martedì 30 marzo 2010

Sassolini





Qualche sassolino nella scarpa di piazza sant'Antonio. Bella l'idea di evidenziare la traccia dell'antica cappella e di lasciare a nudo l'altare. Tuttavia senza una spiegazione il sito è di difficile comprensione e senza ulteriori accorgimenti non passerà molto tempo prima che le mura esposte alle intemperie diventino polvere.
La pavimentazione lascia a desiderare se il giorno dopo l'inaugurazione un buon quarto di piastre marmoree sono già incrinate; inoltre basta una semplice bicicletta per lasciare uno sgradevole segno. Diamine, è una piazza e deve essere vissuta dai pedoni e dai ciclisti, non si vorrà mica farne un salottino nobile per pochi intimi?
Infine, un pizzico di humour: l'involontaria ironia di chi ha collocato l'invito a "comprare qui" proprio sopra un cestino dei rifiuti di via Rastello.

L'Italia s'è destra (o se Lega!)

A risultati quasi definitivi è necessario rettificare la valutazione del precedente post: non ci possono essere dubbi, ha vinto il centro destra, conquistando anche il Piemonte e soprattutto il Lazio. Dal passo del Frejus alla Casa Rossa di Gorizia le regioni del Nord hanno virato a destra, o meglio hanno affidato il proprio immediato futuro alla Lega Nord; a sud a quella della Campania si accompagnano le performances del centro destra in Calabria e soprattutto in Lazio. Il risultato a favore del centro sinistra della circoscrizione di Roma città dove non era presente la lista Pdl dimostra che la Polverini non avrebbe avuto in ogni caso rivali.
Si prospettano tempi duri per chi crede nell'unità solidale del Paese e soprattutto per chi ha raggiunto la nostra terra nella speranza di trovare accoglienza e integrazione.
Al centro sinistra restano le regioni classiche (Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria), rimane la Basilicata dove il nuovo presidente è stato eletto con la più alta percentuale e soprattutto la Puglia dove Vendola ha ripetuto in tutt'altra situazione l'éxploit di cinque anni fa: allora era una perla in una giornata di gloria per il centro sinistra, questa volta è l'eccezione che conferma una grama regola. E che aggrava ulteriormente la situazione di un Pd sempre meno punto di riferimento per il popolo del centro sinistra.
Insomma, dopo le amministrative del 2007, le politiche del 2008 e le europee del 2009 non si vede la fine del tunnel: a questo punto forse i vari "esperti" protagonisti dei partiti del centro sinistra e della sinistra dovrebbero farsi davvero da parte e lasciare ad altri il compito di ricostruire un'alternativa al berlusconismo e al leghismo imperanti. Tanto, peggio di così non può andare e la conferma di Nichi Vendola in Puglia è una prova che - parafrasando la solita campagna elettorale di Obama - dove ci si inoltra su nuovi sentieri è veramente possibile unire le grandi idealità con la capacità di governare. E di governare bene!
Un po' quello che sta dimostrando a Gorizia il Forum : )

lunedì 29 marzo 2010

Regionali: un pensiero a caldo

In attesa del risultato definitivo del Lazio dove Polverini e Bonino sembrano divise da qualche manciata di voti ci si può già attendere il ritornello di vittoria di tutti i protagonisti di questa tornata amministrativa.
Apparentemente tutto è andato come previsto: il centro destra può (legittimamente) godere della "strappo" di tre regioni (Calabria, la scontata Campania e forse Piemonte) e può in ogni caso incamerare un risultato significativo in Lazio dove ha corso nella circoscrizione di Roma senza la lista Pdl.
Il centro sinistra tutto sommato ha "tenuto", perdendo ciò che pensava di perdere e andando meglio del pronostico in regioni a rischio come la Puglia: se conquisterà il Lazio potrà certamente dichiarasi soddisfatto.
I problemi comunque restano: per il centro destra la conquista in pratica di tutto il nord del nord significa un sorpasso politico e in certi casi anche numerico da parte della Lega nei confronti del Pdl, il che non sarà senza riflessi per ciò che concerne la politica nazionale; per il centro sinistra c'è la necessità di interrogarsi sul fatto che l'unico vero vincitore inatteso è stato Vendola, molto poco gradito da un Pd clamorosamente sconfitto alle recenti primarie pugliesi.
Non hanno fatto sfracelli i "terzi incomodi" che peraltro nel caso dell'Udc si sono schierati con molta coerenza con il centro sinistra o con il centro destra a seconda di dove pensavano di raggranellare di più.
Se escono ridimensionati il pdl e il pd si deve annotare un vero trionfo della Lega, in particolare nel Veneto "cattolico". E si deve riconoscere che sta rinascendo la sinistra, una "voglia di sinistra" al di là dei partiti che la esprimono. E forse questo, così a prima vista, è l'unico dato veramente positivo delle regionali 2010.

domenica 28 marzo 2010

Perché?


Pur "comprendendo" ma non condividendo le motivazioni per aver effettuato delle potature degli alberi in via Manzoni, non si capisce perché una simile e drastica operazione di taglio si stata effettuata in via dei Catterini.
Le fronde degli Olmi Siberiani (Ulmus Pumila) facevano una bellissima cornice in questa via, soprattutto in primavera ed in estate, ed erano ricche di nidi. Eppure han voluto renderli così. Non davano alcun fastidio in quanto non ci sono case o altre proprietà sotto le loro chiome cui potevano dar fastidio. Le auto parcheggiate lungo la via sono molto poche, se non rare, ed un eventuale caduta di rami dava poca probabilità di fare danni. Ora la pianta si indebolirà di più causa delle ferite apportate, che, se non ben rimarginate porteranno probabili guai. I nuovi rami che nasceranno, saranno deboli. Eppure, questa pratica di taglio così drastico, sembra che avvenga solo qui... nella città giardino. Ma poi, è veramente economico tagliare così, un'essenza arborea?
Nevio Costanzo

Berluscon de noartri

Forse il clima elettorale "indiretto" ha dato alla testa al sindaco di Gorizia che - a quanto riportano i quotidiani odierni - sembra voler imitare il suo "capo" di Roma: parole a ruota libera contro tutti coloro che osano esprimere una parola di "critica" sul suo operato.
Come sottolinea oggi Dario Ledri sull'intervento in piazza Sant'Antonio questo blog è già intervenuto. E se ne è scritto bene, verrebbe da aggingere un "ci mancherebbe altro" tenuto conto degli anni intercorsi tra progettazione, finanziamento e realizzazione. Qualche dubbio, peraltro confermato dall'architetto Calvani, era stato sollevato, per esempio sui materiali usati per la pavimentazione, poco compatibili con le esigenze di attraversamento in una zona residenziale; qualche perplessità sull'entità del finanziamento che aveva consentito una rapida raccolta di firme per chiedere un referendum consultivo poi "bocciato" dalla commissione ad hoc del Comune; qualche interrogativo sulla "rotondità" delle panchine di pietra, secondo alcuni originale innovazione artistica secondo altri trovata di dubbio gusto "alla Gentilini" (ex sindaco di Treviso) per evitare il soggiorno di qualche "abusivo".
Federico Portelli dal punto di vista politico e Fabia Calvani da quello specialistico hanno evidenziato l'uno con forza l'altra con competenza le criticità: Romoli ha colto la ghiotta occasione per abbandonare il suo molto forzato "aplomb" e vestire i panni più congeniali dell'uomo di potere. E' stato lui a guastare la festa contestando con veemenza i contestatori e ribadendo che "il capo ha sempre ragione". Anche quando inaugura una piazza quasi un anno dopo i tempi da lui stesso previsti, quando via Garibaldi viaggia con oltre tre mesi di ritardo sulle ultime promesse "sparate", quando i cittadini incrociano le dite leggendo i tempi che li separerebbero (condizionale d'obbligo) dalla riapertura di piazza Vittoria.
In realtà il primo cittadino nonché assessore ai lavori pubblici sta raccogliendo ciò che altri hanno seminato; e lo fa con tanto ritardo da portarlo ad affermare candidamente in Consiglio Comunale che "non capisce come mai i lavori a Gorizia vanno sempre così a rilento" (se non lo sa lui...!).
E' chiaro che nei prossimi due anni potrà vantarsi di aver portato a termine molti dei lavori progettati al tempo della Giunta Brancati: la gente ha di solito la memoria corta e davanti al fatto compiuto non sottilizzerà sugli ideatori e sorvolerà sui particolari. Soprattutto se il "Berluscon de noartri" riuscirà nel giochino di attribuirsi tutti i meriti rovesciando ogni magagna sulla famigerata "sinistra".

sabato 27 marzo 2010

Politica culturale, ieri e oggi

Quale cittadino che si sforza di essere giusto e che si espone con le proprie opinioni desidero aggiungere alcune considerazioni. Stimo il professor Cavazza, e ricordo con piacere la collaborazione con lui per un volume che aveva come baricentro temporale la Guerra dei Trent’Anni. All’epoca ho apprezzato la sua posizione indipendente all’interno dei gruppi di lavoro in cui era chiamato a collaborare, ed egli ha tutta la mia solidarietà riguardo all’oggetto delle sue lamentele. Mettere al macero dei volumi che rappresentano il lavoro di studiosi spesso misconosciuti è un atto vile ed arrogante, un insulto a chi ha speso tempo ed energie ed espressione di una mentalità dalla quale fuggire urlando. Una simile condotta non faceva parte del mandato ricevuto da quell’amministrazione, e i suoi elettori potrebbero anche attendersi delle scuse.
Di fronte ad un’occasione più unica che rara per percorrere una strada diversa e ad un’opposizione spesso non limpida oltre che rancorosa, la giunta di Brancati non è stata complessivamente negativa, ma nettamente insufficiente per capacità di rinnovamento e lotta politica. Il fatto dei cataloghi distrutti è tanto più grave, poiché offre al centrodestra su un piatto d’argento un’occasione per la propria propaganda, compresa quella di indicare al mondo come ogni male derivi da un’isola di cinque anni di centrosinistra in un mare di segno diverso. Tutto già sentito, d’altra parte. L’assessore Devetag termina il suo intervento sul “Piccolo” ricordando che la sua parte politica non distrugge ed ama le idee. Quanto le ami lui si evince dal suo stile, che va molto oltre un’eventuale stizza a scoppio ritardato. Quale amore e qual altra e alta cultura si può intravedere nel fatto di ridicolizzare con un rozzo frasario la produzione libraria dell’ISSR – che è un altro modo di mandare al macero – e il gran numero di persone che hanno lavorato per quelle pubblicazioni? e che queste sono state studiate per raggiungere l’equilibrio dell’autenticità (“la memoria stessa di idee diverse”)? Non è stata questa una “lettura diversa della storia culturale goriziana”? Qual fondamentale differenza è insita nel rovesciare i termini e considerare in modo sprezzante le componenti culturali goriziane lamentando la carenza dello specifico riferimento a quella italiana, quando il fatto sottinteso che la città sia in Italia conta quanto le sue varie anime? Qual signorilità contraddistingue l’assessore nel rivolgersi in quel modo a rappresentanti del mondo accademico che potrà legittimamente contestare, se sarà il caso, ma che fino a prova contraria ne sanno più di lui su parecchie cose della sua sfera di competenza istituzionale? Ci si può azzardare a dire che l’assessore stesso e la sua giunta si autoriconoscono meriti di apertura, mentre in realtà colgono i frutti del lavoro di chi l’ha promossa autenticamente in tempi difficilissimi, di chi è stato bersagliato nel tempo da accuse di tradimento ed anti-italianità, in conseguenza delle quali ha assistito anche a richieste di tagli di contributi pubblici utili alla propria attività, in cui credeva?
Auguro di cuore al professor Cavazza di poter lavorare come e con chi desidera e che aumenti il numero di coloro che lo capiscono, anche fra le controfigure del centrosinistra. Abbiamo bisogno di lui. Purtroppo egli ha ragione anche sul fatto che da noi tutto finisce in politica, ma forse anche qui c’è qualche sfumatura in termini di retroterra, di endemicità, di percorso, di mezzi. Non so. Poiché l’importante è essere retti, mi sento particolarmente e sinceramente grato nei confronti del professore, dal momento che ogni elemento di verità in più allontana dal pericolo di essere parziali e richiama giustamente alle proprie responsabilità, e per il medesimo motivo ringrazio ogni soggetto coinvolto direttamente o indirettamente negli scambi di questi giorni.
Bernardo Bressan

Tempo di elezioni

Per la prima volta dopo parecchi anni il cittadino del Friuli Venezia Giulia non è chiamato a esprimere una preferenza elettorale. Può quindi guardare con un minimo di distacco alla tornata amministrativa di domani, lasciandosi portare dai ricordi e tentando un'analisi meno coinvolta.
Nel 2005 il centro sinistra ebbe un risultato eclatante, con la "conquista" di un consistente numero di Regioni pronte a seguire i primi sviluppi delle politiche della giunta fvg già da un paio d'anni targata Illy. Il vento favorevole spinse anche i più autorevoli commentatori a intravedere un vero e proprio trionfo alle "politiche" dell'anno successivo, dove i sondaggi preelettorali e perfino i primi exit pol indicarono una voragine tra "prevedibili" vincitori e vinti.
Il passato remoto è d'obbligo, quei tempi sembrano molto lontani: alcune Regioni di centro sinistra si trovarono a gestire con molta difficoltà e poca trasparenza situazioni oggettivamente difficili (per esempio la Campania), altre furono penalizzate da traversie personali dei protagonisti (per esempio il Lazio)... Prodi vinse di un soffio e riuscì a governare per soli due anni al termine dei quali Berlusconi stravinse le politiche e Illy fu disarcionato senza troppi complimenti dal governo della nostra Regione.
Veniamo all'oggi, a una campagna elettorale "combattuta" in tutte le Regioni escluse le autonome: quali indicazioni e segnali?
Nei quartieri di centro destra si respira aria pesante: da una parte la Lega che nelle spavalderie pre-voto si spinge a ipotizzare un improbabile sorpasso del Pdl, dall'altra Fini che con certe sue "uscite" più a sinistra del Pd (il che non depone a favore di quest'ultimo) costringe il Giornale di Berlusconi a inconsuete reprimende di famiglia. Più che dalle schermaglie interne la compagine governativa è messa sotto accusa dalla crisi economica e soprattutto occupazionale che evidenzia un crescente disagio sociale che coinvolge milioni di lavoratori. Il capo del governo tenta di reagire con il suo solito metodo, quello di spostare l'attenzione su se stesso, applicando il famoso detto secondo il quale "bene o male non importa, basta che se ne parli". E' andato a ruota libera, cancellando letteralmente i suoi stessi compagni di cordata: attacchi quotidiani alla magistratura, ai giornalisti e a tutti gli oppositori; delirio di onnipotenza; uso spregiudicato delle regole e della sistematica loro trasgressione... Perfino l'accusa di violentare il diritto di voto "preferendo i cavilli burocratici" rivolta all'intero sistema di controllo che a tutti i livelli ha deliberato l'ovvia esclusione delle liste presentate "fuori tempo massimo". A questo punto dichiara che "qualunque sarà il risultato nulla cambierà": affermazione che dimostra il timore di un insuccesso da mitigare con la spiegazione dell'accanimento dei tribunali nei confronti suoi e dei suoi "poveri" collaboratori rei soltanto di aver voluto mangiare un panino (ma sarà poi andata veramente così?).
Nei quartieri di centro sinistra l'atmosfera è meno tesa, in fondo data la situazione non c'è molto da perdere e tutto da guadagnare. Qualche mese fa si poteva dare per scontato un ennesimo tracollo -il terzo consecutivo! - ora i volti sono più sereni: l'inconsistenza del centro destra dovrebbe dare il via libera senza troppi problemi nelle tante Regioni dove c'è stato un buon governo, l'"effetto Vendola" in Puglia sembra riaprire la partita e i postumi dei pasticci di inizio campagna elettorale dimostrano che il centro sinistra avrebbe potuto vincere in Lazio anche se fosse stata ammessa la lista Pdl. A differenza degli anni scorsi l'obiettivo di "salvare il salvabile" sembra raggiungibile, poi dovrà aprirsi una stagione di autentico rinnovamento e di proposta plausibile. Sì, perchè manca ancora al centro sinistra la capacità di proporre percorsi politici sul terreno che le dovrebbe essere proprio: la situazione da "peggio di così non può andare" dovrebbe liberare dalla paura di perdere voti e consentire itinerari più coraggiosi. Occupazione e lavoro, accoglienza e integrazione degli immigrati, valorizzazione turistica dell'immenso patrimonio culturale, innovazione sostenibile nel campo della produzione di energia e della tutela dell'ambiente, Welfare comunitario, libertà di stampa e di opinione, incentivazione della buone prassi nella gestione pubblica, lotta contro l'illegalità e l'evasione fiscale, demolizione dei privilegi delle "caste", laicità e autonomia dal Vaticano... Se gli esponenti del centro sinistra si misurassero su questi temi troverebbero molti più consensi di quanto forse immaginano, come dimostra il successo - anche nella di solito tiepida Gorizia - di serate come quella organizzata in molte città d'Italia per condividere le emozioni suscitate da una trasmissione come "Rai per una notte".
Infine non si può trascurare la "terra di nessuno", cioè quel "Centro" che continua a governare l'Italia dal dopoguerra utilizzando con furbizia (e a volte furberia) le opportunità offerte dal sistema proporzionale e da quello maggioritario. Si presenta a queste elezioni con molte chances: l'avvicinamento da sinistra di Rutelliani e Binettiani, gli ammiccamente di Fini, l'evidente orientamento "né di qua né di là" suggerito ai fedeli cattolici dalla Conferenza episcopale italiana inducono a seguire con attenzione il risultato elettorale di "casiniani" e dintorni che potrebbe preludere a una nuova stagione apertamente centrista.
Insomma, è vero che in Friuli Venezia Giulia non si vota, tuttavia nessuno può sottovalutare l'importanza di queste elezioni. Anche con un po'di fiducia, constatati il vento favorevole che scuote l'"Amerika" e la brezza che fa tintinnare le strutture della Tour Eifel!

venerdì 26 marzo 2010

I peccatori

Brutta storia quella della pedofilia dei preti.
La Chiesa ufficiale nel recente passato ha fatto tutto il possibile per evitare di consegnare alla giustizia civile chi si è macchiato di orribili colpe; ha negato il negabile fino a quando tante squallide storie hanno "bucato" l'ostracismo e sono finite sui media di tutto il mondo.
Vista la mala parata ha tentato adesso un giochetto che le è consueto: con la "lettera ai Vescovi irlandesi" da una parte papa Ratzinger scarica senza molta misericordia i rei accusandoli di aver macchiato l'onore dell'istituzione, dall'altra cerca addirittura di rovesciare la situazione descrivendo la Chiesa stessa come povera vittima delle stumentalizzazioni "laiciste".
Non una parola di autocritica, non una manifestazione di stupore per l'estensione assolutamente superiore a ogni previsione del problema, non un minimo ripensamento dell'impegno celibatario. Sì, perché è difficile negare un qualche indiretto rapporto tra la pedofilia e la repressione dell'esercizio della sessualità.
In questi ultimi anni si sono registrati numerosi interventi del magistero cattolico per la salvaguardia della sua concezione di "natura umana"; anche in questo confuso periodo pre-elettorale si è arrivati fino all'indicazione dei "principi non negoziabili in quanto naturali" da tenere presenti nel momento del voto.
Eppure permane questo millenario obbligo "contro natura" non certamente mitigato dalla "libera accettazione" da parte di chi lo assume; non tutti, ma sicuramente molti religiosi non riescono a sopportare il giogo e la loro esistenza viene lentamente sopraffatta da una profonda insoddisfazione: spesso non hanno il coraggio - o la possibilità - di "rompere le fila" e si rifugiano nel segreto di sofferte relazioni etero o omosessuali oppure nella passione onanistica per il raggiungimento di piccoli obiettivi di potere o di sublimazione individuale; come accade anche al di fuori dell'ambito ecclesiastico ma in forma acuita dalla privazione coatta, in alcuni casi di particolare fragilità la situazione precipita nella patologia e si traduce nell'incapacità di costruire relazioni adulte fra pari e nella conseguente odiosa insidia nei confronti dei soggetti più piccoli e indifesi.
Invece di gridare all'"offensiva relativista dei laicisti planetari" la Chiesa dovrebbe aprire un serio e approfondito dibattito sulle cause interne di una débacle che è troppo comodo attribuire sempre e soltanto all'intrinseca debolezza di alcuni singoli suoi preti.
ab

Rai per una notte




Le foto di Nevio Costanzo sono un ricordo per tutti coloro che hanno partecipato alla visione condivisa di Rai per una notte, ieri sera presso il Kulturni Dom di via Brass. Si è trattato di un'iniziativa molto apprezzata cui hanno partecipato decine di persone, promossa dal Meet up Grillo con molte altre forze di centro sinistra, tra le quali anche il Forum per Gorizia. Viva la libertà di stampa e di informazione!

Il genio d'Europa

L'esperienza di Antonio Devetag come presidente del Mittelfest è iniziata sotto il segno delle dichiarazioni roboanti, prima fra tutte quella relativa al nuovo ruolo turistico e culturale di una Gorizia tornata finalmente protagonista.
Si sa come è andato il primo round: Gorizia non ha ottenuto neppure un aperitivo, il primo Mittelfest dell'era Tondo/Molinaro non ha neanche sfiorato i successi ottenuti in precedenza con Moni Ovadia, il debito accumulato è stato di circa 280mila euro.
Molti chiedono le dimissioni di Devetag, anzitutto il presidente della provincia di Udine Fontanini e il consigliere regionale Colussi, altri giustamente relativizzano la sua responsabilità sottolineando che "ha obbedito agli ordini"; sta di fatto che la prossima edizione del Mittelfest sarà fortemente ridotta sia per ciò che concerne il numero di giorni che per quanto riguarda la qualità dell'offerta. E Gorizia, se l'anno scorso non ha riso, quest'anno probabilmente piangerà...
Peccato per il tema, veramente interessante, che se riferito al presidente del Mittelfest inevitabilmente suscita qualche sottile ironia: "Il genio dell'Europa".

mercoledì 24 marzo 2010

Divus Antonius (Devetag)

Credo che anche il meno attento dei lettori de "Il Piccolo" abbia colto la differenza di tono, e soprattutto di stile, tre le misurate e peraltro giustissime parole di critica del professore Silvano Cavazza, a proposito della sciagurata distruzione di numerose copie dei volumi Divus Maximilianus e Gorizia Barocca operata con l'amministrazione Brancati e - di contro - le livorose parole utilizzate dall'Assessore Antonio Devetag a commento del medesimo episodio, quasi non aspettasse assist migliore (senza alcuna resposabilità per l'incolpevole professor Cavazza). Il Centrodestra ha spesso usato espressioni di critica dure e pesanti nei confronti della precedente amministrazione - tanto che ancora adesso, a tre anni di distanza - imputa all'amministrazione Brancati tutta una serie di responsabilità operative e gestionali, ma nessuno si era spinto ad equiparare l'azione della giunta Brancati a "questi balordi emuli di Himmler" (sic). Ma al di là dell'azzardato e volutamente offensivo paragone, sorge il sospetto che la vera ragione dell'indignazione dell'Assessore Devetag tragga origine dal fatto che oggetto dell"epurazione" siano stati due libri "prestigiosi e (costosi)", come si premura di ricordare, editi sotto la cura del suo assessorato. Più avanti, nel suo articolato intervento, l'assessore rivendica "all'operato dell'attuale sindaco Romoli la valorizzazione turistica del centro storico", forse dimenticando che è proprio di qualche giorno fa la notizia di un -17% (meno 17%) le presenze di turisti in città. Chapeau! Ma pare accertata la sua spiccata insofferenza per i numeri e i bilanci, visto il deficit accumulato da Mittelfest, in un solo anno, sotto la sua presidenza.
La vera forma mentis del nostro assessore la rivela poi l'affermazione secondo cui astutamente la giunta Brancati avrebbe fatto gettare (quindi si presume un ordine a tal fine) assieme ai "prezionsi e costosi volumi" anche qualche vecchia pubblicazione in sloveno, il tutto per mascherare "con meschina astuzia una certa imparzialità". E qui, credo, siamo alla patologia della politca, quella che lo rende e lo rivela quale perfetto militante del Pdl- Partito dell'Amore.
Dario Ledri

Un'altra Chiesa

I rapporti di connubio fra il potere ecclesiastico e quello politico hanno sempre creato forti tensioni, ferite e sofferenze nella Chiesa cattolica romana e nella società. E li crea anche oggi in piena campagna elettorale la prolusione del card. Bagnasco al Consiglio permanente della CEI che impone ai cattolici una determinata scelta elettorale basata su "valori non negoziabili quali la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento, l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica, la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. È solo su questo fondamento -conclude il Bagnasco - che si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa...".
Ma con questi interventi autoritari la gerarchia trasforma in una lobby politica al pari di qualsiasi gruppo di pressione la Chiesa tutta, i suoi valori, il messaggio del Vangelo, lo sforzo di tanti cattolici di coniugare fede e politica nel rispetto sia della propria coscienza sia della laicità sia del pluralismo democratico.
Di fronte a questo distruttivo intervento e in un momento di grande sofferenza per il dilagare in tutto il mondo di scandali dovuti alla pedofilia del clero sta emergendo dalla base della chiesa il bisogno di riprendere con fede e amore la scelta di considerare l'obbedienza non più una virtù in coerenza e continuità con la più genuina tradizione cristiana. Sempre più forte è l'esigenza di rivendicare il diritto ad operare responsabilmente nell'ambito della vita politica ispirando le scelte elettorali alla necessità di risolvere i problemi reali della gente, soprattutto quando, in elezioni regionali, i valori non negoziabili non ne costituiscono in alcun modo l'oggetto .
Le comunità cristiane di base italiane

martedì 23 marzo 2010

Parcheggio Basaglia

Giustamente il consigliere comunale Livio Bianchini ha promosso un ordine del giorno relativo alla possibilità di dedicare al dott. Franco Basaglia una via o una piazza di Gorizia. Per il momento esiste già il "parco Basaglia", bellissimo spazio verde con le strutture ospedaliere che ricordano la straordinarietà dell'esperimento che ha dato il via libera all'abbattimento dei muri che cingevano i "manicomi". Uno spazio che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere a disposizione della città e dei cittadini, periodicamente invitati a riappropriarsene. L'unico problema è che gli uffici centrali dell'Azienda Sanitari hanno trasformato il parco in uno dei parcheggi più grandi di Gorizia, oltre cento macchine a deturpare il paesaggio e a provocare tanto smog... Purtroppo quello che dovrebbe essere il "parco Basaglia" è divenuto un "parcheggio Basaglia"!

lunedì 22 marzo 2010

Forza Obama

Mentre in Italia si sta assistendo a una campagna elettorale che è difficile definire "politica" la democrazia incassa negli Usa uno straordinario "sì" alla riforma sanitaria. Milioni di persone possono accedere a una sanità pubblica, un trend esattamente opposto a quello che si sta verificando chez nous. Forza Obama!

domenica 21 marzo 2010

Acqua libera e democratica

Il primo giorno di primavera porta con sé la giornata di sensibilizzazione contro la privatizzazione dell'acqua. Una campagna molto importante, la manifestazione di ieri a Roma ha rubato un po' di spazio mediatico anche alla più conclamata adunata pdl in piazza san Giovanni. Si tratta di un problema planetario, dal momento che la privatizzazione delle risorse idriche ha innescato ovunque un meccanismo venefico che da una parte consente affari colossali a livello multinazionale (e ne sanno qualcosa alcune ditte di esportazione che hanno sede nel Nord est d'Italia) dall'altra la mancanza di accesso all'acqua per le categorie più povere, cioè per la stragrande maggioranza delle persone che vivono nel Sud del mondo. Per chi percorre il Cammino di Santiago trovare i distributori automatici di bibite al posto delle fresche antiche fontane adesso siggillate suscita soltanto un po' di rabbia; per chi non ha la possibilità di comprarsela la privatizzazione dell'acqua è invece qualcosa di molto più grave, la negazione di uno dei diritti inalienabili della persona umana.

sabato 20 marzo 2010

Dedicato alla manifestazione pdl di Roma

Il 15 febbraio 2003 in tutto il mondo occidentale si manifestava perché Bush non scatenasse la guerra contro l'Iraq. Anche a Baghdad doveva esserci un immenso corteo e le televisioni dalle 9 di mattina fino alle 16 riprendevano una folla immensa che occupava tutti gli spazi possibili della città. Acclamava Saddam Hussein e le panoramiche dall'alto erano impressionanti; i giornalisti che conoscevano l'arabo traducevano gli innumerevoli striscioni, c'era scritto più o meno che "l'amore vince sempre sull'odio", "il diavolo (in quel caso americano) sarà miseramente sconfitto", "non cancelleranno la nostra religione (naturalmente in quel caso musulmana)e la nostra libertà", ecc. Un fiume immane di persone che continuava a scorrere anche se l'impressione a lungo andare era che pur cambiando le inquadrature ci si trovasse sempre nello stesso luogo. Curiosità spinse qualcuno ad andare dove erano annunciati i massimi assembramenti: non c'era anima viva! Come dire che per tutto il giorno erano state ripresentate immagini di repertorio tratte da chissà quale festa religiosa e che esse servivano soltanto per "convincere" Bush dell'unanimità di giudizio del popolo iracheno. Si era alla vigilia della tragedia senza fine iniziata con l'occupazione dell'Iraq, non certamente conclusa con la fine del dittatore, proseguita fino ad oggi con una quotidiana semina di terrore e distruzione; bisognava far credere che tutto era sotto controllo e che tutto andava bene, pronti a sfidare i "cattivi" del mondo. Tutto questo per dire che le folle - ammesso che siano realmente tali - possono facilmente passare dagli Osanna" ai "Crucifige"!

Forum in Assemblea



Foto Nevio Costanzo

Assemblea impegnativa quella tenuta ieri al Kulturni Dom dal Forum per Gorizia. I consiglieri comunali hanno trattato alcuni temi di vita goriziana sottolineando il ruolo di opposizione seria, costruttiva, culturalmente radicata, svolto dal gruppo in Consiglio Comunale nel corso dell'ultimo anno. Andrea Bellavite ha delineato gli scenari attuali della politica cittadina e ha svolto qualche breve riflessione sulla situazione del welfare; Anna Di Gianantonio ha parlato della visione pseudoculturale della Giunta Romoli e ha proposto uno sguardo totalmente diverso a Gorizia come "città della Storia", soprattutto del Novecento; Bernardo De Santis ha parlato di sanità e di piano sanitario regionale; Marko Marinčič si è soffermato sulla posizione del Forum intorno al Gect, "voce fuori dal coro" ben convinta della necessità della collaborazione transfrontaliera ma fondata su altre basi e soprattutto presupposti. Nel corso del viva ce dibattito che ha seguito gli interventi dei consiglieri si è parlato anche di ambiente, di viabilità, di piste ciclabili, ma soprattutto del lavoro. Il pensiero alla situazione della Carraro e alla necessità di moblitarsi a favore dei sempre più numerosi lavoratori che perdono il proprio posto di lavoro è stato condiviso da tutti i presenti. Tra essi molti esponenti del centro sinistra e della sinistra goriziani (Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra e libertà, Italia dei Valori) la cui partecipazione è stata molto apprezzata e considerata come un buon auspicio per il percorso di collaborazione che deve essere avviato o proseguito anche in vista dei prossimi appuntamenti.

venerdì 19 marzo 2010

Iris. E' tutto da rifare, pover'uomo!

La fiducia del sindaco Romoli nel libero mercato deve essere senz'altro a prova della più cocente delusione, come deve essere stata quella derivante dalla lettura delle offerte avanzate dai pretendenti ad Iris-ramo energia, se perentorio afferma, dopo le dichiarazioni di Gildo Salton (Ascopiave) che: "Il prezzo non lo fa Salton, così come non lo può fare alcuno degli interlocutori direttamente interessati a rilevare Iris. Il prezzo lo farà il mercato". Ecco, forse il sindaco, nella sua sconfinata fiducia nel mercato, dimentica che "il mercato" a cui Iris si rivolge è, qui e oggi, rappresentato dalle società interessate all'acquisto di Iris e alle loro offerte, e all'orizzone non si vede nessun "cavaliere bianco" pronto a correre in soccorso della multiutility isontina. Insomma, il mercato oggi è questo, e non un ipotetico mercato astratto. Circa, poi, l'eventuale scelta di non vendere, bisognerebbe ricordare a sindaco e amministratori che due anni fa, o giù di lì, si era motivata la necessità a vendere proprio in virtù delle modificazioni legislative che liberalizzavano il mercato del gas a far tempo dall'oramai vicinissimo 2011 (per l'elettricità il mercato è già oggi liberalizzato) e dai margini di redditività già allora via via decrescenti. E allora, qualora si scelga la strada del mantenimento nel perimetro aziendale del ramo energia, sarebbe necessario essere fin d'ora attrezzati a mettere in campo risorse finanziarie e alleanze d'impresa che consentano a Iris di affrontare le sfide del tanto conclamato mercato. In ogni caso, come ha osservato Salton si sono persi quasi due anni, con buona pace di Romoli e degli altri sindaci isontini.
Infine, il sindaco Romoli rammenta che le offerte a suo tempo avanzate da Amga (Ud) e AcegasAps (Ts) "avevano semplicemnte un valore nominale". Questo vale senz'altro per AcegasAps che, volendo contrastare l'offerta di Amga, aveva rilanciato fino alla cifra dei fatidici 100 milioni senza peraltro specificare le modalità concrete della transazione, che in ogni caso sarebbe avvenuta con un minimo esborso di contante, privilegiando - la società triestina - la strada delle compensazioni industriali e finanziarie. Di contro, occorre ricordare ancora, che l'offerta di Amga non aveva assolutamente valore nominale - anzi si trattava di una "offerta vincolante" da accogliersi entro la metà di ottobre 2008 - che prevedeva su 90 milioni dell'offerta complessiva - la corresponsione di una consistente quota "cash" superiore ai 40 milioni, e il restante in partecipazioni azionarie che si sarebbero potute "liberare" nell'arco di un triennio! Altro che "offerta nominale", e - nell'occasione - nessuna perplessità venne sollevata sull'ammontare della quota liquida nè si levarono voci sulla pochezza dell'offerta!
Per una ricostruzione della vicenda Iris, resta solo da dire che a fronte di questa concreta "offerta vincolante", illustrata anche pubblicamente dal presidente di Amga, Nonino in un'affollata assemblea pubblica, e mai smentita o ritrattata, si assistette - in quel frangente - alla proposta, avanzata dal Sindaco Romoli di una multiutility regionale che aggregasse le tre realtà operanti in Regione, ben sapendo che al di là del "peso" di AcegasAps rispetto ad Amga e Iris, sostanzialmente diverse erano e restavano le strategie aziendali e di business. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: della multiutility, dopo il fragore inziale, non parlò più nessuno, l'offerta di Amga fu lasciata decadere, per arrivare al bando di gara si è impegato ben più di un anno, le società interessate sono risultate nove in tutto, di cui solo tre hanno avanzato una proposta per cifre che si aggirano a circa la metà di quelle proposte nell'estate 2008.
Nella buona sostanza si è ritornati alla casella di partenza. Ai sindaci (ma non a tutti)e al presidente Querin si può ben dire: "E' tutto da rifare, pover'uomo".
Dario Ledri

giovedì 18 marzo 2010

Appuntamenti per la pace

Due appuntamenti importanti per riflettere sulle minacce alla pace nel mondo. Domenica 21 marzo alle ore 13.30 dalla piazzetta san Marco di Pordenone partirà la XIV Via Crucis fino ai cancelli della Base Usaf di Aviano. Una decina di chilometri a piedi per pensare a chi da sempre paga maggiormente le conseguenze di uno sviluppo dissennato e per denunciare le complicità esistenti fra i poteri economici, politici, religiosi che dominano il mondo.
Sabato 27 ci sarà l'altrettanto tradizionale "marcia" promossa dalle Acli da Romans a Medea. L'inizio è fissato per le ore 15.00 sulla piazza di Romans, seguirà il cammino di circa sei chilometri concluso da un momento di riflessione sul senso della memoria e sulle guerre attuali. Parleranno Anna Di Gianantonio e Irene Panozzo.

mercoledì 17 marzo 2010

Una nuova stagione per la "politica"

La vigilia delle "regionali" porta molte preoccupazioni. La crisi finanziaria poi trasformatasi in economica e occupazionale si fa sentire forte e non sembra che ci siano proposte politiche in grado di uscirne insieme a testa alta. Forse per questo si è molto alzato il livello dello scontro su aspetti solo apparentemente marginali quali le azioni di intimidazione nei confronti dei media di cui è accusato Berlusconi (ma è incredibile che dei giudici vengano messi sotto inchiesta per la fuga di notizie e non siano messi a tema i contenuti molto espliciti delle intercettazioni!) e le questioni procedurali relative alla presentazione delle liste elettorali in Lazio. In questo modo vengono coperte le falle di un sistema di Governo che di fatto non sembra essere in grado di gestire la drammatica situazione contingente; ma forse si evidenziano anche la divisione intrinseca e lo stato confusionale in cui versano il centro sinistra e la sinistra.
Questi ultimi infatti devono urgentemente presentarsi con un progetto politico valido, articolato e sostenibile. La magistratura e il pianeta mediatico hanno sufficienti strumenti per denunciare e accertare violazioni della legalità: il premier è un maestro nel trasformare a proprio favore situazioni all'apparenza disperate. E anche questa volta gli scenari non sono incoraggianti: la manifestazione del prossimo sabato scomoda gli assoluti e saccheggia l'esperienza della più efficace predicazione cattolica con un titolo da brivido "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio", c'è da scommettere che piacerà; le elezioni in Lazio rafforzeranno comunque il premier il quale, se la Polverini vincerà griderà al trionfo contro le forse del male, se perderà avrà buon gioco nel sollevare le folle contro i secondo lui evidenti soprusi dei "comunisti".
Che fare allora, nella previsione di un futuro che, alla luce di quanto sta accadendo in Grecia, non sembra essere aperto a margini di miglioramento?
E' indispensabile respirare con due polmoni: quello teorico della ricerca di una forma democratica realmente in grado di coniugare le istanze di diverse concezioni della persona umana e della sua dimensione sociale (in altre parole superare la tremenda crisi della filosofia occidentale in una nuova sintesi, sempre che non sia troppo tardi e la globalizzazione dei mercati non abbia già di fatto omologato le culture planetarie); quello pratico della risposta alle urgenze di una base sempre più estromessa dai processi decisionali dalle diverse "caste" che gestiscono i soliti "poteri" economico, politico, religioso, mediatico e culturale (in altre parole concepire la "politica" nel senso etimologico di arte di gestire la polis, in un servizio incondizionato al bene comune).
Ciò vale a livello macro e micro, mai come adesso connessi. Per questo la prossima assemblea del Forum ha un valore che trascende le importanti problematiche locali e offre la possibilità di ragionare sulla prospettiva di una riaggregazione della sinistra, affinché possa diventare soggetto in grado di governare il Paese nel suo insieme e le amministrazioni regionali e locali.

martedì 16 marzo 2010

Assemblea del Forum per Gorizia

Venerdì 19 marzo alle ore 17.30 presso il Kulturni Dom si terrà l'annuale assemblea del Forum per Gorizia. Ad essa sono invitati tutti i cittadini che hanno sostenuto la coalizione che nel 2007 ha raggiunto il 20% delle preferenze e ha sfiorato uno storico ballottaggio; ma si auspica partecipino anche tutti gli altri elettori che sono delusi dalla politica da chiusura di serrande che caratterizza l'attuale Giunta di Centro Destra.
Nel corso dell'incontro i consiglieri comunali Anna Di Gianantonio, Andrea Bellavite, Marko Marincic e Bernardo De Santis introdurranno il dibattito parlando di cultura, di welfare, di rapporti transfrontalieri e di sanità isontina.
Ci si limiterà a tali temi non certo per mancanza di altre questioni da affrontare ma proprio per la scelta di favorire una comprensione più approfondita almeno di alcune delle tante prese di posizione e delle iniziative che il Forum ha portato avanti in questi ultimi anni.
Naturalmente è solo una tappa di un dialogo con la città incentrato anche su altre problematiche fondamentali quali il lavoro e l'imprenditoria, il commercio e l'ambiente, la viabilità e i lavori pubbblici, le mai realizzate ciclabili e il piano del traffico, senza dimenticare la partecipazione democratica dei cittadini e quant'altro è stato oggetto del programma elettorale delle ultime amministrative goriziane.
Ci sarà spazio anche per riflessioni più politiche, con la proposta di creare attorno al Forum un movimento di riaggregazione e di ripresa di entusiasmo propositivo da parte delle forze di centro sinistra e di sinistra ormai sfiancate dallo stillicidio di insuccessi elettorali e dalla cronica difficoltà di ricambio degli strapagati referenti regionali.
Il tutto anche in vista degli ormai non lontani appuntamenti provinciali e cittadini.
Forum per Gorizia

domenica 14 marzo 2010

Moralità in politica

E' giusto manifestare affinché sia salvaguardata la legalità, soprattutto quando vengono varati decreti come il "salvaliste" o quando si assiste al tentativo di imbavagliare le libera informazione.
Tuttavia già mentre vanno in piazza per allontanare lo spettro della dittatura il centro sinistra e la sinistra devono discutere anche sul "dopo": infatti la pretesa di una legalità indipendente da una moralità è politicamente e logicamente illusoria. Le leggi infatti sono fatte dagli uomini e bastano lievi modifiche agli equilibri interni al Parlamento e agli organi di garanzia costituzionale perché ciò che prima era illegale diventi legale e viceversa. Un po' come quando i marciapiedi di via san Michele sono stati resi "ciclabili": fino al giorno prima prendeva la multa o una buona rampogna il ciclista che li peroorreva, dopo la firma dell'ordinanza comunale l'illegalità era diventata legalità.
Che cosa è allora la "moralità" in politica? E' la capacità di decidere a partire da un ideale condiviso, la disponibilità a cercare in ogni caso il bene comune attraverso la negoziazione delle scelte pratiche che derivano dalle diverse visioni ideologiche e culturali, la rinuncia sistematica al tornaconto proprio o del proprio partito in funzione di un servizio "senza se e senza ma" a tutti i cittadini.
Dunque, una volta deposto chi vuole la morte della democrazia occorre ritornare alla "politica" autentica che non è soltanto denuncia delle troppe italiche malefatte, dei vizi pubblici e privati dei governanti, ma anche concreta attuazione di un programma che nasce da una riflessione molto approfondita e radicata. Moralità e legalità vanno a braccetto, spesso sono il contrario di moralismo e legalismo.

Commissioni burla

Il consigliere comunale Bernardo De Santis denuncia che "le commissioni sulla sanità" sono state un bluff e che i cittadini del goriziano dovranno seriamente pensare a rappresentanze alternative a quelle di pdl e pd per veder garantito il proprio bene comune. Lo stesso De Santis aveva portato più volte in Consiglio Comunale e all'attenzione dell'opinione pubblica una pressante richiesta di giustizia di fronte al sistematico smantellamento della realtà sanitaria isontina.
A conferma che la sua impressione non è semplicemente tale il risultato della conferenza di Codroipo dove i delegati dei Comuni e degli Ambiti del Friuli Venezia Giulia si sono incontrati per votare sul piano sanitario varato dalla Regione. Hanno espresso contrarietà molti enti locali, anche del Centro Destra; si sono dichiarati favorevoli altri, anche del Centro Sinistra. Ancora una volta la politica risulta soffocata da altre questioni, ogni voto tende a dipendere sempre più non da una posizione ideale ma da una questione di interessi.
A proposito, come hanno votato il Comune e l'Ambito di Gorizia?
Nel più furbesco (e vile) dei modi possibili: a votare no si rischiava di innervosire la Giunta regionale amica, a votare sì ci si inimicava la piazza con i suoi elettori; meglio rimanere a casa e non presentarsi all'appuntamento! Che dire? La classe non è acqua!

sabato 13 marzo 2010

Premio Ilario e Taziano

Intense le celebrazioni in onore dei patroni di Gorizia, i santi Ilario e Taziano. Già da dieci anni nell’occasione viene consegnato uno speciale premio a una personalità che ha onorato il nome della città. Quest’anno il prestigioso riconoscimento sarà consegnato il prossimo 16 marzo a Alessandro Marangoni, scelto da una giuria composta da rappresentanti della politica e della vita ecclesiale cittadina.
Marangoni, nato a Gorizia nel 1951, è attualmente Questore di Palermo, dove è arrivato dopo aver guidato le Questure di Gorizia e di Padova. Nella difficile situazione del capoluogo siciliano si è distinto per i risultati ottenuti in particolare contro la mafia, ma la sua opera è riconosciuta anche per la straordinaria umanità riversata in un lavoro indubbiamente delicato e complesso.
Anche la sua azione a Gorizia si è svolta in un periodo particolarmente movimentato, tra il 2002 e il 2005: il territorio era ogni giorno attraversato dal massimo numero di immigrati irregolari, si era ai primi passi del contestatissimo Centro di Permanenza Temporanea di Gradisca, la Slovenia entrava solennemente nell’Unione Europea aprendo nuove e inedite problematiche relative ai pattugliamenti di confine. Ebbene in tutto questo il Questore Marangoni aveva saputo unire esperienza con umanità, competenza con capacità di mettere al centro di ogni intervento la dignità della persona umana.
Il decimo premiato è successore di molti altri personaggi ben noti, dal grande pittore Muzic, primo premio “Ilario e Taziano”, allo scrittore e critico letterario Quirino Principe, dall’insigne studioso Vittorio Peri a Cecilia Seghizzi fino a tanti altri esponenti dei mondi della cultura, dello sport e della vita sociale.
La serata di festa sarà ulteriormente arricchita da un riconoscimento speciale consegnato a mons. Giuseppe Baldas, direttore del Centro Missionario diocesano, “per ringraziarlo – si legge nella nota ufficiale del Comitato - a nome di tutta la comunità per i 40 anni che ha dedicato, con discrezione e tanta umanità, alle missioni”.

giovedì 11 marzo 2010

Iris: tornare alla casella di partenza

Premesso che, visti i precedenti, sulla vicenda Iris è assolutamente necessario usare il condizionale, parrebbe – dunque - che dopo la decisione di Hera e Amga di non partecipare alla gara al rilancio proposta da Iris, anche AcegasAps abbia scelto di limitarsi alla conferma, in prima battuta, della sua offerta di 55 milioni. Nella buona sostanza si torna dunque alla casella di partenza: si andrà a trattativa privata, trattativa che coinvolgerà non solo le tre realtà societarie che hanno partecipato alla gara ma tutte le otto società che avevano aderito alla cosiddetta “manifestazione di interesse”. Insomma, si va a fare quello che è stato fatto un anno e mezzo addietro e che aveva portato a rifiutare una offerta irrevocabile di oltre 90 milioni di euro, avanzata da Amga (Ud), di cui quasi la metà in contanti. Nel frattempo, occorre ricordare, l’advisor che ha preparato il bando di gara e predisposto tutti i singoli passaggi operativi che alla fine si sono rivelati inutili, starà predisponendo il conto da presentare ad Iris, un conto che immaginiamo corredato da molti zeri! Davvero un risultato splendido, degno della miglior tradizione goriziana!
Sempre con il beneficio della verifica fattuale, immaginiamo ora i possibili scenari. Il primo: l’offerta scaturita dalla trattativa privata soddisfa Iris e la cessione è cosa fatta. In questo caso restano le “perplessità” di cui sopra nonché il fatto che ben difficilmente si potranno avvicinare le cifre offerte nel 2008 non solo da Amga ma anche da AcegasAps, che allora - pur di contrastare gli udinesi – era salita sino a 100 milioni e all’assorbimento di 130 persone. Resta in ogni modo da verificare puntualmente le garanzie occupazionali e normative offerte, comprese e ribadite nel bando di gara, e che dovranno essere confermate nella trattativa privata.
Il secondo, Iris reputa insufficienti le offerte pervenute e decide di attrezzarsi, con i suoi “gioielli”, ad affrontare i marosi del mercato, già libero da tempo nel settore energia e liberalizzato, a far tempo dal 2011, nel settore del gas. Ma non erano proprio queste le motivazioni addotte a sostegno della scelta di vendita che supportavano la decisione di “liberarsi” di un comparto con margini di redditività via via decrescenti e comunque soggetto a piena liberalizzazione tra breve? Dire che oggi lo si preferisce mantenere nel perimetro societario, a fronte di una offerta insufficiente, pare una capriola dialettica, e non solo, dall’esito incerto, anche perché bisognerebbe indicare con quali risorse finanziarie o con quali alleanze societarie si intende rispondere alle sfide del mercato. A cui si aggiungono le impellenti necessità del settore “ambiente”, sia da un punto di vista finanziario sia da quello delle alleanze in un “ambito di contiguità”, come opportunamente suggerito dallo stesso Querin.
Infine, la peggiore delle ipotesi, quella della vendita “sotto costo”, per fare cassa e perché “non si poteva fare altrimenti”. Insomma, la più deleteria per la città e per la provincia, ma purtroppo la più probabile visto il parco dei pretendenti, le offerte avanzate e la situazione congiunturale. In questa sciagurata eventualità, ci sentiamo di fare un pronostico: vincente risulterà l’offerta di AcegasAps-Ts. E chissà che i sindaci dell’Isontino non si mangino le dita, anche se due di loro magari brinderanno!
Forum per Gorizia

Tempo di firmare...

A Gorizia, in Corso Italia zona angolo via IX agosto, sabato 13 marzo dalle ore 15,00 alle ore 18,00 ci saranno un gazebo, un tavolino e una penna per firmare la proposta di referendum abrogativo di alcuni dei privilegi a favore di consiglieri e assessori regionali del Friuli Venezia Giulia. I cittadini saranno invitati a mettere 4 firme per eliminare il vitalizio e l’indennità di fine mandato, chiamato assegno di reinserimento, come se i consiglieri regionali fossero dei disadattati da riammettere nella società civile, tra i comuni mortali. L’iniziativa partita da Udine e promossa da un comitato di cittadini, viene sostenuta a Gorizia dalla lista civica comunale Forum Gorizia, da Italia dei Valori e dal Meet Up Beppe Grillo di Gorizia e Monfalcone. Si chiede la cancellazione della quota coperta da finanziamento pubblico che, se eliminata, porterebbe a un risparmio di oltre 8 milioni di euro annui di spesa pubblica del Friuli Venezia Giulia, una cifra notevole che potrebbe essere spesa meglio, anche perché è giusto pagare chi si impegna per la comunità, ma nei limiti di equità e decenza.

mercoledì 10 marzo 2010

Piazza Sant'Antonio




Ecco la piazza sant'Antonio rinnovata. La tempistica dell'intervento e le polemiche che l'hanno preceduto - compreso un tentativo di referendum consultivo "cassato" dai "saggi" del Comune sull'opportunità dell'investimento - non tolgono un'ottima impressione a un primo sguardo generale. Complimenti a tutti coloro che vi hanno lavorato!
Qualcuno ha molto apprezzato la linea, altri hanno espresso qualche perplessità sulle panche arrotondate (stile kuzminiano) che hanno già comunque fatto la loro comparsa in altri luoghi significativi della città come ad esempio piazza Transalpina e via delle Monache. Molto suggestiva l'idea di "segnare" lo spazio dove era ubicata l'antica chiesetta lasciando nel luogo dell'altare le pietre originali. Un suggerimento: ridurre al minimo indispensabile i "passaggi" delle auto sulla parte rinnovata della piazza e chiedere particolare delicatezza, purtroppo i segni delle gomme sul pavimento di pietra sono già visibili e non sono facilmente cancellabili.

8 per mille e libertà di critica

Quando si presenta la dichiarazione dei redditi si può firmare la destinazione dell'8 per mille del proprio gettito. Forse non tutti sanno che la distribuzione delle risorse non viene svolta sulla base del reale numero di persone che hanno sottoscritto per una delle realtà ammesse bensì sull'intero gettito nazionale. Come dire che se soltanto 10 persone in Italia firmano e tra esse 8 sottoscrivono per la Chiesa cattolica a quest'ultima arriva l'80% dell'8 per mille di tutti i redditi nazionali. In effetti meno del 40% dei cittadini italiani determina la consegna di oltre l'80% dell'intero bottino alla chiesa cattolica. Si aggiunga la presenza di una professione dipendente (e pagata) dallo Stato condizionata dal conferimento di una specifica idoneità da parte di un'autorità religiosa (ci si riferisce all'insegnamento della religione cattolica dove i docenti possono essere nominati, essere stipendiati, entrare in ruolo, acquisire punteggi grazie al "bene-stare" del loro vescovo. Si aggiungano gli assai cospicui contributi nazionali e regionali finalizzati alla salvaguardia dei beni architettonici ecclesiastici e alle attività culturali della Chiesa... E si capisce come mai quando un vescovo esprime delle perplessità sul decreto salvaliste non passano dieci minuti ed esce il comunicato stampa della Conferenza Episcopale Italiana che afferma sostanzialmente che non esiste alcuna perplessità ufficiale da parte della Chiesa. Insomma, come diceva il tentatore a Gesù nel deserto: "se ti inchinerai di fronte a me, tutte le ricchezze del mondo saranno tue"!

martedì 9 marzo 2010

Chi vuole la morte della democrazia?




Nelle immagini scattate da Nevio Costanzo la grande manifestazione di piazza tenutasi ieri sera a Monfalcone. Questa volta tutte le sigle del centro sinistra e della sinistra si sono trovate riunite dall'intollerabile svilimento delle regole perseguita sistematicamente dal governo Berlusconi, in particolare con il famigerato decreto salvaliste. Insieme, in nome della difesa della Democrazia.

domenica 7 marzo 2010

E anche il tram de Opcina...

Certo che gli attuali governatori di centro destra, o secondo me più correttamente di destra, sono dei “maestri” nello stravolgere la realtà, nel piegarla ai propri voleri, nel raccontare fandonie con l’apparenza di verginei difensori del bene del popolo. Qui mi riferisco alle ultime esternazioni del sindaco di Trieste sul tram di Opicina e sui suoi costi. Utilizzando una tecnica ben collaudata dal suo mentore che di professione fa il pubblicitario e che, ahinoi, ci governa con i noti risultati prima sull’argomento fa dichiarazioni non ben chiare poi, dopo le giuste proteste, precisa che è stato mosso dal sacro fuoco di contenere i costi. A parte il piccolo particolare che i trasporti pubblici sono gestiti da aziende di proprietà delle rispettive Provincie (tranne Udine, se non ricordo male) dimostrando in tal modo la profonda cultura istituzionale di lor signori e che queste sono in pareggio o in leggero attivo ritengo che focalizzare gli interventi solo sull’aspetto finanziario e, in questo caso su un settore particolare, sia un errore: qui vanno messi in conto i risparmi di tempo, la fluidità del traffico, l’inquinamento, la comodità dei viaggi o quantomeno la loro frequenza e anche la capacità del personale di cui sono testimone. Non dimenticando il fattore storico, sociale (il tram è un patrimonio di ricordi e di identificazione, da questo punto di vista bene immateriale) e poi turistico. Il detto evangelico a noi cittadini assegna una trave nell’occhio, a questi di sicuro grattacieli.
Pino Ieusig

sabato 6 marzo 2010

Il pasticcio elettorale

La situazione che si è venuta a creare con l'eliminazione delle liste pdl in Lazio e in Lombardia non è soltanto un clamoroso pasticcio ma anche una seria minaccia alla civile convivenza.
Da una parte il decreto "interpretativo" del Governo sottoscritto da un sempre più incomprensibile presidente della Repubblica "legalizza" la trasgressione delle regole elettorali consentendo a chi ha sbagliato di rientrare in gioco a tempo abbondantemente scaduto: "forti con i deboli e deboli con i forti", come giustamente accusa Casini, "golpe elettorale", come titola il Fatto quotidiano.
Dall'altra parte una competizione alla quale non partecipa uno dei partiti oggettivamente più rilevanti potrebbe aprire scenari altrettanto inquietanti: per esempio l'astensione di tutti i supporter aggiunta a quella "fisiologica" con una coalizione vincente pressoché all'unanimità, ma sostenuta da una percentuale veramente irrisoria di elettori. Come "governare" cinque anni una Regione relegando un'opposizione così consistente fuori dalle aule della democrazia rappresentativa senza che ciò si trasformi in uno stillicidio di scontri di piazza sempre più violenti?
Occorre un soprassalto di consapevolezza politica: il centro destra dovrebbe ammettere il proprio straevidente errore chiedendo scusa a tutti e in particolare ai propri elettori, invitandoli comunque a votare per rispetto delle regole democratiche e promettendo un'opposizione "extraconsigliare" creativa e propositiva; il centro sinistra dovrebbe sinceramente rammaricarsi per una situazione assurda della quale non è in alcun modo colpevole e assicurare la disponibilità ad ascoltare più possibile fuori dalle aule consigliari le istanze dei cittadini che non si sentiranno sufficientemente rappresentati.
Il rischio di un conflitto politico ingestibile in un momento di delicata crisi sociale non può essere scongiurato da inaccettabili "fuffignessi" ma soltanto da una nuova moralità politica e istituzionale.
Andrea Bellavite

venerdì 5 marzo 2010

Sì ai referendum contro i privilegi

Con appena cinque anni di servizio (un solo mandato) i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia hanno diritto a una pensione di 1924 euro al mese e un'idennità di fine mandato di 54.974 euro. I "mostri sacri" che hanno raggiunto e superato i tre mandati vanno in pensione con 5.479 euro al mese e un buono uscita di 164.921 euro: poi ci si domanda perché alcuni di loro si ostinano a rifiutare a spada tratta - a volte anche contro le indicazioni del proprio stesso partito - la limitazione a un massimo di due mandati.
Chi è in carica si porta a casa 4417 euro netti di stipendio, cui aggiunge 735 euro al mese per il vitto e da 542 a 3266 euro di rimborsi auto: insomma, 7-8000 eurini finiscono puliti puliti nelle tasche di chi dovrebbe "servire il popolo".
Un Comitato promotore regionale propone quattro quesiti referendari (in materia di abrogazione idennità di fine mandato ai consiglieri regionali, assegno vitalizio ai consiglieri regionali, idennità di fine carica degli assessori regionali, assegno vitalizio degli assessori regionali): verrano raccolte nei prossimi giorni le firme per poter rendere possibile il giudizio dei cittadini su questo scandaloso sperpero. Assessori e Consiglieri regionali, dirigenti della Regione e dirigenti di tutti gli enti locali, primari e dirigenti delle Aziende Sanitarie sono tutelati da leggi assurde che consentono loro di far man bassa del denaro pubblico: poi fanno anche i moralisti sulla necessità di "tagliare" la spesa pubblica in tempi di crisi...
Sì ai referendum, i cittadini possano almeno qualche volta esprimere il loro disgusto.

giovedì 4 marzo 2010

La Memoria del Comune

Mentre per il Castello vengono investiti quasi 300 mila euro non si fa nulla per sviluppare la ricerca storica e l'approfondimento del Novecento goriziano. I valichi si svendono, il progetto Archivio della Memoria, rispetto al quale l'assessore si era reso disponibile con uno stanziamento tra i 3000 ed i 5000 euro, è fermo. L'amministrazione punta tutte le sue chance di rilancio turistico e culturale sulla “Gorizia medioevale”, senza riflettere sul fatto che i visitatori e le scolaresche d'Italia non verranno certo a Gorizia per vedere il nostro maniero, ma per trovare i segni del confine, i luoghi delle guerre, l'Isonzo.
Comunque, neppure quei pochi spiccioli promessi sono stati investiti: tutto tace a livello ufficiale, mentre molte cose si stanno muovendo su altri piani. Negli ultimi tempi l'amministrazione ha chiaramente dimostrato di far propria un'unica memoria: quella di coloro che si sono aggregati a Gladio, per difenderci clandestinamente dal comunismo, quella degli esuli, delle vittime delle foibe, dei cosiddetti “difensori del confine orientale”, in particolare appartenenti alla Decima Mas e al Battaglione Mussolini, organizzazioni che hanno combattuto al fianco dei fascisti e dei nazisti nel secondo conflitto.
La giunta fa propria questa memoria a senso unico, tanto da ospitare nell'atrio del Municipio una mostra su questi temi dell'associazione culturale Silentes Loquimur di Marco Pirina, recentemente condannato in Cassazione per diffamazione a mezzo stampa ai danni di tre partigiani accusati nel volume “Genocidio”di aver deportato cittadini italiani nel maggio '45.
Credo che Gorizia sia una delle poche città d'Italia dove il fascismo sia stato così decisamente sdoganato, senza tenere minimamente conto dei danni che la dittatura ha causato al confine orientale, del carico di dolore di cui il regime è stato portatore ai danni di chi rifiutava la sua politica razzista e discriminatoria.
Una Giunta comunale responsabile che si facesse carico di tutti i cittadini goriziani starebbe attenta a svolgere un lavoro culturale teso al dialogo, al confronto reciproco, all'ascolto anche di coloro i quali alla dittatura si sono opposti. Invece rinfocola la polemica, ignora le diverse componenti politiche ed etniche presenti sul territorio, offende la memoria di chi è morto nei campi di concentramento, è stato torturato alla Risiera di S. Sabba, è caduto durante la Resistenza. In questo modo, continuando ad alimentare lacerazioni e contrapposizioni, impedisce alla città di pensare serenamente ad un nuovo futuro.
Anna Di Gianantonio

martedì 2 marzo 2010

Liste "bruciate"

Esclusa la lista pdl per la Regione Lazio; in forse il ricorso della lista Formigoni in Lombardia e probabilmente escluso anche il listino della Polverini, sempre in Lazio. Dura lex sed lex, problemi nuovi per chi si trova per la prima volta costretto alla raccolta delle firme...
Commenti: immediatamente la segreteria nazionale del Pd dichiara la propria tristezza perché l'involontaria trasgressione di un regolamento renderà certamente meno democratica la consultazione e invia la propria solidarietà agli esclusi; si impegna ad affrontare insieme allo schieramento opposto al questione delle regole elettorali per evitare che in futuro si verifichino simili situazioni. L'intero establishment pdl ringrazia per la solidarietà e riconosce onestamente la trasgressione di una regola inderogabile e si scusa con i propri elettori per il clamoroso errore. Per l'intanto si va a votare così. ma è l'inizio di un sereno dialogo teso a un comune e ovvio rispetto delle regole della democrazia oltre che a un comune lavoro di ricerca dei mezzi migliori per non soffocare il diritto di voto sotto troppo complessi meccanismi burocratici...
Naturalmente è uno scherzo: nella pseudopolitica reale il pdl chiede addirittura al capo dello Stato la possibilità di violare le regole rivendicando un vero e proprio privilegio determinato da un non meglio precisato "potenziale maggior numero di elettori"; il pd e company sembrano fregarsi le mani dalla gioia per l'inatteso colpo di "fortuna" (per usare un eufemismo!) senza pensare che se non risolvono i loro problemi interni rischiano di essere battuti anche dalle liste civiche locali. Mah, che dire? Poveri noi!