domenica 27 marzo 2011

Non è un paese per caprioli (5)

Qualcosa era accaduto mentre l'elicottero del premier stava atterrando sulla cima del colle del castello. Sì, ma cosa? Si saranno chiesti tutti i lettori delle puntate precedenti. La risposta è in questo post, quinto e ultimo capitolo della saga "Non è un paese per caprioli", le cui puntate precedenti sono state pubblicate il 12, 16, 23 febbraio e il 6 marzo. Buona lettura...
Ma cos’era successo? Una bomba, disse il primo avvocato, un residuato bellico, disse il secondo, “quel capriolo era più bello che intelligente - disse il nonno di Pier Pier Silvio – se no, non sarebbe finito sotto l’elicottero”.
Tutt’attorno un fumo carico di terra si sollevava pigramente. A stento si intravedevano le casette del colle demolite dall’esplosione, ma erano tutte vuote e di nessun pregio, casette qualunque, anzi fienili, anzi baracche, niente, non erano niente ... ruderi. Intanto il fumo e la terra avevano avvolto quella che un tempo era la bianca piazza sottostante il colle del castello. E proprio lì si stavano radunando tutti i cittadini, attirati dal gran botto.
Il nonno arrivato in elicottero disse che lui era esperto in queste cose e promise di ripulire la piazza e il paese tutto in sette giorni. Il nonno sindaco disse “Che bella occasione! Visto che siamo in tanti qui riuniti, vorrei presentarvi il progetto dell'ascensore”. Tanti? Tutti! in piazza c'erano proprio tutti. Impolverati e impauriti ma da tutti, proprio da tutti, partì un primo sommesso mormorio di disapprovazione.
I due nonni iniziarono a parlare e sparlare, tanto che ci vuole? Il nonno dell'elicottero raccontò una barzelletta osé su un uomo che restava chiuso in ascensore con un gruppo di giovani donne. “Quel capriolo non fa notizia ...è solo gossip” lo rassicurò chi gli curava l'immagine. E poi ancora frasi imparate a memoria, accuse a vanvera e la cerbiatta, non era mica minorenne! aveva già un figlio ... ma dove sono i microfoni e i giornalisti ... uno della TV si presentò con un plastico della collina ... e allora “che si inizi il programma, che così sistemiamo tutte le cose!”
Nel frattempo la professoressa di storia nonché mamma di Pier Ettore, corsa al rifugio sotto il castello, aveva fatto uscire il bambino e il piccolo cerbiatto e stava cercando inutilmente di nascondere alla loro vista il corpo senza vita della mamma-cerbiatta. Fu in quel momento che con stupore tutti si accorsero che sulla collina erano arrivati a frotte i caprioli. Erano tantissimi e Pier Ettore (forte in matematica) li contò velocemente: 249 + 1, il piccolo bambi. 250, il totale tornava, eppoi dicono che i sogni non sono premonitori!
Il nonno dell'elicottero e il nonno sindaco per distogliere l’attenzione da tutti quei caprioli, continuavano a parlare e parlare, ma nella piazza impolverata e stanca di sentirli, calò un immobile silenzio. L'attenzione dei cittadini invece che dai due nonni che parlavano alle cineprese, ai taccuini e alle macchine fotografiche, era catturata dal piccolo bambi che piangeva disperato accanto al corpo della madre e da Pier Ettore che tentava in tutti i modi di consolarlo.
Allora il nonno sindaco disse “ma si, facciamo parlare quel bimbo, vieni Pier Ettore” ...mah, che cavolo di nome da dare a un bambino! e poi – pensò - potrò presentare il progetto dell’ascensore. Nel più completo silenzio Pier Ettore dapprima intimidito, prese coraggio e semplicemente disse : ”io vorrei giocare con i caprioli...sulla collina verde” e poi aggiunse “e questi due nonni ... a me non piacciono proprio per niente”.
La folla restò ferma, immobile, quindi, dapprima timoroso, poi più convinto, infine fragoroso, salì al cielo un applauso che pareva non finire più.
Finì invece, solo perché fu sovrastato da salti di gioia ed euforia generale e in quella piazza, sporca e polverosa, in mezzo all'eccitazione e alla confusione che seguì, Pier Ettore fu portato in trionfo, ed eletto, seduta stante, nuovo sindaco del paese.
Niente fu come prima. Nessuno credette più al nonno sindaco, al nonno dell'elicottero e a tutti gli avvocati, manager, dirigenti, amministratori e comunicatori. Le casette furono ricostruite e il colle rimboscato era più bello di prima: un parco dove per i più piccoli era divertente giocare e per i più grandi socializzare. I caprioli accompagnavano la gente dalla piazza fin su al castello che, offeso da quella bomba e dalle bugie dei governanti, si trasformò in simbolo di pace e divenne un gran centro culturale e scientifico. Qui venivano filosofi e poeti, artisti e scrittori che con gentilezza insegnavano a tutti la voglia di sviluppare il pensiero critico senza lasciarsi allevare dalle TV.
Per la festa di fine anno invece del solito trenino al ritmo di brigitte bardò bardò, giunsero Bob Dylan e Neil Young. Fu soppressa la delibera anti-schiamazzi e Mick Jagger assieme a Lady Gaga girovagavano in paese tutti i sabati e domenica. Clint Estwood da mesi girava sulla collina del castello un film sulla bomba, un film destinato all'Oscar.
Nessuno in quel paese diventò mai ricco, ma tutti vissero a lungo.
Felici e contenti.
la compagnia dei transalpini

mercoledì 23 marzo 2011

Uno nessuno centomila...

Sull'ascensore al castello si può del tutto legittimamente essere a favore o contrari, ci mancherebbe, quello che invece non si può fare è riproporre ai cittadini il gioco - davvero poco nobile - delle "tre carte": senza l'ascensore si dovrà restituire alla Regione tutto il finanziamento, "nella peggiore delle ipotesi i 5 milioni utilizzati anche per la realizzazione della piazza (circa il come è quotidianamente all'attenzione dei goriziani!), nella migliore la spesa sarebbe di 2,5 milioni (IL PICCOLO 19/3/2011, titolo ROMOLI: "Non farlo significa restituire 5 milioni di euro"). Nello stesso giorno l'altro quotidiano (ex) locale parlava di un danno di un milione di euro e dell'impegno del sindaco di interessare gli uffici competenti del Comune al fine di quantificare il possibile danno per le casse cittadine. Oggi, così si legge in cronaca: "... se è vero come è vero (sic) quanto detto dal sindaco, in caso di sospensione dei lavori il Comune di Gorizia dovrà restituire alla Regione il finanziamento da un milione di euro". Insomma, signor Sindaco, si metta almeno d'accordo con se stesso: i milioni da restituire sono 5, 2 e mezzo o uno? I conti sono stati fatti a spanne o secondo quale altro criterio, visto che solo ora ha dato mandato ai suoi uffici di verificarli dettagliatamente? E perchè inserire tra i costi anche quelli di nuova piantumazione visto che Lei ha in precedenza rassicurato che il progetto prevede, a completamento dell'opera, il rimboschimento della intera zona? La spesa, dunque, era già preventivata e non può essere conteggiata un'altra volta in caso di non realizzazione dell'opera. Circa gli obblighi di restituzione alla Regione di una cifra comunque rilevante, in caso di mancata realizzazione dell'impianto di risalita, perchè Le è così difficile produrre un documento, un'ingiunzione, un atto, una prescrizione vincolante, un vincolo legislativo, una determina regionale, una richiesta formale e inequivocabile che lo attesti in maniera chiara e palese a tutti i cittadini? E poi, perchè non aggiornare i costi di gestione dell'opera a regime visto che i soli dati da Lei prodotti si riferiscono a una stima risalente al 2003, o giù di lì, nonostante che Lei stesso - ancora mesi addietro - si fosse impegnato a quantificare costi, benefici e bacino d'utenza della risalita meccanica al castello, novella meraviglia del XXI° secolo?
Insomma, Le si chiede di fornire ai cittadini tutte quelle notizie e informazioni che consentano loro di formarsi un'opinione ragionata su di un'opera che - comunque la si giudichi - impatta non lievemente sull'immaginario collettivo dei goriziani. Non a caso a scoprire che gli ascensori sarebbero stati alla fine tre (con una capienza di 40, 12 e 8 passeggeri rispettivamente, solo per dovere di informazione), i cittadini goriziani lo hanno scoperto solo grazie alle inziative del Forum per Gorizia. Che poi non l'abbia fatto nemmeno la precedente giunta Brancati francamente non mi pare un buon motivo: due cose sbagliate non fanno mai una cosa giusta.
Dario Ledri

Lettera di Forum cultura

L’assessore Del Sordi accusa gli organizzatori dell'iniziativa dello scorso sabato in Piazza Vittoria (10 note associazioni della città) di aver organizzato sabato scorso in piazza Vittoria una manifestazione politica. Mi pare che questa constatazione di Del Sordi sia acuta, la scoperta dell’acqua calda! Voglio ricordare all’assessore che ogni qualvolta un così numeroso gruppo di cittadini si organizzano e manifestano il proprio pensiero pubblicamente non fanno altro che partecipare alla vita politica della città (polis) pur non essendo organizzazioni partitiche. E questo hanno fatto, le 10 associazioni e tutti quei cittadini che non condividendo l’azione politica di questa amministrazione in merito alla costruzione degli ascensori, hanno espresso il loro dissenso con un’azione politica chiara. Cos’altro possono fare i cittadini inascoltati (vedi la bocciatura del referendum richiesto, vedi l’incapacità di chi amministra la città di dare ascolto e di confrontarsi con la gente) che non condividono questa scelta se non manifestare pubblicamente il loro dissenso?
Non capisco però se il nostro assessore sia disinformato o se invece mente sapendo di mentire alla ricerca di un improbabile sostegno che la cittadinanza non gli darà.
Infatti, egli tenta di strumentalizzare partiticamente questa libera espressione del dissenso sostenendo che “a farsene promotori sono stati quelli del Forum, nella cui sede peraltro si sono svolte una serie di riunioni organizzative”. Informo l’assessore disinformato che solo la prima riunione è stata convocata dal sottoscritto (presidente dell’Associazione culturale Forum Cultura) e da altri soci che conoscevano i referenti delle altre associazioni, presso la sede del giornale Isonzo-Soca (al quale ho chiesto ospitalità), mentre tutte le altre si sono svolte in altri luoghi.
E’ evidente che nella difficoltà che sta vivendo, l’amministrazione comunale cerca di strumentalizzare l’azione delle 10 associazioni, creando ad arte molta confusione. Arrivando perfino al punto di confondere l’associazione Forum-Cultura da me presieduta fin dalla nascita (e che si occupa di manifestazioni culturali) con il movimento politico del Forum per Gorizia. Sarà mia premura inviare all’assessore una copia dello statuto dell’associazione e delle attività culturali organizzate.
Il presidente dell’associazione Forum-Cultura
Vito Dalò

martedì 22 marzo 2011

Addio Messaggero Veneto di Gorizia

Da oggi non c'è più il Messaggero Veneto di Gorizia. C'è una paginetta con titolo striminzito Regione Gorizia recuperabile online cliccando mestamente "provincia". Il giornale, formato e impostazione grafica uguali al Piccolo, viene stampato nell'unificata rotativa di Sant'Andrea che ha sostituito il centro stampa di Palmanova. Gorizia ha guadagnato il sito della rotativa (con riduzione e trasferimento del personale già operativo in precedenza altrove) ma ha perso la redazione. Si parlerà ancora della città e del territorio, ma lo sguardo sarà lanciato da Udine. Un grazie a chi ha tenuto viva finora la pluralità dell'informazione in lingua italiana e una forte preoccupazione per il futuro: da oggi Gorizia è culturalmente più povera, un altro passo segnato verso la dimenticanza e la marginalizzazione.

Confusione globale

Insomma l'intervento militare in Libia sta rivelando un'imbarazzante confusione planetaria. Nell'Unione Europea la Francia litiga con la Germania prima dell'inizio dell'"operazione" poi tende a strafare "rompendo" con l'Italia la quale si definisce "non in guerra" (così Napolitano) ma invia i propri "Tornado" a presidiare la no fly zone "senza sparare neppure un colpo" (così Berlusconi - ma cosa fa un aereo militare se qualcuno "viola" la zona? Sventola fazzolettini di carta con scritto "no bomb"?). Gli Usa si lanciano nell'avventura con la fedele GB salvo poi pentirsi di fronte alle rimostranze dei ricchi alleati arabi; invitano alla calma e a non andare oltre una buona lezione dimostrativa. In Russia Primo ministro e Presidente litigano fra loro avendo un'opinione completamente diversa sulla vicenda. Nel teatrino italiano la Lega Nord si dissocia clamorosamente dalla partecipazione italiana (per paura di perdere elettori a causa di un prevedibile escalation nell'arrivo dei profughi) e gli "alleati" rivolgono a Bossi parole piene di comprensione (chi ricorda gli epiteti - "irresponsabili" era il miglior eufemismo - rivolti dalla destra a chi era contrario all'intervento militare in Iraq?). Insomma, una grande armata Brancaleone travolta dai "se" e dai "ma" non dei misteriosamente quasi assenti (o ormai forse del tutto silenziati) movimenti per la pace bensì degli strateghi militari confusi dall'incredibile approssimazione dei politici: davanti a una seria crisi internazionale dimostrano la loro inconsistenza e non sanno che pesci pigliare, raccomandandosi alla buona sorte e all'improbabile buon cuore di un dittatore accolto non più di cento giorni fa con tutti gli onori da Berlusconi a Roma e che non si capisce per quale motivo ora dovrebbe accettare con entusiasmo di andarsene dal Paese che ha governato (con gli stessi metodi tutt'altro che democratici) per oltre 40 anni.

lunedì 21 marzo 2011

Napolitano contro l'omofobia

Si riceve e volentieri si pubblica:
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito una medaglia di bronzo, quale premio di rappresentanza, al progetto contro l’omofobia “A scuola per conoscerci”, accompagnata dall'augurio per il successo dell’iniziativa proposta anche per quest’anno scolastico alle scuole superiori della nostra regione: un’onorificenza con la quale viene manifestato il consenso del Capo dello Stato alle finalità perseguite da iniziative ritenute particolarmente meritevoli. Il Presidente già in occasione della prima edizione del progetto aveva espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa.
Il plauso dimostrato dalla più alta carica dello Stato costituisce il più autorevole riconoscimento per quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto il cui scopo fondamentale è diffondere a scuola tra i giovani valori e pratiche educative per prevenire, contrastare e ridurre il pregiudizio sociale verso le persone omosessuali.
Il progetto, nel precedente anno scolastico, aveva coinvolto più di 500 studenti di 7 scuole superiori del Friuli Venezia Giulia; quest’anno i numeri sono aumentati a 750 studenti di 8 scuole superiori delle province di Trieste, Gorizia e Udine. L’iniziativa è stata promossa dal Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste in collaborazione con Arcigay “Nuovi passi” e Arcilesbica di Udine e Pordenone, ed è stata realizzata grazie ai contributi di psicologi e volontari delle tre associazioni, a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.
Il valore educativo di questa proposta è stato anche riconosciuto con il patrocinio dai Comuni di Trieste, Udine e Pordenone, dalla Provincia di Gorizia e di Trieste, dalle Aziende per i Servizi Sanitari Triestina, Isontina, del Medio Friuli e Bassa Friulana, e dalla Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Trieste, che collabora al progetto stesso con una ricerca svolta tra gli studenti coinvolti.
Davide Zotti
Presidente del Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste

Assessore senza freni

"Il fatto che si trattasse di una manifestazione politica è dimostrato dalla presenza di “eminenze” del Forum che hanno vigilato sulla folla, sottolineando le prossime battaglie consiliari in pieno stile".
Così parlò l'assessore Del Sordi, in merito all'assemblea cittadina convocata dalle associazioni in piazza Vittoria per parlare degli ascensori al castello di Gorizia.
Come dire che la più volte citata Messa della sua parrocchia è una "manifestazione partitica" (questo probabilmente intendeva Del Sordi non sapendo distinguere la "politica" -ovvio che qualsiasi cosa riguardi la "polis", compresa la visita del Papa rientri nell'ambito della "politica" - dalla "partitica") perché ad essa presenzia un assessore della Giunta di destra.
O che la visita del papa ad Aquileia sarà una "manifestazione partitica" perché molti esponenti di partiti di destra e di sinistra rilasceranno ai giornalisti dichiarazioni in merito alla loro presenza in piazza Capitolo e con ogni probabilità dichiareranno a parole il loro pieno accordo con la parola del Pontefice (Parigi val ben una Messa!).
Come dire che le persone adulte, intelligenti e competenti delle associazioni che hanno organizzato la festa dello scorso sabato in piazza Vittoria avevano bisogno di qualcuno che "vigilasse sulla folle". Una simile affermazione è davvero offensiva!
A proposito, è già stata abolita la libertà di riunirsi, di esprimersi e di pensare con la propria testa?

L'emporio della solidarietà




foto Nevio Costanzo
Una bella idea quella dell'emporio della solidarietà inaugurato ieri in via dei Faiti.Da ora in poi le persone che si trovano in situazione di necessità non dovranno più percorrere una sorta di via crucis tra le diverse parrocchie e centri di raccolta religiosi e laici, ma potranno avere a loro disposizione una specie di market. Esso consentirà inoltre di non sentirsi dipendenti dalla generosità del datore di pacchi viveri, ma di poter scegliere liberamente tra diversi prodotti, presentarsi a una cassa e "pagare" con una tessera magnetica a punti. Complimenti alla Caritas per aver promosso questa forma di condivisione rispettosa della dignità della persona, alle altre associazioni ed enti del privato sociale che hanno aderito fattivamente all'iniziativa e alle istituzioni che in diversi modi l'hanno resa possibile.
Si aggiunge una constatazione, del tutto "politica", che non vuole in nulla sminuire l'intelligenza caritativa e la creatività assistenziale dei promotori: l'assessore regionale Molinaro "predica" bene quando davanti all'Arcivescovo sottolinea il dramma della crescente povertà; "razzola" male quando rimane in una Giunta regionale che approva leggi finanziarie che impediscono l'accesso ai servizi sociali pubblici agli extracomunitari e a chi non risiede in Regione da almeno tre anni (legge dichiarata incostituzionale ma tuttora vigente con grave incommodo dei Comuni alcuni dei quali si rifiutano di applicare con conseguenti costosi contenziosi con la Regione stessa). Con lui anche il sindaco e l'assessore comunale al welfare che da una parte lodano il "privato sociale" quando rispondono ai bisogni dei rifugiati, dall'altra sostengono una parte politica che "accoglie" gli immigrati irregolari nei famigerati centri di identificazione ed espulsione e dice loro "arrangiati"! quando escono dai Centri per richiedenti asilo.

No alla guerra

Dal sito delle Comunità di Base italiane è tratta la seguente riflessione sofferta e contro corrente sui drammatici avvenimenti bellici in corso in Libia. Con la speranza che a parlare nel Nord Africa siano sempre più le ragioni del dialogo fra le parti (e all'interno delle diverse parti!) e non il rombo dei cannoni accompagnati dagli interessi economici dei potenti.
No all’intervento militare contro uno stato sovrano
Dopo il voto, inaccettabile, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato, insieme alla no-fly zone, il ricorso a “tutte le misure necessarie” (di fatto il via libera ai bombardamenti), è scattato l'intervento militare sulla Libia al quale partecipa anche l'Italia (le dimensioni dell'azione stanno suscitando crescenti proteste nel mondo arabo e non solo)una misera foglia di fico araba).
Noi, che siamo cittadini di un paese che porta grandi responsabilità per la situazione che storicamente si è creata in quel paese, ci dichiariamo disponibili a sostenere ogni azione legittima che contribuisca a fermare lo spargimento di sangue e a trovare una soluzione politica alla crisi, mentre dichiariamo la nostra ferma contrarietà a ogni azione bellica condotta dall’esterno contro un paese sovrano. Quale che sia il regime, quale l’ordinamento che lo regge, la Libia resta un paese sovrano. Un paese diviso, in preda a una guerra civile assai grave, che ha già prodotto migliaia di vittime, ma non vi sono tribunali esterni, tanto meno armati, che potranno sciogliere legittimamente i nodi che vi si sono aggrovigliati. Non c’è alcuna legittimità in questa impresa, se verrà tentata.
L’obiettivo è consegnare la Libia a un partner affidabile in qualità di fornitore di materie prime energetiche. Sappiamo già che la no-fly zone sarà presa come pretesto per bombardamenti, come al solito “chirurgici”, di cui altri morti, militari e civili, saranno il prezzo che il popolo libico dovrà pagare. Ironia della sorte, toccherà di nuovo a Francia e Inghilterra il ruolo infausto che assunsero nella lontana crisi di Suez. Allora agirono apertamente nel loro interesse. Oggi fingono di farlo per ”ragioni umanitarie”.
La Libia vive giorni drammatici. Sia le forze popolari, che l’apparato di potere, appaiono divisi lungo linee geografiche e tribali in battaglia fra loro. Il rischio è che i paesi occidentali strumentalizzino questo contesto, già di per se foriero di lutti e sofferenze, per giustificare l’ennesimo intervento militare. L’ Iraq e l’ Afghanistan mostrano ogni giorno, in modo inequivocabile, come i cosiddetti “interventi umanitari” siano in realtà tappe di un progetto strategico finalizzato al controllo delle risorse (soprattutto energetiche).
Si tratta di vere e proprie guerre sanguinose, che il nostro Paese combatte in violazione della Costituzione e della volontà popolare, e che hanno portato ulteriori sofferenze a popolazioni già provate. Non facciamoci coinvolgere in un altro intervento militare. Non partecipiamo all’ennesima guerra illegale, e dalle conseguenze irreparabili
Marino Badiale, Maria Bonafede, Gennaro Carotenuto, Angelo Del Boca, Tommaso Di Francesco, Giulietto Chiesa, Massimo Fini, Maurizio Pallante, Fernando Rossi, Alex Zanotelli, Monnia Benini, Rete Provinciale Torinese dei Movimenti e Liste di Cittadinanza

sabato 19 marzo 2011

Un pomeriggio intenso




foto Nevio Costanzo
Le preoccupazioni del momento - le notizie dalla Libia e dal Giappone anzitutto - erano visibili nei volti un po' tirati di tutti.
Ciò non ha impedito, anzi ha dato ancor maggior intensità alla molto ben riuscita festa delle associazioni culturali goriziane riunite in piazza Vittoria per raccogliere maggiori informazioni sugli ascensori al castello di Gorizia. Circa 400 persone hanno partecipato, in un intero pomeriggio animato da intense comunicazioni, giochi per bambini, rappresentazioni in costumi medievali. Per una volta si può dire che piazza Vittoria abbia recuperato la vocazione di luogo finalizzato all'incontro e all'amicizia tra i cittadini di qualunque età e condizione. Un clima sereno e pacifico ha costituito lo sfondo di un'iniziativa che si è conclusa con una bella passeggiata fin sopra i bastioni del castello con ottima illustrazione degli aspetti storici, paesaggistici e architettonici. Insomma, un'ennesima conferma del numero fortemente maggioritario di "contrari" alla realizzazione degli ascensori, nonostante le scoraggianti dichiarazioni del sindaco e degli assessori che hanno convocato ieri la loro conferenza stampa ben asserragliati nelle mura del Comune, impenetrabili per chi cerca un dialogo fondato non su slogan triti e ritriti ma su dati certi e documentazioni riconoscibili.

Nuvole oscure

Alle nubi radioattive del Giappone si aggiungono i forti venti di guerra che soffiano in un momento storico di estrema delicatezza.
La situazione della Libia pone all'autentica politica pressanti interogativi.
Sul campo la gente muore. Questa è la prima amara constatazione: sospinta dalla brezza della cosiddetta primavera nordafricana una parte consistente del popolo libico è insorta contro il rais Gheddafi che da decenni dominava apparentemente incontrastato il Paese. La "rivolta" all'inizio ha incassato le simpatie delle leadership mondiali, come accaduto per i più fortunati egiziani; poi ha dovuto fare i conti con le lentezze e gli interessi delle diplomazie e si è trovata assediata, minacciata da purtroppo prevedibili sanguinose ritorsioni. Sta di fatto che nel deserto e nelle città libiche si muore sotto le bombe; e che di conseguenza chi può cerca di fuggire.
L'Onu decide l'intervento militare, almeno come deterrente e garanzia del rispetto della no fly zone. Lo decide contro la Libia con l'appoggio di alcuni Paesi arabi, mentre altri Paesi arabi dove pure la gente si ribella e muore (vedi per esempio Yemen e Barhein) non sono sottoposti a medesimo trattamento: l'attenzione alla Libia dipende dalla volontà di offrire una punizione esemplare o dalla necessità di tutelare più che le persone gli interessi petroliferi "occidentali"? Del resto la scelta è drammatica: creare un pericoloso precedente con un'operazione di gendarmeria internazionale negli affari interni di uno Stato sovrano o abbandonare centinaia di migliaia di insorti al proprio destino?
L'Italia affronta la questione con particolare imbarazzo. Il premier - sempre lui! - ha accolto un paio di mesi fa Gheddafi a Roma con una solennità degna di un Pontefice romano, si è perfino lasciato ridicolizzare dal rais libico e ha sottoscritto accordi di collaborazione quanto meno improvvidi e vincolanti. Ora deve dimostrare un pugno più duro di quello degli altri per far dimenticare l'ingombrante amicizia. Ma se il presidente Napolitano afferma accorato che "il momento è difficilissimo" le preoccupazioni berlusconiane sembrano maggiormanete rivolte agli ex finiani rientrati nell'ovile grazie alla "nobile" promessa di ben compensati sotto segretariati di fatto negati dai sacrosanti limiti numerici previsti dalle norme vigenti. Non mancano le preoccupazioni per una guerra combattuta "alle porte di casa", con il conseguente carico di timori per l'incolumità del territorio e per l'intensificazione del già drammatico flusso migratorio: ciò che sta accadendo in questi giorni nella stremata Lampedusa potrebbe essere solo l'inizio di una serie di guerre fra poveri che potrebbe mettere in ginocchio il traballante sistema Italia.
Infine l'imbarazzo del mondo pacifista. Le guerre contro Saddam Hussein, l'embargo quasi decennale all'Iraq, l'occupazione militare dell'Iraq nascevano - almeno ufficialmente - dalla necessità di fermare un dittatore che aveva invaso il Kuwait, trascinato il suo popolo in una guerra estenuante con l'Iran, massacrato oppositori politici e "gasato" intere città abitate da curdi. Il movimento pacifista internazionale aveva contestato con mai ripetuta intensità l'intervento americano e degli alleati, perfino Giovanni Paolo II aveva cercato di scongiurarlo con saggi ma forti ammonimenti a Bush e ai potenti della Terra. Lo stesso papa aveva richiamato l'"ingerenza umanitaria" invece nel caso dei soprusi durante la guerra del Balcani suscitando ondate di perplessità tra i pacifisti; perché si dovrebbe accettare per Gheddafi un trattamento che era denunciato come violazione del diritto internazionale (ammesso che esista) nel caso di Hussein e Milosevic? Il bivio sembra piuttosto stretto: un mancato intervento militare consentirebbe con ogni probabilità un grande massacro militare; ma l'accettazione silenziosa di un intervento militare - questa volta targato Obama - contraddirebbe il principio quasi dogmatico del "no alla guerra senza se e senza ma" caratteristico di altre stagioni politiche e culturali dell'occidente.
Insomma, un brutto guazzabuglio, anche perché i semi di rinnovamento del Nord Africa non sono poi così evidenti e nessuno ha ancora ben capito cosa attenda le Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo dopo il rovesciamento dei loro capi e capetti. E non si può sapere dove potrebbe condurre un'escalation bellica in una zona ben più ampia rispetto al più classico concetto di "Medio Oriente". Incrociamo le dita e soprattutto speriamo in leader mondiali all'altezza della gravità dei tempi.

venerdì 18 marzo 2011

Tanto tuonò che (non) piovve

Dopo nove mesi di promesse finalmente il parto: il sindaco Romoli prima e l’assessore Del Sordi poi avevano dal mese di giugno 2010 promesso che "tra quindici giorni" avrebbero convocato una pubblica assemblea per spiegare ai cittadini i lavori relativi agli ascensori al castello.
Finalmente è nata. L'assemblea pubblica per smentire carte alla mano ciò che in ben due pubbliche sedute autogestite nel'aula del Consiglio Comunale e in innumerevoli interventi di diverse fonti era già stato detto e ridetto riguardo a progetti, costi di gestione, proiezioni su benefici in chiave turistica e culturale?
Nooo! Rinviata di settimana in settimana al suo posto è nata, guarda caso il giorno prima della manifestazione promossa e organizzata dalle associazioni contrarie alla realizzazione degli ascensori, una conferenza stampa convocata alla chetichella senza avvisare nessuno di coloro che hanno rappresentato le domande e gli inequivocabili sondaggi finora svolti sull'argomento in diverse sedi.
Forse si può pensare a qualche news bomba, a qualche nuovo documento estratto all'improvviso dal cilindro... Nooo! Come al solito il primo cittadino ripete le stesse cose: “Non ho colpa”, “se si smettono i lavori bisogna pagare”. Perchè non dice quanto bisognerà pagare se l’ascensore si fa? perchè continua a ripetere la balla (da lui stesso già più volte riconosciuta come tale e comunque mai documentata) che deve restituire i soldi di piazza Vittoria dopo che è stato smentito più volte in consiglio comunale? Ha carte nuove? Le mostri, una volta per tutte!
L'unica certezza è che ancora una volta ha evitato furbescamente il confronto pubblico al quale è stato più volte invitato insieme agli assessori della sua Giunta.
Se non fosse un periodo in cui si ha davvero poca voglia di scherzare sarebbe infine veramente ridicola l'accusa allo scautismo di aver proposto in una chiesa come propria attività la partecipazione a un evento culturale di alto rilievo: quello di domani appunto organizzato da nessun partito e da una decina di stimate associazioni culturali per far conoscere ai cittadini la storia e la bellezza del nostro castello; in altre parole, per offrire quegli strumenti tecnici e culturali utili a farsi un'opinione libera. Proprio quelli che la Giunta Romoli, stante il permanente rifiuto di confrontarsi e dialogare con i documenti in mano, ha negato...
Cercare di comprendere le motivazioni della costruzione di un ascensore non significa essere di sinistra o di destra, vuol dire solo voler ragionare con la propria testa. L'invocazione di eventuali interventi del vescovo contro il parroco reo di aver consentito l'annuncio di simile notizia sembra riportare l'orologio della storia al 1500, al tempo dell’inquisizione, anche se in senso opposto: la condanna politica affida l'esecuzione al braccio religioso! Che sicuramente avrà meglio da fare che occuparsi di simili polemiche. Almeno su questo ci sarà libertà di coscienza?

Neogorizia

Gorizia non è morta, come molti da tempo ripetono.
Basta un breve tour serale per scoprire luoghi affollati, soprattutto di giovani goriziani e non. Ci si incontra, ci si diverte, si discute, i locali del (bel) centro storico rinnovato e consegnato ai pedoni sono pieni di persone; le iniziative culturali si moltiplicano al punto che spesso si sovrappongono, nonostante ciò sono alti i "numeri" delle presenze alle stagioni teatrali, alle conferenze dibattito, ai cineforum (quello su cinema e psicoanalisi e quello organizzato da Sos Rosa hanno registrato quasi il tutto esaurito), alle visite didattiche... Le proposte delle tante e varie associazioni offrono la possibilità di spaziare nei diversi campi del sapere e di confrontarsi insieme.
Anche a Nova Gorica si respira una buona aria, il caffé festivo mattutino in uno dei tanti esercizi del centro è occasione per incontrare persone e raccontarsi gli eventi della settimana trascorsa; le serate "attraggono" i giovani senza distinzioni di lingue e culture; le sperimentazioni architettoniche suscitano in molti compiaciuto interesse in altri qualche perplessità, ma così è la vita di un territorio il cui confine sta di fatto scomparendo dalla testa della gente. Si potrebbe parlare della crescita di una Gorizia/Gorica ormai inter-nazionale in cui il concetto di "nova" o di "stara" non riguarda più la città in quanto tale, ma soltanto la diversificazione dei suoi settori. Qualcuno oggi sui quotidiani paventa la "spaccatura" di Gorizia in una zona riservata agli italiani e in un'altra alla "minoranza". E perché non sognare in grande pensando a un'amministrazione composita dell'intero territorio confinario con una ridefinizione delle circoscrizioni in funzione dell'inevitabile futuro sviluppo di qua e di là della scomparsa frontiera?
Gorizia e Nova Gorica vivono perché i loro abitanti vogliono vivere e si rendono conto delle opportunità straordinarie che potrebbero essere loro offerte... Sempre che chi li amministra - e qui ci si riferisce ovviamente soltanto alla parte italiana - sia all'altezza della situazione e non costretto a rincorrere e a frenare costantemente i cittadini sempre molto più avanti di coloro che siedono nelle "stanze dei bottoni".

mercoledì 16 marzo 2011

Auguri Italia!

L'unità d'Italia è un valore? E' difficile negarlo, soprattutto oggi quando il Paese è inserito nell'Unione Europea e la sua identità è determinata anche dalle sue relazioni con le altre Nazioni del Vecchio Continente.
Essere uniti significa "sentirsi parte" di una storia e di un progetto: di una storia alla quale appartengono le persone, le inestimabili opere d'arte, le diverse espressioni caratteriali del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole; di un progetto che non è più quello "dell'elmo di Scipio di cui si è cinta la testa", ma di portare nel cuore del mondo una ventata di autentica pace radicata nella cultura dei popoli.
Si può essere italiani e nel contempo sentirsi sloveni, friulani ma anche africani o asiatici: non è un'"identità" chiusa in se stessa, immutabile e intangibile; è da sempre una "condivisione" di esperienze differenti che nel passato hanno generato infinite imprese in ogni campo dell'agire umano, le altezze artistiche di Giotto e Michelangelo, le vette letterarie di Dante e Petrarca, il genio spirituale di Francesco d'Assisi o Caterina da Siena, l'intelligenza scientifica di Leonardo da Vinci e di Galileo Galilei...
Un patrimonio che non appartiene solo agli italiani ma a tutto il mondo; grazie al faticoso e cruento (non scevro di episodi problematici) movimento risorgimentale gli italiani hanno potuto farlo proprio, crescendo nella consapevolezza del proprio ruolo e della straordinaria eredità ricevuta.
Il ricordo dei 150 anni trascorsi da quell'Unità d'Italia che avrebbe richiesto ancora diversi decenni per risultare compiuta coniuga attese e delusioni, speranze e perplessità; anche il presente non sembra offrire molti spunti in grado di indurre all'ottimismo.
Ma è proprio per questo che è giusto festeggiare e prendere coscienza che la memoria di quegli eventi è un impegno per il presente: l'"unità nella diversità" che ha da sempre caratterizzato l'Italia può ancora tradursi in capacità di accoglienza, solidarietà fraterna, impegno diuturno per la giustizia sociale e per la pace, cooperazione internazionale, promozione culturale.
Si tratta insomma di amare l'Italia per amare di più il mondo, di amare il mondo per amare di più l'Italia.

Interrogativi su via Franconia

La stampa locale ha dato ampio risalto alla vicenda della casa di via Franconia, che ha avuto il solo ma fatale torto di trovarsi troppo in prossimità del passaggio dei camion e di altri mezzi adibiti al movimento terra che devono provvedere alla costruzione del primo tratto di risalita meccanica al castello. Il risultato è stato che la proprietà dell’immobile e del terreno circostante ha provveduto, in tempi rapidissimi, alla demolizione del manufatto e del muro di cinta rendendo così più agevole e sicuro il transito dei mezzi che, a detta dell’impresa appaltatrice, era reso pericoloso a causa delle forti sollecitazioni dovute alle vibrazioni ed alle scosse procurate dal passaggio del traffico pesante. Si dà il caso, tuttavia, che il manufatto, pur in cattive condizioni, risulti classificato nel PRGC quale immobile rientrante nel gruppo 5 (edifici rurali da valorizzare) e inserito nel Patrimonio della città (non a caso nelle tavole del Piano appare opportunamente evidenziato). Se così è, e la documentazione acquisita dal Forum per Gorizia lo testimonia inequivocabilmente, risulta fin troppo rozza l’affermazione del sindaco Romoli, nonché assessore ai lavori pubblici, che invece ha pubblicamente dichiarato che trattasi di “un rudere, un vecchio fienile senza alcun valore” . Dunque un “vecchio fienile”, che però non poteva essere abbattuto sic et simpliciter come invece è stato fatto in tutta fretta, aderendo ad una richiesta dell ’Amministrazione comunale. Nel caso. quanto meno curiosa appare la fretta con cui si è provveduto alla demolizione non rispettando nemmeno i trenta giorni previsti dalla dichiarazione di inizio attività (DIA) tra il deposito dell’atto e l’inizio dei lavori, nella fattispecie di demolizione. E ancor più curiosa appare la mancanza di un formale atto di autorizzazione alla demolizione da parte degli uffici comunali competenti trattandosi di un immobile rientrante nel patrimonio della città, mentre pare abbia assunto valore liberatorio il silenzio/assenso, per altro ridotto a solo qualche giorno, degli uffici competenti, se non proprio una autorizzazione verbale stante l’assenza di ogni documento attestante l’autorizzazione alla demolizione in deroga al PRGC, magari accampando l’assoluta urgenza per motivi di sicurezza. Quei motivi di sicurezza che mai in precedenza erano stati ravvisati non essendoci, sino a qualche giorno prima, nessun segnale di pericolo di crollo a tutela della cittadinanza.
Insomma, comunque la si guardi la vicenda non appare delle più chiare e lineari perché se un immobile risulta censito quale appartenente al patrimonio cittadino, anche se trattasi di un “vecchio fienile senza valore”, crediamo che non se ne possa disporre la demolizione in assenza di specifica autorizzazione, ma soprattutto che l’amministrazione comunale non possa richiederne l’abbattimento in assenza di documentazione attestante lo stato di pericolosità.
Se così non è, e come trasparenza vorrebbe, invitiamo il sindaco a produrre tutta la documentazione che possa smentire la nostra ricostruzione dei fatti attorno ad “un rudere senza valore”. Crediamo che ne abbia ampia possibilità documentale senza dover rimandare il tutto alle calende greche, come ha fatto per la presentazione alla cittadinanza goriziana di una meraviglia del XXI secolo: un ascensore a trazione meccanica per il castello.

Auguri Gorizia!

La festa dei santi Ilario e Taziano, patroni della città di Gorizia, invita alla riflessione sulla vita della città.
E' evidente che Gorizia ha un'unica possibilità di sviluppo, quella di uscire dal proprio isolamento e cominciare concretamente a "pensarsi" con le altre realtà che la circondano: che non sia ormai troppo tardi è impresa da dimostrare.
Nova Gorica e i vicini comuni sono stati caratterizzati nei due decenni trascorsi dall'indipendenza della Slovenia da uno sviluppo rapidissimo: dal punto di vista urbanistico l'espansione è stata accompagnata da una ricerca di soluzioni architettoniche estremamente interessanti (ancorché discutibili come tutto ciò che è arte e innovazione); il commercio, dopo la realizzazione di Qlandia, del grande Mercator e di un'infinità di piccoli market, ha soffiato buona parte della clientela della "stara Gorica", complice il prezzo iperconcorrenziale di benzina e sigarette ma anche l'intelligenza degli orari di accesso e una sempre delicata naturale cortesia; gli investimenti sul piano culturale hanno portato all'ideazione e in parte alla realizzazione del geniale museo diffuso sul confine che ha già ottenuto prestigiosi riconoscimenti europei.
Trieste e Udine, forti di imbattibili "numeri" politici, mentre hanno restituito ai cittadini spazi pubblici pedonali di grande fascino e bellezza, intiepidiscono la loro proverbiale "distanza" dividendosi buona parte dei fondi pubblici e dominando in questo modo la spartizione delle infrastrutture, la valorizzazione delle imprese produttive, la costruzione del welfare comunitario.
Perfino all'interno della provincia di Gorizia la relazione fra i "poli cittadini" ricorda la vicenda dei pollastri portati da Renzo in dono all'avvocato azzeccagarbugli; e in ogni caso a rimetterci è sempre Gorizia, non è un caso che l'unica certezza delle prossime elezioni provinciali è che il prossimo presidente della Provincia non sarà di Gorizia (il capoluogo non riesce a "produrre" un presidente dal lontano 1993, quando fu clamorosamente eletta Monica Marcolini).
Mentre l'isolamento cresceva i politici cittadini hanno scelto un percorso di orgogliosa autarchia le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, non ultimo il calo vertiginoso dei numeri relativi ai residenti, nonostante un consistente apporto di cittadini immigrati.
Se dunque si è ancora in tempo è ora di cambiare rotta, procedendo anzitutto con umiltà: l'accesso ai tavoli sui quali costruire il futuro di questo territorio nel cuore dell'Europa non è scontato, non è affatto detto che chi sta vicino senta la necessità di confrontarsi in modo sereno e costruttivo. Eppure non c'è alternativa se non lo spegnersi definitivo della città e lo smantellamento del ruolo di capoluogo giustificato soltanto dal glorioso passato.
L'augurio a Gorizia è allora quello che possa iniziare una stagione completamente nuova dove piccoli e disinteressati "operai" della cultura e della politica sappiano tessere una nuova rete di relazioni a tutti i livelli, costruire con le tante tessere a disposizione un mosaico armonico e variopinto.

lunedì 14 marzo 2011

Liberare il Crocifisso, liberarsi dal crocifisso

La Corte di Casssazione ha stabilito poche ore fa che nelle aule pubbliche deve essere appeso "solo il crocifisso" negando così di fatto la possibilità di accogliere simboli appartenenti ad altre religioni. Forse qualche cattolico tradizionalista o qualche "ateo devoto" leghista esulteranno per questa sentenza.
Si tratta invece di una sconfitta per chi crede che il crocifisso non sia il simbolo identificativo religioso di una specifica cultura "occidentale" bensì il segno misterioso della fede nell'amore di Dio nei confronti di ogni essere umano. Il "crocifisso culturale" è stato brandito per crocifiggere ebrei e musulmani, cristiani di diverse confessioni in lotta fra loro, ancor oggi per scacciare dal territorio italiano gli immigrati che cercano lavoro e vita migliore. Il "crocifisso vero", quello narrato dai Vangeli, è nascosto nel profondo del cuore dei credenti che trovano in Lui la forza per una dedizione totale al progetto di Gesù di Nazareth: amore, accoglienza illimitata, amicizia, perdono, nonviolenza attiva, fraternità, solidarietà, condivisione...
Quanto sarebbe meglio per i cristiani liberarsi dall'invadente crocifisso culturale e coltivare nel loro modo di pensare ed agire il "crocifisso interiore", la Jesus Revolution di sessantottesca memoria!

Paura radioattiva

Il martoriato Giappone offre l'esempio di un modo di affrontare la catastrofe carico di dignità e di solidarietà.
Non è solo la Nazione del Sol Levante coinvolta nella spirale di paura innescata dal terremoto e dallo tsunami; il mondo intero trema al pensiero di un disastro nucleare ventilato nell'ancor poco chiara dinamica delle frequenti esplosioni di Fukushima. Qualche scriteriato politico italiano ha accusato di "strumentalizzazione" chi propone una revisione delle scelte riguardanti l'utilizzo del nucleare civile: chi dice così è tra la nutrita schiera degli "ottimisti" che fino a qualche giorno fa "strumentalizzava" il numero relativamente esiguo di incidenti per affermare l'"assoluta sicurezza" degli impianti. In realtà non occorrono scienziati meno compiacenti di quelli citati dai sunnominati politici per evidenziare la globalizzazione della preoccupazione seguita al verificarsi di problemi in una sola centrale delle decine esistenti in Giappone e delle centinaia presenti nel mondo. Altro che strumentalizzazione, non cambiare rotta sarebbe come continuare a ingerire tranquillamente i funghi velenosi dopo averne dimostrato la pericolosità micidiale!

sabato 12 marzo 2011

Amaramente

La commissione speciale "Schengen" ha visitato lo scorso venerdì il Centro di Identificazione e Espulsione (cie) di Gradisca d'Isonzo. Ne è uscita dichiarando che deve essere completamente ristrutturato e che la situazione è sostanzialmente incompatibile con le esigenze di dignità e diritto di ogni persona umana. Del resto anche i sindacati di polizia hanno denunciato da tempo una realtà "ai limiti della tragedia", con una situazione crescente di grave malcontento. Non occorre essere chissà che informati per passare sotto le mura che circondano il centro e sentire le urla che a volte provengono dai tetti o dall'interno delle poche camerate superstiti. Nel frattempo da un momento all'altro si attende la "deportazione" degli ospiti del Centro per richiedenti asilo che dovrebbero essere trasferiti tutti a Mineo, presso Catania, in una specie di villaggio ghetto isolato sopra una collina. Il tutto per far posto ai profughi dalla Libia e dal resto del Nord Africa, spostati dalla Sicilia all'estremo Nord. Insomma, la Penisola è attraversata in questi giorni da convogli di disperati scortati che sono animati dalla speranza che la loro domanda di asilo possa essere accolta da qualcuna delle commissioni ad hoc.
Non ci si può attendere alcun aiuto dalla politica repressiva attuata senza troppi complimenti da leggi assurde; si pensi in particolare alla norma della finanziaria regionale sul welfare - impugnata e "condannata" dalla Corte Costituzionale ma tuttora vigente - che sta creando non pochi grattacapi e conflitti di competenza tra Comuni (pochi e coraggiosi) che la applicano a favore degli immigrati e Regione che di fatto non sa che pesci pigliare.
Meno che meno brilla la politica estera, clamorosamente (e tragicamente) ridicolizzata sulla questione libica: prima super amici di Gheddafi poi tra i primi ad allinearsi contro il rais alla caduta di Bengasi ora Berlusconi, Frattini e c. sembrano pronti a ricredersi "fermando" possibili interventi europei nel momento in cui il leader - sempre più feroce e pericoloso - sembra avere le carte per riprendere il sopravvento. Della serie, vediamo un po' da che parte tira il vento...
Gran confusione insomma, a tutti i livelli, perfino i movimenti per la pace sembrano spariti dalla circolazione nonostante una situazione sempre più esplosiva. Forse un giorno, tra una cinquantina d'anni, qualcuno "inventerà" una "Giornata della memoria" dei caduti nel deserto libico o nel Mediterraneo; e molti proclameranno il loro retorico "mai più!" chiedendosi "come avevamo fatto a non accorgerci di ciò che accadeva sotto i nostri occhi".

Forza Giappone

La prima sensazione che si prova davanti alle immagini provenienti dal Giappone è quella dell'impotenza: la forza della natura è immensa e sconvolgente, se la ride delle strategie e delle filosofie di noi fragili esseri umani. Colpisce in queste occasioni anche la costruttiva ondata di solidarietà che contrasta le gigantesche onde distruttive dello tsunami: un po' come nei paesi di vecchia tradizione, dove tutti ci si critica e ci si contrasta ma quando qualcuno cade in disgrazia nessuno si tira indietro e cerca di aiutare, sostenere, incoraggiare.
Grazie ai mass media le catastrofi come quella giapponese non sono più un fatto che riguarda un particolare territorio ma diventano patrimonio di dolore e di impegno dell'intero "villaggio globale". Cordoglio dunque,solidarietà concreta, condivisione delle tensioni e delle paure, anche di quella "nucleare" visto che alla prova dei fatti - per quanto eccezionali non certamente irripetibili - uno di quei reattori di nuova generazione ritenuti dai "nuclearisti" esente da qualsiasi possibile danno, è andato in tilt aggiungendo timore mondiale a quello nazionale.
L'augurio al Giappone di rialzarsi quanto prima dalla mazzata e di non lasciarsi vincere dal terrore.

venerdì 11 marzo 2011

Sulla strada proposta da Isonzo Soča...

Negli scorsi anni Dario Stasi e la rivista Isonzo Soča hanno promosso molti interessanti tour alla ricerca di una Gorizia ai più sconosciuta e da molti dimenticata. Si è trattato di un approccio culturale di alta rilevanza, in grado di offrire ai cittadini criteri e spunti per una lettura del passato finalizzata a vivere meglio il presente di un territorio il cui innaturale confine è stato recentemente rimosso. La proposta dell'illuminato periodico ha fatto scuola e ora altri enti culturali cittadini si muovono nella stessa direzione.
E' il caso dell'itinerario a piedi proposto per domani 12 marzo dall'università della Terza Età di Gorizia (percorso di due ore con partenze alle 9 e alle 11 in punto, ritrovo in piazza Municipio): la prima sosta in piazza Cavour sarà dedicata al grande predicatore riformato e diffusore della lingua slovena Primoz Trubar; seguirà una breve sosta davanti al nuovo monumento a Carlo Michelstaedtter; saranno poi visitate con l'aiuto del Vicario Generale dell'Arcidiocesi le chiese di sant'Ignazio e dell'Esaltazione della santa Croce (del periodo della Controriforma); da un'esperta guida sarà poi presentata la Sinagoga (dall'esterno, è sabato e ragioni cultuali non consentono l'ingresso); alla fine un'esponente della comunità Metodista presenterà la chiesa protestante di Via Diaz.
Insomma, un bel modo di conoscere - sia pur con un transito rapido e leggero - alcuni luoghi storicamente importanti della città; un percorso interessante, un allargamento degli orizzonti, una constatazione di come la cultura continui a promuovere belle iniziative al di fuori e nonostante le strette pastoie della politica culturale attuale.

giovedì 10 marzo 2011

Fantasmi in via Franconia

Secondo la pagina di Gorizia di un quotidiano locale un "drappello" di irriducibili antiascensori si sarebbe presentato in via Franconia per una sorta di sit-in contro la demolizione della casa rurale protetta dal piano regolatore del Comune. Sempre secondo il quotidiano lo sparuto gruppetto avrebbe scoperto che "il fienile non c'è più, al suo posto un cumulo di macerie, che sarà rimosso nei prossimi giorni".
Non è andata così, non c'è stata alcuna "scoperta" e non è stato indetto alcun sit-in di protesta: dopo aver chiesto e ricevuto dagli uffici comunali le notizie sulla demolizione (tra l'altro il proprietario della casa non risulta essere quello citato dal quotidiano) ieri mattina due esponenti del Forum per Gorizia hanno pensato di raggiungere il sito e di scattare un paio di foto: nessuna "amara sorpresa", nessun "drappello" di contestatori, nessuna presa di posizione pubblica se non la "storiella" del post precedente. Almeno per ora!

mercoledì 9 marzo 2011

Attila colpisce ancora...






C'era una volta una casa che non dava fastidio a nessuno, anzi era talmente interessante che il piano regolatore del Comune l'aveva protetta come patrimonio cittadino B5 (edificio rurale da valorizzare). Era in disuso e attendeva pazientemente il suo turno per farsi di nuovo bella, accogliendo i turisti che avrebbero salito a piedi il viottolo per raggiungere il colle del castello. Tutti i visitatori dell'area (turisti,qualche comitiva, bambini in biciletta, ecc.) non sapevano della sua estrema pericolosità, nessuno aveva apposto cartelli o transenne, tutti passavano tranquillamente accanto senza alcun patema. La casa aveva il torto di essere collocata proprio sul viottolo attraverso il quale i mezzi cingolati dovevano raggiungere la cima del colle per i lavori di costruzione degli ascensori al castello; e così ci si è improvvisamente accorti che i mezzi alquanto pesanti minavano la sua stabilità e da casa tutelata come patrimonio di tutti i cittadini era stata definita dal sindaco "un rudere, un fienile senza alcun valore". Definito a voce e sui giornali, senza alcuna dichiarazione scritta e documentata sul fatto che la casa fosse pericolante prima (ma anche dopo) essere resa tale dai lavori che si svolgevano sul castello. Sollecitata a togliere l'ingombrante presenza che impediva il regolare corso dei lavori l'azienda proprietaria ha manifestato la propria disponibilità e ha preso l'iniziativa: in quattro e quattro otto la povera casetta è stata spazzata via dalla storia di Gorizia e dal panorama architettonico che appartiene a tutti i cittadini. La morale: "no se pòl" salvaguardare un edificio vincolato da piano regolatore, se ostacola la costruzione degli ascensori diventa automaticamente "pericolosissimo". Mah?!

Super slow Collio!



Un consiglio per chi vuole smaltire le amarezze e ritrovare forza per affrontare le grandi urgenze del presente: una bella sgambata in bicicletta da Gorizia a Cormons. La nuova splendida ciclabile "slow Collio" sistemata e promossa dalla provincia di Gorizia, inizia presso la chiesetta di san Ròc di Luzinis e permette di percorrere in gran serenità i prati del Preval, le colline intorno al castello di Spessa e i filari di vite presso la Subida. Il tutto su strade con ottimo fondo riservate agli amanti delle due ruote (non motorizzate!) e del cammino a piedi. Gran panorama, colori incredibili, fauna e flora unica, profumi d'altri tempi, insomma da non perdere soprattutto in primavera, anche con famiglie e bambini...

lunedì 7 marzo 2011

Oggi al Cie

La Tenda della pace di Monfalcone trasmette il seguente comunicato stampa sulla situazione del Cie di Gradisca.
Oggi attorno ad ora di pranzo un gruppo di detenuti del CIE di Gradisca d'Isonzo è salito sul tetto per denunciare le condizioni disumane in cui versano. La situazione ormai è insostenibile e ci chiediamo come questo luogo possa essere ancora aperto. I migranti dormono e mangiano a terra, non possono lavarsi, non possono accedere allo spazio aperto e, come se non bastasse, da giorni sono in completo isolamento da quando sono stati sequestrati loro i telefoni.
E allora il minimo diventa salire sui tetti e urlare la propria rabbia nella speranza che qualcuno li veda e li senta. Per fortuna questa volta è accaduto e possiamo raccontarlo.

Biciclette...

Lo spunto per questo articolo a firma Nevio Costanzo è da ricercare nel testo "Mantova andrà in bici” di Paolo Berizzi pubblicato il 5 marzo di quest’anno sul sito on line Repubblica (http://viaggi.repubblica.it/articolo/e-tutta-mantova-andr-in-bici/223249).
Ci sono molte analogie tra Mantova e Gorizia: entrambe sono circondate da qualcosa. Mantova, su tre lati da tre laghi formati dal fiume Mincio e il quarto lato da una linea ferroviaria. Gorizia da un lato dal fiume Isonzo e per tre lati dall’(ex) confine (che comunque rappresenta sempre un’opportunità di collaborazione con le altre Amministrazioni contermini). Hanno una distribuzione di popolazione per età quasi simile, sono pianeggianti (a parte, per Gorizia, il colle del castello) si attraversano comodamente in 10 minuti. Sono dati molto importanti, soprattutto gli ultimi, per affermare che sono entrambe a portata di bicicletta.
L’amministrazione comunale di Mantova, partendo dal presupposto che l’uso della bici fa bene alla salute e richiede poco consumo (le calorie del ciclista!) ha deciso di rendere la città ciclabile, ovvero di realizzare una rete di piste ciclabili connesse tra loro e in continuità con le frazioni e comuni limitrofi. La città è dotata attualmente di una sola ciclabile e prevede di realizzarne trenta.
Le ciclabili goriziane sembrano più a un “percorso per sgambamento ciclisti” che qualcosa di razionale e continuativo: nessuna di esse è collegata e nemmeno ha l’appeal per invogliare il ciclista ad utilizzarle. Si va, a titolo esemplificativo, alla ciclopedonale via del San Gabriele con le tracce ormai scolorite sui marciapiedi e l’attuale mancanza di scivoli nel tratto da via Corsica a piazza Medaglie d’oro; alla segnaletica orizzontale, mai vista, sul marciapiede di via V. Veneto; il tracciato sconnesso e condiviso con parcheggio sul marciapiede di viale XX settembre nel tratto prima del Liceo Classico e in prosecuzione verso via Brigata Pavia (con la variante, a mezzo viale, che ha la segnaletica verticale di tracciato misto...). La ciclabile del corso, ove manca il semaforo per ciclisti all’incrocio con via XXIV maggio. C’è troppa improvvisazione.
Manca del tutto, per il cittadino, la possibilità di capire come si evolveranno le ciclabili a Gorizia, ovvero se i tratti chiamati ciclabili hanno una logica nella rete cittadina (c’è?), se verranno connesse con quelle regionali (due partono/arrivano a Gorizia - fonte sito della Regione FVG) e con quelle delle località contigue.
Non c’è alcuna evidenza nel sito del Comune di una pagina di informazione sul piano della mobilità urbana (digitando mobilità urbana, ciclabili, biciclette, non appare alcuna mappa o informazione specifica) e, nella fattispecie, della rete ciclabile e programmazione.
Non si può negare che prima c’era il nulla, ma per questa ragione si poteva fare esperienza di quanto realizzato in altre città per copiare le migliori realizzazioni.
Concludendo, Gorizia ha la possibilità di diventare una “città amica dei ciclisti” per le tante già segnalate motivazioni che cioè l’uso della bici fa bene alla salute, e consumo poco, aiuta a socializzare, ecc.; oppure ... “no se pol”?

domenica 6 marzo 2011

Non è un paese per caprioli (4)

Appagata l'attesa di molti: chi vuole sapere "come va a finire" non può perdersi la quarta puntata della storia che avevamo lasciato mentre il sindaco e la mamma di Pier Ettore erano stati attratti dal frastuono di un elicottero che si stava avvicinando alla collina... (Le puntate precedenti sono state pubblicate il 12 il 16 e il 23 febbraio)
Pier Ettore guardava affascinato il grande elicottero bianco, rosso e verde che volteggiava lentamente nel cielo. Quando al mattino si era svegliato tutto era successo in un attimo, non ricordava bene il bel sogno che aveva fatto quella notte ma aveva sentito prepotente quell'impulso: era saltato giù dal letto per affacciarsi alla finestra, proprio mentre suonavano alla porta di casa. Aveva guardato fuori, il capriolo non c'era, e intanto sentiva le voci venire dalla cucina, la mamma era con un vecchio signore ... chi era? che voleva? subito decise che a lui quel signore non piaceva. E di certo non piaceva neanche alla mamma, aveva sentito nella sua voce quel tono cortese e educato che sempre usava con gli scocciatori. Quindi ritornò alla finestra e continuò a seguire le lente evoluzioni dell'elicottero che sembrava voler atterrare proprio lì e fu allora che con un tuffo al cuore, lo vide: il capriolo era di nuovo là, in cima alla collina.
Ormai non c'era più tempo. Sentiva di dover fare tutto in fretta: indossò un pile, si infilò calzoni e trombini e saltò fuori dalla finestra gridando “Se non ora, quando?”.
Si lanciò su per la collina verso il capriolo che puntava fiero il muso verso l'elicottero che imperterrito girava in tondo per cercare un posto comodo di atterraggio. Il capriolo rimaneva fermo come in attesa e fu allora che Pier Ettore vide accucciato poco più in là, un piccolo e tremante cucciolo di capriolo che il bimbo si fermò ad accarezzare. Comprese allora che il suo amico capriolo era in realtà la mamma di quel cucciolo che già giocava con lui. L'elicottero stava per scendere e la mamma capriolo ora guardava con apprensione i due cuccioli, il suo e il cucciolo di uomo che giocando si rotolavano nella terra, mentre il mostro di acciaio stava arrivando, anzi era già lì, spostava l’aria attorno la collina e dal terreno brullo si levava la polvere...un attimo e la decisione era già presa, con un balzo la mamma era accanto ai due cuccioli e li spingeva dentro quel rifugio uscito da sotto le mura del castello. Sopra quel buco, venuto fuori proprio a seguito degli scavi, Pier Ettore prima di mettersi in salvo, riuscì a leggere REPARTO e poi MITRAGLIATRICI. E mentre ruzzolava nel rifugio assieme al nuovo amico pensò all'elicottero, al rifugio, alle mitragliatrici e al piccolo capriolo che gli leccava l'orecchio e davvero mai, proprio mai si era divertito così tanto.
Ma non si divertiva affatto la madre capriolo là ferma, nell’unica parte piana della collina, tentando invano di impedire all’elicottero di atterrare.

Su in cielo, il vecchio nonno era seduto accanto al pilota dell'elicottero che cercava il punto migliore per posarsi, e dall'alto guardava con stupore quel colle ai piedi del castello, spianato, disboscato, senza un filo di verde “e però, davvero bravi in questo posto – pensò – un’ottima pista di atterraggio”.
Giorni prima suo nipote Pier Pier Silvio aveva ricevuto quella letterina di Pier Ettore – “mah, che nome buffo da dare a un bambino” pensò – che raccontava la scomparsa del capriolo e tutto il resto, aveva preso a cuore la vicenda e l’aveva pregato di fare qualcosa.
Non era un buon momento per il nonno, i sondaggi lo davano in forte calo e cercava tutti i modi possibili per tornare in pista. Si era appena occupato in prima persona di salvare i colibrì di quel castello sul mare e anche quella storia del capriolo sarebbe potuta venire a suo vantaggio.
Alla fine aveva deciso di non parlarne a nessuno: dopo una sobria ed elegante serata nella sua villa, avrebbe dormito le solite tre ore e poi via a cercare il capriolo. E se non lo si trovava ne avrebbe comperato un altro, si assomigliano tutti, i caprioli, in fin dei conti. Ed ecco ora era lì, girava col suo elicottero sopra quel vecchio maniero sul colle, eccolo atterrare su quel terreno brullo e urtare qualcosa, ma cosa era stato? quel grande botto, nell'interno insonorizzato, quasi non si sentì, il nonno di Pier Pier Silvio aveva un elicottero indistruttibile, non era successo niente, neanche un graffio, né a lui né alla sua scorta, né ai due avvocati che si portava sempre dietro, niente ...
Ora, sceso a terra, il vecchio nonno guardava quel capriolo steso lì, dilaniato, senza vita. Cribbio! Era venuto per salvarlo e l'aveva fatto fuori!
(4 continua)
la compagnia dei transalpini

giovedì 3 marzo 2011

Il patrimonio della città

Sulla collina del castello, alla fine della salitella di via Franconia, c'è una casetta a due piani tipicamente rurale, costruita in pietra locale, lo stesso tipo di pietra del castello, con piccole aperture nelle murature non esposte al sole, strutture interne in legno e a protezione della proprietà un muro di cinta pure in pietra. Edilizia rurale tipica degli antichi borghi agricoli, presente anche sul colle del castello. Non sta a noi giudicare se è una bellezza di casa o se invece non vale niente: abbiamo uno strumento che si chiama PRG che è fatto proprio per questo.
Il Piano Regolatore Generale di Gorizia è per il territorio della città una specie di Costituzione e questa costituzione ha inserito quella casetta nel Patrimonio della città. Il Patrimonio, che il PRG stesso cita sempre con la P maiuscola, contiene elementi che la comunità reputa fondamentale preservare e conservare, proprio perché riconosciuti come parte di quel bene comune la cui eliminazione significherebbe un impoverimento per Gorizia stessa. Così è patrimonio della città anche la casetta, secondo il PRG. Mentre invece, da come la raccontano i giornali, per i funzionari del Comune la casetta è un rudere pericolante da abbattere. Perché? Per quale motivo serve abbatterla? Per permettere ai camion che lavorano nel cantiere degli ascensori al Castello, di raggiungere agevolmente il luogo di lavoro (di lavoro, si fa per dire, più azzeccato sarebbe dire luogo di distruzione).
Sempre il PRG specifica, quali sono le opere ammesse per i singoli gruppi di edifici tutelati e nel caso specifico di quella casetta NON E' AMMESSA LA POSSIBILITA' DI DEMOLIZIONE.
Quello che il Comune definisce un rudere fa parte del Patrimonio della città, cioè di quell'insieme di elementi architettonici, storici, naturali, ambientali, paesaggistici, sociali, che sono bene comune di tutti. Raccontano cos'è stata e cos'è oggi Gorizia. Sono i segni che la comunità stessa ha scelto per tramandare alle future generazioni la sua storia, la sua cultura e il suo paesaggio.
La casetta dunque non ha un valore specifico limitato al suo proprietario o agli uffici comunali ma ha valore per l’intera comunità di Gorizia.
Il PRG che è un po' la Costituzione della città, secondo molti è pieno di lacci e lacciuoli, di regole e impicci, magari da usare disinvoltamente, a seconda dei momenti e dei soggetti interessati. Allo stesso modo alcuni ritengono superata la Costituzione Italiana, a difesa e a sostegno della quale, sabato 12 marzo a Roma, varie associazioni hanno promosso una manifestazione. Il sabato successivo, 19 marzo a Gorizia, altre associazioni organizzano una festa per difendere la storia, la cultura e il paesaggio di Gorizia, contro gli ascensori e le demolizioni del Patrimonio della città.
la compagnia dei transalpini

mercoledì 2 marzo 2011

La caduta dei lampioni




Beh, in effetti il vento nelle ultime 24 ore è stato da record, ma non certo paragonabile a quello che ha messo in ginocchio Trieste! E' il caso di dirlo, alla prima occasione molti neolampioni di piazza Vittoria hanno dimostrato la loro qualità e sono crollati. Ahimé!
Del resto anche il nuovo centro stampa "unitario" di Gorizia è stato costretto questa notte a uno "storico" incolpevole flop: Iris non ha garantito sufficiente rifornimento energetico e così, mentre si discute ancora - e con molte incognite - sul destino della multiutility goriziana, l'edizione cartacea di Gorizia de Il Piccolo non esce e al posto del giornale le edicole offrono ai mancati lettori un opportuno e impietoso volantino con il quale la direzione del quotidiano evidenzia il grave disservizio.
Ma dove stiamo andando?