sabato 31 dicembre 2011

Con l'augurio di un ottimo (completo) 2012!

Ultime ore del 2011, il gioco dei bilanci... Quali immagini restano di un anno trascorso? A livello mondiale forse il terremoto e lo tsunami in Giappone, che insieme alla crisi finanziaria hanno relativizzato la "forza" dell'Occidente; senza dimenticare la "primavera" araba e la lunga avventura bellica in Libia. A livello nazionale, tralasciando le questioni politiche sulle quali si è detto tutto il dicibile, si possono ricordare alcune significative scoperte scientifiche che hanno visto come protagonisti ricercatori italiani... Non molto altro, a dire il vero. A livello locale le elezioni provinciali con la riconferma del Presidente uscente e le primarie del centro sinistra in vista delle amministrative della prossima primavera, il fine anno con il"botto" di Gradisca e la mezzanotte goriziana ancora una volta divisa tra novo e staro goricani. Io per il momento non ho altro da aggiungere, ben venga chi vuole proporre altri spunti di memoria... E' il post numero 365/2011, si è raggiunto l'obiettivo della media di una riflessione al giorno.

giovedì 29 dicembre 2011

Grande successo di visitatori in castello, un calo di "non oltre l'8 per cento" ?!?!

Verbo dell'assessore comunale alla propaganda Devetag: cari goriziani, il castello si sta affermando come grande polo turistico attrattivo, pensate che nel 2011 abbiamo modo di ritenere che ci sia stato un calo di non oltre l'8 per cento di visitatori. Si è passati infatti dai 40mila visitatori del 2009 ai 45mila del 2010, quando nel solo mese di agosto ne ha contati quasi 9000. E' evidente l'attrattiva determinata dai gazebo e dai tavolini fuori dai bar, ormai finalmente Gorizia si può considerare una vera città europea...
Ci avete capito qualcosa? Sembra di sentire tal Clarinetto nella famosa "Fattoria degli animali" di Orwell: Intanto la vita era dura. L'inverno era rigido e i viveri scarsi. Ancora una volta vennero ridotte tutte le razioni... Per il momento - spiegava Clarinetto - si era trovato necessario venire a un nuovo razionamento (Clarinetto parlava sempre di "razionamento", mai di "riduzione")' ma in confronto ai tempi di Jones si stava enormemente meglio. Leggendo le cifre con voce rapida e acuta, dimostrava loro minuziosamente che avevano più avena, più fieno, più rape che non ai tempi di Jones, che lavoravano un minor numero di ore, che bevevano acqua di migliore qualità, che vivevano più a lungo... Gli animali credevano a ogni parola. A dire il vero, Jones e tutto quanto lo riguardava era quasi del tutto scomparso dalla loro memoria.

mercoledì 28 dicembre 2011

Ascensori al castello, il trivio di Romoli

Sempre più evidente e prevedibile la linea Romoli in vista delle prossime amministrative di primavera. Dove può inaugura l'inaugurabile attribuendosene tutti i meriti, dove intravvede bacini di consenso si sposta verso posizioni politiche per lui decisamente poco esplorate (vedi Gect e relazioni con i Comuni limitrofi), dove non può attribuisce la responsabilità del mancato raggiungimento degli obiettivi agli altri.
In particolare gli ascensori al castello, la cui realizzazione - a suo dire - viaggia con sei mesi di ritardo a causa di coloro che si oppongono al progetto. Come dire che... la mancata previsione dell'"ingombro" dell'incolpevole casetta di via Franconia e la successiva fase di tempo richiesta per l'inopinata distruzione, il rinvenimento di decine di ordigni bellici, la mancata richiesta di supervisione alla Soprintendenza e il ritrovamento di resti archeologici da analizzare, l'assenza della Valutazione Impatto Ambientale (VIA) e la richiesta di chiarimento di molti cittadini perplessi (su che cosa si deve assegnare la VIA se non su una simile opera?), la necessita tecnica di cementificare l'interno della collina per evitare crolli sul cantiere di lavoro e frane verso piazza Vittoria... siano da attribuire ai cattivissimi oppositori che si divertono a ironizzare sulla pista di sci - o sul trampolino per il salto come proposto da questo blog - in vista della candidatura alle prossime olimpiadi invernali.
In realtà Romoli ha bisogno di scaricare il barile più esplosivo della sua campagna elettorale: dopo aver accettato supinamente decisioni altrui ed essersi reso conto troppo tardi dell'assurdità dell'impresa, ha evitato qualsiasi confronto con i cittadini promettendo (per un breve periodo insieme anche al suo zelante assessore Del Sordi che probabilmente dopo aver esaminato le carte ha preferito defilarsi e non parlarne più) per due anni consecutivi un'assemblea "entro quindici giorni", ha contribuito a vanificare le raccolte delle firme e la proposta referendaria, su incalzante richiesta dell'opposizione in Consigllio Comunale ha presentato spacciandolo per "previsione di spese di gestione" un letterale foglio della spesa redatto ben otto anni prima dai suoi predecessori, non ha commissionato proiezioni sul rapporto costi/benefici e meno che meno sondaggi d'opinione in merito...
A questo punto, a una manciata di settimane dalla presentazione delle liste elettorali, Romoli si trova di fronte a un trivio: 1. Può fermare l'opera e prevedere la ricostruzione di ciò che è andato distrutto, pagando le penali e i lavori di riconversione, ma evitando perdite gravissime e permanenti negli anni successivi: probabilmente in questo modo guadagnerebbe la fama di inflessibile difensore dei beni comuni e i cittadini ne terrebbero certamente conto nel segreto dell'urna. 2. Può continuare sulla strada intrapresa presentando i presunti strepitosi vantaggi che giustificherebbero una simile faraonica impresa: ma ne sembra assai poco convinto e di certo l'ufficio propaganda del suo PC (sta per Parco Culturale) non gli ha finora fornito molto efficace sostegno. 3. Può portare avanti il tutto attribuendo i danni già arrecati, i ritardi accumulati, le spese oltre misura e tra breve l'inutilità manifesta agli oppositori, al Comitato delle associazioni, al Forum per Gorizia e naturalmente a Brancati che non ci sta mai male e a Cingolani che nel frattempo ha già preannunciato una sollecita indagine tra i cittadini...

martedì 27 dicembre 2011

Ciotti e Gino Strada al Governo: bella idea, purtroppo tardiva

Nichi Vendola ha proposto una cosa giusta: che scendano in campo politico governativo personaggi importanti della cultura sociale italiana quali Gino Strada e don Luigi Ciotti. E' un'idea che era stata ventilata anche da questo blog, ai tempi della "caduta" di Berlusconi: invece del governo dei tecnici delle banche, un governo di illuminati rappresentanti della solidarietà e del Terzo settore che Naplitano avrebbe potuto chiamare nella situazione di emergenza a riportare un po' di speranza nel cuore degli italiani. Così non è stato e ormai la proposta vendoliana è troppo tardiva, Monti con ogni probabilità arriverà a fine legislatura, si produrranno grandi lacerazioni nel tessuto della Nazione e prima o poi giungeranno anche le elezioni; e alle elezioni - piaccia o meno - difficilmente un Ciotti o un Gino Strada potrebbero raggiungere un risultato diverso che un posticino in qualche settore del Parlamento. Sì, perché l'inserimento dell'assoluto "novum" non è compatibile con un sistema di potere politico mediatico e soprattutto partitico mediatico lottizzato, che decide a priori che deve vincere, chi deve perdere e chi deve esercitare i ruoli che contano veramente. Quindi Vendola avrebbe dovuto dire prima ciò che propone adesso, il tempo per il governo degli "illuminati interessati esclusivamente al bene e ai beni comuni" è già passato e purtroppo il futuro non porterá quei nomi, ma quelli dei grandi banchieri che dovranno costringerci a ingoiare una manovra dopo l'altra con l'unico scopo di calmare volta per volta gli appetiti delle speculazioni finanziarie. Peccato però...

lunedì 26 dicembre 2011

Stragi in Nigeria, orrore e riflessioni

Orrore unanime hanno suscitato le stragi di Natale in Nigeria: decine di morti in attentati terroristici realizzati all'esterno di chiese cristiane. Per quello che può servire, non si può non esprimere la solidarietà alle vittime e la preoccupazione per la crescita di simili episodi in varie parti del mondo. E' vero che in diverse zone del pianeta i cristiani subiscono forti persecuzioni, come pure accade ad altre minoranze religiose; è un tragico segno di quanto sia ancora lontana la concretizzazione del diritto naturale alla libertà religiosa. Bene ha fatto il papa a richiamare oggi l'insensatezza della violenza "cieca"' ma forse tale violenza proprio "cieca" non è. Essa colpisce in nome di un improbabile dio della guerra predicato da chi pensa in questo modo di stornare i giganteschi problemi economici di una delle nazioni più naturalmente ricche e più socialmente povere del mondo. Non per niente la città di Jos dove si sono verificate parte delle violenze natalizie dista meno di 25 chilometri da Kuru Karama dove poco più di un anno fa furono i se-dicenti cristiani ad assalire i musulmani e a compiere una strage a colpi di machete. Insomma, non si uccide a casaccio, ma sulla base di piani programmati dove la religione ha un ruolo catalizzatore, ma dove gli interessi macroeconomici sono sempre gli stessi, quelli del neocolonialismo che in tempi di crisi globale affama ancora di più di quanto umanamente sembrerebbe possibile. Vicinanza dunque ai caduti e ai familiari colpiti da questa ennesima strage degli innocenti, ma ci sia maggior impegno a scoprire il "re Erode", cioè i veri mandanti nascosti probabilmente dentro i palazzi che contano del capitalismo mondiale.

sabato 24 dicembre 2011

In principio era il Logos





Ancora una volta Lubiana riesce a cogliere l'occasione del Natale per aiutare a riflettere. A riflettere sul senso universale del mistero della Nascita: le luminarie rese ancora più affascinanti dal sottile strato di nebbia ghiacciata parlano al visitatore dell'origine dell'Universo, del concepimento dell'Uomo, del dna e della tensione del Tutto verso un fine buono, verso la Luce.
Il presepio, allestito nel Palazzo del Comune, racconta la dolce storia di Maria, Giuseppe e del Bambino Gesù schiacciati da una minacciosa oscurità, rotta dai lampi delle deflagrazioni e dallo scintillio delle spade sguainate dai soldati mandati dal re Erode ad uccidere tutti i bambini di Betlemme. Il brano evangelico del Natale è quello dei morti innocenti che "dialogano" ininterrottamente con Colui al posto del quale hanno perso la vita (ma non era Lui venuto a "perdere la vita per i fratelli"?).
Così il messaggio di luce e dolcezza natalizio non offusca la drammaticità della storia, non censura la dialettica bene/male e rimane nascosto nella nebbia un segno di speranza. Che ognuno quest'anno è chiamato personalmente a decifrare.

Incidente in via Morassi: segnaletica e viabilitá da ri-studiare

E' poco elegante ricordarlo, ma è vero che "l'avevamo detto noi". La bretella via Trieste, via Terza Armata, via Morassi è molto pericolosa per i pedoni e per i ciclisti, ma anche per gli automobilisti. I percorsi ciclistici non sono chiari e spesso si sono verificati incidenti, quelli per i pedoni sono da raccomandarsi l'anima. Già le strisce pedonali collocate proprio sull'intersezione tra via Terza Armata e la nuova via Morassi sono tracciate appunto dopo una curva molto stretta e costringono chi vuole attraversare a un grande rischio: c'è infatti un cono d'ombra che non consente all'automobilista di vedere materialmente il malcapitato. Via Morassi è veramente un rompicapo; chi arriva dai centri commerciali si inserisce in una doppia corsia, ma se vuole (può!) svoltare pochi metri piu avanti verso via Garzarolli deve tagliare la strada a chi proviene da destra; se poi chi sopraggiunge dalla zona degli ex ospedali ha fretta e tenta di superare (la linea intermittente in teoria lo consente) l'incidente non può essere evitato. Ciò vale anche per le strisce pedonali che attraversano tutta la carreggiata, una specie di terno al lotto che facilmente può finire come è finito ieri, anche perché un automobilista "foresto" difficilmente può immaginare un attraversamento pedonale in una specie di bretella autostradale. La verità è che non si è pensato a un sovrappasso o sottopasso per pedoni e ciclisti, soprattutto che non è stata studiata adeguatamente una segnaletica in grado di non mettere a repentaglio la salute dei cittadini.

Solidarietà con il ferito di Gradisca d'Isonzo

Per fortuna non è morto nessuno, ma avrebbe potuto essere una strage. Salta in aria una palazzina, sembra sia scoppiata la bombola del gas: in pieno centro di Gradisca d'Isonzo, un appartamento senza allacciamento alla rete del metano, una coppia di kossovari per fortuna appena partiti per tornare in patria per Natale, altri abitanti fuori casa... Piena solidarietà all'inquilino rimasto ferito, a chi ha perso tutto ciò che aveva, alle famiglie che saranno costrette a passare le feste fuori dalle loro abitazioni, a coloro che hanno provato angoscia e paura. Le foto presentano uno scenario abbastanza desolante, molte case di quella zona sono vecchie e fatiscenti. Sono immagini che non ci si aspetterebbe di vedere alle nostre latitudini, ma che ci rivelano impietosamente che quella di ciò che fu "il ricco nord est" è una narrazione che non riguardava e non riguarda tutti. E se quello di oggi è un durissimo segnale, non è la prima volta che da Gradisca arrivano notizie di abitazioni male in arnese, ai limiti se non sotto i limiti dell'abitabilità.

Davvero è questo il modo per uscire dalla crisi?

"Senza la manovra l'Italia sarebbe fallita",' "sacrifici duri ma necessari", "i mercati ci avrebbero affossato"... Sono le frasi ricorrenti di Monti, Napolitano, dei quotidiani, di molta parte dell'opinione pubblica da questi ottimi influenzata. Sì ma... Ma nel frattempo gli indici di borsa non rivelano controtendenza decisamente positive, il plurinominato spread è tornato oltre i 500 punti, si è ancora lontani da un gesto praticamente poco "produttivo" ma simbolicamente molto pregnante quale la riduzione dei privilegi ai parlamentari (ma quelli che adesso sono in prima fila nel chiederla dove erano nei venti anni precedenti?), addirittura nel consiglio regionale del fvg un'ampia maggioranza trasversale ha rinunciato a rinunciare tagliando i vitalizi a partire dai successori (i quali, c'è da scommetterlo, troveranno a loro volta il modo per "rifilare" lo pseudosacrificio a chi li seguirà).
E allora, tutto questo tassare e tagliare, a che giova se non a calmare per qualche giorno le agenzie specializzate e le conseguenti fibrillazioni delle speculazioni finanziarie? Cosa potrebbe fare sperare che dopo le tre megamanovre del 2011 non ce ne dovranno essere altrettante o di più nel 2012? Esiste realmente un'idea sulla base della quale tracciare un percorso verso un futuro sostenibile o si è di fatto costretti a navigare alla giornata, incrociando le dita e sperando nel buon cuore degli oscuri reggitori della finanza mondiale?
Nel frattempo l'Italia delle categorie e corporazioni manifesta ancora una volta il suo volto: giusti i sacrifici, ma non a casa mia. Così ognuno cerca di salvare il salvabile e a rimetterci le penne sono sempre gli stessi: i vescovi regionali dai loro stupendi e solitari immensi palazzi storici invitano tutti alla sobrietà e al rispetto delle leggi; i mega pagati deputati, senatori e consiglieri regionali atteggiano il volto alla più contrita serietà e preparano la prossima vacanza sugli sci; l'amministrazione comunale goriziana piange i milioni di euro che non arriveranno dalla Regione e ne butta via altrettanti per costruire gli inutili ascensori al castello.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole...

giovedì 22 dicembre 2011

Alla ricerca di una nuova idea di "città"

Quella che è totalmente mancata alla Giunta Romoli in questi anni è un'idea di città. Sono stati condotti a termine dei lavori che hanno reso più bello il centro, si è avviato il restauro di molte strade, sono stati creati più o meno (più più che meno) eventi, è stato pensato il Gect come strumento per ottenere maggior attenzione da parte dell'Europa... Tutto ciò è avvenuto, non si può né deve negare. Ma un'idea di città non è mai emersa, la filosofia dell'abitare non è mai andata oltre l'ormai proverbiale "amministrazione di condominio". Ed è questo ill motivo per cui i cittadini si sentono stanchi e sfiduciati, perché il loro ambiente non è più vivibile, manca di luoghi di incontro e di corresponsabilità, sono subite le decisioni prese dagli "esperti": un neo paternalismo mascherato da ascolto delle esigenze dell'una o dell'altra categoria (o dei rappresentanti più in vista di esse). Se qualcuno si dovrà misurare con Romoli nelle prossime amministrative non potrà batterlo sul suo campo, magari diminuendo le sue prospettive (ascensori al castello? Mah, limitiamo i danni! Parcheggio in via Manzoni? Facciamo un piano in meno! Centro commerciale presso il mercato? Siì, ma riduciamo l'impatto ambientale!...). Dovrà invece dotarsi di una proposta chiara, determinata da un'idea del tutto nuovo di città sulla quale chiedere il voto ai cittadini. Solo così sarà possibile un'alternativa seria e comunque l'avvio di un percorso che sarà necessariamente lungo e faticoso, ma anche avvincente.

22 dicembre:riflessioni sul solstizio

Per molte persone quello di oggi è il giorno più promettente dell'anno.
Non a caso intorno al solstizio d'inverno sono nati alcuni fra i miti caratterizzanti la cultura di molti popoli, solo per portare qualche esempio si ricorda il "compleanno" di molti ispiratori di religione e alcune divinità: in Egitto Horo e Osiride, in oriente Buddha, in India Krishna, in Grecia Bacco, a Babilonia Tammuz, in Azerbaigian Zaratustra, in Iran Mitra (nato da una vergine il 25 dicembre, risorto dopo tre giorni, annunciatore della vita eterna - somiglianze impressionanti forse determinate da una contaminazione con il primo cristianesimo portato in oriente da missionari, soldati e mercanti). Il Natale, festa cristiana indetta il 25 dicembre non prima del IV secolo, sostituisce il "dies natalis Solis Invicti" indetto da Aureliano nel 274 e riproposto ancora dallo sfortunato imperatore Giuliano (l'Apostata) tra il 361 e il 363 nel corso dell'ultimo tentativo di evitare il connubio tra Impero e Chiesa che avrebbe determinato nel bene e nel male i 1600 anni successivi. Alcuni monumenti antichi sono stati costruiti proprio sulle coordinate astronomiche del solstizio, addirittura a volte da un piccolo foro scavato sulle lastre tombali a mezzogiorno filtra un raggio di sole che illumina il sarcofago dell'illustre estinto...
Insomma, si ha la sensazione che qualcosa di molto importante stia avvenendo: dopo sei mesi di progressiva riduzione del giorno, più in giù di così non si può andare. Da oggi inizia un percorso inverso che fino a metà giugno trasformerà via via la giornata in una festa di luce. Così è per il cielo stellato che sta sopra di noi; che sia così anche per la legge morale che è dentro di noi?

mercoledì 21 dicembre 2011

Osservazioni (poco) "natalizie" sugli ascensori al castello

Mentre la pista di sci di plastica colorata da sponsor quasi fosse l'arrivo della World cup oscura il grande albero di Natale, sopra piazza Vittoria continuano i lavori per la costruzione degli ascensori al castello.
Nonostante le reiterate promesse di sindaco Romoli e assessore Del Sordi che da quasi due anni preannunciano "entro quindici giorni" la presentazione del progetto alla città, a tutt'oggi:
- non c'è stato alcun confronto tra Giunta e cittadini sul tema
- non si sa quanto costerà realmente tutto l'ambaradan, tenuto conto dei numerosi stop seguiti alle "impreviste" necessità di abbattere la casetta storica di via Franconia, di sistemare i resti archeologici e di ovviare alla necessità di valutazione impatto ambientale, almeno per ciò che concerne le modifiche al piano originario
- non esiste credibile previsione di spesa per ciò che concerne la gestione dell'impianto
- non esiste alcuna proiezione riguardante il rapporto costi/benefici di una simile impresa
- non esiste previsione di percorsi per persone con disabilità che potrebbero con gli ascensori raggiungere una torretta del castello e poi sarebbero costretti a scendere, senza poter raggiungere né Borgo Castello né il resto del maniero
- per ovviare alle sacrosante esigenze di sicurezza dei lavoratori ed evitare un catastrofico crollo sugli edifici di Via Bombi, la collina è stata in parte resa artificiale, con massicce infiltrazioni sotterranee di cemento decine di metri a destra e a sinistra della futura rotaia
- il panorama soprastante la galleria - uno dei più significativi di Gorizia, sulla direttrice della strada proveniente dall'Isonzo - è desolante e dalla regione si sostiene che un'opera del genere, nel suo insieme, non necessiterebbe di "Valutazione Impatto Ambientale": a questo punto c'è da chiedersi quali opere la richiederebbero, se non la Muraglia Cinese o (forse) la piramide di Cheope!
Questi e altri sono i fatti, poi ognuno è libero di professare le proprie opinioni: gli ascensori al castello sembrano essere un'opera mastodontica, costosa, inutile, anti ecologica, realizzata temendo il confronto con i cittadini... Perché è stata voluta con tanta tenacia e perché si continua a permettere la devastazione di una delle più belle aree della città?

lunedì 19 dicembre 2011

Natale 2011: la tradizionale "lettera" sottoscritta da dieci preti del fvg

Viene presentata la settima "lettera di Natale" scritta alle cittadine e ai cittadini del Friuli Venezia Giulia da una decina di preti, tra i quali Pierluigi Di Piazza di Udine, Mario Vatta di Trieste, Giacomo Tolot di Pordenone, Alberto De Nadai di Gorizia. Dopo aver riflettuto sul "Dio in cui crediamo e sul dio in cui non crediamo" nel 2009, sul "fratello Gesù di Nazareth" nel 2010, i preti affrontano il tema della "Chiesa dalle porte aperte". Toccano i temi calienti dentro e fuori l'istituzione: dal celibato che essi propongono libera scelta al sacerdozio alle donne, dall'insegnamento delle religioni da parte di insegnanti abilitati dallo Stato senza idoneità dell'autorità religiosa al ruolo dei cappellani militari, per arrivare fino alle questioni relative al pagamento dell'ici sugli immobili non finalizzati con totale evidenza all'attività sociale e assistenziale e all'accoglienza del valore sacramentale dell'amore etero e omosessuale. Insomma, c'è da scommettere che il testo - che fa memoria dei martiri di ogni tempo e del nostro tempo - susciterà notevoli discussioni, tenuto presente che la sola pubblicazione fra le "opinioni dei lettori" della "lettera" del 2009 aveva provocato prima la soppressione della pagina delle opinioni e poi la defenestrazione della direttrice del settimanale diocesano Vita Nuova da parte dell'attuale Arcivescovo di Trieste.
Come poter leggere il testo della "lettera"? Sarà pubblicato su qualche giornale, ma per una sicura lettura integrale si può consultare il link nella colonna a destra del blog: esso rimanda al sito ufficiale del Centro d'accoglienza Balducci di Zugliano, in esso sarà possibile individuare e scaricare la "lettera di Natale 2011". Ma si possono leggere anche tante belle e interessanti notizie sul welfare regionale, sulla situazione dell'immigrazione e sulla vita dell'associazione culturale.

domenica 18 dicembre 2011

Auguri a Enzo Dall'Osto, nuovo segretario del pd goriziano

Non è facile il compito che attende Enzo Dall'Osto, nuovo segretario comunale del Partito Democratico di Gorizia. Da una parte è chiamato a mantenere viva l'attenzione in città sulle problematiche più complesse e gravose, come ha sottolineato nel suo primo bell'intervento sui giornali oggi, particolarmente attento a chi sta facendo più fatica sotto i colpi della crisi. Dall'altra sarà lui il principale punto di riferimento politico in vista delle elezioni amministrative di primavera: dovrà riuscire nell'impresa di tenere unito il suo partito sedando i malumori emersi durante il periodo precedente le primarie, dovrà navigare nelle acque nazionali e regionali agitate dalle manovre del governo Monti, dovrà corrispondere alle aspettative della coalizione pro Cingolani i cui gruppi chiedono spazi da protagonisti nel percorso preparatorio della campagna elettorale. La persona ha le risorse umane e politiche per poter raggiungere l'obiettivo, gli giunga il più cordiale augurio di buon lavoro...

Museo di Santa Chiara, una grande opportunità

Inaugurato ieri il Museo di Santa Chiara, già inaugurato undici anni fa come Museo dell'Arcidiocesi per giustificare i fondi erogati in occasione del Giubileo. E' passato molto tempo e finalmente la struttura è a disposizione della città.
C'è da rallegrarsi perché si tratta di un'opera molto bella, ristrutturata In modo magistrale; positiva anche la scelta di inaugurarla con una grande mostra che porta a Gorizia i nomi di Guttuso ed altri "noti"; non a caso la risposta della gente e stata molto convinta, con il gusto di potersi riappropriare di un (fin troppo grande) spazio espositivo che appartiene a tutti i cittadini.
Adesso l'edificio esiste, è notevole e può senz'altro trasformarsi in importante oggetto di interesse da parte dei goriziani e dei cultori del turismo culturale. Alle domande su come sará utilizzato dal giorno dopo la fine della mostra d'apertura e su come sará garantita la gestione di una struttura così complessa per il momento non sono state date risposte soddisfacenti; meglio godersi l'attimo fuggente e approfittare degli orari d'apertura!
Resta poco chiaro che fine abbia fatto l'idea della collocazione del Tesoro dell'Arcidiocesi sulla quale l'ex Arcivescovo Bommarco aveva investito molto entusiasmo, fino a indicare dei percorsi gestionali sostenibili dell'intera struttura; sembra essere del tutto passata al "dimenticatoio" l'idea di dedicare una parte dello stabile al Museo del Novecento; e sulle future esposizioni non sembrano esserci all'orizzonte chissà che proposte, dato che l'unica riportata sui giornali - quella relativa alle Frecce Tricolori - non "azzecca" granché né con Gorizia, né con Santa Chiara né con l'Arcidiocesi.
Speriamo che questi mesi portino consiglio all'attuale Giunta e a quella che seguirà, perché il Museo di Santa Chiara una grande opportunità da valorizzare in ogni modo per una più profonda conoscenza della storia di Gorizia e per una maggiore "attrattiva" nei confronti di chi viene da lontano.

venerdì 16 dicembre 2011

Anche le banche protestano. Contro chi?

Non ho capito bene. Oggi dovevo utilizzare uno sportello in banca, ma nel pomeriggio era chiuso. Perché? Perché, così era scritto su un foglio affisso sulla porta, "era in corso un'agitazione a livello nazionale". Sostengo il diritto di sciopero e comprendo che i bancari osservino il futuro con molta preoccupazione. Tuttavia mi chiedo contro chi manifestino e che cosa propongano, tenuto conto del ruolo delle banche nella Crisi del momento. Forse se accanto all'avviso fosse stato affisso anche un volantino di spiegazioni la gente non se ne sarebbe andata bofonchiando contro una categoria ben retribuita e contro un'istituzione che non ha sempre messo al centro dell'azione gli interessi del cliente!

giovedì 15 dicembre 2011

Cosa dovrebbe fare un Sindaco?

Nell’attuale congiuntura storica connotata da una profonda crisi che non è solo economica, ma che interessa anche la politica, le istituzioni, il lavoro e la società civile (proprio quella che tutti invocano, ma che non sembra mai coinvolta e cercata) si apre una riflessione su quello che dovrebbe essere oggi il ruolo demandato agli amministratori locali eletti dai cittadini.
Innanzitutto una riflessione sul titolo. Pseudonimo comune di “sindaco” è anche quello di “primo cittadino” e questa è appunto una prerogativa essenziale. Lungi dal credere che possa esistere un criterio oggettivo per determinare chi è al di sopra degli altri per qualità umane e professionali, sarebbe sufficiente cogliere con la necessaria evidenza che tale obiettivo di integrità venga davvero ricercato e perseguito fino in fondo da tutti coloro che rivestono o intendono rivestire questa carica.
Poi una riflessione sulla leadership. In riferimento al momento che stiamo vivendo il Sindaco dovrebbe dimostrare di essere attorniato da uno staff di persone che - al pari suo - siano preparate, affidabili, trasparenti e competenti. Se non altro perché i cittadini possano dirsi rappresentati da qualcuno che ha meritato il proprio voto e possano giustificare con “errori di sola buona fede” e non di meschinità o totale ignoranza eventuali risultati che nel percorso amministrativo possono essersi rivelati non soddisfacenti o del tutto non conformi alle attese o alle regole.
Infine uno spunto sull’operatività del ruolo e sulla natura di scelte e programmi. Le azioni che oggi i cittadini si attendono non sono quelle che iniziano con parole quali “inventare”, “creare”, “costruire”, quanto piuttosto con termini quali “ripristinare”, “valorizzare”, “rimediare”, “risollevare”, “mantenere”, “razionalizzare”, “rilanciare”. Oggi chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica sia sul piano locale e sia su quello nazionale deve affrontare una sfida che non è stata quella degli amministratori che hanno cavalcato la linea quasi continua della crescita economica illimitata che ha contraddistinto lo scenario Italiano dal Dopoguerra a oggi. Oggi non si tratta di “solo investire nei settori giusti” e di “spendere per fare qualcosa” per cui essere ricordati, per dare visibile e imperituro segno del proprio passaggio al governo di una comunità. Ma viene richiesto di lavorare con alacrità - anche sottovoce e con scarsa visibilità - creando le basi per rilanciare la società e l’economia, infondendo alla propria azione principi di rispetto, attenzione, equità. Senza lasciare nessuno indietro, ricucendo ove possibile gli “strappi” aperti e avvicinando le posizioni anche socialmente più distanti.
Oggi un buon amministratore forse dovrebbe prendere a modello di più la capacità del “medico” e non del “leader assoluto” il cui nome viene impresso sulle targhe di ottone, ma lontano dai cuori. Un buon Sindaco deve e dovrà ascoltare e coinvolgere i cittadini e gli altri attori sociali ed economici, analizzare i sintomi con cui la crisi si manifesta a livello locale e diagnosticare la terapia meno feroce e allo stesso tempo più efficace.
Giovanni Civran

In memoria di Samb Modou e Diop Mor. Contro la Lega, contro Casa Pound

Davvero molto preoccupante ciò che sta accadendo in questo periodo in Italia. I senegalesi uccisi a Firenze e l'attacco al campo Rom di Torino dopo la falsa accusa di stupro di una ragazzina sono segnali molto inquietanti, anche per il contesto nel quale sono maturati. Anche se la Lega sembra cercare di nuovo il consenso popolare con le indegne gazzarre in Parlamento (ma non erano al governo fino a ieri?), la mentalità che è riuscita a diffondere è veramente impressionante: le battute sugli "extracomunitari", le regole legislative regionali sul welfare, le prese di posizione anche in consiglio comunale a Gorizia creano una pseudo cultura dell'intolleranza e del razzismo, terreno fertile per l'esplosione della violenza dei più deboli. Lo stesso - e ancor di più - si deve dire della "predicazione" dei neofascisti di Casa Pound, per il momento non ancora approdati, almeno ufficialmente, sulle rive dell'Isonzo, ma già in grado di arruolare in diverse città d'Italia, giovani che accolgono con voluttà il fascino perverso della violenza. E' uno dei loro capi il vecchio "folle" che ha sparato agli ambulanti. Davvero "folle" o naturale frutto di un clima di intolleranza che sta inquinando il Paese?

mercoledì 14 dicembre 2011

Natale goriziano, una prova per candidarsi alle prossime Olimpiadi invernali?

Come direbbe Fantozzi, la pista di sci in piazza Vittoria "è una ...... pazzesca". Con i tempi che corrono il Comune pensa a far divertire i goriziani con un'attrazione da fiera di sant'Andrea, con tutto rispetto per quest'ultima si tratta di una caduta di stile veramente indecente. Si divertirebbero di più i ragazzi con disabilità se quei soldi fossero impiegati per ripristinare il servizio di assistenza pomeridiano improvvisamente sospeso ad ottobre con grave disagio per gli interessati e le loro famiglie; o gli amici della Caritas e del privato sociale che gestiscono sussidiariamente l'emporio della solidarietà e che con quei soldi potrebbero rispondere meglio alle crescenti esigenze dei loro "clienti".
Già che ci si era, non si poteva inserire una soletta sopra l'ingresso della galleria Bombi, così chi voleva poteva cimentarsi scendendo dal tracciato cementificato del futuro ascensore per il castello? Così accanto alla pista di snowboard ci sarebbe stato anche il trampolino per il salto con gli sci e magari Gorizia avrebbe potuto candidarsi come sede delle prossime Olimpiadi invernali...

martedì 13 dicembre 2011

Cambi di casacca: è lecito cambiare idea, ma entro certi limiti!

Gli elettori che tre anno e mezzo fa hanno scelto un premier e una maggioranza parlamentare si trovano oggi con un governo tecnico, appoggiato da due schieramenti, centro sinistra e centro destra, alquanto scomposti al loro interno: chi ha creato nuovi gruppi parlamentari, chi ha traslocato da una parte all'altra, chi ha cambiato nome al proprio raggruppamento... Anche a livello locale i cambiamenti sono stati notevoli: cambi di casacca interni a maggioranza e minoranza, cambio di nomi e linee programmatiche di partiti, salti di qua e di là della barricata; dopo l'adesione di Cosma il vecchio alla Destra ormai gli unici rimasti in Consiglio Comunale con il nome del gruppo di appartenenza sono i consiglieri del Forum, di Progetto Gorizia e dell'Udc, la cui compagine si è poche settimane fa allargata grazie all'arrivo dell'ex vice capogruppo ex Forza Italia ex Pdl Sartori. Ora è vero che il "mandato" degli elettori non obbliga parlamentari e consiglieri comunali a rimanere fedeli ai gruppi e ai partiti di appartenenza, ma un cambiamento così generalizzato non rischia di configurarsi come autentica presa in giro del cittadino che da una parte in buona fede ritiene di scegliere persone che rappresenteranno la sua idea, dall'altra è costretto a riconoscere che i suoi "preferiti" cambiano idea assai frequentemente e non hanno neppure la creanza di dire "scusateci, ci siamo sbagliati"? Figuriamoci se hanno il coraggio di rinunciare ad eventuali "posti" di potere acquisiti grazie proprio all'appartenenza alle originarie forze con le quali erano risultati eletti. Chi ha orecchie per intendere, intenda...

Il Gect, meglio così che niente...

Ieri sera sono stati approvati gli indirizzi, le linee guida e i sette nomi dei partecipanti al primo consiglio del Gect del territorio goriziano. Le perplessità sollevate in passato dai consiglieri del Forum restano intatte anche se non si può che salutare il nuovo organismo con un favorevole "meglio così che niente". Non si vede infatti il motivo del restringimento dell'operatività del "gruppo territoriale di collaborazione trans frontaliera" a tre realtà relativamente piccole, in alcun modo concorrenziali con i grandi Gect tra intere regioni di confine in altre zone d'Europa; in secondo luogo delle idee che finora sono state presentate come oggetto del Gect, non ne esiste ancora una che non avrebbe potuto essere realizzata senza mettere in piedi un organismo così complesso e così indissolubilmente legato agli incerti destini dell'Unione europea. Un ultima osservazione deriva infine dalla configurazione giuridica: il sindaco Romoli afferma che il Gect ha personalità giuridica totalmente autonoma e che quindi non è in alcun modo determinato dalle scelte politiche dei Comuni limitrofi. Se è così, il ventilato "grande futuro" della nostra zona non sarà scelto e realizzato a partire dai rappresentanti eletti dal popolo, bensì da un manipolo di "tecnici" che dovrebbero stabilire orientamenti, priorità e modalità di attuazione al di fuori del "controllo" della politica. Sempre ovviamente che essi riescano a far decollare, volare e atterrare da qualche parte il velivolo appena uscito da laboratori trans frontalieri finora sostanzialmente sconosciuti ai più. In altre parole, sperín bén!

sabato 10 dicembre 2011

10 DICEMBRE, PER I DIRITTI DELLA PERSONA

Oggi è la giornata in cui il mondo ricorda i diritti della persona contenuti nella Dichiarazione. E' giusto fare memoria, distogliendo per un istante lo sguardo dai problemi "occidentali" e pensando ai miliardi di persone che nella crisi totale vivono da sempre: milioni di morti per fame, guerre dimenticate, diritti calpestati ovunque, analfabetismo, mancanza d'accesso agli elementi fondamentali per la sopravvivenza e così via. I primi quindici anni del nuovo millennio avrebbero dovuto dimezzare il numero di persone che vivono in condizioni di assoluta miseria; non solo così non è accaduto ma la situazione è sempre più grave; l'unica differenza consiste nel passaggio di area di sfruttamento e nella possibile imminente crescita della miseria più nera anche in ambienti finora sostanzialmente rimasti esenti. Pensare al rispetto dei diritti umani per tutti è pensare all'unico modo di gestire una decrescita generale che se non sarà improntata alla centralità della persona non potrà che portare il mondo verso l'abisso.

Chiesa e ici ovvero il principio di sussidiarietà in tempo di crisi

Il problema è proprio quello della sussidiarietà, principio ribadito più volte dalla moderna dottrina sociale della Chiesa, in modo particolare a partire dall'enciclica "Quadragesimo anno" scritta da Papa Pio XI nel 1931. In tale testo si afferma che agli enti non statali deve essere riconosciuto il diritto di esercitare autonomamente attività incentrate sulla promozione della dignità della persona: la sussidiarietà - principio che sarà successivamente recepito anche se in forma "moderata" dalla Costituzione Repubblicana - non è dunque supplenza alle carenze dell'ente pubblico bensì complementarietà. Esistono quindi scuole, ospedali, attività caritative "non statali" non perché lo Stato non ne abbia, ma perché chiunque lo desidera - a condizione che rientri nelle norme fissate dai Codici - possa esercitare liberamente la propria azione: tale diritto dovrebbe essere garantito anche attraverso il finanziamento pubblico e/o l'esenzione da determinate tassazioni.
Ecco dunque la questione dell'ici, che non riguarda solo la chiesa cattolica: il cardinale Bagnasco - tutt'altro che sprovveduto anche se un po' in ritardo sulla tabella di marcia - tenta oggi di "aprire" ai controlli invocando su eventuali trasgressori delle regole adeguate punizioni. In questo modo ottiene un cospicuo spazio sui media ed evita la domanda più importante, quella relativa appunto alla gestione del "principio di sussidiarietà" a fronte del possibile default dello Stato. In un certo senso è come se la chiesa cattolica italiana, unico ente che potrebbe reggere l'urto, stesse cercando di mantenere la pole position nel caso di un tracollo globale: di offrire cioè una sponda possibile ai naufraghi di uno Stato che la crisi potrebbe desautorare dalle sue principali funzioni.
Per questo il tema è molto più complesso di quanto non vogliano far credere - consapevolmente - i responsabili ecclesiastici e - ingenuamente - i detrattori che invitano la Chiesa a pagare l'ici. A questi ultimi, anche esponenti di partiti e gruppi locali di centro destra e centro sinistra, vien da chiedere se si rendono conto di quello che dicono: per esempio, se si toglie alla Caritas o ai Cappuccini l'assistenza quotidiana (letto, pasto caldo, vestiti, assistenza medica, ecc.) a centinaia di persone immigrate, richiedenti asilo, affamate... chi si prenderebbe cura di loro? Forse la Regione che vara la legge sul welfare escludendo dai servizi i non residenti da almeno tre anni? O il Comune che non riesce a risolvere alcun problema senza il sostegno del privato sociale?
La domanda non è allora se la Chiesa (o le onlus o chi per loro) deve o non deve pagare l'ici sugli edifici con finalità sociale, ma se è ancora giustificato il principio di sussidiarietà: se sì, si tratta della certificazione della fine di uno Stato fatiscente e dell'inizio di un ritorno al "sacro" impero; se no, occorre che tutti - compresa la chiesa cattolica - rinuncino alla propria specifica azione per concorrere alla "salvezza" dello Stato laico, pluralista e democratico.
Ecco, questo è il problema...
Andrea Bellavite

venerdì 9 dicembre 2011

E se la Chiesa fosse davvero libera (anche dai suoi interessi) nel libero Stato

La Chiesa cattolica italiana è ancora in tempo. Dopo aver piazzato alcuni tra i suoi più significativi rappresentanti nelle posizioni chiave del governo Monti e dopo aver predicato la necessita di affrontare con serenità i sacrifici che ci attendono, potrebbe finalmente condire il tutto con un bel gesto. Se accettasse solo il gettito dell'8 per mille corrispondente all'intenzione dei firmatari e non al numero complessivo dei contribuenti, otterrebbe circa mezzo miliardo di euro in meno (che andrebbero nelle casse dello Stato) ma in cambio un grande incremento di una credibilità attualmente abbastanza in calo.
Per quanto riguarda l'esenzione ici hanno ragione gli esponenti della chiesa quando dicono che beneficiano degli stessi vantaggi previsti per le onlus e le associazioni di volontariato che si sostituiscono alle "mancanze" dello Stato. Ci sono però almeno tre "ma": il primo riguarda l'effettivo uso sociale degli istituti religiosi (quante costruzioni ecclesiastiche sono state costruite come "casa dello studente" o "centro di accoglienza" per ottenere contributi? Quanti istituti religiosi romani hanno pagato l'ici per case che di fatto erano alberghi, almeno fino a quando nel 2000 hanno dovuto adeguarsi a causa delle più che legittime rimostranze degli albergatori di Roma che mal sopportavano una simile irraggiungibile concorrenza?); il secondo riguarda il principio di sussidiarietà a volte invocato per giustificare il diritto alla libertà di iniziativa, altre volte per supplire alle mancanze dello Stato, che dovrebbe limitarsi a ringraziare ed esentare; il terzo problema riguarda tutte le onlus: perché non togliere a tutti, senza eccezioni, le esenzioni, impegnando lo Stato a compiere il proprio dovere gestendo in proprio l'assistenza ai poveri o garantendo l'esistenza solo a quegli enti che sono in grado di stare in piedi con le proprie gambe, anche pagando le tasse? La bontà non ha prezzo, si dice spesso. Bene, quindi paghi l'ici come tutti!
Nessuno può obbligare la Chiesa, ma se facesse liberamente anche un piccolo passo in questa direzione avrebbe ben altra voce in capitolo e sfuggirebbe ai fin troppo facili sarcasmi di chi l'accusa di predicare bene e razzolare molto male!

L'Italia sono anch'io: un'iniziativa a favore del diritto di cittadinanza

L'Italia sono anch'io. E' il titolo di un'iniziativa promossa da un grande cartello di associazioni ed enti in qualche modo accomunati dall'attenzione nei confronti del mondo dell'immigrazione. Capofila le chiese evangeliche in Italia, i promotori propongono la sottoscrizione di due Leggi di iniziativa popolare da far discutere e possibilmente approvare in Parlamento. La prima ha uno sponsor d'eccezione nel Presidente della Repubblica Napolitano e propone il conferimento della cittadinanza italiana ai figli di immigrati regolari che sono nati e cresciuti in Italia; la seconda propone l'estensione del diritto di voto a tutti gli immigrati regolarmente residenti in Italia. E' possibile firmare nelle sedi istituzionali, a Gorizia anche la sera del 15 dicembre al Kinemax, dopo il dibattito sul film Welcome in programma alle 20.15.

mercoledì 7 dicembre 2011

Politica in grande difficoltà, tra governo tecnico e proteste popolari

Dopo la fine del governo Berlusconi il centro sinistra aveva inneggiato al "nuovo" rappresentato dalla governo Monti. Grande entusiasmo fino alla manovra nella quale con coerenza il premier e i suoi ministri propongono esattamente quello che avevano promesso: sacrifici per tutti, ovviamente soprattutto per quel ceto medio dal quale unicamente possono essere tratti dei "numeri" significativi. Adesso tutti a invocare equità e giustizia, in primis la Chiesa cattolica che suscita ovviamente un vespaio di critiche, a partire dalle esenzioni ici, dall'8 per mille e dai finanziamenti cospicui da parte degli enti pubblici (non certo ultima la regione Friuli Venezia Giulia). I "poveri" parlamentari del centro sinistra e del centro destra sono tra l'incudine del dominio dei finanzieri e il martello delle prossime elezioni; non sapendo che pesci pigliare sembrano attendere gli eventi, invocando addirittura - pd e pdl - la "fiducia" per evitare guai nella discussione parlamentare. Colpisce però la capacità di cambiare idea di questi eletti dal popolo che sembrano autorizzati a dire tutto e il contrario di tutto: le ultime politiche erano tre anni e mezzo fa. Eppure molti supporter di Berlusconi - anche locali - sono passati negli ultimi mesi alla gioia più sfrenata per le sue dimissioni, poi a sostenere con passione le ragioni di Monti e ora a criticarlo per la mancanza di equità della sua manovra. Percorsi simili si sono realizzati nel pd, basta scorrere facebook per leggere da un giorno all'altro testi di persone anche esperte della "politica" transitare dall'inno al trionfo della democrazia all'accusa di "fascismo" generata dal ventilato ridimensionamento delle giunte provinciali. Insomma, è logico che cambiare idea fa parte del "gioco" politico, ma non così in fretta, soprattutto non senza aver spiegato le ragioni dei propri errori e dell'adesione a prospettive completamente diverse dalle precedenti.

martedì 6 dicembre 2011

Gorizia "declassata" da Il Sole 24 ore

Nonostante gli invitanti cartelloni che propongono di visitare Gorizia "la città accogliente, vivibile e digitale", l'irriverente Il Sole 24 ore la declassa impietosamente per ciò che concerne la qualità della vita. Imbarazzati, gli amministratori di provincia e comune minimizzano, sostenendo la relatività di simili inchieste (dimenticando di averle commentate assai favorevolmente quando le indicazioni erano a loro favore)! In realtà quello sollevato dall'autorevole giornale è il vero problema: perché vale la pena di abitare a Gorizia piuttosto che altrove? Il progressivo tracollo demografico - reso meno impietoso da una forte accentuazione del fenomeno migratorio - il mancato decollo del tanto atteso turismo, la scarsa integrazione fra vita cittadina ordinaria e universitaria, l'ancora poco convinta collaborazione sociale e culturale tra Gorizia e Nova Gorica, la cronica assenza di un'imprenditorialità creativa, l'incapacità di risolvere le crescenti problematiche sociali aggravate dalla crisi, la permanenza di anacronistiche visioni politiche autarchiche... Questi e molti altri sono i temi sui quali inchiodare alle proprie responsabilità la Giunta Romoli e quelle che l'hanno preceduta. Non si tratta di correre dietro al suo attuale protagonismo pre-candidatura ufficiale, ma di proporre una via politica al cambiamento della città realmente alternativa: una politica di centro sinistra e di sinistra, insomma!

lunedì 5 dicembre 2011

Sanità, una lettera dir ringraziamento...

Care Signore Infermiere e Cortese Medico Caporeparto trasfusioni,
sono Giovanni, uno dei tanti donatori di sangue della sezione di Gorizia, e vi vedo al lavoro da tanti anni. Anche se non ho mai imparato il Vostro nome riconosco da sempre con affetto il Vostro sorriso e la Vostra disponibilità.
Sabato scorso mi sono recato presso la sezione del nostro Ospedale per il prelievo trimestrale. Mi reco sempre di sabato poiché, come tanti altri miei concittadini non trovo tempo durante la settimana. Il reparto rimane a disposizione dei donatori solo la mattina presto e pertanto dovrei rivoluzionare gli impegni di lavoro, chiedere permesso di assentarmi e poi affrontare molti kilometri di strada in condizioni di guida fisicamente non ottimali.
Come ogni sabato mattina anche ieri c’erano un sacco di persone: un signore in mobilità, uno da poco in pensione, una giovane studentessa al secondo o terzo prelievo, il suo ragazzo che si preparava alla prima donazione, una coppia di quarantenni e due giovani biker tutti bardati con un giacche nere e fazzoletti arrotolati sul collo. Alle 8 e 40 eravamo già in nove ad attendere e altri tre erano già in sala trasfusione. L’attesa è durata parecchio e nessuno dei presenti ne comprendeva il motivo, salvo accorgersi, giunto il rispettivo turno, che di infermiere ve ne era una soltanto rispetto alle tre che erano sempre presenti il sabato.
“ Pensa che il sabato non possiamo neppure più effettuare prelievi di plasma, poiché servono almeno due infermiere! A questo reparto lavoravamo abitualmente in 6, alternando i turni. Ora una collega è andata in pensione, un’altra da maggio è in malattia. E nessuno ha provveduto alle sostituzioni. Ora in quattro non possiamo più offrire la copertura di prima e rimane da servire anche la sede di Capriva, oltre che provvedere alle fasi di trasporto e gestione delle sacche di sangue donato”.
Nel tempo che me ne stavo disteso sul mio lettino non potevo fare a meno di osservare l’infermiera impegnata nel suo lavoro. Aveva ormai raggiunto una sincronia perfetta tra tempi di accettazione, prova emocromo, inizio procedura, medicazione e congedo dei donatori. Senza risparmiarsi un istante, sempre con calma imperturbabile e dolcezza. Eppure stanca e insieme preoccupata di non riuscire a rispettare i tempi di gestione di tutte le persone in attesa e la consegna in orario delle sacche. Anche il medico ogni tanto veniva a verificare la situazione, scuotendo la testa imbarazzato per la congestione di lavoro della collega. Poi riprendeva a esaminare lo stato di salute di tutti i candidati alla donazione che pure dal corridoio vedevo sopraggiungere di continuo.
Si pensa, forse e ogni tanto, a ringraziare chi compie gesti plateali o chi si sacrifica completamente per gli altri. A volte, invece, sono molto più frequenti le persone che ogni giorno con il loro prezioso lavoro, senza beneficiare delle legittime pause e al necessario recupero delle ore extra di turno che non possono rientrare come straordinari continuano a spendersi per il prossimo, semplicemente eseguendo con amore e dedizione il proprio lavoro, sicuramente senza belarsi di ingenti compensi mensili e gratifiche di fine anno.
A lei Signora Infermiera e alle sue Colleghe va tutto il mio affetto e riconoscenza. Vorrei solo che il Politico di turno che nelle riunioni annuali di presentazione delle ottime statistiche sulle donazioni che vedono su alti livelli di autosufficienza la nostra Regione si ricordassero del contributo non solo lavorativo da Lei generosamente versato, magari provvedendo a rinforzare questo settore ospedaliero così importante per tutta la comunità regionale.
Con gratitudine,
     Giovanni Civran
 

Crisi: tra il poco di molti e il molto di pochi

E così, ecco la manovra. Cosa ci sia di tanto diverso dalle precedenti estive non è molto evidente. Si attinge dove si può e dove ci sono i grandi numeri, cioè in quel cosiddetto ceto medio che sta scomparendo dall'orizzonte nazionale. E, in queste condizioni, non si potrebbe in effetti fare altro: le risorse da ricuperare sono "nel poco di tanti", non certamente nel "molto di pochi", anche se qualche colpetto ben assestato ai più ricchi avrebbe avuto un valore almeno simbolico. Già, non c'erano alternative in queste condizioni e con un governo di tecnici professionalmente nati, cresciuti e vissuti in "questa" forma di economia e di finanza; alcuni di essi ne sono stati finora protagonisti a livello internazionale. Ma era ed è tuttora impossibile pensare un'altra via per affrontare la crisi? Ad esempio quella scelta in Islanda dopo la solenne bocciatura delle manovre anticrisi da parte dei cittadini che si sono espressi in un referendum popolare, strada non a caso vietata alla Grecia alla quale è stato imposto Papademos, il Monti di turno? Ecco, oltre all'ombra della recessione preoccupa il clima di totale sfiducia nei confronti di chi continua a chiedere sempre più accentuati sacrifici, ma non riesce a suscitare l'impressione di riuscire in alcun modo a trarre fuori l'Italia dal vicolo cieco. La serietà degli attuali governanti non è in discussione, non si possono commisurare le lacrime di un ministro che chiede grandi sacrifici con le cretinate imbarazzanti cui ci aveva abituato lo pseudo governo precedente. Ma i conti non tornano lo stesso, le ombre all'orizzonte sono sempre più scure: forse solo la creatività del popolo potrebbe portare qualcosa di nuovo. Cominciando da un rinnovamento totale dell'inetta classe politica attuale, possibile già tra una anno e mezzo, sempre che questo Governo riesca nella non facile impresa di cambiare il "porcellum" prima del referendum...

domenica 4 dicembre 2011

Martedì il primo incontro ufficiale del Forum con il candidato sindaco del centro sinistra

Si licet componere parvula magnis (se è lecito paragonare le cose piccole a quelle grandi)... anche per il Forum quella che inizia è una settimana decisiva.
Martedì sera, esattamente un mese dopo le primarie, ci sarà in via san Giovanni il primo incontro ufficiale con il candidato sindaco del centro sinistra. Che cosa gli sarà detto e soprattutto cosa dirà lui? Quali preoccupazioni saranno espresse? Quali auspici, attese, prospettive?
Sarà molto interessante scoprirlo, già si può prevedere il "tutto esaurito" delle grandi occasioni. Ma si possono proporre già ora alcune riflessioni previe "a freddo", suggerite come spunti di discussione dei quali chi sottoscrive questo post si assume la piena e personale responsabilità.
1. Non è affatto scontato che la coalizione del centro sinistra sia uscita rafforzata dalle "primarie", sarà lungo e delicato il lavoro per costruire coesione e per comunicare passione. Esse sono state "celebrate", tutti i candidati si sono impegnati al massimo, il numero dei votanti è stato abbastanza soddisfacente. Ciò non toglie che i timori che le avevano precedute restino in parte confermati, il principale è quello relativo all'astensione dal voto di tanti elettori che avrebbero preferito scegliere il candidato da inviare al ballottaggio in occasione del primo turno delle amministrative.
2. I contenuti dei quattro programmi - letti con il senno di poi - richiedono un grande sforzo di armonizzazione, soprattutto nel necessario passaggio dalle alte enunciazioni di principio alla concretezza delle proposte politiche. Peraltro sarà proprio questo il campo della "battaglia" contro Romoli, il rischio da correre di una "diversità sostanziale" non risolvibile con il politichese: cosa si farà degli ascensori al castello, del parcheggio multipiano di via Manzoni, del centro commerciale nel centro cittadino, della galleria Bombi, del piano del traffico; ma anche del Museo di santa Chiara, del Museo del Novecento e dell'archivio della memoria; che accadrà del welfare, quali prospettive sul punto nascita, sulla sanità e sul destino (a quanto pare finale) della sua Azienda; quali strumenti di partecipazione democratica per i giovani, con quali mezzi realizzare le piste ciclabili, quali contatti per la green economy; con chi iniziare un autentico percorso di collaborazione "alla base" con la Slovenia, quali prospettive indicare al Gect... Ecco, su tutte questi aspetti occorre una discussione franca e sincera, prima della messa in atto di ogni strategia verso il voto.
3. Anche le persone che dovranno far parte di un'eventuale Giunta Cingolani dovranno essere individuate in tempi abbastanza ristretti: se le "primarie" sono considerate determinanti per la scelta del candidato, il loro risultato deve essere tenuto in considerazione anche in vista dei futuri assetti politici. Inoltre è bene che gli elettori possano sapere prima - almeno a livello di linee fondamentali - non solo il nome del candidato sindaco ma anche quello di coloro che lo circonderanno e aiuteranno nel suo percorso amministrativo...
Quello che è certo è che il Forum dovrà riconoscere l'importanza di ciò che emergerà dall'incontro di martedì: prendere atto per decidere il proprio percorso futuro con una nuova chiarezza di metodi e prospettive adeguati all'assillante urgenza del momento presente.
Andrea Bellavite

In attesa della "manovra di dicembre", notizie (buone) dal Nord Europa

Settimana decisiva. Entro un paio di giorni si sapranno quali sono le misure anticrisi predisposte dal governo Monti: le illustrerà alla Camera e poi - a quanto sembra - nel salotto televisivo di Bruno Vespa. In uno Stato normale ci sarebbe stato un messaggio del presidente del Consiglio a reti unificate; a quanto sembra ci toccherà invece sorbire la faccia di uno dei giornalisti simbolo della decadente era berlusconiana. C'è ancora tempo, può darsi che il compassato premier tecnico ci ripensi, non sarebbe un buon inizio! Ma al di là delle forme è da attendere la sostanza che non potrà toccare soltanto gli aerei privati e gli yachts, con le percentuali sui quali non si supererebbero di certo i 40 miliardi di euro... Dovrà toccare tutti i cittadini chiamati ancora una volta (è la quarta solo in quest'ultimo anno) ad ulteriori sacrifici per riparare i danni provocati da un sistema economico e finanziario da loro non voluto e non controllato. Si respira ovunque un clima triste, rassegnato; si sa bene che anche questa manovra non sarà l'ultima, che il fallimento è dietro l'angolo, che alle imposizioni dei tecnocrati nessuno oserà opporsi con argomenti convincenti. Insomma, che siamo in un vicolo cieco e che l'unica cosa che sembra tutti attendano è il momento in cui ci si scontrerà con il muro e dal tetto pioveranno il debito internazionale, la crisi energetica mondiale e la recessione del sistema occidentale. C'è, questa volta, un a meno che?
Per quanto pochi siano gli abitanti e forte la coesione sociale una risposta alternativa arriva in questi ultimi mesi dall'Islanda: forse è poco, ma almeno un timido segnale che là dove la democrazia partecipata ha voluto ribellarsi alle imposizioni dell'"ineluttabile" i risultati ci sono stati e a quanto pare ottimi. Che sia il passaggio a Nord Est per uscire dai ghiacci della crisi planetaria?

Cormonslibri, proprio bél!

Davvero una bella idea quella di Cormons. Due tre eventi ogni sera illuminano l'avvicinamento al Natale con una ventina di proposte che arricchiscono il panorama culturale di tutto il territorio. Ci sono esponenti della politica, dell'arte, del giornalismo militante; personaggi noti in tutta Italia e oltre, accanto ad autori locali che trovano un'ottima vetrina e la possibilità di un lancio ad altri livelli. Il pubblico è numeroso e attento, gli interventi sempre appropriati. Ieri sera si è parlato di truffe italiane, di mafia e di speranza; poi di chiesa, religione e regione nella presentazione del bel libro di Pierluigi Di Piazza. I costi di una rassegna straordinaria che onora Cormons sono inusitatamente limitati, grazie a una proficua collaborazione tra ente pubblico e iniziativa privata. Da imparare!

sabato 3 dicembre 2011

Pisus: tra sogni e realtà

A leggere Il Piccolo di oggi c'è alquanto da rallegrarsi: "è finito il tempo del no se pòl", annuncia l'assessore Guido Pettarin che ha illustrato insieme al Sindaco Romoli le iniziative che il prossimo anno potrebbero essere finanziate con il cospicuo contributo regionale previsto dai PISUS (Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile). Le mura del castello, la piazza san Rocco, Corte sant'Ilario, i parchi cittadini, le piste ciclabili: tutti i piani di ristrutturazione sembrerebbero uscire dal libro dei sogni e diventare realtà. Bene? Sì, benissimo...
Tuttavia l'ottimismo di Pettarin e l'interventismo quasi ossessivo del Romoli ormai formato 2012 sono da posporre all'uso del condizionale: il finanziamento previsto da parte della Regione è nel complesso di 18.500.000 euro, da ripartire tra i Comuni che ritengano di presentare domanda. Ora la richiesta sembra sia stata inoltrata da una quindicina di amministrazioni, tra le quali ovviamente i capoluoghi di provincia oltre ad altre cittadine dalle dimensioni cospicue come ad esempio Monfalcone. Ora, l'importo minimo previsto per ogni PISUS è di 3 milioni, quello massimo di 6: anche solo immaginando che il "bottino" sia distribuito equamente solo tra i capoluoghi di provincia (si può facilmente prevedere l'insurrezione dei centri "minori") la quota spettante a Gorizia non potrebbe superare i 4 milioni e mezzo. Più facile ipotizzare un finanziamento minimo di 3 milioni suddiviso per 6 Comuni oppure, con i tempi che corrono, temere di non rientrare fra i vincitori del bando; difficile però pensare che - alla vigilia delle amministrative nell'unico Comune capoluogo ancora in mano al centro destra - la Giunta regionale di centro destra non cerchi di sfruttare in qualche modo l'occasione...
Quindi, purtroppo, il trionfalismo di Pettarin e Romoli deve fare i conti con la realtà: tutto ciò che "arriverà" sarà da accogliere con soddisfazione, ma nella presentazione dei progetti ai cittadini si tenga presente il detto popolare (reso ancor più celebre dal Trap) "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco".

venerdì 2 dicembre 2011

Ascoltare i giovani, un'esigenza prioritaria

Sulla questione dei giovani in Consiglio Comunale il sindaco Romoli ha sbagliato a invocare questioni di principio ("io vado dove vengo invitato, ma non mi può essere imposto da chi vuole fare demagogia"). Sarebbe stato meglio da subito raccogliere la provocazione e accettare i cinque minuti di dialogo da essi richiesti. Perché? Perché la presenza di una trentina di giovani nell'aula consigliare è già di per sé un fatto eccezionale e sarebbe stato di gran lunga meglio valorizzarla invece che mortificarla. Ma erano da ascoltare soprattutto perché le loro richieste sono molto serie, importanti e si possono sintetizzare in una: partecipare attivamente alla gestione della vita sociale e politica del Comune, attraverso la ricerca condivisa di strumenti operativi che lo rendano possibile (tipo la Consulta comunale dei Giovani, scomparsa nell'estate 2009 da tutti gli ordini del giorno di Consiglio e Commissione dopo una breve fiammata iniziale). Mentre c'è chi pensa di "pescare" i giovani incontrandoli nei bar più frequentati, essi percorrono la strada opposta e si riversano in quello che dovrebbe essere il luogo più importante della politica cittadina.
E non trovano ascolto, neppure con la simbolica sospensione di cinque minuti della seduta: e pensare che tra poco più di un paio di mesi tutti li cercheranno, alla caccia di un voto in più, infondo Gorizia val ben un'ordinanza!

giovedì 1 dicembre 2011

Cosa succede quando i giovani decidono di partecipare a un consiglio comunale

L'altra sera un gruppo di ragazzi ha "occupato" pacificamente lo spazio (quasi sempre vuoto) dedicato al pubblico durante il Consiglio Comunale: hanno manifestato un'intelligenza, un rispetto e un'educazione che i consiglieri comunali dovrebbero solo imparare! I giovani hanno voluto incontrare la politica, non in un bar ma nell'aula più importante della democrazia rappresentativa cittadina: è stato detto "no" al loro possibile intervento, da quasi tutti i consiglieri della maggioranza che forse non avevano neppure capito cosa si stava votando. "Non si poteva perdere tempo" - ha detto praticamente il sindaco svestendo per qualche minuto l'abito populista che si sta confezionando in vista delle prossime amministrative.
Perdere tempo rispetto a che cosa? Quale "esempio" hanno ricevuto i giovani durante la loro "prima volta" nell'aula consigliare, intimiditi dal rispetto istituzionale?
Hanno sentito il sindaco leggere l'elenco dei nuovi consiglieri d'amministrazione dell'Istituto di Musica, scoprendo che il criterio per scegliere il presidente è stato quello di "apprezzare la musica classica"; hanno visto lo stesso sindaco - che evidentemente non aveva letto nulla prima di firmare una nomina così a lungo attesa e importante - arrabbiarsi con l'assessore al parco culturale quando Anna Di Gianantonio aveva fatto notare la "forma" indecente del curriculum presentato.
Hanno visto cosa facevano i consiglieri mentre Orzan leggeva forte il loro documento: chi entrava e usciva, chi chiacchierava amabilmente, chi giocava con il telefonino e così via. Hanno percepito il crasso tentativo di ingraziarseli da parte di un consigliere e di un assessore che - dopo l'opportuno, commosso e partecipato ricordo di Andrej Bratuz e Sergio Rovis - hanno cercato di strumentalizzare la memoria di un noto giovane mito dello sport nazionale recentemente scomparso. Hanno riscontrato la confusione esistente in tutte le fasi...
Se ne sono andati delusi, non tanto o non soltanto perché non hanno potuto esprimere le loro ragioni, quanto perché non si sarebbero mai aspettati che il "luogo" più importante del dibattito democratico in città fosse così desolante e desolato.
Da quanti anni non si vedevano tanti giovani? Beh, adesso sarà molto difficile vederne ancora... O almeno vederli così corretti e così poco "indignados"!