mercoledì 28 aprile 2010

Perché ci sia una sinistra

In un interessante articolo apparso sul n. 11/2009 di Aggiornamenti Sociali, Bartolomeo Sorge, direttore emerito di tale rivista, che si configura come l’organismo di studi sociali dei Gesuiti, già direttore di Civiltà Cattolica, politologo di razza, animatore, con Ennio Pintacuda, della Libera Università della Politica di Palermo, propone una circostanziata riflessione sulla necessità di creare, in Italia, un Polo della Solidarietà, che possa raccogliere anche la presenza dei cattolici, portando a compimento l'utopia sturziana e attuando, in tale ambito di elaborazione politica, la dottrina sociale della Chiesa.
Sicuramente, questo "centro che guarda a sinistra", capace di raccogliere quel che resta dei movimenti popolari del nostro Paese, si contrappone al populismo mediatico della destra. Ma non sembra poter includere una cultura "di sinistra" più avanzata, che parte da una critica forte, articolata e circostanziata, all'attuale modello economico che prevale nel mondo, quel capitalismo che molti studiosi definiscono tecno-nihilista, per sviluppare una nuovo modello di società che si basi su nuove forme economiche, nuovi stili di vita.
Manca sempre, nel nostro Paese, il luogo che vada a raccogliere, in un progetto politico coerente, le esperienze politiche della sinistra storica, includendo in tale categoria tutti i frammenti che si collocano a sinistra del PD e che in tale forza politica non trovano riferimento.
Molte persone provenienti da verdi, comunisti e post-comunisti, sinistra socialista, movimenti pacifisti, volontariato sociale, cristiano-sociali, ecc. non riescono a trovare dimora negli attuali schieramenti politici.
Si parla da tempo di un patto federativo che vada ad aggregare le aree politico/culturali della sinistra storica con i movimenti e le reti della cosiddetta società civile, ma nessuno sembra capace di creare una rete di reti, di sviluppare un progetto politico di ampio respiro, di elaborare una linea strategica.
L'importante, perlomeno, è di non replicare l'esperienza della Sinistra Arcobaleno: bruciare un progetto assolutamente interessante, che avrebbe richiesto un processo, obbligatoriamente complesso e di medio termine, di coinvolgimento della società civile, per motivi elettorali.
Bisogna, a mio avviso, attivare sin d'ora un processo complesso, partecipativo, ampiamente inclusivo, che parta dal basso, che sappia produrre, in ciascuna comunità, in ciascun territorio, momenti di confronto ed incontro sulle parole chiave che possono accomunare questa nuova sinistra.
Una sinistra che sappia riconoscere la pari dignità di tutte le storie di ciascun soggetto, di ciascuna cultura politica, di ciascuna esperienza sociale di quanti potrebbero aderire; che sappia, da queste storie, da questi percorsi, estrarre un quadro valoriale significativo, omogeneo e condiviso.
Una sinistra non "ideologica", non antagonista, non radicale. Una sinistra di governo, capace di gestire con efficacia la cosa pubblica.
Decrescita, solidarietà, sussidiarietà, ambiente, pace, non violenza, convivenza, libertà (vera!), multietnicità, dignità della persona, pari opportunità, giustizia sociale, lavoro, diritti umani per tutti, ed altro ancora......
Molti di questi temi sono stati trattati da Nichi Vendola nel suo bellissimo intervento a Marzabotto, il 25 aprile. Da vedere su Facebook.
Concludo con l'auspicio che anche nell'Isontino si possa quanto prima dare inizio a questo processo, trovando, senza dover arrivare all'autunno, un momento di confronto fra tutte le anime, le culture, le esperienze, le reti che possono confluire in un percorso politico capace di generare una sinistra non più ottocentesca, novecentesca, ma dotata di tutti gli strumenti culturali, politici e sociali per interpretare e vivere le sfide della contemporaneità.
Paolo Zuliani

Cascooo!

Ma adesso, chi andrà in bici?
La Commissione Lavori Pubblici del Senato, introduce il casco obbligatorio per i ciclisti e l'obbligo di un dispositivi rifrangente da indossare nelle ore notturne per essere ben visibili. Va bene per questa norma in quanto, nonostante tutto, molti ciclisti, a scapito della loro incolumità, non usano luci. (A questo proposito è interessante guardare questo video al link http://www.youtube.com/watch?v=FuS5haCEejA .)
Ma il casco è proprio necessario? Certo, una caduta in bici può essere molto pericolosa, ma allora anche il pedone può cadere mettendo male i piedi percorrendo un marciapiede dissestato - e ce ne sono - oppure può succedere una distrazione! Indubbiamente chi fa dell'agonismo o cicloturismo percorrendo molti chilometri al giorno farà una libera scelta.
Un simile obbligo potrebbe portare una disaffezione all'uso della bici e vanificare tutti gli sforzi che alcune Amministrazioni locali stanno facendo per incrementare l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto urbano abituale, tra cui il "bike sharing" (a Gorizia non è ancora partito).
Negli altri paesi europei, ove la bici è diventato un mezzo di trasporto cittadino molto utilizzato, il casco non è obbligatorio.
In altre parole, si cerca in tutti i modi di penalizzare il ciclista piuttosto che favorirlo. Anche qui conviene ricordare cosa dice il codice della strada:
"TITOLO II :DELLA COSTRUZIONE E TUTELA DELLE STRADE
Capo I: COSTRUZIONE E TUTELA DELLE STRADE ED AREE PUBBLICHE
4-bis. Le strade di nuova costruzione classificate ai sensi delle lettere C, D, E ed F del comma 2 dell'articolo 2 devono avere, per l'intero sviluppo, una pista ciclabile adiacente purché realizzata in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza."
Nevio Costanzo

martedì 27 aprile 2010

Come fare strada nella vita...

Finalmente volti nuovi!
Sta per scadere il mandato di Paolo Polli come presidente di Fvg Strade. Lo stesso è anche presidente della goriziana Apt.
Al suo posto (prebende da capogiro!) finalmente aria nuova e fresca: arriva un tale chiamato Giorgio Santuz, la "classica" persona da sempre stranea alle logiche di partito e assolutamente nuovo del mestiere, anche se qualcuno timidamente potrebbe osservare che "soltanto" da una trentina d'anni determina le sorti delle disastrate Autovie Venete.
Fuor di ironia, si tratta di uno che da Presidente delle autostrade regionali è stato lambito in tale veste da tangentopoli ma è tornato ben presto e fino ad ora bene in sella sulla poltrona principale di un'autostrada che in fatto di pericolosità non ha nulla da invidiare alla famigerata Salerno Reggio Calabria (anche se a differenza di quella il tracciato della Trieste Venezia è quasi totalmente pianeggiante, con la strozzatura del Lisert che è da album degli orrori).
Dunque, il "povero" Santuz pare essersi dimesso da quella carica per assumere quella di coordinatore di tutte le azioni rivolte alle strade del Friuli Venezia Giulia. Quando chi scrive frequentava le scuole superiori - ahimé, trentacinque anni fa! - Santuz (carriera politica passata da mamma Dc ai vari partiti della diaspora bipolarista) veniva chiamato come neo onorevole a testimoniare l'importanza di essere giovani impegnati in politica e preannunciava una stagione di prosperità e benessere. Aveva ragione! Soltanto che si riferiva alla sua vita, non a quella dei cittadini che avrebbe dovuto "servire".

domenica 25 aprile 2010

25 aprile, Festa della Liberazione

L'odierna commemorazione si configura come un rito, cioè un'azione simbolica che attraverso gesti e parole rende nuovamente presente un evento importante per un popolo, per un gruppo umano, per una nazione.
Senza memoria dell'evento la festa non genera più il suo significato e perde la sua connotazione di valore fondante la storia nazionale e l'identità collettiva.
Molti propongono di celebrare semplicemente "la fine della seconda guerra mondiale", dimenticando che essa continua fino all'inizio di maggio in Germania, che anche nel nostro territorio allunga i suoi funesti tentacoli almeno fino al mese di giugno e che in Giappone deve ancora produrre i suoi terribili botti finali con le bombe atomiche gettate il 6 e il 9 agosto sulle inermi città di Hiroshima e Nagasaki.
Altri, in nome di un malinteso senso della parola riconciliazione, vorrebbero trasformarla nel ricordo "di tutti i caduti" affratellati dalla morte che non distingue vinti e vincitori: mentre invece la pietà e il perdono presuppongono il riconoscimento della colpa, atto fondativo senza il quale non è possibile un'autentica relazione costruttiva tra i sopravvissuti.
La commemorazione del 25 aprile è invece la "Festa della Liberazione", e tale deve rimanere se non si vuole rifiutare il percorso storico degli ultimi 65 anni e soprattutto se non si vuole essere risucchiati nelle stesse forme razziste e violente che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento.
E' la Festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo ovvero dalle ideologie che hanno voluto, preparato e scatenato la seconda guerra mondiale; che in nome della razza hanno organizzato lo sterminio degli ebrei, dei rom, delle persone con disabilità fisiche e mentali; che hanno sistematicamente conculcato la libertà individuale e perseguitato l'oppositore politico, che hanno trascinato e infangato interi popoli in una deriva violenta e assassina.
I protagonisti della Resistenza non erano semplicemente "dalla parte dei vincitori", ma da quella degli oppressi e da quella di coloro che avevano subito le scelte funeste dei propri capi. Ed è grazie alla loro testimonianza e al loro coraggio che sono state scritte le indimenticabili (ne senso che non si devono dimenticare!) pagine della nostra Costituzione Repubblicana; che in Italia si è vissuto un lungo periodo nel quale la guerra, la miseria e la fame sono rimaste soltanto nel cassetto dei ricordi dei padri.
Per questo più che mai oggi è necessario riappropriarsi del vero senso della Festa della Liberazione e ripetere con forza il vecchio slogan: ora e sempre Resistenza!

sabato 24 aprile 2010

Tranquilli! C'è il coupon per il castello...

Proprio un paio di giorni fa l'assessore al parco culturale Antonio Devetag rispondeva sulla stampa alle critiche che gli erano piovute addosso con cipiglio.
In quell'occasione ha ripetuto il suo consueto ritornello: l'assoluta novità del suo operato rispetto a quello della Giunta precedente, la citazione di due o tre iniziative di ordinaria amministrazione, l'ormai ripetuta da tre anni promessa che nel prossimo futuro si vedranno chissà quali faville.
Il botto è stato come peraltro prevedibile il Museo dell'Arcidiocesi: "e in settembre inaugureremo il Museo del'Arcidiocesi" - e così chiuderemo la bocca ai criticoni - sembra voler dire l'assessore. Ebbene, tre giorni dopo e sulle stesse colonne, tranquillizza tutti: il rilancio del turismo passa attraverso il coupon che consentirà a chi si ferma a dormire in un albergo di Gorizia di entrare gratis in Castello. Poi rendendosi conto che il risparmio di qualche spicciolo non può essere motivo sufficiente per trattenere i turisti a Gorizia, cita nuovamente il Museo dell'Arcidiocesi che - viene detto tra le righe - "se non ci saranno altri contrattempi" aprirà in settembre. Già, se non ci saranno altri contrattempi simili a quelli che hanno dilazionato da quindici anni l'apertura (e la complessa, costosa gestione) del fatidico spazio espositivo.
A proposito, sapete quanto costa realmente l'ingresso in castello? "Basta guardare su internet", risponderete sicuri. Nooo! A differenza di ciò che accade "cliccando" tutti gli altri musei europei, il sito del "nostro" segnala orari e ricorda l'esistenza di una biglietteria, ma non riporta il prezzo del biglietto.

venerdì 23 aprile 2010

Fine di Fini?

E adesso? Non c'è nessun politico in Italia che sia stato vicino e che conosca bene Silvio Berlusconi quanto Gianfranco Fini. Lo strappo di ieri non sembra atto da annoverare tra giochetti e strategie di corrente: a tempi brevi non si vede quale vantaggio potrebbe ritornare al presidente della Camera dal suo mettersi "contro" su tematiche fondamentali quali economia, immigrazione e legalità. Quindi, se il più fedele alleato del premier si chiama fuori vuol dire che - al di là dei risultati elettorali - la situazione è veramente preoccupante. La Lega "conta" sempre di più nella coalizione di Governo, la smania di potere del presidente del Consiglio porta a preferire la defenestrazione di Fini piuttosto che il freno alle mire politiche di Bossi.
E adesso la palla torna al centro sinistra dove il pd bersaniano rischia veramente di essere soffocato dalla probaibile ricostruzione dell'antica Democrazia cristiana (con l'aggiunta di una componente "laica" finiana). Il classico "dire qualcosa di sinistra" diventa ora un'esigenza di sopravvivenza per le troppe anime di un partito ancora lontano dalla chiarezza sulla propria identità.
Ciò vale anche per il territorio goriziano dove è evidente che le prossime scadenze elettorali (Provincia di Gorizia e Comune di Monfalcone nel 2011, Comune di Gorizia nel 2012) non potranno essere affrontate con gli accordi presi tra le solite conventicole di navigati politicanti. Occorrerà invece unire la freschezza della novità portata dai movimenti politici di base con l'esperienza prima culturale che politica della parte più innovativa dei partiti. Sarà necessario costruire programmi sostenibili e credibili prima che cercare i nomi dei "soliti noti" da presentare ai sempre più disincantati e delusi elettori. Prima che sia troppo tardi.

mercoledì 21 aprile 2010

I camaleonti

Decisamente il sindaco Romoli e l'assessore Devetag hanno ottime capacità di adattamento all'ambiente mediatico.
Il primo, che aveva accusato di disfattismo chi esprimeva qualche ragionevole perplessità sulla fretta con la quale era stata inaugurata solennemente la nuova piazza sant'Antonio, dichiara oggi "di aver segnalato lo stesso giorno le crepe sulle piastrelle appena posate". E così risponde agli ignari cittadini stupiti di rivedere le ruspe davanti ai bei portici.
Il secondo, smettendo il linguaggio rozzo che l'aveva portato ad accusare chi non era in accordo con lui di "spargere materia bruta in giro per la città", replica oggi ritornando al suo solito più pacato ritornello "sul piano culturale abbiamo ereditato cinque anni di nulla". Chissà perché allora tutte le manifestazioni da lui citate come "fiore all'occhiello" sono state valorizzate se non addirittura inventate dalla Giunta Brancati e l'assessore stesso si è prodigato per riconfermare come direttore del Teatro la stessa persona (giustamente) individuata dall'assessorato Cressati.
Insomma di fronte alle critiche o le si cavalca dicendo il contrario di quanto affermato un mese prima o semplicemente non si risponde: la commissione cultura, che dovrebbe essere il luogo deputato ad affrontare il percorso culturale della città, si è riunita tre volte in tre anni; delle costruttive proposte avanzate da parte dell'opposizione nessuna traccia.
Dopo tre anni di amministrazione i protagonisti si arrampicano ancora sugli specchi del "tutto il male viene da prima tutto il bene (quale?) viene da adesso". Non c'è poi tanto da meravigliarsi, chi "guida" la città è erede di "sani" principi quali "il capo ha sempre ragione", "credere, obbedire e quando necessario combattere".

martedì 20 aprile 2010

Dedicato alle ceneri del Eyjafjallajokull

(...)
Islandese. Fatto questo, e vivendo senza quasi verun'immagine di piacere, io non poteva mantenermi però senza patimento: perché la lunghezza del verno, l'intensità del freddo, e l'ardore estremo della state, che sono qualità di quel luogo, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi conveniva passare una gran parte del tempo, m'inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo; di modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio. Né anche potea conservare quella tranquillità della vita, alla quale principalmente erano rivolti i miei pensieri: perché le tempeste spaventevoli di mare e di terra, i ruggiti e le minacce del monte Ecla, il sospetto degl'incendi, frequentissimi negli alberghi, come sono i nostri, fatti di legno, non intermettevano mai di turbarmi. (...)
Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento.
Islandese. Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi. Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?

Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno. Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città di Europa.

Giacomo Leopardi, da Operette morali, Dialogo della Natura e di un islandese

Povera Gorizia...

Stando alle promesse della campagna elettorale di centro destra la città di Gorizia avrebbe dovuto in un paio d'anni trasformarsi in uno splendido giardino fiorito. Tre anni dopo il sindaco si lamenta perché molti invece di inneggiare a lui dicono "povera Gorizia!" e rilevano che la barca fa acqua da tutte le parti. Forse non ricorda bene le sue parole dell'aprile 2007 riguardo al Filzi in Campagnuzza, all'aeroporto di Merna, soprattutto al piazzale della Casa Rossa che nella sua mente avrebbe dovuto sciaguratamente sostituire nell'immaginario collettivo goriziano il ben più culturalmente significativo piazzale della Transalpina. I quotidiani cittadini stanno giustamente "facendo le pulci" rilevando volta per volta lo sfacelo dell'ex convitto, la vergognosa situazione dell'ex bellissimo spazio verde occupato dal "Duca d'Aosta" e il degrado inarrestabile della piazza Casa Rossa. Tenuto presente che piazza Vittoria non è ancora finita, che sono stati aperti numerosi altri cantieri in città e che sta per essere dato avvio anche a un restyling di diverse vie centro cittadine sembra improbabile che tra le priorità di questa Amministrazione possa rientrare quella di mettere mano ad altre "imprese". Il "povera Gorizia" non è riferito alle grandi potenzialità del territorio né all'impegno di chi lavora per renderlo migliore, tanto meno alla bellezza intrinseca della città e alla cultura dei suoi cittadini: l'esclamazione completa è da leggersi "Povera Gorizia, come hai fatto a meritarti un sindaco così?"

lunedì 19 aprile 2010

La verità che fa male...

L'auspicio del capo del PDL (chiamarlo capogruppo è riduttivo, visto il ruolo autoritario che svolge verso la sua maggioranza in consiglio, suggerendo come votare, che posizione prendere, quando interrompere le sedute) è di riportare la discussione sulla politica culturale in termini pacati e propositivi. Non ricorda che quando il gruppo consiliare Forum fece una proposta molto articolata sulla salvaguardia dei valichi confinari e sulla valorizzazione delle memorie goriziane, rispose con un articolato ed approfondito “Non ci interessa”, ponendo così fine ad ogni successivo ragionamento.
Sono stati riportati in questi giorni dati concreti. E' vero o no che il turismo goriziano ha registrato un poco confortante 17% in meno, a differenza delle altre città capoluogo della Provincia? E' vero o no che il bilancio del Castello da solo non dimostra segnali di ripresa e che al maniero i turisti vanno quando c'è anche qualche altra cosa che in città li attira? Il fatto che l'assessore voglia “fare sinergia” è apprezzabile. Ma è altrettanto vero che non ritiene evidentemente la Commissione cultura luogo adatto per tali confronti.
Da mesi come opposizione proponiamo un progetto articolato per rendere la città un luogo di studio e di approfondimento organico della storia del Novecento, valorizzandone le tracce architettoniche e le memorie diverse, in un progetto complessivo che rilanci la città come luogo della storia e delle storie, ne valorizzi la funzione didattica, ne faccia un centro di riflessione sul problema dei conflitti, dei nazionalismi e degli esodi. L'assessore ha ascoltato le proposte, ha chiesto i nomi di coloro che avrebbero potuto (a costo zero) essere consulenti scientifici del progetto e poi... non si è più fatto sentire. Non ci sono riunioni, le cose non vanno avanti in alcun modo, né viene fornita alcuna spiegazione per i ritardi. Allora senza insultare l'opposizione parlando di ventilatori ed altre sciocchezze da cui da tempo siamo abituati in consiglio, ci vogliono una buona volta spiegare quale è l'idea -realistica, complessiva ed organica - per il rilancio turistico e culturale della città?
Qualcuno dice, per fortuna usando il condizionale, che in settembre “forse” si aprirà il Museo dell'Arcidiocesi. Cortesemente ci potreste dire, visto che mancano appena cinque mesi all'inaugurazione, come intendete allestire i tre piani dello stabile e quale sarà il direttore scientifico dell'istituzione?
Anna Di Gianantonio
consigliere comunale Forum

domenica 18 aprile 2010

Semaforo "pisano"


Già segnalato in molte altre occasioni, anche da lettori dei quotidiani locali. Il semaforo sul bivio tra le vie Ristori, Trieste e Duca d'Aosta è in queste condizioni da almeno un anno. Non sarebbe il caso di dargli un'aggiustatina?

sabato 17 aprile 2010

Materia grigia e materia bruta

La consigliera comunale professoressa Donatella Gironcoli de Steinbrun in questi giorni non ha scritto altro che la verità: ha riportato numeri e opinioni relative al Castello e alla stagione teatrale, ha evidenziato che il cartellone del Verdi è stato allestito in ritardo anche a causa di una maggioranza incapace di mantenere il numero legale in sedute importanti (e quella in questione non è stata la prima volta!) e ha riportato "paro paro" la risposta dell'assessore Devetag all'interrogazione Korsic sullo strano furto del Castello.
Per aver rilevato tutto ciò viene accusata dallo stesso Devetag di inserire "materia bruta" (noblesse oblige) nel ventilatore e accenderlo per spargerla in giro; e dall'ineffabile Donati "di far sentire la propria voce dopo tanto tempo" nonché di essere da sola la causa dell'interruzione della seduta incriminata. In effetti Donati è un'esperta di silenzi se in tre anni di consiglio comunale è intervenuta in aula si e no tre volte, il ritmo di convocazione della commissione che presiede. Quale commissione? Ah, già, quella della Cultura che per questa amministrazione non merita sicuramente più di un incontro all'anno.
Per quanto riguarda l'eventuale referendum giornalistico proposto dalla consigliera Gironcoli sembra inevitabile votare "no": no a un assessore che non ha ancora presentato un progetto culturale per la città e al quale i numeri relativi a turismo castello e teatro danno torto; no a un assessore che ha troppi problemi con la propria (economicamente disastrosa) gestione del Mittelfest per potersi preoccupare della città; no a un assessore al parco culturale che ritiene il confronto democratico e il dialogo culturale "materia bruta inserita nel ventilatore".
ab

venerdì 16 aprile 2010

Solidarietà a Vita Nuova

Lo scorso Natale nove preti del Friuli Venezia Giulia hanno sottoscritto una "Lettera aperta" incentrata sulla relazione tra fede in Dio e situazione mondiale, italiana e regionale. I quotidiani ne hanno fatto cenno ed è stata pubblicata integralmente sul Nuovo fvg e sulla pagina delle opinioni dei lettori del settimanale diocesano di Trieste Vita Nuova. Il nuovo vescovo di Trieste di punto in bianco ha imposto alla direttrice di Vita Nuova la soppressione della rubrica opinioni dei lettori senza esplicitare pubblicamente le proprie perplessità nei confronti dell'ormai tradizionale missiva.
La scorsa settimana lo scrittore Claudio Magris ha inviato al quotidiano di Trieste un intenso articolo nel quale osserva tra l'altro che in un momento come questo il dialogo è quanto mai necessario e che il ruolo del presidente editore di un media non può essere quello di interferire sui contenuti redazionali ma di nominare o rimuovere il direttore.
Oggi il vescovo replica, con un tono offensivo nel confronti dello scirttore, del direttore responsabile e soprattutto del suo stesso settimanale ("tra i molteplici impegni ha trovato il tempo per dare espressione a un suo interesse", "il settimanale sta scivolando dal suo essere uno spazio cattolico per diventare una specie di spazio neutro", "delle 900 copie che vengono distribuite elle parrocchie solo una novantina vengono vendute. Il settimanale vende poco e costa alla poverissima Diocesi di Trieste una barca di soldi", ecc.). Risponde da padre padrone all'obiezione principale di Magris affermando che "prese la decisione di sopprimere la rubrica "Lettere al Direttore" non per mortificare il dialogo ma per favorirlo": come si possa "favorire il dialogo" sopprimendolo è tutto da verificare; e come non si configuri come una violazione della professionalità del Direttore una simile "decisione" presa dall'editore il presule lo dovrà probabilmente spiegare all'ordine dei giornalisti, all'assostampa e alla pubblica opinione.
Finalmente monsignor Crepaldi parla anche delle motivazioni della sua imposizione attribuendole genericamente a timori nei confronti di "chi ha sempre in bocca le parole dialogo, tolleranza e pluralismo... persone in genere convinte di possedere la verità". Chi siano queste persone e che cosa abbiano detto realmente non è dato saperlo dallo scarno linguaggio ecclesiastichese.
Insomma un brutto capitolo: mentre la Chiesa magisteriale vacilla sotto le accuse di eccessivo silenzio su comportamenti criminosi dei suoi preti un vescovo "tacita" d'autorità lo spazio del dialogo sul settimanale diocesano. Cui prodest?

martedì 13 aprile 2010

Cartelli "fuori posto"


Ecco i cartelli che sono stati seminati in giro per la città: fanno tanto discutere che il componente della commissione comunale edilizia, rappresentante della Consulta disabili, sarebbe stato "silurato" perché ha espresso pubblicamente le proprie perplessità.
Renzo Bellogi ha sostanzialmente affermato che il male non è da augurare neppure ai nemici, che il cartello esprime l'inciviltà di chi lo ha affisso e che per combattere il pessimo vizio dei parcheggi nei "riservati ai disabili" basterebbe applicare la legge: multe da capogiro, due punti di penalizzazione sulla patente e soprattutto rimozione della vettura con carro attrezzi. Assieme naturalmente a una serena opera di educazione civica in grado di far comprendere i disagi provocati da un simile parcheggio.
Non è con un cartello antipatico che si risolve la maleducazione dell'automobilista, ma con un'opera sistematica di prevenzione rivolta anche a chi parcheggia i fuori strada sui controviali del Corso, a chi apre le portiere davanti ai malcapitati ciclisti, a chi dimentica che sulle rotonde ci sono anche i velocipedi, a chi scambia le vie della città per piste di formula uno o di motocross, ecc. ecc.

Tesoretto

Scovare un tesoro da 3,8 milioni euro (al netto) è davvero un bel colpo di fortuna, ma nel caso occorre ringraziare non solo la dea bendata ma anche la dirigente del settore economico. Tuttavia alcune riflessioni si impongono sulla base dei numeri: dei 5,7 milioni complessivi oltre 4 milioni risultano residui recuperati relativi al periodo 1983 -2008 (quale saldo debiti-crediti) e ben 1.671.000 costituiscono l'avanzo del bilancio 2009. Ciò significa che la aministrazione Romoli nel solo 2009 - per dirla con le parole del Sindaco - "ha deciso di acquistare sedie per quell'importo, ma poi non l'ha fatto".E, come nota ironicamente il cronista, devono trattarsi di "... tonnellate di sedie". A ben vedere, poi, il residuo di 1,7 milioni circa costituisce da solo e riferito ad un solo anno quasi il 40% dei 4 milioni recuperati dai precedenti 25 anni. Un risultato davvero non male, a testimonianza dell'inefficienza della giunta Romoli. Sarebbe interessante sapere anche a quanto ammontano i residui passivi dei due periodi precedenti, il 2007 - da giugno al 31/12 - e tutto il 2008, e quindi fare il confronto con la famigerata "era Brancati". Resta il dato inequivocabile e incontrovertibile, salvo che anche l'aritmetica non sia una opinione, che in un solo anno, il 2009, l'avanzo di bilancio per "sedie non acquistate", sia stato di 1.671.000 euro a fronte dei 4.063.000 del quarto di secolo precedente. Solo per la precisione.
Dario Ledri

lunedì 12 aprile 2010

A proposito di segnaletica...





Le foto e le riflessioni sono di Nevio Costanzo.
Dall'alto in basso:
1. Via del San Gabriele angolo via Corsica: Autostrada, Trieste .... e Nova Gorica?
2. Piazzale Medaglie d'oro - via S. Pellico: Manca come detto Udine e anche la più vicina Nova Gorica. Anche qui è capitato un turista che chiedeva, mentre venivano fatte le foto, dov'è la Casa Rossa.
3. via del Montesanto. Ecco cosa percepisce un utente della strada sulle indicazioni stradali poste sul cartello a sinistra. Non accusare subito gli alberi! Perché non posizionare la segnaletica sul marciapiede all'incrocio tra via Mighetti e p.le Medaglie d'oro?
4. La segnaletica indicata manda il traffico per Udine a sinistra (poi non ci sarà più alcune indicazione in tale direzione) mentre Udine si raggiunge andando a destra. Manca soprattutto l'indicazione Nova Gorica!

Ma dove è l'ospedale?

Mettetevi nei panni di un automobilista che viene da fuori Gorizia e deve andare nel nuovo ospedale. I segnali che incontra sulla sua strada sono talmente pochi e mal collocati che molto difficilmente gli riuscirà di azzeccare la via giusta. Capita quasi ogni giorno di vedere un finestrino che si abbassa e sentire una voce smarrita che chiede: "ma dove ..... è l'ospedale?"
Oltre al disagio di una segnaletica pressoché inesistente c'è quello creato dalle fatidiche rotonde: arrivando dal ponte IX agosto un'indicazione c'è ma indica un percorso impraticabile, chi la segue si scontra con le barriere spartitraffico. Nessuna persona di buon senso immaginerebbe che per raggiungere il nosocomio occorra salire fin quasi alla stazione, ruotare 360 gradi e ridiscendere verso via Fatebenefratelli (meglio non pensare ai poveretti raccolti dalle ambulanze e sballottati di qua e di là con curve degne della salita del Pordoi!).
Insomma, oltre ai cartelli che oltre due anni dopo lo smantellamento ricordano ancora i "valichi" con sbarre di Salcano, Casa Rossa e Sant'Andrea; oltre alla mancanza di indicazioni per la vicina città di Nova Gorica; oltre ai semafori pendenti di via Ristori... c'è da segnalare l'assenza di suggerimenti per raggiungere l'ospedale. Ovviare a questa mancanza è una forma di rispetto dovuta a chi soffre.

domenica 11 aprile 2010

S'ode a (centro) sinistra uno squillo di tromba...

Sembra proprio che la storia non sia maestra di vita per il Pd, anche per quello goriziano. Si assiste in questi giorni a una specie di Risiko dove i vari esponenti comunali e provinciali cercano di collocare le proprie truppe in vista degli assalti dei prossimi congressi e delle scadenze elettorali. C'è chi vuole riproporre schemi di alleanze passate, chi cerca di farsi strada sgomitando a destra e a sinistra, chi vorrebbe intessere nuove relazioni più centriste...
In tutto ciò mancano per il momento gli "ordini dall'alto" che evidentemente scompagineranno delle carte già gettate sul tavolo delle decisioni.
Tuttavia quello che manca soprattutto sono le motivazioni: perché creare una lista civica proposta e poi smentita dall'attuale capogruppo Portelli? Perché "guardare al centro" e perseguire improbabili convergenze pensando per esempio di portare sotto lo stesso simbolo esponente che ad esempio sulla questione Ospedale hanno portato avanti in questi ultimi anni proposte politiche esattamente opposte? Se - come scrive un quotidiano oggi - il primo turno delle elezioni del 2002 aveva "fruttato" al centro sinistra il 38% dei voti, perché non ricordare neppure di passaggio le elezioni del 2007? Quando incomprensibli scelte delle segreterie Ulivo (Diesse, Margherita) defenestrarono il sindaco uscente Brancati, consegnarono la vittoria al primo turno (per poco più di cento voti) al Centro Destra unito, ma non impedirono il raggiungimento di oltre il 40% delle preferenze alle forze di centro sinistra. Un risultato migliore del precedente raggiunto grazie agli elettori che sono andati a votare solo perché si sono riconosciuti nella proposta programmatica e nel metodo politico della coalizione Forum per Gorizia e c., vera grande - e per questo forse esorcizzata - novità di quella tornata amministrativa.
La strada per giungere all'amministrazione del territorio non passa attraverso strizzatine d'occhio ma al contrario presuppone la delineazione di un programma culturale, sociale e imprenditoriale chiaramente orientato a sinistra. Dove i voti a destra saranno sottratti dal valore complessivo del disegno delineato per il futuro e dallo spessore di personalità capaci di resistere al personalismo di stampo neofascista e al partitismo neocentrista. Ma è una strada lunga e impervia che deve essere affrontata subito, possibilmente ma non necessariamente insieme. Che ne pensate?
ab

venerdì 9 aprile 2010

Sull'orlo del fallimento

Secondo logica un buon amministratore è quello che sa come incrementare le proprie "entrate" e diminuire le "uscite" senza per questo danneggiare la qualità della vita.
Il Sole 24 ore dimostra che nell'ultimo anno Gorizia ha fortemente diminuito le entrate, di conseguenza è stato costretto a "tagliare" le spese.
La crisi giustifica una tal situazione? No, perché altre città della Regione hanno nel contempo ottenuto risultati di gran lunga migliori.
Forse la situazione politica? No, dal momento che il "colore" della Giunta Romoli è lo stesso di quella regionale e del Governo nazionale. Inoltre la maggioranza dei votanti goriziani avevano creduto all'attuale sindaco e da un simile esperto della politica attendevano come minimo la realizzazione delle sue mille promesse da campagna elettorale.
E le "uscite"? I "tagli", dice l'assessore Pettarin, non hanno impedito il "miracolo" della chiusura del bilancio, il che fa pensare che si è arrivati sull'orlo del fallimento. E la qualità della vita? Beh, basta andare in giro per la città per cogliere i segni di un sempre più rapido degrado: lavori infiniti e interminabili, buche di ogni dimensione su strade e marciapiedi, serrande chiuse, crescita esponenziale del disagio sociale e così via.
Conclusione "logica". Con questo governo della città le entrate sono "crollate", le "uscite" non hanno evitato un forte peggioramento della qualità della vita. Ergo, questa amministrazione è incapace di amministrare.

giovedì 8 aprile 2010

Scorribande internazionali

Breve giro per le prime pagine dei principali giornali del mondo, giusto per ricordare a che punto si è.
Il THE WALL STREET JOURNAL, Stati Uniti, pone in risalto la firma del nuovo accordo sulle armi nucleari, sottoscritto a Praga dal presidente statunitense Barack Obama e dal collega russo Dmitrij Medvedev. Si prevede la riduzione del 30 per cento degli armamentari nucleari in sette anni. Il presidente Obama spera che questo accordo
"possa aprire la strada a un mondo senza armi nucleari".
THE HINDU, India, ricorda invece al mondo che si sono aperti oggi i seggi per le elezioni legislative in Sri Lanka, con oltre settemila candidati, 36 partiti
politici e 306 gruppi indipendenti.
THE MOSCOW TIMES, Russia, pone in risalto la drammatica situazione del Kirghizistan, dove l'opposizione prende il potere. Almeno 68 persone sono morte ieri a Bishkek, la capitale, durante gli scontri tra la polizia e i manifestanti che chiedevano le dimissioni del presidente Kurmanbek Bakiev. L'opposizione ha sciolto il parlamento e
formato un governo provvisorio che rimarrà in carica per i prossimi sei mesi. Lo ha annunciato la nuova premier ad interim Roza Otunbayeva, che ha subito ottenuto l'appoggio del governo russo.
BANGKOK POST, Thailandia, fa sapere che in Thailandia è proclamato lo stato d'emergenza dopo che le "camicie rosse", sostenitori dell'ex premier Thaksin
Shinawatra, avevano fatto irruzione nel cortile del parlamento per chiedere le elezioni anticipate. Abhisit ha dichiarato che "l'obiettivo del governo è ristabilire
l'ordine senza usare la forza".
Interessante infine la nota di EL PAIS, Spagna, sui "fatti nostri", in particolare sul "via libera" al legittimo impedimento. "Il processo sarà sospeso prima della sentenza. Resterà fermo per 18 mesi perché l'imputato non può presentarsi in
tribunale per cause di forza maggiore, come governare un paese. Questo è il senso della legge sul legittimo impedimento promulgata dal presidente della repubblica
Giorgio Napolitano. Consiste in due articoli transitori e retroattivi che salvano Silvio Berlusconi dai processi in cui è imputato".

mercoledì 7 aprile 2010

Antica Contea? Mah...

"Il progetto Antica Contea sarà finanziato dalla Regione". Così Romoli dopo l'incontro di ieri con l'assessore Ceriani. In realtà si tratta di una promessa, l'esponente della Giunta regionale dice solo che "se i soldi non arriveranno direttamente dall'assessorato si potrà chiedere l'intervento di Turismo fvg, altrimenti si potrebbe ecc. ecc.".
Resta la perplessità sui 240mila euro (pochini peraltro per un megaprogetto!) da dividere tra Gorizia, Cormons e Gradisca per la valorizzazione dei rispettivi castelli e delle iniziative primaverili.
Che Gorizia sia stata un'antica Contea lo sanno solo pochi eruditi autoctoni, probabilmente al turismo nazionale e internazionale interessano maggiormente altre più rinomate contee, stati o granducati storici sparsi in altre regioni della Penisola. E, con tutto rispetto per il bel maniero che sovrasta la città, difficilmente il nostro ben ricostruito castello può soffiare frotte di turisti ad altri siti importanti anche vicini (e i "numeri" purtroppo lo dimostrano).
Il nome di Gorizia risuona invece ovunque per tutt'altri motivi, la memoria del Novecento la rende una delle città più interessanti e attraenti d'Europa: il passato austroungarico, i campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, l'"italianizzazione" fascista, la seconda guerra mondiale con le tragedie che l'hanno accompagnata (la deportazione della vivace comunità ebraica, l'occupazione nazifascista della Slovenia, le foibe...), la complessa ricostruzione di un tessuto di relazioni con la Jugoslavia, la nascita dello Stato confinante della Slovenia, la fine delle "reti" e la caduta dei confini.
Se fossero valorizzate tutte queste esperienze di guerra e di pace i turisti andrebbero senz'altro anche a visitare il castello e forse a venerare il Conte Leonardo raffigurato nella Cattedrale... Ma conoscerebbero anche le vicende umane e culturali di Carlo Michelstaedter, Graziadio Isaia Ascoli, Francesco Borgia Sedej, Carolina Luzzatto, Ervino Pocar, Zoran Muzic, Carlo Rubbia e tanti altri personaggi che hanno reso onore a questa terra.
L'ostinazione con la quale l'assessore al parco culturale Devetag guarda al passato remoto fa pensare che egli eviti il passato prossimo per non perdere i pochi consensi che gli rimangono. O forse per non essere costretto ad affrontare un "presente" per lui e per la cultura regionale decisamente gramo!

martedì 6 aprile 2010

La crisi del commercio goriziano

La crisi di Gorizia è sotto gli occhi di tutti.
La passeggiata dalla ristrutturata piazza Sant'Antonio a piazza Vittoria attraverso via Rastello è particolarmente deprimente. Senza risalire alle fotografie d'epoca con il tram che sferragliava fra la folla variopinta e multiculturale di inizio XX secolo basta pensare ai week end fino a vent'anni fa per ricordare la ressa di fronte e dentro i negozi storici.
Adesso le insegne d'epoca campeggiano sulle saracinesche chiuse e perfino i cinesi sembrano tendere verso l'abbandono della città.
Chi ha la responnsbailità di questo progressivo degrado? L'elenco potrebbe essere lungo: gli amministratori che non hanno approfittato del regime di zona franca per immaginare uno sviluppo veramente sostenibile, gli stessi commercianti che per salvaguardare i piccoli guadagni derivati dal tempo delle "vacche grasse" hanno consentito a Gorizia di essere forse l'ultima città europea senza un centro storico pedonale; i politici che hanno moltiplicato le promesse e non hanno saputo costruire un autentico piano del commercio concordato con la vicina Nova Gorica; quelli che non hanno saputo prevedere le opportunità e temperare le conseguenze dell'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea; gli estensori di piani del traffico che hanno reso una città di piccole dimensioni un guazzabuglio di automobili e di smog; gli attuali amministratori che in tre anni non sono stati capaci di rispondere allo stillicidio di chiusure che ogni giorno impoveriscono il tessuto produttivo del centro e della periferia. E' evidente l'incapacità di stare al passo della concorrenza dei grandi centri commerciali oltre l'ex confine ma anche degli outlet e dei magazzini per l'arredamento che contribuiscono alla crescita (economica senz'altro, se anche culturale è tutto da dimostrare!) di piccoli centri come Villesse o Aiello del Friuli.
Romoli e l'assessore di riferimento Gentile non sembrano in grado di gestire una situazione ormai prossima all'emergenza; la risposta non può certo venire dal centro commerciale urbano che potrebbe tra l'altro cancellare per sempre il mercato coperto di via Boccaccio, uno dei pochi luoghi storici sopravvissuti fino all'attuale grigia epoca delle serrande.
Può venire soltanto da idee creative e soprattutto partecipate, in grado di coniugare le esigenze dell'oggi con la ricchezza della tradizione, di far rinascere quello spirito imprenditoriale che per secoli ha fatto del territorio goriziano una sede commerciale di primaria importanza.

lunedì 5 aprile 2010

Oltre il sacro

Che lo scandalo dei preti pedofili stia preoccupando molto la gerarchia della chiesa cattolica è dimostrato dal reiterato appello ad essere solidali con il Papa espresso perfino dal cardinale Sodano all'inizio della celebrazione solenne della liturgia pasquale in san Pietro. Per restare "a casa nostra" un testo sull'argomento pubblicato su questo blog ha avuto l'onore di due implicite citazioni in altrettante omelie pronunciate il giovedì e il venerdì santo.
Invece di "fare cerchio" intorno ai vertici dell'Istituzione non sarebbe stato meglio solidarizzare con le vittime non con generici(e tardivi) stracciamenti di vesti ma approfondendo le ragioni psicologiche e culturali di un fenomeno così notevole?
C'è la questione del celibato, che non è certamente la causa della pedofilia, ma può essere una concausa del clima di insoddisfazione esistenziale nel quale si alimentano le degenerazioni della psiche: nessuno nega che sia un "consiglio evangelico" e che per molte persone che l'hanno scelto sia un'autentica esigente forma d'amore; né si mette in discussione il fatto che molti preti offrono in ogni parte del mondo una spesso straordinaria e eroica testimonianza di fede e di dedizione al prossimo. Ciò che crea disagio è l'imposizione - questa non certamente evangelica ma storica - dello stato di vita celibatario al sacerdote della chiesa cattolica latina: come già scritto, "non tutti, ma certamente molti" vivono questa situazione con un profondo malessere che in certe particolari condizioni può alimentare delle patologie.
E c'è anche la questione del "Sacro" inteso non antropologicamente come "il mistero tremendo e affascinante" (R.Otto) bensì soltanto come il "clericale" cioè "separato" dal profano. Non basta scaricare la colpa sulla fragilità del singolo dal momento che questi compie atti criminosi proprio in forza della percezione della propria "sacralità": non si tratta solo di un peccato e di un reato individuale del quale rispondere di fronte a Dio e alla Legge, bensì dell'approfittare della propria condizione percepita come "sacra" per realizzare i propri squallidi interessi.
Il Vangelo presenta la figura di Gesù come quella di un vero e proprio de-sacralizzatore. Si dimostra capace di accogliere senza traumi i contesti religioso culturali del suo tempo; ma contesta con decisione l'appropriazione del "sacro" da parte della casta sacerdotale, lo sfruttamento dei poveri costretti a costosi sacrifici, la localizzazione del divino nel tempio di Gerusalemme o in qualche santuario sulle colline. Non esistono oggetti, animali e persone "sacre", c'è solo la responsabilità di intensamente vivere e servire i poveri, fino al dono della stessa propria vita: "avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ecc.". Anche se non si è compresi da nessuno e se si rimane soli su una croce.
ab

domenica 4 aprile 2010

Primule di speranza


Un caro augurio di Buona Pasqua

venerdì 2 aprile 2010

Prima prova per il Gect...

Da tempo noi del Forum per Gorizia ci chiedevamo quali meraviglie avesse in serbo per il futuro della città questa amministrazione comunale nel sottoscrivere, con Nova Gorica e Sempeter, la costituzione del famoso Gect. Ecco sul giornale una prima risposta per bocca degli assessori Pettarin e Del Sordi: finalmente sulla segnaletica stradale cittadina appariranno le indicazioni per Nova Gorica. E viceversa.
Grandioso. E indubbiamente utile. L'applauso scatta spontaneo: ci voleva proprio il Gect!
Tuttavia, sommessamente ci chiediamo: occorreva proprio istituire un ente con personalità giuridica internazionale? E' necessario recarsi a Bruxelles a scomodare i commissari europei per installare qualche nuova tabella stradale nelle due Gorizie?
E ancora: bisognava aspettare il Gect per scoprire che in Comune manca un piano della cartellonistica stradale? Ma come, assessore Del Sordi? Finora le tabelle come venivano installate? In base all'ispirazione del momento dell'assessore di turno o del comandante dei vigili?
Per segnalare la via per Nova Gorica dovrebbe essere sufficiente volerlo e fare come si fa per i divieti di sosta: usare i fondi per la manutenzione della cartellonistica esistente. E se ci si vuole coordinare col vicino comune, come sarebbe bene fare, beh, basta un telefonata a Nova Gorica. Se poi i cartelli si volessero fare bilingui, vi sono i fondi di due apposite leggi, la 482/99 e la 38/01 che prevedono appositi finanziamenti. Ma questa amministrazione non ha mai voluto attingervi per questo tipo d'interventi.
Ad ogni modo, ben vengano i nuovi cartelli. Tuttavia, che succederà nella malaugurata ipotesi che dai palazzi ministeriali non arrivi l'ok per il Gect? Niente cartelli?
Marko Marinčič

Pd?

La "sortita" di Federico Portelli in vista del prossimo congresso locale evidenzia diversi problemi che il Pd deve affrontare a tutti i livelli.
Le elezioni regionali hanno dimostrato che occorrono volti e programmi nuovi, ma anche che la mancanza di chiarezza non paga: un partito che punta sul numero imbarcando dai cattolici pro-live ai radicali può configurarsi come alleanza elettorale costruita per sconfiggere le destre, non come strumento politico in grado di progettare e di governare.
A livello locale le divisioni sono ancor più evidenti, basate su scelte concrete piuttosto che su grandi idealità. Tralasciando il recente passato e soffermandosi solo su questioni importanti degli ultimi mesi, sul piano sanitario regionale le posizioni regionali, provinciali e comunali sono state fortemente differenziate (come lo erano rispetto al piano Illy-Beltrame); su Iris ci sono state una posizione della Provincia, una di Monfalcone e una di Gorizia; sui futuri assetti provinciali una continua rivendicazione degli uni contro gli altri.
Nel consiglio comunale di Gorizia gli otto consiglieri Pd sembrano appartenere almeno a cinque gruppi diversi (Unione slovena, Mosetti/Rota, Portelli, Orzan, Waltritsch), spesso scollati dal partito comunale, anch'esso caratterizzato da almeno tre "anime" ben poco dialoganti fra loro. Con alle spalle l'ombra dei consiglieri regionali pronti a indicare percorsi, strategie, idee e candidati spesso del tutto avulsi dal contesto (come accaduto alle ultime amministrative goriziane dalle quali sembra che pochi abbiano tratto lezione).
Si tratta di normale dialettica interna a un partito o di una confusione deleteria nel momento in cui si devono mettere in gioco prospettive concrete per il futuro della Provincia e del suo territorio? La posizione di Portelli sembra voler richiamare a una maggior precisione e soprattutto a una maggiore chiarezza.
E su questo ha ragione, perché a un anno dalle "provinciali" è urgente una ricerca programmatica in vista di un possibile governo delle politiche sociali, imprenditoriali, culturali, ambientali e quant'altro. Ricerca da portare avanti insieme, Pd, Idv, Rc, Sl e quant'altro; cogliendo possibilmente la grande opportunità di collaborazione e aggregazione offerta dal Forum per Gorizia, che in questi tre anni si è proposto ed è stato riconosciuto come coerente, autentico e valido interlocutore per tutti i cittadini che credono ancora nella Politica con la P maiuscola.

giovedì 1 aprile 2010

Dedicato a un ragazzo di 17 anni

Anno 2010 della cosiddetta era "cristiana", stazione ferroviaria di Cormons. Un ragazzo di 17 anni ha un malore, è debilitato dalla stanchezza e dalla fame. Viene dal Bangla Desh e il viaggio lo ha stremato. Viene bollato immediatamente, è un "clandestino": buon per lui che per il momento gli si aprono le porte di un centro per "minori non accompagnati", allo scadere dei 18 anni lo attendono il carcere e il Centro di identificazione e espulsione. In altre parole il Sud del mondo, ovvero fame nudità persecuzione paura, è giunto ieri con il treno anche fra noi. Sembra che il problema del momento sia come espellerlo prima possibile, magari con una bella benedizione pasquale.