domenica 31 marzo 2013

Vesele velikonočne praznike,Buine pasche,Happy easter,Froe Ostern,Feliz pascua,عيد فصح سعيد, 复活节快乐 ...

Nessuno può ricordare il proprio inizio, non c'è nessun segno della terra dalla quale tutti si proviene. Solo un fragile susseguirsi di frammenti che resistono tenaci sfidando le tempeste ricorrenti. Oltre c'è l'immensità delle acque che penetra nel cielo fecondando di luce lo spazio tenebroso. Amplesso universale nel quale morte e vita s'intrecciano nel permanente fluire del Tutto e del Nulla. Buona Pasqua a tutti...

venerdì 29 marzo 2013

Di queste case non è rimasto... Sul Carso, appuntamenti con la storia


Si inaugura domani, a S. Martino del Carso, presso la Casa dei Ricordi della Grande Guerra, la mostra storico-documentaria internazionale che ricorda il dolore di quanti combatterono e morirono intorno alle case distrutte di S. Martino e sul monte S. Michele.
La mostra fa parte di un progetto più ampio, che vedrà il paese di S. Martino diventare un importante centro di cultura, con iniziative di vario genere (mostra, conferenze, documentari, arte, musica, ed escursioni domenicali lungo gli interessanti sentieri circostanti).
Gli eventi, che si protrarranno sino al mese di giugno, vogliono restituire al luogo, un tempo devastato dalla guerra, delle memorie di pace, e metteranno in evidenza alcuni punti centrali della sua storia, attraverso due figure, nello stesso tempo concrete e simboliche: il poeta G. Ungaretti, che si ispirò alla guerra per le sue prime esperienze letterarie, e il cosiddetto Albero isolato, un tronco bruciato, oggi conservato nel Museo ungherese di Szeged e onorato come simbolo della guerra dei militari ungheresi sul fronte carsico.
Il progetto è curato dallo storico triestino Lucio Fabi. È organizzato dalle associazioni Gruppo Speleologico carsico e Meritum di Szeged, Ungheria, ed é stato concepito con uno spirito di pace e di collaborazione fra i popoli.
dc

Il tempo drammatico dell'amnesia politica

L'ultimo sondaggio swg indica che, se si votasse oggi, il Pdl sarebbe il primo partito e la coalizione di centro destra in vantaggio di tre punti percentuali su quella di centro sinistra. In evidente calo appaiono i pentastelluti.
Relativizzato il relativizzabile - i sondaggi degli ultimi mesi sono stati caratterizzati da errori scandalosi, in rapporto al costo della loro "produzione" - resta il fatto che la banda dell'arcoretano concorre ancora per il primo posto. Evidentemente non è bastato toccare il fondo economico, politico, sociale e morale: il satrapo sembra rinato sulle sue ceneri e più incattivito che mai si appresta a dare l'ultima spinta a uno Stato già sull'orlo dell'abisso.
Mentre la Sinistra affonda nella fossa da essa stessa scavata con le proprie indecisioni, incertezze e sistematiche divisioni - in Fvg le sarà evitata una probabile ulteriore "stazione", a causa (o grazie) della "dimenticanza" di una firma in sede di presentazione delle liste - in un momento come questo non si può che auspicare che accada quello che gran parte degli elettori di febbraio si attendono: che i parlamentari di m5s si trasformino in veri costruttori di politica e che - Bersani accantonato - accettino la formazione di un "governo per le riforme", guidato da un'alta personalità che Napolitano, dopo le consultazioni odierne, sicuramente proporrà.
Le alternative - nuove elezioni a tempi brevi o "governissimo" tra schieramenti che negli ultimi vent'anni non sono riusciti a far altro che accelerare il disastro - sono mooooolto ma moooolto rischiose... Anche perché sembra più forte che mai la malattia che attanaglia gli italiani dall'immediato dopoguerra fino ad oggi: l'amnesia!
ab

giovedì 28 marzo 2013

Diritto allo studio e scuola pubblica: dalla parte delle famiglie!

Sulla questione della scuola interviene l'associazione Essere cittadini che da tempo ha posto in evidenza il problema, condiviso da tante famiglie, non soltanto a Gorizia ma su tutto il territorio nazionale. Volentieri si pubblica...
Abbiamo letto con sconcerto le parole, apparse sulla stampa (Il Piccolo di Gorizia),  della preside Giovanna Marsoni del Polo liceale. Parole che riteniamo inaccettabili: è stato spostato sul piano personale un problema presente su tutto il territorio nazionale così come denunciato dallo stesso Ministero dell’Istruzione nella circolare di marzo 2012 con riferimento a prassi scorrette attuate in gran parte degli istituti scolastici italiani, problema riportato recentemente anche nella trasmissione televisiva delle “Iene”.Non intendiamo entrare nel merito dei rapporti tra preside e docente né tantomeno apprestare una difesa, di cui non ha bisogno, a Cingolani al quale,  però, come Associazione di genitori sentiamo il dovere di rappresentare tutta la nostra solidarietà e stima come cittadino, insegnante e consigliere comunale (dove sono gli altri politci? forse che il diritto allo studio e i disagi delle famiglie non sono questioni di primaria importanza?) per il lavoro che sta facendo ed il coraggio che ha dimostrato nel metterci la faccia in questo fenomeno, non certo virtuoso, che caratterizza le scuole italiane e che penalizza le famiglie. Riteniamo, per concludere su questa squallida vicenda, che i presidi, piuttosto che riportare sulla stampa i propri dissidi interni con il personale docente,  dovrebbero  incominciare a preoccuparsi di più a colmare le enormi lacune presenti nei programmi didattici ed educativi, essendo evidente che nelle scuole poco o nulla si tratta di Costituzione, diritti civili, salute, sicurezza dei luoghi di lavoro (tra cui la scuola), ambiente e, in generale di legalità.  Detto questo ricordiamo che da gennaio l’Associazione Essere Cittadini ha lanciato una campagna per la trasparenza e la legalità a scuola oltre a proseguire la protesta per la scandalosa situazione dell’edilizia scolastica e il relativo problema della sicurezza dei nostri figli che ogni giorno frequentano plessi spesso non rispondenti ai criteri minimi di sicurezza previsti dalla normativa vigente: su questi problemi abbiamo già incontraro il Vicesindaco con delega all’istruzione Sartori e prossimamente chiederemo un incontro al direttore reggente dell’Ufficio scolastico provinciale.Per quanto riguarda la questione dei contributi in generale ricordiamo che le famiglie italiane pagano la scuola pubblica due volte: la prima con la fiscalità generale (che sovvenziona anche le scuole private!) e la seconda con i contributi. In particolare evidenziamo, a maggior ragione in un periodo di grave crisi,  un enorme squilibrio tra i fondi privati (famiglie) e quelli pubblici (Ministero e enti locali): a questo proposito chiediamo ai presidi di pubblicare on line e anche sulla stampa, constatato che è un mezzo a loro gradito quando si tratta di perorare la propria causa, il bilancio di previsione al fine di sapere quanto si prevede verrà chiesto alle famiglie  per il prossimo anno scolastico.Concludiamo con una riflessione: perché i dirigenti scolastici  invece di battere cassa ai genitori, non  si uniscono ad essi e ai docenti a difesa della scuola pubblica e il relativo diritto allo studio, costituzionalmente garantito, da troppi anni ormai  sotto continui attacchi da parte di tutta la politica? Risposta: forse perché alla fine pagano sempre le famiglie!
L'Associazione Essere Cittadini

mercoledì 27 marzo 2013

Da Bergoglio semplice aggiustamento o radicale Riforma della Chiesa cattolica?

Le parole e i gesti del nuovo Vescovo di Roma segnano un'evidente discontinuità rispetto all'immediato passato. 
Solo per portare qualche esempio, il sogno della "Chiesa povera" è tutt'altro che la "Chiesa per i poveri"; la delicatezza nel non imporre "benedizioni" a chi non si riconosce nella fede cattolica è ben diversa dalla richiesta di inserire nella Costituzione continentale "le radici cristiane dell'Europa"; il dolce invito - "per favore" - a "custodire il creato e a custodirsi reciprocamente fra esseri umani" è altra cosa rispetto al richiamo al magistero chiamato a custodire la Rivelazione, alla continua riaffermazione dell'unicità di Cristo salvatore del mondo e all'elencazione dei "principi naturali non negoziabili"; il gesto di celebrare il giovedì' santo (la festa nella quale i cristiani ricorda l'istituzione stessa dell'Eucarestia e della comunità dei discepoli) la memoria della lavanda dei piedi in un carcere minorile è tutt'altro rispetto alla sfarzosa solennità delle liturgie pontificali in san Pietro...
Si tratta solo di un aggiustamento di metodi e contenuti, dovuto essenzialmente all'ingenua iniziativa di un papa venuto "dalla fine del mondo" e abituato alla sobrietà della situazione latinoamericana? 
Oppure si tratta dell'inizio di una grande Riforma che potrebbe portare alla riunificazione delle chiese cristiane, a un nuovo dialogo con le religioni e con l'ateismo in vista della "custodia" di un mondo minacciato? 
Si tratta solo di belle parole e gesti emotivamente coinvolgenti oppure la "Chiesa povera" saprà rinunciare ai mille privilegi che l'hanno portata ad avere un importante ruolo di Potere, soprattutto nell'ambito dell'Occidente capitalista? Sta davvero per finire l'epoca delle banche vaticane, delle intromissioni pesanti nelle vicende degli Stati, della stessa Città del Vaticano?
Si tratta di una revisione terminologica del ruolo del papa in quanto vescovo di Roma o stanno per essere messi in discussione i rapporti fra collegio episcopale e "primato" del successore di Pietro? Sarà rivisitato il sacramento dell'ordine, con l'abolizione del celibato obbligatorio previsto per i presbiteri di rito latino e con il possibile accesso delle donne al sacerdozio? O più semplicemente sarà recuperata la dimensione semplicemente funzionale e non sacramentale della "guida" delle comunità ecclesiali?
Sono queste e molte altre le domande che i primi passi di Bergoglio suscitano: sarà inevitabilmente eroso nel momento del passaggio dalle parole ai fatti il "credito" di stima e simpatia accordato quasi unanimemente - da destra e da sinistra - al volto nuovo del cattolicesimo mondiale...
ab

martedì 26 marzo 2013

Solidarietà a Cingolani, subito pubbliche scuse!

La pagina di Gorizia del quotidiano locale riporta oggi una serie di incredibili dichiarazioni della Preside del polo liceale introno all'articolo di Giuseppe Cingolani, pubblicato anche su questo blog in data 21.03.2013.
La preside conferma punto per punto proprio quello che il professor Cingolani ha sostenuto, ovvero che alle famiglie viene distribuito insieme al modulo di iscrizione anche un bollettino per contribuire "volontariamente" ad alcune attività della scuola. Senza prendere in considerazione la semplice e ovvia richiesta dell'interessato - che ci sia maggior trasparenza nello spiegare ciò che è obbligatorio e ciò che non lo è - la preside si scaglia contro il malcapitato accusandolo di ogni possibile malefatta: eccessivo impegno ("legittimo" riconosce, bontà sua!) politico che "trasforma la cattedra in tribuna" e che costringe i colleghi a straordinari pagati e perfino i genitori a inenarrabili disagi dovuti - e qui la prof si permette perfino l'"ironia della sorte" - al vedere i propri figli affidati a un professore di scienze della formazione che si dimenticherebbe di formarli.
Una pubblica accusa di questo genere, data in pasto a cittadini del tutto ignari delle controversie interne a un istituto scolastico, rasenta e forse oltrepassa la diffamazione: se l'azione di Cingolani è "legittima", la vera de-legittimatrice è la dirigente scolastica che si permette di infangarlo davanti ai goriziani e soprattutto davanti ai suoi studenti.
Inaccettabile, piena e convinta solidarietà al prof. Giuseppe Cingolani, nell'attesa di immediate e pubbliche scuse da parte della sua preside. 

Centrali a biomasse: per ora hanno vinto i cittadini

In scena ieri sera in Consiglio Comunale la discussione sulla variante urbanistica relativa alla compatibilità ambientale delle due centrali a biomasse in via Trieste a Gorizia.
Molti sono i cittadini che hanno voluto presenziare al dibattito, la maggior parte scoraggiati dai "tempi lunghi" imposti da uno strano colpo di mano della maggioranza che ha consentito di ritardare quanto più possibile la trattazione dell'argomento.
Molti sono stati gli interventi dei consiglieri che hanno espresso punti di vista articolati e (in qualche caso) documentati: qualcuno si è detto contrario alle centrali in quanto tali, altri alla localizzazione, altri alla disinformazione altri ancora alla mancata richiesta di compensazioni finalizzate all'incremento della sicurezza e al risparmio energetico.
Fatto sta che - dopo oltre due ore di intenso confronto - la delibera giuntale è stata bocciata: l'interessante votazione palese ha evidenziato la contrarietà di 21 consiglieri, il parere favorevole di 5 e l'astensione di 14. Strana quest'ultima forma di voto, utilizzata anche dal sindaco: evidentemente il primo cittadino e la maggioranza della maggioranza non se la sono sentita di sostenere un parere opposto a quello dell'opinione pubblica - gli oltre 700 firmatari dell'appello "contro" sono i veri vincitori - ma neppure di scontentare il privato richiedente.
A qualche giorno dal venerdì santo, una lavata di mani può sempre essere una buona soluzione...

Another black in the wall!

Sempre della serie "è bello ciò che piace".
Tuttavia, con un azzardo non rispettoso della coscienza, susciterebbe qualche preoccupazione un soggetto che riconoscesse "belle" queste macchie d'asfalto sul tormentato porfido antistante alla chiesa di Sant'Ignazio, in Piazza Vittoria a Gorizia.
La foto e il titolo del post sono di Nevio Costanzo 

domenica 24 marzo 2013

No alle due nuove centrali elettriche a biomassa in città.


Questo è l’esito dell’incontro avvenuto tra varie associazioni goriziane e singoli cittadini in merito  al progetto di costruzione di due nuovi impianti di produzione di energia elettrica da gassificazione   di biomasse solide, previste, su richiesta della ditta..., nella zona di via Trieste a ridosso della linea ferroviaria tra le zone abitate di Sant’Andrea, Campagnuzza e Sant’Anna.
Lunedi' alle 18 il Consiglio comunale dovrà esprimersi sul parere di compatibilità urbanistica per la realizzazione dell' impianto più prossimo alla stazione ferroviaria di Gorizia centro (per l'altro è già stata concessa la variante da zona commerciale a industriale).
La presenza di tale impianto industriale snaturerebbe, a detta dei presenti, l'originaria destinazione d'uso (abitativo e commerciale) della zona, deprezzando il valore delle case acquistate nelle aree limitrofe, oltre a peggiorarne la qualità dell'aria.
Le anomalie di questa vicenda e le perplessità emerse sono innumerevoli.
Innanzitutto da parte del comune non c'è stata, ancora una volta, alcuna informazione né tanto meno condivisione con i cittadini, del cui parere l'amministrazione dovrebbe però tener conto dato che sono i diretti destinatari degli effetti di tali insediamenti industriali.
Quali sono gli elementi che renderebbero un siffatto impianto vantaggioso per la comunità che lo ospita? Una zona industriale allargata verso il centro città? Più fumi e polveri da respirare? Una ciminiera di 15 metri da poter ammirare dalla finestra di casa?
Non è nemmeno prevista una compensazione ambientale per le immissioni nell’aria dei fumi relativi alla combustione, dato che il teleriscaldamento non sembra fattibile. Inoltre il legname che dovrebbe fungere da biomassa arriverebbe via ferrovia non si sa da dove e non risulta una chiara ricaduta occupazionale (è noto che il funzionamento di queste centrali ad elevata automazione richiede un limitato impiego di personale).
A fronte di tutte queste incognite e al modo in cui l’Amministrazione Comunale sta gestendo questa vicenda, le associazioni e tutti i cittadini che aderiscono al comitato contro il nuovo insediamento dei due impianti in via Trieste, consegneranno la relativa raccolta di firme in apertura della seduta del Consiglio comunale, chiedendo al Sindaco e a tutta l’assemblea di esprimere parere negativo e, quindi, respingere in modo fermo e inequivocabile tale progetto, operando in sintonia con i goriziani e con i loro legittimi diritti e interessi di cittadini.
Le Associazioni Forum per Gorizia, Essere Cittadini, 2001Skultura e i cittadini del comitato.

sabato 23 marzo 2013

BIOMASSA. PER CHI?


MOVIMENTO DI CITTADINI PER FARE CHIAREZZA SULLA QUESTIONE

C'è fermento in attesa della prossima riunione del Consiglio Comunale di lunedì 25 marzo, durante la quale verrà espresso il parere di compatibilità urbanistica sul progetto di costruzione di una centrale elettrica a biomassa in via Trieste (dietro la caserma), presentato dalla ditta Roitz.
Il progetto complessivo prevede la costruzione di due impianti, da un megawatt ciascuno, per il primo dei quali, da costruirsi in via Trieste (vicino al negozio Bernardi), il Comune aveva già approvato, nel 2012, la variante di destinazione d'uso al P.R. Si attende ora la decisione di lunedì prossimo per la seconda centrale.

La richiesta della ditta Roitz suscita diversi interrogativi, tali da far sì che si sia creato un movimento di cittadini che vuole far luce sulla questione.

1) Perché una centrale elettrica a biomassa proprio in quell'area? Dov'è la biomassa che dovrebbe fungere da combustibile per la produzione di energia? Lì non c'é. Verrebbe importata dall'est Europa, con trasporto su rotaia. Ma la logica vorrebbe che un impianto simile utilizzi biomasse effettivamente prodotte in loco (rifiuti organici, scarti di lavorazioni agricole, legname) e non da andare a recuperare altrove, altrimenti dove sta l'efficienza?
2) Perché costruire delle centrali proprio lì, a pochi metri dalla zona residenziale? Quale utilità ne avrebbero i residenti? In altri paesi europei i progetti per impianti a biomassa comprendono la predisposizione per il teleriscaldamento, cioè l'utilizzo dei fumi di scarico per riscaldare le case residenziali limitrofe. Il progetto della ditta Roitz prevede il teleriscaldamento? No. Il Comune ha fatto richiesta di una tale aggiunta al progetto, nell'interesse dei cittadini? No.
Insomma, per i residenti delle aree circostanti ci sarebbe solo il danno dell'inquinamento da fumi di scarico, che verrebbero dirottati, a seconda del flusso d'aria, verso i quartieri di Sant'Andrea, Campagnuzza, o Sant'Anna, con conseguente deprezzamento del valore degli edifici e delle aree residenziali, e nessun altro vantaggio. [A fronte dell'arricchimento per la città dei 2,5 nuovi posti di lavoro previsti.]
L'unica a godere dei vantaggi è la ditta proponente, la quale usufruirebbe di consistenti incentivi statali sulla quantità di energia prodotta, che verrebbe venduta all'ENEL, dal quale poi siamo costretti a rifornirci noi cittadini, al prezzo di mercato.

Per pretendere dagli amministratori comunali di tutelare il bene e la salute dei goriziani, invece che gli interessi di una singola ditta privata, è stata messa in atto una raccolta di firme, ed è stata programmata una presenza massiccia al Consiglio Comunale di lunedì 25 marzo, alle ore 18.00.

venerdì 22 marzo 2013

C'era una volta la politica estera...

Dilettanti allo sbaraglio.
Questa è la penosa impressione che la "nostra" politica estera ha suscitato nella vicenda relativa ai soldati della marina accusati dalle autorità indiane di aver ucciso due pescatori inermi, scambiati - è quanto sostiene la "difesa" - per pirati del mare.
Ricevuti con tutti gli onori dal Presidente della Repubblica nel corso della "libera uscita" natalizia, proposti per una candidatura al Parlamento nelle recenti elezioni nazionali, "trattenuti" poi in Italia dopo il "permesso elettorale" per ordine dei ministeri della Difesa e degli Affari Esteri. Motivazione ribadita di un simile clamoroso venir meno alla parola data: "l'India viola le convenzioni internazionali, adesso ripristiniamo la legalità!" Salvo ridursi a più miti consigli non appena l'interlocutore - un tantino più forte - fa la voce grossa e mette in discussione qualche centinaia di migliaia di "affari"...
E così i soldati "ridiscendono le valli che avevano percorso con orgogliosa sicurezza", vengono caricati senza troppe cerimonie su un aereo e rispediti al mittente, con l'assicurazione da parte dell'India - le cui autorità peraltro non sono sembrate così sanguinarie se si sono fidate nel concedere ai due un permesso natalizio e un permesso elettorale -di evitare la "condanna a morte".
Veramente incredibile, un ordine scandaloso e per fortuna tardivamente contraddetto, per chiunque ritenga giusto che l'India possa processare due persone accusate di aver ucciso due suoi cittadini e che la parola garantita da un Governo non possa in alcun modo essere ritrattata; un contro-ordine inspiegabile per chi ritiene che un delitto avvenuto - così affermano i "difensori" - in acque internazionali debba essere preso in considerazione nel Paese d'origine degli accusati o da un arbitrato internazionale.  
ab

Predmet: IZBRISANI!... Una cartina da ritirare... (chiedendo i danni a chi l'ha voluta)

Igor Komel scrive una lettera aperta al Sindaco. In essa lamenta che nella cartina di Gorizia Vivi Gorizia, presentata anche attualmente ai turisti con il logo del Comune e con una breve storia della città in sloveno, inglese, italiano e tedesco, è cancellato ogni riferimento ai siti geografici e alle testimonianze relative all'attuale presenza slovena. In realtà tale assai grave assenza è accompagnata da un'imbarazzante imprecisione nella delineazione delle strade e dalla mancata citazione di "punti di interesse" quali la Piazza Transalpina, la Sinagoga, la Chiesa Metodista e perfino il Duomo di Gorizia. Sembra quasi un gioco da settimana enigmistica offerto ai lettori per scoprire la selva di errori "nascosti". Risulta inoltre non aggiornata, riportando ancora l'Ospedale Civile in via Vittorio Veneto e il San Giovanni di Dio presso la Stazione... Insomma, una mappa della città che non sta né in cielo né in terra. Da ritirare immediatamente, chiedendo i danni a chi l'ha voluta e portata alla stampa...
ab

Že dalj časa v javnosti kroži turistični vodnik, načrt mesta Vivi Gorizia z zaznavnim logotipom (z natisnjenim grbom) mesta – občine Gorica. Spodbudno je, da je publikacija štirijezična (v italijanščini, slovenščini, nemščini in angleščini), toda ...
Goriška občinska uprava je ponovno naredila potezo, ki jasno kaže na njen odnos do slovenske narodne skupnosti v občini Gorica. Kot takrat, ko nas je prezrla in ni imenovala slovenskih članov v krajinsko občinsko komisijo, smo tudi tokrat ponovno »na mestni mapi« dobesedno izbrisani.
Tudi če bi pogledali s povečevalnim steklom, bi le s težavo opazili slovensko prisotnost v mestu Gorica. Med »76 zanimivostmi«, so  navedeni pomniki in objekti, kot so občinska stavba, gledališče Verdi, muzej Attems, Coroninijev dvorec, Avditorij itd. A glej ga zlomka! O zanimivih slovenskih značilnosti pa ni ne duha, ne sluha. Dobesedno: izbrisani! Nista zabeležena ne Kulturni dom na Placuti, ne Kulturni center Lojze Bratuž na Drevoredu 20. septembra, ni KB centra in Trgovskega doma na Verdijevem korzu ... tudi Pevma, Oslavje, Štmaver, Podgora in Štandrež,  so nekako »izobčeni« iz občinske karte, čeprav so del goriške občine.
Enaka usoda je doletela tudi židovsko Sinagogo v Ascolijevi ulici, edino goriško kinodvorano Kinemaxna Travniku, da ne govorimo o sedežu goriške Pokrajine na glavnem korzu, o sedežu novogoriške Univerze v Gorici in podobno. Povezovalni trg obeh Goric, poimenovan Trg Evrope oz. PiazzaTransalpina, najbolj atraktivna, največkrat obiskana in najbolj iskana turistična točka v našem mestu, je izločen iz seznama, povsem je prezrt, oziroma dobesedno izbrisan iz mestnega zemljevida.
Dragi župan Romoli, ali naj se po vsem tem celo pritožujemo, če Gorica dan za dnem propada, če je izgubila krajevno podružnico Banca d'Italia, vojašnice, sodišče, bolnišnico, in še in še... Kmalu nas bosta zapustili tudi  kvestura in prefektura... Pri takšnem načinu dela in preziranju od slovenske stvarnosti do drugih značilnosti našega mesta, dragi župan, ni čudno, da postajamo iz nekoč prepoznavnega mesta le srednje velika vas.
Igor Komel, Ravnatelj Kulturnega doma v Gorici

giovedì 21 marzo 2013

Contributi scolastici fatti passare per obbligatori: iniqui e anticostituzionali


Ancora Giuseppe Cingolani offre un interessante (e inquietante) spunto di discussione, questa volta dal mondo della scuola...
Lo Stato taglia i fondi all'istruzione e i dirigenti scolastici corrono ai ripari chiedendo contributi alle famiglie, ma troppo spesso la richiesta, ambigua e poco trasparente, fa credere ai genitori che si tratti di versamenti dovuti, fino a minare il principio costituzionale della gratuità dell'istruzione. È la desolante situazione in cui si trovano molte scuole in tutta Italia, e anche a Gorizia.
Mentre in altri paesi, in tempi di crisi, la scuola è uno dei settori prioritari a cui indirizzare le scarse risorse, in Italia da tempo avviene esattamente il contrario.
Per la mancanza di fondi spesso le scuole non riescono a portare avanti nemmeno le attività essenziali, ed è per questo che praticamente tutte, oggi, si avvalgono della facoltà di chiedere alle famiglie dei contributi volontari, che negli istituti superiori di Gorizia vanno dagli 80 a oltre 100 euro per alunno, a prescindere dalla condizione economica di chi li versa. Si tratta di un impegno economico notevole, che si moltiplica per chi ha più figli, e può superare di molto quello di tante odiate tasse, come l'IMU.
Ma il fatto grave è che spesso le famiglie credono, o sono indotte a credere, che si tratti di un versamento obbligatorio. In molti casi il bollettino per il pagamento del contributo volontario viene distribuito agli alunni assieme al modulo per l'iscrizione e al bollettino per le tasse scolastiche, nonostante le disposizioni contrarie del Ministero. Così molte famiglie effettuano il versamento pienamente convinte che si tratti di una contributo necessario per l'iscrizione scolastica. Anche a Gorizia spesso viene ignorato il dovere, ribadito più volte dal Ministero dell'Istruzione, di comunicare chiaramente alle famiglie l'assoluta volontarietà del contributo in questione, e capita addirittura che le scuole non accettino di ritirare il modulo compilato per l'iscrizione e il bollettino delle tasse pagate se non contemporaneamente al bollettino che dimostri il versamento del contributo volontario. Ad alcuni genitori che non volevano versare il contributo è stato perfino chiesto di presentare la dichiarazione dei redditi per giustificarsi.
Come ha ribadito con forza il Ministero in due note del 23 marzo 2012 e del 7 marzo 2013, i responsabili della gestione scolastica che agiscono in questo modo violano gravemente i propri doveri d'ufficio.
Il Ministero ha precisato che i contributi scolastici possono essere utilizzati solo per progetti di ampliamento dell'offerta formativa, di cui le famiglie devono essere preventivamente informate, in modo da poter eventualmente decidere di contribuire a finanziare solo alcuni progetti. Inoltre alla fine dell'anno deve essere assicurata alle famiglie una rendicontazione sull'effettivo utilizzo del contributo. Entrambe le cose avvengono in rarissimi casi in Italia.
Una chiara e trasparente comunicazione alle famiglie potrebbe motivare maggiormente chi è in grado di contribuire all'arricchimento delle attività scolastiche, senza gravare ingiustamente sulle molte famiglie in difficoltà e tutelando il diritto costituzionale all'istruzione gratuita. La scuola, che esiste per educare i nostri figli, non può sopravvivere grazie all'inganno.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

mercoledì 20 marzo 2013

Buona primavera...

Oggi è iniziata la primavera. Ma non era il 21 marzo? No, l'istante dell'intersezione tra l'eclittica e l'equatore celeste, cioè il momento dell'equinozio, è trascorso quest'anno il 20 marzo alle 12.02.
Al di là dei complicati calcoli astronomici si fa strada una cauta ma ragionevole speranza, quella che sia tempo di rinascita nella giustizia e di rinnovamento nella nonviolenza.
Buona primavera, insomma!

Sviluppo del territorio "internazionale", attraverso singoli progetti "transfrontalieri"

Proposta di aggiornamento di linguaggio: l'insieme dei rapporti intercorrenti tra persone che si riconoscono nelle diverse identità nazionali è da definire "internazionale"; i singoli progetti attuativi possono essere definiti "transfrontalieri".
Il termine "transfrontaliero" è riferito a tutto ciò che avviene attraverso una frontiera e nella zona goriziana ha avuto un senso fino a quando il confine era "controllato" per ciò che concerne il traffico delle persone e delle merci. Nella situazione post Schengen la linea virtuale che divide due Stati esiste ovviamente ancora, ma non sottolinea più l'ambito di due entità estranee che cercano di trovare degli accordi, bensì quello di un unico territorio caratterizzato da significative differenze culturali che possono compenetrarsi a vicenda a tutti i livelli.
Molti ad esempio pensano - e affermano anche pubblicamente - che la "t" dell'acronimo Gect significhi "transfrontalieri" e non invece "gruppi territoriali", dove la logica è proprio quella di valorizzare uno specifico ambito geo-politico caratterizzato dall'incontro tra diverse nazionalità.
Per questo sarebbe bene sostituire il termine "transfrontaliero" con "internazionale", quando ci si riferisce a un nuovo e sostenibile percorso di rilancio del territorio goriziano: esso implica il riconoscimento dell'internazionalità, ovvero della permanente costruttiva interrelazione tra persone di nazionalità slovena e italiana che vivono da una parte o dall'altra del desueto confine fra Italia e Slovenia. E' naturalmente da aggiungere il contributo decisivo di altre identità culturali, quella friulana come pure quella dei numerosi nuovi venuti da diverse parti del mondo, alla ricerca di pace, giustizia e lavoro.
Si tratta di questioni di lana caprina? No, il linguaggio non è mai un'astrazione, è sempre l'espressione di un "vissuto": chi vive nel territorio goriziano partecipa a un sogno "inter-nazionale", del quale i progetti "trans-frontalieri" altro non sono che limitate e specifiche forme di attuazione.

martedì 19 marzo 2013

Frattini dimesso dal Gect! Oddio, ma chi è Frattini? E che è 'sto Gect?

"Aperta la strada verso il futuro", "Finalmente dalle parole ai fatti", "Si potrà nascere nell'orizzonte del nuovo organismo internazionale", "Il prestigio del presidente aprirà tutte le porte di Bruxelles"... Si potrebbe continuare a lungo l'elenco degli slogan che hanno costellato di speranza i lunghi anni di gestazione e - finalmente - il parto del Gect goriziano, Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale.
Dopo ben oltre un anno (le nomine "italiane" furono ufficializzate dal Consiglio Comunale nel mese di dicembre 2011) molti si domandano che fine ha fatto il Gect, del quale ogni tanto si sente parlare come di un qualcosa di misterioso che sforna idee del tipo "metropolitana fra Gorizia e Nova Gorica" oppure "punto nascita transfrontaliero" e così via. Di concreto, per il momento, neanche l'ombra.
Anzi, l'odierna notizia bomba - anche se data per imminente da qualche mese - è che il grande "apriporte di Bruxelles" (il riferimento è alle entusiastiche parole del sindaco Romoli che, in quanto a promesse insolute, è secondo soltanto al suo capo arcoretano) ed ex ministro Franco Frattini si è dimesso dall'incarico di presidente, senza aver portato il benché minimo beneficio al territorio goriziano.
Purtroppo non era difficile pronosticare simile magro destino, fin dalle origini di questa iniziativa ottima, ma gestita dal centro destra goriziano male, soltanto come uno strumento di propaganda filo-amministrativa. Presentando ai cittadini il Gect come una specie di organismo sovranazionale si è fatto dimenticare la sua vera e unica funzione: quella di consentire a tre Comuni vicini (Gorizia, Nova Gorica e Šempeter/Vrtojba) di proporre e gestire progetti finanziati dalla Comunità Europea. Si tratta cioè di un mero strumento operativo, molto ben funzionante in altre situazioni caratterizzate da idee più chiare: un obiettivo preciso da realizzare (ad esempio l'ospedale fra Francia e Spagna sui Pirenei) o una situazione di collaborazione già molto avviata che trova nel Gect un ulteriore efficace volano d'azione. Il Gect goriziano non è nato da un'idea precisa da realizzare e non vanta un'ampia previa cooperazione, per questo finora non ha neppure "scaldato i motori".
Inoltre, essendo uno strumento tecnico e non politico, richiede personale competente e qualificato, in grado di accompagnare il complesso iter che dalla fase progettuale conduce all'approvazione e all'attuazione dei progetti. Il solo "tecnico" competente, in grado di svolgere questa fondamentale mansione (conditio sine qua non), porterebbe via da solo almeno il doppio del budget messo a disposizione dai tre Comuni messi insieme. E nessuno dei tre - in tempi di grave crisi - sembra intenzionato a investire un cent di più su una scommessa dagli esiti sempre più incerti.
Ecco la vera storia dell'ennesimo (stra-previsto) "carrozzone" goriziano. Da questa situazione, dopo l'abbandono di Frattini, se ne esce solo in due modi: lasciando perdere, affidando eventuali progetti europei concordati tra i comuni limitrofi a studi di progettazione meno altisonanti ma anche meno onerosi oppure investendo tanti soldini pubblici, da scavare nelle tasche sempre più vuote dei cittadini.
ab

Parole e gesti di una nuova storia: grande inizio di papa Francesco

E' iniziato oggi ufficialmente il ministero del nuovo Vescovo di Roma. La cerimonia di insediamento è stata semplice e sobria e l'omelia di Bertoglio è stata serena e profonda. In una settimana - per ora a parole - si è realizzata una vera e propria rivoluzione di metodo e di contenuti.
Anzitutto la continua sottolineatura del ruolo del Papa come "vescovo di Roma", la "comunità diocesana (attenzione, non il vescovo, ma la comunità) che presiede nella carità a tutte le chiese del mondo": è il ritorno agli inizi, quando Ignazio di Antiochia e Ireneo di Lione parlavano proprio con questi termini della chiesa della "Capitale dell'Impero". Autorità come servizio, come coordinamento e sostegno a tutti.
Poi la delicatezza nei confronti di chi non è credente: dalla "benedizione silenziosa" ai giornalisti al termine del cordialissimo incontro di sabato agli accenti dell'omelia di oggi. Abituati alla potenza imperiosa del woityljano "aprite, anzi spalancate le porte a Cristo" o al malinconico richiamo al cristocentrismo ratzingeriano, si resta sorpresi nel sentire un semplice umano invito rivolto ai "grandi" e ai "piccoli" - "per favore" - alla custodia dell'ambiente, alla custodia reciproca fra popoli e persone, alla tenerezza e alla bontà. Un discorso pieno di Spirito, ma privo di qualsiasi esclusivismo, che apre da subito la strada del dialogo e della collaborazione per il bene di tutti con chi non è cattolico, non è cristiano o non è credente.
Ancora, l'attenzione ai poveri, il sogno di "una chiesa povera per i poveri", parole che provengono direttamente dal substrato di quella teologia della liberazione della quale Bergoglio non sembra essere stato in passato particolarmente entusiasta. Sarà interessante scoprire nei prossimi giorni come il nuovo Papa vorrà declinare questo sogno: in primis nell'ambito del Vaticano e della Chiesa Italiana, i cui vertici - al di là dei sorrisi di circostanza - non sembrano traboccare di gioia...
Infine il richiamo alla misericordia e alla tenerezza: un bel passo in avanti rispetto alla caccia agli errori del nostro tempo, all'affermazione dei principi non negoziabili e all'arroccamento intorno al concetto aristotelico di "natura"! Nel nuovo stile l'abbraccio precede il giudizio, l'ascolto precede la sentenza, il dialogo precede l'affermazione perentoria.
Insomma, i primi passi di papa Francesco si stanno imprimendo nel cuore di quel "popolo" al quale costantemente si rivolge (da quanto tempo non si sentiva parlare in questo modo del ruolo del "popolo"?). Per un istante si può mettere da parte la cautela e guardare con speranza a un raggio di luce che splende tra le nuvole grige del nostro tempo. 
Come non condividere la soddisfazione nel sentire pronunciare in Piazza san Pietro parole antiche e nuove, un vero e proprio programma per un sostenibile futuro?
Andrea Bellavite

domenica 17 marzo 2013

Gorizia e le sue cattedrali nel deserto: indignatevi!


Leggendo oggi l'articolo sul Piccolo riguardante l'ascensore si osserva che i goriziani, poveri, reietti, neri e soli, non abbiano mai avuto neppure un Stephane Hessel che li sollecitasse con un “Indignatevi!” Per anni Romoli ci ha detto in consiglio comunale che i soldi regionali erano solo ed esclusivamente per la risalita meccanica al Castello. Invece non era vero. Adesso ci dice che potrebbe fare una sola cabina di risalita, ma invece ne vuole fare tre per favorire i disabili! D'altra parte è inutile illustrare ancora la vicenda: lo spreco di denaro, il fatto che Romoli non  abbia mai parlato con Tondo per fermare la sciagurata impresa che ha rovinato la collina, il fatto che l'ascensore non servirà a nulla perchè non c'è un progetto di rilancio culturale di questa città. L'ascensore, come il Conference Center, come il museo S. Chiara hanno dato soldi ad ingegneri e costruttori e per la cittadinanza zero. Questo accade perchè la denuncia della pochezza dei nostri capataz si fa troppo poco. Nonostante si venga a sapere che i soldi dei rimborsi elettorali vadano per gentili omaggi floreali e sedie IKEA, nessuno esprime rabbia e sconcerto: lasciamo alla magistratura di fare il suo corso, tanto tra 15 giorni non se ne ricorda più nessuno. E invece se la città è ridotta in queste condizioni è perchè, dalla fine della guerra, ha una classe politica sempre uguale (con qualche variante, alcuni anche bravi) vissuti con i soldi che la DC erogava a man bassa perchè eravamo in zona di confine. Problemi non ce n'erano: bastava bussare alle casse del povero Giulio, talvolta giustamente arrabbiato, (si vedano i documenti in cui Andreotti è stremato dalla continua richiesta di denaro che arriva dal confine orientale) per avere quello che Gorizia, perennemente minacciata dallo slavo comunista, riteneva suo diritto avere. Finita la pacchia del babau questi non hanno saputo più fare nulla se non quello che facevano prima : chiedere soldi per male utilizzarli, senza idee e progetti. Un esempio per tutti? Il GECT, l'ennesimo buco nell'acqua.
Ora il problema di cambiare a Gorizia è urgentissimo. Certo ci vuole l'aiuto di tutti, in primis dei giornalisti, che dicendo semplicemente la verità fanno un enorme servizio alla città, ma poi ci vuole un'opposizione, scusate, più presente, più cattiva, più politicamente scorretta. Con i soliti dibattiti in consiglio comunale una volta al mese non si cambia nulla. 
adg

Impianto a biomasse: profitti privati, pubblici malanni


Ecco una sintesi della conferenza stampa tenuta ieri dai gruppi consiliari del centrosinistra goriziano intorno allo spinoso tema della realizzazione dell'impianto a biomasse di via Trieste.

La ridottissima distanza dalle abitazioni di una struttura classificata come “industria insalubre”, la scarsa chiarezza e le informazioni addirittura contraddittorie fornite circa l'impianto, la superficialità e l'inerzia dell'amministrazione, che non ha mai chiesto le misure compensative a beneficio della popolazione previste dalla legge: tutto questo rende del tutto inopportuno, nelle condizioni attuali, votare il parere favorevole sull'insediamento del nuovo impianto a biomasse di via Trieste.
È vero che l'ARPA certifica che le emissioni non supererebbero i limiti consentiti dalla legge, ma anche le emissioni di un'automobile rispettano i limiti di legge, eppure nessuno lascerebbe la propria macchina col motore acceso davanti alla porta di casa per 24 ore al giorno. Da notare che l'ARPA chiede comunque di verificare le emissioni dopo l'avvio dell'impianto, nelle condizioni climatiche più critiche.
Purtroppo non esiste una legge nazionale o regionale che stabilisca una distanza minima dalle abitazioni per impianti a biomasse, ma i Comuni che si sono dati dei criteri (ad esempio inserendo norme specifiche nei Regolamenti d'igiene pubblica) hanno fissato limiti che in media , per impianti equivalenti a quello progettato in via Trieste, non sono inferiori al chilometro.
Nel caso dell'impianto goriziano, che dovrebbe sorgere lungo la ferrovia di via Trieste, le case si troverebbero ad una distanza ben inferiore ai 100 metri, e il centro cittadino sarebbe a 700 metri. Pare dunque inaccettabile mettere a rischio la salute dei cittadini goriziani.
Da notare che il 74% del calore prodotto andrebbe disperso, mentre potrebbe essere recuperato e incanalato per sostituire numerose caldaie domestiche o altri processi di combustione per uso industriale operanti in zona, permettendo addirittura di migliorare la qualità dell'aria rispetto alla situazione attuale, secondo le stesse relazioni fornite dagli uffici del Comune.
L'imprenditore interessato sarebbe disponibile ad operare un intervento del genere, anche perché col recupero di calore riceverebbe 40 euro di incentivi in più per ogni Megawatt prodotto (8.000 all'anno). Abbiamo però appreso con stupore da lui stesso che il Comune, pur potendolo fare in base alla legge regionale 19 del 2012, non l'ha mai contattato per proporgli né questa, né alter misure di compensazione. È sconcertante questa totale mancanza di iniziativa e di interesse dell'Amministrazione per una maggiore tutela dei cittadini.
Rileviamo infine che regna il caos sulle informazioni riguardanti l'impianto: dalle relazioni dei consulenti dell'impresa risulterebbe che la totale automatizzazione dell'impianto richiederebbe l'impiego solo di due lavoratori per un turno giornaliero. Ma in sede di Commissione consiliare l'imprenditore ha dichiarato che l'impianto darebbe lavoro addirittura a 35 persone. A chi dobbiamo credere: all'imprenditore o ai documenti ufficiali dei suoi consulenti?

sabato 16 marzo 2013

Stupore (parte III): Grasso presidente del Senato

E invece no, la delusione non è arrivata! La serata non cessa di stupire e offre alla fine anche il volto di Piero Grasso alla Presidenza del Senato. Insomma, ricapitolando: un Papa che sogna "una Chiesa povera dalla parte dei poveri" e benedice in silenzio perché vuole rispettare la coscienza dei giornalisti. Una Presidente della Camera segnalata a livello mondiale per l'impegno a favore dei rifugiati, degli immigrati e dei più poveri. Un Presidente del Senato campione della lotta contro la mafia. Ce ne è abbastanza per contrassegnare la giornata come "storica" e per confermare il cauto ottimismo con il quale - anche su questo blog - si era commentato l'esito esplosivo delle elezioni di febbraio. Adesso sì, ne vedremo delle belle: osservando Camera e Senato sembra di essere entrati in una nuova era e i "vecchi" furbastri che si aggirano dubbiosi sembrano dinosauri in estinzione...
ab

Stupore (parte II): Laura Boldrini Presidente della Repubblica? Perché no?

Ci si stupisce.
La nuova Presidente della Camera suscita l'applauso anche di molti che non l'hanno votata e tutti in coro si stupiscono per l'intelligenza e la levatura della scelta. Sì, perché si era abituati a un Parlamento nel quale si potevano raggiungere gli alti scranni soltanto grazie - nel di gran lunga migliore dei casi - a un curriculum di pluridecennale militanza politica "professionistica"; non quindi grazie alle esperienze, competenze, capacità maturate nel corso di esistenze vissute nei diversi campi d'impegno nazionale e internazionale. Ci si stupisce di fronte al ripristino della "normalità", sulla sedia principale dei Deputati siede una persona straordinaria, conosciuta in tutto il mondo per la sua azione nell'ambito dell'Onu, del Commissariato per i Rifugiati, della ricerca di soluzioni di pace in ambiti di guerra...
Forse si potrebbe compiere ancora un passo in avanti e continuare a stupire: perché non pensare a Laura Boldrini, tra poco più di un mese, quando ci sarà da eleggere il Presidente della Repubblica? Ha una ricchissima esperienza, sa comunicare molto bene - molti hanno definito il suo discorso odierno "il più bello sentito finora all'apertura della nuova legislatura" - ha grandi capacità di mediazione. Una grande idea per il bene dell'Italia: Presidente colei che già presiederà il Parlamento riunito e le delegazioni regionali...
Magari - alla faccia di tanto entusiasmo - nelle prossime ore voteranno Schifani al Senato: così non ci si stupirà più, cadranno le braccia e ci si re-immergerà nella squallida "normalità".

Stupore (parte I): un Papa che parla di "Chiesa povera"

Ci si stupisce. E' un indice del punto assai basso che abbiamo raggiunto, ma anche il segnale che effettivamente qualcosa sta cambiando.
Il nuovo Vescovo di Roma stupisce tutti - in un'esagerata gara al rialzo dell'emozione che coinvolge ecclesiastici, politici, giornalisti finora poco avvezzi all'argomento - perché andava in autobus, viveva in un normale appartamento, lavava i piatti da solo... Ciò sta a significare che il cliché della guida di una comunità cattolica è tutt'altro: le nostre "eccellenze" ed "eminenze", per esempio, vivono quasi sempre in enormi palazzi nobiliari, accompagnati ovunque da segretari ombra, serviti e riveriti ovunque.
E stupisce anche perché - in Vaticano - benedice oggi i giornalisti "in silenzio", per rispettare i loro diversi orientamenti ideologici o religiosi. Ciò sta a significare che si era abituati a vescovi e preti chiamati a benedire tutto e tutti - specialmente in periodi pre-elettorali - senza alcuna delicatezza nei confronti di chi ritiene un valore la laicità dello Stato; a studenti di ogni appartenenza costretti ad atti di culto cattolico in orario scolastico, alla difesa "senza se e senza ma" dei segni connotanti il cattolicesimo in ambiti pubblici...
Ma la "normalità" del Vangelo è quella riproposta da Bergoglio o quella di altri "principi" di una chiesa fuori dalla Storia? A proposito, molto belle anche le parole di Francesco I oggi: "il sogno di una Chiesa povera che sta dalla parte dei poveri". Sono solo parole o l'annuncio della rivoluzione prossima ventura? Già trema la Conferenza Episcopale Italiana, immaginando a quanti privilegi è in procinto di rinunciare volontariamente, l'8 per mille sull'intero gettito, il "controllo" sull'insegnamento della religione cattolica, il finanziamento pubblico alle scuole cattoliche, le esenzioni dall'Imu ancora in vigore...
Attendendo che chi la pensava in modo diametralmente opposto salti sul carro del vincitore, non ci si può che augurare un prossimo periodo ancora molto "ricco di stupore".

venerdì 15 marzo 2013

Militari pigliatutto, anche il premio Ilario e Taziano...

Buona parte delle vie di Gorizia sono dedicate a soldati, brigate ed eventi militari. Il ruolo delle caserme è stato sottolineato in tutti i modi possibili e immaginabili, saluti ufficiali, celebrazioni civili e religiose,  riconoscimenti si sono moltiplicati di anno in anno. In effetti sono stati protagonisti di interventi delicati e discussi a livello internazionale - negli ultimi anni nell'ambito delle cosiddette "missioni di pace" in Libano, Iraq e Afghanistan - nonché in precedenza di eventi terribili che hanno coinvolto - vittime ignare e incolpevoli - gli stessi uomini in divisa, i carabinieri uccisi dall'esplosione della caldaia nel 1970 e quelli morti a Peteano nel 1972, episodio che ha gettato pesanti ombre sul ruolo degli allora "vertici" dell'Arma...
Quattro anni fa la Brigata dei Carabinieri ha ottenuto la cittadinanza onoraria con voto by-partizan del Consiglio Comunale e un mese fa un gruppo di amministratori e cittadini della Provincia di Gorizia hanno ritenuto utile manifestare l'affetto nei confronti della Brigata Pozzuolo e la contrarietà al trasferimento disposto in altro loco dai Capi dell'Esercito.
Insomma, chi è legittimamente portatore di una diversa sensibilità rispetto al ruolo dei militari in tempo di guerra e in tempo di pace si domanda se era proprio indispensabile conferire anche il premio Ilario e Taziano ai Carabinieri di Gorizia e alla Pozzuolo? Il riconoscimento - istituito per sottolineare il ruolo attivo di persone che hanno contribuito a far conoscere il prestigio della Città a livello culturale, sociale, religioso, artistico, letterario, sportivo - doveva proprio "finire" tra le mani di chi è stato già abbondantemente ringraziato? Non sarebbe stato meglio mantenere questa piccola "zona franca" dove premiare chi - spesso fuori dai riflettori - dedica la propria esistenza allo studio e all'azione per la vita e la gioia degli altri?
Scorrendo i nomi iscritti nell'albo della manifestazione si incontrano i nomi del grande Zoran Muzic, del filologo Quirino Principe, dello storico Vittorio Peri, della musicista Cecilia Seghizzi, dello storico Sergio Tavano, dello sportivo Tonino Zorzi, del giornalista Gianni Bisiach, di molti altri personaggi che hanno permesso la conoscenza della città ben al di là dei suoi confini. Quante altre persone e istituzioni - che combattono per il bene delle persone non con le armi, ma con la grande forza dell'intelligenza, della creatività e della pace - potrebbero veder riconosciuto il proprio prestigio, personalità alle quali non sono dedicate strade, non vengono tributati onori e riconoscimenti, non sono attribuite cittadinanze onorarie?
Il premio quest'anno è troppo condizionato dalla contingenza cittadina, assume un valore di mera pressione su chi deve prendere decisioni politiche, si lascia assimilare dalle preoccupazioni del momento e perde il suo vero significato: quello di far conoscere ai cittadini la testimonianza esistenziale di donne e uomini che portano nella loro vita l'imitazione dei patroni della città, il vescovo Ilario e il diacono Taziano inermi nonviolenti uccisi dal Potere del tempo a causa della loro fede e dell'anelito all'autentica libertà.
Andrea Bellavite

mercoledì 13 marzo 2013

Francesco I sul soglio pontificio, sulle orme dell'unico irripetibile Francesco? Si spera...

Ecco il nuovo Papa, viene dall'Argentina, uomo di lunga esperienza alla guida di una delle diocesi cattoliche più grandi del mondo.
Gesuita intelligente e fine teologo, nella sua biografia non mancano ombre, relative alle posizioni tenute al tempo dei Generali e all'incertezza nel sostegno ai gesuiti che rischiando la vita auspicavano lo sviluppo della teologia della liberazione: è facile prevedere che se ne parlerà ampiamente nei prossimi giorni, per chi si vuole documentare si rinvia al sito www.nuncamas.it.
Negli anni 2000 ha peraltro invitato la Chiesa e i cattolici argentini a riconoscere le colpe, le compromissioni con la feroce dittatura e a chiedere perdono per i silenzi sui desaparecidos.
Si è presentato questa sera con grande semplicità alla folla festante di piazza san Pietro, con alcune molto importanti "prime volte".
E' il primo papa che proviene dal Continente LatinoAmericano, anzi è il primo che non proviene dall'Europa o dal Bacino Mediterraneo: segnale positivo, nel momento della grande crisi economica e morale del cosiddetto "Occidente".
E' il primo a scegliere lo straordinario alquanto impegnativo nome di Francesco, un segnale a una Chiesa che non deve essere soltanto "dalla parte dei poveri", ma deve essere essa stessa "povera", nell'imitazione del Maestro che "non è venuto per essere servito, ma per servire".
E' il primo a presentarsi al mondo senza la mantellina rossa e le insegne pontificali, ma con la veste bianca di ogni giorno: una piccola ma significativa violazione delle rigide regole di questi momenti.
E' il primo a chiedere la preghiera e l'invocazione della benedizione da parte "del popolo", prima di impartirla a sua volta a tutti i convenuti con un gesto poco solenne e molto colloquiale.
E' il primo a sottolineare più e più volte nel suo primo discorso il suo ruolo di Vescovo di Roma, a parlare prima che a ogni altro ai fedeli della Chiesa romana. E' forse il segnale più importante, l'accoglienza più esplicita dell'invito a tornare alla proposta della guida collegiale della Chiesa: il Papa è tale soltanto in quanto vescovo della città di Roma, la diocesi punto di riferimento per tutte le chiese del mondo.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per prevedere un pontificato difficile, dai diversi e contraddittori aspetti. Il passato non induce a bene sperare, ma il presente porta con se l'auspicio che il novello se-dicente Francesco possa almeno essere in grado di trarre fuori la Chiesa -soprattutto quella italiana - dal pantano degli interessi economico/politici, di richiamare la cattolicità al primato della contemplazione e della sequela evangelica, di offrire una parola di speranza e di accoglienza ad ogni uomo che vive nel mondo.
Dio voglia che sia così...
Andrea Bellavite

I ridicoli furti dei nababbi regionali

La vicenda dei rimborsi ai consiglieri regionali sta per entrare in una nuova fase, quella dedicata alle cifre più cospicue spese dai diversi esponenti in attività "di rappresentanza".
Finora la lettura dei quotidiani non ha suscitato tanta rabbia quanto sconcerto: "navigati" politici con dichiarazioni dei redditi a cinque zeri, se-dicenti "esperti" capaci di distribuire o negare patenti di "esperienza" agli altri, fustigatori di Roma ladrona e autoproclamati distruttori della Casta regionale... tutti presi con la mano nella marmellata, finora - va dato atto - una sola amara auto-esclusione volontaria, per il resto solo ridicole (si fa per dire, si sta parlando di soldi pubblici) scuse. "Il mio disordine mi ha impedito di controllare i quattro scontrini al mese ricevuti dal barbiere"; "il biglietto della sauna in Austria è finito tra le altre ricevute, chissà come?" e così via...  E gli stessi a sperare di non veder pregiudicata la propria "carriera", dopo aver votato sempre e con rarissime eccezioni (Sinistra Arcobaleno e Idv) contro ogni limitazione dei privilegi, perfino contro la proposta di avviare una discussione sul tema.
E' difficile non prevedere un trionfo dei sostenitori del "tutti a casa!" nella prossima tornata "regionale". A meno che i partiti "tradizionali" non abbiano un sussulto d'orgoglio e offrano agli elettori una qualche proposta in grado di ri-suscitare la fiducia e l'entusiasmo da lungo tempo smarriti. Per quanto si è visto finora non c'è da sperarci troppo: da una parte slogan triti ritriti e proposte aeree condite da ovvietà impossibili da contestare, dall'altra la faccia tosta di rivendicare invisibili "successi" ottenuti da una Giunta Regionale le cui principali mosse sono state contestate perfino dal Governo nazionale di Centro Destra!
E allora? Allora c'è da auspicare tempi brevi nell'azione della finanza e della Corte dei Conti, in modo che le elezioni possano essere svolte regolarmente e che i cittadini possano avere in mano i criteri per giudicare con il loro voto chi è davvero onesto e chi non lo è.
ab

martedì 12 marzo 2013

Kvalitetni skok: večjezičnost/Un salto di qualità…multilingue

Si riceve dal direttore del Kulturni Dom e molto volentieri si pubblica: 



Verba volant, scripta manent. Že ob drugih priložnostih sem omenil, da naše ozemlje (teritorij) sestavlja obmejni prostorFurlanije – Julijske krajine, slovensko Primorje in Istra. Gre torej za večetničen, večkulturen in večjezičen prostor, ki bi moral v še večji meri izpričevati te svoje posebnosti.
Kdor me pozna, ve, da sem podpornik pasivne dvojezičnosti, kar pomeni, da jaz tebi govorim slovensko, ti pa mi odgovarjaš italijansko, če je tako lažje sporazumevanje. V Gorici se to postopoma že uveljavlja in pogosto smo priče spodbudnim rezultatom.
Če se še dodatno zamislimo in pogled usmerimo na mlade generacije, da bi izboljšali kakovost življenja, potem ni težko ugotoviti, da se mora šolska vzgoja še bolj posvetiti učenju jezikov. Morda gre za utopijo, toda menim, da nove generacijo naj bi ne bile le dvojezične, temveč bi morale biti štiri ali petjezične. Vsak med nami ima svoje poglede na učenje jezikov, moja želja pa je, da bi na vseh - poudarjam na vseh - šolah na Goriškem, oz. na celotnem večjezičnem področju, poučevali italijanščino, slovenščino ter angleščino in zakaj ne, tudi furlanščino. Ne gre pozabiti ruščine in drugih jezikov(kitajščine, arabščine), ki jih govori več ljudi kot angleščino.
Velja opozoriti tudi na usmeritve evropske skupnosti, ki predvidevajo, da naj  bi prebivalci Evrope dobro obvladali vsaj tri jezike.   Poleg materinega jezika naj bi znali še jezik soseda in angleščino.
Poleg tega ne smemo pozabiti, da mora imeti naša mladina pet predstav več, če hoče biti konkurenčna v sodobnem globalnem svetu. Njihov konkurent ne bo več le študent iz dežele FJK in bližnje Slovenije temveč tudi mlad študent iz Azije, Amerike, Afrike, iz slovanskih držav itd.
V tem zaskrbljujočem trenutku krize, v katerem se nahaja tako slovenska kot italijanska družba, gre nameniti posebno pozornost prihodnosti novih generacij. Da bi dosegli te cilje, ni potrebno pridobiti pooblastila evropske skupnosti ali dovoljenja osrednje vlade iz Rima, dovolj je že zdrava pamet in dobra volja krajevnih upraviteljev.


“Verba volant, scripta manent”... Già in altre occasioni ho accennato che il nostro territorio comprende la  zona confinaria del Friuli Venezia Giulia (Provincia di Udine, Gorizia e Trieste), la Primorska (Litorale in Slovenia) e l'Istria; in quanto multietnica, multiculturale e multilinguistico, tale zona dovrebbe esprimere ancora più sostanzialmente la propria specificità e individuare la strada per promuoverla e addirittura sfruttarla dal punto di vista di un possibile utilizzo in chiave storica e turistica.
Chi mi conosce sa che sono un accanito sostenitore – per le zone mistilingui – del bilinguismo passivo: per esempio, per comprenderci meglio, io ti parlo in sloveno, tu mi rispondi in italiano. Devo ammettere che nella prassi quotidiana ho già riscontrato, tra i goriziani, qualche passo in avanti: eppur si muove!
Ma riflettendo ulteriormente, con lo sguardo rivolto alle nuove generazioni e con l’intento di migliorare la qualità della vita, penso che l’educazione scolastica debba (e forse un domani sarà costretta) fare un salto di qualità nell’insegnamento delle lingue. Forse sarà un’utopia, ma le nuove generazioni dovranno non essere bilingui, ma almeno quadrilingui o addirittura pentalingui… Ognuno di noi ha una propria concezione dell’insegnamento scolastico, la mia è che nelle scuole di ogni ordine e grado di Gorizia e Nova Gorica vengano regolarmente insegnati l’italiano, lo sloveno, l’inglese (senza dimenticare nel prossimo futuro prossimo il russo, l’arabo ed il cinese) e - perché no? - anche il friulano.
Già gli indirizzi della comunità europea prevedono che i cittadini europei siano trilingui: la propria madrelingua, la lingua del vicino e l’inglese. Noi grazie alle nostre risorse “naturali” possiamo compiere un ulteriore salto di qualità in questo senso. Inoltre non bisogna dimenticare che i nostri giovani  per essere in questo mondoglobalizzato competitivi e concorrenziali, devono avere non una, ma almeno cinque marce in più… I loro concorrenti non saranno più il vicino di banco o lo studente di Udine, Trieste o dei paesi europei, ma lo studente, il giovane asiatico, americano, africano, slavo ecc. In questo momento di crisi economica e sociale  è indispensabile un pensiero specifico - e dal mio punto di vista anche molto stimolante - rivolto al futuro delle nostre nuove generazioni. Per realizzare questo obiettivo non occorre l’autorizzazione della comunità europea o del governo centrale… basterebbero il buon senso e la buona volontà degli amministratori locali.
Igor Komel – Direttore del Kulturni dom di Gorizia

Elettori ed elezioni (last): d) Il Capo del Governo

Ultimo capitolo del breve ciclo su elettori ed elezioni, il più complesso. Chi sarà il nuovo Capo del Governo? O meglio, ci sarà un nuovo Capo del Governo o ci sarà bisogno di nuove elezioni?
Molto probabilmente il mandato esplorativo sarà affidato a Bersani, a meno che questi non cambi improvvisamente le carte in tavola e non indichi una persona meno coinvolta nella "non-vittoria" elettorale del mese scorso. Potrebbe essere una buona idea, far ripartire con il dialogo con i pentastelluti sugli "otto punti"; a) investendo l'autorevolezza di nuovi interlocutori (e ce ne sono molti!) piddini e chiedendo precisi interlocutori politici nell'ambito del movimento avviato da Grillo b) accettando la sfida della rinuncia agli ultimi 48 milioni di spese elettorali e rilanciando la condizione di elaborare una nuova legge sul (e non pregiudizialmente contro) finanziamento pubblico dei partiti c) individuando un Presidente della Repubblica di alto spessore culturale e morale, in grado di costruire costantemente mediazioni fra le diverse parti, uomo di pace e pacificatore anche sulla scena internazionale.
Sono prospettive del tutto praticabili: l'esperienza insegna che una cosa sono le "sparate" spettacolari in campagna elettorale e negli innumerevoli coloriti dibattiti dell'immediato post; altra cosa è che le persone comincino a vedersi in faccia, a stringersi una mano, a cercare di parlarsi ed ascoltarsi. E' dopo il 15 marzo che ci si capirà qualcosa di più e che - come tutto lascia immaginare - si cominceranno a tessere le tele giuste. Che siano d'accordo o meno i comici professionisti o i tragici arcoretani...
Se non si verificheranno queste condizioni, è assai difficile prevedere il futuro scenario: certo, tornare a votare nelle condizioni attuali e con l'attuale legge elettorale sarebbe una vera sciagura, anche perché non sembra che la "lezione" del 24 febbraio abbia portato sostanziali novità nell'approccio politico delle parti e dei movimenti. Se "non si metteranno d'accordo" i risultati potrebbero essere un'ulteriore disaffezione al voto con la conseguente possibile (e fino a un paio di mesi fa incredibile) vittoria delle destre, una situazione simile a quella attuale con un centro sinistra "in testa" di misura oppure un ulteriore passo avanti di un movimento "5 stelle" accreditato a governare ma ancora ben lontano dalla scelta di una linea politica condivisa e di un minimo di organizzazione.
E quindi? Quindi staremo a vedere...
ab

lunedì 11 marzo 2013

Elezioni ed elettori: c) una donna al Quirinale?

Quattro modi diversi di scegliere, alla ribalta nei prossimi due mesi.
Il Papa è eletto da un'assemblea ristretta di soli maschi non sposati, composta dai rappresentanti delle più importanti Chiese del mondo e delle Congregazioni Vaticane, scelti accuratamente dai diversi pontefici: monarchia assoluta, svincolata grazie alla dimensione internazionale da interessi di parte o dinastici.
La/il Presidente del Friuli Venezia Giulia è scelto di fatto dalle cittadine e dai cittadini elettori, secondo lo schema di una democrazia "presidenziale".  
La/il Presidente della Repubblica è eletto dai membri del Parlamento in seduta congiunta e dai delegati delle Regioni: è il "garante" delle istituzioni democratiche previste dalla Costituzione.
La/il Capo del Governo è indicato dal Presidente della Repubblica, sulla base dei "numeri" proposti dagli elettori, in base alle norme della democrazia rappresentativa.
Chi sarà la/il nuovo Presidente della Repubblica? A differenza di quella relativa al premier, la decisione degli oltre mille delegati sembra, almeno sulla carta, più semplice: dopo qualche votazione basta la maggioranza della metà più uno, alle brutte - a Camere riunite - i "numeri" ci sono perché possa "passare" un candidato di parte. Napolitano ha declinato senza margini di trattativa l'invito rivoltogli da più parti di rimanere, almeno per qualche anno: ragioni di opportunità e di età lo hanno portato a una saggia decisione. Se non si fosse presentato alle elezioni con esiti decisamente poco soddisfacenti, Monti sarebbe probabilmente in pole position: ma dopo lo striminzito 10% delle "politiche" sembra difficile immaginare una convergenza sul suo nome. La proposta iniziale di Grillo, che ha indicato Dario Fo, poteva essere senz'altro interessante, ma ha ottenuto il "no grazie" del Nobel per la Letteratura, anche in questo caso a causa soprattutto degli 87 anni. 
I nomi che sembrano circolare nel jet set della politica italiana sono quelli di Romano Prodi per il centro sinistra - uomo di vasta esperienza europea e nazionale - e di Gianni Letta (o addirittura dell'innominabile satrapo arcoretano, ma è un'ipotesi che fa venire i brividi) per il centro destra.
Ottima l'idea di portare alla Presidenza Emma Bonino - nome di rilevanza internazionale -, anche se i disastrosi risultati delle liste di Amnistia, Giustizia e Libertà (finite sotto lo 0,50%) non hanno portato certo acqua al suo mulino. E' certamente il tempo di una donna al Quirinale: e di persone competenti - dall'ambito della Cultura a quello della Magistratura, dal campo del Sindacato a quello dell'Imprenditoria - ce ne sono di sicuro molte e all'altezza della situazione. Forse solo un tocco di sensibilità femminile potrebbe portare l'Italia fuori dalle presenti secche. Peccato dover escludere a priori che possa accadere altrettanto in occasione della prima "fumata bianca", quella che si innalzerà nel cielo di Roma nei prossimi giorni....
ab

sabato 9 marzo 2013

Elettori ed elezioni: b) il nuovo Governatore del fvg

Sotto a chi tocca: chi sara' il prossimo governatore del Friuli Venezia Giulia? Probabilmente chi riuscira' ad andare oltre il girone eliminatorio nel quale sembrano essere coinvolti quelli che fino a qulche mese fa erano accreditati come favoriti.
La vicenda dell'utilizzo allegro dei rimborsi elettorali rischia di incidere molto sugli umori e sulle scelte dell'elettorato regionale: a proposito, quello che colpisce non e' l'entita' delle "ruberie" - finora gli "scontrini" sembrano riferirsi a una miriade di piccole spese, non a cospicui investimenti. Ma e' proprio questo cio' che scandalizza: chi - tra paga, rimborsi forfettari per i viaggi a Trieste e per i pranzi in loco, vitalizi, buone uscite e privilegi vari (per non parlare di chi ha gia' un iperreddito indipendente che si somma a quello "politico") - riceve almeno 6000 euro nette al mese, farfuglia che in fondo non ha fatto altro che pagare (con i soldi pubblici) un rinfresco a qualche associazione o un aperitivo di rappresentanza. In sostanza, qualche centinaio di euro alla volta, pur di non mettere mano al proprio gonfio portafoglio: la "casta de noiartri" si accontenta di poco e dai cartelli pre-elettorali annuncia sorridendo di aver "eliminato la casta"! E qualcuno degli "indagati" ha perso la sicumera con la quale imponeva nelle aule consigliari di "non permettersi di fare i conti in tasca a nessuno" e cerca di sostenere la tesi secondo la quale "e' la legge sbagliata, non chi la trasgredisce e ne approfitta"...
Inoltre, con sei candidati, il quorum per arrivare al primo posto sui abbassa e anche quello per arrivare al secondo: l'assurda legge elettorale regionale prevede che il terzo candidato governatore non venga comunque eletto, mentre possono esserlo i membri della sua lista, sempre che questa riceva oltre il 4% dei voti. Ci sono quindi ottime possibilita' che i pentastelluti di Saverio Galluccio, sull'onda dei successi nazionali e sospinti dalla bora impetuosa che soffia dai palazzi della Corte dei Conti, raggiungano se non il primo almeno il secondo posto: ne conseguirebbe l'estromissione del Governatore uscente Tondo o della finora piu' accreditata sfidante Serracchiani; o addirittura di tutti due, se i montiani riescono nel "colpo grosso" attingendo al deposito pidiellino e se il pd continua a navigare - anche a livello regionale - a vista senza scegliere se guardare da una parte o dall'altra.
Ancora una volta emerge la nostalgia della sinistra: ormai siamo proprio all'anno zero. Non c'e' stata la marcia dal Coglians al mare, non e' andato avanti bene il tentativo di Cambiare si puo', e' di fatto archiviata la Rivoluzione civile; adesso ci prova, senza molta convinzione e con l'ottimo candidato Andolina, la "Sinistra" e (purtroppo) non e' difficile prevedere il risultato. A questo punto occorre che i sostenitori della via sociale, anticapitalista e internazionalista alla trasformazione del mondo, rispolverino il titolo di un antico "classico" e si domandino urgentemente: "Che fare?"
ab

venerdì 8 marzo 2013

Grandi elezioni e grandi elettori: a) Il Conclave

Insomma, periodo di grandi cambiamenti: entro un paio di mesi avremo un nuovo Papa, un nuovo Presidente della Repubblica, un nuovo Capo del Governo, un nuovo Governatore del Friuli Venezia Giulia...
I 115 cardinali sono arrivati tutti a Roma, probabilmente entro il 20 marzo inizierà (e presumibilmente anche finirà) il Conclave. Chi eleggeranno, dopo le dimissioni "rivoluzionarie" di Josef Ratzinger? La "previsione" è molto difficile, anche perché - a differenza di quanto accaduto otto anni fa, quando il ruolo del prescelto, la  sua autorevolezza e la dimestichezza con il predecessore erano difficilmente discutibili  - nessun elettore ha in questo momento i numeri per "entrare Papa".
Più semplice la previsione (o l'auspicio) su chi con ogni probabilità non sarà il prossimo pontefice.
Anzitutto gli italiani che i giornali definiscono in pole position: l'arcivescovo di Milano Scola ha molti amici e altrettanti (troppi) avversari, uomo "di parte", ciellino doc "raccomandato" a Benedetto XVI dal successore di don Giussani per "sistemare" la grande diocesi ambrosiana; il Segretario di Stato Bertone è stato "bruciato" dallo scandalo Vatileaks e - a leggere il famoso libro inchiesta di Nuzzi - come minimo non ha controllato la degenerazione delle "baruffe" fra lo stesso Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana; il presidente dei vescovi Bagnasco sembra anch'egli troppo coinvolto - sul fronte opposto - nei dolorosi scambi di fioretto tra "eccellenze"/"eminenze" collegate all'uno o all'altro potentato economico-politico del Bel Paese; il biblista Ravasi manca di quell'esperienza pastorale "sul campo" che sembra essere un requisito fondamentale nel tempo della nuova evangelizzazione. Qualche chance potrebbe averla il meno citato arcivescovo di Firenze Betori, insigne studioso, esperto di chiesa nazionale e di episcopati europei, appezzata guida di una delle più complesse realtà cattoliche italiane.
Poi assai poche possibilità sono da attribuire ai cardinali dei Paesi in via di sviluppo, in particolare agli africani: le loro comunità sono troppo condizionate dall'immensa povertà delle popolazioni e chi ha potuto raggiungere posizioni di vertice ha di solito giurato fedeltà incondizionata a Roma, vivendo una vita talmente diversa da quella dei rispettivi "fedeli" da mettere fortemente in dubbio la loro effettiva rappresentatività. Qualche possibilità in più l'hanno i portacolori dell'America Latina, anche se i presuli nominati negli ultimi trent'anni hanno preso molto sul serio il compito di "normalizzare" le comunità di base e la teologia della liberazione, il cui sviluppo era apparso come uno dei segni più vivaci e promettenti del Vaticano II. Difficile anche prevedere un papa asiatico, dove in generale i cattolici sono una minoranza che deve cercare di sopravvivere a molte difficoltà: con l'eccezione delle Filippine, il cui cardinale sembra avere anche una certa dimestichezza con l'universo mediatico, ma senz'altro non sembra in grado di far convergere sul suo nome i due terzi di consensi necessari.
Cosa resta? Il resto d'Europa e il Nord America, ovvero quello che convenzionalmente si chiama "Occidente". Con ogni probabilità sarà questo l'ambito geografico da cui sarà scelto il Papa nel tempo della crisi del capitalismo, un vescovo residenziale di qualche grande metropoli, comunque in grado di comprendere i meccanismi pastorali, ma anche di interloquire con i politici ed economici che determinano l'attuale momento della storia del mondo. Potrà rappresentare universi multiculturali - si pensi ad esempio a New York, alle capitali canadesi, a Parigi o a Berlino - ed essere paladino del superamento delle divisioni fra le chiese cristiane e del dialogo fruttuoso con le religioni non cristiane.
Oppure? Oppure, in tempo di grandi trasformazioni, potrebbe esserci la grande sorpresa, l'elezione di un vescovo fuori da un collegio cardinalizio troppo diviso per trovare un accordo o talmente aperto alla novità da spalancare una nuova - comunque giuridicamente possibile - porta: la scelta di un "extra", super partes ma stimato dai più, in grado di prendere in mano la Chiesa e di avviare la Grande Riforma, di fatto congelata da cinquant'anni, dal tempo favorevole del Concilio.
Andrea Bellavite
 

Aeroporto di Gorizia: difficoltà, ritardi e disimpegni


Dal Consiglio Comunale, problemi e preoccupazioni sollevati da Cingolani e Furlan nel seguente comunicato stampa:

La valorizzazione dell'aeroporto di Gorizia anche come area d'insediamento di realtà produttive del settore aeronautico è un progetto da perseguire con convinzione. Ma i ritardi e le lungaggini ci preoccupano non poco: non vorremmo assistere all'ennesimo buco nell'acqua.
Difficoltà estenuanti hanno fino ad oggi frenato ogni progetto. La società “Amedeo “Duca d'Aosta s.p.a.”, creata 10 anni fa per promuovere lo sviluppo aeronautico, turistico e sportivo dell'aeroporto, non ha alcuna concessione sull'area, per cui il suo potere d'azione è pari a quello di un ospite in casa d'altri. Finora ha solo sperperato il proprio patrimonio bruciando 30mila euro all'anno quasi esclusivamente per i compensi dei revisori dei conti. I progetti di rilancio si sono succeduti unicamente sulla carta. L'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), il vero gestore dell'area, procede su ogni cosa con i piedi di piombo. Un paio d'anni fa negò la concessione dell'area alla società “Amedeo Duca d'Aosta” perché ritenne poco convincente il piano industriale presentato.
Tra breve la società, ora guidata da Ariano Medeot, tornerà alla carica con un nuovo progetto di rilancio, per ottenere dall'ENAC una concessione almeno parziale sull'area, in modo da riqualificare l'ingresso e la palazzina che ospita la torre di controllo. Ma per finanziare il progetto sarà necessario il contributo della Camera di Commercio, che è stato annunciato ma non ancora effettivamente erogato.
Il possibile trasferimento della gestione dell'area aeroportuale dall'ENAC al demanio regionale potrebbe semplificare molte procedure, ma anche su questo fronte le cose vanno a rilento.
I ritardi nell'insediamento della Pipistrel fanno effettivamente pensare che i toni trionfalistici sbandierati un anno fa, in occasione della posa della prima (e per ora ultima) pietra, fossero dettati più dalla propaganda elettorale che dal realismo. Del resto la Pipistrel, per lavorare secondo i propri standard produttivi, dovrebbe probabilmente avere la concessione sull'utilizzo delle piste dell'aeroporto, cosa a tutt'oggi nient'affatto scontata. E poi che fine ha fatto l'altra impresa interessata, la Famà Helicopters di Modena?
Alle molte difficoltà si è aggiunta di recente una novità: la Regione ha ceduto ai Comuni di Gorizia e Savogna tutte le proprie partecipazioni alla società “Amedeo Duca d'Aosta”. Questo è tutt'altro che un evento di cui rallegrarsi, come qualcuno ha immaginato: sbarazzandosi delle partecipazioni la Regione ha scaricato ogni responsabilità e sigillato il proprio disimpegno anche economico nei confronti dell'aeroporto goriziano. Dato che il progetto del polo aeronautico era il pezzo forte del programma di Romoli per il rilancio dell'impresa a Gorizia, giudichiamo del tutto negativo che la Regione e il presidente Tondo se ne siano lavati le mani. Ancora una volta i presunti “agganci” del sindaco Romoli si sono rivelati inutili e infruttuosi per la nostra città.
Giuseppe Cingolani e Oliviero Furlan, consiglieri del Pd di Gorizia

8 marzo 2013

Un augurio di giustizia, libertà e autentica pace, per tutte le donne del mondo e per ogni giorno dell'anno...

giovedì 7 marzo 2013

Casello di Villesse, là dove c'era l'erba...



Tre immagini del nuovo casello autostradale di Villesse. Si noti, in quella più in basso, il confronto con il campanile di Villesse, a destra del palo della luce.

Dopo il "cogito ergo sum" la qualità della forma è affidata alla percezione del soggetto piuttosto che all'oggetto in quanto tale: ne consegue che non "piace ciò che è bello" bensì che "è bello ciò che piace". Dopo la classica inaugurazione pre-elettorale dell'accesso al pericoloso cunicolo che è per ora il raccordo Villesse - Gorizia, qualcuno ha sottolineato la bellezza del nuovo manufatto: per altri è invece un obbrobrio, totalmente decontestualizzato, in discutibile "accordo" con i colori e le dimensioni del vicino megacentro commerciale Ikea.
Al di là dell'estetica, due interrogativi più pragmatici.
Il primo riguarda il destino di Villesse, piccolo paese dalle solide tradizioni agricole ma anche con una significativa zona industriale, trasformato in pochi anni in marginale periferia urbana. Un tempo non lontano un automobilista veniva accolto dalla poesia della campagna friulana e l'occhio era attratto dal delicato campanile attorno al quale - immerso nel verde - erano raccolte le case. Oggi, oltre al casello "monstre", non si vede altro che asfalto, cemento, viadotti (già abbastanza malandati), dominati dal grande edificio blu e dall'ossatura grigia delle prossime grandi costruzioni commerciali. Uno scempio ambientale del quale il paese stesso sembra non aver molto approfittato se - una volta entrati dopo aver superato le tante rotonde e i vari cantieri - si transita per la via principale ristrutturata con criteri come minimo poco comprensibili. Il progresso ha i suoi prezzi da pagare e i megastore rendono (rendevano?) accessibile anche al ceto medio la realizzazione dei sogni; ma non stringe il cuore vedere - "là dove c'era l'erba" - un vero e proprio lago d'asfalto? E chi oggi predica dai cartelli elettorali "meno consumo più crescita", cosa ne pensa di questi insediamenti commerciali? Della TAV? Della terza corsia della Trieste Venezia?
E, a questo proposito, seconda serie di interrogativi: Romoli (ma anche Gherghetta e altri) sostiene che con la realizzazione dell'autostrada fino al confine, "Gorizia riacquisterà il suo ruolo centrale in Europa". E perché? Perché dovrebbe convenire percorrere 1 km in meno (rispetto al transito attraverso il valico di Fernetti) su strade più strette, in Slovenia da Selo in poi "limitate" a 80/100 Km/h, con una salita ripida fino al 5%? E in ogni caso, quale vantaggio ne trarrebbe la città di Gorizia che in questi anni è già stata sfiorata da milioni di camion e di automobili, "transitati" senza neanche accorgersi dell'esistenza del nostro così interessante territorio? Cosa offre di speciale il "nostro" autoporto da giustificare la scelta di tale tratta?
In ultima analisi, la ristrutturazione del raccordo Villesse Gorizia era una priorità, date le condizioni pietose in cui versava; ma forse sarebbe il caso di mettere da parte i soliti toni trionfalistici e riportare il senso del grande intervento alle sue giuste dimensioni. Sproporzionato resta comunque il neo-casello: ma se proprio lo si doveva realizzare, non sarebbe stato meglio pensare a una barriera conclusiva della tratta da Venezia e non ad una "porta" (finora assai poco trafficata) verso Gorizia, smantellando così l'indecente imbuto del Lisert, con grande beneficio per l'ambiente e per il traffico pendolare?
ab