domenica 27 febbraio 2011

Berlusconi e la Chiesa

Le parole pronunciate da Berlusconi alla destra cattolica riunita all'Ergife di Roma segnano un "passaggio" significativo: in un'assemblea "minore" attacca con insolita veemenza le proposte di legalizzazione del matrimonio fra persone omosessuali e l'adozione al di fuori di legami consolidati eterosessuali. E' difficile pensare che dell'argomento abbia qualche cognizione di causa o che gliene importi veramente qualcosa; piuttosto sembra voler verificare lo stato del "gradimento" della sua leadership da parte di un mondo - quello cattolico istituzionale appunto - che in generale non gli ha mai nascosto le proprie simpatie. E ancora una volta al suo appello non rispondono con entusiasmo soltanto i gruppi ultra tradizionalisti ben più preoccupati dell'instaurazione del regno della Chiesa sulla terra che della condotta e disciplina dei suoi condottieri. Con qualche leggero rilievo critico "dovuto" a una base cattolica al contrario sempre più insofferente della commistione tra pubblico e privato che sta paralizzando l'Italia la maggior parte della gerarchia - con i silenzi e le parole - sembra avvallare tale tesi: "l'importante non è essere coerenti, bensì fedeli", sostengono molti vescovi, giungendo di fatto ad affermare di preferire "chi governa difendendo la famiglia pur distruggendo la propria che chi ha un'ottima famiglia ma accetta di discutere le proposte di chi la vuole distruggere". Insomma, nella più concreta machiavellica concezione del "fine che giustifica i mezzi" anche chi guida la Chiesa cattolica preferisce che siano garantiti i privilegi dell'insegnamento della religione cattolica retribuito dallo Stato ma condizionato dall'idoneità conferita dall'autorità religiosa, dell'8 per mille distribuito sulla base dell'intero gettito e non soltanto di quello relativo ai "firmatari" della sua destinazione, del possibile ottenimento di qualche garanzia in più per le scuole non statali...
Sono lontani i tempi dell'arcivescovo Thomas Becket assassinato nel 1170 a Canterbury (quello dell'"assassinio nella Cattedrale" di T.S. Eliot, per intendersi) perché si rifiutava di accondiscendere alle lusinghe del suo re, ritenendo le leggi della coscienza superiori a quelle imposte dai regimi! In altre parole la Chiesa ufficiale uscirà da questa vicenda rafforzata nel suo potere temporale, alquanto indebolita nella sua funzione di richiamo alle coscienze e di annunciatrice di speranza nel mondo.

sabato 26 febbraio 2011

Ieri sera a Gradisca

Interessante incontro ieri sera a Gradisca: il "tavolo provinciale della sinistra isontina" che si è riunito regolarmente dallo scorso agosto fino a novembre si è ricostituito dopo le vicende politiche che hanno di fatto interrotto quel percorso. Erano presenti molte persone, chi a titolo personale pur facendo riferimento a partiti come Sinistra Ecologia e Libertà, ai "Cittadini" o a movimenti come il Cinque Stelle, il Forum per Gorizia e Staranzano partecipa; altri rappresentando anche ufficialmente il proprio partito come gli appartenenti alla Federazione della Sinistra. Il che, coi tempi che corrono, non è poco!
Sono emerse due esigenze di approfondimento: da una parte quella di non disperdere il patrimonio culturale e politico accumulato nei primi mesi di assidui gruppi di lavoro ed assemblee quanto piuttosto di portare "nelle piazze" l'ampia bozza programmatica elaborata in vista dello sviluppo "a sinistra" di molti settori della vita provinciale; dall'altra quella di tentare "a latere" un'inversione della venefica tendenza che porta da qualche anno la sinistra a "moltiplicare gli enti senza necessità", spinta da un'ansia di autodistruzione spiegabile soltanto con motivazioni esterne all'autentica "politica". L'incontro di Gradisca rende possibile una doppia via d'uscita dall'empasse; un passo indietro in extremis da parte di tutti potrebbe portare alla presentazione di liste comuni in occasione delle elezioni amministrative; nel contempo l'eventuale impossibilità di realizzarlo non distruggerebbe ciò che di buono è stato costruito finora, dal momento che resterebbe aperta la possibilità di trovare altri piani d'azione sui quali incontrarsi: Solo per portare qualche esempio, sono urgenti l'impegno per i referendum contro la privatizzazione dell'acqua, la partecipazione alle lotte per il diritto al lavoro e alla sicurezza drammaticamente richiamati in questi ultimi giorni dalla tragedia avvenuta nei Cantieri di Monfalcone, la possibile devastazione dell'ambiente operata dalla Tav, il "controllo" sulle prospettive di Carso 2014.
Il Forum per Gorizia partecipa attivamente a questo percorso aggregativo, disponibile a un diretto coinvolgimento in occasione delle amministrative soltanto nel caso esista una lista unitaria, comunque pronto a fare la sua parte nel caso opposto, lavorando con passione al di là dell'appuntamento elettorale all'elaborazione di una piattaforma politica sostenibile per il bene di tutti i cittadini. Pronto - come si suol dire - a "scendere in campo" nelle prossime occasioni...

Dal "Tavolo nazionale Asilo"

Gli enti e le associazioni di tutela riuniti nel Tavolo Asilo ritengono che quanto stia avvenendo in Libia e in altri paesi del Maghreb costituisca un evento storico di enorme portata che va considerato non solo in relazione al probabile intensificarsi di arrivi di rifugiati verso l’Europa, ma in primo luogo guardando alle enormi potenzialità positive, sul piano economico, sociale e culturale che si aprono, per l’Europa nel suo complesso e per i paesi del Mediterraneo in particolare, a seguito della caduta di quei regimi corrotti e violenti che per decenni hanno dominato l’area.
L’Europa e l’Italia hanno il dovere di sostenere concretamente l’avvio dei processi di trasformazione democratica in questi paesi e, con senso di responsabilità debbono evitare allarmismi e il possibile diffondersi, nella popolazione italiana ed europea, di sentimenti di paura verso coloro che fuggono dalle violenze in atto. Al contrario, è il momento di realizzare, anche con il concorso delle istituzioni locali e della società civile, iniziative di accoglienza e di solidarietà e l’avvio di programmi di aiuto ai paesi interessati per un ritorno il più rapido possibile alla democrazia.
In particolare è necessario garantire un efficiente sistema di soccorso in mare, anche in acque internazionali, come avvenuto in passato seguendo la migliore tradizione del nostro Paese, evitando tassativamente ogni operazione di contrasto e respingimento in mare degli arrivi, attuata direttamente, con uomini e mezzi italiani, o indirettamente, con appoggi logistici a unità militari e di polizia dei paesi interessati dalla crisi. Una simile ipotesi costituirebbe una scelta foriera di tragedie.
Va naturalmente garantito l’accesso alla procedura ­di asilo, nel rispetto rigoroso del principio di non refoulement. Si preveda inoltre una forma di protezione temporanea per tutti coloro che fuggono dalle aree di crisi .
Va certamente sollecitata una concertazione europea per evitare che l’Italia ed altri paesi della sponda sud dell’Unione si trovino a dovere gestire da soli una situazione di crescente emergenza. Tuttavia va anche ricordato che l’Italia ha avuto nel corso del 2009 e del 2010 un numero modestissimo di domande di asilo e che è nelle condizioni di potere fare fronte ai propri obblighi internazionali in materia di protezione dei rifugiati rispetto ad un numero di arrivi di gran lunga maggiore rispetto alle attuali presenze.
E' indispensabile garantire una protezione immediata e adeguata accoglienza alle persone in fuga, nel rispetto degli strumenti previsti dalle leggi vigenti.
L’attuale scenario di crisi va gestito predisponendo dei piani di accoglienza straordinari senza però stravolgere l’attuale procedura di asilo, preservando il buon funzionamento di un sistema di accoglienza, nel rispetto dei principi minimi previsti dalle direttive comunitarie in materia.
Inoltre, va evitata un’applicazione generalizzata di misure di detenzione, specie se arbitrarie, a chi chiede protezione poiché ciò stravolgerebbe il principio fondamentale del diritto dei richiedenti asilo ad un’accoglienza in condizioni di libertà.
In particolare va evitato di ricorrere solo o prevalentemente a strutture di grandi dimensioni, poiché l’esperienza ha ampiamente dimostrato come la gestione di dette strutture risulti assai costosa e comprometta in partenza una buona relazione con il territorio. Si ritiene vi siano invece tutte le condizioni per privilegiare un’accoglienza diffusa, facilmente attivabile in tempi brevi e a costi contenuti anche ricorrendo alle esperienze già consolidate nel sistema degli oltre 130 comuni italiani aderenti allo SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati)
Le associazione e gli enti che sottoscrivono questo appello esprimono altresì una profonda preoccupazione per l’annunciato trasferimento nel nuovo centro di Mineo (Catania) dalla natura giuridica non definita, dei richiedenti asilo già presenti presso gli attuali Cara (centri di accoglienza per richiedenti asilo). Tale misura, che minerebbe alle fondamenta il buon funzionamento del sistema asilo costruito faticosamente nel corso degli ultimi anni, non appare conforme alle vigenti normative sulle procedure di esame delle domande di asilo, neppure alla luce della decretazione d’urgenza.
Chiedono infine che l’Italia, anche in ragione del suo ruolo privilegiato di partner con la Libia, assuma un maggiore e più incisivo ruolo internazionale per fare cessare immediatamente l’attuale massacro in quel Paese e comunque sospenda l’efficacia del Trattato di amicizia tra Italia e Libia non sussistendo più nessuna delle condizioni per la sua attuazione.
Acli, Arci, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, Cir, Comunità S. Egidio, Fcei, Senza Confine

mercoledì 23 febbraio 2011

La risibile controffensiva dell'assessore

Novello don Chisciotte l'assessore Devatg si scaglia, lancia in resta, al contrattacco: "turisti a Gorizia + 22% negli ultimi due mesi". Alla faccia della sinistra goriziana parolaia, terzomondista, pauperista, orfana del confine e filocomunista (che va sempre bene)!
Dopo un meno 25% in un triennio, con una punta di un - 17% in un solo anno solo lievemente migliorato da un - 6,6% nel 2010, oggi l'assessore squaderna i suoi ultimi dati (quasi come i sondaggi del Cavaliere): negli ultimi due mesi turisti e visitatori a Gorizia cresciuti del 22%. E perchè non riportare i dati delle ultime due settimane oppure degli ultimi due week-end ? Tutti i goriziani, infatti, ricordano folle di turisti provenienti per lo più da Klagenfurt (dove il nostro ha organizzato una cena per 300 invitati, ancora nel 2008, per la modica cifra di 20.000 euro) girovagare, durante le vacenze di Natale, a naso in su per via Mazzini e via delle Monache in cerca di qualche attrattiva rimirando i negozi che espongono i cartelli "vendesi" e "affittasi". Poi la stessa interminabile folla è stata vista in piazza Vittoria ad osservare attentamente il colle del castello indicando a dito dove verrà realizzata una mirabilia del XXI secolo: un ascensore a motrice elettrica quale lo aveva immaginato Max Fabiani alla fine del XIX secolo! E, secondo le stime del nostro e del sindaco, tutti potenziali fruitori della risalita meccanica, attirati a Gorizia dalla sconvolgente novità tecnologica (in effetti, si inizia la risalita in 40, la si continua in 12 e la si termina in 8, per la discesa è sufficiente invertire i numeri).
Non potendo smentire la Regione e l'assessore al Turismo Federica Seganti, il nostro Devetag pure deve ammettere il calo durante il 2010, ma lo imputa alla crisi che, secondo lui, ha colpito Gorizia ben più degli altri capoluoghi di provincia e soprattutto al calo di presenze all'interno di "strutture sociali quali ad esempio i convitti che operano con studenti e fedeli". Eh già, si sa, Gorizia è una delle grandi mete del turismo religioso dove i fedeli fanno la fila in attesa cha apra il futuribile museo dell'Arcidiocesi, che sotto l'attenta e lungimirante (solo in senso temporale) regia del sempiterno assessore doveva aprire nel lontano 1999!
Restiamo ora fiduciosi in attesa delle rilevazioni del primo trimestre 2011 ipotizzando un incremento dei flussi turistici di almeno il 75%, grazie all'operato della GIUNTA DEL FARE, che ha fatto quello che altri avevano progettato e lautamente finanziato e, sperabilmente, grazie al fatto che Gorizia si scopra meta del turismo di fede, magari in virtù di qualche prossimo miracolo attribuibile a San Ettore.
Donald Lam

Non è un paese per caprioli (3)

In risposta all'attesa di tanti ecco la terza puntata: avevamo lasciato il piccolo Pier Ettore sulla collina e un signore che aveva chiesto di poter entrare in casa e parlare con la madre la quale sulle prime l'aveva scambiato per un rappresentante di commercio (le puntate precedenti sono state pubblicate il 12 e il 16 febbraio):
Senza tanti complimenti, entrò dicendo “Disturbo? Sono qui per presentare l'ascensore”. Lui era il sindaco e quella signora sulla porta, con quella faccia da professoressa, lo irritava.” Anche oggi, si comincia male” pensò.
Come il giorno prima. Era febbraio e la giornata era calda che sembrava quasi primavera. Lui come gli succedeva regolarmente negli ultimi tempi era irritabile e nervoso. Aveva convocato i suoi collaboratori: così non si poteva andare avanti e stavolta lo avrebbero sentito. La colpa non era sua. Era colpa di tutti quelli che gli remavano contro e del suo predecessore. E a farne le spese era lui. Lui! il miglior sindaco degli ultimi 150 anni! sbattuto agli ultimi posti nella classifica di popolarità e il paese tappezzato da manifesti contro.
”Basta con questi no se pol” aveva urlato in sala riunioni, continuando a irritarsi ad ogni argomentazione, una scena isterica e lui se l’era presa con tutti. Ma come? non bastavano quelli dell'opposizione? anche nel suo ufficio manifestavano dubbi? Erano due settimane che quei lavori sulla collina erano fermi, due settimane! tutti quei maledetti intoppi e ora la bomba. Un operaio l'aveva trovata ma tutto era rimasto segreto, gli artificieri avevano detto che si poteva anche saltarci sopra che non sarebbe mai scoppiata e che per esplodere bisognava proprio dargli una botta tremenda. Su tutte le furie urlò: “quella bomba lasciatela lì, i lavori devono andare avanti a qualunque costo!” fuori di sé, aveva preso il cappotto, invano timidamente un suo collaboratore aveva cercato di fermarlo, solo in strada si era accorto che non era suo. “Maledetti, tutti contro. E maledetta anche la differenziata!” – pensò, pigiando il cappotto nel cestino sul marciapiede di fronte. Irritato, a grandi passi, si era allontanato. La decisione l'aveva presa: proprio lui, avrebbe iniziato a presentare il progetto, lui, personalmente, iniziando da quella casa sotto la collina. Non ne poteva più, volevano bloccare il futuro del paese, ma aveva le spalle grosse lui!
Nel pomeriggio passò di là: sulla collina del castello non era rimasto un filo di verde. Ma certo! come diavolo si poteva fare quel lavoro senza disboscare tutto? Il progetto l’avevano iniziato altri, chi c’era prima di lui. La terra marrone era illuminata dal sole. Ruspe e camion fermi. Nessun operaio. “ma chi è quel bambino attaccato alla rete? Boh, tanto non c'è alcun pericolo, quella bomba non può scoppiare!”
Alla sera, a letto, irritato e nervoso, prese qualcosa per dormire e sognò.
Sognò che inaugurava uno dopo l'altro 250 centri commerciali su una strada con 250 rotonde, che si raggiungevano con 250 ascensori. “Vado bene per la collina del castello?” chiese Attila uscendo da un ascensore. “ Non si preoccupi abbiamo già fatto”, rispose lui. Nel sogno malediva il suo predecessore e continuava a dire “no se pol”, ma nessuno lo ascoltava. Allora propose quattro referendum: contro i centri commerciali, contro le rotonde, contro gli ascensori, contro Attila. I primi tre glieli bocciarono. Il quarto si fece: vinse Attila che diventò sindaco al posto suo. Un incubo, si svegliò madido di sudore.
La mattina era lì con quella tipa che gli diceva di entrare, che fa freddo, con quell'aroma di caffè caldo che veniva da dentro casa. Si certo, entrare doveva, e presentare il progetto…intanto la donna chiamava suo figlio e lui pensò “Ma che cavolo di nome è, Pier Ettore?”. In effetti non pensò proprio al cavolo, anche perché mentre cercava di srotolare i suoi disegni fu fermato...“No se pol?...ma senti questa! sul tavolo dove se magna, no se pol!”...e poi il capriolo, che capriolo? con la polenta se lo sarebbe mangiato il capriolo...però le brioches e il caffè...ma che stracavolo di nome, Pier Ettore non rispondeva e quella insopportabile donna lo andò a chiamare.
E poi quel sibilo fastidioso nelle orecchie, maledetta vecchiaia e maledetti acufeni. Pensava a quella situazione che non avrebbe voluto vivere, agli attacchi degli ultimi giorni e a come era iniziata quella mattinata: che cosa poteva ancora succedere? Quella bomba solo con una botta tremenda...e in che diavolo di modo avrebbe potuto prender quella botta. Ancora quel sibilo nelle orecchie, che fastidio, prese una brioches e si affacciò alla finestra giusto in tempo per vedere per alcuni istanti il grande l'elicottero che dolcemente, sibilando, si posava sulla collina. Centrando con precisione la bomba. (3. continua)
la compagnia dei transalpini

Referendum prima del solstizio

Alla fine i referendum comunali si terranno.
Quando? Per una serie di norme che si intersecano fra loro non si sa bene: domenica 29 maggio potrebbe essere la prima possibilità ma in caso di (probabile) sovrapposizione con le elezioni provinciali la consultazione dovrebbe slittare al 12 giugno a meno che non vengano indetti i referendum nazionali il 5 o il 19 giugno nel qual caso i quesiti locali saranno esaminati nello stesso giorno di quelli nazionali. Un bel rompicapo che evidenzia però la difficoltà di portare al voto la maggioranza degli elettori dopo la campagna elettorale amministrativa.
E su cosa si voterà? Fatta salva l'importanza del coinvolgimento dei cittadini su questioni che li interessano, dopo la molto discutibile "cancellazione" da parte dei garanti del referendum proposto dal Forum sugli ascensori al castello e di quello sull'istituzione del registro per il testamento biologico proposto dai radicali, restano solo tre quesiti: la ridefinizione del "comitato dei garanti" (che comunque deve essere ridefinito dal momento che è stato abolito l'istituto del difensore civico che ne è attualmente per diritto presidente), la soppressione del quorum che rende "valido" il referendum solo se hanno votato più del 50% degli aventi diritto (norma assurda in quanto essendo "consultivo" e non vincolante il parere dei cittadini conta quello che conta qualunque sia il numero di coloro che l'hanno espresso), la possibilità che i cittadini presentino delle delibere di iniziativa popolare da sottoporre all'attenzione del Consiglio Comunale (proposta lodevole che comunque deve essere discussa in apposita commissione indipendentemente dal "consiglio" degli elettori). Insomma, si tratta di tre problemi che non toglieranno il sonno agli elettori e meno che meno agli amministratori. A pensar male si potrebbe spiegare così l'inconsueto entusiasmo con il quale il sindaco ha consentito ai promotori di utilizzare i locali del Municipio per la raccolta delle firme e si è "battuto" per garantire il voto in primavera: qualunque sia l'esito non cambierebbe di fatto nulla e in più un'eventuale presenza a ranghi ridotti alle urne darebbe buon gioco nel contestare ai promotori le spese e aumenterebbe la sfiducia nei confronti di un "segnale" importante che in altri casi (vedi appunto ascensori o testamento biologico) potrebbe scuotere le "sicurezze" del Palazzo.
Non resta che sperare nella concomitanza con i ben più impegnativi referendum nazionali (su acqua e dintorni) e impegnarsi comunque per evitare almeno che quelli locali non siano soltanto i primi ma anche gli ultimi proposti ai goriziani.

lunedì 21 febbraio 2011

Libia in fiamme

Sempre più delicata la situazione in Libia, come racconta la seguente "Misna": è l'agenzia giornalistica missionaria che consente di conoscere in tempo reale molte notizie sul Sud del mondo che non compaiono spesso sui quotidiani nazionali. Certo che chi porta nel nome del partito di cui è capo il termine "libertà" deve essere piuttosto imbarazzato dopo aver incensato Gheddafi; e deve essere in grave difficoltà nel gestire la nuova emergenza immigrazione sotto lo sguardo vigile degli osservatori europei e mondiali! (ab)
“La situazione in Libia è fuori controllo. Bengasi è nelle mani dei manifestanti come altri piccoli centro nell’est del paese, e a Tripoli questa notte c’è stata una guerra per le strade. Il regime è al collasso”: commenta così i recenti sviluppi nel paese Hassan al Djhami, attivista libico in esilio volontario in Svizzera. “La protesta non è più confinata all’est del paese, come nei primi giorni. Ormai ha raggiunto la capitale, diventando irreversibile” osserva l’attivista raggiunto dalla MISNA, sottolineando che “la decisione di Gheddafi, di disporre dell’intervento di mercenari africani “dimostra che non ha più l’esercito dalla sua parte e che sarebbe disposto a tutto per mantenere il potere”.
Dopo un fine settimana segnato dagli scontri e da una violenta repressione della manifestazioni da parte dei comitati rivoluzionari nelle città di al Baida, Derna, Tobruk and Masrata, non circolano bilanci ufficiali sul numero di vittime nel paese, ma le organizzazioni internazionali parlano di oltre 300 morti e di quasi un migliaio di feriti. E mentre nel paese e all’estero si rincorrono voci di una possibile fuga del leader libico in Sudamerica o in qualche paese africano, il figlio Seif al Islam (La spada dell’Islam, ndr) ha paventato lo spettro di una “guerra civile”.
In un discorso trasmesso questa mattina presto dalla tv di stato libica e riproposto dall’emittente araba Al Jazira, Seif al Islam ha parlato di “un complotto straniero per sovvertire l’attuale governo e instaurare una repubblica islamica, assicurando che il padre è in Libia, che “non è un leader come Ben Ali o Mubarak”, e ammettendo che le forze di sicurezza hanno commesso “errori” nel loro intervento contro la folla di manifestanti, perché, ha detto, non sono state addestrate a questo genere di operazioni. “Credo che il discorso del figlio del leader sia stato registrato e poi trasmesso. Non fa riferimento all’ovest del paese ma solo all’est. Potrebbe dunque risalire a sabato pomeriggio o al massimo a ieri mattina” osserva al Djhami, che nei giorni scorsi aveva preannunciato “un massacro” nel paese

Assessore alla propaganda

Uno dei (purtroppo tanti) motivi di disaffezione alla politica è costituito dalle "parole in libertà", ciascuno dice e scrive pubblicamente ciò che gli pare senza alcuna necessità di documentarsi, senza rispondere agli interrogativi (considerati "bastoni fra le ruote"), senza alcuna coerenza tra l'"oggi" e il "domani".
Dario Ledri ha già ben esposto nel post di ieri i "dati" che confutano le iperboliche affermazioni del sindaco "del fare" e del "se pòl" (ma "no se deve!"). Oggi è la volta del redivivo assessore Devetag che nelle sue dichiarazioni ricorda vagamente l'ottimismo del portavoce di un presidente mediorientale che - dieci minuti prima dell'interruzione delle trasmissioni - proclamava "vittoria" mentre alle sue spalle già sfilavano le truppe "nemiche". Sui quotidiani odierni annuncia che in giugno "in piazza sant'Antonio a Gorizia ci sarà la fiera del libro locale e regionale"; all'ovvia domanda "ma non c'è già E' Storia neanche un mese prima?" si risponde affermando che "non ci sarà concorrenza, anzi le manifestazioni si sosterranno a vicenda" perché "la rassegna coordinata dal Comune avrà una configurazione originale, diversa da Pordenonelegge e appunto E' Storia". Un anno fa ci avevano promesso una "fiera del libro simile a quella di Torino" da tenere probabilmente nei locali dell'Expomego; quest'anno, dato che anche il quartiere fieristico risulta inagibile, vengono promesse ben "due fiere del libro" (Torino trema...).
Dove sta il punto? In due paroline ben nascoste tra le dichiarazioni odierne: "avremmo intenzione di organizzare...". Ecco, in quell'"avremmo intenzione" sta l'inganno: tre mesi prima di una grande manifestazione "accompagnata da numerose presentazioni di libri ed eventi collaterali" non si può "avere l'intenzione di...", si deve già aver predisposto una bozza di programma, un'idea ormai quasi del tutto definita. C'è questa idea o è ancora a livello di "intenzione"? Se c'è, dove saranno tirati fuori i soldi per organizzare un evento che - ai livelli delle manifestazioni citate da Devetag - richiede come minimo una spesa straordinaria di mezzo milione di euro del quale non c'è alcuna traccia nel bilancio di previsione del Comune? E se non c'è e ammesso che qualcosa accada, che cosa potrebbe distinguere tale ideona da una semplice (piacevole, lodevole e di poca spesa) mostra mercato di libri in piazza sant'Antonio e zone limitrofe - simile a quelle che si realizzano spesso in tutte le città e almeno una volta ogni anno in quasi tutti i paesi del Friuli Venezia Giulia?
Insomma, senza tanti annunci roboanti, "se pòl" sostenere in tutti i modi possibili E' Storia - evento ormai consolidato e da rafforzare - e, se gli interessati lo ritengono opportuno, "se pòl" organizzare una mostra mercato di libri in piazza sant'Antonio; no se pòl e no se devi invece - come scriveva ogni lunedì l'indimenticata Cittadella - continuare a "dir ste robe per insempiar la gente"!

domenica 20 febbraio 2011

Turismo ko

Poichè i numeri non si possono smentire, allora si chiama in causa l'amministrazione precedente, alla quale il sindaco Romoli dovrebbe fare un monumento, se non altro perchè gli consente di accusarla di ogni misfatto, buon ultimo quello del tracollo del turismo goriziano, dopo quasi un quadriennio di governo del centrodestra. Eh sì, perchè dopo le catastrofi degli anni precedenti (con un -17% in un solo anno), il 2010 si chiude - secondo i dati della Regione - con un ulteriore - 6,6% in fatto di presenze. Gorizia risulta, dunque, il solo capoluogo di provincia che conferma l'arretramento mentre per Trieste, Udine e Pordenone i valori sono ancora nettamente positivi con un + 5,1%, +5,3% e 6,7% rispettivamente. In questo frangente tocca al sindaco, dopo aver messo dietro la lavagna un impresentabile assessore al turismo, metterci la faccia cercando da un lato un'improbabile arrampicata sugli specchi scaricando su altri colpe e responsabilità, dimentico che il centrodestra governa la città da quasi quattro anni, e dall'altro rivendicando a suo esclusivo merito il recupero del centro storico opportunamente scordando, ancora una volta, che progetti e i relativi necessari fondi si debbono far risalire all'amministrazione precedente. Il sindaco, poi, enumera tutta una serie di iniziative assolutamente condivisibili per rilanciare il ruolo centrale del castello e del suo borgo, ma occorre notare che le iniziative sono sempre le stesse annunciate mezza dozzina di volte e, dopo quattro anni, ancora tutte sulla carta (altro che amministrazione del fare!): dal recupero del Bastione fiorito al mantenimento del teatro tenda su cui - bontà loro - "proprio in questi giorni stiamo ragionando" (sic). Il sindaco poi dimentica le sue incaute e precipitose dichiarazioni rilasciate nel corso del 2010 circa l'avviato rilancio del turismo goriziano e dimentica che i cittadini goriziani ancora attendono la presentazione del progetto dell'ascensore al castello e delle iniziative culturali di contorno annunciate innumerevoli volte e ancora di recente anche dagli assessori Del Sordi e Devetag.
Nella buona sostanza, dunque, il giudizio negativo circa l'azione di questa amministrazione si riassume nelle precise osservazioni critiche degli albergatori che rilevano come "alla città manchino vere attrattive per i visitatori, manifestazioni o proposte accattivanti" oppure "le cose da vedere e da fare per i turisti ci sarebbero ma la città non sa bene ancora promuoversi all'esterno". E queste non sono certe le voci del "non se pol" e prescindono dalla realizzazione dell' ascensore, in merito alla quale per noi vale il "no se deve".
Dario Ledri

Per una nuova resistenza

E' uno di quei momenti in cui non si è certo indotti all'ottimismo.
La rivolta che ha portato alla destituzione di Mubarak si sta allargando ad altri Paesi del Nord Africa e del cronicamente "bollente" Medio Oriente. La questione delle navi da guerra iraniane che chiedono di attraversare il Canale di Suez sembra essere il preavviso di preoccupanti e prossime complicazioni internazionali. Ci si dimentica spesso che la corsa agli armamenti degli anni '60 e '70 insieme all'evoluzione tecnologica dell'industria bellica hanno trasformato il Pianeta in un'immensa polveriera e che basterebbe accendere la miccia giusta per provocare conseguenze da brivido. Basti pensare all'immensa miseria di un numero sempre più elevato di popoli, alla necessità di appropriarsi delle fonti di energia per tutti i Paesi industrializzati, alla grande problematica dell'accesso all'acqua, al controllo sui mezzi di informazione e di comunicazione... per rendersi conto che il timore di un disastro imminente è radicato in un terreno profondo.
In questo contesto la situazione italiana non è semplicemente ridicola, costituisce invece un segnale emergente di una crisi della democrazia che non coinvolge soltanto il nostro Paese. Il "tirém innanz" di Berlusconi crea un clima di sfiducia nelle "regole" dettate dalla Costituzione e suscita una sempre più diffusa sensazione di impotenza e rassegnazione: la "gente" non è scandalizzata soltanto dal quotidiano aggiungersi di un particolare scabroso al già squallido fascicolo del "capo", ma dal fatto che gli interessi privati cancellino ogni giorno di più la percezione di "contare qualcosa" nella costruzione del futuro della "città".
E la crisi della politica investe anche Gorizia, dove ai legittimi interrogativi dei cittadini si risponde con gli improperi, il diritto all'informazione è sostituito dalle "veline" (nel senso giornalistico del termine) che illustrano i successi accumulati dal timoniere, la richiesta di comunicazione è considerata "mettere i bastoni fra le ruote"... della macchina di chi comanda, naturalmente.
E' possibile credere ancora nella politica democratica, nella partecipazione attiva e consapevole dei cittadini, nella formazione di giovani che abbiano a cuore veramente il bene comune e non quello delle proprie tasche? E' possibile credere ancora nei grandi valori della nostra Costituzione Repubblicana, nelle istituzioni che regolamentano la vita dello Stato? Non solo è ancora possibile, ma è anche indispensabile una nuova Resistenza, culturale e politica, convinta e nonviolenta, finalizzata a ricollocare al centro dell'attenzione di tutti quella "persona umana" per la libertà della quale hanno combattuto e dato la loro vita i nostri padri.

mercoledì 16 febbraio 2011

Non è un paese per caprioli (2)

Ecco la seconda puntata del racconto "Non è un paese per caprioli". La prima è stata pubblicata su questo blog il 12 febbraio. Pier Ettore si era alzato felice dopo una notte piena di sogni e un anziano signore aveva appena suonato alla porta della sua casa...
Era uno dei primi giorni di febbraio, la giornata era calda, il cielo terso, sembrava quasi primavera e Pier Ettore aveva insistito così tanto che lo lasciò uscire, raccomandandogli però di non entrare nel recinto del cantiere di lavoro. Erano due settimane che i lavori sulla collina dietro casa erano fermi e non sembrava ci fossero pericoli, però era meglio essere prudenti.
La collina del castello era lì: devastata, gli alberi sradicati e portati via, la terra scavata, rimossa, caricata e allontanata con i camion. Non era rimasto un filo di verde.
Seguiva con lo sguardo Pier Ettore che sgambettava fuori dal recinto del cantiere, mentre preparava la lezione che doveva tenere il giorno dopo. Era professoressa di storia e sapeva che più di 90 anni fa su quel colle erano state scaricate grandi quantità di bombe. Se ora avevano fatto tutti quei lavori era certa che l'area era stata preventivamente bonificata. Ritornò a lavorare alla lezione del giorno dopo. Avrebbe raccontato gli anni del dopoguerra: il miracolo economico italiano, l'Olivetti, il sincrotrone e la plastica, il Cnen e l'Eni di Mattei. Ma un paio di cose le voleva dire anche sul cinema: i film di Fellini, di Monicelli e di Risi. Voleva portare a far ragionare i suoi studenti sul perché la società attuale era caduta così in basso, nell’economia, nella ricerca e nella scienza e si, anche nel cinema. Ah, i cine-panettoni di oggi.
Guardò ancora fuori per sorvegliare Pier Ettore. Il bambino fissava la collina devastata, aggrappato alla recinzione del cantiere, la terra marrone era illuminata dal sole del pomeriggio. Ruspe e camion fermi. Nessun operaio. Con tristezza era stata costretta a spiegare a Pier Ettore che in quel posto il suo amico capriolo non sarebbe più ritornato.
Era un momento di crisi questo e la prof si interrogava su quel futuro che non vedeva per il suo paese e per suo figlio. Rifugiarsi nella storia, come faceva di solito, non per ricordare e basta ma per analizzarne gli insegnamenti, le serviva per cercare di trovare una chiave di comprensione per il futuro. La Storia e la sua passione per l'archeologia. Chissà magari quella collina conteneva anche importanti reperti ma sembrava che nessuno se ne curasse. Vedeva la ferita del colle e le sembrava che quel lavoro proprio dietro casa sua, fosse un simbolo di come tutto stesse sprofondando.
Quando quella sera Pier Ettore le chiese perché quella gente aveva fatto tutto ciò, restò così imbarazzata e senza parole che trovò più semplice, piuttosto che cercare una ragione vera a quello scempio, cambiar discorso e più facile spiegargli come nascono i bambini.
Andò a letto con un grumo di tristezza in fondo al cuore e sognò.
Sognò che il suo bambino superava 250 esami universitari contemporaneamente e con il massimo dei voti e subito riceveva 250 offerte di lavoro da importanti aziende. Quando sognò 250 fidanzate per il suo Pier Ettore si svegliò di soprassalto. 250 fidanzate no! La sera, prima di andare a letto, non doveva più guardare i telegiornali.
Era un po' presto per alzarsi ma ormai era sveglia e per una volta avrebbe fatto tutte le cose con calma. Sbirciò Pier Ettore dentro la sua stanzetta. Dormiva e gli sembrò un po' agitato, chissà cosa stava sognando. Non ci fece gran caso e visto che aveva un po' di tempo gli preparò le brioches. Stava per andare a svegliarlo quando sentì suonare alla porta. Le sembrava proprio di aver già visto da qualche parte quell'anziano signore lì davanti a lei e che senza tanti complimenti era già entrato dicendo “Disturbo? Sono qui per presentare l'ascensore”.
“Non compro niente - rispose pronta, pensando ''ascensore? di un ascensore non so proprio che farmene!'' - ma entri che fa freddo, le posso offrire una buona tazza di caffè caldo?”
Così fece accomodare l'anziano signore che aveva un rotolo di disegni sottobraccio. E chiamò a gran voce una prima volta Pier Ettore. L'anziano sembrò incuriosito dal nome del bambino ma la mamma fu sbrigativa, ora non c’era più tanto tempo, il bambino doveva prepararsi per la scuola e all'anziano non restò altro che cercare di srotolare i suoi disegni. La mamma lo fermò subito, rimproverandolo: “non sul tavolo dove si mangia!”. E a gran voce chiamò di nuovo: “Pier Ettore, alzati, che c'è un signore che ci vuole mostrare dei disegni” mentre portava velocemente in tavola brioches e caffè fumante. “Forza, Pier Ettore – chiamò ancora - il capriolo non c'è, vieni a tavola”. Il bimbo non rispondeva e la mamma allora andò verso la cameretta. Quando aprì la porta restò senza fiato: Pier Ettore non c'era e la finestra era aperta.
Non più di un attimo dopo un’esplosione devastante squarciò la tranquillità di quel mattino e la vita di uno dei protagonisti di questa storia. (2. continua)
la compagnia dei transalpini

martedì 15 febbraio 2011

Fuga dalla Tunisia

Comunicato stampa ASGI sui recenti sbarchi di immigrati provenienti dal Nord Africa:
Le respondabilità italiane e i rischi di nuove violazioni dello stato di diritto.
Le migliaia di migranti arrivati in questi giorni a Lampedusa costituiscono l’evidenza del fallimento delle politiche di esternalizzazione dei controlli di frontiera con le quali l'Italia si è proposta all'Europa come mediatrice, anche con i peggiori dittatori africani, per bloccare i migranti, e tra questi anche molti potenziali richiedenti asilo, prima che potessero raggiungere le nostre coste. Non appena sono caduti i fidati alleati che contribuivano ad arrestare ed a internare i migranti nei paesi del Maghreb, le partenze sono riprese, e non è stato più possibile nasconderle come si era tentato di fare nei mesi scorsi, quando si avvertivano già le prime avvisaglie dell'attenuazione dei controlli di frontiera.
Dopo i primi tentativi di negare l'evidenza (gli sbarchi, che non si sono mai del tutto fermati, erano ripresi in modo significativo già nel mese di gennaio), il Ministro Maroni, sempre prodigo nell’alimentare la “fabbrica della paura” quale unica risposta ai clamorosi fallimenti della sua linea politica, ha prontamente evocato l'emergenza terrorismo senza tuttavia disporre di alcun elemento concreto.
L'ASGI ricorda che Italia, che reclama oggi l’intervento dell’Europa per una generica “ripartizione degli oneri” è stata alla guida dei paesi europei che hanno spinto maggiormente per politiche di sbarramento nei confronti dei migranti e per la riduzione sostanziale delle possibilità di ingresso per i richiedenti asilo. Nulla è stato fatto dal governo italiano, come dal resto dell'Unione Europea, per aprire canali di ingresso legale, favorire la mobilità delle persone ed aiutare la transizione verso la democrazia nei paesi maghrebini.
Di fronte all’attuale scenario di crisi il Ministro chiede “ il dispiego immediato di una missione Frontex per le attivita'di pattugliamento e intercettazione nell'area al largo delle coste della Tunisia per il controllo dei flussi”. Eppure, proprio dopo lo scandalo dei respingimenti collettivi effettuati nel 2009 dall'Italia verso la Libia, sono state stabilite nuove regole di ingaggio per i pattugliamenti di Frontex che, anche in acque internazionali, devono garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, regole che escludono i respingimenti collettivi in mare soprattutto nel caso di potenziali richiedenti asilo, o soggetti vulnerabili come donne e bambini.
Il medesimo Ministro ha altresì proposto l'invio di militari italiani in Tunisia per impedire le partenze dei migranti dalle spiagge di quel paese. Si tratta di una proposta politicamente impraticabile: il Governo Berlusconi ha appoggiato fino all'ultimo la dittatura di Ben Alì ed il suo sistema di potere e di corruzione, che non è stato ancora smantellato e dal quale probabilmente fuggono coloro che per anni ne sono stati vittima. Con quali interlocutori si pensa oggi di stabilire nuove relazioni internazionali e sulla base di quali garanzie che non vengano violati i diritti umani di chi cerca con ogni mezzo di lasciare il paese?
La proposta è soprattutto irricevibile sul piano dello stato di diritto perché totalmente in contrasto con le norme internazionali in materia di tutela dei diritti fondamentali dell’Uomo, con le convenzioni internazionali del mare e con le norme internazionali ed europee sul diritto d’asilo.
La politica della chiusura non produce legalità e il proibizionismo delle migrazioni arricchisce le organizzazioni criminali che lucrano sulla pelle dei migranti. Se l'Italia proseguirà con la sua ottusa politica di sostegno a tutte le dittature (si pensi anche al caso, unico nel panorama internazionale, del sostegno dato dall’Italia al regime bielorusso) che nel mondo si pongono fuori dalla legalità democratica e si impegnano a sbarrare la strada ai migranti in fuga come ha fatto con Gheddafi e con Moubarak, e se di fronte a questo scenario l’Europa rimarrà silente o collaborante, con l’uso della forza si potrà conseguire un effimero successo immediato, come si è verificato con il blocco degli arrivi dalla Libia, pagando però il prezzo di sistematiche violazioni dei diritti umani, e producendo nel medio periodo crisi sociali sempre più ampie ed esodi di dimensioni ben maggiori di quelli odierni.
La criminalizzazione degli immigrati, imposta dalle nostre leggi e da prassi amministrative orientate sempre in senso restrittivo, al limite di negare la dignità delle persone, malgrado gli interventi della giurisprudenza, producono da tempo effetti devastanti sull'intero tessuto sociale. Di questo dovremmo avere tutti veramente paura.
L’ASGI chiede che gli arrivi dalla Tunisia siano gestiti nel rispetto delle garanzie minime in materia di diritti fondamentali dei migranti, che siano allestite strutture di accoglienza degne di questo nome, e che, in primo luogo venga rispettato il diritto costituzionale all’asilo, permettendo l’accesso alla procedura a chi lo richieda, e che venga assolutamente evitato di rinchiudere i richiedenti asilo nei CIE, oggi autentiche polveriere pronte ad esplodere.
Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione

lunedì 14 febbraio 2011

Cosa sta succedendo sul castello?

I conti non tornano. Il direttore dei lavori sul colle del castello alla domanda sul perché del loro rallentamento giovedì risponde in sostanza che non c'è alcun problema, anzi tutto procede "più che bene", venerdì riconosce che "all'inizio di febbraio" (cioè 12 giorni prima) sono stati trovati tre "ordigni esplosivi", due dei quali "sono stati fatti brillare" (dove? da chi? su invio di chi?). La zona è stata momentaneamente sgombrata - si presume dagli operai della Ditta - ma la notizia è stata comunicata soltanto lo scorso venerdì, il giorno dopo le affermazioni secondo le quali "tutto andava più che bene". Si sono seguiti tutti i protocolli previsti per questo tipo di situazioni? Si sono messe in opera tutte le normative di garanzia per la sicurezza degli operai e dei cittadini? La vigilanza sul cantiere è stata finora molto scarsa: fino a pochi giorni fa si è constatato che la recinzione era divelta nella zona nord per cui chi proveniva dal bastione esterno del castello poteva senza alcun problema entrare nel cantiere (immaginiamo il gioco di qualche bambino curioso, per esempio), così come si è constatato che il cancello di via Franconia era senza alcun lucchetto, chiuso con un giro di fil di ferro, privo di qualsiasi indicazione di proibizione, tanto meno di pericolo... Adesso si viene a sapere che quindici giorni fa sono state trovate le bombe sopra la zona molto abitata di piazza Vittoria, della Mediateca, del Kinemax... Oltre a questi ci sono molti altri interrogativi che riguardano la sicurezza di tutti, saranno presentati dai rappresentanti del Forum per Gorizia nella conferenza stampa che si terrà il prossimo giovedì a mezzogiorno.

Già, a chi giova?

Credo abbia fatto bene Il Piccolo ad intitolare "Ascensore, sempre più fitto il mistero dell'iter progettuale" la nota redazionale pubblicata sabato 12 u.s., perchè resta inspiegato "il nodo dei nodi", quello cioè che ha indotto la giunta Brancati, ancorchè contraria alla realizzazione del contestato progetto, a dare il via libera al progetto esecutivo per la realizzazione dell'ascensore (peraltro stralciando l'acquisto e la messa in funzione delle cabine) e proseguito ora - nella fase realizzativa - dalla giunta Romoli, nel mentre non risulta più spendibile la "balla spaziale" della restituzione dell'intero finanziamento qualora non si fosse proceduto alla realizzazione dell'impianto di risalita. Perchè allora l'incaponirsi di Brancati e l'ostinarsi di Romoli nella messa in opera di un progetto che il primo non voleva e su cui il secondo poteva soprassedere, mentre invece ancora di recente a fronte della richiesta del Forum di indire un referendum tra i cittadini, con burbanzosa baldanza Romoli dichiarava che "l'ascensore si sarebbe fatto comunque, anche a prescindere dall'opinione della cittadinanza"? La domanda affatto peregrina de Il Piccolo, poichè "i conti continuano a non tornare a prescindere dalle singole valutazioni sull'utilità dell'opera", risulta allora: a chi davvero serve la realizzazione di quest'opera?. E' palesemente questo il vero mistero dell'intera vicenda. Certo giova alla ditta che ha vinto l'appalto, giova al direttore dei lavori per il prestigioso e ben retribuito incarico, giova ai pochi o tanti che risultano coinvolti nella realizzazione, ma non pare davvero interessare e giovare alla città se per il centrosinistra era un'opera che si doveva non fare e per il centrodestra è un'opera risalente all'amministrazione precedente che ritiene di essere costretta a realizzare. Forse la risposta sta in quella pretesa "autonomia della politica" che svincola gli uomini politici da un rapporto diretto con i rappresentati che non vengono interpellati nè ascoltati al di fuori delle scadenze canoniche, per cui poi "il collegamento diretto con Borgo Castello" si realizza a prescindere dalle reali necessità della comunità di riferimento. E' stato così anche per il Conference Center, realizzato senza alcuna credibile prospettiva concreta per il suo utilizzo, se non continuativo, almeno frequente. Il rischio reale mi pare oggi quello di un'opera sostanzialmente analoga, del tutto inutile e soprattutto dispendiosa per la città.
Dario Ledri

sabato 12 febbraio 2011

Bombe inesplose? Incredibile!

Non più tardi di ieri l’ing. Ranalletta, direttore dei lavori sul colle del Castello, rassicurava i goriziani confermando il rigoroso rispetto dei tempi e confermando pure che i lavori proseguivano secondo il crono programma. Insomma, tutto sotto controllo e nessun intoppo. Oggi, di contro, la dichiarazione che sul colle sotto appena 50/70 centimetri di terriccio sono stati rinvenuti tre ordigni bellici, di cui due inesplosi, risalenti alla prima guerra mondiale. Si resta a dir poco esterefatti a scoprire che il rinvenimento dei due proietti inesplosi risale a numerosi giorni addietro e di cui si è obbligatoriamente data notizia ai Carabinieri, al Genio Militare e anche alla Prefettura. Ma si resta ancor più stupefatti nel rilevare che il sindaco- assessore ai lavori pubblici Ettore Romoli, che crediamo sia stato altrettanto tempestivamente informato del ritrovamento, non ha ritenuto di darne notizia per tempo ai cittadini mettendone – tra l’altro - a repentaglio la sicurezza. Oggi, dunque, tocca all’ing. Ranalletta osservare compunto “che l’area del castello è stata oggetto di massicci bombardamenti durante il primo conflitto mondiale, quindi non possiamo escludere la presenza di altre bombe anche inesplose” (sic). Davvero una novità sconvolgente: si scopre che Gorizia e il suo castello sono state oggetto di “massicci bombardamenti” durante la prima guerra mondiale e che c’è la concreta possibilità cha altri proiettili d’artiglieria si possano rinvenire allorchè si proseguirà negli scavi! E allora sovviene quanto a suo tempo sostenuto dalla ditta Luci, quella con cui si è provveduto a risolvere il contratto, quando aveva insistentemente richiesto la bonifica integrale del colle da eventuali residuati bellici. Il direttore dei lavori si preoccupa poi, giustamente, di richiamare l’attenzione circa il divieto agli estranei di intrusione nell’area dei lavori vista la potenziale pericolosità, ma allora sarebbe stato opportuno farlo fin dalla data del rinvenimento e non a distanza di due settimane. Altrimenti sorge il fondato sospetto che il divieto serva unicamente ad impedire l’eventuale testimonianza fotografica di ulteriori reperti del passato, prossimo o remoto. In ogni caso, la notizia di oggi testimonia l’assoluta irrilevanza per l’amministrazione comunale del pericoloso ritrovamento perché diversamente si sarebbe premurata di darne – quanto meno - tempestiva notizia.
Forum per Gorizia

Non è un paese per caprioli (1)

In esclusiva per questo blog la compagnia dei transalpini pubblica l'atteso racconto a puntate
"Non è un paese per caprioli".

Come ogni mattina appena alzato dal letto il bambino si affacciò alla finestra, quella con la vista sul giardino dietro casa. Il capriolo era lì. Anche quel giorno era lì nel prato, arrivava presto con le prime luci del giorno e, dopo aver fatto il solito giretto, sarebbe rientrato nel bosco per poi risalire tranquillamente la collina del castello.
Come tutte le mattine Pier Ettore, il bambino, alzò la manina, fece un cenno all'amico capriolo che sembrava aspettare quel suo saluto e andò allegramente a fare colazione. Non sapeva ancora che sarebbe stata l'ultima volta che poteva salutare quel magnifico animale dagli occhi gentili che ormai era diventato suo amico.
Quella stessa mattina iniziarono i lavori, in un batter d'occhio il bosco fu invaso da ruspe, macchine scavatrici e camion. Un bosco – dissero - che non valeva niente, acacie di scarso valore, sottobosco infestante, un luogo inutile, praticamente abbandonato. Alcuni giorni dopo Pier Ettore lesse sul giornale locale che “un bosco abbandonato è una delle peggiori fonti di inquinamento”. Però a scuola la maestra gli aveva raccontato che tutti i boschi hanno funzioni importanti: ricambiano l'ossigeno, trattengono l'acqua della pioggia e sono l'habitat ideale per i caprioli. In un mondo normale … ma allora? Pier Ettore silenziosamente rimuginò le contraddizioni dei grandi. Ma poi capì. Questo non era un paese per bambini. E nemmeno per caprioli.
I lavori erano iniziati e dopo pochi giorni di attività frenetica e inspiegabile, al bambino fu chiara la devastazione della collina del castello: ruspe, scavatori e camion, rumore e puzza! non stavano certo sanando la collina dall’inquinamento! Per ore e ore Pier Ettore incollato alla finestra seguiva le operazioni di spianamento, gli alberi sradicati e portati via, la terra scavata, rimossa, caricata e allontanata con i camion. Non restò un filo di verde.
E così per lunghi giorni, un mese e mezzo, poi improvvisamente un giorno, il silenzio, qualcosa era successo: tutto quel chiasso, così come era iniziato così si era fermato. I lavori? fermi. Le ruspe e i camion? ferme. Gli operai? non c'erano più. Pier Ettore pensò che ora senza tutto quel rumore il capriolo sarebbe tornato. Aspettava, per due settimane ancora silenzio, lavori fermi, ma del capriolo nemmeno l'ombra. Uno dei primi giorni di febbraio, la giornata era calda, il cielo terso, sembrava quasi primavera, il tempo era stupendo e Pier Ettore corse fuori per percorrere ancora i sentieri del colle, ma erano tutti sbarrati, distrutti, impraticabili, guardava il colle dalla recinzione del cantiere, la terra marrone era illuminata dal sole del pomeriggio. Ruspe e camion fermi. Nessun operaio. E nemmeno il capriolo. Capiva perfettamente che in quel posto devastato il suo amico non sarebbe più ritornato.
Quella sera andò a letto con ancora la collina marrone negli occhi e sognò.
Sognò 250 piccoli scout che si arrampicavano implacabili sul colle del castello, con una mano trascinavano un sacchetto di terra e nell’altra avevano una piantina: 250 sacchetti di terra e 250 piantine. Avevano un gran lavoro da svolgere e tutto il tempo necessario per farlo. Pier Ettore dirigeva i lavori e quel compito gli riusciva piuttosto bene: “voi di qua, voialtri di là, piantate qui, aggiungete più terra, riempite quelle buche, scaricate i vostri sacchetti … ora annaffiate”.
Quando al mattino si svegliò tutto successe in un attimo: schizzò giù dal letto per affacciarsi alla finestra ma sentì suonare alla porta di casa. La mamma aprì e un anziano signore entrando disse “Disturbo? Sono qui per presentare l'ascensore”. (1. continua)
la compagnia dei transalpini

The after day

Ancora dall'agenzia Misna la possibilità di vivere "in diretta" i primo giorno in Egitto senza Mubarak.
“Ho 32 anni, per quasi tutta la mia vita ho avuto Hosni Mubarak come presidente, domani mi sveglierò senza il suo volto davanti gli occhi; mi sento libero, finalmente capisco il significato della parola libertà”: raggiunto dalla MISNA al Cairo, Fedi, uno dei promotori delle manifestazioni di piazza Tahrir, sorride, esulta, sfoga la gioia dopo 18 giorni di ininterrotta protesta. “Il Cairo e tutte le altre città stanno festeggiando, ci sono fuochi d’artificio, il suono dei clacson è continuo” dice ancora Fedi mentre attraverso la cornetta arriva quello che sembra il coro del momento: “Alza la testa, sei egiziano” canta la gente . “Siamo orgogliosi del risultato raggiunto, felici della posizione assunta dall’esercito, meglio non sarebbe potuta andare” conclude. “E’ stato un movimento spontaneo - sottolinea a sua volta alla MISNA Salah Ibrahim, presidente dell’associazione italo-egiziana ‘El Mastaba’ – solo in un secondo momento sono entrati i partiti di opposizione. Il paese ora è nelle mani dell’esercito che sarà determinante per il prossimo futuro ma che sembra muoversi bene”. Secondo Salah, Mubarak ha tentato fino alla fine di preservare il potere o quantomeno di limitare i poteri di chi avrebbe potuto succedergli (il vice-presidente Omar Suleiman), “l’esercito – conclude - è senza dubbio l’unica parte del paese in grado di condurre la transizione in questa fase storica”. Intanto cominciano ad arrivare le reazioni dal resto del mondo. In attesa dell’intervento del presidente americano Barack Obama, l’Unione Europea ha invitato ad accelerare il dialogo tra le varie parti politiche per un governo di larghe intese mentre la Svizzera, con un certo tempismo, ha detto di voler congelare i possibili conti bancari e beni collegabili a Mubarak. Ma è soprattutto sul resto del mondo arabo che i riflettori sono puntati. Dopo la Tunisia, dimostrazioni popolari mai viste nella storia recente hanno portato alla caduta di un altro longevo capo di Stato. Il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha parlato di un momento storico e della “grande occasione” di costruire un consenso nazionale. Il clima di euforia ha varcato il confine con la Striscia di Gaza dove la gente è scesa in strada per festeggiare nella speranza che il confine venga aperto. Israele per ora resta a guardare.[GB]

venerdì 11 febbraio 2011

Piste "ciclabili"?

Riconosciuta la buona volontà ma non la creatività dei responsabili, è un po' difficile definire "pista ciclabile" quella che si snoda di qua e di là dei controviali del Corso: a parte lo slalom tra tavolini di bar, automobili parcheggiate e pedoni non ancora avvezzi alla novità è necessario fermarsi a ogni attraversamento, scendere dalla bici e passare oltre sulle strisce pedonali (auspicando la non sempre cristallina attenzione degli automobilisti). I cento metri realizzati in via XX settembre come i più o meno altrettanti a Lucinico sono un ostacolo sia alla circolazione delle auto che a quella dei ciclisti ben poco protetti dai fragili birilli di plastica che delimitano la "pistina". Nonostante diversi richiami restano i segnali che trasformano in "ciclo/pedonabile" alcuni marciapiedi cittadini: passino quelli abbastanza ampi di via Vittorio Veneto, passino fino a un certo punto quelli del tutto deformati dalle radici degli alberi di via XX settembre, ma quelli molto stretti di via Silvio Pellico e dintorni sono veramente un vilipendio all'umana intelligenza. E' logico che il ciclista "ch' nu è fess" preferisce la tradizionale strada andando incontro ai rischi del caso e agli improperi dei piloti. Sì, perché questo è il punto: le "ciclabili" nelle altre parti del mondo (compresa Nova Gorica dove è molto semplice verificare) hanno lo scopo di incentivare l'uso della bicicletta e di diminuire il traffico motorizzato; chez nous servono a favorire gli automobilisti togliendo di mezzo questi intralci mobili che sono i ciclisti!

giovedì 10 febbraio 2011

Il tramonto di Mubarak

La "caduta" di Hosni Mubarak sembra imminente. E' interessante questa odierna agenzia Misna dall'Egitto che ricostruisce il clima politico alla base della protesta popolare.
“La gente in piazza Tahrir aumenta giorno dopo giorno e per domani è attesa un’imponente manifestazione, nel giorno della preghiera musulmana, che potrebbe riportare in strada milioni di persone”: ne è convinto Luciano Verdoscia, missionario comboniano contattato dalla MISNA al Cairo nel 17° giorno di manifestazioni e mobilitazione popolare per chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. “Dall’inizio della rivolta, con il cambio di governo e il mutato atteggiamento delle autorità nei confronti di quella che senza dubbio è una protesta senza precedenti negli ultimi trent’anni – sottolinea il religioso – l’adesione va aumentando anche in seguito ad articoli di denuncia, pubblicati dai giornali di opposizione, in cui si svela la corruzione della classe dirigente”. La gran parte degli egiziani, aggiunge Verdoscia, vede per la prima volta messe nero su bianco le prove della cattiva gestione e degli abusi commessi da un’élite politica arricchitasi durante anni in cui agli egiziani si chiedeva di stringere la cinghia e risparmiare, con l’aumento dei prezzi, per mandare i figli a scuola”. Tutto questo, secondo il missionario “sta alimentando una profonda presa di coscienza, che accresce la rabbia e il malcontento di tutti, non solo degli sparuti gruppi di opposizione che finora non erano riusciti a mobilitare le piazze”. È in questo scenario che oggi anche diversi sindacati hanno deciso di unirsi ai manifestanti e organizzato scioperi e cortei in varie zone della città, a cominciare da quella degli avvocati che, vestiti con le loro toghe nere, stanno marciando verso il palazzo Abdin sede di uffici presidenziali. O quella dei medici e degli infermieri usciti dall'ospedale Kasr el Aini in camice bianco. In questa fase, osserva ancora il missionario alla MISNA, la protesta sembra spaccata tra chi considera accettabili le proposte del governo – soprattutto gli imprenditori che temono una catastrofe economica – e la gran parte della gente che chiede un cambiamento radicale e teme che il regime voglia calmare le acque solo per rilanciarsi e assicurarsi la successione.

LAVORI FERMI: PERCHE'?

Lavori fermi da due settimane
I lavori degli ascensori al castello sono fermi da due settimane.
Ruspe e camion fermi. Operai a casa.
I cancelli del cantiere praticamente chiusi, solo qualche tecnico che ogni tanto entra per un sopralluogo. Che c'è da verificare?
Ma sopratutto perché i lavori sono fermi? Non lo sappiamo.
Possiamo solo fare delle ipotesi.
Prima ipotesi: nei cunicoli del castello, sotto la targa in marmo “reparto speciale mitragliatrici” ritrovata in questi giorni alla base del bastione fiorito c'è effettivamente un mitragliere austriaco asserragliato che nessuno riesce a convincere che la guerra è finita da un bel po'.
Seconda ipotesi: visto il campo di discesa che è venuto fuori abbattendo tutti gli alberi il Comune pensa ad una pista per gli sci. Saltano gli ascensori e al loro posto tre skylift e neve artificiale. Costa meno e boom turistico assicurato.
Terza ipotesi: i caprioli che prima della devastazione giravano per la collina del castello si sono uniti al coro delle proteste e hanno fatto scappare gli operai dell'impresa.
Quarta ipotesi: negli scavi sono stati ritrovati nell'ordine i seguenti materiali: statue greche tutte rotte, resti di un teatrino in pietra e bronzi romani o etruschi (boh, stessa roba), un tempietto longobardo perfettamente conservato ritenuto però poca cosa perché doppione di quello di Cividale. Tutta roba vecchia smaltita in differenziata.
Quinta e ultima ipotesi (fra tutte la meno probabile): i lavori sono fermi perché il Sindaco si è convinto che gli ascensori non servono a nulla e non si fanno più.
Tutte ipotesi, forse nessuna vera.
Ma che i lavori siano fermi non è affatto un ipotesi: dica il Comune perché non vanno avanti!

mercoledì 9 febbraio 2011

La voce delle Associazioni

Ecco il primo comunicato stampa del neo costituito “Coordinamento delle Associazioni contro l’ascensore di Gorizia”
In data 7 febbraio 2011 presso la sede della rivista Isonzo-Soča, ospitate dall’Associazione Culturale Forum per Gorizia (che – precisiamo in seguito agli erronei articoli apparsi sulla stampa i giorni scorsi – non ha svolto altro ruolo se non quello di ospitare la riunione e di prenderne parte alla pari degli altri gruppi), si sono riunite spontaneamente, dando vita ad un “Coordinamento delle Associazioni contro l’ascensore di Gorizia”, sei associazioni cittadine che operano in vari ambiti – il Gruppo Archeologico Goriziano, Ambiente Italia, Italia Nostra, il Forum per Gorizia, il Gruppo Scout Agesci Gorizia 2 e l’associazione Principesca Contea di Gorizia – per discutere e prendere posizione pubblica comune in merito al progetto dell'impianto di risalita al Castello di Gorizia, da noi ritenuto per molte ragioni inutile, diseconomico, deturpante il patrimonio paesaggistico e culturale. I principali problemi emersi in merito al progetto sono i seguenti:
• inutilità dell'opera poiché, in base alle rilevazioni effettuate alla fine dello scorso anno, l'afflusso turistico a Gorizia è diminuito del 17% tra il 2009 e il 2010, e allo stato attuale non è presente alcun programma sistematico di sviluppo e valorizzazione culturale tale da giustificare un'opera di queste dimensioni (programma che tra l'altro dovrebbe precedere opere di collegamento). L’attrattiva a salire in Castello non potrà mai essere la realizzazione dell’ascensore in sé e per sé, ma per esempio un percorso turistico che comprenda il Castello stesso ed altri luoghi significativi come i Musei Provinciali, il Parco Coronini, e magari anche siti extra-cittadini come il Collio o Gradisca, o la realizzazione di piste ciclabili o del tanto millantato “Museo dell’Isonzo”;
• costo dell'opera, in quanto le spese per la sola realizzazione si aggirano attorno ai 4 milioni di euro, ed è già nota la mancanza di copertura finanziaria dell’opera al 100%, in quanto le cabine non sono incluse nel finanziamento regionale col quale verranno invece realizzate le infrastrutture; visti anche altri progetti analoghi ipotizziamo che i costi di gestione ordinaria non saranno sicuramente inferiori ai 100.000 € annui, ed è impossibile, per recente ammissione dello stesso Assessore Del Sordi, che vengano interamente coperti dal pagamento del biglietto dell’ascensore da parte dei suoi fruitori, andando così a gravare ulteriormente sul bilancio comunale e ricadendo quindi sulle tasche dei cittadini, o comportando il taglio di altri servizi invece essenziali;
• deturpamento del patrimonio paesaggistico e storico-archeologico: l'impianto ha già provocato il parziale disboscamento del colle, prevede la distruzione una parte della cinta muraria cinque-seicentesca – uno dei pochi esemplari ancora completi nell’ambito di una cittadella fortificata tardo-rinascimentale, come si evince dalla pubblicazione effettuata in merito da Italia Nostra nel 2008 – rovinerà la vista del castello che si ha dal centro di Gorizia con la costruzione di un belvedere, ed utilizzerà un torrione per la realizzazione del terzo ascensore; inoltre la stazione di arrivo e l’ascensore vetrato, ben visibili da lontano, provocheranno una rottura visiva ed una profonda incoerenza fra il castello, il colle verde e il profilo degli edifici del centro storico, ben lontani dall'idea di un'opera a basso impatto visivo prevista in prima istanza. Non sono infine da escludere eventuali rischi idro-geologici, vista la qualità del substrato sul quale poggerà l’opera;
• mancato abbattimento delle barriere architettoniche, dal momento che una volta giunti nella fortezza con la risalita meccanica i percorsi all'interno del Castello rimarranno preclusi a persone diversamente abili (problema risolvibile con l’acquisto di speciali carrozzine di dimensioni ridotte, già adottate altrove per scopi analoghi, e con l’assunzione di personale deputato esclusivamente alla loro movimentazione) come tutta la zona di borgo castello.
Abbiamo inoltre potuto appurare che con un bus, elettrico o tradizionale, che da p.zza Vittoria arrivi fino all'ingresso del Castello ed un budget di 100.000 € annui, ovvero i soldi previsti nella più rosea delle ipotesi come costi di gestione degli ascensori, si potrebbe ottenere un servizio meno impattante dal punto di vista storico-ambientale, più ecologico, meno dispendioso, e dotato di una maggiore flessibilità nei confronti delle esigenze del flusso turistico locale. Per tutte queste ragioni e per altre attualmente ancora in fase di analisi, il “Coordinamento delle Associazioni contro l’ascensore di Gorizia” si riunirà, presumibilmente con cadenza regolare, per studiare soluzioni alternative da proporre e per avviare di concerto una serie di iniziative volte a sensibilizzare la popolazione nei confronti dei problemi che la realizzazione e manutenzione dell’impianto di risalita comporterà.
Coordinamento delle Associazioni contro l'ascensore di Gorizia

Riduzione dei consigli di circoscrizione?

Sembra proprio che saranno ridotti i consigli di circoscrizione della città di Gorizia; tutti auspicano che siano salvaguardati almeno quelli che rappresentano zone particolarmente caratterizzate, molti suggeriscono proposte alternative. In ogni caso occorre interrogarsi sulla loro natura: si tratta di piccole palestre di democrazia rappresentativa o di "carrozzini" ultimo ingranaggio del carro del sistema burocratico? La risposta dipende dai reali "poteri" a essi attribuiti e incide sulla più ampia concezione della politica, intesa come "costruzione comune" della città realizzata attraverso la sinergia di diverse forme di partecipazione. Quando i cittadini sono considerati soltanto in quanto "elettori" è inevitabile da una parte l'allontanamento dall'interesse per la "cosa pubblica" dall'altra la moltiplicazione degli "affari privati": e così la cosiddetta "scena politica" è occupata quotidianamente da scontri tra istituzioni, dove l'esercizio del controllo sancito dalla Costituzione diventa di fatto l'unico argine alla prepotenza del Potere. Quando invece percepiscono che il loro parere conta qualcosa nella determinazione delle decisioni che li riguardano allora può essere utile qualsiasi strumento di collegamento tra la comunità nel suo insieme e chi la rappresenta. Non si tratta di disputare su "gettoni di presenza" o su ulteriori costi per la collettività, ma di capire se i "parlamentini" hanno avuto qualche ruolo che non sia un'alzata di mano prima della seduta di bilancio nel periodo dell'attuale amministrazione Romoli; e se non è stato così, di verificare quanto essi siano stati in grado di coinvolgere e rappresentare le istanze di tutto il territorio. Così, a prima vista sembra che la "buona volontà" di presidenti e consiglieri ci sia stata un po' ovunque, un po' meno l'attenzione da parte delle locali "stanze dei bottoni".

martedì 8 febbraio 2011

Dalla parte del Cisi

Nella terza serata del Consiglio Comunale dedicato prima di Natale al bilancio è stata approvata una delibera riguardante il Consorzio isontino servizi integrati: si trattava di una questione tecnica che consentiva al Comune di poter disporre di un finanziamento finalizzato a diminuire le rette degli utenti. In quell'occasione alcuni consiglieri avevano avanzato forti perplessità sull'operato del Cisi, mentre altri (in particolare uno del gruppo Forum) avevano rilevato la straordinaria opportunità e il grande servizio svolto a livello provinciale dagli operatori nei confronti di persone con disabilità e delle loro famiglie. Tutti erano in accordo solo sulla richiesta di un incontro con i responsabili del Cisi nella commissione welfare per chiarire qualsiasi eventuale perplessità di ordine giuridico amministrativo.
Che ci azzecca questo "mandato" consigliare con la convocazione della Commissione "Pari opportunità" da parte del presidente Hassek, con un punto all'ordine del giorno che recita "confronto con le associazioni dei disabili al fine di evidenziare le lacune (sic!) nella gestione del Cisi", con l'invito solo ad alcune (trascurando altre) associazioni dei disabili, con il mancato invito ai responsabili del Cisi?
Ha fatto molto bene Bianchini a mettere i puntini sulle i e a disertare la riunione che nulla aveva a che fare con ciò che si era deciso in Consiglio... Inoltre, scorrendo la lista di proposte che lo stesso Hassek ha sciorinato a un quotidiano locale (cfr Messaggero Veneto, edizione di Gorizia, 3 febbraio 2011) c'è da chiedersi se il solerte presidente sia informato sui ruoli dei soggetti sociali interessati, dal momento che la realizzazione della maggior parte delle sue idee non è affatto di competenza del Cisi bensì degli ambiti Alto e Basso Isontino.
Alla fin fine a chi giova questa polemica iniziata nell'aula del Consiglio Comunale e prolungata con le successive azioni di Hassek? Certamente a nessuno, anzi la denigrazione dello straordinario lavoro di tanti operatori Cisi non può che danneggiare la fiducia delle famiglie e soprattutto penalizzare le persone con disabilità che sono il vero "cuore" dell'azione del Centro.
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Nasce un nuovo Stato africano: sarà pace?

Dall'Agenzia MISNA qualche notizia "in diretta" dal Sud.
È una maggioranza schiacciante, un plebiscito, quello del 98,83% dei Sudanesi che ha votato in favore della secessione da Khartoum e per l’indipendenza del Sud Sudan. Lo confermano i dati definitivi della consultazione, ufficializzati oggi dalla commissione referendaria, durante una cerimonia svoltasi a Khartoum, in presenza dei vertici del governo sudanese e personalità africane. In base ai dati diffusi nella capitale, ma già ampiamente anticipati nei giorni scorsi, solo 44.888 voti su 3.837.406 aventi diritto hanno votato a favore dell’unità del paese. “Ci impegnamo a mantenere i legami tra Nord e Sud, e a favorire buone relazioni basate sulla cooperazione, aveva detto questa mattina il presidente Omar Hassan al Beshir aggiungendo che avrebbe rispettato i risultati “e le scelte dei sud-sudanesi”. Il voto popolare, svoltosi tra i 9 e il 15 gennaio, costituisce una parte fondamentale dell’accordo di pace che nel 2005 mise fine alla guerra ventennale tra le due parti del paese. AdL

lunedì 7 febbraio 2011

Per la precisione...

L'incontro informale di stasera è stato proposto da due associazioni e dal Forum che ha messo a disposizione la propria sede. Si tratta di uno scambio di idee e opinioni aperto a chiunque lo desideri, senza alcun invito che non sia quello riportato tra gli avvisi del blog forumgorizia.blogspot.com. Se c'è stato qualche malinteso esso non è stato certamente voluto dai "promotori" e non si vede come chi parteciperà possa essere "strumentalizzato" da lupi pronti a sbranare qualche ingenuo Cappuccetto Rosso.
Dopo i consueti ritornelli di Romoli ("il finanziamento del '99 prevedeva l'ascensore come condizione per i lavori in Piazza Vittoria") e di Devetag ("Il Forum vuole ricostruire il confine", ma anche - questo è nuovo - un sottile messaggio a chi è sostenuto dal Comune nelle iniziative di rievocazione storica) è ora l'assessore Del Sordi a scendere in campo: si è letto numerosi "faldoni" e preannuncia (audite audite!) una presentazione alla cittadinanza. Impegno lodevole, non c'è che dire, anche se preso "tra quindici giorni" da oltre mezzo anno dal sindaco; tuttavia ciò che Del Sordi non potrà smentire sono almeno i seguenti fatti: l'opposizione consigliare (in particolare la consigliera Gironcoli nel primo anno di consigliatura insieme a tutti gli altri) non è intervenuta sui lavori Piazza Vittoria/ascensore solo a partire dal 2010 ma fin dall'inizio dell'amministrazione Romoli; lo stesso si può dire sul rilancio progettuale e culturale della città e del Borgo Castello, sul quale ci sono stati innumerevoli pronunciamenti; la risposta della Giunta alla petizione sottoscritta dai cittadini nell'estate 2010 è stata talmente disinformata che nessuno di coloro che l'hanno firmata ha più avuto il coraggio di richiamarla in alcuna sede; non esiste una proiezione relativa ai benefici turistico/culturali che deriverebbero dalla realizzazione degli ascensori; l'unica previsione di spese gestionali risale al lontano 2003 ed è stata presentata già durante la seconda assemblea promossa dal Forum nell'aula del Consiglio Comunale; non c'è stata alcuna informazione sul progetto e gli unici che hanno fatto conoscere alla cittadinanza il percorso dei tre (e non uno!) ascensori sono stati "quelli del Forum" attraverso un'opera di sensibilizzazione culminata con la petizione, la sottosrcizione per i referendum e le due assemblee cittadine (alle quali sono sempre stati invitati sindaco e giunta che non hanno mai ritenuto necessario portare le proprie - per ora mai espresse - controdeduzioni).
Questi sono fatti il resto opinioni, rispettabili quanto si vuole ma pur sempre opinioni.

domenica 6 febbraio 2011

Affittasi, vendesi, cessata attività...

Una passeggiata intorno a Piazza Vittoria può essere veramente istruttiva. La (mancata) lungimiranza dei politici avrebbe potuto realizzare il primo grande centro commerciale diffuso, ben prima dell'"esplosione" degli outlet falso barocchi o rinascimentali; invece le amministrazioni comunali che si sono succedute fin dai tempi dei "favori" economici derivati dalla collocazione al confine orientale e del privilegio della zona franca non sono state in grado di evitare l'attuale situazione di inquietante degrado. Un negozio porta la scritta "Affittasi", l'altro "Cessata attività", il terzo "Vendesi" e così via: l'interminabile protrarsi dei lavori in piazza e nelle vie limitrofe insieme allo spostamento del baricentro commerciale (e dei parcheggi di servizio) verso la zona del Municipio ha portato al tracollo le attività già minate da una totalmente non programmata anche se del tutto prevedibile transizione dovuta all'annunciato e poi realizzato ingresso della Slovenia nell'Unione Europea. E adesso? Adesso l'attuale amministrazione punta tutte le sue carte sugli ascensori al castello, pensando forse che folle di turisti saranno scaricate dalle corriere nel miniparcheggio di via Giustiniani, affronteranno con entusiasmo i 450 metri di umida galleria (e resterà tale anche dopo i lavori, dal momento che una de-umidificazione dell'ormai vecchia struttura comporterebbe ben altri investimenti rispetto a quelli previsti), pagheranno i tre euro necessari a salire festanti sui tre mezzi meccanici che consentiranno loro di valicare poco più di sessanta metri di dislivello, scenderanno estasiati per diffondersi nel centro storico pedonale riempiendo bar, negozi e tipiche trattorie... Quanti saranno? 40mila? 140mila come preconizza Devetag che per spiegare le sue cifre addiziona quelli che vanno al castello più quelli che visitano il vicinissimo museo della guerra più quelli che entrano nella chiesa di Santo Spirito (supponendo che il turista che attraversa Borgo Castello visiti rigorosamente uno solo dei monumenti dell'area riservandosi di tornare negli anni successivi a visitare gli altri!) e aggiunge un tasso di crescita tendenziale annuo? E perché non 500mila come a Lubiana o due milioni come a Pompei?
A questo punto, in assenza di qualsivoglia previsione scientifica e di proiezione turistica, tutti i numeri hanno lo stesso valore, cioè non contano nulla e rilevano ancora una volta la drammatica incapacità di programmazione che da sempre - ma in particolare in questi ultimi vent'anni - caratterizza la vita politica della città.

venerdì 4 febbraio 2011

"Se pòl" l'ascensore, "no se pòl più" il resto...

Sarebbe interessante parlare anche di molto altro in città: dei negozi del nuovo purtroppo poco frequentato centro pedonale, davanti a gran parte dei quali è appeso il cartello "cedesi attività"; dei "centri" di via Terza Armata, a picco perché nessuno ha previsto il decremento dei clienti dopo la realizzazione del nuovo ingresso sud; dell'assessore Devetag che preconizza "140mila turisti all'anno" sulla base del suo non meglio motivato "penso che sarà così"; della crisi delle industrie locali e dell'impossibilità per i giovani di trovare un impiego fisso; delle buche incredibili e non segnalate che distruggono le sospensioni delle autovetture (vedi via Favetti, solo per portare uno dei mille possibili esempi), delle ridicole - e pericolose - ciclabili in via XX settembre e a Lucinico...
E invece tocca tornare sull'argomento ascensori al castello che - dicono i quotidiani oggi - il sindaco promette di presentare alla città: non c'è da sperarci troppo, la conferenza stampa "tra quindici giorni" è solennemente annunciata almeno da otto mesi, dalla fine di giugno. E poi a presentare gli ascensori ci ha già pensato il Forum, generando un comprensibile vespaio.
Ciò che suscita vero fastidio è che il sindaco torni sul "finanziamento degli ascensori avvenuto alla fine degli anni '90 come condizione della riqualificazione della Piazza Vittoria": ormai chiunque segue la vicenda sa che quel finanziamento non era affatto condizionato dalla realizzazione di alcuna "rialita meccanica", bensì da una più generica "riqualificazione degli accessi a Borgo Castello"; e sa bene che dopo sei mesi di pressing per uno straccio di previsione sui costi di gestione il sindaco ha sventolato in consiglio comunale quella nota spese cui fa riferimento oggi, già nota e arcinota, risalente a oltre sette anni fa. Addirittura pensa di reperire i 750mila euro delle cabine attingendo al "tesoretto" (audite consigli di circoscrizione, audite operatori nel welfare, audite audite esponenti del mondo culturale!), ma su questo dice di non avere ancora le idee chiare.
Dunque, in sintesi: il finanziamento della fine degli anni '90 non era riferito ad alcuna risalita meccanica, le cabine (solo queste più di 750mila euro) non si sa se e come verranno finanziate, non esiste una seria proiezione con caratteri scientifici riguardante i possibili benefici sul piano turistico, l'unica frettolosa previsione sui costi di gestione/manutenzione risale al lontano 2003 (inizio della famigerata Giunta Brancati)... Insomma, un lavoro faraonico avviato con un unica certezza, la mancanza di qualsiasi appiglio al quale aggrapparsi per giustificare la volontà di iniziarlo (senza sapere per il momento se ci sarà la possibilità di finirlo).

mercoledì 2 febbraio 2011

In memoria di mons. Samuel Ruiz

Ecco una nota sulla scomparsa di mons.Ruiz, coraggioso vescovo del Chiapas, molto conosciuto anche in Friuli Venezia Giulia e a Gorizia da chi lo ha potuto seguire e ascoltare.
È morto ieri mattina per complicazioni legate all’ipertensione e al diabete di cui soffriva e che il 12 Gennaio scorso avevano portato al suo ricovero in un ospedale di Città del Messico, monsignor Samuel Riuz Garcia, vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas. Premiato nel 2002 dalla giuria del Premio internazionale per i diritti umani, istituito nel 1978 dall'Unesco, e candidato nel 1994 al premio Nobel per la Pace per il ruolo di mediazione svolto tra il governo messicano e l’insurrezione zapatista dell’Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale), monsignor Ruiz è stato più volte definito il vescovo “degli indios e dei poveri”. La notizia ha sollevato un’ondata di commozione nel paese dove, l’ormai 86enne vescovo era ricordato come un uomo di pace vicino alle necessità degli ultimi e più poveri della società messicana, ovvero i contadini indigeni delle regioni meridionali del paese. A San Cristobal de Las Casas, la città chiapaneca di cui Ruiz è stato vescovo per oltre 40 anni, il corpo del vescovo emerito è arrivato nella notte, atteso da centinaia di persone. I funerali sono previsti domani e monsignor Ruiz dovrebbe essere sepolto alle spalle dell’altare della “cattedrale della pace”, la principale Chiesa di San Cristobal. Ieri migliaia di persone, incluse numerose personalità politiche appartenenti a ogni schieramento parlamentare, si sono recate alla cappella del Centro universitario culturale (Cuc) di Città del Messico dove era stata portata la salma del presule. Officiando la messa in omaggio di Samuel Ruiz organizzata nella cappella del Cuc, il vescovo di Saltillo, Raúl Vera, ha ricordato come “tatic (padre in lingua tzotzil, ndr) Samuel ha sempre avuto occhi per vedere l’immagine di Dio in ognuno dei suoi fratelli e sorelle”. “Tu, tatic Samuel, sei stato perseguitato per aver seguito la causa della giustizia. Sei stato oggetto di ingiurie e calunnie e di innumerevoli persecuzioni, vituperi e insulti per aver difeso la causa di Gesù” ha detto monsignor Vera in piedi di fronte alle spoglie di Samuel Ruiz, mentre la folla rendeva omaggio con applausi e ovazioni all’emerito vescovo chiapaneco. La messa funebre di domani sarà officiata dal nunzio apostolico vaticano Christophe Pierre, mentre la protezione civile sta già organizzando punti di accoglienza e ristoro per le migliaia di indios attesi da tutto il Chiapas per rendere l’ultimo omaggio al loro vescovo. Assunto l’incarico della diocesi di San Cristóbal a soli 35 anni, monsignor Ruiz si rese subito conto della situazione di emarginazione, povertà e abbandono nella quale vivevano gli indigeni del Chiapas, sfruttati da proprietari terrieri che si servivano di bande criminali per seminare il terrore. Durante i 40 anni di servizio nella sua diocesi, monsignor Ruiz ha visitato 2042 comunità, percorrendo tutta la zona a piedi o a cavallo. Nel 1974 organizzò un congresso al quale parteciparono 2000 indigeni del sud del Messico e nel 1988 fondò il Centro dei diritti umani Fray Bartolomé del Las Casas. Nella storia del Messico sarà ricordato come una delle figure religiose di maggior influenza per la difesa e la denuncia di violazioni nei confronti degli indigeni, per la lotta contro le discriminazioni razziali e per il suo impegno per la pace nei negoziati tra governo e guerriglieri. (Misna)

Puntini sulle "i"

Qualcuno scopre solo oggi che gli ascensori sono tre e chiede, visto che siamo dotati di spessore culturale e di passione politica, di dare alternative. Ora, cerchiamo di non ribaltare la realtà: è chi vuole fare un'opera che dovrebbe spiegarne l'utilità, non chi la contesta. Non è possibile scommettere in cose costose di questo genere, sperando nello stellone del rilancio turistico. Noi in consiglio comunale abbiamo provveduto a smentire le palle del sindaco: il fatto ad esempio che non c'è scritto da nessuna parte che l'ascensore è legato a piazza vittoria, che bisogna restituire i soldi, che i costi di gestione non saranno elevati.Abbiamo parlato in consiglio senza che nessuno ci smentisse con nessuna carta alternativa alla ricerca che noi abbiamo fatto. Abbiamo fatto conferenze stampa, articoli, video. Senza questo lavoro non si saprebbe ancora nulla, dico nulla, del progetto. Si punta sull'ascensore e non si esibisce neppure un plastico per far vedere quanto è bello ai cittadini! Non siamo noi, dovrebbe essere l'assessore alla cultura, pagato per questo, a spiegare come intende valorizzare il castello, che è in continuo calo di visitatori. Con l'ascensore? La verità è che il gruppo Forum di proposte ne ha fatte tante e in tutte le sedi. L'idea del museo diffuso, l'idea della valorizzazione dei valichi, la costituzione dell'archivio della memoria con TUTTE le testimonianze che mettano in risalto la storia della città, Lo slogan "Gorizia da città divisa a laboratorio di pace" voleva dire far fare un salto alla mentalità cittadina, farla riflettere sulle lacerazioni del passato che hanno impoverito economia e cultura. Pacchetti turistici per le scuole, lezioni sul "confine mobile". Sono anni che scriviamo e diciamo queste cose,anche su riviste come Isonzo Soca. Nessuno le legge? Si preferisce accusare chi ha idee di essere estremista? Riconduciamo i discorsi al profilo della democrazia: che vuole governare faccia vedere se lo sa fare, i progetti che ha, e non si limiti, lui, a criticare gli altri.Quando sarà il momento opportuno saremo noi i primi a presentare tutti i progetti che abbiamo preparato in questi anni di opposizione seria, costruttiva, per una volta tanto non legata a famiglie, parenti e amici degli amici. Capisco che sia dura ammetterlo, ma sinceramente io credo che il Forum sia uno degli esperimenti politici e culturali migliori degli ultimi anni e che abbia ampiamente dimostrato che esiste un nuovo modo di fare politica, che valorizza le competenze di ciascuno, che limita i narcisismi e le voglie di protagonismo, che è in grado di dire cose sensate. Alle prossime elezioni ci misureremo con le idee degli altri, ammesso che nel frattempo maturino o, per lo meno, che facciano capolino.

martedì 1 febbraio 2011

Milioni di euro al vento...

Voglio cogliere il caloroso “appello alla moderazione e a riempire di contenuti le polemiche seriali” con cui Roberto Covaz chiudeva l’articolo a proposito dell’ascensore al Castello, mentre invece invitava a “ragionare e a chiedersi: perché questa polemica?”. E allora provo a ragionare. Per prima cosa non mi pare buon viatico alla discussione osservare che se i goriziani “indignati” sono circa mille (in realtà poco più di 650 sottoscrittori coinvolti in pochissimi giorni) quelli – che per Covaz “indignati” non sono – sono i restanti 35 mila cittadini. E’ la stessa logica che fa dire che rispetto alle centinaia di migliaia di manifestanti per qualsivoglia causa i restanti 60 milioni di italiani sono contrari. In tutta onestà mi pare una osservazione di ben poco peso.
Ma entriamo nel merito: dice Covaz che non si tratta di una questione ambientale e cita le pessime condizioni di via Franconia e del parco dimenticandosi, peraltro, di individuare le responsabilità di tali disastri non necessariamente imputabili solo all’attuale amministrazione ma magari estensibili a quella precedente e a quelle ancora precedenti (nonostante le realizzazione, a suo tempo, del percorso attrezzato). Ma credo sia evidente a tutti che si tratti “anche” di una questione ambientale: è sufficiente guardare il colle del Castello dalla sottostante piazza: anche se le attuali essenze non sono di pregio e successivamente si provvederà ad una nuova piantumazione, lo sfregio resterà evidente. Ma non è questo il punto nodale del contendere. I punti veri sono le due considerazioni successive che Covaz propone: da un lato le dichiarazioni del sindaco, prese per buone, circa l’obbligo di realizzazione di “quell’impianto di risalita” pena la restituzione dell’intero finanziamento e dall’altro la scarsa (o nulla?) convinzione circa la vocazione turistica della città che avrebbero i sostenitori del Forum.
Ebbene, sul primo punto è sufficiente osservare che l’amministrazione ed il suo sindaco ripetutamente invitati, sia in sede di Consiglio Comunale che in tutte le altre pubbliche manifestazioni organizzate dal Forum, a produrre uno straccio di documento che attestasse l’obbligatorietà della restituzione dei finanziamenti in presenza di soluzioni diverse rispetto alla realizzazione dell’ascensore, mai hanno prodotto tale documentazione vincolante, per il semplice motivo che in luogo dell’ascensore (per il quale mancano comunque i necessari finanziamenti per l’acquisto delle cabine) nulla vietava che si individuasse un altro, e più consono, sistema di risalita. Circa poi il fatto che il Forum non creda alla vocazione turistica della città la consideriamo come “una piccola e utile provocazione”: sono sufficienti le proposte per l’utilizzo in chiave storico-turistica delle postazioni confinarie del Rafut e di San Pietro, della realizzazione di un museo diffuso del Novecento in stretta collaborazione con il Goriskj Muzey di Nova Gorica a cavallo del confine, le iniziative condotte in collaborazione con l’associazione degli Amici di Isonzo-Soca partendo dal Castello di Gorizia per giungere al museo di Kromberk, le pressanti richieste all’assessore Devetag per l’utilizzo, anche in chiave novecentesca, dell’assai futuribile spazio museale di via Santa Chiara, le proposte della consigliera Digianatonio per fare di Gorizia, del suo territorio e della sua storia complessa ed avvincente quale terra di frontiera tra il mondo latino, tedesco e slavo, una meta di un sempre più diffuso turismo scolastico. Se non bastasse, e per rispondere all’invito di Covaz di proporre una valida alternativa al futuro della città crediamo sia doveroso ricordare e riproporre gli inviti ad una sempre più stretta collaborazione con Nova Gorica in tema di università e di sanità transfrontaliera. E si potrebbe continuare, e lo ha fatto puntualmente ieri Andrea Bellavite, invece – e senza nessun intento polemico, se non nel doveroso richiamo – dobbiamo annotare che a quasi un anno di distanza dalla sottoscrizione del Gect, siamo, non in alto mare, ma in mezzo all’oceano. E, per dirla tutta, si vaneggia di una fantomatica “metropolitana leggera” tra Gorizia, Nova Gorica e Vertoiba che si estendono nel raggio di 2 o 3 chilometri! Oppure, nel campo sanitario abbiamo dovuto assistere alle perentorie dichiarazioni del sindaco Romoli che, alle disponibili dichiarazioni di collaborazione transfrontaliera per il punto nascita del direttore dell’ospedale di San Pietro, ha opposto la rivendicazione dell’italianità: “I bambini goriziani devono nascere in Italia”.
Ancora. solo due brevi osservazioni: il nefasto sfruttamento del territorio anche nella contermine Nova Gorica non ci rallegra per niente, ma il Forum opera a Gorizia, e poi due cose sbagliate non fanno una cosa giusta; dai parcheggi di Belluno, Perugia e Potenza si sale al centro storico, appunto, e non a un Borgo Castello quasi disabitato. Qui il paragone proprio non regge e circa poi la comodità, né a Potenza né a Perugia, gli “utilizzatori finali” degli ascensori devono prenderne tre per raggiungere l’agognata meta.
Insomma, dopo la puntuale ricostruzione dell’assessore Del Sordi delle vicende di un decennio e più, si può ben dire che l’ascensore lo voleva Valenti, lo voleva – fin da allora - Romoli, che in qualità di assessore regionale alle Finanze ha aperto i coroni della borsa, lo ha voluto poi Brancati e, alla fine, lo sta realizzando Romoli, omettendo – peraltro - di dire ai goriziani dove pensa di recuperare i soldi per le tre cabine e soprattutto come saranno coperti i costi, di anno in anno, della sua gestione e manutenzione ordinaria.
Dario Ledri

Viva il Difensore Civico

Tre referendum su quattro ammessi dai "garanti": due ovviamente presi in considerazione dopo il pronunciamento del Tribunale, due sottoposti ad esame. Quello sulla nuova composizione del "Comitato dei Garanti" è il primo ammesso nella storia dei "Garanti", con un risultato favorevole di 2-1 determinato ancora una volta dal Difensore Civico. Lo stesso Difensore Civico che ha cercato di sottolineare come l'altro - sull'istituzione del registro comunale per il testamento biologico - non riguardasse la questione generale del "fine vita" normata dalla legislazione nazionale, bensì soltanto un servizio particolare offerto ai cittadini e non contradditorio rispetto alla normativa vigente. Risultato, niente da fare, proposta sconfitta per 2-1, peccato perché era un quesito che avrebbe consentito profonde riflessioni e l'innalzamento del livello del dibattito culturale cittadino.
Adesso la parola passa al Consiglio Comunale che dovrà stabilire la data dei referendum, il sindaco ha già affermato in Consiglio Comunale che ne favorirà la realizzazione nel più breve tempo possibile, ritenendo il termine del 31 gennaio non perentorio. Lunedì 7 febbraio ci sarà la conferenza dei capigruppo e saranno chiari gli orientamenti dei gruppi presenti in Consiglio.
Per il momento è da dedicare una lode all'Avvocato Grossi, ottima Difensore Civico che ha finora sostenuto tutte le proposte referendarie sottoscritte dai cittadini, battendosi con argomentazioni giuridiche e logiche contro le resistenze altrui.
E pensare che vogliono abolire il suo servizio!

Attila ha lasciato il segno!

Adesso tutti ne parlano: da facebook ai blog goriziani, dalle associazioni ambientaliste a quelle ecclesiali, dai quotidiani ai discorsi "on the road". Ed è evidente che la gran parte di coloro che intervengono sono contrari alla realizzazione degli ascensori. Con un duplice risultato nelle risposte dell'attuale amministrazione, evidentemente "colpita" dal disagio dei cittadini, rappresentato peraltro dagli esponenti del Forum, dell'attuale Idv e di altre formazioni fin dall'insediamento della Giunta Romoli (e non, come si continua a dire, "fuori tempo massimo").
Dall'ascensore "che attrarrà folle di turisti" come "volano per rilanciare il turismo a Gorizia" (il virgolettato è dell'assessore Devetag) si passa a un ben più umile "l'ha deciso Brancati e noi non potevamo tornare indietro". Dimenticando che il progetto risale alla Giunta Valenti e che il centro destra ha governato la città per 14 degli ultimi 19 anni.
Dal "se non si fa l'ascensore bisogna restituire i soldi impiegati in piazza Vittoria" (scritto da Sindaco e Giunta nella risposta ufficiale ai cittadini che avevano sottoscritto la petizione per fermare l'aggiudicazione dell'appalto) a un più semplice "ci tocca pagare la penale" (che peraltro bisognerebbe pagare proprio perché non si è dato ascolto ai cittadini e si è andati avanti ugualmente con l'appalto).
Noticina sui costi: dalla lettura dei quotidiani sembra quasi che il costo degli ascensori sia di 750mila euro. Questo è il costo delle "gabine", non ancora finanziato da nessuno; il costo complessivo degli ascensori - dalla progettazione alla realizzazione - come più volte dimostrato è di qualche milione di euro. Senza contare gli oneri di gestione, che si preannunciano alquanto pesanti perfino nel "foglietto della spesa" del 2003 sventolato da Romoli in Consiglio Comunale come "attendibile previsione delle spese gestionali".