lunedì 31 maggio 2010

Terrorismo democratico

Così scrive oggi il coordinatore nazionale della Tavola della pace:

Chiediamo verità e non menzogna. L'Italia condanni questo atto criminale!
Come si definisce l'uccisione di 15 persone inermi e disarmate? Cosa pensiamo se a compiere questa strage di innocenti è un commando inviato dal governo di uno stato democratico? Come si definisce l'aggressione armata in acque internazionali ad una serie di navi civili cariche di aiuti umanitari?
Lo chiedo a me stesso e a tutti i responsabili della politica e dell'informazione del nostro paese perché ad un atto criminale non se ne aggiunga un altro. Come deve reagire un paese democratico di fronte ad un simile massacro?
Quello che non può e non deve assolutamente accadere è che le menzogne, la propaganda e le strumentalizzazioni abbiano il sopravvento sulla verità, sulla legalità e sul bisogno di giustizia.
Di fronte a tanto orrore e a tanta illegalità il mondo civile deve reagire con fermezza e lucidità. Chiediamo al governo italiano di condannare a chiare lettere quanto è accaduto e continua ad accadere anche in queste ore. L'Italia deve convocare immediatamente l'ambasciatore d'Israele a Roma per esprimere tutta l'indignazione del popolo italiano. Chiediamo l'intervento immediato dell'Italia, dell'Europa e dell'Onu. Chiediamo che la nostra diplomazia si mobiliti in tutte le sedi europee e internazionali per ottenere l'immediato rilascio dei pacifisti e il dissequestro di tutti i beni trasportati dalla flotta della libertà che devono poter raggiungere il porto di Gaza. Chiediamo al Segretario Generale dell'Onu e all'Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani, l'apertura immediata di un'inchiesta internazionale su quanto sta accadendo.
E, ancora, insieme ad Articolo 21, chiediamo al mondo dell'informazione e in particolare alla Rai di fare fino in fondo il suo mestiere di servizio pubblico, organizzando subito un dibattito in prima serata, consentendo agli italiani di sapere cosa è accaduto, perché è accaduto, chi sono i responsabili, cosa bisogna fare per costruire la pace in Medio Oriente e quali sono le nostre responsabilità.

Flavio Lotti

domenica 30 maggio 2010

Sauroland in via Cipriani





Lucertolino era caduto in letargo felice: il parco giochi allestito dal Comune era stato appena completato e non restava che attendere la primavera per scorazzare libero a giocare con gli amichetti. Ma a maggio scoprì che il risultato era molto superiore alle sue attese. C'erano ovunque cespugli entrando nei quali poteva giocare a Tarzan con la sua amica Jane; grandi macchie di olio sulle quali pattinare allegramente e tante tante altre bestioline come lui con le quali divertirsi da mattina a sera. Beh, in effetti non c'erano soltanto sguardi premurosi, qualche occhietto libidinoso si intravvedeva nei misteriosi anfratti che punteggiavano il parco; si poteva pensare che fossero delle belle grotte per ritornare ai potenti avi dinosauri, ma su questo argomento la mamma si era espressa con estrema chiarezza: "attento ai topi, ricordati sempre che nella vita ci sono due grandi problemi, mangiare e non farsi mangiare". Comunque nel parco giochi c'era spazio per tutti e anche i sorcetti potevano tranquillamente trastullarsi con le mille attrattive. Per questo in una concitata assemblea tenuta in una delle fessure della recinzione tutti gli animaletti abitanti della zona - naturalmente divisi fra loro da opportuni separé di banda facilmente reperibili - decisero di scrivere una lettera di ringraziamento al Comune per questo gradito dono concluso in tempo record il 24 ottobre 2009.
(articolo e fotografie di ab sono datati 30 maggio 2010!!!)

venerdì 28 maggio 2010

Funiculì funiculà... e l'uovo di Colombo

Interessante incontro della Commissione lavori pubblici ieri sera. Con la consueta assenza dello specifico assessore - che è lo stesso sindaco Romoli - si è discusso di scelte importanti già attuate dalla Giunta: fine dei lavori in piazza Vittoria ("Romoli ha promesso entro giugno, ma sicuramente entro luglio dovremmo farcela" - così gli ottimisti direttore dei lavori e il dirigente di settore), avvio di quelli relativi alla costruzione della funicolare per il castello e alla ristrutturazione della galleria Bombi.
Si tratta di impegni finanziari mastodontici, su terreni "pericolosi" (il virgolettato si riferisce sempre alle parole dei tecnici), con un iter minimo di almeno due anni. Con quale risultato? Ammesso e - ahimé - non concesso che tutto proceda liscio come l'olio, verso la fine del 2012 l'interno del castello potrà essere raggiunto da schiere anelanti di turisti che saliranno su un treno a cremagliera, raggiungeranno il bastione fiorito dove troveranno ad attenderli due ascensori per entrare nel cuore del nostro maniero. Peccato che per giungere alla stazione a valle (sulla sinistra dell'entrata della galleria Bombi dalla parte di piazza Vittoria) dovranno scendere dalla corriera nel piazzale Casa Rossa o, nel migliore dei casi, nel parcheggino di via Giustiniani, percorrere circa un chilometro a piedi (del quale 600 metri nella galleria pedonale), attendere la cremaglietra e così via... A parte le persone che non possono camminare e i giorni di pioggia - un servizio navetta potrebbe essere molto più utile e enormemente meno dispendioso - perché gli altri visitatori non dovrebbero preferire una bella camminata più o meno altrettanto lunga nella natura, con splendidi scorci dai due versanti della collina? Oltre tutto, senza pagare alcun biglietto suppletivo!
Insomma, tenuto conto anche degli esigui numeri forniti negli ultimi anni relativamente ai biglietti "staccati" all'ingresso del castello, l'idea di un trenino costruito su terreni di riporto neppure bonificati dai residui delle guerre, è talmente assurda da suscitare molti perplessi interrogativi... Finora senza neppure "sfiorare" il problema della "gestione".
Infine, a lato della riunione di Commissione, sono da segnalare le pubbliche affermazioni della presidente Colombo sull'attuale situazione politica goriziana: "non si è fatto nulla finora e si continuerà così...", "il presidente Roldo è incapace di svolgere il suo ruolo in Consiglio Comunale", "non rispondo dell'operato del sindaco che, invitato, non viene mai alle riunioni della commissione" e così via... Non c'è che dire, proprio "una ritrovata sintonia", come spiega oggi sui quotidiani in perfetto politichese il capogruppo pdl Valenti.
ab

giovedì 27 maggio 2010

Tra tagli simbolici e reale macelleria

In coincidenza con la manovra da 24 miliardi di euro, gentile dono del governo Berlusconi che sino a ieri aveva negato l'esistenza di una situazione critica per l'Italia e oggi l'addebita - come un "magliaro" qualsiasi - al defunto governo Prodi di 3 anni addietro, ha preso voce in città la convinzione della necessità di un taglio delle prebende dei politici. Ha iniziato il sindaco con la dichiarazione di volersi ridurre l'indennità di carica, ammontante a 3656 euro netti, del 5%, pari a 183 euro al mese. Ha ripreso la questione il consigliere regionale Brandolin che in alternativa proponeva la riduzione del numero degli assessori comunali e provinciali e la soppressione delle figure di presidente dei relativi Consigli. A lui rispondevano Sindaco e i presidenti chiamati in causa rilanciando un taglio del numero dei consiglieri regionali e, soprattutto, una decurtazione delle loro lautissime prebende. Non è poi mancato l'inopportunol piagnisteo dell'on. Maran, vicecapogruppo del Pd alla Camera, che - tolto il contributo al partito - guadagna meno del "direttore della camera di commercio del mio paesello" (sic). Tradotto in contanti 65.756 euro lordi! Su tutto faceva premio la dichiarazione del sottosegretario Adolfo Urso (PdL) che, avendo contratto mutui per 8.000 euro al mese, con un taglio di 1000 euro si troverebbe in difficoltà a mantenere il suo livello di vita (La Repubblica, 26.5.10). Insomma, gira e rigira la palla dei tagli passa da un politico all'altro ma alla fine - c'è da giurarci - questi saranno forse solo simbolici.
Allora riprendo una proposta di intervento in alternativa alla "macelleria sociale" varata con la manovra, dove pagheranno i soliti noti. Nei mesi scorsi sono rientrati in Italia 100 miliardi grazie allo scudo fiscale. Su quell'importo, che in condizioni normali avrebbe fruttato 43 miliardi, lo Stato ne ha incamerati 5. E' chiedere troppo che gli evasori e la criminalità organizzata (alla faccia della sicurezza) che hanno fatto rientrare quei miliardi versino un ulteriore 10%, facendo così salire la cifra a 15 miliardi, in un momento di difficoltà generale, così corrispondendo all'alto monito del Presidente della Repubblica che invoca "sacrifici equi"? E poi, non si potrebbe pescare nella lista dei 7 mila italiani che hanno portato all'estero un patrimonio di oltre 7 miliardi di dollari, come certificato nei documenti in mano alla Guardia di Finanza?
Se si facessero queste scelte di quanto diminuirebbe la manovra e il Quirinale sarebbe soddisfatto? A quando una richiesta forte in tal senso di una opposizione degna di questo nome? E' gradita una risposta, anche dall'on. Maran.
Dario Ledri

Come siamo caduti in basso...

Mentre lavoratori di ogni tipo (pubblici dipendenti, musicisti, ricercatori scientifici, magistrati, operai, insegnanti, giornalisti) si trovano a fare i conti con i tagli dissennati del governo, con riforme che servono solo ad eliminare il precariato o a limitare la possibilità di esprimersi e di giudicare, lo spettacolo della politica locale stringe il cuore. Gli esponenti della classe dirigente, invece di pensare ai cittadini, si rimpallano i tagli della politica: “taglia tu per primo, che a me viene da ridere”. Intanto a Gorizia i genitori della scuola “Fumagalli” raccolgono le firme per avere la loro prima, centinaia di precari in Provincia aspettano con il cuore in gola di sapere se lavoreranno il prossimo anno, i giovani e le donne in particolare del nostro territorio si rassegnano a non cercare nemmeno più un' occupazione. Mentre questo succede il Consiglio Comunale di Gorizia non si convoca, i consiglieri non discutono, come se in città non ci fossero problemi! Il presidente del consiglio non si preoccupi delle paghe degli altri, convochi i consigli comunali e si adoperi per far funzionare le commissioni comunali! Il problema della politica infatti non è solo il suo costo, ma la sua reale efficacia, soprattutto in un momento come questo.
Anna Di Gianantonio

Comunicato stampa della FNSI

Si riporta integralmente il comunicato stampa diffuso oggi dalla Federazione Nazionale della Stampa, per opportuna lettura.

Lunedì il ddl Alfano, dopo il sì della Commissione Giustizia, sarà in aula al Senato. Le modifiche che la maggioranza intende apportare al testo purtroppo non sono ancora sufficienti. Il sindacato dei giornalisti è ancora mobilitato per evitare l'approvazione di questa legge bavaglio, che toglierebbe ai cittadini il diritto di essere informati. "Allo stato dell’arte - affermano Siddi e Natale - per il diritto di cronaca il ddl sulle intercettazioni rimane un macigno. Le ipotizzate novità, almeno per ora, sono clandestine. I preannunci di ammorbidimento di sanzioni segnano sì una riflessione in più da parte di chi sta proponendo un disegno di legge incoerente con le esigenze di bilanciare diversi diritti (giustizia, informazione e privacy) ma, per quanto si può dedurre dalle indiscrezioni che circolano, non modificano un elemento di sostanza che, invece, deve essere rimoss la cronaca sulle notizienon può mai diventare un reato e quindi oggetto di sanzioni, per editori e giornalisti, come le multe e il carcere. All’aula del Senato, che – come ci ha detto il Presidente Schifani – avrà il modo e il tempo di ricercare l’equilibrio tra diritti fondamentali chiediamo una riflessione nuova e l’opportunità che tutte le parti in causa, quindi anche giornalisti ed editori, possano valutare eventuali nuove proposte, qualunque sia il loro segno. Certamente non possiamo non ribadire quattro nostri punti fermi fondamentali: gli atti non più segreti non possono essere interdetti alla pubblicazione; una udienza filtro può e deve sgombrare il campo da ogni pregiudizio e stabilire quali siano gli atti di indagine che hanno rilevanza e, quindi,vengono depositati e resi disponibili anche per la conoscenza pubblica mettendo da parte gli altri documenti che riguardino persone o situazioni estranee; il Giurì per la lealtà dell’informazione che entro tre giorni si pronunci sui ricorsi per i casi di eventuale violazione della riservatezza delle persone da parte dell’informazione; tempi certi, non illimitati,della durata del segreto giudiziario. Occorre sempre ricordare che il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere i fatti di rilevante interesse pubblico è un diritto vitale irrinunciabile da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico".

mercoledì 26 maggio 2010

A proposito di commissione cultura...

Per quanto riguarda la commissione al parco culturale va fatta una specificazione. Non ho tenuto i conti, ma assicuro che un gran numero di riunioni sono state fatte su sollecitazione dell'opposizione, in particolare sul tema della costruzione dell'Archivio della memoria. Anche durante le riunioni le sole idee di cui si è discusso sono partite dall'opposizione. Aspettiamo di riunirci per parlare del museo dell'Arcidiocesi che, secondo sindaco e assessore, dovrebbe essere inaugurato quest'anno e non ha ancora comitato scientifico, nè si sa bene in verità cosa metterci dentro. Abbiamo cercato di sollevare i problemi del turismo scolastico, dell'utilizzo dei valichi, della valorizzazione della storia di Gorizia nel Novecento e si risponde con le battaglie medievali. Il successo del Festival "E' storia" sta a significare che la gente ha voglia di ascoltare discorsi sensati e seri e non mitologie.
Il fatto che non si riunisca il consiglio comunale è una grande ferita alla democrazia, come vado dicendo da molto tempo. Consiglieri di maggioranza ed oposizione non sono messi in condizione di esprimere i legittimi interessi d chi li ha votati, se non dalle colonne del giornale. Altrochè costi della politica, questo è l'azzeramento della politica. Il motivo? E' una giunta senza idee, senza entusiasmo, che vivacchia. Altri due anni così e non riuscirà più nemmeno a galleggiare.
adg

Consiglio, se ci sei, batti un colpo

Il Consiglio Comunale di Gorizia non si riunisce dal 29 aprile e per il momento non sono state covocate riunioni di capigruppo per l'organizzazione di nuove sedute. Il che significa che la "vacanza" durerà ben oltre il mese e mezzo, lasso di tempo molto significativo se si pensa che questi sono i momenti più "calienti" per la politica e la vita amministrativa della città. "Ci sono poche delibere da approvare e non sono urgenti", si difende il presidente Roldo; ma i temi da trattare nell'aula dove siedono i cittadini eletti dai goriziani per rappresentarli sono tanti e purtroppo trovano spazio soltanto grazie alla più che importante e gradita ospitalità delle pagine dei giornali locali.
"Beh, forse i consiglieri sono occupati nei lavori della commissioni consigliari", dirà qualche ottimista. Come risposta il Messaggero Veneto pubblica oggi i numeri relativi agli incontri delle dodici commissioni consigliari. Tenendo presente che le prime due/tre sono dedicate alle rituali schermaglie su presidenze e vicepresidenze le riunioni sono state pochissime, anche in settori molto importanti: il trend del 2010 è desolante, colpiscono i tracolli di commercio, giovani e statuto comunale, settori nevralgici e gravemente in crisi della vita cittadina. E per ciò che riguarda il cosiddetto "parco culturale" (non si è ancora capito bene perché si chiama così), anche ammettendo - e non necessariamente concedendo - che tutte le 12 sedute siano state dedicate a trattare argomenti legati alla vita culturale goriziana, tre riunioni all'anno per trattare temi decisivi per il futuro della città restano veramente poche!
Qualcuno dirà che così sono ridotti i "costi della politica". E' un argomento che - sollevato da tempo con sacrosante ragioni in rapporto a scandalosi stipendi, buonuscite e vitalizi di consiglieri regionali nonché di parlamentari italiani e europei - da un po' di tempo piace anche agli esponenti del centro destra che per il momento lo applicano soltanto alle "parsimoniose" amministrazioni locali: perché non ridurre del tutto i "costi della politica" abolendo le sedute del consiglio comunale e cancellando le commissioni?
I "numeri" sembrano provare questa minacciosa deriva, anticamera di una crisi della democrazia i cui segni si fanno di giorno in giorno più evidenti e preoccupanti.

martedì 25 maggio 2010

Influenza semaforina




Uno strano morbo ha colpito la viabilità goriziana:l'influenza semaforina. Prima c'è stato l'intervento sul centralissimo semaforo tra via XXIV maggio e Corso Italia, guarito dai tecnici alcuni mesi dopo che la sua pronunciata pendenza aveva provocato molti solidali scuotimenti di testa da parte dei concittadini. Poi il problema si è trasferito in zone più periferiche ma non meno trafficate; l'impianto tra le vie Ristori e Trieste il quale, nonostante le frequenti dichiarazioni di vicnianza apparse sui quotidiani e i lodevoli tentativi degli assistenti, sembra aver addirittura acquistato un discepolo: il dirimpettaio (in via Trieste) ha cominiciato a pendere, sia pur lievemente. Resta un po' più preoccupante la situazione di un altro semaforo che ha cominciato a pendere in via Brigata Casale, forse in questo caso attirato dai morbidi e invitanti materassi del negozio retrostante.
Pendono i semafori, pendono i cartelli stradali, pendono le insegne dei negozi ormai chiusi; probabilmente è il simbolo di una città che pende in attesa di un rimedio in grado di fermarne il declino e che può essere soltanto una nuova amministrazione e una nuova politica in grado di costruire una nuova città con il concorso e la partecipazione di tutti i cittadini.
ab

lunedì 24 maggio 2010

Non sappia la mano sinistra cosa fa quella destra...

Il Sindaco, che percepisce una indennità di funzione di 3.656 euro netti a cui si aggiungono i vitalizi da Regione e Camera dei Deputati, annuncia "urbi et orbi" che intende ridursi tale indennità del 5%, l'equivalente di 182,8 euro al mese. Inoltre, sollecita il governatore Tondo a cambiare la legge regionale al fine di consentire l'autoriduzione. Forse risulterebbe più facile e soprattutto celere destinare autonomamente quella cifra a qualche fondo o attività sociale o di assistenza, e magari senza tanta pubblicità. Inoltre, il Sindaco polemizza con il consigliere regionale Brandolin che aveva tacciato il taglio del 5% quale misura demagogica, ricordandogli che sarebbe stato auspicabile una analoga scelta da parte del consigliere regionale. Richiesta legittima, al di là della misura, ma che potrebbe sollecitare una analoga richiesta per un taglio dei ben più corposi vitalizi percepiti da Romoli per la sua attività in Regione e alla Camera. Insomma, non è che ai politici venga in mente un taglio ben più consistente e significativo delle loro lautissime prebende a livello regionale o nazionale, per non parlare delle retribuzioni dei parlamentari europei. A mo' d'esempio un parlamentare italiano incassa mediamente 144 mila euro all'anno; un austriaco 106 mila; il tedesco 84 mila, l'inglese 82 mila e il francese solo 63 mila (da Il Fatto 16/5/10).
Ma non è questo il punto; la questione invece riguarda il modo di porre la notizia, o quella che si ritiene esserlo, magari su puntuale segnalazione di un ufficio stampa. Oggi IL Piccolo (24/5/10) intitola a tutto pagina sotto la voce "Costi della politica" : Assessori, spese calate del 4,5% - Romoli batte Brancati. Nel 2003 si stanziavano 29 mila euro al mese, oggi 27 mila". L'intendimendo pare quello di esaltare le virtù risparmiose dell'attuale amministrazione utilizzando l'effetto prodotto dal titolo "casualmente" in coincidenza con la dichiarazione del sindaco di volersi ridurre l'indennità del 5%. Se uno poi legge l'articolo - occorre dire - legge subito che l'indennità percepita da Brancati era allora sensibilmente inferiore a quella riscossa di Romoli: 5.368 a fronte di 6.314 euro, comunque lordi, ma - guarda caso - in un "occhiello" in bella evidenza a centro pagina spicca l'indicazione: "Se si analizza soltanto la paga del primo cittadino vince l'esponente di centro destra". E quindi il lettore non proprio attento viene anticipatamente indotto a pensare esattamente il contrario di quanto scritto nell'articolo, forse perchè era proprio impossibile invertire le "paghe" dei due primi cittadini. Circa poi il confronto tra quanto percepito dalle due differenti Giunte si passa dai 27.784 euro della giunta Brancati ai 29.389 della giunta Romoli. Anche arrotondando da 28 a 29 mila euro, e non da 27 a 29 mila euro come in grassetto nel titolo. Solo per essere precisi. Ma c'è di più: mentre la "giunta Brancati "Intascava" 29.389 euro, tutti lordi ... ora la giunta costa (sic) sempre al lordo 27 mila 784 euro". Ecco, la sinistra - si sa - "intasca", la destra, invece, oggettivamente "costa".
Infine, un'ultima osservazione, l'intero commento viene presentato sotto la voce "costi della politica". Davvero risulta difficile trovare esagerata una indennità di 3656 euro per un sindaco di una città capoluogo di provincia o i 2.150 euro per un assessore. Non credo proprio siano questi gli scandalosi "costi della politica", nè mi scandalizza che li "percepisca" un sindaco o un assessore di centro destra, ma mi sarebbe piaciuto che non si scrivesse - sia pure virgolettato - che la "giunta Brancati "intascava" 29.389 euro, tutti lordi", come per la giunta Romoli, anche la giunta Brancati si limitava a percepire, senza nulla intascare.

Sento l'estate tutto l'anno e all'improvviso eccola qua...

Ma dove sono i ricreatori di una volta?
Un tempo erano molti i luoghi in cui i ragazzi e i giovani potevano andare a tirare due calci a un pallone o a passare qualche ora insieme: tra essi c'erano le parrocchie e i centri dei religiosi. Alcuni andavano al san Luigi, altri alla Stella Matutina, altri ancora al Pastor Angelicus, a san Rocco o in qualche altra parrocchia. Campi di calcio non mancavano, come pure figure di educatori che sovrintendevano, con la segreta speranza di trascinare qualcuno dal basket al catechismo.
Beh, oggi non è più così e diventa difficile trovare un campetto: "bisogna fare domanda, poi rivolgersi al tal dei tali che ha le chiavi, solo se gli è possibile...", "bisogna trovare chi viene ad aprire e a vedere che tutto sia a posto, altrimenti...", "ci sono degli orari precisi, venite in quelli, purtroppo diversamente non si può...".
E così via: naturalmente non accade proprio dappertutto così, ma nella maggior parte dei casi sì, anche là dove campi e ricreatori sono stati risistemati con grande dispendio di contributi e risorse economiche pubbliche. Ora non si pretende la Luna, tuttavia se alcune di queste "cattedrali nel deserto" fossero un po' più accessibili, forse l'intero mondo giovanile - anche scolastico e universitario - potrebbe trarne giovamento.
ab

èStoria? Bravi e grazie...

èStoria. Che dire? E' stata un'ottima edizione con relatori all'altezza della situazione e un pubblico non soltanto numeroso, ma anche preparato, esigente e competente. Grazie agli organizzatori, specialmente agli Ossola che hanno messo in piedi un grande evento e che hanno consentito ai goriziani di riscuotersi dal torpore della grigia quotidianità e di dimostrare di esserci ancora. Si è parlato di tutto e di più, ma non ci sono mai stati scadimenti nel banale, ormai il festival della storia è una realtà e l'augurio è che possa continuare, magari con garanzie finanziarie più adeguate e soprattutto tempestive.
E che continui ai Giardini pubblici, luogo ideale per questo genere di manifestazioni, senza spostarsi altrove, meno che meno in Piazza Vittoria, come proposto - ci si augura a mo' di boutade - dall'esimio primo cittadino (al quale evidentemente un pezzettino di Corso Verdi momentaneamente pedonalizzato resta sullo stomaco...).

sabato 22 maggio 2010

Contro i "tagli" demagogici

Perché poi il sindaco vuole decurtarsi lo stipendio del 5%? "Per dare il buon esempio", risponderà sicuramente qualcuno, "si deve pur cominciare!"
A parte il caso specifico di Romoli il cui imponibile - dai dati dell'altr'anno - si aggirava intorno ai 20mila euro al mese ragione per cui il "taglio" inciderebbe sul suo bilancio sì e no dell'1%, l'"ideona" andrebbe a colpire gli unici amministratori che portano a casa una "giusta mercede": dai 1200 degli assessori più "poveri" ai poco meno di 4000 euro netti al mese corrispondenti alla paga del sindaco di una città come Gorizia, per un lavoro che - ammesso e non concesso sia svolto bene - impegna fortemente le energie fisiche, psichiche e soprattutto morali. Ben altro rispetto alle prebende da capogiro di consiglieri regionali, parlamentari italiani e europei, per non parlare di dirigenti nel "pubblico", vera e propria super-casta al riparo perfino dal vento della "politica" (con la p minuscola).
La mossa del sindaco Romoli non è altro che demagogica propaganda: che rinunci all'astronomica buonuscita prevista per i parlamentari o per i consiglieri regionali, allo scandaloso vitalizio regalato a chi ha svolto tali "servizi"! Non risolve nulla pescare qualche centinaio di euro nelle tasche degli amministratori cittadini, che hanno molti altri difetti ma non quello di "pesare" sui cittadini con stipendi da capogiro e palesi privilegi...

venerdì 21 maggio 2010

I giorni di èStoria

Inizia oggi èStoria. Il programma è molto ricco e offre la possibilità di incontrare i personaggi più esperti nell'ambito dlle diverse discipline storiche. E - checché se ne dica - regala ai cittadini l'opportunità di incontrarsi, di scambiarsi due parole su questioni importanti, di godere della bellezza di un lembo di città per un momento tornato davvero a misura d'uomo. Non c'è altro che da approfittare del presente e immergersi in questi giorni di cultura. Con tanti auguri...

mercoledì 19 maggio 2010

Sanità isontina: tardi, male, colpevolmente...

La scorsa settimana si è riunita la conferenza dei sindaci per fare proprie le relazioni delle due commissioni che PD e PDL hanno voluto per smussare/avversare il piano socio-sanitario regionale.
Prendendo la parola il sindaco di Monfalcone ha esordito dicendo “noi politici della provincia abbiamo lavorato bene”. Non si può concordare con le parole di Pizzolitto se si considerano alcuni aspetti di una vicenda per certi versi senza capo né coda, ed in particolare: i tempi, i contenuti, le intenzioni.
I TEMPI. L’allarme per ciò che contempla il piano regionale scatta a livello generalizzato verso la fine di novembre. Si comincia a parlare di accordo storico tra Gorizia e Monfalcone (o, meglio, tra PD e PDL provinciali) e della costituzione di due commissioni che, celermente, devono produrre una mappatura della sanità isontina e una proposta alternativa al piano regionale. Alle commissioni viene dato come tempo limite la metà di febbraio. Intanto in regione il piano viene approvato. I sindaci ricevono le risultanze del lavoro delle commissioni a maggio. Sei mesi. Alla faccia dell’urgenza.
I CONTENUTI. In una situazione di normalità, ovvero con una ASS pienamente funzionante, effettivamente guidata e controllata, le risultanze a cui sono giunte le commissioni sarebbero state disponibili in tempo pressoché reale, non dopo molti mesi. Invece appaiono un fatto eccezionale e senza precedenti perché, in una situazione come quella isontina, abbiamo avuto (ed al momento continuiamo ad avere) due sanità e un rapporto tra ASS e territorio solo nominale. Infatti la conferenza dei sindaci a lungo ha percepito la questione sanità come una sgradevole e inspiegabile tematica sulla quale non avvertiva responsabilità istituzionale alcuna. Al momento i sindaci accolgono (con difficoltà tutte politiche) le pur serie considerazioni dei professionisti della ASS2 Isontina. Ma di proprio non aggiungono nulla. E’ curioso ad esempio che nessun sindaco abbia posto il tema del pronto soccorso come uno dei nodi da sciogliere e paradossale come l’unico rilievo fatto dai più sindaci circa un anno fa all’allora neo direttore dell’ASS2 Ferri sia stato messo da parte: un ripensamento del settore psichiatrico.
LE INTENZIONI. Nella conferenza dei sindaci di giovedì 13 maggio dopo aver ripetutamente magnificato lo storico accordo partitico/territoriale PD/PDL/Gorizia/Monfalcone, l’assessore Romano è stata subito smentita dai sindaci Pizzolitto e Romoli.
Il primo, leggendo una possibile lettera accompagnatoria ai testi prodotti dalle commissioni, ha evidenziato un sostanziale respingimento di un piano regionale che ancora una volta colpisce soprattutto l’Isontino. Viene da chiedersi perché solo ora il PD locale arrivi a posizioni che altrove in regione sono quelle della prima ora sia a livello partitico che delle autonomie locali. Perché una opposizione soft, stiracchiata nel tempo e – purtroppo – probabilmente inutile? Immediatamente dopo il sindaco di Gorizia ha replicato che non firmerà mai una lettera di questo tenore e ne legge un’altra che, per chi scrive, è un rimettersi alla clemenza della corte, ovvero ad un’amministrazione regionale che avendo già deciso con logiche proprie non si vede perché debba compiacere l’ultima ruota del carro mutando pensiero.
Non so se la frattura sia sanabile, certo tutto avviene con colpevole ritardo, non quello dei primi due o tre mesi del 2010, ma quello storico di un abbandono da parte della politica di una realtà che a livello di bilancio regionale è di gran lunga la prima, ma che è, innanzitutto servizio ai più deboli. Una cosa che nel nostro paese la politica ufficiale non sa più fare.
Bernardo De Santis, Progetto Gorizia

La casta politica

Alcuni consiglieri “dissidenti” del PDL mi rimproverano di averli accusati di essere una piccola “casta” senza conoscerli personalmente. Mi pare che ancora una volta sfugga il significato della parola “politica”, oppure che il senso di questo termine sia diametralmente distante a seconda di chi ne parla. Io avanzo dei dubbi sulle mosse pubbliche dei consiglieri. Non ho nulla di personale quindi contro di loro, ma, da quando sono in consiglio comunale non ho sentito quasi mai interventi di opposizione politica all'uno o all'altro assessore, molto raramente ho sentito la frase “non fate questo, fate invece quell'altro”, dunque le motivazioni del conflitto che si è aperto nel PDL non sono affatto chiare. A meno che dire “ci vuole rinnovamento”, “cambio di passo”, “che circoli aria nuova” non siano i nuovi obiettivi di un disegno politico che risulta oscuro ai più, anche perchè viene poi accompagnato da attestati di stima e fedeltà al sindaco, che di questa giunta e della sua politica è garante. Se c'è dell'altro, invece, se ci sono idee diverse sulla gestione pubblica, sarebbe interessante conoscerle, poterne magari discutere in sedi appropriate, confrontando i punti di vista, elaborando linee amministrative efficaci per la città. Di questo Gorizia ha bisogno: proposte chiare e discusse alla luce del sole.
Perchè, se si vuole maggiore trasparenza, non si dice che il consiglio comunale, convocato così di rado, è una ferita alla democrazia, alla trasparenza, alla partecipazione e lede profondamente la possibilità di tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, di svolgere con efficacia il proprio mandato?
Anna Di Gianantonio

lunedì 17 maggio 2010

Non sono questi i costi della politica

Dopo aver inzialmente negato lo stato di crisi, per poi approdare ad un'ammissione di crisi "soft", e quindi all'ottimistica previsione che "la crisi è alle nostre spalle", e - ancora - alla rassicurante conferma che "l'Italia regge meglio di altri paesi", il Governo ora in tutta fretta prepara una stangata da 25 miliardi di euro (ma qualcuno già dice che occorrerà arrivare a 60 miliardi). Insomma una manovra da "lacrime e sangue" che pagheranno i soliti noti: lavoratori e pensionati, quelli che per qualcuno, anche nel centro-sinistra, sono i cosiddetti "garantiti". In questa situazione appare come una vergognosa foglia di fico la proposta leghista di una decurtazione per ministri e parlamentari del 5% dei loro ricchissimi emolumenti, quelli regolarmente pagati ad ogni fine mese da tutti i cittadini: su uno stipendio netto 15.157,72 euro di un deputato il 5% fa esattamente 757,89, per un senatore la decurtazione è pari a 650,55 euro e per un ministro della repubblica la mancia ammonta a 853,96 al mese. Anologamente, trovo autoassolutoria e di facciata la scelta di Romoli di aderire all'invito del ministro Calderoli: nel suo caso l'autoriduzione dovrebbe ammontare a 183 euro su una base netta di 3656 euro al mese (vedi Il Piccolo 3.2.2010), che si aggiungono a quanto già percepito come assegni di quiescenza da Regione FVG e Camera dei Deputati. Nè ha molto senso l'invito ad adeguarsi proposto agli assessori: l'assegno massimo mensile essendo pari a 2150 (solo per 4 assessori, mentre per restanti l'assegno è significativamente inferiore - cfr Il Piccolo cit).
Non sono questi i costi della politica, nè tantomento lo sono i 104 euro lordi a seduta per i consiglieri comunali. Ben altri gli sprechi, le inefficienze, le voracità della politica italiana: dalle auto blu (573.000 per un costo complessivo di 18 miliaridi di euro), alle Provincie (nella sola Sardegna passate da tre a otto), al numero e alle indennità di parlamentari nazionali ed europei, ai doppi, tripli e quadrupli incarichi, alle carriere politiche di famiglia o per "vicinanza" con il premier, allo scempio della sanità in mano ai politici, per non dire dell'evasione fiscale (120 miliari i euro all'anno) o del costo della corruzione (stimato in 60 miliari di euro dalla Corte die Conti). Ma,si sa, per il Governo si tratta, ora, solo di alcune mele marce, al massimo un "cricca", quasi come per il "mariulo" Mario Chiesa, con buona pace di lavoratori, precari, disoccupati, cassaintegrati, statali "garantiti" e pensionati.
Dario Ledri

domenica 16 maggio 2010

Il blog del Forum: un anno di statistiche

Esattamente un anno fa, dopo circa sei mesi di sperimentazione, questo blog si è arricchito con l'indicazione statistica. In dodici mesi è stato visitato 15.416 volte per un totale di 29.549 pagine consultate. In altre parole si tratta di una media di 40 accessi quotidiani e circa 80 pagine visitate.
Rispetto alle prospettive è un risultato ragguardevole ma è decisamente poco relativamente all'importanza di un simile strumento di comunicazione per una specifica lettura della realtà politica, culturale e sociale della zona e non solo.
Non c'è alcun altro mezzo a disposizione per far conoscere il blog del Forum: solo la diffusione "porta a porta", il consiglio dato a un amico, una parola suggerita a un collega ("basta cliccare su google "forum gorizia" e si trova il link giusto...") può far crescere i "numeri" i quali, sia pur non determinanti, sono molto importanti per il futuro di qualsiasi strumento di comunicazione. Ben venga dunque qualsiasi apporto, anche sotto la forma dialogante dei "commenti": c'è veramente spazio per tutti...
E' un obiettivo raggiungibile raddoppiare entro il prossimo 16 maggio 2011 i lettori e il numero delle pagine consultate? Sarebbe un ulteriore incoraggiamento affinché il Forum per Gorizia continui sulla strada intrapresa a favore di un rinnovamento equo, solidale e democratico del territorio goriziano.

sabato 15 maggio 2010

Perugia Assisi, 16 maggio 2010


Facciamo pace, diciamo basta alla violenza e alla paura.
In un clima di grande preoccupazione per quanto sta accadendo nel nostro paese e nel mondo, dopo un’ampia discussione che ha coinvolto molte persone e organizzazioni, la Tavola della pace ha deciso di organizzare una nuova Marcia per la pace Perugia-Assisi. Si svolge questa domenica 16 maggio 2010, una data scelta per facilitare la partecipazione degli studenti e degli insegnanti impegnati in percorsi di educazione ai diritti umani e alla pace, all’intercultura, alla legalità e alla solidarietà.
La Perugia-Assisi del 16 maggio 2010 segna il culmine di una marcia lunga un anno in cui proponiamo a tutti di lavorare insieme per:
1. promuovere l’impegno dei giovani per la pace e i diritti umani, sviluppando i percorsi di educazione e di partecipazione attiva a partire dalle scuole e dalle associazioni della società civile responsabile;
2. costruire le città della pace e dei diritti umani, impegnandoci a promuovere tutti i diritti umani per tutti a partire dai luoghi in cui viviamo e a sviluppare l’impegno fattivo dei nostri Comuni, delle Province e delle Regioni;
3. crescere insieme ai “nuovi italiani”, valorizzando e sviluppando tutte le esperienze interculturali di incontro, accoglienza, dialogo e condivisione che esistono nelle nostre città, nelle nostre scuole, associazioni e comunità.
Tavola (nazionale) della Pace

Politica goriziana

Mentre il sindaco Romoli minaccia addirittura dimissioni e immediate nuove elezioni, il segretario del Pd locale Cingolani afferma che il suo partito in questi anni ha promosso un'ampia riflessione sulla vita della città e ha i candidati giusti per prenderne in mano le sorti. Ma non c'è da dare troppo credito ai lievi sussurri e alle patetiche grida che provengono dal centro destra. Lo sfregolìo di sciabole di prodiana memoria in realtà non nasconde malumori politici, intendendo con ciò legittimi e auspicabili disaccordi su questioni vitali: si ha l'impressione che esprima soltanto appetiti di assessorati e posti al sole, auspici di inutili rimpasti non certo finalizzati al bene comune, bensì a quello di qualche individuo o gruppo di appartenenza.
Per ciò che concerne Cingolani ha ragione quando afferma che il suo partito ha affrontato molti temi importanti: è vero che le commissioni interne hanno costruito spazi di approfondimento inediti e che le conferenze pubbliche degli ultimi mesi hanno offerto alla cittadinanza la possibilità di confrontarsi con personalità emergenti e temi importanti. Anche gli interventi dello stesso segretario sui quotidiani locali sono sempre stati caratterizzati da un buon dosaggio di preparazione, competenza, capacità di approfondimento e sottile verve polemica.
Meno convincente l'idea di un Pd con tante persone pronte a scendere in campo per tradurre le buone idee in percorso amministrativo: ci sono ancora diversi nodi da affrontare, sia a livello cittadino che provinciale e regionale. Inoltre, e soprattutto, c'è da costruire un tavolo di coalizione paritetico con tutte le forze del centro sinistra. Non ci si può dimenticare che l'attuale Pd è erede di quell'Ulivo clamorosamente bocciato dagli elettori nel 2007 e che può quindi presentarsi come "forza di governo" soltanto con una simpatetica sinergia con le altre liste che compongono l'attuale minoranza consigliare: quelle facenti capo alla consigliera Gironcoli (oggi nell'Italia dei Valori), al consigliere Bianchini (eletto con Rifondazione Comunista e oggi in quota Sinistra, Ecologia e Libertà) e soprattutto al Forum per Gorizia/Progetto Gorizia, giunto a un centinaio di voti da uno storico ballottaggio con Romoli anche grazie all'apporto di molti fondatori e attuali componenti del Pd goriziano.
Nel frattempo... nel frattempo il Consiglio Comunale non si riunisce più. Dopo la maratona di fine aprile in occasione dell'approvazione del bilancio consuntivo del Comune la macchina si è fermata, non sono all'orizzonte riunioni di capigruppo per stilare l'ordine del giorno e difficilmente ci sarà una seduta prima di metà giugno. E pensare che di temi da trattare ce ne sarebbero moltissimi! Ma forse chi "governa" la città ritiene più produttivo dibattere le problematiche soltanto sulla stampa piuttosto che nell'aula per eccellenza del confronto democratico cittadino.
ab

giovedì 13 maggio 2010

Diritto (e dovere) di parola

Due famiglie accusano una scuola goriziana di non aver garantito ai propri figli con diverse abilità la continuità di insegnamento a causa dell'interruzione del metodo della comunicazione facilitata che aveva consentito risultati eccezionali negli anni precedenti. L'istituzione scolastica reagisce da una parte (la preside) denunciando la mancanza di dialogo dall'altra (il responsabile provinciale) trincerandosi dietro un muro di silenzio; viene invocata la tutela della libertà di insegnamento e la necessità che non ci siano troppo pesanti interferenze sui formatori. Questioncina spinosa, anche perché sono coinvolte persone che si conoscono molto bene e perché caratterizzata da trasversalità politiche inedite.
La vicenda nasce dalla presentazione di un ottimo convegno nazionale sul diritto all'insegnamento che si svolgerà a Gorizia domani a partire dalle 15 presso l'auditorium delle scuole slovene di via Puccini: ci saranno relatori di fama nazionale, sostenitori di tesi opposte che si confronteranno con serenità e passione; guideranno i lavori, resi possibili dal concreto interessamento del consigliere regionale Valenti, personaggi molto noti come l'ex preside Fabio Sesti e l'avvocato Nereo Battello; gli organizzatori sono l'associazione Diritto di Parola e il centro studi sen. Rizzatti; la sede della conferenza di presentazione è stata la Comunità Arcobaleno. Insomma, chi più ne ha più ne metta: fatto sta che tutti, in primis i dirigenti dell'istituzione scolastica, sono stati invitati a preparare insieme e ovviamente a partecipare al convegno. Per ora la loro risposta è stata un "niet".
In questo ordine di problemi uno più uno non fa mai due e il coinvolgimento emotivo dei protagonisti concorre ad accendere le discussioni: ci sono senz'altro opinioni da vendere da una parte e dall'altra... Quello che non risulta comprensibile è la mancata partecipazione a un incontro che si preannuncia di grande interesse, il perché di un rifiuto al dialogo tanto più riprovevole quanto più riguardante un ambiente come la scuola. La speranza è che il prof. Biasiol e la prof.ssa Beltrame, proprio consapevoli delle loro responsabilità istituzionali a livello provinciale e regionale, ci ripensino e vengano a spiegare le loro ragioni.
Dal pubblico dialogo nascono la pace e la concordia, dalla chiusura nelle rocche degli "addetti ai lavori" possono essere generate solo inutili chiacchiericci e mormorii.

Nostalgia della Politica

Centro destra allo sfascio, da tutte le parti.
A livello nazionale lo scontro tra Fini e Berlusconi evidenzia filosofie e strategie sempre più distanti; sul piano regionale la sfiducia del Pdl all'assessore Rosolen apre un caso grave nella "casa" che un tempo fu definita della libertà e dell'amore; anche in loco la "baruffa chiozzotta" tra gli attuali leghisti Alberti/Zotti (già "trombati" alle elezioni amministrative, già entrati in Consiglio Comunale al posto dei dimissionari Tuzzi e Gualdi con la Lista per Gorizia, già transitati per l'inedita Lista siamo noi, già in opposizione dell'opposizione, già in opposizione...) e il resto della maggioranza offre alla città inconcludenti siparietti sulle squallide nostrane "stanze dei bottoni".
Il centro sinistra ne approfitta per riorganizzarsi e riproporsi come credibile alternativa? Non si ha proprio questa impressione, anzi! Una battuta sintetizza la situazione: un tale in una riunione dichiara di collocarsi "a sinistra del Pd", l'interlocutore - serio - chiede "allora sei dell'Udc?" L'Idv porta avanti importanti "battaglie" sulla legalità e contro la spaventosa cotruzione che sta mettendo ko l'Itlia, ma non si vedono da nessuna parte prospettive automome sul futuro produttivo del Paese, sulla gestione dei fenomeni migratori, sulla collocazione internazionale e in particolare europea, sulla cooperazione internazionale, meno che meno sulle cosiddette questioni etiche (come se le altre non lo fossero!) nonché su molte altre problematiche di grande importanza.
Insomma, in tutto questo post si è evitato di scrivere una parola chiave, della quale si ha tanta nostalgia: quella che sembra ormai una merce rara e introvabile è l'autentica POLITICA.

lunedì 10 maggio 2010

Addio al valico di San Pietro

Mentre sui quotidiani infuria la polemica sui malumori personalistici del centro destra (su quali linee politiche? su quali programmi? su quali posizioni ideali?) il valico di san Pietro è messo all'asta per portare nelle casse del Comune un gruzzolino di 35mila euro. E' un atto grave che manifesta la limitatezza e l'arroganza dell'attuale Giunta comunale.
La limitatezza deriva dall'incapacità di cogliere l'occasione di un luogo "storico" per avviare un progetto culturale di poco costo e di ampio respiro: il valico di San Pietro ricorda la storia della seconda metà del Novecento goriziano, con la caduta di due "muri" importanti, la frontiera fra Slovenia e Italia e quella tra il manicomio e il mondo sedicente "normale" grazie all'esperimento basagliano. Un piccolo museo e un collegamento con il parco Basaglia favorirebbero oltremodo quel turismo culturale che potrebbe attirare a Gorizia tante persone animate dal desiderio di conoscere la recente storia complessa di questa città.
L'arroganza deriva dal fatto che su precisa richiesta del Forum per Gorizia in Consiglio Comunale fu risposto da parte dell'assessore competente con l'assicurazione che a tempi brevi nulla sarebbe accaduto, mentre il solo consigliere Valenti aveva detto a chiare lettere che tale progetto non interessava in alcun modo l'attuale amministrazione.
Una volta tanto i fatti hanno dato ragione a Valenti, il valico è stato messo all'asta e il Museo diffuso del Novecento goriziano è definitivamente messo nel cassetto. Evidentemente per questa amministrazione la storia del Novecento goriziano si identifica esclusivamente con i tragici avvenimenti del maggio '45: su tutto il resto evidentemente preferisce sorvolare e saltare indietro con la macchina del tempo fino alle folkloristiche suggestioni medievali e ai presunti fasti dell'antica Contea.

domenica 9 maggio 2010

Nolite transire de domo in domum.

La polemica di questi giorni sul rimpasto di giunta ci dovrebbe far riflettere sulla crisi della classe dirigente cittadina e sulla necessità che alle prossime comunali ci sia un profondo rinnovamento di persone e metodi. In queste discussioni sui rimpasti non c'è nulla di politico ma solo scontri di potere, sgomitate per avere qualche posticino, finte esigenze di rinnovamento, di “aria fresca”, prive però dell' essenziale. Dobbiamo aprire i vetri per far entrare cosa? Quale programma per la città, di quali idee i giovani come Alberti sono promotori? Non c'è traccia di niente. Mi sorge spontanea la frase retrò “basta con questo andazzo”, con i voltagabbana che si vendono per incarichi di sottobosco o per un posto di assessore, basta con gli opportunisti che cambiano casa, casacca, e tutto quanto il potente chiede per accucciarsi vicino al caminetto, basta con chi sta muto per anni ed esterna sui giornali, basta con gente che non ha passione di alcun genere, tranne che per la propria immagine, basta con giochi, giochetti, piccoli cinismi, pragmatismi, alleanze tattiche, misere strategie,piccoli cabotaggi.
E' di questo che la città muore.
adg

sabato 8 maggio 2010

C'era una volta "L'Unità"... e adesso c'è "Il Foglio"

Pare proprio che da qualche tempo il quotidiano “Il Foglio”, diretto da Giuliano Ferrara, sia diventato l’house organ del Pd in materia di giustizia e di riforme. Ad esso ricorre il responsabile giustizia del Pd Andrea Orlando per annunciare la disponibilità del partito a una riforma della giustizia, a partire dalla necessità di porre un freno al’azione dei pubblici ministeri (pare di sentire Berlusconi, solo che lui ci aggiunge il termine “politicizzati”), oppure il responsabile delle riforme istituzionali, l’ineffabile Violante che serafico commenta: “Devo dar credito al presidente del Consiglio di volere le riforme”, e ora tocca al vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, on. Alessandro Maran. In una lunga lettera al Foglio, Alessandro Maran si indigna per la lunga detenzione preventiva (alla data poco più di 2 mesi) di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb, indagato per un maxiriciclaggio da 2 miliardi di euro, che trova “ingiustificata e scandalosa”. L’on. Maran,che trova eccessivo il potere dei magistrati, si lancia poi in un azzardato paragone rilevando che “solo la magistratura iraniana ha simili prerogative” (vedasi anche l’articolo apparso su “La Repubblica” – 8 maggio 2010) e non ha remore nel definire “giusta” la proposta della Lega di eleggere i pm.
Ora, a parte la banale considerazione che, anziché ricorrere al Foglio di Giuliano Ferrara per esternare le idee guida del Pd in materia di riforma della giustizia, come ha fatto Andrea Orlando in un articolo dal titolo “Caro Cav. il Pd ti offre giustizia” o come ha fatto l’on. Alessandro Maran stigmatizzando l’operato dei magistrati impegnati ad indagare su un’operazione ritenuta di riciclaggio da 4 mila miliardi di vecchie lire, questi autorevoli esponenti Pd avrebbero potuto pensare a qualche giornale a loro più vicino per esternare le loro posizioni in materia, resta il fatto, tutto politico, del totale marasma ideale e progettuale in cui pare caduto il Pd. Non a caso, oggi su “Il Fatto Quotidiano” ha gioco fin troppo facile Bruno Tinti a mettere alla berlina le considerazioni di Maran affidate al Foglio (l’assessore Devetag, per l’occasione, avrebbe parlato, di utilizzo in quantità notevoli di “materia bruta” sotto cui seppellire i ragionamenti del nostro onorevole).
Un qualsiasi elettore democratico, però, potrebbe obiettare che forse l’on. Maran, come il collega Orlando, per l’occasione si è spinto un po’ troppo oltre, ma che la linea alternativa del Pd, in materia di giustizia e di riforme istituzionali, risulta totalmente altra. Insomma che si sia trattato di un deplorevole incidente di percorso. Spiace disilludere il nostro elettore, ma è sufficiente leggere le considerazioni dell’on. Maran pubblicate sul secondo numero del giornale “goriziaeuropa”, bollettino del Pd goriziano, circa le priorità del Pd per risalire la china, e sperabilmente per ritornare a vincere. “Proprio per stare dalla parte degli italiani, il problema principale del Paese è quello di una modernizzazione mancata. Ed è proprio lo Stato il nostro peggior problema. Cioè la gravissima crisi di efficienza e affidabilità del sistema politico-istituzionale. E visto che la nostra repubblica è già cambiata … visto che da un pezzo la premiership è diventata la vera e fondamentale posta in gioco, perché allora non è il centrosinistra ad avanzare e precisare il tema del presidenzialismo come compimento necessario dell’Italia federale? Una volta tanto, come se Berlusconi non ci fosse e a starci a cuore fossero solo gli italiani”.
Ecco, se c’era qualche dubbio in proposito circa l’alterità del Pd al PdL nella concezione dell’on. Maran, eletto dal cosiddetto popolo di centrosinistra isontino, dobbiamo prepararci a qualche versione tecnocratica ed efficientista del presidenzialismo in luogo di un presidenzialismo populista, straccione e autoritario alla Berlusconi. Il tutto, si sa, quale “compimento necessario dell’Italia federale”
Dario Ledri

Sirene

Un quotidiano di Gorizia riporta oggi la versione ufficiale dell'incidente, diversa da quella ipotizzata nel "nostro" precedente post e peraltro confermata nella "ricostruzione" dell'altro quotidiano cittadino; il nostro testimone è credibile e sostiene che nel momento in cui l'auto dei vigili è entrata nella rotonda non erano attivate né la sirena né i lampeggianti blu. Il particolare non è irrilevante, non soltanto per ciò che concerne le conseguenze assicurative e finanziarie ma anche per ciò che riguarda l'interpretazione degli eventi e la verifica delle "fonti".
ab

venerdì 7 maggio 2010

Rotonda fatale...

Anche i vigili a volte sono poco vigili... e ieri sera verso le 19 l'auto d'ordinanza, secondo un testimone senza sirena e senza lampeggianti, non ha rispettato lo stop della fatidica rotonda vicino alla stazione e ha incocciato la macchina che tranquillamente la stava impegnando.
Risultato: il famoso agente numero 26 (che non era alla guida) al pronto soccorso con prognosi di alcuni giorni, danni alle due automobili coinvolte.
Insomma, ancora una volta è andata tutto sommato abbastanza bene, tuttavia se anche i controllori del traffico Comune finiscono ko sulle nuove rotonde goriziane vuol dire che queste ultime - tenacemente volute da questa Giunta, la precedente le pensava contestualmente alla realizzazione di un piano del traffico radicalmente diverso - devono essere come minimo rivisitate e risistemate. Prima che qualcuno si faccia veramente male.

mercoledì 5 maggio 2010

Consiglio snobbato...

Il giorno dopo l'ultimo Consiglio Comunale concluso per esaurimento del numero legale al momento della votazione dell'ordine del giorno sulla Galleria Bombi i quotidiani riportavano le indignate parole di Romoli che accusava Primosig di aver scarsa memoria, dato che la chiusura della galleria era stata voluta - secondo il sindaco - dalla Giunta Brancati. Piccolo particolare: mentre si svolgeva la discussione il primo cittadino non era in aula, era andato a casa almeno un paio d'ore prima... In altre parole, in Consiglio si propone un dibattito, il "capo" risponde sui giornali.
Lo stesso vale per le interessanti odierne esternazioni mediatiche del consigliere comunale Andrea Alberti - eletto con la Lista per Gorizia all'"opposizione dell'opposizione", poi transitato per l'opposizione vera e propria con "La lista siamo noi" e infine traghettato in maggioranza con la Lega Nord - il quale accusa la Giunta di essere molto debole, soprattutto in settori chiave come quelli relativi a sanità e commercio. Naturalmente anche lui in aula parla raramente e poco, nessuno ha capito bene quale comunanza ideale ci sia fra il giovane sorridente consigliere e un partito di "celoduristi" come la Lega Nord...
Esprime certamente un forte malessere nella maggioranza consigliare, comunicato in modo molto più delicato nei confronti delle regole del Consiglio dal lungo intervento di Marino Zanetti che l'altra sera ha dato chiare indicazioni politiche sia alla minoranza che alla maggioranza. Si può essere d'accordo o meno con le sue parole, resta il rispetto per chi crede ancora che sia l'aula consigliare il luogo più importante in cui esprimere e far conoscere agli elettori le proprie valutazioni politiche, in cui orientare in modo significativo il dibattito cittadino.
Nella chiarezza e senza pseudogiochetti.

martedì 4 maggio 2010

Rispettare il dolore

Ieri, 3 maggio, c'è stata l'annuale commemorazione dei goriziani deportati e "scomparsi" negli anfratti carsici, giusta e mesta memoria di coloro che hanno perso la vita, a guerra altrove finita, nei tremendi 40 giorni di occupazione da parte delle truppe jugoslave. Un pensiero a tutti coloro che sono morti e ai familiari privati anche della pietas di un fiore da collocare su una tomba. E' stato uno dei purtroppo tanti sanguinosi strascihi della seconda guerra mondiale, ancora in pieno svolgimento in Oriente fino al botto atomico che ha annichilito Hiroshima e Nagasaki.
E' vero che per molti anni l'argomento "foibe" non è stato certo al centro dell'attenzione, in particolare al tempo dei governi targati Dc preoccupati di salvaguardare i complessi e delicati equilibri geopolitici della seconda metà del Novecento. Del resto lo stesso è accaduto per ciò che concerne la memoria di altri tragici eventi, compreso quelli relativi ai campi di sterminio, Si pensi ad esempio che Papa Paolo VI nel suo viaggio in Terra Santa del 1964 non fece alcun cenno alla Shoah, non nominata neppure nel contemporaneo Concilio Vaticano II, che "per mancanza di tempo" l'argomento era raramente affrontato nei corsi di storia nelle scuole superiori del tempo e che la Giornata della Memoria è stata istituita poco più di una decina d'anni fa.
La situazione è cambiata dopo cinquanta anni - il normale tempo richiesto per una più serena disanima storica degli eventi - e ormai da almeno 15 anni la questione del confine orientale d'Italia è all'ordine del giorno: da allora si sono moltiplicati gli studi storiografici ormai parte di una bibliografia molto ampia e articolata; commissioni miste italo slovene hanno redatto importanti documenti condivisi; associazioni come Concordia et pax hanno proposto ogni anno interessanti "sentieri della memoria" e in accordo con le associazioni dei familiari di deportati hanno messo in gioco molte energie per ricercare la "verità"; la fiction letteraria e cinematografica ha trovato un vero e proprio patrimonio di spunti che hanno generato opere più e/o meno apprezzate.
Forse di tutto ciò non si è accorto il sindaco Romoli che si è detto pentito "di non aver ancora strappato il velo di silenzio che avvolge da sempre quegli avvenimenti". Sono frasi che un amministratore non può pronunciare in modo ripetitivo e rituale, quasi a ricercare un facile consenso in un ambiente molto provato dal dolore: se possono essere comprese in chi è stato toccato nella propria carne dalla scomparsa di un proprio caro non possono essere giustificate quando a pronunciarle è un "primo cittadino" al quale sono richieste conoscenza dei fatti, prudenza nei discorsi e saggezza amministrativa.

lunedì 3 maggio 2010

Alberto Bottaz

Ci ha lasciati Alberto Bottaz. A soli 49 anni il cuore l'ha tradito, dopo una vita difficile vissuta soprattutto sulle strade di Gorizia. E' stata una delle persone più conosciute della città, con la sua dipartita da questo mondo lascia un vuoto importante, un'altra traccia di una Gorizia sommersa e per lo più ignorata svanisce nell'inesorabile fiume del tempo. E' la città dei poveri, quella di chi non ha un tetto sotto il quale dormire, di chi per scaldarsi è costretto a esagerare con l'alcool, di chi per sopravvivere deve avere il coraggio di chiedere. Ma è anche la Gorizia di un'intraprendenza insospettata, quella di chi come Alberto ha accettato di "fondare" insieme a don Alberto 30 anni fa la cooperativa Arcobaleno, di chi eccelle per capacità di accogliere e far sentire a proprio agio chiunque, di chi sa sorridere anche nelle situazioni apparentemente disperate. Per questo è bello ricordare Alberto Bottaz come un cittadino che ha donato la sua vita a Gorizia, che ha saputo riconoscere in ogni altro un proprio amico e un proprio fratello, anche quando non ha avuto corrispondenza, anche quando non è stato capito. Ci mancherà.

domenica 2 maggio 2010

Nuvole oscure sul cielo d'Europa

Con l'aiuto dei cospicui finanziamenti dell'Unione Europea e dei "tagli" previsti nella misura di circa 30 miliardi di euro la Grecia dovrebbe uscire dalla crisi che la sta soffocando.
Sì, ma quali saranno le conseguenze di questa impresa?
A livello continentale è presumibile una ripercussione negativa su altri paesi, soprattutto quelli più deboli tra i quali c'è naturalmente anche l'indebitatissima Italia. Commentando le notizie di questo periodo qualche esperto del settore parla addirittura di uno sdoppiamento della moneta unica con l'istituzione del "sudo" ad uso delle economie più fragili.
A livello di Nazione c'è da scommettere che l'enorme "taglio" penalizzerà soprattutto le classi lavoratrici e il sistema dei servizi sociali. Non è purtroppo difficile prevedere scenari di guerra fra poveri - soprattutto tra immigrati e autoctoni - e di crescita esponenziale del disagio sociale.
Secondo la maggior parte dei commentatori ciò che sta accadendo in Grecia toccherà ben presto anche al Portogallo e il nostro Paese potrebbe seguire a ruota, nonostante le critiche di disfattismo rivolte dal presidente del consiglio a chi descrive la nuda realtà dei fatti.
Insomma, è inutile andare avanti alla cieca, è meglio prendere atto che la situazione è grave e che ci attendono tempi difficili. Per questo occorre impegnarsi, con disponibilità al confronto ma anche con chiarezza programmatica. Tutte le forze sociali sono chimate a fare la propria parte, ma è indispensabile che siano allontanti quanto prima tutti i mestatori di una pseudopartititca fuori dal tempo e ci sia un soprassalto di autentica "politica", con volti nuovi e puliti pronti a null'altro che al servizio del bene comune dei cittadini.
A partire proprio dalla Grecia, culla - con tutte le criticità e i distinguo - della filosofia occidentale, della democrazia e della libertà individuale.

Stringersi attorno a chi?

E' interessante notare il linguaggio usato dalle istituzioni cattoliche in questo periodo di effettiva difficoltà.
I movimenti e le aggregazioni dei laici invitano a "stringersi intorno al Pontefice per ribadire il proprio affetto" e convocano un megaraduno in piazza san Pietro il prossimo 16 maggio; a livello più vicino il consiglio presbiterale (principale organo deputato a favorire la collaborazione fra Vescovo e preti) di Trieste invita a "stringersi attorno al vescovo Crepaldi vittima di ripetuti attacchi dalle colonne dei giornali locali".
Perché tutto questo "stringersi intorno a questo o a quello"? perché questo clima di persecuzione?
Nel primo caso la Chiesa gerarchica non si trova a difendere i "campioni" delle fede e della carità, bensì a dover rendere conto di azioni oggettivamente criminose e riprovevoli compiute da molti suoi "funzionari"; tra essi è da annoverare il fondatore dei Legionari di Cristo, congrega di sacerdoti tradizionalisti il cui nome avrebbe dovuto far rabbrividire molto prima chiunque e invece fino a non molti anni fa additata a modello di perfetta obbedienza e dedizione alla causa.
Nel secondo caso non si tratta di un pastore che vuole salvaguardare le sue pecorelle minacciate dal lupo, ma di un editore che si è arrogato il potere di sospendere una rubrica di un giornale in spregio alla dignità professionale del direttore, che ha scritto fandonie sul numero reale di copie che il settimanale diocesano vende ogni settimana e che si è presentato come colui che deve "preoccuparsi della fede cattolica dei triestini e delle casse della Diocesi".
Perché allora ci si dovrebbe "stringere intorno" e "esprimere solidarietà"?
Invece di rafforzarlo nelle sue convinzioni non sarebbe meglio con un atto di "filiale obbedienza" richiamare delicatamente il padre? Nel primo caso a una maggior attenzione ai tanti importanti problemi evidenziati dallo scandalo del momento; nel secondo caso a un maggior rispetto nei confronti del lavoro dei propri collaboratori e a una maggiore chiarezza nell'elencazione dei presunti "errori" di quelli che l'appena nominato nuovo rettore del Seminario di Trieste ha definito dall'altare "pretonzoli senza fede".
ab

Primo maggio a Gradisca




Primo maggio a Gradisca d'Isonzo. Come in tutta Europa anche la provincia di Gorizia ha sfilato con i lavoratori lungo le strade di Gradisca. I volti degli operai dietro agli striscioni delle fabbriche, i dialoghi intercettati tra una stretta di mano e l'altra, i (soliti) discorsi degli oratori di giornata... tutti hanno espresso la propria preoccupazione.
I temi sono quelli del momento: la crisi finanziaria trasformata dai "piloti del vapore" in crisi economica e occupazionale, i giochi internazionali che stanno mettendo ko la Grecia e avviando un vizioso processo di involuzione nell'Europa dell'euro, l'insufficienza delle misure adottate da un Governo nazionale che continua a negare l'evidenza, la particolare situazione locale con le ripercussioni delle delocalizzazioni delle più importanti attività lavorative e il rischio di sfruttamento nei confronti dei lavoratori immigrati. In altre parole, è stato giusto festeggiare anche se circola poca voglia di far festa.
Qualche nota ulteriore: non è simpatica, anche se molto realistica, la divisione fra la "casta" di autorità/politici/sindacalisti prima in testa al corteo poi sul palco e il popolo dei lavoratori disperso (sostanzialmente disinteressato alle parole provenienti dal palco) intorno al prato della piazza di Gradisca. Mai come quest'anno si è rilevata la distanza anche fisica tra i rappresentanti eletti e la stragrande parte dei cittadini. Per non parlare di chi ha preferito non presentarsi, come il Comune di Gorizia evidentemente non interessato a un argomento che dovrebbe coinvolgere tutti perché coinvolge il presente e il futuro di tutti, nessuno escluso e indipendentemente dal "colore" della concezione politica.