domenica 30 settembre 2012

Il saluto di De Antoni agli abitanti del Goriziano

Oggi pomeriggio ad Aquileia Dino De Antoni saluterà ufficialmente l'Arcidiocesi, il prossimo 14 ottobre arriverà il successore, Carlo Roberto Maria Redaelli. De Antoni era arrivato a Gorizia nell'autunno del 1999, con un impegnativo mandato, quello di rinforzare l’unità di una diocesi multiculturale e multilingue. Da ciò l'impegno a imparare lo sloveno e a favorire tale ricchezza culturale: "delle diversità di questa terra - dichiara in un'intervista a Isonzo Soča - porterò dentro di me il ricordo e la nostalgia. Anche se non saprei dire quanto sia cambiata la diocesi in questa direzione, di certo la comunione profonda è la strada che ho cercato di indicare e di vivere". Riguardo al rapporto con le istituzioni, il vescovo ritiene che si sia sempre instaurato "un clima di corretta dialettica sui problemi specifici riguardanti la nostra Provincia e Regione". Più delicato l'impegno dei cattolici sui temi attuali, quali la nascita, la morte, l’educazione, la giustizia sociale, l’ambito culturale. "Penso - riflette De Antoni - che in questi ambiti è venuto meno il contributo della nostra specificità cristiana". Grande è stato invece l'impegno sociale, il cui segno più evidente "di amicizia, convivenza, originalità di questi tredici anni va cercato nel periodo dell’emergenza rifugiati e immigrati irregolari, nei primi anni 2000". In quel momento di "supplenza alle carenze dell’Amministrazione pubblica statale... offrimmo l’ospitalità del “S.Giuseppe” per dare un tetto, un letto, un pranzo a chi arrivava da lontano". Infine, nel suo saluto, il Vescovo ricorda che "il futuro del Nord Est è segnato dal compito di continuare a essere cerniera tra l’Ovest e l’ Est, ma che è l'ora di aprirsi anche al rapporto tra il Nord e Sud del mondo". Perché ciò accada è necessario superare "i vecchi pregiudizi, ricordando che Gesù Cristo dona tutti i giorni la possibilità della fraternità". Parole sagge, un auspicio da condividere. E un grazie a un uomo che per tredici anni ha dedicato tutte le sue energie a costruire relazioni costruttive nel "nostro" ampio territorio Goriziano. Le ampie esclusive interviste ai Vescovi De Antoni e Redaelli saranno pubblicate integralmente sul numero di Isonzo Soča prossimamente in edicola.

venerdì 28 settembre 2012

Cittadini di diritto: immagini di una serata da ricordare...

Ancora qualche bella immagine scattata da Nevio Costanzo e qualche ricordo della serata in memoria di Gabriella Miletta, a 45 anni dalla "Lettera a una professoressa" della scuola di Barbiana.
I relatori della seconda parte, da sinistra: Elena Iess, mentre sta trattando la questione della dispersione scolastica, cui fa riferimento la diapositiva alle spalle; Federica Deiuri, che ha presentato l'interessante progetto "Slow school", cambiare per vivere meglio; Stefano Mauceri, ultimo a intervenire, ha lasciato un segno nel cuore di tutti con la sua intelligente riflessione scritta tre giorni dopo la scomparsa di Gabriella; Laura Fasiolo, che con la sua pluriennale esperienza e grande competenza ha evidenziato i grandi problemi della scuola italiana oggi; Bojan Bratina, con l'appassionato racconto dell'esperienza "dalla parte dell'ultimo" del Ginnasio Liceo di Nova Gorica.
I relatori della prima parte, da destra Paolo Mileta, fratello di Gabriella; Stefania, valente lettrice dei commenti al post del blog a lei dedicato; Andrea Bellavite, che ha raccontato a grandi linee la vita di don Lorenzo Milani; Anna Di Gianantonio, coordinatrice dell'incontro, che ha tracciato un profilo del mondo scolastico collegando le figure di Gabriella Miletta e Lorenzo Milani, cogliendo di quest'ultimo gli elementi di attualità e di differenza di contesto.
Infine, un'intensa immagine di Paolo Mileta, che ha tracciato un esauriente e commosso profilo della sorella: le sue doti umane coniugate alla passione per la scuola, la forza dell'amicizia e l'impegno sportivo, i grandi progetti per il futuro di Gorizia e le fotografie dei suoi studenti anche negli istanti precedenti l'ultimo viaggio.

giovedì 27 settembre 2012

Conferenza in Carigo in memoria di Gabriella Miletta: il Forum inizia bene il suo nuovo percorso

Non bastava la sala della Fondazione Carigo per contenere tutte le persone che hanno voluto essere presenti al ricordo di Gabriella Miletta. Una memoria intelligente, che ha dato occasione a tutti gli intervenuti di confrontarsi con contributi seri, approfonditi e profondi sulle tematiche relative alla scuola, a 45 anni dalla pubblicazione della "Lettera a una professoressa". Dopo la prima parte dedicata direttamente a Gabriella e incentrata sugli interventi del fratello Paolo nonché sulla lettura dei messaggi scritti su questo blog a commento del post sulla sua scomparsa, Anna Di Gianantonio ha introdotto la questione. Tutti gli interventi - nell'ordine la stessa Anna, Andrea Bellavite, Elena Iess, Federica Deiuri, Laura Fasiolo, Bojan Bratina e Salvatore Mauceri - hanno preso in considerazione le "provocazioni" di don Milani e le hanno attualizzate domandandosi dove vanno la scuola italiana e slovena degli anni 2000. Non c'è stato il tempo per un dibattito ampio e coinvolgente, l'auspicio è che la ricchissima serata possa proseguire attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro in grado di riflettere e far riflettere sul sistema della formazione, uno dei nodi cruciali per il prossimo futuro. Insomma, la strada intrapresa dal Forum, la ricostruzione di un pensiero politico a partire dalla condivisione e dal confronto culturale sui grandi temi della vita personale e sociale, sembra essere quella giusta: sarà lunga e impegnativa, ma da stasera è sicuramente iniziata.

mercoledì 26 settembre 2012

Insegnare a essere "Cittadini di diritto": da don Milani e Gabriella Miletta

E' proprio al nuovo inizio dell'anno scolastico che la mancanza di Gabriella Miletta si fa più sentire. Con lei è mancata un'amica con una passione radicale per la scuola e soprattutto per i suoi alunni che a tutti i costi ha sempre voluto salvare dalle bocciature e dagli esami. Quando qualcuno le faceva osservare che Tizio o Caio non sapevano nulla, lei rispondeva che avevano semplicemente un “pensiero divergente” e che noi non potevamo capire. Mi sono sempre chiesta in che cosa consistesse il loro pensiero divergente, ma davanti alla sua sicurezza che non ammetteva repliche, non ho mai aperto bocca. Gabriella soffriva un po' perchè il discorso sulla scuola non era mai centrale nelle conversazioni. Con le amiche si parlava di politica, di massimi sistemi, e la scuola rimaneva sullo sfondo, mentre per lei era l'aspetto più importante e ci lavorava tutti i pomeriggi. Chi non la ricorda con i pacconi di compiti perennemente da correggere? Allora noi la vogliamo ricordare per tanti motivi:intanto perchè le abbiamo voluto bene e perchè ci manca, e poi perchè ci ha fatto capire che occuparsi di scuola vuol dire prendersi carico delle disuguaglianze, delle differenze culturali, interrogarsi sui saperi, capire che la scuola non è solo un luogo transitorio dove parcheggiare i ragazzi e percepire uno stipendio, ma può diventare uno spazio di elaborazione culturale e di divulgazione, indispensabile per chi non ha una famiglia alle spalle che può rimpiazzarne le carenze. L'affetto e il dolore dei ragazzi quando stava male ci hanno fatto comprendere che la scuola è anche una riserva di affetti, di risate e di emozioni indispensabili per giovani ed anziani. Legare il ricordo di don Milani al suo è stato scontato. Non solo perchè “Lettera ad una professoressa “ha modificato il suo modo di intendere l'insegnamento, ma anche perchè lei quelli che non ce la facevano, che facevano confusione, i problematici, i divergenti ed i ribelli se li andava a cercare e le erano più simpatici dei Pierini. adg

Il ricordo di D. Bratina a san Rocco, il futuro tra Gect e attese incompiute

E' stata una buona idea quella di ricordare ieri sera Darko Bratina in un incontro nella sala di san Rocco: una chiacchierata sul futuro di Gorizia. Oltre la commossa memoria dell'umanità e della "profezia" del politico goriziano, la serata ha avuto il suo momento centrale e più interessante negli interventi di Livio Semolič, uno dei sette delegati del Comune di Gorizia al Gect con Nova Gorica e Šempeter/Vrtojba: il famoso "Gruppo europeo" è ancora al palo perché manca una struttura organizzativa in grado di farlo funzionare; i Comuni non hanno persone e fondi per poter intervenire in questo senso; le Commissioni sono state portate da due a quattro, ma si basano solo sulla buona volontà dei partecipanti; il presidente Frattini è una risorsa per "aprire porte" a Bruxelles, ma - così dice Semolič - non è lontano il momento in cui darà le dimissioni. Insomma, c'è poco da stare allegri! Per il resto l'iniziativa, le intenzioni e gli argomenti della serata erano senz'altro interessanti, ma... L'età media dei partecipanti si aggirava intorno ai 60 anni e gli interventi veleggiavano dal nostalgico "tempo che fu" (cioè quello in cui Trieste era porto dell'Austria Ungheria) agli attacchi contro la "politica antislovena della destra" (peraltro, come argutamente fatto notare dallo stesso Semolič, è stata la destra goriziana a progettare e realizzare il Gect) fino all'esortazione alla speranza "perché i tempi in cui viviamo sono molto più favorevoli alla vita democratica rispetto a quelli degli anni '90" (sic). La constatazione del degrado politico culturale di Gorizia non è quasi mai accompagnata da una sana autocritica e da un'attenta analisi delle cause, anzi, i pochi interventi che hanno cercato di scavare un po' più a fondo sono stati sostanzialmente ignorati: persone che hanno rivestito - e in qualche caso rivestono ancora - alte responsabilità istituzionali, imprenditoriali ed ecclesiastiche "sparano a zero" su tutto e su tutti ("nessuno oggi fa veramente cultura, la politica goriziana - maggioranza e opposizione - è silente" e così via), evitando qualsiasi riferimento a propri eventuali errori o alle motivazioni profonde dell'evidente mancanza di consenso da parte dei cittadini elettori. ab

martedì 25 settembre 2012

Don Lorenzo Milani, il ricordo del Forum, 45 anni dopo...

Don Lorenzo Milani morì a 44 anni, il 26 giugno 1967. Lasciò un segno indelebile nella società dei blocchi contrapposti, nella scuola alla vigilia del '68, nella Chiesa all'indomani del Concilio Vaticano II. Approdato al sacerdozio cattolico dopo un percorso di personale conversione, investì tutte le sue energie nell'insegnare l'uso della parola. Con un metodo avvincente e impegnativo aveva seminato il panico tra i frequentatori delle chiese e delle case del popolo nella periferia di Firenze: eliminati i calcetti e i film parrocchiali aveva creato la scuola popolare per insegnare ai "suoi" parrocchiani - di qualunque provenienza politica - l'arte di servire i propri simili ragionando con la propria testa. "Trasferito" dal friulano arcivescovo Florit in una minuscola parrocchia da mezzo secolo abbandonata tra le montagne del Mugello, il giovane prete realizzò la "Scuola di Barbiana": un insegnamento permanente, 24 ore al giorno, 365 giorni alla settimana, con i figli di pastori e contadini condannati altrimenti all'analfabetismo pronti a camminare anche due ore nella neve pur di raggiungere la canonica. In breve tempo Barbiana diventa punto di riferimento per donne e uomini che hanno "costruito" la cultura italiana del dopoguerra, tutti trasformati contemporaneamente in maestri e discepoli dall'energico don Lorenzo. Una "scuola" sui generis, incentrata sul motto "I care", vero e proprio cuore pulsante di un mondo interessante sotto tutti i suoi aspetti, di un servizio permanente finalizzato a rendere veri "cittadini di diritto" i poveri delle colline sopra Vicchio. Un'istituzione capace di affrontare tematiche impegnative e per quel tempo rischiose: la critica a una scuola pubblica incapace di mettere al centro la persona dello studente con le sue qualità umane e il suo "dovere" di impegnarsi nel sociale (Lettera a una professoressa; la "lotta" per difendere gli obiettori di coscienza al servizio militare vilipesi perfino dai cappellani militari (L'obbedienza non è più una virtù); la spietata, alquanto sofferta e attuale descrizione di una Chiesa lontana dal mondo e del tutto incapace di "parlare" al cuore dell'uomo (Esperienze pastorali). Don Milani antepose gli scolari di Barbiana a qualsiasi altra cosa: alla carriera ecclesiastica, agli onori da parte dei potenti, al rischio di finire in carcere, alla propria stessa salute. Ormai minato da un cancro doloroso e devastante, si fece portare una sdraia e costruire un piccolo bagno nell'aula per poter continuare fino all'ultimo a insegnare. "Ho forse dedicato tutto me stesso a voi piuttosto che a Dio. Ma credo che su questo punto non si formalizzerà". Così scrisse, privato anche della parola e alla vigilia della morte, ai suoi piccoli. E così lo si vuole ricordare giovedì 27 alle 17.30 nella sala Carigo di via Carducci e l'8/9 dicembre nella "gita a Barbiana". In memoria di Gabriella Miletta.

lunedì 24 settembre 2012

Ricordando Gabriella, a 45 anni dalla scuola di Barbiana

Giovedì 27 settembre, alle ore 17.30 presso la sala Della Torre della Fondazione Carigo in via Carducci a Gorizia, sarà ricordata Gabriella Miletta: un'insegnante che ha lasciato il segno nella mente e nel cuore dei suoi studenti, una donna impegnata negli ambiti culturali e politici della città, in questi ultimi anni anche con il Forum per Gorizia. Sarà ricordata in un'assemblea dedicata a tematiche a lei care, in particolare quella della scuola, alla quale ha dedicato una parte importante della sua esistenza. 45 anni dopo la "Lettera a una professoressa", scritta dai bambini che frequentavano la Scuola di Barbiana, ci si interrogherà sulla situazione dell'istituzione scolastica in quanto luogo che dovrebbe formare i "cittadini di diritto": parleranno rappresentanti di studenti, insegnanti e dirigenti scolastici, operanti a Gorizia e Nova Gorica, con l'auspicio che l'occasione possa contribuire a costruire un rapporto stabile fra partecipanti all'esperienza scolastica, in modo da poter rispondere sempre meglio alle esigenze formative delle nuove generazioni. Un'occasione da non perdere, un modo sicuramente originale e costruttivo di fare memoria di coloro con i quali si è condiviso una parte di strada nel cammino della vita.

sabato 22 settembre 2012

Il nuovo percorso del Forum per Gorizia

Con l'odierna presentazione alla stampa si può dire avviato il nuovo percorso del Forum per Gorizia. Una serie di interventi, qualificati e competenti, hanno consentito di illustrare la "strategia" per i prossimi anni: i cittadini vengono coinvolti in una serie di incontri incentrati sui temi che li interessano direttamente. Si comincia con la formazione e la scuola, l'incontro del 27 settembre a 45 anni dalla Lettera a una professoressa ella Scuola di Barbiana e il viaggio a Barbiana dell'8 e 9 dicembre. Come evidenziato questa mattina alla stampa, sarà occasione per ricordare Gabriella Miletta, l'insegnante che ci ha lasicato all'inizio di quest'anno. Si proseguirà poi con l'urbanistica, poi con la crisi, il welfare, la cultura e così via... L'obiettivo è quello di ricostruire una larga base culturale, grazie anche al coinvolgimento degli enti, dell'università e delle associazioni: l'inizio di una nuova strada "dalla base" che dovrebbe e potrebbe condurre in un futuro non lontano a una nuova proposta progettuale autenticamente politica, condivisa e partecipata.

Cormons, poesia e musica per la pace

La giornata mondiale per la Pace fa da cornice a Cormons alla serata di note jazz e letture che conclude il "Festival itinerante internazionale di poesia e musica" un tour di 22 tappe attraverso la Slovenia, la Slovacchia, la Croazia e l'Italia. Tra intensi messaggi di pace giunti da poeti celebri e altri meno noti, si legge nei sogni senza tempo un monito al dialogo e al confronto sereno, requisiti oggi più che mai essenziali per l'integrazione tra i popoli. Un pensiero, fra tutti mi ha colpito: "tra guerre, crisi e carestie oggi moltissime persone sono costrette a fuggire in altre nazioni. A noi spetta scegliere se considerare il mondo un territorio abitato da immigrati, o se il pianeta non sia invece una patria comune che appartiene a tutti, dove a ciascuno spettino uguali diritti di cittadinanza". Giovanni Civran

venerdì 21 settembre 2012

Gusti di frontiera, se magna o no se magna?

Gusti di Frontiera, caso emblematico a cinque giorni dall'apertura. Circa un mese fa la Soprintendente Picchioni dichiara che non sono state inoltrate le necessarie richieste di autorizzazione. Prima reazione, stizzita e sarcastica ("allora dovrei chiedere il permesso anche per parcheggiare l'auto in centro storico") dell'assessore alla cultura Ziberna; primi tentativi di disquisire sull'interpretazione da dare alla Legge. Poi la svolta, dovuta forse alla constatazione che la normativa non è poi tanto fumosa: "Non abbiamo nulla da temere, invieremo la documentazione richiesta", anzi - chiosa il sindaco Romoli - "ben venga il richiamo della Soprintendenza, siamo pronti ad ascoltarne i consigli". Passa ancora un po' di tempo e la documentazione viene inviata: "Non sarà riscontrato alcun problema, tutto è stato previsto..." Ieri sul Messaggero Veneto la doccia gelata da parte dell'interlocutore: "La documentazione è insufficiente, si è ancora in tempo, ma se si continua così ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità". Oggi Romoli getta altra acqua sul fuoco continuando a dire che "tutto va bene, meglio di così non potrebbe andare". Ma insomma, se la Legge c'è - e i pronunciamenti "comunali" sembrano ammetterlo, dopo aver archiviato le inopportune ironie - deve essere rispettata: perché allora la domanda è stata inoltrata così tardi? Perché la documentazione inviata solo dieci giorni prima della manifestazione non corrisponde ancora a quanto richiesto? Non sarà uno dei tanti italici modi per ritenere un "ostacolo" quello che invece dovrebbe essere uno "strumento" di salvaguardia della memoria storica dei cittadini?

giovedì 20 settembre 2012

Film e vignette satiriche: miccia per far saltare in aria la primavera araba?

La questione del film e delle vignette satiriche sul Profeta è drammatica e complessa. Drammatica perché tali pubblicazioni versano abbondante benzina sul fuoco e le reazioni, oltre che seminare morte, minacciano i fragili risultati della "primavera araba". Complessa perché evidenzia che dal punto di vista culturale è tutt'altro che risolta la conflittualità tra i "valori" del cosiddetto "occidente" e quelli degli altri (pochi) ambiti sopravvissuti alla globalizzazione dei mercati. Da una parte infatti viene richiesto un rispetto nei confronti dei simboli religiosi che giunge fino alla richiesta di inserire nei codici penali dei Paesi "laici" il reato di blasfemia ("nessuno dileggi le religioni", tuona anche il ministro italiano Terzi); dall'altra c'è la rivendicazione di una libertà di stampa e di opinione intesa come conquista democratica che non può essere messa in discussione da autorità religiose o civili, siano quest'ultime presidenziali o monarchiche ("La libertà di espressione è intangibile", afferma il primo ministro francese Ayrault). Per il resto la "manovra" sembra essere caratterizzata da un tempismo sospetto: evidentemente il processo di democratizzazione (o occidentalizzazione) del Nord Africa e del Medio Oriente non procede secondo i percorsi previsti da Obama all'inizio del suo mandato. I moti popolari della Tunisia e dell'Egitto sono un ricordo lontano, la situazione in Siria continua a essere incandescente e la sanguinosa guerra in Libia ha lasciato troppi strascichi. E' difficile immaginare che l'inserimento su youtube di un filmaccio realizzato da un oscuro regista di porno e le discutibili vignette satiriche su una rivista francese non siano altro che un pretesto per rinfocolare una tensione mai del tutto sopita, un gioco di sponda fra potentati planetari all'interno del quale centrano assai poco la blasfemia e la libertà di stampa. O una miccia da spegnere al più presto, destinata a far saltare in aria il tremolante edificio dell'attuale ordine mondiale. ab

Caso Fiorito, ennesima patologia del partitismo?

Che il sistema italico fosse mortalmente ferito lo si sapeva da molto tempo; che i sistemi finanziari incaricati di gestire l'attuale fase del capitalismo mondiale si incaricassero della sua liquidazione è l'evidenza del momento. Quello che colpisce è la mancanza di consapevolezza da parte dei protagonisti: è da almeno un decennio che la critica sui "costi della politica" è stata trasferita dalle mail più o meno segrete alle prime pagine dei giornali. Eppure, da allora, ci sono stati ben pochi atti istituzionali, personali o di partito - tra l'altro anche strategicamente intelligenti - finalizzati a ridurre gli scandalosi stipendi/idennità/privilegi della "casta" regionale/nazionale o a razionalizzare gli sperperi dovuti all'allegra gestione dei "palazzi". Al contrario, ogni giorno si assiste a un nuovo scandalo sull'uso dei soldi pubblici, come nel caso Lazio dove la governatrice Polverini bacchetta i "suoi" invitandoli a "non farlo più" e innesca un tristo balletto sulle sue dimissioni. E' difficile immaginare che ci sia un solo Fiorito (come pure un solo Lusi, giusto per mantenere la par condicio), è più facile pensare che sia l'inizio di una nuova valanga destinata a coinvolgere le altre regioni e a travolgere l'ormai traballante democrazia nostrana. Il vero "punto" non sta quindi (soltanto) nell'individuazione dell'ulteriore patologia in un organismo agonizzante, ma nel guardare oltre, al di là del piazzale Loreto mediatico cui sembrano inevitabilmente destinati i pluridecennali simboli del Potere. Ci aspetta un lungo periodo di commissariamento finanziario, sostenuto dalle agenzie massoniche in inedita simbiosi con le influenze vaticane? Un lungo tunnel nel quale la coperta tirata dalla parte del risanamento economico scoprirà sempre più quella del diritto al lavoro e della giustizia sociale? Un innalzamento della tensione sociale fino al pericoloso livello dello scontro tra poveri? O qualcosa di peggio? Forse l'unica strada possibile passa anzitutto anche attraverso un cambiamento di "volti", i partiti decidano di non candidare tutti coloro che hanno già svolto due mandati (compreso l'attuale) e di mettere in mano l'Italia a chi può portare nuove idee e offrire nuove disinteressate testimonianze di autentico servizio al bene e ai beni comuni. Già si sente l'obiezione dei "benaltristi": "ben altri sono i problemi da affrontare". Sì, ma se non si comincia da nessuna parte, ci saranno sempre "ben altre" questioni e la nave procederà incontrollata contro gli scogli. Tanto più ciò accadrà se si cadrà nella trappola dell'antipartitismo, identificando la malattia della corruzione con la democrazia rappresentativa in quanto tale: eliminata la quale, come e chi sarà chiamato a "governare"? Ahimé, gli antenati hanno già fornito l'ardua risposta...

mercoledì 19 settembre 2012

Gorizia rallentata dal "fuoco amico"

Il territorio goriziano ha enormi potenzialità, ma è stato ed è penalizzato dalla frammentazione dei gruppi e delle persone. Ogni soggetto porta belle idee e indica interessanti percorsi per realizzarle: ma nel momento in cui ritiene di non essere il primo firmatario del futuro assetto della città, ciascuno tende a ritirarsi, se non ostacolare chi porta avanti i medesimi progetti e si ispira agli stessi ideali. Ciò vale soprattutto per il mondo del centro sinistra e in parte per quello cattolico, dove chi vuole comunicare qualcosa è costretto a oltrepassare oltrepassare numerosi filtri: quelli dei grandi vecchi dell'Ostpolitik che hanno costruito le condizioni per la caduta dei confini, dei detentori del potere culturale e dei tracciatori di strade troppo spesso incapaci di farsi aiutare e di offrire spazi per consentire la crescita delle nuove generazioni. La dinamica amministrativa è solo un aspetto, anche se non irrilevante, di questa situazione: con progetti programmi e persone di alta qualità, in tempi dominati nel resto della Regione e dell'Italia da forze anti-destra, si è riusciti sistematicamente a perdere sotto le incontrollabili grandinate del fuoco amico. Perché il centro sinistra perde sempre? Perché i giovani disertano anche le proposte che più da vicino li riguardano? Perché tanti "cervelli" lasciano Gorizia e incontrano ascolto ed entusiasmo solo al di là dell'Isonzo? Forse è giunto il momento di rimuovere delicatamente i "tappi" e - come diceva giustamente Giuseppe Cingolani - "liberare le energie di Gorizia". ab

lunedì 17 settembre 2012

Verso le elezioni, un brutto rompicapo

Mentre tracollano la produzione, l'occupazione e i consumi, mentre Monti veleggia praticamente indisturbato sul mare del capitalismo finanziario... Berlusconi in crociera "minaccia" il suo ritorno, Bersani ritrova nel satrapo di Arcore il suo principale argomento politico, Casini cerca di capire da che parte gli conviene stare e la sinistra di quello che fu lo schieramento di Prodi e di Illy continua il suo lungo processo di disgregazione. In queste condizioni è molto difficile capire: a) quali saranno le priorità alle quali gli "eletti" a livello nazionale e regionale si applicheranno; b) quali differenze ci siano tra i programmi già ora in parte delineati del centro sinistra e quelli del centro destra (l'"appoggio" di Alfano e Berlusconi a Renzi la dice lunga...); c) quali "alleanze" saranno codificate nel prossimo futuro. In particolare, in Fvg la situazione riscontra che il pd ha già piazzato il proprio candidato "costringendo" di fatto tutti a confrontarsi con la Serracchiani; alla sua sinistra c'è chi sostiene "solo uniti si vince" (dogma peraltro smentito spesso dalle recenti tornate elettorali) e chi invece "uniti si avvantaggia l'astensionismo" (questi ultimi consapevoli dell'estrema debolezza di ciascuno dei gruppi della sinistra frammentata); alla sua destra l'Udc di Zappalà gira la testa di qua e di là per comprendere chi offre di più. Insomma, un bel rompicapo... O meglio un brutto rompicapo nel momento in cui la barca sta affondando e ci sarebbe tanto bisogno di idee, volti e schieramenti veramente nuovi.

domenica 16 settembre 2012

Dobrodošli!!! Agli universitari dalla Slovenia

Palazzo Alvarez apre le porte all'Università della Slovenia. E' un'ottima notizia, la presenza di una - e forse tra breve più - facoltà non può che essere una grande ricchezza per Gorizia: ci saranno tanti studenti che "abiteranno" la città, nuovi motivi di dialogo e confronto tra esperti docenti, altre favorevoli occasioni per intessere e far crescere quel dialogo costruttivo senza il quale il territorio non potrà sopravvivere. Dobrodošli, benvenuti dunque agli studenti, ai docenti, al personale e complimenti alla Provincia che si è prestata a questa "operazione". E' proprio nella linea dei prossimi appuntamenti del Forum per Gorizia che saranno presentati ufficialmente in una pubblica conferenza stampa che si terrà nel corso della settimana.

sabato 15 settembre 2012

Udc al bivio: decisamente contro Tondo o semplicemente con chi offre di più?

Interessante la posizione di Zappalà, leader dell'Udc, in merito alle alleanze da intessere nelle prossime elezioni regionali: "non è detto che appoggeremo la Giunta Tondo" - così almeno riporta un quotidiano regionale. Ovviamente libero di dire quello che vuole, ma sarebbe interessante conoscere qualche argomentazione: l'Udc è stato asse portante del quinquennio ormai in scadenza, corresponsabile di scelte alquanto discusse quali - solo per fare qualche esempio - l'abolizione della legge sull'integrazione degli immigrati, del tutore pubblico dei minori, del difensore civico regionale; ha votato senza molti se e ma leggi e leggine sul welfare impugnate come contrarie alla Costituzione perfino dal Governo Berlusconi... Non sostenere Tondo significa riconoscere di aver sbagliato, chiedere scusa agli elettori e schierarsi senza esitazioni dalla parte opposta dell'aula consigliare; non è ciò che fa Zappalà, che invece tergiversa, fa l'occhiolino all'uno e all'altra (Serracchiani), attendendo ancora qualcosa per decidere. "Qualcosa" cosa? Forse il risultato di una squallida trattativa su "chi offre di più"? ab

Provincia sì provincia no: ma ai più, interessa davvero?

Per il prossimo martedì è convocata una manifestazione a Monfalcone "in difesa della democrazia", sostanzialmente per difendere le "ragioni" della salvaguardia della Provincia di Gorizia. Perché le Province debbano essere soppresse si è capito, meno perché debbano essere invece mantenute solo alcune piuttosto che altre. Comunque sia, in diversi autorevoli consessi politici regionali si sta discutendo - a quanto pare senza molti risultati - del futuro assetto geopolitico "imposto" dai tagli montiani. Quello che sembra invece molto chiaro è il disinteresse per l'argomento della maggior parte dei cittadini avulsi dai contesti partitici: vuoi per mancanza di educazione civica - ben pochi conoscono le funzioni attribuite a un ente provincia; vuoi per confusione politica - all'interno degli stessi partiti in regione ci sono posizioni fortemente antitetiche, inoltre ci si chiede come un partito che ha promosso un apposito referendum possa continuare a far parte di una Giunta che da ora in poi farà della salvaguardia il proprio cavallo di battaglia; vuoi perché altri problemi sembrano ben più urgenti - vedi la pressione della crisi o anche la drammatica situazione internazionale... Fatto sta che sarà interessante vedere "chi" ci sarà martedì: escluso il centro destra orientato esplicitamente all'"Unione dei Comuni" (posizione peraltro non molto distante da quella di Serracchiani e del Pd regionale) chi ci sarà del centro sinistra? ab

venerdì 14 settembre 2012

Caso Tribunale: ma Palmanova tira un sospiro di sollievo...

Tiene ancora banco la vicenda Tribunale. Sulle pagine goriziane del Piccolo oggi i consiglieri regionali dell'isontino si chiamano tutti fuori, attribuendo ciascuno agli altri la responsabilità dello "scippo" udinese. Addirittura si criticano le "scandalose ingerenze" dei consiglieri regionali udinesi: ma perché mai questi non avrebbero dovuto prendere in considerazione anche gli interessi del personale del Tribunale di Palmanova, desolati per la soppressione e molto preoccupati dalle voci di un possibile trasferimento a Gorizia? Il giornalista Covaz allarga giustamente gli orizzonti ricordando come la latitanza della politica locale è da far risalire ai tempi del'imposizione del Cie (Centro Identificazione ed Espulsione) di Gradisca, o forse più in là... Dal punto di vista dell'analisi politica manca un dato importante, cioè la volontà degli operatori e dei cittadini di Palmanova, considerati dai "nostri" alla stregua di una casella da conquistare e non invece di interlocutori da tenere presenti. Perché non si è discussa insieme a loro una strategia comune, offrendo delle motivazioni valide per convincerli della "bontà" di un trasferimento a Gorizia? Forse è questo aspetto relazionale quello che maggiormente evidenzia la debolezza della politica goriziana: se a livello istituzionale si sia fatto o no "tutto il possibile" per portare il tribunale di Palmanova a Gorizia è tutto da dimostrare; appare invece certo che i palmarini sono stati considerati soltanto in funzione della salvaguardia del Tribunale (e della Provincia), non in quanto interlocutori con un proprio punto di vista e con particolari aspirazioni. E così, non solo è venuto meno il trasferimento, ma è necessario riscontrare il sollievo da "pericolo scampato" dei direttamente interessati.

giovedì 13 settembre 2012

Tribunale di Gorizia verso il capolinea

La decisione di trasferire il Tribunale di Palmanova a Udine, contrariamente a quanto precedentemente previsto, coincide con la quasi certa "condanna" del Tribunale di Gorizia. E' vero che la vicenda dimostra - come afferma a ragione e senza mezzi termini il Presidente Gaggioli - il clamoroso disinteresse dei politici goriziani. Ma è anche un ulteriore segno di quanto ormai la città "conti" al di là dell'Isonzo, una marginalità che peraltro ha origini lontane, ben oltre la debolezza delle amministrazioni degli ultimi vent'anni, 15 colorati di centro destra, cinque di centro sinistra: nella mancata occasione di un rapporto costruttivo con la nascente e crescente Nova Gorica, nella mancata occasione dell'allargamento della Provincia ai confini dell'ex Impero, nella mancata occasione della zona franca non certo volano per un rilancio imprenditoriale, nella mancata occasione della cancellazione del confine, ecc. ecc. La scelta dello spostamento del Tribunale da Palmanova a Udine è determinata concretamente anche dall'assenza nella Giunta Tondo di un assessore del Goriziano (nonostante la forza elettorale del gruppo Romoli nel capoluogo isontino) e dai "numeri" in Consiglio Regionale dove la partita Resto Regione-Circoscrizione di Gorizia finisce sempre 5-1. Ma non si può dimenticare che la decisione non è del tutto immotivata, dal momento che tra le ragioni indicate a supporto della Provincia c'è anche quella della competenza territoriale del Tribunale: Palmanova - piaccia o meno - è in provincia di Udine e non fa parte neppure dei territori ex AU. Inoltre, a quanto sembra (e di ciò non si fa cenno nelle cronache locali), gli operatori palmarini, una volta lottato strenuamente per evitare la soppressione, sembrano decisamente più favorevoli a spostarsi nel bel nuovo Palazzo di Giustizia udinese piuttosto che nel fatiscente Tribunale goriziano. "Quando non si sottostà a logiche partitiche - dichiara trionfalmente il sindaco di Palmanova Martines (del Partito Democratico) commentando la "vittoria" udinese - ma si lavora insieme con un obiettivo comune, che risponda alle esigenze dei cittadini, i risultati non possono mancare": ecco la considerazione che si ha delle esigenze goriziane! Peccato dunque, ma è un "peccato" che ha radici profonde che non sono ancora estirpate: solo "pensando insieme" Gorizia e Nova Gorica sarebbe ancora possibile ritrovare le idealità, le potenzialità e anche i "numeri" per ridare al territorio la dignità cittadina. Andrea Bellavite

mercoledì 12 settembre 2012

Politica nazionale e regionale: tanta acqua al mulino dell'astensionismo

E'un po' difficile riuscire a comprendere come Nichi Vendola possa presentare insieme a Di Pietro il referendum contro l'articolo 18 e contemporaneamente "trattare" con Bersani un accordo elettorale basato essenzialmente sul proseguimento della politica di Monti. Così come in Regione fvg risulta arduo capire su quali basi la "sinistra" potrà raggiungere un accordo con la candidata Serracchiani, quando è evidente la distanza dalle sue esplicite posizioni su questioni fondamentali come ambiente, sanità, lavori pubblici e "geometrie istituzionali". Addirittura nello stesso Pd non è chiaro come quello provinciale potrà sostenere con entusiasmo quello regionale che - compresa la candidata - non solo non fa mistero di essere d'accordo con la soppressione della Provincia di Gorizia, ma non ha in alcun modo difeso le "ragioni" di Gorizia di fronte al ventilato e poi sfumato trasferimento del Tribunale da Palmanova o ancor di più di fronte all'esecrato piano sanitario... Insomma, la risposta ovvia a questi interrogativi è che "solo uniti si vince", ritornello ormai consueto e spesso dimostratosi assai debole; ma ammettendo che sia proprio così, non viene meno l'interrogativo sulla governabilità: dove potrebbe andare un Governo nazionale che su un tema delicato come quello del Lavoro è composto da persone e partiti con idee opposte? E cosa diranno in campagna elettorale i candidati goriziani del centro sinistra quando saranno interpellati su questioni intorno alle quali i "compagni" regionali hanno espresso posizioni opposte? Insomma, un bel po' di confusione che porterà molta acqua al mulino della protesta antipartitica, o ancor di più - visti i chiari di luna che caratterizzano l'attuale fase del grillismo - a quello dell'astensionismo.

martedì 11 settembre 2012

Provincia e piste ciclabili: dal gulasch al boreto

La Provincia di Gorizia ha approvato il piano delle ciclabili provinciali, che avrà come dorsale il fiume Isonzo. Su questa direttrice, utilizzando strade di campagna, capezzagne ed altri tracciati rimodellati in funzione cicloescursionistica, verranno collegate le realtà esistenti come le ciclabili del Collio, quelle della zona di Dolegna e di Aquileia-Grado-Fossalon. Su quest'ultime, è già stato finanziato il tratto che collega punta Sdobba (Foce dell'Isonzo) con la rete ciclabile monfalconese sino alla fine della provincia di Gorizia verso quella di Trieste. Anche questo tratto verrà collegato a quella dell'Isonzo, che non vuole fermarsi all'ingresso del fiume in Italia (a Gorizia sarà pertinenza del comune trovare il giusto tracciato) ma collegarsi anche con la parte slovena del tracciato. Dal gulasch al boreto di pesce e anche, come coniugare sia le due sponde dell'Isonzo, che per storia e cultura sono differenti tra di loro, sia per fare un percorso che parte dal nord della Slovenia fino a Grado. Tracciato che offra un turista l'opportunità di scoprire zone di incomparabile bellezza e porti nuove economie ai potenziali operatori del/dei tracciati, come alloggi, ristori, musei. L'idea è quella di riproporre quanto esiste già sulla San Candido - Lienz, ovvero una pista con una serie di punti informativi e di servizio per il ciclista e, in un futuro, anche la possibilità di integrare il trasporto bici/mezzo pubblico. Sarebbe auspicabile che, pur non entrando nel merito tecnico, possano essere coinvolte alla realizzazione anche associazioni ambientaliste/cicloescursionitiche sia per apportare conoscenze naturalistiche ambientali di ciò che si può trovare sul percorso (cartellonistica) che per fornire indicazioni su ciò che un ciclista possa avere necessità. Nevio Costanzo
Nel pomeriggio della scorsa domenica si è tenuta a Basovizza l'annuale commemorazione anniversaria della fucilazione di quattro antifascisti sloveni - Ferdo Bidovec, Fran Marušic, Alojz Valencic e Zvonimir Miloš - condannati a morte dal Tribunale speciale per la Difesa dello Stato nel 1930 nel corso di quello che è passato alla storia come il “primo processo di Trieste”. Un clima ideale ha consentito a un'autentica folla di riunirsi, per ascoltare con commozione la rievocazione storica tenuta dal prof. Ceccotti di Trieste, le musiche e i canti partigiani, soprattutto il forte discorso commemorativo tenuto dal "nostro" Igor Komel. Quest'ultimo ha letteralmente incantato i presenti, la sua orazione è stata interrotta nove volte dagli applausi di tutti: dalla memoria del passato Igor ha tratto un significativo insegnamento per il presente, invitando ciascuno a svolgere il proprio ruolo nella difesa dei diritti umani e civili, anche oggi spesso gravemente minacciati. E ha indicato nella Cultura il "luogo" della costruzione di una pace e di una giustizia in grado di impedire il ripetersi di violenze ideologiche come quelle di cui sono state vittime - spesso dimenticate - i condannati di Basovizza. Stando alla cronaca odierna del giornale locale, sembra che la manifestazione sia stata soprattutto occasione di una vibrata protesta politica da parte di oppositori all'attuale governo sloveno: in realtà sono stati un paio, "piovuti" per qualche secondo all'annuncio del nome e subito tacitati, quei "fischi rumorosi" che non hanno affatto costretto la ministra Novak a "interrompere più volte il proprio discorso"; e di pomodori pronti per essere scagliati contro il palco non se ne è vista traccia. ab

lunedì 10 settembre 2012

Verso il dibattito del 27 settembre: "A scuola di morale"

In vista del dibattito pubblico organizzato da Forum cultura sulla scuola per il 27 settembre ("Cittadini di diritto", una riflessione sulla condizione della scuola e dell'insegnamento a 45 anni da Lettera ad una professoressa dei ragazzi della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani), ho ritenuto di proporvi alcuni passaggi di un interessante articolo, intitolato "A scuola di morale", a firma di Maurizio Viroli, apparso sul Fatto Quotidiano di sabato 8 settembre - alla cui lettura integrale invito tutti - nel quale vengono riportate alcune delle idee di riforma della "scuola repubblicana" esposte dal ministro dell'Educazione francese Vincent Peillon nel corso di una recentissima intervista al Le Journal du Dimanche. Il ministro propone l'introduzione nelle scuole di corsi obbligatori di "MORALE LAICA", intesa come capacità di "comprendere la differenza fra ciò che è giusto e ingiusto, distinguere il bene dal male, essere consapevoli di avere doveri oltre che diritti, prendere sul serio la virtù e soprattutto i valori". L'insegnamento, nelle intenzioni del ministro, dovrebbe inculcare "nozioni di MORALE UNIVERSALE FONDATA SULLE IDEE DI UMANITA' E RAGIONE", perché "la Repubblica esprime un'esigenza di ragione e giustizia" e "a scuola si deve imparare a ragionare, criticare, dubitare". In sostanza il ministro ritiene che, accanto alle riforme sociali, si debba avviare una "RIFORMA INTELLETTUALE E MORALE", che "può nascere solo nella scuola in virtù del suo potere spirituale". Dopo una divertente e ironica carrellata delle possibili - e, ahinoi, molto realisticamente prevedibili - reazioni che un'iniziativa del genere potrebbe suscitare nel nostro Paese, l'autore prosegue con l'esposizione delle idee del ministro francese circa il ruolo che dovrebbe avere la scuola: non solo offrire ai giovani "le nozioni necessarie per essere buoni cittadini", ma anche "stimolare la riflessione sulle grandi questioni quali il senso dell'esistenza umana, il rapporto con noi stessi e con gli altri e le idee di vita felice o buona". Il fine dovrebbe essere una "LAICITA' INTERIORE, CHE SOSTENGA I VALORI DI SOLIDARIETA', DEL SACRIFICIO, DELLA CONOSCENZA, CONTRO I VALORI DEL DENARO, DELLA CONCORRENZA E DELL'EGOISMO". Sembra che anche in Francia tale progetto di riforma stia suscitando discussioni accese, sollevando diverse obiezioni e provocando giudizi contrastanti e aspre critiche sia a destra che a sinistra, che ne renderanno sicuramente difficile la realizzazione, anche se, come sottolinea Viroli, "l'ethos repubblicano ha in Francia solide radici". La scelta del ministro di "lanciare addirittura un progetto educativo in nome della morale laica " è, secondo l'autore - ed anche a mio parere - una "scelta coraggiosa", nonostante l'uso di qualche termine ritenuto eccessivo come il verbo "inculcare", dal momento che - sottolinea Viroli - "l'educazione laica deve avere la libertà come fine e come mezzo, dunque aborre l'indottrinamento ed esige il metodo del dialogo". L'autore conclude affermando che l'intenzione e la sostanza del progetto sono apprezzabili, per la ragione che "UNA REPUBBLICA CHE RINUNCIA A FORMARE CITTADINI SI CONDANNA AL DECLINO CIVILE E POLITICO", aggiungendo che "coscienza civile e coscienza laica hanno bisogno l'una dell'altra" , sono entrambe "minacciate da mentalità servile, idolatria insana per il mercato, fondamentalisti e bigotti" e "se si affievoliscono la Repubblica si corrompe, proprio come è avvenuto da noi". Credo che l'articolo contenga interessanti spunti di riflessione che mi pare si leghino bene al tema del dibattito sulla scuola come luogo di formazione della persona nella sua globalità, tappa di un percorso educativo di acquisizione di valori, principi ideali e regole della convivenza sociale, fondamentali per diventare cittadini consapevoli, liberi e responsabili. Anna V.

domenica 9 settembre 2012

Una questione locale: divagazioni sul tema

Nella pagina di Monfalcone dell'ultimo numero di Voce Isontina c'è un interessante articolo che - come si suol dire - "fa pensare", al di là del tema specifico che volutamente viene in questo contesto lasciato da parte: procedendo dalla "strumentalizzazione" di cui sarebbe stato vittima in occasione di una recente querelle politico giornalistica, l'autore propone delle riflessioni più generali, alcune delle quali meritano qualche approfondimento. Anzitutto sostiene che tutti hanno il diritto di manifestare, a favore o contro qualunque cosa: è un'affermazione almeno ambigua, dal momento che ci sono manifestazioni che vengono indette perché siano garantiti i diritti costituzionali (a favore dei lavoratori, dei giovani, degli immigrati, della libertà di coscienza, ecc.), altre che invece vengono proposte perché tali diritti siano cancellati o comunque interpretati in modo restrittivo (come nel caso in questione). Non è proprio la stessa cosa... In secondo luogo dice che è bene "farsi tutto a tutti", cioè partecipare a ogni celebrazione - di qualunque segno essa sia - e cita in particolare il ricordo di tutti i caduti che "hanno dato la vita per un ideale": ma cosa centra tale ecumenica condivisione con il "portare un saluto" in un'iniziativa promossa da un partito al fine di far conoscere a tutti il proprio discutibile punto di vista? Dubito che l'autore sia ordinariamente presente anche alle manifestazioni di partito proposte da Rifondazione Comunista... E anche sulla questione delle "memorie" c'è qualcosa da ridire. Fatto salvo il rispetto per la dignità di ogni persona che vive o che muore, accanto alla preghiera è indispensabile anche una valutazione storica non irrilevante: non si può dimenticare la differenza tra gli oppressori e gli oppressi, tra gli invasori e gli invasi, tra i persecutori e i perseguitati. Altrimenti - senza scomodare delicate questioni più vicine nel tempo - si dovrebbe conferire a Nerone lo stesso onore riservato ai primi martiri cristiani! Un'ultima osservazione sul ribadito "accordo" nella realizzazione di un luogo di preghiera, con l'aggiunta "a condizione che vengano rispettate le leggi" che inficia in modo sibillino l'argomentazione: è ovvio infatti che le leggi devono essere rispettate, il ribadirlo come una "condizione" rivela una consapevole o inconscia pregiudiziale convinzione che una categoria di persone potenzialmente sia in ogni caso "trasgressiva". ab

sabato 8 settembre 2012

Attenzione all'ambrosia, è pericolosa!

Sapete cos'è l'ambrosia? Dal sito internet del Comune di Milano: "L’ Ambrosia Artemisiifolia è una pianta infestante fortemente allergenica. Il suo polline può causare asma e ulteriori serie ripercussioni sull’apparato respiratorio. L’Ambrosia è presente in numerose aree pubbliche e private sia incolte che marginali. I problemi causati dall’Ambrosia hanno particolare rilevanza sotto l’aspetto sanitario, considerato l’elevato numero di persone colpite da fenomeni allergici provocati dalla notevole diffusione sul territorio cittadino della pianta." Da ciò derivano le ordinanze di molti Comuni che impongono ai cittadini lo sfalcio, pena l'erogazione di notevoli multe. Il Comune di Gorizia si è premunito contro le poco gradite ospiti che nell'ultimo decennio, provenienti dall'America, hanno occupato molta parte dell'europico suolo? Di certo per il momento non ha provveduto allo sfalcio del "proprio", come dimostrano queste fotografie scattate oggi sulla scalinata che scende da via Boccaccio/Cadorna a via Brass. Allergici, girate largo...

Gusti di frontiera: e chiedetela, questa autorizzazione!

Stando alle notizie degli ultimi giorni, la manifestazione "Gusti di Frontiera", in programma a Gorizia dal 27 al 30 settembre, è a rischio. Perché? "Perché deve essere chiesto il permesso alla Soprintendenza regionale ai beni architettonici, in ottemperanza a quanto previsto dal Decreto Legislativo 42/2004", dichiara il direttore della Soprintendenza Picchione. Gli organizzatori, in particolare l'assessore alla Cultura Ziberna (che ha archiviato la dizione "parco culturale") minimizzano: "le strutture utilizzate non sono fisse, il dettato della legge non è chiaro", quindi la richiesta di autorizzazione è ritenuta esagerata e pertanto non è stata inoltrata agli organi competenti. E qui il "caso" diventa emblematico di un certo modo di intendere la "legge" in Italia: non una sempre migliorabile forma di difesa dei diritti del cittadino, bensì un ostacolo alla realizzazione dei progetti di chi comanda. Infatti, la questione non è se sia giusta o meno la legge che impone un controllo su una manifestazione che incide notevolmente sulla vita ordinaria della città - se non lo è ci sono luoghi e persone deputate alle modifiche; il problema è che se una legge esiste e finché esiste, essa deve essere rispettata. E, per dirla tutta, la normativa cui si fa riferimento non risulta poi tanto oscura, passibile di interpretazione o inutile: è forse un'indebita intromissione la richiesta di un permesso in relazione a un'iniziativa di tali dimensioni (ben più complessa che "parcheggiare un auto in zona tutelata", il virgolettato è dello stesso Ziberna) che - così ci si augura - potrebbe portare nel centro storico oltre 100mila persone? ab

venerdì 7 settembre 2012

Degrado goriziano: chi paga?

La ristrutturazione delle facciate dell'ospedale san Giovanni di Dio, la paralisi dei lavori nell'ex ground zero di Via Trento, la storia fantozziana del Conference Center che avrebbe dovuto proiettare Gorizia nel firmamento europeo, le rischiose ciclabili di via XX settembre, la casa Fogar dopo l'effimero momento di popolarità vissuto ai lontanissimi tempi del "clandestino", l'ex Provveditorato agli studi, il piazzale della Casa Rossa, i bagni pubblici di via Cadorna, l'ex Collegio Filzi con il suo degradato parco, la Valletta del Corno e naturalmente... Piazza Vittoria. Sono solo pochi tra i tanti orrori di una Gorizia che si va lentamente spegnendo. Per quanto riguarda il comprensorio - parcheggino via Giustiniani, galleria (o permanente discarica) Bombi, piazza (sbrecciata) Vittoria, colle del castello devastato dalle tracce per gli assurdi ascensori che con ogni probabilità non riusciranno mai a decollare - la situazione è talmente compromessa da sconsigliare l'inserzione di fotografie. Ma una domanda serpeggia fra i cittadini che assistono impotenti alle conseguenze delle decisioni dei loro rappresentanti amministrativi: oltre a ciascuno di essi, c'e qualcuno che pagherà tutto ciò? Quando si parla di questi argomenti il sindaco Romoli smette il suo sorriso di rappresentanza e allarga tristemente le braccia: ma non potrebbe richiamare il suo assessore ai lavori pubblici affinché prospetti delle soluzioni convincenti all'apparentemente inarrestabile declino della città?

Politica, uscire fuori insieme dai problemi

Anche se Monti vuole rassicurare gli italiani affermando che "stiamo uscendo dalla crisi", la realtà quotidiana sembra decisamente lontana dal suo ottimismo. In effetti si è già ascoltata spesso questa musica, il suo predecessore aveva dichiarato che la crisi era superata dopo aver affermato fino al giorno prima che essa "non avrebbe mai toccato" il Paese. E' comprensibile che chi governa utilizzi ogni mezzo per evidenziare i propri pretesi successi o per nascondere i più o meno evidenti fallimenti, il fatto è che a nessun comune mortale è dato di poter controllare in alcun modo le affermazioni: il "sistema" (anche mediatico) è in mano a pochi, raramente è possibile leggere parole competenti e alternative, comprendere qual'è la posta in gioco. E così, mentre la cosiddetta politica rappresentativa è di giorno in giorno più desolante (per esempio a livello regionale la "leggina" sui contributi all'associazionismo...), quella dei "professori" sembra tendere a una pericolosa autolegittimazione; nel frattempo migliaia di persone restano senza posto di lavoro, la moltiplicazione dei "tagli" è direttamente proporzionale al grado di impoverimento della società, la diminuzione del valore dei salari svuota le piccole e medie attività commerciali a favore delle grandi concentrazioni (vedi per esempio la cementificazione di buona parte del Comune di Villesse in vista della realizzazione dei nuovi mega-store accanto all'Ikea). Anche a livello locale sembra che la maggior parte del tempo e delle energie sia dedicata all'ingegneria istituzionale, con il dibattito sul futuro dell'ente Provincia: si parla ben poco del tracollo occupazionale, dei diritti dei lavoratori, della formazione delle nuove generazioni, dei percorsi di integrazione interculturale, dell'idea di "città" che soggiace ai piani regolatori, degli sviluppi possibili delle relazioni inter-nazionali, dei rapporti tra diritto al lavoro e salvaguardia ambientale... Il Forum per Gorizia propone a tutti i cittadini di ritrovarsi spesso, nei prossimi mesi, a parlare in termini competenti e interessanti di scuola, di lavoro, di urbanistica, di crisi, di welfare, di cultura... In altre parole, di tornare a "fare politica", nel senso più autentico di questo concetto, "uscire fuori insieme dai problemi della città", come avrebbe detto Lorenzo Milani. ab

giovedì 6 settembre 2012

Ancora su "Bella addormentata": una testimonianza dal set

Intorno alla metà dello scorso gennaio sono stato contattato dal regista Marco Bellocchio, il quale mi ha chiesto la disponibilità a offrire qualche idea relativamente alle scene "liturgiche" del film "Bella addormentata". Ho così avuto l'onore di partecipare alle riprese di Cividale e Udine, incontrando così i protagonisti di questa intensa opera cinematografica. Anzitutto lo stesso Bellocchio, poi le valenti collaboratrici alla regia, le attrici e gli attori, le numerose comparse. Del regista mi ha colpito la precisione e la cura dei particolari, anche nell'ambito della trattazione dei riferimenti rituali: mi hanno molto colpito le sue domande, la profonda curiosità, il sorriso dolce ed attento e il rispetto - veramente "sacrale" - nei confronti non solo del fatto religioso, ma anche della Chiesa nel suo insieme. Dei suoi collaboratori mi sono rimaste impresse la professionalità e la splendida capacità di accoglienza, mentre tra gli attori più di ogni altro mi ha affascinato Isabelle Huppert, un'artista straordinaria la cui bellezza è espressione visibile di un ricchissima e sofferta spiritualità. La "costruzione" del film ha consentito di intravedere i temi principali che oggi tutti possono riconoscere nell'opera compiuta: il rispetto profondo nei confronti di ogni scelta decisiva nei confronti della vita e della morte, l'amore come cifra risolutiva del conflitto, la non risoluzione delle contraddizioni attraverso semplicistiche risposte, la ricerca sincera e umanamente appassionante di un "perché" mai definitivo e irrinunciabile. Un gran film, per me un'esperienza veramente avvincente. Andrea Bellavite

Gorizia è viva grazie all'impegno dei suoi cittadini

Raramente sugli scranni elettivi siedono persone che rappresentano la vivacità di un territorio. A Gorizia ciò risulta evidente in ogni occasione pubblica non immediatamente promossa dall'Amministrazione, ad esempio nel caso del recente (bel) Festival Vegetariano. Non soltanto è stato ammirevole lo sforzo organizzativo dei promotori e dei volontari, coadiuvati dagli esperti tecnici comunali, ma è anche stato possibile rendersi conto di quante attività e iniziative siano portate avanti ogni giorno dai goriziani. Ascoltando le sempre interessanti conferenze e camminando tra gli stand ci si poteva imbattere in tutte le forme possibili di servizio - nella maggior parte dei casi volontario - alla persona, all'ambiente naturale, alla vita in tutte le sue dimensioni: dalla cooperazione internazionale alla tutela dei diritti, dal contrasto alla crudeltà contro gli animali alla difesa dai soprusi contro la natura... La stragrande parte di coloro che si impegnano in questi ambiti non è in Consiglio Comunale e non ne frequenta le sedute: alcuni non vogliono, altri ci hanno provato - anche candidandosi alla guida della città - ma sono stati bocciati dagli elettori, altri ancora non credono in alcun modo nell'efficacia delle istituzioni. Del resto il dibattito successivo non è stato incentrato sui contenuti del Festival, ma sull'inefficienza politica di Ambiente NewCo e dell'amministrazione comunale, protagonisti di un clamoroso e inquietante caso (incidente?) di insensibilità nei confronti delle importanti "ragioni" degli organizzatori. Che dire dunque? Gorizia è molto ma molto più viva di quanto faccia pensare il suo principale organo di partecipazione democratica e i numeri della disaffezione sono notevoli: nelle ultime amministrative il grande astensionismo ha fatto sì che il sindaco Romoli fosse ri-eletto con ben 1500 voti in meno rispetto al 2007 (un calo di oltre il 15% che fa sì che se prima era stato scelto dal 35% degli elettori aventi diritto, ora lo è stato soltanto dal 30%). La domanda sorge spontanea: come consentire ai cittadini di "credere" ancora nelle loro istituzioni?

mercoledì 5 settembre 2012

La "Bella addormentata" di Marco Bellocchio: un grande film, tanti grandi pensieri

Dopo aver suscitato tante pregiudiziali discussioni è stato finalmente presentato oggi a Venezia il film "Bella Addormentata". Si tratta di un'articolata meditazione sul mistero della vita e della morte, dove il criterio fondante ogni scelta sembra essere la dimensione dell'amore. Il messaggio è forte: ogni esperienza vissuta sulla "soglia" richiede profondo rispetto e in ogni situazione anche fortemente conflittuale è possibile rinascere a una nuova comprensione dell'essere e del reale. Bellocchio non prende una posizione definitiva, non realizza un documentario sugli eventi che hanno circondato gli ultimi giorni di Eluana Englaro. Prende piuttosto lo spunto dalla vicenda per dimostrare un'inattesa possibilità, quella che oltre gli steccati dei dogmatismi - di ogni colore, sempre fonti di ottusità e violenza - esiste un'"altra possibilità": quella che consente l'umanissima scelta del vivere o del morire, anche quella che consente di sperare in una "con-vivenza" dove la cifra dell'amore riesce a oltrepassare e ridefinire gli altrimenti angusti limiti di ogni ideologia. Anche di quella religiosa e in particolare cattolica trattata ccome al solito con enorme e quasi sorprendente rispetto dal regista. Dal punto di vista della critica cinematografica tutti gli osservatori hanno sottolineato la straordinaria recitazione di artisti che sono senz'altro il "massimo" del cinema italiano; e hanno rilevato la complessità dell'intreccio dei temi, con legittime "punte" d'entusiasmo alternate a sottili perplessità. Chi ne esce con le ossa rotte, letteralmente ridicolizzati dall'altezza della performance cinematografica, sono la Giunta e il Consiglio Regionale del Fvg che non hanno esitato a mettere in grave crisi tutto il sistema del cinema regionale pur di ostacolare i finanziamenti a una pellicola della quale fino ad oggi non conoscevano né la sceneggiatura, né la trama. Chissà se il prevedibile successo di Bellocchio possa suscitare qualche ripensamento e, se non le scuse ufficiali degli ignoranti (nel senso letterale del termine), almeno il ripristino della Film Commission regionale. Andrea Bellavite

Vrpohlje 5-6 settembre 394, la battaglia della bora

Sopra: La croce di Teodosio a Vrhpolje. Sotto: La piana del Vipacco/Vipava dove si è svolta la battaglia
Ricorre tra oggi e domani il 1618° anniversario della "battaglia della bora". Sembra che tra il 5 e il 6 settembre 394 gli eserciti contrapposti dell'imperatore Teodosio e dell'usurpatore (dal punto di vista dei vincitori) Eugenio si siano scontrati nei pressi di Vrhpolje, nell'alta valle del Vipacco /Vipava. La vittoria del "cristianissimo" Teodosio, aiutata secondo la tradizione dalle improvvise violente folate di bora, segna l'estensione dell'editto di Tessalonica (381) a tutto l'Impero: con esso il cristianesimo "niceno" viene imposto come religione ufficiale. La Chiesa, perseguitata fino a Costantino, liberamente inserita nella struttura fino al 380, dal 394 in poi si identificherà sempre più con il potere imperiale. Fino ai nostri giorni, a partire da un evento storico accaduto a una manciata di chilometri da Gorizia!

martedì 4 settembre 2012

L'emblematica beffa delle scovazze

Emblematico quello che è successo alla scovazze del Festival Vegetariano. I prezzi erano più alti anche per i costi sostenuti per bicchieri e posate che si potevano buttare nell' umido. Dunque i consumatori pagano di più, a casa gettano il geranio per fare posto al cassonetto della carta che si devono tenere a casa, si ossessionano per stabilire dove va una cosa e dove va un'altra e poi l'Ente pubblico, o una sua partecipata, mette tutto nello stesso camion? Ma non succede così per tutto? Noi ci danniamo a pagare bollette, a chiedere rateizzazzioni, a far conto su conto, a guardare se e di quanto cresce la benzina, a passare dall'Ipercoop al discount più desolato per risparmiare l'euro e questi portano i capitali all'estero e le barche in Croazia per non pagare nulla oppure aumentano i prezzi in modo stratosferico senza aspettare neppure l'aumento dell'IVA? Che dire se non reiterare l'appello: SIGNORI SVEIESSE, ma stavolta non con l'antipolitica, che come si vede, non combina molto. adg

Ovviamente sì alla moschea di Monfalcone

La vicenda della futura Moschea o Centro Culturale Islamico a Monfalcone dimostra che ormai il nostro territorio è proprio fuori dallo scorrere della storia. E' infatti incredibile che qualcuno possa indire ancora oggi una protesta che ha come scopo quello di riportare agli onori delle cronache una Lega Nord sfasciata dai suoi recenti scandali interni, ma come risultato un'abbondante semina di zizzania tra i cittadini. Ancor più incredibile è che una simile ridicolizzazione del dettato costituzionale di uno Stato laico trovi consensi oltre la ristretta cerchia degli iscritti al partito, perfino quello di un sacerdote di Monfalcone: se è vero che di fatto - anche se indirettamente - è stato pubblicamente contraddetto da un confratello e dallo stesso attuale Arcivescovo di Gorizia, suscita qualche perplessità la permanenza di un prete filo-leghista in una delle più importanti parrocchie di una città sempre più vivacemente multiculturale e multireligiosa. Insomma, non esiste alcun motivo valido per impedire a chicchessia di realizzare un proprio luogo di culto; che ciò debba essere compiuto "rispettando le leggi" è un'ovvietà che vale per tutti, anche alle chiese cattoliche; e che il megafono del muezzin possa arrecare disturbo perché copre il suono delle campane è affermazione che - se davvero pronunciata dal religioso in questione - suscita più tristezza che ilarità. ab

lunedì 3 settembre 2012

Keith Haring a Udine con i "Dieci Comandamenti": una mostra da non perdere

Nel bello spazio espositivo della chiesa di san Francesco a Udine, da ieri fino al 15 febbraio è possibile visitare la mostra con le gigantesche tele dei "Dieci Comandamenti", dipinte da Keith Haring. Sono dieci rappresentazioni (la forma, imposta da quella delle finestre del sito di Bordeaux dove sono state realizzate in tre giorni, richiama anche quella delle celebri "tavole" del Sinai) più un'enorme tela dedicata al matrimonio, i cui simboli sono incastonati in una sorta di metaforico giudizio universale. Le proporzioni delle immagini e soprattutto la potenza espressiva del pittore comunicano quasi con dolce violenza la contraddizione permanente che determina lo stesso essere nel cosmo dell'uomo: la lotta tra gli opposti con la sua ininterrotta scia di sconfitte (del bene) e di trionfi (del male); tra l'amore realizzato nell'istante della consegna simbolica dell'anello e l'odio che la circonda attendendo soltanto il "via" per oltrepassare il labile confine; tra un divino sempre "pesante" nella sua costante minaccia al trasgressore e la "leggerezza" permanente di un umano in balia di molti altri dei all'infuori dell'Uno. Si può cedere alla tentazione di identificare la simbolica appartenente a ciascuno dei comandamenti o ritenere - forse più a ragione - che il richiamo biblico sia al fondo soltanto uno spunto quasi irrilevante. Il messaggio di Haring non è una riproposizione postmoderna del catechismo ebraico o cristiano, neppure lontanamente una provocazione antireligiosa: appare semplicemente come la comunicazione dell'angoscia profonda di chi riconosce nel reale i presagi inquietanti della fine, del definitivo equilibrio verso cui tendono tutte le antinomie universali. In altre parole, del termine della sua giovane vita e della fine della storia occidentale. Una mostra da vedere, insomma, anche se - per scendere dalle stelle alle stalle e ben sapendo che la cultura non ha prezzo - negli undici euro del biglietto (mica pochi per i tempi che corrono!) non ci starebbe male anche un semplice pieghevole per consentire all'ignaro visitatore di conoscere qualche dato biografico e qualche notizia in più sul ciclo pittorico, senza dover sborsare ulteriori "euri" per la guida audio o per quella in carne e ossa.

domenica 2 settembre 2012

Il ritorno del Forum per Gorizia...

Il Forum ritorna proponendo degli incontri, uno dedicato a Gabriella Miletta, che per molto tempo ci ha accompagnati in questa avventura politica e culturale, e tre dedicati all'urbanistica. Molti sono rimasti stupiti che, dopo le elezioni non fossimo del tutto scomparsi, rintanati a leccarci le ferite, oppure al bar a pensare alle nostre cose. Molti mi hanno fatto capire che rimangono stupiti da un attivismo lodevole, ma forse inconcludente. A queste persone vorrei dire alcune cose. Intanto che i veri combattenti si vedono al momento della sconfitta, e noi lo siamo sempre stati, secondariamente che pensiamo che la sfera privata del caffè e della cenetta risulti più appagante quando l'occhio vada al di là del giardino di casa e guardi il mondo, infine perchè se si sono perse le elezioni è anche perchè mancavano idee e proposte nuove ed una corretta analisi della realtà goriziana. Vogliamo dunque colmare la lacuna e arrivare ai prossimi esami di riparazione ben preparati, con un'opinione pubblica più legata a ciò che facciamo, con relazioni e scambi con professionisti ed esperti, con strumenti maturati all'interno di una discussione. Insomma non siamo più i primi della classe, ma sul podio vogliamo comunque starci. adg

Carlo Maria Martini, l'intelligenza della fede

La scelta di Carlo Maria Martini come guida della grande Chiesa particolare di Milano fu uno dei momenti caratterizzanti il primo periodo del lungo pontificato di Giovanni Paolo II. I vaticanisti del tempo furono spiazzati e sorpresi, si trattava di uno studioso di questioni bibliche non molto conosciuto al di fuori della ristretta cerchia dei ricercatori accademici. In realtà, dal primo impatto si rivelò una decisione lungimirante. Da una parte Martini conquistò in breve tempo il cuore dei milanesi e consentì alla chiesa ambrosiana di avviare un percorso oltremodo significativo di dialogo con i non cattolici, i non cristiani e in particolare con quel mondo "laico" e "non credente" tradizionalmente ritenuto "lontano". D'altra parte - con le parole, i numerosi scritti, le prese di posizione pubbliche - ha indicato una precisa via tra le tante possibili per interpretare i contenuti del Concilio Vaticano II: quella che prevede un'autentica Riforma della Chiesa a partire dall'ascolto approfondito e dal riconoscimento dell'azione divina non solo nelle Scritture ma anche nella Storia delle persone e dei popoli. Si tratta di una proposta complessa, finalizzata anche al superamento dei troppo angusti criteri interpretativi offerti dalla sola cultura "occidentale" o dall'affermazione dell'"unicità" della mediazione tra il divino e l'umano riservata esclusivamente alla figura di Gesù Cristo, così come "garantita" nel tempo dal magistero cattolico. Non è stata la strada scelta dai "vertici" della Chiesa cattolica, dalla riproposizione del modello aristotelico tomista nelle encicliche pubblicate dopo il 1981 (anno della nomina di Ratzinger a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) al conclave del 2005 dove - dicunt tradunt ferunt - l'attuale pontefice fu preferito allo stesso Martini non per mere ragioni di salute e di età. E così il grande vescovo milanese negli ultimi sette anni di "esilio gerosolimitano" ha offerto all'umanità delle grandi perle di intelligenza, accoglienza e autentica sapienza cristiana; e forse la speranza che in tempi non troppo lontani la Chiesa possa essere davvero senza confini, non ancorata ad effimere filosofie o ad anacronistici privilegi, ma esistente soltanto per comunicare al mondo un vangelo di pace, accoglienza, speranza, riconciliazione ed amore. Andrea Bellavite