domenica 31 ottobre 2010

Quota 650

650 firme in due giorni di raccolta: soltanto sabato sono stati altri 280 i cittadini di ogni età e appartenenza politica che hanno voluto sottoscrivere la richiesta di referendum contro la realizzazione degli ascensori da piazza Vittoria al Castello. A qualche giorno dall'atteso pronunciamento dei "garanti" sull'ammissibilità del quesito referendario, si sono formate di nuovo le file ai banchetti nonostante le antidemocratiche dichiarazioni di Romoli ("Se ci fosse il referendum e gli elettori votassero contro, i lavori andrebbero avanti lo stesso", il che tradotto significa "quello che pensano i cittadini non mi riguarda"); e nonostante le goffe trite e ritrite accuse di Devetag alla sinistra "di preferire la Transalpina al Castello".
E' apparso chiaro:
1. che quasi nessun cittadino è informato sul progetto degli ascensori: che siano tre e non uno l'hanno appreso solo coloro che hanno partecipato all'assemblea promossa dal Forum o dal bel video che in breve sta facendo il giro della Rete.
2. che il sindaco, dopo aver promesso da anni di "spiegare tutto" e dopo essere stato assente ingiustificato alla suddetta assemblea, non ha ancora indetto l'attesa conferenza stampa chiarificatrice che secondo le sue parole di oltre 15 giorni fa sarebbe stata convocata "nella settimana successiva".
3. che i soldi per le cabine degli ascensori (7-800 mila euro dato del sindaco) non ci sono e che ben difficilmente la Regione raschierà il barile in tempi di grande magra per regalare a Gorizia dei generi di super lusso. Come dire "intanto mi indebito per comprare la carrozzeria, poi se vincerò al lotto mi comprerò il motore".
4. che il referendum è una necessità imposta dal silenzio assoluto tenuto dalla Giunta sull'argomento e dalla caparbietà di voler "tirare innanzi" senza alcuna garanzia sulla conclusione del progetto, senza previsioni sui costi di gestione, senza un piano organico di riqualificazione materiale e culturale del Castello e del suo Borgo (escluso radicalmente dalla risalita meccanica), senza alcuna proiezione scientifica relativa all'eventuale aumento di visite...
In queste condizioni la realizzazione della consultazione popolare darebbe anche nuova linfa vitale all'istituto referendario previsto dallo Statuto del Comune di Gorizia e minacciato dal "me ne frego" preventivo di Romoli.

venerdì 29 ottobre 2010

Le ciàcole no son frìtole

Al di là delle polemiche sul documento delle Commissioni paritetiche provinciali, l'ordine del giorno per la salvaguardia del Punto Nascita proposto da Romoli l'altra sera in Consiglio Comunale era - come direbbe lo stesso sindaco - "demagogico e fuori tempo massimo".
Era demagogico perché serviva soltanto a "parare .. ...." alla Giunta davanti ai cittadini giustamente preoccupati per l'impoverimento della sanità provinciale: non accompagnato da un gesto forte contro la Giunta regionale (minacccia di dimissioni del sindaco e della giunta, "calata" su Trieste o quant'altro) non è niente di più che un rimbrotto all'assessore Kosic che i due (Romoli e Kosic) possono piacevolmente commentare davanti a un caffé in piazza Unità.
Fuori tempo massimo perché la questione punto nascita è soltanto un tassello della ben più complessa vicenda della sanità regionale, la cui realtà non soltanto è sostenuta dal centro destra regionale ma affonda le sue radici in scelte amministrative risalenti allo stesso attuale sindaco di Gorizia: il quale mai si è esercitato nell'arte dell'autocritica e forse per questo non ha dimostrato finora un interesse spasmodico per la tutela della sanità "goriziana" (il virgolettato è sempre del primo cittadino che ritiene di salvaguardare la gorizianità garantendo a chiunque il diritto di nascere proprio a Gorizia: come se la gradiscanità o la gradesità fossero messe in discussione dall'assenza di un rispettivo punto nascita!).
Ben altro sarebbe stato un testo complessivo sul piano sanitario regionale accompagnato da una protesta di piazza con a capo un Romoli pronto a tutto - anche al commissariamento del Comune - pur di portare avanti "frìtole e non ciàcole".

giovedì 28 ottobre 2010

Pena, desolazione, vergogna...

Emilio Fede ammette di non aver saputo che era minorenne la ragazza marocchina incontrata durante "un paio" di cene a casa Berlusconi (secondo lui non c'era nulla di trasgressivo). Su eventuali reati indaga la magistratura, resta la domanda su cosa "ci azzeccasse" la presenza di una minorenne straniera con un passato complesso nel triclinio di una delle decine di dimore del ras italiano.
Sembra proprio che le "avventure" del premier favoriscano oltre misura le mire da ribaltone di Tremonti e di Bossi, probabilmente in queste ore impegnati nella stesura di un nuovo "patto per l'Italia" di stampo destro/leghista affrancato dagli "ozi arcoriani". Fantascienza? Ai posteri l'ardua sentenza.
Nel frattempo non si sa se sia più grande la pena per quella povera ragazza gettata in pasto al tritacarne mediatico, la desolazione per le gesta di colui che ne è responsabile o la vergogna per l'immagine del nostro Paese nel resto del mondo.

Il futuro del turismo goriziano?

Altre 90 firme si sono aggiunte questa mattina alle 300 di sabato scorso: continua la corsa dei cittadini che vogliono esprimere il loro parere intorno alla risalita meccanica da piazza Vittoria al Castello.
Non sono cittadini "di sinistra, innamorati della Transalpina", come l'assessore Devetag cerca maldestramente di accreditare nelle sue dichiarazioni odierne: sono vicini alle più svariate posizioni politiche e ideologiche, accomunati dalla certezza che la costruzione degli ascensori sia un ingiustificabile spreco. L'assessore accusa i promotori di "mascherare motivazioni eminentemente politiche e ideologiche dietro problematiche economico finanziarie"; forse non si rende conto di far parte di un'"amministrazione" e non di un istituto accademico o di un forum letterario: di che altro dovrebbe interessarsi la politica in una città se non di come vengono "amministrate" le risorse, si presume a partire da un'ottica anche ideale e culturale?
Infine il suo discorso sulla riqualificazione di Borgo Castello non ha nulla a che fare con la realizzazione degli ascensori: nessuno degli eventuali passeggeri disabili delle non ancora finanziate cabine degli ascensori potrà raggiungere da solo Borgo Castello, totalmente al di fuori della "gittata" della risalita meccanica. Al massimo chi è in situazione di handicap potrà arrivare a visitare il Castello (e non tutto, soltanto poche parti di esso, a meno di un completo rimaneggiamento anti-barriere architettoniche). Ma il Borgo Castello certamente rimarrà off limits.
Infine una parola sul fatto che Devetag - a differenza del suo capo che fa fatica a cogliere degli aspetti positivi in un lavoro che ritiene difficile eredità del passato - riesce a trovare negli ascensori "un valido motivo di attrazione per i turisti a Gorizia". Manco fosse la funivia del Lussari (per citare il simpatico Gigi Lo Re) o il trenino del Bernina!

FERMA L'ASCENSORE!



Ecco il video curato dal Forum per Gorizia: consente di comprendere cosa sono gli ascensori al castello e quanto centrino poco con la riqualificazione del Borgo Castello: da non perdere!

mercoledì 27 ottobre 2010

Maggioranza allo sfascio

Seduta al fulmicotone quella di ieri sera in Consiglio Comunale: mentre si discute un blando ordine del giorno in difesa del punto nascita e la maggioranza è incalzata dall'opposizione che chiede: perchè non si sia fatto nulla prima, perchè non si dica no all'Area Vasta, perchè il primo cittadino, che è presidente della conferenza dei sindaci, è stato inerte in tutti questi mesi, il cons. Portelli accusa l'ass. Romano di aver presieduto una commissione dove un medico ha detto esattamente quello che ha sostenuto l'assessore alla sanità: sotto i 500 parti, il punto nascita è pericoloso. Dunque Romano dice o comunque fa dire le stesse cose per le quali adesso il partito dell'amore chiede le dimissioni dell'assessore regionale. A quel punto scoppia la bagarre: il centro destra chiede di appoggiare un ordine del giorno brutto e contraddetto anche da un membro della stessa giunta. Si propone una mozione per sospendere la discussione e preparare una richiesta di dimissioni alla Romano. Essa viene respinta con 18 voti contrari e 13 favorevoli. E' chiaro che ci sono franchi tiratori nella maggioranza. E questo nel momento in cui vogliono che tutti i consiglieri votino su un documento inefficace, dove si afferma che bisogna salvare il punto nascita altrimenti si perde la gorizianità! Divisi ed incapaci di agire, nonostante l'allineamento dei pianeti di cui ha parlato Romoli, il PDL mastica amaro. La maggioranza mostra la corda, le tensioni interne rischiano di far esplodere la compagine, il sindaco che non sa quello che fa l'assessore, l'assessore perde le staffe e dice che non è abituata a censurare nessuno. Ma chi glielo chiede? Bastava convocare una commissione per spiegare quale era la posizione di alcuni medici, se pensava che ci fosse da parte loro un boicottaggio della nostra sanità. Insomma: uno sbando. Alla fine si votano da soli il loro documentino, ma poi tutti a rapporto. Bisogna cercare di serrare le fila, almeno fino al prossimo ruzzolone.
adg

lunedì 25 ottobre 2010

I cittadini non vogliono? E chi se ne frega!

Molto in difficoltà Romoli sugli ascensori al castello: ancora una volta nelle sue dichiarazioni odierne non esprime alcun apprezzamento positivo sull'opera e si limita a ribadire che essa si deve fare "indipendentemente da cosa pensano i cittadini". Promette di "dimostrare l'inscindibilità tra lavori in piazza Vittoria e risalita meccanica al castello" e di "presentare una previsione di costi di gestione (scoprendo fra l'altro la previsione della Giunta precedente già ampiamente illustrata da Crocetti nell'assemblea pubblica indetta dal Forum quasi un mese fa)": ovvero promette di rispondere alle domande che da almeno tre anni gli vengono rivolte senza il benché minimo riscontro documentario, speriamo che questa sia la volta buona! E infine si lancia in una delle sue solite "boutade": per pagare le cabine degli ascensori (e lui stesso propone un 600 - 700 mila euro) "chiederemo aiuto alla regione e faremo in modo che i tempi tra costruzione delle strutture e messa in moto delle cabine siano molto brevi". Viste le reiterate promesse relative ai tempi di conclusione delle opere pubbliche goriziane (vedi tra gli altri il museo dell'Arcidiocesi che dopo continui rinvii avrebbe dovuto essere inaugurato "senza se e senza ma" il 30 settembre) c'è proprio da stare tranquilli! E poi, perché mai la Regione dovrebbe "dare un aiutino" a Gorizia per gli ascensori? Non sarebbe meglio che ce lo dia su altri capitoli di spesa, come la sanità, il welfare o il lavoro? Mah, la verità è che non si capisce cosa ci sia dietro questo accanimento per la realizzazione di un'opera che mette a repentaglio anche la buona reputazione del sindaco di fronte ai suoi stessi elettori, tanti dei quali hanno sottoscritto con entusiasmo la proposta di referendum.

domenica 24 ottobre 2010

Contro ogni discriminazione

Sabato scorso il quotidiano di Trieste aveva pubblicato un'intervista al vescovo Crepaldi (per chi è abbonato via internet basta digitare su "archivio" il cognome ed è facile recuperare il testo). In replica si riceve e volentieri si pubblica il seguente invito a riflettere, in tempi di omofobia e intolleranza...

Il Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste reagisce con fermezza alle gravi affermazioni espresse dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, apparse quest’oggi sul quotidiano locale “Il Piccolo” di Trieste. Considerare “mortificante” la famiglia formata da due persone omosessuali e vedere in essa un pericolo per l’istituzione famigliare ed in generale per la convivenza civile di un Paese rappresentano delle posizioni che favoriscono un odioso atteggiamento di discriminazione e di pregiudizio nei confronti di una parte della cittadinanza. E di questo in Italia, e a Trieste, oggi non c’è proprio bisogno.
Siamo indignati prima di tutto come cittadini di uno Stato democratico fondato sulla Carta Costituzionale che all’articolo tre sancisce la pari dignità sociale di uomini e donne senza alcuna forma di discriminazione; in secondo luogo rifiutiamo lo stigma sociale che attraverso queste parole viene lanciato, purtroppo da una figura istituzionale, contro gli/le omosessuali di Trieste e dell’Italia tutta, stigma sociale che non fa altro che alimentare il clima omofobico sempre più diffuso nel nostro paese.
Secondo l’arcivescovo, che rivendica l’uso di argomenti di ragione e che non si rivolge semplicemente ai suoi fedeli ma ai “laici” in generale, la famiglia costituita da due uomini o da due donne svuota di significato tale istituzione; noi più modestamente ma con orgoglio ci appelliamo all’esperienza, alla quotidianità del nostro vivere: le famiglie composte da omosessuali esistono, conducono la loro vita, contribuiscono con il loro impegno al bene comune, consolidano il vivere civile nel rispetto di tutti e tutte.
Visto che l’arcivescovo si appella al rispetto della vita, ci permettiamo di ricordagli che è vita anche quella di gay, lesbiche e transessuali; è vita anche quella di due persone omosessuali che vogliono formare una famiglia o l’hanno già formata e, nonostante il mancato riconoscimento legislativo, con fatica ma allo stesso tempo con tenacia e fiducia continuano a portare avanti il proprio progetto.
Ci spiace infine apprendere dalle parole dell’arcivescovo che esistono “principi non negoziabili”, come la “famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna”: senza entrare nel merito del grande dibattito giuridico che ormai da anni si è aperto sull’articolo 29 della nostra Costituzione, vogliamo qui riportare il monito di uno dei massimi costituzionalisti del nostro Paese, Gustavo Zagrebelsky :"Non si può volere la democrazia e al contempo irretirla in dogmi. Impegniamoci, però, in ogni luogo della società, per scuotere l’apatia, promuovere ideali, programmi e, perché no, utopie collettive. Tutto ciò non è affatto un pericolo, al contrario, è la linfa, la condizione necessaria della vita democratica".
Davide Zotti, presidente del Circolo

Bravo Brandolin, ma la Transalpina resti ai pedoni!

Brandolin afferma che è un fatto storico la viabilità straordinaria transfrontaliera che "devia" in Slovenia gli automobilisti provenienti dal raccordo e diretti a Gorizia: in effetti è un bel segnale di integrazione e collaborazione, la prova che si potrebbero realizzare grandi cose se esistesse un Gect "costruito" meno frettolosamente, con maggiori consensi e con ben più larghe vedute di quello sottoscritto qualche mese fa (e per il momento lungi dal produrre qualche frutto).
L'ex presidente della Provincia chiede al sindaco di Gorizia di far rimuovere la gabbia confinaria di via san Gabriele, vero intralcio al sempre più intenso traffico della zona; anche su questo ha ragione, è bene tuttavia che questa proposta vada di pari passo con la valorizzazione delle vecchie strutture di confine: in altre parole sì alla rimozione di cabine fatiscenti ma anche alla più volte richiesta sistemazione del museo diffuso del Novecento nelle "casette" che invece il Comune di Gorizia sembra intenzionato a vendere per "fare cassa".
Infine il Brandolin si lascia prendere un po' dall'entusiasmo e vuole anche la rimozione delle fioriere che impediscono il transito alle auto in piazzale della Transalpina: ma perché eliminare uno dei pochissimi spazi "starogoriziani" lasciati ai ciclisti e ai pedoni che si possono incontrare "a metà" senza temere lo slalom delle automobili? Suvvia, l'integrazione è favorita maggiormente dal guardarsi in faccia e dallo stringersi una mano che dallo sfrecciare di qua e di là chiusi nella propria scatoletta mobile!

sabato 23 ottobre 2010

Referendum: 150 firme all'ora!

Il successo della raccolta di firme per il referendum antiascensore al castello ha stupito gli stessi organizzatori che ben presto si sono trovati senza fogli vidimati da far sottoscrivere: quasi trecento cittadini hanno voluto sostenere la proposta del Forum e di altre sigle, gente di tutte le età, convinzioni politiche e appartenenze ideologiche. Il traguardo delle cento firme è stato letteralmente stracciato dalla voglia di compartecipazione e di presenza dei cittadini che si sono messi pazientemente in fila pur di poter far sentire la propria voce. Lunedì i primi plichi saranno consegnati ai "garanti" del Comune che dovranno esprimersi in merito al regolamento e se tutto andrà come si auspica il referendum potrà essere tenuto molto prima di quanto alcuni uccellacci del malaugurio avevano previsto. Anche perché con il ritmo odierno non sarà impossibile avere le 1500 firme regolamentari prima ancora del pronunciamento dei garanti. Per questo ci saranno ancora molti banchetti di raccolta a cominciare dalla prossima settimana: tutto questo entusiasmo non può che costituire un alto là al sindaco Romoli il cui eventuale "tirém innanz" non potrebbe che essere interpretato come definitivo rifiuto di ascoltare i cittadini (anche moltissimi di quelli che l'hanno eletto). Per questo è bene continuare a firmare e a far firmare.

Il ritorno delle "differenziali"

Questa destra non cessa di stupire. Pietro Fontanini, presidente leghista della provincia di Udine, afferma in un convegno che "gli alunni disabili rallentano lo svolgimento dei programmi nelle aule scolastiche"; poi, di fronte alla bufera di critiche che gli piovono addosso (anche dal centro destra) corregge dicendo che "piuttosto dell'insegnante di sostegno bisognerebbe allestire delle classi differenziali" - dalla padella alla brace! Insomma ancora una volta l'orologio della storia viene tirato indietro di quasi mezzo secolo, si riparla di ghetti e si mette in discussione una delle più importanti e universalmente riconosciute riforme della scuola italiana.
Dove stiamo andando? Dopo le leggi ad personam, la violazione dei diritti della persona umana nella legislazione sull'immigrazione, l'8 per mille distribuito sulla percentuale dei "firmatari" e non dell'intero gettito, le liste elettorali chiuse... a quando la fine del diritto di sciopero, le nuove leggi "razziali", il ritorno dei "manicomi", la revoca del voto alle donne o il ripristino del valore giuridico dei titoli nobiliari ed ecclesiastici?

Firme: primo giorno

Prima o poi il sindaco doveva "cadere" sulla sua cronica incapacità (o non volontà) di rispondere alle istanze dei cittadini e alle interpellanze dei consiglieri comunali: il suo permanente silenzio viene finalmente alla luce nella sua stizza di fronte a un'iniziativa che lui ritiene "fuori tempo massimo" dopo aver taciuto su di essa per oltre tre anni. "Demagogia": così Romoli sui dati e i documenti presentati dal Forum in questi ultimi anni sul'ascensore al castello. E oggi annuncia "una conferenza stampa nella quale presenterà i (suoi) documenti"; bene, è un'ammissione che la risposta sua e della Giunta alla petizione di quest'etate è stata - quella sì - pura e raffazzonata demagogia: è lui che è "fuori tempo massimo", il coinvolgimento dei cittadini doveva avvenire con chiarte risposte ai cittadini e a chi le chiedeva dall'inizio della sua amministrazione. La proposta del referendum ha finalmente messo fine alla girandola di notizie incontrollate finora "sparate" sull'argomento dal primo cittadino. Le parole di Romoli dimostrano che è indispensabile andare avanti sulla strada del referendum, unica possibilità che resta per contratare un'opera costosissima che peserà gravemente sul futuro della città. Chi desidera firmare può farlo oggi, sabato 23 ottobre dalle 10 alle 12 presso i giardini pubblici di Corso Verdi e davanti alla Cassa di Risparmio in Corso Verdi angolo via Diaz; nel pomeriggio, dalle 16 alle 19 davanti la Cassa di Risparmio, davanti la Girandola in Corso Italia angolo via IX agosto e davanti alla Coop di via Lungh'Isonzo Argentina.

giovedì 21 ottobre 2010

No all'ascensore sì al referendum

La questione dell'ascensore al Castello sta dimostrando ancora una volta l'opacità dell'azione della Giunta che non risponde a nessuna domanda. Quanto costerà l'opera? Dove si troveranno i soldi per gestirla? Quanti sono i turisti previsti? Nulla si sa di questo. Ciò che il cittadino sa è che di ascensori non ce n'è uno ma tre (vedere i disegni per credere), che però non ci sono ancora i soldi per le cabine(quindi avremo l'impianto senza la sicurezza di poterlo utilizzare), che costerà due milioni e mezzo di euro e poi, come minimo, duecento mila euro l'anno per farlo “funzionare”.
Tutte queste cose, con sua grande meraviglia, il cittadino le ha apprese nel corso di un'assemblea organizzata dal Forum in Consiglio Comunale, cui il sindaco, anche se lo aveva promesso, non ha partecipato.
Non c'è un plastico in Comune, non c'è mai stata una comunicazione del sindaco in merito a questa vicenda. Più volte sollecitato, si è limitato a dire cose puntualmente smentite: inizialmente che si dovevano restituire i soldi di Piazza Vittoria (non è vero), poi che si dovevano restituire i soldi dell'appalto, ma anche questo non era vero perchè al tempo della raccolta delle prime firme sulla petizione popolare organizzata dal Forum nulla era stato ancora firmato. Il sindaco vuole farci credere di essere su un treno in corsa che non si può fermare. Ma non è così, si può ancora tornare indietro. Comunque, anche se per paradosso si dovesse pagare una penale alla ditta, sarebbe meno costoso che gestire quest'opera impattante e inutile per un secolo. Per questo il referendum si deve fare, per rendere evidente a tutta la maggioranza che i goriziani non vogliono sprecare le risorse economiche in una fase politica in cui il tessuto produttivo della città sta cedendo e le scelte devono essere altre. Non è certo nostra responsabilità determinare i tempi e i modi dello strumento referendario che la giunta non ha voluto riformare e che risulta farraginoso e pieno di insidie. Ma non abbiamo altro per tenere alta la attenzione su questo incredibile spreco di denaro. La verità è questa: un sindaco che abbia a cuore la democrazia e i suoi cittadini partecipa alle assemblee, si prende a cuore il problema, parla con il presidente Tondo, cerca soluzioni alternative, non risponde con alterigia alle petizione popolari e, soprattutto, soprassiede ai lavori quando sa che si sta organizzando un referendum. La sua è una scelta politica: ignorare quello che vogliono i cittadini di Gorizia e andare avanti – da solo – per la sua strada. Sta ai cittadini e alle forze politiche dimostrare che le scelte si assumono con e non contro gli interessi della gente. Invitiamo dunque tutti a partecipare ai banchetti, a firmare, a sostenere quelli che raccoglieranno le firme. Ringraziamo l'Associazione radicale, il Movimento a cinque stelle, Rifondazione comunista, Sinistra e Libertà che hanno deciso di darci una mano.
Anna Di Gianantonio

mercoledì 20 ottobre 2010

Ascensore e Pd: ?

Le dichiarazioni riportate oggi dai quotidiani del segretario comunale Pd Cingolani e il seguente comunicato odierno del capogruppo Portelli sono ovviamente condivisibili: ma sapendo che un'eventuale accettazione del referendum da parte dei "garanti" comporterebbe con ogni probabilità la dilazione della firma del contratto perché il Pd ha rifiutato di collaborare alla raccolta delle firme? Come dire: l'allora Ulivo era contrario all'ascensore ma ne ha votato in consiglio comunale la realizzazione (senza le cabine); l'attuale Pd non vuole sia firmato il contratto e si rifiuta di sostenere l'unica iniziativa che potrebbe realizzare tale obiettivo. Mah...

Ecco il comunicato Portelli:

Sembra incredibile ma è così...
La giunta Romoli marcia a testa bassa verso la costruzione dell'ascensore ma non conosce i costi che il Comune, ogni anno, dovrà sostenere per gestire l'infrastruttura.
Già l'abbiamo sbugiardato sulla destinazione del finanziamento, che non è affatto vincolato come Romoli invece sosteneva.
Forse ora teme di dare i numeri - è il caso di dirlo - anche sui costi di gestione?
Sta di fatto che ieri ho chiesto al dirigente, in qualità di consigliere comunale, la copia dello studio, fatto fare dall'amministrazione precedente, che quantificava i costi di gestione. Davo comunque per scontato che Romoli, che da mesi insiste per realizzare il giocattolo - dal costo di qualche milione di euro - con cui accontentare l'assessore Devetag, avesse già studiato le carte.
Invece sono rimasto interdetto dalla risposta ricevuta, per le vie brevi, dagli uffici. "Non posso darle il dossier... me l'ha appena chiesto il sindaco e prima devo sottoporlo a lui".
Nessuna critica al dirigente, ci mancherebbe... ma al sindaco assessore certamente si: in sostanza, in tre anni, ancora non ha visto gli incartamenti. E tra qualche giorno intende affidare l'appalto senza aver un quadro sui costi di gestione. Assurdo.

F Portelli - capogruppo Ulivo-PD

martedì 19 ottobre 2010

In ascolto dei cittadini

La questione dell'ascensore al castello è tutta politica: riguarda infatti in un modo del tutto particolare la gestione della "polis". L'amministratore è infatti colui che "serve" (minister) distribuendo in modo equo e responsabile le risorse a disposizione della città: coloro che lo hanno scelto - in un sistema democratico gli elettori - non lo hanno delegato a "fare ciò che vuole" per un certo numero di anni, ma a una gestione finanziaria finalizzata al bene comune, che è il bene di tutti. Nel momento in cui si dimostra che una determinata scelta - anche se decisa nel passato - può essere molto penalizzante per l'intera comunità il minimo che un amministratore dovrebbe cercare è la permanenza del consenso dei suoi concittadini. Nel caso della funicolare i costi di realizzazione e quelli di gestione sono e saranno talmente esosi da portare a chiedersi per chi un tale lavoro potrà risultare effettivamente conveniente. Il referendum - che dovrebbe ovviamente arrestare l'iter verso la firma del contratto con la ditta esecutrice delle opere - è un importante strumento che consentirà ai cittadini di esprimere la propria idea su un tema significativo e coinvolgente il futuro di Gorizia. Da sottoscrivere e proumuovere con convinzione.

sabato 16 ottobre 2010

17 ottobre 1910 - 17 ottobre 2010

Carlo Michelstaedter nasce il 3 giugno 1887 a Gorizia dove muore il 17 ottobre 1910. Una breve parabola esistenziale, poco più di 23 anni trascorsi in buona parte sui libri, compresi gli anni dell’Università a Firenze, tra il 1905 e il 1909. Tuttavia il suo transito attraverso il mistero della vita ha lasciato un segno, inciso nel profondo anche dal colpo di pistola che lo ha strappato all’affetto dei suoi familiari e consegnato alla storia della cultura europea del primo Novecento. I perché del suicidio resteranno rinchiusi nel segreto di un cuore inquieto, anche se molti ricercatori hanno indagato proponendo la teoria dei sentimenti feriti piuttosto che quella del timore di un male incurabile. Ciò che resta è il suo ampio patrimonio di scritti e di disegni artistici, in particolare la tesi di laurea “Rettorica e persuasione”: in essa viene individuato un progetto esistenziale proteso verso l’appropriazione delle ragioni del vivere e del morire, una volontà di vita intensa fino al presentimento della necessità di oltrepassare l’istinto di sopravvivenza spingendosi oltre le colonne d’Ercole costituite dall’estremo limite della vicenda umana. Insomma, volontà di spasmodicamente vivere senza il condizionamento della morte, volontà di spasmodicamente morire riempiendo di intensità ciascun istante della vita.
Riecheggiano temi cari alla cultura filosofica europea, si incontrano e si scontrano le suggestioni ottimistiche degli idealizzatori delle ragioni kantiane con le malinconiche riflessioni di filosofi del paradosso come Kierkegaard e le profetiche visioni del super-uomo di matrice nietzschiana. In altre parole, nella breve ma significativa impresa filosofica e forse ancor di più nella meno esplorata poetica si incrociano i temi portanti del pensiero moderno, alla vigilia dello scontro con gli iceberg della prima guerra mondiale e di tutte le immani tragedie ad essa seguite: una sorta di canto del cigno della filosofia occidentale, là dove l’”essere” aristotelico già spazzato via nella sua versione tomista dal “cogito” cartesiano, viene estremizzato dallo scorrere del sangue fino all’affermazione dell’assoluta insignificanza: l’essere è il nulla, affermerà qualche anno dopo Jean Paul Sartre.
Tutti questi pensieri non vogliono portare un ulteriore contributo al ripensamento della figura e dell’opera di Carlo Michelstaedter, ci si augura che altri esperti possano in quest’anno centenario offrire nuovi e inediti contributi. Si vuole invece sottolineare come all’alba di quello che oggi viene definito il “secolo breve” la Gorizia austro-ungarica viveva un periodo di particolare atmosfera culturale. Il nome del filosofo Goriziano era accompagnato da quelli di altre grandi personalità, da Paternolli a Pocar, dalla stessa zia di Carlo Carolina Luzzatto fino alla nobile figura dell’arcivescovo sloveno mons.Sedej. Se Claudio Magris ha descritto dal punto di vista letterario tale temperie nel suo bellissimo breve romanzo “Un altro mare” dedicato a Enrico Mreule le splendide e – ahinoi – tanto dimenticate via Ascoli e san Giovanni consentono ancora di respirare l’aria cosmopolita e vivace caratteristica di un periodo nel quale ci si poteva sentire ebrei, sloveni, italiani o austriaci senza doversi per questo nascondere o provare addirittura timore.
I nazionalismi hanno devastato Gorizia che in pochi anni da importante centro culturale della cosiddetta Mitteleuropa è divenuto un triste centro commerciale sopravvissuto allo scorrere del tempo grazie alla carenza di generi di prima necessità che caratterizzava la Jugoslavia e ai generosi contributi statali che hanno consentito di mantenere una zona franca fino alla vigilia dell’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea.
Quanta ricchezza umana è andata perduta! Chi ha pagato più di ogni altro è stata proprio la comunità ebraica, praticamente annientata tra il 1943 e il 1944, dopo aver offerto alla città i frutti più ingegnosi e geniali della letteratura, della filologia e dell’arte. Carlo Michelstaedter riposa nel suggestivo cimitero di Rozna Dolina sotto un piccolo cippo fino a un paio d’anni fa protetto da un albero giapponese, un sempreverde dalla forma di una mano tesa verso il cielo. Ora quell’arbusto non c’è più e il luogo è esposto alle intemperie o alla calura estiva. Si vuole ricordare con quell’immagine il “nostro” illustre concittadino. Nella spe¬ranza che Gorizia rifiuti per sempre la rettorica e sia finalmente – e con convinzione – persuasa.
Dal periodico Strade, aprile 2010

Un sorriso dalla Transalpina


foto Nevio Costanzo

Prodi parla sul piazzale della Transalpina: ha appena detto a Brancati "su, su, non fare quella faccia, non si può vivere di ricordi... Bisogna guardare in avanti". E alla persona che gli ha chiesto come procedere con speranza spiega riferendosi a Marinčič: "Il Forum è il futuro per le vostre città (Gorizia e Nova Gorica, ndr), speriamo che il Centro sinistra lo capisca!"
Insomma, più o meno così...

giovedì 14 ottobre 2010

Pubblicità o disinformazione?

Si riceve dai comitati locali per l'acqua e volentieri si pubblica:
La Confindustria e Mineracqua hanno comprato, spendendo molti soldi, pagine di giornali nazionali per denigrare sostanzialmente la qualità dell'acqua del rubinetto. Certo, consigliati dai loro uffici legali, si sono tenuti lontani da evidenti falsità, ma il loro modo di presentare la cosa è comunque fazioso e inaccettabile. Anzi è addirittura scandaloso che si induca il pubblico a diffidare della "sua" controllatissima acqua, dell'acqua delle "sue" sorgenti, per promuovere l'interesse di coloro che in tutta Italia si impossessano praticamente gratis
dell'acqua, che è di tutti, per venderla in bottiglia.
Si fa intendere che l'acqua del rubinetto per diventare potabile debba essere disinfettata con il cloro. Non è vero. Il cloro ha tutt'altra funzione. Si fa intendere che l'acqua del rubinetto può essere erogata anche senza rispettare i parametri di legge: non è vero! Invece la più nota acqua in bottiglia italiana ha più del doppio dei solfati consentiti ed è comunque in commercio. Si lascia intendere che l'acqua del rubinetto sia qualcosa di diverso dall'acqua minerale: è la stessa acqua. Tutte le acque sono minerali, e la loro mineralità si misura dal Residuo Fisso. La nostra acqua per esempio ha un RF di 311. E' oligominerale. Ce ne sono in bottiglia di più povere (loro dicono di sè stesse " più leggere") e di più
pesanti (loro dicono di sè stesse "più ricche"), perchè il nome alle cose purtroppo lo dà chi ha più denaro per poterlo imporre. La nostra acqua ha un contenuto di sodio che è meno della metà di quell'acqua in bottiglia che un'ossessionante pubblicità promuove come "iposodica". Insomma proporre l'acqua in bottiglia al posto di quella di rubinetto è come pubblicizzare il latte in polvere per i neonati al posto di quello della mamma. Dovrebbe essere vietato per legge. Gli acquedotti spendono i loro soldi per assicurare e migliorare il servizio, Confindustria e Mineracqua invece li spendono per espandere e consolidare la già poco virtuosa tendenza degli italiani, primi in Europa e tra i primissimi al mondo, a consumare acqua in bottiglia (magari di plastica) quando in realtà non ne avrebbero alcuna necessità. Una tendenza creata ad arte da una strabordante e continua pubblicità,
seconda per volume d'affari solo a quella degli automobili. Alla quale purtroppo noi non abbiamo i mezzi per controbattere adeguatamente.
Alessio Alessandrini
Presidente di Acque del Basso Livenza S.p.A.
Servizi idrici integrati interregionali

A Cesare quel che è di Cesare...

Con una lettera rivolta ai cittadini del Friuli Venezia Giulia i quattro vescovi della Regione si attendono dalle autorità regionali, provinciali e comunali "una generosa risposta" (?) alla visita di papa Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia.
Motivano il loro appello con un lungo e un po' involuto periodo che vale la pena di citare testualmente: (Vorremmo che la visita costituisse la felice occasione per confermare) il nostro serio impegno di annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo di salvezza agli uomini e alle donne che vivono immersi in un clima culturale e sociale che rende incerto e faticoso il loro cammino per un progressivo venir meno della fede e della speranza cristiane, lasciandoli pericolosamente privi di quei punti di riferimento che hanno permesso alle generazioni passate di scrivere pagine gloriose di impegno e dedizione missionari e di promozione civile.
Il testo lascia aperti vari interrogativi: ad esempio, ciò che "rende incerto e faticoso il cammino" è davvero il "progressivo venire meno della fede e speranza cristiane"? I "punti di riferimento" hanno permesso alle generazioni passate soltanto di "scrivere pagine gloriose di impegno e dedizione missionari e di promozione civile"? Non ci sono anche molte parole e soprattutto silenzi che hanno contribuito a consentire (se non addirittura a fomentare) guerre, sanguinari regimi totalitari e venefici nazionalismi?
Secondo molti cittadini il cattolicesimo regionale - invece di chiedere "risposte generose" alle autorità civili - dovrebbe cogliere l'occasione della visita del suo "capo" per interrogarsi in modo autocritico e costruttivo sui motivi dell'evidente disaffezione (in particolare delle nuove generazioni) alle istituzioni ecclesiastiche e non al fatto religioso o al cristianesimo come tali.

mercoledì 13 ottobre 2010

Sicurezza sicurezza

Molti ieri sera in televisione, sintonizzati per la partita Italia-Serbia, avranno assistito all’esibizione del cetniko incappucciato che, appollaiato in cima alla barriera di plexiglas, ha fatto e soprattutto distrutto tutto quel che gli pareva. Del tutto indisturbato. E dire che lui e i suoi camerati avevano di fronte la temibile polizia di Genova, quella della scuola Diaz e di Bolzaneto, per intenderci.
Evidentemente affrontare l’energumeno tatuato era cosa più complessa che massacrare di botte un centinaio di pacifisti addormentati nei sacchi a pelo.
La polizia lamenta che dalla Serbia nessuno li aveva avvisati. Davvero nessuno immaginava? Dopo che gli ultras si erano bastonati al derby Stella Rossa – Partizan per unirsi subito dopo nell’aggressione al gay pride di Belgrado? Ma non li leggono i giornali?
E anche fosse, non potevano fermarli dopo che nel pomeriggio hanno attaccato persino il pullman della propria nazionale, oltre che messo a ferro e fuoco il centro di Genova?
Da un ministro della polizia leghista che strepita sempre a sproposito di sicurezza, almeno un minimo di prevenzione, ce lo potevamo aspettare. O no?
mm

Il sabato del(la) balilla

Amici automobilisti, allegria!, direbbe Mike Buongiorno. Prossimamente a Gorizia parcheggi gratis per tutti e dappertutto, anche in Corso, il sabato pomeriggio.
La grande pensata l’ha avuta il vicesindaco Fabio Gentile. Il centrosinistra a Natale chiudeva il Corso e ne faceva un’isola pedonale? Lui che è di destra doveva differenziarsi. E lo ha fatto.
Certo, lui sognava altro. Forse i tempi in cui i balilla celebravano il sabato fascista. Ma gli hanno spiegato che non si usa più. Nemmeno Cosma indossa più l’orbace. Almeno in pubblico.
Allora ha avuto l’illuminazione. Il sabato con la Balilla (o la Punto o come cavolo si chiama adesso…) a scorazzare in pieno centro e parcheggiare dove meglio ti aggrada. Gratis e per tutto il tempo che vuoi.
Plauso dei commercianti. Come l’alcolista che non rifiuta il grappino offerto, anche se gli farà malissimo.
E così, mentre in tutto il mondo si chiudono al traffico i centri delle città e per Natale si addobbano le vie destinate al passeggio e sulle piazze libere dalle auto si allestiscono mercatini sul modello tirolese (dove il traffico nei centri urbani è vietato tutto l’anno!), il nostro genio della mobilità insostenibile trasforma il centro di Gorizia in un mega-parcheggio intasato.
Occorre dire come andrà a finire?
Tanti auguri, vicesindaco!
mm

martedì 12 ottobre 2010

Missioni di pace?

Sulla pagina nazionale del Piccolo un cappellano militare (gradese) di stanza in Afghanistan sostiene che "l'esercito sta cercando di portare la pace anche a chi non la vuole" e tra l'altro afferma che il Concilio Vaticano II definisce i militari "operatori di pace". Strano modo di argomentare da parte di chi dovrebbe annunciare il Vangelo del "porgi l'altra guancia" o dell'amore incondizionato anche al proprio nemico!
Sarebbe interessante conoscere la citazione esatta del magistero conciliare che ha invece definito la guerra "aliena dalla ragione"; e sarebbe ancor più opportuno che figure del genere - senz'altro molto vicine alle ansie dei soldati - diano voce a chi si domanda che cosa si stia a fare esattamente in Afghanistan: solo così la morte di tanti giovani (italiani, ma è enorme il numero dei civili afghani innocenti uccisi in un conflitto - o "missione di pace" come chiamarla si voglia - che a loro comunque non appartiene) avrebbe un senso e forse si eviterebbe la discussione sulla necessità di armare "i nostri" con le bombe sugli F14.

Verso la manifestazione nazionale del 16 ottobre

Il seguente comunicato è sottoscritto (per ora) dai partiti della Federazione della sinistra, da Italia dei valori e da Sinistra ecologia e libertà oltre che da iscritti a sindacati e numerosi cittadini lavoratrici e lavoratori:
La lotta dei metalmeccanici della Fiom, per la difesa del contratto nazionale, per la democrazia nei luoghi di lavoro, per una politica economica che sappia produrre ricchezza invece che sacrifici sempre per gli stessi, è sostenuta da molti cittadini/e che della Fiom non sono.
In queste settimane ci si è incontrati alle manifestazioni dei precari della scuola, degli studenti, di molti lavoratori e lavoratrici di aziende in crisi, che riconoscono la manifestazione del 16 ottobre come determinante per il proprio destino.
E' necessario connettere le varie vertenze, unire le molte mobilitazioni per chiedere un rilancio del ruolo pubblico in economia e il rispetto dei diritti conquistati in tanti anni e che non possono essere messi in discussione dalla crisi.
Per questo si è costituito un Comitato di sostegno alla mobilitazione dei metalmeccanici, che riunisce partiti, iscritti a sindacati, lavoratori e lavoratrici della aziende in crisi e del pubblico impiego, coordinamenti dei precari e insegnanti della scuola pubblica, singole persone che aderiscono a questo progetto.
Per sostenere la manifestazione del 16 sarà a disposizione almeno un pullman autofinanziato e si verificherà il percorso successivo.
Chi si riconosce in queste proposte è bene che aderisca al Comitato e prenda posizione, perché il lavoro è un bene comune e i diritti vanno difesi.
Per saperne di più: http://comitatofvg16ottobre.blogspot.com/
http://www.facebook.com/pages/Comitato-FVG-per-il-16-ottobre/114407825287197?ref=ts

domenica 10 ottobre 2010

Afghanistan fatale

E' motivo di grande dolore la morte di quattro giovani in Afghanistan. Ma è anche un segnale su cui riflettere. Nelle prime tragiche occasioni in cui si sono verificati in passato simili episodi i politici raccomandavano "di non strumentalizzare gli eventi lasciando ad altri momenti la polemica sulla situazione". E così, oltre a dimenticare ben presto i caduti e le loro famiglie gran parte degli italiani ricorda che "siamo in Afghanistan" soltanto quando le colonne dei quotidiani riportano i titoli in prima pagina. Chi sa perchè le truppe sono nel martoriato Paese asiatico? Chi si domanda cosa "stiamo" facendo laggù? O quali risultati ha ottenuto l'enorme sforzo militare messo in piedi dalla "banda di Bush" all'indomani dell'11 settembre 2001?
Eppure lo stillicidio è sotto gli occhi di tutti e non è solo l'Italia a piangere; certo più di ogni alto piangono gli Afghani, stremati da una guerra dopo l'altra, dalla fame e dal tasso di analfabetismo di gran lunga più alto di tutta l'Asia; oltre che da un potere religioso integralista e da una concezione della donna minimamente intaccati, anzi ben rafforzati dalla gigantesca campagna militare ufficialmente scatenata quasi dieci anni fa "contro i (più vivi che mai) Bin Laden, il mullah Omar e i suoi talebani e a favore della libertà "occidentale"...
A quando dunque lo stop a un conflitto che nasconde (come sempre del resto) tutt'altri motivi rispetto a quelli dichiarati? A quando il ritiro delle truppe e la loro sostituzione con i "corpi civili di pace" sotto l'egida dell'Onu? A quando almeno la tanto decantata riforma delle "regole d'ingaggio" per dei soldati che non sono in missione umanitaria bensì sul fronte di una sanguinosa guerra?
Mentre i politici discutono e non concludono niente, l'unica possibilitù di non celebrare nuovi funerali di Stato sembra affidata soltanto alla buona sorte!

venerdì 8 ottobre 2010

Ratzinger in Aquileia

Il prossimo 7 maggio papa Ratzinger visiterà Aquileia e Venezia: l'occasione è l'inizio dell'ultimo anno di preparazione al II Convegno delle diocesi del Triveneto - o Nord Est comunque lo si voglia chiamare - che si terrà nel 2012. C'è molta "storia" in un percorso ideale che dalle origini paleocristiane forse ebraiche e alessandrine conduce al polemico sdoppiamento patriarcale e alla continuazione della vicenda ecclesiastica nei due canali Aquileia/Venezia (con successiva trasformazione nel patriarcato di Venezia)e Aquileia/Cividale/Udine (con soppressione e conseguente prolungamento nelle Arcidiocesi di Udine e Gorizia).
Al di là del grande interesse storico la visita di Benedetto XVI è un'occasione per "fare il punto" sul ruolo attuale della Chiesa cattolica nel Veneto, nel Trentino Alto Adige e nel Friuli Venezia Giulia. E' ormai fallito l'obiettivo di offrire un'anima alla mai decollata euroregione attraverso la profetica e del tutto inascoltata proposta dell'arcivescovo Bommarco (ben prima della disgregazione seguita agli eventi del 1989) di ricostruire l'antica metropolìa dell'Illirico, qualcosa come oltre 40 diocesi in nove Nazioni europee; è tramontata l'ipotesi di un Sinodo internazionale incentrato sul possibile "servizio" della cattolicità a un mondo in rapidissima transizione da modelli antichi all'ultramodernità; è improbabile un ripensamento autocritico sul perché di un'evidente e grave disaffezione delle nuove generazioni non tanto di fronte al fenomento religioso in quanto tale bensì nei confronti dell'istituzione ecclesiastica... Cosa resta da fare e quali novità potrebbe portare la visita di un papa in questa terra?
La grande sfida - forse l'unica nella quale la Chiesa può svolgere ancora un ruolo di con-protagonista - è quella del dialogo tra la filosofia dell'essere e quella della coscienza, tra l'oggettivismo aristotelico tomista e il soggettivismo della modernità: un dialogo indispensabile nel quale la cosiddetta Mitteleuropa, con la sua tradizione e con le sue nuove prospettive - può offrirsi come luogo per eccellenza di confronto fra diversità e laboratorio di una nuova civiltà. E' vero che papa Ratzinger non sembra particolarmente entusiasta di avviare e intensificare questo dialogo preferendo forse la prospettiva di una Chiesa "madre e maestra", rifugio sicuro per chi desidera fuggire dalle tempeste spirituali del XXI secolo. Tuttavia un nuovo approccio potrebbe essere favorito dall'incontro con una terra che è stata punta avanzata del secolarismo e che adesso è chiamata a sciogliere nuovi compelssi nodi, in particolare quelli relativi alla coesistenza tra immigrati protatori di differenti valori culturali e religiosi.
Comunque sia il viaggio del papa è un'opportunità per la comunità cattolica ma anche per tutta la società civile del territorio.

giovedì 7 ottobre 2010

Park fantasma

Se il sindaco Romoli ritiene che il sottoscritto faccia disinformazione, non ha che da smentirmi con i fatti. In consiglio comunale, a nome del Forum per Gorizia, ho più volte chiesto lumi sulla tempistica del park di via Manzoni, senza mai ottenere un dato certo. Del resto mi sembra che nemmeno nell’intervento di ieri sul giornale il sindaco sia stato in grado di darne.
Giova allora, proprio per non fare disinformazione, ripercorrere qualche tappa della vicenda, solo le più significative tra le tante puntualmente registrate dal Piccolo.
Roberto Covaz (23.10.2009) notava che se ne parla dal dicembre 2002. “Sette anni buttati via per una struttura vitale per il centro cittadino”, notava, ricordando che a Monfalcone il “fast-park” all’Ansaldo si è fatto in tre mesi, dal luglio all’ottobre del 2003. Sarà anche brutto, ma intanto c’è, concludeva.
Anche per via Manzoni, nel 2007, sembrava ormai fatta. Il centrosinistra con l’assessore Crocetti aveva espletato la procedura e lasciato al successore il project-financing già bello e pronto. Cito dal Piccolo del 14 settembre 2007, a firma di Luigi Turel: “È avanti tutta verso il parcheggio a sette piani, due dei quali interrati, nel piazzale di via Manzoni da realizzare a costo zero per l’Amministrazione comunale. Entro il 5 novembre il promotore nonché gestore di quest’opera, l’associazione di imprese tra la Carletti Virginio di Cervignano e la Andreola Costruzioni generali spa di Loria (Treviso), e il Comune sottoscriveranno il contratto. Poi il gruppo avrà sette mesi per ultimare la progettazione: tempi questi che saranno «limati» in quanto gli imprenditori hanno tutto l’interesse ad aprire quanto prima il cantiere (i tempi di ultimazione dell’opera sono stabiliti in quindici mesi).” Tutto lasciava prevedere l’apertura del parcheggio per l’autunno 2009.
Ma un mese dopo (Il Piccolo, 22 ottobre 2007) interviene il neo-assessore ai lavori pubblici nonché sindaco Romoli. “Mi auguro che l’ecomostro possa ridurre il suo impatto”, dichiara a Francesco Fain e difinisce l’opera “davvero grande e sproporzionata per quella zona di Gorizia”.
Stop alla firma della convenzione, trattativa con il privato per una bozza d’accordo di cui il Piccolo ci da conto il 18 marzo 2008: il parcheggio sarà più basso, solo due piani fuori terra, anziché 4, con una parziale riduzione di posti auto (da 496 a 429), ma con una lievitazione dei costi: un milione 910 mila euro, da aggiungere ai 7 milioni 176 previsti a fronte di una concessione trentennale.
Da allora, più volte in consiglio comunale abbiamo sollecitato notizie ma senza ottenere dati certi. Li abbiamo però avuti a mezzo stampa il 25 novembre 2009 con una nota dell’ufficio stampa del Comune che annunciava entro 3 mesi l’avvio dei lavori per il park sulla base di un progetto nuovamente rivisto e corretto: 403 posti auto per un costo complessivo stavolta ridotto a 7 milioni 166.
Poi più nulla. Consiglieri comunali, giornalisti, cittadini comuni che si chiedono che fine abbia fatto il progetto.
Ora apprendiamo, non senza sconcerto, che se lo chiede anche il sindaco e scarica la responsabilità sui privati che non si fanno vivi. Ma hanno un indirizzo, un numero di telefono, un’e-mail, questi privati?
O non sarà che fatti quattro conti l’investimento non conviene più, soprattutto considerata la nuova linea politica dell’amministrazione in materia di viabilità? Il progetto originario partiva dalla previsione di andare a sostituire gli stalli a pagamento che sarebbero stati eliminati in Corso Italia per lasciar spazio alla pista ciclabile. Ma questa amministrazione vuole le ciclabili sui marciapiedi e non ne vuole sapere di togliere posti macchina.
Avessi dei soldi da investire in un parcheggio multipiano, ci penserei su.
Marko Marinčič

Tempo di referendum

Anche il Pd goriziano - attraverso un intervento del segretario cittadino - prende posizione e chiede di non realizzare la funicolare e gli ascensori verso il castello. A questo punto sono davvero molte le forze politiche disposte a sostenere le iniziative finalizzate a impedire un inutile sperpero di denaro pubblico; ma soprattutto sono sempre di più i cittadini che si rivolgono al Forum - promotore della petizione popolare alla quale la Giunta ha dato una totalmente inadeguata risposta - per esprimere il proprio malcontento nei confronti di un'opera che, se realizzata, molto difficilmente potrebbe essere gestita senza grandi oneri per il bilancio generale della città. Il sindaco, anche nella risposta a Cingolani (peraltro più delicata rispetto a quelle rozze date al Forum) ribadisce i soliti concetti: ammette che il cambio di destinazione dei fondi sostanzialmente si può fare (contraddicendo quanto scritto nella delibera della sua Giunta), non nega ciò che ha affermato qualche giorno fa cioè che finora non si è fatto alcuno studio sui costi di gestione, non esprime alcun entusiasmo sulla futura realizzazione, non ha alcuna intenzione di ascoltare il parere dei cittadini; eppure, nonostante tutto ciò, dice con grande chiarezza che "andrà avanti".
In queste condizioni - dopo averle tentate tutte per consentire ai cittadini di "contare qualcosa" - c'è una sola strada da percorrere, con urgenza e prima che sia tardi: quella del referendum consultivo che sarà "lanciato" ufficialmente la prossima settimana.

martedì 5 ottobre 2010

Per gentil favore

Ricordate Ground Zero goriziano? Sì, il cantiere che per tre anni - grazie a un inopinato contratto sottoscritto dalla Giunta Brancati - ha occupato i marciapiedi delle Vie Trento, Ariosto e Duca d'Aosta con una recinzione che copriva niente altro che un grande buco. Lo stesso cantiere che nell'ultimo anno - oltre che rifare sempre come da contratto i marciapiedi - ha riscontrato grandi progressi, come già più volte documentato in questo blog: progressi che hanno rafforzato ulteriormente la domanda sul perché i marciapiedi siano stati sottratti inutilmente per così tanto tempo ai cittadini...
Ebbene, nello spazio dove vengono edificate le nuove costruzioni c'era una volta una minuscola stradina - meno di cento metri quadri - di proprietà del Comune: l'altro lunedì il Consiglio Comunale - nonostante l'esplicita perplessità dello stesso sindaco Romoli - ha deciso a maggioranza di venderlo all'impresa. Un ulteriore piccolo omaggio, dopo tutti quelli già gentilmente offerti in precedenza. Mah...

Eppur si muove

Con un paio d'anni di ritardo il centro destra e la destra entrano in fibrillazione: le crisi del sistema e delle leadership evidenziano le magagne di una "politica" (le virgolette sono d'obbligo) garantita dall'impunità e dall'illegalità, dalla permanenza illimitata nelle stanze del potere e dai conseguenti privilegi. Era logico che la macchinetta prima o poi dovesse rompersi e le baruffe interne alla coalizione Pdl/Lega/Fli sanno tanto di un "si salvi chi può"...
Così come era logico che l'elettorato "dell'altra parte" - culturalmente più preparato a distinguere ciò che è sano da ciò che è marcio - si accorgesse prima della gravità della situazione provocando già da qualche anno l'implosione di un centro sinistra dilaniato dalla diversità delle sue "anime" e la disgregazione della sinistra in una pletora di gruppuscoli volta per volta falciati durante gli arrembaggi elettorali.
Mentre il mondo berlusconiano è avviato a un repentino tramonto il centro sinistra e la sinistra sembrano battere qualche colpo avviando prove concrete di ricostruzione culturale e di riaggregazione non soltanto strategica.
Per soffermarsi soltanto al livello locale non si può che guardare con attenzione alla (ancora piccola) parte del Pd che promuove settimanalmente interessanti incontri con le varie categorie sociali per comprendere meglio la vita della città; alla ritrovata vitalità dell'Italia dei Valori sempre più presente sul piano della denuncia dei privilegi della "casta"; ai movimenti di base particolarmente attivi sul piano della difesa della legalità istituzionale e dell'ambiente (decine di migliaia di persone nelle scorse settimane a Cesena e a Roma nel silenzio quasi totale dei media)... E che dire delle iniziative del Forum per Gorizia sempre più seguite e apprezzate dai cittadini stufi di essere comprimari?
In questo quadro il tentativo intrapreso da diverse sigle di partiti e movimenti provinciali di ritrovare una sinistra unita può ottenere successo e divenire un segnale anche per la politica nazionale: hanno avviato un processo interessante e virtuoso - ancorché embrionale - i "forum" di Gorizia e Staranzano insieme ai "grillini" e ai frammenti dell'arcipelago verde, alle sigle classiche di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani, di Sinistra Ecologia e Libertà... Dove porterà questo cammino? Per ora a ritrovarsi con regolare frequenza intorno a tavoli di confronto che dimostrano che la presunta "distanza" non è poi così evidente e che senza interferenze di segrete stanze ormai vuote una nuova sinistra - fortemente motivata ma anche inusualmente pratica - "si può fare".
Insomma, qualcosa si muove, sperando che non sia troppo tardi...

domenica 3 ottobre 2010

In memoria di Franco Basaglia


Gorizia, la città del primo Basaglia. Si discute sulla prossima ristrutturazione dello spazio a lui dedicato (attualmente più parcheggio che parco), con l'auspicio che quello che un tempo era il luogo per eccellenza dell'esclusione sociale possa diventare un grande centro di incontro e aggregazione per tutti i cittadini. Nel frattempo non si potrebbe pensare a un benché minimo restauro dell'ex pneumologico di Via Vittorio Veneto, tuttora sede del centro di salute mentale?

sabato 2 ottobre 2010

Bestemmie & bestemmie

Non è da ieri che si devono ingoiare come un rospo le "barzellette" di Silvio Berlusconi e le penose forzate risate dei suoi pretoriani nonché interlocutori. Forse in questo caso stupisce l'alto livello di stupidità raggiunto con la "battuta" sugli ebrei, come pure il purtroppo consueto deprimente disprezzo per le donne trattate ancora una volta come oggetti da prendere o scartare...
La Chiesa italiana, reduce da un Consiglio permanente dei vescovi che ha sostanzialmente avvallato le politiche berlusconiane, si scandalizza (giustamente) per la bestemmia che "offende l'intero mondo cattolico".
E' vero che Dio non dovrebbe centrare nulla con le umane vicende e che quello che un tempo si definiva "il blasfemo" non onora certamente il livello culturale di chi lo pronuncia. Tuttavia da Avvenire e dai vescovi italiani ci si aspetterebbe una simile forte condanna su altri aspetti della politica del premier, certamente più blasfemi della bestemmia "contestualizzata" (il virgolettato è del vescovo Fisichella preoccupato di circoscrivere la deplorazione nei confronti delle parole del presidente del Consiglio): la difesa strumentale e razzista del crocifisso nei luoghi pubblici da parte di un partito di Governo, una politica dell'immigrazione disumana, la negazione di una crisi che sta mettendo in ginocchio milioni di famiglie italiane, la situazione in cui sono lasciate le carceri peggiori di quelle che si trovano nel Sud del mondo, la sistematica violazione della legalità in nome del dittatoriale "il popolo mi ha eletto e io faccio quello che mi pare", i privilegi insopportabili della casta parlamentare (e regionale!), la menzogna sistematica assunta a criterio di governo, la concezione del capo che deve dimostrarsi dominante davanti agli altri maschi del branco, la demolizione del sistema del welfare e quella della scuola (mai si ricorda un inizio anno così preoccupante...) e chi più ne ha più ne metta.
A quando la condanna senza remissione di queste bestemmie che offendono l'uomo, per i credenti "immagine e somiglianza di Dio"?
ab

C'era una volta...

... il popolo della libertà, ribattezzato dal suo zar "partito dell'amore".
C'era (o volevano far credere che ci fosse) a livello nazionale e si è visto come è andata a finire, con le risse ai limiti della querela fra berlusconbossiani e finiani e con un voto di fiducia pesantemente condizionato dalla reciproca rivelazione di pesanti scheletri ben nascosti negli (ahimé assai vasti) armadi politici.
C'era a livello regionale, dove lo scontro tra Lega e Udc pone il presidente Tondo in condizione di evidente difficoltà e l'ex guida del Consiglio regionale Ballaman affonda giustamente sotto i colpi della Corte dei Conti e dell'azione penale contro l'uso disinvolto dell'"auto blu": chissà chi gli ha fato lo sgambetto, fuoco amico?
C'era a livello provinciale e comunale di Gorizia. L'ex sindaco Valenti attacca senza mezze misure il gradese Marin (anche qui parole di fuoco, da querela), quest'ultimo replica alzando ulteriormente i toni, l'ex coordinatore An e vicesindaco di Gorizia Gentile interviene contro il suo capogruppo in Consiglio Comunale (cioè sempre Valenti): il povero Fabio si agita inascoltato, stritolato fra un "colosso" sotto indagine per il disastro dell'Ospizio Marino e un altro "colosso" che ha dominato la scena della destra (nel senso politico) isontina da molti anni a questa parte. Evidentemente non ci sta a lasciarsi trascinare politicamente in una scabrosa vicenda giudiziaria della quale in effetti non sembra essere certo protagonista; tuttavia un pensierino a "cambiare mestiere" lo potrebbe anche fare osservando come si è ridotta Gorizia tra il 1990 e il 2010: vent'anni nel corso dei quali il Valenti è stato per dieci sindaco e per altri dieci alquanto influente e quasi sempre decisivo consigliere politico (da tre "uomo del monte" che dalle retrovie impone ad alta voce ai "suoi" il voto "sì" o "no" alle delibere della Giunta e alle mozioni consigliari).
Il sindaco Romoli cerca di gettare acqua sul fuoco: solo un paio di mesi fa aveva "sparato" sui giornali contro il centro sinistra che "si odia diviso su tutto"; adesso deve constatare amaramente il gramo destino del suo "partito dell'amore" travolto dai personalismi e dalle minacce di reciproche querele.