mercoledì 29 febbraio 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (4)

Quarta puntata delle riflessioni sull'urbanistica al tempo della crisi. Paolo Sergas inizia a presentare gli effetti delle scelte degli ultimi decenni. Da leggere con attenzione...

Verso il declino urbano
Fare in poche righe un bilancio complessivo degli effetti dell'urbanistica contrattata a Gorizia è un po' difficile, un esempio significativo potrà darci la misura della questione.
La zona di ingresso da Trieste (la grande rotonda e il raccordo verso sant'Andrea, via Terza Armata, via Trieste) è un'area che è stata trasformata radicalmente negli ultimi 20 anni per dare spazio ad un miscuglio disordinato di capannoni artigianali, centri commerciali orrendi, nuclei abitati anonimi, zero servizi. Difficile e pericolosa da percorrere a piedi o in bicicletta, la zona è rischiosa anche per gli automobilisti. Ci si va per necessità e si scappa via.
E' successo che mentre la popolazione diminuiva (da 45 a 36 mila, la città ha perso il 20% di abitanti) Gorizia si allargava, diventando troppo grande rispetto al numero dei residenti, una grande 'non città', priva di caratteristiche e percorsi riconoscibili, con un centro storico poco frequentato.
Il Comune ha scelto di trasferire in quella zona di ingresso una serie di attività, concesse 'contrattando' con investitori generalmente venuti da fuori città. Ha determinato così lo spostamento dal centro di negozi (soprattutto di abbigliamento e alimentari), di attività artigianali, uffici e anche residenze. In questo modo i goriziani si son visti costretti ad usare di più l'automobile. Gorizia è al primo posto in regione per l'uso dell'auto: una spesa spesso inevitabile e non certo un vantaggio per i cittadini. Ed è lo stesso Comune che si è fatto carico di realizzare e provvedere al mantenimento e alla gestione futura di tutte le infrastrutture necessarie in quell'area: strade, marciapiedi, servizi e reti energetiche. Con i nostri soldi naturalmente.
Gorizia è cresciuta e si è sviluppata ma chi ci ha guadagnato? Di sicuro coloro che hanno impiantato quegli orrendi capannoni sfruttando la manodopera goriziana: una volta 'munta la vacca' se ne andranno, lasciando lì un capannone decrepito. La città invece ha perso perché il Comune adattandosi alle esigenze del mercato, dei Famila, dei Pittarello e dei McDonald, ha desertificato la città (ricordo ancora l'editoriale di Isonzo Soca che racconta come in centro non ci passa più nessuno) e ha speso i nostri soldi in maniera sconsiderata.

Una cosa di sinistra
Tutto questo anche perché oggi vale per tutti l'ideologia della crescita e dello sviluppo.
Questo basta per fare una cosa qualsiasi e poi vantarsene, convinti di aver contribuito al progresso. Negli ultimi anni a Gorizia i due schieramenti che si sono alternati nell'amministrazione della città sembrano vivere di un patto stabile di non aggressione. Ognuno rivendica per sé la paternità dei lavori pubblici che l'uno aveva progettato e l'altro sta realizzando; entrambi vogliono accollarsene il merito. In altre occasioni viene discussa la velocità nell'esecuzione dei lavori: chi sta all'opposizione li giudica sempre troppo lenti. E così via, in un infinita altalena dell'affermare le proprie virtù e sottolineare i difetti dell'avversario. Sono solo schermaglie: si è vista una qualche differenza tra politica urbanistica del centro destra e quella del centro sinistra? Vorremmo dire che molti di quei lavori non andavano proprio fatti o comunque era meglio spendere i soldi per realizzare qualcos'altro.
Qualche amministratore dei 'nostri' è capace, di dire una cosa urbanisticamente di sinistra?
Paolo Sergas (fine quarta parte - continua)

Comunicato stampa della Rete Diritti di Cittadinanza FVG

Non sappiamo se il Presidente Tondo o l’Assessore Molinaro avranno voglia e coraggio di prendere le distanze dalle violente dichiarazioni di Narduzzi che, in preparazione delle sue prossime campagne elettorali (dentro la Lega o le prossime regionali), minaccia e insulta i Sindaci di Udine e Trieste, tante associazioni, comitati, cittadini che hanno protestato contro le norme discriminatorie e illegali approvate nel Friuli Venezia Giulia in questi quasi 4 anni di amministrazione del centro destra. Così leggi e regolamenti discriminatori e “razzisti” introdotti in Regione sono stati bloccati da impugnazioni del Governo nazionale (perfino da quello Berlusconi-Maroni), da pesanti rilievi della Comunità Europea e da diverse sentenze di tribunali locali ed hanno finito per ostacolare l’attività di servizi sociali o istituzioni come le ATER. Altro che vantaggi per i locali: hanno determinato un ostacolo per tutte/i!
Oggi comunque tacciono quegli esponenti di maggioranza fino all’altro ieri impegnati ad attribuirsi i meriti dell’indagine Cnel che ci assegnava il primato nazionale di regione più accogliente in base ad indicatori e dati riferiti al 2008-2009 per gli effetti della precedente legge n.5/2005 (sull’accoglienza e l’integrazione delle cittadini e dei cittadini stranieri) e di fondi per progetti o interventi previsti dal piano triennale sull’immigrazione che hanno avuto efficacia fino a metà del 2009.
Non possiamo accettare, però, i silenzi di Tondo e Molinaro dopo le continue impugnazioni alle leggi sul welfare finora varate (con conseguente perdita di forse un milione di euro per lavoro “inutile” in 3 anni e mezzo di uffici , Giunta, Commissioni e Aula consiliare, di spese legali per interventi alla Consulta e per ristorare quelle dei Comuni): vogliono, zitti zitti, continuare a dissipare migliaia e migliaia di euro aprendo un altro contezioso con il Governo che ha impugnato la nuova legge regionale sul welfare perché anticostituzionale (discriminando anche gli italiani) e perfino in contrasto con il Testo Unico sull’immigrazione e la Bossi-Fini?
E’ possibile che i nostri soldi, derivati da tasse e imposte che noi lavoratori o pensionati versiamo in questi momenti difficili, siano dilapidati in cause perse o utili solo per la campagna elettorale di qualcuno?
A tutti costoro vogliamo ricordare come lo scorso luglio amministrazioni comunali di centrosinistra e di centrodestra (fanno fede i verbali del Consiglio delle Autonomie Locali) non approvarono questa legge regionale sul welfare oggi impugnata. Se la Regione dovesse diabolicamente perseverare nei suoi grossolani errori pagheremo cara una nuova annunciata sconfitta di fronte alla Consulta.
Ma l’Assessore Molinaro ha un modo semplice per affrontare la situazione: riporti in Giunta la sua proposta del 29 aprile 2011 (elaborata, si legge nella generalità di giunta n. 762, “con il concorso del Segretario Generale, dell’Avvocatura e di tutte le Direzioni regionali interessate”, quindi condivisa da tutti i tecnici regionali) e chieda al Presidente Tondo di farla approvare. Così supererebbe immediatamente i tanti e pesanti rilievi del Governo sul welfare equiparandosi alle norme nazionali e comunitarie.
Saprà Molinaro ascoltare se stesso e vorrà magari riceverci per ascoltare i nostri consigli, senza farsi condizionare da chi abbaia brutalmente alla luna ?
Per la RETE DIRITTI di CITTADINANZA FVG: Pierluigi Di Piazza, Mariolina Meiorin, Michele Negro, Toni Peratoner, Irma Guzman, Abdou Faye

martedì 28 febbraio 2012

Cosa farà la prossima Amministrazione comunale per i ciclisti?

Non si può negare che quanto fatto fino adesso, riconoscendo il timido anzi, timidissimo, inizio della giunta Brancati, è già qualcosa rispetto al nulla assoluto delle precedenti amministrazioni (a parte la micropista tra via Grado e l’inizio del viale XX Settembre e la passerella di Straccis).
Ma quanto è stato fatto, a mio avviso, ha molti difetti che nascono dalla poca consapevolezza che chi va in bici andrebbe premiato, non relegato in pochi e disorganici percorsi ciclabili esistenti. Si è mai ragionato che l’uso della bici va valutato come mezzo di trasporto e non solo come mezzo di svago? Sembra che invece questo sia stato il paradigma dal quale declinare la ciclabili goriziane: tratti di strada di sgambamento... fatti in maniera approssimativa, senza appeal, con segnaletica difforme, con poca manutenzione, fantasma (via V. Veneto apparsa sul marciapiede e poi cancellata).
In molte città, invece, si considera la bici come mezzo sostitutivo delle auto. Per questo vengono fatti i piani della mobilità urbana e il relativo piano della ciclabilità urbana (ogni due anni). Si incentiva l’uso della bici. Alcuni comuni hanno già adottato un ufficio biciclette per seguire e favorire la mobilità ciclabile.
Gorizia non è una città con distanze enormi, ha pochi dislivelli, sembra quasi fatta per andare in bici. Pensate quale libertà potrebbero avere sia i non patentati che chi dovrebbe accompagnarli in automobile per andare a scuola, a casa di un amico, al cinema (sempre che rimanga in città...) o a fare una piccola spesa avendo una rete di ciclabili efficace!
Tornando alla domanda iniziale, auspico che la futura Amministrazione di Gorizia, per dare una svolta ambientale, economica ed anche di indubbia utilità ai fini della salute di ognuno di noi, si caratterizzi nel saper dare a questa città una reale rete di ciclabili collaborando con le associazioni ambientaliste, di ascoltare i cittadini che usano la bici, copiare le esperienze positive di altre città dialogando su questo tema con le municipalità che sono contermini: Mossa, Savogna, San Floriano, Nova Gorica, Šempeter - Vrtojba.
Una nota "di servizi" per chi usa la bici di sera: fate in modo di essere sempre visibili, quindi luce anteriore e posteriore sempre accesa. Guardate il filmato a questo link! http://www.youtube.com/watch?v=FuS5haCEejA
(A proposito, una curiosità: che fine ha fatto promesso il bike-sharing promesso da questa Amministrazione?)
Nevio Costanzo

Gorizia: il "preventivo" 2012 sarà approvato nell'autunno 2012?

Allora, sentite questa: le tre "manovre" centrali dello scorso anno hanno messo in crisi la "macchina" delle amministrazioni periferiche. A tutt'oggi nessuno ha capito per esempio a quanto ammonteranno gli incassi dell'Imu, quanto si deve chiedere a ogni contribuente, quali detrazioni saranno ammesse e quali no... Non si tratta delle macro decisioni (come quella di far pagare l'Imu agli immobili con finalità commerciale della Chiesa i cui rappresentanti avevano sempre spergiurato di pagare da sempre!), ma del reddito di ogni cittadino. Senza tale certezza non si riescono a chiudere i bilanci consuntivi del 2011 e a predisporre i bilanci preventivi. Per esempio, con ogni probabilità, il Consiglio Comunale di Gorizia non sarà in grado di discutere il proprio preventivo prima del mese di settembre (sì, avete capito bene, il preventivo 2012 potrebbe essere approvato nel settembre 2012!!!). Perché? Perché ancora non si sa quale cifra verrà trasferita dalla Regione ai Comuni e perché l'attività amministrativa sarà interrotta dalle prossime elezioni di maggio.
Tuttavia è anche da tenere conto che a un'amministrazione uscente (come quella di Gorizia, tanto per esemplificare), con i chiari di luna che si prospettano, tutto sommato conviene affrontare la più spinosa seduta di ogni anno dopo le elezioni: se vanno bene, non si hanno più condizionamenti determinati da urgenze di consenso popolare; se vanno male, sarà qualcun altro a doversene assumere l'onere. E con l'ultimo capoluogo di provincia ancora in mano al centro destra è difficile ipotizzare che il governo regionale di centro destra non ci abbia fatto un pensierino...

lunedì 27 febbraio 2012

Forum: aggiornamenti politici di fine febbraio

Aggiornamento Forum dopo le ultime riunioni.
1. Si ribadisce il convinto sostegno al candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Giuseppe Cingolani. Ciò perché il suo nome è stato scelto dalla maggioranza dei votanti alle primarie dello scorso novembre, ma anche perché sta dimostrando di portare avanti delle buone idee per il futuro della città; tra l'altro nell'assemblea di sabato scorso ha dichiarato di aver deciso di "entrare" in politica dopo aver condiviso lo stile e il metodo della campagna elettorale della coalizione intorno al Forum per Gorizia nel 2007; e ha posto a Bersani domande imbarazzanti, come quella sull'acquisto dei 90 F35, alle quali il segretario nazionale Pd si è ben guardato da rispondere, segno questo di una libertà d'azione che promette sviluppi positivi.
2. Il sostegno a Cingolani deriva anche dalla convinzione di non poter più andare avanti con una situazione amministrativa come quella guidata dal sindaco Romoli. Attenzione però, ciò che consentirà agli elettori di scegliere il candidato del centro sinistra non sarà la pretesa di poter fare meglio di lui in alcuni campi (piaccia o meno la città ha un suo centro storico, una parte di Corso Verdi è stata pedonalizzata, sono in opera diversi lavori di rifacimento e riasfaltatura di strade del centro e della periferia, è stato varato il Gect, inaugurata la nuova piazza di sant'Andrea, ecc.), bensì quella di un nuovo progetto complessivo per la città, a partire dal quale chiedersi anche quale sia stata la logica dei lavori svolti: anche di quelli progettati e finanziati dalla Giunta Brancati: si è voluto "questo" per il bene dei cittadini oppure per il bene dei progettisti e delle imprese? Tutto ciò risponde a un'idea urbanistica convincente oppure quale tipo di città sta dietro a piazza Vittoria, alle "nuove vie", alla collaborazione con Nova Gorica, alla cultura e al welfare territoriale? Vale ancora la pena di sostenere una Giunta che ha la stessa targa di chi ha affossato l'Italia, che ha deciso di devastare la collina del castello con un ascensore non voluto dalla grande maggioranza dei cittadini, che vuole incrementare i centri commerciali anche in centro città, che sta dalla parte di chi sostiene la Tav ad ogni costo, che sostiene una Giunta regionale che emette leggi sul welfare razziste e discriminatorie, impugnate dalla corte costituzionale, che ha inibito come non mai la voglia di partecipazione e di protagonismo attivo di tutti i cittadini?
3. Il Forum sostiene tutti gli sforzi e si impegna nel tentativo di razionalizzare le liste a sostegno di Cingolani alle prossime amministrative: bén venga un "cartello" di apparentamento con Federazione della Sinistra, Sinistra e Libertà e Italia dei Valori; potrebbe essere un messaggio politico straordinario in controtendenza nazionale, un'offerta di progetti convincenti per gli elettori che si riconoscono in una determinata area, un'occasione di semplificazione delle procedure di presentazione delle liste e di coordinamento nella campagna elettorale. Un grande servizio di chiarezza ai cittadini, un inequivocabile vantaggio anche per la compagine di gruppi partitici e civici che sostengono Giuseppe Cingolani.
4. L'appartenenza alla coalizione non esclude la ricerca di accordi programmatici per il presente e per il futuro con altre liste e altri candidati sindaci, là dove evidenziano problematiche importanti e molto condivisibili: per esempio la lotta contro la cementificazione portata avanti dal movimento cinque stelle, l'attenzione agli "amici&disperati" richiamati da Fiorelli e tante altre istanze. Non sono certo loro gli avversari politici, bensì quella parte di centro destra ancora arroccata sulla polverosa idea di un sindaco "mero amministratore di condominio".

domenica 26 febbraio 2012

Per una lista unita nella coalizione pro Cingolani

Gli interventi recenti sul blog in materia di urbanistica indicano un'altra direzione da seguire nei lavori pubblici: ristrutturare, migliorare l'esistente, manutenere. L'ascensore al castello per cui sono stati spesi sino ad oggi un milione e duecento mila euro è l'emblema dello spreco, dello sperpero e dell'inutilità dell'azione della giunta. Non ci stancheremo mai di dire che il loro modo di procedere, che è sotto gli occhi di tutti, è una ferita alla democrazia: per chi si fanno queste opere? Per i cittadini o per i costruttori? Chi si può permettere di sottrarre ai goriziani e cementificare la nostra collina del castello senza interpellare nessuno? E inoltre cosa si è fatto fino ad oggi per la cultura goriziana? Per il museo diffuso, per i valichi, per le decine di associazioni mai ascoltate e mai organizzate seriamente? Cosa si è fatto per coloro che vogliano intraprendere un'attività commerciale e devono affrontare affitti elevati, senza che il comune intervenga ad abbattere i costi almeno della TIA? E così avanti sulla sanità, sugli anziani, sul lavoro, sui giovani. Insomma la direzione della politica va invertita, bisogna veramente voltare pagina, con uno sguardo anche a ciò che succede nel paese: incertezza sull'articolo 18, unico argine ai licenziamenti di parte; nulla sulle leggi che devono regolamentare la finanza; salari bloccati da anni, per chi ce li ha, disoccupazione giovanile al 30%, debolezza sul problema dei problemi: abbattere la sperequazione tra i ricchi e i poveri che sta ampliandosi sempre di più. Io credo che per dare fiducia a lavoratori, pensionati, studenti, donne, servano in città e in Italia nuove politiche di redistribuzione del reddito, nuova progettualità sul futuro dei territori e dei paesi desertificati dal cemento, fondi alla cultura, alla ricerca, all'ambiente e al turismo, nuove politiche industriali. Per questo non mi pare sia possibile procedere con una sinistra disunita. Gli effetti della frammentazione sono sotto gli occhi di tutti e stanno nella debolezza politica dei ceti più poveri e nella distruzione del ceto medio. Facciamo un passo avanti, cerchiamo di stare assieme e di lanciare un messaggio di forza e di responsabilità a chi ci vota. Sono favorevole a che si vada ad una lista unica alle prossime comunali. SEL, Federazione della Sinistra, Forum, IDV, hanno molti punti in comune, possono contare e far contare il proprio punto di vista nella prossima tornata elettorale. Stando assieme ed ottenendo un realistico buon risultato, il potere di incidere sulle scelte sarebbe maggiore, a tutto vantaggio dei cittadini goriziani più deboli, che di una rappresentanza politica seria e decisa hanno estremo bisogno. ADG

Uno sguardo verso l'alto...

Ieri sera il cielo ha offerto un grande spettacolo: la Luna "a barchetta" illuminata da Venere - luminosissima - e Giove. Stasera, tempo permettendo, sarà possibile assistere a un nuovo passo di danza tra il satellite e i pianeti più luminosi del nostro Sistema. Sublime: il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi, quanto aveva ragione il vecchio Imm.!

sabato 25 febbraio 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi. (3)

Letta e sedimentata la seconda puntata, ecco la terza puntata della riflessione sull'urbanistica al tempo della crisi

Attenti al buco
Ora ci occupiamo delle buche. E bravo Romoli che asfalta quattro strade in vista delle prossime elezioni. Ma l'asfaltatura è una mera manutenzione; Gorizia di strade ne ha troppe e con i tempi che corrono né lui né altri riusciranno mai a riasfaltarle tutte. E poi riasfaltare è come fare un ritocco per evitare di occuparsi del restauro, mentre per le strade di Gorizia ci vuole un piano generale.
Si potrebbe, ad esempio, dirottare le automobili su un numero definito di strade in modo da dover riasfaltare solo quelle e riservare più strade a biciclette e pedoni, dove non ci sarebbe bisogno di una manutenzione altrettanto frequente. Ma il problema è ancora altrove; tante vie (quasi tutte) hanno dimensioni inadeguate: i marciapiedi non sono abbastanza larghi (molti sono del tutto fuori norma) e la sede stradale è troppo grande. In molte vie potrebbero essere ricavati dei posti auto che invece proprio con le recenti asfaltature sono stati tolti (quelli gratuiti, naturalmente) per costringerci a parcheggiare nei posti blu a pagamento; in altre vie potrebbero essere realizzati sensi unici come esistono e funzionano in tutte le città meno che a Gorizia; la pavimentazione per le automobili la fanno dappertutto in asfalto e non in piastrelle di pietra tagliate male (come è stato fatto in piazza Vittoria) che oltre a rompersi in continuazione aumentano anche l'inquinamento acustico. Ma fra le tante altre cose che si potrebbero dire c'è ancora una che forse è la più importante di tutte: dove vanno queste strade? Possibile che in negli ultimi cinquant'anni non si sia fatta una strada nuova che vada da Gorizia verso Nova Gorica? Nemmeno ora che la Slovenia è in Europa?
Insomma, se si parla di strade il problema non è fare manutenzione, asfaltare e riasfaltare, ma progettare un rinnovamento del modo di muoversi, di sostare e di incontrarsi in città, affermando a gran voce che è ora di cambiare, finalmente.
E così per le strade, come per tutto il resto, la mia impressione è che non ci rendiamo conto della attuale situazione di crisi, di come siamo diventati (la maggioranza di noi, magari non proprio tutti) più poveri e più precari, di come abitazione, servizi e trasporti incidano sul benessere delle nostre vite e sui nostri portafogli e della straordinaria rilevanza che può avere l'urbanistica per risolvere questi problemi.
In questo senso, a me pare che il nostro candidato sindaco non colga l'importanza di queste questioni, quando in un video spot sul suo sito internet, indica una buca su una strada bianca di Lucinico, come se quella buca lì, fosse il buco nero di tutti i problemi.
Paolo Sergas (fine terza parte - continua)

mercoledì 22 febbraio 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (2)

A grande richiesta, ecco la seconda parte: interessante, coinvolgente... e non è l'ultima! (la prima è pubblicata in data domenica 19 febbraio 2012)

Soldi fa soldi
In questi giorni fa clamore a livello nazionale la notizia di un edifico comprato e rivenduto nello stesso giorno con un rincaro di 18 milioni di euro. Ecco, questo esempio (come tanti altri precedenti, a dir la verità) è emblematico della crisi culturale nella quale siamo immersi. Anche perché, e questo è ancor più grave, sembra che il tutto sia avvenuto senza una aperta violazione delle leggi. In altre parole, in Italia (ma anche da noi a Gorizia, naturalmente) si possono tranquillamente usare gli strumenti della speculazione immobiliare. E allora perché mai uno che vuole investire in una qualsiasi attività, dovrebbe far fatica, assumere operai (che poi magari scioperano e non vogliono essere licenziati) e guadagnarci poco. Speculare è facile e ci si guadagna tanto. Ricordate i furbetti del quartierino? Dal nulla e in poco tempo arrivarono ad avere un patrimonio tale da tentare di comperare una banca e il Corriere della Sera.
Detto in altro modo, il meccanismo economico che governa le nostre vite non ha più al suo fulcro la produzione industriale dove i soldi aumentano con il lavoro, ma il denaro si trasforma direttamente in altro denaro semplicemente attraverso due strumenti: la manipolazione delle risorse disponibili (collina del castello, edifici che passano più proprietari aumentando artificiosamente di valore, aree agricole inutilmente trasformate in residenziali o in centri commerciali, case per le automobili, ecc) e il saccheggio delle famiglie (le spese per casa, trasporti e servizi costano sempre di più).

Crescita e sviluppo
Tutto ciò è stato possibile da quando, dopo Tangentopoli, l'urbanistica è stata fatta a pezzi.
La legislazione è stata smantellata e le scelte disciplinate in funzione dell'interesse generale, fatte dai Comuni con i piani regolatori, sono state soppiantate da un'urbanistica spicciola contrattata con i singoli privati. Volta per volta il Comune decide, assieme a chi propone un intervento, la dimensione e il carattere della trasformazione urbana, al riparo da qualsiasi trasparenza. Chi vuole costruire, costruisce più o meno dove e come vuole. Un assessore all'urbanistica afferma “i me domanda e mi ghe dago”. E non è una battuta, purtroppo!
Non è più l'amministrazione pubblica che governa le nostre vite ma il mercato. Il tutto in nome di una cultura ideologica (iniziata con Reagan e la signora Thatcher con slogan tipo “più mercato e meno stato” e proseguita in Italia con “basta con lacci e laccioli” e “padroni a casa propria”) che sul territorio si è declinata con modalità inventate nel nome delle liberalizzazioni, privatizzazioni e valorizzazione (o meglio, mercificazione) di tutto ciò che è pubblico e può dare un reddito ai privati.
Di tutto ciò forse non ce ne rendiamo conto perché un continuo controllo mediatico ha volutamente nascosto questi problemi. Una nuova opera pubblica o privata voluta dal mercato (e non dai cittadini, come dovrebbe essere) viene fatta passare per un occasione di crescita e di sviluppo per tutti che farà aumentare l'occupazione e renderà la città più moderna. I provvedimenti legislativi sono chiamati riforme, modernizzazioni e piani casa per far in modo che siano percepiti da tutti come fatti positivi.
Al mercato abbiamo consegnato le chiavi della nostra vita economica e delle nostre città. Gorizia non è da meno. Molti si sono chiesti perché stiamo costruendo tre inutili ascensori per andare al castello, ma anche il nuovo centro commerciale in centro città e la casa parcheggio per le automobili di via Manzoni: a chi servono? Servono al mercato che ci ha “liberato” dall'onere di avere un pensiero, un idea, dall'intravvedere altre strade sulle quali progettare la nostra vita personale e sociale.
Paolo Sergas (fine seconda parte - continua)

martedì 21 febbraio 2012

Una relazione virtuosa tra area “tecnica” e area “politica”

L’approccio politico non può essere scisso da quello tecnico. E neppure viceversa. Parto da un grande sociologo economista, Alfred Weber, che di fatto – parlando delle opportunità di studio scientifico della storia e della sociologia – rispondeva ai primi del ‘900 che tale approccio denso di obiettività doveva essere un anelito da perseguire, ma allo stesso tempo una meta irraggiungibile. Perché ogni individuo non può esimersi nell’operare scelte, esprimere opinioni, che in qualche modo non siano fortemente condizionate da quello che lo studioso tedesco definisce “giudizio di valore”. Questa espressione noi la possiamo tradurre in “approccio culturale”, “ideali condivisi”… sul governo di una nazione o di una città in “approccio Politico”.
Di fatto in Italia la parola “Politica” al cittadino comune, specie se giovane, produce orrendi rimescolii viscerali. Ma ciò è spiegabile per l’esperienza condivisa che in senso figurato associamo a tale termine nella nostra Nazione: arrivismo, mediocrità, tante parole e pochi fatti, passi indietro, ingerenza clericale, minacce, privilegi di casta, connubi tra mafia e istituzioni, ecc.
E pensare che invece, andando ad applicare a una azienda i principi organizzativi di origine anglosassone rigorosamente tecnici e asettici della norma ISO 9001, per soddisfacimento di uno degli stessi capitoli della norma (il § 5.3 in particolare) “la Direzione aziendale è tenuta a formulare, implementare e diffondere la propria Politica organizzativa”…
Perché anche i Tecnici hanno capito che senza delle scelte di fondo di “orientamento” non si può impostare alcun programma tecnico… sarebbe come costruire un solidissimo ponte tra due rive di un fiume che non deve essere attraversato da nessuno. La Politica servirebbe a definire quali rive di quale fiume devono essere collegate, le tecniche di progettazione e realizzazione del ponte sono invece appannaggio della Tecnica.
Tradotto: la Politica è il luogo di incontro in cui trovano espressione le esigenze di una Comunità che – secondo un approccio GLOCAL – è Gorizia, il F-VG, l’Italia, l’Europa… le esigenze, una volta raccolte da persone che la Comunità riconosce come propri rappresentanti, devono essere messe in relazione col “piatto delle risorse”: tempo, denaro, ambiente, opportunità, ecc.
La scala della priorità degli interventi da attuare, dal momento che per definizione le ”risorse sono limitate” deve essere dettata dalla Politica e devono essere frutto di incontro dialettico, di confronto democratico. Un confronto però pratico e costruttivo: una discussione DEVE portare a una decisione e in tempi ragionevolmente accettabili. Sulle modalità di attuazione delle priorità della Comunità devono necessariamente intervenire capacità tecniche da parte dei propri rappresentanti.
Quindi si giunge alla conclusione che un leader istituzionale non può e non deve governare col solo cuore e neppure col solo bilancino. Quindi o si trovano politici che siano anche tecnici oppure, siccome le comunità sono governate da “squadre di rappresentanti”, allora risulta quanto mai opportuno che le competenze tecniche e politiche di tali individui siano tra loro complementari.
Giovanni Civran

Cambiamento e responsabilità personale

Non c'è persona impegnata in politica che non affermi di volere la trasformazione, ad ogni elezione si parla del "nuovo che avanza", del "cambiamento", del "rinnovamento" possibili con la propria fazione e non invece con quella avversaria la quale sarebbe invece "vecchia", "conservatrice" e desiderosa di lasciare le cose come stanno. Quando poi ci si chiede a cosa corrispondano queste ventate di nuovo ci si accorge che di concreta creatività ne circola poca e ciò porta a una sistematica sfiducia nella politica, ritenuta incapace (ma anche impossibilitata, in un mondo globalizzato nel quale le decisioni "che contano" vengono prese su tutt'altri tavoli rispetto a quelli della democrazia rappresentativa) di servire realmente il bene comune dei cittadini.
Tale mancanza di fiducia si traduce spesso nell'antipolitica, anticamera di derive pericolose. Forse il discorso è un po' contro corrente, ma suscitano per esempio qualche dubbio i quotidiani generalizzati stracciamenti di vesti contro i costi della politica e i dipendenti del "pubblico". Anzitutto sono sospetti i tempi e i modi: gli scandalosi privilegi di poco "onorevoli" parlamentari o consiglieri regionali e la lentezza della macchina statale sono stati denunciati molte volte senza che i promotori di campagne moralizzatrici riuscissero a trovare il benché minimo spazio mediatico; perché improvvisamente non si parla d'altro su giornali e tv (oltre che tra gli stessi uomini di potere che si fanno ora paladini e primi firmatari di campagne che avrebbero potuto tranquillamente sostenere da almeno trent'anni?)
Inoltre c'è il concreto rischio di indebite generalizzazioni che inducono a condannare la Politica e il servizio pubblico in quanto tali, aprendo la strada a derive demagogiche e privatistiche dove può prevalere soltanto la legge del più forte.
Infine la ricerca del capro espiatorio di turno solleva tutti dall'esercizio della responsabilità personale; per esempio, ben vengano i sacrosanti controlli della finanza nelle cittadelle vip (perché solo adesso?), ma alzi la mano chi ha il coraggio di protestare quando qualcuno propone "con la ricevuta un tot, senza un bel po' in meno" (e tra chi propone non ci sono distinzioni tra destra e sinistra, religiosi e laici, grandi e piccoli professionisti).
Allora, che dire? Ben venga la fine dei privilegi della Casta, ma difficilmente qualcosa veramente cambierà se a pilotarne la trasformazione saranno gli stessi che ne fanno parte e se non ci sarà un soprassalto di consapevolezza civile e culturale da parte di ogni singolo cittadino.
E questa forse è la vera scuola politica, quella che promuove una nuova cultura del condividere la "polis" in grado di abilitare ciascuno ad essere "cittadino", totalmente corresponsabile della gestione dei beni pubblici nell'esercizio della sua particolare attività: non a caso - come ripeteva il compianto procuratore della Corte dei Conti del Fvg Gianni De Luca - la Costituzione parla di "Repubblica fondata sul lavoro": ogni persona è tenuta ad osservare i principi costituzionali, ma si diventa autenticamente "cittadini" proprio attraverso il lavoro. Ciascuno, in diversi modi, al servizio della collettività.
Andrea Bellavite

lunedì 20 febbraio 2012

L'ambiguo fascino dei tecnici e la venefica in-coscienza dei "politici"

Sono strane le reazioni dei partiti alle proposte e alle iniziative del Governo Monti. La linea del rigore e la (sacrosanta) intensificazione della lotta contro l'evasione fiscale dovrebbe piacere all'Italia dei Valori che invece è all'opposizione; l'annunciata deburocratizzazione della macchina statale dovrebbe piacere alla Lega che porta avanti una durissima (e sfacciata, data la permanenza al Governo fino a poco piu di un paio di mesi fa...) opposizione. Invece Pdl, Pd e Udc - che almeno in teoria dovrebbero essere per opposti motivi contrari all'azione di un Governo che obiettivamente cerca di far piangere contemporaneamente sia i poveri che i ricchi - sembrano talmente entusiasti da parlare già di portare dalla propria parte il Monti in occasione delle elezioni politiche del 2013. Ciò non va a detrimento del Governo dei tecnici, che - piaccia o meno - porta avanti con competenza e coerenza un programma di adeguamento e di asservimento dell'Italia alle bizze del sistema finanziario globale; bensì della politica con la "P" maiuscola, che non sembra proprio più abitare da queste parti. Del resto, in un Paese nel quale i giovani ricercatori sono costretti a emigrare all'estero, la filosofia è appannaggio dei cantastorie e la teologia di strapagati uomini di "spettacolo", non c'è troppo da meravigliarsi se la gente si beve tutto e riesce ancora a votare pochi cinici padroni del vapore e tanti miseri (anche se straricchi) leccapiedi che ne garantiscono gli interessi.

domenica 19 febbraio 2012

Gorizia. L'urbanistica al tempo della crisi (1)

Con questo intervento iniziamo una serie di riflessioni sull'urbanistica a Gorizia, un contributo specializzato offerto ai cittadini e a chi amministrerà in futuro la città. Ecco la prima puntata

L'urbanistica proprio adesso
Il sindaco Romoli, dopo aver denominato come “le nuove vie” un paio di vie chiuse al traffico delle automobili nelle quali è stata fatta ordinaria manutenzione urbana, ci racconta, sprezzante del senso del ridicolo, che “urbanisticamente eravamo da terzo mondo e ora siamo in Europa”. Invece, in un editoriale di Isonzo Soca, si legge “fanno impressione le strade deserte...trasmettono un senso di desolazione... perché si avverte che manca la gente...perché si fa il confronto con le strade affollate degli anni settanta quando la città raggiunse il dato più alto della popolazione residente...”. Ecco, c'è più urbanistica in queste righe che nelle parole e nei fatti del sindaco di Gorizia.
Ecco a cosa serve l'urbanistica: a tutelare beni culturali e ambientali, ad occuparsi del benessere, della salute, dell'accesso dei cittadini ai beni comuni e ad organizzare una città che consenta di soddisfare queste esigenze.

Crisi culturale
Che la crisi ci sia è un dato di fatto. Quando e se ne usciremo, saremo tutti più poveri, e non solo dal punto di vista economico. L'impressione è che sia proprio il sistema ad essere in crisi perché va avanti svendendo, a vantaggio solo di alcuni, beni comuni che sono proprietà di tutti e bruciando risorse ambientali (che prima o poi finiranno) e umane (tagli a retribuzioni, diritti e welfare). E poi sono sempre gli stessi che comandano. Da una ventina d'anni hanno attuato politiche che ci hanno portato a questo punto, senza mai avvisarci che si stava entrando in una crisi: anzi, negando i fatti anche quando erano evidenti. Ora ripropongono gli stessi provvedimenti, le stesse misure e gli stessi rimedi che l'hanno provocata. E la politica urbanistica, che viaggia di pari passo con la politica tout court, è in crisi al punto che oggi non conosciamo più nemmeno il significato della parola.

Altro che Europa
Le nuove vie sono a mio parere solo un brutto maquillage. La trasformazione fisica e funzionale, con i marciapiedi in pietra e la parte centrale in porfido che ribadisce il tracciato del passaggio veicolare, non mette in mostra il valore architettonico degli edifici e non rievoca come dovrebbe la storia antica di questi luoghi - per non parlare di quelle ridicole scie centrali di pietra bianca che ad un certo punto girano in tondo come impazzite solo per far contento chi le ha ideate.
Nulla è stato fatto per dare ad ogni fabbricato un carattere distinto, per valorizzarne le caratteristiche individuali e la relazione con il contesto. Quello che appare come un problema estetico è di fatto una mancanza di pianificazione urbanistica. Nelle nuove vie c'è meno vita di prima, i negozi chiudono, gli stabili sono sempre più malridotti, le abitazioni sempre più vuote. Per giunta gli edifici pubblici della zona vengono svenduti. Negozi e residenza sono andati a “crescere” altrove con il permesso e l'approvazione del Comune. Se poi si lascerà fare i cinema dell'Ikea a Villesse o il centro commerciale di via Boccaccio altro che Europa, sarà deserto: un area abbandonata e spopolata risultato di una programmazione urbanistica sbagliata.
Paolo Sergas (fine prima parte - continua)

giovedì 16 febbraio 2012

La Chiesa pagherà Imu e Ici sulle strutture commerciali: ma non avevano detto che era già così?

La Chiesa pagherà l'Ici, titolano oggi i quotidiani attribuendo il successo dell'impresa a Monti e al sostanziale accordo da parte della Conferenza Episcopale Italiana. Analizzando la notizia si scopre che resteranno esenti le strutture "non commerciali", non solo della Chiesa, ma anche delle onlus e delle istituzioni no profit.
Quando qualche mese fa la denuncia del non pagamento dell'Ici dai mugugni della base ha raggiunto l'onore delle prime pagine dei giornali, il mondo cattolico "ufficiale" è insorto, sulla base di un asserto presentato quasi come dogmatico: la Chiesa paga già regolarmente l'Ici sulle strutture che hanno risvolti commerciali. Dopo un po' di tempo tale granitica certezza è stata messa in dubbio dallo stesso cardinal Bagnasco che - su pressione sempre più forte dell'opinione pubblica - ha dichiarato che "gli eventuali accertati abusi devono essere riconosciuti".
Ordunque. O non era vero prima - di conseguenza i "defensores fidei" avrebbero dichiarato il falso; o era vero già prima - e allora cosa ci sarebbe di nuovo nella normativa Monti? A meno che non si tratti solo della garanzia di una conveniente "sanatio" delle situazioni equivoche (peraltro finora con sdegno negate) dove la presenza di una stanza-cappella giustifica la dizione di "non commerciale" a quelli che di fatto sono alberghi a più stelle...

mercoledì 15 febbraio 2012

90 F35 = 10 miliardi di euro. Per cosa?

Il ministro Di Paola annuncia oggi che saranno comprati "solo" 90 aerei bombardieri F35, invece dei 131 programmati. E' un ulteriore passo su una strada che ha le sue origini quando i governi italiani hanno deciso di partecipare al progetto JSF - Joint Strike Fighter per la costruzione dei nuovi cacciabombardieri americani: si tratta del lontano 1996, quando era ministro della difesa Andreatta e presidente del consiglio Prodi.
I passaggi parlamentari che hanno confermato l'impegno si sono verificati nel 1998 (governo D'Alema) e nel 2002 (governo Berlusconi); la firma definitiva dell'accordo è del febbraio 2007, quando l'allora sottosegretario alla difesa Forcieri ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England.
I ritardi nella realizzazione del progetto hanno portato a un aumento esponenziale dei costi - il che spiega la riduzione degli acquisti - per cui allo stato attuale delle cose si può dire che ogni aereo si aggira (approssimazione per difetto) intorno ai 110 milioni di euro. Quindi i 90 F35 ci costringeranno a sborsare come minimo circa 10 miliardi di euro (più o meno un terzo dell'ultima manovra Monti!), senza ovviamente contare il resto delle spese militari.
Il tutto avviene in tempo di pax americana, quando i "sacri confini" del capitalismo non sembrano minacciati tanto dalla potenza di eserciti contrapposti, quanto da una guerriglia nella giungla delle metropoli, ben difficilmente affrontabile con i bombardieri invisibili...
E qui si tocca il vero problema, che riguarda il ruolo dell'esercito nell'ambito del "ripudio della guerra come strumento di offesa" sancito dalla Costituzione: l'ammodernamento ipertecnologico dei mezzi militari e la levitazione delle spese militari - condivisa con la maggior parte dei Paesi del mondo "occidentale" - rientrano nell'ambito della "difesa" di che cosa, nel momento in cui il mondo non sembra più diviso tra Ovest ed Est quanto piuttosto tra Sud e Nord? Che rapporto c'è tra la morsa di una crisi che orienta a rivedere le strategie di sviluppo nonché di utilizzo delle risorse del Pianeta e la crescita dei costi degli armamenti? Con la moltiplicazione delle "missioni" nelle zone "calde", si vogliono difendere davvero i diritti delle persone o i macrointeressi economici del sistema?

martedì 14 febbraio 2012

Dai moti di Atene alle amministrative goriziane...

I moti di Atene sono il risultato di una situazione sociale insostenibile, frutto di decenni di incoscienza amministrativa e degli ultimi mesi di gestione "lacrime e sangue" portati avanti dalle politiche dei grandi banchieri, con l'appoggio "inevitabile" dei desautorati eletti dal popolo. In effetti, se non interviene qualche imprevedibile miracolo, non si vede come la situazione possa migliorare e come la protesta non si debba allargare all'Italia, al Portogallo e via via a tutti gli stati europei: la politica dei "tagli" porta disoccupazione, la disoccupazione porta spesa pubblica assistenziale e mancanza di denaro, la mancanza di denaro porta alla paralisi delle relazioni commerciali e al ridimensionamento della produzione, ecc. Senza contare i "giri di giostra" della speculazione finanziaria che costringono gli Stati a manovre correttive sempre più pericolose tra gli scogli acuminati dell'economia mondiale. Fuori dal gioco che conta, i partiti maggiori - i cui principali esponenti hanno gravi responsabilità rispetto alla situazione - non possono che accettare il drammatico "o così o buona notte", con il sostegno di buona parte dei media; i partiti minori si ritagliano qualche fetta di pubblicità, con un'opposizione indolore che permette loro di chiamarsi fuori alla caccia di qualche voto in più alle prossime "politiche".
Tutto ciò porta a riflessioni anche locali. Nell'ultimo incontro all'Entourage, il candidato sindaco del centro sinistra goriziano Giuseppe Cingolani ha lanciato un forte segnale di disagio nei confronti del "sistema", smarcandosi di fatto dalle posizioni del Pd nazionale e ponendo come base della sua futura iniziativa di sindaco una netta discontinuità rispetto alle politiche del governo dei "tecnici": sarà così ancor più interessante il confronto con il segretario Bersani, a Gorizia il prossimo 25 febbraio. Del resto anche le posizioni del sindaco di Udine Honsell - ah, se potesse essere lui il prossimo presidente della Giunta regionale fvg! - sono apparse molto sensibili nei confronti di chi maggiormente paga i conti della grande crisi. Il risultato di Doria alle primarie di Genova è un'ulteriore conferma; tutto ciò rende ancor più necessaria una maggior aggregazione della coalizione, soprattutto nel lato a sinistra, proprio per sostenere con forza la ricerca di soluzioni alternative all'apparentemente inarrestabile deriva verso l'impoverimento generale. A livello nazionale, regionale e cittadino.

domenica 12 febbraio 2012

Dal congresso Udc la conferma di una "romo-lista" a Gorizia?

A leggere le cronache odierne si comprendono le intenzioni del sindaco Romoli. Parlando al congresso regionale Udc che ha incoronato Leonardo Zappalà segretario regionale (auguri!) richiama quelli che a suo parere sono stati i successi della sua amministrazione, ricevendo in cambio un plauso e un deciso sostegno. Continua quindi l'opera di convincimento degli alleati: oltre all'ovvio Pdl e alla Destra ora c'è di sicuro anche l'udc; davvero improbabile che la Lega cittadina tenti l'azzardo di una corsa solitaria... Resta il Fli, che alcuni dicono impegnato nella costruzione di un forte polo centrista con un candidato sindaco di prestigio (il nome di Collini continua ad aggirarsi tra le segrete stanze della politica goriziana); impresa che appare assai ardua, tenuto conto della scelta quasi sicuramente filo romolista dei casiniani. Ora, nel (probabile) caso di un fallimento del tentativo ed escluso a priori (da buona parte della coalizione pro Cingolani) un avvicinamento a tempi brevi al centro sinistra, sembra difficile immaginare un rifiuto definitivo alle insistenze del "patriarca". Insomma, gli scenari possibili - realisticamente - sembrano tre:
A. Centro e centro destra ricompattati sulla candidatura Romoli; centrosinistra con parecchie liste (dalle quattro alle sette) a favore di Cingolani; altre due tre liste con elettori ordinariamente più vicini al centrosinistra (Cinque Stelle, Verdi con Fiorelli...); altri centristi o centrodestristi senza molte chance. Commento: strada in discesa per l'attuale sindaco, "resto del mondo" impegnato a raggiungere il 50 %+1 degli elettori e a giocarsi il tutto per tutto nel sempre imprevedibile ballottaggio.
B. Centro autonomo con candidato "forte"; centrosinistra come nell'ipotesi A; centro destra senza una parte del centro, ma soprattutto senza Romoli che di fronte a una situazione così poco sicura senz'altro direbbe "e chi me la fa fare?" (di rischiare una cocente sconfitta dopo una lunghissima carriera politica). Commento: ballottaggio certo, possibile addirittura clamoroso tra candidato di centro sinistra e candidato di centro con sparizione del centro destra senza candidato sindaco sostenibile.
C. Come B, ma con Romoli in lizza come candidato sindaco del centro destra. Commento: ballottaggio certo, ma con protagonisti difficili da prevedere.
Insomma, mentre la campagna elettorale della coalizione di centro sinistra continua con abbondante anticipo sul resto dello schieramento, i giochi sembrano tutt'altro che fatti nelle altre "case" e senza un'adeguata sfera di cristallo è davvero difficile prevedere che cosa accadrà.

giovedì 9 febbraio 2012

Via Barzellini? Si chiuda SUBITO

Sulla questione della casa circondariale di Gorizia il sindaco Romoli ha davvero poco da polemizzare con il candidato del centro sinistra Cingolani. Quest'ultimo non ha fatto altro che constatare ciò che molti prima di lui - compreso lo stesso Romoli - avevano già evidenziato: la struttura di via Barzellini è fatiscente e - nonostante la competenza e la dedizione del personale carcerario - la detenzione di persone in tale contesto viola i più elementari diritti della persona.
Se poi si debba cercare un altro sito o ristrutturare (oggi il sindaco riferisce di futuribili 26 milioni di euro grazie al decreto "svuotacarceri"!!!) quello antico è questione tecnica; si potrebbe anche ipotizzare - al di là delle giuste preoccupazioni di Cingolani/Maran e come proposto da tanti anni - la chiusura tout court delle case circondariali, l'esecuzione della pena inferiore ai tre anni in strutture protette alternative, l'applicazione reale della Legge Gozzini sulla pena riabilitativa e non punitiva, la revisione delle di fatto rovinose leggi sull'immigrazione e sulle dipendenze responsabili in buona parte del sovraffollamento in ogni parte d'Italia...
Tornando a Gorizia e tenendo presente che non c'è alcun motivo che imponga la chiusura del Tribunale in assenza del carcere, la responsabilità di Romoli consiste nell'aver avuto chiaro il problema (ancora nel 2008 rispose con uno scandalizzato "è impossibile vivere in quelle condizioni" a una precisa interrogazione del Forum)e nel non aver fatto nulla per risolvere i problemi di coloro che sono stati detenuti da quattro anni in qua: né una provocatoria ordinanza di sgombero per motivi igienico ambientali, né una protesta clamorosa contro il Governo Berlusconi del tutto insensibile su questo punto, soltanto sopralluoghi tecnici e ricerca di soluzioni che oggi sembrano giungere dal cielo grazie a un intervento del pratico governo Monti.
Si chiuda immediatamente la prigione di Gorizia, si renda dignitosa la vita di chi lo "abita" e di chi ci lavora... e si continui nel frattempo a discutere sulle future soluzioni.
ab

mercoledì 8 febbraio 2012

Festa nazionale della cultura slovena: Auguri!!!!

Oggi è la festa nazionale della cultura slovena, sarà contrassegnata da una cerimonia di stato, inclusa la presentazione dei premi Prešeren, i più prestigiosi riconoscimenti culturali del paese, e molti altri eventi. La festa della cultura slovena è dedicata a France Prešeren (1800-1949), il più importante poeta sloveno, nel giorno dell'anniversario della sua morte. Prešeren viene ricordato non soltanto per le sua poetica romantica, ma anche per i suoi sforzi di modernizzare il linguaggio sloveno, e di creare un unico spirito nazionale in tutto il paese. In particolare sono molto conosciuti i suoi sonetti e il poema Zdravljica (Il Brindisi), una parte del quale viene utilizzato come inno nazionale della Slovenia dal 1991.

martedì 7 febbraio 2012

Allegoria escatologica ovvero la fine della storia

E' come vivere sotto una gigantesca diga, edificata per contenere il mare della miseria che attanaglia il mondo. I più anziani ne ricordano la costruzione, dopo aver attraversato le spaventose tragedie della prima metà del Novecento. Giovani superstiti, con lo sguardo rivolto al futuro, hanno seminato campi di speranza, immaginandosi forse raccolti abbondanti di democrazia, benessere, pace, libertà, giustizia...
Le menti e i cuori sono stati inondati dalle dolci acque della dimenticanza, ben presto ci si è allontanati dallo sterminato mare intorno, se non per brevi incursioni finalizzate a rimpinguare le tasche dei già ricchi o a riempire chiese e chiesuole ormai abbandonate.
Da molti anni sono visibili le crepe che ricoprono come una ragnatela sempre più fitta l'immensa barriera, le infiltrazioni sono sempre più evidenti e i pochi che se ne accorgono si guardano bene dal lanciare l'allarme. Anzi, dopo averci concesso il divertimento di danzare incoscienti sfidando il rischio dello smottamento, ora i costruttori e i gestori dello sbarramento cercano di costruirsi nuovi rifugi più in alto.
Ci propongono di tamponare le falle sempre più vaste, di investire tutto ciò che si è accumulato nel fermare le prime cascate che annunciano il tracollo. Sappiamo bene di non avere scampo, ci si doveva pensare prima a svuotare l'invaso dalla miseria. Non ci resta che aspettare - rifugiandosi nell'anestesia del divertimento assoluto - la catastrofe finale.
O sperare che qualcuno - nuove generazioni sfuggite miracolosamente all'imposizione del Grande Fratello (quello vero!) - riesca a invertire la rotta prima dello scoglio, a riannodare i fili della rivoluzione che da decenni abbiamo ingarbugliato. Con l'auspicio che non sia già troppo tardi.
Andrea Bellavite

lunedì 6 febbraio 2012

Profeti del nostro tempo




Ricorre oggi il 20mo anniversario della morte di David Maria Turoldo, il 25 aprile quello di Ernesto Balducci: due grandi amici, tra i più autentici profeti nell'Italia degli ultimi 50 anni. Un ricordo e una poesia di Padre David:

MEMORIA

È la memoria una distesa
di campi assopiti
e i ricordi in essa
chiomati di nebbia e di sole.

Respira
una pianura
rotta solo
dagli eguali ciuffi di sterpi:

in essa
unico albero verde
la mia serenità.

venerdì 3 febbraio 2012

Fasola e Blasig ripropongono l'area Triestin-Isontina

Fasola e Blasig tornano oggi a proporre la fusione delle province di Trieste e Gorizia. Accade qualche giorno dopo la riunione di consiglio provinciale dedicata proprio all'argomento - presenti anche il vescovo e diversi sindaci - con votazione finale non unanime. Premettendo un sostanziale disaccordo sull'ipotesi Fasola/Blasig, ritengo utile tuttavia accettare il loro invito a un confronto serio e realistico.
La ventilata riduzione del numero delle province ha la finalità di contenere i costi a carico dei cittadini, pertanto non può essere contestata "a prescindere". Anche la posizione di Romoli - "o tutte o nessuna" - non può essere facilmente sostenuta, l'intera provincia di Gorizia ha un numero di abitanti inferiore a una circoscrizione di Milano o Roma, non si può sicuramente mettere tutti sullo stesso piano.
Altra questione è quella "culturale", legata agli eventi storici che hanno reso l'area goriziana unica nel suo essere "unita nelle diversità": ciò vale anche per l'area geografica precedentemente amministrata dall'Impero austro-ungarico e attualmente in provincia di Udine (Aquileia, Cervignano, Fiumicello...). Ma è proprio l'ente provincia lo strumento adatto a garantire la conservazione di tale memoria identitaria (coincidente fra l'altro con gli attuali confini dell'Arcidiocesi, il che spiegherebbe la presenza dell'arcivescovo alla riunione dell'altro giorno)?
Insomma, se si vuole risparmiare da qualche parte si dovrà pur cominciare, l'ipotesi romoliana "o tutti o nessuno" sembra al momento irrealistica e tecnicamente difficile da realizzare, quella della salvaguardia ad ogni costo dello status quo sembra destinata a soccombere data la scarsa rappresentatività politica del territorio in sede regionale e nazionale; una soluzione sostenibile si dovrà pur individuare! Apriamo il dibattito...