domenica 30 gennaio 2011

Romoli alle corde


Sale la protesta dei goriziani contro la realizzazione degli ascensori per il Castello di Gorizia. E' evidente la moltiplicazione di commenti negativi provenienti anche da settori finora vicini al centro destra e all'attuale amministrazione. Il sindaco e assessore dei lavori pubblici Romoli rischia di essere metaforicamente travolto dal colle dissestato, soprattutto perché non ha voluto ascoltare i cittadini e non ha pensato di spiegare loro il faraonico progetto che tanto costa e costerà alle casse del Comune. Nei suoi sempre più imbarazzati lamenti se la prende come al solito con Brancati ed evita ancora di dare risposta alle domande più ovvie: dove si troveranno i soldi per acquistare le cabine senza le quali il tracciato degli ascensori sarà una brutta ferita sotto le mura del castello? Quale previsione dei costi di gestione ("previsione attendibile" non può essere un foglio dei progettisti siglato oltre sette anni fa e presentato alla prima assemblea pubblica indetta dal Forum tre mesi prima della sua "comparsa ufficiale" in consiglio comunale!!!)? Quale progetto di rilancio culturale del Castello e del suo Borgo? Perchè il documento giuntale di risposta alla petizione sottoscritta da centinaia di cittadini contiene la "balla spaziale" della restituzione dei soldi di Piazza Vittoria in caso di mancata realizzazione degli ascensori? Per quanto riguarda la possibilità di "proiezioni credibili" sulla ricaduta turistica della costosa impresa la risposta in verità c'è stata, da parte dell'assessore Devetag, "non c'è, perché è impossibile una simile proiezione" (sic!). Nel frattempo la cancellazione del bosco (difficilmente rimarginabile con il cemento che servirà a costruire le rotaie) è sotto gli occhi di tutti e comincia a far rumoreggiare anche chi fino a questo momento non aveva espresso un opinione anche perché (come evidente su un quotidiano locale oggi) solo il Forum per Gorizia si è preoccupato di far conoscere ai cittadini la storia dei tre ascensori. A proposito, il progetto per il futuro della città c'è, eccome! Chi accusa di "no se pòl" i consiglieri del Forum dimentica forse di aver messo all'asta le casette di confine che avrebbero potuto essere il fulcro del museo diffuso del Novecento, vero motore trainante del turismo culturale che caratterizzerà la Gorizia e la Nova Gorica del futuro. Cioè dopo la primavera 2012!

sabato 29 gennaio 2011

Delle ciclabili sul Corso e molto altro...



Foto e testo di Nevio Costanzo
Un’altra ciclabile – lunga – è stata aggiunta a quelle già esistenti. E’ un fatto positivo, ma perché vengono ripetuti gli errori delle altre ciclabili cittadine? Sorge spontanea una domanda: chi le progetta, va in bici? E intendo, non solo per la passeggiata domenicale, ma anche per andare a lavorare, a fare la spesa?
Le ciclabili non sono un’”invenzione” recente. Molte località, prima di Gorizia, le hanno realizzate. Hanno capito i pregi e i difetti e hanno cercato di ovviare a questi ultimi e migliorarle.
Ad esempio, per renderle ben visibili, le ciclabili hanno un colore di fondo diverso, rosso o verde e relative sfumature sia esso dipinto o mescolato con l’asfalto della pista (come in via Stuparich – via Terza Armata); la ciclabile viene indicata con opportuna segnaletica per consentire al ciclista di raggiungere il percorso (non intendo il segnale rotondo a fondo blu con il disegno della bici).
Inoltre i semafori hanno anche la segnaletica dedicata ai ciclisti e, in alcuni casi, una programmazione tale da non interferire con il traffico automobilistico.
Per questo, non vorrei che questo percorso, come altri, sia fatto per dare un contentino ai soliti ciclisti o che sia fatta come pista di sgambamento per i nipotini al seguito dei nonni. O peggio, come “recinto” per recludere i ciclisti…
Quali i “difetti”?
1.Il lato della ciclabile che termina sul piazzale Saba non offre alcune possibilità al ciclista di muoversi in sicurezza per raggiungere la stazione ferroviaria. Non esiste alcun passaggio ciclabile, tantomeno pedonale. Visto com’è collocato il temine, il ciclista dovrebbe girare a destra, lungo via Aquileia, raggiungere il piazzale divisione Mantova, risalire via Aquileia e quindi girare a destra per la stazione… Immaginiamo dei bambini/ragazzini alle prese di una tale situazione. Non ho parole.
2.Gli attraversamenti con le strade perpendicolari al Corso hanno lo stesso difetto di quanto fatto lungo la ciclabile di via della Campagnuzza: la riga perpendicolare, a fine tratto, obbliga il ciclista a dare la precedenza alla strada perpendicolare, mentre il pedone che fa lo stesso itinerario e direzione, ha la precedenza! In pratica il ciclista se diventa pedone, portando la bici a mano, ha precedenza sulle auto, se in sella, no! Eppure la segnaletica orizzontale è proprio quella che segnala un attraversamento ciclopedonale, quindi con “obbligo” di precedenza ai ciclisti e pedoni.
3.Il lato della ciclabile che termina di fronte alla banca, lascia il ciclista con l’interrogativo: devo scendere, in quanto ciò che segue è un marciapiede dedicato ai pedoni?
Solo per questi punti, un ciclista percorrerebbe, per praticità, la strada “normale”e darebbe giustamente sponda ai detrattori delle ciclabili per confermare che esse non vengono utilizzate e quindi inutili.
Per questo non ha senso dire che è sperimentale. Di esperienze, come citato prima, ce ne sono in tutte le parti del mondo. Basta “copiare ed incollare” migliorando opportunamente alle proprie esigenze.
La domanda che sorge spontanea è quella di capire se esiste un piano delle ciclabili all’interno del piano del traffico, sempre se questo sia periodicamente aggiornato.
In altre parole, c’è una programmazione di dove, come e quando fare le ciclabili cittadine? E’ importante prevederla, per connetterle sia alla viabilità ciclistica dei comuni limitrofi, a quelle previste dalla Provincia, a quella della Regione. Questa amministrazione – la Regione FVG, stando ai progetti, farà partire da Gorizia la ciclabile dell’Isonzo (in collegamento con quella in realizzazione in Slovenia) e quella della pedemontana. Da non dimenticare la rete ciclabile slovena, nella fattispecie a quella di Nova Gorica.
Altro aspetto da prendere in considerazione, sempre per favorire la viabilità ciclistica, è quello di liberalizzare i sensi unici per i ciclisti, escludendo, ovviamente quelli evidentemente pericolosi come, ad esempio, quello di via Bolivia / via della barca. Ponendo il limite a 30 Km/h, con opportuna segnaletica orizzontale e verticale, alcune vie cittadine a senso unico, potrebbero beneficiare di tale intervento. Ad esempio, il ciclista che si trova all’altezza di via Rabatta e via Colobini per andare verso il Lenassi, deve passare per piazza S. Antonio, via Lantieri, piazza S. Rocco, via Parcar, via Baiamonti, via V. Veneto...
Ultimamente è stata resa a senso unico via Lunga. Prima passavano due autoveicoli in direzioni di marcia opposte e, per quasi la totalità della strada, un lato era, ed è tuttora, adibito a parcheggio. Il progetto prevedeva una ciclabile, con transito per i ciclisti nei due sensi ed anche lo spazio per i pedoni. Un cordolo, non solo una striscia gialla, era previsto per garantire sicurezza e anche per indurre a ridurre la velocità. Questo non è stato fatto (ad oggi).
Il risultato è che ora chi percorre la strada, essendo consapevole che non troverà alcuno in senso opposto, va ben oltre i 30 Km/h imposti! Chi esce dai carrai deve fare molta più attenzione di prima. Figuriamoci i pedoni!
Temo che si verrà indotti a pensare da considerare inutile perché pericolosa la ciclabile in quanto restringerebbe la carreggiata!
Un’alta mancanza, clamorosa, è quella di non aver considerato tra le vie pedonalizzate un passaggio anche per ciclisti, visto che a questi è stato permesso il transito. Mi riferisco, ad esempio, tra via Garibaldi e via Mazzini e tra via Mazzini e via delle Monache.
Infine, in fase di costruzione di nuove strade o di rifacimento è sempre realizzato il marciapiede. Aggiungere la ciclabile come standard di progettazione? Il Codice della Strada prevede che accanto a ogni nuova strada o ristrutturazione va fatta una ciclabile (Titolo II - Capo I - Art 13 - c. 4-bis).
Conclusione.
Ben vengano le piste ciclabili, per favorire l’uso della bici che non inquina, fa bene alla salute, fa risparmiare, fa socializzare. Consente ai figli di essere più autonomi negli spostamenti in città, senza dipendere dal passaggio da parte di un genitore o nonno o zio…
Ultima considerazione: abituiamoci ad usare le luci ed essere visibili di sera, di notte. Esemplificativo il video a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=FuS5haCEejA.

giovedì 27 gennaio 2011

Giornata della Memoria 2011


Un particolare del monumento agli ebrei deportati da Westerbork (Paesi Bassi) ad Auschwitz.
- 6 milioni di ebrei morti nei lager e negli omicidi di massa perpetrati dai tedeschi e da alleati e collaborazionisti
- almeno 300.000 zingari di etnia Rom e Sinti morti nei campi di concentramento (anche se numerose altre stime riportano cifre che potrebbero raggiungere le 800.000 vittime)
- 300.000 esseri umani affetti da qualche tipo di disabilità mentale o fisica “eliminati” in nome dell’eugenetica e dell’”improduttività”
- 100.000 oppositori politici del regime nazista uccisi (in maggioranza comunisti e liberali massoni)
- 25.000 omosessuali
- 5.000 testimoni di Geova

Non sono "numeri", ma "persone". Non sono state uccise da un evento naturale ma dalle conseguenze di scelte umane identificabili. La responsabilità ricade su Hitler, i suoi collaboratori e una parte del popolo tedesco che lo ha votato, acclamato e accompagnato trionfalmente alla catastrofe. Ma anche su Mussolini e su quella parte del popolo italiano che ha sostenuto il fascismo, ha accettato le leggi razziali sottoscritte da Vittorio Emanuele III, ha tollerato fino al limite estremo l'alleanza con Hitler. Ma anche di milioni di cattolici e protestanti, praticanti di una religione di stato, "formati" dalla catechesi sul Vangelo della fraternità e pronti a seminare odio e violenza nel mondo nel nome dell'Emanuele (= Gott mit uns).
Così, giusto per rinfrescarci la memoria e offrire qualche spunto di riflessione, aggiungendo anche questo ai giusti ma sempre più retorici "mai più!".

mercoledì 26 gennaio 2011

Prova di democrazia

Radicali e Verdi - con l'appoggio di Pd, Idv, Forum e la molto assidua disponibilità di un consigliere comunale rappresentante della Lega - hanno compiuto una vera "missione impossibile". Dopo che il Tribunale aveva clamorosamente dato loro ragione ammettendo una parte dei quesiti referendari precedentemente "bocciati" dai cosiddetti "garanti", in un mese hanno raccolto tutte le firme necessarie per portare all'attenzione della città quegli interrogativi e altri due. Uno di questi, quello riguardante l'istituzione del registro per il testamento biologico, ha importanti valenze etiche e politiche, mentre gli altri sono proposte di sostanziale modifica allo Statuto comunale. Una fatica improba, coronata da straordinario successo, che rischia di essere vanificata dalle lungaggini e procedure burocratiche che hanno impedito finora al Consiglio Comunale di deliberare la data della "celebrazione". L'ultimo treno per consentire i referendum nel 2011 passa il 31 gennaio, un numero sufficiente di consiglieri ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio, la caduta del numero legale ieri sera favorisce una "seconda convocazione" che non richiederebbe neppure il quorum ordinario. Ci si augura che il presidente Roldo non ostacoli ma favorisca il procedimento per evitare uno slittamento troppo simile a una presa per i fondelli degli organizzatori e soprattutto dei quasi duemila cittadini che hanno sottoscritto la richiesta. Il sindaco si è impegnato pubblicamente a consentire in ogni caso il referendum anche se il Consiglio Comunale deliberasse in una seduta successiva al 31 gennaio. Ma, visto che si è ancora in tempo, perché non rimanere nell'ambito delle scadenze regolamentari? Staremo a vedere, intanto "grazie e congratulazioni" a chi si è dato tanto da fare nell'ambito di una notevole prova di democrazia e partecipazione. E pensare che a causa di due "garanti" su tre non potrà essere nella partita anche il referendum contro gli ascensori al castello e i cittadini saranno costretti ad assistere senza poter neppure dire "bah" allo scempio del loro "Colle".

Ma che roba! (2)

Le ultime due sedute del Consiglio Comunale si sono svolte (o meglio, avrebbero dovuto svolgersi) in cinque giorni di discussioni: a fine dicembre l'approvazione del bilancio, ieri e l'altro ieri approvazione di importanti delibere urbanistiche e amministrative.
Ebbene, in tre dei cinque giorni la maggioranza non è stata in grado di mantenere il numero legale: in due giorni su tre della seduta più importante dell'anno era stata "salvata" dai consiglieri di minoranza, ieri è stata abbandonata anche da questi ultimi, evidentemente stufi di stampellare un'amministrazione traballante e in grave difficoltà. I cittadini hanno dato loro il mandato di governare e non riescono neppure a garantire la validità della seduta nonostante un numero esorbitante (27 contro i 14 di opposizione) di consiglieri!
Il "partito dell'amore" (e adesso si capisce a cosa si riferiva Berlusconi quando chiamava così il Pdl) si è sfaldato anche a Gorizia.

Ma che roba! (1)

I cosiddetti "voucher" messi a disposizione dal Comune per la distribuzione di materiale informativo avevano l'evidente finalità di favorire con un piccolo contributo persone disoccupate, in mobilità, in difficoltà oppure giovani tra i 16 e i 24 anni in attesa del primo lavoro.
Una sessantina di domande, vagliate a quanto pare con l'unico assurdo criterio "chi prima arriva bene alloggia", e nove assegnazioni di lavoro e annessi duecento euro. Fin qua niente da dire, se non che ovviamente le regole dovrebbero favorire coloro che ne hanno maggiormente bisogno e tenere conto dei redditi familiari.
In Consiglio Comunale la sorpresa: il consigliere Zotti "denuncia" che tra i nove prescelti quattro sono figli di funzionari comunali, uno addirittura di una "posizione dirigenziale".
Come si suol dire, "tutto a posto niente in ordine": intanto balza a tutti evidente che chi lavora in Comune ha maggiori probabilità di individuare bandi e scadenze; soprattutto fa girare la testa dallo stupore un dirigente (circa 100mila euro all'anno!) che ritiene "morale" l'assegnazione del voucher a un proprio figlio a carico, gramo contributo sottratto a chi per logica ne aveva diritto e bisogno.
Due domande: chi ha emanato un bando senza regole, precedenze e priorità? Chi era a conoscenza dei fatti e non ha fatto nulla per impedire che si verificassero?

martedì 25 gennaio 2011

Com'è bbuoono lei!

Stando alle dichiarazioni di Alessandra Sorcinelli, una delle tante assidue frequentatrici della villa di Arcore, i 115 mila euro, bonificati a suo favore - stando a notizie di stampa - per ordine e conto da Berlusconi in meno di un anno, costituirebbero "un aiuto in un momento di difficoltà, quando ero senza lavoro". Mentre Lele Mora a giustificazione delle centinaia di migliaia di euro ricevuti dal premier per il tramite di Emilio Fede, che pare averci fatto pure la cresta, così si esprime: "Non avevo i soldi per pagare le bollette e senza chiedere niente lui mi ha aiutato. Da quello che ho capito lui aiuta tutti, non solo le ragazzette ... ma anche persone mature, anziane" (La Repubblica 24,1,11), Del buon cuore del Cavaliere di certo non ha dubbi Emilio Fede che cosi si giustifica nell incontro di "1/2 mezzora" con la Annunziata: "Se avessi avuto bisogno di 400 mila euro o anche di più glieli avrei chiesti e lui me li avrebbe dati". Insomma, al benefattore di Arcore, se si è in difficoltà anche solo momentanea, è sufficiente chiedere e lui apre i cordoni della borsa assai capiente. Suggerirei allora agli uomini e alle donne del Pdl goriziano di farsi promotori presso il Cavaliere di quelle 30 domande di aiuto rimaste inevase, pervenute alla Caritas diocesana, che pure ha erogato aiuti per circa 390 mila euro. Lui, il Primo Ministro, tra un bunga-bunga ed uno spettacolo al palo della lap-dance, sarà sicuramente ben disponibile a fare ancora una volta del bene alle persone in difficoltà.
Dario Ledri

domenica 23 gennaio 2011

Il bastione ferito



Ecco due immagini che rappresentano ciò che sta accadendo sul colle del Castello, sopra la Galleria Bombi. In breve tempo tutti gli alberi sono stati sradicati e "là dove c'era l'erba..." ora c'è una larga traccia di fango, una specie di ampia pista per lo slalom speciale nel cuore di una città che la neve la vede sì e no una volta l'anno. C'è veramente da affidarsi a un mago capace di evitare la pioggia: già con il bel tempo sembra di trovarsi su un terreno alquanto franoso, è meglio non pensare cosa potrebbe accadere con un forte acquazzone.

sabato 22 gennaio 2011

Unità d'Italia

Ci si augura che i 150mila euro stanziati dal Comune per celebrare la ricorrenza dei 150 anni dall'Unità d'Italia non siano impiegati soltanto per le quattro peraltro interessanti conferenze di altrettanti illustri storici italiani previste per le prossime settimane. Il suggerimento è quello di pensare anche ad una riflessione più ampia che possa trasformare l'evento in un momento di riflessione collettiva in grado di favorire una sguardo rivolto al futuro. Da questo punto di vista si possono individuare - tra tante altre - almeno tre proposte:
1. Cosa vuole dire celebrare i 150 anni dall'Unità d'Italia in un territorio che è entrato a far parte del Regno d'Italia soltanto dopo la prima guerra mondiale? Ciò significa un soprassalto di interesse per quel Novecento goriziano che sembra essere piuttosto lontano dalle priorità dell'attuale Giunta comunale: intorno a tale asse portante potrebbero essere analizzate in loco le relazioni internazionali, le vicende riguardanti i rapporti tra numeriche maggioranze e minoranze, gli intrecci con le altre regioni e con il resto d'Italia.
2. Ciò comporta una valorizzazione dei numerosi centri di studio e singoli soggetti che hanno approfondito e continuano a studiare le vicende del "confine orientale". E' bene chiamare personalità molto note al pubblico, ma anche tenere in debito conto chi da sempre impegna il proprio tempo e le proprie energie per far conoscere il complesso passato di una zona che ancora non ha fatto tutti i conti con i momenti più delicati da essa attraversati.
3. Con l'aiuto delle numerose associazioni di categoria sarebbe anche interessante organizzare un evento festoso, in particolare un momento culturale in grado di portare a Gorizia la bellezza e la forza delle tradizioni musicali delle diverse regioni. Tutto ciò nell'ottica di un atteggiamento rinnovato nei confronti delle diversità: l'"altro" non è un intruso da assimilare, tollerare o integrare; è l'opportunità di realizzare una comunicazione che consenta a ciascuno di offrire il proprio patrimonio identitario per costruire insieme una nuova realtà.
In altre parole, nella reciprocità del dono all'interno dell'Italia unita (da 150 anni o meno), non ci sarebbero minoranze o maggioranze, autoctoni o stranieri, residenti da più o meno anni, ma tutti dovrebbero sentirsi a pieno titolo "italiani" continuando ad essere sloveni, friulani, tedeschi, inglesi, cinesi, marocchini, rumeni e così via.

giovedì 20 gennaio 2011

Fine della corsa?

E così, si è arrivati alla svolta: l'intervento del Segretario di Stato Vaticano e quello che seguirà lunedì da parte del Presidente dei Vescovi italiani sono con ogni probabilità il segnale che la sostituzione del premier è cosa fatta.
Al di là dell'ovvio richiamo alla "moralità" nella politica e del leggero imbarazzo che trapela in ambienti finora molto indulgenti con i vizi del premier è interessante notare che lo stato maggiore della Chiesa interviene dopo il Capo dello Stato Napolitano "condividendone" le preoccupazioni.
Si tratta ora di capire quando e come verranno alla luce gli intrecci e le trattative che si incarneranno nel nome del prossimo presidente del consiglio e dei suoi collaboratori; ci si domanda con ansia se la transizione sarà "leggera" e se il satrapo di Arcore accetterà di farsi da parte senza continuare nella parte di Sansone che vuole morire con tutti i filistei.
C'è un'alternativa allo squallore di una politica che sta finalmente scaricando il peggio del peggio, ma sembra voler rigenerare il suo lontano passato riproponendo schemi desueti in contesti completamente nuovi? Si può pensare a uno sviluppo sostenibile della Nazione nell'ambito di regole finalmente osservate e condivise? Si può immaginare la fine della "casta" e l'inizio di una nuova politica, "vino nuovo in otri nuovi"?
Ai posteri l'ardua sentenza.

mercoledì 19 gennaio 2011

Un assessore poco gentile

Giusto per essere precisi. L'assessore Gentile si dichiara disposto a spiegare il proprio comportamento "in seduta segreta" durante il prossimo Consiglio Comnunale. Non c'è proprio niente di segreto, qui non si discute sull'opportunità o inopportunità delle azioni del vigile "n.26": su questo argomento ognuno può mantenere le proprie idee... Ciò che si contesta sono almeno tre gravi affermazioni che devono trovare riscontro, pena - per almeno due di esse - l'incorrere nel reato di diffamazione:
1. Gentile negli articoli dei giorni scorsi aveva messo in dubbio la legittimità dei certificati medici che avevano consentito in passato al tutore dell'ordine di usufruire di periodi di malattia: le sue illazioni, se non dimostrate, erano offensive anche della dignità dei medici che avevano sottoscritto tali certificati.
2. Sui quotidiani odierni Gentile dubita "chi ci sia stato un infortunio": che il vigile sia stato ricoverato in ospedale per un incidente capitato durante le ore di lavoro è un fatto, come è un fatto il suo trattenimento presso il reparto di medicina; anche qui sembra di intravedere una velata accusa ai medici del nosocomio cittadino che avrebbero disposto il ricovero per alcuni giorni di un "non infortunato".
3. Sostenere che "non si può andare a trovare tutti i dipendenti comunali che vengono ricoverati in ospedale" è giustificazione ridicola: dovrebbe essere ordinaria amministrazione una visita a chi comunque vive un momento di difficoltà, indipendentemente da ciò che si pensa del suo operato. E se effettivamente c'è qualcosa da rilevare occorre che ciò sia portato nelle sedi competenti prima che sulla stampa locale. Mantenendo comunque un minimo di pietas per chi in ogni caso si è fatto male.
Su questi punti non c'è bisogno di alcuna seduta segreta del Consiglio Comunale: basterebbe un po' di prudenza nel parlare, un pizzico di umanità nel visitare e un po' di creatività nell'affrontare i problemi dei tutori dell'ordine; problemi che, a giudicare dalle prese di posizione odierne con addirittura la non partecipazione alla festa patronale, non sono soltanto derivati dal comportamento del vigile 26.

martedì 18 gennaio 2011

Sinistra, dove sei?

Il prolungarsi del vergognoso tramonto di Berlusconi dimostra che la situazione politica italiana è veramente tragica. In qualsiasi Paese democratico un premier sotto accusa (con riscontri oggettivi e particolari in gran parte ammessi dagli stessi protagonisti preoccupati solo di dribblare gli eventuali "reati") per favoreggiamento della prostituzione e per sfruttamento di minorenni sarebbe stato da lungo tempo messo da parte. Tanto più in una situazione difficile a livello economico e produttivo, con gran parte della popolazione che stringe la cinghia mentre i capi si sollazzano nelle cenette intime. Invece Berlusconi contuna imperterrito ad essere Presidente del Consiglio mentre l'Italia è coperta di ridicolo dalla stampa di tutto il mondo. Evidentemente non è ancora chiaro chi potrà succedere al ras di Arcore e la lotta per la successione è più aspra di quello che potrebbe sembrare: nessuno sembra volere una crisi che porti alle elezioni perché il centro sinistra non riesce a raccapezzarsi e il centro destra intuisce che la vicenda del premier qualche dubbio agli elettori lo può aver suscitato.
Il finora favorito tandem Bossi Tremonti se la deve vedere evidentemente con molti altri pretendenti e la Chiesa continua a fare l'occhiolino ai centristi, anche se l'editoriale odierno dell'Avvenire (il quotidiano dei vescovi italiani) sfuma le questioni ribadendo in generale la contrarietà della Chiesa allo "sfruttamento della prostituzione" e rinviando in particolare il "giudizio" a quando saranno dimostrati i fatti; prudenza comprensibile da parte del direttore che evidentemente non vuole fare la fine del povero Boffo, infilzato proditoriamente da Feltri, scaricato dalle gerarchie preoccupate di perdere qualche privilegio e riabilitato ormai troppo tardi...
E così, a causa dell'insipienza generale, dovremo cuccarci ancora per lungo tempo questa orribile storia, in attesa di momenti migliori: ma con la rapidissima evoluzione delle società occidentali ogni secondo è perduto e il divario che si sta creando tra la sempre più povera Italia e il resto d'Europa e del nord del mondo rischia di diventare incolmabile.

Devetageide

La lettera pubblicata oggi su un quotidiano locale a firma dell'assessore Devetag non meriterebbe replica per il semplice fatto che non contiene alcuna argomentazione bensì soltanto insulti all'indirizzo di un lettore che aveva chiesto lumi sulle politiche culturali portate avanti dal "del quale".
In effetti le domande restano tutte: cosa è stato fattto in questi anni a Gorizia che non fosse già stato ideato e avviato nel corso della "famigerata" amministrazione precedente? Oltre all'importanza del castello (sulla quale nessuno ha mai osato appuntare alcunché) quali altre prospettive sono state proposte alla città? Accanto alla (ormai evidente) devastazione del Colle quali iniziative sono passate dal livello delle parole a quello della concretezza e della realtà dei fatti?
A questi interrogativi e a tanti altri (per esempio, collaborazione transfrontaliera: cosa, in concreto?) Devetag non risponde, sembra vivere in un'altra città ed essere assessore di un'altra Giunta: sottolinea le "baruffe" del centro sinistra, dimenticando di dire che esse sono state conseguenti a ben due vergognose mancanze di numero legale in due giorni consecutivi da parte di una ben poco coesa maggioranza sul più importante atto amministrativo dell'anno; addirittura dimostra di non sapere neppure da chi è composto il Consiglio onorando il suo competente ma non eletto interlocutore come "consigliere comunale"!

lunedì 17 gennaio 2011

Ancora sul vigile 26

L'ormai famoso vigile numero 26 è stato protagonista di uno spiacevole episodio che lo ha portato in ospedale oltre che sulle pagine dei quotidiani locali. L'assessore Gentile oggi lo critica accusandolo implicitamente di assenteismo e dicendo delle parole veramente poco umane: anzitutto dice che le multe comminate sono state "quasi sempre" inappellabili, come dire che "a volte" ci sono state multe che non dovevano essere notificate (quando? come? l'assessore deve dimostrarlo); poi sostiene che "non può andare a visitare tutti i dipendenti comunali che sono in ospedale" (sì, ma a parte che non ci sarebbe niente di male, ma di dipendenti che finiscono in ospedale nell'esercizio delle loro funzioni ce ne sono veramente molto pochi); infine dichiara che "bisognerebbe essere un po' elastici" (un politico appartenente fino a qualche mese fa a un partito che si definiva assertore dell'"ordine" e che ora si vanta di istruire i vigili all'uso del manganello, invita all'"elasticità" il tutore dell'ordine). Dunque, ognuno può avere opinioni differenti tuttavia se esiste un codice questo deve essere rispettato: invece nella Gorizia ex austro-ungarica i Suv possono parcheggiare nei controviali del Corso e sugli stalli riservati ai motorini, si può fermare la macchina in divieto di sosta per andare a bersi tranquillamente il caffé, si può passare con il rosso ricorrendo contro il T-red anche quando si è palesemente in infrazione, si può non dare la precedenza alle biciclette che percorrono le rotonde... E se qualcuno - a ciò deputato - osa multare chi sbaglia si sente dire che "dovrebbe essere più elastico"; se poi finisce in medicina per una portiera sbattuta sulla sua gamba né il sindaco né gli assessori trovano il tempo per un colpo di telefono di minima solidarietà. Insomma questa Giunta si è comportata in modo veramente disumano.

domenica 16 gennaio 2011

Fantapolitica?

La seguente riflessione è dell'incaricato del blog e non rappresenta una posizione dibattuta all'interno del Forum per Gorizia: è proposta come provocazione al dialogo e invito alla ricerca di nuovi innovativi percorsi politici e organizzativi da realizzarsi nell'ambito del titolo V della Costituzione.
E' vicino il tempo delle elezioni per la Provincia di Gorizia. Si riapre puntualmete il dibattito sul possibile allargamento ai territorio ex austro-ungarici ma si parla poco del ruolo che ha l'ente nel contesto attuale. Con molto rispetto nei confronti del presidente Gherghetta, degli assessori della sua Giunta e dell'attuale consiglio provinciale sembra necessario affrontare con decisione la questione relativa alla reale utilità delle Province; e contestualmente individuare nuove innovative risposte in grado di anticipare i tempi e favorire nuove soluzioni. Una per esempio, provocatoria quanto si vuole ma non poco ragionevole: quella di sostituire la Provincia con il "Comune del Goriziano" (o "dell'Isontino" o "del Friuli-Venezia Giulia orientale"...), coincidente grosso modo con il territorio dell'attuale Arcidiocesi. Si eliminerebbero così insieme all'ente Provincia qualche decina di enti locali, si favorirebbe una politica maggiormente coesa ed efficace, si avrebbe maggiore incisività nell'ambito delle scelte regionali, si darebbe più prestigio alla figura del sindaco, si articolerebbe un'organizzazione concordata e più efficiente dei servizi; si garantiebbe infine l'attenzione al "local" infondendo linfa vitale alle frazioni attraverso il decentramento di alcuni poteri affidati ai "consigli di frazione", organismi "leggeri" che svolgerebbero il proprio ruolo di richiamo alle specifiche problematiche delle diverse zone sotto la denominazione riconosciuta degli attuali consigli di circoscrizione. Alla fine ne risulterebbe un Comune dalle proporzioni numeriche proporzionate a quelle di Udine e Trieste, di media dimensione a livello nazionale. E' evidente il vantaggio in termini economici, amministrativi, di semplificazione burocratica, di incisività politica, di dialogo culturale e confronto democratico.
Altra idea potrebbe essere quella della città internazionale in grado di coinvolgere tutti i Comuni delle aree confinarie italiane e slovene superando le secche del Gect attraverso l'ideazione di un adeguato strumento di effettiva collaborazione come già sperimentato in ambiti consimili a livello europeo; ma di questo a una prossima puntata...
In sintesi, perché non realizzare per virtù ciò che ben presto occorrerà attuare per forza?
Andrea Bellavite

sabato 15 gennaio 2011

Scritto duemila anni fa...

Che un uomo dunque sottragga qualcosa a un altro e che accresca il proprio vantaggio a danno di un altro, è contro natura più della morte, della povertà, del dolore, di tutte le altre cose che possono accadere al corpo o ai beni esterni. Infatti elimina fin dal principio la convivenza umana e la società. Se infatti saremo così disposti che ciascuno per il proprio tornaconto spogli o rechi violenza ad un altro, è inevitabile che si spezzi la società umana. Se ciascun membro pensasse di poter star bene dopo aver sottratto la salute del membro vicino, l’intero corpo si indebolirebbe; così se ciascuno di noi si portasse via ciò che spetta agli altri per utilità propria, sarebbe inevitabile che la società venisse sovvertita. E in verità questo, cioè che non è lecito per il proprio vantaggio nuocere al prossimo, non è stato stabilito soltanto dalla natura, cioè dal diritto delle genti, ma anche dalle leggi dei popoli dalle quali è tenuta insieme l’organizzazione politica nei singoli Stati.
Cicerone, Off. 3. 21-23 passim

venerdì 14 gennaio 2011

Mirafiori

In attesa dei risultati (scontati) del referendum a Mirafiori. Secondo qualcuno è la "fine del Novecento" con le sue lotte e conquiste sindacali, con i diritti dei lavoratori in primo piano e la sistematica concertazione come metodo di risoluzione dei problemi. E' il trionfo delle "ragioni" dell'azienda che affida agli operai la scelta tra il mantenimento del proprio posto di lavoro e la disoccupazione, tra lo "sviluppo" di un territorio sulla base di scelte compiute altrove e la chusura degli stabilimenti storici dell'automobile italiana. Ed è la reale fine del centro sinistra, con il Pd che lancia messaggi confusi e contradditori, Rifondazione totalmente ignorata dalle stanze dei bottoni e Vendola nuova superstar mediatica incapace di quella zampata anti-moderata che lo escluderebbe all'istante dai salotti che contano. Il referendum di Torino segna il vero anno zero della politica e dell'economia italiane, l'unico auspicio è che qualcuno se ne accorga; nelle trasmissioni radiofoniche di ieri sera illustri opinionisti (di centro sinistra) dicevano che il "comunismo" è fuori dalla storia, rievocato soltanto da qualche fossile vivente. Sarà anche così, ma i personaggi che oggi pontificano dal carro dei vincitori sembrano avere le idee fin troppo chiare sul futuro dell'Italia, e questo non sarà certo più scritto dal mondo operaio.

Una grande donna...

Una fonte giudiziaria che ha chiesto di restare anonima ha fatto sapere che la scorsa settimana a Ciudad Juarez (Messico) una militante per i diritti umani, Susana Chavez, è stata uccisa. Il cadavere della donna, a cui è stata tagliata la mano sinistra, è stato fatto ritrovare in una strada del centro città.
Susan Chavez da anni si batteva in difesa dei diritti delle donne vittime di violenze e aveva coniato lo slogan "Non una vittima in più" divenuto ben presto il simbolo delle manifestazioni di protesta contro gli omicidi di donne che negli ultimi anni hanno causato centinaia di morti.
da Peace reporter, 13 gennaio 2011

giovedì 13 gennaio 2011

Urbanisticamente

L'urbanistica è territorio, società, economia. E' compito del Comune governare le trasformazioni della città e verificare se le scelte fatte corrispondono ai cambiamenti che avvengono nella società.
Gorizia negli ultimi 30 anni ha perso più di 7.000 abitanti e oggi ne conta meno di 36.000. La popolazione è diminuita ma l'amministrazione comunale ha allargato la città e oggi, mentre non riesce nemmeno a fare manutenzione alle strade esistenti continua a costruirne di nuove aggiungendoci rotonde e bretelle; mentre vecchi edifici abbandonati cadono a pezzi rilascia autorizzazioni per nuove case; mentre i negozi in centro chiudono lascia costruire nuovi orrendi scatoloni commerciali tipo quelli di via terza armata. E per il futuro continua ad allargare ancora. Sono in previsione nuove aree residenziali e nuovi centri commerciali che porteranno nuove strade, nuove reti e servizi: nuovi costi per chi abita in città.
E' stato chiesto all'amministrazione comunale quanti sono gli alloggi e i negozi chiusi, quali gli edifici pubblici abbandonati, ma non ha saputo rispondere. Dovrebbe governare le trasformazioni ma lascia fare: proprietari di aree, banche e imprese muovono i soldi e costruiscono a piacimento, più o meno dove e come vogliono, scaricando poi i costi sulla collettività.
E' in questo contesto di piccola città, non governata dai cittadini attraverso l'amministrazione comunale, ma sottomessa al mercato, che si inserisce l'argomento sollevato su questo blog con il post del 5 gennaio: si sostiene che corso Verdi pensato come un boulevard fa parte di una visione sbagliata della città perché favorisce l'uso dell'auto e rovina il centro.
E' un nostro diritto partecipare al governo della città, esprimere le nostre opinioni, orientare e correggere le azioni di chi amministra, verificare momento per momento i risultati raggiunti.
E' un dovere di chi amministra comportarsi in maniera autorevole e competente, spiegarci il perché di quel progetto, argomentando motivi e ragioni delle scelte.
Il post ripreso e pubblicato dal Messaggero Veneto ha invece provocato la scomposta replica dell'assessore Devetag, che non risponde nel merito e nella sostanza degli argomenti sollevati. Nell'articolo le parole viaggiano come palline di un flipper e le questioni si riducono ad un conflitto fra destra e sinistra dove tutto quello che fa la destra è giusto e tutto quello che fa la sinistra è sbagliato.
Avvisatelo: governare territorio, società e economia verificando come incidono nella vita di quanti abitano a Gorizia è questione un po' più complessa delle sue semplificazioni ideologiche. Urbanisticamente parlando.
la compagnia dei transalpini

Sempre colpa degli altri...



(foto Nevio Costanzo)
Adesso è colpa della Soprintendenza! Così il Sindaco e assessore ai lavori pubblici Romoli "allargando le braccia".
Ma che i porfidi (o come altro si chiamano) non fossero adatti lo aveva dichiarato già da anni in Consiglio Comunale anche il consigliere di maggioranza Zotti, peraltro esperto in materia in quanto autista di autobus. E appena inseriti molti avevano sollevato dei dubbi, "beccandosi" accuse di disfattismo e di "no se pòl", a fronte della realizzazione del nuovo "Museo open" (citazione di Devetag) della città.
Insomma, è sempre colpa degli altri: anche il rapidissimo (e ci si augura non incosciente) sventramento del colle del Castello, realizzato troppo in fretta e furia nella speranza che non si ripresentino le piogge (e le critiche) autunnali.
Comunque poco male se il progetto "franerà": sarà colpa del Forum per Gorizia che interpellando i cittadini ed evidenziando che la stragrande maggioranza di essi è contraria all'opera ha costretto la Giunta ad accelerare i tempi senza lasciarle così il tempo di riflettere abbastanza.

mercoledì 12 gennaio 2011

Quod non fecerunt barbari...



Alla domanda sui possibili imprevisti che potrebbero far lievitare ulteriormente i costi degli ascensori Romoli in Consiglio Comunale aveva recentemente risposto sorridendo e incrociando le dita. Dopo il disboscamento della collina del castello sono i cittadini goriziani - in particolare quelli che hanno a che fare con piazza Vittoria - a incrociare le dita e senza affatto sorridere: il pericolo di frane e smottamenti, dato il clima che ha accompagnato le ultime due stagioni, è evidente e le infiltrazioni d'acqua nella galleria Bombi si sono moltiplicate, materializzate in concrezioni dal colore poco rassicurante. Desolante!

martedì 11 gennaio 2011

Un anno di tempo per...

A questo punto le classifiche nazionali interessano solo ai fini statistici, ciò che conterà saranno le scelte degli elettori tra poco più di un anno. Che il consenso nei confronti del sindaco Romoli divenga di giorno in giorno più tiepido risulta dagli umori dei cittadini - di destra e di sinistra - raccolti nel corso delle frequenti sottoscrizioni referendarie. Certo nessuno si poteva aspettare che Il Sole 24 Ore lo collocasse tra "i dieci peggiori" d'Italia, tuttavia il divario tra enormità delle promesse ed esiguità delle realizzazioni è tale da giustificare una simile débacle.
Non si tratta dunque di constatare un fallimento, molto tristemente manifestato dallo scempio della collina del Castello, ma di cercare un'alternativa sostenibile alla giunta di centro Destra: la domanda da porsi è perché almeno una parte del 51% degli elettori che nel 2007 hanno scelto Romoli dovrebbero tra un anno votare per il Centro Sinistra?
I vari gruppi della sinistra e del centro sinistra goriziano sembrano in generale ancora in uno stato abbastanza interlocutorio: al di là della critica all'operato di Romoli e dei suoi assessori non si vedono per il momento proposte fortemente innovative (e soprattutto concrete) riguardo ai temi cruciali dell'occupazione, del welfare, dell'urbanistica, delle relazioni con i Comuni sloveni confinanti... Al massimo dei correttivi di percorsi già seguiti dalle giunte precedenti che si sono alternate (negli ultimi 19 anni 14 a destra contro 5 a sinistra).
Unica eccezione è il Forum per Gorizia, che almeno sul piano urbanistico e culturale ha portato proposte significative e realizzabili: la ristrutturazione in chiave museale delle case di confine, il Museo diffuso del Novecento in collaborazione con la complementare iniziativa del Museo di Nova Gorica, la "battaglia" per la ristrutturazione del Borgo Castello con il possibile storno dei soldi buttati al vento per la costruzione degli ascensori, lo stile partecipativo incentrato sull'ascolto e il rapporto con i cittadini, le proposte per la pedonalizzazione di Corso Verdi e per la revisione del piano della viabilità ponendo al centro la riappropriazione degli spazi ad uso pubblico, la pressione per il riempimento della "fossa" che per tre anni ha bloccato i marciapiedi via Ariosto e dintorni, il sostegno alla proposta di Isonzo Soča di un "Patto per Gorizia" per rilanciare sul piano della vivibilità e dell'attrattiva turistica la città e quant'altro...
Ecco dunque, per vincere le elezioni comunali del 2012 il centro sinistra dovrà proporsi qualcosa di più che il talismano dell'"unità" (che finora - in mancanza di credibili progetti - ben raramente ha portato grandi benefici a chi lo ha impugnato), avrà bisogno di impegnarsi per far comprendere agli elettori che è possibile un altro modo di intendere l'amministrazione di una città, in grado di entusiasmare e riaccendere l'orgoglio di essere abitanti di un territorio che per molti versi ha delle caratteristiche straordinariamente peculiari nel cuore dell'Europa.
Se ciò non avverrà Romoli potrà raggiungere anche la "maglia nera" dei sindaci a livello nazionale ma i cittadini voteranno di nuovo da quella parte pensando che al peggio non ci siano limiti; oppure premieranno un "centro" formato dai "moderati" dissenzienti della destra insieme alle ali a destra del Pd, nostalgia mai sopita (e a livello nazionale benedetta dalle gerarchie cattoliche) dell'eterna Diccì. Il dibattito è aperto...

domenica 9 gennaio 2011

Fine di un sogno


Questa foto, scattata questa sera da Nevio Costanzo alle ore 19.14, è la prima pubblica immagine della devastazione che - nel silenzio complice delle feste epifaniche - la Giunta Romoli sta arrecando al colle del Castello. Si è fatto di tutto per evitare questo scempio, ma ora sembra ancor peggiore di come lo si poteva immaginare. Chi l'ha deciso dovrà assumersene la responsabilità, compreso chi in Consiglio Comunale ha votato contro tutti gli ordini del giorno che avrebbero potuto evitare tutto ciò e le presunte penali!

Gli incubi di Devetag

L'intervista all'assessore Devetag lascia attoniti: non può essere che tante discussioni, mozioni, interrogazioni che il Forum ha fatto sulla questione della valorizzazione del confine dal punto di vista culturale e turistico, i convegni, la presentazione di volumi, le passeggiate sui confini, il confronto serio ed approfondito sul problema della risalita meccanica al Castello, svolta in consiglio comunale ed appoggiata dalle firme di centinaia di cittadini, i contributi seri e documentati fatti in Commissione cultura, abbiano lasciato tanta acrimonia, tanto odio e rancore nell'assessore che accusa la sinistra, soprattutto il Forum, di essere vissuta sulle tensioni nazionali (senti che parla!) e di invidiare ciò che fa Nova Gorica, mentre siamo stati i primi a chiedere di collaborare con strutture museali che si pongono l'obiettivo di rendere il territorio di Gorizia un'attrazione turistica unica: una piccola città tagliata in due dal confine, che oggi è in grado di ripensare a quel passato, superandolo in una nuova convivenza civile. Invece Devetag evoca ideologie della razza e dell'etnia, attribuendole alla sinistra.I comunicati dati alla stampa, gli interventi pubblici testimoniano del fatto che il nostro gruppo si è mosso in modo serio e scientifico, sulla scia di analoghe esperienze di valorizzazione del museo diffuso e della raccolta di testimonianze che si fanno in tutta Italia. Ma con Devetag parlare è inutile, perchè qualsiasi proposta seria venga fatta dall'opposizione la vive come la mela che la strega porge a Biancaneve.
Il Forum, nella visione distorta e paranoica del Nostro, ha ballato in piazza per la caduta dei confini, ma in realtà li rivuole perchè ne avrebbe ricavato rendite di posizione, è desideroso di tornare al “secolo mortifero” del Novecento, prima del quale a Gorizia si viveva in un eden di pace e cultura, valorizzato da Devetag con le gare dei falconi del suo immaginario medioevo, prima che irrompessero i barbari Tolminiotti.
Una visione – quella dell'assessore- da Impero del Male sempre in agguato: i comunisti, come gli suggerisce Berlusconi, sono ancora vivi e, a Gorizia, non hanno neanche il buon gusto di mettersi le sciarpe in cachemire. Davanti ad affermazioni fatte da un assessore che vedono nell'opposizione un nemico da demonizzare, davanti ad un amministratore pubblico ossessionato da visioni del mondo manichee, che risalgono a tempi ben più antichi di quelli della Guerra Fredda, cosa può sperare la nostra città? E cosa dice il sindaco di un membro della giunta paralizzato dai suoi incubi, che non sa rispondere alle domande, alle proposte e alle sollecitazioni che civilmente l'opposizione e i cittadini gli muovono?
Anna Di Gianantonio

mercoledì 5 gennaio 2011

Boulevard cours Verdi (= Verdì)

E' un immaginaria Gorizia, quella descritta a fine anno sui quotidiani locali. L'amministrazione comunale, come già previsto su questo blog col post del 30 dicembre, incurante del senso del ridicolo, si bulla - trent'anni dopo la prima realizzata in Italia - di aver portato a termine l'isola pedonale di Gorizia. Non contenta, su cotanta torta piazza la ciliegina: Corso Verdi sarà il nostro boulevard! Mais certainement...e se avesse l'ascensore al Castello, Parigi sarebbe una piccola Gorizia.
I boulevard sono ampi stradoni alberati, con larghi marciapiedi e più corsie per le automobili che collegano la periferia con il centro città, ma che dal centro restano esterni. A Parigi ad esempio furono demolite le mura antiche della città e nelle larghe spianate ricavate furono costruite queste grandi strade. Il boulevard - come le mura - “gira” attorno al centro: è in sostanza una circonvallazione che serve proprio per fare in modo che le automobili non ci arrivino dentro a disturbarne le attività.
Ora il Corso Verdi non è largo, non ha alberi e non circonvalla nulla. Il Corso Verdi è il centro città di una piccola città e con il concetto di boulevard non centra proprio nulla!
Dovrebbe preoccupare invece il dato che emerge nel "La città ai nostri piedi", un rapporto facilmente recuperabile in rete, realizzato in questi giorni da Legambiente e dall'Aci in occasione della prima isola pedonale realizzata trent'anni fa a Roma attorno al Colosseo. Gorizia si piazza agli ultimissimi posti in classifica sia per quanto riguarda le isole pedonali che per le zone a traffico limitato. Se consideriamo poi che di vere piste ciclabili non se ne vede l'ombra per i goriziani non esistono altri modi di muoversi che quello di usare l'automobile.
L'amministrazione comunale, continua a progettare strade, rotonde, bretelle, boulevard e a prevedere case e attività commerciali fuori città, raggiungibili solo in automobile.
In questa visione, l'abbandono dal centro città di attività vitali come le residenze e il commercio, porterà lentamente ad unificare, centro e parti esterne, in un tessuto urbano uniforme e anonimo, attraversato da automobili in corsa verso casa, il lavoro, il centro commerciale. Di questo passo fra trent'anni tutta Gorizia si trasformerà in una “periferia leggera”, un vero centro non esisterà più, ma nel bilancio di fine anno, l'amministrazione comunale potrà vantarsi di avere realizzato boulevard cours Verdì.
la compagnia dei transalpini

martedì 4 gennaio 2011

Attentati di Natale, dolore e interrogativi

Nel corso di questo periodo natalizio il terrorismo internazionale ha preso di mira i cristiani: oltre alla tremenda strage di Alessandria d'Egitto sono segnalati in diverse parti del mondo gravi atti di ostilità e violenza. Perché questo accanirsi contro gente inerme colpevole soltanto di professare la propria fede?
Già, perché? Le motivazioni ovviamente sono molto complesse ma forse una la si può individuare e dovrebbe interessare anzitutto i vertici della Chiesa cattolica che hanno parlato spesso in questi giorni di "cristianofobia" se non addirittura di "cristofobia". Gli scontri tra cristiani e musulmani non costituiscono purtroppo un evento recente, per non risalire molto più in là basti pensare alla Nigeria, al sud del Sudan, a Timor Est e all'Indonesia; invece l'accanimento di ordine terroristico dell'estremismo islamico contro persone inermi e luoghi di culto cristiani in luoghi finora caratterizzati da reciproco rispetto è incrementato anche da due avvenimenti dell'ultimo decennio, la guerra in Afghanistan/Iraq e la morte di Papa Woityla.
L'impresa riuscita al vecchio e malato Giovanni Paolo II fu quella di evitare la guerra di religione, svincolando la Chiesa dall'orbita del capitalismo occidentale ed esprimendo con grande forza una posizione alternativa a quella suggerita da Bush e dai suoi consiglieri dopo la catastrofe dell'11 settembre. Papa Ratzinger sta percorrendo con convinzione la duplice strada del rafforzamento della "cittadella cattolica" come unico faro di speranza nella temperie del relativismo filosofico/religioso e dell'insistenza sulle radici cristiano cattoliche dell'Occidente. In questo modo il dialogo interreligioso (come anche quello ecumenico con le altre confessioni critiane) ne è uscito fortemente indebolito con il conseguente rischio di identificare i fedeli cattolici con i portatori non della civitas evangelica bensì di quella americana. In altre parole i "martiri" di Alessandria d'Egitto o di Baghdad non sarebbero stati uccisi per la loro appartenenza a una fede peraltro esplicitamente tutelata dal Corano bensì per l'orientamento vaticano sempre più vicino alle "ragioni" del capitalismo occidentale.
Ciò non soltanto non toglie ma intensifica l'orrore per ciò che è accaduto e dovrebbe costituire un campanello d'allarme affinché la Chiesa si svincoli dalla ricorrente tentazione identitaria e sia invece "cattolica" nel senso etimologico del termine, cioè aperta all'ascolto e accogliente nel dialogo paritetico con ogni essere umano. Basta insomma con l'enfatizzazione delle identità religiose che - come direbbe Omero - "infiniti addussero danni agli Achei".

domenica 2 gennaio 2011

Giocano a scacchi con il nostro futuro

Passa di questi tempi in TV uno spot davvero furbo. Due persone con la stessa faccia muovono i pezzi degli scacchi, accompagnando le mosse con affermazioni apparentemente contrapposte: una favorevole e una contraria al nucleare. In realtà lo spot è il primo passo di una grossa - 6 milioni di euro secondo Il Sole 24 ore - e suadente campagna pubblicitaria commissionata dalle imprese che intendono investire sul nucleare.
Ma a ben pensare anche questa è un'ulteriore dimostrazione che qualcosa non torna.
Il coro dei favorevoli parla di una scelta senza alternative, racconta che il referendum di vent'anni fa non conta più nulla e che la prima pietra del ritorno del nucleare più volte promessa dal governo del fare verrà posata la prossima settimana (in realtà dopo una serie di rinvii ora si parla di primavera 2013). Ma ci sono alcuni aspetti dei quali sembra siano preoccupati.
Primo: i sondaggi dicono che gli italiani sono ancora contrari al nucleare.
Secondo: proposte di legge popolari per lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili sono state presentate al Parlamento e attendono risposta.
Terzo: la recente delibera del governo non convince le Regioni che si riservano un diritto di veto, territorio per territorio, sulle localizzazioni del nostro “rinascimento atomico”
E poi in rete c'è uno studio con un progetto previsto per i prossimi 10 anni. Sostiene che rendendo più efficienti trasporti, edilizia e vari altri settori industriali, si ottiene un risparmio di energia fossile, un aumento della produzione industriale, una riduzione dell'inquinamento e un bilancio positivo per il sistema economico nazionale di 14 miliardi di euro.
Se pensate che queste cose siano scritte dai soliti ambientalisti sognatori – quelli che per Tremonti “si trastullano con i mulini a vento” - allora cercatevi questo studio in rete. Si chiama “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010”. Confindustria! Gente che non sta lì a pettinar le pupe e che sostiene che non si possono sommare tutti gli investimenti possibili, occorre scegliere. Non ci sono soldi per investire contemporaneamente su nucleare e rinnovabili.
Ma c'è un dato in più che emerge dallo studio: scegliendo fonti alternative e risparmio energetico cresce - oltre al PIL - l'occupazione: 1 milione e 600 mila posti di lavoro!
Contro i 10.000 propagandati dai promotori del nucleare, quelli che giocano a scacchi con i nostro futuro.
la compagnia dei transalpini

sabato 1 gennaio 2011

Oltre il buio


La galleria è oscura ma consente di attraversare le montagne; non offre panorami eppure suscita emozioni, chi la percorre si sente attratto da quel fascio di luce; il fascino di una promessa, l'attesa fiduciosa del bambino, la paura dell'ignoto, la mescolanza di essere e non essere. Che sia un 2011 luminoso, per tutti...