sabato 31 dicembre 2011

Con l'augurio di un ottimo (completo) 2012!

Ultime ore del 2011, il gioco dei bilanci... Quali immagini restano di un anno trascorso? A livello mondiale forse il terremoto e lo tsunami in Giappone, che insieme alla crisi finanziaria hanno relativizzato la "forza" dell'Occidente; senza dimenticare la "primavera" araba e la lunga avventura bellica in Libia. A livello nazionale, tralasciando le questioni politiche sulle quali si è detto tutto il dicibile, si possono ricordare alcune significative scoperte scientifiche che hanno visto come protagonisti ricercatori italiani... Non molto altro, a dire il vero. A livello locale le elezioni provinciali con la riconferma del Presidente uscente e le primarie del centro sinistra in vista delle amministrative della prossima primavera, il fine anno con il"botto" di Gradisca e la mezzanotte goriziana ancora una volta divisa tra novo e staro goricani. Io per il momento non ho altro da aggiungere, ben venga chi vuole proporre altri spunti di memoria... E' il post numero 365/2011, si è raggiunto l'obiettivo della media di una riflessione al giorno.

giovedì 29 dicembre 2011

Grande successo di visitatori in castello, un calo di "non oltre l'8 per cento" ?!?!

Verbo dell'assessore comunale alla propaganda Devetag: cari goriziani, il castello si sta affermando come grande polo turistico attrattivo, pensate che nel 2011 abbiamo modo di ritenere che ci sia stato un calo di non oltre l'8 per cento di visitatori. Si è passati infatti dai 40mila visitatori del 2009 ai 45mila del 2010, quando nel solo mese di agosto ne ha contati quasi 9000. E' evidente l'attrattiva determinata dai gazebo e dai tavolini fuori dai bar, ormai finalmente Gorizia si può considerare una vera città europea...
Ci avete capito qualcosa? Sembra di sentire tal Clarinetto nella famosa "Fattoria degli animali" di Orwell: Intanto la vita era dura. L'inverno era rigido e i viveri scarsi. Ancora una volta vennero ridotte tutte le razioni... Per il momento - spiegava Clarinetto - si era trovato necessario venire a un nuovo razionamento (Clarinetto parlava sempre di "razionamento", mai di "riduzione")' ma in confronto ai tempi di Jones si stava enormemente meglio. Leggendo le cifre con voce rapida e acuta, dimostrava loro minuziosamente che avevano più avena, più fieno, più rape che non ai tempi di Jones, che lavoravano un minor numero di ore, che bevevano acqua di migliore qualità, che vivevano più a lungo... Gli animali credevano a ogni parola. A dire il vero, Jones e tutto quanto lo riguardava era quasi del tutto scomparso dalla loro memoria.

mercoledì 28 dicembre 2011

Ascensori al castello, il trivio di Romoli

Sempre più evidente e prevedibile la linea Romoli in vista delle prossime amministrative di primavera. Dove può inaugura l'inaugurabile attribuendosene tutti i meriti, dove intravvede bacini di consenso si sposta verso posizioni politiche per lui decisamente poco esplorate (vedi Gect e relazioni con i Comuni limitrofi), dove non può attribuisce la responsabilità del mancato raggiungimento degli obiettivi agli altri.
In particolare gli ascensori al castello, la cui realizzazione - a suo dire - viaggia con sei mesi di ritardo a causa di coloro che si oppongono al progetto. Come dire che... la mancata previsione dell'"ingombro" dell'incolpevole casetta di via Franconia e la successiva fase di tempo richiesta per l'inopinata distruzione, il rinvenimento di decine di ordigni bellici, la mancata richiesta di supervisione alla Soprintendenza e il ritrovamento di resti archeologici da analizzare, l'assenza della Valutazione Impatto Ambientale (VIA) e la richiesta di chiarimento di molti cittadini perplessi (su che cosa si deve assegnare la VIA se non su una simile opera?), la necessita tecnica di cementificare l'interno della collina per evitare crolli sul cantiere di lavoro e frane verso piazza Vittoria... siano da attribuire ai cattivissimi oppositori che si divertono a ironizzare sulla pista di sci - o sul trampolino per il salto come proposto da questo blog - in vista della candidatura alle prossime olimpiadi invernali.
In realtà Romoli ha bisogno di scaricare il barile più esplosivo della sua campagna elettorale: dopo aver accettato supinamente decisioni altrui ed essersi reso conto troppo tardi dell'assurdità dell'impresa, ha evitato qualsiasi confronto con i cittadini promettendo (per un breve periodo insieme anche al suo zelante assessore Del Sordi che probabilmente dopo aver esaminato le carte ha preferito defilarsi e non parlarne più) per due anni consecutivi un'assemblea "entro quindici giorni", ha contribuito a vanificare le raccolte delle firme e la proposta referendaria, su incalzante richiesta dell'opposizione in Consigllio Comunale ha presentato spacciandolo per "previsione di spese di gestione" un letterale foglio della spesa redatto ben otto anni prima dai suoi predecessori, non ha commissionato proiezioni sul rapporto costi/benefici e meno che meno sondaggi d'opinione in merito...
A questo punto, a una manciata di settimane dalla presentazione delle liste elettorali, Romoli si trova di fronte a un trivio: 1. Può fermare l'opera e prevedere la ricostruzione di ciò che è andato distrutto, pagando le penali e i lavori di riconversione, ma evitando perdite gravissime e permanenti negli anni successivi: probabilmente in questo modo guadagnerebbe la fama di inflessibile difensore dei beni comuni e i cittadini ne terrebbero certamente conto nel segreto dell'urna. 2. Può continuare sulla strada intrapresa presentando i presunti strepitosi vantaggi che giustificherebbero una simile faraonica impresa: ma ne sembra assai poco convinto e di certo l'ufficio propaganda del suo PC (sta per Parco Culturale) non gli ha finora fornito molto efficace sostegno. 3. Può portare avanti il tutto attribuendo i danni già arrecati, i ritardi accumulati, le spese oltre misura e tra breve l'inutilità manifesta agli oppositori, al Comitato delle associazioni, al Forum per Gorizia e naturalmente a Brancati che non ci sta mai male e a Cingolani che nel frattempo ha già preannunciato una sollecita indagine tra i cittadini...

martedì 27 dicembre 2011

Ciotti e Gino Strada al Governo: bella idea, purtroppo tardiva

Nichi Vendola ha proposto una cosa giusta: che scendano in campo politico governativo personaggi importanti della cultura sociale italiana quali Gino Strada e don Luigi Ciotti. E' un'idea che era stata ventilata anche da questo blog, ai tempi della "caduta" di Berlusconi: invece del governo dei tecnici delle banche, un governo di illuminati rappresentanti della solidarietà e del Terzo settore che Naplitano avrebbe potuto chiamare nella situazione di emergenza a riportare un po' di speranza nel cuore degli italiani. Così non è stato e ormai la proposta vendoliana è troppo tardiva, Monti con ogni probabilità arriverà a fine legislatura, si produrranno grandi lacerazioni nel tessuto della Nazione e prima o poi giungeranno anche le elezioni; e alle elezioni - piaccia o meno - difficilmente un Ciotti o un Gino Strada potrebbero raggiungere un risultato diverso che un posticino in qualche settore del Parlamento. Sì, perché l'inserimento dell'assoluto "novum" non è compatibile con un sistema di potere politico mediatico e soprattutto partitico mediatico lottizzato, che decide a priori che deve vincere, chi deve perdere e chi deve esercitare i ruoli che contano veramente. Quindi Vendola avrebbe dovuto dire prima ciò che propone adesso, il tempo per il governo degli "illuminati interessati esclusivamente al bene e ai beni comuni" è già passato e purtroppo il futuro non porterá quei nomi, ma quelli dei grandi banchieri che dovranno costringerci a ingoiare una manovra dopo l'altra con l'unico scopo di calmare volta per volta gli appetiti delle speculazioni finanziarie. Peccato però...

lunedì 26 dicembre 2011

Stragi in Nigeria, orrore e riflessioni

Orrore unanime hanno suscitato le stragi di Natale in Nigeria: decine di morti in attentati terroristici realizzati all'esterno di chiese cristiane. Per quello che può servire, non si può non esprimere la solidarietà alle vittime e la preoccupazione per la crescita di simili episodi in varie parti del mondo. E' vero che in diverse zone del pianeta i cristiani subiscono forti persecuzioni, come pure accade ad altre minoranze religiose; è un tragico segno di quanto sia ancora lontana la concretizzazione del diritto naturale alla libertà religiosa. Bene ha fatto il papa a richiamare oggi l'insensatezza della violenza "cieca"' ma forse tale violenza proprio "cieca" non è. Essa colpisce in nome di un improbabile dio della guerra predicato da chi pensa in questo modo di stornare i giganteschi problemi economici di una delle nazioni più naturalmente ricche e più socialmente povere del mondo. Non per niente la città di Jos dove si sono verificate parte delle violenze natalizie dista meno di 25 chilometri da Kuru Karama dove poco più di un anno fa furono i se-dicenti cristiani ad assalire i musulmani e a compiere una strage a colpi di machete. Insomma, non si uccide a casaccio, ma sulla base di piani programmati dove la religione ha un ruolo catalizzatore, ma dove gli interessi macroeconomici sono sempre gli stessi, quelli del neocolonialismo che in tempi di crisi globale affama ancora di più di quanto umanamente sembrerebbe possibile. Vicinanza dunque ai caduti e ai familiari colpiti da questa ennesima strage degli innocenti, ma ci sia maggior impegno a scoprire il "re Erode", cioè i veri mandanti nascosti probabilmente dentro i palazzi che contano del capitalismo mondiale.

sabato 24 dicembre 2011

In principio era il Logos





Ancora una volta Lubiana riesce a cogliere l'occasione del Natale per aiutare a riflettere. A riflettere sul senso universale del mistero della Nascita: le luminarie rese ancora più affascinanti dal sottile strato di nebbia ghiacciata parlano al visitatore dell'origine dell'Universo, del concepimento dell'Uomo, del dna e della tensione del Tutto verso un fine buono, verso la Luce.
Il presepio, allestito nel Palazzo del Comune, racconta la dolce storia di Maria, Giuseppe e del Bambino Gesù schiacciati da una minacciosa oscurità, rotta dai lampi delle deflagrazioni e dallo scintillio delle spade sguainate dai soldati mandati dal re Erode ad uccidere tutti i bambini di Betlemme. Il brano evangelico del Natale è quello dei morti innocenti che "dialogano" ininterrottamente con Colui al posto del quale hanno perso la vita (ma non era Lui venuto a "perdere la vita per i fratelli"?).
Così il messaggio di luce e dolcezza natalizio non offusca la drammaticità della storia, non censura la dialettica bene/male e rimane nascosto nella nebbia un segno di speranza. Che ognuno quest'anno è chiamato personalmente a decifrare.

Incidente in via Morassi: segnaletica e viabilitá da ri-studiare

E' poco elegante ricordarlo, ma è vero che "l'avevamo detto noi". La bretella via Trieste, via Terza Armata, via Morassi è molto pericolosa per i pedoni e per i ciclisti, ma anche per gli automobilisti. I percorsi ciclistici non sono chiari e spesso si sono verificati incidenti, quelli per i pedoni sono da raccomandarsi l'anima. Già le strisce pedonali collocate proprio sull'intersezione tra via Terza Armata e la nuova via Morassi sono tracciate appunto dopo una curva molto stretta e costringono chi vuole attraversare a un grande rischio: c'è infatti un cono d'ombra che non consente all'automobilista di vedere materialmente il malcapitato. Via Morassi è veramente un rompicapo; chi arriva dai centri commerciali si inserisce in una doppia corsia, ma se vuole (può!) svoltare pochi metri piu avanti verso via Garzarolli deve tagliare la strada a chi proviene da destra; se poi chi sopraggiunge dalla zona degli ex ospedali ha fretta e tenta di superare (la linea intermittente in teoria lo consente) l'incidente non può essere evitato. Ciò vale anche per le strisce pedonali che attraversano tutta la carreggiata, una specie di terno al lotto che facilmente può finire come è finito ieri, anche perché un automobilista "foresto" difficilmente può immaginare un attraversamento pedonale in una specie di bretella autostradale. La verità è che non si è pensato a un sovrappasso o sottopasso per pedoni e ciclisti, soprattutto che non è stata studiata adeguatamente una segnaletica in grado di non mettere a repentaglio la salute dei cittadini.

Solidarietà con il ferito di Gradisca d'Isonzo

Per fortuna non è morto nessuno, ma avrebbe potuto essere una strage. Salta in aria una palazzina, sembra sia scoppiata la bombola del gas: in pieno centro di Gradisca d'Isonzo, un appartamento senza allacciamento alla rete del metano, una coppia di kossovari per fortuna appena partiti per tornare in patria per Natale, altri abitanti fuori casa... Piena solidarietà all'inquilino rimasto ferito, a chi ha perso tutto ciò che aveva, alle famiglie che saranno costrette a passare le feste fuori dalle loro abitazioni, a coloro che hanno provato angoscia e paura. Le foto presentano uno scenario abbastanza desolante, molte case di quella zona sono vecchie e fatiscenti. Sono immagini che non ci si aspetterebbe di vedere alle nostre latitudini, ma che ci rivelano impietosamente che quella di ciò che fu "il ricco nord est" è una narrazione che non riguardava e non riguarda tutti. E se quello di oggi è un durissimo segnale, non è la prima volta che da Gradisca arrivano notizie di abitazioni male in arnese, ai limiti se non sotto i limiti dell'abitabilità.

Davvero è questo il modo per uscire dalla crisi?

"Senza la manovra l'Italia sarebbe fallita",' "sacrifici duri ma necessari", "i mercati ci avrebbero affossato"... Sono le frasi ricorrenti di Monti, Napolitano, dei quotidiani, di molta parte dell'opinione pubblica da questi ottimi influenzata. Sì ma... Ma nel frattempo gli indici di borsa non rivelano controtendenza decisamente positive, il plurinominato spread è tornato oltre i 500 punti, si è ancora lontani da un gesto praticamente poco "produttivo" ma simbolicamente molto pregnante quale la riduzione dei privilegi ai parlamentari (ma quelli che adesso sono in prima fila nel chiederla dove erano nei venti anni precedenti?), addirittura nel consiglio regionale del fvg un'ampia maggioranza trasversale ha rinunciato a rinunciare tagliando i vitalizi a partire dai successori (i quali, c'è da scommetterlo, troveranno a loro volta il modo per "rifilare" lo pseudosacrificio a chi li seguirà).
E allora, tutto questo tassare e tagliare, a che giova se non a calmare per qualche giorno le agenzie specializzate e le conseguenti fibrillazioni delle speculazioni finanziarie? Cosa potrebbe fare sperare che dopo le tre megamanovre del 2011 non ce ne dovranno essere altrettante o di più nel 2012? Esiste realmente un'idea sulla base della quale tracciare un percorso verso un futuro sostenibile o si è di fatto costretti a navigare alla giornata, incrociando le dita e sperando nel buon cuore degli oscuri reggitori della finanza mondiale?
Nel frattempo l'Italia delle categorie e corporazioni manifesta ancora una volta il suo volto: giusti i sacrifici, ma non a casa mia. Così ognuno cerca di salvare il salvabile e a rimetterci le penne sono sempre gli stessi: i vescovi regionali dai loro stupendi e solitari immensi palazzi storici invitano tutti alla sobrietà e al rispetto delle leggi; i mega pagati deputati, senatori e consiglieri regionali atteggiano il volto alla più contrita serietà e preparano la prossima vacanza sugli sci; l'amministrazione comunale goriziana piange i milioni di euro che non arriveranno dalla Regione e ne butta via altrettanti per costruire gli inutili ascensori al castello.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole...

giovedì 22 dicembre 2011

Alla ricerca di una nuova idea di "città"

Quella che è totalmente mancata alla Giunta Romoli in questi anni è un'idea di città. Sono stati condotti a termine dei lavori che hanno reso più bello il centro, si è avviato il restauro di molte strade, sono stati creati più o meno (più più che meno) eventi, è stato pensato il Gect come strumento per ottenere maggior attenzione da parte dell'Europa... Tutto ciò è avvenuto, non si può né deve negare. Ma un'idea di città non è mai emersa, la filosofia dell'abitare non è mai andata oltre l'ormai proverbiale "amministrazione di condominio". Ed è questo ill motivo per cui i cittadini si sentono stanchi e sfiduciati, perché il loro ambiente non è più vivibile, manca di luoghi di incontro e di corresponsabilità, sono subite le decisioni prese dagli "esperti": un neo paternalismo mascherato da ascolto delle esigenze dell'una o dell'altra categoria (o dei rappresentanti più in vista di esse). Se qualcuno si dovrà misurare con Romoli nelle prossime amministrative non potrà batterlo sul suo campo, magari diminuendo le sue prospettive (ascensori al castello? Mah, limitiamo i danni! Parcheggio in via Manzoni? Facciamo un piano in meno! Centro commerciale presso il mercato? Siì, ma riduciamo l'impatto ambientale!...). Dovrà invece dotarsi di una proposta chiara, determinata da un'idea del tutto nuovo di città sulla quale chiedere il voto ai cittadini. Solo così sarà possibile un'alternativa seria e comunque l'avvio di un percorso che sarà necessariamente lungo e faticoso, ma anche avvincente.

22 dicembre:riflessioni sul solstizio

Per molte persone quello di oggi è il giorno più promettente dell'anno.
Non a caso intorno al solstizio d'inverno sono nati alcuni fra i miti caratterizzanti la cultura di molti popoli, solo per portare qualche esempio si ricorda il "compleanno" di molti ispiratori di religione e alcune divinità: in Egitto Horo e Osiride, in oriente Buddha, in India Krishna, in Grecia Bacco, a Babilonia Tammuz, in Azerbaigian Zaratustra, in Iran Mitra (nato da una vergine il 25 dicembre, risorto dopo tre giorni, annunciatore della vita eterna - somiglianze impressionanti forse determinate da una contaminazione con il primo cristianesimo portato in oriente da missionari, soldati e mercanti). Il Natale, festa cristiana indetta il 25 dicembre non prima del IV secolo, sostituisce il "dies natalis Solis Invicti" indetto da Aureliano nel 274 e riproposto ancora dallo sfortunato imperatore Giuliano (l'Apostata) tra il 361 e il 363 nel corso dell'ultimo tentativo di evitare il connubio tra Impero e Chiesa che avrebbe determinato nel bene e nel male i 1600 anni successivi. Alcuni monumenti antichi sono stati costruiti proprio sulle coordinate astronomiche del solstizio, addirittura a volte da un piccolo foro scavato sulle lastre tombali a mezzogiorno filtra un raggio di sole che illumina il sarcofago dell'illustre estinto...
Insomma, si ha la sensazione che qualcosa di molto importante stia avvenendo: dopo sei mesi di progressiva riduzione del giorno, più in giù di così non si può andare. Da oggi inizia un percorso inverso che fino a metà giugno trasformerà via via la giornata in una festa di luce. Così è per il cielo stellato che sta sopra di noi; che sia così anche per la legge morale che è dentro di noi?

mercoledì 21 dicembre 2011

Osservazioni (poco) "natalizie" sugli ascensori al castello

Mentre la pista di sci di plastica colorata da sponsor quasi fosse l'arrivo della World cup oscura il grande albero di Natale, sopra piazza Vittoria continuano i lavori per la costruzione degli ascensori al castello.
Nonostante le reiterate promesse di sindaco Romoli e assessore Del Sordi che da quasi due anni preannunciano "entro quindici giorni" la presentazione del progetto alla città, a tutt'oggi:
- non c'è stato alcun confronto tra Giunta e cittadini sul tema
- non si sa quanto costerà realmente tutto l'ambaradan, tenuto conto dei numerosi stop seguiti alle "impreviste" necessità di abbattere la casetta storica di via Franconia, di sistemare i resti archeologici e di ovviare alla necessità di valutazione impatto ambientale, almeno per ciò che concerne le modifiche al piano originario
- non esiste credibile previsione di spesa per ciò che concerne la gestione dell'impianto
- non esiste alcuna proiezione riguardante il rapporto costi/benefici di una simile impresa
- non esiste previsione di percorsi per persone con disabilità che potrebbero con gli ascensori raggiungere una torretta del castello e poi sarebbero costretti a scendere, senza poter raggiungere né Borgo Castello né il resto del maniero
- per ovviare alle sacrosante esigenze di sicurezza dei lavoratori ed evitare un catastrofico crollo sugli edifici di Via Bombi, la collina è stata in parte resa artificiale, con massicce infiltrazioni sotterranee di cemento decine di metri a destra e a sinistra della futura rotaia
- il panorama soprastante la galleria - uno dei più significativi di Gorizia, sulla direttrice della strada proveniente dall'Isonzo - è desolante e dalla regione si sostiene che un'opera del genere, nel suo insieme, non necessiterebbe di "Valutazione Impatto Ambientale": a questo punto c'è da chiedersi quali opere la richiederebbero, se non la Muraglia Cinese o (forse) la piramide di Cheope!
Questi e altri sono i fatti, poi ognuno è libero di professare le proprie opinioni: gli ascensori al castello sembrano essere un'opera mastodontica, costosa, inutile, anti ecologica, realizzata temendo il confronto con i cittadini... Perché è stata voluta con tanta tenacia e perché si continua a permettere la devastazione di una delle più belle aree della città?

lunedì 19 dicembre 2011

Natale 2011: la tradizionale "lettera" sottoscritta da dieci preti del fvg

Viene presentata la settima "lettera di Natale" scritta alle cittadine e ai cittadini del Friuli Venezia Giulia da una decina di preti, tra i quali Pierluigi Di Piazza di Udine, Mario Vatta di Trieste, Giacomo Tolot di Pordenone, Alberto De Nadai di Gorizia. Dopo aver riflettuto sul "Dio in cui crediamo e sul dio in cui non crediamo" nel 2009, sul "fratello Gesù di Nazareth" nel 2010, i preti affrontano il tema della "Chiesa dalle porte aperte". Toccano i temi calienti dentro e fuori l'istituzione: dal celibato che essi propongono libera scelta al sacerdozio alle donne, dall'insegnamento delle religioni da parte di insegnanti abilitati dallo Stato senza idoneità dell'autorità religiosa al ruolo dei cappellani militari, per arrivare fino alle questioni relative al pagamento dell'ici sugli immobili non finalizzati con totale evidenza all'attività sociale e assistenziale e all'accoglienza del valore sacramentale dell'amore etero e omosessuale. Insomma, c'è da scommettere che il testo - che fa memoria dei martiri di ogni tempo e del nostro tempo - susciterà notevoli discussioni, tenuto presente che la sola pubblicazione fra le "opinioni dei lettori" della "lettera" del 2009 aveva provocato prima la soppressione della pagina delle opinioni e poi la defenestrazione della direttrice del settimanale diocesano Vita Nuova da parte dell'attuale Arcivescovo di Trieste.
Come poter leggere il testo della "lettera"? Sarà pubblicato su qualche giornale, ma per una sicura lettura integrale si può consultare il link nella colonna a destra del blog: esso rimanda al sito ufficiale del Centro d'accoglienza Balducci di Zugliano, in esso sarà possibile individuare e scaricare la "lettera di Natale 2011". Ma si possono leggere anche tante belle e interessanti notizie sul welfare regionale, sulla situazione dell'immigrazione e sulla vita dell'associazione culturale.

domenica 18 dicembre 2011

Auguri a Enzo Dall'Osto, nuovo segretario del pd goriziano

Non è facile il compito che attende Enzo Dall'Osto, nuovo segretario comunale del Partito Democratico di Gorizia. Da una parte è chiamato a mantenere viva l'attenzione in città sulle problematiche più complesse e gravose, come ha sottolineato nel suo primo bell'intervento sui giornali oggi, particolarmente attento a chi sta facendo più fatica sotto i colpi della crisi. Dall'altra sarà lui il principale punto di riferimento politico in vista delle elezioni amministrative di primavera: dovrà riuscire nell'impresa di tenere unito il suo partito sedando i malumori emersi durante il periodo precedente le primarie, dovrà navigare nelle acque nazionali e regionali agitate dalle manovre del governo Monti, dovrà corrispondere alle aspettative della coalizione pro Cingolani i cui gruppi chiedono spazi da protagonisti nel percorso preparatorio della campagna elettorale. La persona ha le risorse umane e politiche per poter raggiungere l'obiettivo, gli giunga il più cordiale augurio di buon lavoro...

Museo di Santa Chiara, una grande opportunità

Inaugurato ieri il Museo di Santa Chiara, già inaugurato undici anni fa come Museo dell'Arcidiocesi per giustificare i fondi erogati in occasione del Giubileo. E' passato molto tempo e finalmente la struttura è a disposizione della città.
C'è da rallegrarsi perché si tratta di un'opera molto bella, ristrutturata In modo magistrale; positiva anche la scelta di inaugurarla con una grande mostra che porta a Gorizia i nomi di Guttuso ed altri "noti"; non a caso la risposta della gente e stata molto convinta, con il gusto di potersi riappropriare di un (fin troppo grande) spazio espositivo che appartiene a tutti i cittadini.
Adesso l'edificio esiste, è notevole e può senz'altro trasformarsi in importante oggetto di interesse da parte dei goriziani e dei cultori del turismo culturale. Alle domande su come sará utilizzato dal giorno dopo la fine della mostra d'apertura e su come sará garantita la gestione di una struttura così complessa per il momento non sono state date risposte soddisfacenti; meglio godersi l'attimo fuggente e approfittare degli orari d'apertura!
Resta poco chiaro che fine abbia fatto l'idea della collocazione del Tesoro dell'Arcidiocesi sulla quale l'ex Arcivescovo Bommarco aveva investito molto entusiasmo, fino a indicare dei percorsi gestionali sostenibili dell'intera struttura; sembra essere del tutto passata al "dimenticatoio" l'idea di dedicare una parte dello stabile al Museo del Novecento; e sulle future esposizioni non sembrano esserci all'orizzonte chissà che proposte, dato che l'unica riportata sui giornali - quella relativa alle Frecce Tricolori - non "azzecca" granché né con Gorizia, né con Santa Chiara né con l'Arcidiocesi.
Speriamo che questi mesi portino consiglio all'attuale Giunta e a quella che seguirà, perché il Museo di Santa Chiara una grande opportunità da valorizzare in ogni modo per una più profonda conoscenza della storia di Gorizia e per una maggiore "attrattiva" nei confronti di chi viene da lontano.

venerdì 16 dicembre 2011

Anche le banche protestano. Contro chi?

Non ho capito bene. Oggi dovevo utilizzare uno sportello in banca, ma nel pomeriggio era chiuso. Perché? Perché, così era scritto su un foglio affisso sulla porta, "era in corso un'agitazione a livello nazionale". Sostengo il diritto di sciopero e comprendo che i bancari osservino il futuro con molta preoccupazione. Tuttavia mi chiedo contro chi manifestino e che cosa propongano, tenuto conto del ruolo delle banche nella Crisi del momento. Forse se accanto all'avviso fosse stato affisso anche un volantino di spiegazioni la gente non se ne sarebbe andata bofonchiando contro una categoria ben retribuita e contro un'istituzione che non ha sempre messo al centro dell'azione gli interessi del cliente!

giovedì 15 dicembre 2011

Cosa dovrebbe fare un Sindaco?

Nell’attuale congiuntura storica connotata da una profonda crisi che non è solo economica, ma che interessa anche la politica, le istituzioni, il lavoro e la società civile (proprio quella che tutti invocano, ma che non sembra mai coinvolta e cercata) si apre una riflessione su quello che dovrebbe essere oggi il ruolo demandato agli amministratori locali eletti dai cittadini.
Innanzitutto una riflessione sul titolo. Pseudonimo comune di “sindaco” è anche quello di “primo cittadino” e questa è appunto una prerogativa essenziale. Lungi dal credere che possa esistere un criterio oggettivo per determinare chi è al di sopra degli altri per qualità umane e professionali, sarebbe sufficiente cogliere con la necessaria evidenza che tale obiettivo di integrità venga davvero ricercato e perseguito fino in fondo da tutti coloro che rivestono o intendono rivestire questa carica.
Poi una riflessione sulla leadership. In riferimento al momento che stiamo vivendo il Sindaco dovrebbe dimostrare di essere attorniato da uno staff di persone che - al pari suo - siano preparate, affidabili, trasparenti e competenti. Se non altro perché i cittadini possano dirsi rappresentati da qualcuno che ha meritato il proprio voto e possano giustificare con “errori di sola buona fede” e non di meschinità o totale ignoranza eventuali risultati che nel percorso amministrativo possono essersi rivelati non soddisfacenti o del tutto non conformi alle attese o alle regole.
Infine uno spunto sull’operatività del ruolo e sulla natura di scelte e programmi. Le azioni che oggi i cittadini si attendono non sono quelle che iniziano con parole quali “inventare”, “creare”, “costruire”, quanto piuttosto con termini quali “ripristinare”, “valorizzare”, “rimediare”, “risollevare”, “mantenere”, “razionalizzare”, “rilanciare”. Oggi chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica sia sul piano locale e sia su quello nazionale deve affrontare una sfida che non è stata quella degli amministratori che hanno cavalcato la linea quasi continua della crescita economica illimitata che ha contraddistinto lo scenario Italiano dal Dopoguerra a oggi. Oggi non si tratta di “solo investire nei settori giusti” e di “spendere per fare qualcosa” per cui essere ricordati, per dare visibile e imperituro segno del proprio passaggio al governo di una comunità. Ma viene richiesto di lavorare con alacrità - anche sottovoce e con scarsa visibilità - creando le basi per rilanciare la società e l’economia, infondendo alla propria azione principi di rispetto, attenzione, equità. Senza lasciare nessuno indietro, ricucendo ove possibile gli “strappi” aperti e avvicinando le posizioni anche socialmente più distanti.
Oggi un buon amministratore forse dovrebbe prendere a modello di più la capacità del “medico” e non del “leader assoluto” il cui nome viene impresso sulle targhe di ottone, ma lontano dai cuori. Un buon Sindaco deve e dovrà ascoltare e coinvolgere i cittadini e gli altri attori sociali ed economici, analizzare i sintomi con cui la crisi si manifesta a livello locale e diagnosticare la terapia meno feroce e allo stesso tempo più efficace.
Giovanni Civran

In memoria di Samb Modou e Diop Mor. Contro la Lega, contro Casa Pound

Davvero molto preoccupante ciò che sta accadendo in questo periodo in Italia. I senegalesi uccisi a Firenze e l'attacco al campo Rom di Torino dopo la falsa accusa di stupro di una ragazzina sono segnali molto inquietanti, anche per il contesto nel quale sono maturati. Anche se la Lega sembra cercare di nuovo il consenso popolare con le indegne gazzarre in Parlamento (ma non erano al governo fino a ieri?), la mentalità che è riuscita a diffondere è veramente impressionante: le battute sugli "extracomunitari", le regole legislative regionali sul welfare, le prese di posizione anche in consiglio comunale a Gorizia creano una pseudo cultura dell'intolleranza e del razzismo, terreno fertile per l'esplosione della violenza dei più deboli. Lo stesso - e ancor di più - si deve dire della "predicazione" dei neofascisti di Casa Pound, per il momento non ancora approdati, almeno ufficialmente, sulle rive dell'Isonzo, ma già in grado di arruolare in diverse città d'Italia, giovani che accolgono con voluttà il fascino perverso della violenza. E' uno dei loro capi il vecchio "folle" che ha sparato agli ambulanti. Davvero "folle" o naturale frutto di un clima di intolleranza che sta inquinando il Paese?

mercoledì 14 dicembre 2011

Natale goriziano, una prova per candidarsi alle prossime Olimpiadi invernali?

Come direbbe Fantozzi, la pista di sci in piazza Vittoria "è una ...... pazzesca". Con i tempi che corrono il Comune pensa a far divertire i goriziani con un'attrazione da fiera di sant'Andrea, con tutto rispetto per quest'ultima si tratta di una caduta di stile veramente indecente. Si divertirebbero di più i ragazzi con disabilità se quei soldi fossero impiegati per ripristinare il servizio di assistenza pomeridiano improvvisamente sospeso ad ottobre con grave disagio per gli interessati e le loro famiglie; o gli amici della Caritas e del privato sociale che gestiscono sussidiariamente l'emporio della solidarietà e che con quei soldi potrebbero rispondere meglio alle crescenti esigenze dei loro "clienti".
Già che ci si era, non si poteva inserire una soletta sopra l'ingresso della galleria Bombi, così chi voleva poteva cimentarsi scendendo dal tracciato cementificato del futuro ascensore per il castello? Così accanto alla pista di snowboard ci sarebbe stato anche il trampolino per il salto con gli sci e magari Gorizia avrebbe potuto candidarsi come sede delle prossime Olimpiadi invernali...

martedì 13 dicembre 2011

Cambi di casacca: è lecito cambiare idea, ma entro certi limiti!

Gli elettori che tre anno e mezzo fa hanno scelto un premier e una maggioranza parlamentare si trovano oggi con un governo tecnico, appoggiato da due schieramenti, centro sinistra e centro destra, alquanto scomposti al loro interno: chi ha creato nuovi gruppi parlamentari, chi ha traslocato da una parte all'altra, chi ha cambiato nome al proprio raggruppamento... Anche a livello locale i cambiamenti sono stati notevoli: cambi di casacca interni a maggioranza e minoranza, cambio di nomi e linee programmatiche di partiti, salti di qua e di là della barricata; dopo l'adesione di Cosma il vecchio alla Destra ormai gli unici rimasti in Consiglio Comunale con il nome del gruppo di appartenenza sono i consiglieri del Forum, di Progetto Gorizia e dell'Udc, la cui compagine si è poche settimane fa allargata grazie all'arrivo dell'ex vice capogruppo ex Forza Italia ex Pdl Sartori. Ora è vero che il "mandato" degli elettori non obbliga parlamentari e consiglieri comunali a rimanere fedeli ai gruppi e ai partiti di appartenenza, ma un cambiamento così generalizzato non rischia di configurarsi come autentica presa in giro del cittadino che da una parte in buona fede ritiene di scegliere persone che rappresenteranno la sua idea, dall'altra è costretto a riconoscere che i suoi "preferiti" cambiano idea assai frequentemente e non hanno neppure la creanza di dire "scusateci, ci siamo sbagliati"? Figuriamoci se hanno il coraggio di rinunciare ad eventuali "posti" di potere acquisiti grazie proprio all'appartenenza alle originarie forze con le quali erano risultati eletti. Chi ha orecchie per intendere, intenda...

Il Gect, meglio così che niente...

Ieri sera sono stati approvati gli indirizzi, le linee guida e i sette nomi dei partecipanti al primo consiglio del Gect del territorio goriziano. Le perplessità sollevate in passato dai consiglieri del Forum restano intatte anche se non si può che salutare il nuovo organismo con un favorevole "meglio così che niente". Non si vede infatti il motivo del restringimento dell'operatività del "gruppo territoriale di collaborazione trans frontaliera" a tre realtà relativamente piccole, in alcun modo concorrenziali con i grandi Gect tra intere regioni di confine in altre zone d'Europa; in secondo luogo delle idee che finora sono state presentate come oggetto del Gect, non ne esiste ancora una che non avrebbe potuto essere realizzata senza mettere in piedi un organismo così complesso e così indissolubilmente legato agli incerti destini dell'Unione europea. Un ultima osservazione deriva infine dalla configurazione giuridica: il sindaco Romoli afferma che il Gect ha personalità giuridica totalmente autonoma e che quindi non è in alcun modo determinato dalle scelte politiche dei Comuni limitrofi. Se è così, il ventilato "grande futuro" della nostra zona non sarà scelto e realizzato a partire dai rappresentanti eletti dal popolo, bensì da un manipolo di "tecnici" che dovrebbero stabilire orientamenti, priorità e modalità di attuazione al di fuori del "controllo" della politica. Sempre ovviamente che essi riescano a far decollare, volare e atterrare da qualche parte il velivolo appena uscito da laboratori trans frontalieri finora sostanzialmente sconosciuti ai più. In altre parole, sperín bén!

sabato 10 dicembre 2011

10 DICEMBRE, PER I DIRITTI DELLA PERSONA

Oggi è la giornata in cui il mondo ricorda i diritti della persona contenuti nella Dichiarazione. E' giusto fare memoria, distogliendo per un istante lo sguardo dai problemi "occidentali" e pensando ai miliardi di persone che nella crisi totale vivono da sempre: milioni di morti per fame, guerre dimenticate, diritti calpestati ovunque, analfabetismo, mancanza d'accesso agli elementi fondamentali per la sopravvivenza e così via. I primi quindici anni del nuovo millennio avrebbero dovuto dimezzare il numero di persone che vivono in condizioni di assoluta miseria; non solo così non è accaduto ma la situazione è sempre più grave; l'unica differenza consiste nel passaggio di area di sfruttamento e nella possibile imminente crescita della miseria più nera anche in ambienti finora sostanzialmente rimasti esenti. Pensare al rispetto dei diritti umani per tutti è pensare all'unico modo di gestire una decrescita generale che se non sarà improntata alla centralità della persona non potrà che portare il mondo verso l'abisso.

Chiesa e ici ovvero il principio di sussidiarietà in tempo di crisi

Il problema è proprio quello della sussidiarietà, principio ribadito più volte dalla moderna dottrina sociale della Chiesa, in modo particolare a partire dall'enciclica "Quadragesimo anno" scritta da Papa Pio XI nel 1931. In tale testo si afferma che agli enti non statali deve essere riconosciuto il diritto di esercitare autonomamente attività incentrate sulla promozione della dignità della persona: la sussidiarietà - principio che sarà successivamente recepito anche se in forma "moderata" dalla Costituzione Repubblicana - non è dunque supplenza alle carenze dell'ente pubblico bensì complementarietà. Esistono quindi scuole, ospedali, attività caritative "non statali" non perché lo Stato non ne abbia, ma perché chiunque lo desidera - a condizione che rientri nelle norme fissate dai Codici - possa esercitare liberamente la propria azione: tale diritto dovrebbe essere garantito anche attraverso il finanziamento pubblico e/o l'esenzione da determinate tassazioni.
Ecco dunque la questione dell'ici, che non riguarda solo la chiesa cattolica: il cardinale Bagnasco - tutt'altro che sprovveduto anche se un po' in ritardo sulla tabella di marcia - tenta oggi di "aprire" ai controlli invocando su eventuali trasgressori delle regole adeguate punizioni. In questo modo ottiene un cospicuo spazio sui media ed evita la domanda più importante, quella relativa appunto alla gestione del "principio di sussidiarietà" a fronte del possibile default dello Stato. In un certo senso è come se la chiesa cattolica italiana, unico ente che potrebbe reggere l'urto, stesse cercando di mantenere la pole position nel caso di un tracollo globale: di offrire cioè una sponda possibile ai naufraghi di uno Stato che la crisi potrebbe desautorare dalle sue principali funzioni.
Per questo il tema è molto più complesso di quanto non vogliano far credere - consapevolmente - i responsabili ecclesiastici e - ingenuamente - i detrattori che invitano la Chiesa a pagare l'ici. A questi ultimi, anche esponenti di partiti e gruppi locali di centro destra e centro sinistra, vien da chiedere se si rendono conto di quello che dicono: per esempio, se si toglie alla Caritas o ai Cappuccini l'assistenza quotidiana (letto, pasto caldo, vestiti, assistenza medica, ecc.) a centinaia di persone immigrate, richiedenti asilo, affamate... chi si prenderebbe cura di loro? Forse la Regione che vara la legge sul welfare escludendo dai servizi i non residenti da almeno tre anni? O il Comune che non riesce a risolvere alcun problema senza il sostegno del privato sociale?
La domanda non è allora se la Chiesa (o le onlus o chi per loro) deve o non deve pagare l'ici sugli edifici con finalità sociale, ma se è ancora giustificato il principio di sussidiarietà: se sì, si tratta della certificazione della fine di uno Stato fatiscente e dell'inizio di un ritorno al "sacro" impero; se no, occorre che tutti - compresa la chiesa cattolica - rinuncino alla propria specifica azione per concorrere alla "salvezza" dello Stato laico, pluralista e democratico.
Ecco, questo è il problema...
Andrea Bellavite

venerdì 9 dicembre 2011

E se la Chiesa fosse davvero libera (anche dai suoi interessi) nel libero Stato

La Chiesa cattolica italiana è ancora in tempo. Dopo aver piazzato alcuni tra i suoi più significativi rappresentanti nelle posizioni chiave del governo Monti e dopo aver predicato la necessita di affrontare con serenità i sacrifici che ci attendono, potrebbe finalmente condire il tutto con un bel gesto. Se accettasse solo il gettito dell'8 per mille corrispondente all'intenzione dei firmatari e non al numero complessivo dei contribuenti, otterrebbe circa mezzo miliardo di euro in meno (che andrebbero nelle casse dello Stato) ma in cambio un grande incremento di una credibilità attualmente abbastanza in calo.
Per quanto riguarda l'esenzione ici hanno ragione gli esponenti della chiesa quando dicono che beneficiano degli stessi vantaggi previsti per le onlus e le associazioni di volontariato che si sostituiscono alle "mancanze" dello Stato. Ci sono però almeno tre "ma": il primo riguarda l'effettivo uso sociale degli istituti religiosi (quante costruzioni ecclesiastiche sono state costruite come "casa dello studente" o "centro di accoglienza" per ottenere contributi? Quanti istituti religiosi romani hanno pagato l'ici per case che di fatto erano alberghi, almeno fino a quando nel 2000 hanno dovuto adeguarsi a causa delle più che legittime rimostranze degli albergatori di Roma che mal sopportavano una simile irraggiungibile concorrenza?); il secondo riguarda il principio di sussidiarietà a volte invocato per giustificare il diritto alla libertà di iniziativa, altre volte per supplire alle mancanze dello Stato, che dovrebbe limitarsi a ringraziare ed esentare; il terzo problema riguarda tutte le onlus: perché non togliere a tutti, senza eccezioni, le esenzioni, impegnando lo Stato a compiere il proprio dovere gestendo in proprio l'assistenza ai poveri o garantendo l'esistenza solo a quegli enti che sono in grado di stare in piedi con le proprie gambe, anche pagando le tasse? La bontà non ha prezzo, si dice spesso. Bene, quindi paghi l'ici come tutti!
Nessuno può obbligare la Chiesa, ma se facesse liberamente anche un piccolo passo in questa direzione avrebbe ben altra voce in capitolo e sfuggirebbe ai fin troppo facili sarcasmi di chi l'accusa di predicare bene e razzolare molto male!

L'Italia sono anch'io: un'iniziativa a favore del diritto di cittadinanza

L'Italia sono anch'io. E' il titolo di un'iniziativa promossa da un grande cartello di associazioni ed enti in qualche modo accomunati dall'attenzione nei confronti del mondo dell'immigrazione. Capofila le chiese evangeliche in Italia, i promotori propongono la sottoscrizione di due Leggi di iniziativa popolare da far discutere e possibilmente approvare in Parlamento. La prima ha uno sponsor d'eccezione nel Presidente della Repubblica Napolitano e propone il conferimento della cittadinanza italiana ai figli di immigrati regolari che sono nati e cresciuti in Italia; la seconda propone l'estensione del diritto di voto a tutti gli immigrati regolarmente residenti in Italia. E' possibile firmare nelle sedi istituzionali, a Gorizia anche la sera del 15 dicembre al Kinemax, dopo il dibattito sul film Welcome in programma alle 20.15.

mercoledì 7 dicembre 2011

Politica in grande difficoltà, tra governo tecnico e proteste popolari

Dopo la fine del governo Berlusconi il centro sinistra aveva inneggiato al "nuovo" rappresentato dalla governo Monti. Grande entusiasmo fino alla manovra nella quale con coerenza il premier e i suoi ministri propongono esattamente quello che avevano promesso: sacrifici per tutti, ovviamente soprattutto per quel ceto medio dal quale unicamente possono essere tratti dei "numeri" significativi. Adesso tutti a invocare equità e giustizia, in primis la Chiesa cattolica che suscita ovviamente un vespaio di critiche, a partire dalle esenzioni ici, dall'8 per mille e dai finanziamenti cospicui da parte degli enti pubblici (non certo ultima la regione Friuli Venezia Giulia). I "poveri" parlamentari del centro sinistra e del centro destra sono tra l'incudine del dominio dei finanzieri e il martello delle prossime elezioni; non sapendo che pesci pigliare sembrano attendere gli eventi, invocando addirittura - pd e pdl - la "fiducia" per evitare guai nella discussione parlamentare. Colpisce però la capacità di cambiare idea di questi eletti dal popolo che sembrano autorizzati a dire tutto e il contrario di tutto: le ultime politiche erano tre anni e mezzo fa. Eppure molti supporter di Berlusconi - anche locali - sono passati negli ultimi mesi alla gioia più sfrenata per le sue dimissioni, poi a sostenere con passione le ragioni di Monti e ora a criticarlo per la mancanza di equità della sua manovra. Percorsi simili si sono realizzati nel pd, basta scorrere facebook per leggere da un giorno all'altro testi di persone anche esperte della "politica" transitare dall'inno al trionfo della democrazia all'accusa di "fascismo" generata dal ventilato ridimensionamento delle giunte provinciali. Insomma, è logico che cambiare idea fa parte del "gioco" politico, ma non così in fretta, soprattutto non senza aver spiegato le ragioni dei propri errori e dell'adesione a prospettive completamente diverse dalle precedenti.

martedì 6 dicembre 2011

Gorizia "declassata" da Il Sole 24 ore

Nonostante gli invitanti cartelloni che propongono di visitare Gorizia "la città accogliente, vivibile e digitale", l'irriverente Il Sole 24 ore la declassa impietosamente per ciò che concerne la qualità della vita. Imbarazzati, gli amministratori di provincia e comune minimizzano, sostenendo la relatività di simili inchieste (dimenticando di averle commentate assai favorevolmente quando le indicazioni erano a loro favore)! In realtà quello sollevato dall'autorevole giornale è il vero problema: perché vale la pena di abitare a Gorizia piuttosto che altrove? Il progressivo tracollo demografico - reso meno impietoso da una forte accentuazione del fenomeno migratorio - il mancato decollo del tanto atteso turismo, la scarsa integrazione fra vita cittadina ordinaria e universitaria, l'ancora poco convinta collaborazione sociale e culturale tra Gorizia e Nova Gorica, la cronica assenza di un'imprenditorialità creativa, l'incapacità di risolvere le crescenti problematiche sociali aggravate dalla crisi, la permanenza di anacronistiche visioni politiche autarchiche... Questi e molti altri sono i temi sui quali inchiodare alle proprie responsabilità la Giunta Romoli e quelle che l'hanno preceduta. Non si tratta di correre dietro al suo attuale protagonismo pre-candidatura ufficiale, ma di proporre una via politica al cambiamento della città realmente alternativa: una politica di centro sinistra e di sinistra, insomma!

lunedì 5 dicembre 2011

Sanità, una lettera dir ringraziamento...

Care Signore Infermiere e Cortese Medico Caporeparto trasfusioni,
sono Giovanni, uno dei tanti donatori di sangue della sezione di Gorizia, e vi vedo al lavoro da tanti anni. Anche se non ho mai imparato il Vostro nome riconosco da sempre con affetto il Vostro sorriso e la Vostra disponibilità.
Sabato scorso mi sono recato presso la sezione del nostro Ospedale per il prelievo trimestrale. Mi reco sempre di sabato poiché, come tanti altri miei concittadini non trovo tempo durante la settimana. Il reparto rimane a disposizione dei donatori solo la mattina presto e pertanto dovrei rivoluzionare gli impegni di lavoro, chiedere permesso di assentarmi e poi affrontare molti kilometri di strada in condizioni di guida fisicamente non ottimali.
Come ogni sabato mattina anche ieri c’erano un sacco di persone: un signore in mobilità, uno da poco in pensione, una giovane studentessa al secondo o terzo prelievo, il suo ragazzo che si preparava alla prima donazione, una coppia di quarantenni e due giovani biker tutti bardati con un giacche nere e fazzoletti arrotolati sul collo. Alle 8 e 40 eravamo già in nove ad attendere e altri tre erano già in sala trasfusione. L’attesa è durata parecchio e nessuno dei presenti ne comprendeva il motivo, salvo accorgersi, giunto il rispettivo turno, che di infermiere ve ne era una soltanto rispetto alle tre che erano sempre presenti il sabato.
“ Pensa che il sabato non possiamo neppure più effettuare prelievi di plasma, poiché servono almeno due infermiere! A questo reparto lavoravamo abitualmente in 6, alternando i turni. Ora una collega è andata in pensione, un’altra da maggio è in malattia. E nessuno ha provveduto alle sostituzioni. Ora in quattro non possiamo più offrire la copertura di prima e rimane da servire anche la sede di Capriva, oltre che provvedere alle fasi di trasporto e gestione delle sacche di sangue donato”.
Nel tempo che me ne stavo disteso sul mio lettino non potevo fare a meno di osservare l’infermiera impegnata nel suo lavoro. Aveva ormai raggiunto una sincronia perfetta tra tempi di accettazione, prova emocromo, inizio procedura, medicazione e congedo dei donatori. Senza risparmiarsi un istante, sempre con calma imperturbabile e dolcezza. Eppure stanca e insieme preoccupata di non riuscire a rispettare i tempi di gestione di tutte le persone in attesa e la consegna in orario delle sacche. Anche il medico ogni tanto veniva a verificare la situazione, scuotendo la testa imbarazzato per la congestione di lavoro della collega. Poi riprendeva a esaminare lo stato di salute di tutti i candidati alla donazione che pure dal corridoio vedevo sopraggiungere di continuo.
Si pensa, forse e ogni tanto, a ringraziare chi compie gesti plateali o chi si sacrifica completamente per gli altri. A volte, invece, sono molto più frequenti le persone che ogni giorno con il loro prezioso lavoro, senza beneficiare delle legittime pause e al necessario recupero delle ore extra di turno che non possono rientrare come straordinari continuano a spendersi per il prossimo, semplicemente eseguendo con amore e dedizione il proprio lavoro, sicuramente senza belarsi di ingenti compensi mensili e gratifiche di fine anno.
A lei Signora Infermiera e alle sue Colleghe va tutto il mio affetto e riconoscenza. Vorrei solo che il Politico di turno che nelle riunioni annuali di presentazione delle ottime statistiche sulle donazioni che vedono su alti livelli di autosufficienza la nostra Regione si ricordassero del contributo non solo lavorativo da Lei generosamente versato, magari provvedendo a rinforzare questo settore ospedaliero così importante per tutta la comunità regionale.
Con gratitudine,
     Giovanni Civran
 

Crisi: tra il poco di molti e il molto di pochi

E così, ecco la manovra. Cosa ci sia di tanto diverso dalle precedenti estive non è molto evidente. Si attinge dove si può e dove ci sono i grandi numeri, cioè in quel cosiddetto ceto medio che sta scomparendo dall'orizzonte nazionale. E, in queste condizioni, non si potrebbe in effetti fare altro: le risorse da ricuperare sono "nel poco di tanti", non certamente nel "molto di pochi", anche se qualche colpetto ben assestato ai più ricchi avrebbe avuto un valore almeno simbolico. Già, non c'erano alternative in queste condizioni e con un governo di tecnici professionalmente nati, cresciuti e vissuti in "questa" forma di economia e di finanza; alcuni di essi ne sono stati finora protagonisti a livello internazionale. Ma era ed è tuttora impossibile pensare un'altra via per affrontare la crisi? Ad esempio quella scelta in Islanda dopo la solenne bocciatura delle manovre anticrisi da parte dei cittadini che si sono espressi in un referendum popolare, strada non a caso vietata alla Grecia alla quale è stato imposto Papademos, il Monti di turno? Ecco, oltre all'ombra della recessione preoccupa il clima di totale sfiducia nei confronti di chi continua a chiedere sempre più accentuati sacrifici, ma non riesce a suscitare l'impressione di riuscire in alcun modo a trarre fuori l'Italia dal vicolo cieco. La serietà degli attuali governanti non è in discussione, non si possono commisurare le lacrime di un ministro che chiede grandi sacrifici con le cretinate imbarazzanti cui ci aveva abituato lo pseudo governo precedente. Ma i conti non tornano lo stesso, le ombre all'orizzonte sono sempre più scure: forse solo la creatività del popolo potrebbe portare qualcosa di nuovo. Cominciando da un rinnovamento totale dell'inetta classe politica attuale, possibile già tra una anno e mezzo, sempre che questo Governo riesca nella non facile impresa di cambiare il "porcellum" prima del referendum...

domenica 4 dicembre 2011

Martedì il primo incontro ufficiale del Forum con il candidato sindaco del centro sinistra

Si licet componere parvula magnis (se è lecito paragonare le cose piccole a quelle grandi)... anche per il Forum quella che inizia è una settimana decisiva.
Martedì sera, esattamente un mese dopo le primarie, ci sarà in via san Giovanni il primo incontro ufficiale con il candidato sindaco del centro sinistra. Che cosa gli sarà detto e soprattutto cosa dirà lui? Quali preoccupazioni saranno espresse? Quali auspici, attese, prospettive?
Sarà molto interessante scoprirlo, già si può prevedere il "tutto esaurito" delle grandi occasioni. Ma si possono proporre già ora alcune riflessioni previe "a freddo", suggerite come spunti di discussione dei quali chi sottoscrive questo post si assume la piena e personale responsabilità.
1. Non è affatto scontato che la coalizione del centro sinistra sia uscita rafforzata dalle "primarie", sarà lungo e delicato il lavoro per costruire coesione e per comunicare passione. Esse sono state "celebrate", tutti i candidati si sono impegnati al massimo, il numero dei votanti è stato abbastanza soddisfacente. Ciò non toglie che i timori che le avevano precedute restino in parte confermati, il principale è quello relativo all'astensione dal voto di tanti elettori che avrebbero preferito scegliere il candidato da inviare al ballottaggio in occasione del primo turno delle amministrative.
2. I contenuti dei quattro programmi - letti con il senno di poi - richiedono un grande sforzo di armonizzazione, soprattutto nel necessario passaggio dalle alte enunciazioni di principio alla concretezza delle proposte politiche. Peraltro sarà proprio questo il campo della "battaglia" contro Romoli, il rischio da correre di una "diversità sostanziale" non risolvibile con il politichese: cosa si farà degli ascensori al castello, del parcheggio multipiano di via Manzoni, del centro commerciale nel centro cittadino, della galleria Bombi, del piano del traffico; ma anche del Museo di santa Chiara, del Museo del Novecento e dell'archivio della memoria; che accadrà del welfare, quali prospettive sul punto nascita, sulla sanità e sul destino (a quanto pare finale) della sua Azienda; quali strumenti di partecipazione democratica per i giovani, con quali mezzi realizzare le piste ciclabili, quali contatti per la green economy; con chi iniziare un autentico percorso di collaborazione "alla base" con la Slovenia, quali prospettive indicare al Gect... Ecco, su tutte questi aspetti occorre una discussione franca e sincera, prima della messa in atto di ogni strategia verso il voto.
3. Anche le persone che dovranno far parte di un'eventuale Giunta Cingolani dovranno essere individuate in tempi abbastanza ristretti: se le "primarie" sono considerate determinanti per la scelta del candidato, il loro risultato deve essere tenuto in considerazione anche in vista dei futuri assetti politici. Inoltre è bene che gli elettori possano sapere prima - almeno a livello di linee fondamentali - non solo il nome del candidato sindaco ma anche quello di coloro che lo circonderanno e aiuteranno nel suo percorso amministrativo...
Quello che è certo è che il Forum dovrà riconoscere l'importanza di ciò che emergerà dall'incontro di martedì: prendere atto per decidere il proprio percorso futuro con una nuova chiarezza di metodi e prospettive adeguati all'assillante urgenza del momento presente.
Andrea Bellavite

In attesa della "manovra di dicembre", notizie (buone) dal Nord Europa

Settimana decisiva. Entro un paio di giorni si sapranno quali sono le misure anticrisi predisposte dal governo Monti: le illustrerà alla Camera e poi - a quanto sembra - nel salotto televisivo di Bruno Vespa. In uno Stato normale ci sarebbe stato un messaggio del presidente del Consiglio a reti unificate; a quanto sembra ci toccherà invece sorbire la faccia di uno dei giornalisti simbolo della decadente era berlusconiana. C'è ancora tempo, può darsi che il compassato premier tecnico ci ripensi, non sarebbe un buon inizio! Ma al di là delle forme è da attendere la sostanza che non potrà toccare soltanto gli aerei privati e gli yachts, con le percentuali sui quali non si supererebbero di certo i 40 miliardi di euro... Dovrà toccare tutti i cittadini chiamati ancora una volta (è la quarta solo in quest'ultimo anno) ad ulteriori sacrifici per riparare i danni provocati da un sistema economico e finanziario da loro non voluto e non controllato. Si respira ovunque un clima triste, rassegnato; si sa bene che anche questa manovra non sarà l'ultima, che il fallimento è dietro l'angolo, che alle imposizioni dei tecnocrati nessuno oserà opporsi con argomenti convincenti. Insomma, che siamo in un vicolo cieco e che l'unica cosa che sembra tutti attendano è il momento in cui ci si scontrerà con il muro e dal tetto pioveranno il debito internazionale, la crisi energetica mondiale e la recessione del sistema occidentale. C'è, questa volta, un a meno che?
Per quanto pochi siano gli abitanti e forte la coesione sociale una risposta alternativa arriva in questi ultimi mesi dall'Islanda: forse è poco, ma almeno un timido segnale che là dove la democrazia partecipata ha voluto ribellarsi alle imposizioni dell'"ineluttabile" i risultati ci sono stati e a quanto pare ottimi. Che sia il passaggio a Nord Est per uscire dai ghiacci della crisi planetaria?

Cormonslibri, proprio bél!

Davvero una bella idea quella di Cormons. Due tre eventi ogni sera illuminano l'avvicinamento al Natale con una ventina di proposte che arricchiscono il panorama culturale di tutto il territorio. Ci sono esponenti della politica, dell'arte, del giornalismo militante; personaggi noti in tutta Italia e oltre, accanto ad autori locali che trovano un'ottima vetrina e la possibilità di un lancio ad altri livelli. Il pubblico è numeroso e attento, gli interventi sempre appropriati. Ieri sera si è parlato di truffe italiane, di mafia e di speranza; poi di chiesa, religione e regione nella presentazione del bel libro di Pierluigi Di Piazza. I costi di una rassegna straordinaria che onora Cormons sono inusitatamente limitati, grazie a una proficua collaborazione tra ente pubblico e iniziativa privata. Da imparare!

sabato 3 dicembre 2011

Pisus: tra sogni e realtà

A leggere Il Piccolo di oggi c'è alquanto da rallegrarsi: "è finito il tempo del no se pòl", annuncia l'assessore Guido Pettarin che ha illustrato insieme al Sindaco Romoli le iniziative che il prossimo anno potrebbero essere finanziate con il cospicuo contributo regionale previsto dai PISUS (Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile). Le mura del castello, la piazza san Rocco, Corte sant'Ilario, i parchi cittadini, le piste ciclabili: tutti i piani di ristrutturazione sembrerebbero uscire dal libro dei sogni e diventare realtà. Bene? Sì, benissimo...
Tuttavia l'ottimismo di Pettarin e l'interventismo quasi ossessivo del Romoli ormai formato 2012 sono da posporre all'uso del condizionale: il finanziamento previsto da parte della Regione è nel complesso di 18.500.000 euro, da ripartire tra i Comuni che ritengano di presentare domanda. Ora la richiesta sembra sia stata inoltrata da una quindicina di amministrazioni, tra le quali ovviamente i capoluoghi di provincia oltre ad altre cittadine dalle dimensioni cospicue come ad esempio Monfalcone. Ora, l'importo minimo previsto per ogni PISUS è di 3 milioni, quello massimo di 6: anche solo immaginando che il "bottino" sia distribuito equamente solo tra i capoluoghi di provincia (si può facilmente prevedere l'insurrezione dei centri "minori") la quota spettante a Gorizia non potrebbe superare i 4 milioni e mezzo. Più facile ipotizzare un finanziamento minimo di 3 milioni suddiviso per 6 Comuni oppure, con i tempi che corrono, temere di non rientrare fra i vincitori del bando; difficile però pensare che - alla vigilia delle amministrative nell'unico Comune capoluogo ancora in mano al centro destra - la Giunta regionale di centro destra non cerchi di sfruttare in qualche modo l'occasione...
Quindi, purtroppo, il trionfalismo di Pettarin e Romoli deve fare i conti con la realtà: tutto ciò che "arriverà" sarà da accogliere con soddisfazione, ma nella presentazione dei progetti ai cittadini si tenga presente il detto popolare (reso ancor più celebre dal Trap) "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco".

venerdì 2 dicembre 2011

Ascoltare i giovani, un'esigenza prioritaria

Sulla questione dei giovani in Consiglio Comunale il sindaco Romoli ha sbagliato a invocare questioni di principio ("io vado dove vengo invitato, ma non mi può essere imposto da chi vuole fare demagogia"). Sarebbe stato meglio da subito raccogliere la provocazione e accettare i cinque minuti di dialogo da essi richiesti. Perché? Perché la presenza di una trentina di giovani nell'aula consigliare è già di per sé un fatto eccezionale e sarebbe stato di gran lunga meglio valorizzarla invece che mortificarla. Ma erano da ascoltare soprattutto perché le loro richieste sono molto serie, importanti e si possono sintetizzare in una: partecipare attivamente alla gestione della vita sociale e politica del Comune, attraverso la ricerca condivisa di strumenti operativi che lo rendano possibile (tipo la Consulta comunale dei Giovani, scomparsa nell'estate 2009 da tutti gli ordini del giorno di Consiglio e Commissione dopo una breve fiammata iniziale). Mentre c'è chi pensa di "pescare" i giovani incontrandoli nei bar più frequentati, essi percorrono la strada opposta e si riversano in quello che dovrebbe essere il luogo più importante della politica cittadina.
E non trovano ascolto, neppure con la simbolica sospensione di cinque minuti della seduta: e pensare che tra poco più di un paio di mesi tutti li cercheranno, alla caccia di un voto in più, infondo Gorizia val ben un'ordinanza!

giovedì 1 dicembre 2011

Cosa succede quando i giovani decidono di partecipare a un consiglio comunale

L'altra sera un gruppo di ragazzi ha "occupato" pacificamente lo spazio (quasi sempre vuoto) dedicato al pubblico durante il Consiglio Comunale: hanno manifestato un'intelligenza, un rispetto e un'educazione che i consiglieri comunali dovrebbero solo imparare! I giovani hanno voluto incontrare la politica, non in un bar ma nell'aula più importante della democrazia rappresentativa cittadina: è stato detto "no" al loro possibile intervento, da quasi tutti i consiglieri della maggioranza che forse non avevano neppure capito cosa si stava votando. "Non si poteva perdere tempo" - ha detto praticamente il sindaco svestendo per qualche minuto l'abito populista che si sta confezionando in vista delle prossime amministrative.
Perdere tempo rispetto a che cosa? Quale "esempio" hanno ricevuto i giovani durante la loro "prima volta" nell'aula consigliare, intimiditi dal rispetto istituzionale?
Hanno sentito il sindaco leggere l'elenco dei nuovi consiglieri d'amministrazione dell'Istituto di Musica, scoprendo che il criterio per scegliere il presidente è stato quello di "apprezzare la musica classica"; hanno visto lo stesso sindaco - che evidentemente non aveva letto nulla prima di firmare una nomina così a lungo attesa e importante - arrabbiarsi con l'assessore al parco culturale quando Anna Di Gianantonio aveva fatto notare la "forma" indecente del curriculum presentato.
Hanno visto cosa facevano i consiglieri mentre Orzan leggeva forte il loro documento: chi entrava e usciva, chi chiacchierava amabilmente, chi giocava con il telefonino e così via. Hanno percepito il crasso tentativo di ingraziarseli da parte di un consigliere e di un assessore che - dopo l'opportuno, commosso e partecipato ricordo di Andrej Bratuz e Sergio Rovis - hanno cercato di strumentalizzare la memoria di un noto giovane mito dello sport nazionale recentemente scomparso. Hanno riscontrato la confusione esistente in tutte le fasi...
Se ne sono andati delusi, non tanto o non soltanto perché non hanno potuto esprimere le loro ragioni, quanto perché non si sarebbero mai aspettati che il "luogo" più importante del dibattito democratico in città fosse così desolante e desolato.
Da quanti anni non si vedevano tanti giovani? Beh, adesso sarà molto difficile vederne ancora... O almeno vederli così corretti e così poco "indignados"!

mercoledì 30 novembre 2011

I sette al Gect: no alla lottizzazione sì alla competenza

Perchè una volta tanto non cambiare registro ed essere di esempio per tutti?
Il prossimo 12 dicembre, nel corso della seconda parte del Consiglio Comunale iniziato ieri sera, saranno nominati i sette rappresentanti del Comune di Gorizia che determineranno insieme ai 7 colleghi di Nova Gorica e Sempeter/Vrtojba le sorti del Gect "goriziano". Al di là delle perplessità su uno strumento importante "costruito" forse con troppa fretta, impantanato per oltre un anno nelle burocrazie dei Palazzi romani e per ora alquanto limitato... il Gruppo Europeo di Collaborazione Territoriale potrà funzionare e raggiungere obiettivi ben più ambiziosi di quelli "di partenza" solo se i "nominati" saranno scelti in base alla competenza: dovranno infatti interagire non solo con i Comuni limitrofi ma anche e soprattutto con l'Unione Europea, con i rispettivi Stati nazionali e con la regione Friuli Venezia Giulia.
Già circolano le "solite" proposte: "3 alla maggioranza consiliare, 1 alla minoranza, 1 alle università, 1 alla camera di commercio e 1 come presidente"; "no, almeno due all'opposizione!", "Allora faremo 6 a 1" e così via. Non è questo il modo di impostare il problema, sarà possibile una volta tanto superare la logica della lottizzazione e mettersi d'accordo su sette personalità "al di sopra delle parti", veri "tecnici" - come si usa dire oggi?
La nomina "sindacale" del presidente dell'Istituto di Musica è un capolavoro al contrario: il curriculum non presenta alcuna caratteristica di capacità gestionale, di coordinamento di consigli di amministrazione, neppure di competenze musicali se non una non meglio specificata "cultura sulla musica classica"... Sarà questo il criterio con il quale verranno distribuiti i prestigiosi "posti" nel Gect?
Ci si augura - ma senza troppe illusioni - che non sia così. Che invece ogni gruppo consigliare possa proporre più nomi non necessariamente della propria parte ma riconosciuti da tutti come molto competenti in materia e che si possa arrivare a votare una lista condivisa di 7 professionalmente eccellenti, tra i quali uno da indicare come primo presidente (nel caso in cui non tutti i 14 conoscano bene sia lo sloveno che l'italiano, sarebbe come minimo da richiedere una perfetta conoscenza della lingua inglese, sia per ciò che concerne i rapporti con Bruxelles che per le "assemblee" goriziane che non dovrebbero prevedere interpreti): i "politici" (cioè in questo caso le Giunte e i Consigli Comunali) offriranno gli indirizzi appunto politici, ma i "tecnici" saranno chiamati ad attuarli, indipendentemente dal fatto che "comandino" la destra o la sinistra. Quindi dovranno esser anzitutto "bravissimi", indipendentemente dal loro orientamento al voto.
Un sogno?

martedì 29 novembre 2011

Verso Natale: panem et circenses a Gorizia, Cultura a Cormons

Così, tanto per proseguire e approfondire il discorso del post di ieri: si possono unire l'approfondimento scientifico di alto livello e la divulgazione "generalista"? Oggi si propone un altro esempio: mentre il Comune di Gorizia lancia i cittadini verso il Natale con frizzi lazzi e cotillon, altrove si ragiona in tutt'altro modo.
In piazza Vittoria avremo la pista di skateboard (wow, l'altr'anno c'era quella in ghiaccio sintetico sulla quale in venti giorni si videro solo due giustamente polemici pattinatori, Sosol e Bianchini!), il "villaggio nordico natalizio" (chissà, forse nella galleria Bombi potrebbero parcheggiare le renne dell'immancabile Babbo Natale formato coca cola), naturalmente la mega festa di Capodanno targata esplicitamente Let's Go, le luci potenziate ovunque "in controtendenza con Udine" precisa il sindaco senza chiedersi come mai Udine (e Trieste) hanno ritenuto di risparmiare un po' su ciò che non è proprio indispensabile!
INVECE - e il maiuscolo ci sta tutto - nella vicina Cormons si è scelto un modo diverso di trascorrere dicembre e di preparare le feste natalizie: chi vuole può cliccare sul link a destra di questa pagina e scoprire la ricchezza culturale straordinaria del programma di Cormonslibri. Con costi relativamente irrisori vengono portati sul palco cormonese alcuni tra i personaggi più illustri della cultura contemporanea, spaziando dai grandi nomi conosciuti da tutto il pubblico televisivo ai meno noti, ma non per questo meno interessanti protagonisti locali: si parla di letteratura, di arte, di filosofia, di massmedia, di politica, di religione... in un evento costruito su decine di incontri assembleari contenuti in una formula che già nelle scorse stagioni ha ottenuto un grande successo.
Ecco la Cultura a Cormons, ecco il risultato del "parco culturale" a Gorizia!

lunedì 28 novembre 2011

Un muretto goriziano da demolire: quello che divide gli "scienziati" dai "divulgatori"

Il libro di Liliana Mlakar e Annalisa Turel sulla "Storia di Gorizia" - fresco di stampa e presentato lo scorso sabato all'Ubik - ha suscitato e continuerà a suscitare commenti. Perché?
Anzitutto perché è un testo che si presenta bene, con un titolo e una copertina accattivanti, con un formato e una dimensione incoraggianti oltre un prezzo decisamente abbordabile: il classico "regalo di Natale" al quale non si può che augurare un peraltro prevedibile successo.
D'altra parte ci sarà anche chi storcerà il naso. Le due autrici hanno voluto sfidare i "mostri sacri" della Cultura goriziana, gli inavvicinabili che per tutta la vita hanno studiato con acume e intelligenza scientifica tutti i particolari: essi non si accontenteranno certo di essere citati nella bibliografia, si sentiranno "superati in curva" nella stesura di un testo che - così probabilmente penseranno - avrebbe dovuto portare la loro firma. E per confermare il loro disappunto evidenzieranno con la matita rossa e quella blu le "distrazioni" ortografiche, le "imprecisioni" cronologiche, le "mancanze" peraltro inevitabili in un testo che percorre 1000 anni di storia in poco più di 200 piccole pagine.
In realtà l'operazione Mlakar/Turel è più che legittima, non dovrebbe esistere alcun "jus primae noctis" nella scrittura e nell'interpretazione della propria "storia": sono sufficienti l'amore per la città (alla quale è dedicato il testo) e l'onestà di consultare con attenzione e non travisare le fonti - citandole con i dovuti convinti grande rispetto e deferenza. E' ora di abbattere il muro di separazione spesso ancora esistente a Gorizia tra gli "scienziati" gelosi custodi della Cultura e i "divulgatori" che cercano di carpire di nascosto ai primi qualche informazione: ciascuno deve svolgere il proprio compito non sentendosi usurpato o scavalcato, bensì felice di poter collaborare nell'avvicinare la "storia" a tutti i cittadini, anche a quelli non particolarmente attratti dal linguaggio scientifico.
Qualche esempio virtuoso nel recente passato? Il bel libro di Dario Stasi "Intorno a Gorizia", la biografia di Ondina Peteani scritta da Anna Di Gianantonio e Gianni Peteani, per la "contemporanea" le interviste di Roberto Covaz a Monsignor Dipiazza, a Silvino Poletto e a Mario Brancati: il rigore scientifico non impedisce di svolgere un tema con un linguaggio semplice e coinvolgente, di trasformare un libro di storia in una piacevole, avvincente e istruttiva lettura.
Si può storcere il naso quanto si vuole, ma non si può fare a meno di riconoscere che la Ubik strapiena e la corsa agli acquisti dimostrano che la Liliana e l'Annalisa hanno intercettato l'autentica "fame" di cultura che alberga nel cuore di tutti i goriziani. E per questa loro "fatica" sono da ringraziare.
ab

domenica 27 novembre 2011

Hvala Kulturni Dom!

Splendida serata al Kulturni Dom, in occasione del 30° anniversario della sua inaugurazione. Discorsi pregnanti, musica bellissima, poesia ed emozioni: una memoria basata sull'arte e sulla percezione del bello.
Il Kulturni Dom è il più importante centro di cultura del territorio goriziano: non soltanto per l'elevata qualità delle sue proposte - e stasera ne è stata ulteriore prova - ma anche per il costruttivo clima di amicizia e collaborazione fra popoli e culture che si respira ogni volta si mette il piede nella struttura.
Grazie a Igor Komel e ai suoi bravissimi collaboratori per questo gioiello di convivenza nel cuore di Gorizia!

La discussione politica, questa sconosciuta...

Notizia straordinaria. Dopo-domani, martedì 29 novembre alle ore 18, si riunirà il Consiglio Comunale di Gorizia! L'ultima volta era accaduto il 27 settembre, quella precedente il 28 luglio; poi, a parte una piccola parentesi a fine giugno, occorre risalire fino al 20 aprile: ovvero, nella città capoluogo di provincia, il ritmo delle sedute di consiglio è diventato regolare, "una ogni due mesi". Romoli gongola parlando di "risparmi" per le casse del Comune, il presidente del Consiglio Roldo cerca di giustificarsi affermando che "non ci sono delibere da approvare", la "politica" cittadina vivacchia al di fuori delle sue sedi istituzionali; la campagna elettorale è vicina e alla discussione sui problemi si preferiscono le dichiarazioni alla stampa, le promesse più o meno roboanti, gli applausi della propria "piazza".
Del resto il Roldo non ha tutti i torti, purtroppo: l'attuale normativa sugli enti locali riduce talmente le prerogative "ufficiali" del Consiglio Comunale da consentire a un Sindaco e alla sua Giunta già di per sé poco inclini al confronto democratico di considerare un'inutile perdita di tempo il passaggio consigliare. Nel segreto della loro stanza parlano, discutono (chissà, forse anche no?), deliberano; poi, per le pochissime questioni che richiedono il voto di tutti, vanno in aula, subiscono come una breve ma indolore tortura le interrogazioni per lo più dell'opposizione, presentano le delibere, ad libitum si interessano o meno alle discussioni (a volte infinitamente stiracchiate da puntigli procedurali) e infine partecipano alla collettiva "premitura di bottone" verde o rosso a seconda di ciò che dal fondo dell'aula il Valenti di turno suggerisce. Insomma, pochissimi decidono e gli altri alzano (oppure no) la mano.
Ciò che avviene da anni nei Consigli Comunali è un anticipo di ciò che accade oggi in un Parlamento peraltro da se stesso ridotto a luogo di approvazione di norme decise nel segreto del Consiglio dei Ministri e delle stanze dei bottoni europee: dal caos totale della trista (quanto lontana!) epoca berlusconiana alle idee chiare e distinte di un manipolo di iper-tecnici che stanno per presentare una manovra "lacrime e sangue" sulla quale ci sarà ben poco da discutere. Quali e quanti emendamenti il branco di personaggi eletti con il "porcellum" nella legislatura vigente con l'unico scopo di blindare il ras arcoriano potranno permettersi di proporre a un gruppo di super esperti docenti nelle più importanti facoltà accademiche europee? E cosa ci si può aspettare dai parlamentari del pd, adesso che hanno perso (e non per merito loro!) il più gettonato argomento politico, cioè che "Berlusconi se ne deve andare"? E chi oserà "staccare la spina" rischiando di essere realmente linciato da una folla sapientemente indottrinata a strafavore dell'attuale Governo dai verbi mediasettiano e debenedettiano una volta tanto stranamente alleati, sia pur con accenti diversi?
ab

sabato 26 novembre 2011

Con il Romoli iper-attivo, per il centro sinistra goriziano "più aspra la via più dolce la vittoria"

Ed ecco l'inaugurazione del nuovo impianto foto-voltaico presso l'autoporto di Sant'Andrea; ecco svelarsi il progetto E-Cube per lo sviluppo delle energie rinnovabili; ed ecco, accanto alle espressioni di legittima soddisfazione, le parole del sindaco Romoli che evoca la prospettiva di nuovi e ambiziosi accordi con l'area slovena limitrofa per portare Gorizia all'avanguardia nel campo della "green economy". Un'espressione che vi ricorda qualcosa? Non forse il distretto "verde" proposto nella recente campagna alle primarie dal candidato del centro sinistra risultato vincente?
Insomma, il "primo cittadino" sta avviando la sua personale campagna di promesse ma anche di partecipazione all'inaugurazione di molteplici opere che stanno effettivamente rinnovando la città: il suo protagonismo - inatteso in tali proporzioni - lo porta a sposare in parte le antiche idee dei suoi oppositori, sia dando forma a progetti rimasti in precedenza troppo tempo sulla carta, sia facendosi paladino di "imprese" che fino a qualche anno fa sembravano appannaggio di altri. Soltanto per portare qualche esempio: la fine dei lavori nel (bel) centro storico e la pedonalizzazione di Corso Verdi, l'asfaltatura di molte strade da decenni ridotte in stato pietoso, la facoltà di architettura, il ventilato trasferimento delle attività dell'industria Pipistrel, il centro stampa di Piccolo e Messaggero Veneto, il Gect - di fatto e al di là delle legittime perplessità sul come e sul cosa - come primo concreto strumento operativo delle relazioni con i Comuni sloveni limitrofi, il sostegno alla causa delle energie alternative...
Ammesso che si candidi alla riconferma, Cingolani e company sono chiamati a una svolta importante, fuori dalle logiche degli slogan pre-elettorali: non affannarsi a contrastare tali "successi" o a rivendicarne la paternità (la gente non sottilizza, chi vince vince chi perde perde, anche se con buoni risultati!); piuttosto è necessario e urgente domandarsi perché un goriziano dovrebbe votare per il centro sinistra piuttosto che per il centro destra (o meglio, per Cingolani invece che per Romoli)? Quali posizioni evidentemente diverse da quelle "romoliane"? Dove prenderlo "in castagna" relativamente all'amministrazione di questi ultimi cinque anni?
Così, a prima vista, difficilmente ci si potrebbe smarcare se non prendendo delle molto chiare - se necessario anche apparentemente impopolari - posizioni rispetto ai suoi evidenti (probabilmente anche a lui) "punti deboli": la composizione "politica" di una Giunta molto traballante, gli ascensori al castello, la deficitaria politica del "parco culturale", l'incapacità di risolvere i problemi anche relativamente semplici del welfare senza ricorrere alla stampella del privato sociale, la rivendicazione del "punto nascita" non accompagnata dall'insistenza sull'urgenza dell'assistenza territoriale, le condizioni tremende del porfido davanti a sant'Ignazio, la cementificazione del sottosuolo e il parco commerciale urbano di via Boccaccio, il parcheggio di via Manzoni, il mai decollato piano per le piste ciclabili, la ridicolizzazione del ruolo del Consiglio Comunale e della democrazia partecipata, il tracollo demografico, la perdita di molti centri nevralgici della vita cittadina a favore di altri capoluoghi regionali, il fallimento delle politiche nell'ex zona franca con benzinai e tabaccai in ginocchio, la "dimenticanza" degli spedizionieri e lavoratori sul confine, la riduzione delle politiche giovanili a questioni relative ai soli divertimento e schiamazzi, la mancanza di contatti non formali e mai favoriti in questi ultimi anni tra le popolazioni della Gorizia nuova e vecchia, la fine della redazione del Messaggero Veneto. E così via: è indispensabile anche una strategia comunicativa in grado di sottolineare le carenze e soprattutto di far comprendere le proposte come realmente alternative, ma anche (e soprattutto) effettivamente e concretamente realizzabili.

giovedì 24 novembre 2011

Legge regionale sul welfare: la posizione della Rete Diritti di Cittadinanza

“Noi abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e che, per una quota non trascurabile, sono nati in Italia, ma ad essi non è riconosciuto questo diritto elementare di cittadinanza, ed è così negata la possibilità di soddisfare una loro soddisfazione – che dovrebbe corrispondere ad una visione nostra, nazionale, volta ad acquisire delle giovani nuove energie ad una società abbastanza largamente invecchiata (se non sclerotizzata)”.
Martedì 22/11 mentre significativamente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, così riconosceva piena uguaglianza fra quante/i nascono e vivono qui (come chiede la raccolta di firme della importante campagna “L’Italia sono anch’io”), nello stesso giorno la maggioranza del Consiglio regionale del FVG (Lega, PDL, UDC e altri) votava una nuova legge discriminatoria per l’accesso al welfare regionale volta ad escludere da importanti prestazioni sociali ed assistenziali chi non risiede da almeno 5 anni in Italia, di cui 2 nella nostra Regione, sia stranieri che italiani. In tal modo, anche se c’è una riduzione del numero di anni di residenza richiesti rispetto a leggi varate sempre da questa maggioranza, non si risolvono i profili di illegittimità che hanno reso necessario l’iter di modifica della normativa regionale sul welfare, così come evidenziato dai tribunali ordinari e dalla Commissione Europea.
Con questo ennesimo provvedimento demagogico non solo non si risolvono i reali problemi di vita delle persone ma si continuano anzi a spendere decine di migliaia di euro per studiare, discutere, votare e sostenere, in sede giudiziaria, norme che non stanno in piedi e sono state già ampiamente bocciate, paralizzando così il funzionamento dei servizi.
Anche la giustificazione della crisi e delle scarse risorse non può essere usata per alzare muri e steccati verso chi vive stabilmente e regolarmente, lavorando e pagando qui tasse e tributi che, tra l’altro, restano in buona parte in Regione: il “poco che c’è” va casomai usato per livelli essenziali di assistenza, senza esclusioni di tipo “etnico”, secondo principi di equità e solidarietà.
Respingiamo al mittente le accuse vergognose, lanciate nell’aula consiliare, di lucrare sull’immigrazione e le povertà lanciate verso associazioni ed enti che in Regione prestano ogni giorno la loro opera per garantire accoglienza, sostegno concreto, protezione a chiunque ne abbia bisogno senza distinzione di origine, cultura e religione; noi non ci limitiamo a chiacchierare a vanvera su privilegi e priorità etniche, sperando di lucrarvi elettoralmente.
Siamo a fianco degli Enti Locali (di diverso orientamento politico) che subiscono anch’essi l’ingiustizia e il non senso di queste norme e che nella seduta del CAL (Consiglio Autonomie Locali) del 7 luglio NON hanno dato, a larga maggioranza, parere positivo.
Ci impegniamo a fare in modo che tale legge venga compiutamente esaminata e modificata in sede nazionale ed internazionale al fine di evitare ulteriore dissipazione di fondi pubblici.
p. la Rete Diritti di Cittadinanza FVG c/o Centro di accoglienza “E. Balducci” – Zugliano 24/11/2011
Di Piazza don Pierluigi, Gianfranco Schiavone, Abdou Faye, Mariolina Meiorin, Mirella Manocchio, Toni Peratoner, Michele Negro.

Verso gli stati generali del territorio goriziano?

Tracollo demografico: questa è l'impietosa fotografia della Gorizia del primo decennio del 2000. E' un calo costante, reso ancor più evidente dall'immigrazione di numerosi nuclei familiari provenienti dall'Est Europeo, dall'Africa e dall'Asia. Ormai i residenti sono poco più di 35mila, il tanto decantato ruolo di capoluogo di provincia non sembra essere particolarmente attrattivo. Anche dal punto di vista anagrafico c'è da preoccuparsi: la città è sempre più "vecchia", per i giovani esistono ben pochi motivi per restarci. E non sarà certamente una "cittadella del divertimento" fuori centro a invertire la tendenza...
Il "giudizio" dei numeri è impietoso e riguarda tutti: cosa si è fatto per evitare che la situazione precipitasse fino a questo punto? A chi attribuire la responsabilità di una miopia storica che ha impedito di prevedere i disagi occupazionali e "sfruttare" le opportunità offerte dalla trasformazione dei vecchi confini dopo l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea? Ai politici, ai commercianti, agli industriali, agli operatori culturali, sociali, religiosi? E' necessario fermarsi un momento e cercare di capire: ognuno dovrebbe una volta tanto assumersi la propria parte di responsabilità, verificare con lucidità la situazione presente, prendere contatto con la rispettiva "controparte" in Slovenia, proporre nuovi sostenibili percorsi.
Perché ciò possa verificarsi è inutile continuare a portare rattoppi a un vestito ormai fatiscente; occorre "fermarsi", invitare le varie categorie a sedersi attorno a diversi tavoli, individuare nuovi obiettivi condivisi e distribuirsi i "compiti" stabilendo il classico "chi fa che cosa". Insomma, dei veri e propri "stati generali" inter-comunali e inter-nazionali - ben più ampi di quelli lodevolmente ma troppo frettolosamente proposti a livello provinciale alla metà del prossimo dicembre - da preparare con l'aiuto della competenza e dell'esperienza di ciascuno.
Sarà la prossima amministrazione comunale a trovarsi di fronte al bivio: se penserà di poter risolvere i problemi con slogan triti e ritriti o promesse irrealizzabili non avrà neppure i mezzi finanziari per svolgere il ruolo "romoliano" di amministratore di condominio; se riuscirà a rianimare il dialogo e il confronto nel rispetto delle diverse componenti del tessuto sociale cittadino forse potrà contribuire ad accendere qualche lume di speranza in un orizzonte attualmente molto oscuro.

mercoledì 23 novembre 2011

23 novembre 1943 - 23 novembre 2011


Oggi alle 17 nella Sinagoga di Gorizia viene ricordato il 68.o anniversario della deportazione della comunità ebraica goriziana, avvenuta la sera del 23 novembre 1943. La commemorazione è organizzata dall’associazione Amici d'Israele e dal Comune di Gorizia, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Perlasca e la casa editrice ReNoir Comics. Alla cerimonia, che sarà preceduta dalla deposizione di una corona da parte del consiglio di quartiere Montesanto-Piazzutta, parteciperà anche Franco Perlasca, figlio di Giorgio, che dopo i saluti delle autorità e la lettura dei nomi degli ebrei goriziani deportati, presenterà il volume “Giorgio Perlasca. Un uomo comune” edito da reNoir Comics. A seguire, ci sarà l'inaugurazione della mostra di tavole del fumetto alla presenza degli autori Marco Sonseri ed Ennio Bufi. La mostra sarà visitabile fino al 18 dicembre nei giorni e negli orari di apertura della sinagoga, ogni martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e domenica 11 dicembre dalle 10 alle 13.

Quiz per la patente


Un rompicapo segnaletico: da parecchio tempo è installato in via Italico Brass, poco dopo l'antico sotto passaggio, questo segnale. Gli stalli precedenti appena imbiancati invitano a parcheggiare, mentre il segnale indica con evidenza la fine di un divieto iniziato non si sa dove. Cosa significa il segnale?
A. La sosta è vietata ai minori di 24 anni
B. Si può parcheggiare ma se passa un vigile con un numero superiore a 24 (tipo 26, per esempio...) può comminare la multa
C. E' sbagliato il cartello e bisogna rimuoverlo.

Immigrati: dalle aperture del presidente Napolitano alle assurde chiusure del welfare regionale

Mentre il presidente Napolitano denuncia giustamente come scandaloso il fatto che i bambini nati in Italia da genitori stranieri non abbiano la cittadinanza italiana, il Fvg approva le misure del "welfare padano", che impongono severe restrizioni a chi non è residente in Italia da 5 anni e almeno da 2 in Regione: chi non soddisfa tali requisiti non può beneficiare di fondi povertà, bonus bebè, carta famiglia, alloggi Ater e assegni di studio; la norma è modificata rispetto all'originale respinta dalla Corte Costituzionale e impugnata dall'Unione Europea, essa prevedeva dapprima dieci anni in Italia o cinque in regione, poi otto o tre. E' molto probabile l'ulteriore veto di Bruxelles, dal momento che la norma viola evidentemente il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Chissà cosa ne pensano Romoli, Ceretta e company? O la Romano che se la dovrà vedere anche con il malumore dei servizi sociali del Comune stretti tra l'incudine della coscienza (come rifiutare l'assistenza proprio a chi ne ha maggiore bisogno?) e quello della legge regionale? Mah, quasi quasi glielo si potrebbe chiedere nel prossimo Consiglio Comunale...

martedì 22 novembre 2011

Verso le amministrative di primavera: un itinerario dopo le primarie

Quanto tempo è passato dalle "primarie"? Sarà stata la settimana del cambio di Governo, sarà una generale accelerazione dei processi finanziari e sociali... sta di fatto che i tempi del Governo Berlusconi e della locale "campagna" per le Primarie sembrano confinati in un'altra era.
E' evidente che se il centro sinistra vuole vincere le prossime amministrative gli slogan di quei giorni (liberiamo le energie di Gorizia, non s'è mai visto che..., il "nostro" primo passo per cambiare Gorizia e così via) devono quanto prima lasciare il posto a proposte precise e concrete, corredate da documenti, nomi e cognomi, studi di fattibilità. La pena è soccombere di fronte a un sindaco Romoli più in forma che mai, che sembra aver studiato con precisione millimetrica i tempi per inaugurare strade, trasformare finanziamenti in progetti esecutivi, avviare relazioni costruttive con i Comuni limitrofi sloveni, addirittura aprire spazi culturali del tutto impensati come la presentazione del libro "Il duce ha sempre ragione" di Luciano Patat (incontro peraltro purtroppo disertato dai cittadini). Se - come tutto lascia presagire - Romoli riuscirà a smarcarsi dall'agonizzante Pdl nonché a imbarcare sul suo carro i litigiosi centristi e terzopolisti oltre ai già "colliniani" del Pd, la partita per la coalizione che sostiene Cingolani si preannuncia assai difficile! Tanto più che Tondo darà tutte le mani possibili regionali per "salvare" il centro destra goriziano, che sembrano scongiurate le elezioni politiche in primavera e che l'effetto caduta di Berlusconi è già adesso del tutto depotenziato.
Partita difficile, ma non impossibile: a condizione che esistano un gruppo di lavoro coeso ed entusiasta "unito nella diversità", proposte precise e ben documentate, una chiara differenza rispetto ai programmi del sindaco uscente. Perché ciò si possa realizzare il candidato sindaco dovrebbe lavorare molto in questi primi mesi: 1. per creare una squadra operativa con le forze più fresche e convinte presenti in ciascuna delle sei formazioni che hanno voluto le primarie; 2. per circondarsi di un gruppo di "tecnici" (italiani e sloveni) competenti in grado di trasformare le tante parole finora proferite in progetti realmente sostenibili; 3. per comunicare in tempo reale con adeguato ufficio stampa la propria posizione a fronte della prevedibile già avviata invasione mediatica romoliana, sottolineando gli aspetti positivi "soffiati" al centro sinistra (per esempio la pedonalizzazione di Corso Verdi) e marcando fortemente le differenze (per esempio gli ascensori al castello - vero punto dolens dell'attuale amministrazione, la cementificazione della città, il centro commerciale/mega parcheggio nella zona del mercato, il mega parcheggio di via Manzoni).
Sono adempimenti previ al "consumarsi le scarpe" su e giù per la città, possibile e auspicabile solo potendo trasmettere "molte idee e non confuse"!
Andrea Bellavite

lunedì 21 novembre 2011

Rassegna di teatro sociale, un'iniziativa straordinaria nel panorama culturale goriziano

Quando si parla di cultura a Gorizia si ricordano giustamente come "fiori all'occhiello" rassegne come "E' storia" o - più raramente - l'"Amidei". Forse perché i finanziamenti impiegati sono proporzionalmente minimi, ci si dimentica di citare un evento straordinario che fa conoscere Gorizia in tutta Italia e anche oltre: un'iniziativa che dimostra come con pochi mezzi si possano ottenere grandi risultati, quando si hanno lo spirito di collaborazione e la genialità delle persone che frequentano e/o operano presso il CISI.
Con "vivo nel vuoto" della Cooperativa Terrateatro di Giulianova (TE) e "Una signora dal parrucchiere" della Compagnia teatrale di Nova Gorica inizia infatti questa mattina alle 10.30 presso il Kulturni Dom la rassegna di teatro sociale "Altre espressività". Durerà da oggi fino al 1 dicembre, con ben 14 spettacoli che saranno rappresentati a Gorizia, Monfalcone, Cormons, Gradisca e Staranzano. In teoria ciò che accomuna le varie compagnie è l'origine delle loro performances nell'ambito del disagio sociale, in pratica si tratta di opere che competono a pieno titolo con quelle proposte nelle ordinarie "stagioni" dei Teatri di tutta Italia. Il coordinamento generale dell'iniziativa è del Servizio Welfare della Provincia di Gorizia, la direzione artistica di Erica Gasparinic e del nostro amico Vito Dalò.
La prossima rappresentazione sarà mercoledì 23 novembre, alle ore 20.30 presso il Kuturni Dom di Gorizia: "anime sotto-sopra", di SOS Rosa di Gorizia, regia e testi di Erica Gasparinic, canta Gabriella Gabrielli. Da non perdere!

Počivaj v miru: Andrej Bratuž, uomo di fede, artista, giornalista, amico...

E' difficile immaginare Gorizia senza Andrej Bratuž. L'intelligenza e la competenza dell'artista, la sana curiosità e attenzione agli eventi del giornalista, la bontà e la serietà della persona lo hanno reso presenza insostituibile nella città di Gorizia. La sua famiglia è stata un vero compendio del Novecento: il padre, insigne musicista e uomo di alta cultura, vittima della violenza fascista; la madre, insigne testimone di una fede profonda capace di una memoria e di un perdono alla base di una profonda ispirazione poetica ed artistica; la sorella, tuttora importante punto di riferimento cardine per la cultura slovena del territorio goriziano. Con la sua umiltà e straordinaria discrezione Andrej è stato anche un cultore della fedeltà all'amicizia e alle realtà più vere e più sacre della vita: in buona parte a lui si deve l'inizio del percorso di trasformazione che ha consentito al settimanale Novi Glas di affermarsi oggi come uno dei più originali media del territorio. Profondamente convinto della necessità di un dialogo permanente e costruttivo tra le varie componenti linguistiche e culturali, è stato sempre attivamente presente alle iniziative ecclesiali e civili finalizzate ad avviare una nuova stagione di amicizia e di confronto, molto prima degli sviluppi determinati dalla nascita della Slovenia come Stato indipendente e del suo inserimento nell'Unione Europea e nell'area Schengen. La sua memoria è legata anche all'umana simpatia, alla rara capacità di far sentire ciascuno a proprio agio, alla frequente collaborazione in tutti i campi del sapere. Gorizia si risveglia oggi più povera senza di lui.

domenica 20 novembre 2011

Il ruolo della sinistra in Italia (e a Gorizia)

Interessante il convegno della Federazione della sinistra che si è svolto venerdì scorso nella casa della cultura di S. Andrea. Gli interventi – per fortuna – mettevano in luce i rischi del governo Monti, un governo di destra in doppio petto che, come spesso avviene nella storia, sostituisce quello caciarone e fanfarone del Berlusca. Oggi tutti parlano dello stile nuovo di Monti. Certo la giacca e cravatta e l'aplomb sono meglio della bandana, ma il problema è chi pagherà realmente questa crisi. L'ipotesi per esempio di passare per le pensioni dal contributivo al retributivo per tutti significa che un lavoratore invece che l'80% della retribuzione ne percepirà il 50%. Quindi, al di là del fatto che i ricchi paghino qualcosa, la sperequazione, se si aggiunge l'ICI, rimarrà identica. Comunque, come diceva molto bene Bellavite al congresso, almeno si poteva non accogliere Monti con esultanza, come ha fatto Enrico Letta! E qui c'è il problema, sul ruolo e sulla funzione del pd. Perchè se la destra difende i suoi interessi e quelli del suo elettorato, la sinistra chi difende? E soprattutto a cosa è servita? Non a mandare a casa Berlusconi, non a fissare, almeno pare, nessun paletto in difesa dei lavoratori (si veda il silenzio su Termini Imerese e quella figura orrenda che è Marchionne). Localmente, certo, le cose sono diverse e dunque Cingolani è il nostro candidato sindaco. Però la sinistra deve giocare sino in fondo il ruolo che il pd non riesce più a fare. Beni comuni, cemento zero,welfare di diritti, voto agli immigrati, strumenti di democrazia diretta, valorizzazione delle competenze e non delle appartenenze, sono appena alcuni punti programmatici che come Forum non possiamo disattendere. La coalizione non è uguale ma articolata e tutti devono giocare fino in fondo il proprio ruolo.
adg

giovedì 17 novembre 2011

Non è sospensione della democrazia, ma gli applausi unanimi riescono a suscitare qualche brivido oscuro

Perché mai dovrebbe essere stata "sospesa la democrazia"? Ciò accadrebbe se non si rispettasse il dettato costituzionale, ma non è assolutamente il caso di un governo di "tecnici" votato in Parlamento dai rappresentanti eletti dal popolo: è la solita boutade berlusconiana, che nessuno sembra aver voglia di prendere in considerazione.
La questione è un'altra. Lo stato di stallo determinato dalla crisi della democrazia rappresentativa e dalla dilazione delle necessarie riforme anche costituzionali portava a solo due possibili soluzioni: le elezioni subito, con il rischio di tornare punto e a capo grazie al medesimo sistema elettorale (questo sì, sospensivo della democrazia in quanto priva i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti); oppure un Governo di tecnici illuminati in grado di traghettare l'Italia verso una situazione per quanto possibile "normale" nel tempo della crisi globale.
E' stata scelta la seconda via, più promettente e più prudente in un momento di fibrillazione generale. A questo punto c'erano diverse possibilità: un Governo tecnico "Costituente" con diverse "anime" in grado di portare a termine poche fondamentali riforme da affidare al successivo periodo politico? "Culturale" in grado di rimettere in sesto l'immagine dell'Italia devastata non soltanto dal berlusconismo (ormai confinato nel Pleistocene) ma più in generale dal bipolarismo? "Politico-economico", finalizzato cioè ad evitare il fallimento e possibilmente ad avviare il risanamento?
E' stata scelta la terza strada, con un Governo formato da un singolare avvicinamento fra terminali di grandi poteri finanziari laico-massonici applauditi dall'intero arco parlamentare (eccetto la Lega) e autorevoli rappresentanti del cattoliberismo benedetti perfino dal Vaticano. E' un'opera di ingegneria istituzionale studiata nei minimi particolari, non certo realizzata nell'ultimo week end, senza nulla togliere alle capacità di mediazione del presidente Napolitano.
Ecco dunque, un Governo di "illuminati" che prenderanno in mano le nostre sorti, con molte idee chiare e distinte, con una preparazione anni luce superiore alla media di quella di coloro che dovrebbero offrire la legittimità parlamentare, con legami consolidati con le centrali finanziarie che stanno determinando le turbolenze planetarie. Poteri forti insomma, nonostante le assicurazioni contrarie di Monti... C'è il rischio di una vera "sospensione della democrazia"? O semplicemente non c'era alcun'altra via di uscita possibile?

mercoledì 16 novembre 2011

Monti, nella nebbia della politica un uomo solo al comando

Sembra proprio che Monti voglia far passare il Governo del Paese dalle mani di un impresentabile manipolo di rozzi ignoranti a quelle di un'élite intellettuale formata e docente nei più prestigiosi istituti accademici italiani ed europei. Si tratta di un inevitabile e impietoso confronto, che da una parte rileva la misera situazione in cui versa la politica rappresentativa, dall'altra non spazza via le nubi su quello che potrebbe apparire una specie di colpo di stato perpetuato da chi tira le fila dell'economia mondiale.
Colpisce nell'attuale momento politico italiano la superficialità: dopo una deriva di quasi vent'anni coloro che ne sono stati protagonisti invece di cavarsi dai piedi dicono di "avere la responsabilità di salvare l'Italia" (Così PF Casini); il centro sinistra osanna a un presidente del Consiglio che esplicitamente realizzerà ciò che è richiesto dalla Bce, ovvero l'esatto contrario di ciò che dovrebbe volere il centro sinistra; il centro destra accetta "obtorto collo" l'imposizione di un premier che farà esattamente ciò che dovrebbe desiderare il centro destra; gran parte della stampa italiana (Kataweb Espresso in prima linea) inneggia alla svolta delle svolte riducendo a piccolezze alcune domande semplici: per esempio i legami tra crisi finanziaria banche mondiali Bce e "discesa in campo" di Monti, come pure l'incongruenza di un ex premier deposto che non solo non viene messo fuori causa ma accetta di buon grado di offrire i suoi servigi come umile parlamentare al nuovo che avanza... La Chiesa cattolica istituzionale, ultima in ordine di tempo tra i discesi dall'autobus berlusconiano, ora inneggia alla ritrovata "moralità" in politica, forse commossa dal fatto che Monti domenica è andato con la moglie a Messa: non un approfondimento sulle politiche economiche, sulle conseguenze del commissariamento da parte della Bce, sulla "moralità" di un'economia che dovrà rispondere soltanto agli interessi (in tutti i sensi) dei sistemi bancari.
Intanto gran parte dei parlamentari non sa di cosa si parla quando si nomina lo spread o denuncia senza troppo imbarazzo la completa ignoranza sui temi che stanno determinando la situazione attuale.
Insomma, la confusione regna sovrana, mentre non ci si può che augurare che l'unico che sembra avere le idee chiare, cioè lo stesso Monti, contribuisca a rasserenare il quadro generale ma anche smentisca i timori di un totale asservimento ai Poteri internazionali dei quali peraltro è stato finora autorevolissimo rappresentante.