venerdì 30 novembre 2012

Il futuro urbanistico di Gorizia/Gorica: pazza idea o grande potenzialità?

Si è concluso lo scorso mercoledì alla Fondazione Carigo il ciclo di incontri dedicati all'urbanistica "goriziana", ieri oggi e domani. L'ultimo incontro è stato particolarmente suggestivo e si è tenuto davanti a un pubblico numeroso e attento - presente anche in questa occasione l'assessore all'urbanistica del Comune di Gorizia Guido Germano Pettarin - nonostante la pioggia torrenziale.
Ha aperto i lavori l'architetto Paolo Sergas, che ha presentato uno sguardo sulla città a misura di cittadino, caratterizzata da ampi spazi di fruizione da parte di tutti, con più piste ciclabili e luoghi di socializzazione e meno rotonde, cemento, centri commerciali, inutili parcheggi ed ecomostri. Non è mancato il riferimento al castello, dove i lavori sono ripresi alacremente, anche se - ndr - lo spazio della futura stazione a monte è stato ulteriormente ripianato per consentire l'installazione di una gru più piccola rispetto a quella prevista (ci si è accorti troppo tardi che l'"originale" non sarebbe passato per via Franconia senza procedere ad ulteriori demolizioni dopo la "casetta" di un paio di anni fa.
L'architetto di Nova Gorica Nejc Koradin - che ha parlato in sloveno, egregiamente tradotto dal prof. Aldo Rupel - ha poi presentato un'idea urbanistica per lo sviluppo del territorio, sottolineando la necessità di valorizzare i punti intermodali e di interconnessione tra la viabilità in Italia e in Slovenia. Soprattutto ha evidenziato la necessità di parlarsi e di ragionare insieme perché è impossibile uno sguardo al futuro che prescinda dalla collaborazione e dalla sinergia tra le realtà a cavallo del vecchio confine.
Luigi Di Dato, architetto goriziano, ha poi presentato la "sua" idea di città, arricchendo la conversazione con avvincenti immagini del passato e del presente, spingendosi oltre anche con l'offerta di alcune prospettive iconiche su come potrebbero essere un domani alcuni luoghi particolarmente significativi. Ha poi richiamato il coraggio e l'inventiva di Max Fabiani, invitando tutti a un soprassalto di immaginazione, nella convinzione che i sogni autentici si possono realizzare.
In conclusione l'architetto professoressa Alessandra Marin ha tracciato un'autentica road map, indicando i passi da compiere per ridare al territorio attrattiva e interesse. L'attuale bacino d'utenza di 35mila abitanti è troppo limitato per consentire investimenti in grado di realizzare le infrastrutture necessarie ad "attrarre" in città numerose presenze, in particolare di giovani. Ripensarsi insieme a Nova Gorica e dintorni significa immediatamente passare a un vero e proprio "raddoppio", che potrebbe aprire nuovi orizzonti, anche attraverso lo "sfruttamento" delle straordinarie particolarità storico, geografiche e soprattutto culturali  della zona.
Gli spunti offerti dalla "tre giorni" organizzata dal Forum per Gorizia sono stati talmente numerosi che ci vorrà del tempo per raccoglierli e riproporli in forma propositiva. L'idea è quella di una rielaborazione sistematica in grado di offrire alla città una proposta politica di ampio respiro, in grado di fermare il declino della città e di rilanciarla - insieme ai comuni limitrofi sloveni - come la Gorizia/Gorica (stara e nova) unita nella sua irrinunciabile diversità.

mercoledì 28 novembre 2012

SOLIDARIETA’ DEL KULTURNI DOM DI GORIZIA CON LE ASSOCIAZIONI CULTURALI


Il mondo della cultura italiana e friulana della Regione Friuli Venezia Giulia ha espresso lo scorso  ottobre la propria solidarietà alle istituzione culturali della comunità slovena in Italia, che operavano in situazioni insostenibili e certamente non invidiabile. Ora la solidarietà viene ricambiata: le pesanti sforbiciate operate dalla Giunta regionale nella Finanziaria sui fondi assegnati alla cultura, può determinare un vero e proprio collasso delle attività culturali nell’intera nostra Regione.
In occasione dell’inaugurazione della mostra dello scultore triestino Pavel Hrovatin al Kulturni dom di Gorizia, Igor Komel, direttore del centro culturale sloveno che è uno dei poli di riferimento della comunità slovena in Italia, ha espresso pubblicamente a nome delle organizzazioni culturali slovene, la solidarietà alle organizzazioni “consorelle” italiane e friulane della nostra regione: "con il loro ruolo - ha detto - svolgono un ruolo non indifferente non soltanto nel campo culturale ma anche in quello sociale". Komel ha inoltre sottolineato che sui  tagli non si può "fare di tutta l’erba un fascio”, ma bisogna procedere da una riflessione sulla strategia da attuare per non perdere un patrimonio costituito in molti anni grazie da una moltitudine di soggetti molto attivi nel campo della cultura. Si tratta di un vero e proprio valore aggiunto per una regione multietnica e confinaria. Il direttore del Kulturni Dom condividendo le preoccupazioni di chi ritiene a rischio l’intero sistema “cultura” ha notato che il costo della pronosticata desertificazione culturale sarebbe molto superiore al pronosticato risparmio.
Nell’esprimere solidarietà Komel ha indicato una strada del tutto diversa, in particolare nei momenti di crisi: "Bisogna sviluppare a livello provinciale e regionale - ha affermato con convinzione - adeguati “sistemi in rete culturali”, e viste le specificità della nostra regione evidenziare le nostre diversità territoriali, linguistiche, etniche e transfrontaliere". Constatati inoltre i rapporti di buon vicinato con le confinanti Austria e Slovenia (ma anche Croazia), il nostro territorio può diventare un interessante e accattivante laboratorio culturale non soltanto a livello nazionale, ma nell’ambito della comunità europea.
Pertanto le associazioni culturali slovene dal Kulturni dom di Gorizia all’Unione culturale economica slovena, sostengono la protesta  “la cultura scende in piazza” contro i pesantissimi  tagli alla cultura e che si terrà il 30 novembre al Visionario di Udine.

FERMIAMO I TAGLI ALLA CULTURA


APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA CONTRO I TAGLI ALLA CULTURA PROPOSTI DALLA GIUNTA TONDO PER IL 2013.
Dopo il taglio di tre anni fa, la Giunta regionale ha approvato l’azzeramento dei finanziamenti agli enti culturali e il dimezzamento dei contributi per quelli teatrali. Questi i nuovi colpi di accetta che, se confermati nella finanziaria 2013 del FVG, potrebbero aggravare in modo irreversibile la situazione ormai precaria in cui versano gli organismi culturali “riconosciuti di interesse regionale”.
Tra questi vi sono enti che operano nel settore dei beni e dei servizi culturali, per la cui sopravvivenza il contributo regionale, pur se ridotto, è determinante. Sono enti fortemente radicati nel tessuto sociale, con anni e anni di attività alle spalle e una costante presenza nella vita culturale della regione. Sono dotati di strutture e personale qualificato e titolari di patrimoni culturali di rilevante valore (archivi, biblioteche, fototeche, videoteche) messi quotidianamente a disposizione della cittadinanza. La loro attività contribuisce in modo significativo alla conoscenza della storia e della cultura regionali, allo sviluppo del dibattito e del pluralismo culturale in FVG e non può esser sostituita da nessuna altra struttura oggi esistente. Il taglio, se sarà votato dal Consiglio Regionale, senza entrare nel merito dell’attività svolta e dei servizi offerti alla cittadinanza, alle scuole e alle università, colpirà pesantemente questi enti e quindi l’intera comunità. La gravità della crisi è sotto gli occhi di tutti, ma la consapevolezza che la cultura rappresenta una importante risorsa economica e sociale deve condurre a mantenere finanziamenti adeguati, e non a tagliare risorse integrate nel tessuto sociale, distruggendo realtà che da molti anni contribuiscono alla crescita comune, operando sul territorio con professionalità, impegno, passione e mettendo a disposizione di tutti competenze, patrimoni, servizi.
La crisi ha colpito anche il resto d’Europa, ma in nessun paese si è scelto consapevolmente – come si vorrebbe fare in Friuli Venezia Giulia – di attaccare il mondo della conoscenza, azzerandolo o riducendolo a una semplice momento di testimonianza. L’esempio di Francia, Germania e Spagna, dove si è scelto non soltanto, di non tagliare, ma di investire in istruzione, cultura e ricerca, è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vederlo.
Voler mettere la parola fine ad un sistema culturale, che nel bilancio regionale rappresentava lo 0,7 ed ora ridotto allo 0,2, significa non saper valutare la sua importanza sul piano sociale, economico e educativo.
Il taglio significherebbe annientare un bene pubblico sul quale la Regione ha per molti anni investito e privare i suoi abitanti di memorie e identità, di servizi e conoscenze. Ma la chiusura di questi enti vorrebbe dire anche costringere gli stessi a scelte di drastico ridimensionamento di patrimoni e di personale altamente qualificato che per anni ha messo il suo lavoro a servizio della comunità.
Per questo si chiede alla Giunta regionale, ai Consiglieri regionali, alle forze politiche di non applicare i tagli draconiani annunciati, di rivedere la gerarchie della spesa regionale, di ridiscutere le scelte avverse alla cultura in FVG.

lunedì 26 novembre 2012

Primarie, il giorno dopo: (molti) problemi e (poche) prospettive

Qualche breve ragionamento sulle primarie del centro sinistra.
Primo, l'affluenza. Senza esagerazioni retoriche, si può dire che è stata decisamente buona. Non è la conclamata "risposta all'antipolitica", chi va a votare alle primarie di solito non è un astensionista o un "grillino", ma un elettore abbastanza "vicino" alle istanze dei partiti o dei movimenti che le propongono. Ma è indubbiamente un risultato significativo che dimostra la "tenuta" dello zoccolo duro del centro sinistra "tradizionale". A Gorizia città hanno votato circa 1200 persone, sostanziale conferma del discreto trend già evidente in occasione delle primarie cittadine dello scorso anno: erano 1800, ma includevano i (numerosi) sedicenni e gli elettori di forze politiche non presenti alle primarie nazionali (Idv, Federazione Sinistra, Forum per Gorizia...).
Secondo, vincitori e vinti. Se a Bersani è da tutti riconosciuto il merito della buona riuscita delle primarie, il vero vincitore del primo round è Renzi, che è riuscito a "costringere" il favorito a un ballottaggio dagli esiti incerti: il pd appare più diviso del previsto e il secondo turno è sempre un terno al lotto che potrebbe riservare qualche sorpresa. Sconfitti - non solo da una scarsa attenzione da parte dei votanti ma anche da una quasi totale emarginazione mediatica - Puppato e Tabacci.
Terzo, la sinistra del centro sinistra. Beh, nell'occasione Vendola si è dimostrato simpatico, intelligente e leale. Tuttavia il vero sconfitto delle primarie è proprio lui e con lui tutta l'ala sinistra della coalizione. Che accadrà adesso? Le strade possibili sembrano tre: a) I "vendoliani" cercheranno di convincere il resto della sinistra a realizzare una lista a sostegno del vincitore del ballottaggio, ma se il "resto" non ha visto di buon occhio la lista di "intenti" per le primarie, c'è da supporre che non accetterà accordi con Bersani e meno che meno con Renzi. b) Si procederà verso la ri-aggregazione della sinistra, con un candidato premier diverso da quello che "uscirà" dalle urne la prossima domenica. Ipotesi suggestiva che da una parte però metterebbe Sel nella condizione di "tradire" il "patto primarie", dall'altra rischierebbe di portare acqua al mulino e inatteso soccorso a un centro destra che sembra allo sfascio e a un "centro" montiano montezemoliano e neodemocristiano che appare sempre più forte. c) Si andrà avanti divisi, con i vendoliani lealmente ancorati (e oscurati) nella coalizione di centro sinistra e il resto della sinistra con altri movimenti più o meno identificati con un altro candidato premier. Ipotesi che porterebbe all'ennesima prova di insignificanza (numerica) della sinistra, offrendo qualche chance in più al vincitore delle primarie di domenica 2, ma anche a Grillo o ai teorici dell'astensionismo. ab

domenica 25 novembre 2012

Una riflessione sugli studenti e sui (pochi) insegnanti in piazza

E così gli studenti sono tornati in piazza. Per fortuna li rivediamo a discutere sulla legge Aprea, sul finanziamento alle scuole private, sul dissennato investimento in tecnologie multimediali in scuole che in certi casi hanno bisogno di serie manutenzioni. Pochi invece gli insegnanti: la scelta scriteriata di molti sindacati, come la CISL, UIL, SNALS e pure la Gilda è stata quella di accontentarsi della concessione degli scatti di anzianità presi dal Fondo di Istituto, con il quale si finanziavano attività formative e didattiche: insomma con una mano prendono e con l'altra danno. Solo CGIL e Cobas hanno appoggiato lo sciopero. Considerazioni a margine. Esiste un problema dei precari che si sta aggravando sempre di più. Su questo gli insegnanti di ruolo non possono tacere. Esiste una mancanza di dibattito nelle scuole che non può essere colmato dalle (rare) riunioni sindacali. Il problema di come e cosa insegnare rimane immutato. Esiste un problema di deterioramento del sapere, anche ai livelli più bassi: molti studenti hanno difficoltà nella comprensione dei testi, stanno perdendo la capacità di scrivere, a 17 anni fanno ancora errori di ortografia nella loro lingua madre.Per gli studenti, a differenza degli anni scorsi, la scuola è un punto di riferimento. In conclusione il dibattito sulla scuola non si può e non si deve restringere a questioni economiche, né l'insegnante è demotivato solo per la questione dei soldi. E' una domanda di riflessione, di analisi, di progetto, che viene dalle aule scolastiche alla quale possono rispondere solo insegnanti che decidano di iniziare a parlare della loro professione e a confrontarsi con i loro alunni. adg

mercoledì 21 novembre 2012

I tagli lineari alla cultura dell'assessore De Anna

Sul Messaggero Veneto è apparso un articolo in cui si dice che l'assessore De Anna si accinge a fare tagli lineari alla cultura del 50%. Ma ci siamo presi in giro con la riunione degli Stati Generali? Se i tagli sono orizzontali, allora è inutile qualsiasi discussione sulla qualità, sul merito o sulle strategie. Quei tagli li so fare anch'io e costo dieci volte di meno di un assessore. Il problema è capire quali manifestazioni sono volani strategici per la cultura e l'economia del territorio, quali enti in questi anni hanno lavorato bene e meritano di andare avanti, quali invece non si sono sufficientemente qualificati e possono essere ridimensionati. I tagli orizzontali dei governi tecnici non hanno nulla di strategico: decretano la morte di tutti senza un orizzonte progettuale. Peccato che Il Sole 24 Ore in un recente convegno abbia individuato proprio nella cultura uno dei settori trainanti dell'economia nazionale. Scegliere vuol dire inimicarsi questo o quello e avere problemi alle elezioni. Con i tagli orizzontali non si sceglie, non si mostra la faccia e la colpa è da attribuirsi solo alla Grande Crisi, con la maiuscola, sotto il cui ombrello i politici possono nascondere la loro incapacità a decidere. adg

Urbanistica 2/3: ...e non son state “parole, parole, parole”

Giovedì scorso, il secondo incontro di “tutta mia la città”, ciclo di conferenze organizzate dall'associazione Forum per parlare di Gorizia, di democrazia e di urbanistica, si è rivelato un formidabile racconto della storia del territorio e della società. Gorizia e Nova Gorica, due città diverse. La prima sviluppata per strati successivi a partire dai nuclei più vecchi attorno al castello, ma anche a partire dai “villaggi” di San Rocco, Piazzutta, Salcano e San Pietro, vive oggi un lento declino, incapace di trovare una nuova e moderna identità. E la seconda, fondata dopo la seconda guerra mondiale per brillare oltre il confine, in tempi dove l'urbanistica era vista come la soluzione a problemi di ogni tipo, sociali, tecnologici, estetici e di cambiamento della società, dopo l'esplosione dell'indipendenza della Slovenia, ripensa oggi al suo futuro. E come immaginato fin dal titolo dell'incontro, non sono state solamente “parole, parole, parole”. Sullo schermo scorrevano disegni, grafici, progetti, piani, strumenti urbanistici, sintesi di testi, foto e immagini mentre gli “esperti” italiani e sloveni, Barbara Delpin, Luisa Codellia e Niko Jurca ci hanno raccontato assieme, le politiche e gli ideali, le esigenze geografiche e gli eventi storici che hanno fatto da sfondo alla storia delle due città e della società degli ultimi sessant'anni. Storia raccontata assieme, semplicemente perché le due Gorizia (stara e nova) sono un unico territorio dove abitano, si muovono, si incontrano, lavorano, studiano, si divertono, fanno compere, raccolgono i propri rifiuti, ecc le due comunità. E tutti noi, sempre più spesso, svolgiamo queste attività in un territorio più ampio di quello pianificato nei disegni del nostro Comune. Nei piani di Gorizia, colorati e dettagliati area per area, Nova Gorica è da qualche parte persa nel “bianco” della carta. Ritroviamo il castello ma non la Kostanjevica e l'Isonzo nasce verso l'alto della carta, dal bianco. Stessa cosa nei piani di Nova Gorica dove la Soča sfocia nel bianco e gli edifici e le strade di Gorizia non ci sono. Ma abbiamo appreso che in effetti, nei piani urbanistici delle due città, relazioni ci sono sempre state. Già negli anni sessanta il primo piano per Gorizia di Piccinato conteneva idee e indicazioni di rapporti con l'allora Jugoslavia e quello di Nova Gorica, ancora prima, tagliava con quel lungo asse San Gabriele- Erjavceva fino alla Magistrala e la verde piazza del Comune, l’impianto ortogonale di Ravnikar. E ancora oggi nei disegni contenuti nel vigente piano urbanistico di Gorizia e di Nova Gorica (approvato lo stesso pomeriggio del nostro incontro: nulla nasce per caso!) si prevedono idee di collaborazione, collegamenti e rapporti sorprendenti che non immaginavamo. Insomma è da sempre che tecnici ed esperti studiano, disegnano, elaborano e mettono su carta idee e progetti. Perché queste cose non vengono raccolte e non ci vengono raccontate dai politici che ci amministrano? Ma un altro aspetto interessante è emerso. Dal racconto abbiamo saputo che, nel corso degli anni, a determinare la forma e i cambiamenti delle due città e delle due comunità, sono stati gli ideali (Nova Gorica), la geografia (la presenza dell'Isonzo), la storia (il confine), la tecnologia (il treno e le stazioni Centrale e Transalpina), la politica (quando bisognava costruire lontano dal confine), la tecnica urbanistica (quando si voleva “riequilibrare la città verso nord”). Visioni di un territorio come sistema, da guardare nel suo insieme garantendo nel contempo gli interessi generali, per tanto tempo rappresentati dai partiti politici che proponevano anche nelle loro azioni amministrative un progetto di prospettiva, un modello di società di lungo periodo. Oggi i partiti, viene confermato un po' da tutti, vivono alla giornata e sono in crisi, non rappresentano più gli interessi collettivi e non è più la società ma il Mercato a mandare avanti le nostre città e le nostre vite. Non siamo più noi attraverso le amministrazioni pubbliche ad organizzare il nostro futuro. Il Mercato ci ha tolto questo pensiero ed è sempre molto disponibile a comperare i nostri beni comuni, a consumare le nostre risorse ambientali, ad aumentare i costi di tutti i servizi privatizzati (ma dopo il referendum l'acqua è ritornata pubblica o no?). E tutto questo mentre perdiamo diritti, welfare e le retribuzioni diminuiscono. Dobbiamo riprendere in mano la situazione e ripensare ad un futuro coraggioso e realizzabile per le nostre città. Dal prossimo incontro, mercoledì 28, uscirà una “pazza idea” per Gorizia? PS

domenica 18 novembre 2012

Eccellenze 4/4: Altre espressività

E infine il botto da 10 con lode, da assegnare a tutti i protagonisti, ma in particolare a Vito Dalò e Erica Gasparinic. Un'iniziativa che coinvolge migliaia di persone nel goriziano e che è conosciuta in Italia e anche oltre i confini: la rassegna di teatro sociale "Altre espressività", rappresentazioni di altissima qualità e possibilità di ascoltare la voce - e quanto autorevole! - di chi in Italia e nel mondo non ha voce. Una pagina di Cultura con la C maiuscola.
"Il teatro sociale - scrivono gli organizzatori della rassegna internazionale - costituisce il percorso di rinnovamento del teatro stesso per le idee, l’espressività, per il valore artistico e per le soluzioni tecniche/scenografiche realizzate". Si tratta della creazione di uno spazio espressivo e di visibilità ai gruppi teatrali locali, nazionali e stranieri e al contempo favorire nei partecipanti e nel pubblico una riflessione sul disagio sociale. In questa quindicesima edizione 2012 la Rassegna accoglie 15 compagnie di teatro sociale locali, nazionali e straniere, che nascono ed operano nei campi della disabilità, del disagio mentale e del carcere, sperimentando diversi generi teatrali in una commistione di canali espressivi quali musica, danza, fotografia e altro ancora.
Si comincia domani, lunedì 19, alle 10.30 presso la sala Bergamas di Gradisca, con lettura di pensieri sul teatro e sul valore del teatro emersi dai partecipanti ai laboratori teatrali condotti da Vito Dalò ed Erica Gasparinic. Seguirà, alle 11 "Le cinque stagioni”, per la regia di Albino Pavlic, con la Compagnia teatrale Se no i xe mati no li volemo di Gorizia. Martedì 20 novembre, presso il Kulturni dom di Gorizia, alle 20.30 “Forza di gravità”, regia di Luisa Anchisi e Gennaro Ponticelli (Milano), Associazione Teatro Laboratorio La Tela del Ragno; alle 21.30 "Il condominio dell’illusione”, regia di Sandro Scarpini, Compagnia teatrale Spazio Aperto (Udine) UEPE Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Udine – Ministero della Giustizia.
Il resto nel link tra gli avvisi del blog...

Eccellenze 3/4: Cormonslibri si sta per svelare

Il senso del tempo, il senso delle cose. E' l'avvincente titolo di Cormonslibri 2012, in programma dal 29 novembre al 16 dicembre, i cui contenuti saranno illustrati in una conferenza stampa che si terrà mercoledì 21 alle 11 presso il Comune di Cormons. Senza anticipare il "cartello" che si sa già incredibilmente denso di incontri, ci sono subito da sottolineare due aspetti importanti. Il primo è quello delle risorse finanziarie: gli organizzatori hanno portato a Cormons un'iniziativa di altissima qualità, in grado di attrarre un pubblico vario e internazionale, con una spesa relativamente irrisoria. Sono dati pubblici e si attende la presentazione del "libretto" per trarre qualche somma. Basti ricordare che nei sette anni precedenti la rassegna, che non ha nulla da invidiare alle più propagandate "sorelle" nei capoluoghi regionali, ha richiesto investimenti fino al 90% in meno... In secondo luogo è culturalmente appagante l'idea di affiancare ai "nomi" della cultura italiana (da Flores D'Arcais a Corrado Augias, da Fausto Bertinotti a Margherita Hack, tanto per ricordare qualche esempio) quelli del giornalismo e della cultura locale: non si tratta dell'evento fast food da gettare in pasto agli affamati di volti mediatici, ma di un'intelligente sinergia che rende possibili insospettabili incontri e approfondimenti permanenti per la lenta e diuturna crescita globale del territorio. 10 senza dubbio! E il link a fianco per poter scoprire - da mercoledì in poi - i segreti e le proposte di Cormonslibri.

Eccellenze 2/4: i sogni realizzati nel 21° Montifilm

Da anni il Club Alpino Italiano organizza una straordinaria rassegna cinematografica, il cui appeal è tale da rendere possibile riempire sistematicamente le sale di proiezione. L'edizione di quest'anno, svoltasi al Kulturni Dom, ha offerto a tutti la possibilità di sognare: resoconti di scalate mozzafiato, documentari carichi di bellezza e di poesia sull'"umanità" della montagna, fiction abilmente costruite sul sottile confine fra la realtà e l'utopia. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: volti noti agli ambienti alpinistici e cittadini che non si sono mai cimentati neppure con le colline sovrastanti Gorizia, tutti a naso all'insù a godersi il racconto dei coraggiosi "Conquistatori dell'inutile", incuranti dei sottotitoli o dell'audio in una lingua diversa dalla propria. La montagna - ancora una volta - dimostra di costruire fraternità tra i popoli, di consentire la comprensione reciproca fra chi parla diverse lingue, di elevare insomma per un momento lo sguardo al di sopra delle quotidiane miserie. Costi limitatissimi, performance ai livelli dell'ormai celebre festival di Trento, onore al merito del Cai, in particolare dell'instancabile direttore di Alpinismo Goriziano Marko Mosetti. 10 convinto!
Ah sì, un consiglio: partecipate all'ultimo pomeriggio/sera di proiezioni. Domani al Kulturni Dom (lunedì 19), alle ore 17.30, SALUTI DA SAR PLANINA (Olanda – 2012) Regia Erik Fusco, sulla situazione del Kosovo. Seguirà l'imperdibile PICCOLA TERRA(Italia – 2012) Regia Michele Trentini, messaggio di speranza per le montagne marginali,un racconto sul valore universale del legame con la terra, che prescinde da interessi economici, impedimenti politici, steccati culturali. E alle 21 SISTER (L’ENFANT D’EN HAUT) (Francia/Svizzera – 2012) Regia addirittura di Ursula Meier, Orso d’argento Festival del cinema di Berlino 2012.

Eccellenze 1/4: minimo sforzo economico, massimo rendimento culturale

Una settimana è trascorsa dagli un po' pomposamente definiti "Stati generali della cultura goriziana". Pochi, ma interessanti e qualificati, sono stati i commenti giornalistici e le opinioni, alcune anche su quest blog. Se è stata evidenziata la necessità di "cambiare marcia", la realtà dei numerosi interventi che si sono succeduti all'auditorium fino a sera inoltrata ha sottolineato la necessità di trovare il bandolo di una matassa piuttosto confusa. Lodevole l'iniziativa di ascoltare tutti, ma difficilmente si possono trovare significative sinergie in un incontro che pone attorno allo stesso tavolo i cultori del bridge, i nostalgici del folklore, gli amanti della musica jazz e gli organizzatori di festival internazionali dedicati alla storia. Importante sottolineare i "grandi eventi" che coinvolgono la cittadinanza in pochi eclatanti momenti, ma altrettanto significativo dovrebbe essere il diuturno darsi da fare per "bucare uno schermo" piuttosto refrattario non chiedendo un euro al pubblico finanziamento, anzi spesso investendo di tasca propria. Giusto infine pensare a una "rottamazione" di manifestazioni ormai anacronistiche e legate all'esperienza iperventennale dei soliti noti... Ma è possibile coniugare qualità e quantità? E' possibile offrire occasioni culturali irripetibili a costi relativamente limitati? E' possibile la collaborazione fra gli enti piuttosto che un mero ostacolarsi a vicenda evitando sovrapposizioni o inammissibili diritti di primogenitura? La risposta è senza alcun dubbio "sì" e non vuole essere teorica, ma pratica: per evitare l'accusa di parlare "pro domo sua" delle ultime iniziative del Forum cultura, si propongono tre convincenti esempi autunnali (1. continua)

venerdì 16 novembre 2012

Gorizia e Nova Gorica, due città unite nella loro diversità

Uno scorcio dei presenti, in primo piano sulla destra l'assessore comunale all'urbanistica G. Pettarin
Barbara Delpin e Niko Jurca
Il tavolo dei relatori durante l'intervento di Luisa Codellia
Un primo commento "a caldo", in attesa di più approfondite riflessioni... Grande interesse ha suscitato ieri sera il secondo dei tre incontri sull'urbanistica, organizzati dal Forum cultura per Gorizia. Un pubblico attento e partecipe, caratterizzato da "specialisti" tecnici e politici, ma soprattutto da cittadini desiderosi di conoscere meglio la propria città, ha potuto seguire passo passo la "costruzione" dell'attuale territorio: Barbara Delpin e Luisa Codellia hanno presentato i piani regolatori della "vecchia" Gorizia dal primo dopoguerra ai nostri giorni; Niko Jurca ha illustrato invece la recente storia urbanistica della "nova" Gorica, sottolineandone l'impronta originaria e le successive modificazioni. Interessanti l'intervento introduttivo di Paolo Sergas, che ha ribadito le innovative posizioni del Forum per Gorizia e la riflessione del moderatore Giovanni Civran. Particolarmente apprezzato il rinfresco conclusivo, rigorosamente "vegano", allestito dagli ottimi Andraš e Marco, nelle sale gentilmente messe a disposizione dalla Fondazione Carigo.

mercoledì 14 novembre 2012

Scuola dissidente

Da anni non si vedeva un'assemblea di insegnanti e personale della scuola così affollata, come quella di ieri nell'aula magna del liceo classico di Gorizia. Diverse centinaia di persone hanno seguito gli interventi di tutti i sindacalisti del settore, per una volta riuniti assieme. Si è parlato delle sei ore in più a parità di salario. Ci si chiede come sia possibile che un ministro chieda di aumentare l'orario del lavoratore senza aumento di salario e andando contro il contratto con una legge. Se per ora l'idea pare ritirata, alcuni colleghi hanno messo in evidenza che alcuni documenti sindacali dicono che “se ne riparlerà nel prossimo contratto” E' emerso anche un ragionamento più complessivo sulla scuola pubblica e sulle tendenze alla privatizzazione, che fanno entrare nei consigli di istituto i “privati” (industriali, camera di commercio) e concedono maggiori poteri ai dirigenti (legge Aprea) espropriando le decisioni dei collegi dei docenti. Il gran numero di persone testimonia di un disagio profondo, che non è solo economico, ma politico. Nessuno oggi si interroga su cosa e come la scuola debba formare, per che cosa e per chi. Per il mercato del lavoro? Per la formazione dell'individuo? E se sì, attraverso quale revisione delle discipline? Ed è giusto che esistano scuole di serie A dove vanno quelli che hanno una famiglia alle spalle e dove i programmi sono precisi e puntuali e una scuola di serie B, dove i programmi sono generici e confusi e spesso è necessario gestire il disagio, mentre fioriscono scuole e corsi privati di formazione? Insomma è dai tempi di don Milani che non si fa un ragionamento complessivo sull'educazione. Da qui il malessere, che va oltre il problema dei soldi, e che affonda le radici nella poca chiarezza di ciò che si è chiamati a fare e nello scarso interesse che la società dimostra per la cultura, la conoscenza e la formazione di un pensiero critico, per il quale bisognerebbe partire dal presupposto che non solo non viviamo nel migliore dei mondi possibile, ma che il mondo può essere trasformato a partire da altre idee. Positivo è rassicurante il dato che le scuole del FVG, secondo i dati degli istituti di ricerca (OCSE Pisa, Invalsi) sono alla pari con la mitica Finlandia. E' ora che il tema dell''istruzione ritorni al centro del dibattito pubblico e non solo in termini economici e che a svilupparlo non siano i tecnici, ma la società nel suo complesso. adg

martedì 13 novembre 2012

Il medium è il messaggio: i nomi dei partiti nostrani

Il linguaggio è importante e spesso, come diceva Mc Luhan, "il medium è il messaggio". Ne sa qualcosa la biografa di Petraeus che ha dato alla sua megaintervista un titolo che alla luce del successivo scandalo ora fa sorridere l'America, "Tutto dentro". Come pure ne sanno qualcosa i politici nostrani: quelli che parlavano del popolo della "libertà" come partito "dell'amore" prima delle debacle ai limiti delle cause giudiziarie; quelli che rivendicavano la difesa dei "valori" e hanno visto all'interno della propria formazione indegni "salti della quaglia" e oggi addirittura arresti eccellenti di presunti "maniaci investitori di soldi pubblici nei videopoker"; quelli dei difensori del nordismo che hanno visto i propri rampolli cercare una facile laurea nella "reietta" Albania. Tempi duri per chi usa nomi troppi buoni!

lunedì 12 novembre 2012

Stati Generali della cultura 2.0

Sabato c'è stata la riunione degli Stati Generali della cultura. Poichè iniziava alle ore 16, confesso che alle 20 ero talmente frastornata che me ne sono andata, perdendo gli ultimi interventi, che tra l'altro credo si sono purtroppo svolti a platea molto scarsa. Il suggerimento è dunque anticipare l'orario o articolare su due giornate l'iniziativa. L'impressione è stata di grande ricchezza del tessuto associazionistico della città, che spazia dai cultori del bonsai agli appassionati del bridge e del burraco, insieme ad artisti, speleologi, ambientalisti ed operatori culturali. Per la prima volta si è avuto uno spaccato imprevisto delle aggregazioni cittadine. L'assessore ha saputo animare la serata che si è svolta sotto la spada di Damocle dell'intervento di De Anna che ha preannunciato tagli consistentissimi al settore che potrebbero portare alla chiusura dell'attività di diversi enti. Condivisibile è il giudizio dell'assoluta necessità per la città di progettare iniziative in comune, di fare rete, ecc. Dati i tagli la strada da percorrere è quella di un lavoro culturale il più possibile condiviso, che riesca ad attrarre più spettatori, più visitatori, più pubblico. Quella che secondo me è mancata è stata però una visione del futuro della città: cosa si vuole per Gorizia? Quale è la direzione di marcia e la fisionomia che la città si deve dare per non retrocedere? Da questo punto di vista gli interventi di Dario Stasi e Adriano Ossola hanno indicato il possibile scenario futuro: Gorizia come città della storia, in particolare della storia del Novecento. E' da questa vocazione che devono nascere le sinergie con il territorio più ampio, geograficamente delineato dal cartellone proposto dalla rivista Isonzo Soca. Quello di cui si sente l'esigenza è dunque l'indicazione di una strada da percorrere: fatti salvi gli interventi per gli enti fondamentali della città, come il Teatro Verdi, quale volto assumerà la Gorizia futura, su cosa intende investire? Il disegno strategico del Comune non è stato chiaro, forse, dopo l'ascolto, sarà necessario un nuovo incontro in cui gli obiettivi dell'assessorato risultino più chiari e mobilitanti. Un conto è coinvolgere e dare spazio, magari attraverso strutture inutilizzate, alle varie associazioni che hanno carattere specialistico, un conto è individuare e valorizzare quelli che hanno in mente il profilo della città futura. E' visto che la manifestazione più importante in città è da tempo E' Storia, forse è proprio intorno a quell'idea che bisognerà lavorare, e non solo in vista della Grande Guerra. adg

Pratica e grammatica

Convinta solidarietà ai venditori goriziani di benzina, tabacchi e quant'altro sia rimasto penalizzato, dalla fine del tempo della zona franca a oggi. Continuando a ritenere che quelle adottate finora siano soluzioni "tampone", si auspica la realizzazione del "punto franco internazionale", di qua e di là del vecchio confine. Solo così si potrebbero mantenere in vita i settori in crisi, offrendo inoltre agli acquirenti la possibilità di scegliere - in condizioni di autentico libero mercato - i venditori in Slovenia piuttosto che in Italia... e non in base alla residenza, bensì alla convenienza. Detto questo, si invitano gli esercenti a cambiare i cartelli promozionali: la benzina (con tessera) non è più conveniente "...della Slovenia", bensì "...che in Slovenia" o "...di quanto lo sia in Slovenia".

domenica 11 novembre 2012

Lettura della domenica: un viaggio a NICOSIA: un tuffo nel tempo di Gorizia e Nova Gorizia di alcuni anni fa.

A seguito di un mio recente viaggio a Cipro ho visitato la capitale Nicosia. Mi ha fatto specie che nella guida del Touring Club la capitale cipriota fosse associata a Berlino e Gorizia, come esempio di ultima città europea ancora divisa in due. La divisione di Nicosia risale al 1964, appena 4 anni dopo l'indipendenza dell'ex-colonia britannica, quando un generale inglese, per porre fine alle gravi violenze esplose tra le due comunità greca e turca, tracciò con l'inchiostro verde una linea che divise la città: la greca Lefkosia al Sud, la turca Lefkosa al Nord. Nel 1974 la divisione fu estesa a tutta l'isola. Perché ne parlo in un contesto goriziano? Perché nel breve soggiorno a Lefkosia ho potuto osservare dei meccanismi che si erano manifestati anche nella dolorosa divisione tra Gorizia e Nova Gorica. Appena giunta alla periferia della città ho osservato, sulle colline di fronte, una grande bandiera turca disegnata sul pendio, che mi ha ricordato le scritte della propaganda pro Tito sulle pendici del Sabotino. Alla sera la bandiera si illumina, un po' alla volta: prima la mezzaluna, poi la stella, poi il contorno della bandiera, ben visibile da ogni finestra della Lefkosia greca, poi si spegne e si riaccende per tutta la notte. Anche il canto del muezzin cinque volte al giorno è ben udibile nella parte greca e ricorda agli abitanti del Sud la presenza del vicino turco. L'incontro con la linea verde è piuttosto impressionante: bidoni bianchi e azzurri e sacchi di sabbia stazionano davanti a pesanti cancelli di ferro, adornati da abbondante filo spinato. Tra le due città la zona cuscinetto consiste in vecchie case abbandonate, lasciate in rovina, con i muri segnati dagli scontri a fuoco del 1974. Il centro storico della città è assai compatto, perché è attorniato dalle mura veneziane, che ricordano quelle di Palmanova, ma la divisione della linea verde ha costretto a creare due nuovi centri città. Al Sud la piazza Plateia Eleftherias, da parecchi anni sottosopra per l'ambizioso progetto dell'architetto di fama mondiale Zaha Hadid (progettista anche del Maxxi, nel quartiere Flaminio a Roma); al Nord probabilmente non si sono posti il problema, ma la grande moschea di Selimiye, una chiesa gotica del 1200 in stile francese alla quale nel 1500 gli ottomani aggiunsero due minareti sui quali sventolano le bandiere turca e turco-cipriota, rappresenta il riferimento più importante per la città turca. Dal 2003 la linea verde non è più invalicabile: due chek point permettono di passare facilmente dal Sud al Nord e viceversa. I turco ciprioti ne hanno approfittato per raggiungere ogni giorno la parte Sud, dove al mattino si recano a lavorare, mentre i greco ciprioti vanno al Nord a fare compere a prezzi vantaggiosi e soprattutto alla sera per giocare nei luccicanti casinò della parte turca. Richiama le dinamiche del nostro confine. Anche il passaggio del check point mi ha ricordato il nostro passato confine, con i militari greco ciprioti del tutto indifferenti al via vai di locali e turisti e i turchi più solerti, a redigere i necessari pass su degli informali foglietti bianchi e di tanto in tanto controllare qualche borsa. Il passaggio dall'elegante via pedonale Ledra streeta con negozi e locali simili a quelli di qualsiasi nostro centro urbano, alla Girne caddesi dalla parte turca che rimanda al clima mediorientale, è molto brusco. Servono due mappe, perché quella acquistata al Sud oltre alla linea verde riporta solo un reticolo di strade su sfondo bianco, senza alcuna indicazione con l'unica eccezione della cattedrale di Santa Sofia (che in realtà è la moschea di Selimiye); così come la carta dell'ufficio informazioni turistiche turco è totalmente bianca nella parte bassa. Anche questo ci ricorda i piani urbanistici di Gorizia, che si fermano inderogabilmente al confine, oltre il quale c'è solo uno spazio bianco e lo stesso per i corrispondenti piani di Nova Gorica. Altrettanto divisa è la memoria: nella parte greca si trova il Museo della lotta nazionale, che esalta la lotta di liberazione di Cipro dal dominio inglese tra il 1955 e il 1959; nella parte turca il Museo della Barbarie, che descrive le atrocità commesse dai greco-ciprioti contro la comunità turca fino al 1974 e anche il problema di raggiungere una memoria condivisa non ci suona affatto nuovo. In entrambe le città la vita continua: si sposano, stanno fuori nei bar a chiacchierare e vedono le partite di calcio sui maxi schermi, accompagnano i bambini a scuola... non ci sono buoni o cattivi ma solo persone con usi e costumi diversi. Comunque il kebab è comune da entrambe le parti così come la birra, il caffè è lo stesso anche se uno lo chiama turco e l'altro cipriota, e la guida delle auto è sempre a sinistra. Infine la UE di fatto non sta contribuendo al processo di riunificazione tra la parte sud e nord (si veda anche l'opposizione di Francia e Germania all'ingresso della Turchia nella UE). Gli unici tentativi sono stati fatti dall'ONU, tutti miseramente falliti ed il risultato è che la legittimità internazionale di Cipro Nord ad oggi è riconosciuta dalla sola Turchia. Aggiungo inoltre che sono abbastanza inquietanti i rapporti di Cipro con Putin, al quale il Presidente cipriota ha richiesto un prestito per evitare il default e che molto probabilmente entrerà (con Gazprom) nel business dello sfruttamento dei giacimenti di gas al largo delle coste cipriote. arch. Paola Barban

venerdì 9 novembre 2012

Le "battaglie" goriziane: è tempo di cambiare marcia

Ma chi sono gli interlocutori? Il centro sinistra goriziano, da oltre vent'anni, è in prima linea nella battaglia per la difesa della sanità goriziana. Il centro destra goriziano - guidato da un sindaco con un ruolo di primo piano all'avvio del processo politico amministrativo che ha portato all'attuale situazione - sgomita da molto meno tempo senza alcun imbarazzo per conquistare la pole position. I due schieramenti si riuniscono ogni tanto sotto l'ombrello di "documenti condivisi" che fanno la loro breve comparsa sui tavoli che contano e sulle pagine dei quotidiani. Gli uni e gli altri devono fare i conti con l'oste, cioè con una Giunta regionale di centro destra che non sembra disposta a sconti e con una minoranza consigliare di centro sinistra i cui "numeri" non lasciano molto spazio di manovra. Quindi - appoggiando con convinzione tutte le iniziative finalizzate a non far scomparire Gorizia dalla carta geografica - è legittimo chiedersi chi siano gli interlocutori: se, come tutto sembra lasciar intendere, la strada scelta sarà quella già tracciata da Tondo, il centro destra goriziano insieme ai palloncini colorati "lancerà" anche l'invito alla diserzione dalle urne dei propri elettori? E il centro sinistra goriziano, oltre a suggerire il "neanche un voto a Tondo", proporrà anche il "neanche un voto alla Serracchiani", nel caso in cui la candidata si schieri con il fronte regionale o continui a non esporsi su tale delicata questione? Tutto ciò per dire che se non si passerà dalla protesta alla proposta e se la "specificità" goriziano/isontina non sarà qualcosa di più che la nostalgia di un "passato che fu", non si imboccherà mai la strada maestra per uscire dalla crisi locale. Che è la via della collaborazione, senza se e senza ma, tra tutte le componenti dell'attuale provincia; via della realizzazione di patti e ponti di collaborazione con il resto della Regione, Trieste e Udine in primis; via soprattutto della convinta costruzione di un percorso comune con Nova Gorica e dintorni... Per usare una metafora calcistica, non si può incaponirsi sul "catenaccio", quando mancano dei buoni difensori; e per concludere con una parafrasi evangelica, "se ti trovi ad affrontare in cento un esercito di diecimila, ti conviene farti promotore di un tavolo di trattativa". Andrea Bellavite

Welfare padano: discriminatorio e "censista"

Per un cavillo burocratico il "welfare padano" targato Friuli Venezia Giulia è legge. "Non è una legge discriminatoria" - affermano esultanti i leghisti - "è solo la valorizzazione di chi vive da anni sul nostro territorio". Cosa significhi allora la parola "discriminatorio" è bene che qualcuno lo spieghi. Il criterio del numero di "anni di residenza" non è un "discrimine"? Non è un discrimine riconoscere il diritto di accedere ai bandi per la casa, all'assistenza sociale e alle tutele della persona solo a chi ha avuto il privilegio di nascere, vivere e crescere in regione? E ben sapendo chi sono gli "esclusi", cioè i poveri che vengono a cercare lavoro dal Sud (del mondo e dell'Italia), come non definire "discriminitoria" una norma ritenuta tale dagli organi competenti europei, dal governo Berlusconi e perfino - su precisa domanda in Consiglio Comunale - dal sindaco di Gorizia Romoli? Non è forse opportuno che la candidata Serracchiani chieda all'assessore e ai consiglieri regionali targati udc, un'esplicita dissociazione da ciò che peraltro hanno in passato tranquillamente votato, prima di intessere le trattative per eventuali accordi pre-elettorali? ab

La Villesse Gorizia è molto pericolosa

Si parla di A4, costi, lungaggini, irregolarità... e gravi incidenti, come quello di ieri che ha coinvolto camion e vetture inermi. Centra anche il raccordo Villesse-Gorizia, interessato dai lavori per la trasformazione in autostrada. Al di là delle peraltro non irrilevanti questioni amministrative e politiche, il percorso è più simile a un "game" che a un collegamento viario, per di più internazionale. Per 17 chilometri si viaggia su un'unica corsia, ristretta tra alte barriere di cemento; ci sono almeno tre doppie curve "a esse" per saltare da una all'altra carreggiata e numerose leggere deviazioni di rotta; meglio non pensare che cosa potrebbe accadere in caso di incidente in tale vero e proprio imbuto. Soprattutto di notte o se piove, quando l'inefficienza di quasi tutti i frangenti sulle barriere trasforma in terno al lotto "azzeccare" la via giusta. Qualcuno noterà che finora non risultano rilevanti problemi: ciò lo si deve alla maestria dei camion e auto mobilisti oltre che alla buona stella che ha accompagnato i responsabili. Ma la sicurezza non può dipendere da un ferro, un corno o qualcos'altro da toccare...

mercoledì 7 novembre 2012

Forza Obama

Come previsto, Obama succede a se stesso. Bravo, perché con i tempi che corrono non è stato travolto dalla crisi economica e dalla caotica situazione internazionale. Bene, perché ad ascoltare i programmi dello sfidante Romney c'era il rischio di un ritorno al medioevo. Adesso però Barack non ha più alcun freno a mano, non deve temere la non rielezione. Può quindi sfuggire dalle mani e dagli interessi dei suoi potenti elettori e tentare di essere veramente quell'Obama che ci si attendeva dopo la ben più emozionante prima elezione quattro anni fa. E' il momento di dimostrare il "merito" di un Nobel per la pace, di prendere per mano il sistema democratico e guidarlo non verso il Nuovo Ordine Mondiale, ma verso la guida di un mondo pacificato nella valorizzazione delle sue diversità. Auguri dunque a Obama e agli Stati Uniti. Con un entusiasmo che - come il Nobel - è per il momento preventivo. Ab

domenica 4 novembre 2012

Una ricostruzione della Politica non può prescindere dalla Cultura

Evidentemente agli elettori piace lo spettacolo. Per vent'anni l'uso spregiudicato di una macchina mediatica in mano a un solo padrone ha consentito di portare al governo dell'Italia personaggi squallidi che hanno rovinato e coperto di ridicolo il Paese. Ora le neolingue del "rottamatore", le "urlate" maschiliste e le - indubbiamente coraggiose - traversate a nuoto dello Stretto, sembrano spuntarla sulla misera deriva del centro destra e sulla cronica carenza comunicativa del centro sinistra. E a chi non piace la politica show sembra non restare che la via dell'astensione. Se qualcuno alza la mano e timidamente chiede "sì, ma quale immagine di società per il futuro?", viene tacciato di nostalgico delle ideologie, astratto sostenitore di visioni del mondo lontane dai problemi della "cente". In effetti, la sensazione è proprio quella di un navigare a vista, che si perpetua da lungo tempo: intanto vinciamo le elezioni, alleiamoci con chi garantisce più voti, poi si vedrà... poi ci si trova incastrati dai microinteressi, i governi vengono affondati dal "fuoco amico" e la politica dei rappresentanti deve abdicare a favore di quella dei "tecnici". Nostalgia del passato? No, si tratta piuttosto della consapevolezza che i "giochi" che determinano l'andamento del mondo non sono determinati dal caso, ma dalle weltanschauung che hanno costruito l'attuale fase del capitalismo. Di conseguenza il "nuovo" di cui tutti parlano non potrà nascere semplicemente dalla demolizione del vecchio sistema, bensì soltanto dalla costruzione - anzitutto filosofica - di una nuova concezione, a livello globale e locale, della "democrazia" e più in generale della "società". Nel frattempo? Ne frattempo occorre formarsi e formare cittadini in grado di formulare una propria idea di "polis" e di conseguenza scegliere i propri rappresentanti a tutti i livelli. Insomma, la strada che molti movimenti di base stanno già percorrendo, tra questi anche il Forum Cultura per Gorizia... Ah sì, e le "primarie"? Magari fossero quello che propone Dario Stasi, un alto confronto tra orientamenti che sostengono una simile visione della politica e della società: se così fosse, non ci sarebbero dubbi sulla loro opportunità e sulla partecipazione. Andrea Bellavite

venerdì 2 novembre 2012

Primarie del centro sinistra, segno di cambiamento?

Accolgo l'invito di Andrea e riprendo il discorso sulle primarie. Dicevo dunque a voi del Forum: non vi pare che l'approssimarsi delle primarie abbia scosso, almeno un poco la morta gora della politica italiana rendendola più abbordabile e comprensibile? Io intanto mi accontento di poco. Ma andate a votare alle primarie o vi fanno ancora schifo? Vedo che nessuno di voi ne parla. Eppure nei giornali, in tv e anche nel web c'è un gran discutere in proposito. Siete per l'isolazionismo? O sono tutti morti che camminano? Rispondo ad Anna. Non ho detto che le primarie sono la cosa più importante che una forza di sinistra deve fare. Non cambiare le carte in tavola. Per me, come ho già detto altre volte, le primarie sono semplicemente un segno di cambiamento, non una panacea. Personalmente ne dò una valutazione positiva. Favoriscono personalismi? Questi sono inevitabili (nel PCI si citava spesso il testo di Plechanov "La funzione della personalità nella storia"). Ma i più perdono e vince uno solo, che non diventa poi necessariamente un monarca (fortunatamente almeno la Repubblica tiene). Le tifoserie in Italia ci sono sempre state, fin dai tempi di Don Camillo e Peppone. Le idee in tv sono molto rare ma ci sono (Gruber, Lerner): la distruggiamo la tv, o la cambiamo? E' vergognoso che la povera Laura Puppato candidata alle primarie sia ignorata da tutti (eccetto dalla Lilli) in tv e nel suo partito, a proposito dei leader tutti dello stesso sesso. Cara Anna i programmi li conosciamo ormai a memoria e stanno sulla faccia dei candidati o dei politici in genere. Funziona così. Parlare di programmi come fai tu alle persone mette noia, nessuno li legge, anche perchè poi nessuno li rispetta (ho letto piuttosto un articolo impressionante di Marco Lodoli su "Repubblica" sui giovani e la cultura e la politica). Concordo con te sulla questione delle deleghe al leader. Ma la democrazia senza deleghe come la facciamo funzionare? Ripeto, non so bene come intenda scegliere i suoi candidati Grillo, e cosa sia la democrazia via internet. So invece che le primarie almeno un poco funzionano. E i partitini della sinistra (perchè quelli sono i vostri alleati) che cosa propongono in proposito, come "novità"? Riguardo al Forum e le primarie, non intendevo chiedere che cosa farà il Forum ma se qualcuno di voi voterà, alle primarie. Dario Stasi

L'assessore al welfare di Gorizia contro la Caritas

Questo è proprio il colmo, ciò che viene riportato oggi dal quotidiano locale: l'assessore al welfare del Comune di Gorizia se la prende con la Caritas perché "si dovrebbe essere più attenti nella distribuzione degli aiuti"; non solo, ma in questo modo sostiene esplicitamente ("quell'uomo ha ragione") un signore che, a dire dell'interessato, sarebbe stato penalizzato "mentre vengono aiutati tanti extracomunitari". Se tale indimostrato (e assurdo) luogo comune può trovare spiegazione nell'esasperazione del soggetto, è assolutamente inaccettabile quando espresso da una amministratore pubblico: al contrario, l'assessore dovrebbe erigere un monumento alla Caritas e alle altre associazioni del privato sociale, per la miriade di castagne dal fuoco che in questi anni hanno tolto ai pur competenti uffici del welfare comunale. Invece di adoperarsi per sopperire alle sempre più gravi carenze finanziarie e organizzative del "pubblico", si "danno lezioni" a chi svolge un preziosissimo ruolo di supplenza: in Slovenia la tv statale dedica ampi ed entusiastici servizi all'innovativo "emporio della solidarietà" goriziano, a Gorizia i suoi gestori vengono velatamente accusati di "fare preferenze". Piena solidarietà alla Caritas, in attesa di tempi - si presume purtroppo lontani - in cui il "pubblico" potrà fare a meno del suo servizio. Andrea Bellavite