mercoledì 30 aprile 2014

Primo Maggio: Lavoratori di tutto il mondo...


Ancora sui campi di concentramento fascisti

Dopo quella di Igor, un'altra riflessione sulle parole dell'arcoretano:
In questi ultimi giorni si è parlato molto sui giornali, per i canali della televisione e su internet dell'ultima sparata fatta dall'ex Cav. Berlusconi Silvio sui tedeschi che avrebbero rimosso la loro memoria sui campi di concentramento nazisti. Al riguardo mi preme ricordare che i tedeschi hanno pagato a caro prezzo le loro malefatte con processi e tante condanne a morte. Voglio ricordare invece altri orrori ed altri campi di concentramento dei quali gli italiani non hanno potuto rimuovere la propria memoria semplicemente perché questa realtà non l'hanno mai conosciuta. 
Quanti criminali fascisti sono stati processati e condannati da un tribunale italiano per i delitti commessi?
Ecco qualche nome di campetti dove venivano portati uomini, donne, vecchi e bambini sloveni e croati rastrellati nei luoghi che dovevano essere... bonificati, cioè italianizzati. Lì sono morti di fame e di malattie migliaia di persone tra cui tanti bambini. Ogni tedesco conosce i nomi dei loro lager. Quanti italiani conoscono questi nomi: Gonars, Arbe, Visco, Risiera...
Si dice... Nessuno lanci la prima pietra. Ma vederla lanciata dal Sig. Silvio è il massimo!
Sergio

Ma gli italiani sanno di campi di concentramento fascisti?

Le parole che Berlusconi ha pronunciato lo scorso sabato, “per i tedeschi i campi di concentramento non sono mai esistiti”, sono veramente assurde! Non soltanto è una frase fuori luogo, ma anche pronunciata in un momento del tutto sbagliato, fuori tempo… proprio quando si celebra il 25 aprile – la giornata della Resistenza e della Liberazione.
Tuttavia il suo intervento ha suscitato in me un interrogativo spontaneo: Berlusconi, ma anche la maggior parte degli italiani, sanno dell'esistenza del campo di sterminio Risiera di San Sabba a Trieste o dei 43 campi di internamento fascisti sparsi per l’intero stivale e in Dalmazia? Richiamano qualcosa nomi di paesi e città come  Gonars, Visco, Poggio Terza Armata, Cighino, in Friuli Venezia Giulia? O Monito (TV), Campi di Forlì, Coreglia Ligure, Arbe – Rab, Manfredonia, Lanciano, Isernia, Bolzano?
Nel momento in cui si elencano le vittime, non va dimenticato che la  gran parte di esse erano cittadini italiani, anche se vengono presentati come slavi, ebrei, rom, allogeni ecc. Una maggior conoscenza della nostra storia, anche quella dei campi di concentramento fascisti in Italia, ci aiuterebbe di sicuro a crescere e a osservare il mondo che ci circonda con più rispetto verso le diversità.
Igor Komel

Un incontro in Argentina: le madri di Plaza de Mayo

Un nuovo racconto di Vito Dalò, che rende partecipi i lettori di questo blog delle sue esperienze di viaggio e di incontro. Particolarmente toccante questa testimonianza:
Per due volte ho visitato la grande nazione, l’Argentina. Ho visitato per la prima volta questa terra dopo aver visto un film che mi coinvolse. Mission. Ci andai per visitare le missioni gesuitiche e le cascate di Iguazù. Ci tornai una seconda volta per essermi interessato alla storia dell’emigrazione, quella del tango e per conoscere e vivere il fascino delle milonghe. Ma quello che mi sconvolse e mi emozionò, fu la conoscenza di ciò che non conoscevo. Era la fine dell’aprile del 1977, quando 14 madri di figli scomparsi si riunirono per la prima volta. Da allora si unirono, per bussare a porte che non si aprivano mai. Dicevano: ”Dove avete messo i nostri figli?” E lo dicevano insieme, sempre. Migliaia dei loro figli erano stati divorati dalla dittatura militare argentina, circa 500 bambini furono spartiti come bottino di guerra dei militari infertili. Neanche una parola fu scritta e detta dai giornali, dalle radio, dalle televisioni. Alcuni mesi dopo la prima riunione, tre di quelle madri (Azucena Villaflor, Esther Balestrino e Maria Eugenia Ponce) sparirono, come i figli che cercavano e come loro furono trovate uccise, dopo essere state torturate e violentate. Ma non si poteva più fermare la forza del "giro" delle madri, ogni giovedì. Quelle donne con il fazzoletto bianco giravano e rigiravano per la Plaza de Mayo e il loro giro percorse il mondo, raggiungendo finalmente le tv e radio. Sono stato due volte in quella piazza ad osservare ed incontrare queste madri coraggiose e fiere. E con loro ho pianto e ho riso. Hanno visto il buio e la luce, molti dei lori bambini furono ritrovati già uomini.

martedì 29 aprile 2014

Ascensori al Castello: poche idee e ben confuse!

"E che, ci ho scritto Jo Condor?", direbbero i cittadini goriziani che si ricordano ancora di Carosello!
Dispiace tornare ancora sull'argomento, ma le dichiarazioni di Romoli riportate oggi sui quotidiani, fanno riflettere e dimostrano la verità di quanto da tanti anni si va ripetendo:  il sindaco non ha la minima idea
1. di quanto costi la gestione dei futuribili ascensori al Castello. Dice "molto meno di quanto si dice in giro": cioè quanto? e quanto si dice in giro? non è una dizione un po' generica, visto che da almeno sette anni viene incalzato sul rispondere alla domanda relativa alla previsione dei costi?
2. di come coprire gli stessi. "Ho inoltrato domanda al competente Assessorato regionale": soltanto adesso? e prima, quando si diceva convinto di poter sostenere i costi, sulla base di cosa ostentava tale sicurezza se soltanto a lavori da gran tempo avviati si preoccupa di "inoltrare domanda" alla Regione?
3. di quando i lavori finiranno. "Se tutto andrà bene, entro il 2014", dichiarava invocando un "miracolo" qualche giorno fa, affermando che i lavori stavano riprendendo dopo l'atteso ok della Soprintendenza. Oggi invece si sente che le carte sono ancora "ferme in Regione" e che subito dopo l'ok i lavori ripartiranno. Quindi si è ancora fermi e il ritardo di due anni e mezzo accumulato è destinato ad aumentare ancora molto.
Ma veramente Romoli crede che "la Regione", con tutti i problemi che ci sono in giro, sia disposta a sborsare ancora un euro in più rispetto ai milioni già sperperati? Per concludere dei lavori che sembrano essere eterni o per gestire una struttura che - a detta di tanti - non serve proprio a niente?
ab

Lo "speciale scuola" de "Il Piccolo": 10 con lode!

Oggi nell'edizione goriziana de "Il Piccolo" è contenuto un ampio inserto dedicato al "giornale a scuola". I contenuti sono i più vari: storia, attualità, cultura, politica, autobiografia, religione. Interessanti sono gli autori, ragazze e ragazzi che frequentano le scuole cittadine. Tutti gli articoli pubblicati - e si suppone anche quelli non pubblicati - sono avvincenti e presentano un mondo giovanile ben più preparato e attento di quanto troppo spesso non si creda. Non si tratta delle mera trasposizione di temi svolti in classe sulle pagine del giornale, ma della creazione di un vero e proprio strumento giornalistico, corrispondente ai più moderni criteri di "confezione" delle notizie e delle loro interpretazioni. E' una lettura molto piacevole, che suscita tanta speranza, vista l'età dei protagonisti. Congratulazioni dunque a tutti i giornalisti in erba, ai loro insegnanti e al giornalista de "Il Piccolo" Stefano Bizzi, che ha pazientemente tessuto la tela, riuscendo nella non facile impresa di insegnare come elaborare degli ottimi articoli, senza in alcun modo mortificare la creatività e l'originalità degli scrittori.
ab

lunedì 28 aprile 2014

Verso il Primo Maggio, con tante preoccupazioni...

D'accordo, la manifestazione dei sindacati il Primo Maggio sarà a Pordenone. E Pordenone sia.
Ciò non può far dimenticare la situazione della Provincia di Gorizia, dove di giorno in giorno le notizie sull'occupazione sono sempre più allarmanti. La situazione nel monfalconese è nota da tempo, si parla meno delle problematiche goriziane. Si parla tanto di "eccellenze", ma in pratica cosa si è fatto per "salvare" un'eccellenza assoluta come la Sweet, da tutti riconosciuta come un "modello aziendale"? E per le altre realtà in grave difficoltà? Fonti ben informate illustrano una situazione delle fabbriche e delle aziende della zona industriale di Gorizia, tutt'altro che rassicurante.
In concreto, come si stanno prodigando la Confindustria e la Camera di Commercio, in questo tempo di difficoltà? Quale sostegno e quali incentivi a realtà che hanno portato lavoro a centinaia di persone? E la politica dov'è, in particolare quella del Comune, dove il sindaco da sette anni, di fronte a qualsiasi obiezione e su qualsiasi argomento, dichiara che "i risultati si cominciano a vedere"?
Non ha ragione, i risultati non si "cominciano a vedere", ma si vedono eccome, e da molto tempo: strade in condizioni imbarazzanti, lavori per gli ascensori al castello in ritardo di oltre due anni e mezzo, negozi che chiudono uno dopo l'altro, eccellenze dell'industria costrette a chiudere i battenti, promesse mirabolanti finite nel nulla (a proposito, che fine ha fatto la Pipistrel? e la riconversione dell'area dell'ex Collegio Filzi, oggetto di campagna elettorale nel lontano 2007? e - per quanto concerne la "parte" del Comune - la zona di Via Vittorio Veneto o il quartiere fieristico?), auditorium di Via Roma chiuso a tempo indeterminato, istituzioni prestigiose trasferite altrove, in uno stillicidio che sembra non fermarsi mai...
Insomma, i sindacati per quest'anno invitano tutti alla celebrazione del Primo Maggio a Pordenone, dove la crisi morde con particolare ferocia. Ma in quella manifestazione saranno presenti idealmente anche tutti i lavoratori che hanno perso o rischiano di perdere il posto di lavoro nel Goriziano e nel Monfalconese.
ab

domenica 27 aprile 2014

Ricordo di Myrna Mack

Ecco un nuovo racconto di Vito Dalò, che offre ai lettori il ricordo di una donna molto coraggiosa, uccisa nel 1990 per aver voluto documentare gli orrori della dittatura nel suo paese.
Manco dal Guatemala da 14 anni. Nei miei precedenti  viaggi, mi sono soffermato più del previsto perchè questa nazione mi aveva affascinato per la sua storia, per la sua archeologia, per la sua gente, per i loro costumi, per i colori in cui è immerso, per i paesaggi, per gli antichi riti di discendenza Maya, per il modo di vivere degli indigeni che conservano ancora abitudini costumi e lingue precolombiane. Il racconto di oggi si chiamerà IL PERICOLO DI PUBBLICARE e vi parlerò brevissimamente della morte di Myrna. Nel MIO ultimo viaggio, girando per il mercato di Sololà, nei pressi del lago Atitlan, qualcuno mi parlò di una donna coraggiosa di nome Myrna, ma non vi diedi importanza, solo mi annotai il suo nome. Nel 2004, il governo del Guatemala riconobbe ufficialmente, prima ed unica volta, che Myrna Mack era stata assassinata, l'11 settembre 1990, per ordine del presidente della Repubblica, il dittatore Efraín Ríos Montt, nel periodo del mandato di Ronald Reagan.
Myrna aveva intrapreso una ricerca proibita, l’antropologa fu uccisa a soli 40 anni, proprio per le sue indagini sul genocidio degli indigeni. Nonostante le minacce ricevute, lei si era inoltrata nella foresta e sulle montagne dove vagavano, esiliati in patria, gli indigeni che erano sopravissuto alle stragi militari. Lei aveva raccolto le loro voci. Quel suo cercare, indagare, raccogliere prove, portò ad un esito, la condanna del Presidente Montt ad 86 anni di carcere. Nel 1989 in un congresso di scienze sociali un antropologo degli USA si era lamentato della pressione delle case editrici che obbligavano a produrre continuamente : “Nel mio paese se non pubblichi sei finito” disse. E Myrna , presente a quel congresso rispose: “ Nel mio sei finito se pubblichi”. Lei pubblicò. La uccisero a pugnalate per volontà del Presidente della Repubblica.

sabato 26 aprile 2014

Onore ai Tolminotti

Un lettore del blog, Antonio Madama, con questa immagine vuole invitare a spostare o a far spostare il bidone delle immondizie che si trova presso l'imbocco della via Bombi in Piazza Vittoria.
Sono stati giustamente celebrati gli anniversari della Rivolta dei Tolminotti (1713) e dell'esecuzione dei loro capi proprio in questo stesso luogo (1714). La rivista Isonzo Soča ha promosso una più che meritevole memoria con la lapide ivi collocata, oltre vent'anni fa. Sono state inaugurate e sono visitabili due interessanti mostre, una al Kulturni dom, l'altra al Kulturni center di Gorizia. Tra qualche giorno, il 3 maggio, i Vescovi di Koper e Gorizia celebreranno in Sant'Ingazio una Messa in suffragio.
Come non condividere la necessità che alla memoria degli sfortunati coraggiosi sia risparmiata almeno questa indecorosa umiliazione?

Festa della Liberazione a Gorizia: nell'inquietudine, una nuova vitalità...

Sulla pagina de "Il Piccolo" di Gorizia, viene dato risalto all'episodio delle medaglie di cartone appese di notte sul monumento ai partigiani di Pevma. E' bene riprendere il tema, per portare avanti un'indispensabile discussione, come propone oggi adg:

Succede questo anche perchè l'ANPI di Gorizia è stata molto attiva nel cercare di fare chiarezza sulla memoria cittadina, organizzando manifestazioni di grande impatto simbolico (da Pahor per 400 studenti, alla lapide in stazione, alla via crucis per i fucilati in castello, alla conferenza sulla battaglia di Gorizia nella caserma della pozzuolo). Chiaramente se accetti il conformismo nostrano, tutti stanno buoni, appena dici qualcosa vogliono calcagnarti, come nella migliore tradizione. Non meravigliamoci, anzi rallegriamoci perchè forse si può tornare a discutere. Togliamoci l'illusione della memoria condivisa, facciamo invece emergere il punto di vista di chi per 70 anni non è mai stato riconosciuto come soggetto della storia. 
adg

Santi subito

Se ne parla oggi ovunque, una riflessione in questo blog non può mancare...
La canonizzazione è un atto attraverso il quale la Chiesa cattolica proclama la "santità" di una persona che si è distinta per particolari virtù. E' una celebrazione che riguarda la terra, e come tale non può che essere soggetta a un giudizio umano, cioè legato alle fragili dinamiche della storia e della sua interpretazione. Ci sono sante e santi martiri e guerrieri, politici e uomini di cultura, fondatrici e fondatori di ordini e semplici lavoratori, poveri in canna e ricchissimi signori del mondo. Ciascuno è legato alla sua epoca, a volte presentato come un modello, a volte nascosto con imbarazzo negli archivi inaccessibili. Per questo il "giudizio" sulla santità non dovrebbe essere legato al consenso mediatico o alla pressione di una parte di popolo che riesce a "gridare" più forte, ma a un'accurata ricerca che richiede intelligenza, documentazione e soprattutto la pazienza di attendere il verdetto importante del tempo.
E' senz'altro il caso di Giovanni XXIII, che viene elevato agli altari oltre 50 anni dopo la morte. Tutti sanno che alla sua lungimiranza si devono la sorprendente convocazione di un Concilio finalizzato ad "aggiornare il messaggio della Chiesa ai linguaggi del mondo contemporaneo", l'inaugurazione di uno stile comunicativo semplice e coinvolgente, l'impegno fattivo per la pace in un mondo seriamente minacciato dalla guerra atomica.
Non è certo il caso di Giovanni Paolo II. E' passato troppo poco tempo per poter valutare con un criterio storico un vescovo di Roma che ha guidato la Chiesa per 27 anni, un lasso di tempo nel quale si sono verificati nel Pianeta eventi assai importanti e delicati, le cui cause e conseguenze devono ancora essere del tutto approfondite e sviscerate. Quale è stato il ruolo di Woytjla in questi contesti? Non sarebbe meglio attendere un mezzo secolo prima di proclamarlo "eroe"? Ratzinger, oltre che successore, è stato il più importante collaboratore del papa polacco; Bergoglio ha ricevuto da lui la "berretta cardinalizia". Forse si inserisce una componente troppo emotiva nell'iscrizione nel libro dei santi di un uomo che non tutti, anche nella Chiesa cattolica e con legittimi motivi, hanno considerato "santo subito".
Infine un interrogativo. Perché vengono lasciati nel silenzio due altri nomi importanti del cattolicesimo del XX secolo? Forse perché non si sono preoccupati di risultare simpatici ai potenti e alle folle? O perché il loro magistero risultava indigesto, in particolare quello relativo alla guerra o allo sviluppo dei popoli? Benedetto XV, in pieno primo conflitto mondiale, oltre a definirlo "orrendissima guerra" e "inutile strage", propone come soluzioni il disarmo generale di tutte le Nazioni, la creazione di una confederazione mondiale di Stati e di un arbitrato internazionale con regole sostenibili. Paolo VI, meditativo attuatore del Concilio, umile nella consapevolezza dei limiti propri e della Chiesa, ne comprende - anche se letteralmente piegato dal timore di destrutturare un organismo gigantesco - la chiamata a nuove, assai difficili sfide, nel mondo attuale.
Andrea Bellavite

venerdì 25 aprile 2014

Al Forum: Richard Wagner. Diario veneziano della sinfonia ritrovata

Molto, ma molto interessante e accattivante l'anteprima del documentario "Richard Wagner. Diario veneziano della sinfonia ritrovata" che l'autore, Gianni Di Capua, ha offerto giovedì sera al pubblico intervenuto presso la sede del Forum per Gorizia, rispondendo alle competenti sollecitazioni di Serena Zanolla. Chi poi ha anche avuto la possibilità di assistere alla proiezione presso il Kinemax di Gorizia ha sicuramente apprezzato l'originale e sottile linguaggio cinematografico utilizzato dall'autore nel documentario che ha permesso al pubblico di immergersi totalmente nella vicenda narrata e, nello stesso tempo, di avere accesso ad una enorme quantità di informazioni. 
Particolarmente avvincente è stato il racconto del regista, che ha spiegato in che modo è possibile concentrare l'attenzione, attraverso espedienti di tecnica cinematografica in grado di suscitare negli spettatori - consapevoli o per lo più inconsapevoli - sentimenti, emozioni e convinzioni.
A chi ha perso la possibilità di assistere alla proiezione del documentario o volesse ripetere l'esperienza ricordiamo che il 6 maggio sarà proiettato al Kinemax di Monfalcone e, il 7 maggio, al Kulturni dom di Nova Gorica.

A Pevma, una festa tra speranze e motivi di inquietudine

Commemorazione partigiani di Pevma

Saluto iniziale a Pevma

La medaglia di cartone
Un brutto episodio ha inquinato la sostanzialmente tranquilla Giornata del 25 aprile nel Goriziano. Qualcuno ha appeso di notte tre "medaglie" di cartone al monumento partigiano di Pevma. Probabilmente si tratta di semplice stupidità, ma non si deve sottovalutare la crescita di un clima culturale caratterizzato da ignoranza e denigrazione dei valori della democrazia. Il fatto, rilevato all'inizio della cerimonia, non ha turbato gli animi e anche a Pevma il ricordo dei caduti della Resistenza è stato particolarmente toccante. I canti e i bellissimi testi magistralmente letti dai bambini delle scuole elementari slovene di Gorizia e Pevma, hanno creato un clima di intenso raccoglimento e suggestione.
Oratore ufficiale è stato Igor Komel. Ecco la conclusione del suo discorso, tenuto prima in lingua slovena poi in italiano: Nel predisporre il discorso cercavo pure l’anello di congiunzione tra il 25 aprile – Giornata della resistenza e liberazione con l’eretico Primož Trubar, con lungimirante poeta sloveno Francè Prešeren, con il 300° anniversario della rivolta contadina dei Tolminotti e con le tragedie della prima guerra mondiale, che hanno in modo atroce segnato le nostre terre sulle rive dell’ Isonzo – Soča. Cento anni fa infatti scoppiava la prima guerra mondiale, lasciando sul campo più di 10 milioni di morti e 20  milioni di feriti, mutilati e invalidi. Inutile strage, avventura senza ritorno… Cent’anni dopo la prima Grande guerra..e 69 anni dopo la seconda grande guerra è nostro dovere inaugurare, anche d’innanzi  alnaš spomenik – al monumento caduti di Piuma, Oslavia e San Mauro, una nuova epoca, l’era della Grande Pace.
25 aprile 2014 – Giornata della resistenza e liberazione… La resistenza oggi si chiama non violenza,convivenza, diritto all’istruzione e alla sanità; la liberazione oggi si chiama disarmo, giustizia, solidarietà, diritto al lavoro…ma oggi consentitemi..si chiama pure O BELLA CIAO…
Hvala - Grazie

25 aprile, Festa della Liberazione

Oggi il ricordo va a tutti coloro che hanno combattuto contro il fascismo e il nazismo, restituendo all'Italia la libertà e la dignità. Va a chi in questo modo ha contribuito alla fine della seconda guerra mondiale, nella quale il nazismo e il fascismo hanno trascinato il mondo. 
In questi ultimi anni si è assistito a un continuo sforzo, teso a indebolire il significato della Resistenza: la trasformazione della festa in generica memoria della fine della guerra, la messa in discussione - anche in questi giorni - del valore simbolico della data, l'equiparazione fra la situazione delle vittime e quella degli oppressori, perfino la ridicola ordinanza - poi cancellata - con il divieto di cantare Bella Ciao. 
A partire dalla lotta partigiana è stata edificata la Repubblica, è stata avviata la ricostruzione, è stata scritta la nostra Costituzione. Cancellare consapevolmente il valore di una data o stravolgerne il senso significa dimenticare il racconto fondante la nostra democrazia. E' questo oblio il principale responsabile del degrado di una politica finalizzata solo alla realizzazione degli interessi di persona o di parte; come anche della conseguente, attuale crisi generale di partecipazione e di fiducia. 
Buon 25 aprile, allora, in un'Italia e in un'Europa libera, democratica e solidale.
ab

giovedì 24 aprile 2014

Turismo a Gorizia, ancora sulla linea di partenza

Intorno al turismo in Gorizia e in particolare alla valorizzazione del Castello, ecco un interessante articolo di Luca Cadez. E' un po' lungo, ma val la pena leggerlo fino in fondo e aprire una discussione sulle sue proposte.

Sono sempre stato convinto che il castello sia ampiamente sottoutilizzato e goda di ampie potenzialità.
La conferma la ho avuta più volte osservando come vengono gestiti altri manieri e altre realtà museali, ma anche notando il grande interesse delle persone per il Medioevo durate le rievocazioni storiche svoltesi in città e altrove.

Ciò nonostante il turismo a Gorizia fatica a decollare e le stesse cifre fornite dal Comune sui visitatori del castello hanno destato e destano più di qualche perplessità come anche sottolineato diverse volte da Forum Gorizia.
Nonostante i grandi annunci le diverse amministrazioni non sono state capaci fino ad oggi di dare il giusto lustro a Gorizia a al suo ruolo nell'Era di Mezzo e men che men rendere il maniero veramente attrattivo turisticamente parlando.
Io credo che ci sia molto da raccontare su Goritia: pensiamo al fatto che la nostra cittadina era il capoluogo di una contea che si estendeva su diverse centinaia di chilometri quadrati a cavallo fra Friuli, parte dell'Austria e dell'attuale Slovenia, aveva quindi un ruolo sui territori circostanti tutt'altro che marginale.

Se guardiamo al castello e alla sua mostra permanente, la giudico povera e poco attraente nel suo complesso, e soprattutto per certi versi antiquata concettualmente essendo una mera esposizione di alcuni oggetti ricostruiti, in ambienti per lo più vuoti, con scarsa interattività. Trascurabile per impostazione poi la mostra sugli strumenti musicali che, nelle intenzioni della precedete amministrazione si diceva avrebbe dovuto far diventare Gorizia addirittura quale "centro regionale per la musica medievale" (!!!). Una mostra senza interattività, e che per altro mal si inserisce dal punto di vista estetico nella Sala degli Stati provinciali, impedendo altre utilizzazioni, salvo smontarla e chiuderla in un magazzino temporaneamente.
C'è molta più interattività nelle tre postazioni PC, che nonostante i segni del tempo (furono installate attorno al '98-99!), continuano ad operare.
Per non parlare della totale mancanza di didascalie, cartelli e indicazioni nelle principali lingue parlate dai turisti (tedesco, inglese e sloveno), conoscenza che dovrebbe avere anche il personale (perlomeno l'inglese).

A Gorizia operano poi ben tre associazioni di rievocazione storica[1], che potrebbero essere ben felici di un coinvolgimento continuativo, e perché no, proprio attivo nella gestione del castello.
Fino al 2010 si teneva anche una rievocazione storica di tutto rispetto nel panorama regionale e sovra-regionale, il Dies Domini, che portava in città migliaia di persone e di turisti. Giusto il tempo di arrivare alla soglia della decima edizione che poi l'Amministrazione ha deciso che la rievocazione non s'era da fare, prima a causa di lavori al Castello (fatti giustamente in estate e primavera ovvero il periodo più frequentato da turisti!) e ora perché caduta nel dimenticatoio.
Potremmo parlare di come nonostante importanti spese all'interno del castello per l'impianto di riscaldamento a pavimento (inutile se nessuno lo frequenta) nel frattempo vi sono ancora finestre con i vetri rotti che recano i segni di una grandinata di oltre quattro anni fa, e di come anche le ricostruzioni delle macchine da guerra (gatto, trabucco, catapulta etc.) siano in piena decadenza non avendo ricevuto adeguata manutenzione (a sentire alcune voci erano pezzi espositivi da interno e non da esterno...).

Nel frattempo si stanno spendendo 4 e più milioni di euro per una funicolare e due ascensori che senz'altro cambieranno le sorti di Gorizia come qualcuno dei nostri illuminatissimi Amministratori ha affermato...
Parlare di dilettantismo è davvero poco. Siamo all'ABC del turismo, e non solo nei riguardi del Castello.

La domanda che mi sono posto è: quali sono le potenzialità del nostro maniero?
Il Medioevo credo sia una delle epoche storiche più presenti nella nostra cultura, anche se stereotipate, e forse anche di quelle più affascinanti, non solo per un bambino. Insomma chi non ha mai immaginato un castello con le su alte torri, chi non ha mai sognato o fatto finta di essere un cavaliere o una dama da piccolo/a!
Questo per dire che c'è una intrinseca presenza di “cultura medievale” nella nostra società, anche se pesantemente mediata dai romanzi e dalla cinematografia.

Quello che bisogna saper fare secondo me è sfruttare questo aspetto culturale, questo fascino per il Medioevo, e ricondurlo tramite una esperienza filologica, non stereotipata, a quello che era ed è stata l'Era di mezzo per il nostro territorio proponendo storie, racconti e cultura non del Medioevo generalista dei banchi di scuola, ma di quello che era il Medioevo nell'area della Contea di Gorizia.
Magari non su tutti gli argomenti, e non su tutti gli aspetti della vita medievale goriziana, ci sono fonti certe ma credo che le fonti storiche comunque esistano e vadano sfruttate proficuamente per questo.

Andrebbe ipotizzata una esperienza di visita del castello che permetta a giovani e non giovani di capire una volta uscito dalle mura almeno per sommi capi come si viveva, cosa si mangiava, come si sarebbero vestiti un uomo e una donna nel Medioevo per i vari ceti, quali arti e mestieri si praticavano.

Una esposizione capace di rispondere a queste domande; il tutto grazie ad un ambiente che ovviamente ben si presta a ciò perché ha già un sapore medievale; e che potrebbe avere anche un ruolo non irrilevante nella formazione civica dei giovani che spesso al di la di sapere che Gorizia ha un maniero nulla sanno della storia dello loro città.

Credo pertanto fermamente che valorizzare il castello debba passare attraverso la revisione/integrazione dell'esposizione attuale puntando alla capacità di descrivere appieno gli elementi caratterizzanti del medioevo goriziano.

Basterebbe guardarsi attorno e vedere cosa fanno altrove.
Prendiamo un esempio: il piccolo castello di Predjama in Slovenia che è arricchito con numerosi manichini ben realizzati con vestiti d'epoca che riempiono gli spazi espositivi.
In altri manieri è possibile indossare e provare gli abiti dell'epoca e scattarsi delle foto; altrove c'è personale che insegna a preparare il pane o mostra un mestiere dell'epoca.
Può sembrare una banalizzazione ma è proprio l'esperienza diretta, quella che coinvolge, ad essere quella più produttiva anche in termini culturali; ovvero capace di lasciare un segno.
Nel castello di Lubiana ci sono monitor touch-screen, alcuni dedicati anche ai più piccoli.
In altri manieri ogni stanza riproduce non solo le ambientazioni ma anche i suoni dell'epoca.
Insomma, l'era delle teche con didascalia è finta da un pezzo.

Credo che quindi si possano unire un fine culturale e turistico con uno più "ricreativo" facendo si che la mostra sia dinamica, attiva, e facendo in modo di lasciare un esperienza, un'emozione positiva nei visitatori.

In sostanza puntare a due obiettivi:
- culturale, verso i propri cittadini per istruirli sulla propria storia (anche con giornate apposite dedicate alle scuole in maniera continuativa);
- turistico divenendo un'attrattiva rilevante nel panorama dei manieri a cavallo fra Italia, Austria e Slovenia proprio grazie a numerosi spazi espositivi a disposizione, e ovviamente anche agli eventi potenzialmente organizzabili per poter raccontare gli elementi sociali del vivere a quell'epoca: condizioni, stili di vita, alimentazione, commercio/agricoltura, giochi, tornei e vita comune; e insomma tutti quegli elementi oggi sostanzialmente ignorati e che se posti nella maniera opportuna (multimedialità, partecipazione) possono veramente lasciare qualcosa al turista/cittadino che visita il maniero.

Caratteristiche chiave del museo dovrebbero essere:
- museo didattico aperto, capace di coinvolgere soprattutto i giovani (bambini-ragazzini);
- interattività con postazioni computerizzate di nuova concezione capaci di attrarre al meglio il turista con filmati, suoni, ricostruzioni 3D della Gorizia medievale nelle sue principali fasi, ricostruendo magari qualche assedio/battaglia
- attrattività mediante un più attivo e frequente coinvolgimento di figuranti in carne ed ossa
- possibilità di realizzare eventi ad hoc sul Medioevo con un vero e proprio calendario annuale in grado di dare una buona offerta turistica e culturale in cui inserire incontri divulgativi, concerti di musica medievale, rievocazioni storiche, iniziative specifiche per le scuole etc.

Ovviamente il tutto deve essere attentamente valutato in termini di costi/benefici e inserito in un più ampio programma per il rilancio turistico (ma anche culturale) della Città definendo strategie ed obiettivi specifici scaturiti da una preliminare fase di analisi delle effettive potenzialità.
La stessa opera di riqualificazione del Borgo, è soltanto fisica, ovvero non legata alla vita sociale e culturale che richiederebbe specifiche attenzioni.

A Gorizia non mancano mai chiacchiere e polemiche; quello che manca è una seria opera di analisi e pianificazione organica degli interventi qui come in altri settori, volta a conseguire obiettivi reali e misurabili.



[1]    Arma Atica, Meginardus de Goritia, Principesca Contea, e senza contare i figuranti dell'Associazione Amici di Borgo Castello.

mercoledì 23 aprile 2014

Corpi Civili di Pace nelle riconvertite caserme del Goriziano?

A Duino, nella significativa cornice del Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico, si è tenuta un'interessante tavola rotonda organizzata dai Circoli Culturali del Carso. Per questi, rappresentati dal presidente del Kulturni Dom Igor Komel, si è trattato dell'avvio di un progetto che coinvolge la storia e l'arte nella memoria dei cento anni dalla Prima Guerra mondiale; per la Tavola della Pace, presente con Alessandro Capuzzo, di un passo sul percorso verso Sarajevo 2014, un evento internazionale per la pace che si terrà nella martoriata città dal 6 al 9 giugno. Dopo un'introduzione musicale, curata dalla coorganizzatrice Scuola di Musica E. Komel, sono intervenuti anche Carla Biavati, Maurizio Cucci e Aurelio Juri, con un'interessante "lettura" della delicata situazione in Ucraina. Ha fatto gli onori di caso il prof. Simone Sgarbossa, che ha presentato le attività del Collegio e la moderazione del dibattito è stata affidata al Forum per Gorizia.
Tra le riflessioni e le testimonianze si è centrata l'attenzione sui "corpi civili di pace" e si è evidenziata una differenza di approccio: per alcuni si tratta di personale volontario, preparato a svolgere attività di supporto in zone di guerra; per altri di veri e propri "corpi" specializzati in interventi di ordine diplomatico e sociale, finalizzati a fornire una vera e propria alternativa alle armi.
In questo contesto è stata ripresa la proposta già a suo tempo formulata dal Forum. Perché non pensare a un grande progetto di riconversione delle caserme goriziane - anzitutto quella occupata dalla Pozzuolo - in centri di "addestramento" per personale impegnato nei Corpi Civili di Pace, a livello europeo. La logistica potrebbe essere garantita da strutture già esistenti, la preparazione scientifica dagli ottimi istituti di ricerca e accademici sul territorio: le università di Udine e Trieste a Gorizia, l'Istituto di Sociologia Internazionale, lo stesso Collegio del Mondo Unito. Si tratterebbe di uno straordinario progetto pilota, in grado, oltre che di fornire personale specializzato in difficili missioni, anche di promuovere lo sviluppo culturale e sociale del nostro territorio. Zakaj ne?
ab

martedì 22 aprile 2014

Scossa di terremoto in Slovenia

Avete sentito la scossa di terremoto, anche a Gorizia, intorno alle 11? Sembra che la magnitudo sia stata intorno ai 4,5 gradi Richter e l'epicentro non molto distante, nella zona di Pivka in Slovenia. Sembra che non ci siano stati particolari danni, ma c'è stata paura, anche a Trieste e addirittura a Venezia. Certo è stato un fenomeno di leggera intensità, ma in grado, anche così, di suscitare una sensazione di impotenza di fronte alla forza della Natura.

Un Paese che affonda verso la povertà

Impressionante il dato scritto oggi sui giornali. Un milione di persone senza reddito da lavoro, il 18% in più rispetto al 2012, il 56% (!) in più rispetto al 2011. Se a questi si aggiungono disoccupati, giovani senza lavoro o con scarso reddito e i 4 milioni di persone che chiedono aiuto per mangiare il panorama del nostro paese è da terzo mondo. Invece di lanciare l'allarme e di convogliare tutte le risorse possibile per scongiurare la miseria, si danno 80 euro in busta paga che verranno usati per pagare qualche bolletta, ma che è illusorio possano far ripartire i consumi. La realtà è che mezzo paese affonda e che, davanti a questo problema drammatico e mai prima conosciuto da dopoguerra, si risponde con l'azione caritatevole, con la pietà, con l'aiuto della chiesa, ecc. Quelli che un tempo erano diritti, come quello ad un lavoro equamente retribuito, a una casa, alla sanità e all'istruzione sono relegati alla buona volontà dei misericordiosi. Eppure ci si appresta a celebrare il 25 aprile e a ricordare una Costituzione che non si è fatto nulla per applicare. Davanti alla situazione drammatica in cui vive il paese di fatto non ci sono programmi, né proposte, né interventi, né inversioni di rotta, né discussioni sul salario minimo garantito, applicato in tutta Europa. 
adg

Un Castello da valorizzare

Ben 5000 visitatori nei primi 110 giorni del 2014 al Castello di Gorizia, con un notevole incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questi sono i dati forniti dal Comune intorno al successo del maniero cittadino. Un po' di calcoli dovrebbero indurre a un po' di prudenza.
In primo luogo, l'anno scorso, l'accesso al castello era fortemente penalizzato dai lavori, prima quelli che hanno interessato la salita, poi quelli nel Borgo e intorno al Piazzale Seghizzi. E' quindi logico attendersi il ritorno a numeri più consoni alla media degli anni precedenti.
In secondo luogo, il dato indica che la media dei visitatori non ha superato quella dei 50 al giorno, "numero" sconfortante se indicasse un tasso tendenziale annuo, che si assesterebbe intorno alle 20.000 unità. Naturalmente non è così ed è logico attendersi nei mesi estivi un ben più consistente afflusso turistico, prevedibilmente intorno agli ordinari 40mila visitatori annui, ai quali il Castello è "abbonato" da mo'.
Questa osservazione porta a trarre due conseguenze.
La prima. Supponendo che meno della metà dei visitatori potrebbe essere interessato a sborsare qualche euro per superare i 70 metri di dislivello con l'utilizzo degli ascensori, questi sarebbero utilizzati mediamente da 50 persone al giorno, il che - tradotto in termini orari -significa circa 5 persone all'ora. In altre parole, si spendono diversi milioni di euro per costruire gli ascensori (ormai, con un ritardo di ben oltre due anni sulla tabella di marcia, è impossibile ricevere ragguagli precisi su quanto sono costati finora e su quanto costeranno ancora); si spenderanno almeno 200mila euro per la loro manutenzione annua (sempre che non si debba prevedere anche la spesa del'eventuale personale), per un afflusso di 5 persone l'ora. Senza contare che per rientrare nelle spese, sarebbe necessario prevedere un costo di biglietto intorno ai 10 euro!
La seconda. Non è con gli ascensori, né con i proclami o con le percentuali fluttuanti che si creerà l'interesse turistico per il Castello di Gorizia, ma con adeguati programmi di valorizzazione culturale. L'altra sera il Castello e la Chiesa di Santo Spirito hanno fatto da cornice alla Via Crucis cittadina: erano presenti centinaia di persone, dimostrando che le strutture sono più che adeguate ad immaginare un ambizioso progetto di rilancio, attraverso iniziative in grado di coinvolgere la città e "attrarre" turismo.
Ma per il momento, nonostante il prevedibile via vai legato all'occasione occasione del Centenario della Prima Guerra, niente si vede all'orizzonte, neppure la valorizzazione della passeggiata esterna, che per i visitatori potrebbe essere il primo e migliore approccio per rendersi conto con un unico colpo d'occhio dei tragici "luoghi" del conflitto.

lunedì 21 aprile 2014

Martedì alle 18, a Duino: per la pace

Si ripropone l'importante iniziativa in preparazione al grande evento per la pace denominato Sarajevo 2014. Da non perdere!
Il Collegio del Mondo Unito di Duino ospiterà un’interessante tavola rotonda sul tema “La via della pace: da Sarajevo al Carso”. Durante l'incontro, sarà trattato il tema dei  corpi civili di pace, gruppi di persone specializzate ad intervenire in zone di guerra proponendo un percorso nonviolento di risoluzione dei conflitti. Ci sarà la possibilità di affrontare la questione attraverso diversi punti di vista: parleranno infatti Maria Carla Biavati, Presidente dell’Ipri – Rete CCP di Bologna, Alessandro Capuzzo, rappresentante della Tavola della Pace del FVG di Trieste, il prof. Simone Sgarbossa, coordinatore progetti di servizio alla comunità e insegnante del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico Onlus, Maurizio Cucci, membro dell’Ipri di Bologna e Aurelio Juri, ex sindaco di Capodistria, ex parlamentare sloveno e vincitore del premio per la pace “Premio Dolci 2008”.  Moderatore dell’incontro sarà Andrea Bellavite, presidente dell'Associazione Forum Cultura per Gorizia, mentre il saluto introduttivo sarà affidato al presidente del Kulturni dom di Gorizia, Igor Komel. L'iniziativa, promossa nell’ambito del centenario della prima guerra mondiale, intende sottolineare il ruolo del Carso che da luogo della “grande guerra” si può trasformare in luogo della “grande pace”; saranno inoltre presentate ai cittadini del territorio le iniziative in preparazione all'evento di pace, previsto a Sarajevo dal 6 al 9 giugno 2014.
L’incontro pubblico si terrà martedì 22 aprile 2014, presso l’auditorium del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino (via Trieste, 29 – Comune di Duino / Aurisina – Ts), con inizio alle ore 18.00.
 Il progetto KRAS@event@CARSO è nato su iniziativa del Centro sloveno di educazione musicale Emil Komel nell'ambito delle iniziative cofinanziate dal soggetto pubblico-privato, responsabile e competente per lo sviluppo del territorio GAL CARSO.  I partner della rete di eventi, che si svolgeranno nell'ambito di quattro contenitori (musica, arte, pace, enogastronomia), sono il Kulturni dom di Gorizia, il Centro internazionale di musica e arte Arsatelier, il Consorzio Collio – Carso, l'associazione culturale Juliaest e l'associazioneSkd Hrast di Doberdò del Lago. I singoli eventi hanno il patrocinio dei Comuni di Savogna d'Isonzo, Sagrado, Doberdò e Duino-Aurisinae della Provincia di Gorizia.
Ingresso libero.

Due mostre sulla Rivolta dei Tolminotti, a 300 anni dalle esecuzioni in piazza Vittoria

Si chiudono a Gorizia le celebrazioni del 300° anniversario della storica rivolta dei Tolminotti del 1713, con due mostre “in contemporanea” nei due centri culturali sloveni a Gorizia. L’inaugurazione delle mostre sarà nel giorno in cui, 300 anni fa in piazza Vittoria a Gorizia, il 23 aprile 1714 vennero brutalmente giustiziati gli ultimi degli undici capi della rivolta dei contadini di Tolmino, che si opponevano alle eccessive tasse imposte dai goriziani ai contadini, cioè alla maggior parte della popolazione del tempo.
L’inaugurazione della prima  mostra, dal titolo “Tolminci”, si terrà alle ore 17.30, nella galleria del Kulturni dom di Gorizia e presenterà le grandi illustrazioni del noto artista sloveno Rudi Skočir. La presentazione delle opere esposte sarà affidata allo storico Janez Kavčič..
La seconda esposizione dal titolo “Tolmino nel periodo della grande rivolta”, sarà invece inaugurata alle ore 18.30 al Kulturni center Lojze Bratuž, in viale XX Settembre 85. La mostra, che  propone uno sguardo sulla regione di Tolmino e la sua vita quotidiana ai tempi della grande rivolta, sarà presentata dall’autrice e storico Karla Kofol di Tolmino.
 L’iniziativa è  promossa dal Kulturni dom di Gorizia, dal Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia e dal Tolminski muzej - Museo di Tolmino, con il patrocinio della Regione FVG e il Ministero della Repubblica della Slovenia per gli sloveni nel mondo.
KULTURNI DOM di GORIZIA

domenica 20 aprile 2014

sabato 19 aprile 2014

Parole pasquali 2: un Vescovo contro Cadorna

L'Arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Redaelli, ieri sera ha presieduto la tradizionale Via Crucis da Sant'Ignazio al Castello di Gorizia. Al termine, in una cornice molto suggestiva e rivolto a una folla numerosa quanto da ormai tanti anni non si aveva modo di vedere, ha tra l'altro ricordato come spesso le esigenze del "ruolo" soffochino quelle dell'"amore". 
E ha sorprendentemente portato l'esempio del "generale italiano" che andava tutti i giorni a Messa e poi spediva migliaia di ragazzi incontro alla morte, facendo fucilare chi non se la sentiva di uscire dalla trincea. L'evidente riferimento a Cadorna da una parte rivela la cultura e la libertà di pensiero dell'attuale guida della Chiesa goriziana, dall'altra pone seri interrogativi sulla "formazione" dei cattolici nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Con un Papa (quello sì, sarebbe da dichiarare santo!) coraggiosamente schierato contro l'"orrendissima guerra" e l'"inutile strage", possibile che nessuno abbia fermato Cadorna prima del suo ingresso in una chiesa? Possibile che i vescovi delle parti in conflitto abbiano sostenuto - schierando dio patria e famiglia gli uni contro gli altri - la "giustezza" della guerra? E che preti cattolici abbiano benedetto armi, invocando da Dio "la mira giusta" per colpire coloro che sparavano con armi benedette da altri preti cattolici?
Comunque è già un fatto importante che un Vescovo abbia l'ardire - 100 anni dopo, davanti al Castello demolito dalle bombe italiane - di attaccare pubblicamente il principale artefice della tragica "presa" della città. Sarà importante accogliere il suo implicito suggerimento e trasformare il "centenario" in un'occasione per comprendere cause e risvolti, al fine di comprendere meglio chi siamo e dove stiamo andando.
ab

Parole pasquali 1: contro la lussuria e l'avarizia

Roma si appresta a vivere una decina di giorni di "tutto esaurito", grazie all'effetto Bergoglio nelle celebrazioni pasquali e all'attesa canonizzazione, il prossimo 27 aprile, dei suoi amati predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Nel frattempo, tra le tante parole di questo periodo, alcune riescono a "bucare" la crescente indifferenza generale. Padre Raniero Cantalamessa, predicatore pontificio, attacca i super-stipendi dei manager e si domanda come mai essi non abbiano pensato di compiere un "passo indietro" prima che fosse ad essi richiesto. Ha sicuramente ragione, anche se... Non è che la Chiesa - fiutata l'aria che tira - insiste solo adesso sugli antichi "vizi capitali" della lussuria e dell'avarizia, per evitare di lasciare il campo ai soli grillini e renziani? Gli sprechi, la corruzione sistematica e i super-stipendi non sono una novità di oggi: perché solo adesso - accantonate a quanto sembra le crociate sui "principi non negoziabili" - si comincia a parlare dei "vizi privati", sottolineandone l'incompatibilità con le "pubbliche virtù"? Comunque, meglio tardi che mai. Soprattutto se la comunità ecclesiale italiana inizierà a dare il buon esempio, rinunciando a mille esenzioni, accettando solo l'8 per mille effettivamente indicato dai contribuenti, mettendo a disposizione del "pubblico" quella parte dei propri spazi ormai praticamente disertati...
ab

venerdì 18 aprile 2014

Intervista al gufo

Buona sera, possiamo farle qualche domanda?
Ho già ricevuto stasera un centinaio di chiamate. Come mai tutti in Italia parlano di me?
Non lo sa o fa finta di non saperlo? L'ha nominata esplicitamente il Presidente del Consiglio!
Ma va! E che ha detto?
Insomma, l'intervista dovremmo farla noi a lei e non viceversa. Comunque ha detto che è contento di averla smentita e messa a tacere.
Mah, io non mi ricordo cosa ho detto, quindi non so come possa avermi messo a tacere... Ah sì, sarà per quegli 80 euro del def. In effetti è vero, avevo detto che non ci sarebbe riuscito, a infilarli in busta paga. Invece voi mi dite che ci è riuscito?
Sembra di sì, anche se non per tutti. E adesso, cosa gli risponde?
Senta, le dico la verità, se lui pensa di avermi tacitato, io in effetti preferisco stare zitto, perché altrimenti...
Altrimenti?
... altrimenti non potrei far altro che dire: uh...uh...uh...uh...

Niente Primo Maggio a Gradisca: mah...


Rappresentanti della Provincia e dei Comuni al Primo Maggio del 2013

Rappresentanze sindacali in marcia verso la piazza di Gradisca, in un'immagine del 2013
Quest'anno non ci sarà la festa del Primo Maggio a Gradisca d'Isonzo. Il motivo: l'invito dei sindacati a convergere sulla festa "nazionale" di Pordenone. Dispiace. Dispiace perché da sempre il Primo Maggio ha portato all'attenzione di tutti problematiche globali e nazionali, ma anche è stato occasione per non dimenticare i mille problemi del lavoro nell'ambito provinciale. Dispiace perché forse era uno dei pochi momenti, se non l'unico, nel quale le varie componenti del centro sinistra e della sinistra del territorio trovavano un momento unitario di sintesi e di proposta. Forse a Pordenone andranno un paio di centinaia di lavoratori, particolarmente sensibili e inquadrati nell'ambito del sindacato. Ma non ci saranno certamente le migliaia di persone che, anche in tempi di scarsa partecipazione, hanno formato il corteo gradiscano e hanno vissuto una mattina di politica e di festa. Un altro segnale negativo, nell'ottica di una progressiva disillusione sulla possibilità di lottare insieme per la tutela del lavoro e della sua dignità.

giovedì 17 aprile 2014

La notte del 17 aprile 1906, a San Francisco...

Il 17 aprile ed il bel canto. Ho passato l’infanzia ad inseguire lucertole e scoprire nidi d’uccelli tra gli alberi della campagna pugliese. Vivevo da mia nonna in un'antica masseria. Il mio tempo lo passavo sull’aia a giocare con me stesso. Mi distraeva solo il bel canto. Nel trullo maggiore della casa della nonna, c’era un comò e su di esso l’oggetto più prezioso del trullo, il grammofono. Ricordo ancora con quanta cura la nonna lo lucidava ogni giorno. Era in ottone e splendeva come null’altro in quella casa. Era quasi un rito la sua accensione. Lei, la nonna, estraeva vecchi dischi a 78 giri, li poneva sul piatto rotante azionato da un motore elettrico, ci poggiava con estrema delicatezza una punta lettrice e restava incantata ad ascoltare quella magia che fuoriusciva dal “corno magico”. Poi entrava nel trullo con il forno e iniziava a impastare farina con acqua olio, lievito. Mentre impastava, cantava le sue canzoni preferite, accompagnando il grammofono. Quel pane e quella focaccia erano impregnati di odori e canto. Odori e gusti che non dimenticherò mai più. Era Caruso il suo preferito, l’opera della Carmen condiva la vita della nonna. Alcuni decenni dopo, quando la nonna era scomparsa da tempo ed io ero ormai adulto, visitai San Francisco, l’unica città dove si respira libertà assoluta, tra quelle da me visitate. Ci andai per vedere, tra l’altro, anche la sala Tivoli. La notte del 17 aprile del 1906 il grande tenore italiano Enrico Caruso, visse uno dei drammi più grandi della sua vita. Era ancora ebbro dell’ovazione che lo accompagnò nell’hotel Palace, quando il maestro del bel canto che aveva illuminato la vita di mia nonna, tremò.

Alla prime luci di quel nuovo giorno una violenta scossa lo fece sobbalzare dal letto: il peggior terremoto della California che uccise più di 3000 persone, entrò per sempre nell’anima di Caruso. Lui si alzò di colpo e corse, in pigiama. Corse così tanto come non mai e si fermò solo quando giunse nella sua amata Roma. Mentre mia nonna accompagnava con la sua soave voce il bel canto di Enrico.
vd

martedì 15 aprile 2014

Una ricorrenza: la morte di Goya

In questi giorni del 1828, morì in esilio Francisco Goya. Perseguitato dalla Santa Inquisizione, se ne scappò in Francia. IL PITTORE DELLE PITTURE NERE. Non lo conoscevo quando, 25 anni fa, girovagavo con la mia vecchia auto nei dintorni di Madrid.  All'improvviso l’auto decise di fare una sosta per farsi una fumata. Parcheggiai nei pressi di un fiume, il Manzanarre, vicino a Perales del Río dove visitai i bunker costruiti durante la guerra civile spagnola. Quello che non sapevo era che lì era vissuto un  grande pittore, Goya. Prima di morire Goya pare abbia pronunciato parole incomprensibili sulla sua amata casa. Là era rimasto il meglio di lui, sulle mura delle pareti. Dopo la sua morte la casa fu venduta e rivenduta più volte, e con essa i famosi dipinti che, poi, furono staccati dalla pareti. Nessuno si mostrò interessato a guardarli e tanto meno a comprare quelle feroci profezie del secolo successivo, dove il dolore uccideva il colore e mostrava l’orrore in tutta la sua efferatezza. Neanche il museo del Prado era interessato, li accettò solo quando furono donati. Le cosiddette “Pitture Nere” ora si trovano nelle sale più visitate al mondo. “Le dipingo per me” aveva detto Goya. Non sapeva che le stava dipingendo per noi. Non dimenticherò mai due dei suoi dipinti,  il “Viejos comiendo sopa” e il  “"Saturno che divora i suoi figli". Ambedue simbolici del secolo XX.
vd

lunedì 14 aprile 2014

L'Isonzo a Gorizia, questo sconosciuto

Le prime voci dell'Isonzo in Val Trenta
Lo scorso martedì sera si è tenuto nella sede del Forum un incontro veramente interessante, organizzato dai gruppi del Comitato Isonzo, che in questo modo hanno voluto anche presentarsi alla città e proporre alternative sostenibili ai progetti che rischiano di devastare uno straordinario territorio. Il naturalista Pierpaolo Merluzzi ha tenuto una conferenza sull'Isonzo a Gorizia, questo sconosciuto: una riflessione a tutto campo sui tesori della natura, così vicini e così lontani dai cittadini goriziani. Per chi se lo fosse perso e per chi ne volesse sapere di più, si segnala, qui e - con possibilità di accedere direttamente - sul lato destro del blog, la registrazione dell'incontro, ottimamente (come al solito) realizzata da Nevio Costanzo, al quale va un grande ringraziamento. Buona visione e buon ascolto!
https://www.youtube.com/watch?v=2o6Zt8ELqj8

domenica 13 aprile 2014

Memoria dei partigiani fucilati sul Castello: emozione e impegno

Riuscita ed efficace la manifestazione in ricordo dei fucilati al Castello che ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di persone. Oltre 50 furono gli uccisi nel Cortile delle Milizie, oggi praticamente precluso al pubblico, nel periodo 43-45 dai nazisti e dai loro collaboratori italiani. Davanti alle carceri di via Barzellini è partita una staffetta di giovani che portava nel testimone i nomi degli uccisi. Lì sono stati letti dei brani del diario di Loris Fortuna che descrive i condannati a morte nei loro ultimi istanti di vita. Poi i manifestanti si sono spostati davanti alla prefettura, sede del tribunale militare nazista, dove venivano comminate le condanne, e poi al Castello. Lì c' è stata la parte più toccante: i discorsi, il coro, la lettura dell'ultimo scritto di un condannato, in presenza della figlia che ha poi deposto un mazzo di fiori, l'emozionante scansione dei nomi dei fucilati, poveri ragazzi italiani e sloveni, morti perchè antifascisti. Lo scopo dell'iniziativa dell'ANPI di Gorizia è quello di poter collocare una nuova lapide accanto a quella posta nel 1964, ma che appare, come era quella sulla stazione ferroviaria di Gorizia, estremamente generica. Quando, perchè e da chi sono stati uccisi gli antifascisti sono gli elementi che devono essere immediatamente colti dal visitatore. A Gorizia invece c'è una sorta di cortina fumogena, che parla di “martiri”, senza spiegare esattamente il contesto e la causa della morte di coloro che si opposero al fascismo e che lottavano per i loro diritti nazionali da un quarto di secolo. La lettera del fucilato è stata toccante ed illuminante: piena di fede cattolica e di speranza nella giustizia divina, ha fatto capire come il fascismo abbia radicalizzato posizioni politiche non certo comuniste. Dopo i discorsi delle autorità e dei rappresentanti delle organizzazioni partigiane, don Alberto ha benedetto i caduti. Emozionante, ma anche politicamente importante la serata del 11 aprile. La memoria continua ad essere ricostruita, la presenza determinante degli sloveni durante la Resistenza si afferma come realtà forte anche nella città di Gorizia, i luoghi tradizionali dell'identità italiana (caserma di via Diaz, Castello di Gorizia) cominciano ad essere contaminati da lingue e presenze prima impensabili e finora confinate nelle periferie della città o nei luoghi tradizionali della socializzazione degli sloveni. 
adg

Verso le Europee: il ruolo di questo blog

Tra poco più di un mese ci saranno le elezioni europee.
Anche se tutto lascia prevedere che in campagna elettorale si parlerà più di Italia che di Europa, sarebbe opportuno utilizzare anche questo blog per riflettere sui processi internazionali e sugli scenari futuri nel Vecchio Continente. Sempre che qualcuno sia disposto ad utilizzare questo spazio e non lasciarlo solo nelle mani di chi - di solito in forma anonima e rappresentando un destra a quanto pare estrema - dimostra di preferire le battute a effetto alle argomentazioni a sostegno delle proprie tesi. Chiunque può scrivere, è il giusto del web, ma sarebbe auspicabile discutere anche con la testa e non solo con la pancia: perché ci si riconosce in un progetto politico piuttosto che in un altro? 
Per chiarezza, visto che è stato recentemente richiesto, è evidente che questo blog è espressione di un'associazione culturale a-partitica, ma certamente non a-politica. I principi fondamentali dell'uguaglianza di dignità tra le persone e il contrasto al liberismo, riconosciuto come il responsabile della situazione planetaria attuale, orientano verso una scelta evidentemente lontana da posizioni di destra. Contro ogni discriminazione socio-economica, per la valorizzazione del ruolo dei lavoratori e del lavoro, per il consolidamento dello Stato sociale, per l'accoglienza e l'integrazione nella diversità fra culture, appartenenze religiose, orientamenti sessuali e posizioni politiche. In questo orizzonte, ciascuno sceglie con piena autonomia e in un confronto serio "da che parte stare": in generale, chi con L'Altra Europa, chi con qualche corrente del Pd, chi anche con i Cinque Stelle. Chiunque lo desidera - presumibilmente dall'area del comunismo sociale a quella del cattolicesimo democratico - può "postare" proposte di riflessione all'interno di questo orizzonte politico; e chiunque lo desidera - a partire da qualsiasi posizione politica riconosciuta nell'ambito della Costituzione - può liberamente scrivere i propri "commenti", anche contestando - possibilmente con ragioni e non con battute a effetto - le argomentazioni contenute nei post.
Come dice "ipse", o questo blog diventa uno spazio così, oppure... "tutti a casa", per la gioia di alcuni e per il dispiacere di tanti altri...
ab

venerdì 11 aprile 2014

Questioni di coscienza: segnali di disgelo tra Chiesa e Stati?

E' stata abbondantemente commentata la sentenza della Corte Costituzionale relativa al passaggio della Legge 40/2004 relativo alla cosiddetta fecondazione eterologa. 
C'è un aspetto del tutto nuovo in questa vicenda: tutti ricordano che nel 2005 fu votato un referendum che proponeva l'abrogazione totale della da poco approvata legge sulla "procreazione medicalmente assistita". I vertici cattolici del tempo - Papa Wojtyla implicitamente e l'allora presidente dei vescovi Ruini esplicitamente - si mobilitarono invitando gli elettori all'astensionismo: pur contrari a qualunque forma di intervento finalizzato a un "non naturale" concepimento, avevano sostanzialmente ritenuto "meglio così che peggio" l'accordo politico che aveva portato all'approvazione di quella normativa. L'appello fu evidentemente accolto, se - con il decisivo previsto contributo dell'astensionismo "fisiologico" - più della metà degli italiani non si recarono alle urne e la domanda referendaria cadde nel vuoto.  
Ora, almeno in parte, la Consulta con una discussa sentenza va incontro alle istanze dei referendari, cancellando la più dibattuta limitazione contenuta nel dispositivo. Il mondo cattolico ha reagito - almeno per ora, ma si sa che in queste vicende la "prima impressione" conta molto - con un profilo molto basso, non si capisce bene se per non inasprire un clima politico già incandescente o per un non dichiarato imbarazzo. Qualche presa di posizione di scienziati che si riconoscono nelle posizioni del Magistero, qualche interrogativo sulle conseguenze e sulle ricadute della legge "riformata" e poco più. Nessun intervento della Conferenza Episcopale Italiana, la stampa cattolica ovviamente schierata, ma con il fioretto e non con l'archibugio, la Congregazione Vaticana "ad hoc" che esprime qualche preoccupazione. Si è ben lontani dalla filosofica posizione che invitava i cattolici e gli uomini di buona volontà ad essere uniti, senza se e senza ma, nel difendere i "principi non negoziabili", riconoscendo in essi l'indiscutibile e razionale "unicità" della "natura" umana.
Evidentemente si attende la parola del Vescovo di Roma, Francesco, il quale, ancora una volta, non interviene (e tutto lascia presagire che non interverrà) sul risvolto politico di una questione morale. La linea, almeno finora, sembra quella della riaffermazione dei "fondamenti" teologici e morali della tradizione cattolica, ma anche dell'astensione da ogni intervento mirato a limitare o orientare la libera azione dei cattolici nella costruzione degli accordi. Se Bergoglio insistesse su questa linea "non interventista", aprirebbe una nuova sorprendente stagione nelle relazioni tra gli Stati e le istituzioni cattoliche; dovrebbe però confrontarsi internamente con chi - come ad esempio il suo predecessore - ha sempre insegnato che la Chiesa è custode della Creazione e della Rivelazione, e per questo è "maestra" non soltanto dei fedeli, ma di tutti gli uomini "di buona volontà".
ab

lunedì 7 aprile 2014

Tracollo dell'Istituto di musica: una commissione speciale per fare chiarezza

Ecco un interessante intervento di Giuseppe Cingolani sul futuro dell'Istituto di Musica: 
Un patrimonio culturale della città non può essere dilapidato come se niente fosse: i cittadini hanno diritto di sapere perché l'Istituto di musica è giunto ad una situazione insostenibile. Perciò il centrosinistra presenta in Consiglio comunale una mozione con cui chiede l'istituzione di una commissione speciale interamente dedicata alla vicenda della Fondazione musicale “Città di Gorizia”, anche in forza dell'antico e inestricabile legame che la lega al Comune. Già nel 1842 la “Scuola civica” di musica, risalente al 1820, fu posta dal governo di Vienna sotto il controllo del Comune. Dal 1955 la scuola è ospitata nel palazzo de Grazia di via Oberdan, e nel 1962 il Consiglio comunale ne approvò l'erezione in Fondazione, ente morale riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica, offrendo il capitale iniziale, i mobili e gli strumenti musicali. Secondo lo Statuto della Fondazione, inoltre, il Sindaco nomina 4 consiglieri d'amministrazione su 5, e prende visione del bilancio di previsione e consuntivo dell'ente.
Dunque il Consiglio comunale non può fare spallucce e prendere il disastro a cui è giunto l'Istituto di musica come una fatalità che non lo riguarda, o, peggio, cercare di coprire e dimenticare prima possibile quanto accaduto.
Ricordiamo che i debiti della Fondazione sono più che raddoppiati dal 2011 al 2013, superando i 600mila euro, dal luglio 2013 gli stipendi degli insegnanti non sono più stati pagati e in dicembre il CdA ha consegnato i libri in Tribunale. Contro la sentenza di fallimento, sancita in tempi record alla fine di gennaio, è stato presentato un ricorso: la prima udienza presso la Corte d'Appello di Trieste si terrà il prossimo 16 aprile.
Secondo la proposta del centrosinistra, la Commissione speciale avrà innanzitutto lo scopo di individuare le cause e le responsabilità che, nel corso del tempo, hanno determinato negativamente la situazione gestionale, amministrativa ed economica della Fondazione musicale. Sarà presa in esame tutta la documentazione disponibile, avvalendosi anche della possibilità di ascoltare direttamente le persone che hanno ricoperto ruoli significativi per la vita della Fondazione.
La commissione speciale potrà anche essere un luogo di confronto sulle possibili soluzioni per  garantire il rilancio dell'attività didattica e formativa che ha caratterizzato l'Istituto di musica.
La commissione sarà presieduta da un membro dell'opposizione e dovrà rendere pubblici i risultati del proprio lavoro. Ci auguriamo che tutto il Consiglio comunale, sindaco in primis, comprenda il senso e l'importanza della proposta: fare verità sull'ulteriore grave ferita che il tracollo dell'Istituto di musica ha aperto nel tessuto della città.

Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

domenica 6 aprile 2014

Un quiz domenicale su Sant'Ignazio

L'antica facciata della chiesa di Sant'Ignazio sembra osservare preoccupata ciò che le accade davanti: la strada colabrodo ufficialmente vietata a pedoni e biciclette per evitare cadute e soprattutto contenziosi pericolosi per le casse del Comune; la piazza assolata quasi sempre vuota; la collina del Castello, attraversata dalla bianca ferita degli ascensori...
Per sollevare il morale, infine, un piccolo e facile quiz. L'edificio riporta la data di consacrazione: dove è collocata la lapide e quale anno indica? Chi risponde esattamente riceve in premio la partecipazione gratuita a una delle conferenze sulla cultura goriziana proposte dal Forum (è ovviamente gratuita anche per chi non risponde, ma sai la soddisfazione...)

sabato 5 aprile 2014

Pordenone-Base Usaf di Aviano: domenica 6 marzo, alle 14 la partenza

La "memoria" di Hiroshima e Nagasaki, ogni anno in estate davanti la Base Usaf di Aviano
Domani, domenica 6 aprile, alle ore 14 dalla piazzetta San Marco di Pordenone, partirà la Via Cucis Pordenone - Base Usaf di Aviano. E' un gesto che da ormai 18 anni, due domeniche prima di Pasqua, unisce i credenti che vogliono dare un senso alla tradizionale "pratica" che vuole ripercorrere il cammino di Gesù dall'arresto alla crocifissione. Ma è anche una domanda di pace, alla quale partecipano volentieri molti esponenti del pacifismo laico, provenienti soprattutto dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto. Si tratta di poco più di una decina di chilometri, che vengono percorsi in circa quattro ore, con una serie di soste finalizzate all'ascolto di riflessioni, letture, testimonianze.
L'iniziativa, soltanto all'inizio quando ancora non si sapeva bene a cosa mirasse, aveva suscitato qualche ben presto sopita tensione; poi si è svolta regolarmente, attraversando momenti di enorme partecipazione - in particolare ai tempi delle guerre balcaniche, con i bombardieri che decollavano senza posa - alternati a periodi di "magra", più meditativi e meno eclatanti. Purtroppo di momenti critici ce ne sono sempre e quindi l'attualizzazione della speranza di pace è sempre fin troppo facile.
La speranza degli inizi era che la Base Usaf di Aviano potesse effettivamente essere chiusa e trasformata in un gigantesco laboratorio di pace: erano state perfino svolte tesi di laurea per definire contorni e potenzialità di una simile "riconversione". E a chi irrideva l'iniziativa dicendo che in fondo - ammesso e non concesso che le istanze fossero state accolte, e non certo per merito dei pacifisti - si rispondeva che ovviamente la preghiera era per lo smantellamento di tutte le Basi e degli arsenali nucleari presenti ad Aviano e in tutto il mondo.
Quel "mito" è certamente un po' offuscato o forse attende tempi migliori per poter riemergere dall'oblio. Quando viene rimosso il mito, anche il rito perde il proprio significato e tende a formalizzarsi. Ecco, l'augurio è che la Via Crucis Pordenone Aviano non sia un rito in grado di suscitare soltanto nostalgia di tempi migliori o attese consapevolmente confinate nell'ambito dell'irrealizzabile. Sia invece un'occasione per riprendere con slancio un'iniziativa di pace e di disarmo, più che mai convinta e arricchita da proposte alternative sostenibili, come ad esempio quella dei Corpi Civili di Pace. Ritrovare la "fede" di chi spera contro ogni logica di speranza ed è pronto anche a dare la vita per sostenere l'impegno e la lotta incentrati sulla nonviolenza. Proprio come proponeva Gandhi. Proprio come ha testimoniato Gesù, su una croce.

venerdì 4 aprile 2014

Verso le Europee: un incontro con le candidate

Si intensificano le iniziative in vista delle prossime elezioni europee. Il blog può essere strumento di dibattito e di approfondimento, aperto a tutti gli interventi propositivi e costruttivi. Ecco la cronaca di un incontro tenutosi ieri, organizzato dal Comitato di Sostegno alla Lista Tsipras.
Si è svolto ieri, negli spazi del Wine Cafè di piazza Vittoria l'incontro con le candidate regionali della lista Tsipras: Assunta Signorelli e Annalisa Comuzzi. Entrambe dal solido e affidabile curriculum, hanno dimostrato sicurezza e preparazione sui temi principali della piattaforma politica, la cui priorità è di opporre ad un'Europa dominata dai poteri della finanza un'Europa rivolta ai diritti dei cittadini.
Il pareggio del bilancio imposto anche ai Paesi in gravi difficoltà ha costretto a gravi tagli ai pubblici servizi, che in questo modo non garantiscono il livello minimo di benessere alla popolazione. Sanità, pensioni, istruzione e ricerca sono i settori che, finendo sempre più in mano ai privati, si pretende debbano generare profitti. "La salute del cittadino non è una merce e non può essere considerata come tale" ha evidenziato la psichiatra Assunta Signorelli: la ricaduta positiva della spesa sanitaria nell'economia di uno stato va misurata, semmai, in termini di qualità della vita della popolazione. Un'attenzione particolare va data all'ambiente in cui si vive: esso può garantire la salute del cittadino con la conseguenza di costi più bassi per il sistema sanitario.
Oggi è in grave rischio la democrazia, per la tendenza attuale a limitare la rappresentatività e la partecipazione dal basso: questo uno degli aspetti posti in rilievo dalla Comuzzi, operatrice del mondo della scuola, ma da tempo impegnata anche sui temi della pace, del disarmo e dei diritti delle donne.
La prospettiva di una politica al femminile è stata dimostrata dall'impegno diretto delle candidate, certamente non "cooptate" dall'universo maschile per questioni di immagine.

L'iniziativa, promossa dal locale Comitato di Sostegno alla Lista Tsipras, prelude ad una serie di incontri in regione, fra cui, la presenza dell'economista Petrella a Udine verso la metà di aprile.
Daniela Careddu

Una stretta di mano fra Anhovo e Monfalcone

Il cementificio di Anhovo
L'incontro che si è tenuto a Deskle qualche giorno fa è stato davvero importante. Roberto Covaz ha presentato il libro Amianto, i polmoni dei cantierini, davanti a un pubblico numeroso, attento e molto sensibile. Si è trattato infatti del primo contatto tra due realtà geograficamente molto vicine, accomunate dal medesimo grande problema, ma finora l'una all'altra sostanzialmente estranee. Da una parte infatti il responsabile della redazione goriziana del Piccolo ha portato la forte testimonianza relativa alle tragedie provocate dall'amianto nei Cantieri di Monfalcone, dall'altra si è rilevata l'alta incidenza dello stesso problema per ciò che concerne i lavoratori del cementificio di Anhovo. Anche lì, infatti, almeno fino agli inizi degli anni '90, l'utilizzo dell'amianto era fatto normale, così come purtroppo è risultato tragicamente normale che centinaia di persone siano rimaste colpite dal mesotelioma. L'iniziativa dovrebbe costituire solo l'inizio di un percorso da portare avanti insieme - rispettive associazioni dei familiari, responsabili delle strutture lavorative, uomini della cultura e rappresentanti dell'informazione, referenti delle sanità - per raggiungere obiettivi comuni: la celebrazione e la conclusione dei processi, l'erogazione dei risarcimenti alle persone malate e ai familiari, soprattutto la realizzazione di un Centro di Riferimento - perché non inter-nazionale? - sanitario dedicato. Alla presentazione del libro, svoltasi nel Kulturni Dom di Deskle grazie soprattutto all'intermediazione di igor Komel e al servizio di traduzione di Aldo Rupel, hanno partecipato i rappresentanti sloveni dell'Associazione Esposti e del Sindacato, oltre a quelli del Kulturni Dom di Gorizia e del Forum per Gorizia.

giovedì 3 aprile 2014

L'Isonzo a Gorizia: questo sconosciuto

Il Comitato Isonzo si fa promotore di un'interessante iniziativa, che si svolgerà presso la sede del Forum. Ecco il comunicato stampa:
“L’Isonzo a Gorizia: questo sconosciuto”: questo il titolo dell’ incontro/dibattito organizzato dal Comitato Isonzo, martedì 8 aprile, alle ore 18, nella sede del Forum Cultura, in via Ascoli 10.
L’argomento sarà affrontato dal dottor Pierpaolo Merluzzi, naturalista botanico, che guiderà il pubblico in un percorso di comprensione del valore naturalistico ed ecologico del tratto del fiume a monte della città. E delle potenzialità che esso manifesta, in termini di fruibilità da parte dei cittadini e di  oculate forme di eco - turismo – non appena se ne prenda consapevolezza.
L’acqua, elemento indispensabile alla vita, principale risorsa del pianeta e delle comunità umane, non esaurisce da sola il concetto di “patrimonio Isonzo” : ne fanno  parte anche l’ambiente circostante, nel quale si manifesta un particolare livello di naturalità, la fauna che dentro e lungo quell’acqua vive, il ruolo che acque sane e  vitali rivestono per l’habitat complessivo, il paesaggio, la storia che gli esseri umani hanno tracciato sulle sue sponde.
Elementi ed equilibri delicati e difficili, che richiedono tutela e modalità di gestione completamente diverse da quelle adottate finora; e che, nonostante tutto, permangono lungo i cinque chilometri che  verrebbero devastati dalla costruzione di un’ipotetica traversa o bacino di rifasamento.
L’incontro sarà anche occasione per illustrare al pubblico i progetti del Comitato Isonzo e le collaborazioni avviate.

Anno XVII dell'era progetto ascensori al Castello, Anno V dall'inizio dei lavori

Come l'acqua del Timavo, gli ascensori al Castello di Gorizia entrano ed escono dalle grotte del dibattito politico cittadino: periodi più "caldi" alternati a lunghe pause di silenzio e invisibilità.
La notizia di ieri riesuma la questione, peraltro da nessuno dimenticata vista la candida ferita che deturpa il versante occidentale del Colle nobile: la Soprintendenza ha dato l'ok, possono riprendere i lavori, si costruirà il passaggio ipogeo sotto le riscoperte mura medievali. Il sindaco Romoli convoca in fretta e furia una conferenza stampa dove - almeno stando a ciò che riportano oggi i giornali - sembra riproporre esattamente le parole di sette, cinque, tre e un anno fa, aggiornando via via i tempi di costruzione.
Gli ascensori saranno pronti "fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015", dice oggi, senza naturalmente sottolineare il ritardo di ben tre anni sulla tabella di marcia - ammesso e non concesso che la sua ennesima previsione stavolta si realizzi. Riguardo ai costi di gestione, ovviamente, neanche l'ombra: anzi, alla legittima domanda se ci si sarà bisogno di un ticket, la risposta è vaga, "presumibilmente sì". Come a dire che non ne ha la minima idea. Sui costi ancora da sostenere, il nulla: secondo il Sindaco il cambiamento del progetto non "dovrebbe" comportare ulteriori spese rispetto al progetto originaria, nessuno sbilanciamento su quanto sia costato il blocco per un anno dei lavori, dopo il prevedibile e previsto ritrovamento dei manufatti medievali.
Nessuna traccia del rapporto costi/benefici, nessuna indicazione relativa al'interrogativo pressante: "ma ci sono i soldi per completare l'opera, dato il gigantesco ritardo accumulato?" Piuttosto, le solite boutade: gli ascensori, che le masse di turisti potranno raggiungere dopo un percorso a piedi più lungo di quello necessario ad arrivare alla stazione di partenza, "non serviranno solo chi viene da fuori, ma anche gli abitanti di Borgo Castello"! A pagamento, "presumibilmente".

"La Signora delle fiabe" a "Altre Espessività"

Nell'ambito della rassegna Altre Espressività, è stato rappresentato ieri sera al Kulturni Dom lo spettacolo "La signora delle fiabe", per la regia di Marco Giovanetti e le attrici Luisa Venier e Cinzia Borsatti.
Dire "spettacolo" è un po' riduttivo. Si è trattato in realtà di una profonda meditazione sul senso della vita, attraverso la compagnia di un personaggio complesso e affascinante, Louise Vermeer, sottoposto da fredde voci fuori campo a una specie di processo per de-finire (ovvero riportare nei confini) la straripante personalità della protagonista. In scena le due attrici - una nei panni della giovane, l'altra dell'ormai anziana Louise - hanno raccontato una biografia, toccando temi molto delicati: il tempo della formazione, la relazione madre-figlia, l'Amore e gli amori, la realizzazione professionale, le difficoltà di una carriera "al femminile", le ferite profonde determinate dalle scelte altrui, non ultima la didattica nelle scuole attraverso lo strumento del teatro e del racconto delle favole. Alcuni accorgimenti, anche arditi, hanno proiettato la performance nell'universo del teatro sperimentale e al termine, la sorpresa: Louise Vermeer è nella vita reale (ma quale è la vita reale?) Luisa Venier, cioè l'attrice che interpreta la storia - "un po' romanzata" - di se stessa. Il purtroppo non numeroso pubblico, ha accolto con entusiasmo la rappresentazione, tributando alla compagnia dell'"Associazione La signora delle fiabe" almeno cinque minuti di applausi. E portando a casa molti pensieri e molte domande. Il teatro è veramente scuola, poesia e profonda formazione.