sabato 30 aprile 2011

Beato lui!

Correva l'anno 1978, quello del caso Moro e dei tre pontefici: dopo Paolo VI e il mese di Giovanni Paolo I iniziava l'era di papa Karol Wojtyla. La sua presenza sulla scena mondiale durerà oltre 26 anni ed è impossibile sintetizzare in poche righe il contenuto dottrinale, i gesti più eclatanti, gli oltre cento viaggi in quasi tutte le Nazioni del Pianeta, le testimonianze personali di fede e di coraggio, il modo di affrontare pubblicamente la sofferenza e la morte. Nessuno può negargli un ruolo da assoluto protagonista nell'ultima parte del Novecento e negli anni immediatamente successivi a quel Giubileo del 2000 che tanto aveva atteso come l'auspicabile inizio di una nuova stagione di pace e giustizia. Alcuni ricordi, tra le migliaia possibili: il 1979 con il primo "ritorno" trionfale in Polonia e la pubblicazione della prima enciclica "antropologica" Redemptor Hominis; gli anni '80, quando è stato tra i protagonisti del percorso che ha condotto alla "caduta dei muri" del novembre 1989; gli anni '90, con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, della Confederazione Jugoslava, la nascita di tanti Stati indipendenti sulle loro ceneri, ma anche con le terribili guerre nei Balcani; i primi anni 2000, con l'attentato alle Twin Towers di New York e l'avvio delle guerre contro l'Afghanistan e l'Iraq.
La Chiesa, da tredici anni uscita dal grande Concilio Vaticano II e poi dal sofferto pontificato di papa Montini, ha vissuto con Wojtyla una stagione paradossale: da una parte la sua personalità prorompente e alcuni segni autenticamente rivoluzionari (tra gli altri la preghiera delle religioni per la pace ad Assisi nel 1985, la straordinaria richiesta di perdono giubilare per le "colpe" della Chiesa, le visite alle sinagoghe, alle moschee e a altri luoghi di culto non cristiani) hanno consentito una visibilità mediatica e un tripudio delle folle da lungo tempo dimenticati; dall'altra il processo di secolarizzazione è proseguito nella post e ultramodernità allontanando sempre più clamorosamente la coscienza dei cattolici dai riferimenti magisteriali nonché svuotando progressivamente le parrocchie e i luoghi tradizionali di aggregazione cattolica.
Domani Joseph Ratzinger lo proclamerà "Beato", secondo dei tre gradini che portano alla canonizzazione (il primo è il riconoscimento delle virtù eroiche di un "Servo di Dio"): un procedimento importante anche se non rientra nella categoria delle proposizioni "non infallibili" del Papa. Un riconoscimento che non premia soltanto la statura morale e religiosa di un singolo, ma che ha sempre anche una grande valenza sociale e culturale: la Chiesa in qualche modo si riconosce nella figura che innalza agli onori degli altari e lo presenta come modello da seguire per realizzare pienamente la propria vocazione e missione cristiane.
Senza nulla togliere al "magno" Giovanni Paolo II la cerimonia di domani non ha suscitato soltanto l'entusiasmo dei sostenitori del "Santo subito", ma anche i dubbi di chi ritiene che per sottolineare e riproporre il valore storico di una simile complessa testimonianza occorra ben più che un quinquennio (per Giovanni XXIII sono stati necessari 40 anni, per Pio IX - e con quante polemiche! - 130); e che sia quanto meno inopportuna (oltre che del tutto inusuale) una proclamazione da parte dell'immediato successore e in precedenza suo più stretto collaboratore: ciò può suscitare l'impressione di una sorta di auto giustificazione e di un rilancio di una "linea" che in questi ultimi cinque anni - lontano dalle luci della ribalta internazionale - ha dimostrato di essere tutt'altro che assimilata e condivisa dal "popolo cattolico".

giovedì 28 aprile 2011

Là dove c'era il Travnik...

Mentre le ruspe stanno straziando la parete ovest del colle del Castello i passanti che attraversano piazza Vittoria svolgono le seguenti considerazioni:
- la ristrutturazione ha eliminato la bruttura di un parcheggio scalcagnato, ma ha creato per ora una vera e propria piazza d'armi dove già in aprile è impossibile fermarsi a causa del caldo e del sole battente. Se non si ricorre a un'opportuna piantumazione il destino del "salotto buono" di Gorizia non può che essere quello di un ampio spazio triste e desolato.
- i porfidi del selciato davanti alla chiesa di sant'Ignazio sono già di per sé incompatibili con il traffico piuttosto sostenuto della zona; in più la necessità di rispettare i tempi recuperando in parte l'enorme ritardo accumulato negli anni precedenti ha portato a una "posa" troppo frettolosa e già più volte è stato necessario tamponare le sempre più numerose falle. Qualcuno (chi ha progettato, chi ha deliberato, chi ha scelto i materiali, chi ha diretto i lavori, chi li ha realizzati, chi...) pagherà o pagheranno soltanto i cittadini?
- se impostata come è, la zona a traffico limitato rischia di fare la stessa fine di quella già attivata da anni nelle vie san Giovanni e Ascoli: macchine che sfrecciano a tutte le ore, parcheggi selvaggi, assoluta impossibilità di utilizzare il selciato per la creazione di spazi di incontro pubblico. Si vada a vedere il centro di Lubiana (o quello di Udine e Trieste) per vedere come si può trasformare una città quando alcune strade vengono riempite da eleganti strutture che proteggono turisti e residenti seduti a bere il caffè o ad assaggiare i prodotti gastronomici locali.
- buona l'idea di realizzare nella piazza e dintorni Pollice Verde, ben vengano simili manifestazioni se organizzate e progettate in un contenitore che non lasci ai pedoni solo le briciole ma renda ogni giorno una rara indispensabile eccezione il passaggio delle automobili e dei mezzi per il carico e lo scarico delle merci.
Intanto le ruspe fanno scempio della collina e le domande sugli ascensori sono ancora tutte senza risposta: dove si troveranno i soldi (intorno al milione di euro) per l'acquisto delle "gabine"? quali costi previsti per la gestione annuale dell'impianto? quali proiezioni relative al vantaggio sul piano turistico e culturale? quale rapporto con il Borgo Castello a beneficio del quale avrebbero dovuto essere impegnati i soldi della famosa finanziaria regionale del 1999? perché l'amministrazione non ha mai presentato nella mille volte promessa e mai realizzata assemblea pubblica progetti, costi e prospettive della faraonica opera? perché non è stata ritenuta necessaria la "valutazione impatto ambientale" di un lavoro pubblico che di fatto stravolgerà un classico panorama goriziano?...

Giù le mani dai referendum

Ecco un importante comunicato stampa del Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune. Da leggere con attenzione!
Presidi davanti alle Prefetture in tutta Italia.
Il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune si mobilita contro il tentativo di scippo dei referendum da parte del Governo. Ogni tentativo di impedire ai cittadini di esprimersi rappresenta un attacco alla costituzione e alla democrazia. Per questo giovedì 28 e venerdì 29, in tutta Italia, verranno organizzati presidi davanti alle Prefetture, mentre il 5 maggio è previsto un sit-in davanti a Montecitorio. Il Comitato ha inoltre predisposto una lettera da inviare a tutti i membri del Parlamento in cui si chiede di attivarsi affinché venga impedito questo scempio democratico (testo disponibile su www.acquabenecomune.org).
Venerdì 29 aprile saremo davanti alla sede della Rai in Viale Mazzini a Roma, per chiedere l'immediata approvazione da parte della Commissione di Vigilanza Rai del regolamento in materia di comunicazione politica sui referendum. Vogliamo "che i cittadini vengano informati, vogliamo che sappiano che i referendum ci saranno e come sarà possibile votare".
Giù le mani dai referendum, oggi piů di sempre si scrive acqua ma si legge democrazia.

mercoledì 27 aprile 2011

Referendeide

Sui referendum di giugno il capo del governo sta portando avanti una strategia molto rischiosa: da una parte punta alle "leggine" che secondo lui potrebbero far cancellare la maggior parte dei quesiti, ritenendo evidentemente necessario abbassare più possibile il numero di partecipanti nella speranza che "salti" il quorum sul legittimo impedimento; dall'altra mette le mani avanti, ben sapendo che difficilmente il giochetto sul nucleare potrà ripetersi per i due referendum sull'acqua pubblica e che lo stesso quesito sulle centrali è tutt'altro che defintivamente cassato.
Allora che fa? Dice esplicitamente ciò che tutti sapevano, ovvero che la moratoria sul nucleare non è altro che un espediente per evitare le urne ma che tra un anno, passata la psicosi di Fukoshima, se ne riparlerà tranquillamente. Il fine della boutade è quello solito, gettare una cortina fumogena sui problemi in discussione, spostare il dibattito sulle sue performances e possibilmente minare del tutto l'istituto referendario in quanto tale.
Un po' come è accaduto a Gorizia dove è apparso ovvio a chiunque che non esistevano motivi tecnici giustificanti l'assurdità di un turno referendario comunale coincidente con quello nazionale, ma soltanto in uno dei due giorni e con orari diversi: il motivo politico chiaro è quello di affossare il referendum consultivo popolare e con esso una delle poche forme di partecipazione che i cittadini hanno ancora a disposizione per far sentire la propria voce. Insomma, paradossalmente i referendum comunali di Gorizia potranno sortire un effetto trascinante nei confronti di quelli nazionali, anche per la cassa di risonanza mediatica amplificatra dai pasticci procedurali compiuti dal presidente del consiglio comunale Roldo quando ha messo ai voti la delibera sulle date.

Si bombarda non si bombarda chissà se si bombarda...

Allora si bombarda. Sì, ma solo "obiettivi mirati", evitando di "colpire i civili". Così almeno sembra, anche se da questo Governo ci si attende ogni giorno tutto e il contrario di tutto. "Non c'è contraddizione con quanto affermato in precedenza" ("partecipiamo ma senza sparare") - assicura la Farnesina, "il nostro interlocutore politico sono i comandi militari dei rivoltosi". Già da queste poche dichiarazioni si comprende lo stato di confusione in cui versa l'Italia impegnata nella più strana delle guerre: c'era forse qualche altro Paese che sosteneva esplicitamente la necessità di bombardare anche "obiettivi non mirati"? O che si prefiggeva deliberatamente di "colpire i civili"? Tra dire "partecipiamo ma non spareremo mai" e "bombardiamo gli obiettivi mirati" non c'è contraddizione? E chi sono questi "comandi militari dei rivoltosi" con i quali si è così strettamente legati da rendere carta straccia tutti gli accordi solennemente presi con Gheddafi un paio di mesi prima che "cadesse in disgrazia"? E soprattutto, perché e contro chi "siamo" in guerra?
In questo contesto non è molto chiaro il quadro politico italiano (quando mai lo è stato?): per molto meno - i se e i ma di qualche parlamentare dell'allora maggioranza sull'ampliamento della base militare di Vicenza - quattro anni fa la destra gridava allo scandalo e tacciava il Governo Prodi di irresponsabilità. Oggi il partito decisivo rispetto all'attuale linea del Governo contesta senza mezzi termini l'intervento armato in Libia e la destra fa tiepide spallucce preoccupata soprattutto della "resa" elettorale delle varie posizioni. Non si affanna troppo a causa di un contrasto su quisquiglie quali ad esempio la politica e le alleanze internazionali forse perché ha trovato un apparentemente inspiegabile appoggio dal Centro Sinistra; a livelo parlamentare quest'ultimo punterà probabilmente a una convergenza su un proprio documento, per far di necessità virtù: dimostrarsi "responsabili di fronte alla Nazione" (ma nessuno ha ancora spiegato cosa sta accadendo veramente in Libia) e trovare la propria fetta di visibilità mediatica. In grave difficoltà invece la Sinistra, "scavalcata" dalla Lega nella politica del non interventismo, dimenticata dai più forti gruppi che controllano i media, non riconosciuta neppure dall'universo pacifista che continua a esistere, ma completamente oscurato dall'informazione "che conta". Sono passati solo otto anni dal 15 febbraio 2003, quando 150 milioni di persone sfilarono in tutte le capitali mondiali per dire "no" alle guerre di Bush in Afghanistan e in Iraq; oggi non soltanto quasi nessuno sfila contro la complicata guerra di Onu, Nato e Unione Europea mai così divise, ma l'argomento è stato al massimo vagamente sfiorato in pochi dei milioni di discorsi del 25 aprile. Speriamo che vada meglio il Primo Maggio, ma lo sventolio delle bandiere arcobaleno sembra essere un ricordo ormai molto lontano.

lunedì 25 aprile 2011

Le Ferrovie dello Stato allo sbando

La scorsa fine settimana la stampa ha riportato due notizie di grande impatto locale. La prima riguarda l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, che ha dichiarato che nelle nostra Regione c'è poco mercato e quindi non c'è ragione per investire. La seconda riguarda la Commissione Europea sulle Infrastrutture che ha deciso di far terminare l'asse adriatico-baltico, una delle 5 reti transeuropee che collegheranno l'Italia all'Europa, non a Bologna come originariamente stabilito, ma a Capodistria.
L'aspetto curioso è che il governo italiano sembra disinteressato a queste vicende: lascia a Moretti completa libertà d'azione e non fa parte dei tavoli di concertazione della Regione baltica e di quella danubiana, ma solo di quello della Regione adriatico-ionica. In altre parole nessuno a Roma e neppure a Milano ha valutato i benefici economici che porterebbe all'Italia l'incremento dei traffici merci fra la Padania e il bacino danubiano-baltico e si è preferito intrattenersi con paesi come la Bosnia, il Montenegro o l'Albania. Tranne poi lamentarsi delle conseguenze negative delle nostre scelte estemporanee e dichiarare anche in veste ufficiale che l'Italia non vuole più giocare all'Europa.
Ancor più curioso il fatto che l'Europa vede la nostra Regione e i territori contermini come centrali e individua a Capodistria il nodo terminale di una fondamentale rete di trasporto transeuropeo, mentre per Moretti il FVG rappresenta solo che un peso. E infatti l'Europa vede lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto nella prospettiva dei traffici a 5, 10, 15 anni, le FS invece sono ormai una società che non vede dietro l'angolo, con un bilancio sempre in rosso, ripianato ogni anno dallo Stato a suon di miliardi di euro. Riserva pessimi servizi ai pendolari, snobba le reti regionali, se può tagliare binari li taglia, non ha investito niente sul traffico merci, che non solo è fra i più bassi in Europa, ma è addirittura crollato negli ultimi due anni del 38% (dato Shippingonline). Dopo che per un anno in FVG si era straparlato di Superporti, ora si sta tornando alla grande all'autotrasporto. Tanto vero che di tutti i progetti presentati sono solo le autostrade che vanno avanti.
Che fare? Almeno prendere coscienza del disastro che incombe, capire che stiamo perdendo la corsa per rendere concorrenziali le nostre infrastrutture e i nostri servizi logistici, visto che noi continueremo a offrire solo autostrade mentre altri offriranno autostrade, treni e porti. E ricordarci anche che tre anni fa è fallita Alitalia per l'insipienza del nostro sistema paese, fallimento pagato dai contribuenti italiani, e che le FS, pur non essendo ancora fallite, costano un'enormità al contribuente italiano. Secondo il giornalista Claudio Gatti, autore del libro Fuori Orario, nel quinquennio 2004-2008, i 22 milioni di famiglie italiane hanno pagato una sorta di “canone FS” di 273 euro l'anno, circa due volte e mezza il canone Rai.
Mario Delneri

25 APRILE 2011

domenica 24 aprile 2011

sabato 23 aprile 2011

Dai "ragazzi di Barbiana"

Ecco una "Lettera aperta al Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano", datata 11 Aprile 2011 e inviata a Giorgio Napolitano dai "ragazzi di Barbiana". Interessante e coinvolgente.
Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti
Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini

Campagna elettorale camomilla

Finora non è stata una campagna elettorale da far saltare gli elettori sulle sedie! Anzi, forse l'unico sussulto interessante proviene dall'intelligente dibattito "a tre candidati" promosso allo Zenzero di Gorizia dall'Arcigay sull'importante tema dell'omofobia: i pretendenti presidenti se la sono cavata cercando di navigare a vista tra la loro personale opinione - più o meno intensamente schierata dalla parte del riconoscimento dei diritti - e quella dei partiti che essi rappresentano - più asuo agio Gherghetta, un po' meno la Vecchi, in netta difficoltà Cosma.
Per il resto non si sono visti fuochi d'artificio: l'area di centro sinistra - una volta tanto unita - è attestata su proclami di continuità con il quinquennio appena trascorso nel tentativo di mettere (giustamente) tra parentesi perplessità e mal di pancia (peraltro puntualmente riemersi oggi nelle pesanti dichiarazioni del consigliere Brussa al Piccolo). La difficoltà ad "attaccare" da parte degli avversari dimostra comunque il sostanziale discreto andamento della Giunta uscente, che ha ottenuto buoni risultati in diversi campi, da quelli più concreti riguardanti le infrastrutture, il welfare e l'interesse per il mondo dei giovani a quelli più simbolici legati alla cooperazione decentrata e alle mille attività dell'assessorato per la pace. Nel centro destra si spera in una maggior conoscenza del carisma dell'ormai quasi ex sindaco di Villesse, detta scherzosamente lady Ikea, il cui volto campeggia sui maxi-manifesti sparsi ovunque: evidenti l'imbarazzo dell'accompagnamento con il nome "pesante" di Berlusconi e l'incertezza di fronte alla domanda sul perché non compaia mai il di solito onnipresente volto sorridente del premier. E' legittimo accampare qualche dubbio sul fatto che la Vecchi - come la stessa si è affrettata a dichiarare - sarebbe davvero "onorata" di essere fotografata con il presidente del Consiglio; del resto il voto amministrativo assumerà quest'anno un particolare valore politico e anche chi ritenesse il candidato del centro destra un soggetto intelligente e competente non potrebbe domenticare che le scelte provinciali influiranno in modo importante su quelle nazionali... Resta il terzo incomodo, l'outsider Stefano Cosma con un'inedita squadra composta da Udc e Fli: prove tecniche di trasmissione, ovvero di costruzione di un nuovo Centro con nostalgie da "pentapartito". Per il momento l'esperimento non sembra offrire grandi chances all'elettore che probabilmente dovrà nel secondo turno scegliere tra i sostenitori dell'ex amico ora nemico Berlusconi e quelli della fino a ieri vituperata "sinistra". La lista di Cosma suscita qualche perplessità anche locale, dal momento che molti nomi illustri siedono negli scranni dell'attuale maggioranza in Consiglio Comunale a Gorizia, il che va a confermare un ultimo anno di probabile "passione" per il navigato ma sempre più solitario sindaco Romoli.
Insomma, c'è soltanto da attendere poco più di un mese (quasi certo il ballottaggio) per sapere se la Provincia continuerà sulla strada intrapresa o se gli elettori decideranno di percorrere una nuova via.

venerdì 22 aprile 2011

Musica sanitaria

Discutendo di bilancio consuntivo delle Farmacie Comunali emerge un dato che sconcerta: nelle spese promozionali i vertici dell'azienda controllata in toto dal Comune hanno deciso di finanziare un cd fatto dagli alunni della scuola (privata) di musica Roland. Una domanda sorge spontanea. Che ci azzecca la musica, e per di più privata, con il bilancio delle farmacie? Non potevano finanziare qualcosa che avesse a che fare, almeno alla lontana, con la sanità o per lo meno il benessere? Alla domanda, i dirigenti delle Farmacie dicono di aver voluto promuovere i giovani. Mah!...Nel dibattito si scopre che un consigliere comunale presta alla Roland la sua opera. Non solo. Tra gli artisti in erba, almeno un cognome richiama lo stesso di un membro della giunta. Casualità? Alle domande incalzanti dell'opposizione il sindaco dice che certo è una cosa inopportuna, ma non bisogna drammatizzare. Certo, si tratta solo di mille euro di soldi pubblici elargiti a privati-amici. Ma Gorizia funziona così. Come nell'antica Roma le clientele possono tutto e se non sei amico dell'amico certo non ti becchi la sponsorizzazione. Ma in fondo ha ragione Romoli. Cosa sono mille euro al confronto dell'ascensore o al mostro di via Trento che ci sottrae terreno pubblico da tempo immemorabile?

mercoledì 20 aprile 2011

Referendoni & referendini

Chissà perchè sui referendum locali l'astuto Romoli e la sua Giunta non hanno agito come i loro colleghi più "in alto" che hanno silurato il referendum nazionale sull'energia nucleare con la sospensione di tutta la procedura?
Probabilmente perché la maggioranza parlamentare ha ritenuto opportuno evitare una chiamata alle urne su un argomento molto sensibile, di grande interesse dopo le tristi vicende di Fukushima; lo stesso Berlusconi ha probabilmente pensato che un quesito "pesante" in meno avrebbe abbassato il numero di elettori disposti a votare il 12/13 giugno "sì" contro la privatizzazione dell'acqua e (per lui soprattutto) contro il legittimo impedimento. Romoli invece ben sa che i referendum comunali sono incentrati su quesiti che sicuramente non tolgono il sonno a nessuno: per questo preferisce "subire" la prova referendaria (possibilmente distinta da quella nazionale o almeno con modalità penalizzanti) per dimostrare l'inutilità di un istituto che prevede una qualche vaga forma consultiva di partecipazione democratica dei cittadini all'amministrazione della cosa pubblica.
La soluzione del "caso" (o "casino", inteso come "piccolo caso") goriziano infatti sarebbe stata molto semplice, il classico uovo di Colombo: una modifica dello Statuto comunale votata da almeno due terzi dell'aula consiliare. Si sarebbe così modificata la struttura del "Comitato dei Garanti" comunque da trasformare tra poco tempo per la cancellazione del "Difensore Civico"; si sarebbe tolta l'assurda prescrizione sulla non validità di un referendum consultivo senza il 50% più 1 dei votanti (che senso ha sottolineare la "validità quantitativa" di un semplice "consiglio"?); si sarebbe inserita la proposta di discussione in Consiglio Comunale della "delibera di iniziativa popolare". Affidando poi alla discussione in Consiglio la regolamentazione di tali decisioni.
Gli obiettivi di pochi hanno impedito questa soluzione improntata al più evidente buon senso: Romoli e la maggiornanza al fine di ridicolizzare il referendum in quanto tale, una parte dei promotori per rispetto degli oltre 1500 sottoscrittori dei quesiti. E così giovedì sera ci si troverà ancora una volta (sarà la terza, per un totale di circa 12 ore complessive - il che significa il costo di due Consigli, circa 12mila euro complessivi, ovvero quelli che occorrerebbero per celebrare con tranquillità il referendum locale sui due giorni, "contestuale" al nazionale) a discutere sulle date, se il 12 o il 19 giugno, se in una sola giornata invece che due, ecc...
Mah, forse il problema sta proprio nella modifica di uno Statuto e di un regolamento comunale molto attempati, che hanno almeno consentito alla città di raggiungere un record: quello dell'estrema lentezza nella conduzione delle riunioni di Consiglio Comunale, con una media che certamente suciterebbe invidia anche ai più agguerriti cultori dell'ostruzionismo parlamentare!

martedì 19 aprile 2011

Due libri per Sarajevo

L’organizzazione "Humanity in Action ", da Sarajevo ha lanciato l' appello "Books 4 Vijecnica" per rinnovare il fondo della biblioteca universitaria e nazionale della Bosnia-Herzegovina, conosciuta come Viječnica. Il 25 agosto 1992 la Viječnica fu bombardata e nel rogo sono andati persi un milione e mezzo dei libri, rari manoscritti e documenti.
L’assessorato alla pace e alla cooperazione tra i popoli della Provincia di Gorizia aderisce all’iniziativa e, oltre a contribuire in proprio alla raccolta dei libri, rilancia l’appello a tutti i cittadini della provincia di Gorizia.
S´invitano tutti coloro che desiderano sostenere l'iniziativa, a donare non soldi ma due volumi. Un libro in qualsiasi lingua del mondo, per le seguenti materie: medicina, legge, economia,
letteratura, architettura, narrativa, poesia, ingegneria, arte e filosofia e un altro nella lingua madre del donatore, possibilmente con contenuti specifici legati alla sua regione, alla gente di quel paese, o comunque altri libri che si ritengano socialmente utili.
La raccolta dei libri si effettuerà per tutto il mese di aprile 2011 presso l’ufficio protocollo della Provincia di Gorizia in Corso Italia 55 a Gorizia dove i donatori potranno depositare i volumi in un apposito raccoglitore. La Provincia successivamente curerà la consegna dei volumi alla sede provvisoria della Biblioteca Nazionale di Sarajevo.

Milano... Cossa xe sta roba?

Non ci sono dubbi: la macchina elettorale di Gorizia (sui 20mila elettori) è ben più complessa di quella di Milano (un paio di milioni di elettori)! Questo emerge dalle considerazioni svolte ieri sera durante il Consiglio Comunale.
Ha tenuto banco la questione della data dei referendum consultivi comunali. Due mesi fa lo stesso Consiglio aveva votato una delibera nella quale si fissava una data flessibile, sostanzialmente per consentire l'accorpamento con i referendum nazionali che si terranno il 12 e 13 giugno, dando per scontato che la celebrazione di un'unica tornata invece che due avrebbe consentito dei logici vantaggi sul piano finanziario e organizzativo. Poi sindaco e maggioranza ci hanno ripensato ed hanno prima cercato di imporre la data unica del 19 giugno, poi - una volta accettata obtorto collo la settimana precedente - hanno cercato di ridurre a una giornata il voto "locale" senza tener conto della confusione inevitabile che si verrebbe a creare. Motivo: costerebbe molto meno (60mila euro!) tenere il referendum locale indipendente da quello nazionale e porterebbe molti meno problemi di organizzazione.
Nello stesso tempo il Consiglio Comunale di Milano ha approvato a larga maggioranza una deroga una tantum al proprio regolamento, invitando il sindaco a deliberare in via straordinaria l'accorpamento e la celebrazione "contestuale" - cioè con le stesse caratteristiche - tra i referendum nazionali e i cinque comunali (peraltro con quesiti di grande interesse); la sindaco Moratti ha immediatamente fatto propria l'istanza del Consiglio e ha deliberato. I motivi: "evidente risparmio in termini di costi e di impegno organizzativo".
"Sono sempre stata favorevole - ha commentato tra l'altro la Moratti - sia ai referendum sia all'accorpamento con quelli nazionali, che permetterà di risparmiare soldi pubblici e favorirà la partecipazione". Fonte Milano Today, 29.03.2011
Insomma a MILANO si ritiene giusto accorpare PER RISPARMIARE SOLDI PUBBLICI E PER FACILITARE GLI IMPEGNI ORGANIZZATIVI. A GORIZIA si ritiene ingiusto accorpare PER RISPARMIARE SOLDI PUBBLICI E FACILITARE GLI IMPEGNI ORGANIZZATIVI.
Insomma, conti e organizzazione alla mano, chi ha ragione? O non sarà che la chiave goriziana del tutto stia nell'ultima frase della sindaco di Milano "E PER FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE"?

lunedì 18 aprile 2011

Habemus Papam

La visione del film Habemus papam di Nanni Moretti è da consigliare a tutti, anche a chi si sta preparando per la visita di Joseph Ratzinger ad Aquileia e Venezia all'inizio di maggio.
E' una parabola raccontata con la delicatezza e la perfino maniacale professionalità del regista di Ecce Bombo e del Caimano: già abituato all'indagine del "sottosuolo" ci ha coinvolto in passato con altre affascinanti narrazioni nella crisi della borghesia e del '68, della sinistra storica e della Chiesa italiana, della famiglia vacillante nel turbine della tragedia e della democrazia minacciata dal populismo ipermediatico. Grandi parabole, il cui insegnamento deve essere decodificato o meglio personalizzato in un orizzonte di senso nel quale tutti - ma proprio tutti - si possono riconoscere.
In Habemus papam è un improbabile outsider a rimanere schiacciato dalla responsabilità di divenire il capo della cattolicità in un momento difficile della storia ecclesiastica e universale: senza entrare ovviamente nella trama e svelare se i suoi dubbi saranno o meno oltrepassati dalla fede e dalla ragione, non si può che rimanere colpiti dall'entusiasmo che questo anti-Papa, ma forse proprio per questo vero-Papa, riesce a suscitare nel cuore dello spettatore. Un tema che avrebbe attratto ben pochi spettatori al di fuori della stretta cerchia dei devoti - cosa accade nel Conclave quando si deve eleggere il Pontefice? - diventa interessante per tutti perché quel Papa travolto dalla paura è ogni donna e uomo del nostro tempo e la turba degli ingenui elettori altro non è che la sottolineatura di un'irrimediabile generalizzata solitudine.
A ogni persona - credente o non credente che sia - è affidato oggi il compito immane di "governare" il mondo nel momento del massimo smarrimento, quello di un'umanità adolescente che ha scoperto le sorgenti della libertà e dell'autonomia ma non è ancora in grado di controllare le "piene": come aveva preconizzato il profeta Heidegger la civiltà della tecnica ha portato l'Impero occidentale al tramonto nell'epoca della sua massima potenza; ma non si vede cosa c'è al di là del muro e il gesto o la parola di ciascuno possono ottenere salvezza e rovina, a volte più di quanto possano realizzare il gesto o la parola di un Papa.
Riusciremo nell'intento di esercitare la piccola o grande responsabilità che ci compete senza cedere alla tentazione di fuggire davanti alla solitudine e al senso di impotenza? Papa Melville e il suo psicoanalista Moretti offrono qualche suggerimento... Da non perdere!
ab

Sogno di una notte di primavera

Ecco un breve racconto/lettera di Giovanni Civran intitolato “Ricostruisci L’Aquila e diventi cittadino Italiano”:

“Caro Migrante,
stai scappando dalla tua terra, forse abbandoni il tuo villaggio in mezzo al deserto o disperso tra le montagne dell’Atlante.
Forse per la prima volta, stanco e affamato i tuoi occhi hanno visto quello che altri hanno chiamato ‘mare’.
Sai che oltre quel lembo azzurro non c’è solo l’orizzonte, ma la terra di cui qualcuno di un altro clan te ne ha parlato a lungo. Un luogo dove puoi realizzare i tuoi sogni.
Hai con te tutti i tuoi risparmi, li stringi in una borsa di plastica: hai dovuto vendere alla famiglia più ricca il campo arato da tuo padre e da tuo nonno, prima di lui. Ti si stringe il cuore. Ma non c’era altro da fare. Bastava guardare il viso malato di tua moglie, la debolezza dei tuoi bambini, per capire che quella era la scelta da fare.
Fin qui la strada è stata faticosa, durissima. La tua famiglia ti è già mancata dannatamente, ma è per loro che hai scelto di affrontare il viaggio.
Ora trovi alcuni uomini che conoscevi già, li vedi contrattare con un uomo che fino a qualche tempo prima di mestiere faceva il pescatore.
Ti accordi per un prezzo: che fortuna era proprio la somma che possedevi! Ti hanno preso tutto fino all’ultimo spicciolo. Ma tant’è il giusto prezzo della speranza...
Il viaggio inizia nel buio di una notte senza luna, non c’è nessuno a salutare te e i tuoi compagni. Se foste scoperti i soldati del vostro governo incivile, arretrato e abbietto non esiterebbero a spararvi contro...
Il viaggio dura alcuni giorni e alcune notti. Un gruppo di donne sulla barca non smette mai di pregare, specie quando le onde si levano in mareschi improvvisi e il mare sembra volere inghiottire in un solo vortice tutti i vostri sogni. Nessuno si salverebbe, nessuno ha mai nuotato prima.
La costa dell’altra terra si intravvede una sera quasi come un miraggio. Vista dal mare non sembra neppure molto diversa da dove siete partiti.
Giunti ormai vicini, una barca vi intercetta. I primi volti che vedi dell’altra terra sono di persone severe e diligenti, anche loro hanno le armi, ma non sono intenzionati a usarle.
Della loro lingua non si capisce neanche una parola, pare quasi che cantino, mentre parlano.
Vestono tutti una divisa. I colori di questo paese sono il rosso, il verde e il bianco. La scritta che portano tutti dice “ITALIA”, un’altra ancora è più lunga e inizia con” CARAB...”.
Capisci subito che urlare con esultanza assieme ai tuoi compagni il nome di quella divisa porta bene, perché subito quelli che la indossano sorridono e fanno gesti rassicuranti.
A terra un gruppo di ragazzi e alcune donne anziane vengono a portare del cibo. Ne prendete a piene mani. E i tuoi pensieri scorrono veloci, i tuoi occhi sono avidi di capire tutto quello che li circonda.
Vi mettono in fila: un uomo vestito di bianco vi guarda la bocca e gli occhi e poi scrive qualcosa per ognuno su un foglio di carta. Il foglio passa a un altro uomo con la divisa. Questo inizia a prendere altri fogli e sopra altri uomini ancora vi scrivono ancora altre parole nella loro lingua. Parole, parole, e fogli e numeri.
Inizi a chiederti, sorridendo per la prima volta dopo tutto il viaggio, come mai in questo paese ogni persona svolga il suo lavoro riempiendo montagne di fogli. Praticamente tutti passano fogli scritti a tutti.
La cosa ti sembra strana, ma in quel momento ecco sentire una voce amica, parla la tua stessa lingua e veste abiti strani, ma puliti e nuovi.
Traduce le frasi del vecchio uomo in divisa, quello che sembra il capo di tutti e ti avvisa con voce stentorea di quali siano le regole della Nazione su cui siete approdati:
“Il nostro paese è bello, ma sta attraversando un periodo di crisi. Non possiamo prenderci in carico tutti voi. Non possiamo darvi case dove dormire e moschee dove pregare.
Quindi le possibilità da qui in poi sono due:
1. prendete le vostre cose e vi imbarcate sulla prima nave che torna nel vostro paese;
oppure
2. vi trasferite in una tendopoli all’interno di una grande città italiana che si chiama L’Aquila. Due anni fa un terremoto la ha completamente distrutta, sono morte molte persone e molte se ne sono allontanate per sempre. Il nostro Governo aveva promesso che in pochi mesi la avrebbe completamente ricostruita, ma tali promesse non sono state mantenute.
Così ora noi non abbiamo le risorse di ricostruire tutto e non ci sono abbastanza giovani in quella regione in grado di lavorare a questo grande progetto. Quelli di voi che accetteranno di lavorare a questa ricostruzione otterranno dopo un anno un grande premio: la cittadinanza italiana. Con quel documento potrete cercare una casa, un lavoro, chiamare a voi i vostri cari. Sarà un lavoro duro, sarete controllati con rigore e disciplina e dovrete accettare tutte le regole che vi saranno impartite, ma a ciascuno di voi sarà assicurato del cibo, delle medicine, de vestiti e dei luoghi dove pregare e lo spazio dove giocare e socializzare”.

Caro Mohammed,
tutto questo lo scrivevo ormai 4 anni fa per dare a te e ai tuoi fratelli un saluto di “benvenuto” nel nostro Paese: l’Italia.
Ora contemplo L’Aquila e la vedo quasi più bella di prima…. Prima di quella terribile notte di Aprile. Molti Aquilani rifugiatisi dai loro parenti sono tornati nella loro vecchia città e sono grati a Te e a tutte quelle migliaia di persone che, disperate, lascarono assieme a te la loro terra arida di futuro e investirono le loro risorse e le loro energie per rendere più bella e più giovane la nostra Nazione.
È molto bello pensare oggi, a distanza di tempo, di quanto sia stato felice il nostro incontro: la tua gente ha trovato una casa e la pace e noi, grazie a voi, abbiamo trovato nuove risorse, nuova linfa vitale, nuovo slancio per fare crescere tutta una Nazione ormai vecchia e con una significativa stagnazione economica.

E pensare che al tempo del vostro sbarco, quando in Libia c’era la guerra, alcuni individui di basso livello, ottusi e ignoranti vi vedevano come “un grave problema” che avevano pensato di risolvere puntandovi addosso un fucile e sparandovi!

domenica 17 aprile 2011

Borgo Castello forever

Riqualificazione di Borgo Castello. Non c'è che dire, l'ufficio propaganda dell'amministrazione Romoli funziona molto bene: la presentazione alla stampa dei lavori che dovrebbero iniziare a breve per risistemare il bel Borgo Castello induce a pensare una trasformazione radicale, soluzioni arichitettoniche innovative, prospettive future di immenso respiro, perfino la realizzazione di un "mega anfiteatro".
In realtà tutto ciò non sarebbe consentito dal relativamente limitato finanziamento, ben altri progetti sarebbero stati resi possibili dall'uso dei soldi previsto dalla finanziaria regionale 1999 "in funzione della riqualificazione degli accessi a Borgo Castello" in occasione del millenario della Città. Soldi che invece - come tutti sanno - sono utilizzati non per il motivo che aveva portato a erogarli bensì per la costruzione dei tre ascensori i quali non favoriranno in alcun modo l'accesso al Borgo ma (forse) soltanto al castello, meno che meno alle persone con disabilità motorie - puntualmente strumentalizzate ad hoc - le quali non potranno far altro che continuare a raggiungerlo soltanto in automobile.
Comunque sia il restauro consiste nella semplice sistemazione della strada interna al Borgo, che sarà resa più consona all'ambiente con un elegante porfido, nell'indispensabile sistemazione di piazzale Seghizzi, che peraltro resterà anche parcheggio da utilizzare in momenti di particolare afflusso al castello e nel miglioramento del parco: lo "straordinario anfiteatro" altro non è che il dirupo sovrastante il piazzale, dove potrebbero in teoria sedersi sull'erba (cercando di evitare i numerosi alberi che dovrebbero per fortuna sopravvivere ai lavori) un centinaio di persone eventualmente interessate a un eventuale spettacolo che si potrebbe tenere sullo stesso ex (ma non del tutto ex) parcheggio.
Tutto qua, insomma, senza nulla togliere all'importanza di una risistemazione delle strade interne di uno dei più suggestivi scorci goriziani.

Berlusconi a ruota libera

Berlusconi a ruota libera. Ormai straparla attaccando tutto e tutti coloro che in qualche modo si dichiarano non in accordo con le sue "sparate". Ieri si è scagliato di nuovo contro i magistrati "eversori" e contro gli insegnanti - "troppi di sinistra" - della scuola pubblica. E' chiaro che con un linguaggio tipico della cinematografia americana, il governo del premier è un "morto che cammina", in attesa dell'esecuzione da parte del Bossi di turno. Allora, perché questo accanimento contro i magistrati, dal momento che più o meno ha risolto i suoi problemi con la giustizia con le leggi ad personam? Perché attaccare la scuola pubblica, e più in generale il settore pubblico ormai già in grave difficoltà proprio a causa della sua "politica" (le virgolette ci stanno tutte perché la Politica abita altre case)? Probabilmente l'uomo sta già guardando avanti e sistemando il futuro imprenditoriale proprio e dei discendenti: sa che chi verrà dopo di lui se non proprio un "delfino" potrà essere un ex amico - uno di quelli che comunque gli hanno consentito di vincere tre volte le elezioni a man bassa, salvo poi cercare di sgambettarlo e ritornare poi regolarmente a Canossa a seconda dei momenti più o meno favorevoli; oppure un "collega" megaimprenditore impugnato dalla debole opposizione come salvatore della Patria, tipo il Montezemolo che ha all'attivo niente meno che la miglior Ferrari degli ultimi trent'anni nonché un discreto successo con la penultima presidenza degli industriali italiani (altro che "tutti comunisti", gli ex comunisti italiani pur di levarsi dai piedi il gaudente Berlusca potrebbero essere gli sponsor di un capo di governo ex presidente della Confindustria, mica male no?). Tra l'altro il parente prete, cardinale di santa romana chiesa, potrebbe consentire una dolce transizione delle simpatie dei "grandi elettori" cattolici.
Berlusconi a ruota libera insomma, preoccupato di continuare a "contare" nel jet set che domina l'Italia indipendentemente dal voto dei cittadini, teso ad una successione familiare più interessata alla materia imprenditoriale che a quella governativa. Forse perché - una volta sistemate le sue faccende - Berlusconi sa bene dove vale la pena di investire.
A meno che... A meno che non soffi anche da noi il vento di piazza Tikhrit, ma con i chiari di luna attuali i giorni d'Egitto sembrano molto lontani. Nello spazio e nel tempo.

sabato 16 aprile 2011

Da Romans a Medea...

In uno scenario internazionale e locale complesso si tiene oggi, sabato 16 aprile, con inizio alle ore 16 presso il Municipio di Romans d'Isonzo, la tradizionale "marcia per la pace" organizzata dalle acli fino al colle di Medea. Un appuntamento particolarmente importante, anche se organizzato con semplicità e informalità: chi desidera partecipare all'inaugurazione della mostra sul rispetto dei diritti umani allestita da Emergency, camminare nella primavera confrontandosi con tanti altri viandanti, ascoltare e portare proprie riflessioni sul tema della pace... ha l'occasione giusta, ahimé una delle poche possibili in questi tempi di carestia globale. Il tema guida di quest'anno è pace, giustizia, accoglienza, legalità.

Largo ai giovani...

Molti dicono "io voto la persona, non lo schieramento". Chi la pensa così compie un grande errore di prospettiva perché in realtà anche le piccole elezioni di provincia o di città sono conteggiate a livello mediatico come una promozione o una bocciatura di figure ed interessi di livello regionale e nazionale.
Ciò non toglie che ci siano delle differenze e ordinariamente positive quando si osservano i "movimenti" precedenti la tornata elettorale.
Scorrendo i nomi dei candidati alle prossime amministrative in provincia di Gorizia sembra possibile riconoscere una certa tendenza: nel caso in cui si presenti il sindaco uscente e in quello opposto l'età dei componenti la squadra è mediamente molto bassa. La percentuale di coloro che oltrepassano i 40 anni è veramente esigua, il che porta ad immaginare dei futuri consigli comunali caratterizzati dall'entusiasmo trascinante dei giovani.
Il fenomeno è interessante se lo si rapporta a quello inverso, tipico delle assemblee parlamentari e dei consigli regionali, dove i ben pagati scranni sono generalmente occupati da Matusalemme, dai suoi figli e dagli eventuali nipotini. Non è difficile dare spiegazioni al fenomeno: da una parte un esercito di persone che si mettono in gioco praticamente a costo zero, compiono ogni sorta di sacrificio di tempo ed energie, si sentono protagonisti della costruzione del "bene comune"; dall'altra una casta composta per lo più da stanchi burocrati di partito preoccupati soprattutto di non perdere la loro fetta di potere.
Comunque sia l'indicazione dei piccoli Comuni del Goriziano deve essere recepita, anche in vista dell'appuntamento del capoluogo tra un anno: la forza di una lista non sta tanto nella scelta della/del candidata/o sindaco quanto nell'accoglienza in essa di persone per lo più molto giovani, coadiuvate all'interno da poche e all'esterno da molte altre con maggior esperienza e capacità di relazioni con il territorio amministrato.
Non si tratta di giovanilismo fine a se stesso, ma del superamento di una sempre più radicata personalizzazione della politica: purtroppo ormai non si vota più un'idea, ma neppure un gruppo che si riunisce attorno a un programma; si votano invece liste "ad personam", la donna o l'uomo "della provvidenza" in grado al massimo di garantire soltanto se stessa/o. Seguire l'esempio delle liste di questi giorni significa - per ora forse soltanto a livello formale - iniziare ad invertire la rotta.

venerdì 15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni

Anche questo blog partecipa al dolore dei familiari, degli amici e dei compagni di impegno di Vittorio Arrigoni. Questo il comunicato stampa firmato dai responsabili del suo movimento:
Seguendo il poeta palestinese Mahmoud Darwish avevamo “coltivato
la speranza”.
Vittorio Arrigoni è stato un non-eroe, mite e positivo, che ha
percorso ogni luogo della Striscia di Gaza con la sua umanità densa
e intensa.
"Gaza. Restiamo umani" deve diventare il breviario di ogni
attivista per i diritti umani.
Il suo nome si iscrive nel solco dei martiri palestinesi e degli
internazionali come Rachel Corrie e Tom Hurndall, come i nove
attivisti turchi uccisi dall'esercito israeliano sulla Mavi Marmara
il 31 maggio 2010, tra i quali il giovanissimo Furkan Doğan.
A noi tutte/i il compito di non lasciar cadere la eredità umana,
morale, culturale e politica di Vittorio.
Siamo colpiti, non tanto e non solo come attivisti
dell'International Solidarity Movement, ma come donne e uomini di
coscienza che sono dalla parte dei mondi offesi e dei popoli
oppressi. Dalla parte dei diritti umani.
Ora dobbiamo unirci al dolore dei genitori e dei familiari.
Il silenzio deve caratterizzare il nostro cordoglio.
La determinazione a proseguire il nostro dovere.
Alfredo Tradardi
ISM-Italia

mercoledì 13 aprile 2011

Cronache dal basso impero

Il mondo trema. Trema per le radiazioni di Fukushima e per ciò che potrebbe significare la contaminazione nucleare ("non esiste alcuna possibilità di pericolo", sentenziavano fino a due mesi fa molti soloni anche nostrani!). Trema per le guerre che insanguinano le Nazioni, per quelle di cui non si parla, per quelle di cui si parla o si fa finta di parlare (come quella in Libia della quale nessuno ha ancora capito la ragione e la strategia - e intanto la gente muore).
L'Europa trema, clamorosamente impreparata nel momento della più che prevedibile sfida dell'immigrazione: in una grottesca commedia dell'assurdo le Nazioni ricche rifiutano chi fugge dalla violenza e dalla miseria, accampando esattamente le stesse ragioni che hanno fatto la fortuna elettorale della Lega Nord il cui ministro Maroni diventa improvvisamente (e necessariamente) "umanitario". E mentre qualche suo collega di partito vagheggia addirittura possibili bombardamenti delle carrette del mare, lo stesso ministro dell'Interno esprime giudizi pesantissimi sull'Unione, prospettando perfino la fine di Schengen e la fuoriuscita dalla Comunità. Sono affermazioni di una gravità inaudita che lasciano intuire la catastrofe economica, sociale e culturale di un eventuale passaggio dalle parole ai fatti.
E intanto l'Italia trema, con il voto sulla prescrizione breve di questa sera e con le vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio. A quanto risulta dai resoconti quotidiani almeno lui non trema: i processi rischiano di impantanarsi e risolversi in mille prescrizioni; e mentre il mondo tremava lui che faceva? Stava al telefono, dieci cento telefonate al giorno con le olgiatine e le altre amichette, a conversare romanticamente del più e del meno... Come Nerone dopo aver appiccato il fuoco a Roma, come i molli ultimi imperatori ancora fiduciosi di poter comprare i propri "sudditi" donando loro "panem et circenses".

martedì 12 aprile 2011

E se solo volessimo “democrazia”?

“Giustizia” o “giustizialismo”… e se solo volessimo “democrazia”?
Stamane in auto la radio passava una “storica” canzone del Vasco nazionale dal titolo, se non mi sbaglio, “Non appari mai”.
La canticchio nella testa un po’ per tutta la strada e allora – rientrato a casa – mi impegno a cercare il testo su internet. Ve ne riporto qualche passo e ne tolgo le licenze canore, giusto per renderlo più leggibile:
“A volte non ho più alibi oggi siamo tutti comodi
non ci sono più "uomini" oggi vanno bene quelli come te
che arrivano dopo e che non c'entrano mai
Non sai più "se è un film" oppure se è successo veramente
oggi è la TV a dire se una cosa "è vera" o "se hai sognato te"!!
e prova a dire "che"…che vedrai!

Tu non sei più in grado neanche di dire se quello che hai in testa l'hai pensato te!
Qui non sei, non sei nessuno qui non si esiste più se non si appare mai in TV!
Ma dove sono gli uomini, ma dove sono quelli che credevano che vivere
non è sempre solo rispondere che......”va bene com'è” per evitare guai!”
Sono parole che fanno pensare solo a me, o uno sferzante ghigno di ironia e sgomento si disegna sul vostro viso mentre un sussulto del cuore rende roventi le vostre vene?
Penso al celebre aforisma di Andy Warhol, quello in cui il pittore e regista sosteneva che “ognuno ha DIRITTO al suo quarto d'ora di celebrità”. Certamente l’artista americano non immaginava che nella spasmodica affermazione di questo “DIRITTO”qualcuno avrebbe cercato di procurarsi la propria notorietà al prezzo di ogni bassezza e di ogni falsità, calpestando l’altrui diritto, ben più nobile e democratico, della trasparenza, del dialogo, della libera partecipazione. Anche perché, se è vero che la percezione del proprio “ruolo” passa inesorabilmente attraverso la rappresentazione sociale che ha il gruppo rispetto a ogni individuo che ne è membro, risulta altrettanto verosimile che:
- il continuo desiderio di accrescere la propria immagine finisce per diventare una patologia autoimmune e degenerativa
- e, in considerazione di quanto sopra, la ricerca continua del privilegio della propria celebrazione popolare porta il detentore a limitare sempre di più la partecipazione e l’accesso al dialogo da parte di tutti gli altri membri del gruppo.
L’altrui opinione non è più fonte di arricchimento e confronto, ma un possibile ostacolo da ostruire, eliminare, soffocare.
Succede così che, presi 100 individui, tutti debbono godere di 15 minuti di attenzione.
Ma se nel tempo – sostanza infinita per natura, ma limitata e preziosa per gli esseri umani – un solo individuo monopolizza l’attenzione per ore e ore… quanti secondi rimangono agli altri per ribattere?
E se il gruppo fosse di 58 milioni di persone, questo limiterebbe o accrescerebbe le disponibilità di tempo da parte un singolo a discapito dell’intera comunità?
La disponibilità di tempo di quel singolo individuo non si accrescerebbe, ma aumenterebbe la quantità del danno arrecato, in quanto distribuito con la stessa uguale intensità a un numero di persone tanto maggiore.
Se un solo individuo può dire di essere nel giusto, anche nella conclamata evidenza di numerose violazioni a codesta purità morale, quali strumenti hanno tutti quelli che passivamente lo ascoltano nell’affermare l’insostenibile evidenza dei turpiloqui ascoltati, ripetuti e diffusi ancora e di continuo?
Portare via a ciascuno di noi un minuto, e poi cinque, e poi dieci fino a consumare tutto il quarto d’ora disponibile di spazio per denunciare la nostra personale incredulità… non è forse calpestare un diritto che ci appartiene? Un diritto sacrosanto come l’aria che respiriamo?
Ed è forse per questo motivo che sento mancare il respiro ogni volta che leggo il giornale, che ascolto la radio, che assisto a un telegiornale? Forse perché prendo atto che inesorabilmente tutto il tempo concessomi è ormai consunto? Forse perché è ridotto a pochi secondi o poco più…e a beneficio di chi? E non ho ancora 32 anni…
Ed è forse per questo motivo che molti, moltissimi miei coetanei e talvolta anch’io abbiamo preferito pensare che il diritto alla parola e all’espressione civile non siano più un’aria fresca della quale possiamo fruire?
E se non sono “nessuno perché non apparirò mai in TV”…
E se finirò per pensare che tutto quello che oggi ascolto col ribrezzo del disgusto finirò - causa sfinimento - per accettarlo prima o dopo solamente per “non cercare guai”…
E se tutto questo accade e sta accadendo veramente, come la mia nonna mi racconta di quello che accadde 90 anni fa…
E se questo fosse proprio come lo intravvedo e nessuno, nei grandi numeri, sembra rendersene conto…
Allora, se tutto questo fosse proprio come sembra… uso gli ultimi secondi di tempo a mia disposizione per inviare una mail.
Perché so che molti la capiranno, cercando e sforzandosi di leggere tra le righe nomi non detti e fatti ascoltati di continuo.
Perché siano ristorati, per i pochi secondi a disposizione, gli animi di coloro che, al pari mio sono in attesa.
In trepidante attesa,
senza rimanere con gli occhi spenti
fissando un muro di ombre colorate
Senza pensare di essere Tutti
ignari protagonisti
del mito della caverna.

Giovanni Civran

domenica 10 aprile 2011

Ricordate la signora dei giardini?

Romoli e qualche rampante candidato sindaco alle prossime amministrative nella zona difendono le "ordinanze antiaccattoni" minacciate dalle sentenze contrarie della Consulta. A Gorizia il sindaco l'aveva introdotta dopo gli eventi del 2009 culminati con l'allontanamento della "signora dei giardini" dalla misera tenda nella quale aveva trascorso un autunno e un inverno tra i più umidi e freddi degli ultimi anni. A prescindere dal merito sul quale in questo post si è già altre volte intervenuti, è interessante misurare l'efficacia di tale normativa: a quanto riferito dai "competenti" in Consiglio Comunale è stata comminata una sola multa in quasi due anni, ovviamente non pagata dal malcapitato nullatenente; l'insipienza delle leggi vigenti sull'immigrazione oltre al "mordere" della crisi economica hanno riempito come non mai le strade di poveri alla ricerca di un pezzo di pane; i detentori del racket - secondo i nostri maggiorenti veri destinatari dell'ordinanza - non hanno probabilmente neppure sentito parlare di questo genere di pseudoregolamenti. E la signora dei giardini?
Ah, volete sapere di lei? Ecco qua un piccolo pro memoria, scritto fuori dalla lingua politichese: luglio 2009, la Comunità Arcobaleno, sulla base della promessa dell'assessore al welfare "al massimo per un mese, trovando il modo di pagare le spese", accetta di ospitarla in una casa messa a disposizione con affitto agevolato dall'Ater. Nel frattempo il Comune si impegna a prendere contatti con il Comune di provenienza per risolvere la questione. Gennaio - marzo 2010: dopo sei mesi la Comunità scrive due lettere al sindaco e all'assessore chiedendo chiarimenti. Nessuna risposta scritta, solo la generica assicurazione che "ci si sarebbe interessati, ma che per il pagamento delle spese si dovrà capire da dove tirarle fuori". A maggio la Comunità telefona al Comune di ... i cui funzionari cadono dalle nuvole affermando che mai nessuno li aveva contattati in precedenza; garantiscono una cifra mensile per coprire da quel momento in poi le spese vive di affitto e utenze ("Diamine, è una nostra cittadina, ci mancherebbe altro che non le garantiamo sostegno!"). Il Comune, dopo breve insistenza, accetta di appoggiare la richiesta con il primo atto ufficiale di collegamento con quello di provenienza. La Comunità Arcobaleno fatica a trovare un equilibrio e la situazione (tale e quale fino ad ora) crea sempre maggiori imbarazzi, dal momento che nessuno si vuole prendere la briga di risolvere il tutto con la forza.
E' questa la via romoliana alla soluzione dei problemi dei poveri? Lasciarli per mesi in balia delle intemperie per non rendersi impopolari con uno sgombero forzato; emettere un'ordinanza di fatto ad personam per giustificare l'intervento delle forze dell'ordine rendendolo più soft attraverso l'invocazione di momentaneo aiuto al privato sociale; dimenticare la persona e affidare le derivate "grane" agli ingenui che si fidano della parola sua e del suo assessore.
Complimenti, proprio efficace la goriziana ordinanza antiaccattoni!

L'ultimo "muretto"



foto Nevio Costanzo
Si riconosce a prima vista: è il valico di san Gabriele, già confine pedonale tra Italia e Slovenia, dal 2007 principale asse di collegamento tra le due Gorizia. La rete è caduta per tutti, ma non per i ciclisti (i soliti ignoti, nel senso che nessuno si ricorda mai di loro...), costretti a scendere dal marciapiede/ciclabile di via san Gabriele per immettersi nelle belle ed efficienti ciclabili che conducono nel centro di Nova Gorica (a proposito, tutte con precedenza ai ciclisti negli incroci con viabilità secondaria!) o alla galleria sotto Castagnavizza. Insomma, se si è fatto trenta non si potrebbe far trentuno e lasciare alla memoria storica qualche pezzo di rete "un po' più in là"?

sabato 9 aprile 2011

Ai margini dell'informazione

Era stata presentata come una rivoluzione per Gorizia, il segnale della ripresa; Romoli l'aveva inaugurata solennemente con accanto i vertici del Gruppo Espresso, solennemente incavolato con un manipolo di cinque "oppositori" che avevano osato esprimere pubblicamente la tristezza di molti cittadini per le conseguenze di quella giornata. Il nuovo centro unificato per la stampa de Il Piccolo e Messaggero Veneto era una "festa" per pochi, non per coloro che hanno dovuto chiudere le sedi precedenti, non per i goriziani che hanno dovuto contestualmente subire il "taglio" della redazione di Gorizia del Messaggero Veneto.
Una ferita che si sente particolarmente nella città di Gorizia, dal momento che i paesi friulani della Destra Isonzo sembrano godere adesso più spazio di prima, mentre al capoluogo è dedicata una striminzita paginetta sufficiente sì e no per indicare qualche appuntamento, assai complicata da individuare anche nella versione online; gli edicolanti parlano di un del tutto prevedibile tracollo delle vendite, perfino i bar snobbano ormai il Messaggero che si appresta a raggiungere il sempre più nutrito album dei ricordi goriziani.
Perché questo accanimento contro Gorizia (chi legge il giornale su internet si sarà accorto che non c'è neppure il rimando alla pagina, collocata ordinariamente, ma non sempre, sotto il titolo "provincia"!) da parte dei vertici editoriali? E perché tanto rabbioso stupore da parte del sindaco quando qualcuno ha osato alzare la voce e presentarsi "schiena ritta" davanti all'amministratore delegato per sostenere che la città non meritava tale impoverimento?
Tutto è perduto? Forse no, se è vero che la vertiginosa contrazione delle vendite era certamente nelle previsioni e nel progetto di definire chiaramente le aree di influenza dei due principali quotidiani del fvg, un soprassalto di orgoglio del territorio goriziano potrebbe spostare l'ago della bilancia: solo ritrovando il ruolo ponte che ha consentito di crescere e abbandonando lo sterile vittimismo che ha devastato negli ultimi decenni le relazioni con le realtà contermini, Gorizia può ambire ad un futuro migliore. Anche dal punto di vista dell'informazione.

venerdì 8 aprile 2011

Consigli a Monfalcone

Oggi sul Piccolo ci sono le foto dei sei candidati sindaco di Monfalcone: quattro tra centro sinistra e sinistra, uno civico e uno solo per centro destra e destra. Un disastro per la sinistra? Non necessariamente, sempre che siano adottate le necessarie attenzioni.
Anzitutto non è da sottovalutare la candidata sindaco Anna Maria Cisint così come a livello provinciale Gherghetta farebbe bene a considerare la forza politica di Simonetta Vecchi: sono persone relativamente giovani, dimostratesi finora abbastanza libere da condizionamenti partitici, intelligenti e tecnicamente molto preparate. La campagna elettorale dovrà essere quindi incentrata sui programmi, sulle scelte innovative e sulle prospettive future, non sulla demonizzazione degli "avversari"...
In secondo luogo non ci si deve troppo scandalizzare delle quattro possibilità offerte agli elettori del centro sinistra: in un sistema elettorale a doppio turno il primo può essere ben considerato come una specie di "elezione primaria" sottratta agli iscritti/simpatizzanti e affidata a tutti i cittadini. Ovviamente chi arriverà al ballottaggio dovrà essere sostenuto da tutti gli altri nel secondo turno, "senza se e senza ma".
Perché ciò accada è infine necessario che durante la campagna elettorale non ci si faccia troppo male, con accuse degli uni contro gli altri in grado di stornare l'attenzione dalla specificità di un programma "a sinistra" per il futuro di Monfalcone. Dal punto di vista del centro sinistra l'obiettivo prioritario è quello che uno dei quattro raggiunga la "poltrona" del sindaco e di evitare che ci arrivino quelli vicini al centro destra: non c'è certo il tempo di disquisire sull'ortodossia e sull'ortoprassi dell'uno o dell'altro.
Se così sarà la campagna elettorale a due turni potrà riservare piacevoli sorprese e sarà un'occasione di verifica e di crescita importante per tutta la città dei cantieri, in un momento particolarmente delicato della sua storia economica e culturale.
ab

giovedì 7 aprile 2011

L'Isola del tesor(ett)o

Un amico mi ha segnalato il blog de “Il foglio goriziano” dove l'assessore Fabio Gentile risponde alle questioni dell'ascensore. Devo dire che era dai tempi dell'Isola del Tesoro che una lettura non mi turbava tanto. Perchè questo stato d'animo? Per due motivi:il Gentile sembra non abbia idea di che cosa voglia dire fare l'assessore, ed in questo condivide l'atteggiamento dell'amico Del Sordi. Il sindaco non ha spiegato loro che essere assessore vuol dire amministrare per conto della comunità intera, non solo di una parte. Quello semmai è il compito del segretario di partito. Ma evidentemente il concetto è troppo difficile da capire e dunque Gentile fa ricerche tramite Internet sulle attività delle associazioni dei cittadini per “smascherarle”. Vuole dimostrare cioè che dietro l'immagine di avvocati, architetti, cattolici, si celano in realtà figuri “de sinistra”, comunisti, bestemmiatori, profanatori di ostie, che hanno aspettato Romoli per mettersi in movimento. Peccato si dimentichi che proprio quando c'era Brancati sindaco, noi del Forum avevamo fatto una lettera di forte critica nei suoi confronti, dunque non siamo certo noi che ci allineiamo, ma è proprio la destra che, come si vede in consiglio, se ne sta sempre zitta.
La cosa più incredibile poi è che per dimostrare il DNA rosso anche dei lupetti, Gentile risale alla notte dei tempi: spulcia nei curricola scolastici, cerca pagelle, esami all'Università. Insomma un delirio persecutorio che evidentemente gli sottrae il tempo necessario a sollecitare il collega assessore a pubblicare tutti i dati concernenti i costi dell'ascensore sul sito, come promesso mesi fa.
Invece di fare i Tom Ponzi de noartri perchè non si rendono conto che paragonare l'ascensore al Louvre, alla Torre Eiffel e ai Musei Vaticani non regge? E comunque se l'ascensore è così bello ed utile, quando ce lo faranno vedere e ci diranno quanto costa?
adg

Lampedusa a Gorizia/Nova Gorica? Zakaj ne?

La tragedia di Lampedusa interroga. Per quanto tempo non si sa, ma per ora sembra che abbia smosso le Regioni (escluso il Fvg che ha ottenuto il "risultato politico" - citazione Seganti - di non essere coinvolto) e che qualcosa di nuovo si stia verificando nei sotterranei del Potere. Ci volevano 250 morti quasi davanti alla spiaggia per far togliere la testa dalla sabbia e guardare in faccia una realtà, quella di qualche migliaio di persone "abbandonate" dal Governo insieme agli splendidi abitanti della bella isola nel Canale di Sicilia.
Altra scena, apparentemente fuori argomento: Gorizia sta perdendo tutti i suoi pezzi, un quotidiano oggi elenca una serie di "servizi" ormai spariti, dalla Banca d'Italia all'Ente Fiera e tanto altro. Più volte anche su questo blog sono stati indicati i numerosi siti di proprietà del Comune o della Regione (ricordate casa Fogar sul ponte di Pevma? Oppure lo stesso ex ospedale di via Vittorio Veneto) in stato di totale degrado. Nei primi anni 2000 la Caritas diocesana ha dimostrato che accogliere oltre 15mila persone in un anno - sia pur per breve tempo - è possibile; e anche che tale accoglienza può essere rispettosa del diritto e della dignità della persona umana, come testimoniato dalle centinaia di volontari che avevano deciso di mettersi a disposizione in quell'occasione.
Allora la proposta/sogno: Gorizia stila un progetto - programma di accoglienza/integrazione che offra agli accolti un tetto temporaneo, la possibilità di lavorare per la sistemazione, la manutenzione degli edifici e una pionieristica autogestione del vitto, un adeguato servizio sanitario coordinato dall'ASS2 Isontina, un personale professionale in grado di operare attivamente in sinergia con il mondo del volontariato.
Cento, duecento o forse anche di più. Ecco, almeno cento persone potrebbero arrivare, essere distribuite in gruppi di trenta massimo cinquanta, abitare con noi inizialmente per almeno i sei mesi previsti dalle regole e smuovere l'economia e la vita civile del territorio portando indotto, centralità nell'informazione nazionale (e non solo), conoscenza di altri mondi: se poi tale proposta fosse condivisa con Nova Gorica (ecco un buon punto di partenza per il fantomatico Gect e per i fondi europei - per ora più sogno del post che state leggendo - che avrebbe dovuto portare!) si potrebbe far conoscere al mondo un'autentica "città internazionale della solidarietà". Con quali fondi? Con quelli - proprio tanti - che il Governo sta dilapidando costruendo megacentri isolati in pochi siti d'Italia o investendo milioni di euro che finiscono nelle tasche dei gestori dei Cie e dei Cara.
E' ovvio, occorre pensarci un po' su, qui si propone solo di incamminarsi per questa strada e di aprire un dibattito rovesciandone il contenuto: non più "come posso evitare?" ma "come posso fare per accogliere degnamente?" e anche - perché no? - per trasformare la situazione in occasione di crescita per un intero territorio. Se tutti ragionassero in questo modo e una Gorizia (35mila abitanti) accogliesse solo 100 persone, in proporzione l'Italia potrebbe ricevere molto dignitosamente 600mila profughi...

mercoledì 6 aprile 2011

Onore ai caduti di Lampedusa

Mentre tengono banco nelle aule dei tribunali le performances sessuali da guinnes dei "primati" del premier e il Parlamento nazionale offre spettacoli di rara delicatezza (culminati negli insulti da trivio a una deputata con disabilità e nel plateale "vaffa..." indirizzato dal ministro della difesa al presidente della Camera) i drammi bussano alla porta di quello che un tempo veniva definito "bel Paese".
Quelli degli odierni 250 dispersi al largo di Lampedusa si aggiungono all'immensa lista di nomi appartenenti ai poveri che hanno cercato in questi anni di raggiungere l'"Occidente". E mentre le carrette del mare colano a picco, l'emergenza nella bella isola del Mediterraneo viene gestita nel peggiore dei modi possibili e immaginabili. A parte la straordinaria dedizione dei lampedusani e la loro pazienza giustamente ormai al lumicino, l'utilizzo dell'isola per i volgari spot di Berlusconi ("ho comprato ieri sera un villa di 4 milioni di euro...") non ha nascosto l'impreparazione, il pressapochismo, l'incertezza gestionale della situazione.
Al di là delle diverse possibili opinioni su come smistare i profughi dalla Tunisia e dalla Libia si resta impressionati se si leggono i "numeri" di questa vicenda senza lasciarsi traviare dai titoli allarmistici dei quotidiani governativi: 6000 persone sono state lasciate per oltre dieci giorni a Lampedusa, sfamate a fatica e quasi senz'acqua... 6000 persone in una Nazione di oltre 60 milioni, con 20 regioni, più di 100 province e poco meno di 9mila comuni! Lo si ribadisce, in un ex-grande Paese di 60 milioni di abitanti il Governo non è riuscito a sistemare 6000 persone (nel solo anno 2001 ne passarono oltre 10.000 per il "nostro" confine, rinfocillate dai volontari Caritas)!
Insomma, si sta vivendo un momento difficile e si ha l'impressione di essere in balia di un manipolo di governanti che tutto hanno in testa meno i gravi problemi reali dell'Italia e del mondo.
Sinistra, se ci sei, batti un colpo!

lunedì 4 aprile 2011

A Maria Irene

Dopo una settimana di pausa anche questo blog riprende il suo cammino.

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano -
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena -
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
Emily Dickinson

Con questa poesia si vuole ricordare Maria Irene Bellavite, persona molto nota in tutto il territorio isontino. A Gorizia dal 1968 si è laureata a Trieste in Lettere con una tesi sui preti operai della banlieu parigina (relatore il prof. Giovanni Miccoli). Con la didattica nel sangue ha insegnato per quasi quaranta anni, il suo nome è legato in modo indissolubile alla scuola di Staranzano. Esperta soprattutto in materie ambientali è stata tra le prime insegnanti di riciclaggio e differenziazione; ha ideato e realizzato percorsi informatici per avvicinare i bambini alle bellezze dei parchi naturali del Friuli Venezia Giulia, ha costruito memorabili progetti per avvicinare le giovani generazioni ai mondi affascinanti della mnontagna e delle grotte carsiche. Si è anche impegnata in un'azione politica a difesa dell'ambiente, vicina ai movimenti ambientalisti ma sempre in un atteggiamento di piena autonomia determinato dal suo spirito acuto e sempre costruttivamente critico. Chi l'ha conosciuta la ricorda anche per la non comune capacità di accoglienza, per la straordinaria disponibilità ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, per la coinvolgente simpatia. E anche per molte molte altre cose!