lunedì 28 ottobre 2013

Ci sarà la ciclabile sotto la mega-rotonda di Sant'Andrea?

Ancora sulla nuova Grande Viabilità del territorio Goriziano. Nei tempi antichi - ovvero quando se ne parlava in fase di progettazione - veniva data per scontata la costruzione di una pista ciclabile "sotto" la rotonda di Sant'Andrea/Vrtojba. Già in precedenza l'attraversamento richiedeva fortuna e presupponeva la disponibilità a raccomandarsi l'anima. Adesso, per ciò che concerne i diritti dei ciclisti, ci si trova davanti a un ostacolo insormontabile, tanto più motivo di rabbia quanto più legato alle necessità delle persone che si vogliono recare a far visita alle tombe dei loro cari e che non possono ormai fare altro che scegliere l'opzione automobile o (rarissimo) autobus. Può darsi che la "pista" venga realizzata più avanti, anche se il principio del "passata la festa..." non sembra suggerire facili ottimismi. In ogni caso non è stata tra le priorità della nuova mega-costruzione, a dimostrazione che quando ci sono di mezzo gli interessi di pochi, quelli degli amanti della natura e dei non inquinatori passano in secondo luogo. Anche se la loro proposta è tutt'altro che romantica e nostalgica: è dimostrato che se fossero ascoltati ci sarebbero enormi risparmi economici in termini di prevenzione della salute e enormi positive ricadute in chiave turistico culturale. Oltre che, naturalmente, in qualità della vita...

sabato 26 ottobre 2013

L'irresistibile forza degli "Attori per caso"

Emozionante ed intenso l'ultimo spettacolo teatrale degli Attori per caso diretti da Vito Dalò nel “Il viandante” a Gradisca. Con pochi mezzi ma con un grande gusto estetico la compagnia ha messo in scena la storia di un viaggiatore che attraversa vari luoghi per trovare la felicità, che scopre essere dentro di sé. Musiche, ma soprattutto intreccio di corpi che si sostengono e si abbracciano, hanno messo in evidenza come i portatori di handicap siano in grado di avere dentro di sé, nel loro corpo, movimenti, gesti, potenzialità che lasciano a bocca aperta. Non si tratta veramente solo di farli diventare protagonisti, ma di scoprire, ad esempio nel ballo appena accennato di uno di loro al momento degli applausi, una grande capacità di usare la fisicità per trasmettere ritmo ed emozioni agli spettatori. Non solo dunque corpi imprigionati dalla malattia, ma corpi in grado di comunicare, di tenere la scena, di essere bravi e professionali come gli attori normali, anche loro bravi e coinvolti integralmente nello spettacolo. Grande eleganza in alcune scene, capacità di creare ambiente con pochi oggetti d'uso comune, il lavoro della compagnia dimostra tutti progressi compiuti. Lo spettacolo spazza via tutto il pietismo e il buonismo in cui talvolta è possibile cadere e ci trasmette una realtà in cui è possibile creare qualcosa di bello a partire da un punto di vista che vede nell'handicap una condizione umana, non una diminuzione dell'esistenza. Complimenti a Vito e a tutti per il loro lavoro! 
adg

Non l'autostrada, ma la Cultura, salverà il territorio Goriziano

Si attende solo l'inaugurazione ufficiale per sentire i grandi proclami contestuali alla nuova autostrada Villesse - Gorizia: "la porta dell'est", "le nuove grandi opportunità per la città e il suo territorio", "il futuro che sta per iniziare", il "gioiellino del Nord Est" (ah, no, questa era un'altra storia...) e così via...
Premesso che l'autostrada sembra molto funzionale e che era indispensabile dimenticare il raccordo killer che l'ha preceduta, tanto entusiasmo sembra - ahimé - smentito da alcuni numeri.
I motivi per cui qualcuno, per raggiungere Lubiana, dovrebbe preferire la via di Gorizia/Gorica piuttosto che quella di Fernetti sono almeno tre: l'economicità, la velocità, la lunghezza.
Andando a ritroso, la differenza dei due percorsi è di circa 4 km, a favore della soluzione goriziana, naturalmente per chi proviene da ovest; la velocità consentita da Selo a Razdrto (circa 40 Km) varia da un minimo di 80 km/h a un massimo di 100, mentre dalla parte di Fernetti le autovetture possono raggiungere quasi sempre i 130; con l'introduzione del pedaggio virtuale, a chi arriva da Venezia la via di Gorizia costa solo 70 centesimi in meno (1 euro e 30 centesimi per i camion), rispetto a quella di Fernetti (che paradossalmente "conviene" a chi arriva da Palmanova).
Dunque, la minima convenienza porta a una riflessione: l'unico motivo per cui un automobilista o un camionista potrà scegliere la nuova autostrada è l'offerta storico turistico culturale che il territorio potrebbe offrire. Questo è l'ambito su cui lavorare tutti insieme, di qua e di là dell'ormai superato confine. Il resto è pura retorica...

venerdì 25 ottobre 2013

Bergoglio "esaminato" al Forum: tante domande e tanta speranza...

Tre sono gli elementi di novità proposti lo scorso mercoledì nell'incontro organizzato dal Forum per Gorizia intorno alla figura del Vescovo di Roma Francesco.
Andrea Bellavite ha tratteggiato alcuni esempi di uno stile comunicativo che ha consentito a Bergoglio di riportare la Chiesa Cattolica alla ribalta dell'attenzione mondiale. Il "buona sera" con il quale ha iniziato il suo mandato ha manifestato l'immediato desiderio di entrare in comunicazione con ogni persona, indipendentemente dal suo "credo" o dalla sua situazione esistenziale. Il primo viaggio pastorale a Lampedusa ha sottolineato che prima delle pur necessarie decisioni politiche, quando si affronta il tema della sofferenza umana  in particolare dell'immigrazione, è indispensabile la consapevolezza della fraternità: il suo commovente messaggio al mondo musulmano è stato un'ulteriore conferma della volontà di incontro, amicizia e dialogo universale. La valigetta portata in aereo, l'auto semplice, le telefonate "a domicilio" hanno desacralizzato la figura della guida della Chiesa cattolica, inviando un messaggio preciso: "io sono una persona con la stessa dignità di ogni altra, portatore di un particolare ruolo di servizio nella carità". Infine le linee guida del pontificato, non affidate a encicliche o lettere apostoliche, ma a due interviste, una a Civiltà Cattolica l'altra a Eugenio Scalfari e pubblicata su Repubblica. Quest'ultima rivela un sorprendente superamento di classiche posizioni del passato ("Il proselitismo è una solenne sciocchezza" e "aiutiamo ciascuno a realizzare ciò che ha intuito come Bene").
Giuseppe Cingolani ha approfondito gli aspetti filosofici e teologici sottesi all'apparente semplicità delle parole e del gesti. Richiamando la tradizionale visione aristotelico tomista incentrata sull'oggettività della Verità Rivelata corrispondente a quella della Creazione, ha sottolineato come il primato della relazione affermato da Bergoglio porti di fatto un completo rovesciamento del punto di vista, portando in primo piano la Persona in quanto tale. E se la preoccupazione precedente sembrava consistere nella riaffermazione dei principi "non negoziabili", anche nell'ambito della politica, il nuovo Vescovo di Roma propone la scoperta della verità e della luce di Dio nella relatività di ogni essere umano: qualunque sia il suo credo religioso, la sua situazione morale, la sua visione del mondo. In questo modo, secondo Cingolani, Francesco riporta la Chiesa nel cuore del dibattito della cultura contemporanea, anche attraverso la sorprendente scelta dei propri privilegiati interlocutori.
Paolo Lorenzon ha da parte sua rilevato come le posizioni teologiche e gli atteggiamenti esistenziali di papa Bergoglio non siano nati negli ultimi mesi: la frequentazione della Chiesa latino-americana e la formazione alla scuola dei poveri spiegano il suo modo di essere, quanto le due figure di santi ai quali si ispira. Ignazio di Loyola, negli Esercizi Spirituali, raccomanda di vivere un'esistenza caratterizzata proprio dall'essenzialità nell'Imitazione di Cristo che contraddistingue il Pontefice. Francesco d'Assisi, con la sua scelta di manifestare anche attraverso la nudità la somiglianza al Maestro, richiama tutti a una relazione con la Realtà determinata anzitutto dal riconoscimento in essa della Bontà di Dio. Da ciò la necessità di mettere in discussione il Patrimonio di ricchezze materiali della Chiesa e la fondata speranza di trovarsi di fronte a un'autentica rivoluzione spirituale, ecclesiale e sociale.
Sarà proprio così? La Chiesa cattolica è alla vigilia di un totale rivolgimento e di un autentico ritorno alle origini evangeliche? Oppure si tratta della straordinarietà di un uomo, del quale si ricorderà il coraggio e la capacità empatica? Sono le domande dei numerosi presenti, tutti accomunati dalla profonda sensazione di una speranza da condividere. Il che - con i tempi che corrono - non è poco...

Raffaele Pennacchio e il mondo della Sla

Raffaele Pennacchio è morto ieri a Roma. Membro del direttivo del Comitato 16 novembre onlus, insieme a molti altri malati di Sla e loro familiari, da molti mesi era protagonista di una clamorosa azione di sensibilizzazione davanti ai Ministeri della Salute e dell'Economia. Il taglio dei fondi ha infatti proiettato i portatori di Sla in una situazione molto difficile, con una diminuita distribuzione di risorse a un'adeguata assistenza domiciliare in grado di poter offrire a ciascuno pari opportunità nell'esercizio dei diritti fondamentali del cittadino. La morte di Pennacchio, seguita allo stress di una protesta che è culminata negli incontri con i rispettivi Ministri, porta all'attenzione di tutti la questione dell'assistenza in casa, grande opportunità per affrontare - per quanto possibile - ogni grave malattia in un ambiente dignitoso, confortevole e consono ai diritti delle persone. Un pensiero a lui, ai suoi cari e ai protagonisti di una lotta che non può che essere condivisa.
ab

giovedì 24 ottobre 2013

Onestà intellettuale e passione per la ricerca: alle radici della storia...

La presentazione del volume di Irene Bolzon sulla repressione alla caserma Piave di Palmanova ha suscitato commenti talvolta ostili verso Alessandra Kersevan che di quel libro è editrice. Vorrei specificare che la Kersevan non è negazionista delle foibe. Le cose sono più complesse. Sinteticamente però si può dire che sulle foibe c'è stata una strumentalizzazione politica che ha riguardato i numeri dei morti e i motivi di quelle esecuzioni. Sullo stesso lapidario di Gorizia compaiono nomi di persone che erano in realtà vive e vegete. Gonfiare i numeri, decontestualizzare i fatti, estrapolandoli dal contesto in cui sono accaduti, ha avuto come motivo principale dimostrare la natura disumana degli “slavi” che hanno liberato Trieste e Gorizia e dimostrare il carattere esclusivamente nazionalista del loro agire. Non motivi politici, non richiesta di territori dove comunque erano presenti, ma odio anti italiano che si è esercitato nel modo più efferato possibile. Questo sottacendo il fatto che vi erano stati vent'anni di fascismo marcatamente razzista nei confronti degli sloveni e dei croati, un'occupazione dei loro territori, la detenzione nei campi di concentramento fascisti come Visco e Gonars, oltre alla Risiera di S. Sabba. Il campo di Gonars è stato tra l'altro studiato in modo ineccepibile dalla Kersevan in un volume che non ha avuto alcuna contestazione. Ma non è questo l'aspetto che mi preme sottolineare, quanto il fatto che non è possibile continuare a discutere di queste cose in un clima di permanente guerra civile che alza solo i toni della discussione, in cui si contrappongono slavo comunisti infoibatori e fascisti. Non è con queste due categorie che si possono affrontare i fatti della storia, tutti i fatti, perchè sono categorie immaginarie che hanno il solo scopo di chiudere la bocca agli interlocutori, impedire che le idee circolino e che se ne possa continuare a parlare. I danni terribili della censura non sono stati mai quantificati come dovrebbero. Impedire di parlare non serve a nulla se non a radicalizzare in modo estremistico e paradossale le posizioni. Per quello io sono contraria alle leggi sul negazionismo: non servono leggi e carcere nel dibattito storico e politico. Serve onestà intellettuale, voglia di arrivare ad una provvisoria verità, passione per la ricerca, disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni, curiosità di sentire altre posizioni. Poi lo scontro verbale sia pure acceso, ci sia pure divaricazione sui punti di vista, ma censura, esclusione, prese di distanza, impedimento fisico a parlare sono caratteristiche che non appartengono al Forum per Gorizia. adg

martedì 22 ottobre 2013

Ciclovia sull'Isonzo: sogno che comincia a diventare realtà

E’ ormai imminente l’avvio dei lavori per la realizzazione del tratto sloveno della ciclovia dell’Isonzo Solkan-Plave. Ne da notizia il Primorski Dnevnik. La Direzione della Repubblica di Slovenia per le strade ha assegnato l’appalto all’impresa Kostak di Krško.
Manca solo la firma, quindi i lavori dovrebbero partire entro dicembre, assicura una fonte della Direzione. La ditta appaltatrice avrà 18 mesi di tempo per realizzare l’opera che dovrebbe quindi essere ultimata entro la primavera del 2015.

Il tratto in questione, di quasi 10 km di lunghezza, corre a fianco della ferrovia Transalpina. Partendo da Salcano, dopo una breve salita e un tratto a monte della ferrovia,la ciclabile scende attraverso un sottopasso nella massicciata ferroviaria per proseguire costeggiando la sponda del fiume fino a Plave. La pavimentazione della ciclovia, che coincide col sedime dell’acquedotto Mrzlek – Prelesje, sarà in asfalto per 225 cm di larghezza e ulteriori 50 cm per lato di banchine. Saranno costruiti parapetti e aree di sosta lungo il percorso. L’importo complessivo dei lavori ammonta a 4,9 milioni di euro, di cui 3,4 dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale.

lunedì 21 ottobre 2013

Chiesa povera tra i poveri: nuovo stile comunicativo o Grande Riforma?

Mercoledì 23 ottobre, alle ore 18 presso la sede del Forum per Gorizia in via Ascoli 10/A, si terrà un incontro dal titolo "Buona sera!", dedicato al Vescovo di Roma Francesco. E' un uomo che in pochi mesi ha conquistato la simpatia di una parte consistente del mondo e ha riportato la speranza nel cuore di una Chiesa Cattolica lacerata dalle lotte intestine. Il saluto "buona sera" iniziale e i mille gesti che l'hanno seguito sono il segnale di un nuovo stile comunicativo oppure l'inizio di una vera e propria Riforma? A questa domanda cercheranno di rispondere Andrea Bellavite, Giuseppe Cingolani e Paolo Lorenzon, introducendo un dibattito al quale sono invitati tutti coloro che desiderano confrontarsi su un fenomeno che entusiasma la base e preoccupa i vertici della cattolicità.

sabato 19 ottobre 2013

Ciril Zlobec a Gorizia

Ciril Zlobec

Importante iniziativa del Kulturni Dom di Gorizia, in collaborazione con la Biblioteca Statale Isontina. Ecco il comunicato stampa:

La collaborazione tra il Kulturni dom di Gorizia e la Biblioteca Statale Isontina (BSI) ha radici molto profonde e spesso gli eventi promossi dalle due istituzioni hanno lasciato tracce significative nel mondo culturale isontino. Il prossimo appuntamento sarà un nuovo fiore all’occhiello per la nostra realtà cittadina: l’incontro con uno dei più prestigiosi uomini di cultura sloveni, lo scrittore e poeta Ciril Zlobec di Lubiana. 
L’incontro (che sarà prevalentemente in lingua italiana) si terrà martedì 22 ottobre 2013 alle ore 18.00, nella sala ridotto del Kulturni dom di Gorizia (via Italico Brass20), e sarà l’occasione per un approfondito dibattito intono ai rapporti di collaborazione tra il mondo culturale sloveno e quello italiano. Inoltre nell’occasioneverrà presentato il volume bilingue di Ciril Zlobec  “Lontane vicinanze”   (ZTT / EST 2012). 
Ciril Zlobec, nato nel 1925 a Ponikve, sul Carso triestino, è docente all’Accademia di scienze e delle Arti di Lubiana. E’ il principale traduttore sloveno dei classici italiani quali Dante, Carducci, Petrarca, Foscolo, Ungaretti, Montale e Quasimodo. Nel 1941, in piena era fascista, fu espulso dal ginnasio perché scriveva poesie in sloveno e fu confinato in Abruzzo dove nacque il suo grande amore per la cultura italiana. 
L’intento degli organizzatori della serata è quello di promuovere ulteriori momenti di collaborazione tra le culture di due paesi vicini e per molti versi complementari. Zlobec, da questo punto di vista, è certamente uno dei maggiori e più rappresentativi ambasciatori culturali “di buon vicinato”. Una serata da non perdere…

venerdì 18 ottobre 2013

Amianto mai più: il comunicato dell'Associazione

Dal sito www.amiantomaipiu.it si ricava e si pubblica l'illuminante commento ufficiale dell'Associazione alla storica sentenza dello scorso martedì.

Il 15 ottobre 2013 il Tribunale penale di Gorizia ha pronunciato sentenza di condanna per il decesso del primo gruppo di 87 operai impiegati nello stabilimento di Monfalcone dei cantieri navali, morti con l’unica colpa di essere andati a lavorare. 13 sono le condanne, a carico della dirigenza aziendale, che arrivano ad un massimo di sette anni e sei mesi di reclusione. Sono state risarcite le parti civili: l’INAIL, la Regione, la Provincia di Gorizia, il Comune di Monfalcone, l’AEA di Monfalcone, la FIOM-CGIL, ovvero gli enti esponenziali degli interessi collettivi lesi dai reati oggi riconosciuti.
Purtroppo molte le assoluzioni per intervenuta prescrizione, a ricordare come per troppi anni – fino al 2008 - lo Stato non abbia saputo dare congrua risposta a quella che è e resterà la più grande strage di civili che il dopoguerra di queste terre abbia conosciuto.
La soddisfazione è grande per aver potuto portare a processo i responsabili di questa tragedia, di cui oggi è stata riconosciuta la colpa, nella consapevolezza - ribadita una volta di più - che questa condanna debba servire non a consumare una vendetta ma a riaffermare un semplice principio di giustizia, secondo cui la sicurezza e la dignità dei Lavoratori non possono essere subordinate a logiche di arido profitto. Su questa verità processuale va costruita la memoria storica di questo Paese e la coscienza di un Popolo, per guardare al futuro del mondo del Lavoro con maggiore e più adeguata attenzione.
Non dimentichiamo tutti i compagni di questa avventura, che è stata lunga, dolorosa, tormentata, ma che allo stesso tempo ci ha regalato emozioni profonde che hanno segnato la nostra vita, arricchendola: a titolo simbolico ricordiamo le iniziative di Massimo Carlotto e degli artisti che negli anni bui delle nostre rivendicazioni si sono avvicendati, affiancandolo, sul palco di “Amianto mai più”, che hanno permesso di tenere sempre alta l’attenzione sul dramma delle vittime dell’amianto di Monfalcone. Grazie agli uomini dello Stato che ci hanno ridato fede in esso dopo i lunghi anni passati a chiederne l’intervento: simbolicamente ringraziamo il dott. Deidda, il Presidente Napolitano e tutti gli uomini e le donne che dal 2008 in poi ci hanno restituito fiducia nella cosa pubblica, dedicandosi con passione, sacrificio e alto senso delle istituzioni alla ricostruzione di ciascun fascicolo delle vittime di questa strage. Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato a portare avanti il nostro obiettivo, sostenendo con passione le nostre rivendicazioni, con contributi umani o professionali grandi e piccoli.
Ma prima ancora, grazie a ogni Operaio che ci ha consegnato nelle mani la responsabilità, e l’onore, di chiedere Giustizia in nome suo; grazie ad ogni moglie, marito, compagna e figlio che ci hanno sostenuto e affiancato in questo che resterà uno dei percorsi più degni di essere vissuti della nostra vita.
L’unica battaglia che si perde è quella che si abbandona.
Amianto Mai Più, Il Direttivo     

Gli orrori della Caserma "Piave" di Palmanova nella documentata ricostruzione di Irene Bolzon

 Alessandra Kersevan, Irene Bolzon, Anna Di Gianantonio

Grande incontro organizzato in collaborazione con l'ANPI cittadina e sala affollata ieri sera nella nuova sede del Forum. Irene Bolzon ha presentato il suo libro dedicato alla terribile vicenda della Caserma Piave di Palmanova, campo di prigionia e tortura per partigiani, voluto dai nazisti ma gestito dai fascisti tra il settembre del 1944 e l'aprile del 1945. La ricercatrice ha ripercorso pochi mesi di storia, sottolineando il ruolo dei protagonisti: i responsabili del campo, con la loro inusitata ferocia repressiva culminata in torture degradanti; le vittime, tra le quali gli iniziatori e i principali esponenti dell'Intendenza Montes; i giudici dei  processi celebrati all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. Non è mancata un'ampia e documentata riflessione sulle relazioni intercorse tra i capi partigiani affiliati alla Brigata Osoppo e i conduttori della "caserma": tematica assai delicata e ancora portatrice di forti emozioni, come dimostrato dall'intenso e a volte appassionato dibattito che è seguito alla presentazione. Gli interrogativi di Anna Di Gianantonio e le puntuali osservazioni di Alessandra Kersevan hanno ulteriormente rimarcato la grande competenza della giovane studiosa, la quale ha concluso l'incontro augurandosi una maggior attenzione a un periodo e ad eventi della Resistenza friulana e italiana ancora poco frequentati dalla ricerca storica e dall'informazione divulgativa. Dopo averla ascoltata non si può che darle ragione!

mercoledì 16 ottobre 2013

Amianto mai più: una sentenza incoraggiante!

La sentenza relativa al processo per i morti da amianto riporta sul binario della giustizia una vicenda che - come giustamente è stato notato da autorevoli studiosi - ha provocato tanti danni quanto e più della tragedia del Vajont. Sembra dunque finito il tempo dei segreti industriali, delle accuse di strumentalizzazione politica rivolte a chi denunciava la congiura del silenzio, della solitudine nella quale per decenni i Comitati civici hanno cercato di strappare il velo dell'omertà e della paura. In questo primo passo il pensiero va inevitabilmente alle vittime delle polveri e alle loro famiglie, a chi ha combattuto strenuamente per raggiungere la tappa di ieri, a chi ha beneficiato di maggiore sicurezza grazie al sacrificio di tanti - monfalconesi, abitanti della bisiacheria e della Bassa Friulana - che sono morti quando avrebbero potuto e dovuto godere il meritato risposo dopo una dura vita di lotta e di lavoro. Un passo in avanti per tutti, un iniezione di fiducia in vista dei passi successivi...

martedì 15 ottobre 2013

Zakaj ne po slovensko? Una giovane testimonianza...

Nell'ambito delle schermaglie veteronazionalistiche dell'ultima settimana, fa piacere pubblicare la bella e saggia testimonianza di Eleonora Sartori:


Non riuscendo ad ignorare le sterili polemiche che regolarmente popolano i giornali circa i rapporti tra italiani e sloveni, chiedo a quei signori, amministratori o semplici cittadini, che non perdono occasione per alimentarle, se hanno vagamente idea di quanto poco i loro schemi siano condivisi dalla mia generazione: quella dei trentenni. A questi dirò di più: non solo non siamo minimamente offesi nel vedere un cartello scritto in due lingue, o nel venir salutati con un “dobro jutro” o un “dobar dan”, ma siamo profondamente convinti che il bilinguismo, parola tabù per molti di loro, sia un’opportunità che vogliamo cogliere per i nostri figli, anche se  nostri genitori non l’hanno colta per noi, ed è per questo che sempre più numerosi iscriviamo i nostri figli nelle scuole slovene, a partire dall’asilo nido.
Si tratta di una scelta impegnativa, ma di fatto obbligata per chi, come me, desidera che i suoi figli padroneggino la lingua utilizzata a due passi da casa, dal momento che nelle scuole italiane lo sloveno non è una materia curricolare.
Quante me ne sono sentita dire!: che non ho a cuore la mia cultura, io che ho frequentato il liceo classico Dante Alighieri e ne sono orgogliosa; che metterò in difficoltà i miei figli non potendoli aiutare nei compiti, io che nella mia carriera scolastica, durata ben 18 anni, sono sempre arrivata a buoni risultati arrangiandomi da sola; che non sono sensibile alle vicende avvenute in queste terre perché non mi hanno toccato direttamente, io che ho una nonna istriana con un figlio (che sarebbe mio zio) infoibato a 17 anni  e mai più ritrovato.
Cari signori, la mia generazione, abituata a viaggiare, a conoscere altre culture, vuole guardare avanti, non dimenticando quello che è stato, ma facendone tesoro affinché non accada più. Non vuole muri, fisici, mentali o linguistici. Non vuole precludersi la possibilità di conoscere la cultura dei suoi vicini di casa, apprezzandone la lingua e la letteratura.
Che voi lo vogliate o meno, Gorizia non è più una città divisa, ma una commistione di lingue e culture, in cui non esistono cittadini, lingue, scuole di serie A e B. Il mio augurio è che riusciate ad abbattere il vostro personale muro e partecipare a questo nuovo corso, scansando l’inevitabile: essere attori di un teatro in decadenza che parlano tra di loro di fronte ad una platea vuota.

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lunedì 14 ottobre 2013

Caserma Piave di Palmanova: al Forum si discute del passato e del presente

Uno dei più importanti centri di repressione della Resistenza della Bassa Friulana e dell'Isontino fu la caserma Piave di Palmanova. Odorico Borsatti, tenente di un plotone di volontari italiani e tedeschi e Ernesto Ruggiero, comandante della Milizia Difesa Territoriale ne furono i due rappresentanti più tristemente famosi. Si distinsero per rastrellamenti, torture, intimidazioni. Ricordiamo tra le vittime della loro violenza Silvio Marcuzzi, “Montes” di Fogliano, l'organizzatore della più grande intendenza della regione. Che fine fecero questi personaggi nel dopoguerra? Quale fu l'esito dei processi che li videro protagonisti? Che valenza può oggi avere il Museo della Resistenza che si vuole costruire nell'ex caserma?
Sono tutti temi trattati da Irene Bolzon, autrice del volume “Repressione antipartigiana in Friuli. La Caserma “Piave” di Palmanova e i processi del dopoguerra (edizioni Kappa Vu.)
La presentazione - organizzata dal Forum per Gorizia e dall'ANPI cittadino nell'ambito dell'approfondimento della storia del Novecento nei suoi aspetti meno conosciuti -  si terrà Giovedì 17 ottobre, alle ore 18, presso la sede del Forum, in via Ascoli 10.

Interverranno Irene Bolzon, storica e ricercatrice, Alessandra Kersevan, storica ed editrice del volume. Modererà l'incontro Anna Di Gianantonio.

I Cento Numeri di Isonzo Soča

 La copertina del numero 100 di Isonzo Soča
Il direttore Dario Stasi e l'architetto Diego Kuzmin nel corso della conferenza stampa

Una bellissima copertina annuncia il numero 100 del prezioso periodico Isonzo Soča: su uno sfondo di sacco, due bottoni, simili ma non sovrapposti, sono uniti da un nastro azzurro annodato ad una matita. Dopo un attimo di sorpresa, è facile riconoscere la cifra prestigiosa, "la due città" di Nova Gorica e Vecchia Gorizia, il fiume che le unisce e la matita della Redazione che trasforma gli auspici e le speranze in parole ed immagini. Con assolutamente comprensibile orgoglio il Direttore Dario Stasi e alcuni redattori della prima ora hanno raccontato oggi brevemente la storia del giornale in un'intensa conferenza stampa, soffermandosi in particolare sullo speciale traguardo di tappa. Contra factum non valet illatio, dicevano i medievali: l'evidenza è tutto l'enorme lavoro che sta dietro alla confezione di così tanti fascicoli. Direzione, redazione, ricerca storica accurata, grafica, presentazione pubblica, ricerca di finanziamenti, sollecitazione all'acquisto,  idee da far circolare... Tutto ciò non per una, ma per cento volte, circa quattro ogni anno. Tanto di cappello dunque, a un volontariato culturale e giornalistico di alta qualità, in grado di fornire al territorio un formidabile strumento di analisi e di proposta. E tanti auguri, affinché la rivista continui il suo cammino nella storia del Goriziano, anche ri-partendo da un nuovo e più ampio coinvolgimento del mondo sloveno, per informare  e far riflettere ancora più intensamente ed efficacemente i cittadini che abitano sulle rive dell'Isonzo/Soča.
ab

sabato 12 ottobre 2013

E’ solo questione di correttezza…

Si riceve da Igor Komel e volentieri si pubblica:
Il Kulturni dom di Gorizia è suo malgrado “parte in causa” nell'ultima recente sterile e non proficua polemica sul bilinguismo: infatti, la questione relativa al mancato utilizzo della sua palestra da parte delle scuole elementari con lingua d’insegnamento slovene Josip Abram di Piuma e Oton Župančič di Gorizia, riguarda soltanto la pura correttezza di rapporti tra le varie istituzioni. Il Comune di Gorizia infatti, a senso unico e senza nessun preavviso, dopo vent’anni di regolare utilizzo, non ha confermato la fruizione della palestra per l’attività motoria delle due scuole sopra menzionate per l’anno scolastico 2013/14. Il Kulturni dom, non direttamente informato dal Comune, è venuto a conoscenza di ciò tramite vie traverse soltanto il 26 settembre, ad anno scolastico già iniziato. Il Comune non ha ritenuto di dover informare della modifica e ora la palestra il lunedì mattina rimane inutilizzata. Informato adeguatamente e in tempo utile, il Kulturni dom sarebbe stato in grado di risolvere i problemi d’utilizzo della palestra a favore di altri istituti  richiedenti.
In merito alla polemica innescata, mi stupisce la dichiarazione del consigliere comunale Gentile: “Tanti bambini italiani sono senza palestra”. In altre parole, siccome i bambini italiani sono senza palestra, il Comune di Gorizia ritira i bambini delle scuole elementari slovene dalla palestra del Kulturni dom e li manda a occupare altre palestre nelle quali non c’è posto neppure per i bambini italiani? E' incredibile! Il nostro intento comune deve essere innanzitutto di salvaguardare l’educazione, anche l’educazione fisica di tutti i nostri bambini al di sopra dell’appartenenza etnica.
C’è ancora un ragionamento che mi conduce a esprimere un parere contrario alla decisione unilaterale del Comune di Gorizia. Sono infatti un “assiduo” sostenitore del “progetto culturale” che prevede: accanto a ogni teatro o centro culturale la costruzione di una palestra. E’ una questione di carattere educativo, perché i ragazzi hanno bisogno di trovare l’anello di congiunzione tra lo sport e la cultura. E’ nostro dovere rispondere a questa esigenza e trovare la giusta sintesi tra attività sportiva e culturale. Questo punto di vista deriva sicuramente dalla mia esperienza pluriennale presso il Kulturni dom, dove l’attività sportiva è in stretto contatto con quella culturale, in funzione di un evidente miglioramento della formazione delle nuove generazioni ed in sintonia con lo slogan “più cultura nell’attività sportiva e più attività sportiva nella cultura”. Auspico che anche gli amministratori pubblici locali siano almeno un po’ contagiati dai contenuti di questa febbre “cultural – sportiva” e che quando parliamo dell’educazione dei bambini vengano presi in considerazione anche altri contenuti e non soltanto quelli burocratici ed l’aspetto economico.
Con l’auspicio, che i rapporti tra le varie istituzioni cittadine siano corretti ed efficaci a favore della cittadini, porgo i più distinti saluti.

Igor Komel – Presidente del Kulturni dom di Gorizia


P.s.: Permettetemi di cogliere l’occasione per aggiungere ancora due brevi riflessioni a margine, in merito alle palestre pubbliche. La prima: gli enti pubblici dovrebbero riservare molta più attenzione alla manutenzione delle nostre palestre cittadine, dal momento che il loro degrado non ci fa onore… In riferimento alle toilette di Gentile, non mi importa se è scritto sulla porta “servizi – sanitarije – wc ecc”, ma mi importa - eccome! - chesiano pulite o adeguate per i servizi, in particolar modo per salvaguardare la salute dei nostri bambini e bambine.
La seconda: in riferimento al PalaBigot. E’ pericoloso, se non vietato per legge, vendere agli spettatori durante gli eventi sportivi bibite in lattina.

venerdì 11 ottobre 2013

Immigrazione: evaporate le emozioni, restano i problemi...

Se approvato, l'emendamento alla Bossi Fini proposto da alcuni parlamentari pentastelluti e approvato dalla specifica commissione, altro non è che la cancellazione di un'aberrazione morale quale il reato di clandestinità. Incredibile la performance della ditta Grillo/Casalegno che con il loro intervento contro i "propri" hanno certamente suscitato profondi moti di pentimento in molti ex speranzosi elettori.
In realtà l'emozione per i 300 caduti di Lampedusa sembra essere già svanita nel nulla e il dibattito sull'immigrazione non sembra aver compiuto alcun passo reale in avanti.
A livello nazionale la Bossi Fini, normativa che ha accentuato il rigore della precedente Turco Napolitano, nelle sue linee di fondo sembra essere inattaccabile: alla fine purtroppo le "larghe intese" potrebbero al massimo portare a qualche leggero emendamento, per esempio sui tempi di permanenza nei Centri di Identificazione ed Espulsione, per il momento procrastinabili fino a 18 mesi (detto in altri termini: oggi in Italia ci sono persone recluse per un anno e mezzo in strutture ben più ristrette delle carceri, non per scontare una pena ma solo per definire le procedure burocratiche di identificazione!!!).
A livello locale, mentre il centro sinistra regionale non sembra trovare la dritta per sostenere senza se e senza ma la chiusura del Cie di Gradisca, il consigliere pdl (si dice ancora così?) Ziberna riesce - abilmente - a rubare la scena e ad accreditare l'idea secondo la quale i Cie non devono essere chiusi, ma "umanizzati". Se, come possibile, passasse la sua linea, si spegnerebbe anche l'ultima speranza di vedere abbattuto la triste muraglia dell'ex Polonio di Gradisca.
In realtà il tema è assai complesso e il dibattito politico non sembra voler procedere dall'ammissione di alcuni dati di fatto: in un contesto di così evidente disuguaglianza economica e sociale l'immigrazione massiva è inevitabile; i traffici di persone sono gestiti dalle mafie internazionali, talmente potenti da rendere impossibile qualunque tentativo di arginarle; ammesso e non concesso che questa sia una soluzione del problema, il tanto invocato "aiutiamoli a casa loro" va di pari passo con il record negativo di fondi investiti dagli Stati (in particolare l'Italia) nella cooperazione allo sviluppo.
E allora? Allora se si procede da queste immediate constatazioni i casi sono due: o si presidiano militarmente le acque territoriali e si offre un buon sedativo mediatico alle coscienze in modo che ci si possa dimenticare in fretta la morte di decine di migliaia di poveracci nel fondo del Mediterraneo; o si attua una politica di libera circolazione delle persone, gestendo direttamente e legalmente i flussi migratori contestualmente alla costruzione di una politica europea del lavoro, dell'accoglienza e dell'integrazione.
Tertium non datur, il resto sono stucchevoli lacrime di coccodrillo o razzisti "però:.." posposti alla classica frase "non ho nulla contro gli stranieri,..."
ab

lunedì 7 ottobre 2013

Cosa ne pensi delle riforme costituzionali? Un sito per partecipare alla discussione...

Purtroppo è in scadenza, ma è un'iniziativa interessante, segnalata da Elena Fontanini. Chi desidera ha ancora un giorno per partecipare e far sentire la propria voce in questa proposta di democrazia diretta, riguardante le riforme costituzionali e la difesa della Carta. Questa forma di democrazia è poco diffusa: potrebbe essere uno degli strumenti per riavvicinare i cittadini alla politica? Per partecipare eper ricevere ulteriori delucidazioni si può entrare nel sito: www.partecipa.gov.it

L'incidente sul lavoro al parco commerciale di Villesse

L'altro ieri un giovane operaio è caduto da una delle impalcature che circondano il costruendo nuovo centro commerciale di Villesse. Non se ne è parlato molto: sette metri di volo, un incidente sul lavoro le cui cause sono in corso di accertamento. Certo è che la costruzione procede con una rapidità straordinaria, in pochi mesi si è passati dal nulla alla vigilia dell'inaugurazione. In certi casi, la fretta non è una buona consigliera, come evidenziano i ponti di accesso all'Ikea, finiti a tempo record ma già più volte oggetto di manutenzione e rifacimento. Non sia mai che la scadenza del 21 novembre, già da lungo tempo proclamata e dipinta sulle stesse impalcature, non diventi motivo di un'accelerazione pericolosa anche per ciò che concerne la sicurezza dei cantieri. Un pensiero e un augurio di guarigione al lavoratore coinvolto nell'incidente.
ab

Ettore "camerata"?!?

Cosma, in un articolo pubblicato pubblicato oggi sul quotidiano locale, chiama “camerata” il sindaco Romoli. Camerata, come si chiamavano durante il regime fascista che entrambi, evidentemente, ricordano con affetto e nostalgia. Passi Cosma che ormai è un privato cittadino e può chiamarsi come gli pare, ma spero che il sindaco dell'intera città di Gorizia, rispedisca al mittente lo sgradevole epiteto, che in questa città ricorda ad esempio la persecuzione degli sloveni. Se non lo farà, d'ora in avanti potremo chiamare il primo cittadino non più unoetrino, ma, appunto, camerata Ettore e salutarlo con lo sbattere degli stivaloni (attrezzarsi) e con il saluto romano, Eia, eia, alalà! ( non Allah, che i nostri sono cristianissimi, almeno in periodo elettorale) 
adg

domenica 6 ottobre 2013

Parchi commerciali e ricadute ambientali/occupazionali: l'incontro di Villesse

Si è svolto ieri sera nella sala civica di Villesse, con grande partecipazione di cittadini, l'incontro pubblico promosso da Comitato No Smog Villesse, Forum Gorizia e WWF Isontino, sul tema “Grande distribuzione... quanto ci costi? Consumo di suolo e proliferazione dei centri commerciali nell'Isontino e nella Bassa Friulana”.
I giovani urbanisti Enrico Buscato e Alberto Fabio, che hanno svolto degli studi proprio sugli Factory Outlet Center e sull'Ikea, hanno messo in evidenza i meccanismi che inducono i comuni ad accettare di buon grado questi enormi insediamenti sul loro territorio: le compensazioni economiche ai comumi, le opere compensative, gli oneri urbanistici, l'IMU. L'Outlet di Aiello, ad esempio, porta al Comune 65.000 euro all'anno di sola IMU, non poco per l'amministrazione di un paese. Il Piano regionale per la grande distribuzione imponeva delle soglie alla crescita delle aree commerciali, ma anche questo – pur blando – controllo è venuto a cadere con il Decreto Monti del 2012, che liberalizza totalmente il settore e lascia mano libera ai comuni, quasi sempre poco attrezzati per far fronte all'organizzazione di grandi multinazionali.
Ilaria Costantini, delle FILCAMS CGIL Gorizia, ha denunciato la mancanza di dati certi sulle ricadute occupazionali del nuovo parco commerciale villessino. Non c'è alcun dialogo tra sindacato e direzione del parco commerciale e non c'è alcuna garanzia che i nuovi assunti saranno della zona. Anzi, i nuovi marchi che si insedieranno nell'area commerciale, sicuramente utilizzeranno per l'avvio dei nuovi punti vendita personale esperto, già occupato all'interno dei loro gruppi. Tra i nuovi assunti a tempo determinato si vedrà dopo Natale e dopo l'”effetto novità” quanti saranno confermati e quanti no. Oltre alla quantità di posti di lavoro bisogna considerare anche la qualità dei nuovi contratti: quanti part time e quanti full time? Quante donne? Quanti rinnovi nei contratti a termine? Quali servizi per i lavoratori e soprattutto per le lavoratrici? Altri insediamenti sposteranno semplicemente la loro attività e i relativi lavoratori, come il caso dell'IperCoop di Gradisca, e andranno valutati gli impatti sul piccolo commercio.
Del destino degli spazi commerciali più piccoli, che saranno “cannibalizzati” dal nuovo enorme parco commerciale, ha parlato Gianluca Devido, urbanista del WWF FVG: insediamenti come quello di prossima apertura a Villesse sono definiti “centri commerciali killer”, che costringono alla chiusura altri centri minori oltre ai piccoli negozi del tessuto urbano in una vasta area. I risultati sono la chiusura di centri commerciali minori, la chiusura di negozi di vicinato con perdita di tessuto sociale e la trasformazione dei centri urbani in città dormitorio, aree artigianali abbandonate da imprese colpite dalla crisi e – nel nostro territorio – anche molte caserme. Gli spazi che restano inutilizzati sono definiti “zone grigie”. Altri paesi, come Gran Bretagna e USA, hanno già passato questa fase e hanno cercato di riutilizzare questi edifici per palestre, scuole o altre attività economiche innovative. In Italia non ci sono ancora idee su come affrontare questi aspetti e sarebbe utile chiedere già ora quale destino avranno le aree commerciali di Villesse una volta esaurito il loro compito.
Infine Tommaso Montanari, del Comitato No Smog e consigliere comunale di Villesse, ha proposto un confronto tra il paese del 2006, già dotato della zona industriale più grande della provincia in rapporto alla popolazione (peraltro costruita lungo l'Isonzo in aree di tutela paesaggistica) e in espansione lungo l'asse viario, con la Villesse del 2013. L'intera area residenziale del paese misura 49,7 ettari, il parco commerciale ne coprirà da solo 45,8, quindi un raddoppio delle aree urbanizzate. Tra le conseguenze la cosiddetta viabilità di servizio, che dal 2008 è ancora in fase di cantiere e ha causato numerosi incidenti e l'aumento di inquinamento da traffico, un aspetto largamente sottovalutato dalle amministrazioni locali. Anche la promessa di un'area verde di 20.000 metri quadri nell'ambito dell'area commerciale è svanita con il progetto di ampliamento. L'inadeguatezza del piccolo comune nell'affrontare una contrattazione con la grande multinazionale, con la modifica degli strumenti urbanistici secondo le esigenze del gruppo commerciale, è alla fin fine un problema di democrazia e di impossibilità da parte della popolazione di partecipare – o anche solo di controllare – la pianificazione del proprio territorio.
Nel corso del vivace dibattito è emerso che i valori immobiliari dell'edificato esistente a Villesse non ha subito quegli incrementi che erano stati preannunciati, in quanto i lavoratori del mega-centro non saranno in grado di acquistare una propria abitazione.

Tra i presenti qualcuno si è chiesto se la via giusta sia – come hanno sostenuto tutti i relatori – di togliere le competenze ai comuni per assegnarle alla regione, che ha una visione d'area vasta, se già oggi in Friuli Venezia Giulia risultano insediamenti commerciali capaci di servire una popolazione di 7 milioni di abitanti. Quindi tutti i relatori si sono trovati concordi nel sostenere che del nuovo insediamento commerciale il territorio non ha alcun bisogno.

ATTENZIONE: Qui gli appuntamenti del Forum in ottobre

Per qualche motivo non si riescono più ad inserire gli avvisi nella parte destra della pagina. In attesa di risolvere il problema, viene cambiata la grafica storica del blog e vengono proposti qui gli appuntamenti principali che il Forum propone per il mese di ottobre:

Giovedì 10 ottobre, ore 18: riunione ordinaria del Forum per Gorizia, per preparare le iniziative di ottobre e programmare quelle di novembre.

Giovedì 17 ottobre, ore 18: per la serie "Storia del Novecento", presentazione del libro Repressione antipartigiana in Friuli. La Caserma Piave di Palmanova e i processi del dopoguerra. Sarà presente l'autrice, Irene Bolzon.

Mercoledì 23 ottobre, ore 18: La Rivoluzione di Francesco? Analisi dei primi sei mesi di un Pontificato sorprendente. Con Andrea Bellavite, Giuseppe Cingolani e Paolo Lorenzon.

Mercoledì 30 ottobre (da confermare): Cosa significa essere vegani?

sabato 5 ottobre 2013

Gli stalli incompleti di via Favetti

Scrive Manuela Botteghi:
Mentre venivano segnati gli stalli per i parcheggi in via Favetti, è probabile sia finita la tinta bianca così da impedire il completamento  del lavoro, lasciando un po’ perplessi gli abitanti della strada del centro cittadino. La  Polizia Locale non ha potuto aiutarli, essendo all’oscuro del lavoro che si stava lì compiendo, definito da una pattuglia di passaggio, in modo colorito e poco lusinghiero.  Infatti  i segni  degli oscuri “artisti di strada”, contraddicono quanto indicato dalla segnaletica verticale, i cartelli insomma. L’altra sera in Consiglio Comunale abbiamo chiesto lumi all’Assessore competente il quale a sua volta li ha chiesti al Comandante della Polizia Locale, che di fronte alla nostra prosaica domanda “si può parcheggiare al di fuori degli stalli  nel rispetto della segnaletica verticale senza essere multati?” ha sibillinamente  dichiarato che si cercherà di non alimentare il contenzioso. Suggeriamo agli automobilisti che vorranno sostare in via Favetti di munirsi di un “kit per l’autodeterminazione” degli stalli  così dopo aver incautamente  o fiduciosamente parcheggiato l’auto ,  potranno disegnare loro stessi il proprio stallo per  poi inviare il conto al Comune, che invece di irrogare  una sanzione potrebbe pagarli, patto di stabilità permettendo.

venerdì 4 ottobre 2013

Lampedusa: onore ai caduti e quanto dolore!

La strage di Lampedusa. Un pensiero ai morti e alle loro famiglie. La condivisione delle autorevoli parole di vergogna e orrore pronunciate in queste ore. La constatazione che le prime pagine dei giornali sono riempite da questa notizia per le dimensioni e per la visibilità del disastro: le altre trentamila vittime sprofondate nel Mediterraneo, lontano dalle coste europee, negli ultimi anni, non hanno ricevuto lo stesso trattamento. E infine la domanda: oltre l'indignazione e la pietà, esiste un livello politico in grado di affrontare concretamente il tema dell'immigrazione irregolare ottemperando alle esigenze complementari di accoglienza della persona e di convivenza nella legalità? Purtroppo le leggi finora emanate e il livello dell'attuale dibattito su un tema così importante e delicato portano a una risposta precisa: "no!" Non esiste un livello decisionale in grado di affrontare consapevolmente e in modo coordinato la situazione. Per questo purtroppo si è facili profeti nel pensare che quella di questi giorni non sia l'ultima sciagura e che i reiterati "mai più!" altro non siano che accorati, sostanzialmente inutili appelli.

giovedì 3 ottobre 2013

Svolta storica nella nuova maggioranza delle larghe intese?

Svolta storica nella nuova maggioranza delle larghe intese? Messo all'angolo Berlusconi nella sceneggiata che ha causato nuovi danni economici all'Italia con l'aumento dell'IVA, la novità sarebbe la “nuova destra” deberlusconizzata con Alfano, Cicchitto, Quagliariello e Formigoni: i responsabili. Una maggioranza che si appresta a governare, con questi personaggi, la crisi più devastante del dopoguerra senza nessuna idea se non quella che bisogna agganciare la ripresa. La stabilità è la parola d'ordine. Invece ci sarebbe bisogno di discontinuità con i rottami di tutte le repubbliche abbarbicati allo scranno di parlamentari. Vediamo nuovamente in TV l'ex governatore della Lombardia, inquisito, che si atteggia a portabandiera dei popolari europei. Il congresso del PD appare già ipotecato dalla necessità di far durare Letta per un bel po', ogni appello riformista sarà messo a tacere dalla necessità di non disturbare il manovratore. Se il PDL se la passa male, il PD non credo possa essere molto contento, soprattutto guardando ai suoi elettori e ai suoi iscritti, in numero sempre minore. 
adg