della situazione, il terzo ha pagato le divisioni interne non favorendo di fatto la costruzione di quel "ponte" politico che avrebbe potuto essere il luogo ideale per pensare ed edificare, uniti nella valorizzazione delle diversità, la Gorica (Stara e Nova). Nelle ultime elezioni amministrative e in quelle del 2007 si arrivò alle soglie di un clamoroso ballottaggio, vanificato a favore della destra soprattutto dal "fuoco amico". Quanto sarebbe cambiata la situazione se, sette anni fa, 241 elettori su oltre 20mila non avessero messo la crocetta sul nome dell'attuale sindaco! Ma, come si suol dire, se mia nonna avesse le ruote...
La pressoché totale assenza, prima di lungimiranza e poi di progettualità, della destra; la difficoltà a confrontarsi tra le differenti concezioni del mondo e a elaborare percorsi che prevedano la stima reciproca tra le componenti della sinistra... sono tra i motivi che hanno reso così poco attraente il presente e - purtroppo! - non inducono a grandi ottimismi per il futuro.
ab

martedì 29 luglio 2014

Un "Amidei" strameritato: Still Life, di Uberto Pasolini

Uberto Pasolini ha scritto e diretto il film Still Life, recente vincitore del premio Amidei.
E' un'opera straordinaria, il cui tema fondamentale è la solitudine, raccontata con diversi linguaggi, da quello tragico a quello delicatamente comico, da quello istituzionale a quello esistenziale.
Tutti i personaggi raccontati sono essenzialmente soli e sono costretti a confrontarsi, per professione o per necessità, con il mistero che svela clamorosamente l'essenziale verità: quando si muore si è soli, anche quando la memoria è addolcita dalla presenza delle persone care o dalle parole di circostanza di chi si fa carico di rappresentare l'intera umanità nel momento dell'ultimo saluto.
La solitudine di fronte alla morte evidenzia la solitudine di fronte alla vita, dove la vicenda del protagonista, buffo antieroe aggrappato alle ordinarie ritualità del single non sembra avere meno senso di quella di chi sembra pienamente realizzato, nella famiglia o nella professione. Anzi, se qualche sprazzo di speranza fa capolino nello sguardo sempre malinconico dell'autore, esso deriva dalla coscienza di chi non ha più nulla da perdere. Un po' come accade in Dostoevskij, è proprio dove meno ce lo si può aspettare che si incontrano gli angeli ed è proprio nella loro capacità di trasgredire l'ordine delle cose che l'uomo può riscoprire - almeno in parte - un barlume della sua autentica dignità.
In fondo in fondo, Pasolini ci invita a riflettere e a pensare che la cosiddetta "realizzazione" di sé altro non è che una grottesca maschera che impedisce la contemplazione della parte più vera di noi, quella che si lascia scalfire - almeno per un istante - dal fascino inevitabilmente trasformante della relazione con l'altro. Frammenti di consapevolezza che sono come le prime forme monocellulari: non sono paragonabili alla complessità degli organismi, ma la loro esistenza è la condizione sine qua non, affinché la Vita possa trionfare. Inizia la metamorfosi che può portare la persona dalla necessità imposta dal Dovere alla libertà intuita (e irraggiungibile se non oltre la solitudine della morte) nell'Amore.
In conclusione, tutto questo sproloquio solo per raccomandarvi: non perdete Still Life!
Andrea Bellavite

lunedì 28 luglio 2014

L'unica alternativa alla guerra è la scelta della nonviolenza

Sono passati cento anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale. non si contano più le iniziative legate alla memoria dell'evento. In ogni caso quella che fu definita orrendissima guerra è stata un crocevia della storia, una radice malefica di molti avvenimenti successivi, compresi quelli che si stanno verificando in questo periodo: la cronica destabilizzazione del Medio Oriente e dei Balcani, la situazione nei territori dell'ex impero zarista, il neocolonialismo.
Sembra esserci una costante, non nuova nella storia dell'umanità, ma resa evidente dall'evoluzione tecnologica degli armamenti, ormai in grado di cancellare la Vita dal Pianeta Terra: le guerre si scatenano per delle "ragioni", inculcate dagli strumenti di comunicazione e ritenute evidentemente "buone" dai contendenti. Religioni e filosofie fanno a gara per offrire giustificazioni trascendenti a quelle che ordinariamente altro non sono che difesa di particolari interessi nell'ambito della lotta per la sopravvivenza o per il controllo delle risorse energetiche. In tempi di conflitto ci si schiera da una parte o dall'altra, in luoghi di distanza dal conflitto o di non diretto coinvolgimento si ribadisce con forza lo slogan - ormai stucchevole senza ulteriori se e ma - "mai più la guerra, fate la pace!"
C'è una possibilità di uscita da questo ingorgo? E' possibile che esista una soluzione alternativa alla guerra, quando le ragioni dei belligeranti sono così convincenti da portare le persone a scegliere la morte per "servire" la propria fazione? 
Nel Novecento ben poche sono state le proposte innovative, la più nota e documentata (anche se non unica) è stata quella della via nonviolenta propugnata da Gandhi e dai suoi collaboratori: la dottrina dell'"amore per la verità" proponeva la consapevole "non reazione" di fronte al sopruso come percorso più efficace e meno cruento per la risoluzione delle questioni inerenti le relazioni internazionali o interne a uno Stato. Esplicitamente, egli riteneva che anche nel tempo della guerra atomica, tale principio avrebbe dovuto essere applicato, anche ovviamente a costo di perdere la propria vita, perché chi soccombe non solo rinunciando a difendersi, ma anche guardando in faccia il suo avversario, "vince". Tra l'altro è lo stesso principio enunciato dal famoso e purtroppo bistrattato anche dai cristiani "porgi l'altra guancia" evangelico.
In realtà, a quanto sembra, si tratta dell'unica proposta alternativa, a livello teorico e pratico: tutto il resto, piaccia o non piaccia, è chiacchiera, spazzata via dal primo refolo di vento di guerra. Nessuno si è mai fermato davanti ai solenni pronunciamenti, né di fronte ai giganteschi cortei, proprio perché chi parlava o manifestava non era coinvolto nelle "ragioni" dei contendenti. La dottrina gandhiana, all'opposto, presupponeva il coinvolgimento fino alla morte come fondamento della propria posizione. Un singolare anticipo può essere riscontrato nella proposta di disarmo generalizzato offerto dal magistero di Benedetto XV nel corso della piena tempesta bellica: solo che mentre Gandhi è riuscito a mobilitare le masse, il Papa è rimasto profeta inascoltato anche dai suoi vescovi, confinato per non dire prigioniero, nelle segrete stanze dei Palazzi Vaticani. Mentre i cattolici si sbudellavano fra loro senza porsi troppi problemi teologici e - più avanti - andavano tranquillamente a messa la domenica, sostenendo nel contempo le leggi razziali e le logiche perverse della Shoah...
Quindi, cento anni dopo la prima guerra mondiale, gli storici offrono ottimi documenti per comprendere meglio motivazioni, strategie e conseguenze; ma l'unica parola interessante da approfondire in funzione di una reale alternativa nel presente è il neologismo "nonviolenza". E se il territorio goriziano diventasse il centro propulsore planetario di un futuro nonviolento?

sabato 26 luglio 2014

Sogni

Da quel giorno il nome della città fu sulla bocca di tutti: il Trattato di Gorizia segnava la fine di un lungo periodo di guerre che avevano insanguinato il mondo tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo.
I presidenti degli Stati dell'Est e dell'Ovest venivano accolti da una folla festante in piazza Battista (così chiamata in onore di Giovanni, il rivoluzionario precursore del Pacifista). Tra gli applausi entravano sorridenti in quella che nei tempi oscuri si chiamava Caserma Pozzuolo, poi trasformata nell'ormai lontano 2033 in Casa Internazionale della Pace. Era stato il momento della svolta: il sindaco senegalese di Gorizia e quello filippino di Nova Gorica avevano deciso di far dimenticare la destinazione militare e di realizzare un grande laboratorio per elaborare percorsi di diplomazia. Nessuno avrebbe potuto prevedere un simile successo. Da tutta Europa i giovani erano accorsi, per studiare come inserirsi nei conflitti planetari senza le armi, con la sola forza dell'intelligenza e del dialogo. In breve tempo la Casa della Pace si era rivelata del tutto insufficiente e si erano allestite tante altre, nuove strutture. L'Organizzazione delle Nazioni Unite aveva aperto una sede nell'edifico del Castello, dove peraltro era già presente una facoltà di architettura sperimentale. Per iniziativa delle associazioni di categoria infatti era stato appena concluso un progetto pilota. La collina dell'antico maniero era stata devastata nei primi anni 2000: per qualche sconosciuta ragione erano stati infiltrati quintali di cemento al fine di realizzare una specie di ascensore per superare circa sessanta metri di dislivello. I lavori erano rimasti a metà, non c'erano più fondi a disposizione e il colle si era rivelato una vera e propria miniera archeologica. Come rimarginare la ferita? Uno straordinario progetto di riqualificazione aveva consentito a un gruppetto di ragazzi indiani e portoghesi di realizzare un autentico capolavoro, divenuto in breve tempo un punto di riferimento a livello mondiale. Da allora le città sull'antico confine erano cambiate molto: la ciclabile dalla sorgente alla foce dell'Isonzo era ormai a quattro corsie, per accogliere i turisti che l'affollavano ogni giorno d'estate; e centinaia di migliaia di viandanti e pellegrini camminavano sui sentieri e sugli sterrati che consentivano di raggiungere mete prestigiose. Si erano aperti ostelli, alberghi, ristoranti per ogni categoria di persone e il numero degli abitanti dei Comuni di Gorizia e Nova Gorica era salito a ben oltre i ducentomila. Ovunque si sentiva parlare i tutti gli idiomi del Pianeta e si vedevano persone vestite nelle più diverse fogge.
In questo clima e in questo contesto il territorio si era preparato a quel giorno solenne, nel quale tutti i Capi di Stato del Mondo stavano per firmare l'accordo che sanciva il disarmo generale, la svolta ecologica e la redistribuzione equa dei beni, con il definitivo superamento del dislivello economico che caratterizzava gli anni dell'impotenza e della delusione. E Gorizia/Gorica stava per festeggiare nel suo verde salotto buono - tornato a chiamarsi come in antico Travnik - il conferimento del titolo di "capitale mondiale della pace". 

venerdì 25 luglio 2014

Attenti alla tagliola...

Chissà se la "tagliola" consentirà al Governo di portare a casa un primo voto sulla riforma costituzionale? Di certo, nel dibattito in corso, ci sono alcune macroscopiche anomalie.
Il Parlamento che dovrebbe approvare i più importanti cambiamenti nella storia della Costituzione Repubblicana è stato eletto con una legge elettorale dichiarata in alcune sue parti importanti "non costituzionale". I suoi membri non sono stati eletti, ma scelti dai capipartito. I cittadini hanno votato convinti che la persona da loro scelta sarebbe stata il capo del governo. Ciò non è accaduto, molti di loro comunque hanno compreso l'intento di Napolitano di affidare a Letta l'incarico di formare un Governo a termine, con pochi obiettivi, primo fra essi quello di proporre una nuova legge elettorale in grado di dare all'Italia un Parlamento degno di questo nome. Poi è arrivato il siluramento di Letta, sostituito da una specie di messia non votato da nessuno che ha messo in piedi un "governo del fare", con l'obiettivo non soltanto di arrivare a fine mandato, ma anche di realizzare in pochi mesi ciò che non si era finora attuato in settant'anni. Renzi è l'uomo dello "stai sereno" rivolto al predecessore qualche giorno prima della defenestrazione, della "riforma al mese" e oggi del "referendum confermativo". Per respingere l'accusa della "dittatura della maggioranza", Renzi e Boschi rassicurano gli italiani sul fatto che "comunque ci sarà il referendum confermativo". Come facciano a passare una notizia simile con tale grado di certezza non è dato saperlo: infatti, se le larghe intese consentissero un'approvazione delle leggi costituzionali con i 2/3 del voto parlamentare, non ci sarebbe la necessità di procedere ad alcun referendum. E anche nel caso di un'approvazione a maggioranza semplice, il referendum dovrebbe essere richiesto da un quinto dei parlamentari, da cinque regioni o da 500mila cittadina. Il che non è affatto scontato. Il buon senso avrebbe indicato a questo punto una strada molto meno arruffata e frettolosa e molto più democratica: un ritorno alle urne con la legge attuale, purgata dai punti dichiarati non costituzionali, una campagna elettorale incentrata sui grandi temi delle certamente indispensabili Riforme e la scelta di premier e parlamentari legittimati dal popolo a fare della prossima una vera legislatura costituente.
ab

mercoledì 23 luglio 2014

Il silenzio dei (non) innocenti

Niente di meglio che osservare la stampa di questi tempi per capire il mondo in cui si vive. Angelo d'Orsi parla oggi sul Manifesto del silenzio degli intellettuali su quanto avviene in Medio Oriente. Primo Levi avrebbe detto che la tragedia di oggi è vedere le vittime di ieri diventare carnefici. Gli israeliani continuano la loro mattanza di civili, senza che nessuno muova un dito, l'Europa e la ministra Mogherini sono del tutto inutili. Ma in Italia il silenzio è ancora più cupo e i giornalisti sono maestri nel non dire nulla per non turbare i nostri interessi in Israele. Adriano Sofri (!) divide i torti e le ragioni equamente, mettendo sullo stesso piano i razzi di Hamas e i missili israeliani, Michele Serra dice che bisogna tacere davanti alla tragedia e abbassare gli occhi, Roberto Saviano non parla di Palestina ma affronta anche lui la politica estera e invita a sostenere i “ribelli “ di Kiev contro i russi. Piccoli esempi di stupidità, di paura, di mancanza di senso civico, come accadeva quando D'Alema lanciava le sue bombe sulla Serbia e tutti tacevano. Forse i maitre a penser hanno terrore di non poter andare più alle trasmissioni di Fabio Fazio, la cui funzione è vendere i libri e i film politicamente corretti. Fazio è come Giorgio Mastrota che fa le televendite dei materassi, solo che ha la laurea. Fin quando avremo intellettuali e giornalisti come questi, più ciechi di Kerry nel valutare il dramma che accade, formarsi una coscienza civile sarà veramente difficile. 
adg

martedì 22 luglio 2014

Iraq, la guerra infinita

E' davvero inquietante l'ulteriore éscalation di violenza che sta verificandosi in Iraq. La sistematica violazione del principio di libertà di coscienza e professione religiosa ha portato i cristiani e i musulmani sunniti del Nord del Paese a un esodo di proporzioni bibliche.
Mosul, capoluogo della regione di Ninivah (la Ninive del profeta Giona), era fino a poco tempo fa il più importante luogo della tradizione dei cattolici caldei, oggi è il centro di una repressione religiosa che costringe la gente a fuggire dalla proprie case "senza portare nulla con sé", come dice il vescovo di Roma Francesco. I caldei conservano gelosamente l'aramaico come lingua della liturgia, orgogliosi di salvaguardare l'idioma parlato da Gesù. In questo - purtroppo non isolato - focolaio di guerra planetario, si scontano la superficialità o il mero interesse del resto del mondo.
La "guerra civile" in Iraq è diretta conseguenza delle contraddittorie politiche "occidentali" che prima hanno armato Saddam Hussein consentendogli - nel silenzio quasi generale - di realizzare soprusi nei confronti degli sciti filoiraniani, poi lo hanno detronizzato con un doppio conflitto che ha destabilizzato totalmente il Paese. Per farlo, hanno dovuto sostenere le forze antiSaddam, ovvero gli sciti a suo tempo perseguitati, non garantendo adeguata protezione ai sunniti e ai cristiani, che invece dal rais iracheno erano stati fortemente favoriti.
Gli avvenimenti di questi giorni coinvolgono come sempre la povera gente: fedeli al proprio credo religioso, le famiglie devono sopportare ogni sorta di violenza per mantenere in vita la loro tradizione. Ma tali eventi hanno una radice, politica e non religiosa, profonda nella sciagurata guerra infinita scatenata a suo tempo da Bush, dopo gli attentati del 2011.
ab

Gect, la parola magica goriziana

La parola "Gect" è utilizzata a Gorizia come una specie di abracadabra. Non si sa come uscirne dalla questione del Punto Nascita o della sanità ospedaliera: la soluzione arriverà dal Gect! Il commercio è in crisi, metà dei benzinai hanno chiuso, le serrande sono ovunque abbassate: non c'è problema, ci penserà il Gect! Mancano i segnali stradali che indicano Nova Gorica: li realizzerà il Gect! Non ci sono progetti culturali che accomunino le città sul medesimo territorio: ecco, finalmente c'è il Gect! Non ci sono collegamenti infrastrutturali adeguati: il Gect porterà alla costruzione della metropolitana leggera...
In realtà, il Gect goriziano tra Gorizia, Nova Gorica e Šempeter è stato approvato all'inizio del lontanissimo 2010 e in oltre quattro anni di vita non ha prodotto nulla di concreto. Purtroppo ciò era prevedibile e previsto, dal momento che mancava al suo interno una struttura operativa in grado di trasformare le belle idee in concrete azioni: per "struttura operativa" si intende persone e uffici in grado di elaborare progetti europei e di seguirne gli sviluppi nelle sedi internazionali. Il che significa costi elevati che al momento i tre Comuni non sembrano intenzionati a sopportare. 
Certo, è auspicabile che il tutto non proceda sempre in questo modo e che finalmente si corra ai ripari. Le mai spiegate dimissioni del "prestigioso" (virgolettato Romoli) Frattini da Presidente del Gect sono state senz'altro un segnale poco positivo. In ogni caso, ammesso che qualcosa possa cambiare, quattro anni di rodaggio sono veramente troppi, per un'istituzione operativa in un tempo di rapidissima evoluzione dei processi globali.
ab

L'assessore Romano insiste: scarsa qualità dei servizi ospedalieri a Šempeter

Chi si attendeva le scuse ha ricevuto oggi la precisazione dell'assessore Romano rispetto alle incredibili dichiarazioni di ieri: non intendeva mettere in discussione la sicurezza dell'Ospedale di Šempeter, bensì "soltanto" la qualità dei servizi erogati. Naturalmente il pesante giudizio non è supportato da documenti, ma dalla constatazione che "alcune donne della minoranza slovena hanno partorito a Postumia o a Lubiana..." Per il momento non è chiaro se una simile gratuita affermazione sarà lasciata cadere nel dimenticatoio - come propone il medico Gergolet - o se porterà a una denuncia, a tutela del buon nome del nosocomio sloveno. Quello che rimane inaccettabile è che un pubblico amministratore possa pronunciare o far scrivere frasi delle quali la città non può altro che vergognarsi. Non resta che una strada per ristabilire la dignità del Comune e della sua Giunta: le scuse "senza se e senza ma" o le immediate dimissioni.
E, già che ci si è, come fa Ziberna a "sparare" sulla Regione attribuendo ai suoi vertici l'assurda trovata secondo la quale chi nasce a Šempeter potrà risultare all'anagrafe nato in Italia? Tale balzana idea fu "lanciata" da tal Ettore Romoli, quando per evitare una possibile débacle, presentò come praticabile la collaborazione con l'ospedale sloveno e nel contempo - per evitare dissapori nella sua base elettorale - assicurò che i nati a Šempeter avrebbero trovato scritto sulla carta d'identità "nato a Gorizia". Confondendo così, sicuramente consapevole, l'ovvia "cittadinanza italiana" con il luogo di nascita.
ab

lunedì 21 luglio 2014

Amidei, fiore all'occhiello dell'estate goriziana

Si pubblica a lato il link per accedere al sito internet riguardante il Premio Internazionale Sergio Amidei, una delle più importanti e grandi iniziative culturali della città di Gorizia. Non si può che sottolineare lo sforzo organizzativo, ma anche il livello di stima e ammirazione che tale proposta ha ormai raggiunto a livello europeo e mondiale. Una lode a tutti coloro che collaborano con il palazzo del cinema e l'invito a partecipare più possibile: le giornate sono piene di proiezioni ed incontri più che interessanti, con la possibilità di rivedere film del passato, sempre attuali per ciò che concerne l'espressione artistica e la forza di comunicazione sociale e politica. Del resto, basta cliccare sul link e scoprire i tesori della rassegna 2014.

Il sole della pace: martedì alle 11, Kulturni Dom di Gorizia

C'è una bella iniziativa, in questo periodo estivo. Ricorda il sole atomico di Hiroshima e propone in alternativa il sole della pace. E' promossa dal Kulturni Dom di Gorizia, insieme ad altre istituzioni culturali italiane e slovene, tra le quali anche il Forum per Gorizia. Domani sarà inaugurata, alle 11, presso il Kulturni Dom: per chi è in città, davvero da non perdere...
La valorizzazione delle persone, l’integrazione con le risorse umane del territorio di appartenenza, la capacità di mettersi in gioco ha permesso alle persone disabili di vivere momenti di vita sociale e di benessere, che si concluderanno con una significativa mostra dei lavori d’arte figurativa, che verrà allestita nella galleria del Kulturni dom di Gorizia (via Brass 20), dal 22 luglio al 9 agosto 2014. L’inaugurazione della mostra, promossa nell’ ambito dell’iniziativa “Il sole della pace 2014”, si terrà martedì 22 luglio, alle ore 11.00
L'iniziativa, che vede la partecipazione di persone disabili del centro non vedenti di Nova Gorica e dei centri sociali di Ajdovscina e Nova Gorica (slo), è promossa nell'ambito del 69° anniversario delle prime bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945) ed è uno degli anelli di una lunga catena di manifestazioni di solidarietà e la pace dal titolo »Tutti uguali, tutti diversi«. 
I promotori dell'iniziativa »Il sole della pace«, dal sottotitolo "Per non dimenticare… ma per costruire un futuro di pace", sono la Cooperativa culturale "Maja" di Gorizia, il Kulturni dom di Gorizia, la Casa dello studente sloveno "Simon Gregorčič" di Gorizia, l'Unione sportiva Dom, l’associazione Sent di Nova Gorica ed Ajduscina, il gruppo non-vedenti di Nova Gorica, il Forum - Gorizia e l'Associazione donatori organi (ADO) dell'Isontino, con il patrocinio della Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia.

Meglio furlani che bisiàchi :-(

Si può pensare ciò che si vuole della chiusura del Punto Nascita di Gorizia, ma se il livello di quella che sempre più viene definita dai giornali "una battaglia" è quello di quest'ultima settimana c'è poco da essere ottimisti. Non sulla "nascita"dei futuri goriziani, ma sulla "sopravvivenza" della città.
Le scomposte manifestazioni in occasione della visita della Governatrice del Friuli Venezia Giulia hanno prodotto l'unico risultato di far risaltare la logica e le ragioni della Riforma. Gli slogan "meglio nascere a Palmanova piuttosto che in Slovenia o in Bisiacheria", scanditi per lo più da chi ha sostenuto e continua a sostenere le amministrazioni Romoli, consentono di comprendere come mai una città che avrebbe potuto essere un cuore culturale della nuova Europa, si trova invece ad essere marginalizzata perfino dalla propria Provincia. 
Ma al di là delle esasperazioni per fortuna di pochi, restano degli interrogativi politici irrisolti.
L'assessore al welfare, Silvana Romano, se ne esce in una manifestazione pubblica con una demagogia degna di una denuncia da parte del nosocomio di Šempeter: "le donne della minoranza slovena in Italia preferiscono partorire a Lubiana o a Izola, perché non si fidano del reparto dell'ospedale di San Pietro". Affermazione gravissima, nella bocca di un pubblico amministratore: immaginiamo il putiferio che si scatenerebbe se il sindaco di Nova Gorica sconsigliasse di utilizzare le istituzioni italiane perché di esse non ci si può fidare! In tempi di Gect e della politica romoliana delle pacche sulle spalle, dispiace dirlo, ma alla Romano dovrebbero essere imposte come minimo le dimissioni immediate.
Un'ultima nota: mentre purtroppo le posizioni di base ragionevoli riescono ad aprire pacifiche e sensate discussioni solo sui blog (vedi per esempio l'articolato e complesso intervento di Essere Cittadini), ci si domanda che ci stia a fare il pd con la destra estrema? Possibile che i responsabili cittadini non abbiano concordato prima una linea con la Serracchiani? Che senso ha cavalcare la protesta popolare quando si è dalla stessa parte politica di chi presenta le Riforme? Non sarebbe meglio aprire dei tavoli di trattativa politica, prima di sentirsi richiamare perché "da Gorizia non arrivano proposte"?
ab

domenica 20 luglio 2014

Sanità Goriziana: Romoli, ma perché il san Giovanni di Dio?

Mentre chiude il Punto Nascita, fervono le ricostruzioni finalizzate ad evidenziare di chi siano le responsabilità dell'"impoverimento" della sanità goriziana. In un passaggio del lungo intervento odierno dedicato dal Piccolo all'argomento, si parla dell'improvviso cambiamento di rotta voluto al tempo di un certo Romoli assessore regionale alle finanze: in altre parole, si fa riferimento alla scelta di comprare dai padri Fatebenefratelli l'Ospedale San Giovanni di Dio, a suo tempo costruito grazie ai contributi della stessa Regione (Francesco di Roma, batti un colpo!). E' stata la madre di tutte le scelte sbagliate che si sono poi succedute: il "gioiellino del Nord Est" si è rivelato quello che tutti già sapevano prima ancora che iniziassero i lavori di ristrutturazione, il pozzo senza fondo della sanità locale. La domanda allora si impone (e qui altri, ben più competenti di chi scrive, dovrebbero battere un colpo): perché è stato comprato il san Giovanni di Dio e perché lo si è trasformato in Ospedale Civile, quando tutti i dati raccolti in quel tempo evidenziavano i costi astronomici e l'incongruità del progetto? Già, sindaco Romoli, attuale se-dicente difensore della sanità goriziana, perché quella scelta sciagurata che ha reso quasi impraticabili gli ora tato conclamati rapporti con il nosocomio di Šempeter? E' stato solo un errore di gioventù? Ecco una domanda alla quale sarebbe bello ricevere una risposta precisa...

Otto giorni sulla Francigena...

Monteriggioni

Nella valle dell'Arbia

Processione Madonna del Carmine a Viterbo
Otto giorni a piedi, da San Gimignano a Roma. Circa 300 km, 35-45 al giorno (ma ci si può organizzare anche con tappe meno impegnative), attraversando le splendide colline toscane e gli affascinanti paesaggi del Lazio. E' l'ultima parte della Via "Francigena", percorsa per la prima volta da Roma a Canterbury oltre mille anni fa da tal vescovo Sigerico, che ebbe l'idea di tenere una specie di diario di viaggio. Solo per rimanere a questi ultimi giorni di cammino, si attraversano città come la stessa San Gimignano, Monteriggioni, Siena, Radicofani, Bolsena, Viterbo, Sutri, tutti luoghi carichi di storia e di leggenda. Il percorso è piacevole, anche se i continui saliscendi richiedono un minimo di allenamento e anche di buona resistenza al caldo: verso Roma la vegetazione si dirada e spesso i sentieri sterrati sono riarsi dal sole. Ma la soddisfazione che si ha oltrepassando Monte Mario e trovandosi davanti l'intera "città eterna" ripaga abbondantemente di tutti gli sforzi. Fin troppo ben segnalata (almeno tre colori principali indicano il percorso, a volte in completa divergenza l'uno dall'altro), con ottimi luoghi di rifugio a prezzi veramente bassi, come mai una simile esperienza non raccoglie lo strepitoso successo del più famoso "Camino" di Compostela? Forse per due motivi: il primo è che ancora non si è riusciti a ovviare ad alcuni "buchi" del percorso. Se è vero che tutto è meraviglioso, camminando solitari nella Natura amica, c'è qualche eccezione: un giorno sulla via Emilia, poche ora sull'Aurelia e un'ora - cinque chilometri in tutto - sulla Cassia a quattro corsie, mettono a dura prova la tensione nervosa del viandante e l'assistenza costante da parte degli angeli custodi. Le macchine sfrecciano a pochi centimetri dagli zaini e non resta che accelerare il passo e incrociare le dita. Il secondo è che il turismo slow in Italia non è ancora ben valorizzato: a differenza che in Spagna, sono per esempio pochissimi i ristoranti convenzionati dove poter cenare a prezzo "di pellegrino" e un percorso così importante non riesce ad "attrarre" più di una media di tre-quattro camminatori al giorno (in estate le partenze dalla Francia o da Roncisvalle per Santiago si contano ormai a centinaia). Molto interessante è sempre il racconto dei compagni di cammino, che si incontrano la sera nei rifugi: i francesi provenienti a piedi da Parigi, Reims e Besancon; l'australiano solitario; la coppia olandese partita da casa per raggiungere Roma; le due ragazze italiane che festeggiano la loro "matura" in modo indubbiamente originale; il pastore protestante americano trapiantato in Svizzera, in cammino insieme alla figlia, entrambi con un sorriso capace di infondere pace anche al cuore più angustiato...
Quello di quanto sia importante il "turismo lento" è un insegnamento che vale anche dalle nostre parti, dove una natura meravigliosa (si pensi alla futuribile ciclabile dalle sorgenti alla foce dell'Isonzo) si accompagna all'arte e all'enogastronomia: un vero paradiso per ciclisti e pellegrini, come già dimostrato dal crescente successo dell'ormai consolidato Cammino Celeste, 10 giorni a piedi da Aquileia al Monte Lussari. Ma occorre crederci, per ottenere dei risultati confortanti.
ab

Venti di guerra soffiano sull'Europa...

Per quanto riguarda l'aereo abbattuto nell'area contesa fra Ucraina e Russia, colpisce l'imbarazzo delle diplomazie mondiali, in particolare europee. Muoiono centinaia di persone - tantissimi bambini - molte delle quali cittadine olandesi e si ha una cortina di silenzio impenetrabile sulle cause e sulle responsabilità. Eppure tutto ciò che è accaduto "puzza" di pretesto per accendere ancora meglio - se ce ne fosse stato bisogno - la miccia di un conflitto che rischia di travalicare le frontiere degli Stati interessati. Anche qui la posta in gioco è altrove. Tutti hanno compreso - purtroppo a cose fatte - che la "rivoluzione" ucraina non era stata né indolore né dovuta al desiderio di libertà del popolo, ma che erano in gioco ben altri interessi locali e soprattutto mondiali. Nella delicata partita, tutti hanno paura di "toccare" nervi scoperti, rischiando l'interruzione delle forniture o il blocco dei gasdotti che rendono possibile l'alto tenore di vita dell'Europa Occidentale. Chi ha ragione e chi ha torto? Come sempre è difficile dirlo, del resto la stampa nazionale italiana ha difeso finora, anche se con sempre minor convinzione, le ragioni degli ucraini, a parte qualche interessante eccezione, come quella di Giulietto Chiesa: ancora una volta "uno contro tutti", il giornalista riesce su Pandora Tv ha dare un'informazione alternativa, chiara e illuminante. Almeno, riesce a farci vedere l'altra faccia della medaglia. Chi ha torto di sicuro è chi ha preso la sciagurata decisione di abbattere l'aereo: difficile credere nell'ipotesi di un errore, più probabile quella di un rimescolamento di carte e di un'ignobile provocazione. Certo, ci sono tutti gli elementi per essere alquanto preoccupati...
ab

Fermare subito il massacro di Gaza!

Estate terribile, altro che vacanze!
Le due vicende che tengono con il fiato sospeso il mondo sono quelle relative alla guerra in Palestina e all'abbattimento dell'aereo presso Donetsk.
Alla faccia della recente visita del Papa e della "preghiera per la pace" tenuta un paio di settimane dopo in Vaticano, la terra di Gaza è tornata incandescente. L'offensiva israeliana ha provocato già centinaia di vittime inermi, mentre dall'altra parte continua il lancio di missili sullo Stato di Israele.
Cosa può interrompere questo ciclico ripetersi di eventi così tragici? Solo il ristabilimento della giustizia, attraverso un ampio percorso di garanzia dei diritti umani per tutti. Ed è la non volontà di affrontare i problemi alla radice che porta alle inevitabili éscalation.
Per dare qualche numero.
Sapete quanto è grande la striscia di Gaza? 360 kmq, ovvero un quarto più piccola della provincia di Gorizia che ne misura 466. Solo che mentre qui vivono 140.000 persone, lì ci sono ben 1.600.000 abitanti. Come si può vivere "costretti" da mura invalicabili in una zona già di per sé priva di industrie, attività agricole, presenza turistica e produzione artigianale? La disoccupazione è attorno al 50% e sono limitate la distribuzione dell'acqua (e di conseguenza le attività agricole) nonché la possibilità di trovare lavoro al di fuori del controllatissimo confine. Insomma, un vero e proprio campo di concentramento a cielo aperto. Quindi, con una situazione di questo tipo e scarsi investimenti diplomatici e soprattutto sociale da parte dell'Europa e del Nord del mondo, come si può pensare che la gente che vive a Gaza non tenti il tutto per tutto per evitare una vera e propria catastrofe umanitaria? E' vero, i missili lanciati si ritorcono contro la stessa Gaza, se non altro sotto forma di perdita di consenso internazionale. Sono da condannare senza dubbi, così come è da condannare qualsiasi pretesa di risolvere i conflitti con la violenza. Tuttavia non sarà l'infame massacro in atto contro i civili di Gaza che fermerà il "terrorismo", ma solo il realizzarsi della giustizia sociale...
ab

venerdì 18 luglio 2014

La tragedia della Palestina

Si sta consumando una tragedia e non sappiamo cosa fare. L'invasione di Gaza da parte dell'esercito israeliano porterà nuove vittime, nuovi massacri. E davanti al dramma, nessuno fa nulla. Sembra che le diplomazie siano impotenti. Chi è andato in Palestina ha potuto vedere come vivono gli arabi: senza acqua, fermati ad ogni posto di blocco, divisi da muri, costretti a camminare in cunicoli diversi dai marciapiedi in cui passano gli israeliani, con un territorio, la Cisgiordania, pieno di nuovi insediamenti di ebrei, soprattutto dell'est, che occupano quel po' di terra che restava. Gaza è veramente una striscia dove un  milione e mezzo  di persone vivono ammassate, senza spazio, senza lavoro. C'è una sproporzione in questa guerra tra le parti, una voglia di risolvere drasticamente una questione che l'Europa ha scaricato in Medio Oriente, lasciando che se la vedessero tra di loro. L'Italia non parla del problema perché vende molte armi ad Israele. Ma anche noi stiamo troppo zitti su questo; abbiamo paura che criticare la politica di Israele significhi essere antisemiti? adg

mercoledì 16 luglio 2014

Sulle elezioni in Slovenija

Si sono svolte domenica scorsa, 13 luglio 2014, le elezioni parlamentari in Slovenia. Il risultato, considerato da molti osservatori un vero e proprio "terremoto politico", premia con il 34.61% (299.041 voti, la percentuale più alta mai ottenuto da un partito negli ultimi 24 anni, ossia da quando la Slovenia è diventata indipendente) il partito SMC, guidato dal professore di Diritto costituzionale Miro Cerar. E' un risultato assolutamente significativo in questi tempi in cui, nella piccola repubblica, numerosi rappresentanti della politica, dell'imprenditoria e della finanzaappaiono coinvolti in casi di corruzione. Non stupisce dunque il risultato di elezioni politiche che premiano un "non politico", il"rottamatore" Cerar che ha incentrato la sua breve e fitta campagna elettorale proprio sulla lotta a questo tipo di fenomeni, potendo fare a meno di alleanze pre e post elettorali. La nuova lista (nata poche settimane orsono), che si dichiara "super partes" pare tuttavia propendere per il centrosinistra.Questo aspetto sembra confermato da una pur tiepida politica di opposizione alle ondate di privatizzazioni imposte dall'UE al mercato slovenoe che hanno suscitato nei mesi scorsi forti reazioni sindacali e popolari di massa. Al secondo posto si è piazzato il partito di destra SDS con il20,6% (178.656 voti, il 7% in meno rispetto alle scorse elezioni). Zvonko Černač, vicesegratario del partito, non ha tardato ad etichettare come irregolare l'intera tornata elettorale, falsata, a suo parere, dalla condanna "politicainflitta al leader Janez Janša, attualmente in carcere per corruzione. Segue con il 10,2% dei voti il partito dei pensionati Desus.
Ma la vera sorpresa è rappresentata senz'altro dal buon 6%(51.576voti) ottenuto dalla coalizione della sinistra radicale Združena Levica(Sinistra Unita), che occuperà sei seggi in parlamento al pari del partito Socialdemocratico SD, calato a 51.487 preferenze. E' la prima volta dal '91 che una coalizione di ispirazione socialista e marcatamente anti-capitalista riesce a superare lo sbarramento del 4% che permette di sedere in parlamento. La lista, nata negli ultimi mesi è figlia delle imponenti manifestazioni popolari che hanno animato le piazze slovene dalla fine del 2012 contro la discussa politica di austerità portata avanti dalla destra di Janša. Raccoglie al suo interno varie sigle politiche come il Partito Democratico del Lavoro, l'Iniziativa per il Socialismo Democratico e il Partito per lo Sviluppo Sostenibile della Slovenia ed è legata al Partito della Sinistra Europea guidato da Alexis Tsipras.
A completare il quadro il 5,54% del partito Nova Slovenija(centro-destra) ed il 4,34% per la listaZavezništvo, fondata della premier uscente Alenka Bratušek in seguito alla scissione (causa della caduta del governo ed delle conseguenti elezioni anticipate), da PS (Positivna Slovenija) del sindaco di Ljubljana Zoran Janković che con il suo 3%non supera la soglia di sbarramentonecessaria, pagando probabilmente lo scotto dei suoi recenti guai con la giustizia e facendo sembrare lontanissimo il suo 27% alle elezioni di appena tre anni fa. (n.m.)

sabato 12 luglio 2014

Essere cittadini commenta l'incontro di ieri


Associazione Essere Cittadini, lettera aperta alla presidente Serracchiani, ai politici e ai cittadini goriziani.
 dopo aver assistito al misero teatrino che è andato in scena venerdì 11 luglio nell'adunanza straordinaria del Consiglio comunale e nell’atrio del Municipio, come Associazione di cittadini ci sentiamo in dovere di esprimere alcune osservazioni. A questo ignobile spettacolo, che sicuramente ha contribuito ulteriormente a disonorare la nobile arte della politica riducendola a scontro da stadio e a passerella di qualche piccolo politico locale in cerca di gloria, hanno contribuito: Lei, cara Presidente, tra le altre cose, lavorando per la riforma della sanità e adottando provvedimenti come quello sul punto nascita di Gorizia, senza minimamente coinvolgere i cittadini interessati, con metodi di lavoro e decisionali che non contemplano la collaborazione, la comunicazione ed il confronto con la popolazione interessata, eppure la sua carica è legittimata da un mandato dei cittadini,  anche di quelli isontini i cui voti sono stati determinanti per la sua elezione;  Voi cari politici goriziani, perchè per l'ennesima volta vi siete dimostrati retrogadi, incapaci di fare autocritica, assolutamente piccoli nella vostra idea culturale, sociale e, dunque, politica, completamente avulsi dal mondo attuale e dalle sue esigenze e problematiche (con rare eccezioni, ci sono sembrate un po’ fuori dalla retorica, gli interventi dei consiglieri Traini e Abrami); e infine voi cittadini che avete strumentalizzato quest’incontro, rispolverato vecchie bandiere e slogan che non hanno certo fatto fare una bella figura alla cittadinanza (ma serviva proprio tirare in ballo anche in questa occasione i clandestini? Possibile che c’è ancora qualcuno che crede che tutte i mali di questo mondo o peggio, di Gorizia, provengono dai clandestini? Incredibile! Vedere cartello che circolava nell’atrio del Municipio riportato anche sulla stampa).
Su alcune cose che Lei, Presidente ha detto nel corso del suo intervento, non possiamo che essere d'accordo, in particolare sulle accuse mosse  ai politici goriziani, ieri applauditi da alcuni cittadini presenti, evidentemente poco informati o con lampanti difetti di memoria, circa la loro abulia politica. Del resto come non si può essere d’accordo sull’evidenza dei fatti e cioè sull’inazione e mala politica di chi negli ultimi trent’anni non ha governato e non ha fatto opposizione, così di fatto affossando non solo la sanità, ma anche il tribunale, la scuola di musica, le bellezze paesaggistiche di quella che, una volta, era chiamata la “Città giardino”, devastato il Colle del Castello, che era il simbolo di questa città disgraziata, rovinato Piazza Vittoria, lasciato andare in pezzi le scuole, ignorato e non difeso dalle speculazioni il patrimonio principe di questo territorio, l'Isonzo, ridotto ormai a servitù delle centraline idroelettriche e minacciato da folli progetti di dighe e quant’altro, ignorato ogni contatto culturale e sociale con l'altra parte della città, quella in territorio sloveno – proprio, ma non solo, in materia sanitaria sullo sviluppo della collaborazione  e della condivisione delle proprie specialità - ignorata e trascurata ogni risorsa creativa, artistica e produttiva del territorio ....insomma disgregato e distrutto il tessuto sociale di quella che oggi  non è una città viva ma solo un  dormitorio, utilizzato per riposare e smaltire le “scorpacciate  e le ubriacature di frontiera”,  non una comunità.
Bene e giustamente ha ricordato, allora, lei Presidente, che i politici goriziani sanno solo piangere ma non hanno portato mai uno...che si dica uno, progetto sul suo tavolo per il futuro di Gorizia e dell'Isontino! 
Sono solo chiacchiere, aria fritta dirà qualcuno, be noi cittadini chiediamo a questo proposito, a voi politici goriziani dei vari schieramenti vecchi e nuovi,  di smentirci e di conoscere quali sono i progetti che avete, se ne avete,  per la “ricostruzione” e la “sopravvivenza” del territorio goriziano e isontino e se questi progetti nascono da una condivisione di idee, esigenze e bisogni dei cittadini stessi, considerate le trasformazioni politiche, economiche e sociali avvenute negli ultimi vent’anni – come per esempio l’entrata della Slovenia nella UE - e di quelle prossime a realizzarsi come la riforma che riordinerà il sitema Regione – Auontomie locali con la sostituzione delle province con le aggregazioni dei comuni e quindi, l’individuazione dei nuovi “ambiti territoriali ottimali” come enti intermedi.

Per concludere, invitiamo Lei Presidente a mantenere aperto il centro nascita presso l'ospedale di Gorizia, almeno affinchè non sia chiarita e realizzata una valida alternativa di tutela sanitaria delle partorienti, dei nascituri e dei pazienti in età pediatrica, proprio in nome di quella sicurezza invocata da lei e dall'assessore Telesca, sempre tenendo conto l'altro aspetto, non meno importante, dell'importanza sociale che tale servizio ha per la sopravvivenza di una comunità, pur dovendo bilanciare tali esigenze con la presenza di altri due punti nascita vicini, Monfalcone e Palmanova. La invitiamo, infine,  a spiegare, informare e coinvolgere, da subito, anche e soprattutto, la società civile, sulla riforma della sanità regionale che, collegata al riordino territoriale sopra citato,  potrebbe rappresentare delle soluzioni per un servizio sanitario più efficiente e meno dispendioso. Come associazione da tempo pensiamo ad un’”area vasta” che inglobi i territori di Monfalcone, Grado, Cervignano, Palmanova e Gorizia sia come mandamento per il Tribunale, sia come unico distretto sanitario che per altri servizi, oltre che ad un concreto sviluppo dei servizi comuni tra Gorizia – Nova Gorica e San Pietro.
Ai politici locali, invece, una preghiera: visto che ad oggi non avete proposto e portato avanti un progetto per questa città, visto che appare ormai evidente la scarsità di una visione politica moderna e lungimirante, nè avete dimostrato la volontà e l'intelligenza di ascoltare i cittadini, sia come singoli sia nelle loro forme aggregative, non ci resta che invitarvi a farvi da parte con delle oneste dimissioni:  lo ha fatto un Papa, potete farlo anche voi, e forse, per la prima volta, ricevereste la riconoscenza dei goriziani.
Associazione Essere Cittadini.



venerdì 11 luglio 2014

Chi strumentalizza i "numeri" del lapidario?

Sollecitata dal Piccolo dove ho parlato dei numeri presenti sul lapidario, vorrei chiarire il mio pensiero. Perchè i numeri contano? Non solo perchè alcune pubblicazioni storiche hanno parlato di quanto accadde nel maggio del '45 come di un “genocidio”. Quando si usano certi termini bisogna anche sapere cosa significhino. Inoltre non si fa riferimento solo ai 17 nomi di appartenenti alla Guardia di Finanza trovati da Di Bartolomeo e Sancimino, ma ai ben  99 nomi erroneamente scolpiti trovati da Giuseppe Lorenzon, il quale per molti anni si è rivolto a diversi sindaci per chiederne la cancellazione. Nulla è stato fatto. Se quando si trova un nome errato si può parlare di errore legittimo, che capita a chiunque lavori su elenchi, quando i numeri diventano di tale portata, qualche riflessione si impone. Il sindaco dice “basta che i numeri non vengano strumentalizzati”. Ma scusate, se di strumentalizzazione si parla, essa non può certo essere attribuita a chi scopre queste cose, ma a chi il monumento lo ha fatto senza verificarne i nomi, potendo invece in quegli anni consultare storici che se ne erano occupati. Dunque l'accusa di strumentalizzazione va rispedita al mittente. La cosa interessante è invece capire come, perchè e in che contesto politico si è voluto erigere il monumento, come e perchè e da chi sono stati forniti dati non verificati, perchè non si sono voluti cancellare i nomi indicati da Lorenzon. Questo non toglie nulla al rispetto che tutte le persone civili hanno per i morti, ma proprio perchè c'è considerazione che “questo è stato” bisogna togliere le ombre, i dubbi e le manipolazioni sul monumento che non giovano in primis a chi vi è sepolto. Altrimenti i negazionisti diventano quelli che chiudono gli occhi e si tappano le orecchie davanti alla verità. 
adg

Ma davvero i cittadini oggi parteciperanno al Consiglio Comunale?

Nel "giorno più lungo della sanità goriziana", i gruppi politici di centro destra e centro sinistra in Consiglio Comunale convocano i cittadini all'incontro con la Presidente della Giunta Regionale. Di fatto, al di là delle precisazioni dell'uno o dell'altro, si tratta della salvaguardia del Punto Nascita di Gorizia. A parte i sostenitori più convinti, è da prevedere che la presenza non sarà unanime e non solo a causa della ordinaria tiepidezza degli abitanti. Non tutti infatti sono così convinti della difesa senza se e senza ma del reparto cittadino...
Già le si erano segnalate, ma nell'occasione è bene riprendere alcune riflessioni di fondo:
- La sicurezza. La prima questione irrisolta è la "verità" rispetto all'affermazione secondo la quale la media di nascite quotidiana è troppo bassa per garantire un sufficiente livello di sicurezza. Due tesi che si oppongono, quella di chi stabilisce per legge i criteri per il mantenimento dei reparti e quella di chi li contesta. Entrambi si appellano a motivazioni "scientifiche", ma chi ha ragione?
- Le risorse pubbliche. Sembra effettivamente questo il problema principale. E' indispensabile che lo sguardo sia regionale e che ci sia una generale ristrutturazione della sanità, a partire dall'eliminazione dei "doppioni" triestini e udinesi. In tale contesto, ha davvero senso difendere ad oltranza tutti i cosiddetti "gioielli" del goriziano, rievocando addirittura le stucchevoli contese con Monfalcone? Non sarebbe meglio ottenere la garanzia di cure molto efficaci in strutture regionali di alto livello, servite da buone infrastrutture, specializzandosi invece su alcuni specifici settori e richiedendo a gran voce un grande potenziamento dell'assistenza sul territorio?
- I cittadini. Sono proprio sicuri, i consiglieri comunali, di rappresentare gli umori dei cittadini? Mentre le cifre ci parlano di meno di un parto al giorno nell'ospedale cittadino, migliaia di famiglie vivono il dramma di persone malate o anziane poco autosufficienti: le infermiere e gli infermieri sul territorio sono a detta di tutti meravigliose/i, ma sono veramente troppo pochi. E se in cambio delle molto ingenti risorse finanziarie richieste da un "punto nascita", il cui servizio potrebbe essere svolto di fatto a pochi chilometri di distanza, si richiedesse con convinzione un grande sforzo di sostegno alle cure a domicilio, con grande beneficio del grande numero di destinatari?
Il tutto per lanciare qualche proposta costruttiva, rinunciando a uno sport che da troppi anni penalizza Gorizia: quello di volere sempre tutto e di essere costretta poi - ad ogni inevitabile taglio - a piangere calde lacrime sul latte versato.
Andrea Bellavite

giovedì 10 luglio 2014

I nomi del lapidario

La vicenda dei nomi presenti sul monumento del Parco della Rimembranza non corrispondenti a persone effettivamente mai tornate dopo la deportazione è veramente inquietante.
Come è possibile che si sia commesso un errore simile? Chi ha commissionato e realizzato il manufatto - in epoca abbastanza recente e quindi con tutti gli strumenti per non incorrere in sbagli del genere - non ha compiuto un'indispensabile verifica storica?
Non si tratta di "sminuire la gravità dei fatti", come giustamente ripetono coloro che hanno evidenziato l'inghippo. No, certo, la triste contabilità qui non centra nulla: tuttavia inserire decine di nomi "sbagliati" su un "segno" divenuto uno dei simboli della storia del Novecento goriziano è espressione o di preoccupante superficialità o di inaccettabile strumentalizzazione.
Insomma, la questione orienta a riprendere in mano con serenità la proposta di molti storici, quella di rivedere con serietà e acume scientifico i fatti accaduti sul confine orientale: alla sofferenza di quei tempi è dovuto lo sforzo di un'analisi critica e sistematica. Senza censure o condanne pregiudiziali nei confronti di chi, faticosamente, cerca di ricostruire un quadro comprensibile e documentato degli avvenimenti accaduti.
ab

martedì 8 luglio 2014

Bilancio comunale: servizi educativi in sofferenza per carenza di risorse e personale

Intervento di Cingolani in sede di bilancio comunale:
I servizi educativi del Comune sono in forte sofferenza a causa della mancanza di risorse: è questo uno degli elementi più rilevanti emersi dalla discussione in Consiglio comunale sul bilancio preventivo.
La stessa relazione programmatica che la maggioranza ha approvato rimarca in più punti le difficoltà: le massicce uscite per dimissioni e pensionamenti del personale dei servizi ausiliari, in assenza di nuove assunzioni, mettono a rischio i servizi, sia negli asili nido, sia nelle scuole dell'infanzia. L'Amministrazione si trova di fronte a una scelta: trovare le risorse per coprire le falle appaltando ulteriori porzioni di attività, oppure spostare personale comunale, riducendo le attività in altri settori. Perfino il servizio delle mense, che negli anni scorsi ha subito forti tagli, con la centralizzazione e la soppressione di diversi punti cottura, si trova nuovamente in affanno per carenza di personale. La scarsità di risorse si ripercuote anche sul trasporto scolastico, esternalizzato appena l'anno scorso con l'affidamento all'APT. C'è da ricordare inoltre che dal 2013 sono stati ridotti notevolmente gli orari del “Centro bambini e famiglie” (ludoteca 0-6 anni): mentre in precedenza l'apertura era garantita per 5 mattine e 3 pomeriggi alla settimana, ora è limitata a 3 mattine e 2 pomeriggi, anche in questo caso per mancanza di risorse umane. Sono quindi in difficoltà proprio quei servizi educativi che dovrebbero essere una delle priorità di ogni amministrazione comunale, e in questo contesto è paradossale che la Giunta si vanti dei tagli al personale.
In aula abbiamo proposto di destinare almeno un decimo del milione di euro in più di trasferimenti che arriveranno dalla Regione per maggiori interventi a favore delle famiglie in gravi difficoltà, ad esempio aumentando i fondi per l'abbattimento dei canoni degli affitti. Nonostante sia stata proprio l'assessore Romano a rimarcare l'insufficienza dei fondi disponibili a questo scopo, la maggioranza ha respinto la proposta. Respinti anche gli emendamenti per eliminare o almeno ridurre l'aliquota IMU sulle seconde case concesse in comodato gratuito a parenti di primo grado.
È stato invece approvato il nostro emendamento che estende le agevolazioni per le tariffe sui rifiuti a favore degli indigenti: la soglia per accedervi è stata elevata da un ISEE di 7.400 euro a uno di 8.200 euro. Il voto è stato favorevole anche sulla nostra proposta di utilizzare una parte del tesoretto di Iris per maggiori investimenti nel campo della sicurezza e dell'adeguamento delle scuole. Anche se sono stati destinati a questo scopo solo 100mila euro in più, e non i 600mila da noi richiesti, è significativo che l'idea sia stata apprezzata: l'augurio è che se ne tenga conto anche nei prossimi anni, dato che sugli edifici scolastici comunali sono ancora necessari interventi per oltre 15 milioni di euro.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

lunedì 7 luglio 2014

La scuola secondo Renzi

Perfettamente ragione a chi sostiene che si perdona a Renzi quello per cui Berlusconi sarebbe stato impalato. Prendiamo la “riforma” della scuola, di cui ovviamente si discute a scuole vuote e si approva magari in agosto. Orario: 36 ore. In queste sono comprese anche le supplenze brevi che gli insegnanti giovani non saranno più chiamati a fare. In prima fila i geronti, e questo, come la riforma della divina Elsa, sempre in nome del patto tra generazioni, che significa”il vecchio lavora e il giovane a spasso”. Grande razionalità e sguardo verso il futuro che accomuna destra e sinistra!Poi un anno di meno alle superiori, così si risparmiano soldi (e posti di lavoro). In questa maniera, secondo il sottosegretario, ci saranno più fondi per insegnare “musica e storia dell'arte” (nessuno gli ha detto che musica non si insegna alle superiori da secoli e anche l'arte è appannaggio di poche scuole). In compenso: scuole aperte dalle 7 alle 22; per fare cosa, con che personale, con quali soldi non è dato sapere. Ovviamente più potere ai presidi manager, al merito, a chi invece di sapere greco sa smanettare sul computer, ecc. Ora le alternative sono due: o Renzi e il suo staff sono incredibilmente digiuni dei problemi di cui parlano, oppure sono abili venditori. Ti intontiscono con chiacchiere - mentre ci sono 40 gradi e mentre cerchi di dire che ridurre di un anno le superiori in un paese in cui il tasso di analfabetismo di ritorno è impressionante, -  e poi ti rifilano l'aumento di orario e il contratto non rinnovato per altri cinque anni. L'allievo ha superato il maestro. 
adg

giovedì 3 luglio 2014

Sotto le chiacchiere, il nulla?

Se il selfy invece di chiederlo all'Europa, Renzi se lo facesse da sé medesimo, cosa vedrebbe, signori miei? Il nasone di Pinocchio del cacciaballe più incredibile dopo Silvio. Dati economici disastrosi, una enorme disoccupazione giovanile e femminile in continua crescita, gli 80 euro evaporati o accantonati per pagare la Tasi. Il suo discorso su Anchise, Ulisse, Telemaco (per fortuna ci ha risparmiato Castore e Polluce, Eurialo e Niso, ecc) mi è sembrato grottesco in quel contesto. Cosa vuole fare di concreto? Come crede di creare lo sviluppo? Con la rima baciata, l'emistichio o una serie di ossimori (crisi fortunata; disoccupazione libera, disperazione ilare). Al di là delle chiacchiere, il nulla. Un piccolo esempio: La scuola ITI è mal messa e non solo. Dove sono i soldi promessi per l'edilizia scolastica? L'imponente progetto che doveva partire al termine della scuola?  
adg