lunedì 30 aprile 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (11)

Ed ecco, finalmente, l'ultima puntata del lungo viaggio con l'architetto Paolo Sergas tra le sfide e le prospettive dell'urbanistica a Gorizia, nel tempo della crisi. I precedenti interventi, che presto auspichiamo riunire in un piccolo testo unitario, si trovano su questo blog in corrispondenza delle seguenti date (sempre nel 2012): 19.2, 22.2, 25.2, 29.2, 2.3, 7.3, 12.3, 16.3, 13.4 e 26.4 Le città del novecento, la città del duemila Per il cambiamento non ritengo sia sufficiente correggere e migliorare. Sono convinto che per Gorizia sia necessaria una svolta radicale, che si debba prima avviare una pianificazione e poi arrivare ad un assetto della città nettamente diverso e alternativo rispetto a quello esistente. Nella nona puntata di queste note ho elencato una serie di presupposti “tecnici” che possono essere concretamente e immediatamente applicati. Guardando al futuro di Gorizia la strada da intraprendere credo possa passare per una riscoperta del territorio, della sua storia e cultura, delle economie e della società locali. Credo dovremmo ideare una diversa collocazione della nostra città e di noi cittadini nel territorio, per poterne riorganizzare le relazioni e trarre il meglio dalle risorse in ambito locale. Il nostro ambito locale è il territorio che Gorizia ha sempre avuto e che si riconosce in Gorizia e Nova Gorica, straordinarie città del novecento, uniche e importanti, nella valle del Vipacco e nella provincia di Gorizia. Un territorio che, pur se diviso da un confine amministrativo, va guardato come un sistema, un insieme di parti tra loro integrate. Perché l'assenza o il malfunzionamento di una parte, influisce sull'altra e non si amministra una parte se non si comprende il tutto. In questo senso e per queste ragioni una futura collaborazione con Nova Gorica e San Pietro si potrà realizzare solo con un'effettiva integrazione delle politiche urbanistiche. Un passo concreto per iniziare potrebbe essere quello di puntare sugli spazi pubblici e farli diventare veramente luoghi nei quali abitare, socializzare, commerciare, incontrarsi, svolgere e utilizzare servizi comuni, manifestare e festeggiare assieme. Oggi Gorizia è vista come un aggregato di case collegate da strade percorse da automobili. In ogni opera pubblica che si progetta si risolvono dapprima i problemi delle automobili. Proviamo a rovesciare questo modo di guardare la città: organizziamola partendo dagli spazi pubblici e non con concessioni ai privati, dai percorsi pedonali e da quelli ciclabili e non dalla circolazione delle automobili, dagli spazi vuoti e abbandonati anziché da quelli costruiti, dal verde e non dal cemento e dall'asfalto. Proprio attorno a questi spazi pubblici si potrebbe cominciare ad immaginare Gorizia e Nova Gorica come un unico polo urbano recuperando le caratteristiche delle due città, creando un sistema costituito dall’insieme delle aree qualificanti e più belle in termini ambientali, storici, sociali e collegandole fra loro in modo da creare un unica città. Com'è possibile che nemmeno ora che la Slovenia è in Europa non si sia realizzato (ma nemmeno pianificato) un nuovo spazio comune? Immaginiamo ad esempio un'area verde continua che colleghi l'Isonzo attraverso le due città fino al bosco Panovec; o una serie di percorsi pedonali e ciclabili da praticare senza l'assillo continuo delle automobili dalla stazione Centrale alla Transalpina; o un altro che colleghi gli edifici delle due amministrazioni comunali attraverso i palazzi più belli delle due città; o un luogo ampio, collettivo che le due comunità possono liberamente adoperare per manifestazioni, spettacoli o concerti. E perché non realizzare lungo tutti questi spazi i mercati settimanali o i grandi eventi o le manifestazioni culturali e gastronomiche senza dover esser costretti ogni volta a interdire il traffico e a chiudere le strade (...immaginiamo gusti di frontiera tutto l'anno!!!). E poi ancora, promuoviamo un processo di riavvicinamento fisico tra chi produce e chi consuma in ambito locale: meglio una pljeskavica in osmiza che un hamburger da McDonald! Favoriamo i servizi utili al raccordo delle due comunità, i rapporti sociali e culturali, e processi di elaborazione, pubblici e condivisi, e apriamo sedi dove svilupparli: una rivoluzione culturale prima ancora che amministrativa dove i beni pubblici, beni comuni del territorio, vengano restituiti al controllo e alla gestione sociale dei cittadini. Crescita e sviluppo e governo del fare, così sì. A me pare che questa idea di città sia concretamente innovativa. Un programma non certo facile e qui volutamente solo abbozzato (un programma, ovviamente, va affidato ad una elaborazione che parta dalla partecipazione democratica e si sviluppi sia nelle sedi di democrazia partecipata che in quelle amministrative) ma un programma che porta ad un assetto della città radicalmente diverso, da costruire gradualmente e pazientemente, verso il quale orientare ciascuno dei lavori che si compiono e dei progetti che si promuovono. Io credo che Gorizia abbia bisogno di un cambiamento e le riflessioni sviluppate in queste undici puntate possono essere una direzione verso cui andare per trasformare Gorizia e Nova Gorica, due eccezionali città del novecento, in un'unica irripetibile città del 2000. Paolo Sergas (FINE)

sabato 28 aprile 2012

Il gruppo "Alma Mediterranea" e Vendola in una calda giornata goriziana

Grande e calda giornata a Gorizia, in occasione del compleanno della città, 1011 anni dalla prima menzione nel famoso documento ottoniano sulla "Villa quae Sclavorum lingua vocatur Goriza": un breve testo che da oltre un millennio traccia un vero e proprio programma collettivo. La coalizione di Centro Sinistra a sostegno di Giuseppe Cingolani sindaco, ha regalato ai cittadini momenti ad alto livello politico: alle 11 l'intenso e avvincente comizio di Nichi Vendola organizzato da Sel in piazza sant'Antonio; il Forum per Gorizia ha proposto poi dalle ore 15 in piazza sant'Antonio uno spettacolo straordinario, l'esibizione dell'assai promettente gruppo musicale sardo Alma Mediterranea (nella foto). Si è trattato di un'occasione per ascoltare ritmi e gustare sonorità di altre storie e culture, in particolare di quelle che caratterizzano la seconda (per grandezza) isola del Mediterraneo. Ma soprattutto è stato motivo di incontro con un gruppo di giovani straordinari e coinvolgenti che si sono esibiti davanti a una piazza quasi vuota con l'entusiasmo di chi si trova di fronte a un intero stadio. Tutto ciò si innesta nel progetto del Forum per un territorio che dopo aver assistito a tanta sofferenza nel Novecento, può ora diventare luogo di elaborazione di una cultura di pace, dialogo, relazione e amicizia tra i popoli. Peccato che qualche disguido organizzativo non abbia consentito a più persone di partecipare a questi eventi, veramente straordinari per Gorizia.

venerdì 27 aprile 2012

Puigcerda, ovvero cosa è un GECT

Puigcerda. E' il nome di un paese che forse per la maggior parte dei nostri venticinque lettori risulterà nuovo. Eppure, come avrebbe detto don Milani, "I care". E' interessante perché nel 2010 ha visto la nascita del primo ospedale europeo transfrontaliero, una struttura d'avanguardia realizzata in pochi anni grazie a... un GECT che ha coinvolto la Francia e la regione spagnola della Catalogna. E a noi cosa ne viene? Ne viene che a Puigcerda il GECT ha funzionato molto bene perché prima è stato proposto un progetto transfrontaliero e poi si è trovato lo strumento per attuarlo con i fondi europei a ciò dedicati. E non viceversa, come usa dalle nostre parti: prima realizziamo lo strumento GECT, poi vediamo un po' cosa farne. Proprio come accaduto chez nous, dove nello stesso numero di anni impiegati a Puigcerda per costruire un intero ospedale si è riusciti a malapena a mettere in piedi un Consiglio di Amministrazione. Un altro miracolo romoliano!

giovedì 26 aprile 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (10)

Paolo Sergas ci accompagna nella penultima tappa attraverso l'urbanistica goriziana: un contributo di alto livello, un'avvincente analisi politica: Uno scenario da fantascienza? Proviamo ad anticipare lo scenario in cui Gorizia potrebbe venirsi a trovare fra qualche anno, se non cambia oggi la sua politica urbanistica. E' certo (non lo dico io ma il governo dei tecnici e gli organismi internazionali) che a livello generale le condizioni economiche e sociali peggioreranno: nuovi disoccupati, ulteriore impoverimento dei ceti medi, smantellamento del welfare, riduzione dei diritti, e della democrazia. E la pressione fiscale dei Comuni sui cittadini aumenterà: a Gorizia bisognerà pur pagare il completamento e il mantenimento degli ascensori; i costi delle nuove espansioni edilizie e la manutenzione di una città sempre più vecchia e sempre più vuota; le spese per i quattro piani di cemento del nuovo centro commerciale di via Boccaccio, per quello di via Terza Armata (se realizzati sfonderemo tutti i record in materia di cemento buttato) e le sovvenzioni per i piccoli negozi che chiuderanno di conseguenza; le spese per mantenere il nuovo parcheggio di via Manzoni e i parcheggi blu in Corso e poi quelli davanti al bar, all'edicola, alla scuola, al mercato, alla chiesa e al posto di lavoro. Tutto a pagamento perché questa politica urbanistica, con il mercato dell'auto in crisi e la benzina che aumenta, ha adottato per noi questo stile di vita e ha pianificato così la città. Pare non ci sia verso di cambiare e oggi la ricetta ci viene riproposta pari pari. Il sistema non funziona più ma deve essere comunque mantenuto in piedi e con questa politica, che va avanti da anni e che ci viene spacciata come ineluttabile, bisogna continuare a fare le riforme per privatizzare e liberalizzare ancora. Da qui a qualche anno questa politica mostrerà tutta la sua totale inefficacia e gli effetti anche su Gorizia e sulla qualità della nostra vita saranno evidenti: gli ascensori al castello fermi, la città ancora più vuota e gli edifici ancora più scassati, i piccoli negozi chiusi e le vie ancora più deserte, il sindaco favoleggiando dei suoi “cinque anni di fatti concreti” si preoccuperà prima delle elezioni di asfaltare un paio delle troppe strade sempre più piene di buche, le poche auto sempre più grosse e potenti (i ricchi saranno più ricchi e tutti gli altri staranno peggio di oggi) usciranno dai cancelli dei garages interrati delle loro case per infilare un po' di rotonde e correre a rinchiudersi in parcheggi sotterranei a pagamento controllati da telecamere... Fantascienza? Smettiamo di sognare e di credere che “Gorizia si fa bella” e guardiamo la realtà: i segni del declino della città ci sono, basta volerli vedere. Allora oggi dobbiamo ragionare su ciò che è possibile fare e su quali siano i punti di partenza per uscire positivamente dalla crisi, perché si può pianificare Gorizia proponendo il “fare” come vero sviluppo per la comunità che la abita e non solo come aumento del PIL e del conto in banca di chi è già ricco; si può dire no a chi propone trasformazioni che prevedono costi per la collettività e non benefici per tutti; si può concepire il lavoro non come una merce (100 o 1000 nuovi posti di lavoro precari e malpagati nei centri commerciali) ma come uno strumento per comprendere il mondo e stabilire rapporti; si può immaginare una città governata da una politica fatta di regole, strumenti urbanistici e di partecipazione alle scelte di trasformazione del territorio; si può chiedere al sindaco che faccia scegliere a noi cittadini che lo abbiamo votato e che non decida lui, la Regione o agli avvocati - come successo per gli ascensori al castello - se un'opera pubblica debba esser fatta o no, se vada completata o recuperata la collina del castello. Perché crisi non significa necessariamente sconfitta, ma semplicemente rottura d’una situazione apparentemente stabile dalla quale si può uscire verso una situazione peggiore o una migliore. E allora perché non cogliere questa crisi come un occasione di cambiamento? Finalmente. Paolo Sergas (fine decima e penultima parte)

mercoledì 25 aprile 2012

martedì 24 aprile 2012

Bernardo De Santis sulla sanità isontina

IL PROCONSOLE DI TRIESTE Tondo dixit: l’ASS2 Isontina sparirà a breve. Per Romoli missione compiuta. Così possiamo sintetizzare le ultime ore. Da una parte il governatore regionale che sta cercando in tutta fretta di garantire potere a sé ed ai suoi qualunque sia l’esito delle prossime elezioni regionali. Di qui la smania delle unificazioni e degli accentramenti: aziende sanitarie, ATER, ERDISU… Dall’altra il proconsole di Trieste che per cinque anni ha indossato la fascia di sindaco di Gorizia mancando al suo dovere istituzionale di primo garante della salute dei suoi concittadini, snobbando nei fatti la conferenza dei sindaci, delegando al welfare un assessore (Romano) compiaciuto di sedere a tavoli regionali ai quali o è stato assente nei momenti decisivi o ha votato contro gli interessi di Gorizia e della sua provincia. Cinque anni di melina, di perdite di tempo, di cortine fumogene. Cinque anni a continuare a guardare dall’altra parte. Ma cosa significano per il comune cittadino le tante parole a vuoto di Romoli, le commissioni “urgenti” snobbate dalla regione (chiediamo di decidere noi i tagli…), i soldi buttati in buoni pannolini? Provo a fare qualche esempio, dolorosamente consapevole che la realtà sarà molto peggio di ogni mio tentativo di descriverla. Da noi si è continuato a tagliare mentre in realtà anche più piccole (vedi Palmanova) si è continuato a costruire, migliorare, ingrandire. Per dimostrare maggiore impegno sul territorio la ASS2 isontina sposta la pneumologia dall’ambito ospedaliero a quello territoriale. Un gioco “contabile” che però significa che per fare una broncoscopia ormai bisogna pensare di andare a Trieste. Ma le malattie dell’apparato respiratorio non sono – purtroppo – tipiche dell’età avanzata? E la popolazione di Gorizia non è sempre più anziana? E questo Romoli lo sapeva, tormentato per anni da Forum e Progetto Gorizia. A Gorizia ormai si rischia di essere operati due volte. I laboratori di analisi si stanno spostando a Trieste (naturalmente!) Se ti operano e non sanno bene cosa trovano, i chirurghi goriziani devono aspettare il risultato delle analisi “triestine” e poi, se sei sfortunato, decidere di operarti di nuovo. E questo Romoli lo sapeva, tormentato per anni da Forum e Progetto Gorizia. A Gorizia ti danno l’illusione di avere a disposizione strutture all’avanguardia, come la sala post operatoria (gli altri ce l’hanno da tanto tempo…). Ma se devi sottoporti ad un esame di routine, come ad esempio una colonscopia, appena hanno terminato non sanno dove metterti. Perché il San Giovanni di Dio è PICCOLO! E’ così piccolo che non ci sono nemmeno gli spazi per permettere ai medici di compilare le cartelle cliniche o appendere una giacca. E questo Romoli lo sapeva, tormentato per anni da Forum e Progetto Gorizia. Ormai non si nascerà più a Gorizia perché nulla è stato fatto per migliorare la “filiera” salute della donna – gravidanza – parto – cura del bambino. Mentre si buttavano al vento i soldi per i pannolini nulla è stato fatto per dare un servizio superiore e rassicurante. E questo Romoli lo sapeva, tormentato per anni da Forum e Progetto Gorizia. Ora il proconsole di Trieste è preoccupato perché una università slovena potrebbe prendere in affitto alcuni locali all’ex Civile. Dovrebbe preoccuparsi di ciò che l’italianissima Trieste ci sta portando via, dopo averci tolto già tanto. Ma, forse, i silenzi di Romoli sono segno di imbarazzata vergogna; vergogna per aver detto ai goriziani che il San Giovanni era la struttura più avanzata della regione; vergogna per aver tante volte usato il termine difesa della sanità isontina. Vergogna perché tutto questo significherà problemi familiari, spostamenti e soprattutto dolore che si poteva risparmiare. Bernardo De Santis

Fine dell'ASS2 Isontina?

Comunicato shocking del candidato sindaco Giuseppe Cingolani: UFFICIALE!!! Pochi minuti fa, il Governatore Tondo, durante l'inaugurazione, a Gorizia, del nuovo reparto protetto di Villa S. Giusto ha dichiarato: "la ASL Isontina sparirà e verrà assorbita nell'area vasta di Trieste". Malgrado l'Ex Sindaco abbia sempre paventato il contrario, i nodi stanno venendo al pettine. Il fatto che non abbia mai convocato una conferenza dei sindaci, malgrado la proposta del Governatore circoli da mesi, è indicativo. Più volte abbiamo sollevato il problema ma siamo rimasti inascoltati. Dico soltanto che appena diventerò Sindaco, il mio primo impegno, sarà quello di indire la conferenza, in difesa dell' ASL Isontina. Sulla salute non arretreremo di un millimetro.

Sabato 28, ore 15 in piazza sant'Antonio

DA NON PERDERE!

lunedì 23 aprile 2012

Una serata tra diritti civili e performance "grillina"

Se tutti i dibattiti in campagna elettorale raggiungessero il livello di quello organizzato ieri sera dall'Arcigay regionale al Kulturni Dom la politica riacquisterebbe la P maiuscola. Dopo una breve introduzione filmica e un'approfondita relazione di Davide Zotti sulle discriminazioni quotidiane, in particolare di ordine sessuale, i candidati sindaco hanno espresso il loro punto di vista: Manuela Botteghi si è dichiarata assolutamente favorevole al riconoscimento legale del matrimonio omosessuale e ha offerto la propria disponibilità a inserire le tematiche relative ai diritti civili nel programma locale del movimento 5 stelle; Fabrizio Manganelli ha richiamato l'esperienza di imprenditore presentando la propria impresa come un modello di integrazione e inclusione; Giuseppe Cingolani ha accentuato maggiormente la necessità di un rapporto più stretto tra contesto culturale e sua espressione politica, notando come l'omofobia possa essere sconfitta soltanto da una nuova modalità di relazionarsi delle varie componenti della società civile, compresa la Chiesa cattolica. Il dibattito successivo ha coinvolto praticamente tutti i presenti in sala - di vario orientamento politico - che hanno potuto così trascorrere un paio d'ore ad alta intensità amministrativa e culturale. Chi ha perso? Gli assenti, cioè il sindaco/candidato sindaco Romoli che non solo non si è presentato ma neppure ha sentito la necessità di inviare un cenno di diniego e il pubblico goriziano (compreso l'esercito dei candidati consiglieri comunali) che ha disertato il dibattito. Pubblico che non è mancato invece nella serata con Beppe Grillo in piazza sant'Antonio: uomo di spettacolo, ha saputo incantare le circa 1500 persone che l'hanno ascoltato sotto la pioggia. Ha presentato la candidata sindaco e la "squadra" del movimento 5 Stelle, ha tracciato un quadro apparentemente divertente ma molto rigoroso della situazione attuale dell'Italia. Chi si aspettava qualche riferimento locale è rimasto deluso, le tematiche hanno ruotato intorno a centri ormai abbastanza conosciuti: il rigor Montis, la ministra Frignero, le malefatte di ABC, l'acqua pubblica, la partecipazione democratica e così via. Ancora un conferma della profondità di un disagio provocato dall'inettitudine e dagli interessi particolaristici di una classe politica che veramente ha fatto il suo tempo e farebbe bene a preparare le valigie; ma anche una prova della difficoltà di vedere "oltre" attraverso un'analisi dei movimenti sistemici del capitalismo mondiale e una concreta prospettiva di "uscita" da una situazione che si fa ogni giorno più drammatica.

Romoli al capolinea politico?

Quello che in campagna elettorale non ci si attendeva era un sindaco uscente molto distratto: ieri dichiara candidamente di aver creduto un "semplice ordine del giorno" quello che invece è un articolo di una Legge Regionale (che gli avrebbe consentito di utilizzare i famosi fondi del Millenario di Gorizia per opere utili e non per la devastazione della collina del Castello); durante il dibattito a san Rocco appare assai svogliato, di solito spiritoso spara invece battutine del tutto fuori luogo, si preannuncia antipaticamente "vincitore al primo turno"; oggi cade dalle nuvole ascoltando le affermazioni del Direttore dell'Azienda Sanitaria relative ai progetti dell'Università di Nova Gorica rispetto all'ex ospedale di Via Vittorio Veneto (uno dei temi più delicati che il nuovo sindaco - chiunque egli sia - dovrà affrontare), nonostante l'attestata presenza agli incontri preliminari del suo assessore Pettarin. Se si aggiunge la caduta di stile nell'ultimo Consiglio Comunale, quando ha definito se stesso e i suoi come "coloro che hanno ridato dignità alla città di Gorizia", ne emerge un quadro sconcertante: un Romoli molto nervoso, quasi insofferente, poco preparato... Insomma, molto diverso dall'esperto e astuto navigatore degli agitati mari della politica che aveva tenuto con apparente sicurezza tra le mani la barra del timone cittadino. In effetti, a sentirlo adesso, verrebbe da domandarsi "ma chi lo ha convinto (o costretto) a candidarsi di nuovo?"

domenica 22 aprile 2012

Fantasostenitori...

Cingolani - Romoli 3-0: l'uomo del fare alle corde sugli ascensori al castello

1-0 Il sindaco del "fare", in altri tempi anche assessore regionale, non sa distinguere un "ordine del giorno" da una Legge Regionale. Certo, a chiunque può difettare la memoria, ma non sull'argomento in questione dal momento che quello che lui sostiene "aver creduto un semplice ordine del giorno" costituisce l'argomento principe della sua caparbietà nel voler portare avanti la devastazione del Castello: secondo lui "non era possibile modificare il progetto senza restituire tutti i soldi (anche della ristrutturazione di piazza Vittoria)", cioè il contrario di ciò che afferma l'articolo 5 della Legge 1/2005 ("Finanziaria"). 2-0 Colto impreparato su uno dei suoi più importanti cavalli di battaglia il Romoli - stando ai virgolettati sulla stampa odierna - reagisce da par suo: "se avesse ragione Cingolani (notare il condizionale) sarebbe ancora più grave, perché Brancati avrebbe potuto cambiare il progetto fra il 2005 e il 2007 e non l'ha fatto". Dal momento che anche lui avrebbe avuto (e ha ancora!) la possibilità di non far iniziare (senza penalità) o successivamente di fermare i lavori (con penalità) nei ben cinque anni successivi, preferisce non assumersi la responsabilità e attribuirla al "cattivissimo" suo predecessore: talmente cattivo che da lui Romoli ha ereditato quasi tutti i progetti per il rinnovo del Centro Cittadino, l'assessore ai lavori pubblici di Brancati è stato il Direttore dei lavori di Romoli nelle principali ristrutturazioni di strade e marciapiedi, il direttore artistico del Teatro Verdi è proprio lo stesso che c'era ai tempi di Brancati/Cressati, le manifestazioni già esistenti e quelle "inventate" dai "brancatiani" sono sostanzialmente uguali a quelle "romoliane" con successi alterni dovuti certamente più alle bizze di Giove pluvio che alle ottime capacità organizzative degli identici uffici tecnici. 3-0 E infine la boutade sui costi di gestione che Romoli stima sui 60-80 mila euro all'anno sulla base di una non meglio precisata "stima predisposta da tempo". Si tratta di un foglietto esibito in Consiglio Comunale dopo anni di richieste da parte dei consiglieri del Forum per Gorizia e definito "elaborato ai tempi della Giunta Brancati": un preventivo senza alcuna ufficialità risalente al 2004 (oltre otto anni fa!!!) e senza alcun riferimento a eventuali - e inevitabili - spese di personale retribuito. Come dire che dal 2004 a oggi non esiste alcuna seria previsione di spesa gestionale come nessuna proiezione costi/benefici. Come ha sempre sostenuto il Forum per Gorizia, insieme alle centinaia di cittadini che hanno sottoscritto la petizione antiascensori, a quelli che hanno voluto il referendum poi "cassato" da due su tre "saggi" del Comune, alle migliaia ai quali è stato impedito di esprimere ufficialmente il proprio parere.

sabato 21 aprile 2012

I martiri della Libertà

Importante momento per Gorizia quello vissuto questa mattina davanti alla Stazione. Compiendo un doveroso gesto di riappropriazione della memoria è stata scoperta una lapide dedicata a coloro che hanno combattuto e sono morti in una delle prime battaglie partigiane per la liberazione dal nazi-fascismo: così i goriziani hanno finalmente scoperto chi sono i "martiri per la libertà d'Italia" ai quali è dedicata la piazza. Molto interessanti gli interventi, soprattutto quello dell'oratrice ufficiale dell'ANPI Marisa Ombra: oltre che alla corretta lettura del passato ha invitato a impegnarsi nel presente quando - ha detto - "non c'è il rischio, ma siamo già precipitati, quasi senza accorgercene, in una situazione di crisi della democrazia, dove dominano la corruzione, l'ingiustizia e la mancanza di libertà". Molte sono le persone che hanno sfidato il tempo inclemente, tra esse diversi sindaci e il presidente della Provincia di Gorizia. Assente, come ampiamente preannunciato, il sindaco Romoli, in rappresentanza del Comune c'era l'assessore Stefano Ceretta che non ha preso la parola, in quanto - così ha risposto a chi lo interrogava - "essendo candidato alle elezioni non posso approfittare della veste istituzionale". Sensibilità squisita e sorprendente, dato che in questi ultimi giorni il sindaco Romoli presenzia, parla abbondantemente e si fa perfino il segno della croce in tutte le occasioni, come diceva san Paolo, "opportune e non opportune"!

Cingolani sugli ascensori al Castello

Interessante comunicato dell'Ufficio Stampa del candidato sindaco Cingolani relativo agli ascensori al Castello: “A Gorizia è in costruzione una inutile cattedrale nel deserto che ha già devastato col cemento il più bel panorama cittadino: l'impianto dei tre ascensori al castello. Purtroppo l'attuale Giunta, che ha affidato l'appalto dei lavori nel giugno 2010, non ha mai fornito alcuna previsione di spesa gestionale. Perciò sarà compito della nuova amministrazione effettuare uno studio sul rapporto tra gli enormi costi e gli eventuali benefici, informando e consultando i cittadini”. Lo afferma il candidato sindaco Giuseppe Cingolani che sottolinea anche come “il sindaco uscente sembra essere consapevole della contrarietà della maggior parte dei cittadini allo sperpero di denaro pubblico che si sta consumando: due milioni e mezzo di euro solo per le pure spese di costruzione, senza contare gli oneri che deriveranno dall'evidente rallentamento e ritardo dei lavori. Per i lavori realizzati finora è stato speso un milione 200mila euro. Egli stesso infatti non cita mai gli ascensori tra i risultati della sua amministrazione, e tende anzi a coprire l'opera con una cortina di silenzio, oppure ne attribuisce le responsabilità ad altri. Chissà perché poi sempre a Brancati e mai agli iniziatori ed ideatori dell'impresa, cioè l'ex sindaco Valenti e l'allora ed attuale assessore Devetag”. Cingolani spiega che “dopo aver promesso per anni ed invano che "entro quindici giorni" avrebbe convocato una pubblica assemblea, ha anche dato "buca" in occasione delle due ottime assemblee convocate dal Forum nell'aula del Consiglio Comunale, dopo aver assicurato la presenza. Inoltre ha continuato ossessivamente a dichiarare, anche nel dibattito televisivo di giovedì, che il progetto non poteva essere in alcun modo modificato. Ha smentito l’articolo 5 della Finanziaria regionale 2005, cercando goffamente di definirlo "un semplice ordine del giorno". In quell'articolo, che è invece Legge della Regione, si affermava che i fondi del Millennio di Gorizia potevano essere utilizzati anche per riqualificare vie e piazze del centro storico, e che quindi "l'amministrazione regionale è autorizzata a ridefinire i limiti di impegno decennale già assegnati al Comune di Gorizia, a seguito di richiesta di aggiornamento del programma straordinario per il millenario della città." Secondo il candidato del centrosinistra, la devastazione del colle del castello “è quindi responsabilità del sindaco uscente, che ha così assecondato il desiderio del suo assessore Devetag, che ha sempre definito la risalita meccanica "il volano per il rilancio turistico e culturale della città". Rilancio di cui si dovrà occupare il prossimo sindaco in modo ben più efficace, ad esempio – conclude- con la costruzione di pacchetti turistici transfrontalieri che uniscano offerta turistica, culturale e commerciale, o dando finalmente vita al museo diffuso del Novecento”.

giovedì 19 aprile 2012

Per una lettura storico scientifica del passato di una città

Come al solito Devetag non comprende quello di cui si sta parlando. La sottoscritta non ha nessuna nostalgia dei muri del 900 e la mostra al castello lo dimostra con assoluta chiarezza. si è trattato di far vedere invece un diverso modo di intendere il museo, in grado di interessare i giovani, e la complessità delle memorie del 900 goriziano. Qui l'assessore è uno dei peggiori sordi ed è lui invece che usa i toni della guerra fredda. la storia di Gorizia ha bisogno di essere compresa da un punto di vista diverso, che comprenda tutti i soggetti in campo, con sguardo scientifico e non con le viscere sempre in mano. Dal 900 ad oggi vi sono state due guerre mondiali, un ventennio devastante per gli sloveni, una lotta di liberazione, le foibe e l'esodo ed un difficile dopoguerra che chiedono ancora di essere raccontati, su cui bisogna riflettere comprendendo che il razzismo e la discriminazione sono alla base delle lacerazioni che sono durate 70 anni. Abbiamo bisogno di una classe dirigente in grado di portare la città ad una riflessione sul suo passato per andare avanti, una classe dirigente in grado di riconoscere i meriti e le colpe del suo passato, senza nascondere nulla. Trieste, che pure ha avuto un passato simile, è riuscita grazie alla presenza di comunità intellettuali più vaste, a portare il dibattito cittadino a livelli di analisi approfonditi e ad orientare una coscienza civica più consapevole. E' a Gorizia che si protesta per una lapide, che peraltro già c'era anche se incomprensibile, come molti monumenti goriziani, in cui si ricorda un avvenimento, la battaglia partigiana, che è presente in tutti i libri di storia più attenti. Ricordo che l'allora PCI diede l'avvallo alla costruzione del lapidario che ricordava la deportazione nei 40 giorni. Non si capisce perchè il comune abbia un atteggiamento schizofrenico davanti alla targa. Da un lato dà il patrocinio, dall'altro protesta e parla di agguati. Già questo dimostra che non c'è, dopo quasi un secolo, la maturità per affrontare la storia della nostra città se non brandendo roghi, insulti e delegittimazioni di chi ha una storia e un passato diversi.
adg

Dibattito tra i candidati a San Rocco: qualche impressione

Che dire del primo dibattito tra candidati sindaco ieri sera a San Rocco?
Beh, non si può certo usare l'aggettivo "memorabile", complici forse una certa tensione da primo giorno di scuola e una serie di domande a fin troppo ampio raggio. Comunque sia il pubblico - con un'età media non inferiore ai 60 anni - era quello degli "addetti ai lavori" e difficilmente sarà uscito dalla sala con un'intenzione diversa rispetto a quella con la quale era entrato (salvo forse qualche potenziale elettore dell'emozionato Manganelli, tradito anche da una scarsa dimestichezza con il microfono). Ogni partecipante avrà pensato che il "proprio" candidato sia stato il migliore, ma di fatto la sensazione è che nessuno abbia piazzato l'argomento decisivo.
Per il resto, niente di più di quello che i candidati hanno espresso finora sui giornali, sui volantini e sui manifesti: l'affaticata esperienza e il pragmatismo di Romoli, l'appassionata baldanza e l'idealismo di Cingolani, la delicata polemica e l'entusiasmo della Botteghi, la divertente ingenuità e la praticità di Manganelli. Sembra di assistere all'inizio di una partita nella quale gli avversari si studiano l'un l'altro senza "attaccare" per non scoprirsi. Anche se la partita sta quasi per finire e forse gli elettori - soprattutto gli indecisi - si aspettano qualche idea in più rispetto a quelle finora emerse, almeno a livello di pubblici confronti.
Il centro destra tenta di addomesticare la campagna confidando probabilmente sul prevedibile alto astensionismo: e "madonnine infilzate" come Del Sordi e lo stesso Romoli si lamentano per "le continue offese personali" ricevute dal sindaco uscente. Ritenendo evidentemente che qualsiasi critica all'operato di chi amministra sia nient'altro che un attacco alla persona; è difficile immaginare che uno degli "antibrancatiani" per eccellenza e uno che sta sulla cresta dell'onda politica da mezzo secolo siano diventati all'improvviso così sensibili alle (finora peraltro fin troppo dolci) perplessità dell'altra fazione...

mercoledì 18 aprile 2012

Si stava meglio ai tempi di Jader Jacobelli!

Un tempo le campagne elettorali erano un'occasione per far conoscere ai cittadini le linee ideologiche e i programmi attuativi dei diversi partiti e gruppi politici: le mitiche tribune politiche di Jader Jacobelli potevano anche suscitare qualche sbadiglio, ma il bravo giornalista sapeva porre gli interrogativi giusti e consentire agli ascoltatori di avere qualche idea in più in vista del voto.
Un tempo... Sì, perché adesso le cose vanno molto diversamente e al confronto sulle idee si sostituiscono la battuta a effetto, la retorica rituale da "paese delle meraviglie", soprattutto l'insulto e la denigrazione di chi la pensa diversamente. Due esempi degli ultimi giorni: il tentativo (fallito) di Romoli di trasformare il suo ultimo discorso da sindaco di tutti in comizio pre-elettorale di parte con tanto di insulto a Gorizia ritenuta città senza dignità prima del suo avvento; la scomposta reazione di Cosma, Devetag e dello stesso Romoli alla proposta di ricordare ufficialmente con una targa la battaglia di Gorizia. Non una meditata riflessione, non un approfondimento svolto con un minimo di metodo scientifico, non un confronto sulla base di adeguata documentazione... Solo l'insulto sistematico di fronte alle argomentazioni di chi ne sa di più, il comunicato stampa influenzato solo dal pregiudizio, addirittura (oggi) l'accusa di "nostalgia del muro e delle tragedie del Novecento al punto da volerne la ricostruzione virtuale" (così l'assessore al "parco culturale") rivolta a chi ha dedicato anni della propria vita allo studio critico sistematico della storia di questo territorio.
Che pena! Meno male che la città continua ad andare avanti nonostante i suoi amministratori e che i suoi cittadini continuano ad essere consapevolmente degni di essere goriziani: checché ne dicano i loro coordinatori di condominio.

lunedì 16 aprile 2012

Sindaco Romoli, Gorizia era città "degna" anche prima di cinque anni fa!

Gorizia, oltre mille anni di storia documentata; una tradizione di accoglienza fra diverse lingue e culture; la difficile rinascita dopo le sofferenze della prima metà del Novecento; la nascita di una nuova Nazione sotto gli occhi e la fine delle barriere di confine; il quotidiano costruire giorno dopo giorno una convivenza delicata; impeti di incontro, di perdono, di ricerca di nuovi sentieri. La dignità di un popolo, di una città multiculturale e multi linguistica, dalla ricchezza storica, dalle mille associazioni e realtà sociali...
Per questo ritengo sia stato fuori luogo che il sindaco Romoli abbia rivendicato in modo a mio parere presuntuoso e offensivo "noi (cioè lui stesso e la sua giunta) abbiamo ridato la dignità a questa città che l'aveva perduta". E non lo ha fatto nella veste del candidato in un comizio pre-elettorale di dubbio gusto, bensì in occasione dell'ultimo discorso istituzionale del sindaco ai consiglieri comunali e alla città: come far festa con chi ritiene che quelli che non stanno dalla propria parte e la città nel suo insieme siano stati indegni? Come concludere a tarallucci e vino la normale dialettica tra maggioranza e minoranza con chi distribuisce patenti di dignità solo a chi la pensa come lui?
Gorizia era città degna anche prima di Romoli e continuerà ad esserlo anche dopo! Sarebbe stato meglio evitare una inattesa caduta di stile "all'ultimo minuto".
Andrea Bellavite

Altro che "sindaco del fare"!

Dal giornale di oggi (ma potrebbe essere anche di ieri o dell'altro ieri...): a Gorizia quattordici aperture di nuovi negozi, trentuno chiusure nel corso del 2011; la Fiab (principale organizzazione italiana per gli amici della bicicletta) boccia le piste ciclabili cittadine e il presidente sottolinea quanto sia "singolare che in così tanti anni i passi in avanti siano così pochi a Gorizia rispetto, ad esempio, a Udine e Pordenone..."
Si possono aggiungere lo stato pietoso in cui versano ancor la maggior parte delle strade e dei marciapiedi (via XX settembre un esempio su tutti); le decine di edifici pubblici fatiscenti ai quali finora sono state dedicate soltanto parole (su tutti la bella casa Fogar a Ponte del Torrione, ritornata un rudere dopo l'occupazione dei Centri Sociali che ne avevano dimostrato l'utilità); le file all'emporio della solidarietà gestito dal privato sociale in assenza di una progettualità politica di un welfare in grado di andare oltre l'immediato (e con difficoltà anche in questo campo come dimostrato dalla vicenda tuttora irrisolta della "signora dei giardini").
E allora, in che cosa Romoli è il "sindaco del fare" se non nell'indubbia furbesca capacità di far vedere ai cittadini un decimo di bicchiere pieno e nascondere i nove decimi di bicchiere vuoto?

Pochi sussulti da Aquileia2 (almeno a livello di impatto mediatico)

A giudicare dagli interventi riportati sui quotidiani odierni la conclusione del Convegno delle Chiese cattoliche del Nord Est non ha offerto particolari emozioni. "L'Italia ce la farà" afferma il cardinal Bagnasco senza spiegare su cosa sia fondato il suo ottimismo; "0ccorre che la Chiesa esca dalla chiesa" dice il vescovo Soravito senza naturalmente dire che cosa accade a chi ci prova senza l'autorizzazione ecclesiastica; "è ora di passare dalle prospettive ideologiche al momento dell'ascolto" si sostiene in termini poco più che ecclesiastichesi; "la politica mette al centro gli interessi e i privilegi di pochi invece che il bene comune", scopre l'Arcivescovo di Gorizia sottolineando forse quello che la maggior parte degli italiani si attende dalla Chiesa cattolica: non tanto parole quanto l'annuncio del vangelo di Gesù accompagnato da fatti concreti che lo rendano credibile.
Tanto per rimanere in tema di "privilegi", forse se Bagnasco avesse pubblicamente rinunciato ad alcuni particolarmente evidenti privilegi il convegno di Aquileia2 avrebbe davvero proiettato le comunità ecclesiali del Nord Est all'avanguardia di un'autentica stagione di rinnovamento. Tanto per portare qualche esempio, si pensi all'impatto anche spirituale di una clamorosa richiesta esplicita di pagare l'imu anche sui beni non commerciali (si pensi che una grande porzione della superficie degli immobili in Gorizia appartiene a enti connessi con il cattolicesimo), o della rinuncia al privilegio di ricevere l'8 per mille sulla base dell'intero gettito e non invece (come sarebbe ovvio) sulla base del numero di coloro che sottoscrivono per la Chiesa cattolica, o ancora della rinuncia al controllo dell'insegnamento della religione cattolica di nomina pubblica condizionata dall'idoneità da parte dell'autorità ecclesiastica (addirittura con la possibilità di immettere nell'insegnamento a titolo di supplenti anche insegnanti privi di ogni titolo abilitante esclusa la "simpatia" da parte del Vescovo o dei suoi collaboratori!).
Con ogni probabilità scelte di questo tipo farebbero sussultare un po' tutti sulle sedie, più che enunciazioni di principio troppo simili ai programmi dei politici con i loro discorsi talmente ovvi da rendere impossibile qualsiasi dissenso ma da suscitare nel contempo una sensazione di sottile inconcludenza.
Andrea Bellavite

domenica 15 aprile 2012

I consigli di quartiere e la democrazia di base: questioni aperte

Il resoconto dell'assemblea promossa venerdì sera dal Consiglio di Quartiere di Lucinico evidenzia che due dei candidati sindaco hanno trovato alcuni punti di convergenza, assumendosi degli impegni precisi sul futuro delle circoscrizioni (o associazioni di quartiere o chissà cosa altro). Tutto bene o solo una tregua politica su un tema che tutti sanno richiedere molto più che le buone intenzioni?
L'argomento in oggetto è la democrazia partecipata, non la forma che dovrebbero assumere un domani quelli che fino a ieri si chiamavano consigli di quartiere.
In questi cinque anni non ci sono state mai assemblee promosse dall'amministrazione per far conoscere ai cittadini le linee dei principali interventi riguardanti la struttura urbanistica della città (ascensori al castello e complesso edilizio di via Trento soo due tra i tanti esempi possibili); i referendum promossi dai cittadini sono stati sempre "cassati", al punto che la celebrazione di alcuni di essi (con deliberata volontà di farli fallire da parte dell'amministrazione che ha imposto orari e modalita di svolgimento impossibili) è stata effettuata solo dopo l'intervento a favore del Tribunale e grazie all'interessamento fattivo delle associazioni radicali; della delibera di iniziativa popolare nessuna traccia, al contrario la commissione comunale Statuto e Regolamento non si è mai incontrata per affrontare tali problematiche e tutto è rimasto esattamente come era cinque anni fa; le altre commissioni - salvo le rare eccezioni di quelle dedicate ai lavori pubblici (sempre assente l'assessore Romoli), al bilancio e all'urbanistica - se hanno raggiunto la media di un incontro all'anno è tanto (anche commissioni importanti come quella dedicata alla cultura o quella del welfare); il Consiglio Comunale ha talmente rarefatto le sue sedute da sfiorare qualsiasi record negativo, il sindaco Romoli si vanta di aver in questo modo risparmiato soldi, suscitando un brivido oscuro: non sarà questo un anticipo di ciò che qualcuno potrà dire assumendo un potere illimitato al termine della purtroppo sacrosanta ondata di rabbia nei confronti dei "politici" che caratterizza questo momento storico?
Ecco perché tutto sommato il ricorso della Slovenska Skupnost (condiviso dal partito e quindi non espressione solo di alcuni privati cittadini, come scritto in precedenza anche su questo blog) costringe tutti ad affrontare la questione dei cosiddetti parlamentini con solerzia e non solo a parole: ed ecco perché é importante votare non per chi promette mirabolanti nuove strutture, ma per chi crede nella democrazia dalla base, per chi vuole una corretta - ahimé ormai dimenticata - relazione fra la democrazia assembleare e quella rappresentativa.

sabato 14 aprile 2012

I soliti noti, chi rompe non paga e i anche i cocci sono suoi!

Scorrendo i nomi dei candidati alle prossime amministrative se ne incontrano alcuni che letteralmente da decenni dominano la scena politica goriziana. A chi si lamenta per la situazione in cui versa la città (calo demografico, fuga dei giovani alla ricerca di migliore fortuna, assenza progettuale, lavori dissennati con sperpero di denaro pubblico, scarso appeal turistico...) è bene ricordare che negli ultimi vent'anni Gorizia è stata amministrata per 15 dal centro destra: dieci anni da Valenti, che nei dieci successivi ha determinato l'andamento di Forza Italia e poi Pdl cittadini dominandole come capogruppo in Comune, sedendo contemporaneamente sugli strapagati seggi regionali e che ora si ripresenta tranquillamente per l'ennesima volta alla caccia del suo "sicuro" elettorato; gli ultimi cinque da Romoli, che già prima dell'era Valentiana era consigliere comunale quando esisteva ancora il Msi, poi consigliere e assessore regionale, deputato, mente occulta della destra goriziana. Sono loro che hanno sostenuto le campagne nazionali a causa delle quali l'Italia è stata governata per anni da Berlusconi che ha gettato discredito e ridicolo su tutti gli italiani, sono loro che hanno consentito alla Regione fvg di emanare leggi leghiste che perfino il Governo di centro destra ha impugnato come razziste davanti alla Corte Costituzionale, sono loro che hanno contribuito con i partiti di appartenenza a portare la città a un livello di depressione ed emarginazione mai visto in precedenza. Come possono proporsi ancora come aggiustatori dei danni che hanno contribuito a creare? Speriamo che gli elettori si rendano conto che votare i partiti che hanno portato l'Italia, la Regione e la città in questo stato significa perpetuare uno stato di fatto sempre più pericolosamente lontano da ciò che dovrebbe caratterizzare una democrazia moderna.

venerdì 13 aprile 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (9)

In piena campagna elettorale Paolo Sergas ci invita a continuare con lui il suo viaggio, poco politicamente corretto, nell'urbanistica goriziana: sono le idee che il Forum per Gorizia vuole continuare a offrire alla città, per i beni comuni e non per quelli privati

Brevissimo riassunto delle puntate precedenti
Nelle puntate precedenti è stato più volte messo l'accento su tutta una serie di lavori inutili che sono stati fatti e che sono in procinto di partire a Gorizia, sulle politiche di liberalizzazione e di privatizzazione, sul cemento gettato nella nostra provincia che è diventata quella più cementificata d'Italia. I recenti (e i futuri) aumenti di bollette, IMU, IVA e imposte locali servono proprio a questo: a pagare il completamento dei lavori inutili e a mantenerli, ad arricchire i gestori dei servizi, a portare le opere di urbanizzazione (strade, marciapiedi, luce, acqua e gas) ai cementificatori e consumatori di suolo verde.
Credo sia il momento di cambiare rotta e di investire in modo completamente diverso le risorse pubbliche. Allora, premesso che Gorizia è un bene comune da valorizzare, attraverso forme di partecipazione attiva dei cittadini, la prima cosa da fare è proprio quella di bloccare le opere inutili che saccheggiano il territorio, modificano le radici della nostra storia e ci fanno diventare tutti più poveri. Ma ecco alcune cose concrete che si possono inserire in un programma urbanistico di conversione ecologica della città.
Alcune cose da fare subito
1. Fermare l'urbanistica contrattata e rivedere gli strumenti urbanistici che hanno privatizzato le trasformazioni del territorio come gli accordi di programma, le perequazioni e compensazioni urbanistiche, i project financing e social housing.
2. Interrompere il consumo di suolo e censire le case non abitate (quante nuove abitazioni costruite restano invendute!), i negozi non utilizzati e le aree industriali dismesse. Sostenere in maniera netta e con forza questa opzione senza ambiguità. (Non si può dire di essere favorevoli al centro commerciale di via Boccaccio, più di ventimila metri cubi di cemento fuori terra, quattro piani interrati bucando dalla parte della valletta del Corno e contemporaneamente sostenere di essere contrari al consumo di suolo!!!)
3. Recuperare le vecchie case vuote prima di consentire la costruzione di nuove; bloccare tutte le nuove urbanizzazioni su aree verdi, perché non c’è da costruire ma da restaurare e completare aree già urbanizzate.
4. Assieme a queste scelte, promuovere un grande progetto di integrazione fra città e campagna, orti urbani ed ecologia locale, alimentazione di qualità con filiere corte in modo da riavvicinare fisicamente produzione e consumo; un progetto nel quale coinvolgere cittadini attivi e imprenditoria locale, associazioni e amministrazione comunale.
5. Rivedere completamente il piano della mobilità favorendo quella pubblica al posto della privata: troppe auto circolano in città senza motivo e si continua a pensare che le strade, le vie e le piazze di Gorizia siano il mondo dell'automobile privata, che tutto debba ruotare attorno a quell'oggetto, dai nostri comportamenti ai nuovi progetti per la città. Allora la direzione da intraprendere potrebbe essere quella di trasformare Gorizia, da città organizzata e strutturata in funzione dell'automobile dove pedoni e ciclisti devono “convivere”, in una città dotata di una vasta rete pedonale e ciclabile formata da percorsi piacevoli, spaziosi, agevoli e sicuri, separati dalla circolazione delle auto, che consentano di raggiungere comodamente tutti i punti significativi del centro, di indirizzarsi anche verso gli abitati più esterni, come Lucinico o Sant’Andrea e di allacciarsi ai percorsi di Nova Gorica e Vertoiba. Che ve ne pare?
6. Un cambiamento per svilupparsi ha bisogno di sedi dove farlo, spazi regolamentati dal Comune ma vivi, in cui cittadini singoli, associazioni e movimenti possano incontrarsi e “fare politica”. Spazi pubblici da riaprire come gli edifici dei due ex valichi che il Comune intende svendere per quattro soldi; ma molti edifici pubblici, attualmente chiusi, potrebbero essere utilizzati subito per questo scopo. Potrebbero restare sedi pubbliche o essere affidati a gestioni esterne e diventare ad esempio un dopolavoro, sede di servizi welfare, occasione di lavoro se ristrutturati da giovani o da disoccupati. Potrebbero anche diventare luoghi di ricerca e di riflessione sul senso della convivenza civile ed ecologica in collaborazione con scuole, università e mezzi di informazione.
Ecco che queste sono alcune cose che si possono fare concretamente, da subito; sono un netto cambio di rotta e costituiscono direzioni di una conversione ecologica possibile, campi sui quali lavorare e trovare alleanze con il mondo del lavoro, della scuola, delle imprese e degli agricoltori, basi sulle quali cercare il sostegno di gruppi di cittadini attivi, trasformando “in positivo” gli argomenti delle loro proteste.
Sono la vera green economy, per Gorizia.
Paolo Sergas (9. continua)

giovedì 12 aprile 2012

Il Devetagpensiero e i fantasmi del passato

Dell’odierno intervento di Antonio Devetag sul Piccolo vorrei sottolineare lo stile comunicativo: basta leggere quanto scrive per capire l'atteggiamento politico e culturale mantenuto in questi cinque anni di assessorato. Devetag, a differenza di altri autorevoli esponenti del suo partito, è una persona con cui è impossibile dialogare. Per lui “sinistra”, “ minoranza slovena” e “Brancati” non sono nomi o schieramenti, ma mazze ferrate che precipita sul capo del malcapitato interlocutore, al quale non riconosce neppure la dignità di avere delle idee diverse. In questo modo non si può essere assessori di una città, perchè si è evidentemente incapaci di raccogliere le diverse sollecitazioni che da essa provengono. Siamo intervenuti per anni in consiglio comunale cercando di far capire l'importanza turistica e culturale di Gorizia città del Novecento, abbiamo spiegato la funzione che potrebbero avere i valichi confinari, abbiamo chiesto di istituire un archivio della memoria che servisse a raccogliere i racconti dei testimoni del nostro recente passato. Niente da fare. Siccome le proposte venivano dal Forum erano inevitabilmente farina del diavolo che puzzava di zolfo. Intanto però ai Musei Provinciali è aperta una mostra che, mettendo a tema “Le vite degli altri”, fa comprendere tutte le potenzialità scientifiche e civili della raccolta delle testimonianze e la loro ricaduta didattica. Ma se l'azione della giunta Brancati viene accostata da Devetag ai roghi nazisti del 1933, è evidente che lo scopo politico dell'assessore non è promuovere la cultura cittadina come strumento di crescita civile, ma inseguire i suoi personali fantasmi del passato che evidentemente lo torturano ancora e lo collocano al di fuori della storia. Prova ne sia la citazione esclusiva di Renzo De Felice come unico storico che descrive compiutamente la storia del paese. Sintesi della storia italiana, non ideologicamente schierate, ne sono uscite tantissime in questi ultimi anni, ma lui rimane ancorato alla monumentale biografia di Mussolini iniziata da De Felice nel 1965, in pieno periodo di guerra fredda, quello evidentemente più congeniale alla visione politica e culturale del nostro assessore.
Anna Di Gianantonio

mercoledì 11 aprile 2012

No alla sospensione delle elezioni, ma...

L'attuale maggioranza in Consiglio Comunale, in particolare l'assessore Gentile e il sindaco Romoli, hanno la responsabilità di aver rifiutato ogni dialogo in merito alle Circoscrizioni e di aver provocato - di conseguenza - la bocciatura della loro evidentemente strumentale proposta: di fatto l'obiettivo era la cancellazione dei Consigli di Quartiere e l'hanno raggiunto.
Cingolani e Romoli concordano sulla necessita di tenere regolarmente le elezioni all'inizio di maggio e si augurano che non abbia seguito la sospensiva richiesta da alcuni cittadini appartenenti alla comunità slovena di Gorizia. Il conseguente inevitabile commissariamento del Comune danneggerebbe tutti i cittadini, sostengono con convinzione.
In effetti quello sollevato dal ricorso al TAR è un problema che va oltre la questione dei "parlamentini" e implica una riflessione più approfondita sulla democrazia partecipata, di cui i cdq sono una fragile ma importante espressione. Forse l'impasse potrebbe essere superato attraverso l'esplicito impegno dei candidati sindaco a presentare ai cittadini i propri "strumenti" di democrazia diretta: tale tema dovrebbe in effetti essere al centro di una campagna elettorale "comunale". Come il cittadino può accedere alla cosa pubblica? Quali attenzioni nei confronti delle realtà geograficamente periferiche? Quale valorizzazione delle particolarità linguistiche e culturali? Come la voce della base può trovare ascolto nelle stanze di chi amministra?
Invece di far slittare le consultazioni ci si può impegnare a discutere su questi argomenti e chiunque risulti eletto si deve impegnare ad affrontare subito la riforma dello Statuto e dei regolamenti comunali per giungere a una soluzione sostenibile e più possibile condivisa. Cioè l'atteggiamento esattamente contrario a quello imposto dall'attuale maggioranza consigliare il cui più autorevole rappresentante - il sindaco Romoli - può ovviare ai danni provocati dalla cancellazione dei consigli dichiarando esplicitamente e sottoscrivendo con gli altri candidati sindaco l'impegno ad affrontare immediatamente il problema. Altrimenti non potrà lamentarsi se le elezioni slitteranno e sarà il primo responsabile del commissariamento.

martedì 10 aprile 2012

Romoli, la (presunta) pagliuzza e la (reale) trave

Il Romoli ha smesso i panni del sindaco conciliante - "lei ha proprio ragione", era il ritornello con il quale rispondeva alle interrogazioni dell'opposizione - per indossare dopo cinque anni le armi della campagna elettorale. Nuovo look, nuovo linguaggio, frequentazioni inedite, attacchi denigratori nei confronti del probabile principale antagonista: "ve lo immaginate un sindaco - proclama oggi dai quotidiani - che non sa neppure cosa fanno i suoi coalizzati" (si riferisce al ricorso al tar sull'abolizione delle circoscrizioni, attribuito furbescamente dal sindaco uscente al partito della Slovenska Skupnost e non all'iniziativa di alcuni liberi cittadini che sicuramente non devono rendere conto a nessuno delle loro azioni).
"Non ce lo immaginiamo - verrebbe da rispondere - ma ci si augura che il sindaco uscente non abbia saputo davvero quello che in questi anni hanno fatto a livello nazionale i suoi capi colleghi di partito e i partiti alleati! Quello degli ultimi cinque anni è un sindaco che ha rivestito importanti ruoli e responsabilità in un partito il cui capo è uscito di scena dopo aver coperto di ridicolo l'Italia, una situazione talmente imbarazzante da costringerlo addirittura a cambiarne in extremis il nome; è un uomo solo al comando, sostenuto da un'indubbia esperienza di comunicazione ma capace di ottenere ben poco dalle istituzioni regionali e nazionali, costretto ad allearsi all'ultimo minuto con un altro partito travolto dagli scandali e da una base giustamente furente; incapace perfino di unire la sua maggioranza nel garantire il numero legale nelle sedute di bilancio, con un assessore palesemente contrario ad alcune delle più importanti scelte e un gruppo consigliare in teoria amico pronto a votare contro delibere fondamentali come quella sulla vendita di Iris..."
Così verrebbe da rispondere... Forse sarebbe meglio che la campagna elettorale ritorni subito su toni e binari non meno accesi, ma molto più interessanti, là dove chi ha amministrato finora possa accampare qualche argomento più persuasivo della denigrazione altrui e chi si propone come alternativa possa presentare serenamente il proprio programma e i propri progetti.
ab

domenica 8 aprile 2012

venerdì 6 aprile 2012

Cinque anni fa: l'incontro tra cattolicesimo popolare e sinistra culturale (2)

di Andrea Bellavite
Sembra ovvio... Appunto sembra, ma a Gorizia così non è. Il futuro possibile di questa città non può che essere il rinnovamento di ciò che essa ha ereditato dal suo passato: la dimensione internazionale, l'incontro fra le diverse culture, la convivenza nelle diversità linguistiche, la centralità europea. Ciò che non è accaduto nel Novecento - il sangue versato e i diritti violati nella prima metà, la diffidenza e la non conoscenza nella seconda - si può realizzare adesso, dopo che il susseguirsi degli eventi planetari ha portato alla nascita della Slovenia, all'ingresso nell'Unione Europea, alla caduta definitiva dei confini. Affinché i percorsi della storia universale possano influire su quella locale occorre che Gorizia, Nova Gorica e Sempeter Vrtojba pensino insieme il futuro del proprio territorio, strettamente collegati alle aree di riferimento della provincia di Gorizia e della Regione fvg da una parte, alle valli del Vipacco e dell'Isonzo dall'altra. Urbanistica, welfare, ambiente, infrastrutture possono essere pensate insieme solo se alla base c'è la capacità di riappropriarsi delle comuni radici, di accogliere i nuovi venuti (immigrati) come "goriziani", soprattutto di costruire relazioni quotidiane fra le persone che vivono nelle città confinanti.
Il Forum per Gorizia, cinque anni fa, ha tentato questa operazione cercando di portare nell'ambito amministrativo le idee e le intuizioni delle due realtà politico culturali che maggiormente dalla seconda guerra mondiale agli anni Duemila si sono mosse in questo senso: l'area del cattolicesimo democratico la cui azione è puntualmente documentata dal periodico Iniziativa Isontina e quella della sinistra culturale rappresentata da oltre vent'anni dalla rivista Isonzo Soca. La speranza era che le due principali componenti cittadine già in se stesse caratterizzate dall'essere ponte fra i mondi sloveno friulano e italiano potessero ricevere dai cittadini il mandato di amministrare la città; di trasformare le poche ma solide relazioni di amicizia già esistenti in azione politico amministrativa concordata insieme. E la figura dell'allora candidato sindaco - proveniente da un mondo cattolico nel quale rivestiva importanti responsabilità, da sempre vicino ai movimenti culturali della sinistra pacifista e "terzomondista", fortemente radicato sul territorio grazie alla quasi decennale esperienza giornalistica nella conduzione dell'unico settimanale della provincia di Gorizia - si auspicava fosse in grado di aggregare le persone e i fermenti di cambiamento che in esse albergavano. Non andò così, o meglio, andò così soltanto in parte... 2. Continua

Lega ladrona

La Lega Nord è finita, travolta dagli scandali che coinvolgono i suoi vertici. Gli slogan che l'hanno resa popolare si ritorcono come un boomerang: ladrona Roma? Celoduristi i capi della Lega? Cioè quelli che avrebbero intascato i soldi pubblici destinati al partito per noleggiare la Porsche e per pagarsi le vacanze o quelli che di fronte alle accuse farfugliano di non sapere da dove venivano i soldi utilizzati per ristrutturare la propria casa! O quelli che per non perdere la poltrona hanno amoreggiato con Berlusconi salvo poi proporre opposizione durissima al Governo Monti che in fondo sta seriamente portando in porto proprio le premesse politico economiche che i gaudenti predecessori non avrebbero mai potuto realizzare.
Questa è la Lega Nord che il malcapitato Romoli ha riarruolato con gran squilli di tromba un attimo prima del diluvio, un errore politico sorprendente sulla linea di quel desiderio di stra-vincere che sta giocando i primi brutti scherzi al sulla carta molto forte sindaco uscente.
Certo, già ci si può immaginare il commento del centro destra: e il caso Lusi? E la corruzione nei palazzi del centro sinistra denunciata dalla magistratura e non da una presa di coscienza interna di un partito?
Ebbene sì, anche nel centro sinistra c'è la corruzione, a volte ancor più fastidiosa perché accompagnata da un moralismo da primi della classe che fa sentire il suo peso nei momenti delle frequenti cadute. Nessun partito è esente dal male che si esprime nell'uso non corretto dei soldi, nei posti di lavoro creati dall esigenze elettorali, nelle raccomandazioni facili, nel "nero" che accompagna prebende fiduciarie, nell'abbarbicamento alle seggiole che contano e così via.
Ed è ormai una piaga talmente radicata che solo personalità politiche del tutto disinteressate e fortemente motivate nella difesa del bene e dei beni comuni potrebbero contribuire ad estirpare: e non tanto con l'indispensabile buon esempio personale, quanto con il cancellare il senso di superiorità cominciando a denunciare senza se e senza ma ciò che non va, iniziando con coraggio dalla propria parte.
Perché la prossima stagione politica - e anche l'imminente ultima fase della campagna goriziana - non sia un gioco a sacrosanta eliminazione giudiziaria dei contendenti, ma l'occasione di un grande dibattito politico e culturale su come uscire dalla stagnazione e dalla crisi dalla parte giusta, cioè da quella di tutti i cittadini, a cominciare dai più deboli e indifesi.

giovedì 5 aprile 2012

A un mese dalle amministrative... Il Forum cinque anni dopo (1)

di Andrea Bellavite
Cinque anni fa, proprio in questi giorni, si compiva il destino politico del sindaco Brancati. Qualcuno - nelle segrete stanze - aveva deciso di non affidare ai cittadini il compito di decidere sulla bontà della sua azione amministrativa, ma di sostituire il sindaco uscente con un candidato scelto all'ultimo minuto. La decisione dell'allora Ulivo spaccò il centro sinistra che si presentò diviso come non mai alla campagna elettorale: "contro" il centro destra unito guidato dall'esperto e facoltoso Romoli si proposero bén sei candidati sindaco alternativi i quali, tutti insieme, raccolsero il 49% dei voti, a un soffio da uno storico ballottaggio.
Fu in quel contesto che il Forum per Gorizia - già da anni in grado di aggregare molte persone accomunate dal desiderio di una politica fortemente radicata nella ricchezza del tessuto culturale goriziano - incontrò la ricerca di una nuova forma di attenzione amministrativa al territorio portata avanti da Andrea Bellavite e propose all'allora direttore di Voce Isontina la candidatura a sindaco di Gorizia. Con la sua sofferta accettazione si formò così una coalizione a cinque - Lista Forum, Progetto Gorizia, Lista Civica, Lista Rosa, Rifondazione Comunista - che comprendeva grosso modo buona parte dell'attuale coalizione a sostegno di Cingolani: i Comunisti Italiani, l'Italia dei Valori, parte di coloro che poi avrebbero fondato il Partito Democratico locale, ecc. Mancava l'Unione slovena, che sosteneva l'Ulivo, ma c'erano coloro che poi avrebbero costituito l'attuale gruppo Cinque Stelle. Insomma, si può dire che la coalizione del 2007 era una specie di anticipazione della coalizione di centro sinistra del 2011-2012.
La campagna elettorale fu entusiasmante, si finì sui giornali nazionali e la sfida terminò con un risultato per il candidato del Forum al di là di qualsiasi sondaggio e previsione. Ma non saltiamo le tappe, prima è meglio ridefinire quali erano e quali sono i contenuti e i metodi di una politica neo democratica (o autenticamente democratica) per fare di Gorizia un laboratorio politico sperimentale. 1. Continua

mercoledì 4 aprile 2012

La Lega di Gorizia contesta Monti e vota il bilancio imposto da Monti

La Destra si sgretola, Romoli accettando il diktat leghista ha imbarcato la propria rovina.
Mentre la Lega Nord soccombe a livello nazionale sotto i colpi di una sospettata corruzione, inimmaginabile quanto a forma e proporzioni, a Gorizia si assiste al teatrino d'avanspettacolo. Il prode Zotti, dopo aver deliziato i goriziani mostrandosi sui megamanifesti ridotto in mutande verdi da Monti, vota tranquillamente ieri sera il bilancio comunale preventivo, quello la cui approvazione è slittata di quattro mesi a causa dei decreti di Monti, quello - per intenderci - che è stato imposto alle autonomie locali dal Governo Monti. Insomma, la Lega di Gorizia vota dalla parte di chi "ci ha ridotto in mutande", contesta "chi ci ha ridotto in mutande", si allea con "chi ci ha ridotto in mutande". E Romoli incassa e comincia a rendersi conto che l'operazione alleanza con conseguente cambiamento del nome del partito gli porterà via molti più consensi di quanti ne potrà guadagnare. Tanto più dopo le inquietanti notizie che arrivano da Milano.

martedì 3 aprile 2012

La lista del Forum per Gorizia, a sostegno del candidato sindaco Giuseppe Cingolani

Dopo una non facile performance - resa possibile soprattutto dall'ottima Claudia Carbone - il Forum per Gorizia ha presentato la propria lista per le elezioni amministrative del mese di maggio. L'augurio è quello di ottenere un buon risultato che tenga conto dell'attiva presenza politica e culturale che ha caratterizzato i cinque anni precedenti. La campagna elettorale sarà occasione per rientrare i temi principali dell'impegno dell'ultimo quinquennio. Con l'auspicio che il candidato sindaco Giuseppe Cingolani vinca le elezioni, sostenuto anche dalla forza delle nostre idee e dei nostri progetti. Ecco i 27 nomi, ai quali non si può che augurare un convinto "in bocca al lupo", suggerendo di rispondere "viva il lupo", il quale non c'entra nulla - poveretto! - con le nostre vicende umane... Nota tecnica: a parte i primi due - di consiglieri comunali uscenti - tutti gli altri nomi sono stati inseriti senza alcun criterio prefissato e l'ordine è del tutto casuale.
1) ANNA DI GIANANTONIO GORIZIA 13/03/1954
2) MARKO MARINČIČ GORIZIA 03/08/1958
3) VITO DALO' CASTELLANA GROTTE (BA) 01/06/1954
4) NEVIO COSTANZO GORIZIA 08/04/1958
5) PAOLO SERGAS TRIESTE 17/08/1955
6) TIZIANA TULISSO GORIZIA 03/02/1956
7) ANNAMARIA VENTURINI GORIZIA 06/08/1957
8) ALESSANDRA COSSI GORIZIA 26/01/1957
9) NADIA CECERE BRA (CN) 31/10/1964
10) ELEONORA SARTORI GORIZIA 30/06/1981
11) PAOLO BONNES GORIZIA 12/01/1962
12) EMANUELA MASSERIA GORIZIA 26/03/1976
13) LIVIO GRAPULIN GORIZIA 16/02/1953
14) PATRIZIA BOTTEGARO MONFALCONE (GO) 14/11/1954
15) ROSANNA VECCHIET CORMONS (GO) 13/05/1952
16) MARIA TERESA MICOVILOVICH LORETO (AN) 03/10/1960
17) VINCENZO ROMANO BENEVENTO 03/03/1951
18) DANIELA CAREDDU GORIZIA 09/11/1965
19) UGO DORNIK GORIZIA 25/10/1963
20) GIULIA BRANCA GORIZIA 19/07/1986
21) DAVID AMBROSI GORIZIA 04/10/1972
22) LUCIO RAPACCIOLI GORIZIA 10/09/1953
23) SILVIA MENGHINI GORIZIA 11/03/1948
24) NEVA TOMMASI GORIZIA 19/12/1962
25) SUSANNA COMPASSI GORIZIA 02/12/1965
26) GIANGIACOMO DELLA CHIESA RHO (MI) 20/05/1975
27) GIULIA BASSANI GORIZIA 24/10/1955

lunedì 2 aprile 2012

Una meridiana, un ricordo, una proposta


E' passato un anno dalla morte di Maria Irene Bellavite. In sua memoria è stata inaugurata oggi una bella meridiana analemmatica nel cortile della scuola elementare di Staranzano, presenti l'autore Aurelio Pantanali, amici e parenti, ma soprattutto i bambini, destinatari dell'opera.
Eppure è difficile rendersi conto del fatto che lei non ci sia, tanto ha saputo riempire di intensità e iniziativa i momenti della vita: tutto continua a far scoprire nuovi aspetti della sua creatività, nuove sorgenti del suo impegno. Manca tanto, eppure c'è...
Venerdì 20 aprile dalle 16.30 alle 19 ci sarà un importante convegno, presso il Comune di Staranzano, dedicato alla Didattica Ambientale, con relatori esperti e competenti: un'ulteriore occasione - pubblica - per parlare di scuola, una memoria attiva proiettata verso il futuro.

MIRACOLO: la guarigione del semaforo!!!


Dopo quattro anni di inutili consulti, articoli sul giornale (anche su questo blog) e proteste il povero semaforo di via Cipriani è improvvisamente guarito. Inclinato sempre più pericolosamente verso il marciapiede vicino, d'incanto ha ritrovato il suo vigore e ora orgoglioso si mostra agli automobilisti in attesa. Quattro anni per raddrizzare un semaforo: tempistica record per il sindaco "del fare"!

domenica 1 aprile 2012

Una donna


Il suo cammino ha raggiunto un altra tappa: eletta al Parlamento birmano, dopo decenni di lotta nonviolenta pagati con il carcere e con il confino. Premio Nobel per la pace, un faro di umanità e di intelligenza politica in questi tempi oscuri. Lunga vita a Aung San Suu Kyi!

Pdl liquefatto, Lega incoerente, one man show

Comunque una cosa è certa: il pdl non esiste più. Si è liquefatto, come era prevedibile, al momento della defenestrazione di Silvio e in molti comuni cambia nome per ricompattare vecchi interessi. La lega è patetica: rumoreggia contro il governo Monti, in consiglio comunale fa spazientire i suoi alleati ma davanti al profumo di poltrone non si sottrae. La corazzata della destra è una nave di cui si conosce solo il capitano, ma l'equipaggio cosa pensa? Davanti a questa immagine si riconferma la solfa di questi ultimi cinque anni. One man show, con un gruppo di persone che ha in comune, politicamente, solo il desiderio di continuare a governare. Sulle idee buio assoluto, anche perchè Zotti era contrario alle mense esternalizzate, alla vendita di iris, al centro commerciale e probabilmente anche all'ascensore. Dunque il solo collante si riassume nel desiderio di un potere di piccolo cabotaggio che il divo potrà garantire, circondato dai suoi yes men, pronti a continui cambi di casacca a seconda di come cambia il vento.

Giuseppe e i suoi fratelli

No, non si parla del buon Thomas, ma del "lancio" della campagna pro Cingolani, ieri in piazza sant'Antonio: grande discorso del candidato sindaco, attorniato e sostenuto con convinzione da Federazione della Sinistra, Forum per Gorizia, Gorizia è tua, Italia dei Valori, Lista Giovani, Partito Democratico, Slovenska Skupnost, Sinistra Ecologia e Libertà.
Ricordate la giostra dell'ottovolante? Per qualche minuto si sale e si scende senza particolari conseguenze, poi un istante di sosta e i dischi volanti si rivolgono l'uno contro l'altro, uno alla volta soccombono e alla fine ne resta su solo uno, il vincitore.
Ecco, dopo i giochi di riscaldamento la campagna elettorale goriziana è arrivata al momento decisivo: i contendenti cominciano a misurarsi a vicenda e partono i primi colpi mediatici, alcuni a salve altri nel segno.
Ai primi appartiene la retorica elettorale, una specie di formulario fisso che richiede solo l'aggiornamento della specifica tornata elettorale e del "colore" del dichiarante: siamo qui per rendere .... più bella, ecco il rinnovamento di ..., finalmente (grazie a... oppure a...) ... riparte, tutti i cittadini di ... con noi saranno felici, ecc. ecc.
I secondi - quelli che incidono - sono più interessanti e nel caso goriziano mettono in contrapposizione due diverse visioni della politica. Romoli incarna una concezione paternalista e assistenzialista: lui conosce il bene per i cittadini e come realizzarlo, dove non riesce cerca di sollevare il morale dei malcapitati con un sorriso e una simbolica pacca sulla spalla, non si interessa di progetti e non ha idee per il futuro, l'importante è l'immediata necessità di reperire i mezzi per aggiustare le strade e per dare risposte alle esigenze raccolte per la strada. Cingolani rappresenta una nuova politica dove all'ascolto attento dei cittadini corrisponde una visione ampia del futuro del territorio goriziano nel contesto dell'Europa, delle opportunità offerte da una realtà ormai senza confini, dell'aggiustamento indispensabile dell'immediato in un'ottica bén più vasta dove le idee diventano concreta proposta di azione, di lavoro, di imprenditorialità, di sviluppo sostenibile, di turismo alternativo...
Chi vincerà? La potenza mediatica, la sede prestigiosa, i cartelloni rassicuranti dell'"uomo del fare" o la sobria semplicità, la forza delle idee, la chiarezza programmatica, la naturale simpatia dell'"uomo nuovo"? La corazzata multiforme del centro destra o la maneggevole barchetta del centro sinistra? Oppure i simpatici cannotti alternativi che potrebbero contribuire al realizzarsi di qualche imprevedibile sorpresa?
Insomma, sempre Davide contro Golia, Giuseppe e i suoi fratelli contro le schiere dell'Ettore cittadino...