domenica 28 febbraio 2010

Tesoretto ben ristretto

Parlando della vendita di iris e delle offerte avanzate dalle società in gara il condizionale è d’obbligo, tuttavia è reale il rischio che il “tesoro” da 100 milioni si trasformi in un “tesoretto”, se non in un “tesorino-ino-ino”, viste anche le cifre apparse sulla stampa. Oggi l’offerta di AcegasAps-Ts pare attestarsi a 55 milioni di euro, Amga-Ud a 40,2 mentre l’offerta di Hera non supera i 39 milioni. Nell’estate 2008 Amga aveva avanzato un'“offerta irrevocabile” di oltre 90 milioni di euro con una quota “cash” superiore ai 40 milioni, AcegasAps aveva rilanciato con 100 milioni, senza per altro specificare nel dettaglio le modalità dell’intera operazione. E oggi, forse, i sindaci dell’Isontino si mangiano le mani nell’aver fatto decadere quelle profferte e pare dovranno rivedere le incaute previsioni di realizzo. In particolare le dovranno probabilmente rivedere i sindaci di Gorizia e Monfalcone e l’assessore Pettarin che si era impegnato a far di conto assegnando a Gorizia ben oltre 20 milioni di euro in contanti, tenuto anche conto che dei possibili 55 o più milioni dell’offerta economica più alta solo una parte sarà presumibilmente corrisposta nella forma “cash”.
In ogni caso fa bene il presidente di Iris Armando Querin a “tranquillizzare“ tutti i protagonisti affermando che “…siamo a metà partita. C’è tutto il secondo tempo per recuperare. Gli affari migliori si fanno quando c’è un forte interesse a vendere e un altrettanto forte interesse a comprare”. Ha perfettamente ragione con la precisazione, tuttavia, che di solito non è buon viatico iniziare il secondo tempo di una partita sullo 0-2 e soprattutto che l’interesse a vendere non sia superiore a quello ad acquisire le spoglie di Iris. In ogni caso, anche alla luce del recentissimo e superconclamato accordo sul GECT, che specificatamente prevede tra i suoi obiettivi l’elaborazione di un piano energetico metropolitano, suggeriamo che a fronte di una offerta poco congrua – anche se la più “conveniente” provenisse da AcegasAps – si scelga la strada di un possibile accordo in materia con Nova Gorica e San Pietro-Vrtojba, dando così contenuti fin da subito concreti allo strumento del Gect, da tutti fino ad ora definito un “contenitore ancora vuoto”, senza attendere improbabili “metropolitane leggere” sul percorso Gorizia-NovaGorica, a cui si può supplire rafforzando la linea dei “bus”.
Forum per Gorizia

venerdì 26 febbraio 2010

Muro del tempo...







Molti goriziani sono rimasti sorpresi nel vedere un po' ovunque i segnali turistici che invitano a visitare il muro del tempo e il muro delle cinque lingue (che per chi non lo sapesse sono l'italiano, lo sloveno, il tedesco, il friulano e la lingua universale dell'arte). In effetti si tratta di una bella idea, anche se pochi erano a conoscenza del nome di questi muri: sono le opere d'arte affrescate sulla fredda barriera che separa la strada principale dalle attività produttive di Piedimonte Podgora, dove grazie a un'illuminata intuizione i più noti pittori e poeti goriziani hanno voluto lasciare una traccia della loro ispirazione e del loro amore alla città.
Un'unica notazione: adesso che giustamente si invitano i visitatori al "muro del tempo" non sarebbe il caso di rifare gli intonaci scrostati e di aggiornare i manifesti pubblicitari nelle vicinanze dove si possono intravvedere proposte di iniziative risalenti al lontano 2005?

Domani all'Arcobaleno...

Sabato 27 febbraio alle ore 16 presso la sede sociale di Via san Michele 38 si terrà l'assemblea della Comunità Arcobaleno. L'associazione di volontariato si appresta ad affrontare nuove sfide e nuovi importanti orizzonti. Nel prossimo mese di marzo sarà aperta una nuova struttura a Farra dedicata alle pene riabilitative per giovani carcerati e direttamente coordinata da don Alberto De Nadai. Saranno inoltre presentati i nuovi laboratori finalizzati a rendere sempre più autonome e più libere le persone ospitate che sempre più possono trovare nel personale e nelle strutture della comunità un luogo di serena accoglienza e ricostruzioe della voglia di vivere e di impegnarsi per il bene della società. L'associazione ha bisogno di aiuto e di sostegno, per questo l'assemblea è aperta a tutti i cittadini che vogliono conoscerne problemi e prospettive ed eventualmente mettere a disposizone un po' del proprio tempo e delle proprie energie.

giovedì 25 febbraio 2010

Sei anni dopo...

No, non è archeologia cartellonistica! Questo segnale è del tutto "funzionante" e si trova sul ponte VIII agosto, principale ingresso in città; nei dintorni ce ne sono molti altri con simili diciture. Prima dello stesso ponte, c'è un altro segnale blu per la verità non molto visibile: c'è scritto "Gorizia città d'Europa". Sì, città d'Europa - città del Gect si potrebbe dire adesso - ma che sembra non sapere che le sbarre di valico con la Slovenia sono state rimosse due anni e mezzo fa, che il confine di Salcano non era più di seconda categoria già dall'aprile 2004. Ma quanto ci vorrà per aggiornare questi ingannevoli cartelli?

A corto di memoria...

L'assessore Devetag, dopo molteplici interrogazioni, interventi in consiglio comunale e a mezzo stampa, decide, intorno alla metà di gennaio, di convocare una commissione, per parlare dell'archivio della memoria. Dopo che i consiglieri del Forum più volte avevano richiamato l'esigenza di raccogliere la memoria importante e complessa dei goriziani, in modo da poter far riflettere, con strumenti storici e scientifici, l'intera comunità cittadina ed in particolare i giovani sul drammatico Novecento locale, l'assessore dichiara il suo interesse a afferma che il Comune mette a disposizione una somma tra i 3000 ed i 5000 euro per le video interviste. La cifra è veramente esigua e testimonia del fatto che la materia “storia orale” è praticamente sconosciuta all'amministrazione. Cosa si può fare con così pochi soldi? Tuttavia pensiamo di dare un'apertura di credito: intanto si inizi, ci si fidi di chi appartiene al partito del fare! Suggeriamo che la memoria è terreno altamente sensibile, si decide quindi di creare una commissione scientifica che presieda ai lavori e fissi i criteri della raccolta e della conservazione delle testimonianze, diamo i nomi degli esperti e attendiamo fiduciosi...ancora.
Infatti da allora non si sa niente, non ci si incontra, non si fa nulla di concreto. Probabilmente l'assessore è impegnato con il Mittelfest e ha altre grane da affrontare, ma allora faccia una scelta: la città non può aspettare. Spero dunque che Devetag,visto che ha tanto da fare, non abbia presenziato al convegno, organizzato da Marco Pirina sulle vittime delle foibe. Pirina è noto per discutere sulla memoria a colpi di randello. Recentemente infatti è stato condannato dalla Cassazione a risarcire i danni a tre partigiani che ha accusato di “collaborazionismo” con il Nono Corpus nel suo libro “Genocidio”, che ha ottenuto finanziamenti dalla Regione. Interessante prendere atto che il libro di Pirina e della moglie - secondo la corte - si limita”ad una generica e complessiva indicazione di fonti, lumeggiando come veri i fatti affermati”. In sostanza non storia, ma propaganda politica. Se queste sono le premesse per il processo di reciproco riconoscimento,basato sulla serietà degli studi ed il senso civico alto, siamo ben messi!
Anna Di Gianantonio

mercoledì 24 febbraio 2010

Decollo verticale

Ero presente ieri al convegno "Un Gect per due Gorizie", svoltosi nell'aula magna della sede goriziana dell'Università di Trieste, e devo dire che condivido pienamente il titolo che "Il Piccolo" oggi riporta: "Il Gect? Un contenitorie vuoto". Alle incalzanti e concretissime domande del direttore Possamai che sollecitava l'individuazione di un percorso e di un progetto concreto su cui focalizzare l'azione del Gect, da tutti definito uno strumento di intervento al servizio di una specifica e individuata azione progettuale, è stato risposto con "una rincorsa a sfoderare progetti del passato". Chi richiamandosi alla piattaforma intermodale con sede in parte dell'aereoporti "Duca d'Aosta", avendo cura di esaltare la possibilità di improbabili voli a decollo verticale per traffico merci e passeggeri (sic; gli unici aerei a decollo verticale in servizio sono gli Harrier, ma sono aerei da guerra!), chi riandando, immagino a mo' d'esempio, al recente accordo sull'utilizzo dei taxi tra Gorizia e Nova Gorica, ma forse per tutto ciò il Gect non serviva. Insomma, zero assoluto, se si eccettua - occore dirlo - il richiamo del sindaco Romoli alla progettazione di un ""ring" ferroviario che farà perno sul nodo Gorizia - San Pietro per collegare rapidamente tutta l'area transfrontaliera al fine di creare una sorta di metropolitana leggera per i viaggiatori". Ecco, tutti i goriziani, i novagoricani e gli abitanti di San Pietro non attendevano altro per spostarsi da un centro all'altro, notoriamente distanti e mal collegati, se si eccettua il servizio di bus tra la stazione di Gorizia e il centro di Nova Gorica voluto a suo tempo da Brandolin e deriso da tutto il centro destra. Oggi sappiamo: serve una metropolitana leggera. Le distanze? Dal centro di Gorizia a Nova Gorica poco più di un chilometro e da Gorizia a San Pietro sempre un chilometro. Della metropolitana leggera tutti, italiani e sloveni, sentono davvero la mancanza! Ma allora non era forse preferibile individuare uno o due specifici e puntuali progetti, anche di massima, nell'interesse delle comunità cittadine contermini e poi avviare la fase di perfezionamento del Gect che, sciolto dall'acronimo, letteralmente significa Gruppo europeo di collaborazione territoriale? Un esempio concreto di collaborazione territoriale lo ha fornito solo pochi giorni addietro il direttore dell'Ospedale di San Pietro proponendo una integrazione tra le due realtà ospedaliere contermini sia per quanto riguarda i punti nascita, sia per altre specialità. La risposta del sindaco Romoli, improntata ad altissimo senso di collaborazione, è stata che "i bimbi goriziani devono nascere a Gorizia e non in uno stato straniero". Fortunatamente il sindaco Brulc ha evitato di rispondere che i sofferenti sloveni di patologe paratiroidee non debbono curarsi in terra straniera, come prospettato dal dott. Saksida nell'ipotesi di collaborazione. Ma noi non ci abbattiamo, per ora abbiamo il Gect, sia pure vuoto di contenuti, e lo seguiremo con grande attenzione in attesa che i sindaci decidano come riempirlo.
Dario Ledri

martedì 23 febbraio 2010

Viva l'Europa unita...

Che sia fondamentale un Punto nascita a Gorizia lo dimostrano le firme di tanti cittadini e le numerose prese di posizione riscontrate in questi ultimi mesi. Che mantenerlo non sia facile lo si sa, soprattutto alla luce dei chiari di luna prospettati nella "riforma" sanitaria targata Centro Destra che tanto suscita dibattiti e polemiche in Regione. Molte proposte sono state avanzate, compresa l'ottima (e tanto antica!) idea di una collaborazione tra Gorizia e Šempeter. Si può convenire o meno sulle ragioni economiche e funzionali, ma che nell'Europa unita del 2010 il problema sia quello di nascere "in un paese straniero" ha dell'incredibile; eppure la citazione virgolettata è tratta dal Messaggero Veneto di oggi e si riferisce al parere espresso addirittura dal sindaco Romoli: "si tratta di un'ipotesi che respingo risolutamente perchè l'impegno per il mantenimento del nostro Punto nascita, è proprio quello di continuare a vedere bambini che nascono a Gorizia e non in altre città nè, addirittura, in nazioni straniere, come accadrebbe con l'ipotesi di integrazione con la struttura di San Pietro. Una prospettiva che non mi sembra accettabile". Insomma, viva l'Europa e - sindaco, ci consenta - viva il Gect!

lunedì 22 febbraio 2010

I costi del Mittelfest

"Se ho ottenuto questo prestigioso incarico - diceva un anno e mezzo fa Antonio Devetag commentando la notizia della sua nomina a presidente del Mittelfest - oltre che per l’interessamento del presidente Tondo e dell’assessore regionale alla Cultura Molinaro, è grazie allo slancio che Romoli, da quando si è insediato alla guida del Comune, ha saputo imprimere a Gorizia. Abbiamo recuperato centralità rispetto al passato e la giunta è riuscita a promuovere eventi e appuntamenti culturali di rilievo che non sono passati inosservati sul panorama regionale e non".
Purtroppo a non passare inosservata è stata invece la pessima gestione del "suo" Mittelfest 2010 dove l'ansia di comparire l'aveva portato a spendere 1 milione 700mila euro (circa tre miliardi e mezzo di vecchie lire, ogni tanto è istruttivo il cambio) per un evento seguito da un totale di 12mila persone. Si tratta di ben 290mila euro (mezzo miliardo di lire) in più rispetto al preventivato, una bazzecola secondo il nostro assessore, una voragine secondo Fontanini e molti altri colleghi del centro destra regionale. E anche secondo i cittadini contribuenti che vorrebbero degli amministratori meno esperti nel parlare e più capaci di utilizzare le cospicue risorse a disposizione.

domenica 21 febbraio 2010

Mittelfest "sotto" di 290mila euro

Antonio Devetag è l'assessore al parco culturale del Comune di Gorizia, campione tra i campioni delle promesse non mantenute di questa Giunta. Ma ad impallinarlo come presidente del Mittelfest questa volta sono i suoi, un "fuoco amico" senza precedenti: stando a ciò che è stato riportato sulla stampa, dopo aver smentito due settimane fa le voci di un deficit eccessivo riscontrato nella non certo travolgente passata edizione ha dovuto smentire se stesso dichiarando di fronte ai fatti che un buco di 200mila euro non è poi un granché... Salvo poi, a fronte delle clamorose irrevocabili dimissioni dal cda del presidente leghista della provincia di Udine Fontanini, ammettere che 290mila euro sono tanti ma che "rientreranno con dei piccoli tagli che non riguarderanno la qualità del prossimo festival". I consiglieri comunali di Gorizia sono abituati alla matematica "leggera" degli attuali Assessori e alle performances di arrampicatore sugli specchi di Devetag, non ci fanno quasi più caso. Evidentemente al di là dell'Isonzo il giudizio su tali defaillances è molto meno bonario e la presenza del nostro non sembra essere molto gradita neanche tra i suoi. E dire che il tutto era iniziato con la promessa di un futuro da protagonista per Gorizia nel festival della Mitteleuropa: l'altr'anno non si è potuto assitere neppure a un avanspettacolo, stavolta c'è una buona probabilità di non vedere più il presidente goriziano! E non si prevedono molti rimpianti...

Altro giro altro tiro

Venerdì 19, la rotondina di via Leoni continua a colpire e per fortuna se ne può ancora parlare con un sorriso. Ormai siamo a livelli record, in meno di due mesi già quattro incidenti documentati, uno ogni quindici giorni! Senza contare quelli non riscontrati e i tanti sfiorati... Dunque, a quando la rimozione? Possibilmente prima che qualcuno si faccia male.

sabato 20 febbraio 2010

Il ricordo di Primož Trubar


Sotto una pioggia scrosciante è stata inaugurata questa mattina una lapide in ricordo della predicazione di Primož Trubar a Gorizia. In questo modo è stato reso omaggio a una delle figure più rilevanti della Riforma protestante a sud del Danubio nonché a colui che è considerato il padre della letteratura slovena. Particolarmente incoraggiante la presenza di un migliaio di persone che hanno sfidato il tempo inclemente per ascoltare le parole delle autorità e degli storici nonché per gustare la dolcezza dei canti eseguiti dai cori sloveni del circondario. Un'altra testimonianza della vitalità di una città che 400 anni fa assisteva da protagonista agli eventi epocali del proprio tempo, un altro invito a rimboccarsi le maniche per realizzare il sogno di un territorio unito nelle ricchezza delle sue diversità.

Gect!

E così, ecco il Gect: la firma, definita da Romoli un "evento storico" e da Brulc più realisticamente "un'opportunità", è stata accompagnata dalle solite promesse riguardanti il ring ferroviario metropolitano, il collegamente tra gli autoporti e una più generica collaborazione transfrontaliera. I due sindaci si misureranno con il pubblico in una conferenza congiunta che si terrà martedì 23 alle 18 presso il Kulturni Dom di Gorizia: in quell'occasione forse emergerà qualcosa di più. Per il momento non si vede nulla di nuovo sotto il sole e sembra legittimo chiedersi se per realizzare gli obiettivi per ora dichiarati occorresse mettere in piedi un così complesso organismo e non bastasse rivitalizzare gli strumenti già esistenti. Certo, aprire nuovi spazi di dialogo è un qualcosa di molto importante, resta soltanto la perplessità sulla fretta che ha portato a realizzare - e forse a "bruciare" - un formidabile strumento di collaborazione prima di creare le premesse a livello locale, regionale ed euroregionale per il suo funzionamento. Comunque, auguri sinceri al Gect dei tre comuni nella speranza che possa offrire qualche occasione in più rispetto a quelle fino ad ora prospettate.

Indietro Savoia!

Dai quotidiani di ieri (ma forse molti l'avevano sentito "in diretta") si apprende che un tal signor Savoia si è esibito al festival di Sanremo e che addirittura è stato ripescato per la serata finale. Strano, dunque anche un comune incompetente cittadino può salire su quel palco dove tanti soldi pubblici vengono sperperati, sia pur con il nobile intento di far conoscere i migliori talenti della canzone italiana. Ma forse quel tizio è parente di quella famiglia Savoia che dalla firma delle inqualificabili leggi razziali mussoliniane agli scandali a luci multicolori dei nostri giorni non hanno fatto particolare onore alla Nazione: si è capito che sono tornati in Italia grazie alle leggi europee sulla libera circolazione delle persone, ma trovarseli tra i piedi sotto tutti i riflettori mediatici nazionali è veramente troppo. Certo che centrare l'attenzione degli italiani su quel giovanotto o sulle ballerine del Moulin rouge consente di stornarla da tutto ciò che il Governo e il Parlamento vanno propinando in una deriva verso la fine della democrazia: legittimo impedimento, privatizzazione della Protezione Civile (nonostante tutto!!!), rischio di chiusura per una miriade di piccole testate giornalistiche "libere"... Tutto passa nel silenzio e lo spettacolo continua.

martedì 16 febbraio 2010

Per un archivio della memoria

Le parole virgolettate del sindaco di Gorizia al convegno organizzato all'Auditorium dal centro “Silentes Loquimur” in cui è stata presentata la ricerca sulle vittime del confine orientale svolta dal gruppo che fa capo a Marco Pirina non sono di facile comprensione. Romoli afferma che “quello degli esuli e delle foibe è un argomento di cui si è parlato poco in passato, poiché si è scelto di ignorarlo per questioni politiche”. Ora non è chiaro a cosa si riferisca il sindaco, a quale generico passato faccia riferimento. Sono anni che studiosi come Raoul Pupo e Roberto Spazzali hanno parlato di esuli e di foibe. Basta consultare qualsiasi bibliografia disponibile per rendersi conto che gli studi sono stati fatti, le cifre dell'esodo e degli scomparsi nelle foibe sono stati forniti, gli archivi consultati e scandagliati. A meno che questi studi non vengono messi in discussione, ma allora sarebbe più opportuno organizzare convegni di scambio e di confronto tra studiosi. Cosa che in passato è stata fatta: abbiamo infatti a disposizione dal 2000 i risultati della Commissione storico-culturale italo slovena promossa dal Ministero degli Affari Esteri del nostro paese e dall'analogo Ministero sloveno, in cui degli storici - di sicura fama - sono arrivati ad un documento condiviso sulla storia del nostro territorio dal 1880 al 1956.Perchè parlare allora di rimozione? Compito dell'amministrazione - a mio avviso - sarebbe invece quello di operare con misura perchè le lacerazioni che paralizzano la città vengano almeno in parte superate, dando voce, rispetto e dignità a tutte le memorie diverse che popolano la nostra città. Operazione che deve essere fatta con rigore e trasparenza, avvalendosi delle ricerche già fatte e con voglia di ricomporre e comprendere il mosaico spezzato della nostra società. Questo intendeva il Forum quando ha proposto di creare un Archivio della Memoria. Se invece la volontà politica è un'altra, è bene chiarirla subito.
Anna Di Gianantonio

Velocizzator

Ora sì che i commercianti di via Garibaldi si sentiranno rassicurati dalla promessa del sindaco: arredo urbano entro un mese. Giusto il tempo di arrivare all'anno per i completamento di lavori preventivati per tre mesi (da marzo a maggio 2009, così sulla stampa). Quasi un record assoluto per rimettere a nuovo i 250 metri scarsi della storica via, secondo solo agli 11 mesi necessari per la copertura dei 30 metri di curva tra via Oberdan e Via Roma. Ma qui forse la difficoltà stava nella curva, appunto. Certo è che il sindaco deve essere dotato di grande sense of humor se categorico afferma: "Entro un mese via Garibaldi dovrebbe (sic) essere completata ......Stiamo imprimendo un'accelerazione agli interventi e prossimamente incontreremo i commercianti". Ora, a parte l'ennesimo incontro con i commercianti, parlare di "accelerazione degli interventi" pare davvero un garbato eufemismo. Ma forse si tratta della stessa "accelerazione" impressa ai lavori di piazza Vittoria che languono da mesi in attesa di un prossimo avvio continuamente rimandato (alla bella stagione, al completamento dell'ìiter burocratico, all'apertura delle buste, alla verifica dei requisiti, ecc.), oppure a quelli di piazza Sant'Antonio che "dovranno essere ultimati entro la fine dell'estate 2009" (parola di sindaco, in Il Piccolo 2 agosto 2008). Oppure al piano parcheggi, oppure ancora al rifacimento di molte strade goriziane che puntualmente e ripetutamente vengono inserite nell'agenda dei lavori (da via Duca d'Aosta a via Cadorna, da via Brass a via Giustiniani, ecc. ecc.) Insomma, i Romani hanno vinto la seconda guerra punica per le doti di Quinto Fabio Massimo "il Temporeggiatore", Gorizia rischia di perdere la guerra dei lavori pubblici grazie al Sindaco Romoli, "il Velocizzatore".
Dario Ledri

Gorizia centrale interplanetaria

L'idea di sistemare la linea ferroviaria fra Gorizia e Nova Gorica è davvero, come dice l'assessore Pettarin, "l'uovo di Colombo". Non è vero però che è la prima volta che se ne parla, anzi prima di lui si sono cimentati tantissimi illustri politici, tra i quali l'ex presidente Illy e perfino Giulio Andreotti una trentina di anni fa. Soltanto che, a differenza del nostro Assessore comunale, gli altri avevano consapevolezza che per rendere Gorizia "centro europeo dei traffici viari" occorreva un gigantesco progetto europeo finalizzato al superamento del passo di Razdrto: magagalleria, tecnologie innovative, addirittura idrovia sotterranea per collegare Adriatico e Mar Nero attraverso la Sava e il Danubio... Idee fantascientifiche, superate dalle scelte contingenti che hanno privilegiato il nodo di Divaccia che sarà quasi certamente il punto di riferimento per l'eventuale futura Alta Velocità del sempre più evanescente Corridoio 5. La Slovenia se ne è resa conto molto tempo prima, investendo sulle citate linee Nova Gorica - Jesenice e Nova Gorica - Sežana su un piano essenzialmente turistico: attraversano indubbiamente una delle zone più belle d'Europa, consentono la visione di panorami mozzafiato, ma certamente non possono essere pensate come linee commerciali. Del resto basta prendere in mano un orario ferroviario per rendersi conto della differenza abissale di tempi impiegati per andare a Lubiana attraverso Divaccia piuttosto che attraverso Nova Gorica. E allora al lungimirante assessore goriziano è bene consigliare di non lasciarsi contagiare dal gioco di chi la spara più grossa vagheggiando nodi di traffico interplanetari e di accontentarsi dei sette milioni di euro che pare siano a disposizione per realizzare - questo sì - un utile e umile collegamento tra la stazione centrale e quella della - aimhé! - tanto vituperata stazione Transalpina. Con possibili buone ricadute sul turismo euroregionale, come peraltro molto ben evidenziato da tanti ottimi autori, compreso Dario Stasi con il suo bellissimo "Intorno a Gorizia".

domenica 14 febbraio 2010

La storia siamo noi











Cinque testimonianze delle vicende goriziane degli ultimi sessant'anni, dall'alto in basso: i valichi confinari di San Pietro (tra i beni alienati dal Comune), Casa Rossa (tuttora occupato dalla polizia di stato), San Gabriele (conflitto sulla proprietà), Salcano (venduto a privati), Rafut (prossima sede di uffici per la cooperazione sociale). E la storia del Novecento? Secondo alcuni è da cancellare con tutti i suoi segni!

sabato 13 febbraio 2010

Primo piano

Ground Zero a Gorizia? Ormai è soltanto un ricordo, i lavori fervono e il grande cratere non soltanto è stato riempito ma si è già arrivati al primo piano. E'vero che il marciapiede di via Ariosto è ancora fuori servizio, gli altri non belli ma funzionali possono essere percorsi dai pedoni. Si rischia qualcosa dovendo mettere i piedi sulla trafficata via Duca d'Aosta all'incrocio con la stessa via Ariosto dal momento che l'angolo è inagibile e la visuale non è buona: comunque sia, senza sottilizzare troppo sul fatto che questa parte non è stata sistemata nel tempo previsto rimane la domanda su come mai il Comune abbia consentito che per due lunghi anni i marciapiedi fossero stati sottratti al loro uso pubblico mentre le reti di recinzione transennavano il nulla. Come già qualcuno in questa sede ha osservato, la ditta potrà anche rifarli migliori di prima, ma chi ripagherà i cittadini di una così protratta occupazione del terreno che a loro appartiene?

Quando è troppo è troppo

Che le battute del presidente del Consiglio siano meno ingenue di quanto egli stesso lasci intendere è dimostrato da un grado di apprezzamento popolare decisamente crescente. Seguendo il principio secondo il quale "bene o male non importa, basta che se ne parli" i suoi assai esperti curatori dell'immagine riescono a riempire i talk show e le pagine dei quotidiani di reazioni positive o negative alla sciocchezza di turno.
Ciò accade ogni volta che il Berlusca si trova in lieve difficoltà, come nel "caso" del giorno: il suo pupillo Bertolaso, appena nominato "futuro ministro", rischia di essere travolto dall'ennesimo italico scandalo insieme a quella Protezione Civile che da qualche tempo sembra essere diventata oggetto di molti appetiti politici.
Ed ecco puntuale la battuta in terra d'Albania: "fermiamo gli sbarchi clandestini, eccetto quelli di belle donne". Dedicare pensieri e parole a una simile nefandezza significa aggiungere a essa ulteriori commenti a beneficio dello studiato cicaleccio su Berlusconi. Ma tacere su una boutade che ricorda da vicino le "preferenze" dei gerarchi nazisti nei campi di sterminio potrebbe essere inteso come un rassegnato silenzio compiacente.
La domanda è rivolta allora agli esponenti del centro destra e della destra, molti dei quali intelligenti e spesso acuti interpreti dell'attuale momento storico: perché non isolare il premier quando disonora la bandiera e ci fa veramente vergognare di appartenere a questo Paese? Perché cedere a becere logiche di consenso che con esso seminano ignoranza, razzismo e stupidità? Perché i movimenti culturali e gruppi politici della destra culturale, i numerosi settori simpatizzanti della chiesa italiana, le donne forzitaliste, i membri del maxigruppo Pdl nel Consiglio comunale di Gorizia non fanno sentire la loro voce: ora basta, ci hai stufato, non possiamo vendere il cervello per un paio di voti in più?

venerdì 12 febbraio 2010

Pezzi di città

La foto rappresenta lo stato del marciapiede antistante la scuola materna di viale Virgilio: sono almeno una trentina le buche, con evidente pericolo per l'incolumità dei bambini e dei loro accompagnatori. Nel frattempo sono caduti gli intonaci da un palazzo di via Arcivescovado, compaiono transenne qua e là per il possibile crollo di qualche cornicione, l'altro giorno il centro cittadino era in tilt per un intervento urgente sul tribunale. Che dire, un museo "devetagghiano" a cielo aperto? No, una città che va a pezzi...

giovedì 11 febbraio 2010

Non dire gatto se non l'hai nel sacco

“Non dire gatto se non l’hai nel sacco”, per dirla con Giovanni Trapattoni o, più banalmente e tradizionalmente, “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. E invece pare sia quello che accade con la vicenda Iris in cui già si quantificano i tesoretti, meglio sarebbe dire veri e propri tesori, per Gorizia, Monfalcone e via via per tutte le comunità dell’Isontino. Forse per comodità di conto si ragiona di cento milioni di euro, a cui si devono sottrarre circa 28 milioni per ripianare i debiti accumulati in quasi sette anni di attività, peraltro comprensivi della ricca dote debitoria ereditata da Iris al momento della sua nascita quale pesante lascito delle gestioni di Enam e Ami, nonché della decina di milioni per potenziare e migliorare la gestione del ramo ambiente. Questa in sintesi, la previsione azzardata dall’assessore al Bilancio Guido Germano Pettarin, forte della sua esperienza di bancario. Il tesoro spettante a Gorizia, secondo questa previsione, sarebbe superiore ai 20 milioni di euro, cifra davvero importante che permetterebbe di rimpolpare le esangui casse comunali. E già si sprecano le ipotesi sul suo utilizzo: secondo il sindaco Romoli, che già aveva a suo tempo suggerito un impiego consistente per gli interventi previsti in Corso Italia, una parte sarebbe impiegata per migliorare il centro storico, un’altra accantonata da far fruttare, un’altra ancora a sostegno dell’assistenza e delle attività produttive. Analogo il tenore delle dichiarazioni di Pizzolito, sindaco di Monfacone, che individua una priorità nell’abbattimento delle tariffe, e quindi il sociale e solo poi i lavori pubblici. L’augurio sincero è che tali ottimistiche previsioni siano confermate dai fatti all’atto della verifica delle offerte, solo che qualche doverosa preoccupazione o quantomeno cautela crediamo vada avanzata.
Lo scorso anno, prima dello scatenarsi della crisi, l’offerta vincolante di Amga, poi lasciata cadere con decisione quasi unanime dell’assemblea dei sindaci, ammontava a 90 milioni di euro di cui circa la metà in contanti, e il resto in partecipazioni azionarie. Sembra realistico ipotizzare, nell’attuale panorama economico e pur in presenza di una pluralità di soggetti interessati all’acquisizione del ramo gas/energia di Iris, una sensibile riduzione dell’offerta complessiva, ma anche ipotizzando la cifra dei cento milioni in ogni caso si deve considerare che tale cifra sarà solo in parte corrisposta nella forma “cash”, mentre un'altra significativa quantità sarò oggetto di partecipazioni azionarie. Allora, anche ipotizzando un offerta “cash” del 60% o del 65 %, ecco che il tesoro derivante dalla vendita di Iris si ridimensiona di molto, pur rappresentando in ogni caso un valore significativo. E sempre che l’offerta non scenda sotto il valore di 90 milioni di euro, nel qual caso potrebbero esserci dei ripensamenti, come già anticipato dal presidente Armando Querin, sull’intera operazione di vendita. In questioni così delicate, crediamo che un po’ di cautela non guasti, anche per non rischiare di illudere i cittadini di tutto l’Isontino con annunci ad effetto (100 milioni). Si tratta di attendere solo poche settimane per conoscere il vincitore, e sempreché non siano già in azione le “gole profonde".
Forum per Gorizia

mercoledì 10 febbraio 2010

Estrazioni del lotto (sulla ruota di Campagnuzza): 60, 54, 40, 24, 90

Fa senz'altro piacere apprendere per la venticinquesima volta in 32 mesi di giunta Romoli che l'amministrazione comunale ha finalmente "spianato la strada anche per la realizzazione dell'asilo di via Rocca destinato ai bambini di lingua slovena" e fiduciosi si attende l'inizio dei lavori e ancor di più la conclusione degli stessi e l'inaugurazione dell'asilo. Di contro, si resta interdetti nell'apprendere che in Campagnuzza, sempre nell'ambito del famoso "progetto di quartiere", sarà realizzato un asilo per 90 bambini. Solo poco tempo addietro, in una seduta della commissione urbanistica, presenti i vertici di Ater e l'assessore Dario Baresi, veniva annunciata la copertura finanziaria del progetto per la realizzazione di 60 appartamenti e di un asilo di due sezioni per 60 bambini. Pareva, dunque, che la infinita storia della Campagnuzza avesse avuto un lieto fine visto che da progetto a progetto si era passati dai 54 alloggi originariamente previsti e da un asilo da 40 posti a 24 alloggi e un asilo da 90 posti, per poi risalire ai definitivi 60 alloggi e ad una struttura per 60 bambini. Ora l'assessore Romano conferma al Piccolo che l'asilo sarà per 90 bambini. Insomma una storia infinita e surreale. Ma è proprio così difficile far colloquiare due assessori della stessa giunta, almeno per mettersi d'accordo tra di loro, non pretendo sulle realizzazioni ma almeno sui numeri da fornire alla pubblica opinione? A questo punto l'asilo di quanti posti sarà? E' gradita una risposta certa.

Giornate e memorie

Chi non ha consapevolezza della propria tradizione vive un presente avulso dalla storia e non può avvalersi delle esperienze del passato. Ma anche chi rivolge soltanto lo sguardo indietro senza cogliere le urgenze del proprio istante rimane prigioniero dei ricordi e sostanzialmente incapace di generare nuova storia. Per questo la "Giornata della memoria" istituita 55 anni dopo eventi ormai seppelliti sotto le macerie del senso di colpa riesce solo a mitizzare colpevolezze e complicità senza più chiamare per nome il fascismo, il nazismo, i popoli italiano e tedesco: la shoah ridotta alla responsabilità di un manipolo di pazzi scatenati senza alcuna relazione con chi li ha preceduti e soprattutto con chi li ha seguiti. E per questo la "Giornata del ricordo", istituita a prescindere da una lettura complessiva degli eventi che hanno preceduto e seguito la seconda guerra mondiale, si è configurata da subito come una specie di "par condicio degli orrori": da una parte l'annientamento degli ebrei dall'altra quello degli italiani nelle foibe. Si tratta di un'equiparazione assurda dal momento che la volontà sistematica di distruzione di un intero popolo, come pure dei rom, delle persone più deboli, dei testimoni di Geova non può storicamente essere collocata in parallelo con le conseguenze tragiche di una guerra provocata proprio dagli stessi Mussolini e Hitler sostenuti entusiasticamente dalle rispettive folle acclamanti. Non si può parlare di "genocidio", nelle foibe non sono finiti solo gli italiani, ma anche sloveni e croati oppositori del nuovo regime titino: tragico e ingiustificabile regolamento di conti pagato anche da tanti innocenti. Da condannare senza se e senza ma, come ogni atto di violenza provocato dalla guerra, questa orrenda "non-soluzione" dei problemi dei popoli che ancora non è stata relegata fuori dalla storia dell'homo sapiens.
Ma chi può aiutare a "leggere" le vicende del tempo, in modo che i fatti possano essere collocati in ampi orizzonti e che la storia sia davvero "magistra"? Evidentemente gli storici e gli storiografi che hanno una speciale responsabilità di ordine scientifico: sono loro che offrono a tutti la documentazione necessaria per farsi un'idea adeguata e più possibile completa degli eventi, base imprescindibile per costruire i nuovi sentieri verso il futuro. Il tentativo di censurare chi dedica la propria vita allo studio e alla ricerca al fine di suggerire strade di pace alle nuove generazioni si commenta da solo ed esprime lo stato di una preoccupante deriva culturale della nostra Regione.

lunedì 8 febbraio 2010

Povera Gorizia...

Chi non ha visto la fiction su Franco Basaglia? Prima che vada in onda stasera la seconda parte e senza entrare in giudizi tecnici è difficile non commuoversi. Gorizia, i cui cittadini nella prima metà del Novecento hanno versato tanto sangue, negli ultimi quarant'anni è stata sotto i riflettori internazionali in occasione del tracollo di sinistre muraglie: quella che la divideva in due parti tagliandola nel mezzo e quella che separava le persone rinchiuse nei terribili manicomi dalla società dei cosiddetti "normali". Quante altre città hanno avuto occasioni del genere? Come è stata ridotta dai politici - i democristiani (di cui alcuni hanno anche nostalgia!) che hanno scacciato Basaglia, i loro successori in primis forzitalisti, gli attuali amministratori campioni di promesse mancate? Che tristezza guardare quella fiction e pensare che là dove la città stava per trasformare il massimo spazio di esclusione in straordinario ambito di socializzazione ora regna l'abbandono fisico (andarci per credere) e istituzionale! L'inserimento da parte del Comune della casetta di valico di san Pietro nel piano delle alienazioni è una delle tante prove di quanto interessi a certi settori della "cultura" goriziana la fine dei muri lì simbolicamente riuniti: quello tra l'Italia e la Slovenia, quello dell'istituzione manicomiale. Che ne pensate?

Giornata della Cultura Slovena


France PREŠEREN (Vrba, 3 dicembre 1800 - Kranj, 8 febbraio 1849) cui è dedicata l'annuale "Giornata della cultura" slovena che si celebra ogni anno nella ricorrenza della morte del grande poeta.

sabato 6 febbraio 2010

Museo a cielo aperto

Qualche giorno addietro il TG3 regionale ha mandato in onda un servizio davvero poco lusinghiero sulla situazione dei lavori pubblici a Gorizia: da via Alviano, chiusa da mesi alla Galleria Bombi, chiusa da anni; dagli interminabili lavori in Piazza Vittoria, peraltro abbondantemente incompiuti, a quelli di piazza Sant’Antonio che dovevano essere conclusi entro la fine dell’estate 2009, parola di Sindaco (intervista del 2 agosto 2008), avendo anche cura di rilevare il giudizio di qualche esercente costretto a chiudere l’attività per il prolungarsi dei lavori. Ma visto che occorre infondere ottimismo, l’assessore Devetag - assessore al Parco Culturale, come gli piace definirsi - in una intervista ad un quotidiano locale ha definito Gorizia, ed in particolare in sul centro storico, come “un museo a cielo aperto”, forse immemore della reale situazione in cui versano zone cruciali del centro ed equivocando sulla parola museo. Al solito non poteva mancare l’attacco alla precedente giunta Brancati, rea di voler ridurre Gorizia ad una accozzaglia indistinta di borghi di periferia senza alcuna attenzione al centro storico che invece rinasce grazie “all’impegno del sindaco Romoli e (grazie) ad un progetto che è in assoluto il maggior progetto storico culturale degli ultimi decenni”. Forse, il nostro illustre assessore dimentica che il progetto di riqualificazione di piazza Vittoria risale alla giunta Valenti ed è proseguito con la giunta Brancati, mentre alla giunta Romoli è toccato in sorte solo la sua realizzazione con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre nulla si sa di tempi e modi – e soprattutto di finanziamenti - per l’ascensore al Castello, realizzazione ripetutamente ribadita – nelle intenzioni – da Sindaco e Giunta, ma forse è meglio far dimenticare. Per quanto, invece, riguarda la riqualificazione e la realizzazione della zone pedonale tra Via Garibaldi, Mazzini e Monache, ancora una volta bisogna riandare alle scelte progettuali delle precedente giunta Brancati, ricadendo la sola realizzazione sotto la gestione della giunta Romoli: e si vedono i risultati. In via Garibaldi i lavori, iniziati nel marzo 2009, dovevano durare tre mesi e sono ancora in corso. Di rinvio in rinvio stiamo per completare un anno mentre sono già cinque le attività commerciali che hanno gettato la spugna. Davvero un bel cantiere, pardon, museo a cielo aperto, interamente ascrivibile all’amministrazione di centrodestra in carica.
Dario Ledri

Racket story

Romoli e company scoprono che "dietro all'accattonaggio potrebbe esserci il racket". Il primo cittadino lo ha detto rispondendo a un'interrogazione in Consiglio Comunale e poi in un'intervista a un quotidiano locale.
Anzitutto c'è da chiedersi quali informazioni abbia il sindaco: la parola "racket" è generica, a chi si riferisce? Alla mafia internazionale, alla camorra, ai trafficanti di persone, agli sfruttatori della prostituzione? A chi? Se lo sa deve dirlo alle sedi competenti e non divulgare a cuor leggero notizie certamente più che esplosive, se invece - come è lecito supporre - non lo sa, data la poltrona sulla quale sta seduto dovrebbe evitare commenti senza senso.
In secondo luogo, ammesso che esista questo non meglio specificato "racket" come lo si potrebbe contrastare dal momento che neppure i più potenti eserciti e i più sofisticati sistemi dei servizi segreti mondiali non sembrano oggi in grado di fermare i grandi trafficanti di armi, droga e persone?
Romoli sembra convinto che i 200 euro di multa comminate a un povero davanti a un supermercato siano un buon deterrente, pur ammettendo che quella multa nessuno la pagherà mai! Suvvia, non scherziamo con il fuoco: la criminalità organizzata esiste e non sarà certo il Comune di Gorizia a sconfiggerla con la sua sproporzionata legge antiaccattonaggio.
Lasciamo allora in pace i poveri e domandiamoci per esempio piuttosto se la riduzione di un quarto degli inqualificabili stipendi dei dirigenti provinciali-comunali e dei primari dell'Azienda Sanitaria non potrebbe essere uno strumento per ridare ossigeno alle casse dei servizi sociali la cui azione è l'unico vero antidoto all'accattonaggio e di conseguenza all'eventuale racket retrostante. Giusto per fare due conticini, se i primi cento della lista si accontentassero di vivere con una media di "soli" 6000 euro invece che 8000 lordi al mese potrebbero essere reinvestiti nel sociale isontino qualcosa come 25 milioni di euro ovvero 50 miliardi delle vecchie lire. Mica poco, vero?

venerdì 5 febbraio 2010

Addio sussidiarietà...

La norma della Finanziaria regionale - vagliata dalla commissione presieduta da un silente Gaetano Valenti - che prevede l'accesso ai servizi sociali integrativi riservato "ai comunitari residenti in regione da almeno 36 mesi", sta suscitando un'ondata di reazioni preoccupate: i servizi sociali chiedono come interpretare una legge che contraddice il dettato della Bossi-Fini, i giuristi si interrogano sulla costituzionalità di una posizione che di fatto violerebbe il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, le associazioni del volontariato e del terzo settore si chiedono quali saranno le ricadute sulle loro attività, la partitica per il momento sembra scegliere un inconsueto silenzio... C'è da scommettere che il tema sarà all'ordine del giorno di due grandi manifestazioni nazionali e regionali: quella del 27 febbraio intitolata "i diritti umani alzano la voce" e quella del 1 marzo, lo sciopero dei lavoratori immigrati che vuole rivendicare un minimo di giustizia salariale e sindacale per chi sta facendo di fatto andare avanti l'Italia.
Tutto ciò induce anche a un ulteriore riflessione: i sostenitori del principio di sussidiarietà vengono ora ridicolizzati sul proprio campo; l'ente regionale che in passato era arrivato fino all'approvazione dell'avanzata legge 5/2005 "sull'integrazione dei soggetti immigrati" non soltanto l'ha abolita con un semplice codicillo alla Finanziaria 2009 ma va ora addirittura a negare l'assistenza sociale agli immigrati extracomunitari e comunitari: con ciò sceglie di penalizzare pesantemente anche chi ha sopperito alle carenze realizzando ovunque centri di accoglienza improntati all'attenzione nei confronti della persona.
E' ora che la società civile faccia sentire la propria voce, per una risposta legislativa umana (ma basterebbe "costituzionale") alle esigenze degli immigrati e per una nuova stagione di autentica sinergia tra pubblico e privato sociale.
Ma, con i chiari di luna attuali, qualche punta di pessimismo sembra essere inevitabile.

mercoledì 3 febbraio 2010

Largo Falcone e Borsellino? Sì grazie!

Dalle "lettere" a un quotidiano locale si risale a un'interessante proposta: un lettore, rifacendosi al recente cambio di nome di due vie goriziane (aimhé, tra i pochi toponimi antichi della città) dedicate ora ai "caduti di Nassirya" si chiede come mai a Gorizia non ci sia ancora una via o una piazza Falcone e Borsellino, autentici difensori fino alla morte della giustizia e della libertà.
E' un'idea giusta e condivisibile da offrire alla specifica commissione toponomastica: in questo periodo è d'uso intitolare le nuove vie oppure gli spazi sui quali non si affacciano abitazioni in modo da non dover gravare sui cittadini costretti a cambiare tutti i documenti.
Certamente sarà bene farsi portavoce nelle sedi competenti affinché i due magistrati uccisi dalla mafia possano essere collocati al primo posto tra le persone che devono essere giustamente onorate. Con loro molti altri, da personaggi distintisi in loco come Ondina Peteani, Darko Bratina, Nico Di Stasio ad altri che hanno avuto a che fare con Gorizia come gli adesso scomodi carabinieri "martiri di Peteano" o gli illuminati arcivescovi Cocolin e Bommarco. O, per rimanere nell'ambito della sciagurata avventura irachena, Nicola Calipari morto per salvare la vita di una giornalista italiana, autentico scudo contro il "fuoco amico" americano (chissà perché di lui non si ricorda quasi nessuno...).
E tanti altri ancora che ogni lettore di questo blog potrebbe segnalare come proposta da inoltrare "là dove si puote ciò che si vuole".

lunedì 1 febbraio 2010

AAA Cercasi compratore per realizzazione museo


Il luogo è oltremodo significativo: tra la Scuola convitto infermieri, l'ex ospedale di Via Vittorio Veneto e il parco Basaglia. Un tempo passaggio verso la Jugoslavia riservato solo ai possessori di lasciapassare, qualcuno ricorda ancora l'avvallamento che incideva l'asfalto per far procedere le automobili a passo d'uomo. Poi percorso più agevole con la semplice formalità dell'esibizione della carta d'identità prima di entrare nella Slovenia. E ora normale via intracittadina e internazionale, posto ideale per realizzare un frammento di quel museo diffuso sul confine che potrebbe veramente essere il fiore all'occhiello del futuro culturale ma anche turistico del Goriziano. Il sogno sta per svanire e con un sistematico saccheggio di simboli si va perdendo un'occasione dopo l'altra: la casetta confinaria di Salcano è ora proprietà privata, quella del Rafut dovrebbe diventare un ufficio per la cooperazione sociale transfrontaliera, la definitiva conferma dell'alienazione della casermetta di San Pietro sembra cancellare le speranze di poter realizzare la grande idea, il Novecento goriziano rischia di svanire da una memoria non di parte e scientificamente fondata. A meno che... a meno che qualche privato sia più illuminato e sensibile degli amministratori cittadini o che soltanto "fiuti l'affare" acquistando a prezzo irrisorio l'immobile alienato e affidandolo a persone competenti capaci di integrare l'edificio nella rete museale della memoria intercittadina.