mercoledì 31 agosto 2011

Il Governo di Arcore

Sembra che per l’ennesima volta l’attuale Governo porrà la questione della fiducia al fine di fare approvare dal Parlamento la nuova manovra. E allora il Parlamento – privato del ruolo e luogo di mediazione e sintesi che pure anche molti rappresentanti del Pdl e Lega vorrebbero esercitare – a cosa serve?
A cosa servono scioperi, opposizione, pareri laici e non? E la Politica moderna che dispone di infiniti mezzi per comunicare in maniera costruttiva potenzialmente con tutte le parti sociali coinvolte si trova a essere una mera procedura automatizzata al servizio di una oligarchia.
Infatti anche le irruzioni del Capo del Governo nella vita mediatica del Paese tendono a farsi sempre più sporadiche: a cosa serve raccogliere consenso se poi le decisioni – qualunque esse siano – vengono prese sulla base di accordi a porte chiuse in una famigerata Villa a 450 km a nord di Roma?
Ministeri al nord, verifica delle manovre e analisi di governo (che corrispondono ad analisi di partito) ad Arcore… e ai luoghi della Politica cosa rimane? Solo i privilegi della casta che suonano piuttosto come “regalie” per imbonire “gli addetti al voto d’aula”?
gc

martedì 30 agosto 2011

Verso la Perugia - Assisi

Da www.ildialogo.it un forte intervento di Alex Zanotelli. Da meditare.
In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!
E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.
Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?
Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?
E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!
Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.
E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).
E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.
E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.
Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!
Alex Zanotelli
Napoli, 24 agosto 2011

lunedì 29 agosto 2011

Manovra economica e 8 per mille: una proposta di equità

Senza invocare guerre di religione e senza scomodare ici esenzioni e quant'altro la Chiesa cattolica italiana potrebbe compiere il da molti richiesto (anche al suo interno) gesto di buona volontà semplicemente "dando a Cesare ciò che è di Cesare"; cioè dando allo Stato ciò che è dello Stato. Infatti - non tutti lo sanno - la distribuzione del fondo proveniente dall'8 per mille non avviene sulla base di quanti firmano per l'uno o per l'altro ma sull'intero gettito.
Se il contribuente non firma, e quindi non indica la propria scelta, l’8 per mille dell’Irpef viene comunque attribuito, sempre in maniera proporzionale alle scelte espresse, alle istituzioni indicate nel modello. (Dal sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate).
Per scendere nei particolari (il dato è del 2008, ultimo per ora facilmente reperibile, ma si può supporre che ci si trovi sullo stesso trend): su 40 milioni di contribuenti solo poco più di 17 milioni firmano per devolvere l'otto per mille ad una confessione religiosa o allo Stato; di questi 15 milioni firmano a favore della Chiesa cattolica (cioè circa il 42% dei contribuenti e poco meno del 90% dei "firmanti"). Totale per la Chiesa Cattolica? Il 90% dell'intero gettito, ovvero circa 1002 milioni di euro!!! Allora, il gesto di equità consisterebbe nell'accettare dallo Stato ciò che i cittadini hanno indicato firmando (cioè il 42% e non il 90% del gettito), gesto già compiuto fin dall'inizio dalla Tavola Valdese che beneficia soltanto del 2% "firmato" dai "suoi" contribuenti. Questo potrebbe essere il "gesto esemplare" richiamato anche ieri in un bell'editoriale sul Corriere della Sera da Alberto Melloni: chiedere l'appianamento di un'anomalia giuridica e ottenere così due risultati, un mezzo miliardo di euro in più nelle casse dello Stato e un soprassalto di stima nei confronti di un'Istituzione religiosa la cui potenza economico/politica è inversamente proporzionale alla fiducia dei cittadini (credenti e non). Fantascienza? ab

domenica 28 agosto 2011

Gli auguri a Poletto e Merni... e qualche riflessione

Ieri abbiamo festeggiato il compleanno di Silvino Poletto e Mario Merni, membri dell'ANPI e dell'AVL, le associazioni dei partigiani. Abbiamo una grande fortuna ad aver potuto vivere un pezzo della nostra esistenza con loro. Dalle loro storie , ma non solo dalle loro, emerge la dignità di uomini che hanno combattuto, rischiando la pelle, un regime che aveva invaso l'Abissinia ,che perseguitava gli sloveni ed i croati, che aveva fatto le leggi razziali. Hanno creduto nell'uguaglianza e nella possibilità di vivere insieme: altro che slavo comunisti, hanno prefigurato la caduta dei confini! Naturalmente a festeggiare i compleanni di due uomini, dolci e disposti al dialogo come Poletto e Merni, c'era la Provincia e non il Comune. Non mi meraviglio: avevo appena ricevuto una lettera del Sindaco in cui si comunicava che l'amministrazione non intendeva concedere l'atrio del comune per una mostra sulla resistenza e sulla battaglia di Gorizia, prima battaglia partigiana d'Europa. Naturalmente lo stesso atrio è stato concesso a suo tempo a Marco Pirina e alla sua mostra sulla Decima Mas, formazione che obbediva ai nazisti, come ormai ampiamente dimostrato.
Romoli e i suoi portano la loro pietruzza per nascondere l'esistenza di quella parte di italiani che non si è piegata, non è salita dopo il 45 sul carro dei vincitori, non ha cambiato il fez che aveva in testa con il berretto con la stella rossa, non è diventata democratica, comunista o liberale dopo che era stata fascista, perché la sua scelta, molto difficile e pericolosa, l'aveva già maturata durante il ventennio, pagando un prezzo molto alto e spesso in solitudine. Una grande fortuna è che i partigiani e le partigiane hanno saputo fare del proselitismo, così molti hanno deciso di continuare il loro impegno, visto che di similfascismo, guerre, disuguaglianze, voltagabbana che comandano siamo ancora pieni zeppi. adg

sabato 27 agosto 2011

Devetag nomina Devetag

Devetag nomina Devetag nel cda dell'Istituto di Musica! Al di là dell'evidente conflitto di interesse sui finanziamenti del Comune, qui si apre una questione di vita o di morte. Avendo conosciuto la facondia delle idee e dei progetti, l'attivismo, la tenacia e la determinazione dell'assessore, il numero di riunioni svolte in Comune dalla commissione da lui presieduta, le molteplici iniziative proposte - dalla falconeria alla falconeria- oltre alla provincia non vi è dubbio che come goriziani prederemo anche l'Istituto di Musica, sostituito alla grande dalla scuola di Farra, che sarà senz'altro più dinamica e propositiva. adg

venerdì 26 agosto 2011

Via dei Vegetariani

Romoli impagabile! Dopo che in consiglio comunale Livio Bianchini ha presentato più volte la richiesta di intitolare una via a Basaglia, il sindaco, ben deciso a darsi un'aria super partes e a la page, decide di chiamare una via, nei pressi della Casermette, via dei Vegetariani. Con tutto il rispetto per chi non mangia gli animali, ma da anni giacciono nelle commissioni toponomastiche richieste precise di intitolazioni inevase, la sala a Celso Macor all'Auditorium è rimasta a livello dei sogni, ma i Vegetariani subito trovano il loro riconoscimento. Ma perché analogamente non intitoliamo una via ai Carnivori o, meglio, agli Onnivori, questi si veramente by partisan. adg

Lo sciopero degli spettatori

Ma perché gli appassionati non fanno lo "sciopero degli spettatori"? Cari calciatori, siete scandalosi, con i tempi che corrono ridicolizzate l'istituto dello sciopero? Bene, per una o due domeniche allo stadio non ci vedete più...
E chi vorrebbe una migliore tv di Stato, che non ci invii le foto di Bengasi passandole per i "festeggiamenti a Tripoli" o che parli anche delle migliaia di civili finiti in questi giorni sotto le bombe della Nato o sottolinei le parole di uno degli inviati italiani rapiti e "salvati da due ragazzi che a quanto pare stanno dalla parte sbagliata": perché non indire uno sciopero che azzeri l'audience, anche solo per un paio di giorni?
O chi vorrebbe "fare qualcosa" per chi muore di fame in Somalia e Etiopia: perché non accettare le numerose proposte di boicottaggio nei confronti delle multinazionali che hanno responsabilità dirette nei confronti di ciò che accade?
E se non si vuole in Italia un sistema carcerario troppo simile a quelli del cosiddetto Terzo mondo,perché non partecipare allo sciopero della fame promosso da alcune forze politiche: se sono 10 a scioperare il gesto ha una valenza politica limitata, ma se per un giorno i "digiunanti" sono un milione il risultato potrebbe essere ben diverso.
Sembra di no, ma è enorme il potere dell'insieme di singoli cittadini che decide all'improvviso di non andare allo stadio, di non accendere la televisione, di comprare un prodotto "equo" piuttosto che no, di ostentare il proprio giorno di digiuno...
E allora, piuttosto che stracciarsi le vesti di fronte all'assurda protesta dei protagonisti del gioco più amato dagli italiani, che si metta sotto vigilanza il sistema facendo capire a chi lo presiede che la "massa" dei cittadini - se lo desidera - può mettere in ginocchio e costringere alla trattativa chiunque.

giovedì 25 agosto 2011

Gorizia Gorica

Il "punto" sta nel fatto che da oltre sessant'anni a oggi Gorizia e Gorica hanno compiuto ben pochi passi insieme. Fino al 1991 l'interlocutore era la Jugoslavia: moltissimi goriziani non hanno mai neppure messo il piede di là del confine e le sofferenze patite da ognuna delle componenti dell'allora società goriziana prima durante e dopo la seconda guerra mondiale non sono mai state del tutto rimarginate. Poi c'è stata la Slovenia e le relazioni ordinarie sono migliorate fino alla scomparsa definitiva dell'antico confine. Ci sono state in tutti questi anni frange illuminate di persone - soprattutto nel mondo della sinistra storica e del cattolicesimo democratico - che hanno giustamente tenuto alto il vessillo del dialogo e dell'amicizia sul confine; e lo hanno fatto anche quando erano derise e spesso vilipese da chi oggi sottoscrive gli accordi bi e trilaterali tra i Comuni transfrontalieri. Tuttavia... Tuttavia quel colpo d'ala che contribuirebbe in modo decisivo ad offrire una nuova chance al territorio non c'è ancora stato: si è arrivati durante l'amministrazione Brancati a creare lo spazio della Transalpina (prontamente rimosso da Romoli e c.), le chiese locali da diversi anni si ritrovano almeno una volta a Monte Santo/Sveta Gora, ci sono rapporti di profonda cortesia e di ricerca di reciproca conoscenza, c'è stata la firma del Gect - buona idea ma contenitore purtroppo del tutto vuoto. Ma luoghi di ordinaria convivenza a tutti i livelli, tavoli di concertazione urbanistica e imprenditoriale, incontri non formali di amministratori per "pensare insieme" e anche concretizzare il futuro, strutture di realizzazione di percorsi comuni in tutti i settori della vita sociale... tutto questo per ora non c'è mai stato, una città è cresciuta dal nulla davanti a noi e non ce ne siamo quasi accorti, se non quando il flusso che ha tenuto desto per anni il commercio goriziano si è interrotto, si sono invertite le parti e sono cominciati i guai...
Dunque? Dunque l'unica alternativa al piano inclinato che conduce Gorizia verso la perdita non tanto delle sue prerogative, strutture e infrastrutture bensì della sempre più numericamente esigua popolazione è che il rapporto con Gorica (e dintorni) esca dal lastricato delle buone intenzioni e si concretizzi con delle idee forti e sostenibili. Ciò sarà possibile soltanto se prima dei programmi e dei progetti si creeranno le condizioni perché tutti i cittadini di qua e di là dell'ex confine si possano sentire goricani/goriziani. Parlando ciascuno la propria lingua e comprendendo tutti quella dell'altro, conoscendo e condividendo le reciproche ricchezze e fragilità, costruendo un sistema informativo bilingue che consenta di leggere la "pagina di Nova Gorica" con lo stesso interesse con il quale si legge quella di Gorizia (e viceversa), studiando la storia, leggendo i poeti, percorrendo le montagne e il Collio. Solo così sarà possibile pensare a un futuro sostenibile: questo riempire di volti, relazioni, rapporti sociali la voglia di costruire insieme deve essere la prima preoccupazione e la prima urgenza per dare spessore a qualsiasi programma elettorale che non voglia rimanere inevitabilmente ancorato nelle secche degli indiscutibili principi e dei buoni propositi...

mercoledì 24 agosto 2011

Una politica nel tempo della trasformazione

Ho letto diversi giorni dopo il commento che Dario S. ha fatto sul brano di Baudrillard riportato da Andrea, ma voglio intervenire perché ritengo che possa aprire interessanti approfondimenti. Non intendo ,sia ben chiaro, fare la parte di chi si erge a interprete o maestro semplificatore delle idee o teorie altrui , di questo o altri autori, ma mi preme sottolineare una questione che ritengo molto importante, relativa agli effetti devastanti dell’appiattimento culturale e politico che stiamo vivendo da una ventina d’anni in particolare, dovuto a un sistema *politico funzionale alle logiche dei partiti e delle loro, pur diverse, logiche di potere. Mi riferisco al riduttivismo conseguente alla semplificazione della complessità della politica (con i suoi infiniti problemi* sociali,economici, cul-
turali, differenziati secondo classi, ceti, strati, settori,gruppi, movimenti). Una politica totalmente separata ormai dalle tematiche e problematiche specifiche riguardanti le trasformazioni culturali, relazionali e comunicative (a cui un tempo la sx dedicava grande attenzione), ridotta ai grandi e sostanziali problemi della governabilità-governance, maggioranza e minoranza, bipolarismo e avvicendamento. Mi rendo conto di semplificare ma al solo scopo di sollecitare, provocare ciò che manca da tempo appunto, confronto e dibattito sulla società che cambia, senza delegarla ai partiti, agli “esperti”, agli stessi intellettuali cattedratici. G. Debord nella sua Società dello spettacolo considerava tra l’altro che: -Lo spettacolo,compreso nella sua totalità, è allo stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione aggiunta in più, è il cuore dell’irrealismo della società reale; –e ancora- Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini. – e – Lo spettacolo non può essere compreso come l’abuso del mondo del vedere, il prodotto delle tecniche di diffusione di massa delle immagini. E’ piuttosto una Weltanschaung divenuta concreta e operante,materialmente tradotta. E’ una visione del mondo che si è oggettivata.- Consumismo, massmedia, società dell’immagine e del virtuale, della rappresentazione ecc. ecc., sono da tempo entrate nel linguaggio quotidiano per intendere lo stravolgimento delle relazioni sociali e dei valori base delle relazioni umane, educative, formative, civili; a tal punto sono entrate da essere ridotte a banali e scontate locuzioni, quasi slogan, per intendere ormai tutto meno ciò che concretamente significano e comportano nel vivere quotidiano, con tutti gli effetti devastanti che ne derivano. Tutto ciò ormai rappresentando secondo taluni non più un reale (già di per sé così complesso) ma un mondo “iperreale”, effetto di un reale talmente declamato e conclamato reiteratamente per anni,senza alcun legame con l’esperienza delle persone vive, da essersi alienato il reale che lo determina. Una politica senza progetti,ideali, valori e completamente avulsa dalle pratiche sociali, culturali, civili dei cittadini, che si parla addosso nel palazzo (comprensivo di massmedia,sistema comunicativo,culturale e formativo) “della realtà sociale e suoi problemi” non fa che reiterare un’alienazione sociale non più di uomini e cose, relazioni e conflitti, ma di terribili simulacri. Simulacri di tutto ciò che il mondo reale è fatto compresi gli stessi bisogni, desideri, aspirazioni, frustrazioni, pratiche di vita. Di tutto ciò non serve parlare appunto, tutto è stato già scritto, detto e ridetto. Basta citare il grande fratello e si è aggiornati. L’esperienza e l’esperire? Cheee!!??
* Sistema (dal vocab.)= Pluralità di elementi coordinati tra loro in modo da formare un complesso organico …allo scopo di servire a una data operazione -
* Intendendo tutto ciò che l’umana specie deve affrontare per soddisfare bisogni e desideri. Il dramma umano insomma.
Vanni Mancini

martedì 23 agosto 2011

Un'analisi politica

Con questo intervento mi ripropongo di chiarire alcune questioni di base che hanno determinato valutazioni e conclusioni diverse da quelle che, pur con diversità più o meno espresse, porterebbero i più (sembra)dei partiti e gruppi coinvolti, a ritenere il centro-sinistra espresso da primarie di coalizione come l’unica strada elettorale percorribile per ottenere i due obiettivi della cacciata del rovinoso cdx e dell’affermazione del csx. Può risultare tardivo certo, ma ciò è avvenuto dopo i tentativi di confronto e riflessione sia nel Forum che negli incontri unitari. Le grosse resistenze che ho incontrato in queste settimane (che hanno determinato numerose correzioni) sono espressione del dubbio sull’opportunità di un intervento all’interno di un clima diffuso di chiusura, secondo me, rispetto alla necessità di procedere attraverso analisi e riflessioni sui presupposti di base di una scelta tanto impegnativa. Chiusura,sia ben chiaro, che non voglio attribuire (non mi interessa e non serve) a nessuno in particolare, ma che ritengo essere determinata da un meccanismo complesso, di sistema (dirò poi cosa intendo, anche se basterebbe andare sul vocabolario), che da una ventina d’anni ha condizionato immiserendolo tutto il dibattito politico e culturale a sx., riducendolo a un'ossessiva quanto riduttiva ricerca tatticistica dei modi per battere il cdx; che non poteva che portare a un vuoto elettoralismo senza sbocchi e possibilità di scelta. E ciò nonostante le innumerevoli esperienze negative nazionali, regionali e locali. Quali i presupposti allora: - Il csx. Questa “formula” oltre che storicamente impropria per quello che è stato il csx nella cosiddetta prima rep., falsa e quindi disorienta rispetto a cò che può rappresentare oggi, rispetto a condizioni, prospettive, progetti e programmi a partire da quello che sono diventati i partiti, la società e gli stessi cittadini nella complessità mondiale. Le Riforme, antico cavallo di battaglia della sx cosa sono, rappresentano oggi in politica? che cos’è il Riformismo e chi sono i riformisti, a quali analisi e visioni della società fanno riferimento? Il nulla, Non a caso il cdx se ne è appropriato svuotandolo, con contenuti conservatori, disorientando tutti e spiazzando i partiti di csx.
- I partiti del csx. Le loro trasformazioni e comunque i loro legami con la cosiddetta società civile, con le trasformazioni economiche, ecologiche,globali; con i conflitti (rimossi o negati)sempre vivi e presenti tra classi, ceti, gruppi, movimenti. I rapporti tra loro determinati da logiche predeterminate che stravolgono qualsiasi possibilità di confronto reale che non sia quello ineluttabile del fine unico, indefettibile della conquista del governo.
- Il sistema dei partiti. Non è uno slogan di derivazione pannelliana, né espressione di qualsiasi altra visione ”antipolitica o antipartitica”. Il sitema che si è determinato da una ventina d’anni a questa parte almeno è il risultato di una politica ridotta a tatticismi elettorali (vedi maggioritario, vedi scelte bpartisan su leggi elettorali e conflito di interessi, ecc.), avulsa da qualsiasi analisi di una realtà sociale, economica, ecologica, culturale in sommovimento, in quanto finalizzata alla conquista del governo (altrochè pensiero unico, e palazzo d’inverno).
Altro che ricchezza delle pluralità culturali e sociali e della loro articolazione nell’espressione di visioni, bisogni, speranze, nell’interpretazione dei mutamenti anche nella valorizzazione delle trasversalità reali che la società esprime. Tutto ricondotto alla “concretezza” questa sì politica della visione pratica delle cose: o di qua o di là. (E tralasciamo gli errori e gli effetti terribili che ne sono derivati.) Dal vocabolario- sistema: pluralità di elementi materiali coordinati tra loro in modo da formare un complesso organico…di servire a una determinata operazione. Non c’entra niente pensare a grandi vecchi o a menti occulte e perverse, si tratta di meccanismi (via via più o meno perversi) che si determinano a partire da forze, indirizzi, interessi predominanti secondo scopi intrinseci (la propria sopravvivenza per es.) e non necessariamente soggettivamente voluti o perseguiti.
- Gli scenari prossimi venturi. In economia/ecologia non si potrà più tornare indietro e ci si troverà di fronte a scelte obbligate stravolgenti. E ciò non potrà non riflettersi sui compiti e le scelte delle amministrazioni locali. (E’ finita da tempo, e non solo per questo, l’era del buon governo delle amministrazioni locali di csx di antica memoria) Sempre più si acuirà il conflitto tra iatituzioni locali e nazionali, già oggi sempre più frequenti. E i contrasti, sempre più trasversali, saranno enormi; vedi Referendum sui servizi/acque, Tav, discariche ecc. Senza considerare gli efetti sul territorio dei conflitti sociali e del lavoro. I partiti nazionali come si muoveranno? L’esperienza non fa sperare per il meglio
- Il Referendum ha dimostrato (con la maggioranza assoluta dei cittadini) che la trasversalità delle scelte è sentita e voluta e quindi può e deve essere analizzata e reinterpretata in senso progressivo, ripensando alleanze e coalizioni tra i cittadini che a questo sistema del “o di qua o di là” non solo non fa comodo ma spaventa tantissimo per gli effetti imprevedibili che può avere.
- Alleanze e csx. Sventolare la bandierina delle primarie di coalizione come naturale, necessaria scelta obbligata non serve che a limitare il confronto serrato su scopi, modi, criteri, programmi e progetti. L’ultima esperienza nazionale è stata devastante per gli elettori di csx; e i continui avvicendamenti, sempre più numerosi, tra amministrazioni di csx e cdx non sono meno deludenti e disarmanti.
- A Gorizia. Nessuno ha uno straccio di analisi suffragata da ricerche serie e reti relazionali attendibili nel tessuto urbano per dimostrare che l’unità elettorale costruita su primaria sia ritenuto lo strumento irrinunciabile per il cambiamento. E non dovrebbe essere necessario richiamare l’opportunità dell’articolazione elettorale per destrutturare il fronte del cdx già così ampiamente provato dalla questione degli ascensori. Tanto più che le diversità ci sono sono ampie e devono rappresentare una ricchezza e una forza.
- Primarie di coalizione. Tale modalità è chiaramente espressione di condizioni di sistema predeterminate da logiche che tendono a privilegiare i rapporti di forza a scapito della ricchezza della pluralità e delle specificità; della chiarezza di programmi, progetti e risposte ai problemi e ai bisogni dei cittadini secondo logiche sociali, teritoriali, di ceto, di classe, di gruppo, di movimento, che l’attuale politica non prevede se non nella definizione burocratica di programma in una campagna elettorale ridotta a pura competizione con l’altra parte, per la conquista “del potere”( come sappiamo essere vissuta da sempre più numerosi cittadini delusi dalla politica). La subalternità dei partiti minori è inevitabile (al di là, ripeto, delle intenzioni dei singoli soggetti), e non rimane loro che l’obbiettivo di ritagliarsi una nicchia ad uso soggettivo. Con la costante vulnerabilità dell’accettazione dell’alleanza ad ogni costo per non mettere a rischio la maggioranza e passare per antiunitari se non traditori.
Quali alleanze allora? A partire dalle diversità delle specificità progettuali, delle priorità programmatiche, nelle pratiche delle relazioni partecipate con e dei cittadini; definendo modalità di attuazione e modalità di verifica (con referendum, cosultazioni parziali ecc.). Arrivare responsabilmente alle elezioni dirette preparate a partire dall’impegno di fronte ai cittadini di alleanze necessarie nel csx ma nella chiarezza delle diversità, nell’interesse dei cittadini secondo priorità e non nell’interesse dei partiti, per battere un cdx incapace, ottuso di fronte ai cambiamenti, opportunista nei legami di potere e soprattutto nemico del bene comune.
Vanni Mancini

Da +4000 a -1700 posti di lavoro ogni anno

Nella recente campagna elettorale il Presidente della Provincia Gherghetta aveva sostenuto che nel corso del suo mandato erano stati creati 20mila posti di lavoro a tempo indeterminato (e circa 80mila a tempo determinato). Non si è mai capito proprio bene a cosa si riferisse, certo è che se un'istituzione come la Provincia di Gorizia contribuisse davvero a creare 4000 posti di lavoro ogni anno non ci sarebbe alcun dubbio: l'ente sarebbe stra-necessario e sarebbe una follia sopprimerlo.
La realtà sembra essere un po' diversa e infatti oggi l'ufficio provinciale per l'impiego riporta il preoccupante dato di un calo di 444 posti di lavoro solo nel primo trimestre del 2011: se le parole di Gherghetta fossero da interpretarsi alla lettera - come lo stesso induceva a pensare prima della ri-elezione - e se il trend negativo dovesse confermarsi per tutto l'anno si passerebbe da un +4000 (dato medio) del 2010 a un -1700 del 2011. Dati da far rabbrividire dunque, soprattutto pensando a tante famiglie che restano al palo e che non sanno come sbarcare il lunario.
Chissà a cosa si riferiva Gherghetta, forse era solo una boutade elettorale: se così non fosse è tempo che il Presidente e la sua Giunta tirino fuori i poteri magici per rovesciare immediatamente la situazione. Ma forse è tempo di più umili tavoli di concertazione dove incontrarsi con tutte le forze produttive per cercare una soluzione alla questione del lavoro, che è davvero il problema dei problemi in questo difficile tempo di crisi.

lunedì 22 agosto 2011

Niente di nuovo sotto il sole

Il sindaco di Gorizia Romoli ha rilasciato ieri un'intervista nella quale ha sostanzialmente presentato la propria candidatura a succedere a se stesso. Ha detto le solite cose - la città salotto, i disagi temporanei per i cittadini che poi però avranno una città all'altezza dell'Europa, il progetto pilota del "centro commerciale naturale" (sarà "pilota", ma esiste già da anni in una buona metà delle città e cittadine del nord e centro Italia), ecc. ecc.
Tra le altre affermazioni interessante quella relativa all'opposizione consigliare che avrebbe ostacolato i progetti in un modo che si risolverà con effetto boomerang: strane parole quelle del sindaco, di solito abbastanza chiaro nel fornire "nomi e cognomi". Quali sarebbero gli "ostacoli" collocati dall'opposizione in questi ultimi quattro anni? E quali di essi si ritorceranno come un boomerang?
Impossibile capirlo, ma se il riferimento è agli ascensori al castello la situazione è sotto gli occhi di tutti: erbacce aggrediscono perfino le gru che ormai da parecchio tempo sono ferme a causa della sospensione dei lavori dovuta non all'opposizione ma all'incoscienza di chi li ha voluti iniziare senza sufficienti verifiche ambientali e archeologiche. Da ricordare che più volte la maggioranza consigliare ha votato a favore di un lavoro avviato senza Via, senza verifiche della Soprintendenza ai beni archeologici, senza previsione dei costi di gestione, senza alcuna proiezione competente sul beneficio che tale opera potrebbe portare alla città, senza alcuna forma di ascolto dei suggerimenti dei cittadini, ecc. ecc. Ora è tutto fermo, i cespugli e i rovi invadono lo spazio prima occupato dal bosco sotto il castello: il tempo vola e costa... Costa tanto alle tasche dei cittadini, che tra l'altro vedono la Regione stanziare 950mila euro per le cabine di ascensori che probabilmente non partiranno mai nello stesso momento in cui si "taglia" indiscriminatamente su tutti i settori della vita pubblica e sociale. Altro che opposizione o effetto boomerang, qui si tratta di questioni da Corte dei Conti!

Gheddafi out game

Sembra che in queste ore si consumi l'ultimo capitolo della dittatura di Gheddafi: il rais ha le ore contate e i "ribelli" stanno per prendere il potere.
Certo, è un bene, il colonnello è un personaggio tutt'altro che raccomandabile, un dittatore che ha radicato la sua fortuna politica nella ricchezza del sottosuolo libico e nelle contraddizioni dei responsabili delle democrazie occidentali: come dimenticare in questo momento l'accoglienza di Berlusconi nelle recentissime visite a Roma, i patti sottoscritti e in tutta fretta stracciati nel momento della "caduta in disgrazia"?
Tuttavia proprio l'incertezza dell'Occidente apporta molti "se" e molti "ma" a questa strana "liberazione": una guerra scatenata dalla Nato che è durata al di là di ogni limite temporale ragionevolmente prevedibile, senza alcuna chiarezza sugli obiettivi e sui risultati; una "vittoria" di non mai meglio identificati "insorti" dei quali non si sono capite ancora bene le correnti politiche, le alleanze religiose e la reale rappresentatività popolare; un futuro tutto da scrivere in un contesto nordafricano e mediorientale che si sta riscaldando di giorno in giorno. Come non osservare che i primi atti dell'Egitto liberatosi solennemente di Mubarak - insieme alla passata quasi sotto silenzio "provocazione" israeliana costata la vita alle guardie di frontiera egiziane - sembrano indicare di nuovo la strada da tempo abbandonata della guerra contro Israele?
Insomma, è giusto condividere la soddisfazione per la fine di un dittatore, ma è più difficile condividere gli entusiasmi di chi vede in ciò che sta accadendo la "primavera" del Nord Africa e l'inizio di una nuova stagione della storia...

sabato 20 agosto 2011

Verso il dibattito parlamentare

Tra qualche giorno inizierà la discussione parlamentare sulla "manovra finanziaria" ferragostana; si prevede un dibattito assai acceso dalle conseguenze imprevedibili, anche perché le critiche piovono da ogni parte politica e nello stesso Governo ci sono non celati malumori.
L'incertezza e il pressapochismo hanno incrementato nei cittadini un senso di smarrimento e di sfiducia, determinato anche da un interrogativo decisivo: gli ulteriori gravi sacrifici smentiscono non solo promesse elettorali sottoscritte solennemente a Porta a Porta in un altro evo, ma anche certezze e assicurazioni conclamate un paio di mesi fa, al tempo della prima Tremonti bis; se è così, la "manovra" risolverà i problemi dell'Italia? Questo traballante compromesso tra le esigenze elettorali di una maggioranza assicurata da strategie tutt'altro che "politiche" riuscirà a salvare il Paese dal fallimento cui è esposto dalla crisi mondiale (che per Berlusconi "non esisteva" fino a quando - all'inizio del 2011 - "era stata egregiamente superata")?
Purtroppo la domanda è retorica, almeno fino a quando non cambieranno i volti che stanno determinando da troppi anni le sorti della Nazione: chi ha portato gli italiani fino a questo punto deve prendere atto della situazione e trarne le conseguenze, per il bene di tutti...
Per quanto riguarda poi il merito e i contenuti della manovra ci sono molti aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione: dalla mancanza di una strategia contro l'evasione fiscale ("impressionante" - la definisce il card. Bagnasco con un'"uscita giornalistica" che rischia di provocare un effetto boomerang per la Chiesa Cattolica) all'enorme pressione esercitata sui già fragili bilanci delle famiglie italiane fino all'annosa questione dei costi della politica.
Si attende il dibattito alla Camera e al Senato per scoprire cosa salterà fuori - di meglio o di peggio: nel frattempo anche questo spazio blog vuole rimanere aperto a idee e proposte, anche in relazione agli aspetti istituzionali non irrilevanti legati alla possibile fine della "specialità" regionale e alla probabile cancellazione della Provincia di Gorizia.

Chi ha la precedenza?



Non per essere esterofili, ma per tutelare la salute dei cittadini: una foto è scattata a Nova Gorica l'altra nel centro di Gorizia... In un caso l'indicazione è chiarissima, se stanno sopraggiungendo automobili (tra l'altro molto poche, dato che si tratta di una strada non principale) le biciclette si devono fermare e dare la precedenza. Nell'altro caso ci troviamo nel trafficatissimo Corso Italia e le indicazioni, da alcuni mesi, non ci sono: chi ha la precedenza? Le biciclette si devono in ogni caso fermare? Se sì, perché? Si è già assistito a frenate improvvise, rischi di incidente, improperi reciproci tra ciclisti e automobilisti convinti tutti di avere ragione. Si può provvedere con una semplice striscia di gesso a dirimere la questione, prima che qualcuno si faccia male?

venerdì 19 agosto 2011

Pulpiti e prediche

Il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana da Madrid denuncia giustamente l'"impressionante evasione fiscale esistente in Italia". La Chiesa cattolica a parole si dimostra sensibile a questi problemi, ma in pratica:
a) non ha mai rinunciato alle esenzioni fiscali (enormi) delle quali tuttora gode;
b) riceve la quota dell'8 per mille non in base alla percentuale di contribuenti che "firmano" per essa bensì all'intero gettito: in altre parole se il 50% dei cittadini esprime una preferenza e il 90% di essi sceglie la Chiesa cattolica quest'ultima si prende il 90% del tutto, compreso quello del 50% di non firmatari;
c) non esiste alcun obbligo fiscale relativo alle "prestazioni" di tipo religioso e alle offerte dei fedeli (S.Messe, matrimoni, funerali, ecc.).
Si potrebbe continuare a lungo, tuttavia si pensi quanto più ascoltate potrebbero essere le giuste parole anti-evasione fiscale del Bagnasco se fossero accompagnate da (piccoli) segni quali la rinuncia ai privilegi appena esposti...

giovedì 18 agosto 2011

Tra l'aspre rupi echeggia...


Mangart e Jalovec da Cima Cacciatore


Jof di Montasio

Quando le montagne si vogliono offrire nella loro straordinaria bellezza si resta senza fiato. Poi hanno regole ferree e chi le trasgredisce rischia grosso. A volte le nuvole portano in dote altri colori, i temporali inquietudini e paure. Un po' come nella vita individuale e sociale... E' un pensiero così, per innalzarsi un attimo dalle strettoie del momento presente e poi tornarvi con maggior chiarezza e vaghezza.

mercoledì 17 agosto 2011

Bolnica Franja



Suscita ancora molta emozione la visita a Bolnica Franja, l'ospedale partigiano diretto fra il 1943 e il 1945 prima da Viktor Volčjak poi dalla dottoressa Franja Bojc da cui prende il nome. Da una parte colpisce la collocazione "imprendibile" in una stretta gola nei pressi di Cerkno e l'ingegnoso sistema difensivo che ha impedito ai nazi fascisti di individuarlo; dall'altra l'autentico eroismo dei medici e degli infermieri che in condizioni estreme hanno salvato la vita a centinaia di partigiani (sloveni, ma anche provenienti dal resto d'Europa) combattenti nei boschi della zona.
Suscita emozione perché quando si salgono le ripide scale scolpite nella roccia è impossibile non pensare a coloro che le percorrevano rischiando la vita pur di assicurare alle cure i feriti trasportati su rudimentale barelle. E non è difficile immaginare quale sarebbe stato il destino di operatori e malati se l'ospedale fosse stato scoperto. Queste persone capaci di vivere in condizioni estreme per oltre due anni hanno combattuto per la libertà dei popoli dall'oppressione, hanno sofferto i più grandi sacrifici per non lasciarsi schiacciare dalla barbarie nazista.
Al di là di ogni retorica ma anche di ogni venefico revisionismo storico queste persone hanno realizzato nel cuore delle prealpi Giulie un inno alla giustizia, alla libertà e all'amore solidale: meritano il rispetto di tutti e l'accoglienza del loro messaggio. Chi non c'è ancora stato ci vada: una sessantina di chilometri da Gorizia e si ritorna con un "pieno" di speranza, che sia possibile ancora oggi - in una situazione difficile ma non paragonabile con quella estrema - resistere.
Un'ultima nota di plauso al governo della Slovenia che in meno di quattro anni ha rimesso in sesto - e quanto bene! - l'Ospedale travolto in toto da un'alluvione nel 2007.

martedì 16 agosto 2011

Alla faccia dello Stato "laico"!

La manovra economica odiosa del governo, che colpisce soprattutto il pubblico impiego e i lavoratori con libertà di licenziamento, mobilità, blocco della tredicesima, sequestro biennale del tfr, contiene anche un altro, per me non marginale, aspetto ripugnante. La soppressione delle feste civili del 25 aprile, Primo maggio, 2 giugno, festa della Liberazione, del Lavoro e della Repubblica. Esse, spostate alla domenica, perderanno di fatto ogni residua valenza simbolica. Nel contempo sono salvate invece le festività religiose. Alla faccia dello stato laico che basa la Costituzione - nata dalla Resistenza, uno dei pochi momenti politici di cui il nostro popolo può essere orgoglioso - sul lavoro e i suoi diritti! Poiché il cosiddetto risparmio per le tre festività civili è quasi nullo, il messaggio che se ne ricava è politico: cancelliamo il passato civile degli Italiani. Festeggino al massimo la Madonna Pellegrina e vi si genuflettano come nel '48, quando il popolo appoggiò la DC anche per le improvvise apparizioni di santi e madonne che sconsigliavano gesti inconsulti come il voto a sinistra. Che tristezza! adg

lunedì 15 agosto 2011

Si salvi chi può...

Il presidente della Giunta Regionale Tondo ribadisce nell'odierna intervista su un quotidiano regionale che o "le province di Gorizia e Trieste saranno accorpate" oppure "saranno inglobate nell'area metropolitana di Trieste": insomma, se non è zuppa è pan bagnato.
Il sindaco Romoli, in cronaca locale, scopre "leggendo attentamente il testo" (della manovra di Ferragosto) ciò che tutti i quotidiani riportavano ieri in prima pagina, cioè che nelle Regioni a statuto speciale la competenza delle eventuali soppressioni di Enti Locali appartiene alla Regione. E, naturalmente, contraddicendo il "suo" Governatore, promette che in Friuli Venezia Giulia le cose non andranno in questo modo, senza spiegare come sarà possibile evitare la "fine" della provincia di Gorizia che non certo da oggi era negli auspici della maggior parte degli amministratori regionali.
Un bel guazzabuglio dal quale si evince:
- La manovra d'agosto contiene le solite clausole "all'italiana": le eccezioni supereranno la regola rendendo ridicolo il "taglio" degli enti locali e rendendo "cornuti e mazziati" quei pochi che non riusciranno a installarsi in qualche nicchia. Non sarebbe stato meglio decidere l'abolizione di tutte le province con un ricavo realmente consistente oppure il loro mantenimento cercando altrove i (pochi) fondi derivati dal "taglio" delle sfigate under 300mila prive di consistenti appoggi politici?
- Tremonti ha ottenuto lo scopo di far parlare dell'aspetto marginale della manovra lasciando in ombra quello fondamentale ovvero la legnata sulla schiena dei lavoratori italiani e l'assenza di un qualsiasi serio piano di contrasto all'evasione fiscale.
- La provincia di Gorizia può essere "salvata" soltanto se tutti i politici nostrani riescono a convincere della necessità del suo mantenimento un numero sufficiente di amministratori regionali. Non serviranno tanto le pur auspicabili mozioni che ogni consiglio comunale voterà (ammesso e non concesso che tutti i Comuni le voteranno!), quanto un soprassalto d'iniziativa internazionale: esso spetta soprattutto all'attuale Capoluogo ricordando che la piccola Provincia di Gorizia esiste soprattutto in virtù della sua (gloriosa) storia e della sua collocazione geopolitica.
- C'è il rischio di un pateracchio in vista delle elezioni "goriziane" del 2012: la soppressione della provincia sarà inevitabilmente uno dei punti caldi della campagna elettorale. Essendo l'ultimo capoluogo della Regione amministrato dalla Destra non si può escludere qualche colpo di teatro con una serie di concessioni da parte del governo regionale di Destra: punto nascita e trombolisi, qualche manciata di agevolazioni sul confine e adesso il mantenimento di un Ente che alla fin fine a livello regionale non interessa granché nessuno potrebbero essere ottimi incentivi all'immagine di un Romoli "salvatore del salvabile". Alla faccia dei beni comuni e dell'autentico bene-stare dei cittadini.
In conclusione, perché - ammesso che non sia già troppo tardi - non ripartire da zero e approfittare di questi anni per immaginare l'area metropolitana del goriziano in grado di sostituire l'ente Provincia e i singoli Comuni senza che ciò comporti la perdita delle identità storiche sociali e culturali?

sabato 13 agosto 2011

Chiaro e Tondo!

"Difenderemo e rilanceremo il ruolo di capoluogo di Provincia" - dichiaravano roboanti Romoli e Devetag durante e dopo la campagna elettorale 2007. Gli elettori avevano ingenuamente creduto a questa e a tante altre promesse: sta di fatto che oggi, nonostante l'allineamento dei pianeti (Nazione, Regione, Città), Gorizia rischia seriamente di perdere non solo il ruolo di capoluogo ma anche la stessa istituzione provinciale!
Il presidente della Giunta Regionale ha dichiarato chiaramente un paio d'ore fa che "la provincia di Gorizia sarà accorpata a quella di Trieste". Quando? Con le prossime elezioni amministrative. Si "salveranno" invece i Comuni della Regione sotto i mille abitanti, anche se - come del resto già accade - saranno accorpati numerosi servizi.
Con un piccolo colpo di spugna potrebbe essere abolita una provincia che esiste non perché ha molti abitanti bensì per la sua significativa storia culturale e per la sua prerogativa di territorio ponte: ponte tra Slovenia e Italia e anche tra le province di Trieste e Udine. Senza essere profeti è facile prevedere lo scatenarsi di appetiti: da una parte si cercherà di attirare verso Trieste un Monfalconese che con ogni probabilità non si dimostrerà granché recalcitrante; dall'altra rinasceranno le mire del "Grande Friuli" con tendenza all'annessione a Udine della Destra Isonzo (del resto Il Piccolo e il Messaggero Veneto hanno già da qualche mese iniziato a percorrere chiaramente questa strada).
E Gherghetta? Che faranno Gherghetta e company nell'ultimo mandato della storia della Provincia di Gorizia? La difenderanno a spada tratta fino all'ultimo respiro? Gestiranno la "chiusura della casa" in attesa del trasferimento dei poteri a Trieste?
Una possibilità sarebbe quella di favorire il già ventilato accorpamento dei Municipi dell'attuale provincia Isontina: invece di consegnarsi rassegnati (o incavolati) alla morte ci si potrebbe riunire in un unico Comune Isontino, il quale risulterebbe politicamente e strategicamente ben più efficace all'interno di un ente Provincia di Trieste destinato con ogni probabilità a diventare area metropolitana. E a marginalizzare tutto ciò che sarà ai "confini esterni" di tale struttura.

venerdì 12 agosto 2011

Autunno ferragostano

Stavolta sembra proprio che la Provincia di Gorizia abbia gli anni contati, Gherghetta se l'è cavata per un pelo... Ma sarà proprio così, o meglio, è questo il "problema" di stasera?
No di certo, ecco qualche impressione a caldo: checché ne dica Di Pietro, la manovra di 45 miliardi di euro contenuta nel Decreto Legge e presentata stasera da Berlusconi e Tremonti, appare anche a prima vista iniqua e con ogni probabilità inefficace.
Iniqua perché la fine di un nugolo di detrazioni fiscali colpisce ancora soprattutto i più deboli, coloro che avevano subito già i più pesanti "tagli" nella "manovrina" di inizio luglio; inefficace perché non contrasta la gigantesca evasione fiscale che tuttora domina in Italia (senza scomodare il numero spropositato di Grandi Evasori, chi non si è mai sentito dire da dentisti, oculisti, idraulici, ristoratori, ecc.: un tot senza fattura un tot in più con fattura?). Che poi la soluzione di tutto stia nella privatizzazione dei servizi pubblici è tutto da dimostrare, anzi, le esperienze finora attuate portano in generale a una più che giustificata diffidenza. La realtà è che la diminuzione drastica dei conferimenti agli Enti Locali renderà assai difficile la gestione del "locale", soprattutto per ciò che concerne il settore del welfare territoriale, ovvero le politiche più direttamente a contatto con il disagio dei cittadini. Chissà come farà la Lega a sostenere contemporaneamente il federalismo e i tagli drastici ai settori più federali della vita amministrativa italiana? Intanto anche all'interno del PdL qualcosa si muove se Alemanno da una parte e Formigoni dall'altra definiscono la manovra con l'inequivocabile termine "iniqua".
Di Pietro è l'unico che parla di "luci e ombre" e si dice soddisfatto del taglio delle Province (sotto i 200mila abitanti, cioè sì e no una decina compresa naturalmente quella di Gorizia che rientra nelle top five) e "di circa 50mila posti della politica" (il virgolettato è di Berlusconi). Tutto ciò sarà possibile "solo dopo la rilevazione del Censimento 2011" e "per chi sarà votato dopo la scadenza delle attuali amministrazioni": ciò significa che la riduzione dei costi non sarà relativa ai prossimi due anni ma - peraltro sembra assai improbabile che il tutto vada in porto così come è stato detto stasera! - ben più avanti, il che non ci azzecca molto con il pareggio di bilancio entro il 2013.
E' evidente che se da una parte è ovvio che prima o poi agli scandalosi privilegi dei parlamentari e consiglieri regionali bisognava porre mano (a quando il turno dei dirigenti nelle amministrazioni pubbliche?), dall'altra non è questo il punto determinante per un futuro sostenibile del Paese. Che è invece la lotta senza quartiere all'evasione fiscale, una politica di investimenti finalizzata a rimettere in movimento i settori produttivi da troppo tempo paralizzati, un ridimensionamento dello Stato sociale in grado di ridare fiducia ed energia di cambiamento a tutti i cittadini, un progetto teso ad evitare gli sprechi - si veda nel macro il Ponte sullo Stretto la cui sola progettazione è costata all'Italia molti miliardi di euro; nel micro i milioni di euro investiti negli "ascensori goriziani" che costeranno qualcosa come circa 100mila euro ogni metro di dislivello oltre ai costi di gestione che graveranno su tutti i goriziani.
No, a prima vista questa manovra è proprio l'opposto di una Robin Hood tax, qui non si prende ai ricchi per dare ai poveri, ma a fronte dei frammentari sacrifici richiesti ai ricchi e straricchi si continua a "prelevare dalle tasche di tutti gli italiani" (come ha ammesso un inedito Berlusconi realista che pur di non lasciare lo scranno dichiara esattamente l'opposto di ciò che ha detto fino all'altro ieri). Insomma, si prospettano tempi duri per tutti, l'autunno sarà lungo ben più di una stagione...

Turismo ko

Dopo i trionfalismi relativi al trimestre precedente il piatto del turismo goriziano piange. Si riscontra una forte crisi di presenze e l'assessore Devetag minimizza rimandando "a settembre". Secondo lui evidentemente la più promettente stagione turistica è a Gorizia l'autunno, quando le foglie cadono e i vacanzieri che affollano le spiagge del Friuli sono ritornati pienamente al loro lavoro... In realtà non si vuole ammettere ciò che è evidente: quattro anni di Giunta Romoli-Devetag non hanno aggiunto un chiodo all'impresa del turismo goriziano: nessuna proposta culturale di livello (non si parli di E' Storia o dell'Amidei che non sono certo nate in questo periodo), nessuna valorizzazione di settori particolari (turismo slow a piedi o in bici - meglio stendere un pietoso velo sulle "ciclabili"), nessun soprassalto nelle relazioni con la vicina Slovenia, nessun incremento delle strutture ricettive, ecc. In realtà l'unico "volano per portare i turisti a Gorizia" è secondo gli attuali amministratori l'ascensore - o meglio gli ascensori - al Castello: 60 metri di dislivello per un impianto che potrà interessare al massimo una media di 50 persone al giorno, diversi milioni per realizzarlo, nessuna seria previsione dei costi di gestione, nessuna proiezione su eventuali benefici, sventramento della collina del castello compresi i resti archeologici appena scoperti e così via. Se è così ci si può aspettare che i dati dell'autunno non saranno troppo diversi da quelli dell'estate, come pure di quelli della prossima primavera. Poi si vedrà, nella prossima estate ci sarà probabilmente una nuova Giunta...

mercoledì 10 agosto 2011

Sta crollando tutto

"Sta crollando tutto" - avrebbe detto Gianni Letta commentando l'ennesimo tonfo della Borsa italiana che ha "chiuso" oggi male, anche se non molto peggio delle altre mondiali. E' la sensazione che si ha da ormai da parecchio tempo, "sta crollando tutto" e sembra che nessuno riesca a trovare un modo per uscirne. Ciò si verifica anche perché i fattori che concorrono a determinare l'andamento dell'economia globale sono talmente diversificati e spesso effimeri da rendere assai difficile una verifica, un controllo e una sostenibile previsione. E' vero ad esempio che "se sta crollando tutto" il peggiore dei governi immaginabili se ne dovrebbe andare istantaneamente perché altri maggiormente competenti e motivati possano far fronte all'emergenza; ma sarebbe una venefica illusione pensare che la fine politica di Berlusconi possa essere la medicina in grado di risolvere tutti i mali. E' evidente a tutti la debolezza di un Impero planetario fondato sulle bizze delle Borse e sui "punteggi" delle agenzie di rating, tanto più quando gli Stati apparentemente più "solidi" rivelano l'incapacità (o la strategia?) di pagare i propri debiti ad altre importanti potenze mondiali. Sta di fatto che come il famoso battere d'ali della farfalla brasiliana provocherebbe secondo alcuni un uragano nella foresta equatoriale di Sumatra, così un apparentemente innocuo articolo su un giornale a tiratura mondiale può devastare interi sistemi socio economici e mandare in tilt il mondo del Capitale. Chi paga le crisi - si sa - è sempre anzitutto chi è più debole: la Somalia e l'Etiopia cercano di risvegliare l'Occidente dal torpore richiamando una ricorrente catastrofe umanitaria alla quale in effetti non sembra essere riservata particolare attenzione; nel frattempo i moti dell'Inghilterra sembrano preludere a una stagione nella quale l'indignazione non si accontenta più delle parole; così come le guerre "guerreggiate" sono sempre più difficili da decifrare se non per la dolorosa certezza della morte e della sofferenza di tanti innocenti. Che fare in questa situazione? Forse l'unica alternativa possibile a una "crisi di sistema" gestita soltanto dai potenti è la partecipazione popolare alle decisioni che contano: i referendum italiani sono stati un banco di prova che ha suscitato sorpresa e speranza. E' solo un primo passo, ma esso dimostra che solo un'autentica democrazia partecipata può ridare spessore e valore alla democrazia rappresentativa. Ciò vale a livello globale, dove è andata molto avanti la riflessione seria e approfondita dei profeti di "un altro mondo possibile"; vale a livello italiano, dove solo nelle vivacissime correnti assembleari sarà possibile individuare e valorizzare una nuova linfa vitale per il rinnovo di un asfittico Centro Sinistra e più in generale degli interi organismi rappresentativi; e vale anche a Gorizia, dove la prossima occasione delle elezioni "primarie" per la scelta del candidato sindaco del centro sinistra deve essere intesa e vissuta come la prima tappa di una nuova politica "dei beni comuni": il rinnovamento della città e del territorio a partire dal coinvolgimento e dalla condivisione del progetto futuro con i cittadini.

martedì 9 agosto 2011

Targhe alterne

Sul muro della stazione di Gorizia c'è una targa intitolata “Ai martiri della libertà d'Italia”. Cosa significa? Sfido chiunque, giovani e meno giovani, con diversi livelli culturali, a comprendere a quali martiri ci si riferisce. Potrebbero essere martiri cristiani che ci liberano dal paganesimo, martiri risorgimentali, soldati della prima guerra mondiale dalla parte dell'Italia. Insomma le targhe devono spiegare il luogo dove sono collocate, non nascondere il fatto che celebrano. La targa vuole ricordare la Battaglia di Gorizia, probabilmente la prima battaglia partigiana d'Europa, che si svolse dal 10/11 al 27 settembre del 1943, nel vano tentativo di fermare l'occupazione nazista di questo territorio dopo l'armistizio.
I “ combattenti” erano circa 800 operai del Cantiere navale di Monfalcone, i quali cercarono di fermare l'occupatore. Importanti combattimenti si svolsero proprio alla stazione ferroviaria di Gorizia, oltreché all'areoporto di Merna e nelle zone limitrofe della città, per un raggio di 20 chilometri. Davanti alla preponderanza militare dei nazisti, molti operai rimasero uccisi - oltre cento persone - alcuni si dispersero e cercarono di rientrare nelle loro case, molti altri diedero vita alle prime formazioni partigiane, molti furono catturati e deportati in Germania. Della Battaglia di Gorizia parlano storici illustri di livello nazionale italiano, tedesco e sloveno. Solo noi non vogliamo ricordare un avvenimento che potrebbe compensare il fatto che, da una parte della città, i nazisti vennero addirittura applauditi quando entrarono a Gorizia. L'ANPI e l'AVL hanno dal mese di giugno chiesto al sindaco di riceverli per discutere della nuova targa da affiggere sotto la vecchia, che conterrebbe la seguente frase “Ai caduti nella battaglia partigiana di Gorizia del settembre del 1943” in italiano e sloveno. Il sindaco non solo non ha voluto ricevere i membri delle due associazioni, cittadini come tutti gli altri e non di serie B, ma neppure la sottoscritta, che in qualità di consigliere comunale, aveva avanzato analoga richiesta. Pare che il sindaco non voglia “rinfocolare” la storia del Novecento italiano e proponga una sorta di moratoria in modo che i temi scomodi o controversi siano seppelliti per sempre. Due obiezioni: la prima è che si metta in contatto con i reduci del battaglione Mussolini per dire che quest'anno non vengano perché vige la par conditio ; la seconda, un po' più seria, consiste nel fatto che se non ci si rende conto che la memoria di Gorizia è una memoria divisa che deve essere ricostruita per intero, mi si spiega cosa si metterà all'interno di un ipotetico Museo del Novecento?
ADG

domenica 7 agosto 2011

Nuvole oscure

Gli Stati Uniti se la vedono brutta, la crisi finanziaria è in piena recrudescenza e perfino il Berlusconi ormai alle corde prospetta tempi duri per gli italiani ma non sembra intenzionato a compiere l'unico passo che potrebbe in qualche modo rimettere in gioco la fiducia degli italiani, cioè dimettersi da Capo del Governo. In altre parole l'autunno si preannuncia molto caldo, con il rallentamento dei settori produttivi, la paralisi politica nazionale, l'ulteriore penalizzazione della parte più in difficoltà della popolazione e la crescita di una pericolosa sfiducia nei confronti delle potenzialità dell'Europa. Anche Gorizia risente di tale situazione, anzi stando alle interviste sul commercio di questi giorni (Traini l'altro ieri, Romoli oggi) occorrono interventi immediati per abbassare la pressione fiscale e per alleggerire gli studi di settore. E' strano che il presidente dei commercianti goriziani se la prenda con la "casta" ma salvi l'amministrazione comunale senza domandarsi cosa sia stato fatto in questi ultimi quattro anni per evitare la situazione attuale da parte di chi prometteva mari e monti, perfino il ripristino di un'anacronistica zona franca. Gorizia non riscontra solo le difficoltà nel commercio, ma anche nell'industria dove è ormai una grande impresa trovare occupazione e negli altri settori non finanziati dal "pubblico". C'è da sperare che sia questo il campo del più importante confronto fra prospettive politiche nelle primarie e nelle elezioni: mentre tante nuvole oscure si addensano all'orizzonte della storia attuale, come garantire la sostenibilità di un futuro possibile agli abitanti di Gorizia? Come più volte sottolineato a questa domanda non si può rispondere che con un soprassalto di relazione con i Comuni sloveni vicini. Ma al di là del Gect - contenitore ancora non allestito "grazie" alle incredibili lungaggini dei ministeri romani ma per il momento del tutto vuoto di prospettive- cosa è stato fatto i questi anni per migliorare le relazioni, per avviare una fruttuosa collaborazione, per pensare una specie di zona franca internazionale in grado di sopperire agli squilibri presenti in alcuni settori (vedi soprattutto benzina)? Cosa è stato fatto concretamente? La risposta (purtroppo) non è troppo difficile!

sabato 6 agosto 2011

E non siamo ancora "indignados"...

25 immigrati trovati morti l'altro ieri in una carretta del mare, la maggior parte per soffocamento alcuni a causa di percosse; più di cento morti annegati ieri al largo della coste libiche, addirittura si parla di mancato soccorso da parte della NATO.
Una guerra misteriosa che si combatte da mesi in Libia: non se ne sa nulla se non che la gente muore uccisa dai Gheddafiani (che tra l'altro sembra riempiano a forza le navi più scassate per inviare migliaia di poveracci in Europa - missile che crea ben più sconquassi di quello sparato contro la nave italiana), uccisa dai cosiddetti "ribelli" che ancora nessuno ha capito bene chi siano, uccisa dai bombardamenti Nato - con la partecipazione dell'Italia - gli obiettivi dei quali non sono chiari neppure ai "vertici" politici e militari (ma ci sarà ben qualcuno che guadagna qualcosa in questa carneficina che non "riscalda" neppure le deboli risorse dei movimenti nonviolenti?).
A dieci chilometri da Gorizia c'è un Centro di Identificazione ed Espulsione dal quale provengono notizie allarmanti, ma nessuno può verificarle perché ai giornalisti è vietato l'accesso e ai politici è richiesta una consistente anticamera; c'è anche un Centro per Richiedenti Asilo, dove si parla di soprusi e addirittura di violenze che non possono essere adeguatamente accertate per l'intrinseca fragilità degli "accolti" dal punto di vista giudiziario.
In Regione non viene raggiunto l'accordo sui diritti dei lavoratori del cosiddetto comparto unico: "non c'è il milione necessario" si dice - e nel contempo si stanziano 950mila euro per le "gabine" e il sempre più improbabile completamento degli ascensori da piazza Vittoria al Castello di Gorizia.
Centro destra e centro sinistra fanno a gara per "bere" la già riuscita a Genova identificazione squalificante tra "No Tav" e "black block" pur sapendo bene che le ipotesi alternative all'alta velocità in Val di Susa non sono neppure state prese in considerazione. Viene nel fratempo ventilata in Slovenia la costruzione di ben tre nuovi impianti idroelettrici sull'alto corso dell'Isonzo, anche a Gorizia qualcuno insiste ancora sulla diga a Straccis: è la fine della storia del "più bel fiume d'Europa"? del più importante "campo" di rafting e delle più rinomate scuole di kaiak? dei campeggi attorno a Caporetto e del turismo da mezza Europa?

venerdì 5 agosto 2011

Sull'Ospizio Marino

Nell’ormai lunga vicenda del Barellai, l’ex Ospizio marino, di Grado ci sono due avvenimenti certi: la chiusura del prezioso istituto un anno e rotti fa e il licenziamento dei dipendenti anche loro ormai ex di questi giorni. Il resto sono chiacchiere molto simili a tutte le promesse che hanno portato al deficit che è alla base della situazione attuale. Sono tante parole difficilmente verificabili, discussioni lunghe e anche accalorate ma “Verba volant, scripta manent” dicevano i nostri antenati latini e infatti con questo e altro ci avevano messo su un impero. E fino ad oggi le 3 cooperative individuate sembra non abbiano prodotto impegni concreti, si attende con ansia sabato; così come invito a verificare bene i termini e le condizioni contenuti nella variazione di bilancio regionale che destina € 1.500.000,00 a chi acquisterà l’ex Ospizio marino. E questa variazione rimanda al Decreto Nazionale Tremonti (anche lui da verificare bene, il Decreto non Tremonti) che permette l’aumento dal 60 all’80°/° ai soldini (i professionisti usano altre parole) mensili agli ex dipendenti. Parole, parole, parole … Il Barellai era unico e ricercato sia per la posizione geografica in un luogo ricco di salso –iodio sia per la qualità delle cure erogate. E sarà per chi acquista un affare a, si spera, assumere gli ex dipendenti e non per loro che vedono la loro professionalità sprecata in un lungo periodo di forzata pausa: in questo caso anche la professionalità socio assistenziale è centrale. Oggi c’è un rincorrersi di omaggi e rivendicazioni per (non) aver risolto la complicata vicenda. Invece continuano le voci su acquisti di appartamenti vicini a Via Amalfi e, tralasciando le Banche, ritengo che la Regione poteva e doveva muoversi prima: già a dicembre poteva deliberare l’erogazione di € per le riparazioni e poteva farlo anche prima e diverse altre iniziative, risparmiando tempo e denaro pubblico invece di moltiplicare i tavoli di confronto. Ha dimostrato ad abundantiam sordità e resistenza alle richieste delle organizzazioni sindacali e dei disabili. Certo non della Consulta che però ignorava (!) la non citazione del Barellai nei piani sanitari regionali 2010 e 2011, ma di migliaia di cittadini utenti e non dell’ex Ospizio marino. E il Comitato ha la responsabilità, secondo me, di essere stato poco battagliero. Restando in Provincia e facendo qualche semplice calcolo economico la non effettuazione delle cure al Barellai ha fatto risparmiare all’ ASS n. 2 Isontina almeno € 3.000.000,00 (si parlava di oltre 4.000.000, di € annui nell’apposita voce del bilancio aziendale per trattamenti all’Ospizio marino): non era opportuno far utilizzare meglio e prima questi residui che si sapeva sarebbero rimasti tali? E dove sta la tanto decantata (a parole) prevenzione? Ho un rammarico ed è quello di non aver insistito di più per azioni dimostrative quali l’incatenamento ai cancelli chiusi o l’occupazione simbolica degli uffici, in particolare dopo la notevole manifestazione di novembre; ma i timori di denunce e repressioni e le paure erano alte. Anche qui le questioni sono ribaltate: dove sta la violenza? In chi rivendica propri diritti o in chi chiude un’istituzione benemerita e funzionante? In chi vuole curarsi o in chi lascia senza cure abilitative e riabilitative (leggasi la Regione) migliaia di cittadini? In chi arriva a malapena a 1.000,00/1.200,00 € mensili o in chi ha usufruito o concesso notevoli prestiti bancari? Spero ardentemente che riapra e torni a funzionare il Barellai, ma su questa semplice richiesta ci sono nuvole temporalesche e … nebbie in Val Padana; sarei felicissimo di essere smentito.
Pino Ieusig

giovedì 4 agosto 2011

Contro-analisi di un sondaggio

Come prevedibile il post "analisi di un sondaggio" ha aperto un complesso dibattito nel quale interviene oggi a titolo personale "la compagnia dei transalpini" che da tempo collabora con il blog chiedendo per legittimi motivi di mantenere lo pseudonimo. Si attendono quanto prima nuovi contributi in questa delicata fase (a tutti i livelli!) di riflessione politica.

Non pensavamo fosse obbligatorio votare. E magari anche altri estremisti e ideologici lettori del blog non hanno votato semplicemente perché non gliene importava nulla. E poi siamo proprio contenti di essere estremisti e seguaci di un'ideologia contraria a quella dominante.
Perché questa ideologia dominante e moderata (moderata?) esiste ed è stata praticata negli ultimi 20 anni dalla destra e dalla sinistra, senza una visibile differenza. E sta distruggendo Gorizia.
E' un'ideologia che sta costruendo nuove abitazioni e gettando nuovo cemento in città, mentre gli abitanti diminuiscono e di case ce ne sono già a sufficienza. E' un'ideologia che lascia chiuse le case vecchie e abbandonati gli antichi palazzi storici. E' un'ideologia dominante (portata avanti, bisogna ripeterlo, da destra e da sinistra), che ragiona come se il futuro di Gorizia non importasse, che prevede di realizzare grandi opere inutili come gli ascensori al castello, il cui mantenimento sarà una tassa per le future generazioni. Un'ideologia pronta a fare parcheggi multipiani in cemento armato a Gorizia, perché a Gorizia davvero, non si trova mai un parcheggio e dei parcheggi multipiani come a Milano e a New York si sente proprio la mancanza. Un'ideologia che ha chiuso tutti i piccoli negozi del centro e che prevede e promette ancora di chiuderne altri, di aumentare la desertificazione della città costruendo due nuovi centri commerciali, quello di via Terza Armata (centro commerciale di sinistra con Gherghetta che ipotizza mille posti da commessa precaria per le ragazze goriziane) e quello di via Boccaccio (questo è di destra o di sinistra?) che peggioreranno ancora la qualità della vita in città, distruggeranno ancora il piccolo commercio, prosciugheranno ancora le economie locali, dissolveranno ancora i rapporti sociali fra i goriziani.
Un'ideologia di destra e di sinistra che vede il territorio come merce da svendere al mercato, che non riesce più a distinguere fra interesse privato e pubblico, a tutelare la città, a guardare al futuro, che ha smantellato la pianificazione pubblica e le regole, che sta saccheggiando e devastando la città per poter fare con i soldi di tutti, lavori che sembrano utili solo ad aumentare il conto in banca di pochi.
Vogliamo essere estremisti perché Gorizia è a un passo dal fallimento ed essere moderati significa soccombere nella gestione di questo stato di cose. Vogliamo essere ideologici, di un'ideologia contraria a quella dominante, come quelli che - quando tutti gli altri li chiamavano estremisti - sono partiti per poi vincere la battaglia referendaria sull'acqua, come quelli del movimento No Tav, come quelli delle proteste della scuola e dei precari, come le donne del “se non ora quando”.
Ideologici come tutti quelli che non pensano che “l'unica cosa positiva...venuta fuori in anni di disastri della politica” siano le primarie (ma guarda un po' anche queste “inventate” dal PD, ora sono viste bene anche dal PdL!!! Sarà un caso o è la stessa ideologia?) ma vedono con speranza e fiducia tutti quelli che vogliono partecipare alla costruzione di una maniera differente di vivere e far funzionare l'amministrazione comunale, come quelli che lottano per salvare la collina del castello.
Perché varrebbe la pena di chiedersi se la nuova immagine e la nuova politica di Gorizia, le sue condizioni reali, al di là di quello che raccontano i giornali, viene rappresentata dalle primarie oppure trasmessa dalle 10 associazioni che si battono contro gli ascensori. Quale critica all'esistente questi giovani, attivi e vitali, stanno promuovendo? Che bisogni portano, quale energia e quale conflitto esprimono? Perché non leggono i giornali (sono il passato, dicono) ma comunicano direttamente in rete? Perché cercano e trovano modo di raccontare le cose con un'inedita creatività, con feste in piazza e pannelli espositivi di informazione? Perché bypassano i partiti tradizionali e chiedono un'assemblea pubblica al sindaco? Saranno “ideologici” e faranno una politica “estremista” ma quando protestano per gli inutili ascensori al tempo stesso esprimono un'idea alternativa della città. Pensano a trasformarla e non a gestire l'esistente, vedono come vecchie e fuori tempo le persone che hanno guidato la città degli ultimi anni e non immaginano neppure possano esistere accordi tra capi partito, regolamenti e manifesti in vista delle primarie. Primarie e sondaggio? E perché mai dovremmo partecipare a quel sondaggio, pensano?
Sono giovani che non vanno usati come bacino elettorale ma dovrebbero essere invitati ad “entrare in politica”, resi protagonisti e coinvolti con un vero e difficile processo partecipativo. Perché non sta nelle primarie ma in questi giovani e nel loro modo di muoversi, su questi temi e in queste cose la frontiera della politica per il cambiamento e per il futuro di Gorizia.
la compagnia dei transalpini

mercoledì 3 agosto 2011

Analisi di un sondaggio

Nella riunione di ieri sera al Forum mi pare che la prima cosa da fare era una piccola analisi del sondaggio. Invece si è preferito dire qualcosa qua e là o fare battute. Dico subito che io ho votato per le primarie ma in subordine avrei potuto votare per il terzo quesito e anche un po' per il quarto. Non per il secondo (presentazione diretta di un candidato) che mi pare il più estremo, il più ideologico, quello che maggiormente si può inquadrare nella sinistra dei partitini, elitaria, perdente.
Ma quel sondaggio secondo me dice diverse altre cose e induce a porsi delle domande. Intanto che ci son stati pochi voti e forse ci si aspettava qualcosa in più. Ma il blog evidentemente lo leggono in pochi e quello è il risultato: 28 voti (20,5,2,1). Il sondaggio doveva durare ancora un mese e invece lo si è chiuso in anticipo perchè c'è stata la chiamata a una riunione del centrosinistra per preparare le primarie (menomale!). Evidentemente si è acquisito subito il risultato del sondaggio. Correttamente ma a malincuore, a quanto sembra.
Perchè in pratica si è verificato questo. Il gruppo dirigente del Forum (Andrea Bellavite, Anna Di Gianantonio e altri 3) hanno votato per la presentazione diretta di un candidato (voti 5) mentre per le primarie hanno votato in 20, la stragrande maggioranza (nel piccolo) dei votanti. Un risultato che la dice lunga sulla situazione del Forum. A me è servito molto quel sondaggio perchè ora la situazione mi è chiara. Purtroppo.
Pensavo che il Forum in questi anni, soprattutto con l'esperienza del consiglio comunale, avesse contribuito a creare un gruppo di persone preparate e di validi amministratori, una parte di classe dirigente cittadina che da altre parti latita clamorosamente. E forse è anche vero. Ma c'è questa riserva mentale che viene fuori nei monenti delle decisioni (Le primarie? Le accettiamo ma ci vuole "ben altro"...Ma che cosa d'altro se è forse l'unica cosa positiva - con tutti i distinguo che si vuole - venuta fuori in anni - decenni - di disastri della politica!). Riserva mentale che è forse anche supponenza.
A proposito. Mi ha colpito molto la citazione di Baudrillard che Andrea ha proposto qualche giorno fa. Semplicemente incomprensibile sin dalla prima riga. Secondo la peggiore (non la migliore, che è altra) tradizione sessantottina. Penso proprio che quei 20 che hanno votato come me non abbiano capito nulla di quella "riflessione".
Scusate se il mio cervello funziona a scoppio ritardato ma questo è quanto.
Dario Stasi

martedì 2 agosto 2011

News from the elevators

Stando al quotidiano locale l'allineamento dei pianeti avrebbe sortito l'effetto: 750mila euro per le cabine degli ascensori al castello più 200mila per eventuali variazioni di progetto (o forse per le spese derivate dai mesi di stallo nei lavori, prima a causa della casetta di via Franconia e ora del "blocco" imposto dalla Soprintendenza dato il - ben prevedibile - ritrovamento di reperti archeologici). La Regione "tondo-valentiana" in tempi di grande crisi per risparmiare esclude parte degli immigrati dall'accesso ai servizi sociali, nel contempo rifiuta di discutere i privilegi della propria "casta" ed eroga ulteriori due miliardi di vecchie lire agli inutili ascensori da piazza Vittoria al Castello (60 metri di dislivello!!!)
Insomma, come scritto negli articoli odierni, l'ascensore deve andare avanti "senza se e senza ma", almeno da parte dell'amministrazione comunale la quale, è bene ricordarlo:
- da anni evita qualsiasi incontro pubblico finalizzato a spiegare ai cittadini come sarà trasformata la collina del Castello.
- non ha tuttora presentato a tutti una plausibile aggiornata previsione dei costi di gestione del delicato marchingegno.
- non ha mai predisposto una proiezione riguardante il rapporto tra costi e benefici in termini di ricaduta turistica: da notare che "se" si prende per vero il dato trionfalmente sbandierato dall'assessore Devetag di 48mila visitatori al Castello nel 2010, "se" si suppone che di questi 48mila nemmeno uno sia entrato due volte e "se" tutti - nessuno escluso - sono da considerare potenziali utilizzatori degli ascensori... se così fosse si tratterebbe di 131 visitatori al giorno, con una cabina che ne dovrebbe contenere 40 alla volta!
- non ha mai preso in considerazione l'ipotesi - anche da questo blog riproposta - dell'esistenza di un sito archeologico importante sotto le fondazione dell'attuale castello, definendo addirittura "un muretto" quella che potrebbe essere la più antica testimonianza dell'esistenza in loco di insediamenti abitativi precedenti il famoso 1001.
E così via... di se e di ma ce ne sono abbastanza per riempire un'enciclopedia; ai goriziani non resta altro che aspettare la primavera 2012 per cambiare il segno politico dell'amministrazione e sollecitare chi vincerà le elezioni a riparare i danni che sono già stati inferti all'immagine della città.