lunedì 31 dicembre 2012

Primarie: auguri agli eletti e addio alla "rivoluzione"

Per quanto riguarda la rappresentanza isontina alle prossime elezioni politiche, le "primarie" di ieri offrono al centro sinistra ottime possibilita'. Il pd vede ai primi due posti lo "scontato" Brandolin e la (assai gradita) sorpresa Laura Fasiolo. Il Sel porta al "vertice" la segretaria provinciale Panariti, anche se Igor Komel ha spopolato a Gorizia citta', portandosi a casa quasi 100 dei 110 voti espressi. Bei nomi, dunque, che si affiancano ad altre vecchie conoscenze e nuove entrate regionali.
A sinistra del centro sinistra intanto - e purtroppo bisogna aggiungere un triste "ancora una volta" - regna la confusione, in attesa della decisione che i sottoscrittori dell'appello di Cambiare si puo' espirmano entro stasera online il consenso o meno a far parte del "carrozzone" (o "carrozzino") allestito in fretta e furia intorno a Antonio Ingroia. I sondaggi sono piuttosto impietosi sulla "fine" dell'esperimento, con o senza l'apporto dei movimenti civici, per lo piu' ormai orientati a continuare le loro "battaglie" fuori dagli ambiti ordinari della politica rappresentativa (si intende, a livello culturale e di "pressione" politica di base).
Facile prevedere che Monti si trovi davanti una strada spianata: esplicitamente sostenuto dal neodemocristianismo targato Casini/Montezemolo (piu' Vaticano), chiaramente favorito dalla deriva farneticante dell'ormai soprannominato "Bollito", implicitamente riconosciuto come punto di riferimento dal pd bersaniano, certamente poco preoccupato da un grillismo in caduta libera e da un astensionismo che sembra circoscritto nei limiti del fisiologico...
Tutto chiaro, quindi? Sembra di si', tutto lascia prevedere la vittoria di un centro sinistra moderato, in grado di continuare sulla strada dell'agenda Monti. Una strada volentieri obbligata, nel senso che e' l'unica buona, secondo il circolo Medeot di Gorizia che taccia di "dannosissimo populismo chi adesso schiamazza contro Monti". Una strada faticosamente obbligata, nel senso di "triste necessita'", per chi la ritiene l'unico possibile argine a una destra intollerabile e a una pericolosa antipolitica. Una strada purtroppo obbligata anche per chi non ha i numeri per poter prevalere e pensa di poter ancora rappresentare la grande preoccupazione per un futuro del Mondo e dell'Italia deciso da pochi grandi magnati dell'economia, della politica e della cultura planetarie. 
Insomma, tempi duri per chi vorrebbe la "rivoluzione"! (il riferimento e' al discusso post del 24 dicembre)
ab

domenica 30 dicembre 2012

Posto ergo sum: qualche spunto per un pensiero di fine anno

Al termine dell'anno si tirano le somme. Quali eventi da segnalare in questo 2012 che se ne va?
Il mondo non e' finito il 21 dicembre: se fosse accaduto sarebbe stato l'avvenimento di gran lunga piu' importante dell'anno, ma non ne avremmo potuto parlare. In realta' sto scrivendo in questo blog, quindi esisto ancora: POSTO ERGO SUM, come avrebbe detto qualche anno fa il bel Rene'...
E' finito invece, il mondo, per milioni di persone che hanno perso la vita, chi per consunzione, chi per malattia, chi per cercare una vita migliore, chi per causa della fame, della violenza e della guerra. I piu', cioe' i sopravvissuti, hanno potuto assistere alla rielezione di Obama Barack e di Ettore Romoli, al mordere della crisi con la rovina di tante famiglie e alle ridicole imprese di Fiorito Bossi junior e Nicole Minetti, alle performance olimpiche di Usain Bolt, allo sbarco di Curiosity su Marte, a un anno di governo "lacrime e sangue" di Mario Monti, alla scoperta sperimentale del bosone di Higgs e agli assaggi innovativi dei gusti di frontiera, al passaggio di Venere davanti al Sole, al blocco dei lavori per gli ascensori al castello di Gorizia, alla realizzazione in Cina di una Tav di 2300 chilometri, alla progettazione della ciclabile dell'Isonzo, al terremoto in Emilia e alla laurea del vicino di casa, al 4-0 della Spagna sull'Italia agli "europei" e all'incredibile Baumgartner che si e' fatto 40 km in caduta libera prima di tornare sano e salvo sulla terra, alle performance di papa Ratzinger sospeso tra le troppe parole del "corvo" e le troppo poche dedicate alla riforma di una chiesa "cattolica" potente ma moralmente al lumicino, alle belle iniziative culturali del Forum per Gorizia, "cancellato" dal consiglio comunale ma piu' che mai vivo nella politica e cultura goriziane...
E voi, o attenti lettori, cosa pensate di segnalare intorno a quest'anno che sta per essere incasellato negli archivi della storia di un mondo che tra 5 miliardi di anni finira' sciolto nella massa infuocata del Sole divenuto per breve tempo supernova?

Cambiare si puo'? Sembra proprio di no!

Mentre sono in pieno svolgimento le "parlamentarie" di pd e sel, il movimento "Cambiare si puo'" sembra aver gia' smarrito parte della sua forza propositiva. Nato come reale alternativa di sistema - con la messa tra parentesi delle appartenenze partitiche "tradizionali" ma non della democrazia rappresentativa - si deve confrontare subito con un candidato premier per il momento non travolgente (se non quando gioca "in casa" sul terreno dell'antimafia), ma soprattutto con i leader dei partiti invitati alle "nozze". Dalla sequela di incontri emerge un quadro abbastanza confuso, sia a livello programmatico - dove l'accettazione del Decalogo era ovviamente scontata solo come semplice punto di partenza - sia a livello organizzativo - dove la proposta del candidato come capolista ovunque si accompagna a quella di inserire al secondo posto i segretari dei partiti e movimenti che hanno aderito, ovvero idv, rc, pdci, cambiare si puo', arancioni e cosi' via. A tutti coloro che hanno aderito all'appello ora i referenti nazionali di Cambiare si puo' rivolgono online una domanda secca, alla quale chiedono di rispondere entro domani: vale la pena di proseguire sulla strada intrapresa, anche se le prospettive sono assai diverse da quelle che avevano suscitato tanto entusiasmo nelle assemblee nazionali e in quelle regionali? Il risultato - che si potra' conoscere gia' domani pomeriggio - non e' affatto scontato: da una parte e' assolutamente da leggere l'amarezza di Chiara Sasso - una delle promotrici del movimento - dopo l'incontro di ieri con Ingroia (vedi a lato link Cambiare si puo', articolo in "bacheca"): suona come un accorato funerale. Dall'altra e' facile constatare che il numero delle adesioni all'appello di Cambiare si puo' e' levitato di oltre il 26% in soli sei giorni (contro il 74% raccolto nei due mesi precedenti), dopo che cioe' nell'assemblea del 21 dicembre era stato deciso di consentire l'accesso ai voti "decisionali" online anche a coloro che avrebbero firmato entro il 28 dicembre. Evidente a questo punto l'arrivo di "truppe cammellate" con l'obiettivo di "blindare" eventuali malumori. Insomma tutto lascia presagire che il dado sia tratto e che per il momento alla domanda "cambiare si puo'" la risposta sia evidentemente un convinto "no"! Se e' cosi', non resta che riprendere ovunque un lavoro di ricostruzione "basilare" di una cultura della politica, in attesa - come ormai da lungo tempo - di momenti migliori.
Andrea Bellavite

venerdì 28 dicembre 2012

Chiesa potente, chiese vuote...

Non è certo la prima volta che la Chiesa ufficiale indica un percorso politico ai fedeli che vivono in Italia. Un po' stupisce, nell'esplicito sostegno a Mario Monti, l'accostamento tra prospettive vaticane e massoniche, tenuto conto che gli appartenenti alle Logge cadono tuttora sotto la pena di scomunica (mai rimossa, come quella comminata ad attivisti di partiti che si richiamano al comunismo). Del resto tali accostamenti non sono nuovi neppure nel panorama nazionale dove la Democrazia Cristiana - peraltro a suo tempo senza una "discesa (o salita, come meglio aggrada) in campo" diretta da parte delle alte gerarchie - aveva retto il timone governativo almeno per quarant'anni anche grazie a relazioni non sempre cristiane e soprattutto non sempre democratiche. 
Quello che sorprende maggiormente  è invece un interventismo costante, un vero e proprio pressing finalizzato forse a far dimenticare i troppi problemi aperti all'interno delle "sacre" mura. Le vicende relative al "corvo" e conseguenti rivelazioni mediatiche di lotte intestine tra Santa Sede e Conferenza Episcopale Italiana, le inspiegabili reticenze sul caso Orlandi, le vicende relative a Formigoni e alla situazione della Lombardia strettamente intrecciate al destino di Comunione e Liberazione, al quale movimento sono legate alcune tra le maggiormente vicine collaboratrici del Papa... Tutto questo forse ha consigliato l'offensiva mediatica (compreso l'attacco alle unioni omosessuali contenuto nel tradizionalmente molto accogliente messaggio per la pace) che se da una parte ha contribuito a svuotare le chiese da un'ulteriore parte di cattolici disorientati, dall'altra ha incrementato la convinzione degli iperfedeli ratzingeriani. Niente di meglio che sentirsi perseguitati per rinsaldare le fila e portare acqua al mulino dell'aristotelismo tomista e dell'obbedienza che da lungo tempo non è una virtu'. Come in altri momenti della sua storia la Chiesa magisteriale trova una stampella nei suoi tradizionali nemici e cerca di sedare gli ardori interni di un cattolicesimo adulto postConciliare appoggiando un sistema di potere che non richiede necessariamente la conversione dell'Imperatore, ma soltanto la proclamazione della liberta' di professare la (propria) fede e - possibilmente - qualche concreta garanzia di sopravvivenza. In questo modo in realta' la Chiesa rischia grosso, troppo ripiegata sulla paura di scomparire e troppo poco impegnata nell'annunciare nudamente il Vangelo di Gesu'; volendo salvarsi da sola, "cade" sotto il monito del suo stesso Fondatore (ammesso che cosi' lo si possa definire): chi vorra' salvare la propria vita la perdera'  e chi la perdera' per la causa del Vangelo la salvera'" 

Sull'assemblea romana di Cambiare si può: alcune precisazioni

Passate le prime feste, il post del 24 dicembre "Rivoluzionari in Parlamento..." richiede qualche precisazione.
1. L'"inviato del blog" è una persona che ha partecipato all'assemblea di "Cambiare si può" a Roma e ha accettato l'invito del coordinatore del blog (cioè il sottoscritto) a scrivere qualche nota di commento. E' evidente dal testo la condivisione delle prospettive del nuovo movimento, anche se l'obiettivo (raggiunto) della pubblicazione era quello di suscitare una discussione sui contenuti della proposta nazionale.
2. Il blog non è l'organo ufficiale di un partito, bensì un semplice strumento di dialogo e collegamento fra persone che si riconoscono nelle posizioni proposte dall'assemblea settimanale del Forum per Gorizia, ma hanno orientamenti partitici e strategici diversi. Tanto più ciò è vero da quando - venuta meno la rappresentanza in Consiglio Comunale -  il percorso del Forum è maggiormente incentrato sulla ricostruzione dei fondamenti culturali di un'azione autenticamente politica.
3. Quanto scritto implica la responsabilità personale e non una sorta di "rappresentanza di gruppo" da parte di chi propone delle riflessioni, sempre firmate o direttamente fatte proprie dal coordinatore per quanto riguarda i post. Auspicabilmente ma non necessariamente firmate - sempre tenendo conto che in caso di diffamazione gli organi competenti facilmente possono risalire agli autori - quelle dedicate al libero commento dei lettori.
4. Il Forum per Gorizia in quanto tale non ha preso alcuna posizione ufficiale riguardo alla situazione politica nazionale o regionale e non fa parte di "Cambiare si può". Alcuni (tra essi il coordinatore del blog e l'inviato del blog all'assemblea di Roma) hanno deciso di seguire la nascita e gli sviluppi del "movimento", altri preferiscono orientarsi verso il centro sinistra che sostiene Bersani e la Serracchiani "puntando" su Sel o Pd, altri navigano nel dubbio e cercano di capire meglio la situazione prima di decidere. In altre parole, il Forum per Gorizia - allo stato attuale delle cose - non si schiera a favore degli uni o degli altri, ma ogni persona che si riconosce nel suo percorso politico culturale trova la propria "collocazione" dove ritiene più opportuno. E il blog non può che uscire arricchito da tale discussione.
5. Uno dei pochi vantaggi della situazione è che nessuno può pretendere di avere la verità in tasca. Il che dovrebbe valorizzare la capacità di reciproco ascolto e di competente interlocuzione che ci si attende sia da persone coinvolte da pluridecennale esperienza, sia da new entry  in grado di portare freschezza ed entusiasmo.
Andrea Bellavite 
Coordinatore (di fatto) del blog

martedì 25 dicembre 2012

Buon Natale, Bon Nadal a duč, Vesele Božične praznike, Frohe Weihnach, Merry Christmas...

Un Natale in crisi? Quella economica ha svuotato i negozi e temperato la frenesia consumista degli ultimi anni. Quella politica ha riempito le televisioni dei proclami dei soliti protagonisti. Quella planetaria porta a riflettere sulla situazione in Siria e su molte guerre dimenticate. Quella morale porta a inneggiare al principe Harry che "si è riscattato in Afghanistan" (così scrivono quasi tutti i giornali) "centrando dall'elicottero e cancellando dalla storia il talebano di turno" (quindi gli interventi di pace sono abilitati alle esecuzioni sommarie...). Ma forse può essere l'inizio di un percorso inverso: quello della sobria decrescita per consentire la sopravvivenza di un pianeta affaticato; quello di una politica veramente incentrata sulla tutela del bene e dei beni comuni; quello di un mondo che fa dell'annuncio di Betlemme un'operativa speranza di pace e di giustizia; quello di un'umanità che considera ogni essere umano una persona degna di tutela e di rispetto. Buon Natale dunque, a tutti... ab

lunedì 24 dicembre 2012

Segnali di speranza nelle parole del nuovo Arcivescovo

Interessante l'intervista natalizia al nuovo Arcivescovo di Gorizia, pubblicata oggi sul Piccolo. Con poche parole viene delineato un ampio progetto pastorale, ben più radicato nei problemi ecclesiali e sociali del territorio di quanto potrebbe portare a immaginare una ancora breve permanenza. Tra le righe si intravvede il desiderio di coinvolgere il laicato nelle responsabilità parrocchiali e diocesane, "non perché mancano i preti ma perché è giusto così". Si sottolinea che la carenza di sacerdoti non è un problema e che quello che conta è che "i giovani trovino la loro strada nella vita". Non manca un'attenzione alle opportunità e alle difficoltà di una zona fortemente segnata dalle vicende del Novecento, nè un accenno a una delle "vergogne" della provincia: il Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca, conosciuto per ora solo tramite il personale che vi lavora ma oggetto "di una prossima visita". Particolarmente accentuata la preoccupazione per la mancanza di lavoro e per l'occupazione intesa come "il vero modo per venire incontro alle esigenze delle persone". Sono piccoli frammenti, ma dimostrano una sensibilità non comune e una capacità immediata di cogliere problematiche, ricchezze e criticità: un segnale di speranza e di apertura in una terra che ha più che mai bisogno di messaggi positivi da parte di tutte le istituzioni che interagiscono in essa. ab

Rivoluzionari in parlamento? Il racconto dell'assemblea nazionale "Cambiare si può"



Difficile la democrazia in Italia.
Più facile, credere a uno che sale su di un predellino e promette a tutti di diventare ricchi come lui.
Più facile, pompare mediaticamente le primarie come una “gran giornata per la democrazia”, assecondando la testarda volontà del popolo di centrosinistra di “prender parte”.
Più facile ancora fare il premier, senza nemmeno esser votati e passare per salvatori della patria, raccontando, un giorno sì e uno no, di vedere la luce in fondo al tunnel. Mentre invece un giorno arriva la notizia che cala il Pil , un altro che si riduce la produzione industriale, un altro ancora che i consumi crollano. E poi ancora il debito pubblico arriva al record sfondando i duemila miliardi, un giovane su tre non trova lavoro,  la disuguaglianza dei redditi cresce ancora e il 10% si gode la metà della ricchezza nazionale.
Più facile, ci dicono, continuare così: è questo che ci chiede l'Europa e dobbiamo scontare la colpa di avere vissuto troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità.
Più difficile invece praticare la democrazia e formare una nuova lista elettorale da presentare alle prossime politiche.
Eppure, sabato scorso a Roma all'assemblea di “cambiare si può” c'era gran entusiasmo e partecipazione. C'era la convinzione che il paese sia finito in un vicolo cieco e che ...cambiare si può. Si può fare una lista elettorale (e non un nuovo soggetto politico) cercando di ridare entusiasmo al “popolo dei referendum”, rappresentando quanti non vogliono più regalare soldi alle banche, non vogliono ridurre lavoro, welfare, salari e pensioni, comperare cacciabombardieri, buttare cemento dappertutto, inquinare e distruggere l'ambiente in opere inutili e dannose.
Esperti tecnici (Luciano Gallino, Guido Viale, Margherita Hack, Ugo Mattei...), nuovi e vecchi politici (Ingroia, De Magistris, Ferrero...) e cittadini attivi (Moni Ovadia, Gino Strada, Olieiro Beha, Fiorella Mannoia, Sabina Guzzanti, Franco Battiato...) hanno raccontano la necessità di una radicale revisione dei metodi della politica, di come si possa liberare il paese da mafie e corruzione, di un'economia da riconvertire ecologicamente, di un territorio da risistemare, di una società nella quale si può tutelare il lavoro, far ripartire l'occupazione e difendere i salari.
Tutte cose possibile alla condizione di segnare davvero una discontinuità rispetto al passato e alle “vecchie facce”, incompatibili con nuove liste di cittadini attivi.
Democrazia difficile ma viva: nel corso dei lavori Ugo Mattei mette in discussione la posizione di candidato leader di Ingroia. Emendamento democraticamente respinto dall'assemblea.
Aperto e chiuso in pochi minuti il dialogo con il centrosinistra di Bersani, alla fine si è convenuto che “cambiare si deve” e proposto “rivoluzione democratica”, come nome di lista da lanciare alle politiche del 24 febbraio, in un simbolo di colore arancione, con due mani che si intrecciano a “cancelletto” ricordando la V di vittoria.
Ma da sotto l'albero di Natale dovranno prima di ogni cosa uscire programma e regole per mettere d'accordo partiti (partitini, a dire il vero), movimento arancione di De Magistris, associazioni e movimenti che hanno aderito. Fondamentale la verifica del programma che in alcune parti va rivista (buonissimi, a mio parere, i 10 punti fondamentali proposti da “cambiare si può”).
Inoltre sulle regole, “cambiare si può” ha chiesto ai partiti due passi indietro. Poi uno, poi almeno un passo “incontro”... Per dirne una, “cambiare si può” chiede una regola che porti a candidare in lista persone che non abbiano rivestito ruoli importanti nei partiti, né deputati europei, deputati e senatori italiani, consiglieri regionali. Le ultime raccolte a Roma dicono che Di Pietro (IDV) e Diliberto (PdCI) non mollano. Ferrero di Rifonda e Bonelli dei Verdi pare di sì. Preparate da una “commissione di saggi” le regole saranno votate in rete e sottoposte al parere di quanti hanno aderito (e aderiranno nei prossimi giorni fino al momento della presentazione di queste regole) all'appello di “cambiare si può”. Tutto ciò entro il 28 o 29 di dicembre.
Vada come vada, Antonio Ingroia parte come capolista (o candidato premier) prima di Capodanno.
Subito dopo, all'inizio di gennaio, dovrebbero svolgersi le assemblee sul territorio, la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste e l'inizio della campagna di propaganda elettorale.
La prospettiva a lungo termine è quella diventare maggioranza nel paese. La difficoltà quella di presentarsi ad un elettorato disgustato e avvilito e rendersi credibili da subito, arrivando con la lista arancione “Rivoluzione Democratica” anche solamente al 4% di chi andrà a votare.
Mandare un manipolo di “rivoluzionari” in Parlamento è il primo obiettivo. 
(testo e foto di un inviato del blog)

domenica 23 dicembre 2012

Marò ricevuti da Napolitano: mah...


Un bell'esempio di pensiero unico e di giornalisti embedded: il ritorno dei due marò dall'India, mandati a prendere con aereo di stato e accompagnati al Quirinale dove hanno ricevuto bacio e stretta di mano dal presidente Napolitano. Nessuno sembra porsi il problema che si tratta di due militari, che continuano ad esserlo, che hanno ammazzato due innocenti pescatori indiani. Nessun mezzo di informazione è andato a verificare se questi avevano famiglia, figli, se la carretta su cui si muovevano poteva essere scambiata per una nave pirata. Come nel calcio deve prevalere il senso nazionale. Che li candidi Larussa è il minimo che poteva succedere in questo paese dove in parlamento finora c'erano solo ladri. adg

Wojtila e Ratzinger, il potere delle immagini:

La fotografia è la stessa, i protagonisti - trenta anni dopo - diversi.
A Rebibbia papa Wojtyla incontrò e perdonò colui che gli aveva sparato, nelle prigioni vaticane papa Ratzinger incontra e concede la grazia a colui che gli aveva sottratto qualche documento segreto.
Osservando la  fotografia - trasmessa ai media mondiali con l'evidente intento di accomunare i due pontefici - si percepisce un grado di emozione talmente diversa da suscitare la domanda sul perché di tale "format" pubblicazione. E' chiaro anche al più sprovveduto degli osservatori che c'è una bella differenza tra perdonare chi ti ha spedito alle soglie dell'altro mondo e chi ti ha rubato un paio di carte offrendo in pasto ai giornalisti la triste (e subito silenziata) verità di peraltro ben note beghe parapolitiche tra il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana.
Difficilmente si può pensare a un'ingenuità di uno degli Uffici Stampa più potenti del mondo.

venerdì 21 dicembre 2012

La tradizionale "Lettera di Natale" di alcuni preti della Regione

Anche quest'anno alcuni preti delle diocesi di Gorizia, Trieste, Udine, Pordenone e Padova hanno voluto inviare una Lettera di Natale a tutti i cittadini. Si parla di accoglienza, giustizia, pace, legalità: ci si rivolge al mondo della cultura, delle fedi e delle religioni. Si è voluto inviare un messaggio autenticamente politico, inteso come suggerimento da tenere presente per "uscire insieme dai problemi", anche in vista dei prossimi importanti appuntamenti elettorali. Non ci sono ovviamente indicazioni di voto, ma preoccupazioni che chiunque sarà chiamato a rappresentare i cittadini dovrà tenere presenti nei progetti e nelle azioni. Chi lo desidera può trovare la versione integrale della "Lettera" nel sito del Centro Balducci al quale si può facilmente accedere attraverso il link su questa stessa pagina, in alto a destra. Ogni lettura e ogni commento saranno la miglior risposta al "dono" di questa semplice riflessione collettiva. ab

Frammenti di pensieri, 21.12.2012

E così è arrivato il tanto atteso 21.12.2012. No, mica se ne parlerà anche qua? Perché no, se non altro per offrire qualche estemporanea considerazione.
In ogni caso, almeno in apparenza se non in quella che convenzionalmente si definisce "realtà", ogni giornata è l'"ultima", anzi ogni istante è l'"ultimo". L'ultimo in cui poter investire tutta la forza della vita che non può essere sperimentata in altro modo che proprio "qui" e proprio" adesso". E se è vero che per molti (circa 100 milioni di persone) oggi sarà presumibilmente la fine del mondo semplicemente perché moriranno, per tutti gli altri ogni istante sarà l'unico a disposizione per determinare la qualità dell'esserci: ogni minima scelta quotidiana orienterà l'andamento generale del Pianeta, verso la pace o verso la guerra, verso l'amore o verso l'odio, verso la gioia o verso il dolore... oppure asseconderà un disegno preesistente che la ragione umana può solo intuire e di fronte al quale può soltanto chinare umilmente il capo o ribellarsi impotente come Prometeo incatenato sulla rupe Scizia... oppure ancora darà forma all'unica inarrestabile forza che conduce il Tutto a rimescolare universi che ininterrottamente divengono nel fluire incessante o nell'immota stabilità di infiniti ed eterni misteriosi intrecci.
Chi lo può sapere? Comunque sia, in questo "permanente fluire" c'è un qualcosa che "non scorre" (la "verità" nell'etimologia greca di "a-letheia"): l'esistenza di ogni essere vivente, minuscolo granellino in un ingranaggio immenso, l'esistenza di ogni unico e irripetibile essere umano. Parafrasando Pascal, nient'altro che il più fragile degli elettroni, ma un elettrone pensante... e anche sofferente nel cuore degli spazi illimitati.
Oggi alle 11.11 c'è il solstizio, da quell'istante i raggi del sole illumineranno e scalderanno sempre più la Terra, le giornate si allungheranno a scapito delle tenebre notturne, l'inverno preparerà una nuova primavera, miracolo di un meteorite che nella notte dei tempi ha provocato lo spostamento dell'asse attorno al quale tutti ruotiamo. Forse l'era dei Pesci sarà "nuova" grazie a una "nuova" consapevolezza, forse quella dell'Acquario sprofonderà nell'oblio con le sue inusitate violenze, forse tutta questa storia dei Maya è stata inventata per movimentare le coscienze, forse...
Ma cos'è questo sibilo, oddio si sta trasformando in frastuono? Perché è saltata improvvisamente la luce? Cosa sono questi scricchiolii sinistri? Cosa stanno gridando le persone sulla strada? Ah, meno male, era soltanto il treno sulle rotaie a venti metri dalla mia casa; che forza però, la psicosi collettiva che ci coinv

mercoledì 19 dicembre 2012

Dimissioni del Sindaco e del Consiglio Comunale: conferenza stampa del centro sinistra


Dimissioni collettive del Consiglio comunale per protestare contro le scelte di Tondo sulla sanità, come prospettato da Romoli? Il centrosinistra rilancia e si dichiara immediatamente disponibile ad unirsi al sindaco. Romoli dimostri che non sta scherzando di nuovo e passi finalmente dalle parole ai fatti.
Finora Romoli non ha fatto nulla di concreto per la sanità goriziana, a parte rilasciare dichiarazioni ai giornali. Il 10 settembre in Consiglio comunale il centrodestra e il centrosinistra hanno approvato una mozione che impegnava Romoli a “farsi attivo promotore presso tutte le sedi istituzionali e in particolare presso la Regione e il Presidente Tondo” di una sistematica collaborazione transfrontaliera con San Pietro, del riavvio della Medicina Nucleare, del ripristino degli orari degli Sportelli della Prevenzione nell'Alto Isontino, dell'avvio della Trombolisi, della sicurezza ed attrattività del punto nascita, di finanziamenti devoluti alle Aziende sanitarie e non alle Aree Vaste, dell'autonomia dell'Azienda isontina e della salvaguardia dei Distretti.
Nonostante i ripetuti inviti, il sindaco non ha mai riferito in aula sulle concrete iniziative ed i contatti che avrebbe dovuto prendere per promuovere questi punti, né sulle risposte puntuali che avrebbe dovuto ricevere.
Dunque quella mozione è rimasta lettera morta, in tutti i suoi punti: questo è uno sfregio verso Gorizia e il suo Consiglio comunale, la più alta rappresentanza istituzionale della città.
Non solo: il sindaco non è riuscito a farsi ascoltare nemmeno dai componenti della maggioranza che lo sostiene a Gorizia, dato che Valenti, capogruppo del Popolo di Gorizia, in Regione ha votato a favore della soppressione dell'Azienda isontina e del suo accorpamento a Trieste. Questa incoerenza indebolisce ancora di più il nostro territorio, per cui chiediamo a Romoli di stigmatizzare pubblicamente il comportamento di Valenti.
Ma nel Consiglio comunale di lunedì scorso, rispondendo ad una sollecitazione dell'opposizione, il sindaco Romoli si è dichiarato disponibile alle dimissioni collettive come gesto di protesta contro le scelte di Tondo sulla sanità. Sarebbe finalmente una presa di posizione chiara, forte ed inequivocabile per esprimere lo sdegno di un'intera città contro le scelte della Regione che la stanno uccidendo. Basti ricordare anche la proposta di sopprimere esclusivamente l'Ater della nostra provincia per capire che è in atto una precisa strategia, mirata non a razionalizare le risorse, ma a colpire chi è più debole politicamente. Di fronte a questo massacro noi consiglieri del centrosinistra siamo immediatamente disponibili ad unirci alle dimissioni del sindaco, qualora lui volesse dare seguito all'iniziativa, dimostrando di essere credibile e di non parlare a vanvera.

martedì 18 dicembre 2012

Cormonslibri 2012: un grande successo

Si è chiusa l'altra sera un'edizione straordinaria di Cormonslibri. Sulla semplice cattedra della sala Italia si sono alternati i grandi nomi della cultura e del giornalismo italiani: da Paolo Flores D'Arcais a Camillo Davigo, da Gad Lerner a Margherita Hack, intervenuta via skype nel corso dell'incontro con Pierluigi Di Piazza. Assente Landini per seri motivi familiari, la rassegna ha consentito di conoscere anche altri "nomi" e di valorizzare mondi meno conosciuti ma non meno importanti: quello della letteratura per bambini, ad esempio, che è stata protagonista di parecchi momenti di riflessione e approfondimento. Il pubblico ha risposto sempre molto numeroso a tutte le sollecitazioni, seguendo con il fiato sospeso le analisi dei relatori e partecipando spesso con interrogativi e osservazioni sempre molto appassionate e coinvolgenti. Non c'è che dire, una bella idea realizzata con il minimo dei mezzi finanziari possibili e con risultati al di là di ogni immaginazione. Ciò dimostra che non è il cospicuo finanziamento che genera la cultura, ma la creatività e l'intelligenza di persone che si fanno in quattro per raggiungere significativi obiettivi. E offre agli sciagurati "dimezzatori" dei bilanci regionali per la cultura la consapevolezza che non tutto può essere collocato sullo stesso piano e che utilizzando 100 volte meno contributi pubblici rispetto ad altre gettonate manifestazioni regionali è possibile confezionare un prodotto di alta qualità e interesse.

Democrazia minacciata in Consiglio Comunale


“Una gestione antidemocratica del Consiglio comunale di Gorizia, la volontà di zittire i consiglieri unita al disprezzo del loro lavoro”: sono questi i motivi per cui gli esponenti dei gruppi consiliari del centrosinistra (Pd, Gorizia è tua, SEL, IdV e Rifondazione della Sinistra) hanno abbandonato l'aula nel corso del Consiglio comunale di lunedì scorso. “È stata una forma di protesta che avremmo voluto evitare – affermano in una nota congiunta - ma che si è rivelata necessaria. Non solo – continuano – il presidente Roldo non è riuscito a gestire i tempi del dibattito, ma ad un certo punto, su richiesta del sindaco, ha deciso di passare ai punti successivi all'ordine del giorno, impedendo di parlare a più di metà dei consiglieri che si erano iscritti per presentare un'interrogazione”. Secondo il centrosinistra goriziano “Roldo ha cercato di giustificarsi appellandosi al regolamento, che prevede il tempo massimo di un'ora per le interrogazioni al sindaco e alla giunta, dimenticando che lui stesso ha trasgredito sia il regolamento sia gli accordi presi in conferenza dei capigruppo, dato che ha permesso ripetutamente a più consiglieri, specialmente a quelli della maggioranza, di impiegare addirittura un quarto d'ora per una singola interrogazione”.
“Di fronte alla proposta di passare all'approvazione di due convenzioni urgenti che erano all'ordine del giorno, per poi riprendere con la presentazione delle interrogazioni, abbiamo chiesto a Roldo di garantire che almeno tutti i consiglieri già iscritti a parlare avrebbero potuto presentare la propria interrogazione. Solo quando Roldo ha rifiutato di impegnarsi su questo punto abbiamo abbandonato l'aula, indignati anche per lo scarso rispetto del sindaco nei confronti del Consiglio comunale. Romoli infatti ha bollato come 'sciocchezze' le interrogazioni dei consiglieri comunali”. Gli esponenti del centrosinistra concludono il loro comunicato affermando di ritenere “inaccettabile e pericoloso il disprezzo per la democrazia dimostrato dal centrodestra comunale nella gestione dell'aula e nelle dichiarazioni di chi, come il sindaco, è chiamato a rappresentare tutti i goriziani, e non dovrebbe quindi essere intollerante verso chi gli chiede conto del suo operato”.

lunedì 17 dicembre 2012

Cambiare si può? Se sono rose, fioriranno...


Si è riunita ieri a Udine la prima assemblea regionale del movimento politico e culturale “Cambiare si può”. Circa duecento persone hanno affollato la sala Aiace e hanno offerto il contributo di 24 interventi all’assemblea nazionale che si terrà il prossimo sabato 22 dicembre a Roma. Quali siano i temi fondanti il movimento lo si può facilmente ricavare dal sito raggiungibile attraverso il link a lato. Ciò che conta maggiormente è la mozione approvata al termine dell’assemblea: si è dato mandato ai rappresentanti scelti di proporre di andare avanti sul cammino intrapreso. Nonostante i tempi ristretti e le ancora evidenti fragilità organizzative, si ritiene indispensabile offrire ai cittadini una chance, una possibilità di votare “a sinistra” evitando di dover scegliere soltanto fra il montismo e le derive antimontiste targate Grillo o astensioniste. Se son fiori fiorirann. E non c’è molto tempo per capire se questa pagina sarà o non sarà aperta: le “politiche” sono alle porte, spazi e tempi per organizzare il tutto sono molto limitati. Ma non mancano la convinzione e perfino un pizzico di entusiasmo, merci rare in questi tempi! ab

venerdì 14 dicembre 2012

Lavori socialmente utili, un viaggio e molti servizi...

La fallimentare gestione del piano neve comunale è stata attribuita dall'assessore Del Sordi sostanzialmente a una mancanza di personale. In realtà il problema è più ampio e coinvolge anche l'ente provinciale. La domanda impietosa giunge dai "vicini": come mai a parità di condizioni climatiche, più o meno alla stessa ora dello scorso venerdì la strada Sagrado - Gorizia era simile a quella del Passo Pordoi mentre quella della Valle dell'Isonzo era perfettamente pulita? Come mai sabato mattina tutte le strade e i marciapiedi di Nova Gorica erano tranquillamente percorribili mentre i marciapiedi della centrale via Manzoni della Stara Gorizia sono stati intransitabili fino alla pioggia di oggi?
Ed ecco la proposta: i lavori socialmente utili, da affidare alla miriade di persone che ogni giorno chiedono al Comune anche la goccia d'acqua di un piccolo lavoro grazie al quale guadagnare con dignità un pugno di euro. Non sarebbe possibile accantonare una quota annuale anche minima (per esempio, i 100mila euro che il sindaco prevede con molto ottimismo essere il costo di gestione dei futuri - o meglio futuribili - ascensori al castello) per trasformarla in voucher da assegnare a chi ne ha bisogno a fronte di un impegno davvero necessario per tutti (come spalare la neve dove indispensabile o rispondere ad altre gestibili emergenze)?
Oppure si ritiene meglio impegnare il volontariato, soffiando così ai più deboli un'importante occasione per farli sentire responsabilmente partecipi della "cosa pubblica"? ab

Gad Lerner a Cormonslibri: non "portavoce" delle vittime, ma costruttore di pace

Davvero interessante la chiacchierata dell'altra sera a Cormonslibri, con Gad Lerner. Sorprendendo chi si aspettava una centratura politica sugli avvenimenti italici degli ultimi giorni, il conduttore dell'Infedele ha accettato l'invito a parlare di sé. E ha guidato i trecento e più partecipanti in un viaggio inquietante e affascinante nel suo passato: dalla Polonia devastata dall'orrore nazista alla Palestina postbellica; dalla Beirut dove è nato nel 1954 alla Milano di tre anni dopo; dal viaggio, adolescente, a Gerusalemme nel 1967 all'indomani della guerra dei sei giorni al "ritorno" in Libano da giornalista quaranta anni dopo... Una tra le mille suggestioni di un dialogo avvincente: "Io non sono il portavoce delle vittime degli orrori nazisti, se lo fossi non potrei che riversare fiumi d'odio contro tutto e contro tutti", ha affermato riferendosi ad una possibile pace in Medio Oriente solo nel caso di un nuovo modo di leggere e fare i conti con la storia. In altre parole, occorre uno sguardo accorato e responsabile su un presente che impone il superamento dei pregiudizi e il riconoscimento dell'essenziale "identità meticcia" che caratterizza ciascuno dei membri della comunità umana: solo così la memoria del passato potrebbe trasformarsi in speranza e non rendere impossibile qualsiasi processo di pace.
Infine, un plauso da ribadire: Cormonslibri, iniziativa dicembrina che costa al "pubblico" cento volte meno (sic, realtà, non iperbole!) di altre ben più "gettonate" manifestazioni regionale, porta sul territorio il meglio della cultura italiana del momento. E la gente risponde, eccome...

La corazzata Monti con a bordo i naufraghi delle piroghe del passato

Il dibattito politico ruota intorno alla figura di Mario Monti: si candiderà o non si candiderà? Sarà trascinato per la giacca in una delle coalizioni che si vanno formando? Sarà proposto per la presidenza della Repubblica? In pole position nell'interesse mediatico c'è poi Berlusconi che ne spara ogni giorno una più grossa: secondo Lerner è un bluff e prima o poi quelli della "cerchia" di una destra ormai in stato confusionale lo inviteranno a levarsi dai piedi, intanto troneggia sornione sulle pagine dei giornali. Grillo e il suo movimento sembrano sull'orlo di una crisi di nervi, mentre il centro sinistra ormai bersaniano non sa che pesci pigliare, tanto più che le boutades del satrapo arcoreo sembrano favorire una non certo inedita alleanza al centro. Monti, dunque, superMario: esponente autorevole della finanza mondiale, ospite corteggiato dai gestori delle più importanti stanze dei bottoni planetari, inneggiato dalle diplomazie europee, ammirato oltreOceano dove ieri un certo Draghi è stato nominato dal New York Time "umo dell'anno", appoggiato dalla massoneria e amato dal Vaticano... Sostiene di aver salvato l'Italia dal baratro e ottiene l'applauso di milioni di famiglie in ginocchio sotto il peso della crisi e di "tagli" mai visti; i "grandi" della Terra affermano che ha ridato credibilità a una Nazione umiliata, ma al di là del buon vicinato con Angela Merkel non è dato di sapere quali siano i benefici derivati da tale rinnovato prestigio. Sarà quasi sicuramente lui il protagonista indiscusso dell'imminente convulsa stagione elettorale: l'unica corazzata che riuscirà ad approdare nel porto governativo, dopo aver imbarcato i naufraghi delle fragili piroghe del centro destra e del centro sinistra. A meno che...

mercoledì 12 dicembre 2012

Cinque giorni dopo la nevicata i marciapiedi sono ancora pieni di ghiaccio!

A cinque giorni dalla nevicata, prevista per tempo dai meteo, i marciapiedi delle zone periferiche, quelli davanti ad alcune scuole, quello di via Aquileia che molti percorrono per andare in stazione alla mattina, sono ancora pieni di ghiaccio. I privati in molti casi hanno provveduto a rimuovere la neve, ma è il pubblico che latita. Gli anziani sono costretti a camminare con cautela per evitare pericolose cadute e i pedoni a camminare in mezzo alla strada. Altrochè solo il cimitero! La gestione del piano neve deve prevedere anche il fatto che, oltre alle automobili, la gente si sposta a piedi e dunque non è possibile lasciare i marciapiedi in queste penose condizioni. Abbiamo già visto che le idee per il rilancio della città latitano, ma si chiederebbe almeno di saper gestire le situazioni prevedibili per tempo, o per lo meno di darsi da fare per alleviare i disagi della gente che si deve muovere. adg

lunedì 10 dicembre 2012

Tra le Piagge e Barbiana, un viaggio nella speranza

Alessandro Santoro racconta l'esperienza delle Piagge di Firenze
La chiesa di Sant'Andrea e la casa canonica di Barbiana
Agostino, già scolaro nella scuola di Barbiana,racconta don Lorenzo Milani

Si è conclusa ieri sera la gita organizzata dal Forum per Gorizia a Firenze e Barbiana. In una cornice piena di sole e di neve, i partecipanti hanno potuto vivere incontri molto intensi. Nel quartiere delle Piagge di Firenze Alessandro Santoro ha tracciato le linee di una politica al servizio dell'uomo e del bene comune: decostruzione degli strumenti "tradizionali", consapevolezza della necessità di un nuovo modo di intendere e leggere la realtà, capacità di rimettere l'uomo in piedi con tenerezza... Soprattutto la lezione di Alex Langer con le sue parole chiave "lentezza" "profondità" "soavità".
A Barbiana, accanto all'emozione di un luogo dove anche le pietre parlano, c'è stato l'incontro con Agostino, "scolaro" barbianese di don Milani e attualmente sindacalista. Ha accompagnato con passione ed entusiasmo in un viaggio nel tempo attraverso i significati e le avventure legate alla scuola voluta dal "priore": la parola rende liberi, potrebbe essere la sintesi di un pensiero e di una storia che ha modificato il modo di intendere la scuola, la società, la politica e la chiesa in Italia (e non solo...).
Insomma, si è trattato di un altro importante passo per il Forum per Gorizia, nella sua attuale fase di decostruzione e ricostruzione di un fondamento culturale all'azione politica nazionale e locale. Un particolare grazie al CTS Gorizia per l'ottima organizzazione dell'iniziativa.

venerdì 7 dicembre 2012

Alle Piagge di Firenze e alla scuola di Barbiana, per una cultura della politica



Nelle foto: sopra la scuola di Barbiana nel 1966, sotto una celebrazione alle Piagge nel 2011

Due giorni per respirare aria pulita, in memoria di Gabriella Miletta sulle vie di don Lorenzo Milani. Questo è il senso della due giorni organizzata dal Forum per Gorizia a Firenze e Barbiana, la sede della famosa "scuola". Gli appuntamenti principali, nella cornice della bellezza artistica e architettonica del capoluogo toscano, saranno due. Nel primo si visiterà il centro sociale delle Piagge, un quartiere popolare di periferia abitato soprattutto da famiglie operaie italiane e straniere che si trovano nell'"occhio del ciclone" della crisi; in questo contesto don Alessandro Santoro, prete - come si sul dire - di "frontiera", guiderà alla scoperta di un modo diverso di "vivere la città", attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti i cittadini. Il secondo incontro sarà invece la domenica a Barbiana, dove il gruppo sarà accolto da testimoni qualificati dell'irripetibile "momento" di don Milani: si ripercorreranno le suggestioni raccontate in testi indimenticabili come Esperienze Pastorali, Lettera a una professoressa e L'obbedienza non è più una virtù; e si visiterà la piccola "scuola" realizzata nell'ambito di una casa canonica letteralmente abbandonata tra le dolci colline del Mugello, centro di un rinnovamento profondo della scuola, della società e della chiesa italiane. Dopo i confronti svoltisi alla Carigo sul sistema scolastico e sull'urbanistica, questa "uscita" è un altro importante passo nel "nuovo" corso del Forum per Gorizia, teso a costruire una forte base culturale che renda possibile a tutti i cittadini una matura partecipazione politica al futuro della propria "polis". Un grazie al Cts per il supporto tecnico e a tutti coloro che hanno accolto la proposta.

Come siamo caduti in basso!

La situazione politica nazionale è veramente drammatica. Il ventilato rientro di Berlusconi fa venire i brividi: non soltanto per il calcolo cinico del satrapo di Arcore che evidentemente ha ancora parecchio da "difendere" con lo sciagurato "legittimo impedimento", ma anche perché il suo ritorno si inserisce in un quadro talmente desolante da offrirgli addirittura qualche chance di vittoria. Allo stato attuale delle cose gli schieramenti principali sembrano tre: il primo, che si potrebbe definire liberista "montista", sostenuto dalla stampa targata De Benedetti, dovrebbe comprendere il centro "udicciano" di Casini e a questo punto necessariamente il pd di Bersani, se non vuole restare isolato senza una proposta politica vagamente comprensibile; il secondo, liberista radicalmente antimontista, riunirebbe intorno alla figura di un Berlusconi rigenerato da una forte campagna acquisti di canali televisivi, tutti gli scontenti del centro destra e della Lega nonché parte del crescente malumore derivante dal progressivo impoverimento del ceto medio italiano; il terzo polo - a questo punto maggioritario ma non vincente - accomunerebbe le suggestioni antipartitiche dell'iperinformatico internauta Grillo ai del tutto irrisolti malesseri della sinistra sociale che andrebbero invece ad alimentare il prevedibilmente già ampio bacino dell'astensionismo. In questo quadro i numeri assoluti rischiano di contare molto e il giochetto perverso potrebbe funzionare. Con il tracollo definitivo non solo dell'economia e della politica, ma anche di quel minimo di credibilità istituzionale che il governo dei "tecnici Bilderberg" era riuscito a ri-suscitare nel mondo. ab

Il consigliere regionale Valenti smentisce il consigliere comunale Valenti...

...e non è un caso di omonimia. L'odierna intervista pubblicata sul quotidiano locale è davvero sorprendente. Il consigliere regionale Valenti, fresco di votazione della soppressione dell'azienda sanitaria isontina dallo stesso "difesa" con voto opposto un mese fa in consiglio comunale, si arrampica sugli specchi con una maestria degna di migliori cause. Naturalmente non spiega il suo voltafaccia, non dice ai cittadini goriziani come mai in un paio di mesi ha cambiato idea: l'unico consigliere regionale di Gorizia considera un vantaggio, o almeno il "male minore", che l'unica azienda soppressa - con sede in capoluogo di provincia - sia proprio quella di Gorizia. Afferma poi che "non cambierà nulla" per ciò che concerne la sussistenza dell'ospedale di San Giovanni di Dio e San Polo, presentandosi come il "defensor sanitatis": grazie a lui, sembra capire, non si è arrivati all'azienda regionale unica, la quale - questa sì - avrebbe comportato un impoverimento dei nosocomi isontini. Perché poi, una volta soppressa l'ass2, gli ospedali troverebbero miglior sorte con tre aziende invece che con una non è dato di comprendere. L'impressione complessiva è la stessa suscitata dalla "riforma": che chi l'ha "pensata" e ideata non abbia assolutamente chiaro dove voglia arrivare e che l'unico criterio sia lo stesso già sperimentato nell'ambito della cultura, ovvero un risparmio frutto di tagli avulsi da qualsivoglia progetto di miglioramento del "bene pubblico". Ed è per questo che la "riforma Tondo" non propone un nuovo assetto generale della sanità nel Friuli Venezia Giulia attraverso l'eliminazione di evidenti doppioni e di giganteschi sprechi, bensì soltanto un "taglio" dell'anello debole della catena, quello che ha meno forza d'incidenza politica e il cui bacino di voti può essere messo a repentaglio senza troppi danni in vista del risultato finale.

mercoledì 5 dicembre 2012

L'Azienda sanitaria isontina cancellata e accorpata a Trieste

Tondo ha dunque consumato il tradimento delle promesse elettorali da lui fatte ai cittadini isontini: il centrodestra ha approvato la legge che cancella l'Azienda sanitaria isontina e l'accorpa a Trieste. L'attuale presidente della Regione 5 anni fa, in campagna elettorale, era venuto nell'Isontino a promettere solennemente che lui non avrebbe mai effettuato questo accorpamento. Che altro serve per squalificare completamente la figura di un politico? Tondo ha preso in giro i cittadini che lo hanno votato, ha chiesto di essere eletto in base a quelle che si sono rivelate delle spudorate bugie. I cittadini, in particolare quelli di centrodestra, che non accettano di essere presi per i fondelli dovrebbero gridare dai tetti: “mai più un voto a Tondo dalla provincia di Gorizia!”.
Nel Consiglio comunale di Gorizia a settembre il centrosinistra e il centrodestra insieme avevano votato la richiesta a Tondo di non cancellare l'autonomia dell'Azienda isontina, impegnando Romoli a farla valere presso Tondo. Non solo ancora una volta Romoli non ha trovato alcuna considerazione in Regione (ha fatto qualcosa per essere ascoltato?), ma Valenti, che aveva votato quella richiesta a Gorizia, in Consiglio regionale ha invece approvato la cancellazione della nostra Azienda. Un centrodestra goriziano con la schiena dritta dovrebbe rifiutare di sostenere Tondo alle prossime elezioni regionali, ma i silenzi di Romoli e il doppio gioco di Valenti ci presentano uno schieramento inaffidabile e opportunista.
Ora ci propineranno ridicole giustificazioni, come quella per cui gli ospedali isontini non sono stati accorpati all'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Trieste, ma a quella territoriale Giuliano-isontina, per cui manterrebbero una certa autonomia. In realtà due ospedali che fanno parte di un'Azienda territoriale e che, non dimentichiamo, formano un'Area Vasta con l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Trieste, sono chiaramente destinati a diventare due ambulatori, di supporto alle prestazioni sanitarie territoriali.
Il fatto grave dell'azione di Tondo è che uccide sul nascere l'unica potenzialità specifica del nostro territorio: tra poco più di un anno entrerà in vigore la direttiva europea che liberalizza le cure all'interno dei paesi UE. Sarebbe stata una grande occasione per programmare un'integrazione transfrontaliera in particolare tra i due ospedali di Gorizia e San Pietro. Se io mi taglio la mano devo correre fino a Pordenone per farmela ricucire, mentre a San Pietro, a soli 5 minuti di distanza, c'è un reparto d'eccellenza nella chirurgia della mano. Lo stesso vale per i cittadini di Nova Gorica e San Pietro: per installarsi un pacemaker sottocutaneo devono andare a Lubiana, mentre potrebbero venire nel nostro ospedale. Questa integrazione permetterebbe di risparmiare, di migliorare la qualità della vita dei pazienti e di attingere ai finanziamenti europei. Ma ai triestini, Illy compreso, non è mai interessato promuovere questa potenzialità di Gorizia. Se non esisterà più un'Azienda isontina autonoma, ma la direzione passerà sotto Trieste, la strategia sarà una sola: trasferire ulteriori reparti da Gorizia a Trieste, sigillando la morte della sanità isontina. Ora Serracchaini, che ha già dichiarato di non volere la cancellazione dell'Azienda isontina, dovrà impegnarsi a cambiare la riforma di Tondo.
Giuseppe Cingolani

martedì 4 dicembre 2012

Gorizia affonda... e la Giunta dorme...

Mentre Gorizia affonda nelle classifiche sulla qualità della vita e viene spogliata progressivamente di tutti i servizi, il sindaco e la sua Giunta non perdono la calma e continuano a dormire sonni tranquilli, facendosi scappare sotto il naso le poche occasioni di finanziamento per i Comuni in tempi di crisi. L'ultimo treno perso è quello dei 10 milioni di euro destinati dalla Regione, con la legge n. 14 del 2012, alla riqualificazione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici: “dimenticandosi” di fare domanda la Giunta goriziana ha dimostrato incapacità e scarsa accortezza amministrativa.
Il tentativo del sindaco Romoli di scaricare la responsabilità sui dirigenti è goffo e improprio. I fondi infatti sono stati assegnati su proposta dell'assessore regionale Riccardi in base a segnalazioni d'interesse o a condizioni già conosciute dall'Amministrazione regionale. Ora è incredibile che Romoli non sapesse nulla di questo ingente finanziamento, dati i rapporti privilegiati con l'Amministrazione regionale che egli ha sempre vantato. I famosi “agganci” del sindaco a livello regionale si sono dimostrati inesistenti.
Ricordiamo che i fondi avrebbero potuto essere sfruttati non solo per la messa a norma e la sicurezza delle scuole, una priorità per un Comune, ma anche per interventi di efficienza energetica, per la tutela e conservazione dei beni architettonici, il miglioramento della viabilità ed altro ancora. Ecco alcuni esempi dei fondi assegnati: ben 712mila euro al Comune di Camino al Tagliamento per ampliare la scuola elementare, 450mila a Dignano per riqualificare la piazza centrale, 500mila a Manzano per terminare l'impianto sportivo, 470mila a San Daniele per l'illuminazione pubblica, 300mila a Tarcento per il campo da tennis, 250mila a San Vito al Torre per l'asfalto sulle strade, 200mila a Tricesimo per ristrutturare la casa di riposo. Per i goriziani c'è da mangiarsi le dita.
Ma questa non è certo l'unica occasione gettata al vento dall'Amministrazione goriziana. Solo un altro esempio: in Consiglio comunale, rispondendo ad una interrogazione della consigliera Korsic, l'assessore alle pari opportunità Romano ha ammesso che non è stato presentato alcun progetto per accedere ai fondi regionali finalizzati all'accesso al lavoro, alla formazione e alla riqualificazione professionale delle donne. Il Comune di Sagrado, al contrario, ha ottenuto un finanziamento di 14mila euro attraverso il bando scaduto a giugno.
L'inerzia del sindaco e della sua Giunta è tanto più grave in questo periodo di crisi economica, in cui ogni fonte di finanziamento dovrebbe essere seguita con la massima attenzione.
Giuseppe Cingolani

lunedì 3 dicembre 2012

Il punto politico, tra primarie del centro sinistra e movimento "cambiare si può"

Insomma, tanto tuonò che piovve, ha vinto Bersani e il suo giovane sfidante Renzi si dovrà rassegnare a un ruolo di secondo piano. Era difficile pensare a un esito diverso, tenendo tra l'altro presente la "compagnia" del cosiddetto rottamatore, che vantava a livello regionale degli sponsor davvero poco coerenti con la retorica del "nuovo che avanza". Anche perché se l'unica innovazione consiste nei dati scritti sulla carta d'identità difficilmente si può sperare in un interessante futuro.
Sui risultati delle "primarie" del centro sinistra si possono trovare sui quotidiani odierni oggi molte autorevoli  analisi e importanti commenti. Anche questo blog si propone come spazio per un approfondimento locale, tenuto presente anche l'ottimo livello della discussione sviluppato intorno ad alcuni precedenti post: commenti sempre coinvolgenti, espressione di una sana e a volte giustamente vivace dialettica, spesso anche molto divertenti.
Sabato 1 dicembre si è tenuto un altro importante momento politico nazionale, certamente (almeno per il momento) meno "coperto" dal punto di vista mediatico. Per questo si ritiene opportuno linkare il sito di "Cambiare si può", un movimento politico che esplora - senza escludere un'eventuale presentazione di un candidato presidente e di una lista a sostegno - la possibilità di un'alternativa "a sinistra" alla deriva del capitalismo mondiale. Vi si possono leggere idee, proposte, contenuti e conoscere i nomi di chi ha promosso e coordinato l'appello e l'iniziativa di sabato. Basta un click sul link che trovate a lato...
A scanso di equivoci: il sottoscritto condivide e ha sottoscritto la proposta di "Cambiare si può", ma essa non  è stata mai discussa nell'ambito del Forum per Gorizia che quindi non ha al momento espresso alcuna posizione ufficiale riguardo ai futuri scenari politici nazionali e regionali. La pubblicazione del link ha quindi lo scopo di offrire una documentata e non facilmente accessibile occasione di informazione non alternativa ma complementare a quella - abbondante - riguardante le "primarie".
Andrea Bellavite

venerdì 30 novembre 2012

Il futuro urbanistico di Gorizia/Gorica: pazza idea o grande potenzialità?

Si è concluso lo scorso mercoledì alla Fondazione Carigo il ciclo di incontri dedicati all'urbanistica "goriziana", ieri oggi e domani. L'ultimo incontro è stato particolarmente suggestivo e si è tenuto davanti a un pubblico numeroso e attento - presente anche in questa occasione l'assessore all'urbanistica del Comune di Gorizia Guido Germano Pettarin - nonostante la pioggia torrenziale.
Ha aperto i lavori l'architetto Paolo Sergas, che ha presentato uno sguardo sulla città a misura di cittadino, caratterizzata da ampi spazi di fruizione da parte di tutti, con più piste ciclabili e luoghi di socializzazione e meno rotonde, cemento, centri commerciali, inutili parcheggi ed ecomostri. Non è mancato il riferimento al castello, dove i lavori sono ripresi alacremente, anche se - ndr - lo spazio della futura stazione a monte è stato ulteriormente ripianato per consentire l'installazione di una gru più piccola rispetto a quella prevista (ci si è accorti troppo tardi che l'"originale" non sarebbe passato per via Franconia senza procedere ad ulteriori demolizioni dopo la "casetta" di un paio di anni fa.
L'architetto di Nova Gorica Nejc Koradin - che ha parlato in sloveno, egregiamente tradotto dal prof. Aldo Rupel - ha poi presentato un'idea urbanistica per lo sviluppo del territorio, sottolineando la necessità di valorizzare i punti intermodali e di interconnessione tra la viabilità in Italia e in Slovenia. Soprattutto ha evidenziato la necessità di parlarsi e di ragionare insieme perché è impossibile uno sguardo al futuro che prescinda dalla collaborazione e dalla sinergia tra le realtà a cavallo del vecchio confine.
Luigi Di Dato, architetto goriziano, ha poi presentato la "sua" idea di città, arricchendo la conversazione con avvincenti immagini del passato e del presente, spingendosi oltre anche con l'offerta di alcune prospettive iconiche su come potrebbero essere un domani alcuni luoghi particolarmente significativi. Ha poi richiamato il coraggio e l'inventiva di Max Fabiani, invitando tutti a un soprassalto di immaginazione, nella convinzione che i sogni autentici si possono realizzare.
In conclusione l'architetto professoressa Alessandra Marin ha tracciato un'autentica road map, indicando i passi da compiere per ridare al territorio attrattiva e interesse. L'attuale bacino d'utenza di 35mila abitanti è troppo limitato per consentire investimenti in grado di realizzare le infrastrutture necessarie ad "attrarre" in città numerose presenze, in particolare di giovani. Ripensarsi insieme a Nova Gorica e dintorni significa immediatamente passare a un vero e proprio "raddoppio", che potrebbe aprire nuovi orizzonti, anche attraverso lo "sfruttamento" delle straordinarie particolarità storico, geografiche e soprattutto culturali  della zona.
Gli spunti offerti dalla "tre giorni" organizzata dal Forum per Gorizia sono stati talmente numerosi che ci vorrà del tempo per raccoglierli e riproporli in forma propositiva. L'idea è quella di una rielaborazione sistematica in grado di offrire alla città una proposta politica di ampio respiro, in grado di fermare il declino della città e di rilanciarla - insieme ai comuni limitrofi sloveni - come la Gorizia/Gorica (stara e nova) unita nella sua irrinunciabile diversità.

mercoledì 28 novembre 2012

SOLIDARIETA’ DEL KULTURNI DOM DI GORIZIA CON LE ASSOCIAZIONI CULTURALI


Il mondo della cultura italiana e friulana della Regione Friuli Venezia Giulia ha espresso lo scorso  ottobre la propria solidarietà alle istituzione culturali della comunità slovena in Italia, che operavano in situazioni insostenibili e certamente non invidiabile. Ora la solidarietà viene ricambiata: le pesanti sforbiciate operate dalla Giunta regionale nella Finanziaria sui fondi assegnati alla cultura, può determinare un vero e proprio collasso delle attività culturali nell’intera nostra Regione.
In occasione dell’inaugurazione della mostra dello scultore triestino Pavel Hrovatin al Kulturni dom di Gorizia, Igor Komel, direttore del centro culturale sloveno che è uno dei poli di riferimento della comunità slovena in Italia, ha espresso pubblicamente a nome delle organizzazioni culturali slovene, la solidarietà alle organizzazioni “consorelle” italiane e friulane della nostra regione: "con il loro ruolo - ha detto - svolgono un ruolo non indifferente non soltanto nel campo culturale ma anche in quello sociale". Komel ha inoltre sottolineato che sui  tagli non si può "fare di tutta l’erba un fascio”, ma bisogna procedere da una riflessione sulla strategia da attuare per non perdere un patrimonio costituito in molti anni grazie da una moltitudine di soggetti molto attivi nel campo della cultura. Si tratta di un vero e proprio valore aggiunto per una regione multietnica e confinaria. Il direttore del Kulturni Dom condividendo le preoccupazioni di chi ritiene a rischio l’intero sistema “cultura” ha notato che il costo della pronosticata desertificazione culturale sarebbe molto superiore al pronosticato risparmio.
Nell’esprimere solidarietà Komel ha indicato una strada del tutto diversa, in particolare nei momenti di crisi: "Bisogna sviluppare a livello provinciale e regionale - ha affermato con convinzione - adeguati “sistemi in rete culturali”, e viste le specificità della nostra regione evidenziare le nostre diversità territoriali, linguistiche, etniche e transfrontaliere". Constatati inoltre i rapporti di buon vicinato con le confinanti Austria e Slovenia (ma anche Croazia), il nostro territorio può diventare un interessante e accattivante laboratorio culturale non soltanto a livello nazionale, ma nell’ambito della comunità europea.
Pertanto le associazioni culturali slovene dal Kulturni dom di Gorizia all’Unione culturale economica slovena, sostengono la protesta  “la cultura scende in piazza” contro i pesantissimi  tagli alla cultura e che si terrà il 30 novembre al Visionario di Udine.

FERMIAMO I TAGLI ALLA CULTURA


APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA CONTRO I TAGLI ALLA CULTURA PROPOSTI DALLA GIUNTA TONDO PER IL 2013.
Dopo il taglio di tre anni fa, la Giunta regionale ha approvato l’azzeramento dei finanziamenti agli enti culturali e il dimezzamento dei contributi per quelli teatrali. Questi i nuovi colpi di accetta che, se confermati nella finanziaria 2013 del FVG, potrebbero aggravare in modo irreversibile la situazione ormai precaria in cui versano gli organismi culturali “riconosciuti di interesse regionale”.
Tra questi vi sono enti che operano nel settore dei beni e dei servizi culturali, per la cui sopravvivenza il contributo regionale, pur se ridotto, è determinante. Sono enti fortemente radicati nel tessuto sociale, con anni e anni di attività alle spalle e una costante presenza nella vita culturale della regione. Sono dotati di strutture e personale qualificato e titolari di patrimoni culturali di rilevante valore (archivi, biblioteche, fototeche, videoteche) messi quotidianamente a disposizione della cittadinanza. La loro attività contribuisce in modo significativo alla conoscenza della storia e della cultura regionali, allo sviluppo del dibattito e del pluralismo culturale in FVG e non può esser sostituita da nessuna altra struttura oggi esistente. Il taglio, se sarà votato dal Consiglio Regionale, senza entrare nel merito dell’attività svolta e dei servizi offerti alla cittadinanza, alle scuole e alle università, colpirà pesantemente questi enti e quindi l’intera comunità. La gravità della crisi è sotto gli occhi di tutti, ma la consapevolezza che la cultura rappresenta una importante risorsa economica e sociale deve condurre a mantenere finanziamenti adeguati, e non a tagliare risorse integrate nel tessuto sociale, distruggendo realtà che da molti anni contribuiscono alla crescita comune, operando sul territorio con professionalità, impegno, passione e mettendo a disposizione di tutti competenze, patrimoni, servizi.
La crisi ha colpito anche il resto d’Europa, ma in nessun paese si è scelto consapevolmente – come si vorrebbe fare in Friuli Venezia Giulia – di attaccare il mondo della conoscenza, azzerandolo o riducendolo a una semplice momento di testimonianza. L’esempio di Francia, Germania e Spagna, dove si è scelto non soltanto, di non tagliare, ma di investire in istruzione, cultura e ricerca, è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vederlo.
Voler mettere la parola fine ad un sistema culturale, che nel bilancio regionale rappresentava lo 0,7 ed ora ridotto allo 0,2, significa non saper valutare la sua importanza sul piano sociale, economico e educativo.
Il taglio significherebbe annientare un bene pubblico sul quale la Regione ha per molti anni investito e privare i suoi abitanti di memorie e identità, di servizi e conoscenze. Ma la chiusura di questi enti vorrebbe dire anche costringere gli stessi a scelte di drastico ridimensionamento di patrimoni e di personale altamente qualificato che per anni ha messo il suo lavoro a servizio della comunità.
Per questo si chiede alla Giunta regionale, ai Consiglieri regionali, alle forze politiche di non applicare i tagli draconiani annunciati, di rivedere la gerarchie della spesa regionale, di ridiscutere le scelte avverse alla cultura in FVG.

lunedì 26 novembre 2012

Primarie, il giorno dopo: (molti) problemi e (poche) prospettive

Qualche breve ragionamento sulle primarie del centro sinistra.
Primo, l'affluenza. Senza esagerazioni retoriche, si può dire che è stata decisamente buona. Non è la conclamata "risposta all'antipolitica", chi va a votare alle primarie di solito non è un astensionista o un "grillino", ma un elettore abbastanza "vicino" alle istanze dei partiti o dei movimenti che le propongono. Ma è indubbiamente un risultato significativo che dimostra la "tenuta" dello zoccolo duro del centro sinistra "tradizionale". A Gorizia città hanno votato circa 1200 persone, sostanziale conferma del discreto trend già evidente in occasione delle primarie cittadine dello scorso anno: erano 1800, ma includevano i (numerosi) sedicenni e gli elettori di forze politiche non presenti alle primarie nazionali (Idv, Federazione Sinistra, Forum per Gorizia...).
Secondo, vincitori e vinti. Se a Bersani è da tutti riconosciuto il merito della buona riuscita delle primarie, il vero vincitore del primo round è Renzi, che è riuscito a "costringere" il favorito a un ballottaggio dagli esiti incerti: il pd appare più diviso del previsto e il secondo turno è sempre un terno al lotto che potrebbe riservare qualche sorpresa. Sconfitti - non solo da una scarsa attenzione da parte dei votanti ma anche da una quasi totale emarginazione mediatica - Puppato e Tabacci.
Terzo, la sinistra del centro sinistra. Beh, nell'occasione Vendola si è dimostrato simpatico, intelligente e leale. Tuttavia il vero sconfitto delle primarie è proprio lui e con lui tutta l'ala sinistra della coalizione. Che accadrà adesso? Le strade possibili sembrano tre: a) I "vendoliani" cercheranno di convincere il resto della sinistra a realizzare una lista a sostegno del vincitore del ballottaggio, ma se il "resto" non ha visto di buon occhio la lista di "intenti" per le primarie, c'è da supporre che non accetterà accordi con Bersani e meno che meno con Renzi. b) Si procederà verso la ri-aggregazione della sinistra, con un candidato premier diverso da quello che "uscirà" dalle urne la prossima domenica. Ipotesi suggestiva che da una parte però metterebbe Sel nella condizione di "tradire" il "patto primarie", dall'altra rischierebbe di portare acqua al mulino e inatteso soccorso a un centro destra che sembra allo sfascio e a un "centro" montiano montezemoliano e neodemocristiano che appare sempre più forte. c) Si andrà avanti divisi, con i vendoliani lealmente ancorati (e oscurati) nella coalizione di centro sinistra e il resto della sinistra con altri movimenti più o meno identificati con un altro candidato premier. Ipotesi che porterebbe all'ennesima prova di insignificanza (numerica) della sinistra, offrendo qualche chance in più al vincitore delle primarie di domenica 2, ma anche a Grillo o ai teorici dell'astensionismo. ab

domenica 25 novembre 2012

Una riflessione sugli studenti e sui (pochi) insegnanti in piazza

E così gli studenti sono tornati in piazza. Per fortuna li rivediamo a discutere sulla legge Aprea, sul finanziamento alle scuole private, sul dissennato investimento in tecnologie multimediali in scuole che in certi casi hanno bisogno di serie manutenzioni. Pochi invece gli insegnanti: la scelta scriteriata di molti sindacati, come la CISL, UIL, SNALS e pure la Gilda è stata quella di accontentarsi della concessione degli scatti di anzianità presi dal Fondo di Istituto, con il quale si finanziavano attività formative e didattiche: insomma con una mano prendono e con l'altra danno. Solo CGIL e Cobas hanno appoggiato lo sciopero. Considerazioni a margine. Esiste un problema dei precari che si sta aggravando sempre di più. Su questo gli insegnanti di ruolo non possono tacere. Esiste una mancanza di dibattito nelle scuole che non può essere colmato dalle (rare) riunioni sindacali. Il problema di come e cosa insegnare rimane immutato. Esiste un problema di deterioramento del sapere, anche ai livelli più bassi: molti studenti hanno difficoltà nella comprensione dei testi, stanno perdendo la capacità di scrivere, a 17 anni fanno ancora errori di ortografia nella loro lingua madre.Per gli studenti, a differenza degli anni scorsi, la scuola è un punto di riferimento. In conclusione il dibattito sulla scuola non si può e non si deve restringere a questioni economiche, né l'insegnante è demotivato solo per la questione dei soldi. E' una domanda di riflessione, di analisi, di progetto, che viene dalle aule scolastiche alla quale possono rispondere solo insegnanti che decidano di iniziare a parlare della loro professione e a confrontarsi con i loro alunni. adg

mercoledì 21 novembre 2012

I tagli lineari alla cultura dell'assessore De Anna

Sul Messaggero Veneto è apparso un articolo in cui si dice che l'assessore De Anna si accinge a fare tagli lineari alla cultura del 50%. Ma ci siamo presi in giro con la riunione degli Stati Generali? Se i tagli sono orizzontali, allora è inutile qualsiasi discussione sulla qualità, sul merito o sulle strategie. Quei tagli li so fare anch'io e costo dieci volte di meno di un assessore. Il problema è capire quali manifestazioni sono volani strategici per la cultura e l'economia del territorio, quali enti in questi anni hanno lavorato bene e meritano di andare avanti, quali invece non si sono sufficientemente qualificati e possono essere ridimensionati. I tagli orizzontali dei governi tecnici non hanno nulla di strategico: decretano la morte di tutti senza un orizzonte progettuale. Peccato che Il Sole 24 Ore in un recente convegno abbia individuato proprio nella cultura uno dei settori trainanti dell'economia nazionale. Scegliere vuol dire inimicarsi questo o quello e avere problemi alle elezioni. Con i tagli orizzontali non si sceglie, non si mostra la faccia e la colpa è da attribuirsi solo alla Grande Crisi, con la maiuscola, sotto il cui ombrello i politici possono nascondere la loro incapacità a decidere. adg

Urbanistica 2/3: ...e non son state “parole, parole, parole”

Giovedì scorso, il secondo incontro di “tutta mia la città”, ciclo di conferenze organizzate dall'associazione Forum per parlare di Gorizia, di democrazia e di urbanistica, si è rivelato un formidabile racconto della storia del territorio e della società. Gorizia e Nova Gorica, due città diverse. La prima sviluppata per strati successivi a partire dai nuclei più vecchi attorno al castello, ma anche a partire dai “villaggi” di San Rocco, Piazzutta, Salcano e San Pietro, vive oggi un lento declino, incapace di trovare una nuova e moderna identità. E la seconda, fondata dopo la seconda guerra mondiale per brillare oltre il confine, in tempi dove l'urbanistica era vista come la soluzione a problemi di ogni tipo, sociali, tecnologici, estetici e di cambiamento della società, dopo l'esplosione dell'indipendenza della Slovenia, ripensa oggi al suo futuro. E come immaginato fin dal titolo dell'incontro, non sono state solamente “parole, parole, parole”. Sullo schermo scorrevano disegni, grafici, progetti, piani, strumenti urbanistici, sintesi di testi, foto e immagini mentre gli “esperti” italiani e sloveni, Barbara Delpin, Luisa Codellia e Niko Jurca ci hanno raccontato assieme, le politiche e gli ideali, le esigenze geografiche e gli eventi storici che hanno fatto da sfondo alla storia delle due città e della società degli ultimi sessant'anni. Storia raccontata assieme, semplicemente perché le due Gorizia (stara e nova) sono un unico territorio dove abitano, si muovono, si incontrano, lavorano, studiano, si divertono, fanno compere, raccolgono i propri rifiuti, ecc le due comunità. E tutti noi, sempre più spesso, svolgiamo queste attività in un territorio più ampio di quello pianificato nei disegni del nostro Comune. Nei piani di Gorizia, colorati e dettagliati area per area, Nova Gorica è da qualche parte persa nel “bianco” della carta. Ritroviamo il castello ma non la Kostanjevica e l'Isonzo nasce verso l'alto della carta, dal bianco. Stessa cosa nei piani di Nova Gorica dove la Soča sfocia nel bianco e gli edifici e le strade di Gorizia non ci sono. Ma abbiamo appreso che in effetti, nei piani urbanistici delle due città, relazioni ci sono sempre state. Già negli anni sessanta il primo piano per Gorizia di Piccinato conteneva idee e indicazioni di rapporti con l'allora Jugoslavia e quello di Nova Gorica, ancora prima, tagliava con quel lungo asse San Gabriele- Erjavceva fino alla Magistrala e la verde piazza del Comune, l’impianto ortogonale di Ravnikar. E ancora oggi nei disegni contenuti nel vigente piano urbanistico di Gorizia e di Nova Gorica (approvato lo stesso pomeriggio del nostro incontro: nulla nasce per caso!) si prevedono idee di collaborazione, collegamenti e rapporti sorprendenti che non immaginavamo. Insomma è da sempre che tecnici ed esperti studiano, disegnano, elaborano e mettono su carta idee e progetti. Perché queste cose non vengono raccolte e non ci vengono raccontate dai politici che ci amministrano? Ma un altro aspetto interessante è emerso. Dal racconto abbiamo saputo che, nel corso degli anni, a determinare la forma e i cambiamenti delle due città e delle due comunità, sono stati gli ideali (Nova Gorica), la geografia (la presenza dell'Isonzo), la storia (il confine), la tecnologia (il treno e le stazioni Centrale e Transalpina), la politica (quando bisognava costruire lontano dal confine), la tecnica urbanistica (quando si voleva “riequilibrare la città verso nord”). Visioni di un territorio come sistema, da guardare nel suo insieme garantendo nel contempo gli interessi generali, per tanto tempo rappresentati dai partiti politici che proponevano anche nelle loro azioni amministrative un progetto di prospettiva, un modello di società di lungo periodo. Oggi i partiti, viene confermato un po' da tutti, vivono alla giornata e sono in crisi, non rappresentano più gli interessi collettivi e non è più la società ma il Mercato a mandare avanti le nostre città e le nostre vite. Non siamo più noi attraverso le amministrazioni pubbliche ad organizzare il nostro futuro. Il Mercato ci ha tolto questo pensiero ed è sempre molto disponibile a comperare i nostri beni comuni, a consumare le nostre risorse ambientali, ad aumentare i costi di tutti i servizi privatizzati (ma dopo il referendum l'acqua è ritornata pubblica o no?). E tutto questo mentre perdiamo diritti, welfare e le retribuzioni diminuiscono. Dobbiamo riprendere in mano la situazione e ripensare ad un futuro coraggioso e realizzabile per le nostre città. Dal prossimo incontro, mercoledì 28, uscirà una “pazza idea” per Gorizia? PS

domenica 18 novembre 2012

Eccellenze 4/4: Altre espressività

E infine il botto da 10 con lode, da assegnare a tutti i protagonisti, ma in particolare a Vito Dalò e Erica Gasparinic. Un'iniziativa che coinvolge migliaia di persone nel goriziano e che è conosciuta in Italia e anche oltre i confini: la rassegna di teatro sociale "Altre espressività", rappresentazioni di altissima qualità e possibilità di ascoltare la voce - e quanto autorevole! - di chi in Italia e nel mondo non ha voce. Una pagina di Cultura con la C maiuscola.
"Il teatro sociale - scrivono gli organizzatori della rassegna internazionale - costituisce il percorso di rinnovamento del teatro stesso per le idee, l’espressività, per il valore artistico e per le soluzioni tecniche/scenografiche realizzate". Si tratta della creazione di uno spazio espressivo e di visibilità ai gruppi teatrali locali, nazionali e stranieri e al contempo favorire nei partecipanti e nel pubblico una riflessione sul disagio sociale. In questa quindicesima edizione 2012 la Rassegna accoglie 15 compagnie di teatro sociale locali, nazionali e straniere, che nascono ed operano nei campi della disabilità, del disagio mentale e del carcere, sperimentando diversi generi teatrali in una commistione di canali espressivi quali musica, danza, fotografia e altro ancora.
Si comincia domani, lunedì 19, alle 10.30 presso la sala Bergamas di Gradisca, con lettura di pensieri sul teatro e sul valore del teatro emersi dai partecipanti ai laboratori teatrali condotti da Vito Dalò ed Erica Gasparinic. Seguirà, alle 11 "Le cinque stagioni”, per la regia di Albino Pavlic, con la Compagnia teatrale Se no i xe mati no li volemo di Gorizia. Martedì 20 novembre, presso il Kulturni dom di Gorizia, alle 20.30 “Forza di gravità”, regia di Luisa Anchisi e Gennaro Ponticelli (Milano), Associazione Teatro Laboratorio La Tela del Ragno; alle 21.30 "Il condominio dell’illusione”, regia di Sandro Scarpini, Compagnia teatrale Spazio Aperto (Udine) UEPE Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Udine – Ministero della Giustizia.
Il resto nel link tra gli avvisi del blog...

Eccellenze 3/4: Cormonslibri si sta per svelare

Il senso del tempo, il senso delle cose. E' l'avvincente titolo di Cormonslibri 2012, in programma dal 29 novembre al 16 dicembre, i cui contenuti saranno illustrati in una conferenza stampa che si terrà mercoledì 21 alle 11 presso il Comune di Cormons. Senza anticipare il "cartello" che si sa già incredibilmente denso di incontri, ci sono subito da sottolineare due aspetti importanti. Il primo è quello delle risorse finanziarie: gli organizzatori hanno portato a Cormons un'iniziativa di altissima qualità, in grado di attrarre un pubblico vario e internazionale, con una spesa relativamente irrisoria. Sono dati pubblici e si attende la presentazione del "libretto" per trarre qualche somma. Basti ricordare che nei sette anni precedenti la rassegna, che non ha nulla da invidiare alle più propagandate "sorelle" nei capoluoghi regionali, ha richiesto investimenti fino al 90% in meno... In secondo luogo è culturalmente appagante l'idea di affiancare ai "nomi" della cultura italiana (da Flores D'Arcais a Corrado Augias, da Fausto Bertinotti a Margherita Hack, tanto per ricordare qualche esempio) quelli del giornalismo e della cultura locale: non si tratta dell'evento fast food da gettare in pasto agli affamati di volti mediatici, ma di un'intelligente sinergia che rende possibili insospettabili incontri e approfondimenti permanenti per la lenta e diuturna crescita globale del territorio. 10 senza dubbio! E il link a fianco per poter scoprire - da mercoledì in poi - i segreti e le proposte di Cormonslibri.

Eccellenze 2/4: i sogni realizzati nel 21° Montifilm

Da anni il Club Alpino Italiano organizza una straordinaria rassegna cinematografica, il cui appeal è tale da rendere possibile riempire sistematicamente le sale di proiezione. L'edizione di quest'anno, svoltasi al Kulturni Dom, ha offerto a tutti la possibilità di sognare: resoconti di scalate mozzafiato, documentari carichi di bellezza e di poesia sull'"umanità" della montagna, fiction abilmente costruite sul sottile confine fra la realtà e l'utopia. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: volti noti agli ambienti alpinistici e cittadini che non si sono mai cimentati neppure con le colline sovrastanti Gorizia, tutti a naso all'insù a godersi il racconto dei coraggiosi "Conquistatori dell'inutile", incuranti dei sottotitoli o dell'audio in una lingua diversa dalla propria. La montagna - ancora una volta - dimostra di costruire fraternità tra i popoli, di consentire la comprensione reciproca fra chi parla diverse lingue, di elevare insomma per un momento lo sguardo al di sopra delle quotidiane miserie. Costi limitatissimi, performance ai livelli dell'ormai celebre festival di Trento, onore al merito del Cai, in particolare dell'instancabile direttore di Alpinismo Goriziano Marko Mosetti. 10 convinto!
Ah sì, un consiglio: partecipate all'ultimo pomeriggio/sera di proiezioni. Domani al Kulturni Dom (lunedì 19), alle ore 17.30, SALUTI DA SAR PLANINA (Olanda – 2012) Regia Erik Fusco, sulla situazione del Kosovo. Seguirà l'imperdibile PICCOLA TERRA(Italia – 2012) Regia Michele Trentini, messaggio di speranza per le montagne marginali,un racconto sul valore universale del legame con la terra, che prescinde da interessi economici, impedimenti politici, steccati culturali. E alle 21 SISTER (L’ENFANT D’EN HAUT) (Francia/Svizzera – 2012) Regia addirittura di Ursula Meier, Orso d’argento Festival del cinema di Berlino 2012.

Eccellenze 1/4: minimo sforzo economico, massimo rendimento culturale

Una settimana è trascorsa dagli un po' pomposamente definiti "Stati generali della cultura goriziana". Pochi, ma interessanti e qualificati, sono stati i commenti giornalistici e le opinioni, alcune anche su quest blog. Se è stata evidenziata la necessità di "cambiare marcia", la realtà dei numerosi interventi che si sono succeduti all'auditorium fino a sera inoltrata ha sottolineato la necessità di trovare il bandolo di una matassa piuttosto confusa. Lodevole l'iniziativa di ascoltare tutti, ma difficilmente si possono trovare significative sinergie in un incontro che pone attorno allo stesso tavolo i cultori del bridge, i nostalgici del folklore, gli amanti della musica jazz e gli organizzatori di festival internazionali dedicati alla storia. Importante sottolineare i "grandi eventi" che coinvolgono la cittadinanza in pochi eclatanti momenti, ma altrettanto significativo dovrebbe essere il diuturno darsi da fare per "bucare uno schermo" piuttosto refrattario non chiedendo un euro al pubblico finanziamento, anzi spesso investendo di tasca propria. Giusto infine pensare a una "rottamazione" di manifestazioni ormai anacronistiche e legate all'esperienza iperventennale dei soliti noti... Ma è possibile coniugare qualità e quantità? E' possibile offrire occasioni culturali irripetibili a costi relativamente limitati? E' possibile la collaborazione fra gli enti piuttosto che un mero ostacolarsi a vicenda evitando sovrapposizioni o inammissibili diritti di primogenitura? La risposta è senza alcun dubbio "sì" e non vuole essere teorica, ma pratica: per evitare l'accusa di parlare "pro domo sua" delle ultime iniziative del Forum cultura, si propongono tre convincenti esempi autunnali (1. continua)

venerdì 16 novembre 2012

Gorizia e Nova Gorica, due città unite nella loro diversità

Uno scorcio dei presenti, in primo piano sulla destra l'assessore comunale all'urbanistica G. Pettarin
Barbara Delpin e Niko Jurca
Il tavolo dei relatori durante l'intervento di Luisa Codellia
Un primo commento "a caldo", in attesa di più approfondite riflessioni... Grande interesse ha suscitato ieri sera il secondo dei tre incontri sull'urbanistica, organizzati dal Forum cultura per Gorizia. Un pubblico attento e partecipe, caratterizzato da "specialisti" tecnici e politici, ma soprattutto da cittadini desiderosi di conoscere meglio la propria città, ha potuto seguire passo passo la "costruzione" dell'attuale territorio: Barbara Delpin e Luisa Codellia hanno presentato i piani regolatori della "vecchia" Gorizia dal primo dopoguerra ai nostri giorni; Niko Jurca ha illustrato invece la recente storia urbanistica della "nova" Gorica, sottolineandone l'impronta originaria e le successive modificazioni. Interessanti l'intervento introduttivo di Paolo Sergas, che ha ribadito le innovative posizioni del Forum per Gorizia e la riflessione del moderatore Giovanni Civran. Particolarmente apprezzato il rinfresco conclusivo, rigorosamente "vegano", allestito dagli ottimi Andraš e Marco, nelle sale gentilmente messe a disposizione dalla Fondazione Carigo.

mercoledì 14 novembre 2012

Scuola dissidente

Da anni non si vedeva un'assemblea di insegnanti e personale della scuola così affollata, come quella di ieri nell'aula magna del liceo classico di Gorizia. Diverse centinaia di persone hanno seguito gli interventi di tutti i sindacalisti del settore, per una volta riuniti assieme. Si è parlato delle sei ore in più a parità di salario. Ci si chiede come sia possibile che un ministro chieda di aumentare l'orario del lavoratore senza aumento di salario e andando contro il contratto con una legge. Se per ora l'idea pare ritirata, alcuni colleghi hanno messo in evidenza che alcuni documenti sindacali dicono che “se ne riparlerà nel prossimo contratto” E' emerso anche un ragionamento più complessivo sulla scuola pubblica e sulle tendenze alla privatizzazione, che fanno entrare nei consigli di istituto i “privati” (industriali, camera di commercio) e concedono maggiori poteri ai dirigenti (legge Aprea) espropriando le decisioni dei collegi dei docenti. Il gran numero di persone testimonia di un disagio profondo, che non è solo economico, ma politico. Nessuno oggi si interroga su cosa e come la scuola debba formare, per che cosa e per chi. Per il mercato del lavoro? Per la formazione dell'individuo? E se sì, attraverso quale revisione delle discipline? Ed è giusto che esistano scuole di serie A dove vanno quelli che hanno una famiglia alle spalle e dove i programmi sono precisi e puntuali e una scuola di serie B, dove i programmi sono generici e confusi e spesso è necessario gestire il disagio, mentre fioriscono scuole e corsi privati di formazione? Insomma è dai tempi di don Milani che non si fa un ragionamento complessivo sull'educazione. Da qui il malessere, che va oltre il problema dei soldi, e che affonda le radici nella poca chiarezza di ciò che si è chiamati a fare e nello scarso interesse che la società dimostra per la cultura, la conoscenza e la formazione di un pensiero critico, per il quale bisognerebbe partire dal presupposto che non solo non viviamo nel migliore dei mondi possibile, ma che il mondo può essere trasformato a partire da altre idee. Positivo è rassicurante il dato che le scuole del FVG, secondo i dati degli istituti di ricerca (OCSE Pisa, Invalsi) sono alla pari con la mitica Finlandia. E' ora che il tema dell''istruzione ritorni al centro del dibattito pubblico e non solo in termini economici e che a svilupparlo non siano i tecnici, ma la società nel suo complesso. adg

martedì 13 novembre 2012

Il medium è il messaggio: i nomi dei partiti nostrani

Il linguaggio è importante e spesso, come diceva Mc Luhan, "il medium è il messaggio". Ne sa qualcosa la biografa di Petraeus che ha dato alla sua megaintervista un titolo che alla luce del successivo scandalo ora fa sorridere l'America, "Tutto dentro". Come pure ne sanno qualcosa i politici nostrani: quelli che parlavano del popolo della "libertà" come partito "dell'amore" prima delle debacle ai limiti delle cause giudiziarie; quelli che rivendicavano la difesa dei "valori" e hanno visto all'interno della propria formazione indegni "salti della quaglia" e oggi addirittura arresti eccellenti di presunti "maniaci investitori di soldi pubblici nei videopoker"; quelli dei difensori del nordismo che hanno visto i propri rampolli cercare una facile laurea nella "reietta" Albania. Tempi duri per chi usa nomi troppi buoni!

lunedì 12 novembre 2012

Stati Generali della cultura 2.0

Sabato c'è stata la riunione degli Stati Generali della cultura. Poichè iniziava alle ore 16, confesso che alle 20 ero talmente frastornata che me ne sono andata, perdendo gli ultimi interventi, che tra l'altro credo si sono purtroppo svolti a platea molto scarsa. Il suggerimento è dunque anticipare l'orario o articolare su due giornate l'iniziativa. L'impressione è stata di grande ricchezza del tessuto associazionistico della città, che spazia dai cultori del bonsai agli appassionati del bridge e del burraco, insieme ad artisti, speleologi, ambientalisti ed operatori culturali. Per la prima volta si è avuto uno spaccato imprevisto delle aggregazioni cittadine. L'assessore ha saputo animare la serata che si è svolta sotto la spada di Damocle dell'intervento di De Anna che ha preannunciato tagli consistentissimi al settore che potrebbero portare alla chiusura dell'attività di diversi enti. Condivisibile è il giudizio dell'assoluta necessità per la città di progettare iniziative in comune, di fare rete, ecc. Dati i tagli la strada da percorrere è quella di un lavoro culturale il più possibile condiviso, che riesca ad attrarre più spettatori, più visitatori, più pubblico. Quella che secondo me è mancata è stata però una visione del futuro della città: cosa si vuole per Gorizia? Quale è la direzione di marcia e la fisionomia che la città si deve dare per non retrocedere? Da questo punto di vista gli interventi di Dario Stasi e Adriano Ossola hanno indicato il possibile scenario futuro: Gorizia come città della storia, in particolare della storia del Novecento. E' da questa vocazione che devono nascere le sinergie con il territorio più ampio, geograficamente delineato dal cartellone proposto dalla rivista Isonzo Soca. Quello di cui si sente l'esigenza è dunque l'indicazione di una strada da percorrere: fatti salvi gli interventi per gli enti fondamentali della città, come il Teatro Verdi, quale volto assumerà la Gorizia futura, su cosa intende investire? Il disegno strategico del Comune non è stato chiaro, forse, dopo l'ascolto, sarà necessario un nuovo incontro in cui gli obiettivi dell'assessorato risultino più chiari e mobilitanti. Un conto è coinvolgere e dare spazio, magari attraverso strutture inutilizzate, alle varie associazioni che hanno carattere specialistico, un conto è individuare e valorizzare quelli che hanno in mente il profilo della città futura. E' visto che la manifestazione più importante in città è da tempo E' Storia, forse è proprio intorno a quell'idea che bisognerà lavorare, e non solo in vista della Grande Guerra. adg

Pratica e grammatica

Convinta solidarietà ai venditori goriziani di benzina, tabacchi e quant'altro sia rimasto penalizzato, dalla fine del tempo della zona franca a oggi. Continuando a ritenere che quelle adottate finora siano soluzioni "tampone", si auspica la realizzazione del "punto franco internazionale", di qua e di là del vecchio confine. Solo così si potrebbero mantenere in vita i settori in crisi, offrendo inoltre agli acquirenti la possibilità di scegliere - in condizioni di autentico libero mercato - i venditori in Slovenia piuttosto che in Italia... e non in base alla residenza, bensì alla convenienza. Detto questo, si invitano gli esercenti a cambiare i cartelli promozionali: la benzina (con tessera) non è più conveniente "...della Slovenia", bensì "...che in Slovenia" o "...di quanto lo sia in Slovenia".

domenica 11 novembre 2012

Lettura della domenica: un viaggio a NICOSIA: un tuffo nel tempo di Gorizia e Nova Gorizia di alcuni anni fa.

A seguito di un mio recente viaggio a Cipro ho visitato la capitale Nicosia. Mi ha fatto specie che nella guida del Touring Club la capitale cipriota fosse associata a Berlino e Gorizia, come esempio di ultima città europea ancora divisa in due. La divisione di Nicosia risale al 1964, appena 4 anni dopo l'indipendenza dell'ex-colonia britannica, quando un generale inglese, per porre fine alle gravi violenze esplose tra le due comunità greca e turca, tracciò con l'inchiostro verde una linea che divise la città: la greca Lefkosia al Sud, la turca Lefkosa al Nord. Nel 1974 la divisione fu estesa a tutta l'isola. Perché ne parlo in un contesto goriziano? Perché nel breve soggiorno a Lefkosia ho potuto osservare dei meccanismi che si erano manifestati anche nella dolorosa divisione tra Gorizia e Nova Gorica. Appena giunta alla periferia della città ho osservato, sulle colline di fronte, una grande bandiera turca disegnata sul pendio, che mi ha ricordato le scritte della propaganda pro Tito sulle pendici del Sabotino. Alla sera la bandiera si illumina, un po' alla volta: prima la mezzaluna, poi la stella, poi il contorno della bandiera, ben visibile da ogni finestra della Lefkosia greca, poi si spegne e si riaccende per tutta la notte. Anche il canto del muezzin cinque volte al giorno è ben udibile nella parte greca e ricorda agli abitanti del Sud la presenza del vicino turco. L'incontro con la linea verde è piuttosto impressionante: bidoni bianchi e azzurri e sacchi di sabbia stazionano davanti a pesanti cancelli di ferro, adornati da abbondante filo spinato. Tra le due città la zona cuscinetto consiste in vecchie case abbandonate, lasciate in rovina, con i muri segnati dagli scontri a fuoco del 1974. Il centro storico della città è assai compatto, perché è attorniato dalle mura veneziane, che ricordano quelle di Palmanova, ma la divisione della linea verde ha costretto a creare due nuovi centri città. Al Sud la piazza Plateia Eleftherias, da parecchi anni sottosopra per l'ambizioso progetto dell'architetto di fama mondiale Zaha Hadid (progettista anche del Maxxi, nel quartiere Flaminio a Roma); al Nord probabilmente non si sono posti il problema, ma la grande moschea di Selimiye, una chiesa gotica del 1200 in stile francese alla quale nel 1500 gli ottomani aggiunsero due minareti sui quali sventolano le bandiere turca e turco-cipriota, rappresenta il riferimento più importante per la città turca. Dal 2003 la linea verde non è più invalicabile: due chek point permettono di passare facilmente dal Sud al Nord e viceversa. I turco ciprioti ne hanno approfittato per raggiungere ogni giorno la parte Sud, dove al mattino si recano a lavorare, mentre i greco ciprioti vanno al Nord a fare compere a prezzi vantaggiosi e soprattutto alla sera per giocare nei luccicanti casinò della parte turca. Richiama le dinamiche del nostro confine. Anche il passaggio del check point mi ha ricordato il nostro passato confine, con i militari greco ciprioti del tutto indifferenti al via vai di locali e turisti e i turchi più solerti, a redigere i necessari pass su degli informali foglietti bianchi e di tanto in tanto controllare qualche borsa. Il passaggio dall'elegante via pedonale Ledra streeta con negozi e locali simili a quelli di qualsiasi nostro centro urbano, alla Girne caddesi dalla parte turca che rimanda al clima mediorientale, è molto brusco. Servono due mappe, perché quella acquistata al Sud oltre alla linea verde riporta solo un reticolo di strade su sfondo bianco, senza alcuna indicazione con l'unica eccezione della cattedrale di Santa Sofia (che in realtà è la moschea di Selimiye); così come la carta dell'ufficio informazioni turistiche turco è totalmente bianca nella parte bassa. Anche questo ci ricorda i piani urbanistici di Gorizia, che si fermano inderogabilmente al confine, oltre il quale c'è solo uno spazio bianco e lo stesso per i corrispondenti piani di Nova Gorica. Altrettanto divisa è la memoria: nella parte greca si trova il Museo della lotta nazionale, che esalta la lotta di liberazione di Cipro dal dominio inglese tra il 1955 e il 1959; nella parte turca il Museo della Barbarie, che descrive le atrocità commesse dai greco-ciprioti contro la comunità turca fino al 1974 e anche il problema di raggiungere una memoria condivisa non ci suona affatto nuovo. In entrambe le città la vita continua: si sposano, stanno fuori nei bar a chiacchierare e vedono le partite di calcio sui maxi schermi, accompagnano i bambini a scuola... non ci sono buoni o cattivi ma solo persone con usi e costumi diversi. Comunque il kebab è comune da entrambe le parti così come la birra, il caffè è lo stesso anche se uno lo chiama turco e l'altro cipriota, e la guida delle auto è sempre a sinistra. Infine la UE di fatto non sta contribuendo al processo di riunificazione tra la parte sud e nord (si veda anche l'opposizione di Francia e Germania all'ingresso della Turchia nella UE). Gli unici tentativi sono stati fatti dall'ONU, tutti miseramente falliti ed il risultato è che la legittimità internazionale di Cipro Nord ad oggi è riconosciuta dalla sola Turchia. Aggiungo inoltre che sono abbastanza inquietanti i rapporti di Cipro con Putin, al quale il Presidente cipriota ha richiesto un prestito per evitare il default e che molto probabilmente entrerà (con Gazprom) nel business dello sfruttamento dei giacimenti di gas al largo delle coste cipriote. arch. Paola Barban