venerdì 31 agosto 2012

Il raggio verde: per chi lo vuol vedere...

Secondo un'antica leggenda scozzese, resa celebre dagli omonimi romanzo di Jules Verne e film di Eric Rohmer, il raggio verde - l'ultimo trasmesso dal sole al tramonto, ha la virtù di far sì che chi l’abbia visto non possa ingannarsi nelle vicende sentimentali; chi avesse avuto il privilegio di osservarlo diverrebbe abile nel vedere chiaramente nel suo cuore ed in quello degli altri. Eccone un esempio, uno sguardo verso il porto di Trieste alla fine del caldo di questa lunga estate...

I giorni del Festival Vegetariano

Piazza Vittoria si riempie grazie al Festival Vegetariano. E' doveroso un apprezzamento per il grande lavoro preparatorio svolto dagli organizzatori e dai tecnici del Comune: tendoni, esposizioni e luoghi di incontro sono pronti; ora è attesa una grande risposta da parte del pubblico. Sì, perché chi ha ideato la kermesse ha avuto il coraggio di portarla dalla periferia al centro della città, offrendo a tutti - anche a chi vegetariano o vegano non è - una serie di iniziative culturali di grande interesse. Sono infatti i dibattiti, le proiezioni cinematografiche, le mostre, gli incontri con l'autore i veri protagonisti di queste giornate che in ultima analisi si propongono come un messaggio di pace, di serena convivenza con la natura e con gli altri, di speranza in vista di una possibile uscita dalla crisi sulla via della cosiddetta "decrescita felice". Bravi dunque agli ideatori e ai realizzatori, ben vengano simili occasioni a rinvigorire la vita della nostra Città.

giovedì 30 agosto 2012

Provincia sì o no? Ma, cos'è una Provincia?

Province sì, province no... Proposte di referendum, proposte di legge, comitati e commissioni... Tutti a discutere se e come riformare l'istituto "provincia". A livello di non addetti ai lavori se ne parla con la stessa competenza di quando si discute del delitto riportato il giorno prima sui giornali: nessuno ha la minima idea di cosa sia accaduto, ma procedendo dalle ricostruzioni ancora fantasiose ognuno ha un parere da esprimere, un'idea su chi è colpevole e chi è innocente. Chi sa infatti a cosa servono le province? Quali sono le competenze e quali le conseguenze sugli altri enti di una loro cancellazione o ridimensionamento? Il dibattito in corso sembra incentrato per lo più su questioni di numeri o di confini geografici, molto meno si affrontano temi concreti, quali la ridefinizione dei ruoli delle istituzioni legate alla dimensione provinciale (ad esempio il tribunale, l'ufficio scolastico provinciale, l'edilizia popolare e così via) o la frammentazione delle relazioni tra l'ente regionale centrale e i singoli Comuni (in Friuli Venezia Giulia molto piccoli e ben lontani da una piena integrazione di servizi o addirittura da un possibile accorpamento). Ben venga dunque un risparmio determinato dal "taglio" di enti riconosciuti inutili, ma possibilmente il dibattito dovrebbe spostarsi sulla dimostrazione di tale inutilità e sulla concretezza di serie proposte alternative.

mercoledì 29 agosto 2012

Dai Consigli di quartiere ai comitati per le sagre...

I consigli di quartiere, lo si sa, sono stati cancellati dal mancato accordo in Consiglio Comunale sul ridimensionamento del loro numero e sulla ridefinizione dei loro confini. La proposta Gentile - che non prese in considerazione nessun suggerimento da parte dei "parlamentini", dei consiglieri comunali e di molte persone di buon senso - fu affossata dalla stessa maggioranza. E così, senza tempi tecnici per rimediare, le amministrative di giugno hanno segnato la fine di queste istituzioni. La maggior parte dei quartieri si va attrezzando con delle "associazioni" che - nelle intenzioni dei fondatori - dovrebbero essere interlocutori privilegiati del Comune. In un paio di quartieri - lo nota l'ex presidente e attuale consigliere provinciale Pierpaolo Silli - forse neppure servirebbero: a san Rocco, per esempio, "c'è il Centro per la conservazione e la valorizzazione delle tradizioni popolari del borgo, che è un'istituzione storica e riveste grande importanza"; a sant'Anna "c'è un comitato per la sagra"... Al di là del giudizio sull'utilità o meno dei consigli di quartiere, c'è un dato fondamentale che diversifica le nascenti "associazioni" dai cosiddetti "parlamentini": la rappresentatività è determinata dalla scelta degli elettori in pubbliche votazioni, non soltanto dalla buona volontà di chi si propone. Quale autorità possono avere delle libere volontarie "associazioni" quali interlocutori di un organismo politico amministrativo come è il Comune? E perché mai un "Centro per la conservazione e la valorizzazione delle tradizioni popolari del borgo" o addirittura un "comitato per la sagra" dovrebbero essere "privilegiate" dall'amministrazione comunale rispetto a qualsiasi altra realtà associativa presente sul territorio? ab

Cittadini di diritto: tra breve le proposte del Forum

Con il mese di settembre il Forum "riparte", con tre ordini di proposte che vogliono coinvolgere la città: il 27 settembre un grande incontro - con studenti e docenti sloveni e italiani - sulla situazione della scuola a 45 anni dalla pubblicazione della "Lettera a una professoressa" (prevista anche un'uscita a Barbiana l'8 e il 9 dicembre prossimi); un ciclo di incontri sull'urbanistica in una "nuova" Gorizia; una serie di approfondimenti sulle autentiche radici della "crisi" internazionale. L'obiettivo è quello di creare uno spazio libero di incontro e confronto fra le persone, esperte e non: un'occasione per allargare gli orizzonti della propria mente e per esercitare in modo consapevole il proprio ruolo di "cittadini di diritto".

lunedì 27 agosto 2012

Cronache dalla vecchia Gorizia

Crisi demografica, chiusura sistematica di esercizi commerciali, totale blocco delle ristrutturazioni per insediamenti abitativi, lavori a rilento o paralizzati... Non sono certo novità per la vecchia Gorizia e tutti le conoscono; la responsabilità di questa situazione è in buona parte della classe politica, di quella che ha amministrato ai tempi delle vacche grasse approfittando della situazione geopolitica, di quella che non ha previsto le problematiche connesse all'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea, di quella che in tempi di vacche magre non riesce neppure ad offrire ai cittadini "panem et circenses". Eppure la classe politica sembra evidenziare un potere trasmesso di generazione in generazione, una casta che - mentre cambiano rapidamente i nomi dei partiti che la dovrebbero rappresentare - porta gli stessi cognomi (e spesso anche gli stessi nomi) di sempre. Nulla si crea nulla si distrugge, la città si spegne, ma i "numeri" elettorali non lasciano spazio a equivoci: squadra che perde non si cambia...

domenica 26 agosto 2012

Crollo demografico e fantaturismo a Gorizia

Di nuovo i dati ci segnalano un consistente calo di abitanti a Gorizia. Meno 120 negli ultimi sette mesi, un'emorragia importante, non paragonabile a quanto avviene nella Nuova Gorizia. Oggi, dice il giornale, siamo poco più di 35.000, mille in meno del 2004. Davanti ad un così scarso appeal delle città, il sindaco con la sua giunta come si attrezza? Come pensa di incentivare la permanenza in questa disgraziata città, perennemente assistita e inondata di soldi fin quando c'era la “cortina di ferro” e gli slavo comunisti e oggi incapace totalmente di reagire? Un' idea ci sarebbe: si potrebbe portare a Gorizia la salma di Lenin che in Russia non vogliono più: in fondo il comunismo a Gorizia si è rivelato sempre la più importante fonte di reddito della città. Magari ce la mettiamo in cima al castello, così la gente la raggiunge con l'ascensore. adg

venerdì 24 agosto 2012

Dalla parte dei ciclisti: sì, ma...

Certo, è giusto sostenere sempre le ragioni dei ciclisti, tuttavia... Un rapido calcolo, in questa calda e scura serata goriziana: 15 ciclisti incontrati, 12 con la bici senza luci, due con una sola luce a dinamo, uno con le luci regolamentari a batteria. Difendere la bellezza dello spostarsi a piedi o con mezzi ecologici significa anche raccomandare prudenza e rispetto dei codici per la sicurezza...

Anello di Grado, 50 Km su ciclabili tra natura e cultura

Ancora un bel percorso per gli amanti delle bici. Dopo i suggerimenti sui suggestivi itinerari di Slow Collio e la puntuale documentazione sull'Alpe Adria (da Fusine a Chiusaforte) proposta da Nevio, ecco l'anello di Grado, quasi tutto su comode "ciclabili": l'idea è buona per una domenica alternativa, con una piena immersione nella natura e nella cultura. Si può partire da Cervignano (dove si arriva comodamente con la formula treno/bici) e raggiungere Aquileia, ovviamente da visitare con calma; si può proseguire sull'antico tracciato della ferrovia per Belvedere ed è consigliabile una deviazione verso la chiesetta di san Marco, luogo ideale per una sosta rinfrancante e per una non usuale veduta dei luoghi che secondo la tradizione hanno visto sbarcare l'evangelista. Fino alle porte di Grado la ciclabile regge e offre l'occasione per godersi in tutta la sua bellezza la Laguna; poi un opportuno semaforo ad uso di ciclisti e pedoni consente senza particolari patemi il rientro sulla Statale: seguono alcune centinaia di metri che richiedono attenzione, soprattutto quando il traffico è intenso. Poi ci si immette negli ormai consolidati percorsi gradesi che conducono fino a oltre il Canale Primero; a questo punto conviene seguire le tranquille strade del Fossalon godendosi la Cavanata e rientrando sulla strada principale a pochi metri dal bivio del "Ponte". L'attraversamento della Statale e l'immissione nella via verso Fiumicello richiede particolare attenzione, è forse il (breve) tratto più pericoloso del percorso. Sì, perché una volta superato il ponte levatoio si giunge nella zona di Fossa Vecchia, un breve tratto su tranquilla strada di campagna, poi sulla bellissima nuova ciclabile che consente di andare da san Lorenzo di Fiumicello ad Aquilea, e da lì rientrare a Cervignano, senza alcun patema, con il gusto anzi di scoprire tanti piccoli segreti della campagna friulana. Attenzione, in tutto sono oltre 50 chilometri, tutti in pianura... (Nelle foto, tratto della nuova bella ciclabile tra Fiumicello e Aquileia; scorcio verso la Laguna; tramonto sull'Isonzo presso la Cona)

mercoledì 22 agosto 2012

Libertà di stampa o di stampare?

Un dato interessante ads sui quotidiani italiani. E' quello più aggiornato, anche se riferito al 2007, e dimostra quello che molti hanno già da tempo rilevato: uno degli effetti del finanziamento pubblico "a pioggia" della carta stampata rende più conveniente realizzare più copie e gettarle al macero che gestire oculatamente le previsioni di vendita. Qualche esempio? Il Corriere della Sera stampava nel 2007 oltre 825.000 copie, 161mila delle quali venivano rese (intorno al 20%); Il Giornale stampava 305mila copie e ne riceveva in resa 101.000 (circa il 33%, due giornali sì, uno no!); Libero realizzava un 232mila di stampa contro 102.000 di resa (ci si avvicina all'uno a uno!); L'Unità su 126mila copie stampate riscontrava una resa di 73.000 (qui si arriva intorno al 60%!);Avvenire pubblicava 150mila copie, circa 50mila erano rese. Fa un certo effetto pensare ai milioni di giornali che finiscono ogni giorno al macero. E nonostante tutti questi "numeri" l'Italia naviga in posizioni poco onorevoli di metà classifica nella lista mondiale in rapporto alla garanzia della "libertà di stampa"...

martedì 21 agosto 2012

Scontro Famiglia Cristiana - Meeting di Rimini: cosa bolle in pentola

Famiglia cristiana non è un media sconosciuto: fa parte del gruppetto di quattro - cinque testate sulle 500mila copie vendute che si contendono il secondo posto dietro l'irraggiungibile Sorrisi e Canzoni Tv, che viaggia imperterrito oltre il milione e 200mila. La proprietà è dei Paolini, un ordine religioso fondato da Giacomo Alberione con l'obiettivo di avvicinare il messaggio del Vangelo agli strumenti di comunicazione contemporanei. La maggior parte dei lettori proviene tradizionalmente dal mondo delle parrocchie e il numero è sensibilmente in calo, sia per la progressiva defezione dei fedeli battezzati dalla pratica domenicale, sia per la deregulation politica in ambito ecclesiastico: di fatto Famiglia Cristiana rappresenta il centro sinistra cattolico, dove l'accresciuta simpatia da parte dell'Azione Cattolica e del cosiddetto cattolicesimo democratico non ha compensato le "perdite" dell'elettorato praticante, ordinariamente più orientato verso il centro destra. L'idea fondamentale è che il cristianesimo è una forza di speranza che deve agire all'interno della società senza pretendere pulpiti dedicati ma - come lievito nascosto nella pasta - mediando costantemente l'assoluto della fede nella relatività delle scelte quotidiane. L'antagonista di questi giorni, "attaccato" in un sorprendente editoriale "contro" l'apertura a Monti del Meeting di Rimini, è il movimento di Comunione e liberazione, altra grande potenza dell'arcipelago cattolico italiano: in questo caso la "forza" mediatica non è offerta tanto dagli strumenti di comunicazione "esterni" (anche se non mancano tentativi nel passato - qualcuno ricorderà il settimanale "Il Sabato" - e nel presente - ad esempio l'autorevole anche se non molto diffuso "Tempi"), quanto dalla coesione interna dei partecipanti. E' tale intrinseca convinzione che rende possibile la realizzazione di grandi eventi come il Meeting di Rimini, di importanti obiettivi politici e perfino di una presenza capillare in tutti gli ambienti, comprese le segretissime stanze del pontefice Romano. Cielle non simpatizza affatto con il centro destra, come molti invece ritengono; semplicemente - e con il movimento anche le altre grandi aggregazioni laicali benedette dal Vaticano, un po' meno dalle chiese locali che li considerano pericolosi "concorrenti" - ripropone l'ideale costantiniano, tanto caro anche all'attuale Papa: la conquista del potere - anche attraverso il compromesso con il potente di turno, a condizione che garantisca la libertas ecclesiae - è una tappa indispensabile per realizzare il Regno di Dio sulla terra. Non importa se tale progetto sembra essere naufragato nella post e ultra modernità, la "presenza" della Chiesa nel mondo appare come l'ultima speranza prima del tracollo definitivo della ragione autonoma. Ci sono altre presenze importanti e non meno incidenti, ad esempio quelle legate agli ordini religiosi francescani. Tanto per cambiare, a livello di mensili il posto più alto del podio dei "venduti" (non degli stampati, proprio dei venduti) è conteso tra il Messaggero di sant'Antonio (sul milione e 200mila copie) e due giornali "specializzati" sul mondo delle automobili. Da che parte stanno i francescani, con un patrimonio così cospicuo di lettori? Apparentemente fuori dalla mischia, preferiscono trattare temi generali senza prendere posizioni "scomode". Vanno avanti per la loro strada, non si parla molto di loro, ma vendono più di ogni altro. Da non dimenticare i settimanali diocesani i quali - tutti insieme - si avvicinano al milione di copie: in questo caso la loro incidenza è abbastanza relativa a livello generale (ogni direttore segue liberamente l'uno o l'altro orientamento e ciò rende impossibile una posizione di forza), ma può essere importante a livello locale, dove il "diocesano" può essere uno stimolo importante per la vita politica e culturale del territorio.

Un pensiero ai minatori del Sudafrica

Sante parole (quelle su "etica ed economia", postate su questo blog lo scorso 17 agosto)! Degno di nota e particolarmente apprezzabile l'accenno alla qualità della condizione globale dell'uomo, "protagonista e non schiavo" dei processi economici e produttivi: ecco, appunto, in un metaforico ed immaginario sistema solare dell'economia l'uomo dovrebbe essere il sole, il centro attorno al quale ruota tutto il resto. E invece giorno dopo giorno registriamo il ripetersi di uno schema esattamente opposto, nel quale l'uomo, la persona conta in base a quanto produce, a quel che rende, e poco importa che sia costretto a farlo in condizioni spesso disumane o che non gli sia consentito di godere dei vantaggi della ricchezza prodotta e dei benefici delle nuove tecnologie, che la fatica del lavoro non migliori affatto la qualità della sua vita. In Sudafrica la polizia apre il fuoco sui minatori dei giacimenti di platino - in sciopero da settimane per protestare contro le durissime condizioni di lavoro (anche undici ore al giorno, a duemila metri di profondità, per una paga corrispondente a circa 400 euro mensili!!!)o, per meglio dire, sfruttamento e chiedere un sacrosanto aumento salariale - uccidendone oltre trenta e ferendone una settantina. E' l'ennesima manifestazione di violenza istituzionale legalizzata, la dimostrazione che, in un sistema come quello capitalistico, il profitto e l'interesse economico di pochi contano più dei diritti e della vita di molti, dei tanti disgraziati condannati a scavare nelle viscere della terra, per salari da fame ed in condizioni disumane, per estrarre metalli preziosi che faranno l'immeritata fortuna di pochi spregiudicati o di spietate multinazionali e, trasformati in gioielli, soddisferanno la vanità di ricche signore. Oro, diamanti e pietre preziose per qualcuno rappresentano una fonte di inestimabile ricchezza, per gli esseri umani che li estraggono una vita d'inferno, fatica bestiale malattie, morte precoce. Questa strage, ma anche la quotidiana, lenta, subdola strage che si consuma molto più vicino a noi - sotto gli occhi e spesso nel colpevole e complice silenzio delle istituzioni e dell'opinione pubblica, noi compresi - nelle fabbriche e nei cantieri della morte - Fincantieri, Thyssen, Eternit, Italsider-Ilva, Montedison, Enichem,, Petrolchimico di Marghera, Solvay, per citare solo alcuni esempi tra i tantissimi passati e presenti - non meriterebbero la nostra indignazione? Animalisti di tutto il mondo organizzano campagne e cortei di protesta contro la vivisezione, il maltrattamento degli animali, il crudele trattamento di quelli destinati all'allevamento intensivo per la produzione di pellicce o a diventare cavie da laboratorio: battaglie che tutti, credo, condividiamo. Ma è possibile che la morte di esseri umani, il disumano trattamento loro riservato, lo sfruttamento di cui sono vittime, il totale disprezzo per la loro vita e la loro salute non suscitino un vasto movimento di protesta e solidarietà capace di riempire le piazze? Innumerevoli vite umane sacrificate sull'altare del profitto di un capitalismo selvaggio e malato valgono forse meno dei tanti animali maltrattati? Nella mia scala di valori la gerarchia è chiara, senza nulla togliere agli animali che adoro, l'uomo viene prima. Vien da pensare che sia più facile e finanche più comodo fare le campagne in difesa dei diritti degli animali (chi può resistere di fronte agli occhioni dolci di un cucciolo?) o adottare un cucciolo di foca per salvarlo da una fine atroce. E tra i paladini dei diritti degli animali non mancano certo signore benestanti e dell'alta società che, tra un corteo ed un'adozione, sfoggiano magari un gioiello in platino e diamanti, sulla cui origine forse non si fanno troppe domande: in fondo, si sa, un diamante - meglio se montato in platino - è per sempre e, in ogni caso, a caval donato non si guarda in bocca!!! (Passatemi la cattiveria) Anna V.

lunedì 20 agosto 2012

Ex deposito tram, piccolo museo dei trasporti?

Prendendo spunto dagli articoli ed una lettera pubblicata nelle pagine di Gorizia relativamente al deposito dei tram, che in base al Codice dei beni culturali e paesaggistici qualunque bene pubblico con età maggiore di 50 anni è di interesse storico, sarebbe interessante, piuttosto che relegarlo ad un mero parcheggio anche se esterno, dare una destinazione migliore, ad esempio, un piccolo museo dei trasporti. Un museo dei trasporti, non con carrozze di treni, di tram, filobus, autobus, autovetture, biciclette eccetera in quanto tali, ma strutturato con pannelli multimediali ed interattivi sui trasporti dagli esordi ai giorni nostri e con le prospettive future. Con esempi in scala di di come l'energia viene sfruttata per creare il moto. Sarebbe interessante capire se, in questa prospettiva, potrebbero essere coinvolte le aziende dei trasporti locali ed anche l'Immaginario Scientifico che ha sedi dislocate in tutto il territorio regionale meno che nell'attuale ... provincia di Gorizia. Probabilmente la città ed il territorio si doterebbero di un'attrattiva turistica scientifico/didattica e non è una cosa da poco! Nevio Costanzo

Meeting di Rimini: una Messa val bene Parigi

"La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito". E' il bel titolo del Meeting di Rimini, grande kermesse estiva che da diversi anni riveste il ruolo di "apertura ufficiale" della nuova stagione politica e culturale. A chiunque lo segua dai media potrebbe sembrare poco più che una manifestazione di partito, in realtà è un grande evento costruito intorno a centinaia di incontri, mostre, seminari, rappresentazioni cinematografiche e teatrali. Gli organizzatori non cessano di ripetere che da decenni le loro intenzioni sono travisate, ma non si stancano di portare anche sulla loro "prima pagina" coloro che - si sa! - monopolizzano l'informazione. Detto ciò, resta da comprendere cosa centri il "rapporto con l'infinito" con l'accoglienza trionfale riservata a Monti: probabilmente è la forza (ma anche l'intrinseca debolezza) del mondo ciellino. La spiritualità del movimento avviato da don Giussani da una parte si incentra sulla capacità di accogliere, comprendere e valorizzare - nel nome di Gesù Cristo, o meglio della "compagnia umana" che lo rappresenta nel tempo - tutto ciò che esiste di buono di bello e di vero; dall'altra si incarna in ogni contesto, sposando in modo assolutamente dissolubile il potere di turno - nel nome di un molto pragmatico "si sostiene chi ci garantisce la sopravvivenza fin quando lo può o lo vuole" (in altre parole, chi offre di più). In passato furono Andreotti e Berlusconi, ora il governo di Monti, all'interno del quale sembrano risultare sempre più culturalmente importanti l'influenza del cattolico Andrea Riccardi e l'inedita (almeno ufficialmente) alleanza tra Vaticano e massoneria. La partita che si gioca a Rimini sostiene di fatto l'ipotesi di un futuro di "tecnici" tenuti in vita dagli asfittici politici, elimina le interferenze della debole conferenza episcopale italiana che vorrebbe un anacronistico ripristino del partito confessionale e inquadra di fatto la nuova forma di presenza dei cattolici in politica: non più principi non negoziabili o pesanti veti sull'operato parlamentare, bensì una spregiudicata capacità di collaborare con chiunque pur di ottenere la garanzia (politica ed economica) di poter continuare a benficiare di quei privilegi che - nelle intenzioni di chi la pensa così - consentono l'annuncio efficace del Vangelo e il permanere della speranza nell'orizzonte umano. Insomma, una Messa val bene Parigi...

domenica 19 agosto 2012

Politici tra incudini e forconi

La Fornero oggi ha dichiarato che il governo "ha salvato l'Italia" dal baratro in cui era caduta. Monti al meeting di Rimini sostiene che siamo meno in crisi di un anno fa, punto più basso determinato dalle inadempienze dei politici. Quali politici? Quelli che lo sostengono e gli consentono di sopravvivere... Dunque, i casi sono due, o i politici danno ragione a Monti che da ad essi degli incoscienti incapaci (e quindi preparano le valigie...) o non accettano il suo giudizio pesante e lo contestano pubblicamente (rischiando i forconi della "cente"...

Età e livello di istruzione dei parlamentari

A. Merlo, V. Galasso, M. Landi, A. Mattozzi hanno curato nel 2010 un'interessante indagine commissionata dall'Università Bocconi, i cui risultati sono contenuti nel testo Tito Boeri, Antonio Merlo, Andrea Prat (a cura di), Classe dirigente, Università Bocconi editore, pp.152, euro 19,00. Tra i tanti dati che illustrano le caratteristiche dei parlamentari italiani tra il 1948 e il 2006, due balzano immediatamente in evidenza: l’età media e la quota di laureati fra coloro che hanno fatto il loro primo ingresso in Parlamento; l’età media dei nuovi eletti era di 45,8 anni nella I Legislatura, è scesa a 42,7 nella settima (1976) e ha cominciato poi a salire costantemente sino a raggiungere i 50 anni nella XV Legislatura. La percentuale dei nuovi eletti con una laurea, pari al 91,4 per cento all’inizio della I Legislatura, è diminuita costantemente sino a quota 64,6 per cento dopo le elezioni del 2006. Tutto ciò è in controtendenza rispetto a ciò che accade nella maggior parte delle democrazie "occidentali", dove l'età media e i livelli di istruzione dei rappresentanti del popolo restano sostanzialmente inalterati. La nostra appare come una classe dirigente sempre più anziana e con meno titoli di studio...

sabato 18 agosto 2012

Le Pussy Riot e il rispetto della libertà di coscienza

La vicenda Pussy Riot, la punk band più scandalosa del momento, fa pensare. L'incredibile condanna porta le tre donne russe ai vertici della notorietà e solidarietà mondiale e Putin, l'amico di Berlusconi, ai minimi storici della considerazione internazionale. Non ne esce bene neppure il vertice della chiesa ortodossa russa, che invoca clemenza solo dopo una sentenza che di fatto si configura come un "piacere" alla gerarchia ecclesiastica autocefala. Non se ne è parlato molto, ma non è neppure accettabile il livello al quale il gruppo femminista Femen (in altre occasioni ben più simpatico ed efficace) ha portato la protesta, distruggendo davanti alle telecamere una croce monumento alle vittime dello stalinismo: lo sfregio alla libertà di coscienza perpertato dal tribunale di Mosca contestato con un inutile sfregio alla coscienza di milioni di credenti. E' un monito a ogni "Chiesa di Stato"; ogni volta che i se-dicenti discepoli di Gesù vogliono difendere il proprio ruolo nella società, finiscono per diventare servi del Potere di turno e oggetto di astio da parte degli oppositori: guadagneranno qualche privilegio (per portare qualche esempio "nostrano" l'8 per mille distribuito sulla base dell'intero gettito e non su quella dei soli sottoscrittori, l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche "condizionato" dall'avvallo dell'autorità ecclesiastica, le esenzioni dall'ici e dall'imu...), ma perderanno la potenza impagabile dell'autorità spirituale. Ogni volta che essi "perderanno la propria vita" per la causa del vangelo (amore, nonviolenza attiva, perdono incondizionato, accoglienza senza confini, ecc.) potranno anche andare incontro a derisioni e persecuzioni da parte del Padrone del momento, ma saranno riconosciuti portatori di una forza morale e di un annuncio di speranza incrollabile.

venerdì 17 agosto 2012

Etica e economia: un'autorevole riflessione del 2001

I processi economici odierni, in effetti, si stanno sempre più orientando verso un sistema che, dalla maggior parte degli osservatori, viene definito con il termine di "globalizzazione". Non vi è dubbio che si tratti di un fenomeno che consente grandi possibilità di crescita e di produzione di ricchezza. Ma è pure da molti ammesso che esso non assicura di per sé l'equa distribuzione dei beni tra i cittadini dei vari Paesi. In realtà, la ricchezza prodotta rimane spesso concentrata in poche mani, con la conseguenza dell'ulteriore perdita di sovranità degli Stati nazionali, già abbastanza deboli nelle aree in via di sviluppo, e dello sbocco in un sistema mondiale governato da pochi centri in mano di privati. Il libero mercato è, certo, un tratto inequivocabile della nostra epoca. Esistono, tuttavia, bisogni umani imprescindibili, che non possono essere lasciati in balia di questa prospettiva con il rischio di essere fagocitati. La crescita economica dev'essere integrata da altri valori, così da diventare crescita qualitativa; quindi equa, stabile, rispettosa delle individualità culturali e sociali, come pure ecologicamente sostenibile. Essa non può essere separata da un investimento fatto anche sulle persone, sulle capacità creative ed innovative dell'individuo, basilare risorsa di qualsiasi società. Il termine "globale", se inteso in modo coerente, deve includere tutti. Occorre, pertanto, sforzarsi di eliminare le persistenti sacche di emarginazione sociale, economica e politica. Ciò vale anche per l'esigenza, spesso sottolineata, di assicurare la "qualità". Anche questo concetto deve tener conto non soltanto del prodotto, ma, in primo luogo, di chi produce. Mi riferisco alla necessità della "qualità totale", ovvero alla condizione globale dell'uomo nel processo produttivo. Solo se l'uomo è protagonista e non schiavo dei meccanismi della produzione, l'impresa diventa una vera comunità di persone. Ecco una delle sfide consegnate alle nuove tecnologie, che già hanno alleviato parte dell'umana fatica, ma consegnate anche al datore di lavoro diretto e soprattutto indiretto, vale a dire a tutte quelle forze da cui dipendono gli orientamenti della finanza e dell'economia. Ad esse è legato sia il riscatto dell'uomo di fronte al lavoro, sia il rinvenimento di una soluzione efficace al problema della disoccupazione, piaga planetaria che potrebbe guarire se i percorsi del capitale non perdessero mai di vista il bene dell'uomo come obiettivo finale.

La vera domanda agli attuali "partiti": qual'è la vostra idea di "democrazia"?

"La pressione fiscale è in Italia a livelli inaccettabili, ma per ora non è possibile intervenire"; "è giusto che i cittadini onesti paghino meno tasse, ma non ci si può avventurare in promesse irrealizzabili fin quando il percorso di risanamento non sarà legittimato dal Mercato". Così il presidente del Consiglio Monti interviene con una nota rispondendo a un recente editoriale di Repubblica. Niente di nuovo, se non il fatto che vengono messe nero su bianco delle parole che inducono a pensare: 1. Con l'attuale sistema, solo un governo "tecnico" può mettere le mani nelle tasche degli italiani senza provocare molto più che qualche mugugno subito sedato da un sostanzialmente generalizzato appoggio mediatico; 2. Gli "esperti" navigatori dell'attuale arco parlamentare, dall'insediamento del governo Monti si stanno godendo di fatto un periodo di immeritate e strapagate ferie: l'inedita maggioranza PdlPdUdc dice sempre di sì a provvedimenti che tutti definiscono indispensabili ma che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di prendere. La differenziazione elettorale è di fatto ridotta all'ampiezza delle smorfie nel momento di premere il bottoncino verde; 3. Del resto le minoranze, Lega Nord e Italia dei Valori, hanno "numeri" per un'opposizione sistematica del tutto in-incidente a costo zero, consapevolmente mirata ad accaparrarsi il sempre più ampio spazio del probabile astensionismo (accresciuto fra l'altro dai primi segnali di crisi del ciclone grillista); 4. C'è poi il settore fuori dal Parlamento, con la sinistra fu Arcobaleno che continua a fare i conti con le lotte interne tra i suoi diversi colori e qualche molto timido segnale di speranza che proviene soprattutto dagli ambiti "di base" (Fiom, per esempio, ma anche movimenti per la pace, per l'ambiente e così via); 5. In queste condizioni è difficile ipotizzare che senatori e deputati riescano a raggiungere l'unico obiettivo loro affidato dopo l'ingloriosa fine del berlusconismo: la riforma elettorale non ci sarà e se ci sarà, sarà talmente frettolosa e raffazzonata dagli interessi dell'uno o dell'altro da rendere peggio il rattoppo del buco; 6. Anche perché, e questo è il punto chiave intorno alle affermazioni di Monti, la questione in gioco non è un modo o un altro di gestire le schede elettorali, ma l'individuazione del vero elemento determinante le scelte in un Paese democratico: l'attuale premier - bisogna rendergliene atto - lo dice con chiarezza, è la "legittimazione dei Mercati". E secondo il Pdl, il Pd, l'Udc (ma come fa Casini a conciliare l'entusiasmo per le parole di Monti con il conclamato "insegnamento sociale della Chiesa", che propone il primato della persona sul lavoro e del lavoro sul capitale?) e tutti gli altri, come dovrebbe essere realizzata la democrazia nel tempo della crisi? ab

mercoledì 15 agosto 2012

Ciclo e treno, un'opportunità da sperimentare

Ricalcando quanto è stato fatto lungo il fiume Danubio ed altri fiumi europei, considerando che questo modo di viaggiare ha incrementato il turismo e l’economia nelle zone attraversate, il Politecnico di Milano ha proposto uno studio di fattibilità di una ciclabile da Torino a Venezia (questo il link: http://www.progetto.vento.polimi.it) che costeggia il fiume Po. Nella nostra Regione, sono state progettate alcune ciclabili di lunga percorrenza. Alcune di queste sono state parzialmente completate, altre sono già state finanziate ed altre ancora in attesa di finanziamento (questo il link: http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/infrastrutture-lavori-pubblici/infrastrutture-trasporto-logistica/allegati/ReCIR_Tabella_realizzato-finanziato.pdf). Per facilitare il cicloescursionista andrebbe migliorato il servizio treno+bici delle FFSS e, perché no, offrire anche il servizio con i pullman di linea. Recentemente, con la mia famiglia, ho intrapreso un piccolo viaggio nel tarvisiano utilizzando il treno portando al seguito le bici partendo dalla stazione ferroviaria di Gorizia. La prima difficoltà che si era presentata, consisteva nel raggiungere il binario di partenza, il secondo, attraversando il sottopassaggio. Normalmente, il viaggiatore con valige/zaini ha una minima difficoltà nel scendere e risalire le scale, ma chi ha la bici con il bagaglio nelle sacche? E’ un’impresa! Giustamente il ferroviere deve attenersi alle norme di sicurezza e nega il passaggio in superficie tra i binari, pena il pagamento, come minimo... di una salata multa. Peccato che non siano stati posti degli scivoli in metallo di una larghezza di 50/60 cm sopra i gradini delle scale per la discesa e la salita. Si sarebbe faticato molto meno. Non sarebbe, a mio avviso, una spesa eccessiva confrontata con quella di realizzare un ascensore per ogni binario (come in quasi tutte le stazioni austriache). Ma le difficoltà non finiscono qui. Se un’impresa ferroviaria ha nelle sue offerte il trasposto bici (€ 2,50 per 24 ore) dovrebbe agevolare anche la salita al vagone. D’accordo, il materiale rotabile è obsoleto, ma sollevare una bici dal marciapiede è veramente faticoso! Tra il treno ed il marciapiede il dislivello è elevato, solo il Minuetto ha una distanza da terra meno elevata, ma comunque è sempre una discreta altezza! Nonostante queste difficoltà, devo evidenziare che il personale delle FFSS si è dimostrato sempre disponibile, comprendendo la poca praticità nel caricare le bici sul treno. Questa fatica, poi, è stata appagata in modo straordinario dalla strada ciclabile nella foresta di Tarvisio. Questo percorso, lo si può iniziare anche dalla stazione ferroviaria di Malborghetto-Valbruna (manca la segnalazione di indicazione della ciclabile...). Da qui si raggiunge lo spartiacque di Camporosso e quindi la vecchia stazione di Tarvisio Città e poi Tarvisio Centrale, passando per la bella Valbruna. A Tarvisio Centrale, si hanno due possibilità: verso nord, l’Austria, Villach oppure verso est la Slovenia, Kranjska Gora. Se fino adesso il percorso ciclabile percorreva il tracciato della vecchia Pontebbana, andando verso est, si percorre l’ancor più vecchia Tarvisio Lubiana. Questo tratto (FVG1A, è il nome della ciclabile) è molto bello e, come scritto prima, la fatica è stata ampiamente ricompensata dai paesaggi che si susseguono fino a Kranjska Gora: il bosco fitto con i profumi delle essenze arboree e dei fiori fino al confine, la fiorita e verdissima valle di Rateče, le zone acquitrinose con la sorgente della Sava, la bella località di Kranjska Gora. C’è ancora, è il caso di scrivere, molta “strada” da fare per raggiungere la qualità di chi ha iniziato molti anni prima a realizzare percorsi ciclabili a scopo turistico. Nevio Costanzo

Immagini e colori di Ferragosto

Per esempio il Mangart... e dall'alto, lontani, i Laghi di Fusine.

martedì 14 agosto 2012

Gorizia 2007: una grande occasione perduta per la "Politica"

L'idea buona per la politica italiana era quella proposta in occasione delle "amministrative" goriziane del 2007: diverse aree politiche, fortemente caratterizzate da un riconoscibile orientamento culturale, riunite intorno a candidati sindaco e consiglieri molto conosciuti per l'impegno svolto nella cosiddetta "società civile" (intendendo con tale ambigua espressione tutti gli ambiti di condivisione e servizio alla persona non immediatamente riconducibili ad una rappresentanza politico amministrativa). In quel caso si trattava del cattolicesimo democratico e della sinistra culturale - protagonisti in modo diverso della grande stagione goriziana di ricostruzione delle relazioni intracittadine e internazionali interrotte dopo la seconda guerra mondiale - ma anche di movimenti civici a tutela dei diritti dei cittadini finanche di riferimenti politici non tradizionalmente vicini alla "sinistra", ma convinti dalla qualità dei "nomi" scelti in vista della campagna elettorale. L'opportunità fu compresa con entusiasmo dai cittadini, che premiarono la coalizione con un risultato al di là di ogni possibile previsione, ma non dai "vertici". La Chiesa diocesana "scaricò" senza appello e senza porsi alcun interrogativo il tentativo, attribuendo - addirittura esplicitamente in una bella intervista realizzata da Roberto Covaz - la scelta di un suo prete a "problemi personali"; i "saggi" del Centro sinistra - per iniziativa di chi si rendeva conto che l'esperimento stava sfuggendo di mano a chi l'avrebbe voluto controllare dalla cabina di regia - convocarono i tre candidati di area in uno strano incontro alla vigilia del primo turno dove di fatto invitarono a rientrare nelle antiche logiche degli accordi spartitori pre-elettorali; i "costruttori" della lista "Progetto Gorizia", che nell'intenzione avrebbe dovuto essere quella maggiormente rappresentativa del mondo cattolico, optarono dal giorno dopo per investire ogni forza nell'allora embrionale Partito Democratico e abbandonarono del tutto anche il loro candidato eletto in Consiglio Comunale; l'ala sinistra della coalizione fu stritolata dall'ancora non arrestato processo di progressiva disgregazione a livello nazionale e regionale. Ad affrontare le sfide cittadine in un quinquennio di enormi trasformazioni di importanza planetaria, alcune delle quali incentrate proprio nella nostra città (si pensi all'occasione mancata della "storica" caduta dei confine), si continuarono a trovare poche persone, i consiglieri comunali di Forum e Progetto Gorizia insieme a un numero variabile dai tre ai dieci promotori della prima ora: encomiabili nella fedeltà, vivaci nella dialettica, competenti nelle discussioni, ma davvero troppo pochi e poco organizzati per risuscitare un progetto che per funzionare non poteva e non può che avere alla base un ampio movimento di convergenza politica e culturale. Tutto ciò dunque non è accaduto e un "modello" che poteva essere proposto ad altri e più alti livelli è scomparso dall'orizzonte politico, grazie anche a coloro che non si stancano di ripetere che "è tempo di impegnarsi in politica", "è il momento della responsabilità" e così via: l'occasione è perduta, qualcuno - lo stesso Forum per Gorizia quando ha accettato di concorrere alle Primarie del centro sinistra - ha creduto che fosse il Partito Democratico goriziano il "luogo" della realizzazione dell'antico progetto. Con buona pace dell'ottimo candidato sindaco, i "numeri" hanno spazzato l'illusione, i tempi sono completamente cambiati e ciò che cinque anni fa era - almeno teoricamente - ancora possibile, oggi appare un'impresa disperata. Andrea Bellavite

domenica 12 agosto 2012

La fine delle Olimpiadi

Finiscono le Olimpiadi, un grande spettacolo di sport onorato da straordinari atleti. Cosa resterà di questa kermesse? Le imprese di Usain Bolt, l'uomo più veloce del mondo; i volti felici e quelli delusi (dei protagonisti e del pubblico) offerti anche ai telespettatori da sapienti regie, la tenacia di gente come Iosefa Idem o - oggi - il pilota di mountain bike Fontana capace di conquistare una medaglia di bronzo senza il sellino. Molte le note positive, tra le quali - checché ne dica il buon Grillo - si può annoverare anche la capacità dei "tifosi" di sostenere la propria squadra nazionale senza per questo mancare di rispetto nei confronti di quella altrui. Non così i telecronisti italiani, a parte i classici fra i quali merita una citazione l'equilibrato e competente Italo Cucci: la retorica del sostegno ai "nostri ragazzi" ha toccato punte nauseanti, come nel gufare la "speranza che l'avversario cada (o sbagli il proprio colpo)" o nella semifinale di taekwondo ieri, con la continua dizione di "malese" affibbiata al concorrente del Mali. A proposito, forse non tutti sanno che su 290 atleti italiani 194 fanno parte di organismi militari o di polizia: come dire che lo Stato non trova altro modo di sostenere lo sport a tutti i livelli, se non inquadrando i "capaci e meritevoli" nella gerarchia militare. Qualcosa vorrà pur dire?

Le "nomine" all'isig e nei "carrozzoni", tra conformismo e ribellione

Il caso del presidente dell'ISIG solleva un problema che tutti conosciamo: l'occupazione di ogni spazio di potere da parte della classe dirigente. E' interessante notare questo: dalla fine della guerra ad oggi, l'allora DC crea una intera società a sua immagine e somiglianza e per società intendo: gruppi sportivi, cori, compagnie filodrammatiche, circoli cinematografici, insomma un tessuto interamente finanziato dal partito che doveva difendere l'italianità della città e a cui il Ministero dell'Interno e l'Ufficio Zone di Confine non negavano nulla.Adesso sono passati quasi 70 anni e tutto è rimasto come prima. Il presidente dell'ISIG – al di là delle competenze personali – ha la fondamentale caratteristica di essere in quota UDC e questo fa la differenza rispetto ad altro candidato ugualmente titolato. Si dirà che questa pratica di spartizione del potere va avanti da sempre e che non è solo caratteristica del centro destra. Certo, ma forse è il caso di dire che così non si può più andare avanti e che la situazione è insopportabile, anche perchè i partiti non rappresentano più un selezionatore adeguato di classe dirigente. Questo andazzo di essere amici dei potenti costringe i giovani al conformismo o alla ribellione. Quando si dice che a Gorizia manca lavoro, non pensiamo solo alle fabbriche. Qui uno studente brillante e motivato o si aggrega al carrozzone o se ne va. E magari l'occupazione di tutti i posti disponibili di tutte le strutture esistenti da oltre mezzo secolo è il motivo del perpetuarsi del potere dei soliti notabili cittadini. adg

Memorie dal sottosuolo

Scomodo iniquamente il grande Dostoevskij per rubare il titolo del suo romanzo. Sto restaurando la mia nuova casa: ultimo piano dell'Ospedale di Santa Maria 1378, in piazza Cavour. La casa subì i bombardamenti durante la Presa di Gorizia durante la Grande Guerra. Ed ecco che demolendo un solaio e ripulendo le vecchie travi portanti affiorano a poco a poco splendide memorie di un tempo che non c'è più, ma del quale letteralmente trasudano le pietre della nostra città. E della ricostruzione del 1920 ecco alcune tracce, testimonianze semplici della vita di chi un secolo fa, come me adesso, ha scelto queste mura per la propria famiglia, donandone nuova vita: confezioni di lamette da barba, una lapis, il busto di un pennino. Il torsolo di un rocchetto di filo e una scatola di zolfanelli che la ditta "Italianissima" produceva per pubblicizzare la necessità di soccorrere i mutilati di guerra. Una boccetta intatta per medicine in vetro soffiato, l'incarto delle medicine della farmacia dott. Marchesini, il "Piccolo della Sera" del 10 aprile 1920 dove si annuncia che "L'Intesa lavora affinché Germania e Francia sgomberino presto le terre occupate". E poi lei. La più struggente tra le memorie. Il ritaglio di una foto col ritratto di una bambina.. Il suo viso si confonde nei bordi sbiaditi, quasi uscito anch'esso da una de "le Variazioni di Reinach" dell'autore Filippo Tuena. Giovanni Civran

venerdì 10 agosto 2012

E se l'alternativa non fosse questa?

Bersani o Berlusconi? Serracchiani o Tondo? Chi pensa che siano queste le alternative è fuori dalla storia. E' una storia alla quale hanno già dato pesanti lezioni sia l'astensionismo che il grillismo. In questo momento non c'è bisogno di "esperti", meno che meno dei sedicenti tali che hanno portato l'Italia sull'orlo del baratro. C'è bisogno di un soprassalto di dignità che consenta ai "soliti noti" purtroppo delegati alle decisioni di produrre un'adeguata riforma elettorale o almeno di scegliere nomi nuovi e credibili sullo scenario nazionale o regionale. Chi? Beh, sarebbe veramente triste affermare che non esistono nel nostro Paese personaggi significativi nei campi della cultura, dell'arte, dell'imprenditoria alternativa, della scienza... capaci di far meglio di coloro che ci hanno provato in precedenza. Insoma, se voglono fare un buon servizio, gli attuali detentori del potere legislativo, approvino una buona nuova legge e individuino i potenziali ricostruttori non solo dell'economia, ma soprattutto dell'autentica democrazia in Italia. E poi ritornino a vita privata! Proprio volete un nome per guidare un futuro governo nazionale e regionale? A livello nazionale don Ciotti, a livello regionale Claudio Magris. Beh, anche voi potete dire la vostra...

mercoledì 8 agosto 2012

Mensa dei Cappuccini in ferie: chi pensa ai poveri?

Va bene, i Cappuccini chiudono per due settimane la benemerita "mensa" e giustamente ci si chiede dove i loro abituali ospiti vadano a mangiare... Ma è un problema dei frati? E' così imprevedibile che i cuochi possano tirare il fiato nel bel mezzo del mese di agosto? Con tutto e grande rispetto per l'opera svolta, la possibilità di sopravvivere delle persone è affidata - e lo sarà sempre di più in futuro - solo al buon cuore delle istituzioni caritative e del privato sociale? In questa tormentata fase del capitalismo si sta assistendo a un sempre più rapido processo di "ottocentizzazione": sempre meno tutele sociali e diritti garantiti ai lavoratori, freno alla libertà di stampa, rinascita dei nazionalismi, neocolonialismo, sussidiarietà della Chiesa e del volontariato a fronte del progressivo disimpegno del "pubblico", cancellazione del welfare... Dove stiamo andando?

Serracchiani e Tondo: Azienda Sanitaria Isontina "sì" o "no"?

Cosa pensano Serracchiani e Tondo del futuro dell'Azienda Sanitaria Isontina? Cosa accadrà se - come tutto lascia intendere, dal momento che sembrano su posizioni opposte anche i referenti regionali dei partiti i cui rappresentanti locali si battono per la salvaguardia - alla fine "passerà" la cancellazione? Queste sono le domande chiave, ben più determinanti dell'ennesima proposta di "difesa" della quale si parla sui quotidiani odierni. La Conferenza dei sindaci della Provincia di Gorizia approva infatti un documento molto simile - secondo il capogruppo Pd in Consiglio Comunale - a quello proposto qualche settimana fa dal centro sinistra di Gorizia e non votato per schermaglie della maggioranza. Non è certo il primo scritto di questo genere, normalmente quando non si sa più che pesci pigliare si costituiscono commissioni e si sottoscrivono documenti... E se otterrà lo stesso prevedibile risultato dei precedenti? Romoli e Altran guideranno sit-in in piazza Unità, moti di protesta culminanti nell'astensione generale dal voto (peraltro in ogni caso probabile, ma per tutt'altri motivi...), catene umane da Gorizia a Trieste? Oppure saranno i primi firmatari di un nuovo ulteriore documento da inviare ai quotidiani, della serie "can che abbaia non morde"?

martedì 7 agosto 2012

Schwazer: l'altra faccia della medaglia

Alex Schwazer, medaglia d'oro a Pechino nei 50Km di marcia, è stato "beccato" dai controlli: il doping lo ha fermato e giustamente non parteciperà alla sua gara durante le Olimpiadi di Londra. Per chi segue i Giochi oltre a non essere buona, non è neanche una nuova notizia: da ieri sera i media non parlano d'altro, forse è difficile trovare nei fiumi di parole qualche goccia di pietas. E' difficile accettare le lezioni di morale dei responsabili di sport ormai gravemente feriti dal doping, come il calcio, il ciclismo e il nuoto... Nuovo è invece l'atteggiamento del protagonista: è la prima volta che un atleta è reo confesso: "sì, ho sbagliato, volevo essere il più forte, la mia carriera finisce qua..." Finora all'inizio il colpevole si diceva "allibito" e istruito dall'andreottismo nazionale negava qualsiasi evidenza, poi era sempre colpa degli altri: i controlli sbagliati, il medico che ha inserito di nascosto la polverina, la fiducia mal risposta nel compagno di squadra "cattivo", i mass media. Questa volta Schwazer - dati per scontati tutti gli "orrore!" per la violazione delle regole, per il cattivo esempio alle nuove generazioni (ma lo si vada a dire anche ad allenatori e genitori di squadre giovanili...), per l'immagine infangata del tricolore, per la salute rovinata e per altre corbellerie che tocca scrivere in questi casi - ha dato anche un'immagine di umiltà e di lealtà: saper riconoscere clamorosamente i propri errori senza scaricare i barili sugli altri è un segno di intelligenza, di rispetto nei confronti di se stessi e di chi si è offeso. Un'altra faccia della medaglia.

lunedì 6 agosto 2012

Un'estate da incubo

Compulsando freneticamente i siti autorevoli degli studiosi più lontani dagli Istituti Luce di regime abbiamo capito che: la crisi economica è nata nel 2008 a causa del fatto che ignobili manager USA hanno fatto comprare a poveri babbei case che non avrebbero potuto pagare. Il debito immobiliare è stato poi “cartolarizzato” cioè venduto a sua volta come elemento di speculazione. Le banche europee, contagiate a loro volta, si sono trovate ad un passo dal fallimento e gli stati le hanno rifinanziate, creando mostruosi debiti pubblici. Le politiche di austerità e la permanenza dei giochi di finanza fanno avvitare ancora di più i paesi in crisi. La BCE non può prestare denaro allo stato, ma solo alla banca che lo prende a tasso minimo e lo dà a tasso altro, mandando in malora le imprese e le famiglie. Il potere d'acquisto dei ceti medio bassi in Grecia e Spagna sarà di meno 30%. Un autorevole politico tedesco suggerisce alla Grecia di vendere le isole. Le tasse in Italia saliranno e la disoccupazione non calerà neppure per i prossimi due anni. Se chiederemo gli aiuti all'Europa la nostra politica sarà del tutto commnissariata.In questo contesto le forze di sinistra hanno smesso di parlare di “sviluppo” e si chiedono se con Casini è meglio andarci prima o dopo, se Di Pietro scodinzola dietro a Grillo o se Donadi scodinzola dietro il PD, se Berlusconi scenderà in campo o no. Niente sulle uscite dalla crisi alternative, mutismo sullo slogan che la crisi non la devono pagare solo i poveracci. Finirà questo Truman show, finiremo di aspettare Godot pensando che sia Beppe Grillo che tuona contro questo misero teatrino? Cominciamo a parlare dei problemi seri, del tracollo del sistema in cui siamo, dei rischi di conflitti, di come organizzarci in prima persona, se non siamo ormai fuori tempo massimo. adg

venerdì 3 agosto 2012

Cultura, i fanalini di coda?

Siamo i fanalini di coda per quanto riguarda l'industria culturale in città. Tranne “E' Storia” nessuna manifestazione è in grado di attirare produttivamente il turismo. Affermazione più che condivisibile, ma il problema, secondo me, è che manca totalmente un' idea di cultura per la città. Le proposte del Forum di “Gorizia città del Novecento”, che potesse valorizzare la storia della città/delle città nello scorso secolo, lanciandola come “piccola Berlino”, snodo importante ed attrezzato per il turismo scolastico e non solo, non è mai stata presa in considerazione. I valichi, che potevano costituire piccole sedi museali, in collaborazione con Nova Gorica, sono stati svenduti o sono inutilizzati e intanto le istituzioni slovene li rilanciano come piccole sale espositive. Poi c'è il problema dei giovani. Non si riesce a fare un concerto, nulla di nulla, perchè o la musica è alta, o qualcuno si fuma una canna. Chiediamo ad Osoppo quanto rimpiangono il festival che faceva Giunta e che richiamava migliaia di persone. Cominciamo a chiedere a chi ne sa di più come rendere più appetibile la città: ai fratelli Ossola, ma anche a chi organizza il premio Amidei, a chi dirige il Kulturni Dom, per fare dei nomi. Il sindaco attuale e il precedente assessore avevano proposto gli Stati Generali della cultura. Brutto nome che ricorda - forse non a caso - i tempi della lotta contro l'assolutismo. Qualcuno li ha mai visti? Adg