venerdì 30 maggio 2014

La vera storia dell'Istituto di Musica

Sempre efficace e documentato, Giuseppe Cingolani ci offre un altro frammento di inefficienza amministrativa. Davvero interessante, grazie per i puntuali interventi!
È solo nel 2011 che la gestione economica dell'Istituto di musica è collassata, creando un buco di bilancio senza precedenti. Era in quel momento che bisognava intervenire senza esitazione, dichiarando pubblicamente la gravità della situazione e realizzando gli opportuni cambiamenti gestionali, con il forte coinvolgimento del Comune, degli altri enti del sistema-Gorizia e della Regione. Ma una colpevole inerzia ha fatto ulteriormente precipitare la situazione nei due anni seguenti, fino all'esito rovinoso. Tutto ciò è emerso nell'ultima seduta della Commissione Cultura dedicata alla vicenda dell'Istituto di musica di Gorizia.
Finalmente il Comune ha messo a disposizione dei consiglieri i bilanci della Fondazione musicale degli ultimi 10 anni, ed è emerso che nel 2004, 2005 e 2009 il bilancio di esercizio, che considera le entrate e le uscite effettive nel corso dell'anno, si è addirittura chiuso con un attivo, che nel 2009 è stato di 40mila euro. Negli altri anni le dimensioni del passivo d'esercizio non hanno mai sfiorato nemmeno la metà degli oltre 108mila euro di buco verificatosi nel 2011. Nel 2012 il passivo lievita fino a 140mila euro e nel 2013 cresce a dismisura: per buona parte dell'anno non sono più stati pagati gli stipendi degli insegnanti.
Tra i motivi principali della crescita del debito c'è il calo progressivo dei contributi pubblici, che passano dai 235mila euro del 2009 ai 159mila del 2012. Da notare che la scuola, per la sua natura e le sue finalità, ha sempre basato la sua sopravvivenza per i due terzi sui finanziamenti degli enti pubblici come il Comune, la Provincia e la Regione, e appena per un terzo sulle rette versate dalle famiglie. Le rette infatti sono sempre state contenute, per estendere l'accessibilità dei corsi. La principale voce delle uscite era costituita, per circa i tre quarti, dalle spese per i dipendenti (7 insegnanti, il direttore, e una segretaria) e dai docenti con contratto a tempo determinato.
Il mancato accumulo dei fondi per il TFR ha sempre costituito la principale voce del disavanzo patrimoniale.
Da notare che gli iscritti alla scuola nel 2012 sono saliti da 205 a 247, quindi la crisi economica dell'Istituto non si è accompagnata ad una crisi delle attività e dei corsi offerti.
Di fronte a questo quadro cresce il rammarico per una svolta mancata, che avrebbe dovuto essere realizzata tre anni fa. Ricordiamo che a fine 2013 l'ultimo CdA dell'Istituto, subentrato dopo le dimissioni del precedente, ha elaborato un piano di razionalizzazione e rilancio che avrebbe portato un beneficio economico annuo di oltre 100mila euro, ma la situazione era ormai compromessa, e si è così giunti al fallimento. Un piano del genere andava attuato molto prima. Una domanda si impone con sempre maggiore forza: perché il Comune e in particolare il sindaco, che nominava 4 consiglieri d'amministrazione su 5 e 2 revisori dei conti su 3, e riceveva annualmente i bilanci dell'Istituto, nel momento decisivo si è voltato dall'altra parte e ha lasciato morire una delle più antiche istituzioni culturali di Gorizia?
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

giovedì 29 maggio 2014

Marco Cavallo a Gorizia, una bella occasione per pensare...

Marco Cavallo, il grande cavallo azzurro che nel febbraio del '73 guidò il corteo degli internati fuori dalle mura dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste, ieri ha sfilato a Gorizia.
La bella rievocazione rientrava nelle manifestazioni programmate in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione e i politici affinché la chiusura dei manicomi psichiatrici giudiziari, prevista oggi dalla legge, non si limiti a riproporre lo stesso tipo di struttura detentiva su scala regionale.
Le persone che fino ad ora venivano recluse negli OPG, dovrebbero piuttosto essere prese in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale, con programmi e risorse ad essi riservati (potenziamento dei servizi territoriali e assistenza all'interno delle carceri).
Ciò rappresenti un motivo di sprone, per il nostro Servizio di Salute Mentale, a rinnovarsi nei metodi e nei mezzi di cura e assistenza. Non è  umanamente accettabile attendere che la persona affetta da disturbo mentale commetta un reato per dedicarle, solo dopo, attenzione e risorse. Si lavori sulla prevenzione attraverso una migliore organizzazione delle risorse umane e materiali attualmente disponibili. Si miri ad una maggiore vicinanza al paziente e al suo contesto. Si creino dei contesti protetti. Si investa sulle competenze del personale attraverso un'adeguata formazione.
Un Centro di Salute Mentale che si limita a prescrivere ed erogare farmaci, e che bypassa il momento della relazione con l'utente attraverso il ricorso alle forze dell'ordine a poco serve.

Il post è dedicato ai nostri concittadini che sono stati di recente internati in Opg, e a quanti fra le persone sofferenti di disturbi mentali, hanno temuto di esserlo perché non sufficientemente sostenuti nel controllo delle proprie manifestazioni.
dc

Canile story: una nuova puntata

Giuseppe Cingolani ci riporta alle questioni nostrane, con una nuova puntata relativa alla vicenda del canile...
Una sciagurata operazione di cessione e riacquisizione di terreni da parte del Comune, che fa guadagnare lautamente un privato e sperpera migliaia di euro di soldi pubblici: è l'ultimo tassello emerso dalla sempre più oscura vicenda del nuovo canile di Gorizia, su cui il sindaco da 15 mesi si è cucito la bocca, rifiutandosi di rispondere alle interrogazioni.
Il misfatto si è consumato nel giro di due anni: prima il Comune ha ceduto al privato dei terreni sapendo già che avrebbe dovuto riappropriarsene poco dopo, per costruirci sopra una strada. E quando se li è ripresi, lo ha fatto sborsando molto più del doppio del valore a cui li aveva ceduti.
Ecco la ricostruzione dei fatti: il 17 marzo 2010 viene stipulato il contratto di permuta con cui il Comune di Gorizia cede circa 35mila metri quadri di terreno ad un privato ottenendo in cambio 2mila metri quadri su cui ha intenzione di costruire il nuovo canile. Nel “Certificato di destinazione urbanistica”, allegato al contratto di permuta, si legge che alcune parti dei terreni ceduti al privato sono “Aree per le sedi stradali di progetto”: di lì dovrà passare la famosa strada 56 bis, la cui realizzazione è stata deliberata dal Consiglio comunale il 22 giugno 2009, con l'approvazione della variante n. 29 al Piano regolatore. Dunque il Comune, nel momento in cui li cede, sa benissimo che dovrà riprendersi quei terreni in funzione della loro pubblica utilità.
Infatti nell'aprile 2012 arriva il decreto: 1.206 metri quadri tra quelli ceduti poco prima devono tornare al Comune tramite esproprio. Il decreto dice espressamente che ciò viene fatto in forza di quanto stabilito nella variante al Piano regolatore approvata nel 2009, dunque prima della permuta del 2010. Inoltre si delibera che quei terreni devono essere pagati, in base al loro valore effettivo, 3,20 euro al metro quadro (per complessivi € 3.859,20). Ma due anni prima, quando era stato l'ente pubblico a cederli al privato, erano stati valutati solamente 2 euro al metro quadro. Come mai una simile disparità di valutazione, a tutto vantaggio del privato, in un così breve lasso di tempo? E non è finita: il 18 settembre 2012 il Comune stabilisce che dovrà versare al privato anche l'indennità aggiuntiva prevista quando si espropria un coltivatore diretto: ulteriori 2.148,65 euro.
Alla fine il Comune sborsa la cifra di 6.000,85 euro per riavere indietro dei terreni che erano suoi due anni prima e che aveva ceduto valutandoli molto meno della metà di quel prezzo. Come è possibile un utilizzo così scellerato del denaro pubblico? Sarebbe questa la sapiente gestione economica delle casse comunali di cui è capace il sindaco commercialista Romoli? Come possono i cittadini continuare a ritenere affidabile un'Amministrazione che getta al vento in questo modo i loro soldi?
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

mercoledì 28 maggio 2014

Marina De Juli a Nova Gorica: super!

Grande spettacolo, ieri sera, al Teatro di Nova Gorica. Marina De Juli, con i suoi collaboratori, ha tracciato una storia degli ultimi cinquant'anni di vita italiana, attraverso la rivisitazione delle canzoni e dei pensieri di Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Gaber e Enzo Jannacci. Bravissima! Ironica, simpatica, profonda, malinconica e meditativa. Tutto il pubblico è rimasto incantato in una festa d'arte e di cultura. Se si pensa che la Rai affidò a Franca Rame e Dario Fo la conduzione della prima edizione di Canzonissima... E' vero che dopo le prime puntate furono senza troppi complimenti liquidati, ma almeno avevano potuto provare, "scandalizzare" i benpensanti, suscitare - attraverso il loro licenziamento - diversi umori, accese discussioni sui temi della libertà, del diritto al lavoro, dei diritti civili. Beh, insomma, un po' di nostalgia, di fronte ai nomi di questi grandi artisti, la si può anche concedere! Spettacolo nello spettacolo, il pubblico. Il teatro era gremito, in un singolare incontro tra sloveni e italiani in uno dei principali luoghi di elaborazione culturale dell'intera Slovenia. Grande accoglienza, reciproci complimenti tra il direttore del Teatro e l'organizzatore della serata e l'arrivederci alla prossima performance transfrontaliera, questa volta, in data da destinarsi, presso il teatro Verdi di Gorizia. Un'altra dimostrazione di come la cultura possa unire le persone, al di là di ogni diversità di lingua, opinione e pensiero.

La storia di Fernando, l'argentino

Ed ecco di nuovo, qualche bel ricordo di Vito Dalò:
Nel girovagare per l’Argentina, paese ricco di passioni e quindi di personaggi passionali, giunsi a Resistencia, il capoluogo della provincia del Chaco nel nord-est. Qui mi incuriosirono tre statue dedicate tutte allo stesso personaggio. Andai nel Chaco alla ricerca dei luoghi nei quali i gesuiti avevano costruito delle missioni, poi abbandonate per bolla papale. La città di Resistencia in origine fu battezzata con il nome di San Fernando del Río Negro. La città fu abbandonata dopo la guerra tra il Paraguay e l’Argentina e ricostruita successivamente da emigranti friulani i quali, saputo che io pugliese vivevo da decenni in Friuli, mi colsero come un eroe e mi fecero conoscere a fondo la loro città e la cultura friulana qui conservata come una reliquia. Il Fogolâr Furlan, mi fecero festa chiedendomi di portare al mio ritorno il loro saluto alla terra di origine. E qui conobbi lui, FERNANDO, morto nel 1963. Lui era uno libero. Apparteneva a tutti e a nessuno. Quando si stancava di inseguire i gatti della piazza, girovagava per le strade soffermandosi dove i suoi amici, cantautori e musicisti, esibivano la loro musica. Lui passava da un luogo all’altro ovunque si suonasse musica, anzi buona musica. Non si perdeva un concerto ed era un critico infallibile. Grugniva se non gli piaceva la musica che ascoltava o agitava la coda se gli piaceva. Un giorno gli addetti al canile lo catturarono ma una marea di gente gli ridiede la libertà. Quando finì sotto un’auto, il miglior medico di Resistencia lo portò a casa e lo curò fino alla guarigione. Quando consumava i suoi rapporti carnali davanti ad ogni pubblico, c’era sempre qualche castigatore moralista che lo prendeva a calci riducendolo in pessime condizioni e miracolosamente, in quei momenti apparivano brigate infantili che si prodigavano in cure amorevoli ed intensive. FERNANDO resuscitava sempre per amore. Quando il suo tempo finì, e lui trapassò, la città di Resistencia volle ricordarlo per sempre a chi come me, arrivando dopo, l’ ha conosciuto soltanto in tre monumenti.

lunedì 26 maggio 2014

Renzi felix

Bene, si volta pagina, oltre le elezioni. Il quadro che emerge a livello europeo è alquanto preoccupante. Il centro sinistra e il centro destra hanno ottenuto un risultato che li costringe all'intesa intorno a Shultz, il Renzi continentale. La sinistra propriamente detta riesce a raggiungere l'obiettivo di una presenza in parlamento europeo, sufficiente a suscitare la speranza nella nascita di un grande movimento europeo. Anche in Italia, comunque vada, il risultato è notevole e prelude alla riorganizzazione e fine della diaspora a sinistra. Per il resto, Francia e Inghilterra portano in pole position l'antieuropeismo e la xenofobia, nella Grecia di Tsipras il partito di estrem destra Alba Dorada centra un terzo posto, incredibile fino a qualche mese fa. 
Se dunque l'Europa sarà sicuramente retta dalle grandi intese, la sfida tutta interna italiana ha un vincitore indiscusso, uno sconfitto prevedibile e un "asfaltato". Il primo è Renzi, che ha tutte le ragioni numeriche per esultare: quasi un elettore su due lo ha scelto, preferendo l'uomo solo al comando alle frange della sua coalizione.Berlusconi arriva terzo, ma le sue percentuali - con il protagonista incandidabile e con una concorrenza mediaticamente degna dei suoi tempi migliori - non sono comunque disprezzabili. Chi è invece rullato è Grillo, la cui stella sembra ormai essere spenta. Che accadrà adesso? L'impressione è che dalla tolda della nave Italia sia stato impartito l''ordine "Avanti a tutto vapore!" Verso dove e con quali energie sarà tutto da scoprire...
ab 

domenica 25 maggio 2014

Un messaggio da E' Storia: se vuoi la pace, ripudia la guerra!

Lo straordinario sforzo organizzativo e la corrispondente, entusiasta risposta di un pubblico da tutto esaurito in ciascuna delle numerose proposte, fanno sì che davanti al festival E' Storia, non si possa far altro che levarsi il cappello. Centinaia di persone sono letteralmente incollate ai relatori che presentano quasi tutti gli argomenti relativi alla prima guerra mondiale: complesse analisi, confronti fra diversi punti di vista, percorsi d'istruzione, spettacoli musicali. Come non rimanere stupiti e grati a chi ha rischiato, investendo tempo, energie e denaro, per offrire alla città di Gorizia un evento culturale di alto livello, capace di "attrarre" visitatori dall'Italia, dalla Slovenia e dall'Austria?
Detto questo, è legittimo porsi una domanda, che non riguarda soltanto le "Trincee" di E' Storia, ma anche tutte le altre numerose manifestazioni che punteggeranno i quattro anni del "Centenario". Se in questo periodo verrà detto tutto e il contrario di tutto, quale messaggio potrà essere recepito? In che modo la storia terribile della guerra potrà fornire un monito alle generazioni attuali? Come superare il rischio di una commemorazione un po' folkloristica, senza trarre da essa indicazioni utili a cercare una strada alternativa alla guerra, come strumento di risoluzione delle controversie tra le Nazioni?
Forse potrebbe essere utile soffermarsi su qualche proposta. Ad esempio qualcosa del genere:
Il punto fondamentale deve essere che sottentri alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto. Quindi un accordo di tutti nella diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti, nella misura necessaria e sufficiente al mantenimento dell'ordine pubblico nei singoli Stati; e in sostituzione delle armi, l'istituto dell'arbitrato internazionale con la sua alta funzione pacificatrice...
Queste parole sono state scritte nel 1917, chissà se questo e gli altri interventi dell'autore saranno analizzati o se la ricchezza delle sue intuizioni sarà ridotta - come è accaduto finora - soltanto al ricordo della sua coraggiosa condanna dell'"inutile strage"?
ab

sabato 24 maggio 2014

Marina De Juli a Nova Gorica: omaggio a Fo, Jannacci e Gaber

Si pubblica volentieri il seguente comunicato stampa del Kulturni Dom di Gorizia:

E’ la prima volta che il festival di teatro comico trilingue “Komigo”, promosso dal Kulturni dom di Gorizia, travalica il confine, con uno spettacolo in italiano, con l’obbiettivo, nello slogan Across the border”, di riscoprire la realtà culturale dei nostri vicini di casa.
Martedì 27 maggio 2014, infatti, con inizio alle ore 20.30, si terrà presso il teatro SNG di Nova Gorica (Piazza E. Kardelj 5 - Slo) lo spettacolo musicale  “Omaggio a Fo - Jannacci - Gaber ...Per ora rimando il suicidio...”. Protagonista dello spettacolo è la “vulcanica” attrice lombarda  Marina De Juli, accompagnata nell’occasione da due esperti musicisti, come lo sono Andrea Cusmano (chitarra e voce) e  Francesco Rampichini (chitarra e armonica). Lo spettacolo in lingua italiana sarà sovratitolato in lingua slovena.

Il titolo …Per ora rimando il suicidio.. richiama una frase di una canzone di Gaber. E’ l’augurio che in questo momento di crisi, tra mille è una difficoltà,  si voglia reagire ed ascoltare le nostre storie, o meglio, quelle di autori come Fo, Jannacci e Gaber. In scena Marina DeJuli, un’attrice che ha lavorato per anni con Dario Fo, accompagnata da un musicista polistrumentista e un chitarrista di grande esperienza. Cantano, suonano e ci raccontano l’Italia di oggi e di ieri attraverso la musica, le parole, l’umorismo di questi tre grandi artisti vissuti a Milano. Attori, autori, cantori, narratori della nostra storia.

Marina de Juli è nata nel 1965 a Cuasso al Monte, un piccolo paese ai confini con la Svizzera. Ha studiato e in seguito lavorato, finchè a ventidue anni ha detto "Perché non provare a realizzare il mio sogno?" E il suo sogno era quello di fare teatro. Terminata la scuola ha trovato delle scritture: prima in una Compagnia di teatro per le scuole "Gli Atecnici", poi, nel 1991, si è presentata a un provino della Compagnia di Dario Fo e Franca Rame. Da qui è iniziata una delle esperienze artistiche e umane più importanti della sua vita. Ha convissuto per quasi sette anni con due "mostri sacri" occupandosi di tutto, secondo le necessità.

La divertente serata è promossa dal Kulturni dom di Gorizia e dal teatro SNG di Nova Gorica, in collaborazione con il Terzo Teatro di Gorizia e la cooperativa culturale Maja di Gorizia, con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune e Provincia di Gorizia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.

Per informazioni e prevendita: Kulturni dom di Gorizia (via I.Brass 20): tel. 0481 33288; email info@kulturnidom.it ed in Slovenia: SNG Nova Gorica  (P.zza E. Kardelj, 5 – tel. +386 5 335 22 47)

C'era una volta la par condicio...

Domani si vota. Finalmente. Finalmente perché non se ne può proprio più. 
Di Europa, lavoro, immigrazione, pace, giustizia, formazione, si è sentito parlare molto poco; anche di candidati al parlamento europeo non soltanto italiani pochissimi hanno fatto cenno, cosicché la maggior parte degli elettori non sanno di fatto dove si schiereranno i loro preferiti. C'è un'eccezione ed è l'Altra Europa con Tsipras, i cui candidati "europei" si sono spesso incontrati insieme, dando l'impressione di una profonda unità d'intenti ed hanno centrato tutte le loro riflessioni sui grandi temi "in prima pagina" nell'agenda continentale: un po' troppo difficile "bucare" lo schermo mediatico, in queste condizioni, rifuggendo le luci e i suoni della ribalta e offrendo cioè ai votanti strumenti per pensare, conoscere e decidere...
La campagna elettorale è stata infatti monopolizzata da tre personaggi, nessuno dei quali è candidato: un maestro, un allievo e un professionista della comunicazione. Il maestro è l'arcoretano, decisamente in sordina non per una diminuzione delle sue "capacità", ma perché ampiamente superato dall'emulo fiorentino nelle così apprezzate (in Italia) arti di "far parlare di sé, bene o male non importa" e di "sparare promesse a gogò", senza alcuna possibilità di verifica. Il professionista è invece uno che da una vita occupa scene e non c'è da meravigliarsi se è riuscito a farsi strada sul palco mediatico, sfoderando tutta la sua non discutibile verve d'attore.
Agli altri restano le briciole, al massimo qualche comparsa in teatrini di provincia, dove la gente si accontenta di un po' di avanspettacolo: tra la copia e l'originale, chi non sceglierebbe l'originale? 
ab

venerdì 23 maggio 2014

Nessun onore, nell'essere "capitale" di una guerra

Ma di che stiamo parlando? Inaugurando una delle mostre attinenti al tema della bella rassegna E' Storia, appena iniziata a Gorizia, il sindaco Romoli ieri avrebbe detto che "solo Gorizia potrebbe avere l'onore di essere definita capitale della Grande Guerra", anche perché la città ha tutti gli elementi per essere "molto attrattiva", dal punto di vista del turismo connesso alla prima guerra mondiale.
Stiamo parlando di un conflitto che ha provocato milioni di morti in Europa, di una generazione di giovani falciata dall'incoscienza e dalla crudeltà di chi ha studiato la guerra di trincea. Si parla di quella che Benedetto XV definì orrendissima guerra e inutile strage. Ci si riferisce al veleno che da quelle terribili battaglie si è diffuso ovunque, fomentando il nazionalismo, il fascismo, il nazismo; portando alla crisi  planetaria dalla quale deriveranno la seconda guerra mondiale, la Shoah, Hiroshima, le foibe.
Ben venga un approfondimento delle cause e un'analisi delle conseguenze, ben vengano manifestazioni come quella appena avviata ai Giardini Pubblici e dedicata alle "Trincee". Ma "onorarsi" di essere la "capitale" di questa terribile carneficina e gioire dell'"attrattiva turistica" di quegli eventi appare veramente fuori luogo. E basta con il vezzeggiativo di "Grande Guerra", quella che è stata combattuta è semplicemente la prima guerra mondiale o se si vuole darle un nome reale, la si chiami "Tremendo Massacro".
ab

La mafia sotto casa: stasera (venerdì 23) a Cormons, nella Giornata della Legalità

Sono passati 22 anni. Il 23 maggio 1992, a Capaci, venivano uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i componenti della sua scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
In questo giorno di memoria, si celebra in tutta Italia la "Giornata della Legalità", con diverse iniziative. Per quanto riguarda la provincia di Gorizia, la proposta più significativa è quella organizzata a Cormons da Cormonslibri, con l'appoggio del Comune e dell'Associazione contro le mafie Libera. Alle ore 18, nella Sala Civica di Cormons, si terrà un incontro dal titolo La Mafia al Nord, quando dirlo è troppo scomodo, al quale parteciperanno come relatori il sindaco Luciano Patat, Don Pierluigi Di Piazza del Centro Balducci di Zugliano, Marina Osenda referente FVG di Libera, Andrea Bellavite del Forum per Gorizia, Roberto Declich segretario regionale SIULP e Antonio Svezia del presidio "Cosina" di Trieste. E' previsto anche un omaggio a Peppino Impastato, con la tromba di Mirko Cisilino e Sandro Carta, con letture di Renzo Furlano. Tema e relatori suggeriscono una convinta partecipazione.

giovedì 22 maggio 2014

Quelli che... (Bisogno d'Europa)

Il post di oggi è una riflessione "alla Jannacci", proposta da Nevio Costanzo:

Quelli che parcheggiano sulle strisce pedonali
Quelli che parcheggiano sulle ciclabili
Quelli che parcheggiano nelle fermate del bus
Quelli che parcheggiano nelle soste per i diversamente abili
Quelli che parcheggiano sul marciapiede
Quelli che non si fermano con il rosso
Quelli che tagliano la strada ai ciclisti
Quelli che ti parlano sopra
Quelli che non fanno la differenziata
Quelli che gettano i rifiuti per terra
Quelli che non rispettano la fila
Quelli che fanno 50 metri in automobile
Quelli che discutono al telefonino tra sconosciuti
Quelli che scrivono sul telefono mentre guidano
Quelli che non rispettano la natura
Quelli che vogliono rimanere anonimi

"Piccole" osservazioni, tra molte ben più importanti, ma... c'è ancora molto bisogno di Europa!

martedì 20 maggio 2014

Ritiro della cittadinanza a Mussolini: per svegliare la Storia

Si è tenuta la conferenza stampa che annuncia un'iniziativa consiliare per il ritiro della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, conferitagli dal Consiglio Comunale nel 1924. Si tratta di far dormire la storia, come ha detto il sindaco, o di prendere un'iniziativa che metta in discussione una pagina nera della storia locale? Gorizia è una città che ha pagato un prezzo elevatissimo al fascismo. Il regime ha perseguitato i cittadini goriziani di lingua slovena, li ha costretti all'emigrazione, ne ha espropriato i beni e gli edifici, ha smembrato la provincia per tentare di annacquare la loro presenza, ha posto le premesse e ha scatenato un conflitto i cui esiti hanno segnato la città e la convivenza tra popolazioni diverse fino ad oggi. Il fascismo di frontiera ha espresso in questi territori la sua carica più aggressiva e razzista, rendendosi responsabile politico anche dell'eliminazione della comunità ebraica. In una città che è anche medaglia d'oro alla Resistenza, la cittadinanza al duce non è accettabile. Il rifiuto chiaro e netto del fascismo è premessa indispensabile per la convivenza democratica, soprattutto quando è evidente che questo territorio, segnato dalla guerra e lacerato dal confine, deve lavorare unito se vuole avere ancora un futuro. Il ritiro della cittadinanza a Mussolini è un gesto simbolico ed è un atto dovuto verso i nostri concittadini sloveni. 
adg 

lunedì 19 maggio 2014

Il presente, nell'analisi di Edoardo Salzano

Una lucida analisi del presente, quella presentata da Edoardo Salzano lo scorso venerdì presso l'hotel Fonzari di Grado.
Un presente dominato dalla «morte delle ideologie», quelle che dovrebbero orientare le scelte dei partiti, sotto la quale si nasconde la vittoria di un'unica ideologia dominante, ma non riconosciuta come tale, sintetizzabile nel motto «meno stato, più mercato». I germi di una controegemonia sono individuabili in tutti quei movimenti di cittadini che, dal basso, si attivano per scopi precisi, per la salvaguardia di determinati beni, ma che attualmente mancano di un'organizzazione efficace.
Negativo il quadro delle politiche attuali, volte a salvaguardare un' «economia di carta » che non ha alcun rapporto con la produzione di beni che realmente servono ai cittadini, politiche che comportano un' austerità che nulla ha a che vedere con l'accezione positiva del termine (rinuncia ai bisogni superflui, indotti dal mercato) bensì intesa nel senso di privare il popolo delle risorse indispensabili a soddisfare le proprie necessità di base, per dirottarle verso chi ha già il superfluo. Politiche che calpestano i diritti: il diritto ad un ambiente sano, il diritto di tutti ad usare i beni pubblici e a decidere quale uso farne, il diritto dei giovani a contribuire allo sviluppo della società attraverso il lavoro.
Sull'uso del suolo, le scelte politiche (che investono non solo l'urbanistica, ma anche l'agricoltura) devono rispondere alla necessità di migliorare la vita dei cittadini presenti e futuri, non a quella di ottimizzare i guadagni degli investitori. L'analisi di Salzano ha anche messo in luce la situazione più debole dell'Italia, dove non c'è una burocrazia autorevole e ben preparata in grado di proteggere ciò che è pubblico dagli interessi privati.

La speranza: che la «nebulosa» di movimenti nati dal basso possa coordinarsi all'interno di una politica globale, atta a contrastare quella dominante dei poteri forti.
dc

domenica 18 maggio 2014

No un comizio, ma un incontro "europeo"

Non è stato un comizio come tanti altri, quello che si è tenuto sabato sera alla Transalpina. Sì, ci sono stati i discorsi, hanno parlato, in ordine di intervento, Octavia Brugger, Mirko Messner, Violeta Tomic e Luka Mesec. Ma ciò che ha caratterizzato l'assemblea nella Piazza simbolo del dialogo internazionale a Gorizia, è stato il respiro dell'Europa. La prossima scadenza elettorale, la prossima domenica, porterà all'elezione dei parlamentari europei: incontrare insieme candidati sloveni, austriaci e italiani ha voluto essere un atto di fiducia nella possibilità che il Vecchio Continente esca unito e solidale dalla crisi del momento. Al di là del credo e della convinzione dei partecipanti, si è trattato di un evento politico di alta rilevanza, una collaborazione da continuare a perseguire anche e ben oltre l'appuntamento del 25 maggio.

Costruttivamente, "indignados"!

E' ancora Vito Dalò ad offrire lo spunto di riflessione per questa domenica e, dato l'oggetto, per quest'ultima settimana prima delle "europee".
Eppure accadde solo tre anni fa e quello che accadde mi riportò alla mia gioventù. Migliaia di giovani in questo mese del 2011, furono privati del futuro, delle loro case, dei loro impieghi, dei loro progetti, della loro speranza. Erano giovani spagnoli quelli che occuparono piazze e strade. Si chiamarono INDIGNADOS. La loro protesta contagiò come la peste. Scavalcò i confini disegnati sulla carta e si diffuse nel mondo. I loro slogan mi entusiasmarono. Richiamavano, nella diversità, i miei slogan giovanili. ECCOLI. “Ci dissero –In mezzo ad una strada- e noi qui siamo. “Spegni le tele e accendi le strade”. “La chiamano crisi ma è una truffa”. “Non mancano i soldi, ci sono troppi ladri”. “I mercati governano, noi non li abbiamo votati”. “Loro decidono per noi, senza di noi”. “Affittasi schiavo a basso costo”. Sto cercando i mie diritti, qualcuno li ha visti?”. “Se non ci lasciano sognare, non ci lasciano dormire”.
Ecco voi che vi accingete a votare, non dimenticate…Voi che sarete eletti, non dimenticate.

sabato 17 maggio 2014

Poca Europa nella campagna elettorale per le Europee

Manca una settimana alle elezioni europee e paradossalmente si parla di molto - promesse di incentivi, interessi di parte e di partito, problematiche giudiziarie dell'uno o dell'altro, perfino dei cagnolini dei candidati - e non si parla d'Europa. E assoluti protagonisti dell'universo mediatico sono tre personaggi che non sono neppure tra coloro che dovranno essere scelti per rappresentare gli italiani nel Parlamento Europeo: Renzi, alla ricerca del consenso elettorale in assenza del quale la sua azione risulta fortemente indebolita; Grillo, che cavalca un facile antieuropeismo privo di proposte progettuali per il continente del futuro; e ancora una volta, incredibilmente, l'arcoretano: a briglie totalmente sciolte, sta rientrando nel ruolo del grande imbonitore e si rischia di vedere le sue "truppe", affacciarsi alla soglia del 20%. Dopo la condanna in Cassazione, la scissione interna del Ncd, i guai giudiziari legato alle accuse di prostituzione e sfruttamento di minorenni...
Eppure d'Europa ci sarebbe molto da parlare: il rapporto istituzionale fra Parlamento e Commissione Europea, la crisi finanziaria e soprattutto del lavoro, le politiche di investimento e di austerità, le relazioni internazionali e il ruolo dell'Europa per promuovere pace al suo interno e nel mondo, il caso Ucraina/Russia, le grandi problematiche connesse all'immigrazione e all'accoglienza dei nuovi arrivati e molto molto altro. Questi temi sembrano essere prioritari soprattutto nella lista dell'"Altra Europa", dove però il troppo criptico richiamo a Tsipras e il sostanziale oscuramento mediatico, non sembrano suscitare facili ottimismi. Intanto stasera, alla Transalpina, è offerta proprio da questa lista ai cittadini - anche a quelli che voteranno altri raggruppamenti - la possibilità di un dialogo tra candidati austriaci, sloveni e italiani: un caso e un'opportunità unici, all'interno di questa evanescente campagna elettorale...
Per un maggior approfondimento, si può confrontare: http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=53902

venerdì 16 maggio 2014

A piedi da Trieste al Monte Olimpo...

Pierluigi Bellavite con Elio Candussi
Bell'incontro, ieri sera, nella sala Della Torre della Fondazione Carigo di Gorizia, in occasione della presentazione del “Cammino da Trieste al Monte Olimpo”, effettuato da Pierluigi Bellavite nell’autunno del 2008. L’iniziativa, promossa dalla sezione di Gorizia del Club Alpino Italiano, ha suscitato grande interesse: rispondendo alle domande di Elio Candussi, l’autore del lungo percorso a piedi si è definito un pellegrino e viandante curioso, che cerca negli occhi di chi incontra “un riflesso di quelli di colui che tutti ci ha creati”. Ha poi presentato le immagini scattate durante i 45 giorni di marcia nei Balcani, corredate da una splendida raccolta di musiche tradizionali dei Paesi attraversati. Si sono potuti intuire i grandi problemi che ancora attanagliano i paesi dell’ex Jugoslavia, ma anche la grande generosità e apertura dei diversi gruppi nazionali. Partito dal Rifugio Premuda, all’inizio della Val Rosandra, Pierluigi ha attraversato la Slovenia, la Croazia, la Bosnia, il Kosovo, l’Albania e la Macedonia, prima di giungere in Grecia, dopo 1400 chilometri, e salire fino alla vetta dell’Olimpo, a quasi 3000 metri d’altezza, il trono degli dei. Ha parlato delle opportunità, delle difficoltà e dei rischi: le notti trascorse all’addiaccio in boschi frequentati solo da orsi e da lupi e i campi minati da attraversare con il fiato sospeso. Ha sottolineato anche la necessità di comprendere le caratteristiche dell’una o dell’altra popolazione incontrata, per essere accolti senza diffidenze o paure. Al termine della proiezione, molti dei presenti hanno chiesto ragguagli e approfondimenti, tutti coinvolti nel racconto di un’avventura che ha richiesto forza fisica, coraggio e grande intraprendenza.
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giovedì 15 maggio 2014

In memoria di Roque Dalton Garcia

Un altro racconto di viaggio, sempre da Vito Dalò, che invita tutti allo spettacolo degli "Attori per caso", che si terrà venerdì 16 alle 20.30 al Teatro Verdi di Gorizia.
1980. Ero nel villaggio di San Carlos sul rio San Juan, in Nicaragua. La rivoluzione sandinista era finita da pochi mesi, la terribile dittatura di Somoza  era stata sconfitta e l’euforia della gente non si era spenta. In questo sperduto villaggio ho vissuto una delle più belle esperienze umane ed emozionali della mia vita: l’accensione di una lampadina! Come gesto di solidarietà con questo popolo, avevamo comprato, tra l’altro, un piccolo gruppo elettrogeno. Tutti aspettavano me, che indegnamente rappresentavo i compagni italiani, per accendere la prima lampadina nel villaggio di El Castillo. Era chiamato così perché nelle vicinanze c’è un antico forte spagnolo. L’accensione delle prima lampadina, all’imbrunire, scatenò una applauso incontrollato e poi abbracci, emozioni e pianti. Arrivava la nuova era. Fui travolto da quelle emozioni. Tanti mi abbracciarono come fossi un loro fratello, un amico, un compagno che aveva condiviso la loro lotta. Io avevo fatto ben poco nella mia terra italiana. 
Fu qui che lo conobbi, fu qui che me ne parlarono... Un sandinista tuttofare che ci guidò in quei luoghi, con un registratore d’epoca a pile, mi intervistò e quello che dissi fu ascoltato da tanti rivoluzionari veri. RADIO REBELDE mandò in onda la mia voce. Subito dopo ascoltai la sua poesia, questi versi: « Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. » « Credo che il mondo è bello
che la poesia è come il pane, di tutti. ». Non conoscevo questo poeta. Chiesi e mi parlarono di Roque Dalton García, il poeta salvadoregno condannato due volte a morte e due volte salvato dal destino: la prima grazie alla caduta del dittatore Lemus, la seconda volta al terremoto che distrusse il carcere. Vinse in tre occasioni il Premio Centroamericano de Poesía, e nel 1969 con Taberna y outros Lugares il Premio Casas de las Americas a Cuba. Non sfuggì però all’appuntamento con la morte a 40 anni, una mano “amica” pose fine alla sua intensa vita rivoluzionaria e poetica. Nessuno sa dove è sepolto, nessun fiore, nessuna preghiera sulla sua tomba. Il mio pensiero per te Roche, c’è e ci sarà.

mercoledì 14 maggio 2014

Giovedì in giro per i Balcani e venerdì, tutti a teatro

Appuntamenti culturali da non perdere, nella seconda parte del mese di maggio 2014!
Giovedì 15, alle ore 18 presso la Sala Fondazione Carigo a Gorizia, ci sarà la presentazione del "Cammino" da Trieste al Monte Olimpo, svolto nel 2010 da Pierluigi Bellavite: parole, immagini, pensieri...
Venerdì 16, alle 20.30, presso il Teatro Verdi di Gorizia, La Compagnia Teatrale Attori Per Caso invita allo spettacolo IL VIANDANTE …PASSO DOPO PASSO, per la Regia di di Vito Dalò, Aiuto regia: Gasparinic E., Cinti R., Assistenti di scena: Bini E., Ciubelli F.
Da segnare sull'agenda anche l'appuntamento di martedì 27 maggio, alle 20.30, presso il Teatro di Nova Gorica: Marina De Juli proporrà "PER ORA RIMANDO IL SUICIDIO", suo personale Omaggio a Fo - Jannacci - Gaber".

Brainstorming per Tsipras: Italia, Slovenia, Austria

Si parla d'Europa e si parla in Europa, a una settimana dalle elezioni europee, delle quali pochi sembrano interessati a parlare. Per questo volentieri si indica l'iniziativa proposta dalle liste che sostengono Tsipras:
Le persone che nelle regioni contermini di Austria, Italia e Slovenia credono in un’Europa diversa hanno deciso di conoscersi, cominciare a condividere progetti di lavoro e confrontarsi su specifiche problematiche:
l’appuntamento è a Gorizia, alla Transalpina, Piazza Europea, sabato 17 maggio, alle 19.30.
 Al centro della Piazza e della congiunta volontà di dare al voto di ognuno di noi il significato e la forza del cambiamento, in una prospettiva più ampia e articolata di una personale campagna elettorale, ci saranno i
candidati che attraverso diverse liste sostengono Tsipras in Italia, Slovenia e Austria:
Oktavia Brugger, di “L’altra Europa con Tsipras”
Violeta Tomić e Luka Mesec, di “ Zdruzena Levica”
Mirko Messner, candidato di “Europa Anders”.

martedì 13 maggio 2014

Canili scottanti e pubblici silenzi

Ancora una volta è Giuseppe Cingolani ad offrirci uno spunto di riflessione, pensando ai nostri amici a quattro zampe, ancora senza casa...
Perché il sindaco si rifiuta di rispondere a un'interrogazione scritta sul canile da me presentata ben 15 mesi fa, il 6 febbraio 2013, quando sarebbe stato obbligato a farlo entro un mese? Tutti i solleciti avanzati per iscritto e in Consiglio comunale sono caduti nel vuoto. Cos'ha da nascondere il sindaco sul nuovo canile?
Il suo mutismo rende ancora più inquietante una vicenda segnata da scelte sbagliate, dal vertiginoso aumento dei costi e dalla dilatazione dei tempi. Secondo la variante al piano regolatore adottata dal Comune nel dicembre 2006, il nuovo canile avrebbe dovuto sorgere in un'area di proprietà del Comune ampia circa 10mila metri quadri. Ma il Consiglio circoscrizionale si oppone, anche perché in quell'area avrebbe dovuto sorgere un agriturismo, di cui a tutt'oggi non c'è traccia. Dopo l'elezione di Romoli, il Consiglio comunale cambia idea e accoglie la proposta di un privato, che offre i suoi 1.500 metri quadri per il nuovo canile, chiedendo in cambio i 10mila metri quadri su cui nel 2006 si era previsto di costruire la struttura. Il Consiglio però chiede di portare a 2mila metri quadri l'area da acquisire per il canile. Ma avvengono dei fatti che suscitano notevoli interrogativi: un mese dopo l'Ufficio del patrimonio dà parere favorevole alla permuta, i cui termini però sono notevolmente mutati a favore del privato, che ora a fronte della cessione di 2mila metri quadri ne acquisisce dal Comune addirittura 35mila! Come mai il Comune accetta condizioni così sfavorevoli rispetto a quelle approvate dal Consiglio? Inoltre l'Ufficio del patrimonio attribuisce un valore tabellare di circa 20mila euro ai 2mila metri quadri privati (10 € al mq) coltivati a vigneto DOC. Ma, poiché il proprietario dichiara di essere conduttore agricolo, gli si riconosce l'indennizzo a quel tempo previsto per gli espropri, triplicando così il valore del terreno e portandolo a quasi 60mila euro (30 € al mq). Come mai si decide di applicare l'indennizzo previsto per gli espropri, dato che il terreno viene acquisito tramite un accordo di compravendita addirittura sollecitato dal privato? E quali procedure sono state messe in atto per pubblicizzare l'esigenza del Comune di acquisire un terreno per il nuovo canile, in modo da verificare se ve ne fossero altri disponibili a condizioni meno onerose?
Oggi la scelta dell’amministrazione Romoli appare sbagliata anche per la ristrettezza dell'area. Infatti all'inizio del 2012, con i lavori per la nuova struttura praticamente terminati, in seguito alle proteste dell'AIPA, che gestisce il canile, si decide di ampliare box e area di sgambamento tramite l'esproprio di ulteriori 2mila metri quadri di terreno. Perché l'AIPA non è stata consultata già in fase di progettazione? Alla fine la nuova struttura costerà ben più di mezzo milione di euro e vi potranno essere ospitati in modo permanente 24 cani, mentre il vecchio canile ne ospita 25.
È inaccettabile che il sindaco, trasgredendo le norme di legge, continui a negare ai cittadini la dovuta trasparenza, gestendo così la pubblica amministrazione come se si trattasse di faccende private.
Giuseppe Cingolani, consigliere comunale

In morte di Abdelmagim El Kodra. Tragedie e speculazioni politiche

Ogni tanto si solleva il muro del silenzio e centinaia di vittime riescono a perforare il muro che circonda le coscienze e a ricordare che nel Sahara e nel Mediterraneo si continua a morire.
E mentre l'ennesimo barcone affonda davanti a Lampedusa, suscitando la rituale catena di stracciamenti di vesti presumibilmente destinata a svanire il giorno dopo le elezioni europee, muore a Trieste, dopo mesi di agonia, Abdelmagim El Kodra. E' il marocchino caduto dal tetto del Cie di Gradisca, lo scorso mese di agosto, durante le manifestazioni di protesta che hanno portato alla chiusura del Centro. Probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto, se non ci fosse stato un esposto in procura da parte delle associazioni per i Diritti, che gli ha meritato almeno una citazione sul giornale locale. Il merito dell'esposto, oltre a chiedere piena luce sui fatti accaduti nella scorsa estate, sottolinea che della morte del giovane - avvenuta il 30 aprile - è stata data notizia ai parenti soltanto una settimana dopo. Per fortuna c'è la Tenda per la Pace e i Diritti: permette a tutti di rivolgere almeno un pensiero - chi al cielo chi alla terra - in memoria di quest'uomo che ha perso la vita e di auspicare l'urgente riforma della legge che ancora permette l'esistenza dei Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia.
C'è chi riesce a speculare anche su queste tragedie, proprio oggi sul quotidiano locale un consigliere regionale della nuova Forza Italia, che in tempi di campagna elettorale smette le vesti del berlusconiano dal volto umano, per indossare quelle dell'interprete delle rabbie sopite. E invece di esprimere solidarietà alla famiglia del defunto, si avventura su un terreno pericoloso, con l'inevitabile premessa secondo la quale "un paese civile non può evitare di soccorrere" chi sta per annegare. Detto questo, è sbagliato - secondo quello che si capisce dall'intervento - andare a cercare i disperati del mare al largo delle coste africane, perché questa posizione dell'attuale Governo ha portato alla moltiplicazione degli sbarchi. Che invece - sostiene il nostro - erano molto diminuiti quando al Governo c'erano Berlusconi e gli uomini del fu Pdl... La memoria indubbiamente non sembra essere il suo forte, ma la sua argomentazione, forse al di là delle sue intenzioni, rasenta il cinismo: se le "carrette del mare" arrivano vicino alla costa italiana, bisogna aiutare i poveracci (prima di rispedirli, quanto prima, al mittente, ammesso che sia possibile individuarlo); se invece sono ancora lontane, bisogna lasciarle al proprio destino.
E così, il Mare Nostrum e il Grande Deserto diventano di giorno in giorno un immenso ossario che accoglie i caduti sugli invalicabili reticolati che separano la trincea Europa dagli eserciti di poveri che cercano di raggiungerla per trovare in essa lavoro, libertà, accoglienza e pace.
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lunedì 12 maggio 2014

Gorizia e le sabbie mobili dell'amministrazione Romoli

Ecco un interessante intervento di Giuseppe Cingolani, in qualità di consigliere comunale, sul bilancio consuntivo del 2013.
Un'amministrazione comunale, quella di Romoli, che contribuisce ad affondare la città nelle grigie sabbie mobili di ritardi, scelte sbagliate e progetti mai nati: è quanto emerge dall'analisi del bilancio consuntivo del 2013.
Salta subito all'occhio un dato: mentre per il 2013 erano previsti interventi per 56 milioni di euro in conto capitale per rispondere alle numerose esigenze della città, alla fine si sono reperiti e spesi solo 1,6 milioni. Ciò anche per i tagli ai trasferimenti e i vincoli del patto di stabilità, ma il dato eclatante chiama in causa le scelte fatte anche negli anni immediatamente precedenti, quando i molti milioni di euro incassati dalla vendita del settore energia di Iris sono stati impiegati per estingue i mutui, cioè per incidere su una parte corrente del bilancio che non aveva particolari criticità, perdendo l'occasione unica di una grossa liquidità disponibile per nuovi investimenti. Basti ricordare che nel 2013 in conto capitale si sono spesi zero euro (sic!) nei settori per Gorizia strategici del turismo e della cultura, trascurando progetti che anche Romoli aveva detto di condividere, come il Museo diffuso del Novecento, con la valorizzazione degli ex valichi di confine.
In aula l'assessore Del Sordi ha onestamente ammesso le occasioni perse nel campo degli investimenti per le energie rinnovabili, per le quali negli anni precedenti gli incentivi erano molto più favorevoli, che avrebbero abbattuto le spese in modo costante.
Un altro tratto caratteristico di questa amministrazione è che lascia incancrenire le situazioni fino all'estremo prima di intervenire. Alcuni esempi: sono passati anni senza avviare la messa a norma della casa di riposo, poi il Comune ha deciso di bloccare i nuovi accessi di anziani fino alla conclusione del primo lotto dei lavori, ancora nemmeno iniziati. Così oggi nella struttura ci sono solo 37 ospiti (erano 46 appena 11 mesi fa e la capienza potenziale è di 140) e dunque le entrare annuali, 1 milione circa, coprono solo la metà delle spese. Il rischio da scongiurare è la chiusura definitiva. Riguardo all'Istituto di musica, il sindaco, che nomina 4 componenti su 5 del CdA e riceve annualmente i bilanci, non è intervenuto quando la voragine del buco si allargava, con un debito che dal 2011 è più che raddoppiato giungendo a 620mila euro nel 2013. Così è andata in rovina una delle più antiche istituzioni culturali della città, dopo l'inaugurazione in pompa magna della sede durante la campagna elettorale del 2012.
Gli errori e i ritardi nella realizzazione dei progetti, con spese che lievitano a dismisura, sono un'altra costante. L'iter per il nuovo canile è partito nel 2007, con la scelta di acquisire 2mila metri quadri a condizioni più che onerose, per scoprire poi che la superficie non bastava e andava raddoppiata con due espropri. Ci ritroviamo oggi con un'inchiesta della Corte dei Conti, il nuovo canile ancora chiuso e le spese salite intorno al mezzo milione di euro. Altra epopea infinita è quella del grande spreco per gli ascensori al Castello: il nuovo progetto approvato dalla sovrintendenza è ora al vaglio della Regione, il sindaco non risponde quando gli si chiede se le modifiche aumenteranno i costi e manda improbabili richieste affinché la Regione si accolli le spese di gestione, senza indicare minimamente a quanto potrebbero ammontare.
I ritardi sui parcheggi, su un piano del commercio che l'Amministrazione dice di aver abbozzato ma di cui non c'è traccia, l'aggiornamento di un piano del traffico di 10 anni fa, che andrebbe effettuato ogni due anni e che Romoli ha avviato solo dopo le nostre insistenze, l'infausta gestione delle fasce orarie delle zone blu, su cui il Comune ha fatto marcia indietro dopo le proteste degli esercenti: tutto ciò mostra l'incapacità di agire a favore di un commercio ormai boccheggiante.
Forse Romoli immagina che stare fermi sia il modo migliore per sprofondare più lentamente nelle sabbie mobili, ma la scelta migliore per Gorizia sarebbe uscirne. Sull'impiego degli oltre 3 milioni di euro che arriveranno ancora da Iris ci auguriamo che Romoli terrà conto dei suggerimenti dell'opposizione, come ha dichiarato.

Giuseppe Cingolani, consigliere comunale

sabato 10 maggio 2014

Racconti di viaggio: il Vietnam, un piccolo grande Paese

Come lettura per il week end, ecco un nuovo racconto di viaggio che con grande disponibilità viene proposto, ancora una volta, da Vito Dalò:
Quando il mio amico Sergio di Trieste propose di andare in viaggio in Vietnam, accolsi l'idea con entusiasmo. Nella mia gioventù ho pensato al Vietnam come gli ebrei avevano ammirato Davide dopo la vittoria contro il gigante Golia. 
Ho un legame particolare e simbolico con il Vietnam. Sono sempre stato dalla parte di tutti coloro che si liberano dalla schiavitù, dalla dittatura, dalla soggezione a qualsiasi potenza. Giovanissimo, nella mia terra ho partecipato a manifestazioni di protesta contro l’occupazione di questo orgoglioso Paese. 
Il mio rapporto con il Vietnam ha a che fare anche con il simbolismo della mia data di nascita. Era il 1954, l'anno in cui i "partigiani" vietnamiti umiliarono la Grandeur Francese. L’imprendibile caserma di Dien Bien Phu, occupata dai francesi, fu espugnata e dopo un secolo di conquiste coloniali in quella parte dell'estremo oriente, i francesi dovettero fuggire rapidamente dal Vietnam. Subito dopo fu la più grande potenza economica e militare del mondo a volerci provare, per dimostrare la loro forza e non solo. Ma anche loro furono costretti a darsela a gambe levate. Un piccolo Paese, quasi disarmato e popolato da povera gente, diede una straordinaria lezione di strategia militare alla ricca e potente nazione americana. 
Lo stratega vietnamita era un contadino, lento nei movimenti e di poche parole. Si chiamava Ho Chi Min, ma tutto lo chiamavano “Zio Ho”. Anche noi, giovani occidentali, lo ammiravamo e lo acclamavamo nelle piazze del mondo. Si racconta che una volta un guerrigliero militante vietnamita tornò da un villaggio e lo avvisò che non c’era molto da organizzare, con quella gente pacifica: “Sono dei buddisti arretrati che passano il giorno a meditare”. Zio Ho rispose: “Vada a meditare anche lei!”. 
In Vietnam ho visitato molti luoghi in cui questo straordinario uomo ha vissuto, ed in modo particolare il piccolo villaggio della madre, Hoang Tru, nella provincia centro settentrionale di Nghe An dove è nato. Ho potuto vedere anche i vari luoghi nei quali si nascondeva. Ho percorso tutto il Vietnam, da Saigon ad Hanoi, solo per respirare il desiderio di autonomia e di libertà di un popolo coraggioso.

venerdì 9 maggio 2014

Pot ob žici: sabato 10 a Ljubljana la 58ma "marcia lungo il reticolato"

Sabato 10 maggio si svolgerà a Ljubljana la 58ma "Pot ob žici", "Marcia lungo il reticolato". Si tratta di un evento amatoriale e sportivo, proposto per conoscere il percorso dell'enorme recinzione che circondò Lubiana durante la seconda guerra mondiale, realizzata dagli italiani per il controllo militare della capitale slovena quando l'Italia Fascista si spartì il territorio sloveno con la Germania Nazista. Tale opera aveva di fatto trasformato un'intera città in campo di concentramento, dal quale era vietato uscire. Lungo il percorso si incontra anche la Gramozna Jama, una cava abbandonata dove furono fucilati per rappresaglia dai fascisti più di cento cittadini lubianesi: un sobrio monumento ne ricorda i nomi e la storia. Un gruppo di goriziani parteciperà alla "marcia", che coinvolge ogni anno circa 30mila persone su percorsi vari, di 35, 29 e 12,5 chilometri. Chi ne vuole sapere di più, può trovare tutte le informazioni sul sito: http://remote.timingljubljana.si/pohod/Program.aspx 

mercoledì 7 maggio 2014

Dialogo immaginario tra un sindaco e un assessore

- Assessore Santoro, posso posare sul tavolo il mio cappello?
- Buon giorno sindaco Romoli, faccia pure... Si sieda, prego. In cosa posso esserle utile?
- Beh, vede, avrei bisogno di chiederle... emh... ah sì, lo sa che a Gorizia abbiamo costruito gli ascensori per entrare nel Castello?
- No, non lo sapevo, avevo sentito dire che erano in costruzione...
- Beh sì, in effetti non sono ancora stati finiti, ma lo saranno forse entro l'anno oppure entro l'anno prossimo, chi può saperlo?
- Ma ci sarà una previsione ufficiale relativa alla fine dei lavori?
- Beh, sì, ecco, per la verità... avrebbe dovuto essere finito nella primavera del 2012, è scritto anche sui cartelli...
- Due anni fa? e perché tutto questo ritardo?
- Sa com'è... Le bombe della prima guerra mondiale, tante tante... chi lo poteva prevedere, in fondo Gorizia era stata bombardata quotidianamente soltanto per poco più di un anno... Poi, caspita, sulla salita dove dovevano passare i camion c'era una casa che impediva il passaggio... abbiamo dovuto demolirla, anche se era vincolata dal piano regolatore, burocrazie burocrazie. E poi, poi ci si sono di mezzo gli scavi archeologici... pensi che in un sito documentato soltanto da mille anni, si è trovato perfino un muro antico  non ci hanno permesso di demolirlo, quei cattivoni...
- Vabbé vabbé, ma io che c'entro in tutto questo?
- Ecco, dunque, sono venuto a chiederle se la Regione si potrà accollare i costi di gestione?
- Ma se non sapete neanche se e quando entrerà in funzione! E quanto dovrebbero essere 'sti costi di gestione?
- Mah, la Giunta Brancati - vede questo foglietto spiegazzato, l'ho trovato nei nostri cassetti - diceva "intorno agli 80mila all'anno".
- Scusi, ma questo foglietto è vecchio dieci anni! Non c'è niente di più aggiornato?
- Beh, no, però sarà sicuramente meno di quello che è scritto qui...
- E sulla base di cosa lo dice? mi presenti ciò che avete elaborato voi...
- Ehm, veramente non ci abbiamo mai pensato...
- Beh, ma avrete preparato in questi sette anni uno straccio di previsione sul rapporto costi/benefici...
- Ehm, veramente non ci abbiamo mai pensato... Con tutte le critiche che abbiamo ricevuto, mica avevamo il tempo di occuparci di queste cose... E poi, sa, il trasporto pubblico regionale finanzia tante tratte inutili, mica Gorizia sarà sempre la cenerentola, vero? Allora, allora, pagherete i costi di gestione?
- Ma scusi, è come se io costruissi una casa e al momento di entrare chiedessi ai miei vicini di pagarmi la luce, l'acqua e il gas... Perché mai dovremmo dirottare fondi pubblici su un capitolo che non è mai stato aperto? Poi, caro Romoli, francamente il suo discorso mi sembra un po' vago. Prima pensavo che scherzasse: viene a chiedere alla Regione di accollarsi una spesa relativa a un'opera della quale nessuno sa, se e quando entrerà in funzione, quanto dovrebbe costare la gestione, quali ricadute positive sulla vita cittadina... Sinceramente, credo che sia un altro l'ufficio competente.
- Di grazia quale, signora Assessore?
- Beh, è evidente, la Corte dei Conti...

martedì 6 maggio 2014

Risposta dell'ANPI agli oltraggi del 25 aprile

Le celebrazioni dell’Anniversario della Liberazione che ogni anno si svolgono a cura dell’Anpi, Avl  e delle Associazioni  che hanno preso il posto dei Consigli di Quartiere in alcune frazioni del comune di Gorizia, sono state turbate da alcune provocazioni  a Piuma e, come riportato dai giornali in questi giorni, a Giasbana. Sul Monumento e sul Cippo in  ricordo dei Caduti sono stati trovati dei  cartoncini a forma di medaglia con scritte offensive per l’Anpi e  accuse di tradimento, assassinio e infamia rivolte ai Caduti per la libertà. Non è mai successo che in occasione di queste manifestazioni che rappresentano  sempre un’occasione di sentito e  deferente omaggio dei parenti e  paesani  a coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà e alle quali partecipano alunni con recite e i cori dei locali circoli.
Siamo pertanto rimasti dolorosamente sorpresi ed amareggiati da questo oltraggio alla memoria dei combattenti caduti nella lotta contro il nazifascismo, ma anche indignati per l’offensivo attacco che alcuni giorni prima è stato agli stessi portato dal consigliere regionale di Forza Italia Rodolfo Ziberna. Questi nel riproporre le proprie osservazioni sul 25 aprile  quale anniversario della Liberazione dell’Italia, nella veste di vicepresidente della Lega nazionale di Gorizia e nazionale dell’Anvgd, taccia di tradimento e di vendita del Paese e del popolo italiano tutta ed anche unica Resistenza della nostra provincia, come quella di Trieste, Istria e pure di una parte di Udine, dove tutti partigiani italiani e sloveni hanno combattuto nell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo.
Dallo sbarco degli Alleati in Sicilia in su non c’è città che non possa accampare diversificazioni  temporali per ricordare di essere stata o essersi liberata dall’oppressione più che ventennale del fascismo e dell’occupazione dei tedeschi dal 1943 in poi.
L’Anpi di Gorizia  è  da anni impegnata a riportare alla luce quella parte della  memoria storica della nostra città e dei suoi  cittadini tutti, italiani e sloveni, che è stata cancellata, nascosta o rimossa per troppo tempo  e che ne rivaluta il suo grande e  importantissimo ruolo svolto nella ventennale opposizione alla dittatura mussoliniana  e nella successiva lotta armata contro l’aggressore e l’occupatore nazifascista ed i suoi affiliati italiani della X mas,  insieme ai loro camerati sloveni, domobranci, nella città inclusa nell’Adriatisches Kuestenland.
Abbiamo in proposito promosso conferenze su temi come la resa dei conti del dopoguerra e le foibe,  sulla Battaglia partigiana di Gorizia del settembre 1943, che segnò l’inizio della Resistenza in Italia, avvenimento storico che vide anche una delle non molte reazioni del regio esercito alla occupazione tedesca del patrio suolo. La difesa di Gorizia dall’occupatore nazista della divisione Torino al comando del generale Malagutti, allora   di stanza  nella caserma di Piazza Cesare Battisti, e che  finora nessuno ha mai  portato alla conoscenza dei cittadini ed i cui morti in quegli scontri attendono tutt’ora un degno ricordo dalle istituzioni,  militari e civili. A stridente differenza di quelli repubblichini di  Trnovo, omaggiati da decenni dalle nostre amministrazioni comunali.
Abbiamo portato alla conoscenza della città e ai moltissimi suoi cittadini materiale fotografico su eccidi e trucidità  naziste e fasciste, avvenuti nei suoi dintorni e nell’interno della Slovenia,spartita dagli aggressori tra il Terzo Reich e il Regno d’Italia con la creazione della Provincia italiana di Lubiana e lo studio storico sulla Slovenia nella seconda guerra mondiale. Abbiamo recentemente commemorato gli otre cinquanta fucilati sul castello di Gorizia, in grandissima parte figli di queste terre, che  pochi goriziani ricordano e solo alcuni   ammettono di averne saputo da sempre. Moltissimi altri nostri concittadini non ne hanno mai sentito neanche parlare, come anche delle donne e bambini, detenuti nel convento di Castagnevizza e nei magazzini delle fabbriche a Sdrauscina e Piedimonte. Da anni  portiamo nelle scuole cittadine  le testimonianze dei sopravissuti dai campi di  concentramento tedeschi e i ricordi e la documentazione sui campi del regio esercito italiano per i civili sloveni e croati di Gonars, Visco, Rab ed altri sparsi in una trentina di località della penisola.
Le complesse vicende storiche in queste terre del confine orientale vanno inquadrate nella contestualita territoriale, temporale e nazionale di tutti gli eventi qui verificatisi per dare un giudizio che non sia superficiale, emotivo o, peggio, fazioso, offensivo nei confronti dei 5.500 partigiani isontini e degli oltre 1.050 caduti per la democrazia, la libertà, la giustizia sociale. Il fascismo ha la gravissima responsabilità di aver per più di un ventennio soffocato la libertà in Italia e di aver da noi attuato una violenta politica di snazionalizzaione dei propri cittadini sloveni, oltre ad aver aggredito la Slovenia, allora parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, spartendosela con la Germania nazista ed aver accettato che la sovranità di queste terre, fin dal settembre 1943, passasse alla stessa Germaniache la reggeva attraverso un  Gauleuter alle dirette dipendenze di Hitler.
Voler ricordare il 25 Aprile non come la festa nazionale di tutti gli italiani per la Liberazione dal nazifascismo, ma come quella dei 40 giorni di occupazione dell’esercito di liberazione diTito, un esercito alleato contro i nazifascisti, è, questa sì,faziosità che certamente non porta al dialogo, all’unità degli italiani, e non aiuta alla loro completa riconciliazione.
La Germania ha chiesto scusa per i crimini commessi dal nazismo, l’Italia non lo ha mai fatto per nessuno detantissimicrimini perpetrati a danno del popolo sloveno o degli antifascisti italiani.
L’ANPI ha più volte analizzato la realtà storica delle vicende di queste terre non giustificando in alcun modo anche gli errori che sono stati commessi. C’è comunque sempre qualcosa da imparare per chi vuole ampliare le proprie conoscenze e in questo senso noi non abbiamo bisogno dialcun invito. La nostra attività ne è dimostrazione. Non tuttipossono affermare altrettanto.
Gorizia, 30.04. 2014
Mirko Primožič
Presidente Sezione Anpi- Vzpi di Gorizia-Gorica


lunedì 5 maggio 2014

Goriziani al Concorso nazionale "Giorgio Gaber"

Un nuovo prestigioso successo per il "nostro" regista Vito Dalò e per i giovani attori del Cossar/Da Vinci e del CISI di Gorizia. Ecco di cosa si tratta:
L’istituto Cossar - Da Vinci di Gorizia e, in collaborazione, il CISI (Consorzio Isontino Servizi Integrati), da oltre 16 anni cogestiscono un progetto teatrale con gli obiettivi di includere persone e formare futuri operatori sociali sulla gestione di un laboratorio a favore di utenze dei vari servizi sociali. Negli   ultimi due anni, il gruppo hanno avuto la fortuna di essere stato selezionato dalla fondazione Giorgio Gaber  per partecipare al concorso internazionale europeo di teatro e cinema. Al concorso accedono, dopo accurata selezione da parte di una composita giuria, compagnie teatrali scolastiche di tutta Europa. Il concorso è sia in italiano che in inglese. La manifestazione si divide in 2 sezioni artistiche (Cinema e Teatro) e ogni anno vengono selezionati decine di progetti, frutto di percorsi laboratoriali diretti ai giovani, che vengono presentati durante la rassegna finale.  Il Premio, che è giunto alla 5a edizione, ha visto un numero di partecipanti sempre in crescita: dai circa 1.400 iscritti della 1a edizione ai 2.500 del secondo anno provenienti da tutto il territorio nazionale, per superare i 4.500 partecipanti  con l'apertura ai paesi europei nella 3a edizione e andare oltre i 5.200 nella 4a edizione. Di queste solo 81 compagnie sono state selezionate per la fase finale e il gruppo teatrale Cossar Da Vinci/CISI è tra queste.
L’anno scorso il lavoro sulla vita della poetessa Alda Merini fu accolto con un clamoroso e inaspettato giudizio. Grazie a quel successo la compagnia teatrale composta dagli alunni delle classi Terze del corso sociale e da disabili del Cisi, è stata riselezionata  con un nuovo lavoro, intitolato TRE GENERAZIONI DEL NOVECENTO. Venerdì 9 maggio  e per tre giorni consecutivi, il gruppo sarà presente nel teatro stabile dì Grosseto dove porterà in scena lo spettacolo preparato quest’anno. 
Ed ecco come gli alunni hanno presentato il loro lavoro:
Spesso dagli adulti sentiamo pronunciare  frasi del tipo…AI MIEI TEMPI….Come giovani studenti abbiamo deciso di confrontarci con i tempi delle generazioni precedenti la nostra, come quella dei nonni e dei genitori. Volevano capire come hanno vissuto la loro gioventù. Abbiamo deciso di intervistare,  con le domande uguali per tutti, nonni  e genitori, che si sono resi disponibili. Alle stesse domande abbiamo risposto anche noi giovani. Abbiamo chiesto dove e come si realizzavano le loro relazioni sociali, se lavoravano e quali erano i loro lavori, come si divertivano, dove e  cosa ballavano,  quale era la loro alimentazione, i loro abbigliamenti, le loro musiche, come avvenivano gli incontri tra il mondo femminile e quello maschile, i rapporti con i loro genitori, ecc. Dalle risposte ottenute abbiamo costruito lo spettacolo che portiamo in scena con l’aiuto dei nostri insegnati, una educatrice del cisi e con la regia di Vito Dalò.

Viaggio in Bosnia (3): Piramidi a Visoko?

Presunta "piramide del sole" a Visoko
Nel contesto di un assai difficile dopoguerra, improvvisamente, nel 2005 una notizia irrompe nell'ambito della storiografia scientifica: vicino a Visoko, antico paese a una ventina di chilometri a nord-ovest di Sarajevo, sono state scoperte le piramidi. E non piramidi qualsiasi, ma addirittura le più grandi e le più antiche finora conosciute, databili, secondo gli scopritori, 12.000 anni prima dell'era cristiana o addirittura 30.000.
Quelle che a prima vista sembrano colline modellate dal tempo, sarebbero invece dei manufatti artificiali, realizzati con tecniche straordinariamente evolute, monumenti di una civiltà scomparsa: ci sarebbero anche labirinti scavati nella terra secondo criteri energetici finora sconosciuti, sfere magnetiche di ceramica perfettamente conservate, graffiti incisi su megaliti che i millenni avevano ricoperto di terra, insomma tutto un patrimonio che dovrebbe portare a riscrivere tutti i libri di storia antica.
Almeno così la pensano Semir Osmanagic, l'"Indiana Jones bosniaco" e i suoi collaboratori, disponibili ad accompagnare nei cunicoli del sottosuolo e sulle balze delle colline i numerosi turisti, curiosi e cultori dei misteri antichi che ogni giorno si radunano in questo luogo.
Gran parte degli storici no prendono neppure in considerazione tali teorie e tacciano lo scopritore di aver inventato una gigantesca "bufala". Tuttavia...
Un gruppo in ascolto dello scopritore
A Visoko accorrono da dieci anni maree di visitatori, da tutte le parti del mondo: il 2 maggio erano almeno 2000, ma - secondo ciò che dicono gli abitanti della cittadina - ogni giorno la situazione è più o meno la stessa. E' diventato di fatto una sorta di santuario new age: i "riti" prevedono prima di tutto una breve passeggiata in un labirinto esterno delimitato da pietre, denominato "cerchio della pace"; poi ci si addentra nelle viscere della montagna, dove con le mani distese ci si lascia investire dall'energia dei "megaliti" e permeare dagli ioni negativi più concentrati del mondo; si beve l'immancabile acqua "limpidissima" del sottosuolo e poi ci si incammina sulle balze della montagna, dove, con la guida entusiasta dello stesso Osmanagic, è possibile farsi un'idea intorno ai "conglomerati artificiali" riportati alla luce presso quella che dovrebbe essere la base dell'immensa "piramide del Sole". 
Acquisizione di "energia" nel sottosuolo della "piramide della luna"
Convincente o meno, la teoria dell'"antica civiltà" ha portato alla Bosnia ed Erzegovina - in uno dei tanti momenti drammatici della sua storia - un'inattesa e per il momento copiosa fonte di attrattiva turistica.
Insomma, 'ste piramidi, ci sono o non ci sono? E chi è questo Semir? Un esploratore in grado di mettere in piedi una controstoria? Un cialtrone che si beffa della credulità popolare per allestire un colossale "affare"? 
Semir Osmanagic alla "base" della piramide
Un simpatico, straordinario attore, che ha allestito una splendida scena all'aperto, lasciando al visitatore il compito di decidere se e in che cosa credere? Del resto il "nostro" sembra utilizzare assai bene le tecniche di persuasione, conosce la passione di ricerca di un senso che agita il cuore dell'"homo" contemporaneo ed è certamente consapevole del fatto che quasi nessuno dei suoi ascoltatori ha la competenza per confezionare una qualsiasi plausibile intepretazione. 
In conclusione, ai posteri l'ardua risposta.

Viaggio in Bosnia (2)


I segni della guerra in Bosnia Erzegovina sono ancora molto evidenti.
Tombe di studenti uccisi da una granata nel 1995
A Tuzla, città industriale, è stato realizzato un memoriale all'interno del bel parco cittadino, con le tombe di 75, tra ragazze, ragazzi e bambini che sono stati uccisi da una granata, lanciata dai serbo-bosniaci asserragliati sulle montagne circostanti, contro una scuola in orario di lezione.
Uno dei cimiteri sule colline di Sarajevo
Ovunque ci sono grandi cimiteri, con date di morte inequivocabili, tra il 1992 e il 1995. Particolarmente impressionanti sono quelli di Sarajevo, a testimonianza di un assedio crudele, del quale sono stati vittima in particolare i cittadini civili musulmani. In uno di essi è sepolto anche Aljas Izetbegovic, Presidente della Bosnia ed Erzegovina dal 1990 al 1996.
Nozze in castello
Accanto ai segni di guerra, si trovano però anche tanti indici di speranza: la vita ordinaria scorre e il desiderio di ricostruzione è percepibile ovunque. Le musiche balcaniche risuonano nelle piazze e il turismo porta nuove risorse ed opportunità. Sono tanti i progetti di cooperazione internazionale e la Bosnia ed Erzegovina può tentare di rialzarsi, nonostante la "grande crisi" del momento. Nel più ampio contesto delle contingenze mondiali, il desiderio di una pacifica ricostruzione riuscirà a prevalere su quello di vendetta nei confronti di chi ha seminato tanto male? Sotto processo internazionale i criminali di guerra Karadžic e Mladic, morti da tempo altri protagonisti dei conflitti post-jugoslavi degli anni '90 del Novecento, l'odio potrà lasciare spazio ad una civile convivenza tra le differenze che caratterizzano questo martoriato Paese? La comunità internazionale e in particolare l'Unione Europea, riusciranno ad accompagnare un futuro sostenibile?
Sono domande alle quali solo il tempo, l'impegno della popolazione e la solidarietà mondiale potranno dare adeguata risposta.

Viaggio in Bosnia (1)

Dopo una breve pausa, ritorna il blog del Forum, con tre riflessioni su un breve viaggio in Bosnia. (ab)
Villaggio nei pressi di Gračanica

Ogni lembo di Bosnia trasmette sensazioni difficili da descrivere: le colline del nord ricordano quelle toscane o - più da vicino - quelle della Goriška Brda, anche se al posto dei vigneti ci sono grandi campi di fragole. Numerosi antichi castelli sono alti punti di osservazione, si possono immaginare i numerosi eserciti che si sono succeduti, le varie forme di dominio che si sono alternate.
Cimitero musulmano, vicino alla strada principale
Moschea a Zenica

La difficile coesistenza tra nazioni, culture e religioni è testimoniata dagli edifici di culto e dai cimiteri: in alcune zone, quelle abitate dai musulmani di Bosnia, è dominante la presenza delle moschee con aguzzi minareti; in altre, nei paesi dove vivono i serbo-bosniaci, sono più numerose le chiese ortodosse; e nelle zone abitate dai croati si vedono soprattutto, se non esclusivamente, quelle cattoliche. Nelle città più grandi i campanili e i minareti sono affiancati, a Sarajevo c'è anche un'antica sinagoga: le vicende politiche hanno portato questa terra, centro dei Balcani, alla ribalta del mondo.
Sarajevo: il ponte dell'attentato del 28 giugno 1914

L'arciduca Ferdinando e la moglie Sofia iniziano il loro ultimo viaggio

Qui, con l'attentato del 28 giugno 1914, è stata accesa la miccia che ha portato alla prima guerra mondiale; dopo la dissoluzione degli Imperi, la Bosnia Erzegovina è stata inserita nel Regno di Slovenia, Croazia e Serbia, più tardi ribattezzato Regno di Jugoslavia; durante la seconda guerra mondiale, tra governo ustascia di Ante Pavelič, occupazione nazista e controllo da parte dell'Italia fascista, nei suoi boschi prende avvio il movimento di liberazione partigiano; dopo il secondo conflitto mondiale è stata una Repubblica della Confederazione Jugoslava, prima della dissoluzione e delle tragedie della prima metà degli anni '90, in particolare dell'assedio di Sarajevo e della ricostruzione di uno Stato unitario, ma diviso di fatto al suo interno in due repubbliche e tre elementi nazionali: musulmano, serbo e croato. La situazione attuale è molto complessa: l'impressione del visitatore "di giornata" è di una specie di quiete dopo la tempesta, testimoniata dall'alternanza tra edifici che portano ancora evidenti i segni delle pallottole e case del tutto restaurate, con intonaci nuovi e delicati. Ma uno sguardo appena più profondo consente di percepire da una parte la naturale capacità di accoglienza della gente più semplice, dall'altra la tensione tuttora palpabile, che fa pensare a questa terra come a una delle tante "polveriere del mondo".