mercoledì 27 febbraio 2013

Eutanasia di un pontificato

Benedetto XVI ha salutato per l'ultima volta la folla in piazza San Pietro.
Domani alle 18 accadrà quello che mai ci si sarebbe aspettati, l'eutanasia - intesa come dolce fine - di un pontificato. "Il Signore mi ha indicato la via da seguire" - ha detto il Papa nell'ultimo Angelus; "il Signore mi ha guidato in questi anni" - ha detto oggi riferendosi alle ansie connesse all'accettazione dell'incarico. Quanto coincidono in questo caso la "volontà del Signore" e la più complessa "umana responsabilità"! E quanto queste parole illuminano l'angoscia di ogni essere umano chiamato a difficili scelte, in famiglia, sul lavoro, nelle attività sociali e anche pastorali: "il Signore mi indica la via" coincide sempre con la quotidiana valutazione della propria coscienza e con l'esercizio della propria libertà!
Per questo - oltre che per gli aspetti politici e teologici - il gesto autenticamente rivoluzionario lega strettamente il vecchio Papa al Ratzinger, giovane teologo del Concilio Vaticano II: si tratta di una decisione in linea con le grandi affermazioni conciliari riguardanti il primato della coscienza sulla legge e della libertà del soggetto sull'obbedienza oggettiva. Davvero nulla potrà mai essere come prima e chi sarà eletto nel prossimo Conclave dovrà declinare il tutto nelle scelte più urgenti riguardanti la Chiesa nel mondo: per esempio, centralità del Vangelo prima che del magistero ecclesiastico nell'ambito delle indicazioni teologiche e pastorali della comunità ecclesiale; ridefinizione del rapporto fra "primato" del successore di Pietro e reale collegialità episcopale; risoluzione delle questioni riguardanti la distinzione tra "clero"/"laici" e riconoscimento del sacerdozio femminile; superamento degli scandali legati alla pedofilia del clero e agli intrallazzi politico finanziari; riaffermazione del primato della coscienza in ambiti relativi al matrimonio, al celibato obbligatorio richiesto ai presbiteri di rito latino, al riconoscimento delle differenze di genere; ripresa del dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane e rilancio del dialogo interreligioso con le altre religioni non cristiane; confronto aperto e leale con la post e ultramodernità, revisione dei fondamenti filosofici aristotelici e tomisti sui quali si basa il pensiero cattolico "ufficiale"; riabilitazione delle teologie della liberazione latino americane e valorizzazione della dimensione planetaria interculturale dell'annuncio evangelico; rinuncia a tutti i privilegi concessi alla Chiesa nell'ambito delle legislazioni nazionali.
Insomma, tanto lavoro, ma la strada è ormai aperta...
ab

Scintille tremolanti nel buio incombente

Ancora qualche breve riflessione, alla fine della maratona elettorale.
I principali aspetti negativi riguardano il centro destra e la sinistra.
Il primo ha raggiunto risultati fino a un mese fa incredibili a livello di Camera e Senato; ha inoltre consentito a Maroni di raggiungere la presidenza della Regione Lombardia. Come è possibile che un'area politica devastata da ogni sorta di scandali personali, finanziari e sociali possa ottenere il consenso di quasi un terzo dei votanti? E come è possibile che il successore di una consigliatura regionale terminata con decine di indagati appartenga alla stessa "cricca"? Sono domande importanti, non possono essere eluse attribuendo la causa all'"ignoranza" degli italiani: richiedono una comprensione più profonda, una capacità d'ascolto da lungo dimenticata dall'elettorato di centro sinistra e dimostrata invece dai movimentisti del "5 stelle".
La Sinistra si becca l'ormai consueta legnata: una trafila di vecchi fallimenti alternati a nuovi tentativi, dall'Arcobaleno alla frammentazione del 2008, dalla Federazione della Sinistra al vendoliano patto di Vasto, da Cambiare si può a Rivoluzione Civile. Anche qua le domande si impongono, tenuto presente che il numero di cittadini che si riconosce nelle proposte "classiche" della Sinistra è molto più ampio di quello che effettivamente poi votano. Perché le buone idee e le buone prassi non sono apprezzate nel momento delle elezioni? Cosa manca, a livello di comunicazione e di creazione di consenso? Certo, peggio di così non si può davvero andare e - dopo un opportuno repulisti dei "saggi" che sanno sempre tutto e che ora si leccano come tutti le ferite - la batosta invita a ricostruire una Sinistra unita nelle sue diversità, ma anche pronta a trasformare la potenzialità rivoluzionaria in intelligenza amministrativa e governativa.
C'è qualche aspetto positivo?
L'affermazione del Movimento 5 Stelle porta una ventata di grande novità nel tradizionale panorama politico italiano: è un bene o un male? Staremo a vedere, però non si può negare che Grillo e i suoi supporter abbiano saputo intercettare un "non poterne più" del quale i cittadini - totalmente inascoltati - avevano dato inequivocabili segnali da almeno un decennio.
Un'affermazione enorme, ma non abnorme: per un pelo i "grillini" non hanno raggiunto il fatidico premio di maggioranza alla Camera, in quel caso effettivamente lo scenario della paralisi del sistema sarebbe stato possibile (indispensabile scioglimento delle Camere, almeno del Senato e contemporanea inabilità da parte del presidente della repubblica in semestre bianco).
La sia pur risicata "vittoria" del centro sinistra alla Camera "costringe" alla ricerca di un nuovo modo di intendere le relazioni politiche all'interno del Parlamento. Si può pensare a una convergenza Centro Sinistra/5 Stelle su alcune scelte fondamentali: nomina presidente della repubblica (il nome di Dario Fo non sarebbe affatto male!), legge elettorale, dimezzamento dei parlamentari e alleggerimento dei costi, legge contro il conflitto di interessi, revisione del piano riguardante le Grandi Opere (ponte di Messina, Tav, ecc.)...? E poi, una volta compiuti tali passaggi, decidere il da farsi?
Insomma, si apre una fase nuova, non scevra da gravi preoccupazioni in un momento difficilissimo per l'Italia e per l'Europa: ma nei risultati elettorali di questi giorni si può scorgere - minuscola e tremolante - anche qualche scintilla di luce nel buio incombente.
ab

martedì 26 febbraio 2013

E se ora si voltasse davvero pagina?

Il grande successo del Movimento 5 Stelle affossa definitivamente il bipolarismo imperfetto che ha caratterizzato gli ultimi difficili vent'anni. Chi ritiene che il Paese sia "ingovernabile" a causa della situazione che si è venuta a creare in Senato ragiona secondo i vetusti schemi dell'"o a favore o contro". Ci si avvicina invece a una realtà più corrispondente al reale "sentire" dei cittadini, cioè alla politica parlamentare come ambito di negoziazione, di ricerca della miglior soluzione sui diversi problemi, della responsabilità civile di ogni eletto di fronte alle scelte a favore dell'intera Repubblica. Il cospicuo numero di "5stellini" non potrà che portare un contributo molto costruttivo, soprattutto nei termini stravoluti dai cittadini di moralizzazione del sistema, di ringiovanimento delle istituzioni e di innovativo metodo politico. E' vero, dovranno fare i conti con il loro ispiratore, ma è probabile che Grillo - una volta grigliati a puntino i partiti - si accontenti di uno straordinario successo elettorale e affidi totalmente agli eletti la responsabilità di decidere, volta per volta, il cammino da seguire. Probabilmente sulle scelte più importanti ci saranno i già collaudati referendum online, in grado di coinvolgere a livello orientativo direttamente milioni di cittadini.
A guidare le danze sarà senz'altro la coalizione di Centro Sinistra, nella quale il Pd ha condiviso con un ridimensionato Sel la risicata ma decisiva vittoria alla Camera. Bersani e c. non potranno non tenere conto di rappresentare di fatto parecchio meno di un terzo di votanti: saranno costretti a smettere i panni dei soli  rappresentanti di un'"Italia giusta", a scendere dagli scranni dei se-pensanti primi della classe e a misurarsi con molti altri concorrenti più giovani, più entusiasti e forse anche molto più preparati e competenti di quanto i media classici abbiano cercato di accreditare. La svolta di fatto proporzionale in un sistema tendenzialmente maggioritario fa rimpiangere la "caduta" di settori molto rappresentativi dell'elettorato: in particolare la parte di Sinistra che non ha legittimamente condiviso i programmi dei "compagni" ed è stata penalizzata soprattutto dall'incapacità di "scaricare" metodi desueti e volti troppo compromessi, più che dal richiamo al voto utile della coalizione pd/sel; avrebbe potuto offrire un ottimo contributo alternativo e complementare nello svolgersi del dibattito parlamentare.
Perfino il Centro Destra sarà costretto a smettere i toni imbarazzanti del suo leader: quella di Berlusconi se non è l'attesa prevista sconfitta, è una "non-vittoria", dal momento che un'accentuazione dell'opposizione "senza se e senza ma" porterebbe all'isolamento totale la sua coalizione, un (probabile) scendere a più miti consigli priverebbe il capo carismatico dell'appoggio finora incondizionato dei suoi ormai insofferenti portavoce.  
Resta infine Monti e la sua striminzita pattuglia: probabilmente il premier uscente si sta chiedendo perché mai sia "salito" in politica. In un quadro come quello emerso dalle urne sarebbe stato il primo riferimento per un'eventuale prosecuzione dell'esperienza governativa. Ora non potrà ragionevolmente che sostenere un ruolo di consigliere "esperto" di Bersani, dando l'addio a qualsiasi sogno di restare a palazzo Chigi o di salire al Quirinale.
Insomma, se gestita con responsabilità, la situazione non sembra poi così malvagia e c'è la reale possibilità che - invece di urne che in ogni caso il semestre bianco di Napolitano non consentirebbe di riaprire - si volti una pagina e inizi una stagione davvero nuova per la politica italiana. Il vecchio "sistema partito" non è tracollato, ma ha ricevuto un invito senza appello a una radicale trasformazione. Grazie soprattutto al Movimento 5  Stelle, vera rivoluzione civile di questa tornata elettorale!
Andrea Bellavite

lunedì 25 febbraio 2013

Gorizia in controtendenza

Una curiosità "goriziana". Se a livello nazionale al Senato il Centro Destra è andato molto bene, ha perso clamorosamente nel Comune di Gorizia, dove la coalizione di Centro Sinistra (31,7%) è risultata nettamente più avanti di quella di centro Destra (27%). Ancor più evidente il divario se si aggiunge l'1,7% ottenuto dalla Rivoluzione Civile di Ingroia. Senza dimenticare l'ottimo 24% del Movimento 5 Stelle, che ha evidentemente "pescato" molti elettori nell'area del centro destra goriziano. Eppure l'anno scorso - in piena crisi della destra nazionale - il Romoli ha tirato su al primo colpo il 51% dei voti! Forse tutto il Centro Sinistra e la Sinistra goriziani hanno bisogno di veri e propri interni "Stati Generali"...
ab

5 Stelle, non solo protesta...

In attesa dei dati definitivi, alcune certezze ormai sono consolidate.
Il "porcellum" consente a chi vince di governare in tutta tranquillità, grazie a un premio di maggioranza che consente anche alla coalizione che non raggiunge il 30% di avere la maggioranza assoluta dei seggi. In Senato invece sembra che non esista una maggioranza politica predeterminata, dovrà essere costruita con un sapiente gioco di negoziazione. A meno che non si voglia tornare a votare tra qualche mese, con una nuova legge elettorale e con un nuovo Presidente della Repubblica.
Chi ha vinto? Ovviamente il 5 Stelle, che evidentemente - nonostante o forse proprio perché gran parte dei tradizionali media si sono scatenati contro - è riuscito a intercettare pienamente il desiderio di nuovi metodi e contenuti politici: non si può definire un "voto di protesta", la campagna elettorale intorno a Beppe Grillo ha convinto un elettore su quattro che ci sono in ballo anche molti contenuti. Ago della bilancia per il prossimo futuro, un nuovo governo - presumibilmente a guida Pd - dipenderà dall'accordo su alcuni temi chiave con la nutrita pattuglia di parlamentari del Movimento.
Non ha vinto, ma non ha neppure perso il Centro Sinistra, in particolare il Partito Democratico, più preoccupato di gestire un risultato ritenuto sicuro che di essere il punto di riferimento per la costruzione di una nuova moderna e variegata sinistra. Ha oscillato invece tra un sorriso a Vendola - che con un risultato sotto il 4% porterà comunque un gruppetto di parlamentari alla Camera e al Senato - e un occhiolino a Monti - che da potenziale premier in pectore si ritrova uno fra i tanti con un manipolo di compagni d'avventura.
Non ha perso, ma non ha neppure vinto il Centro Destra, in particolare incredibilmente l'arcoretano, che con la performance al Senato rischia di paralizzare il sistema: animale da campagna elettorale, ha ancora una volta incantato con le sue irrealizzabili e assurde promesse una fetta consistente di elettorato, portando la sua coalizione - in primis Pdl e Lega reduci da disastri amministrativi e da scandali di ogni genere - a un risultato assolutamente imprevedibile fino a un paio di mesi fa.
Hanno invece perso tutti gli altri, dagli ex presidenti della Camera Fini e Casini allo sciame di gruppuscoli germogliati nella palude politica degli ultimi mesi.
E ha perso soprattutto Ingroia: cancellati i Di Pietro e i De Magistris, spariti i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista, a picco anche gli esponenti della "società civile" superstiti dell'esperimento di Cambiare si può. Schiacciati dalla "censura" mediatica, dal costante richiamo al "voto utile" da parte del Pd, dal trionfo del 5 Stelle, da errori di comunicazione e mancanza d'esperienza.
Solo Sinistra Ecologia e Libertà rappresenterà la Sinistra: a Vendola e company il compito di tentare l'ardua impresa di ricostruire un sogno ormai talmente frammentato da risultare del tutto incomprensibile. Magari a cominciare dalle prossime "regionali" del Friuli Venezia Giulia. Per l'intanto, addio Rivoluzione Civile... oppure soltanto arrivederci?
ab

Elezioni 2013

Sono in corso le proiezioni delle elezioni politiche del 2013.
Lasciate un vostro commento/sensazione in poche righe.

Segnali crazy

In attesa di commentare i primi risultati elettorali, un sorriso per chi frequenta le strade della Provincia. Dedicato a chi vuole raggiungere Udine o Gorizia e proviene da Monfalcone o Ronchi...


Alla nuova rotonda tra Redipuglia e Fogliano, con sorprendente precisione fino ai decimali, viene indicato che Udine dista esattamente 34,8 km, Gorizia 16,8 
900 metri dopo, al bivio per la stazione di Sagrado, Udine risulta essere distante 27 km, mentre Gorizia soltanto 12
 
Percorsi altri 700 metri, ci si accorge che Udine ha nel frattempo perso un altro chilometro e si trova a 28 km. di distanza, mentre Gorizia ne guadagna due ed è "data" a 10

Alla faccia della precisione e chiedendo scusa per la non buona qualità delle immagini :-)
ab

sabato 23 febbraio 2013

Alla vigilia delle elezioni, un ricordo della democrazia ateniese

Un discorso antico 2400 anni, ma sempre attuale. Dedicato a tutti gli elettori che domani e dopodomani sono chiamati a una delicata scelta.
"Noi godiamo di una costituzione che non imita la legislazione degli altri stati. Al contrario siamo noi di esempio agli altri, invece di essere noi a imitare loro. con diritto la nostra viene chiamata sovranita' del popolo (democrazia) dato che il potere non e' in mano a pochi ma nelle mani della collettivita'. A ciascuno spetta, secoondo le leggi, in tutte le sue questioni private, lo stesso diritto che agli altri. Nelle cariche pubbliche poi ciascuno viene prescelto la' dove egli si distingue, non perche' provenga da una certa parte della cittadinanza, ma sulla base delle sue capacita' e delle sue virtu' politiche".
Pericle, Discorso per i caduti della guerra del Peloponneso (404 a.C.), in Tucidide, II,37

Impianto a biomasse in via Trieste: questioni aperte




Cingolani e Bandelli offrono un altro sguardo sui lavori del consiglio comunale. Davvero interessante...
Il nuovo impianto a biomasse che dovrebbe sorgere a Gorizia lungo la ferrovia, in via Trieste, disterebbe meno di 100 metri dalle abitazioni e 700 dal centro cittadino, avrebbe ricadute occupazionali modestissime (2 lavoratori), può essere notevolmente migliorato rispetto al progetto iniziale ed è gravato ancora da troppe incognite: per questi motivi il Consiglio comunale ha fatto bene a rinviare il voto sulla variante urbanistica che lo avrebbe reso possibile, affinché le Commissioni Ambiente, Sanità e Urbanistica svolgano gli opportuni approfondimenti.
La ditta che propone l'impianto ne costruirebbe un altro nella zona industriale di Sant'Andrea, a soli 600 metri di distanza, anch'esso di una potenza di poco inferiore a 1 mega-watt. Questo perché gli impianti piccoli godono di maggiori agevolazioni. Ma l'interesse pubblico potrebbe suggerire piuttosto di realizzare un solo impianto, quello in zona industriale, raddoppiandone la potenza ed evitando quello troppo vicino alle case. Bisogna ricordare che impianti di questo genere sono classificati tra le “industrie insalubri”, anche se le simulazioni effettuate prevedono emissioni in atmosfera che rientrano nei limiti consentiti. Il parere dell'ARPA, favorevole all'opera, chiede comunque di verificare le emissioni dopo l'avvio dell'impianto, nelle condizioni climatiche più critiche. Meglio dunque procedere con cautela.
Altre questioni aperte riguardano l'utilizzo delle ceneri e la provenienza del legno: se la distanza è eccessiva viene tradita la finalità di tutela ambientale per cui la legge agevola l'autorizzazione degli impianti a biomasse.
Infine segnaliamo un punto fondamentale: l'impianto produrrà energia elettrica bruciando il gas che deriva dalla lenta combustione di cippati di legno, ma solo il 26% dell'energia prodotta sarà effettivamente utilizzata: moltissimo calore andrà disperso. Ebbene: attraverso un sistema di recupero dell'energia termica, la resa potrebbe avvicinarsi all'80%. Secondo la relazione dei tecnici, l'energia termica potrebbe essere incanalata e sfruttata per sostituire numerose caldaie domestiche o altri processi di combustione per uso industriale operanti in zona, permettendo addirittura di migliorare la qualità dell'aria rispetto alla situazione attuale. Se al termine degli approfondimenti il Comune desse il via libera all'opera, dovrebbe però chiedere alla ditta di realizzare questo tipo di recupero energetico. Ciò rientra nelle misure di compensazione che, secondo la legge regionale 19 del 2012, la Conferenza dei servizi può deliberare nel momento in cui autorizza l'impianto, su proposta del Comune ospitante e sentiti i privati che richiedono l'autorizzazione. Tra l'altro, secondo il progetto, l'impianto nascerebbe predisposto per il recupero del calore, in attesa di individuarne i destinatari. Dunque la richiesta del Comune sarebbe opportuna e realizzabile.
Giuseppe Cingolani e Walter Bandelj

venerdì 22 febbraio 2013

Per un piano scuola nel Comune di Gorizia

Si riceve dall'ottima associazione Essere Cittadini e ben volentieri si pubblica:

A Gorizia i bambini delle scuole primarie fanno ginnastica nelle aule o nei corridoi. Questa è la triste realtà emersa nell’incontro che l’Associazione Essere Cittadini ha promosso con il vicesindaco con delega all’istruzione del Comune di Gorizia. Sartori ha ascoltato la voce di otto genitori della Scuola De Amicis di Lucinico e della Ferretti di Via Zara presenti assieme a Stefano Cosolo, presidente dell’Associazione Essere Cittadini, e a Giuseppe Cingolani, consigliere dell’opposizione,  assicurando il suo massimo impegno per tutte le problematiche relative alle scuole di competenza comunale e prendendosi a cuore anche la questione della ginnastica ovviamente nei limiti delle competenze comunali e cioè relativamente all’uso degli impianti disponibili e alla disponibilità dei mezzi di trasporto (scuolabus). Ma la situazione è grave. Le scuole elementari tra cui la G. Ungaretti di via Cipriani, la Frinta di via Codelli, la Svevo a San Rocco, la De Amicis a Lucinico e la stessa Ferretti di via Zara, si arrangiano come possono e cioè svolgendo l’educazione motoria in spazi ricavati nelle aule o negli atri o nei corridoi  o chiedendo ospitalità alle parrocchie. Molti genitori non sono contenti di questi “ripieghi”:  le aule riadattate,  i corridoi o gli oratori,  non sono propriamente luoghi idonei per lo svolgimento dell’attività ginnica per tutta una serie di motivi ben immaginabili che vanno dalla sicurezza alla salute dei bambini, allo spazio ridotto e  al disturbo delle altre classi, senza contare, aggiunge Cosolo anche il problema della tutela assicurativa degli operatori: tutto questo ha avuto una pronta conferma (se c’è ne fosse stato bisogno)  nel  fatto che a seguito dell’esposto dell’Associazione la dirigente della scuola primaria De Amicis ha immediatamente sospeso il progetto alfabetizzazione motoria che si doveva svolgere nei corridoi della scuola di Lucinico.
Sono decenni che non si investe sulle scuole in maniera organica e ora la situazione non è più prorogabile: gran parte delle strutture sono vecchie e prive di palestre (per non parlare della carenza di laboratori adeguati, impiantistica e arredi da sostituire, adeguati spazi verdi esterni, parcheggi, viabilità di accesso sostenibile – marciapiedi decenti e piste ciclabili, ecc.).
Attualmente, è questa la conclusione che è stata evidenziata al vicesindaco sperando che la faccia propria e la trasmetta agli altri amministratori che oggi governano questa città, non esiste un piano scuola, non lo si trova nella programmazione pluriennale delle opere pubbliche del Comune di Gorizia, e non lo si percepisce nemmeno in campagna elettorale come priorità da parte delle forze politiche in gioco. Si continua a parlare di investimenti per rifare il look del Corso (ormai deserto), di ascensore del Castello e di altre opere o servizi che ai cittadini non interessano. Ciò che interessa ai cittadini – ma evidentemente non ai politici di turno - sono le scuole, gli impianti sportivi, la casa di riposo, i servizi socio-sanitari sul territorio un ospedale efficiente, una politica energetica locale basata sulle fonti pulite e rinnovabili (e non sugli elettrodotti buoni solo ad alimentare i profitti delle grandi imprese concessionarie per andare ad acquistare all’estero l’energia chissà da quale fonte!).
Al Comune quindi il dovere ed il compito di programmare un piano scuole e impianti sportivi annessi completo (utilizzando il lavoro di schedatura di tutte le attuali scuole di sua competenza che ormai dovrebbe essere giunto a compimento) e di  reperire le relative risorse. Non ci sono? Bene allora non vogliamo più leggere sui giornali di avanzi di amministrazione, di fondi regionali non utilizzati, di tesoretti come quello relativo alla cessione del ramo energia di IRIS  o di un Comune che non ha nemmeno un ufficio specializzato deputato all’accesso ai fondi strutturali europei.
Sulla questione della sicurezza delle scuole e, in particolare, della loro efficienza da un punto di vista educativo, salutare e didattico (impianti sportivi, laboratori di lingue, informatici, ecc.) chiamiamo a raccolta tutti i cittadini,  genitori, le associazioni e gli operatori delle scuole e delle società sportive perché si attivino: è, questa,  una questione di civiltà e di salvaguardia dei nostri figli e delle future generazioni. La battaglia è appena iniziata.
L’Associazione Essere Cittadini.

giovedì 21 febbraio 2013

Comunicazione: quali proposte?

Parlando con persone stimabili del centro sinistra e ricordando l'esperienza del Forum, so quanto lavoro sta alle spalle di chi presenta in consiglio comunale interrogazioni, ordini del giorno e interpellanze. Questo lavoro richiede studio, contatti, visite agli uffici municipali. Chi lo fa pensa che i cittadini, fuori dalle mura del comune, guardino, approvino, prendano atto. Purtroppo non è così. La carta stampata è in fortissima crisi, la gente legge in fretta al bar solo i titoli e dunque di tutto quel lavoro rimane, a livello di opinione pubblica, molto poco. In questo modo non è possibile invertire la rotta e la situazione rimane stagnante. Bisogna che per le persone che vogliono un cambiamento nel settantennale governo della città questo diventi il principale problema: quello della comunicazione delle proposte e dei risultati ad una platea di persone che non siano quelli già convinti. Il problema della comunicazione e della discussione pubblica deve essere al centro della nostra ricerca, altrimenti, il prossimo giro, saremmo nuovamente nella condizione di trovare come candidato il membro maschio di qualche fondazione, lo sportivo, il manager illuminato che ha visibilità. E perderemo di nuovo. 
Propongo quindi che il centro sinistra e chi desidera il cambiamento della classe dirigente goriziana organizzino una riunione operativa che abbia come tema la diffusione dei contenuti e delle proposte dell'opposizione in consiglio comunale, gli strumenti da adottare, la predisposizione di strumenti anche vecchi, come volantini, comizi e assemblee. Invertire la tendenza alla passività e all'individualismo in città non è semplice: dobbiamo attrezzarci per tempo. adg

domenica 17 febbraio 2013

Chi ostacola la collaborazione transfrontaliera?


Ancora dalla politica locale, un articolato pensiero di Giuseppe Cingolani...
Pregiudizi etnici e chiusure nazionalistiche a Gorizia non sono del tutto scomparsi, ma il motivo principale per cui finora non è decollata la collaborazione transfrontaliera è stata l'opposizione politicamente trasversale dei centri di potere regionale, Udine e Trieste in primis, assieme all'ottusità di alcuni isontini, sostenitori della guerra dei poveri tra Gorizia e Monfalcone.
Gli esempi non mancano: la risonanza magnetica transfrontaliera fu stoppata non certo per resistenze di Gorizia, né di Šempeter. Manuela Baccarin, appena mandata a dirigere la nostra Azienda sanitaria, smantellò l'equipe per i progetti transfrontalieri. Quando da Gorizia qualche paziente fu mandato a Šempeter, invece che a Pordenone, per interventi urgenti di chirurgia della mano, i pordenonesi chiesero duramente conto degli utenti sottratti al loro ospedale. Quando l'attuale direttore generale Bertoli affermò che, nel campo della cardiologia, gli sloveni potrebbero venire a Gorizia per installare i pacemaker sottocutanei, su cui siamo all'avanguardia, e noi potremmo andare a Šempeter per l'emodinamica, giunse il rigido “niet” dall'ospedale di Trieste, che rivendicava i nostri pazienti in nome dell'Area Vasta.
I centri del potere regionale si comportano con l'Isontino come vampiri, bisognosi di succhiare da noi risorse e utenti per mantenere i loro sprechi e doppioni. Temono e contrastano la collaborazione transfrontaliera proprio perché è una reale potenzialità di Gorizia, in grado di attirare gli ingenti e spesso inutilizzati finanziamenti europei.
Il ginecologo Marco Gergolet, direttore sanitario dell'ospedale di Šempeter, che aveva parlato di “barriere razzistiche anti-slovene che ostacolano la collaborazione transfrontaliera”, non ha tutti i torti, poiché spesso l'iniziativa e la reazione di noi goriziani di fronte ai veti regionali è indebolita dai residui ideologici del passato. Ad esempio tre ani fa il Pd rilanciò l'integrazione di alcuni servizi ospedalieri, tra cui i reparti di maternità, senza proporre affatto di partorire solo in Slovenia. Ma Romoli non andò per il sottile e dichiarò: “si tratta di un'ipotesi che respingo risolutamente”, perché riteneva inaccettabile che i nostri bambini nascessero “addirittura in nazioni straniere”. Quell'atteggiamento non esprimeva una chiusura mentale fuori dal tempo?
Circa la reazione di cinque esponenti del PDL, che hanno chiesto l'espulsione di Gergolet dalla commissione del GECT per “incompatibilità ambientale”, la loro pare una strana divagazione, che dimentica il vero avversario della nostra sanità. È stato infatti Tondo a sopprimere l'Azienda sanitaria isontina, contraddicendo tutte le sue promesse elettorali, e a negare i 950mila euro chiesti da Bertoli per mettere in sicurezza il nostro punto nascita, proprio mentre costringeva la nostra Azienda a regalare 500mila euro a quella triestina. Il Consiglio comunale approvi dunque all'unanimità una mozione affinché Tondo non venga mai più a chiedere voti nell'Isontino, per manifesta e ben più grave “incompatibilità ambientale”.
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd in Consiglio comunale

sabato 16 febbraio 2013

Un po' di storia: Milano 313 - Tessalonica 380


Proprio in questi giorni ricorre il 1700° anniversario dell'Editto di Milano, con il quale l'imperatore Costantino pone di fatto fine all'epoca delle persecuzioni nei confronti dei cristiani. Vale la pena di leggerne qualche riga, per scoprirne la sorprendente laicità:
Abbiamo, cioè, deciso di dare ai cristiani e a tutti gli altri libera scelta di seguire il culto che volessero, in modo che qualunque potenza divina e celeste esistente possa essere propizia a noi e a tutti coloro che vivono sotto la nostra autorità. Con un ragionamento salutare e rettissimo abbiamo perciò espresso in un decreto la nostra volontà: che non si debba assolutamente negare ad alcuno la facoltà di seguire e scegliere l’osservanza o il culto dei cristiani, e si dia a ciascuno facoltà di applicarsi a quel culto che ritenga adatto a se stesso, in modo che la Divinità possa fornirci in tutto la sua consueta sollecitudine e la sua benevolenza. 
Per comprendere meglio l'"apertura" di tali parole si può leggere ciò che scrive l'imperatore Teodosio nell'editto di Tessalonica del 380 (confermato per tutto l'Impero dopo la sanguinosa "battaglia della bora" combattuta contro Eugenio e Arbogaste nella piana del fiume Frigidum/Vipava). Dopo 67 anni il cristianesimo da religione perseguitata diventa religione perseguitante:
Vogliamo che tutte le nazioni che sono sotto nostro dominio, grazie alla nostra carità, rimangano fedeli a questa religione, che è stata trasmessa da Dio a Pietro apostolo (…);  cioè dobbiamo credere conformemente con l'insegnamento apostolico e del Vangelo nell’unità della natura divina di Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono uguali nella maestà e nella Santa Trinità. Ordiniamo che il nome di Cristiani Cattolici avranno coloro i quali non violino le affermazioni di questa legge. Gli altri li consideriamo come persone senza intelletto e ordiniamo di condannarli alla pena dell’infamia come eretici, e alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa; costoro devono essere condannati dalla vendetta divina prima, e poi dalle nostre pene, alle quali siamo stati autorizzati dal Giudice Celeste.
Parole talmente forti che l'"impianto" da esse determinato verrà messo in discussione a livello teorico quasi 1600 anni dopo, nel Concilio Vaticano II... e che a livello pratico forse viene destinato alla soffitta della storia ecclesiastica proprio dagli eventi che stanno accadendo in questi giorni nelle apparentemente inespugnabili mura Vaticane.
ab

Ratzinger: gran rifiuto o primavera della cattolicità?

Le parole del Papa, successive all'annuncio della prossima fine del suo Pontificato, indicano due possibili scenari.
Da una parte emerge un senso di stanchezza e di frustrazione, espresso dagli avverbi "fisicamente e spiritualmente", di fronte alla situazione del mondo e soprattutto della Chiesa: circondato solo dagli aficionados nei momenti pubblici, ai margini dei flussi mediatici con i riflettori accesi solo sugli scandali di Curia o sugli evidenti errori di comunicazione, nel cuore di una comunità cattolica divisa da lotte ai limiti della zuffa fra Segreteria di Stato e Conferenza Episcopale Italiana, tradito dai più fedeli collaboratori... Ma se fosse questo l'unico motivo della sorprendente e per molti sconvolgente abdicazione, quello di Benedetto XVI - sia pur umanamente comprensibile - sarebbe un atto di "viltade" ben più grave del "gran rifiuto" di Celestino V, trascinato per i capelli sul soglio pontificio. In simili condizioni, ci vorrebbe ben più coraggio a rimanere che ad andare a nascondersi in un monastero.
Dall'altra parte emerge invece l'invito a "ritornare al vero Concilio Vaticano II". Questa inattesa accentuazione di un tema non particolarmente frequentato dal vecchio Ratzinger, ma assai conosciuto dal giovane Ratzinger, può rivelare il desiderio che si riaprano porte che sembravano definitivamente sprangate. La strada indicata finora da Benedetto XVI era quella del ritorno alla civitas medievale, sia pur temperata dall'accoglienza delle istanze del personalismo moderno: il realismo tomista, il concetto non negoziabile di natura, l'intransigenza sul ruolo autoritario della Gerarchia. Tali accenti erano sì presenti anche nel dettato del recente Concilio, ma in quel contesto erano accompagnati dall'invito a tentare l'impresa di scalare le impervie ma affascinanti pareti del dialogo con la modernità e la postmodernità, oltre che dell'accordo con gli "altri" cristianesimi, le "altre" religioni, il mondo "non credente". Soprattutto invitavano a riconsiderare le diverse forme di servizio alla vita comunitaria, a partire proprio dal rapporto tra ruolo "petrino" (primato di giurisdizione del vescovo di Roma) e "collegialità episcopale" (corresponsabilità da parte di tutti i successori degli apostoli).
Se il vero motivo dell'abdicazione fosse questo, ci troveremmo effettivamente di fronte a un gesto di grande cuore e di acuta intelligenza: preso atto del fallimento del tentativo di "restaurazione", il pontefice dimentica l'anacronismo e ritrova il teologo di cinquanta anni prima, desacralizza il ministero del Papa riducendolo a un importante servizio "a tempo" e indica nel "ritorno al Concilio" (cioè alla parte marginalizzata dal magistero ufficiale, ma molto approfondita dalla teologia e dalla pastorale "alla base") la possibile Riforma della cattolicità degli anni 2000. E si fa umilmente da parte, dando oltre a tutto una lezione di stile assai rara ai nostri giorni.
In ogni caso, oltre le mura, nulla sarà più come prima.
Andrea Bellavite

venerdì 15 febbraio 2013

Asteroidoni e asteroidini


"Quello promette bene". Disse il vecchio capitano Admos ritirando le antenne nel cranio appuntito.
Così la piccola astronave, che sarebbe stata in seguito definita "simile a una piscina", diresse la prua leggermente appuntita verso il pianeta azzurro, acquistando sempre maggior velocità man mano che aumentava la forza gravitazionale.
L'equipaggio, ormai del tutto indifferente alla storiella che i due immortali da tempo immemore avevano raccontato alle diverse generazioni di figli che si erano succedute su quella fragile zattera, obbedì come sempre con una sorta di apatia rassegnata agli ordini.
Ad un certo punto Hajwen, di solito silenziosa e malinconica, si era avvicinata al microfono molecolare e - nello stupore di tutti - aveva proferito con la voce rotta dalla commozione le seguenti parole (o comunque simili a queste): "Lo riconosco, è da lì che siamo partiti..."
Una ventata di eccitazione riempì di brividi i corpi translucidi e i tentacoli capta-radiazioni di tutti furono orientati nella direzione di quella pallina che di giorno in giorno diventava sempre più grande.
Finalmente, i primi segnali audio rivelarono che il pianeta era abitato, i rumori ineguali dimostravano un'emittenza non chimica. Non riuscivano a comprendere il significato delle parole, il Traduttore universale non funzionava ancora.
"Quando sarò capo toglierò l'Imu" - diceva qualcuno - "Io invece taglierò l'Irpef" - sosteneva animosamente un altro. "Ego non possum" - affermava con evidente tristezza un'altra voce lontana. "Yes, you can" - si sentiva anche con un altro accento - e un altro rispondeva "Spaziba predsednik". Le incomprensibili parole si intrecciavano con urla inarticolate e tremende esplosioni.
Quando ritenne di trovarsi a una distanza sufficiente, Admos fece emergere la lente videorutilante e la orientò verso un punto scegliendo la misura di ingrandimento 1/un miliardo. Chiamò Hajwen accanto a sé, poi il resto dell'equipaggio: tutti fissarono quella che sulle prime non sembrava altro che un pezzo d'astronave grigia; poi l'obiettivo si spostò lentamente e comparvero dei volti umani, ciascuno dei quali sembrava dire qualcosa che riteneva molto importante. Ma quei due buchi scuri che sulla Terra chiamano occhi non accompagnavano in alcun modo lo strano sorriso.
"Ma che è"? Chiese Kainos all'intelletto astrocentrico di bordo. "Cardelone preledorale" - rispose il cervellone un po' raffreddato.
Preso atto della risposta, Admos volle consultare Hajwen: confabularono intensamente, lui insisteva, lei prima scuoteva il capo perplessa, alla fine diedero l'impressione di essere d'accordo.
"O frati - iniziò il capo proprio come l'Ulisse di Dante - quello che vedete è senz'altro il paradiso perduto. Ma dopo lo sguardo ai cardeloni preledorali non sappiamo se sia saggio riportare sulla terra l'albero della Vita. Andiamo avanti, evitiamo l'impatto e puntiamo direttamente verso il Sole. Anche perché fatti non foste per viver come bruti eccetera eccetera".
"Ablih, a quale distanza siamo?" - Chiese Hajwen. "27.000 kilometri con il computo terrestre". "Bene, motori al massimo, avanti a tutto vapore verso gli spazi infiniti..."
Dal Diario di Bordo, 15/02/2013 ore 20.41

mercoledì 13 febbraio 2013

Finanziaria regionale 2013: robe da non credere!


Interessante presa di posizione dei gruppi del centro sinistra in Consiglio Comunale. viene trasmessa da Giuseppe Cingolani, coordinatore degli stessi.
Licenza di uccidere imprese e famiglie: ecco a cosa corrisponde l'articolo 14 della finanziaria regionale 2013, che sancisce i criteri per la formazione dei bilanci da parte degli enti locali soggetti a patto di stabilità. Si tratta di norme deliranti che avranno conseguenze catastrofiche per l'economia del territorio. I Comuni sono tenuti a mantenere un equilibrio tra entrate ed uscite (saldo finanziario di competenza mista) che per la parte riguardante gli investimenti (in conto capitale) terrà conto solo degli incassi e dei pagamenti effettivamente realizzati nel 2013, escludendo dal conteggio delle entrate i soldi già incassati negli anni precedenti e quelli derivanti dall'accensione di mutui. Se il denaro di questa provenienza sarà impiegato per effettuare pagamenti, sarà quindi conteggiato solo tra le uscite, portando inevitabilmente ad un saldo negativo.
Per non subire le penali dei tagli ai trasferimenti nell'anno successivo, anche i Comuni virtuosi, con disponibilità di soldi, saranno costretti a non pagare le ditte per i lavori già compiuti o in corso d'opera, o a ritardare l'avvio delle opere pubbliche previste: fallimenti e chiusure di imprese, licenziamenti, disoccupazione, disagio sociale, famiglie in difficoltà, opere incompiute e cantieri abbandonati saranno le conseguenze inevitabili.
A tutto ciò si uniranno le richieste di risarcimento da parte delle ditte, se non altro per gli interessi dovuti ai ritardati pagamenti, con conseguente danno erariale imputabile ad amministratori e tecnici. Inoltre vi sarà una riduzione delle risorse per Stato, Regione, Autonomie locali, derivante dai minori gettiti tributari.
Si attua così una folle e pianificata devastazione dell'economia locale ad opera degli enti pubblici, costretti a diventare inadempienti e a comportarsi scorrettamente verso le imprese private, ed è incredibile che proprio una Regione di centrodestra abbia deliberato simili norme.
Per questo porteremo al voto nel Consiglio comunale di Gorizia, lunedì prossimo, un ordine del giorno che, su iniziativa del sindaco di Remanzacco, è stato già approvato da un centinaio di Giunte comunali della regione. Il documento propone di far sì che i pagamenti finanziati tramite mutui, alienazioni e contributi già incassati negli anni precedenti, o tramite avanzi economici e di amministrazione, non siano conteggiati unicamente come uscite, provocando inevitabilmente uno sforamento nel patto di stabilità, come avverrebbe con le norme attuali, ma siano esclusi dal calcolo finale del saldo. Ciò permetterebbe di effettuare i pagamenti con questi fondi senza incidere negativamente sugli obiettivi del patto di stabilità e quindi senza incorrere in penali.
Si tratta di richieste che erano già state avanzate nel Consiglio delle Autonomie Locali e alle quali non è mai stata data risposta. Si chiede anche alla Regione di concedere contributi in conto capitale, erogandoli per stato di avanzamento dei lavori entro 30 giorni dalla richiesta degli enti, così da far coincidere l'incasso da parte dei Comuni con il pagamento delle imprese.
Sarà importante anche politicamente l'esito del voto nel Consiglio comunale di lunedì prossimo, vista anche la presenza di Romoli, Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, e di Valenti, Presidente della Commissione Bilancio della Regione. Da loro ci aspettiamo una presa di posizione decisa e senza ambiguità a favore delle imprese e dell'economia locale.

martedì 12 febbraio 2013

Intervento di grande durezza


Intervento di grande durezza di assessore e consiglieri comunali di maggioranza nei confronti di Marco Gergolet, medico ginecologo, responsabile dell'ospedale di Šempeter e membro del Gect. E' reo di aver accusato di razzismo coloro che non si adoperano per una collaborazione tra i due ospedali e afferma che si trattasse di partorire a Parigi o a Londra, forse ci sarebbero meno ostacoli da parte di un settore dell'opinione pubblica e della politica. Dice anche che i politici che vogliono fare i tecnici e stabilire il numero minimo dei parti intervengono su cose che non conoscono.

L'invettiva degli amministratori si conclude chiedendo le sue dimissioni dal Gect. Sul fatto che non siano i tecnici a decidere l'ira del PDL e dei suoi alleati è ridicola. Non hanno votato loro il governo tecnico perchè era l'unico a farci uscire dalla crisi? Allora il tecnico-economista va bene, il tecnico medico è casta che difende chissà quali privilegi. Il politico allora dovrebbe decidere a capocchia, senza consultare nessuno, senza chiedere lumi a chi conosce il suo proprio lavoro? Per quanto riguarda l'accusa di razzismo, il termine è forte, ma come giudicare un'amministrazione che non ha fatto nulla per la collaborazione transfrontaliera, che in tutti questi anni non ha programmato con i vicini sloveni né una strada, né un museo, né un ipermercato, né un piano della viabilità, che è stata assente sul tema dell'applicazione della legge sul bilinguismo addirittura al cimitero di Sant'Andrea? 

Non mi pare che gli esempi di collaborazione ci siano, ed è proprio questa una delle cause della crisi della città, che non ragiona ancora sulle potenzialità di un territorio di 60.000 abitanti ma si sforza (male e senza esito) di difendere i suoi 30.000. E poi non è proprio il Gect a proporre un unico punto nascita transfrontaliero? A prescindere poi da queste considerazioni  è il tono che disturba, la veemeza usata, mobilitando le donne a non andare nel suo studio. Ma diamoci una calmata! Magari i nostri, senza scaldarsi troppo, potrebbero discutere, dimostrare, carte alla mano, che sono pronti a collaborare e a programmare alla pari con i vicini, senza chiedere la testa di nessuno, preoccupandosi caso mai delle critiche che provengono da settori più vicini in cui si afferma che il sindaco non ha fatto nulla per fermare l'esodo della Pozzuolo, voluto dai suoi amici di Roma. Mi pare che le critiche all'amministrazione stiano venendo un po' da tutte le parti e che italiani e sloveni su questo trovino una solida comunanza di vedute. 
adg 

lunedì 11 febbraio 2013

Josef Ratzinger, il coraggio delle dimissioni


Una notizia straordinaria che ha fatto in un istante il giro del mondo. Papa Ratzinger annuncia le dimissioni dal Pontificato, interrompendo con un grande coraggio una tradizione sospesa soltanto in occasione del "gran rifiuto" di Celestino V.
Le ragioni di un passo così inatteso e clamoroso sono - a detta dello stesso Benedetto XV - le forze e l'età avanzata non più adatte a esercitare il ministero. Evidentemente anche la consapevolezza di un momento decisivo per la storia della Chiesa e dell'umanità, l'impotenza della struttura vaticana a rispondere alle gravi sfide del nostro tempo, l'insufficienza di un approccio solamente "tradizionale" - cioè sostanzialmente aristotelico tomista - ai problemi fondamentali dell'uomo.
In ogni caso un atto che suscita rispetto e ammirazione, un "passo indietro" che dovrebbe essere di esempio a una nutrita schiera di uomini di potere abbarbicati senza se e senza ma alle loro poltrone. Ma anche la percezione di una profonda solitudine e l'intelligenza di rendersi conto di non essere onnipotente.
E ora si attende il Conclave, per la prima volta nella storia moderna non preceduto dai suggestivi riti di commiato; un Papa vivente vedrà la fumata bianca che annuncerà il suo successore...
Si mescolano le carte e il cattolicesimo - indubbiamente ai margini del succedersi degli eventi storici dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II - ha la possibilità di ritornare in corsa: dipenderà a questo punto da ciò che i cardinali decideranno nel segreto della Cappella Sistina. Si ritornerà allo spirito innovativo del Vaticano II, si metteranno in discussione le strutture più consolidate della dogmatica cattolica nell'inserirsi dentro il fiume della post-modernità alla ricerca di un riferimento? O si proseguirà sulla strada intrapresa, quella di una "restaurazione" della "civitas" medievale offerta come unica chance di salvezza a un mondo che sembra procedere rapidamente verso la rovina?
A breve l'ardua sentenza.
Andrea Bellavite

Sulla teoria del "voto utile"

Se no vince... Secondo i candidati maggiormente accreditati dai sondaggi, non bisogna "disperdere il voto", altrimenti "vince l'altro". Il ragionamento apparentemente fila, dato anche l'infimo grado di considerazione politica e morale "goduto" a ogni livello dal contendente incredibilmente riproposto dal centrodestra.
Tuttavia... Questa considerazione mette in gioco di fato la pluralità delle opzioni, base tradizionale della democrazia rappresentativa italiana. I raggruppamenti alternativi alle costrizioni determinate dal sistema "maggioritario porcata", nascono proprio per esprimere un punto di vista diverso rispetto a quello dei cosiddetti "favoriti". Favoriti da cosa poi? Da sondaggi che nell'epoca della de-ideologizzazione variano le loro cifre di giorno in giorno, da orientamenti mutati da uno starnuto mediatico, dalla consapevolezza che chiunque sia chiamato a governare avrà ben poco spazio da gestire rispetto alle imposizioni della contingenza internazionale. La crisi dei partiti nasce anche dalla constatazione che ciò che si sarebbe potuto cambiare (per esempio, leggi sul conflitto di interessi, moralità della classe governativa, la stessa legge elettorale, i cosiddetti diritti civili...) non è stato affatto modificato né da sinistra né da destra.
Chi vota gli outsider - alcuni ormai accreditati di buone chance anche dagli stessi sondaggi - non vuole solo "protestare" contro un sistema evidentemente molto malato, ma anche proporne uno diverso di gestione del potere: non si possono sottovalutare i risultati "europei" - soprattutto a sinistra - di movimenti non "anti-partitici", ma propositivi di un nuovo percorso all'interno della democrazia rappresentativa. Per questo il "voto utile", pur comprensibile nella logica di chi si sente "vincitore", è poco rispettoso di schieramenti che - se si sono costituiti - vogliono offrire una prospettiva diversa; il voto orientativo di chi "non è d'accordo" è alquanto "utile", anche se dovesse risultare soltanto incentivo e pungolo nei confronti della parte vincitrice.
Per quanto riguarda la sinistra, l'idea alternativa al centro sinistra targato pd era nata da un movimento di base, chiamato "Cambiare si può", poi sfociato nel sostegno alla candidatura Ingroia e alla variopinta coalizione che si è riunita sotto il nome di Rivoluzione Civile. Il percorso in buona parte si è realizzato in ambiti molto distanti rispetto alle aspettative originarie. Al di là del nome altisonante, resta comunque un possibile "altro punto di vista" che potrà essere espresso solo se il gruppo non sarà soffocato proprio da quel "voto utile" sottoscritto con l'unico - peraltro comprensibile - scopo che "l'altro non vinca".
ab

venerdì 8 febbraio 2013

A un paio di settimane dalle elezioni...

L'alluvione mediatica delle ultime settimane sembra aver ridotto il numero degli elettori astensionisti. 
Non è cresciuta nel contempo la consapevolezza, anche perché la maggior parte dei protagonisti della scena - a eccezione forse di Bersani che sembra per il momento pagare troppo la sua seria onestà davanti alle telecamere - si è data allo spettacolo, infarcendo i loro discorsi di promesse mirabolanti, di freddure sconcertanti e di scenari impossibili.
Già il fatto che l'arcoretano sia riuscito a ritrovare la ribalta, attaccando tutto ciò che egli stesso ha contribuito in modi determinante a costruire, la dice lunga sulla situazione della politica italiana. Molti osservatori, anche all'estero, si domandano come sia possibile che un simile personaggio riesca ancora a far salire le percentuali dei sondaggi. Forse la risposta sta nelle statistiche: quante persone in Italia leggono i giornali? Quante passano il tempo davanti al televisore? Quante sono incollate di fronte al Grande Fratello o frequentano abitualmente gli stadi senza scandalizzarsi dei milioni di euro al mese che intasca Balotelli per segnare il rigore all'Udinese (e per spostare di un punto percentuale il favore del satrapo)?
Anche il centro sinistra e la sinistra dovrebbero smettere i panni compunti da "primi della classe" e imparare a parlare con più semplicità alle categorie di persone di cui sopra: che sono quelle più impoverite dal tracollo del ceto medio, ma anche quelle che da sempre sono rabbonite dal principio del "panem et circenses". Ciò non significa che si debba correre dietro agli stessi metodi - chi li usa ne è purtroppo difficilmente superabile maestro - al contrario occorre proporre in modo coinvolgente un percorso politico totalmente diverso, caratterizzato da un'analisi più profonda dei processi che hanno condotto non solo l'Italia ma anche il mondo intero sull'orlo di un inquietante abisso.
L'unica alternativa elettoralmente sostenibile sembra essere in questo momento la "ricetta Monti", cui pare guardare con evidente simpatia anche il pd. Il costante richiamo al voto utile - che proviene dai capi del centro destra ma anche da Bersani - mette in lizza di fatto un liberismo sregolato coordinato dall'impresentabile e un liberismo molto regolato (dalla finanza planetaria), armonicamente inserito nel complesso momento di transizione del capitalismo mondiale.
E a chi non va bene il liberismo, quali prospettive si offrono? Quasi nessuna, a giudicare dal fatale responso degli ultimi sondaggi prima del black out elettorale. La rivoluzione civile sembra non superi l'asticella del 4%, era nata sull'onda della speranza che "cambiare si può". Una speranza che forse dovrà essere ancora a lungo coltivata nel fertile terreno di un popolo che attende ancora di essere accolto, ascoltato e per quanto possibile coinvolto nei processi di costruzione di un complesso futuro.

lunedì 4 febbraio 2013

Un lavoro da cani...


Con le sue intelligenti e puntuali interrogazioni, Giuseppe Cingolani consente ai cittadini di "respirare" l'aria che tira in consiglio comunale. Grazie a lui per l'attenzione alle vicende e per la sollecitudine nei confronti della città. In questo caso si parla della strana vicenda del canile che fra l'altro - a detta di chi era responsabile politico del lavoro - doveva essere pronto "in pochi mesi" dopo l'autunno del 2007...

Più la si approfondisce, più la vicenda del nuovo canile di Gorizia appare sconcertante, segnata da più parti da condotte discutibili e con pesanti responsabilità dell’amministrazione Romoli per il vertiginoso aumento dei costi e l’estenuante dilatazione dei tempi.
Secondo la variante 19 al piano regolatore, adottata dal Consiglio comunale alla fine del 2006, il nuovo canile doveva sorgere in un'area di Lucinico ampia circa 10mila metri quadri, di proprietà del Comune. Ma il Consiglio circoscrizionale si oppone, anche perché nelle vicinanze di quell'area qualcuno prevede di aprire un agriturismo, di cui a tutt'oggi non c'è traccia.
Nel luglio 2007 il nuovo Consiglio comunale a guida Romoli approva definitivamente la variante, accogliendo però la proposta di un privato che offre al Comune un terreno di 2mila metri quadri per la costruzione del nuovo canile, chiedendo in cambio i 10mila metri quadri di proprietà pubblica prima destinati al canile (osservazione n° 28 alla variante 19). Nel mese successivo l’amministrazione dà parere favorevole ai termini della permuta con il privato, che però nel frattempo ha alzato il prezzo: ora in cambio dei suoi 2mila metri quadri ne chiede addirittura 35mila! Come mai il Comune accetta condizioni così sfavorevoli rispetto a quelle della proposta approvata dal Consiglio? Ed è stata sufficientemente pubblicizzata l'esigenza del Comune di acquisire un terreno per il nuovo canile, in modo da verificare se ve ne fossero altri disponibili a condizioni meno onerose?
Nei documenti si attribuisce un valore tabellare di circa 20mila euro ai 2mila metri quadri privati, coltivati a vigneto DOC. Ma poiché il proprietario dichiara di essere conduttore agricolo, gli si riconosce l'indennizzo a quel tempo previsto per gli espropri, triplicando così il valore del terreno e portandolo a quasi 60mila euro. Solo così il valore dei 2mila metri quadri privati diventa paragonabile a quello dei ben 35mila che il Comune cede in permuta. Ma la questione centrale è: come mai si decide di applicare l'indennizzo previsto per gli espropri, dato che il terreno viene acquisito tramite un accordo di compravendita addirittura sollecitato dal privato?
Oggi la scelta dell’amministrazione Romoli di collocare il canile in quei 2mila metri quadri appare sbagliata non solo per l'incredibile costo, ma anche per la ristrettezza dell'area. Infatti nel 2011, dopo aver praticamente terminato la costruzione della nuova struttura, in seguito alle proteste dell'AIPA, che gestisce il canile e che nessuno ha consultato fino a quel momento, si decide di ampliare il canile, considerato inadeguato. Per farlo si devono acquisire due ulteriori fasce di terreno ai lati della struttura, di mille metri quadri l'una. Ma i proprietari non accettano l'offerta del Comune, per cui si dovrà procedere all'esproprio, dilatando ulteriormente i tempi.
Chiedo al sindaco: è vero che la Corte dei Conti ha aperto un procedimento sull'intera vicenda del canile per verificare la presenza del danno erariale?
Giuseppe Cingolani, capogruppo del Pd di Gorizia

sabato 2 febbraio 2013

Un'assenza visibile


Oggi c' è stata l'inaugurazione del Museo diffuso del Novecento, che fa seguito ad un lavoro di anni in cui. a livello culturale e politico, si è sempre evidenziata l'importanza che le vicissitudini del secolo scorso siano oggetto di valorizzazione e conoscenza per le nuove generazioni. Oltre ai luoghi della memoria finalmente si è dato risalto alla raccolta di testimonianze di chi visse il fascismo, la guerra e gli avvenimenti tragici del secondo dopoguerra. Come abbiamo detto più volte la raccolta delle memorie – tutte e diverse – va fatta per consegnare un patrimonio su cui è possibile riflettere e perchè la nostra città è un unicum nella storia nazionale. Riconoscendo il ruolo della città e i sacrifici per ricostituire una comunità che dialoga è possibile anche rilanciare l'immagine di Gorizia, città di frontiera che ha conosciuto sulla sua pelle gli esiti del nazionalismo e della discriminazione. 

Accanto all'Associazione 4704, c'erano oggi i rappresentanti politici di maggior prestigio: il presidente della Provincia e l'assessore alla cultura, il rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio, il Prefetto, l'ambasciatore italiano a Lubiana, il rappresentante del comune di Nova Gorica.

Assente del tutto il Comune di Gorizia, che non ha ritenuto evidentemente che l'occasione fosse da annoverare tra gli avvenimenti importanti della vita della città. Un'assenza visibile e, a mio avviso, ingiustificabile e clamorosa. Al di là della troppo facile polemica politica rimane una grande amarezza. Amarezza perché non si vogliono capire gli sforzi che tanti cittadini fanno per dare un futuro alla loro città, perché non si apprezzano le idee e le iniziative, non si appoggiano i nostri ricercatori, non si fa nulla per rappresentare una città nella sua complessità politica e culturale, ma semplicemente la si ignora, pensando così di neutralizzarla o di scoraggiarla.

Ed effettivamente viene sempre più la voglia di disinteressarsi del tutto all'avvenire di Gorizia che, almeno in una sua parte, sembra che del futuro non sappia veramente cosa farsene. 
adg

venerdì 1 febbraio 2013

Topografie della memoria: l'inizio domani alla Transalpina

“Topografie della memoria – Museo diffuso del Novecento” intende colmare, in un’area ricca di storia come quella goriziana, l’assenza di momenti e luoghi di riflessione e divulgazione creativa della memoria storica locale. Si intende colmare questo vuoto attraverso la creazione di un Museo diffuso che leghi in un percorso interattivo e multimediale luoghi della città significativi non solo per la storia ufficiale ma anche per quella più privata dei cittadini. Il progetto vuole valorizzare e promuovere una riflessione sulla storia del goriziano dal Fascismo alla nascita della frontiera, periodo essenziale nella formazione, definizione e ridefinizione dei confini non solo geografici ma soprattutto identitari della popolazione goriziana.
Il nucleo centrale dell’iniziativa sarà la raccolta (in parte già avvenuta) delle testimonianze, delle storie di vita dei cittadini di Gorizia e Nova Gorica che hanno vissuto la nascita del confine e che ne hanno esperito anche la caduta. A partire dai racconti di vita – che andranno a creare un vero e proprio Archivio delle memoria - verranno selezionati e “riattivati” una serie di luoghi sensibili della città sotto il profilo della memoria pubblica e privata. L'iniziativa è coordinata dall'Associazione Culturale Quarantasettezeroquattro. Per maggiori informazioni cfr i siti indicati nell'avviso a lato.

FACCIAMOLO COL CUORE! Riduciamo, Riusiamo, Ricicliamo.

Questo è lo slogan che la Provincia di Gorizia e i Comuni hanno scelto per lanciare la nuova campagna di comunicazione ambientale. Il primo obiettivo è ridurre la produzione di oggetti da scartare. Il secondo è riusare gli oggetti per realizzare nuove idee. Il terzo obiettivo è trasformarli in materia per poi realizzare nuovi oggetti. 
La mostra NeroSuBianco (vedi orari a lato) – di abiti scultura dell’artista Lara Baccaglini propone un’idea di riuso e riutilizzo della stoffa. Lara Baccaglini ha creato i suoi 14 abiti scultura da scampoli di stoffe per passione,  col cuore  e con la mente fedele al vecchio detto della nonna, che “… non si butta mai via niente”.
Non tutti siamo artisti e possiamo trasformare i rifiuti in opere d’arte ma ognuno nell’ambito delle proprie attitudini, volontà e desideri è in grado di dare nuova vita agli oggetti in disuso riducendo in questo modo la produzione di rifiuti, garantendo la sostenibilità del sistema, la salvaguardia ambientale e il futuro delle generazioni che verranno.
Mara Černic
Vice presidente della PROVINCIA DI GORIZIA