sabato 31 agosto 2013

Il ritorno di Smilla e Paolo

E domani al festival vegetariano ritornano a Gorizia Smilla e Paolo, al termine del loro straordinario viaggio, in giro per l'Italia sul sidecar Ronzinante. Per sapere cosa hanno combinato basta cliccare lo specifico link a lato. Non si e' trattato solo di un viaggio di piacere, neppure di un record - uomo e cane insieme per qualche migliaio di chilometri - ma di una sequela di incontri e di una pioggia di importanti messaggi: si sono battuti per far conoscere la situazione grama di tanti animali, ma hanno anche messo in luce la drammaticita' della detenzione degli esseri umani. Ne hanno parlato i piu' importanti giornali nazionali, del resto il racconto di viaggio (scritto dalla cagnetta Smilla!) e' toccante, delicato e significativo: veramente da non perdere come l'incontro, domani sera, in Piazza Vittoria. Proposta a latere: una breve tappa, nei giorni successivi, davanti al Cie di Gradisca, in questo momento difficile?
ab

Festival vegetariano, segni e simboli di una bella Gorizia futura

Il festival vegetariano continua. E' una dimostrazione di cosa e quanto puo' realizzare una citta' quando si verificano alcune condizioni. No, non ci si riferisce ai finanziamenti, la "tre giorni" ai cittadini costa relativamente poco, grazie a una singolare collaborazione fra pubblico e privato. Vincenti invece sono la capacita' di unire l'alta qualita' di prodotti di nicchia con la bonta' di una proposta culturale difficilmente equivocabile. Accompagnati dal profumo dei migliori "gusti" del mondo vegetariano e vegano, si alternano nelle strutture a tenda figure molto rappresentative dell'ambientalismo e del pacifismo italiani. Ma vincente e' anche l'intraprendenza di un imprenditore - Massimo Santinelli - e dei suoi collaboratori in grado di far convergere da tutta Europa su Gorizia concrete attenzioni e potenzialita': la formula Biolab e' da studiare e riprendere, come un esempio virtuoso nel cuore di una citta' decisamente in difficolta'. In attesa della convergenza, domani, anche del festival del Folklore in piazza Battisti, non si puo' che elevare una grande lode e un grande grazie agli organizzatori e ai "lavoratori" che hanno ideato e realizzato il Festival vegetariano. Bravi!
Andrea Bellavite

venerdì 30 agosto 2013

Complimenti a Carlo Rubbia, anche se...

Il nome di Carlo Rubbia onora Gorizia: tra i quattro neo-nominati senatori a vita c'è anche lui, insieme ad Abbado, a Piana e alla Cattaneo. Tutti personaggi che in vario modo hanno dato prestigio all'Italia e che ora ottengono il singolare privilegio di far parte a tutti gli effetti del Senato della Repubblica. Congratulazioni vivissime ai prescelti, in particolare all'illustre concittadino.
Restano le perplessità sull'istituto costituzionale del "senatorato a vita" e non possono essere cancellate dal grado di saggezza dei "chiamati" dal presidente di turno. Altrimenti converrebbe ricorrere subito al buon Platone e costituire una probabilmente poco efficace, ma sicuramente assai poco democratica "Repubblica dei Filosofi"...
ab

Serena Pellegrino nuovamente al CIE: consolati e ambasciate non fanno quanto potrebbero

Volentieri si pubblica il seguente comunicato stampa, dalla deputata Serena Pellegrino di nuovo in visita al Cie di Gradisca d'Isonzo:
Prosegue la protesta degli immigrati del CIE di Gradisca d’Isonzo: nuovamente il tetto del Centro è l’unico palcoscenico possibile per rappresentare la reazione contro l’attuale situazione. Acuitasi dopo che uno degli ospiti, da 16 mesi rinchiuso al CIE, si è visto prorogare di ulteriori 60 giorni la sua permanenza. “ Ci sono persone che trascorrono quattro, cinque anni in carcere senza che le pratiche di riconoscimento, nel loro paese, vengano nemmeno iniziate”:
Lo afferma l’on. Serena Pellegrino (SEL) dopo un’ulteriore visita , ieri sera, al CIE di Gradisca.
“I consolati e le ambasciate non fanno quanto potrebbero. O forse – si chiede Pellegrino - se dopo 14 mesi non sono riusciti a “riconoscere” un proprio cittadino il problema  è che non lo vogliono riconoscere?”
E riportando i contenuti del dialogo con gli immigrati, Pellegrino spiega: “ Di scendere dal tetto non se ne parla. Il coro è unanime: non più di sei mesi di trattenimento. Queste sono persone, la legge li definisce ospiti: ritardi di questa portata sono inaccettabili.”
“ La mia interpellanza urgente sulla questione CIE  di Gradisca – conclude -  è sul tavolo del Ministro dell’interno Angelino Alfano: sono certa che a breve se ne occuperà.”

In bocca al lupo, Matteo Oleotto...

Sta per essere presentato alla Settimana della Critica del Festival del Cinema di Venezia, "Zoran, il mio nipote scemo", opera del giovane regista goriziano Matteo Oleotto, produzione italo/slovena curata da Transmedia. La vicenda, toccante delicata e coinvolgente, ha già suscitato ampi consensi, al punto che i più importanti critici italiani hanno già sottolineato il valore di questo e di altri film cosiddetti "esordienti". La storia è "girata" in parte anche a Gorizia e dintorni, approfondita e originale interpretazione della realtà di un confine fisico e mentale. La Cultura cittadina, che in questi ultimi anni deve a Transmedia un'enorme gratitudine, si trova rappresentata in uno dei templi internazionali del Cinema: e non solo da Tinto Brass, definito dal Piccolo "regista goriziano" in quanto nipote del nonno Italico, il noto pittore a cui è dedicata anche una via; ma da un giovane nato e cresciuto in Gorizia, riconosciuto come una delle più promettenti realtà del cinema italiano. Matteo Oleotto, a metà strada tra l'impegno di Venezia e quello della settimana successiva a Portorož, parlerà del suo film martedì 10 settembre alle ore 18, nella nuova sede del Forum per Gorizia, in via Ascoli 10/a.

giovedì 29 agosto 2013

Una giornata di silenzio

Quella di oggi è una giornata di silenzio per Gorizia: una persona che "parte", a diciassette anni, semina in tutti - conoscenti o meno - una selva di interrogativi. Probabilmente non c'è nessuna adeguata risposta, almeno a livello razionale. Per questo non ci si può che inchinare di fronte al grande Mistero della Vita e stringersi con profonda umana solidarietà ai suoi cari.
ab

mercoledì 28 agosto 2013

Importante incontro con due rappresentanti delle donne vedove di guerra del Kosovo

Ospiti del Forum per Gorizia, in via Ascoli 10/A saranno in città lunedì 2 settembre alle 18 alcune vedove dell'associazione vedove di guerra di Krusha e Vogel in Kosovo: desiderano divulgare il frutto del Progetto di cooperazione realizzato assieme a Comitato pace convivenza solidarietà Danilo Dolci, a Ipsia - Acli ed a Ipri - rete Corpi civili di pace con la Regione Friuli Venezia Giulia, intitolato "Le donne di Krusha per lo sviluppo di comunità".
IPRI - Reteccp (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Rete Corpi Civili di Pace) svolge attività di prevenzione e trasformazione nonviolenta dei conflitti in Italia e all'Estero ed ha fatto parte anche nel periodo bellico della Campagna Kossovo per la Riconciliazione.  Qualche anno fa è stato impostato il progetto "Prendere in mano il proprio futuro: aiuto allo sviluppo economico dal basso delle Vedove di Krusha e Madhe (Krusha grande). Il progetto è servito a migliorare la produzione di Ajvar - vincitore di molti premi qualità - razionalizzando il lavoro dell'associazione, costituitasi nel frattempo in cooperativa.
È stato quindi impostato un secondo progetto, con capofila il Comitato pace convivenza e solidarietà "Danilo Dolci" di Trieste a vantaggio della “Shoqata e grave fermere Krusha e Vogel” (associazione
delle vedove di Krusha piccola) per l'emancipazione e il reinserimento sociale di vedove ed orfani di guerra, attivi con la raccolta e lavorazione del latte e l'artigianato tessile tradizionale.

lunedì 26 agosto 2013

Valichi di confine: l'ennesima occasione perduta...


Ho letto sul Piccolo che i valichi stanno andando in pezzi. A parte il Rafut, utilizzato per altri scopi che quelli storici, S. Pietro, Merna, S. Gabriele sono luoghi abbandonati e in degrado. Decine di volte in consiglio comunale abbiamo detto come i valichi dovrebbero essere valorizzati, a cosa potrebbero servire se in questa città ci fosse una classe dirigente in grado di difendere Gorizia da un declino che è sotto gli occhi di tutti.Ma noi non siamo della tribù dei Romoli, nè loro alleati o clienti, siamo irsuti Sanniti dalla lingua barbara, quindi qualsiasi cosa diciamo, la risposta è no. Mentre si sarebbe potuto mettere in piedi un progetto europeo su un'idea come la valorizzazione dei valichi e magari farci lavorare qualche studente di architettura o scienze diplomatiche. Avete visto come Palmanova valorizza la Caserma Piave, facendola diventare Museo regionale della Resistenza? Certo noi tanto non potremmo fare, ma la valorizzazione didattica dei valichi avrebbe potuto fornire un esempio in regione e, azzardo, forse anche la presidenza della repubblica avrebbe potuto essere interessata al progetto.
Ma noi invece abbiamo un centro destra  che è così sagace da tollerare un sindaco uno e trino, con tre incarichi importanti e contemporanei, quando la cultura in città è una delle pochissime risorse su cui si potrebbe contare e su cui investire idee e risorse. adg

Vse najboljše, Boris Pahor...

Un pensiero e un grande augurio a Boris Pahor: 100 anni assai ben portati, attraverso le più drammatiche svolte del "secolo breve" e nell'impegno di una straordinaria testimonianza umana e artistica. L'autore sloveno, i cui testi sono stati tradotti dalle più importanti case editrici mondiali, è un amico di Gorizia, spesso protagonista di presentazioni di libri, conferenze e dibattiti. I quotidiani della zona, in particolare Primorski Dnevnik e Primorske Novice, gli dedicano molto opportunamente un intero "speciale" che ripercorre le tappe della sua esistenza e della sua carriera letteraria. E' bello sentirsi accanto ai "grandi vecchi" per trovare nelle loro parole conforto e invito all'impegno per un futuro migliore... Auguri, vse najboljše!

domenica 25 agosto 2013

Uomini del centro destra, abbandonate il vostro Capo!

Chi si attendeva una sorpresa dalla fine dell'estate, ovvero le dimissioni volontarie dell'arcoretano condannato in Cassazione oppure il rinsavimento di qualche suo "caporale", e' rimasto (finora) clamorosamente deluso.
Sembra che tutto orienti a un "muoia Sansone con tutti i filistei" dalle consegunze imprevedibili, tanto piu' che le alternative alla situazione attuale sembrano alquanto incerte. Un qualcosa di incredibile, che fa pensare al finale tragico del "Caimano" del visionario Moretti (che ha "azzeccato" perfino le dimissioni del Papa!): un uomo solo e' in grado di concentrare tutta l'attenzione dei media e della politica nazionali, in tempi drammatici per il Paese e piu' in generale per tutto il mondo.
Chi puo' parlare parli: una grazia, un'amnistia, una concessione del diritto di rimanere in Parlamento suonerebbero per gli italiani come una deligittimazione di uno dei poteri costituzionali dello Stato e un travisamento del principio dell'uguale dignita' di tutti i cittadini davanti alla Legge. Non si andrebbe incontro a una crisi di Governo, ma a un vero e proprio insulto alla Costituzione.
L'appello riguarda le persone piu' ragionevoli del Centro Destra: uscire dalla logica dei prezzolati (finanziariamente o politicamente) giochetti di potere per evitare all'Italia una vergogna piu' grande di quelle che negli ultimi vent'anni ha dovuto sopportare...
ab

Iniziato il taglio dei "premi produzione"

La Giunta Regionale del fvg "taglia" i premi relativi al "raggiungimento degli obiettivi". Nell'ambito della razionalizzazione delle spese e di una maggior equita' nella distribuzione degli stipendi, sono iniziate le cancellazioni di cio' che evidentemente anche i nuovi vertici regionali ritengono poco opportuno, particolarmente in tempi come quelli attuali. Il "taglio" per ora riguarda solo gli stipendi piu' bassi tra quelli che spettano ai dirigenti regionali, ma sembra proprio che l'indirizzo sia quello di porre dei tetti reali anche alle quote piu' elevate. Bravi Serracchiani e company, se ci riescono: da qualcuno saranno tacciati di qualunquismo, ma la stragrande parte dei cittadini non potra' che applaudire...
ab

sabato 24 agosto 2013

Cosa sta accadendo veramente in Siria?

Dalla Siria arrivano notizie sempre più terribili, l'ultima la strage di donne, uomini e bambini con il gas nervino. I "numeri" dell'esodo sono biblici: si parla di milioni di persone in fuga dalla guerra civile, di un'emergenza umanitaria senza pari.
Al di là dell'ovvio orrore e delle immancabili parole e preghiere di circostanza "perché sia scelta la via della pace e non della guerra", la realtà è che la stragrande maggioranza delle persone che vivono in Occidente non ha alba di che cosa stia realmente accadendo. Si assiste al realizzasi di alleanze inedite tra frammenti "ribelli" di Al Qaeda e infiltrati delle potenze tradizionalmente ad essa nemiche, a notizie diffuse con grande enfasi e dopo breve tempo smentite, al fenomeno di giornalisti "tacitati" nei rari tentativi di oltrepassare la mera cronaca degli avvenimenti quotidiani.
Cosa sta realmente accadendo? Davvero è in gioco l'intero sistema mediorientale? Chi preme fortemente per una guerra generale dalle conseguenze imprevedibili (la Siria confina con Israele, ha un esercito ben preparato rispetto a quello iracheno o libico, per un disastro in terra vicina bastano missili a ben corto raggio...)? E chi invece tenta di evitare un conflitto, cercando con grande difficoltà di trovare un equilibrio in uno scacchiere volutamente confuso?
Gli stracciamenti di vesti sono troppo simili a quelli che hanno preceduto la funesta guerra in Iraq per non nutrire qualche dubbio sulle reali intenzioni delle parti in gioco: finita (male) l'obamiana "primavera araba", non si ritornerà alle (terribili) bushiane "guerre infinite"? E l'Italia? E l'Europa? Che ruolo hanno o proprio non hanno, in questo ennesimo conflitto mediterraneo?
Ecco accanto alla scontata e abbastanza inutile solidarietà con chi soffre, l'invito a cercare e a segnalare - anche su questo blog - link e siti in grado di fornire un'informazione più accurata e meno "di parte" di quella che domina nelle principali agenzie di stampa planetarie. Per esempio, tra quelli indicati nella colonna a sinistra, Articolo 21, Misna o Un ponte per...
ab

venerdì 23 agosto 2013

Festival vegetariano, nella top ten degli eventi goriziani...

Fine agosto all'insegna dell'internazionalità e dell'originalità, quest'anno a Gorizia.
La prima è data dal puntuale ritorno del Festival del Folclore, con la consueta parata dei gruppi provenienti da ogni angolo del mondo. Si tratta di una kermesse un po' datata - chi è sopra gli "anta" ricorda senz'altro lo stesso format ammirato con gli occhi di bambino - ma rimane pur sempre una bella occasione che la Pro Loco mette in piedi regolarmente, anche in tempi di chiusura dei rubinetti da parte dei tradizionali sponsor. Non sarebbe male pensare a un rinnovamento della forma - magari allargando il "pacchetto" degli enti organizzatori, valorizzando ancor di più la sostanza di gioioso e festoso incontro tra rappresentanti qualificati del folclore dei popoli e delle nazioni.
Rinnovamento di cui invece non ha certo bisogno l'originalissimo Festival Vegetariano, in scena tra Piazza Vittoria e dintorni tra il 30 agosto e l'1 settembre. Formula quanto mai felice, enorme ma efficace sforzo organizzativo, il Festival già al terzo tentativo raggiunge la top ten della classifica degli eventi più significativi della vita cittadina (gli altri nove - a pari merito - sono, secondo il parere e i del tutto discutibili gusti di chi scrive, il Festival della sceneggiatura "Amidei", la rassegna storica E' Storia, la straordinaria rassegna teatrale "Altre Espressività" e la rassegna internazionale di teatro "KOMIGO" promossa dal Kulturni Dom, il concorso di canto corale "Seghizzi", il Festival Internazionale di chitarra classica "Progetto Mercatali" (non vengono citate le pagine goriziane del Festival di Musica Cortese solo perché esso viene svolto in diverse località del Fvg), la rassegna di cinema di montagna Montifilm curata dalla sezione di Gorizia del Club Alpino Italiano, i convegni internazionali curati dall'Icm e la storica fiera di Sant'Andrea).
Complimenti agli organizzatori, capaci di unire la sensibilità vegetariana e vegana a una precisa proposta autenticamente politica: nomi d'eccezione dal panorama dei movimenti per la pace, per la salvaguardia dell'ambiente e per una comunicazione a misura d'uomo; scelte coerenti anche nei particolari, come ad esempio nei "coperti" biodegradabili e nella rigorosa attenzione alla differenziazione dei rifiuti. Bravi davvero, per il programma e le proposte si consulti la pagina internet segnalata a fianco.
Andrea Bellavite

giovedì 22 agosto 2013

Le contraddizioni del Meeting di Rimini

Ogni anno la stessa storia. Da 33 anni il Meeting per l'amicizia dei popoli porta a Rimini centinaia di migliaia di persone: mostre, intrattenimento, conferenze, incontri con i principali esponenti mondiali della contemporaneità. Il tutto nasce, nel 1980, nell'ambito del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, anche se l'evento in quanto tale ha sempre rivendicato una propria - in effetti non molto evidente - autonomia: l'obiettivo iniziale era la traduzione in termini autenticamente culturali dell'"appartenenza cattolica", intesa in senso letterale come dinamica di una fede aperta alla totalità dell'essere. Non a caso sui palchi del meeting si sono alternati autorevoli personaggi della Chiesa - tra essi Giovanni Paolo II - ma anche esponenti di altre religioni - tra i tanti, il Dalai Lama - e di concezioni del mondo non legate a una forma religiosa o a una delle "vie" dell'Oriente.
Fin qua niente da eccepire, un'organizzazione accurata e un esercito di volontari riescono a sopperire alle notevoli difficoltà di coordinamento di un così grande numero di persone.
Quello che ogni anno "sfonda" l'universo mediatico è soltanto l'aspetto politico, intendendo con tale aggettivo la mera gestione del Potere: l'evento diventa vetrina per i diversi esponenti dell'attuale "teatrino" per mettersi in mostra, ricevere un buon pacchetto di incoraggianti ovazioni, intrecciare alleanze ed accordi finalizzati ad assicurarsi una notevole "fetta" di elettorato. Naturale che dopo i "passaggi" dei vari Letta, Schifani e compagnia bella (si fa per dire) i quotidiani non abbiano altro da riportare che le incerte prospettive di un Governo legato mani e piedi al destino dell'arcoretano (insieme e anche grazie a Formigoni nel passato entusiasta sostenitore di Cielle, oggi presenza/assenza un po' ingombrante per il popolo che fu cattoforzitalista).
Un vero peccato: un avvenimento nato per leggere il presente con l'aiuto di occhi esperti e competenti, viene ridotto di fatto a una neanche troppo eclettica "festa di partito", nella quale "tutti gli uomini del Presidente" preannunciano il loro modo di pensare l'autunno.
Gli organizzatori del meeting - che ripetono il ritornello del travisamento delle intenzioni - non sono così sprovveduti da non sapere che senza "politici" la rilevanza mediatica sarebbe quasi del tutto cancellata: e senza di essa sarebbero cancellati i cospicui finanziamenti di cui una manifestazione di tali dimensioni ha bisogno. Ecco spiegata la presenza tra gli sponsor del Porto di Trieste (di cui al post precedente) e l'impiego dei soldi pubblici...
Da decenni la stessa storia: un grande messaggio di pace ridotto al silenzio e dedicato soltanto ai più o meno già convinti partecipanti; una grande visibilità mediatica riservata ai Potenti del momento.
Ancora una volta ha prevalso il modello machiavellico che ha portato Cielle nel cuore del sistema politico/economico italiano e - fino a qualche mese fa - anche vaticano. Il fine giustifica i mezzi. Ma mortifica la speranza e le idealità...
Andrea Bellavite

mercoledì 21 agosto 2013

Il meeting di Rimini e il porto di Trieste...

Il meeting di Comunione e Liberazione, tra gli altri sponsor, annovera l'Autorità portuale di Trieste (!) che ha appena ricevuto dal ministro delle  infrastrutture Maurizio Lupi 32 milioni di euro per il porto triestino. Marina Monassi, alla guida dell'Autorità, ha dunque deciso di sponsorizzare l'evento. Si badi che i fondi che Lupi ha dato sono pubblici! Quelli della Monassi pure! Come pubblici sono i fondi che vengono assegnati per ristrutturare le Chiese, come avviene oggi per il Duomo di Gorizia. Ora, che politici ed intellettuali sfilino davanti ai vertici di un'organizzazione conservatrice e chiusa come CL è del tutto coerente con l'anima subalterna oltre ogni limite della classe intellettuale italiana, nota dai tempi del fascismo per la sua piaggeria. Ma che l'esistenza di questi “eventi”, dove fino all'anno scorso dava la linea il Celeste Formigoni, la dobbiamo pagare noi tutti è davvero scandaloso. Qui i poteri forti hanno il braccino più corto del mondo e non vogliono mai pagare pegno: Berlusconi vuole la sua agibilità politica, la Chiesa non paga l'IMU e noi, come il povero Enea dobbiamo tenerci sul groppone tutti quanti, criminali, evasori fiscali, mafiosi e poi, alla fine della vita, andare pure all'inferno, perchè i soldi a CL li abbiamo dati senza il sorriso della pace, ma ingrugnati come al solito. 
adg

lunedì 19 agosto 2013

Irene Cao e il gusto dei sensi


E' passato qualche giorno e si parla ancora della vigilia goriziana del Ferragosto. Un inviato ha seguito per questo blog l'evento. A lui la parola...

Conversando insieme a Giorgio Mosetti e Vincenzo Compagnone, nella serata di mercoledì 14 agosto,
la giovane autrice pordenonese Irene Cao ha presentato la sua trilogia composta dai romanzi: "Io ti guardo", "Io ti sento", "Io ti ascolto", editi da Rizzoli.
L'incontro si è tenuto nella bella cornice del parco presso il palazzo comunale ed è stato seguito da un grande pubblico: oltre alla fama della scrittrice, ha indubbiamente giovato anche la polemica con il parroco di san Rocco e gli organizzatori della "sagra" omonima, che non hanno ritenuto l'incontro consono alla loro kermesse.
Definita da più parti come la risposta italiana a "50 sfumature di grigio" di E.L. James , la Cao ha ribadito il fatto che ha scritto la trilogia per dar corpo ad una storia, che appunto è un binomio tra sesso e cibo, in cui si inseriscono anche elementi di cinema, storia dell'arte e tanto altro- Il tutto ruota intorno ai due protagonisti, Elena e Leonardo; grande importanza hanno anche i luoghi, in particolare Venezia, Roma e Stromboli.
L'autrice ha dichiarato che per ora non è previsto un seguito e che in autunno inizierà a preparare la sua prossima "fatica" letteraria che forse potrà trovare ambientazione in Friuli.
La trilogia si prepara a sbarcare all'estero: è infatti in corso la traduzione in una decina di paesi.
Il grande interesse suscitato dimostra quanto sia urgente realizzare spazi e momenti di incontro, dove affrontare con serenità e profondità i temi scottanti della nostra personale quotidianità: l'amore, la morte, la fede. Come vivere le emozioni nel tempo della globalizzazione dei sentimenti e della postmodernità?
aa

domenica 18 agosto 2013

Un sabato speciale, a Gradisca...



Giornata emozionante, quella di sabato al CIE di Gradisca. I detenuti sono saliti sul tetto e vedere giovani in carne e ossa che gridano “Libertà” non è davvero la stessa cosa che immaginarlo. Fa impressione pensare che giovani immigrati sono chiusi nelle condizioni che sappiamo perchè pensano di trovare da noi condizioni di vita migliori. Invece il nostro è un paese dove i poveracci sono chiusi e si lanciano nel vuoto, ingoiano lamette e si imbottiscono di psicofarmaci, mentre altri condannati in terzo grado vivono nelle belle ville e siedono in Parlamento. Niente come la giornata di sabato fa capire come il nostro paese sia ingiusto e ipocrita: c'è un dramma legato all'immigrazione, anche dovuto al fatto che molti paesi sono stati destabilizzati proprio dall'Occidente, e noi pensiamo di affrontare un tema del genere con le carceri! Per fortuna ieri c'erano persone dei partiti e delle istituzioni, l'informazione è apparsa attenta e partecipe. Spropositato il numero delle forze dell'ordine, che comunque si sono dimostrate intelligenti, senza perseverare nel diabolico intento di lasciare i manifestanti nel campo assolato davanti al CIE. La mobilitazione però deve continuare, i CIE devono essere chiusi, le politiche sull'immigrazione devono essere riprese. Basta parlare solo di IMU e dell'immunità del condannato a piede libero. adg

venerdì 16 agosto 2013

Sabato al cie di Gradisca...

Oggi l'onorevole Pellegrino ha tenuto una conferenza stampa fuori dal CIE di Gradisca. Le condizioni del giovane marocchino, saltato dal tetto verso il muro della struttura, sono gravissime e ancora la famiglia (moglie e due bambini) non è stata rintracciata. La Pellegrino e Genni Fabrizio hanno messo in rilievo che le condizioni dei reclusi a Gradisca sono tra le peggiori in Italia. Chiusi in gabbie, senza cellulare, senza utilizzare la mensa, senza alcuna attività rimangono chiusi anche per 18 mesi per essere identificati e poi espulsi. Dopo la visita sono stati almeno restituiti i cellulari. Il CIE non ospita delinquenti, non è un carcere. A chi dice che queste persone dovrebbero andare a lavorare è bene ricordare che in agricoltura in Italia meridionale (Calabria, Puglia, Sicilia) lavorano manovali neri che guadagnano due euro e cinquanta all'ora nella raccolta di frutta e verdura, che nei cantieri navali lavora gente a paga globale, spesso umiliata e ricattata, nell'edilizia gli stranieri sottopagati sono la grande maggioranza. Il problema dell'immigrazione non è certo semplice, ma non può essere risolto con i CIE, luoghi dove i diritti umani vengono calpestati, mentre in Italia per altri condannati veri ci si affanna a chiedere salvacondotti. Sabato alle ore 17 ci sarà una pacifica manifestazione sotto il CIE. Speriamo che vi sia partecipazione. adg

martedì 13 agosto 2013

Dal Cie a Cattinara: a proposito di globalizzazione dell'indifferenza


Forse un tentativo di fuga, forse un imprevisto… Fatto sta che due ragazzi sono passati direttamente dal Cie di Gradisca d’Isonzo all’Ospedale, uno a Gorizia, l’altro – in condizioni molto gravi – a Cattinara.
E’ il culmine di un’ennesima serie di giorni infuocati, e non solo per il caldo estivo. Stando alle testimonianze riportate dalla deputata Serena Pellegrino e dagli altri “osservatori”, il tutto è stato scatenato da una richiesta dei detenuti: poter trascorrere qualche ora di più insieme, senza essere divisi dalle terribili sbarre del Centro, nella notte della festa della fine del Ramadan. La risposta è stata negativa e al rifiuto di obbedire all’ordine di rientro si è scatenata una sorta di guerriglia, con lancio di lacrimogeni e altissima tensione. Il tetto della struttura è di nuovo diventato il punto di riferimento della protesta, fino al drammatico epilogo.
Fin qui i fatti – con l’aggiunta della vicenda degli eritrei, risolta con il buon senso attraverso semplici accordi tra esseri umani, anche grazie all’intermediazione di un religioso eritreo; ora alcune domande.
1.       Al di là degli orientamenti politici e delle prese di posizione a favore o contro l’attuale confusa legislazione sull’immigrazione, c’è ancora lo spazio per un sentimento di umana pietas nei confronti di un giovane che sta lottando con la morte dopo aver trascorso tanti tristi giorni di detenzione in una struttura indegna di un Paese civile?
2.       Il rispetto dei diritti della persona passa anche attraverso l’esperienza religiosa: la fine del Ramadan è per i musulmani una festa paragonabile al Natale cristiano. Al di là di come si sono svolti i fatti e senza alcun giudizio di merito, non è un motivo di grande amarezza pensare cha l’attuale sofferenza nel Cie sia stata provocata dall’impossibilità di condividere la gioia della celebrazione, dopo la fine del lungo digiuno mensile, attraverso l’accettazione della proposta di prolungare “una tantum” l’orario della socializzazione?
3.       I Cie e i Cara non risolvono i problemi che ne hanno – secondo molti iniquamente – giustificato l’istituzione; aggravano semmai la situazione, esasperando i ristretti e creando immensi problemi sociali, spesso azzerando significativi tentativi di autentica integrazione nella reciprocità. Quando l’asfittica politica italiana riuscirà a trovare una risposta diversa da quella che ha portato a costruire delle vere e proprie gabbie di ferro intorno a esseri umani colpevoli soltanto di aver creduto nel mito  della libera circolazione delle persone?
4.       Il nuovo Vescovo di Roma ha proferito a Lampedusa parole di umana condivisione del dolore di tanti migranti periti nel Sahara o nel Mediterraneo, ha definito i musulmani “cari fratelli nella fede” e ha inviato loro un bellissimo messaggio colmo di delicatezza e di amicizia per la fine del Ramadan. Possibile che il suo esempio non sia seguito e che la pietà, l’amicizia, il rispetto e il fattivo desiderio di comune costruzione di una nuova umanità siano cancellati dalla paura delle diversità, dallo schieramento di parte, se non addirittura dal mero calcolo elettorale?
Davvero, come ha detto lo stesso Bergoglio, “la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere”?

Andrea Bellavite, Presidente Forum per Gorizia

La deputata di Sel Serena Pellegrino parla della situazione del CIE di Gradisca

La situazione al CIE di Gradisca d'Isonzo ha improvvisamente e nuovamente fatto scattare allarme e tensione:  la notte scorsa due persone, presumibilmente in un tentativo di fuga, sono rimaste ferite, una molto gravemente, e sono  ricoverate all'ospedale di Cattinara di Trieste e all'ospedale civile di Gorizia.
" Il ministero dell'interno intervenga immediatamente prima che succeda una nuova tragedia": lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d'Isonzo. Pellegrino è stata in queste ore chiamata dal sen.Luigi Mancone, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, per un aggiornamento sulla situazione.
" È ora - continua la deputata di Sel - che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità. Un paese civile non può più accettare questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane, che chiamiamo Cie. La regione Friuli Venezia Giulia , oltre a dichiararsi contro il permanere del Centro, assuma iniziative più specifiche in ambito politico e si affianchi più concretamente a coloro che si stanno battendo per la revisione normativa".

Chiudere subito il Cie di Gradisca!

La Presidente del Fvg Debora Serracchiani dichiara che il Cie e il Cara di Gradisca d'Isonzo devono essere chiusi. Lo afferma dopo le forti testimonianze intorno alle proteste di questi giorni e all'opportuna visita della parlamentare Sel Serena Pellegrino.
Finalmente! Il vertice della politica regionale propone l'unica strada possibile per risolvere il problema dell'esistenza di strutture indegne di un Paese sedicente normale, dove migliaia di persone sono costrette a vivere in condizioni scandalose dalle leggi italiane sull'immigrazione.
Chiudere i Centri di Gradisca e cancellare la ferita è una priorità, precedente quella - disattesa da un decennio - di cercare nuove soluzioni a una questione che la crisi economica e del lavoro rende sempre più drammatica.
Poi restano le domande: i Cie e i Cara sono il frutto di leggi approvate dal Centro Sinistra (Turco Napolitano) e "intensificate" dal Dentro Destra (Bossi Fini e successive), come sperare in un ravvedimento a tempi brevi? L'attuale Governo e Parlamento sembrano avere tutt'altro in mente: se naviga sull'orlo del tracollo intorno alle vicende dell'arcoretano, come pensare a un cambiamento di rotta in questo senso?
L'auspicio è che le parole della Presidente Serracchiani non rimangano tali e che ci sia un reale e autorevole impegno: abbattere subito il troppo alto muro della Polonio di Gradisca...

lunedì 12 agosto 2013

Proposte per il Ferragosto: il Krnsko Jezero



Settimana di Ferragosto, un consiglio per chi può e ama camminare.
Da Gorizia alla splendida valle del fiume Lepenjica, alto affluente dell'Isonzo/Soča: un'ora e mezza di auto, godendosi i panorami naturali e architettonici offerti ad ogni svolta dal nostro fiume.
La stradina si imbocca all'altezza delle suggestive forre che caratterizzano il paese di Soča, in Val Trenta e termina al bel rifugio "Dom Klementa Juga" (m.700, jota indimenticabile, meglio al ritorno!), dove ha inizio il non troppo ripido sentiero: due ore e mezza (anche per chi non è allenato) tra boschi, malghe, colori mozzafiato e si arriva al Krnsko Jezero, dominato dalla cuspide terminale del Krn. Il lago (m.1391) è un piccolo gioiello, anche per le specie vegetali e animali che lo abitano: basta una mollica di pane per scoprire quanta vita luccica sotto la superficie increspata dalla brezza... I più in forma, raddoppiando lo sforzo, possono raggiungere la vetta (m.2245), oltrepassando la linea della vegetazione e gustandosi paesaggi lunari. In cima lo sguardo raggiunge tutte le Giulie e la sottostante pianura, nelle giornate più limpide fino a Trieste e Pirano.
Un pensiero alle migliaia di giovani di tante nazionalità che qui hanno perso la vita nella prima guerra mondiale e giù... Per la strada dell'andata o per l'altro versante, verso l'abitato di Krn e poi Kobarid.
Per chi ci vuole provare, una giornata a cinque stelle!
ab

sabato 10 agosto 2013

Alberi eliminati in via Brigata Pavia: la voce di un (ex) residente

In merito al post del 5 agosto e relativi commenti, interviene con un punto di vista decisamente competente Leonardo Milocco...
Io sono stato residente lì per 10 anni (ho cambiato residenza qualche mese fa) e gli alberi non mi hanno mai dato il minimo fastidio, anzi a suo tempo erano stati il motivo non ultimo della mia (della nostra) scelta di comperare casa in via Brigata Pavia. Certo che se questa scelta dovessi farla adesso che via Brigata Pavia ricorda Gaza City le cose andrebbero diversamente. Non é poi affatto vero che i residenti hanno tirato un sospiro di sollievo, non quelli con cui ho parlato che sono credo la maggioranza. Perché mai dovrebbero essere contenti? Per qualche radice un po’ sporgente? A fronte di decine di alberi massacrati e di parcheggi eliminati? Quasi tutte le case di via Brigata Pavia sono di interesse storico e sul frontale non si può cambiare nemmeno una mattonella ma poi si abbattono tutti gli alberi stravolgendo completamente la fisionomia storico-paesaggistica della via, che è (era) una delle più pregevoli della città.  Non è assurdo?
Ma ora viene il bello: abbattuti gli alberi e divelti i marciapiedi, è UN MESE E MEZZO CHE I LAVORI SONO FERMI, non si è visto più nessuno, né operai, né macchinari al lavoro. Nessuno si è degnato di informarci sulla causa dello stop dei lavori, né sulla loro ripresa se e quando.  Così con 38 gradi all’ ombra i residenti di via Brigata Pavia non hanno più l’ombra, né i parcheggi tutti eliminati, né i lavori in corso. Complimenti!
Sul metodo: prima la Giunta elimina i consigli di quartiere, che erano la sede naturale dove discutere questo tipo di problematiche, e poi agisce senza interpellare né informare in alcun modo i residenti, che un bel (anzi brutto) mattino si trovano sotto casa dei tizi con motosega che tagliano  alberi che erano lì da sempre. Non so dove abita l’ assessore Del Sordi, ma se capitasse a lui non credo che sarebbe molto felice. Del Sordi ha risposto alle critiche via stampa senza rispondere e dopo averlo letto ne sappiamo quanto prima. Ci spieghi quindi a quale ditta ha affidato l’ incarico, con quali criteri, per quale importo, sulla base di quali pareri tecnici, botanici, urbanistici, eccetera. Ci spieghi perché i lavori sono fermi. Ci spieghi soprattutto il perché di questa operazione, ammesso che ce ne sia uno, senza ripetere di nuovo l’inconsistente motivo delle radici.
Complimenti! Detto, ripeto, da uno che ci ha abitato per 10 anni ed ha tutt’ora casa lì.

Leonardo Milocco

venerdì 9 agosto 2013

Quanto guadagnano i manager della sanità?

In risposta all'articolo su Messaggero Veneto del 27.07 che riprendeva i post pubblicati il 22 e il 25 luglio, interviene sul quotidiano e su questo blog - qui il testo della riflessione è integrale - il Responsabile della Comunicazione dell'Ass2 Isontina.

In merito alle affermazioni attribuite dal Messaggero Veneto al dott. Andrea Bellavite (Sabato 27 luglio pag. 21, Bellavite accusa: “È assurdo dare il premio di produzione ai manager”) sono necessarie alcune precisazioni.
La sanità pubblica adotta (per legge) il cosiddetto management by objectives. In altri termini gli emolumenti dei manager sono in parte dipendenti dal raggiungimento di obiettivi conferiti ai dirigenti e ai collaboratori a vari livelli di negoziazione. Nel caso dei dirigenti di struttura è la direzione aziendale a conferire gli obiettivi; nel caso dei direttori aziendali è la regione a farlo direttamente. Si deve pertanto ritenere che quei direttori che hanno ricevuto quello che l’autore chiama premio di produzione siano quelli che hanno raggiunto gli obiettivi assegnati. A me è capitato di collaborare con direttori che hanno raggiunto gli obiettivi, ma anche con quelli che non li hanno raggiunti e, quindi, non hanno percepito la parte di retribuzione legata al risultato. Va da sé che questa dinamica non vanifica affatto i tagli alle retribuzioni che ci sono stati, come impropriamente sostenuto nell’articolo.
Cosa ci sia di assurdo e ridicolo in tutto questo si fa fatica a comprendere.
Ma forse l’oggetto dello scandalo è poche righe dopo, quando l’autore rivela al pubblico che i manager delle aziende sanitarie percepiscono  “uno stipendio mai inferiore a 10 mila euro al mese”. Ma netti o lordi, dal momento che il netto corrisponde più o meno alla metà del lordo? L’autore non lo dice, anche se immagino che dopo questa nota risponderà che lui intendeva dire lordo. Ma questo non è un dettaglio, perché è proprio sull’ambiguità della comunicazione che si regge lo scandalo.
D’altra parte la clamorosa rivelazione del dott. Bellavite si riferisce a notizie amministrative documentate che sono diventate pubbliche per legge.  Ad esempio, per quanto riguarda l’Ass2 basta entrare nel sito aziendale (http://portale.ass2.sanita.fvg.it/), cliccare il link a destra Trasparenza e valutazioni di merito, per accedere al misterioso mondo degli stipendi dei direttori e dei dirigenti. Così chiunque può venire a sapere che nel 2012 il direttore generale Marco Bertoli ha ricevuto un compenso annuo lordo onnicomprensivo di poco meno di 109.000 euro e che il direttore amministrativo Ilaria Venturini si è fermata a 104.500. Nel contempo, grazie ai sacrifici del dott. Fulvio Calucci come facente funzione, l’Azienda ha anche risparmiato lo stipendio del direttore sanitario. Affinché i lettori capiscano di più di cosa stiamo parlando, il reddito del direttore generale dell’Ass2  nel 2012 si traduce in una busta paga mensile di circa 5.500 euro. Per altro, confrontando questi emolumenti con quelli dei dirigenti, si nota un fenomeno alquanto raro nelle dinamiche retributive: 33 dipendenti dell’Azienda, ovviamente dirigenti di strutture operative e complesse, guadagnano più del direttore generale. Una situazione paradossale, dovuta in larga misura proprio al taglio degli stipendi dei manager che, secondo l’autore, sarebbe stato vanificato. Vero è che se osserviamo i dati del 2011, scopriamo che il direttore generale Gianni Cortiula ha percepito in quell’anno 130.700 euro. Si tratta di oscillazioni dovute a fattori contrattuali contingenti e, in ogni caso, di un tetto oltre il quale è difficile andare, retribuzione di risultato compresa.
Occorre infine ricordare che i manager  di cui stiamo parlando, in cambio di una cifra oscillante tra i 105.000 e i 130.000 euro all’anno (il che significa che nella busta paga mensile non compaiono mai più di 5.800 euro) hanno amministrato e amministrano un bilancio di poco meno 280 milioni di euro; governano un’organizzazione articolata in centinaia di strutture disseminate nel territorio che producono migliaia di prestazioni al giorno; hanno alle loro dipendenze più di duemila persone, la maggior parte dei quali professionisti; sono stati positivamente valutati nella loro azione sia da istanze istituzionali che dal mondo delle associazioni di volontariato e di tutela dei diritti dei cittadini. Credo sia difficile dimostrare che siamo di fronte ad un caso di spreco di danaro pubblico. Meno che mai pare calzante, nella fattispecie, l’immagine della “casta”.
Parole in libertà, verrebbe da dire, se non fosse che la tendenza a spararla grossa, tanto per alimentare le rubriche giornalistiche mistifica la realtà delle cose;  induce ad affrontare problemi seri, come l’uso delle risorse pubbliche in una fase come quella che stiamo vivendo, allo scopo di ottenere un consenso a buon mercato. Questo, ci si permetterà di dirlo, non è un modo onesto di comunicare con l’opinione pubblica. Se poi, i rinnovatori di oggi somigliano così da vicino all’uomo qualunque di ieri, allora c’è davvero poco da stare allegri.
Adelchi Scarano, Responsabile comunicazione, Ass2 Isontina

giovedì 8 agosto 2013

La diga sull'Isonzo a Gorizia: perché non risponde alle necessità del fiume

Ecco un interessante intervento a firma di Luca Cadez, di Legambiente, su un tema che da molti anni fa discutere i cittadini di Gorizia.

Da un po' di anni tra luglio e agosto si susseguono fior di articoli pro e contro il bacino di rifasamento da realizzarsi sull'Isonzo a Gorizia. Come abbiamo argomentato più volte e continueremo ad esporre ad oltranza, crediamo che la realizzazione di una nuova diga non risponda alle necessità del fiume, e che anche l'agricoltura ne possa fare a meno. 
Vorremmo focalizzare la questione su un dato tecnico che Legambiente ha già portato anche nel Laboratorio Isonzo. Dai dati idrografici del bacino di Salcano sappiamo che solo in alcuni periodi le portate rilasciate scendono sotto i 20 metri cubi al secondo raggiungendo la minima di 12.5. Dall'altra sappiamo anche che le portate concesse al Consorzio di bonifica sono di 21,5 mc/s. Ma attenzione, di questi solo 8,5 mc/s sono per uso irriguo, i restanti 12,9 mc/s per uso idroelettrico.
Se è poi vero che il Consorzio ha fatto lungimiranti investimenti per adottare il sistema in tubature a pressione – tanto che vanta risparmi d'acqua del 60% – come mai serve tutta questa acqua per poter irrigare superfici analoghe? Perchè si pretende di mantenere a regime un sistema irriguo che prevede anche centrali idroelettriche lungo i canali.
Legambiente ha già fatto la sua proposta, quando c'è poca acqua il canale De Dottori andrebbe chiuso e le centrali idroelettriche fermate, utilizzando così solo la portata per uso irriguo captata in prossimità della presa di Sagrado per garantire acqua all'agricoltura – che lo ribadiamo è un vitale settore della nostra economia – e il resto dell'acqua lasciata nel fiume a beneficio dell'ecosistema. Inoltre vanno modificati gli accordi con la Slovenia. Non è tollerabile che in un quadro normativo europeo molto sensibile all'ambiente e improntato alle gestione congiunta dei fiumi (Direttiva Acque) si resti legati a decisioni di oltre 40 anni fa prese in un contesto totalmente differente. E non è tollerabile che la Commissione mista per l'idroeconomia – che è quella che poi prende le decisioni – ignori completamente tale situazione.
Quanto al lato ambientale se la diga progettata serve a rilasciare 25 mc/s costanti e le captazioni sono per 21 mc/s – considerando che l'acqua nel canale De Dottori finisce in mare – crediamo che l'ecosistema del fiume possa vivere con la misera portata rimanente? Gli esperti si sono già espressi con un no, quindi anche chi parla della diga di rifasamento in queste condizioni come importante per l'ambiente non ha le idee troppo chiare. Senza considerare che l'opera stessa modificherebbe irreparabilmente una delle aree meglio integre del fiume in Italia, che è zona di riproduzione di specie pregiate come la trota marmorata.
Un ultimo ragionamento più ampio. Il problema della siccità va affrontato in maniera organica, non solo localmente ma anche con politiche regionali, nazionali ed europee. Oramai gli effetti del cambiamento climatico devono farci capire che servono politiche che prendano in considerazione non solo il miglioramento delle modalità irrigue (come l'irrigazione interrata), ma anche della selezione delle varietà coltivate meno idroesigenti, e delle pratiche agronomiche migliori per favorire la conservazione dell'umidità del terreno. Un invito quindi agli agricoltori, alle associazioni di categoria e alle istituzioni a ragionare in questi termini.

Luca Cadez


mercoledì 7 agosto 2013

C'era una volta... Storia antica e contemporanea nel Sud Tirolo


C'era una volta un bel paesino del Sud Tirolo, si chiamava Curon, aveva un unico difetto: si trovava troppo vicino alle sorgenti dell'Adige e fin dal lontano 1920 qualcuno aveva ritenuto che quel luogo fosse l'ideale per la costruzione di una centrale idroelettrica. Molti tentarono l'impresa, l'obiettivo fu raggiunto dalla Società per l'Energia Elettrica Montecatini, autorizzata nel 1939 da un Ministero di Roma che prevedeva l'innalzamento di una diga e la realizzazione di un bacino con l'acqua alta fino a 22 metri.
Geologi, personalità delle cultura austriache e italiane cercarono in tutti i modi di dissuadere i soliti noti, ma non ottennero nulla. Nel 1948 la Montecatini iniziò la costruzione della diga, alta 40 metri e lunga 230. Per farla breve, gli abitanti del paesino se ne dovettero andare e le loro case furono ridotte a macerie. Anche la chiesa fu fatta esplodere, ma il campanile si rifiutò di seguirne la sorte. Ed è ancora lì, dopo oltre 60 anni, in mezzo al lago, singolare attrazione turistica per chi non vuole conoscerne la storia, per tutti memoria di un progresso che edifica cattedrali agli interessi economici e affonda i segni del proprio passato.
A proposito, la Val Venosta è meravigliosa, offre mirabili paesaggi e inattesi tesori d'arte. Consente anche di incontrare piccoli musei, modello di intelligente riproposizione degli eventi - antichi e recenti - che hanno caratterizzato la valle; ma anche nuove forme di gestione cooperativistica del territorio, originali alternative al liberismo selvaggio. Un'ottima meta per una "due giorni" estiva, oppure - perché no? - per una bella gita autunnale organizzata dal Forum per Gorizia...
ab

Musica per la pace. Medea, 6 agosto 2013

Medea, Ara Pacis mundi. Insieme all'assessore provinciale e alla consigliere regionale, erano 10 i rappresentanti dei Comuni del Goriziano che hanno voluto essere presenti alla "partenza" dell'iniziativa "Pace in bici 2013". Riflessioni e silenzio alle 8-15, ora della bomba atomica su Hiroshima; poi approfondimenti, testimonianze e... Alessandro Simonetto che ha composto per l'occasione e suonato un bellissimo struggente "Interludio per violino" dedicato all'Ara Pacis e alla pace nel mondo.

lunedì 5 agosto 2013

La mia esperienza. Il mio messaggio. Di Seiko Ikeda, Hiroshima City

Domani alle 8 di mattina, presso l'Ara Pacis sul Colle di Medea, commemorazione dei morti a causa della prima bomba atomica, sganciata su Hiroshima. Con l'invito a partecipare a questo e agli altri momenti di memoria suggeriti dal link a lato "pace in bici", ecco la testimonianza di una sopravvissuta:

Sono arrivata dalla città che ha subito il bombardamento nucleare, ma che è anche la città della pace, Hiroshima. La mia speranza è che si possa riparare un terribile errore del passato, eliminando dalla nostra storia le guerre e le armi nucleari che possono distruggere l’umanità intera.
68 anni fa, il 6 agosto 1945, era una giornata molto calda. Alle 8.15 di mattina la prima bomba atomica nella storia dell’umanità fu sganciata su Hiroshima. L’arma del diavolo esplose 580 metri sopra la città. Sono sopravvissuta alle radiazioni e per questo ringrazio il Signore che mi concede di essere qui a parlare con voi.
Al momento dell’esplosione mi trovavo a 1500 metri dall’epicentro. Noi, ragazzi delle scuole, eravamo stati mobilitati. Io lavoravo alla demolizione degli edifici, un lavoro necessario per ridurre i rischi in caso di disastri. Avevo 13 anni, facevo la seconda media. Ci fu un bagliore fortissimo seguito da un boato. Poi tutto buio. L’onda d’urto mi fece fare un balzo di una quindicina di metri. Quando mi ripresi, mi resi conto che i miei capelli erano tutti bruciati e i vestiti ridotti in stracci. La pelle delle braccia e delle gambe si era staccata e pendeva a brandelli. Si vedeva la carne viva, rossa. Gridai, chiesi aiuto, vagando alla ricerca di qualcuno che mi aiutasse. Ovunque vedevo corpi, singoli o ammucchiati, tutti bruciati. E tante persone coperte di sangue, senza neanche la forza di urlare o chiedere aiuto. Passai accanto a questi corpi, in alcuni casi li calpestai, mentre vagavo alla ricerca di aiuto. Poi vidi il fiume e mi ci buttai dentro, perché tutto il corpo mi bruciava. Il fiume era pieno di persone e non riuscivo a vedere la superficie dell’acqua. Molte di queste persone morivano, andavano a fondo e scomparivano. Molti corpi rimasero senza identificazione nell’acqua per giorni, in balia della corrente.
Una nostra vicina riuscì a tornare a casa dopo due giorni e la sua famiglia fu felice di vederla sana e salva. Ma dopo un mese cominciò a star male, talmente male che non riusciva più ad alzarsi da letto. Perse tutti i capelli e poi cominciò a sanguinare dal naso, dalla bocca, dalle orecchie. Pochi giorni dopo morì dei sintomi acuti delle radiazioni.
Più o meno in quel periodo mi diminuì la febbre e cominciai ad alzarmi e a fare qualche passo. Le ferite si stavano rimarginando, ma sentivo che c’era qualcosa di strano nella mia faccia. Trovai lo specchio che la mia famiglia aveva nascosto e mi ci guardai. Fu uno shock terribile, rimasi talmente sconvolta che desiderai essere morta sotto il bombardamento. Non riesco neanche a descrivere quanta sofferenza tutto ciò mi abbia causato per tutta la vita. E anche se riuscissi a trovare le parole, forse nessuno potrebbe capire ciò che ho provato. Per ridare alla mia faccia un aspetto simile a come era, ho subito quindici operazioni.
Nonostante tutto, però, sono viva. Sono in ogni caso più fortunata di quelle persone che ho visto per strada quel giorno, o di quelli che sono morti vicino a me nel fiume, senza sapere chi incolpare. Non dimenticherò mai quei volti contorti dal dolore.
Anche oggi, dopo tanti anni, le persone continuano a morire per le conseguenze del bombardamento atomico. E forse domani toccherà a me.
In quanto sopravvissuti, abbiamo parlato con molte persone, per esprimere il nostro sconforto, la nostra rabbia, la nostra speranza in un mondo di pace libero da armi nucleari. Ma perché c’è ancora chi fa le guerre?
Hiroshima è un luogo dove si può imparare a capire la dignità umana. La guerra, il terrorismo, le armi nucleari uccidono. Quando penso alla guerra non penso solo alla mia morte, ma alla morte di genitori, figli, fratelli, sorelle, amici.
In una guerra nucleare non ci saranno né vincitori né vinti. Ci sarà solo la distruzione dell’umanità e la fine del pianeta terra. Se l’umanità non eliminerà le armi nucleari, le armi nucleari elimineranno l’umanità.
L’appello di pace che lanciamo noi, vittime della bomba atomica, è un appello debole, privo di potere. Eppure credo che crescerà in tutto il mondo, grazie alla compassione e alla simpatia delle persone di tutti i paesi. Un giorno diventeremo la voce più forte. E questo è il mio sogno che mi aiuta ad affrontare la paura della morte che mi assale ogni giorno.

Perché sono stati tagliati gli alberi di via Brigata Pavia?

Molte persone, guardando la parte di via Brigata Pavia che conduce fino a Via XX Settembre all'altezza del Parco Coronini, si sono domandate: Perché?
Perché sono stati tagliati gli alberi che non solo rendevano più bella la strada ma anche offrivano un evidente refrigerio ai pedoni e ai ciclisti che da Straccis volevano avvicinarsi al centro della città?
La domanda è tanto più assillante quanto più si ha l'età per ricordare quando la stessa via era ombreggiata da ben due file di arbusti, da una parte e dall'altra... Altri tempi, indubbiamente incompatibili con il traffico attuale, ma gli alberi di oggi, perché sono stati tagliati? Chi ha espresso un parere competente? E chi ha avvisato i cittadini, in particolare gli abitanti della zona, se non i cavalletti che invitano a rispettare i "lavori in corso"?
Mah, probabilmente nessuno! Non sono mica tempi in cui perdere tempo ad avvisare il cittadino ogni volta che si realizza qualcosa che lo riguarda...
ab

sabato 3 agosto 2013

Non rischiate, ma credete!



Immaginiamo che il sig. Gino o la sig.ra Maria debba recarsi ad acquistare nella zona retinata in lilla un barattolo di salsa di pomodoro. Il buon senso suggerisce che basta usare la bici per così poca spesa. Come farà a raggiungere"B" partendo da "A"? Innanzitutto, come prescrive il codice della strada non potrà girare alla sua sinistra (vedi gruppo foto1) e tantomeno, nonostante la strada sia limitata alla velocità di 50 Km/h, imboccare la destra  e percorrerle fino all'intersezione con via Trieste sarebbe un'impresa assai rischiosa in quanto il cambio di corsia è molto pericoloso! Resta quindi come unica alternativa l'attraversamento sulle strisce pedonali.

 

Anche il ciclista deve tenere la destra e girare pochi metri più avanti a sinistra sarebbe oltremodo pericoloso. Quindi, dopo aver attraversato la strada, non gli rimane che portare la bici a mano sul marciapiede fino all'intersezione. Da quel punto può raggiungere "tranquillamente" la zona commercialeSi potrebbe:
1. rendere il passaggio da pedonale a ciclopedonale;
2. allargare quel minimo che serve il marciapiede per renderlo ciclopedonale.


E se i nostri ciclisti decidessero poi di portare quanto acquistato a chi abita lungo la via III Armata o oltre, persino in via Alviano? L'attraversamento pedonale (vedi gruppo foto 2) viene in aiuto, quindi giù dalla bici - la strada anche qui è limitata a 50 Km/h.





Ma la bella ciclabile, tecnicamente fatta bene, finisce nel nulla o quasi pochi metri dopo! (vedi foto gruppo 3)


 

Alla fine della ciclabile, c'è un'abbozzo di strada, forse meglio un passaggio (vedi sempre le foto del gruppo 3) che poi sbuca su via Cordon (parallela a via III^ armata per un lungo tratto).
Si potrebbe continuare la ciclabile lungo:
  1. via Cordon che una strada sottoutilizzata e, pertanto, poco trafficata (tra l'altro la via ha un'abbozzo/spazio per una ciclabile);
  2. via III^ Armata sopra il fosso in molte parti già coperto e realizzando anche un marciapiede ciclopedonale all'altezza della case vicino all'incrocio con via V. Veneto, richiesta più volte fatta dai residenti.

Indovinello finale. Chi, trovandosi nel luogo contraddistinto con la lettera "C", che itinerario consigliereste per andare verso Sant'Andrea? Come raggiunge il luogo n° 3?

fotoreportage di Nevio Costanzo

venerdì 2 agosto 2013

Medea, Vajont, Aviano: "PACE IN BICI, NON ADEGUARE LE BOMBE ATOMICHE: ELIMINARLE!"

"Pace in Bici" è una pedalata solidale per un mondo libero da armi nucleari, che ogni anno l'associazione "Beati i Costruttori di Pace" organizza dal 6 al 9 agosto, i giorni di Hiroshima e Nagasaki, insieme agli Amici della bicicletta e con il coordinamento del CRELP - Coordinamento Regionale Enti Locali per la Pace ed i Diritti Umani del FVG. Lo scopo è sensibilizzare le popolazioni e rafforzare i contatti con Associazioni ed Enti Locali interessati ad impegnarsi per il disarmo, coinvolgendo gli amministratori delle Comunità locali e promuovendo l'adesione alla più grande associazione mondiale di “Sindaci per la pace” (Mayors for Peace), coordinata dal Sindaco di Hiroshima. 
Quest'anno, per la sua quinta edizione, la pedalata partirà dai territori isontini, con due eventi a cui tutti gli Amministratori, le Associazioni e i cittadini sono invitati a partecipare. 
Alle 18.30 di lunedì 5 agosto, in Piazza Libertà a Cormons, verrà dato il saluto all'iniziativa con l’evento “Seminare tolleranza, raccogliere Pace. Dalla fionda agli F-35” con letture di Renzo Furlano dell’Associazione Culturaglobale, musiche di Border Trio e la voce di Gabriella Gabrielli. 
Martedì 6 agosto, anniversario della bomba su Hiroshima, la pedalata proseguirà alla volta del colle di Medea, dov'è arroccata l'Ara Pacis Mundi. Alle 8.00 si terrà l'evento di commemorazione - cui sono stati invitati gli Amministratori locali - con interventi, e letture sul tema della pace.  Al termine il gruppo di pedalatori partirà con destinazione Pordenone, dove alle 20.30 avrà luogo l'incontro pubblico “Non adeguare le atomiche: eliminarle!”, sul ruolo dei cittadini e degli Enti Locali nelle scelte in tema di disarmo e pace. 
Il percorso si chiude come ogni anno con un evento di commemorazione del lancio della bomba su Nagasaki il 9 agosto, alle 10.30, davanti alla Base Usaf di Aviano.  
Attraverso "Pace in Bici" si vuole costruire un movimento che costringa gli Stati a bandire le atomiche da tutto il pianeta, attraverso la ratifica di una Convenzione delle Nazioni Unite che ne proibisca la costruzione e il possesso, come si è fatto già per le armi biologiche e chimiche, per le mine antiuomo e le bombe a grappolo.
A lato, nel sito dei Beati i Costruttori di Pace (www.beati.org), il programma completo dell'iniziativa.

giovedì 1 agosto 2013

La fine della Sweet, grande perdita per Gorizia

La "notizia" goriziana di oggi è veramente preoccupante: il fallimento della Sweet, fino a qualche anno fa perla dell'industria cittadina, azienda interessante dal punto di vista dell'integrazione sociale di lavoratori provenienti da tutto il mondo, produttrice di ovetti in cioccolato capace di concorrere con le grandi marche multinazionali.
Alcune decine di dipendenti sono in ansia per il loro destino, la città perde un altro assai importante "pezzo" della sua storia: Fabrizio Manganelli, intraprendente e vivace fondatore e dirigente della fabbrica, ammaina bandiera bianca, dopo aver tentato tutte le vie per evitare questo amaro passo.
E pensare che in tutte le ultime campagne elettorali non mancava mai il richiamo alla dizione di Gorizia "città del cioccolato": la domanda è se in realtà negli ultimi anni, quando ancora si era in tempo, sia stato fatto tutto il possibile - a livello di politica locale e regionale - per "salvare" questo "fiore al'occhiello" della dolcificazione goriziana.
Piena solidarietà, per quanto possa servire, a tutti coloro che - in tempi difficilissimi - perdono il posto di lavoro!

Le misteriose macchie nere sulle strade di Gorizia




Da qualche tempo le strade di Gorizia sono sotto attacco. Di cosa? Di strani bolli neri che infestano l'asfalto, il marmo e i passaggi di plastica riservati ai non vedenti. Forse c'erano già in passato, ma il rifacimento delle vie e la posa del marmo bianco - in particolare in Corso Verdi e in via Garibaldi - hanno reso il fenomeno molto più evidente. Non è un bello spettacolo, soprattutto nelle zone appena risistemate con investimenti milionari.
Di che si tratta? Ogni lettore può offrire una propria interpretazione: schizzi di catrame dispersi nel corso degli infiniti lavori degli ultimi anni? Escrementi di piccioni solidificati (gli escrementi, non i piccioni!)? Agglomerati di microorganismi moltiplicati dalle temperature tropicali? Alieni in perlustrazione in attesa della prossima invasione della Terra? O forse soltanto migliaia di chewingum sputate per terra da un numero impressionante di maleducati, in ogni zona della città?
Comunque, un altro segnale di degrado, tanto più forte quando si torna da una breve visita in Tirolo, in Carinzia o anche nella vicina Slovenia dove la sensibilità dei cittadini e la quantità delle infrastrutture (leggi "cestini" per la spazzatura, quasi sempre differenziati) offrono una sensazione di deliziosa pulizia.
ab