martedì 29 giugno 2010

Convocazioni e sconvocazioni

Giusto per fare il punto sulla situazione si presentano qui - come si usava dire una volta - i fatti separati dalle opinioni.
La maggioranza consigliare imponeva come al solito le date del consiglio comunale di giugno, stabilendo martedì 15 ("per consentire di vedere la partita dell'Italia lunedì 14"), lunedì 21 e giovedì 25, con un ordine del giorno che comprendeva la fine della seduta precedente con l'ampia discussione sulla galleria Bombi e sull'intitolazione di una via o quant'altro a Franco Basaglia, la discussione di varie variazioni del piano regolatore comunale e - punto inserito "d'urgenza" soltanto il sabato 18 giugno - l'importante variazione di bilancio con la delibera relativa alla destinazione del famoso "tesoretto" di qualche milione di euro.
La seduta del 21 giugno si consumava come da previsione alle 23.30 lasciando un ampio strascico di temi lasciati in sospeso, in attesa della lunga notte di giovedì.
Ma all'improvviso, giovedì intorno alle 15 giunge il messo con l'avviso che la seduta delle 18 è sospesa per indisposizione del sindaco (che nonostante le raccomandazioni del medico è stato tuttavia visto in diversi luoghi della città) e rinviata a giovedì 1 luglio. Iniziativa sottoscritta dal presidente del consiglio comunale senza il coinvolgimento di alcun altro capogruppo. L'opposizione più un consigliere della Lega presenziano ugualmente alla seduta in calendario sospendendola poco dopo l'inizio per ovvia mancanza del numero legale.
Lo stato confusionale viene sancito da un'ulteriore comunicazione nel corso della quale il presidente Roldo - a seduta già convocata unilateralmente per giovedì - convoca d'urgenza i capigruppo lunedì 28 alle 18 con un un sms il sabato sera. Naturalmente presenziano soltanto il rappresentante del Pdl Sartori, il capogruppo Udc Zappalà e - audite audite - l'assessore, consigliere e capogruppo della Fiamma Tricolore Cosma, alla sua prima apparizione in tre anni in questo consesso. Non sanno bene che pesci pigliare se il giorno dopo giunge una convocazione di consiglio comunale quanto mai sibillina: con essa viene sospesa la seduta già convocata per giovedì 1 luglio e rinviata a venerdì 2 luglio, "salvo mancanza del numero legale nel qual caso la seduta sarà "in seconda convocazione" lunedì 5 luglio.
Insomma si stabilisce il 25, poi viene sospeso il 25, rinvio al 1 luglio, poi sospeso anche il primo luglio tocca al 2 luglio ma la probabile mancanza del numero legale porta a ipotizzare che il consiglio si tenga lunedì 5 luglio, in attesa naturalmente della prossime puntate...
Ce la faranno i nostri eroi a rammendare in tempo la maggioranza a pezzi e a evitare che la Giunta "vada sotto" su una delibera di grande importanza come quella relativa alla variazione di bilancio? Ce la faranno a mantenersi in sella o chiederanno altri rinvii per evitare una clamorosa débacle?
Ai posteri l'ardua sentenza.

"Vergogna"!




"Vergogna", titolano le locandine della Fiamma Tricolore sparse su tutto il territorio cittadino. Vogliono difendere l'8 agosto, il Tricolore e l'inno nazionale...
"Vergogna" invece a chi dovrebbe onorare i poveri giovani caduti nell'"inutile strage" della Prima guerra mondiale e ora lascia le loro spoglie mortali alla mercè delle intemperie e dei topi: le condizioni del sacrario di Redipuglia sono state evidenziate dagli articolisti del Corriere della Sera come simbolo del degrado della nostra povera provincia... Davvero vergogna!
"Vergogna" a chi dimentica sistematicamente che l'8 agosto non è stata una "vittoria" ma l'esito di bombardamenti e interventi militari che hanno ucciso tante persone e provocato la distruzione dei luoghi più cari alla tradizione e alla fede dei goriziani (nella foto la chiesa di sant'Andrea nel mese di agosto 1916, da una pubblicazione militare italiana datata settembre 1916).
E infine, visto che chi scrive "vergogna" siede sugli scranni che contano della Giunta comunale, non sarebbe il caso di intervenire per ripristinare i cartelli che indicano l'inizio del territorio italiano lungo la strada del Sabotino? Si tratta della prima testimonianza di "superamento" del confine, realizzata in ottemperanza del Trattato di Osimo. Ma forse, per i membri della Fiamma Tricolore è meglio soprassedere, anche il Trattato di Osimo è da loro considerato una "vergogna" e non vale la pena segnalare a chi transita l'originalità di una strada che collega e non divide!

domenica 27 giugno 2010

Un rinvio non concepibile

Considerato che il Consiglio Comunale si riunisce ogni morte di papa, che mozioni e ordini del giorno stanno mesi e mesi prima di essere discussi, che siamo praticamente all'inizio della pausa estiva, era utile sospendere la seduta del Consiglio Comunale prevista per il 25 giugno, via mail e lettera circa alle ore 15, laddove l'inizio dei lavori era previsto per le 18 del giorno stesso?
Dato che l'ordine del giorno era lungo e complesso, proprio perchè le riunioni sono tanto scarse che i punti da trattare si accumulano, si poteva benissimo discutere le mozioni giacenti e poi rinviare il dibattito sul tesoretto, destinato ai quartieri, a sindaco risanato; come si suol dire “ci si poteva portare avanti coi lavori”, senza nulla togliere ai desideri di partecipazione del primo cittadino. Invece la malattia del sindaco invalida tutto, anche se abbiamo un vice sindaco, un presidente del consiglio comunale, un segretario che garantisce la legge, assessori anziani in grado di farsi carico della gestione della seduta.
Il PDL locale ha scarsa fiducia nelle proprie risorse: se manca il sindaco, tutti a casa, perchè non c'è evidentemente nessuno che riesca, per un giorno, a prenderne il posto, pur godendo del titolo di vice sindaco. Il presidente del consiglio, che dovrebbe garantire il funzionamento dell'organismo e dare pienamente a tutti i consiglieri la possibilità di esprimere le proprie opinioni, si dimostra longa manus della Giunta. Ma adesso che hanno dimostrato che senza il capo non si muove un passo, che non sono in grado di fare neppure mezzo consiglio comunale, vogliono dimostrare la loro autorevolezza e potenza punendo il vigile! Umili con i forti, duri con i “deboli”, questa è l'equa ricetta del centro destra per risolvere i problemi della città e del paese.
Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum Gorizia.

sabato 26 giugno 2010

Piste ciclabili? Ok!



Sabato 26 giugno è stato inaugurato il primo tratto delle “Ciclabili del Collio” che prevede, una volta ultimato, il collegamento da Gorizia (Piedimonte del Calvario) fino a Dolegna, passando per tutti i comuni del Collio.
Le ciclabili attraversano uno dei più bei posti del circondario goriziano, il Preval, interessante dal punto di vista naturalistico.
Le strade ciclabili, ricavate da precedenti strade agricole e bianche, con integrazioni recenti, sono molto piacevoli da percorre. Il fondo stradale è uno “spaccato” di media-piccola dimensione (ghiaia) posata su bitume in modo che esso aderisca adeguatamente. Un compromesso tra l’asfalto vero e proprio che ha un’impatto ambientale elevato e il fondo in terra battuta che necessita di una più frequente manutenzione, soprattutto dopo abbondanti piogge.
Aree di sosta con panchine, con la prevista piantumazione di essenze, sono dislocate lungo il percorso.
Manca, tuttora, di una adeguata cartellonistica stradale sia con le indicazioni delle distanze delle località da raggiungere che di una mappa, in più lingue, dei percorsi.
Se verranno proposte in maniera adeguata, potrebbero avere l’”appeal” di attirare sia turisti che cittadini desiderosi di passare qualche ora nel verde, lontani da rumori ed inquinamento.
Bene, quindi per questa iniziativa, che potrebbe dare anche un piccolo sviluppo economico a chi, lungo questi percorsi, offra alloggi per ciclisti (zimmer) e a chi proponga prodotti locali che il Collio non difetta.
L’offerta sarà completa quando anche Gorizia verrà raggiunta dalla “Ciclovia dell’Isonzo - FVG5” e della “Ciclovia pedemontana e del Collio - FVG3”, progetti finanziati con fondi regionali e dalle piste ciclabili cittadine ...
Immagini e testi di Nevio Costanzo

mercoledì 23 giugno 2010

STRADE DELLA MEMORIA

Luoghi, percorsi e narrazioni delle memorie pubbliche e private nel goriziano
Lunedì 28 giugno 2010 alle ore 11.30 presso la Sala Conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia (Via Carducci 3) verrà presentato alla stampa e al pubblico STRADE DELLA MEMORIA, un progetto quadro promosso da: Facoltà di Architettura dell’Università di Trieste, Associazione Quarantasettezeroquattro, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione, Cires (Slovenia) con il sostegno della Provincia di Gorizia e il contributo determinante della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.
Strade della memoria si configura come una innovativa rete che unisce alcuni dei principali enti, istituzioni, ricercatori e professionisti che studiano le molteplici declinazioni che la memoria assume in un’area di frontiera come quella tra Italia e Slovenia. I racconti di vita dei testimoni, le memorie contenute in foto e documenti, i luoghi del ricordo pubblico e individuale, le memorie che si concretizzano negli spazi della città: a partire da questi elementi verranno proposte iniziative che coinvolgeranno, a diversi livelli, l’intera cittadinanza e attireranno visitatori e turisti; progetti tesi al confronto e dialogo tra diverse generazioni ma, soprattutto, tra diversi punti di vista, al fine di creare un processo di dialogo e di riconoscimento reciproco.
L’obiettivo principale è quello di colmare, in un’area ricca di storia come questa, l’assenza di un progetto di ricerca scientifica e divulgazione di respiro internazionale fondato sull’interazione e il confronto tra diverse discipline e competenze, col fine di valorizzare la ricchezza storica del territorio e la complessità degli eventi che lo hanno caratterizzato nel corso del Novecento, superando gli opposti ideologismi.
Le iniziative proposte tendono a porre in valore i luoghi della memoria e la memoria dei luoghi, rivitalizzando aree della città finora trascurate, creando nuove occasioni di aggregazione e proponendo percorsi specifici sia di ricerca, sia nel territorio, che vedranno protagonisti gli abitanti e i visitatori della città, di differenti età ed interessi.
Strade della memoria è un progetto in progress sempre aperto e in evoluzione, all’interno del quale si intende far convergere tutte le principali iniziative relative alla memoria del territorio che, anche in futuro, saranno proposte da diversi enti e istituzioni.
Anche per questo, invitiamo la cittadinanza a partecipare alla conferenza stampa e a contattarci per collaborare con noi depositando le proprie testimonianze e materiali (fotografie, lettere, diari, ecc.), che saranno accuratamente conservati ed eventualmente valorizzati all’interno delle iniziative proposte.
Le azioni ad oggi previste dal progetto quadro, alcune delle quali già avviate, sono le seguenti:
ARCHIVIO DELLA MEMORIA
Uno spazio per la ricerca, la comunicazione, la valorizzazione culturale
TOPOGRAFIA DELLA MEMORIA – MUSEO DIFFUSO DELLA CITTÀ
Percorsi multimediali e interattivi tra i luoghi della memoria e la memoria dei luoghi
DALLA “CITTÀ DI VILLAGGI” ALLA “CITTÀ DI CITTÀ”
Memoria, identità e futuro di un territorio urbano ricomposto
MEMOBUS TRANSFRONTALIERO
Viaggiare per non dimenticare
FORME VISUALI DEL PASSATO - WORKSHOP INTERNAZIONALE
Narrare, mappare e visualizzare le memorie del confine italo-sloveno

lunedì 21 giugno 2010

Disco incantato

Come un disco incantato da oltre tre anni l'assessore Devetag dice sempre le stesse cose, anche sui quotidiani locali di oggi: il centro destra ha rinnovato il cuore della città che quando c'era il centro sinistra era brutto (dimenticandosi di dire che tutti i progetti finora realizzati erano già stati approvati e finanziati dalla Giunta Brancati); il castello è il fiore all'occhiello per il rilancio del turismo goriziano; chi non è daccordo con la cremagliera verso il castello è il sostenitore della politica del "no se pol" (evitando accuratamente di elencare costi, difficoltà tecniche e soprattutto studi sull'effettiva utilità di una simile opera); guai a chi dice che la città sta morendo (omettendo qualsiasi considerazione sulla chiusura sistematica degli esercizi commerciali del rinnovato centro cittadino), ecc. ecc.
Ciò che non dice mai è cosa vuole lui da Gorizia, qual'è il progetto del suo "parco culturale" del quale finora non si è capito neppure il perché del nome; risponde imbarazzato quando gli si chiede cosa sarà esposto nel "museo dell'Arcidiocesi" e tace del tutto quando gli si domanda chi lo gestirà e come saranno reperiti i fondi per il suo funzionamento; sorvola sul tracollo dei numeri delle presenze turistiche in città e non propone un'idea - proprio neppure una - che possa far pensare a qualcosa di effettivamente innovativo e caratterizzante la politica culturale dell'attuale Giunta cittadina.
Evidentemente criticato anche dall'interno del suo partito e con gli occhi puntati addosso dai "censori" della Lega regionale preoccupati di una possibile nuova "voragine" finanziaria nell'ormai prossimo Mittelfest, Devetag reagisce lasciandosi trascinare dal nervosismo e offendendo chiunque osi esprimere qualche perplessità.
Forse farebbe meglio a misurare le parole e a moltiplicare i fatti.

sabato 19 giugno 2010

Messaggero Veneto in bilico

Lunedì sera il Consiglio comunale dovrebbe iniziare con l'approvazione unanime del documento di solidarietà nei confronti dei giornalisti e collaboratori della redazione goriziana del Messaggero Veneto. Si spera che il voto non sia ulteriormente dilazionato e che quindi la principale assise politica cittadina possa pronunciarsi senza altre contestazioni procedurali.
La minacciata soppressione della "pagina" rientra nella logica di ristrutturazione aziendale del gruppo editoriale: la scelta della zona industriale di Gorizia come unico luogo di stampa del Messaggero Veneto e del Piccolo - salutata con grande entusiasmo dal Sindaco, dalla sua maggioranza e anche da una parte dei gruppi di opposizione - penalizza i lavoratori di categoria precedentemente impegnati in due sedi distinte e ora costretti a convergere in riva all'Isonzo (di conseguenza non si vede dove possano aprirsi i tanto decantati nuovi spazi occupazionali per i "goriziani").
Inoltre la valorizzazione di Gorizia come sede del centro stampa sembra avere un prezzo, la soppressione della redazione locale.
In altre parole, ben vengano l'interessamento del sindaco e l'approvazione unanime del documento del Consiglio comunale a favore del Messaggero Veneto; forse, se invece di cantare vittoria propagandando come un successo di Gorizia la "conquista" delle rotative ci si fosse seduti prima al tavolo delle trattative con l'azienda, oggi non saremmo arrivati a questo punto. Al punto cioè che un primo cittadino che chiede delucidazioni ai vertici aziendali si sente rispondere in modo umiliante che "ci sarà un compromesso ma non possiamo svelare quale".
Ma, come si suol dire, se mia nonna avesse le ruote...

venerdì 18 giugno 2010

Una "solidarietà" inaccettabile

Ma come si fa?
L'attuale capo dei servizi segreti viene condannato in appello per reati non da poco tra i quali quello di aver falsificato le prove che avrebbero inchiodato una parte delle forze dell'ordine durante la mattanza del G8 di Genova.
E'vero che un imputato fino alla sentenza in Cassazione non può essere definitivamente giudicato colpevole, tuttavia la documentazione multimediale su ciò che è accaduto nel luglio 2001 a Genova è talmente ampia da lasciare poco spazio alle interpretazioni: tanto che chi è stato presente agli eventi - anche chi scrive questa nota - aveva accolto con rispetto, ma anche con molto stupore, l'assoluzione in primo grado.
Ciò che stupisce ancor di più è la reazione del ministro degli interni Maroni che definisce con sconcertante leggerezza "innocente" il condannato e quella del guardasiggilli Alfano che addirittura esprime "solidarietà" a Di Gennaro.
Solidarietà è una parola importante che si utilizza quando qualcuno è colpito da una sciagura naturale o perseguitato da una palese ingiustizia: le parole del ministro della giustizia sono molto gravi e implicano che la decisione dei giurati d'appello sia un atto persecutorio. Poteva esprimere dispiacere, vicinanza umana in attesa del giudizio in cassazione, perplessità sulla differenza di giudizio tra primo e secondo appello, ma non "solidarietà". Poteva anche semplicemente starsene zitto, il che sarebbe stato molto meglio...

Basaglia ko

La cronaca cittadina odierna dimostra ancora una volta che il sindaco e il vicesindaco di Gorizia preferiscono esprimere le proprie idee ai quotidiani piuttosto che nell'aula consigliare. Entrambi per lo più assenti e comunque silenziosi durante l'interessante dibattito sull'ordine del giorno Bianchini finalizzato a dedicare un qualcosa di importante a Franco Bsaglia, parlano "il giorno dopo" sui giornali: esprimono la loro contrarietà in modi diversi. Il primo cittadino sostiene che non ha senso cambiare nomi di vie già intitolate dalla storia, dimenticando evidentemente che pochi mesi fa aveva lui stesso cancellato due tra i pochi toponimi "pacifici" tradizionali cambiando via Velodromo e via Magazzini in via martiri di Nassirya; il vicesindaco Gentile ha semplicemente tacciato di inopportunità la proposta di un'intitolazione a Basaglia contraddicendo palesemente una votazione positiva alla quale hanno partecipato con entusiasmo anche molti suoi compagni (si fa per dire) di partito. Con queste premesse, sindaco vicesindaco e due assessori rivelatisi contrari dopo aver snobbato il dibattito, sembra davvero difficile che l'ordine del giorno Bianchini possa trasformarsi in atto concreto: difficilmente Basaglia meriterà qualcosa di più che il parco/parcheggio di Via Vittorio Veneto a destra. Peccato però...

giovedì 17 giugno 2010

Senza parole



Ricordate il post del 28 marzo 2010 nel quale venivano illustrate le potature degli Olmi siberiani (Ulmus Pumila) in via dei Catterini, cosa successa analogamente a quelli di via Alviano e via P. Diacono?
Questo è il risultato...
Nevio Costanzo.

Ponte Basaglia? Perchè sì...

La proposta di intitolare a Franco Basaglia il ponte VIII agosto non vuole affatto cancellare un brano (tragico) di vita goriziana, quanto piuttosto cogliere l'occasione per rivisitare i criteri della toponomastica cittadina. La storia di Gorizia non coincide con la sola prima guerra mondiale, come invece potrebbe pensare chiunque entri in città e si soffermi a leggere i nomi delle strade: via Brigata Sassari, via Brigata Casale, via Brigata Pavia, via Terza Armata... a ricordare centinaia di migliaia di giovani vite spezzate dall'"inutile strage" e ora dimenticate da chi li dovrebbe onorare nei sacrari che mostrano dalle loro crepe i poveri resti mortali esposti alle intemperie e agli animali notturni; sottopassaggio Baruzzi, piazza Battisti, via Cascino, via Cadorna, via Diaz, in memoria di protagonisti più o meno discussi di quei giorni; via IX agosto, via XXIV maggio, via Vittorio Veneto per arrivare fino a Piazza Vittoria e così via... Non è un po' troppo per una città che ha vissuto tanti momenti altrettanto tragici o per fortuna anche più lieti nel corso del '900?
Qualcuno può obiettare che la storia non si può cancellare, magari sostenendo - come accaduto nel corso dell'ultima seduta del Consiglio Comunale - che "gli italiani hanno sacrificato la loro vita per fermare l'avanzata degli austroungarici a Gorizia" (sic!). Ma anche la memoria evolve, del resto i nomi di oggi hanno sostituito quelli di ieri... Perfino l'attuale amministrazione comunale ha cancellato toponimi storici come quelli di via Velodromo e Magazzini per dedicare spazio ai "martiri di Nassirya".
Non è una provocazione la proposta di cambiare il nome del ponte VIII agosto per dedicarlo a un uomo che - iniziando a Gorizia la sua "rivoluzione" - ha costruito ponti di pace e ha contribuito ad abbattere muri apparentemente insormontabili: è soltanto un rafforzamento della memoria di Franco Basaglia e dell'opportuna proposta sostenuta dal consigliere Bianchini. Se poi sarà il ponte, una via centrale o un edificio significativo importa relativamente: ciò che conta è che qualcosa ci sia.

mercoledì 16 giugno 2010

Cronache dal Consiglio

Consiglio comunale vivace quello di ieri sera.
Il dibattito sul futuro di galleria Bombi è stato interessante e ricco di spunti, con voto finale trasversale: la mozione Primosig sulla "riapertura al traffico veicolare" ha trovato consenso da parte dei consiglieri dell'Unione Slovena e del solo Portelli del Pd (essendo assenti Rota, Waltritsch e - come pressoché sempre - Mosetti che si fa vedere in ogni seduta per non più di 10 - 15 minuti e poi regolarmente sparisce inghiottito dalla notte), oltre che dei consiglieri d'opposizione Alberti, Hassek e Colombo. Contrario il resto della maggioranza, astenuti i consiglieri del Forum e l'altro esponente del Pd presente (Orzan), per il "sì" per quanto concerne l'apertura urgente della galleria, per il "no" a una soluzione che non premi i ciclisti e i pedoni già abbastanza bistrattati nel resto della città.
Il dibattito sull'intitolazione di una via, piazza o ponte a Franco Basaglia - proposta da Livio Bianchini - è stato più tranquillo e si è concluso con l'approvazione a maggioranza (ben 9 però i contrari, dei quali uno solo ha espresso pubblicamente la propria posizione): significative le proposte di intitolare l'aula del Consiglio Comunale, il ponte di Pevma (che forse si potrebbe dedicare anche all'illuminato Vescovo Luigi Fogar che ivi risiedeva) o il ponte VIII agosto ("che potrebbe cambiare il nome facendo capire che - nonostante le mille vie della città dedicate alle funeste "imprese" della prima guerra mondiale - la città di Gorizia è anche quella in cui qualcuno ha costruito importanti ponti e abbattuto imponenti muri").
Bagarre invece sull'ordine del giorno proposto dal Forum per Gorizia a tutela della Redazione di Gorizia del Messaggero Veneto. Il dibattito è stato introdotto da una condivisibile interrogazione del consigliere del Pdl Sartori, alla quale il sindaco ha risposto invitando qualcuno a stendere un ordine del giorno da approvare urgentemente. Questo è stato stilato dagli esponenti del Forum e presentato in aula dalla consigliera Di Gianantonio: il testo ha ottenuto l'immediata aprrovazione del sindaco e la decisione a maggioranza di discuterlo nonché approvarlo con procedura d'urgenza. Mentre il tutto stava per andare in votazione sono state sollevate le consuete eccezioni procedurali da parte del capogruppo Pd e la discussione si è inceppata impedendo la realizzazione di un bel gesto, quello di esprimere solidarietà unanime "in tempo reale" ai giornalisti e collaboratori del Messaggero Veneto oggettivamente in difficoltà.
A quel punto è saltata la luce e con essa il Consiglio che è stato riaggiornato a lunedì prossimo, con la speranza di poter iniziare con una rapida approvazione unanime del testo proposto da Forum e già fatto proprio dal primo cittadino.

domenica 13 giugno 2010

A proposito di Piazza della Sconfitta

A febbraio di quest’anno il sindaco Romoli aveva “giurato” che i lavori in piazza Vittoria sarebbero stati ultimati entro giugno (senza, peraltro, specificare l’anno). Ora l’ennesimo rinvio, per i più ottimisti – se va bene - si parla di un mese, ma poi c’è agosto, e quindi diventa realistico ipotizzare settembre. In ogni caso, oltre all’ultimazione dei lavori di pavimentazione deve essere completato l’approntamento dell’impianto di illuminazione con il restauro e quindi con l’installazione dei vecchi lampioni. Quindi, se Brancati non “gufa”, si arriva all’autunno. I commercianti che ancora tengono duro, paiono rassegnati e persino il “vulcanico” Ursic pare credere a una nefasta “macumba” allorché afferma: “Sembra che ci sia un alone di cupa sfortuna che si è abbattuto su questo intervento”. A nessuno che venga in mente di richiamare il principio di responsabilità, responsabilità politica, gestionale, operativa con tanto di nome e cognome, dal ruolo del sindaco/assessore ai lavori pubblici, al dirigente responsabile dell’ufficio, al direttore dei lavori. Il sindaco poi incolpa del ritardo la piovosità del mese di maggio, se invece fosse stato pieno sole avrebbe imputato il ritardo alle temperature troppo elevate causa di un'anormale dilatazione delle pietre, chissà. Insomma, è più facile per tutti, commercianti compresi, richiamare il destino “cinico e baro”.
Resta poi un mistero come, nella politica di risparmi virtuosi praticata dal Comune in tempi di crisi con i tagli alle consulenze, questi abbiano salvato le sole funzioni di staff all’operato del Sindaco, i rilevatori dell’Istat e … i lavori pubblici. Sì, proprio così, i lavori pubblici che si avvalgono di remunerate consulenze esterne. Il cittadino non osi immaginare cosa sarebbe successo se tali consulenze non ci fossero state. Forse è a seguito di tali consulenze se si sono chiuse al traffico per 11 mesi via Roma e via Oberdan per lastricare 30 metri di selciato! Ma tant’è, anche in periodi di magra le consulenze per i lavori pubblici – che hanno dimostrato di funzionare e soprattutto di valere così tanto - vanno mantenute.
Infine, leggiamo che il sindaco domani convocherà i responsabili dell’impresa, ma forse dovrebbe convocare anche qualcuno della cosiddetta “macchina comunale” e magari pure qualcuno dei cosiddetti consulenti, ma soprattutto - dopo tre anni - dovrebbe prendere atto che non è tagliato per fare l’assessore ai lavori pubblici perché - anche quando i lavori saranno finiti – tutti i goriziani ricorderanno come e in quanto tempo sono stati realizzati i lavori pensati, progettati e finanziati dalle giunte precedenti. Ed è sperabile che se ne ricordino anche i commercianti.
Forum per Gorizia

sabato 12 giugno 2010

Il danno e le beffe

La proposta di ridurre del 5% gli stipendi del sindaco e degli assessori non è soltanto ridicola, è anche dannosa. E' altrettanto penoso l'arrampicarsi sugli specchi di onorevoli nostrani - anche di centro sinistra - che si sforzano di giustificare le scandalose prebende (stipendio, buonuscita, vitalizi, ecc.) di consiglieri regionali, parlamentari italiani e europei.
La questione non è che chi amministra la cosa pubblica sia pagato dai cittadini, ma che svolga bene il proprio lavoro e che non sia destinatario di vergognosi privilegi. Occorre quindi decurtare - e ben più del 5%! - le paghe scandalose della "casta" regionale, nazionale ed europea oltre che quella (collegata) dei dirigenti pubblici, non certo quelle di chi riceve una normale retribuzione corrispondente al lavoro svolto.
Che Romoli si tolga il 5% della buonuscita e dei vitalizi maturati nella sua lunga carriera politica: altrimenti con la sua demagogia non fa altro che collocare un'altra tesserina nel mosaico di un sistema di sacrifici che riguarda sempre chi guadagna di meno e neppure scalfisce le tasche degli straricchi.

The time machine

Le proposte di nomina per il nuovo Consiglio di Amministrazione dell'Ater rappresentano un vero e proprio salto indietro con la "time machine".
Se già il presidente designato Zandegiacomo Riziò è un illustre pensionato che ha percorso le Ater di mezzo Triveneto clamorosa è davvero la nomina da parte del Comune di Gorizia: Sergio Pacor, già vicepresidente ai tempi di Zamparo e coinvolto nell'indagine per danno erariale di 300mila euro sulla quale si attende da un momento all'altro la sentenza della Corte dei Conti. Anche la Provincia - maggioranza di centro sinistra - non scherza individuando come proprio rappresentante Maurizio Fabbro, già sindaco di Farra per parecchi mandati, prima della consegna della "poltrona" al figlio Alessandro, già presidente del Consiglio Provinciale.
Tra i membri effettivi del Consiglio sindacale Ater spicca tra l'altro il nome di Giulio Saverio Tavella, giovane di belle speranze, consigliere comunale targato Pdl e presidente di una commissione consigliare. Noblesse oblige!
Scorrendo i nomi proposti per i nuovi Consigli delle altre province del Friuli Venezia Giulia balzano all'occhio quelli di molto noti e attempati politici, amministratori e quant'altro: alcuni appena dismessi da altre cariche più o meno importanti, altri tirati fuori per l'occasione da qualche anfratto dove si godevano la pensione.
Queste nomine fanno comunella con quelle riguardanti le Autovie Venete che gestiscono la più disastrata autostrada italiana dopo la Salerno-Reggio Calabria (almeno quella attraversa le montagne!): chi nel bene e soprattutto nel male le governa di fatto da oltre vent'anni, tal Giorgio Santuz ora invece di godersi la sospirata pensione - o meglio le sospirate pensioni - riceve in premio un nuovo incarico e trasferisce armi, bagagli e prebende a Strade fvg.
Insomma, il nuovo che avanza...

venerdì 11 giugno 2010

Giornate cupe per l'informazione

Giornate cupe per la libertà di informazione in Italia. Anche il nostro blog condivide la preoccupazione generale e continua a dare voce ai comunicati della Federazione Italiana della Stampa. Si aggiungano il siluramento della Direttrice del settimanale diocesano di Trieste che ha osato pubblicare sulla pagina delle "opinioni dei lettori" una lettera firmata da nove preti e intitolata "Il Dio in cui crediamo"; nonché il tracollo dell'informazione goriziana con la chiusura di Radio Gorizia 1 e il concreto rischio di chiusura della redazione cittadina del Messaggero Veneto... e c'è davvero poco da scherzare!

Ma ecco il comunicato odierno dell'FNSI:

Legge bavaglio: dopo il sì del Senato aumenta la protesta e si va verso lo sciopero. Oggi alcuni quotidiani sottolineano in prima pagina il disaccordo sul ddl intercettazioni. Repubblica esce con una prima pagina bianca e il post it giallo «La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati». In bianco anche la rubrica di Massimo Gramellini e il mini-corsivo di Riccardo Barenghi sulla Stampa: «Buongiorno e Jena escono oggi in bianco per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume». SkyTg24 è listato a lutto. Protestano anche il Fatto Quotidiano, oggi listato a lutto sopra la testata, e molti altri quotidiani. Si alza dunque il tono della protesta di giornalisti, editori e società civile. La Fnsi, dopo un presidio a piazza Navona, ha dato l'annuncio del black out dell'informazione il 9 luglio. «Lo sciopero dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl - ha detto il segretario Franco Siddi -: quindi se sarà quella, altrimenti cambieremo la data». Siddi ha quindi invitato tutta la categoria a mobilitarsi contro il disegno di legge, «mettendone in evidenza i pericoli con qualsiasi iniziativa». Anche la Fieg ha espresso «la sua ferma protesta», chiedendo la pubblicazione di un comunicato, con la veste grafica di un necrologio. «Il testo licenziato dal Senato non realizza l'obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori».
Ma ecco cosa si può pubblicare e le sanzioni, se il ddl dovesse diventare legge (ora il testo torna infatti alla Camera).
Si potranno pubblicare almeno "per riassunto" gli atti di un processo non più segreti. Divieto, invece, per i testi delle intercettazioni. Di cui non si potrà più né scrivere né parlare, né per riassunto, né nel contenuto, fino al termine delle indagini preliminari. Resteranno top secret fino al dibattimento. Vietata la pubblicazione di tutto quello che riguarda "fatti e persone" estranee alle indagini. Vietata la pubblicazione degli atti e delle intercettazioni destinate ad essere distrutte. Chi pubblicherà un brogliaccio, a prescindere da cosa contenga, sarà punito con un mese di carcere e la multa fino a 10mila euro. Gli editori rischieranno fino a 450mila euro. Carcere fino a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate a essere distrutte. Oltre all'indagine penale, si potrà incorrere nella sospensione cautelare fino a tre mesi. Se si tratta di impiegati dello Stato si tratterà di una sospensione dal servizio, se si tratta di giornalisti la sospensione sarà dalla professione.

giovedì 10 giugno 2010

Legge bavaglio

Dalla Federazione Italiana della Stampa

Legge bavaglio: il Governo pone oggi la fiducia al Senato. E sta mettendo in campo la sua parte peggiore con una sconsiderata furia tutta tesa a ristringere e mutilare gli spazi della libertà di tutti. La decisione di imporre il voto di fiducia sul Ddl intercettazioni, che cancella tra gli altri il diritto all’informazione su come procedono le inchieste giudiziarie, è una spada di Damocle, brandita per imporre l’approvazione di leggi sbagliate. E questa è una legge sbagliata, immorale, illiberale su cui la volontà del Parlamento è “catturata” da una scelta del Governo che è incapace e non ha alcuna volontà di confrontarsi sulle questioni di merito. Principi e valori costituzionali, diritti dell’uomo sono insignificanti come nulle sono considerate le proposte di equilibrio avanzate dalla società civile, da professioni come quella dei giornalisti, dallo stesso Parlamento, in un confronto democratico interrotto da una scelta di chiaro sapore autoritario. La Fnsi conferma la sua resistenza totale e incessante a queste norme; scenderà in campo con iniziative specifiche di lotta, di testimonianza della verità dei fatti per rendere inefficace comunque il “silenzio di Stato” che si vuole imporre.
Ma ecco cosa prevede la legge, nella sua (per ora) ultima stesura:
LIMITI: Intercettazioni possibili solo per i reati puniti con più di cinque anni (tra questi c'è anche la corruzione). I telefoni possono essere messi sotto controllo per 75 giorni al massimo. Se c'è necessità, vengono concessi altri tre giorni prorogabili di volta in volta con provvedimento del gip. Per i reati più gravi (mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, più altri venti prorogabili.
DIVIETI E SANZIONI: Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati non tra virgolette ma con un riassunto. Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano fino a 300mila euro di multa. Le intercettazioni sono off limits per la stampa fino a conclusione delle indagini: per gli editori che sgarrano ci sono 300 mila euro di multa, che salgono a 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Colpiti anche i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10000 euro se pubblicano intercettazioni durante le indagini o atti coperti da segreto.
CIMICI: niente più microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati. Le 'cimici'' saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.
PM CIARLIERI: Se il responsabile dell'inchiesta passa alla stampa atti coperti dal segreto d'ufficio e semplicemente va in tv a parlare dell'inchiesta puo' essere sostituito.
PEDOFILIA: scompare la norma che eliminava l'obbligo di arresto per i reati di pedofilia di ''lieve entità ''
NOMA TRANSITORIA: Le nuove regole si applicano ai processi in corso. Quindi, anche se erano già state autorizzate intercettazioni, vale il tetto dei 75 giorni.
RIPRESE: Sulle riprese tv per i processi decide il presidente della corte d'appello, che puo' autorizzarle anche se non c'è il consenso delle parti.
IENE, STRISCIA, REPORT: le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti.
CLERO Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la diocesi; se l'intercettato è un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana.

mercoledì 9 giugno 2010

Fine dell'informazione goriziana?

Ha chiuso i battenti in questi giorni Radio Gorizia 1, le frequenze sono state vendute a RDS, così come quasi dieci anni fa le frequenze di Radio Voce Glas venivano passate a Radio Spazio 103; da anni non esiste una Redazione cittadina della Rai regionale. Così Gorizia ha perso un patrimonio culturale molto importante, che l'aveva vista tra i pionieri della radiofonia libera.
E' ventilata la sciagurata chiusura della Redazione di Gorizia del Messaggero Veneto e certamente anche l'altra testata con cronaca cittadina non se la passa troppo bene. E pensare che ci fu un tempo in cui anche Il Gazzettino pubblicava una "pagina di Gorizia"! C'è il concreto rischio che l'informazione locale scritta resti appannaggio dei soli settimanali di area cattolica Voce Isontina e Novi Glas, storiche e nobili testate che da sole non possono però rispondere al grande bisogno di comunicazione sociale del territorio.
Restano degli ottimi periodici culturali, come Isonzo Soca e Iniziativa Isontina, iniziative di nicchia interessanti come Strade, la striminzita (numericamente) redazione di Telequattro e l'"eroica" Telemare, molto seguita nella riproduzione dei di solito poco edificanti dibattiti in Consiglio Comunale.
La questione non è solo relativa alla perdita di posti di lavoro o all'impoverimento delle informazioni: è un problema di ampia portata culturale ed assume un valore simbolico l'apertura della rotativa contestualmente alla ventilata chiusura delle principali testate.
Insomma, la perdita delle principali agenzie di informazione desertifica drammaticamente la vita di una città che già in tanti altri campi sta mostrando di essere alle corde.

sabato 5 giugno 2010

Un sito che costa caro

Si riceve e volentieri si pubblica:

C'era una volta il sito web del Comune, creato già molti anni fa dai dipendenti comunali del settore informatico. Migliorato nel tempo, era diventato un discreto sito, più che decoroso per un Comune delle dimensioni di Gorizia. Ora però la Giunta Romoli ha deciso che è meglio dare in appalto, a una ditta esterna, la gestione del sito. Costo: 18.000 euro (il limite per l'affidamento diretto senza gara è di 20.000 euro). Naturalmente, eventuali futuri cambiamenti del sito dovranno anch'essi essere pagati alla ditta. Il bello è, poi, che la ditta fornisce solo la “scatola”, il “contenitore”, perchè i contenuti continuano a metterceli i dipendenti comunali. Dando un'occhiata al sito, indubbiamente la grafica appare accattivante. Le funzioni ed i contenuti ci sembrano invece gli stessi che c'erano già prima. Valeva la pena, quindi, in tempi di crisi, di spendere 18.000 euro solo per avere una veste grafica più brillante? Ci risulterebbe poi ancora in vigore la norma che vieta di ricorrere a professionalità esterne senza giustificato motivo, quando l'ente abbia propri dipendenti in possesso delle medesime professionalità. Spieghi quindi il Sindaco o l'Assessore competente il perchè di questa spesa, casualmente coincidente con l'annuncio del blocco degli stipendi e con i tanti sacrifici che la crisi del capitalismo impone sempre e solo ai lavoratori.
Il Direttivo del Circolo di Gorizia del partito della Rifondazione Comunista

giovedì 3 giugno 2010

Solidarietà a Fabiana Martini

Giunge all'epilogo la vicenda Vita Nuova di Trieste.
Il Vescovo Crepaldi silura la direttrice Fabiana Martini e nomina nuovo direttore Stefano Fontana, personaggio veronese molto noto negli ambienti vaticani e della conferenza episcopale italiana. Il settimanale diocesano, caratterizzato da un'informazione fortemente radicata nel territorio, viene affidato a un nome di spicco negli ambienti ecclesiastici totalmente avulso dal contesto triestino e regionale. Viene così messa da parte una persona che ha sempre dimostrato una fede matura e un'obbedienza adulta alle linee della sua chiesa particolare di Trieste, ma anche una brava giornalista che ha trasformato il foglio in un vero e proprio strumento di comunicazione sociale, letto e seguito ben al di là dei confini diocesani. Ciò accade mentre altri tentano di imbavagliare l'informazione a livello nazioanle e mentre la stessa Chiesa cattolica non sembra riuscire a risollevarsi dalla campagna mediatica scatenata dalla pedofilia e dai silenzi di alcuni suoi "funzionari".
Ah sì, la colpa di Fabiana Martini? Aver pubblicato nella pagina delle opinioni la "Lettera di Natale" sottoscritta da nove preti, con il sovversivo titolo "Il Dio in cui crediamo"... Mah, non c'è proprio più religione!
Andrea Bellavite

mercoledì 2 giugno 2010

2 giugno 2010: per non dimenticare

E' lo stesso post di un anno fa, ma il contesto è un altro... Con qualche indispensabile grassetto.

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

martedì 1 giugno 2010

Togliete quel colpo in canna

Il raddoppio del raccordo Gorizia-Villesse costerà, se tutto fila liscio, oltre 170 milioni di euro, circa 10 milioni al km. Tanto? Poco? Indubbiamente ci sono opere complesse, ponti, viadotti, sottopassi da rifare in toto o in parte. Non pochi di questi soldi si spenderanno per rifare il passaggio sotto la rotonda di via Trieste e per risistemare la stessa.
Bene. Ma c’è un problema. Nel progetto non è previsto alcun passaggio ciclabile o pedonale che consenta di attraversare la futura autostrada senza affrontare quella roulette russa che è la rotonda. Pensata e costruita per le auto e i camion, tale rimarrà, in barba a tutti gli impegni che l’amministrazione comunale si era presa.
Ciclisti e pedoni continueremo a buttarci su quell’anello da paura con la stessa angoscia di adesso, anzi probabilmente di più visto l’inevitabile aumento del traffico “scaricato” dalla futura autostrada in mancanza di un’uscita a Farra. Ci si butterà speranzosi tra macchine, furgoni e autotreni che si immettono senza darti la precedenza, che ti tagliano la strada per imboccare una delle tante uscite, che ti sfiorano spingendoti verso il guard-rail. E talvolta, ooops… ecco il colpo in canna, ti spiaccicano sull’asfalto.
Il Forum giudica sacrosanta la richiesta di realizzare un passaggio pedonale e ciclabile per i tanti che usano (o vorrebbero usare) la bicicletta per andare al cimitero, all’aeroporto, o solo da via Trieste a Sant’Andrea e viceversa, visto che non ci sono altri passaggi. Un sottopasso o una struttura sopraelevata “leggera” e possono anche costare poco, sicuramente un’inezia nel fiume di denaro che si sta riversando sul raccordo.
Non è una richiesta del solo quartiere di Sant’Andrea che giustamente chiede anche altri interventi di mitigazione dell’impatto di un’autostrada che correrà a poche decine di metri dalle case. Né tantomeno si tratta di “desiderata della comunità slovena”, come superficialmente li ha definiti qualcuno. Si tratta di una legittima richiesta dei cittadini di Gorizia per una città più vivibile, per la possibilità di spostarsi non solo in automobile, per garantire a tutti più salute e sicurezza.
Dove sono il sindaco, l’assessore alla mobilità, le giunta e la maggioranza di centrodestra col suo capogruppo e consigliere regionale Valenti? Tacciono, balbettano, accampano scuse, scaricano su altri. Un’amministrazione che volesse tutelare i propri cittadini farebbe la voce grossa per imporre ai colleghi di partito che governano la regione di aggiungere quest’inezia al progetto miliardario.
Se non lo fanno, due possono essere i motivi: o sono del tutto incapaci o non gliene importa dei cittadini. Forse sono vere entrambe le cose.
mm