martedì 31 gennaio 2012

Consiglio Comunale di Gorizia: chi l'ha visto?

Record (totalmente negativo) in vista per il Consiglio Comunale di Gorizia. Da dieci mesi a questa parte è stato convocato soltanto cinque volte (pensate che comuni dieci volte più piccoli, come Romans o Fiumicello, si riuniscono in media circa una volta al mese) e da fine novembre sembra definitivamente desaparecido. Quando poi si riunisce l'assise offre un triste spettacolo dove le perdite di tempo si sprecano, la riflessione politica e culturale sembra merce assai preziosa e rara, la presidenza fa acqua da tutte le parti. Per non parlare delle mancanze di numero legale, assai spesso non garantito dalla maggioranza consigliare... C'è chi si frega le mani dalla contentezza nel centro destra, sostenendo che così si risparmiano soldi (parlano politici di lunga navigazione che ricevono in un mese tanti soldi pubblici quanto quelli investiti in due interi consigli comunali), non si butta via il tempo e non si cade in imboscate politico culturale particolarmente temute da quella parte politica. Insomma, sembra serpeggiare la nostalgia del tempo in cui "il capo aveva sempre ragione". Mica si vorrà lasciare ancora il Comune nelle mani di persone che non credono nella partecipazione democratica e che vogliono "un uomo solo al comando"?

lunedì 30 gennaio 2012

Forum per Gorizia: il punto sulla situazione

Sempre in vista dell'incontro odierno, forse è bene mettere in chiaro alcuni punti abbastanza assodati.
1. Il sostegno al candidato sindaco Giuseppe Cingolani é fuori discussione. Chi ha partecipato alle primarie non può che rispettare il verdetto che esse hanno emesso, l'obiettivo per tutti è una nuova stagione amministrativa, possibile solo con una netta vittoria elettorale sulle compagini del centro destra.
2. La partecipazione alla coalizione di centro sinistra è altrettanto fuori discussione, ancora pienamente da precisare la presenza specifica di una lista del Forum per Gorizia - unita o meno ad altre nella medesima coalizione -in grado di rappresentare le istanze portate avanti in questi anni dentro e fuori dal Consiglio Comunale.
3. L'incontro con i referenti politici non vuole essere finalizzato a una critica poco costruttiva - tutti i membri del Forum, ciascuno con la propria competenza, hanno partecipato alle riunioni della coalizione e delle commissioni preparatorie; vuole invece consentire il superamento di alcune delle inevitabili diversità di impostazione che caratterizzano ogni gruppo eterogeneo di formazioni.
4. L'invito ad essenzializzare il numero delle liste di sostegno al candidato sindaco del centro sinistra non è una critica a chi si è dato o si sta dando da fare, ma l'auspicio di una maggior unità fra le diverse forze e - non ultimo - di una semplificazione delle procedure di presentazione. Ciò non toglie la libertà di critica costruttiva e di espressione di eventuali perplessità "on tre road", ritenute non un ostacolo ma un rafforzamento di una compagine che si vorrebbe "unita nelle sue diversità".
5. I membri del Forum parteciperanno o meno con una personale candidatura nell'eventuale specifica lista a seconda delle loro soggettive valutazioni in merito. Il candidato del Forum alle primarie non si candiderà per motivi personali e professionali.
Allo stato attuale delle cose, questa mi sembra la situazione e per questo sottoscrivo il post del quale mi assumo la personale responsabilità.
Andrea Bellavite

Vincoli e svincoli politici all'interno del Forum per Gorizia

Il gruppo del Forum per Gorizia ha invitato domani sera alla consueta riunione del martedì il candidato sindaco e i referenti politici della coalizione del centro sinistra goriziano. Si tratta di un momento di confronto, non ci si devono attendere particolari correzioni di rotta, piuttosto ratifiche da condividere di situazioni che ormai - come si evince anche dalla cronaca locale odierna - sono un fatto compiuto.
L'obiettivo è anche interno al Forum, riguarda cioè tutti i cittadini che hanno condiviso (con le riunioni, l'adesione al voto, la lettura del blog, ecc.) prima il ruolo "pungolo", poi la coalizione che si è presentata alle elezioni del 2007 e infine il percorso politico e partecipativo degli ultimi cinque anni.
Il chiarimento richiesto alla coalizione offrirà al Forum lo spunto per ridefinire il proprio articolato progetto culturale per il futuro della/e città, ma anche per discutere alcuni evidenti differenti approcci interni: sarebbe quanto mai opportuno confrontarsi, anche con i "venticinque lettori" di questo blog, sull'opportunità (prima) e sulla valutazione (dopo) delle "primarie", sull'impostazione della campagna elettorale in vista delle "comunali", sul giudizio politico intorno al Governo Monti e sul ruolo delle liste civiche in vista delle "regionali" del 2013.
Un simile confronto è necessario e non procrastinabile: dando per quasi sicura la formazione di una specifica lista Forum, chi desidera essere parte attiva nell'elezione di un nuovo sindaco, targato centro sinistra, deve sciogliere nodi e perplessità; chi ritiene di sostenerlo soltanto dall'esterno, senza un coinvolgimento diretto nelle liste, è bene che lo comunichi continuando a impegnarsi su altri versanti della vita della città.
Consapevoli che da questo dialogo interno il Forum uscirà fortemente cambiato, in meglio, naturalmente, rispetto a quanto di bene già è!

domenica 29 gennaio 2012

Ci manchi...

Il Governo Monti ri-boccia la legge fvg sul welfare

Il Governo Monti boccia nuovamente la legge sul welfare nel Friuli Venezia Giulia già respinta in precedenza addirittura dal governo Berlusconi. Una normativa palesemente razzista, che impedisce l'accesso ai servizi sociali a chi ne ha più bisogno e che incrementa la discriminazione sociale e culturale. Una vergogna insomma, voluta dalla Lega, ma approvata dalla Giunta Tondo e dai consiglieri regionali Pdl (compresi quelli transistati sotto altre nuove sigle), Udc e altri: proprio quelli ai quali parte del Pd strizza l'occhio in vista delle elezioni regionali del prossimo anno.
Gorizia è da cinque anni amministrata da una Giunta e da una maggioranza consigliare che: appartiene nella maggior parte dei suoi rappresentanti allo schieramento che ha voluto e sostenuto Silvio Berlusconi alla testa del Governo che ha portato a un passo dalla rovina il Paese; ha lo stesso colore politico della Giunta regionale che ha emanato leggi come quella sul welfare ritenute indegne perfino dal Governo amico; annovera tra i suoi membri persone esplicitamente contrarie ai percorsi di integrazione confinaria con i comuni sloveni limitrofi...
Ammesso e non concesso che l'amministrazione di una città possa essere equiparata a quella di un condominio, chi affiderebbe un condominio alle mani di persone che hanno notoriamente e non smentiscono pessime frequentazioni a livello economico e politico?

Preti, ministri proprio "senza portafoglio"?

Per rassicurare i fedeli cattolici praticanti, probabilmente preoccupati per le cifre riguardanti gli stipendi ai preti riportate oggi sulla pagina locale dell'ultimo quotidiano con una sede a Gorizia, c'è da dire che in quell'articolo è detto il vero, ma non tutto il vero... Ora, a prescindere dal fatto che alcuni rappresentanti della categoria decidano di reinvestire i soldi spettanti in parrocchia piuttosto che in opere di carità - ciò vale per qualsiasi stipendio del quale il titolare può disporre come vuole - ai minimi 880 euro netti (e non è che siano molti i 25-26enni che possono prendere molto di più!) sono da aggiungere almeno 300 esentasse derivati dalle offerte per la memoria dei defunti nelle celebrazioni quotidiane, senza contare le offerte legate a particolari momenti della vita dei fedeli. Quindi si arriva come minimo ai 1200 netti, accompagnati - sempre ordinariamente - dall'assenza di "uscite" legate all'affitto e dalla riduzione dei costi relativi a luce acqua gas e telefono. Insomma, salvo casi particolari, dopo aver pagato - come scritto nell'articolo- "perpetua, tasse e canone tv", resta ancora qualche spicciolo per comprarsi un buon libro per tenersi un po' aggiornati... Ciò senza nulla togliere al lavoro straordinario dei preti goriziani, ma anche senza eliminare la più che giusta domanda posta l'altro giorno da don Ruggero Di Piazza: i crescenti problemi dei poveri devono essere risolti dalla "carità" dei parroci e dei fedeli oppure devono essere affrontati e per quanto possibile risolti dalla "giustizia" dell'amministrazione pubblica?
ab

sabato 28 gennaio 2012

Dalla parte dei benzinai

La vicinanza ai gestori goriziani che manifestano in piazza Vittoria anche con lo sciopero della fame è convinta e solidale. Ben venga una soluzione tampone, almeno provvisoria, da parte della Regione. Tuttavia la questione della benzina può essere risolta soltanto con un accordo internazionale nell'ambito delle relazioni europee: con una decisione comune sull'allineamento comunitario del prezzo, con la realizzazione di fasce di sconto progressive nelle zone di maggior disparità, con accordi fra Comuni limitrofi sotto l'egida dell'Unione. Le altre soluzioni - compresa quella prospettata dal Consiglio regionale - sono temporanee in quanto legate alle turbolenze politiche e finanziarie che determinano le scelte degli Stati e comunque non fanno altro che spostare il problema: ammettendo che nel Comune o nella provincia di Gorizia il prezzo della benzina sia portato al di sotto di quello praticato in Slovenia, non saranno i benzinai di San Giovanni al Natisone a chiedere sostegno vedendo i loro clienti correre a fare il pieno a Cormons? Quindi, recuperando il tanto tempo perduto, occorre intervenire subito per fermare la "fuga" degli automobilisti, ma affrontare quanto prima il problema alla ricerca di soluzioni comunitarie condivise e definitive.

venerdì 27 gennaio 2012

Giornata della memoria

27 gennaio 1945, una data ormai scolpita nella mente e nel cuore, la fine dell'incubo di Auschwitz e - simbolicamente - dello sterminio degli ebrei, dei rom, dei disabili, degli omosessuali, dei testimoni di Geova, degli oppositori del nazismo e del fascismo... Ad essi va il pensiero e ai carnefici l'orrore.
La fine? Certo, la fine di quell'incubo, non certo dei genocidi perpetuati per motivi etnici, religiosi, finanziari; per esempio, ogni volta che qualcuno richiama i milioni di bambini che ogni anno vengono uccisi dalla fame e da un sistema economico iniquo, preferiamo voltare pagina o attendere con impazienza la successiva notizia del telegiornale. In realtà anche la Shoah era una parola ignota fino a vent'anni fa e prima lo stesso termine Olocausto veniva pronunciato sotto voce, guardandosi intorno per non essere sentiti, almeno fino allo sdoganamento avvenuto grazie a un famoso film con Meryl Streep. Perfino il Concilio Vaticano II - aperto e coraggioso su tutto - non osò un riferimento esplicito allo sterminio, neppure riferendosi alle tante persecuzioni subite nella storia dal popolo ebraico. Perché sottolineare tutto ciò? Perché quella della "memoria" non è affatto questione semplice: finché si tratta di pronunciare slogan roboanti su cui tutti non possono che essere d'accordo, essa rischia di diventare uno strumento di chi vuole far pensare alla tragedia come a una sorta di calamità naturale, una specie di terremoto imprevedibile e inspiegabile; quando si tenta di entrare nelle autentiche cause e ci si chiede che cosa tali eventi - umani e non scatenati dalle forze oscure della natura - significhino per noi oggi si viene travolti da un'ondata di effimera emozione mediatica: e così nomi come quello di Mussolini vengono in parte riabilitati, gli eredi del fascismo si smarcano dal "piccolo errore" delle leggi razziali, si stracciano le vesti contro la "follia" di Hitler e sono in prima fila a gridare "mai più" davanti ai luoghi simbolo della seconda guerra mondiale.
Insomma, la memoria è scomoda, come direbbe Michelstaedtter suscita persuasione, cioè autentica energia vitale in grado di ferire e trasformare l'esistenza dei singoli e lo sviluppo della società. Per questo, al di là degli esercizi retorici, resta importante celebrare questa giornata, anche e forse soprattutto per far conoscere alle giovani generazioni un periodo drammatico della storia vissuta dai loro nonni: con la responsabilità di presentare esempi luminosi, di ascoltare straordinari testimoni, di visitare i luoghi non soltanto con lo scopo di suscitare emozione, bensì con la formazione di quello spirito "critico" senza il quale - ahimé - la storia non è affatto "maestra di vita".
Andrea Bellavite

giovedì 26 gennaio 2012

Benvenuto Bellocchio!

Paradossale ed emblematica la vicenda del film di Marco Bellocchio, la bella addormentata nel bosco, che sarà realizzato in Friuli nei prossimi giorni. Il Consiglio regionale ha infatti discusso (e bocciato) la richiesta di un contributo prima ancora che esso fosse richiesto e inoltre bén prima che fossero note anche le minime linee di sceneggiatura. Una posizione assolutamente preconcetta, dunque, nei confronti di un regista da sempre impegnato sui più scottanti temi esistenziali, sociali e culturali; e nei confronti di un tema che evidentemente è ancora tabù, quello relativo alle misteriose scelte che attengono alla fine della vita. L'augurio è che ci sia un'ondata di rinsavimento e che quello riservato da Bellocchio alla nostra regione sia effettivamente considerato un grande onore, oltre che un'occasione per farci conoscere davanti a una grande platea e intorno a un argomento di enorme significato filosofico e civile.

mercoledì 25 gennaio 2012

Il disordine regna sovrano

Al di là dei sorrisi rassicuranti del premier Monti, la situazione in Italia appare drammatica. Le proteste che hanno paralizzato il Paese sono molto difficili da decifrare, convergono in esse il grande disagio delle categorie e le preoccupazioni per un futuro sempre più incerto, ma anche interessi corporativi, velate rivincite di settori politici da poco "dismessi", manovre di stampo mafioso. In ogni caso sembrano segnare l'inizio di un periodo molto difficile, di un tunnel del quale non si intravvede l'uscita.
La confusione tuttavia non regna solo sulle strade: le ripetute manovre del 2011 hanno di fatto paralizzato l'ordinario lavoro delle amministrazioni locali. Per rimanere a Gorizia la seduta del Consiglio Comunale dedicata all'approvazione del bilancio preventivo era già stata convocata nei giorni immediatamente precedenti il Natale; l'inevitabile ritardo delle operazioni in Regione ha portato a un rinvio "sine die". Nel frattempo la stessa Regione ha provveduto a sollevare il conflitto di attribuzione relativamente all'Imu prevista dal Governo, problematica che sarà affrontata chissà quando dalla Corte Costituzionale già di per se oberata da simili cause. La finanziaria regionale non sarà comunque discussa e approvata prima del mese di marzo, da cui la scadenza (provvisoria) per le amministrazioni locali del 31 marzo, probabilmente poi prolungata fino al 15 aprile. Accadrà con ogni probabilità che si sarà costretti ad approvare il "consuntivo" del 2011 prima del "preventivo" del 2012 e - ammesso e non concesso che non ci siano altri intoppi - il dibattito consigliare si svolgerà in piena campagna elettorale per il rinnovo dell'assise, con evidenti ricadute politiche (un po' come per il calciatore che deve giocare una partita decisiva contro la squadra della quale farà parte l'anno successivo...).
In questo caos generalizzato rientrano anche le reazioni alla protesta dei benzinai in piazza Vittoria: hanno proposto molte soluzioni, hanno ricevuto molte promesse, adesso sembra che la Regione garantisca (con un accordo sulle accise concordato con lo Stato) un prezzo al litro di almeno 5 centesimi inferiore a quello praticato in Slovenia. Sarà veramente così? Se sì, come mai la soluzione dell'annosa questione arriva solo adesso? Non sarebbe stato meglio intraprendere già molti anni fa la strada del "punto franco internazionale" proposta anche nella precedente campagna elettorale del Forum?
In questo bailamme, il centro sinistra che fa? Naturalmente quello che ha sempre fatto negli ultimi anni, si frammenta: si parla già di almeno sette liste (sette!!!) a sostegno del candidato della coalizione oltre ad altre due o tre tradizionalmente vicine all'area di riferimento ma a sostegno di altri candidati. Aggiungendo le liste del centro e del centro destra c'è il rischio di trovarsi con una quindicina di liste - cioè con 5-600 candidati per il raggiungimento di 40 poltroncine. Segno di coscienza democratica o di sfiducia reciproca?
Andrea Bellavite

lunedì 23 gennaio 2012

Riflessioni sulla prossima campagna elettorale

Ne -La fiducia nel “pubblico”- del 14 gennaio si richiamava un intervento del candidato sindaco del c.s. che sosteneva che in questa crisi occorre mettere in discussione l’intero sistema e, anche, a partire dalle amministrazioni locali. Forse è un modo per esprimere la profonda incertezza che ci accomuna di fronte a una scadenza, quella elettorale, che contiene tutte le condizioni “di sistema” per fa-
vorire chi, la destra e i conservatori per scelta, per incapacità innovativa, per immobilismo, non ha alcun interesse di cambiare e che fonda la propria cultura politica sulla conservazione dell’esistente. Che sull’esistente, con tutte le sue incertezze, paure, delusioni,rabbie, disinformazione,falsità,confusione,complicità ecc.ecc. fonda la propria continuità all’insegna dell’angoscia del futuro,della sfiducia nel pubblico, nei partiti e nella partecipazione. A questi, partiti di opinione (!!), non serve nulla di più di quanto c’è già (informazione compresa), anche la stessa campagna elettorale è “naturalmente” superflua. Ma agli altri? Dipende,se sono d’opinione o “fortemente presenti nel tessuto sociale” o “sul territorio”. Ma di cosa stiamo parlando, di chi? Di profonda incertezza e, perché no,di tanta tanta paura di non avere altre carte in regola per una seria,credibile competizione elettorale. Certo si può anche vincere, come dieci anni fa, “è la democrazia bellezza”, si vince, si perde…ci mancherebbe, le opinioni cambiano per fortuna, o no?
Quali,dove,come sono i rapporti con i cittadini, le componenti sociali in tutte le sue variabili economiche, culturali, comunitarie? Quali proposte partecipative, di gestione del bene comune, di individuazione e assunzione di beni comuni non delegabili, che riguardino il welfare e o la condvisione di momenti di vita comunitaria,ecc.? Siamo indietro non c’è dubbio, ma non per questo lasciarsi andare nell’imitazione di metodi congeniali a ben altre tendenze! E difficile “quando il vecchio sta morendo e il nuovo non ha preso ancora forma”, ma dobbiamo almeno avere l’umiltà di affrontare le tante domande che possono emergere se cerchiamo di capire il perché di tanta incertezza e timore. Potremmo partire da quella grande opportunità che è stata la grande tensione partecipativa alla questione ascensori, densa di voglia di contare, di sentirsi parte di una comunità, con innumerevoli implicazioni e possibilità di elaborazione politica a partire dall’individuazione di esperienze specifiche. Ma ritornando nei quartieri, prima della campagna elettorale, con
la proposta di una battaglia precisa contro quello e altri sprechi dell’amministrazione comunale (e regionale, colpevole complice e nemica della comunità locale). Già ,presentare l’amministrazione regionale e il governo centrale come sempre più frequenti nemici oggettivi delle comunità locali attraverso i numerosi esempi, a livello locale e nazionale, di gravi conflitti di interesse tra centro e territorio (di tipo ambientale, fiscale, ecc.),sempre più gravi con gli effetti disastrosi degli iniqui tagli dei complici del disastro economico e finanziario di un mercato sovrano. Come altrimenti intendere la necessità di mettere in discussioe il sistema? E a partire dalgli enti locali?
Un grande lavoro per ricucire gli strappi di una lunga latitanza dal tessuto sociale ,culturale,economico,comunitario di una sinistra in crisi (da autoreferenzialità). E da queste come da altre idee, ipotesi e domande partire coinvolgendo da subito i possibili candidati attuali del Forum per andare a definire proposte alternative che possano dare spessore civico e politico a un programma che non sia solo una lista della spesa e quindi congeniale ai conservatori, di tutte le tendenze.
Vanni Mancini

sabato 21 gennaio 2012

Ciao Gabriella...



Oggi c'è stato il saluto a Gabriella. La chiesa di via Montesanto era troppo piccola per contenere una folla silenziosa e commossa, composta soprattutto da tanti giovani. Il "segno" delle ininterrotte visite al post precedente e la ricchezza dei commenti di familiari, amici e soprattutto di tanti studenti rilevano la forza della sua personalità e incoraggiano a proseguire sul suo stesso cammino.

mercoledì 18 gennaio 2012

Gabriella Miletta ci ha lasciato

Ci ha lasciato Gabriella Miletta. E ha lasciato un grande vuoto tra i suoi familiari, i suoi amici e tutti coloro che l'hanno conosciuta. Apprezzata insegnante, ha svolto con impegno e creatività il proprio lavoro tra i giovani; sensibile e schietta, dolce e caparbia, intelligente e aperta, ha preso parte a tante battaglie per la giustizia e il miglioramento delle condizioni di vita. Ha creduto in una politica autentica, nella possibilità di partecipare al cambiamento della società. Per noi del Forum è una perdita insostituibile, il venir meno di una presenza assidua, di un richiamo all'essenzialità delle questioni, di una riflessione sempre saggia e costruttiva. Non è un momento di tante parole, il dolore è profondo, giungano anche da queste righe la vicinanza e la solidarietà ai familiari e agli amici di Gabriella. La ricorderemo sempre, con affetto e gratitudine.

Comune di Gorizia, voltare pagina con chiarezza e decisione...

Per la prima volta dall'insediamento il gradimento del sindaco Romoli è risultato in crescita in un sondaggio commissionato dal Sole 24 ore. Anzi, ha raggiunto bén il 53% delle intenzioni di voto, oltrepassando di slancio anche il risicato 51% con il quale aveva vinto al primo turno nel 2007. Tutti - compreso l'interessato - minimizzano il valore dell'indicazione, ma forse il centro sinistra non dovrebbe cadere nella tentazione di sottovalutarla, tenendo presente che la raccolta delle indicazioni è stata effettuata a metà dicembre, cioè bén oltre un mese dopo le "primarie".
Se la coalizione e il candidato sindaco vogliono convincere la maggioranza degli elettori a cambiare idea rispetto a cinque anni fa devono cominciare a battere qualche colpo, almeno in due direzioni: la proposta di un'idea alternativa di città e la critica ai "buchi" dell'amministrazione uscente sulla base di alternative sostenibili e non di promesse irrealizzabili.
La Gorizia/Gorica/Gurissa ha bisogno di essere ristrutturata sulla base del protagonismo di ogni suo cittadino: per questo al centro occorre un welfare non basato sull'assistenzialismo né sulla delega al privato sociale, bensì sulla valorizzazione e sul coordinamento dei singoli e delle famiglie, sulla promozione dei lavori socialmente utili, sulla progressiva professionalizzazione e sulla relativizzazione del ruolo del volontariato.
In questa ottica l'intuizione di Basaglia ("visto da vicino, nessuno è normale, quindi...") potrebbe essere la linea guida per una nuova concezione delle relazioni umane all'interno di un territorio dove è sempre più urgente rimuovere i muri mentali che segnano ancora troppi confini. La Cultura (non certamente il "parco culturale") è lo strumento principale per offrire a questa concezione solide basi, radicate in un passato che trova nel Novecento goriziano una vera miniera di consapevolezza oltre che una chance irripetibile per investimenti nel settore turistico e per un'imprenditoria davvero senza barriere. Welfare, cultura e ambiente sano possono essere l'autentico perno su cui innestare le problematiche relative ai settori industriali, commerciali e agricoli, sia attraverso la concretizzazione della proposta della green economy che cercando una sinergia costruttiva con i comuni sloveni, anche in vista della creazione di una possibile zona franca europea con prospettive più ampie rispetto a quelle finora attribuite al Gect. Ma su quel perno possono e devono ruotare anche l'urbanistica, i lavori pubblici, il piano del traffico, il "no" ai centri commerciali e alla cementificazione...
Insomma, il contrario del percorso "romoliano" dell'amministrazione di condominio, incentrato sui lavori pubblici, imbarazzante sulla cultura, assai debole dal punto di vista del welfare, poco concludente sui giovani, sull'ambiente e sulle relazioni Inter-nazionali dove a fronte di un contenitore ancora tutto da riempire (Gect) sono stati svuotati di senso luoghi simbolici come la piazza Transalpina, si è trascurata la più grande opportunità che la storia ha offerto alle Gorizie per trovare un ruolo importante nel cuore dell'Europa.
Ecco, così, tanto per cominciare...

martedì 17 gennaio 2012

Un popolo di santi, poeti e navigatori...

Mentre passano i giorni, il naufragio della Costa Concordia si configura sempre più come tragico, assurdo e simbolico.
Tragico per i morti accertati e per il numero di quelli che non rispondono all'appello, cifra che sembra destinata a crescere, complice un'incredibile approssimazione "tra i sedici e i quaranta". Assurdo perché tutto lascia pensare a un gioco nel quale una "filiera di comando" (così viene definita) sfida il buon senso lanciando oltre 4000 inconsapevoli persone incontro a un'esperienza drammatica, non gestisce l'abbandono della nave se non quando ormai è troppo tardi, fugge quanto prima possibile sugli scogli lasciando a personale volenteroso ma incompetente il coordinamento dei soccorsi "imposti" dalla Capitaneria. Simbolico perché quella nave sembra rappresentare un'Italia ferita, con un ex comandante che ha negato la crisi fino al momento del tracollo, con il tentativo di salvare il salvabile attraverso manovre incomprensibili, con gli aiuti tecnici "imposti" dall'esterno a una plancia di comando (rappresentanti eletti dal popolo) del tutto incapace di gestire l'emergenza.
Nel Ventennio un tizio che portò la nave Italia a schiantarsi nella catastrofe della seconda guerra mondiale parlava di "un popolo di santi, poeti e navigatori": oggi come allora i santi e i poeti - se ci sono - non abitano certo nella stanze della politica o nei salotti mediatici, quanto ai navigatori dopo gli eventi di questi giorni c'è veramente soltanto da stendere un pietoso velo...

lunedì 16 gennaio 2012

SALVIAMO IL REFERENDUM DELL'ACQUA. Appello di Alex Zanotelli

Era il 13 giugno , esattamente 7 mesi fa ,quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune :”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!(Salmo,126)
E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre.
Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai ,mai ci saremmo aspettati che un governo ,cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua ,la Madre di tutta la vita sul pianeta.
E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori.Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua.
Iniziando con le affermazioni di A.Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato.E C.Passera, ministro all’economia,ha affermato :”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato.”E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C.Clini:”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso…..La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione.”
Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano il decreto del governo (che sarà votato il 19 gennaio) che all’art.20 afferma che il servizio idrico- considerato servizio di interesse economico generale- potrebbe essere gestito solo tramite gara o da società per azioni, eliminando così la gestione pubblica del servizio idrico. Per dirla ancora più semplicemente, si vuole eliminare l’esperienza che ha iniziato il Comune di Napoli che ha trasformato la società per azioni a totale capitale pubblico(ARIN ) in ABC (Acqua Bene Comune-Ente di diritto pubblico).
E’ il tradimento totale del referendum che prevedeva la gestione pubblica dell’acqua senza scopo di lucro .E’ il tradimento del governo dei professori.E’ il tradimento della democrazia.
Per i potentati economico-finanziari italiani l’acqua è un boccone troppo ghiotto da farselo sfuggire.Per le grandi multinazionali europee dell’acqua(Veolia,Suez,Coca-Cola…) che da Bruxelles spingono il governo Monti verso la privatizzazione, temono e tremano per la nostra vittoria referendaria,soprattutto il contagio in Europa.
“Un potere immorale e mafioso –ha giustamente scritto Roberto Lessio, nel suo libro All’ombra dell’acqua- si sta impossessando dell’acqua del pianeta.E’ in corso l’ultima guerra per il possesso finale dell’ultima merce:l’acqua.Per i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale.Perchè è il più disonesto, il più sporco, il più pericoloso per l’esistenza umana.”
Per questo dobbiamo reagire tutti con forza a tutti i livelli, mobilitandoci per difendere l’esito referendario, ben sapendo che è in gioco anche la nostra democrazia.
Chiediamo al più presto una mobilitazione nazionale, da tenersi a Roma perché questo governo ascolti la voce di quei milioni di italiani/e che hanno votato perché l’acqua resti pubblica .
Chiediamo altresì che il governo Monti riceva il Forum italiano dei movimenti per l’acqua,ciò che ci è stato negato finora.
Rilanciamo con forza la campagna di “obbedienza al referendum” per trasformare le Spa in Ente di diritto pubblico(disobbedendo così al governo Monti).
Sollecitiamo i Comuni a manifestare la propria disobbedienza alla privatizzazione dell’acqua con striscioni e bandiere dell’acqua.
E infine ai 26 milioni di cittadini/e di manifestare il proprio dissenso esponendo dal proprio balcone ,uno striscione con la scritta :”Giù le mani dall’acqua”!
In piedi , popolo dell’acqua!
Ce l’abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso !
E di nuovo la nostra bocca esploderà di gioia (Salmo,126)
Alex Zanotelli, Napoli, 13 gennaio 2012

sabato 14 gennaio 2012

La fiducia nel "pubblico"

Si crede ancora nel "pubblico statale"? Intendiamoci, chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha fatto tutto il possibile e l'immaginabile per cancellare qualsiasi fiducia, con l'ulteriore accentuazione del processo determinata da un'opinione mediatica pronta a denunciare la trave negli occhi altrui nascondendo quella nei propri. E così quando si parla di pubblico impiego ormai il minimo che possa capitare è una smorfia di disgusto, salvo poi ricredersi quando ci si ricorda del professore, dell'infermiere, dell'impiegato premuroso, dell'operatore ecologico...
Insomma, il comportamento malavitoso di pochi provoca un'indebita generalizzazione e anche un'immensa folla di persone che fanno il proprio dovere servendo umilmente e silenziosamente il cittadino viene caricata sul carro. Sul carro di chi? Di chi vorrebbe trasformare il sistema statale in un semplice coordinamento di interessi privati o di posizioni sociali: il sistematico attacco al pubblico non sembra sortire l'effetto di un'indispensabile moralizzazione degli scandalosi comportamenti dei padroni del vapore, bensì quello di rafforzare i poteri finanziari, culturali, religiosi e militari. E' una strada inevitabile, un percorso senza ritorno? In questo contesto, la politica rappresentativa che ruolo può rivestire se non quello di garantire i piccoli interessi degli uni o degli altri? Non diventa così normale disaffezionarsi al servizio di un bene e di tanti beni che tutto sono meno che "comuni"? E a livello locale, possono un sindaco e una giunta comunale opporsi a scelte determinanti compiute in tutt'altri palazzi che quelli abitati dai rappresentanti eletti dal popolo? Il candidato sindaco del centro sinistra Cingolani in una riunione della coalizione l'altro giorno l'ha detto chiaramente: in questo momento di crisi occorre mettere in discussione l'intero sistema, cambiare immediatamente direzione rispetto a quella proposta dagli interessi dei banchieri. Secondo lui ciò è possibile a partire dall'amministrazione degli enti locali. Una rivoluzione copernicana, insomma, la persona al centro e gli interessi al suo servizio. Tutto da concretizzare naturalmente, quando all'opinione seguiranno i fatti sarà interessante chiedere cosa ne pensano Bersani, Franceschini, la Serracchiani, Brussa, Brandolin e gli altri vertici del Pd che a livello nazionale è nella maggioranza pro-Monti e a livello regionale - stando ai quotidiani odierni e limitatamente ad alcuni peronsaggi - strizza perfino l'occhio al Pdl per una "grande coalizione" alle elezione ed 2013.

venerdì 13 gennaio 2012

Pop economy, per uscire dalla crisi e non restarne travolti

Tutto si sta sgretolando, la fiducia nelle istituzioni va a picco come le borse fino a qualche giorno fa, cresce invece l'ammirazione per l'uomo "forte" che riesce a inchiodare i partiti storici, costringendoli a sostenerlo per salvaguardare i propri interessi elettorali. Questi ultimi hanno ricevuto un'indubbia mano dalla "bocciatura" dei quesiti referendari, scelta che non può essere definita eversiva ma che certamente prolunga l'agonia di un sistema ormai alla frutta: è difficile auspicare che dai listini bloccati del "porcellum" senza possibilità di esprimere preferenze, possano emergere volti e idee nuove. Insomma, saranno ancora i demolitori a pretendere di ricostruire, come accade ormai da anni e anni. Intanto i "sacrifici" cominciano a lambire il ceto medio e c'è da immaginare che presto le onde saranno molto alte e travolgeranno stili e sistemi di vita consolidati. Forse si parla ancora poco proprio di questo, cioè degli stili di vita che hanno caratterizzato il tempo del boom economico: la decrescita è inevitabile, ma può essere condotta in due modi. Il primo è la salvaguardia del sistema, il tamponamento progressivo delle falle che minacciano la stabilità della nave, l'avvicinarsi pian piano all'oscuro iceberg del conflitto globale; il secondo è la radicale messa in discussione del sistema attraverso la promozione di una controtendenza, l'affermazione del primato della persona sul capitale, la redistribuzione equa e solidale delle ricchezze. Il potere della cultura o la cultura del potere? Un buon segno è l'apertura, domani a Trieste, dello sportello di Banca Etica; un tentativo di arginare la crisi alternativo a quello delle speculazioni, la speranza di trovare l'etica nell'economia e forse anche nella politica. Vale la pena di sostenere il tentativo, se non altro partecipando stasera a San Rocco all'evento Pop economy, un teatro per capire la situazione e per imparare a prendere posizione...

mercoledì 11 gennaio 2012

E' il momento di ripartire...

Lontano dalle logiche cui i partiti ci hanno abituato, estranea al “loop perverso” della economia della finanza fatta di compravendita di debiti e di scommesse sui reciproci gradi di solvibilità privata e nazionale, in antitesi con strutture sociali che pongono narcisisticamente in primo piano le dinamiche connesse alla loro stessa sopravvivenza e non la loro funzione di servizio al cittadino, perfettamente compatta nel decidere quali siano i beni comuni da tutelare, convintissima che l’acqua sia un bene “diritto” di tutti, il 95% della Popolazione Italiana guarda al 2012 con timore e sentimento.
Il timore è insito nelle infinite incertezze legate a tutti quegli aspetti in cui la Smithiana “mano invisibile del mercato” si è fatta sentire pesantemente e in modo “molto visibile” negli ultimi 3 anni: continui aumenti del costo della vita, incertezza dei mercati e quindi imperscrutabilità del futuro da parte di quegli operatori economici in grado di assumere dipendenti giovani e in grado di rendere stabilmente occupati i lavoratori con maggiore anzianità retributiva. Non solo: all’orizzonte vi sono pensioni sempre più lontane e pingui, la cui intensità economica sarà – così han deciso – direttamente proporzionale a quei sempre più miseri e saltuari contributi che le persone riusciranno ad accantonare nella propria vita lavorativa. Inoltre vi sono alcune consapevolezze che sempre più si fanno certezze:
- le misure per fronteggiare la crisi sono state assenti nel totalitarismo Berlusconiano, e contingenziali, ma ancora non strutturali, nell’attuale austerity Montiana;
- le aste di BOT al 6 o 7 % di cui andiamo fieri quando si concludono con il “tutto esaurito” non fanno capire che costituiscono degli impegni di pagamento che si misurano in dei potenziali “insoluti” da parte dello Stato nei prossimi anni. Un esempio? Sono 130 solo per il Luglio 2012 i miliardi di € di interessi che BANKITALIA dovrà restituire ai propri creditori, spesso internazionali, a seguito delle vendite di BOT quinquennali concluse 5 anni fa;
- le banche fanno rientrare i fidi non per aumentare la propria liquidità e sostenere famiglie e piccole aziende, ma per comprare debito nazionale remunerato al 7% piuttosto che concedere i mutui ai cittadini e delle imprese che sono pagati dal 2 al 5%.
Ma, per riprendere lo schema della mitica “Dio è morto” di Guccini, nel guardare al nuovo anno sento che vi sarà anche da parte di tutti noi tanto sentimento, che sarà ora livore, ora zelo, ora rabbia. “Dio è risorto, infatti, il terzo giorno”. Noi non sappiamo quando cada questo benedetto e attesissimo Terzo giorno, ma almeno c’è una consapevolezza che sta rendendo più unite le diverse classi e raggruppamenti sociali: così come abbiamo capito che l’acqua è un bene di tutti al quale non si può rinunciare per il godimento e la ricchezza di pochissimi, così la sostenibilità dell’economia – al pari del rispetto dell’ambiente e della salute pubblica – è diventata una consapevolezza dell’Occidente del Mondo. Capire che si devono trovare strade non estranee all’etica della sobrietà anche nella produzione della ricchezza e nella distribuzione del valore aggiunto è una presa di coscienza che sta attraversando tutti i sistemi economici “ingrippati” della terziarizzazione avanzata.
Sento che vi sarà un ritorno all’economia reale. Non so se lo spero soltanto o se ne sono davvero convinto. Ma è questo l’augurio che mi sento di rivolgere per questo 2012: che il sistema finanziario venga regolato significativamente, che qualche privilegio di casta cada definitivamente, che nell’intento di lasciare alle generazioni future un mondo non peggiore di come lo abbiamo trovato noi, le future amministrazioni locali e nazionali possano mettere al centro l’essere umano e l’ambiente – rurale o cittadino – entro cui vive.

Ad Hans Kung il premio Nonino

Un grande premio Nonino! Tra i premiati c'è Hans Kung, teologo tedesco che ha dedicato tutta la sua esistenza alla ricerca sul ruolo delle religioni e del cristianesimo nella società contemporanea. Tra i suoi principali scritti: Essere cristiani, un'approfondita analisi sull'identita del discepolo di Cristo alla luce delle nuove sfide della postmoderrnità e delle innovazioni del Concilio Vaticano II; Dio esiste? Testo di teologia fondamentale nel quale viene intrecciato uno straordinario dialogo tra le "ragioni" della teologia e quelle di tutte le correnti filosofiche dipendenti dal cogito cartesiano e dalla meditazione kantiana; Infallibile, una domanda, testo di ecclesiologia nel quale Kung invita la Chiesa cattolica a una riflessione approfondita sulla necessità di precisare e superare il dogma dell'infallibilità del Papa, anche in prospettiva di dialogo ecumenico e interreligioso. Le idee hanno provocato l'allontanamento dalle "cattedre" universitarie ecclesiastiche, ma hanno consentito paradossalmente una straordinaria diffusione di tali prospettive in ambiti accademici laici e più in generale in ampi settori dell'opinione pubblica ordinariamente non abituati a discutere su tali argomenti. Una conoscenza non comune dei postulati filosofici e teologici delle religioni mondiali gli ha consentito di formulare proposte innovative anche sul campo della ricerca di un ruolo determinante delle vie religiose nella costruzione di un mondo pacifico e giusto; ma è stato anche inflessibile nel denunciare le gravi violazni della dignità dell'uomo perpetrate in nome di Dio dalle chiese e dalle istituzione religiose. Certamente, se le idee di Hans Kung non fossero state condannate ma accolte nel dibattito intra ed extra ecclesiale, con ogni probabilità oggi la Chiesa - in particolare quella cattolica - sarebbe meno al centro dell'attenzione politico/economico/mediatica, ma molto più punto di riferimento spirituale in un'epoca dove uno dei drammi più evidenti è l'assenza di speranza.

Cartelli sulle strade di Gorizia




E' difficile immaginare il simpatico Zotti, il giovane Alberti e il mite Stefano Ceretta mentre pronunciano il giuramento riportato nella foto o quando - bandiere sventolanti - si scagliano all'arrembaggio dello Stato con volti truci e minacciosi. Eppure nella storia i semplici sono stati utilizzati come inconsapevole avanguardia dei potenti interessi di pochi. Comunque sia, fa specie vedere seduti insieme intorno a Romoli l'assessore Cosma che un tempo occupava simbolicamente il Municipio per difendere il Tricolore e l'assessore Ceretta che giura di sostituire all'Italia la Padania. Sarebbe interessante sapere anche dove sono finiti i difensori della bandiera luminosa sul Sabotino che si scandalizzavano solo perché qualcuno proponeva di aggiungere ad essa quella europea sul confine e quella slovena nel rispettivo territorio confinante. Sindaco Romoli, sul castello ferito dagli ascensori sventolerà tra poco la margherita scippata all'archeologia dai leghisti?

martedì 10 gennaio 2012

Uno spettacolo proposto da Banca Etica sulla crisi globale

Volentieri si propone ai lettori la seguente importante iniziativa, promossa anche per far conoscere in Regione il ruolo e gli obiettivi di Banca Etica, in procinto di aprire nuovi sportelli a Trieste e nel Fvg. Davvero un'occasione da non perdere!

Venerdì 13 gennaio 2012, alle 20.30, presso la Sala Incontro di via Veniero 1 – San Rocco – a Gorizia, i Soci di Banca Etica di Gorizia e Trieste presentano la conferenza-spettacolo Pop Economy.
Il teatro racconta i fatti storici e i meccanismi del sistema economico attraverso una comunicazione diretta che utilizza la narrazione e il rapporto diretto con il pubblico. Non un semplice spettacolo quindi, ma un teatro di impegno civile, a tratti leggero, comico e drammatico.
Presentato nell’ambito dei vari eventi proposti in diverse località della regione, in occasione dell’apertura della filiale di Trieste di Banca Etica, la conferenza-spettacolo si chiuderà con un momento di dibattito con il pubblico e un piccolo approfondimento sulla finanza etica, presenti in sala alcuni rappresentanti della Banca: Alessandro Celoni (responsabile operativo d'area nord-est), Andrea Tracanzan (ufficio comunicazione) e Ivan Pesaresi (responsabile culturale d’area nord-est).
Lo spettacolo Pop Economy racconta della Crisi che ci ha investito tutti, in modo semplice, attraverso gli occhi del narratore e di alcuni personaggi che hanno vissuto in prima persona questa storia recente. Accanto agli eventi economici si compone davanti al pubblico il disegno di come vivevamo - dei decenni tra la Milano da bere e le vacanze sul mar Rosso o in costa Smeralda, tra una girella e la caduta del muro di Berlino - e si delineano a poco a poco i meccanismi di un sistema insostenibile che ci ha portato a un tracollo globale, che ha impoverito molti e arricchito enormemente pochissimi. La grande menzogna su cui si fonda questo modello è svelata.
Produzione: Banca Popolare Etica con la collaborazione di Teatro Popolare Europeo
Uno spettacolo di: Nadia Lambiase (Banca Etica) e Alberto Pagliarino (Teatro Popolare Europeo). Collaborazione scientifica: Prof. Roberto Burlando, Università degli Studi di Torino. In scena : Alberto Pagliarino, con la collaborazione di Nadia Lambiase.

giovedì 5 gennaio 2012

Attesa di un rinnovamento generale della politica italiana

Gli stipendi astronomici e i privilegi riservati a parlamentari e consiglieri regionali suscitano inevitabilmente rabbia e costernazione, ma non sono certo novità dell'ultima ora: sono almeno vent'anni che circolano lettere e mail - relegate di solito ai margini della posta "importante" - nelle quali con precisione si sono evidenziati i trattamenti scandalosi. Ciò che sembra incredibile è che praticamente a nessuno degli interessati sia venuto in mente di contestare finora questa anomalia italiana, neppure un piccolo gesto di autoriduzione di grande valore simbolico (e di resa in termini elettorali). Qualcosa è stato fatto nelle amministrazioni locali dove - a fronte di bén più eque remunerazioni - c'è stato chi si è auto ridotto il gettone di presenza o addirittura ha rinunciato a qualsiasi compenso.
Per questo ora sentire alcuni parlamentari di lunga navigazione che di fronte alla grande offensiva mediatica del momento si stracciano le vesti e invocano percorsi brevi per la riduzione dei costi della casta suscita fastidio quanto ascoltare quelli che difendono la posizione affermando assurdità sul rapporto con gli stipendi bén più contenuti dei colleghi europei: dove hanno vissuto nell'ultimo ventennio i vari Fini, Schifani, Bersani, Casini, Bindi, Bossi e Calderoli? E quelli in Regione (tutti meno tre, uno di rc, uno di idv e un dissidente pd) che hanno bocciato meno di due anni fa perfino la domanda di discutere sul referendum regionale ad hoc? Forse la lezione del governo Monti ha almeno aperto gli occhi sulla povertà propositiva della classe politica italiana e potrà sollecitare un rinnovamento generale di volti, posizioni e gruppi per la sopravvivenza stessa degli istituti costituzionali della democrazia rappresentativa.

mercoledì 4 gennaio 2012

Successo del Capodanno goriziano: bravi i lavoratori, ma l'assessore...

Sono sempre divertenti le affermazioni post eventum dell'assessore al parco culturale Devetag. Se non altro strappano un sorriso in tempi in cui non c'è davvero molto da rallegrarsi.
Ieri ha anzitutto giustamente lodato gli organizzatori per la buona riuscita della festa per il nuovo anno. Se si fosse limitato a ciò avrebbe compiuto una buona azione, ma l'entusiasmo lo ha tradito e lo ha portato a dire più o meno le stesse cose dette l'anno prima. Due esempi: ha esaltato il costo "limitato di 1500 euro rispetto all'anno precedente" dei fuochi artificiali di Capodanno, sostenendo inoltre la loro maggior durata e migliore qualità, attribuendo il tutto ovviamente alla Giunta Romoli e dimostrando con lo spettacolo pirotecnico "la nuova dimensione europea della città"; difficile non chiedersi a chi attribuire lo sperpero dei 1500 euro dell'anno precedente, visto che l'assessore era lo stesso... E poi ha affermato che "la pista di snowboard - criticata preventivamente - ha ottenuto un enorme successo ed era sempre affollata". Sarebbe interessante che venisse fornito qualche "numero" su questo gioiello della tecnica sportiva "indoor": in realtà di gente su quella pista se ne è vista assai poca, comunque non abbastanza per giustificare le migliaia di euro gettate al vento.
Non basterebbe dire grazie allle persone che hanno organizzato e lavorato, senza profondersi in autocelebrazioni che non hanno alcun senso?

lunedì 2 gennaio 2012

Nuove e vecchie povertà: sull'intervento del Vescovo l'ultimo giorno dell'anno

Interessanti (e impressionanti) le cifre offerte dall'Arcivescovo in occasione dell'omelia nella celebrazione di fine anno. Sono centinaia le persone assistite dalla Caritas e dalle altre istituzioni del cosiddetto privato sociale. I centri di ascolto consentono interventi di vario ordine, dal tetto sotto cui trovare un rifugio all'assistenza economica alle famiglie, dall'aiuto nella ricerca del lavoro alla fornitura di alimenti tramite l'emporio della solidarietà. Non c'è che da restare stupiti e ammirati di fronte all'impegno massiccio del volontariato e all'intelligenza creativa con la quale si affrontano in questi ambiti nuove e vecchie povertà, da quella di coloro che sono feriti dai morsi della crisi agli immigrati richiedenti asilo fino a coloro che soffrono a causa di varie dipendenze.
La domanda che accompagna la stima nei confronti della Caritas e delle altre istituzioni assistenziali goriziane è inevitabilmente quella sul "pubblico": le risorse investite e le potenzialità del personale che opera nei servizi sociali sono cospicue. Tuttavia il sistema non consente di andare oltre a una sussidiarietà con il "non pubblico" senza la quale la situazione risulterebbe del tutto insostenibile. Nel bilancio di fine anno del sindaco Romoli tale problematica è stata totalmente disattesa, anche il candidato sindaco del centro sinistra che oggi scrive cose sagge sul quotidiano locale è bene metta al centro della propria attenzione la questione: il rapporto con tutti coloro che agiscono nell'ambito dell'accoglienza deve esse determinato da una precisa visione di welfare. Non si tratta solo del problema della "sanità", ma di una vera e propria concezione dell'essere e dell'abitare la città: cittadinanza attiva, protagonista e terapeutica. Un po' quello che ha insegnato Basaglia, sia pur nell'ambito particolare della salute mentale. Un Comune che delega al "privato" la soluzione della maggior parte dei problemi sociali non può essere considerato al servizio del bene e dei beni comuni. Come invece dovrebbe essere un'amministrazione in grado di guidare lo sviluppo del proprio territorio e di coordinare attivamente ed efficacemente l'azione di tutti il suoi soggetti.

domenica 1 gennaio 2012

Per un nuovo anno...

Comunque la intendiamo, abbiamo un anno davanti. Come sempre, ci saranno momenti lieti e momenti tristi, si prenderanno decisioni e se ne subiranno, ci si amerà e ci odierà, molti nasceranno molti moriranno. Le cose più apparentemente costruttive provocheranno disfatte, quelle apparentemente distruttive consentiranno a tanti di crescere e andare avanti, oppure anche quelle costruttive costruiranno e quelle distruttive distruggeranno. In mezzo a tutto questo turbinare di eventi, ai miliardi di relazioni che ognuno di noi intesserà in ogni istante, c'è il mistero dell'esserci, quello della persona che con un cenno, un gesto, una parola, un sorriso, uno scherno... può assumersi la responsabilità del futuro del mondo intero. Perché tutto passa attraverso il crocevia della mia mente e del mio cuore. Insomma, vada coma vada, l'augurio è che ognuno sia nelle condizioni di essere autenticamente Persona. Ovunque e comunque.