martedì 31 maggio 2011

Non resta che tentare la sorte

Il Comune di Gorizia presenta alcune iniziative nel mese di giugno e l'assessore al welfare per sopperire alle crescenti necessità dei cittadini riscopre niente meno che l'antica tombola di San Pietro e Paolo (o del 29 giugno che dir si voglia). Il sindaco annuncia che l'incasso sarà devoluto in parte a sostegno delle attività della Conferenza di san Vincenzo de Paoli e in parte al comitato Voglio nascere a Gorizia. Non si capisce bene perché proprio la san Vincenzo, quando esiste un emporio della solidarietà sostenuto dalla Caritas e da tutte le altre realtà associazionistiche cittadine impegnate sul "tavolo delle povertà"; meno che meno si capisce il fatto che ad esprimere la soddisfazione per la scelta dei destinatari sia Francesco Del Sordi, "in qualità non di assessore - si premura di rimarcare - ma di membro del Comitato Vogliamo nascere a Gorizia". Come dire che Romoli potrebbe controllare i conti del Comune "non in qualità di sindaco ma di commercialista"! In altre parole, il Comitato non ha nessun altro in grado di rappresentarlo? E ancora, come può un membro di una Giunta comunale essere nel contempo tra le "anime" di un Comitato di cittadini, cioè di un organismo che dovrebbe proprio avere come primo interlocutore la stessa Giunta comunale?
Tanto più - e qui casca l'asino - che se a livello regionale fosse vero ciò che molti affermano (e non possono non saperlo Romoli, Romano e Del Sordi) il destino del Punto nascita di Gorizia sarebbe già segnato non da oggi ma da molto tempo: in questo caso il ventilato contributo "via tombola" al Comitato sarebbe una vera e propria presa per i fondelli anche nei confronti di chi con convinzione lotta per ottenere ciò che ritiene essere un proprio diritto.

lunedì 30 maggio 2011

Un nuovo 25 luglio

Batosta senza precedenti per il centro destra nazionale: i ballottaggi demoliscono il Pdl (ma anche ridimensionano la Lega Nord) e impressionano non soltanto per le "conquiste" ma anche per le proporzioni, in particolare sulla piazza di Milano e su quella di Napoli. Anche in Regione trionfa ovunque il centro sinistra (unica eccezione Cordenons), con a gonfie vele il Comune e Provincia di Trieste e i Comuni di Pordenone e Monfalcone (auguri di cuore a Silvia Altran e alla sua "squadra"!).
Valutazioni politiche "a caldo".
Anzitutto è finito - e dal suo punto di vista nel peggiore dei modi - il berlusconismo; la maggioranza degli italiani ha dimostrato inequivocabilmente di non poterne più e il Capo del Governo dovrebbe trarne quanto prima le conseguenze per evitare di attraversare le forche caudine di un ormai prossimo 25 luglio. Tanto più che i suoi "fidi" già da parecchio stanno cercando di saltare giù dalla barca che affonda, cercando di raggiungere quanto prima nuove sponde.
Stravincono i candidati non PD del centro sinistra, anche se in Friuli Venezia Giulia Cosolini, Bassa Poropat e Silvia Altran ottengono ottimi risultati. E stravincono in due modi diversi: attraverso le primarie di coalizione "celebrate" nell'autunno precedente (Milano, Cagliari) e attraverso il primo turno elettorale (Napoli). Il segnale è che occorre un programma comune, ma che non esistono dogmi in fatto di strategie, soprattutto quando le differenze sono molto marcate e gli "alleati" si dimostrano leali.
Non sono "tutti uguali", la gente sa distinguere la campagna elettorale di chi propone progetti e percorsi autenticamente innovativi e sostenibili da chi "spara" promesse e alza la voce urlando l'affrancamanto dalle multe e dalla demolizione delle case abusive. E non crede più alle promesse a scatola chiusa, quelle che hanno caratterizzato l'oggi finito "ventennio" berlusconiano (ma anche molti suoi discepoli di "casa nostra").
Forse la devastata collina del Castello di Gorizia (dove è facile prevedere che mai funzioneranno i famigerati "ascensori") resterà ai posteri come locale monumento a un'epoca politica caratterizzata dall'inconsistenza e dalla povertà culturale dei suoi principali rappresentanti!

Ancora sui referendum

In attesa dei risultati dei ballottaggi è bene ricordare ancora i referendum dei prossimi 12 e 13 giugno. Si tratta di un appuntamento di grande importanza, con ogni probabilità il raggiungimento del quorum potrebbe costituire la spallata finale all'ormai agonizzante governo Berlusconi: il tentativo di "silenziare" i quesiti - di enorme peso per ciò che concerne il nostro futuro esistenziale (quello sul nucleare), economico (i due sull'acqua pubblica) e politico (legittimo impedimento) - sembra ormai irrimediabilmente fallito. La campagna "di base" porta a porta sta ottenendo risultati del tutto insperati e ormai molti indicatori prospettano il clamoroso raggiungimento dell'obiettivo, frutto più dell'iniziativa dei "comitati" che degli apparati partitici. Occorre intensificare le azioni, coinvolgendo più possibile le persone in un'indispensabile opera di sensibilizzazione e informazione.
Anche i referendum consultivi comunali di Gorizia assumono a questo punto un valore che va anche al di là della peraltro significativa formulazione dei quesiti: l'abolizione del quorum per la validità del referendum consultivo, la trasformazione del Comitato dei Garanti finora segnalatosi per aver "bocciato" tutte le proposte (quelle per cui si vota sono state ammesse per diretto intervento del Tribunale), la proposta di delibera di iniziativa popolare.
La maggioranza in Consiglio Comunale ha tentato di disinnescare i referendum - probabilmente mirando alla ridicolizzazione dell'istituto - approvando una delibera assurda nella quale si stabilisce che i goriziani potranno votare i referendum nazionali il 12 e il 13 giugno con gli stessi orari previsti nel resto d'Italia, mentre quelli "comunali" potranno essere votati solo domenica 12 giugno, e soltanto fino alle ore 20. Si può prevedere loa confusione che ne deriverà, tanto più che il Comune finora non ha dato la sensazione di voler informare granché i cittadini. Per questo il raggiungimento del quorum è una vera e propria missione impossibile che - se realizzata - non potrà che far tremare l'establishment politico e culturale della città. Perché non provarci?

martedì 24 maggio 2011

Verso i referendum... memorandum

In ogni caso occorre sconfiggere la tentazione astensionista. Essa riguarda i referendum nazionali, finora altamente penalizzati a livello mediatico e partitico ma dati "in avanzata" da tutti i sondaggi, grazie soprattutto al lavoro di base portato avanti quotidianamente dai "comitati". Ma riguarda anche i referendum comunali di Gorizia (i quesiti sono riportati a lato, nello spazio fisso del blog dedicato agli "avvisi"): essi non sono soltanto "azzerati" da un silenzio generale ma risultano anche penalizzati dalle scelte assurde imposte dalla maggioranza al Consiglio Comunale. Mentre i "nazionali" possono essere votati domenica 12 e lunedì 13 giugno quelli "comunali" saranno appannaggio degli elettori soltanto la domenica e solo fino alle 20, non alle 22: si può solo immaginare la confusione che ne deriverà. Per questo sarà indispensabile ricordare a tutti i cittadini abitanti nel Comune di Gorizia che se vorranno apporre 4 "sì" nazionali e 3 "sì" comunali dovranno recarsi alle urne solo la domenica, e prima delle ore 20. Ovviamente ciò vale anche per chi volesse votare "no" e ritenesse comunque importante il raggiungimento di un quorum a livello nazionale e cittadino a tutela della partecipazione e della democrazia diretta.

sabato 21 maggio 2011

Si vis pacem para bellum?


Straordinario il lavoro delle decine di persone che hanno reso possibile la realizzazione di E' Storia anche quest'anno. Buon movimento di goriziani e non, molte scolaresche affollano questa mattina le "tende". All'Apih Flavio Lotti e Albino Bizzotto raccontano cos'è la pace, in altre tende si spiega come si fa la guerra. In piazza Battisti, sotto il monumento a Enrico Toti stazionano i carri armati e i blindati della Pozzuolo, nella "notte bianca" migliaia di persone - soprattutto giovani - occupano il Centro in un'inedita festa popolare. Insomma, come negli anni precedenti la manifestazione procede tra alti - tanta partecipazione, interventi e relatori qualificati, ampia cassa di risonanza per la città a livello nazionale, ricca offerta bibliografica, ottima organizzazione - e bassi - eccessiva centralizzazione delle scelte direzionali, mancanza (almeno apparente) di una linea propositiva al di là di un'improbabile "par condicio" tra ragioni differenziate, centratura inevitabilmente commerciale quest'anno con alcune assenze tra gli stand che si fanno notare.
Nello specifico l'idea emergente sembra essere quella di una storia in cui la guerra è una triste ma inevitabile necessità e l'ostentazione dei mezzi militari in piazza orientano a far capire che "si vis pacem para bellum". Cioè il contrario di ciò che è stato sostenuto dai movimenti per la pace dal dopoguerra fino a oggi. Mala tempora currunt...

venerdì 20 maggio 2011

News sugli ascensori al Castello

Dal Coordinamento delle Associazioni contro l’Ascensore di Gorizia si riceve e ben volentieri si pubblica:
Sabato 21 e domenica 22 maggio 2011 il Coordinamento delle Associazioni Contro l'Ascensore di Gorizia, alla luce della più volte rinnovata promessa di presentare alla cittadinanza il progetto dell’impianto di risalita verso il castello di Gorizia, finora sempre disattesa, esporrà sotto il porticato nei pressi della Ca.Ri.Go. in C.so G. Verdi una ricostruzione di quello che sarà l’impatto visivo dell’opera una volta completata.
La ricostruzione, effettuata dopo aver studiato l’ultimo progetto esecutivo del 2010, attualmente in fase di realizzazione, ha unicamente lo scopo di presentare ai cittadini quello che, con buona approssimazione, diverrà l’aspetto definitivo e non più reversibile del colle del castello a lavori ultimati, affinché essi possano, finalmente, prenderne visione.
L’iniziativa completa idealmente la manifestazione “Oh, che bel castello…”, svoltasi in P.zza Vittoria lo scorso 19 marzo con notevole successo di pubblico, e si prefigge di informare con sempre maggiore accuratezza la popolazione, affinché quest’ultima sia nelle migliori condizioni per potersi fare un’opinione ed effettuare conseguentemente un bilancio dei costi e dei benefici che l’ “ascensore” dovrebbe apportare alla città. Invitiamo quindi la popolazione a prendere visione degli elaborati grafici e delle ricostruzioni, che verranno appositamente esposti per due giorni consecutivi in un luogo facilmente raggiungibile e centrale.
Per ulteriori informazioni e per la firma della petizione online si può
consultare online il sito http://www.gagoriziano.org/coasgo/.
Coordinamento delle Associazioni contro l’Ascensore di Gorizia: Ambiente Italia, Forum per Gorizia – Cultura, Gruppo Archeologico Goriziano, Gruppo Scout Agesci Gorizia 2, Gruppo Scout Agesci Gorizia 3, Legambiente Gorizia, WWF Isontino "Eugenio Rosmann", Gruppo Culturale Mediaart, Gruppo Storico Principesca Contea di Gorizia
Italia Nostra – Gorizia.

Destra nel marasma

A Milano e Trieste non ci possono essere molti dubbi, il ballottaggio sarà vinto dal centro sinistra; meno sicura è la situazione di Monfalcone, dove Cisint può "aggiudicarsi" i voti attribuiti alla lista di Blasig e le ben tre liste minori della sinistra non sono troppo entusiaste dell'apparentamento con la Altran; assai incerta e per questo assai interessante la realtà di Napoli, con l'Idv alle prese con difficili ma non impossibili alleanze in grado di portare a un risultato clamoroso.
Il centro destra e la destra perderanno i confronti di Milano e Trieste non tanto per il peraltro cospicuo divario esistente rispetto ai candidati "vincenti" quanto per aver dimostrato nei giorni successivi al voto una totale disaffezione all'attuale "sistema" berlusconiano. Una delle ragioni dei trionfi passati stava proprio nell'entusiasmo travolgente e spesso carico di arrogante presunzione che aveva consentito "ribaltoni" assolutamente imprevedibili fino al giorno del voto (ne sa qualcosa Illy, convinto di stravincere le ultime "regionali" fino all'apertura dei sigilli!).
Questa volta i rappresentanti della destra parlano da sconfitti e non offrono a chi ha preferito astenersi alcun motivo che giustifichi la partecipazione ai ballottaggi del week end di fine maggio. Non solo, tutti cercano più o meno esplicitamente di smarcarsi dal "capo", cercando la pole position nella corsa ormai evidentemente aperta per la successione. A molti la sconfitta elettorale è sembrata un toccasana per accelerare l'inevitabile cambio della guardia, prima che diventi troppo tardi.
Cioè prima che il centro sinistra ritrovi la sua anima vincente, quella che ha portato Pisapia, De Magistris oltre che l'intero settore "a sinistra" a dimostrare che non c'è più tempo per gli equilibrismi e che il Paese è di nuovo maturo per una reale e concreta alternativa di Governo.

giovedì 19 maggio 2011

The day after

La vittoria di Gherghetta è stata ovunque netta, già si è dato onore al merito di un quinquennio di discreta amministrazione, di una strategia elettorale che è riuscita a unire tutto lo schieramento del centro sinistra e di una campagna un po' "spettacolare": le battute al vetriolo su Blasig e le boutades sui 20mila posti di lavoro a tempo indeterminato e 80mila a tempo determinato hanno raggiunto se non altro l'obiettivo del "basta che se ne parli".
E' difficile non dare ragione al segretario cittadino Cingolani quando parla di "un grande successo" riferendosi al quasi 30% e mezzo ottenuto dal pd nella città di Gorizia, davvero un risultato storico, sottolineato anche dalla performance di un giustamente esultante Mauro Mazzoni che ha portato il suo collegio elettorale (Gorizia V) dal 21,72 (Ulivo 2006) al 34,48 (pd 2011). Finalmente ci saranno tra l'altro diversi goriziani in Consiglio provinciale, Gironcoli Cernic Sosol e lo stesso Mazzoni per la maggioranza, Cosma Obizzi Silli e Zotti per la minoranza.
Prima di dare per scontato che il "modello provinciali" possa essere applicato tout court anche nelle elezioni comunali del 2012 occorre dare risposta ad alcuni interrogativi importanti.
Anzitutto il risultato complessivo di Gorizia indica come maggioritario lo schieramento che sostiene il sindaco Romoli, più o meno attestato sulle posizioni di quattro anni fa (52 e passa per cento): è vero che Fli/Stefano Cosma e Udc si sono presentati defilati (e con non entusiasmante risultato) in Provincia, ma che sia possibile un'alleanza differente in occasione della prossime "comunali" è tutto da dimostrare - tenendo presenti anche gli ottimi rapporti politico/personali che continuano a intercorrere tra Romoli, Cosma, Zappalà e compagnia bella. Insomma, molta acqua deve passare sotto i ponti nei prossimi mesi...
In secondo ma non meno importante luogo occorre domandarsi perché così poca genete è andata a votare; è vero che nel 2006 c'era la concomitanza inevitabilmente trascinante delle "politiche", tuttavia il dato rimane impressionante: lo stesso pd, passato dal circa 25.70 dell'Ulivo 2006 al 30.43 attuale, incassa una contrazione di 1862 voti (3522 contro i 5374 del 2011), con la perdita quindi del voto di circa un proprio elettore su tre. in altre parole, l'astensionismo non ha colpito soltanto il centro destra e una simile disaffezione all'esercizio del diritto democratico deve temperare le grida di vittoria.
Se il centro destra si lecca un po' ovunque le ferite e prepara una quasi impossibile (più per le divisioni interne che per la forza dei numeri) rimonta a Milano, Trieste, Monfalcone e altrove, il centro sinistra è chiamato a un immediato riscontro: i referendum di giugno bussano alle porte e nonostante qualche timido segnale incoraggiante l'informazione è sempre scarsa quando non nulla. A Gorizia ci saranno anche i "consultivi" anomali (perché grazie a un fuffigniesso dell'attuale maggioranza comunale si terranno solo la domenica 12 giugno e non il lunedì successivo, in sede prossima ma non coincidente e con orari diversificati), il cui esito difficilmente potrebbe suscitare grandi ottimismi...
Subito dopo sarà tempo di riprendere il percorso di concertazione già avviato da mesi per cercare di trovare le migliori soluzioni possibili per riportare fiducia e voglia di partecipazione nel cuore dell'intero elettorato.

lunedì 16 maggio 2011

Chi vince chi perde chi pareggia

Ormai delineati gli scenari post elettorali.
Chi ha vinto? Sicuramente Pisapia, clamorosamente davanti alla Moratti a Milano, a un passo da un risultato che altro non si potrebbe definire se non "storico"; Fassino, vittorioso al primo turno senza rivali a Torino; Merola con ogni probabilità già da stasera sindaco di Bologna; De Magistris, con un successo personale e la conquista del ballottaggio a Napoli, un risultato ben superiore a quello della lista che lo sostiene e di parecchi punti "davanti" al candidato pd. "Chez nous" ha vinto molto bene il riconfermato presidente della provincia Gherghetta e hanno vinto alcuni sindaci di piccoli comuni equamente divisi tra centro destra e centro sinistra. Allargando lo sguardo ha vinto un po' ovunque la parte sinistra del centro sinistra e nel caso più clamoroso (appunto Milano) ha avuto grande parte l'effetto Vendola; ha vinto l'idv, anche ma non solo per il "botto" di Napoli; ha vinto la già sperimentata coalizione del centro sinistra (ma provinciale!) goriziano, pd/idv/sel/fc.
Chi ha perso? Senza dubbio Berlusconi, sconfitto pesantemente in casa, alla prima prova concreta di un declino che ormai sembra irreversibile; ha perso il suo pdl (suo perché è sua responsabilità la personalizzazione delle strategie e dei simboli) della provincia di Gorizia e la sua candidata presidente mai apparsa realmente in corsa durante la campagna elettorale; ma hanno perso di brutto anche Bossi e la sua Lega che si attendevano sfracelli e si sono ritrovati a mani vuote. La resa dei conti è ormai vicina, ma l'aria che tira fa prevedere che i lumbard non avranno più tanta fretta in merito a un ritorno anticipato alle urne. Nella lotta interna alla sinistra ne escono piuttosto malconci i "comunisti" dell'omonima federazione, ovunque surclassati dalla sel vendoliana. Con qualche rimpianto per l'unità di un tempo che aritmeticamente avrebbe consentito oggi alla sinistra un risultato inimmaginabile...
Chi ha pareggiato? Hanno pareggiato tutti gli altri, la presidente uscente della provincia di Trieste Bassa Poropat che pur avendo raggiunto il 49% al primo turno non ha davanti a sé un ballottaggio passeggiata contro il forte candidato del centro destra Ret; hanno pareggiato centro destra (Cisint) e centro sinistra (Altran, comunque in vantaggio) a Monfalcone, dove il primo turno non ha sciolto i dubbi, anzi ha aumentato quelli di coloro che non avevano visto di buon occhio ben quattro liste di sinistra in lizza (con risultati disastrosi, soprattutto gli un tempo ben più solidi "Cittadini" relegati all'ultimo posto della classifica provvisoria); Cosolini e Antonione che daranno senz'altro vita a un interessante duello per sostituire il sindaco Dipiazza; ballottaggio anche a Pordenone dove il candidato di centro sinistra ce la dovrebbe fare, sospinto dal vento della buona amministrazione dell'uscente Bolzonello. E hanno pareggiato anche i "terzopolisti", ago di una scomoda bilancia che li dovrà portare comunque a scegliere tra una sinistra da sempre aborrita e una destra berlusconiana da poco tempo con clamore abbandonata: ago della bilancia, ma di fatto assai poco remunerato dagli elettori che hanno riservato ad essi soltanto briciole.
E adesso? Adesso occorre aspettare i ballottaggi, nel frattempo impegnarsi più che si può per far conoscere i referendum ai cittadini: oggi il "consultivo" regionale sul nucleare in Sardegna (chissà perché lì poteva essere accorpato alle amministrative e da noi no?) ha superato di slancio il quorum e i risultati non si faranno attendere: è un buon segnale in vista delle bistrattate consultazioni del 12 e 13 giugno.

Buona presidenza, Enrico Gherghetta!

Primi risultati, prime impressioni.
In Provincia di Gorizia vincono in modo convincente due protagonisti: Gherghetta da una parte, l'astensionismo dall'altra. Il secondo si spiega con una campagna elettorale senza particolari emozioni e senza una precisa indicazione relativa all'importanza da attribuire oggi come oggi all'ente locale "provincia"; i dati dimostrano che là dove non c'era il voto per i Comuni (come nella città di Gorizia, ai minimi storici) molti elettori forse non si sono neppure resi conto che c'erano delle elezioni.
Onore al merito invece del primo: vince al primo turno con un margine abbastanza netto risparmiando così a tutti il "passaggio" del ballottaggio; tutti i partiti che l'hanno sostenuto se la sono cavata discretamente, il pd ha oltrepassato ampiamente il 30% quasi "doppiando" il pdl, sel è andata oltre le previsioni e anche la federazione della sinistra ha sfiorato onorevolmente il 6%(come dire che l'antico Arcobaleno avrebbe ottenuto addirittura un 14-15%!!!), anche l'idv non si può lamentare. Più che il programma per il futuro sono stati evidentemente convincenti cinque anni trascorsi con qualche lode e senza alcuna infamia: un passaporto sufficiente a sbaragliare una concorrenza tutt'altro che agguerrita, incapace di proporre una seria alternativa in grado di giustificare il comune e costante richiamo alla "novità".
In completa controtendenza i risultati di Gorizia città, dove Gherghetta resta molto lontano dal 50%, la Vecchi non fa sfracelli mentre Stefano Cosma raggiunge un lusinghiero 14%: qui il pd formato Cingolani ottiene un discreto 30%, così così gli alleati, si fa fortemente notare l'assenza del simbolo Forum per Gorizia...

domenica 15 maggio 2011

Gorizia fuori dal giro

Nelle recenti dichiarazioni del presidente del Mittelfest Devetag ricorreva la sottolineatura dell'importanza culturale del "triangolo" regionale Villa Manin/Aquileia/Cividale: le sue affermazioni sembravano orientare a una nuova edizione del Mittelfest "sconfinante" da Cividale verso le due località citate. Nessuno mette in dubbio l'importanza storica di Aquileia, più discusse anche se generalmente apprezzate le iniziative incentrate su Villa Manin.
Ma quando aveva preso in mano il timone della manifestazione che avrebbe dovuto essere tenuta a Gorizia/Nova Gorica e che invece si tiene a Cividale, Devetag non si era premurato di sottolineare le "ricadute" culturali proprio per la nostra città? La quale invece stavolta non viene neppure nominata, la sua "centralità" rimane confinata alle baldanzose dichiarazioni ai giornali del giorno in cui era stato nominato. Ormai quasi tre anni fa...

Omofobia: "e chi se ne frega!"

L'omofobia è uno dei tanti venefici frutti dell'ignoranza. Per prevenirla c'è un unico metodo: l'informazione. Pertanto chi rifiuta l'informazione impedisce la prevenzione e di fatto rallenta una lotta per la civiltà.
E' il caso del sindaco Romoli la cui Giunta non ha concesso il patrocinio alla campagna con la quale Arcigay e Arcilesbica regionale stanno sensibilizzando il territorio, sostenuti da enti locali di centro destra e di centro sinistra. La motivazione è risibile ("non patrociniamo inziative che non abbiano carattere esclusivamente locale") e inoltre non spiega la mancata risposta alla richiesta: domandare è lecito, rispondere è cortesia.
In realtà Romoli non si può appellare a una semplice distrazione perché è recidivo: già l'anno scorso era stato "interrogato" in Consiglio Comunale in merito alla mancata risposta a una simile domanda riguardante un (assai apprezzato) programma di interventi nelle scuole sullo stesso tema; anche in quel caso molte amministrazioni avevano espresso il proprio appoggio e il Comune di Gorizia non si era premurato neppure di rispondere alla lettera dei promotori.
A questo punto un'interpretazione possibile è quella classica: il sindaco "populista" non può dire "sì" per non scontentare una parte cospicua del suo elettorato (quella che fa capo ai cattoliberisti presenti anche in Consiglio Comunale), non può dire "no" per evitare spiacevoli incomprensioni con un'altra parte del suo elettorato più "laica". Preferisce non rispondere e non lasciare in giro documenti, sperando - purtroppo motivato dai fatti - nella rapida dimenticanza dei cittadini.
Un copione già sperimentato con successo non rispondendo quasi mai per iscritto alle interrogazioni e interpellanze consigliari, non presentando ai cittadini i progetti sugli ascensori (promessi ormai da un anno), non prendendo in considerazione le richieste di patrocinio "scomode", insabbiando la richiesta - da lui stesso proposta incautamente ai giornali e poi "negata" - di controlli antidoping sui consiglieri comunali, ecc.
E tirando avanti per la propria strada "fregandosi" (per rubare l'espressione al ministro Tremonti al quale "non frega nulla delle spiagge") del parere di chi la pensa diversamente...

mercoledì 11 maggio 2011

Ultimi giorni di campagna

In questa soporifera campagna elettorale "provinciale" circola un dato strabiliante, sempre che sia capito (o espresso) in modo adeguato. Nel programma ufficiale di Gherghetta si rivendica la creazione negli ultimi cinque anni di "20mila posti di lavoro a tempo indeterminato". Qualcuno pensava a un'interpretazione del tipo "in questi cinque anni sono stati realizzati in tutta la provincia di Gorizia 20mila incarichi a tempo indeterminato"; oggi l'assessore in pectore Portelli precisa che i 20mila sono da ascrivere proprio al ruolo degli uffici della Provincia. Ovvero, mediamente ogni giorno - grazie all'amministrazione provinciale uscente - circa 200 persone avrebbero trovato un posto di lavoro a tempo indeterminato.
Il dato è impressionante, richiede una spiegazione oppure - se confermato - bisognerebbe proporre al presidente uscente di "puntare" a qualche sedia ben più alta di quella provinciale!
Nel frattempo gli altri candidati navigano a vista. La Vecchi dice cose interessanti (per esempio: "non uso la parola "minoranza" perché ogni soggetto culturale in questo territorio è una grande ricchezza per tutti e deve essere riconosciuta la dignità di tutti, indipendentemente dai numeri"), ma il suo nome compare accanto a quello di Berlusconi e i suoi mentori sono personaggi che sicuramente non condividono certe sue espressioni: peraltro essi sembrano non preoccuparsi d'altro che di vincere la battaglia interna tra "romoliani" e "valentiani". Perché poi si sia presentato anche Cosma non è ancora ben chiaro, se non per portare un certo scompiglio in un centro destra evidentemente in difficoltà; sarà interessante capire da che parte si schiereranno i "stefanocosmiani" in un eventuale ballottaggio, la "ragione" direbbe "a sinistra", il "cuore" "a destra". Ma se vincesse la ragione sarebbe necessaria una verifica nella maggioranza in Comune di Gorizia: come potrebbe uno Zappalà stare in una maggioranza di centro destra in Comune e in una maggioranza di centro sinistra in Provincia?

martedì 10 maggio 2011

Politica e rinnovamento generazionale

La cultura occidentale è pregna del concetto che l’esperienza è patrimonio dei più anziani.
Verissimo e ineccepibile.
Lo assumiamo dall’arte: santi e discepoli sono sempre rappresentati barbuti (simbolo di solennità e potere) e canuti (segno di esperienza e conoscenza).
Ma lo ribadisce anche Ludovico Ariosto, che nell’”Orlando” non a caso parla di Carlo Magno identificandone la maturità morale e politica con la barba canuta. E lo schema sociale della famiglia patriarcale dove il capostipite più anziano era il depositario della verità più profonda è il modello di aggregazione sul quale si è basata nei secoli la struttura sociale mediterranea ed europea.
La secolarizzazione dei modelli sociali che ha caratterizzato gli anni sessanta sembra però avere portato a uno snaturamento di questo modello solo laddove conveniva: dimentichiamo a casa gli “inutili” anziani, ma affidiamoci ancora agli anziani ricchi e potenti per guidare anima, spirito e governo…
Siamo in una società che sotto il profilo della ricerca scientifica è pronta da decenni a premiare l’iperspecializzazione, concetto che può consentire anche a un giovane, in pochi anni di assidui studi, di divenire depositario di conoscenze immense.
Eppure a livello politico – di fatto – riconosciamo che un “Pinco Pallino” qualunque possa rappresentare ministeri tanto specialistici quanto quello della Cultura, delle Infrastrutture, della Famiglia, degli Interni, ecc… e con quale preparazione?
Quella del “TUTTOLOGO” che passa dall’Agricoltura agli Esteri passando per l’Attuazione del Programma???
Forse però il modello ecclesiale un suggerimento ce lo può ancora fornire: anche se colà chi comanda bene o male viaggia sulle stesse età anagrafiche dei nostri politici, il giovane che vuole accedere a tale struttura:
- conosce i valori ai quali ispirarsi,
- impara e persegue chiare regole da rispettare,
- lavora allo scopo di perseguire il bene dell’Organizzazione e delle relativa Mission…
Forse che nel modo laico qualcosa del genere una volta si chiamava “Partito Politico”?
Una politica zeppa solo di individualismi di alto, medio e basso spessore può invece solo favorire una marea di “free lance” liberi battitori che possono vendersi al miglior offerente (emblematico il “caso dell’On. Scilipoti” del 14 dicembre) poiché costoro perseguono la carriera del “SE STESSO” e non il bene pubblico.
E la carriera del “SE STESSO” accresce di valore con l’aumentare dell’età e con la progressiva sedimentazione di amicizie, legami, scambi di favore…
Giovanni Civran

lunedì 9 maggio 2011

Ringiovanire la politica: come?

Secondo lo scrittore Ferdinando Camon il Papa avrebbe richiamato con forza i politici italiani tra le righe dei suoi discorsi pronunciati ad Aquileia e a Venezia. Avrebbe sottolineato la necessità di una classe di rappresentanti del popolo più giovani e più "morali", intendendo con tale aggettivo maggiormente orientati ai valori cristiani. Se le cose stessero realmente così come non essere in accordo con i pronunciamenti pontifici: alzi la mano chi non vorrebbe un rinnovamento generale dei "volti" che da trenta e più anni affollano le stanze del potere; e chi non vorrebbe essere governato o amministrato da persone serie e davvero preoccupate del bene comune. Il problema è che - una volta detto "cosa" e suscitato l'inevitabile consenso di un intero arco parlamentare pronto a ginuflettersi perché "Parigi val ben una Messa" - sarebbe anche il caso di dire "come". Un "come" non facile neppure per Ratzinger e la cattolicità da lui presieduta visto che lo stesso papa è ben oltre gli 80, ai vertici vaticani da almeno trent'anni e che la cerchia dei vescovi che lo circondavano ad Aquileia e a Venezia non induceva certo a pensare al da lui giustamente auspicato "ringiovanimento" e "rinnovamento" delle strutture di governo!

domenica 8 maggio 2011

Gallerie della memoria


La galleria di Trento, presentata anche dal sindaco Romoli come esempio da seguire per la "Bombi" di Gorizia, in realtà sono due gallerie: un nuovo tracciato della tangenziale oltre l'Adige ha portato alla loro dismissione e al riutilizzo decisamente originale, premiato a livello mondiale come ottima proposta architettonica. Una galleria è luminosa bianca, l'altra oscura nera, la prima viene utilizzata per installazioni e mostre temporanee, la seconda per un'interessante presentazione attraverso diapositive proiettate sulla volta della storia del Trentino nonchè per un vero e proprio museo della memoria con una ventina di audio/video intervista ai personaggi più rappresentativi dela stessa vicenda. Particolarmente bella l'intersezione tra pannello luminoso sulla storia generale e piccolo monitor sulle storie speciali dei protagonisti popolari.
Differenze "per noi": i costi di ristrutturazione a questi livelli decisamente improbi, l'eccessiva umidità che mette a dura prova le strutture nonostante i pochi mesi di "servizio", i costi del personale e di gestione che la "provincia autonoma" di Trento può sostenere attraverso la Fondazione Museo storico di Trento, la collocazione periferica (al contrario dell'opportunità offerta da piazza Vittoria) lontana dal centro storico raggiungibile con un percorswo pedonale, lo spazio dedicato soltanto all'esposizione museale e non più "di passaggio" come dovrebbe essere invece la galleria Bombi. Che però, come propone Dario Stasi, potrebbe essere utilizzata per presentazioni molto più semplici e meno impegnative, alla portata delle tasche e degli investimenti dell'amministrazione goriziana. In sintesi, ottima l'idea di Trento, da accogliere/studiare, ma anche da adattare se la si vuole riportare nel nostro territorio.

sabato 7 maggio 2011

Ratzinger day

La differenza è enorme: Gesù non era difeso dai tiratori scelti, non entrava nei villaggi su un carro dorato, non riceveva gli onori dalle autorità del suo tempo né tanto meno era venerato dai preti; ovunque passava incontrava i più deboli, si arrabbiava con chi impediva ai bambini di avvicinarsi (senza pass), era circondato dai più fragili e dai più umili, i ricchi erano ammessi soltanto quando accettavano di stare nella sua poco raccomandabile compagnia...
Questo per dire che un Papa in Friuli Venezia Giulia avrebbe potuto transitare anche senza il "bagno di folla" offerto da coloro che (forse) stazioneranno sulla statale per vederlo un istante, quanto la carovana rosa di un giro d'Italia con i corridori tutti in gruppo. Avrebbe potuto prevedere delle soste "là dove la (nostra) terra brucia": a Redipuglia, dove già peraltro si fermò in preghiera Wojtyla, per parlare di orrori e di inutile strage; al Cie e al Cara di Gradisca, per portare agli sventurati rinchiusi tra le sbarre un messaggio di vicinanza; alle spianate "là dove c'era l'erba" e ora ci sono immensi centri commerciali/cemento/autostrade, per parlare di sviluppo sostenibile, di salvaguardia delle relazioni umane; ai cantieri navali di Monfalcone, per richiamare la giustizia sociale, la sicurezza sul lavoro, la sofferenza degli operai colpiti dalle malattie amianto derivate, delle loro famiglie.
Doveva essere un viaggio semplice, senza tanti fronzoli, da concludere là dove invece sarà totalmente concentrato, in quella Basilica di Aquileia testimone di una tradizione di arte e di cultura, ma anche di lacrime e di sangue: la storia della nostra terra, così drammatica e affascinante.
Ma sarebbe stato un percorso impossibile, come autorevolmente ammesso nelle alte sfere: un "viaggio papale" è un'immensa impresa che implica costi, sicurezza, difficoltà di ogni tipo. Insomma, qualcosa di troppo diverso da ciò accadeva ai tempi di Gesù...

venerdì 6 maggio 2011

Rimettere in moto Gorizia

"Rimettiamo in moto Gorizia", "un nuovo futuro", "siamo noi la novità di questa campagna elettorale", ecc.
Un tempo c'erano i comizi in piazza, poi Jader Jacobelli ci ha abituato alle tribune politiche televisive... E i proclami dei candidati alle diverse elezioni diventano sempre più uguali e sempre più rivolti al manipolo dei propri supporter; riportando dai "25 uditori" (ma Manzoni era un inguaribile ottimista!) parole di consenso capaci di galvanizzare fino all'"uscita" successiva.
Leggendo i "programmi" e ascoltando i discorsi dei candidati Presidente della Provincia è difficile non cadere nel qualunquistico "dicono esattamente le stesse cose": chi vota l'uno, l'altro o l'altra vota chi vuole la Tav per Gorizia, internet per tutti, lavoro per tutti (ma i 20mila nuovi contratti a tempo indeterminato rivendicati come un successo dell'amministrazione uscente sono davvero un numero impressionante, in una provincia che non raggiunge i 150mila abitanti!), viva il volontariato, attenzione prioritaria ai giovani, ecc.
E allora? Allora è importante un voto che sia un segnale nazionale: a Roma - e a Trieste - si contano gli elettori, non i programmi e i "volti" dei candidati locali: non si capisce quale sia la differenza tra ciò che scrivono/dicono in questi giorni Gherghetta/Vecchi/Cosma; tuttavia l'obiettivo di sostenere o affossare questo Governo nazionale che sta attrraversando in modo incosciente momenti drammatici per la storia del mondo è più che mai realistico e urgente.
Per questo resta fondamentale esercitare il proprio diritto/dovere di votare, vincendo le venefiche tentazioni della non partecipazione. Anche se - in questa particolare contingenza - risulta difficile credere che veramente nei prossimi cinque anni "si rimetterà in moto Gorizia".

lunedì 2 maggio 2011

Fine di Bin Laden

Dunque esisteva. Esisteva e ora non esiste più. Tutti auspicano - per la verità senza sperarci troppo - che la morte di Bin Laden sia la fine di una caccia che ha provocato centinaia di migliaia di vittime nelle guerre dell'Afghanistan e dell'Iraq e che ha contribuito a rendere molto meno sicuro ogni angolo del Pianeta. Molti festeggiano la "giustizia che è stata fatta", lo stesso Obama dopo aver ammesso che l'ordine era quello di "catturarlo" ha condiviso la gioia degli americani. Tutto ciò ben sapendo che la galassia Bin Laden non è cancellata con la morte del capo carismatico e che la minaccia di nuovi terribili attentati nel cuore dell'Occidente è tutt'altro che stornata.
E' una notizia destinata alla storia e un indubbio successo della strategia americana di convinto sostegno all'Islam moderato, alla quale probabilmente non sono estranee le rivolte in Tunisia, in Egitto, in Libia e in Siria.
In questo contesto di vittoria "occidentale" alcune perplessità non possono essere passate sotto silenzio: la prima riguarda proprio il metodo, è difficile non pensare a una vera e propria esecuzione capitale quando il Pentagono afferma che "l'obiettivo dell'azione era l'uccisione di Bin Laden". Dunque, non ci si può che rallegrare del fatto che un criminale che ha ideato e approvato un massacro come quello delle Torri Gemelle sia reso inoffensivo; è tuttavia legittimo chiedersi se è giusto considerare normale che tale "uscita di scena" debba coincidere esclusivamente con la sua uccisione. La Sala Stampa Vaticana ha notato che "non si può far festa di fronte alla morte di qualsiasi essere umano". Non può diventare pericoloso il principio secondo il quale, in nome della sicurezza di alcune Nazioni, "non si devono mai più fare prigionieri"? La globalizzazione degli interventi militari non porterà alcuni Stati più potenti a intervenire "liberamente" in tutti gli altri con uccisioni mirate a togliere dai piedi chiunque in qualche modo minacci i propri interessi?
Anche dal punto di vista strategico risulta quanto meno strana l'eliminazione immediata di un uomo che avrebbe potuto svelare una miniera di segreti riguardanti le attività terroristiche passate presenti e future: quando Saddam Hussein fu arrestato dai soldati americani fu interrogato e consegnato ai tribunali iracheni che l'hanno giudicato e poi condannato. Così come strana è l'ubicazione dell'ultimo rifugio del super terrorista: una specie di tranquilla casa di riposo per militari pachistani alla periferia della capitale. I servizi segreti di Musharraf avranno senz'altro collaborato nell'individuazione del covo, ma l'impressione ricavata dalle immagini non è certo quella di un bunker nascosto negli anfratti delle rocce o di un'imprendibile polveriera militare.
Ovviamente sono tutte riflessioni che nascono dalla non piena conoscenza di ciò che è accaduto, ma questa considerazione porta a un'ultima riflessione: chi sa veramente cosa è accaduto? quali informazioni certe sono filtrate ai media internazionali? Come sempre pochissime e molto ben pilotate, cosicché in giornata si è sentito tutto e il contrario di tutto: una vera cortina fumogena che probabilmente avrà lo scopo di nascondere il fatto che il terrorismo non si può identificare con Bin Laden; e di stornare per un attimo l'attenzione dalla "guerra sporca" in Libia nella quale ancora nessuno ha capito bene chi siano i contendenti, la Nato ammette di continuare a "bombardare" senza un preciso progetto militare (ma se - alla luce di quanto avvenuto oggi - il piano consistesse nell'"uccidere Gheddafi" come si comporterebbe l'ipertentennante politica internazionale dell'Italia?), e la gente muore senza neppure sapere perché, colpita dal rais, dai ribelli e dai bombardieri della Nato.